E se abbassassimo le tasse?

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Nell'ignobile cagnara di manovre e contro manovre l'unico elemento che tutti sembrano dare per assodato è la necessità di un cospicuo aumento delle tasse. In questo breve post provo a sostenere che forse (almeno alcune) andrebbero invece ridotte.

Prendete un cittadino di cultura media, che si documenta leggendo i giornali e guardando la televisione: che idea si sarà fatto dell'indecoroso balletto di manovre e contro manovre finanziarie?

Con ogni probabilità, quello che gli sembra chiaro, è che sta arrivando una mazzata pazzesca di nuove tasse e che l'oggetto principale del contendere e' chi si beccherà il citrulo, pardon la bastonata più forte. In questo breve post vorrei:

  1. sfatare un po' di retorica pseudo patriottica del tipo “è un momento difficile”,“ognuno deve fare la sua parte”, “stringiamci a coorte” e simili
  2. suggerire che, sotto certe condizioni, si potrebbe anche introdurre una riduzione delle imposte

Il primo mito da sfatare, a mio avviso, è questo senso di ineluttabilità dell'aumento delle imposte che emerge leggendo i giornali: sembra che gli italiani debbano mandar giù l'aumento delle tasse senza rompere troppo perché l'alternativa è la fine del mondo.  Chiariamoci, non che la situazione non sia grave, ma sarebbe probabilmente auspicabile ribadire ai più quanto più volte esposto su questo sito e altrove a cura dei nostri beneamati prof amerikani:

  1. il problema principale è la scarsa credibilità della classe politica italiana derivante dalla gestione fallimentare degli anni passati
  2. la gestione fallimentare ha prodotto oltre un decennio di crescita infima e un debito pubblico molto elevato
  3. i mercati e la BCE, che ci compra i titoli per prendere tempo, fanno solo quello che farebbe qualunque creditore: vogliono rendimenti commisurati al rischio e garanzie che il reddito futuro consentirà di ripagare capitale e interessi

Pertanto è opportuno chiarire che è colpa della gestione fallimentare di chi ha governato (e in misura minore di chi all'opposizione non ha offerto alternative) se oggi dobbiamo riconquistare credibilità verso i mercati. L'idea, avallata dai media servili, che i problemi vengano da fuori è una versione di comodo utile ai politici che oggi vengono a chiederci sacrifici, talvolta riesumando toni patriottici, mentre invece dovremmo essere noi a chieder loro i danni.

Chiarito che il guaio l'han fatto quelli che oggi ci chiedono di pagare il conto, si può provare a valutare qualche alternativa più coraggiosa: ridurre le imposte sui redditi da lavoro dipendente. Come ben spiegato da Michele in questo post, non è indispensabile raggiungere immediatamente il pareggio di bilancio, anzi una correzione di questo tipo potrebbe avere pericolosi effetti recessivi. Un detrazione d'imposta per i lavoratori dipendenti, tale da consentire un aumento del reddito netto di circa 100€ mensili (costo complessivo circa 15€Bn), potrebbe ad esempio essere finanziata riducendo la spesa per quei salari del settore pubblico cresciuti in eccesso rispetto alla media nazionale (risparmi ottenibili fino a 22€Bn).

Una misura di questo genere avrebbe il pregio di:

  • segnalare la volontà di sostenere la crescita economica in modo sano, diminuendo - sia pure in misura simbolica - le distorsioni oggi gravanti nell'offerta di lavoro (senza la “droga” di una spesa aggiuntiva di dubbia utilità)
  • invertire una tendenza che fino ad oggi ha ingiustamente premiato chi evade rispetto ai contribuenti onesti
  • non intaccare la spesa pubblica per finalità sociali e le retribuzioni pubbliche cresciute in misura minore uguale alla media nazionale.

Mi rendo conto la domanda più immediata è: come la mettiamo se BCE e mercati insistono con il raggiungimento del pareggio in tempi brevi?

La mettiamo che:

  • almeno 140Bn si possono ottenere dalla privatizzazioni secondo Perotti e Zingales (più altre cose)
  • 56Bn si potrebbero ricavare con la proposta di Francesco Forti già pubblicata in questo sito
  • altre idee si trovano nel già menzionato post di Michele (dal quale ho preso l'idea del riallineamento degli stipendi cresciuti troppo con la quale proporrei di finanziare il taglio all'irpef dei lavoratori dipendenti)

Insomma, le alternative per non tartassare i soliti noti esistono e sono state anche ampiamemente esposte, io ci aggiungerei anche un piccolo taglio alle imposte (limitato ai lavoratori dipendenti). Quello che manca è una classe politica all'altezza della situazione che le metta in pratica.

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Il numero totale dei lavoratori dipendenti usato per stimare il costo della riduzione irpef l'ho preso dal "Rapporto sulla coesione sociale Istat", Tabella I.3.2.1 Numero medio annuo di lavoratori dipendenti ed è pari a 12.299.036. Moltiplicando per 1200€ annui si ottengono i circa 15Bn ipotizzati. Per semplicità ho immaginato di aggiungere 1200€ alla detrazione d'imposta per redditi da lavoro dipendente aumentando quindi direttamente di questo importo il reddito disponibile.

Il risparmio ottenibile riallieando gli stipendi pubblici cresciuti più della media l'ho ottenuto usando dati della Relazione Annuale della Banca d'Italia.

In particolare Variazione 2002-2010 stipendi pubblici da 23.813 a 29.165 vs variazione media da 21.029 a 22.467. Quindi crescità in eccesso per unità pari a 3.723,63.

