Scelta TFR: il potere monopolistico dei fondi chiusi

17 maggio 2007 andrea moro
Qualcuno deve fare uno studio sull'incidenza di stato depressivo fra i consulenti finanziari. Più si impara nella normativa sulla previdenza alternativa e più ci si scoraggia. Per esempio, un aspetto della legge che ritengo positivo è il fatto che il lavoratore possa, ogni due anni, trasferire le somme accantonate ad un altro fondo. Chiaramente la possibilità di trasferire le somme accumulate aumenta la concorrenza e rende la scelta meno gravosa limitando le conseguenze in caso di errore. Ebbene ho scoperto che per molti lavoratori che aderiscono ad un fondo chiuso la possibilità di trasferire i fondi è vera solo in teoria, non in pratica.

Su questo sito abbiamo già discusso del potere monopolistico dei fondi chiusi o negoziali gestiti dai sindacati. Per poter ottenere, quando previsto, il contributo del datore di lavoro alla previdenza alternativa, il lavoratore generalmente non solo deve obbligatoriamente aderire al fondo chiuso aziendale o di categoria (non ho ancora trovato un esempio contrario), ma deve anche versarvi il TFR. Un aspetto grave che andrebbe vietato.

Mi consolavo con il fatto che, per legge, il lavoratore può trasferire tutto ad un fondo di propria scelta dopo due anni, limitando così il potere monopolistico del fondo chiuso. Ma non è cosi. Leggo dal sole 24 ore il seguente parere:

Il trasferimento da una forma pensionistica collettiva (sia pure attuata attraverso l'adesione ad un fondo aperto) ad una forma pensionistica complementare individuale comporta, generalmente, la perdita del diritto alla contribuzione futura posta contrattualmente a carico del datore di lavoro a meno che gli accordi istitutivi della forma pensionistica collettiva in oggetto non dispongano espressamente nel senso del mantenimento del suddetto diritto

Sinceramente, la cosa fa incazzare. Proviamo ad immaginarla la trattativa fra sindacalista ed imprenditore?

Sindacalista: vogliamo che contribuiate il 2% dello stipendio
Imprenditore: ma volete farci chiudere? No non possiamo permetterci più dell1%
Sindacalista: : Va beh 1.9%
Imprenditore: : No al massimo 1.5%
Sindacalista: : Ok, ma se il lavoratore aderisce ad un fondo aperto non dategli nulla; e anche se aderisce al nostro fondo smettete di contribuire se mai decidesse di cambiare fondo
Imprenditore: ???? Ok, a me che mi frega?

Ovviamente l'imprenditore non ha nulla da perdere ad acconsentire ad
una clausola di questo tipo. Il sindacalista si garantisce la gestione
futura della previdenza alternativa. Il lavoratore, invece, perde la possibilità di scegliere la destinazione dei propri soldi. Questi tipi di accordo sono così palesemente contrari al benessere dei lavoratori e favorevoli a quello dei sindacalisti gestori dei fondi che non si capisce come quest'ultimi possano avocare a se il diritto di rappresentare i lavoratori. A questo punto mi chiedo se non esista qualche strumento che possa ripristinare un minimo di decenza. Dubito che esista la possibilità di congegnare un referendum abrogativo. Magari un appello al garante della concorrenza?

6 commenti (espandi tutti)

ok, il fatto che il contributo aggiuntivo ci sia solo per i fondi negoziali è scorretto etc etc. ma vediamo di sfruttarlo al massimo...

Con qualche calcolino si può facilmente vedere che tale contributo ha un effetto non banale sull'aumento di capitale per i primi anni (quando il capitale è basso e quell' extra  1,2% o simile ha un certo peso). Poi dopo pochi anni il "vantaggio" si spegne data l'incidenza esponenziale della performance del fondo.

Facciamo un discorso di convenienza:
*versiamo comunque un 1.2% oltre al TFR, nel negoziale ho un 1.2% in più "gratis" (mentre nell'aperto ho solo il mio 1.2%).
* supponiamo (come la recente storia insegna) che l'aperto renda un 2% in più.
Questo 2% in più è sull'intero capitale accumulato, quandi più grande è il capitale più incide.

Con qualche calcolo si vede che è conveniente aderire al fondo negoziale per alcuni anni (per incrementare il capitale più in fretta grazie al contributo extra) e poi cambiare verso il fondo aperto non appena il capitale giunge ad una certa cifra (e quindi il maggior rendimento del fondo aperto compensa - e supera - il contrubuto extra).

Morale: cerchiamo di guadagnarci quel che possiamo...

Vi torna il ragionamento?

enrico

Confesso che il ragionamento non mi torna. Se vuoi spiegare piu' in dettaglio cosa vuoi fare, anche per email, ti posso rispondere. Tieni conto del fatto che se trasferisci i capitali verso un fondo aperto, perdi le contribuzioni future del datore di lavoro. In assenza di questa clausola, propenderei per il fondo chiuso, e per il trasferimento di tutto verso il fondo desiderato (se diverso) appena possibile (ogni due anni, a legislazione attuale), e per la ripetizione periodica di questo giochetto. Ma visto che la clausola c'e', mi pare che le somme o conviene trasferirle subito, o non conviene mai, a seconda dei rendimenti attesi, della propensione al rischio, e dell'entita' della contribuzione del datore.

ok, scusa se non sono stato chiaro. con un po' di numeri è più evidente quello che intendo.

supponiamo di versare il TFR in un fondo, per semplificare: 800eur/anno
poi versiamo anche un 1.2% del reddito lordo: diciamo 100eur/anno

supponiamo che il fondo pensione aperto (fpa) renda il 6% mentre il fondo pensione chiuso (fpc) il 4% (quindi due punti di differenza). ovviamente questa è una supposizione ma guardando i rendimenti passati sembra proprio che i fpa rendano un po' di più (vuoi perchè i $ sono gestiti meglio, vuoi perchè hanno un rischio maggiore ma nel lungo periodo l'azionario è in effetti andato meglio - vd dettagli sul sito del sole 24 ore)

se scelgo il fpc, ho anche il contributo del datore di lavoro. quindi (es. cometa al 1.2%) altri 100eur/anno.

come si comporterebbe il mio capitale nel tempo in base alla scelta?

fpc:
Anno 1, capitale: 1000 (800+100+100)
capitale rivalutato in base alla rendita: 1040 (il 4%)

fpa:
Anno 1: capitale: 900 (800+100) - occhio che scelgo di versare il 1.2 in più anche nel fpc, ma non ho il contributo del datore di lavoro
capitale rivalutato in base alla rendita: 954 (il 6%)

è chiaro che il primo anno è più conveniente il fpc. Il contributo del datore di lavoro è infatti 100 eur, mentre la rendita (4%) mi frutta 40 eur (in tutto 140eur in regalo).
Nel fpa invece, ottengo 54eur in regalo.

Ma cosa succede quando ho raccimolato un capitale maggiore (es 10.000):

fpc:
Anno n, Capitale: 10000 + 100 +100 = 10200
capitale rivalutato in base alla rendita: 10608 (10200 +4%)

fpa:
Anno n, Capitale: 10000 + 100 = 10100
capitale rivalutato in base alla rendita: 10706 (6%)
wow! ora salta all'occhio: 606 euro (il 6% di 10100) regalati, mentre nel fpc durante l'anno n ho avuto in 408eur (il 4% di 10200), più i 100 eur di contributo del datore di lavoro: in totale 508 eur regalati.

ecco quindi la base del ragionamento: per i primi anni conviene il fpc perchè il contributo del datore di lavoro incrementa il capitale più di quanto lo faccia la rendita.

nel tempo, la rendita sul capitale è ben più importante! infatti la rendita è sull'intero capitale mente il contributo è un fisso sullo stipendio lordo (che si incrementa molto meno velocemente del capitale)

utilizzando un foglio di calcolo - ipotizzando una rivalutazione dello stipendio del 3% annuo, incominciando con un lordo di x.000 eur, considerando la tassazione sulle rendite, etc etc, si riesce a vedere il momento in cui è opportuno cambiare da fpc a fpa.

la "scommessa" è relativa ai due punti percentuali in più di rendita che abbiamo stimato per un fpa rispetto ad un fpc. se questo si dimostra vero, mi sembra chiara la scelta da fare oggi... e domani.

postilla: o mi sto prendendo un granchio fenomenale, oppure il ragionamento è veramente intelligente e aiuterebbe non poco chi è alle prese con la scelta. sto cercando di ottenere conferme anche da altre fonti...

Mi sembra che il ragionamento non faccia una grinza [rac"c"imolare a parte, che l'italiano e' quasi tanto importante quanto l'algebra :-)] e che l'idea sia molto utile a chi deve decidere.

L'intuizione e' semplice: il fattore che genera il rendimento maggiore di fpa rispetto a fpc e' in percentuale del capitale accumulato, mentre il fattore che genera il rendimento maggiore di fpc rispetto a fpa e' in percentuale del salario annuale. Quando il capitale accumulato diventa sostanzialmente piu' grande del salario annuale il primo fattore domina il secondo e conviene passare da fpc ad fpa. C'e' chiaramente un tempo ottimo per questo passaggio; a meno che il profilo salariale stesso non faccia grossi "salti" dovuti a cambio di professione o promozioni inaspettate tale tempo e' unico, ossia non conviene fare "avanti-indietro" tra fpc e fpa.

Dovreste aggiungerlo come consiglio ai lettori che devono prendere la decisione sul TFR, magari con una piccolissima formula o con il foglio excel che permette il calcolo, per dati parametri.

grazie, spero serva a chiarire ulteriori dubbi sulla scelta, anche se scegliere quando trasferire i fondi diventa complicato. Per dare un'idea degli ordini di grandezza, nelle ipotesi da te formulate (800+100+100, rendimenti al 4% o 6%, 3% di rivalutazione del salario annuale), il 2% addizionale supera i 100 euro dati dal datore dopo 6 anni.

Bene - grazie delle vs conferme. Come notato da Andrea, il numero di anni di attesa prima di cambiare fondo può essere piuttosto grande, in un caso reale con reddito tra 30k-40k eur si arriva a 8-10 anni. Per accorciare i tempi se si ha qualche soldo a disposizione, si potrebbe versarlo nel fondo il prima possibile, vedendolo come un investiment0 a medio/lungo termine (visto che dopo 8 anni si può chiedere il 30%...).

Grazie,
 Enrico

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