Il numero dei dipendenti pubblici su cui calcolare il peso di questa crescita in eccesso è stato stimato sulla base del fatto che gli stipendi pubblici nel 2010 ammontano all'11,1% del Pil ed il Pil stimato per l'anno è pari a 1.548,816€Bn. Pertanto 
N.dipendenti = 1,5€Tn*11,1%/29k = circa 5,89 MM

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Ringrazio Corrado Tizzoni e di Saul per la segnalazione che il numero corretto dei dipendenti pubblici è di 3,5MM. Aggiungo che, come correttamente segnalato da Alberto Luisani, occorre tenere in considerazione che una cospicua parte degli stipendi lordi pagati dalla PA ritornano allo stato sotto forma di imposte.

Pertanto moltiplicando 3,7k per 3,5MM avremmo un risparmio lordo di 13Bn corrispondenti circa a 6,5Bn utilmente redistribuibili.

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Commenti

Ci sono 111 commenti

Anche questa è un'ottima proposta, fattibile, attuabile e che naufragherà per la mancanza di una classe politica all'altezza della situazione che le metta in pratica.

Rimango tuttavia convinto che il problema principale del lavoro dipendente (e a monte degli imprenditori che assumono i lavoratori dipendenti) più che le tasse siano i contributi. E quindi la spesa previdenziale.
Per esempio le pensioni di anzianità costano 55 miliardi (55G€) e seguendo i tuoi calcoli se abolite porterebbero ai 12.299.036 dipendenti (nel giro di qualche anno) 366 euro in busta paga in piu' ogni mese. A questo punto si' che bisognerebbe poi ridurre anche le tasse, altrimenti il fisco si porta via questi soldi in piu'. Se combiniamo le due misure possiamo arrivare quasi a 500 euro.

 

Massimo non trovo i dati relativi ai dipendenti pubblici nella Relazione Banca d'Italia, e non trovo il dato che gli stipendi pubblici sono l'11,1% del PIL, dato che mi suona strano, visto che lo Stato pesa in Italia per circa il 50% del PIL e gli stipendi pubblici rappresentano il 60% della spesa statale, in particolare secondo l'OCSE la spesa per stipendi è al 26% del PIL. Qui i riferimenti.

Sulla proposta di FF per i 58 Miliardi è una partita di giro: li paghi come assicurazione da un'altra parte (ma non intendo riprendere quella discussione).

Poi dovresti raffinare il dato: quello che dai come incremento degli stipendi degli statali è una media, ma non mi risulta che gli insegnanti (che sono la maggior parte dei dipendenti pubblici) siano in grado di subire tali decurtazioni, e gli stipendi degli statali al di sopra dei 50.000 € sono già stati "colpiti" dalla manovra (ti hanno preceduto, ma se li sono presi per pagarsi altre cose ).

 

Sulla proposta di FF per i 58 Miliardi è una partita di giro: li paghi come assicurazione da un'altra parte (ma non intendo riprendere quella discussione).

 

Io invece vorrei chiarire. Come sapete non sono economista ma ho comunque qualche idea personale (un modello) di come funzionano certe cose. Se i soldi che girano sono sempre quelli e nessuno stampa carta ad ufo, il problema è come fluiscono tra le nostre tasche e che giro fanno. Questo vale per tutto. Se non arrivano al medico tramite tasse pagate allo stato dal suo paziente, arriveranno al medico tramite premi assicurativi pagati dallo stesso. L'importante è la domanda di sanità. Se tot soldi non vanno allo Stato per pagare funzionari che si grattano, e con quei soldi comprano pane, suv, vacanze e computer, allora andranno al lavoratore che si troverà una busta paga piu' pesante e comprerà quello che vuole (es: pane, suv, vacanze e computer). L'importante è la domanda di pane, suv etc. Allora è tutto una "partita di giro"? Non direi. Se lo fosse allora basterebbe far girare tutto nelle tasche di un solo cittadino (o dello stato, secondo una visione comunista) e ci penserebbe lui poi a comprare e produrre tutto. Gli altri starebbero a guardare? Funzionerebbe tuttto come ora? Meglio? Peggio? A mio modo di vedere oggi le pretese dello Stato sono eccessive e questo svilisce e impoverisce i lavoratori, retribuendoli in maniera inadeguata. Ogni misura che quindi rende soldi nelle tasche dei lavoratori, li incentiva e questo promuove l'economia e la produttività. Poi con quei soldi potranno soddisfere la loro domanda con maggiore libertà di adesso, soprattutto se ad un servizio unico (scadente) dello Stato sostituiamo una pluralità di attori in concorrenza (nella sanità come nella previdenza)

qui  trovi il dato che cerchi a pag 350. Non ho letto interamente il documento però nelle ultime pagine 149-150 viene evidenziato come problema fondamentale la produttività del settore pubblico, piuttosto che il livello di spesa (che sia in termini assoluti che come spesa pro capite sembra nella media europea).

Massimo non trovo i dati relativi ai dipendenti pubblici nella Relazione Banca d'Italia, e non trovo il dato che gli stipendi pubblici sono l'11,1% del PIL

A pagina 146 nella tavola 13.4 L'intestazione è "Spese della PA in % del PIL" e sul 2010 c'è 11,1. Continuando nella tabella vedo varie voci tipo "prestazioni sociali in natura o in denaro. Può essere che il numero che pensi tu includa oltra agli stipendi tali erogazioni. In tal caso i conti tornano perchè  c'è un altro 23,2% avremmo e avremmo quindi  11,1+23,2=34,3 che è vicino al 60% di 51,2 che il totale spese della PA sul PIL.

Poi dovresti raffinare il dato: quello che dai come incremento degli stipendi degli statali è una media, ma non mi risulta che gli insegnanti (che sono la maggior parte dei dipendenti pubblici) siano in grado di subire tali decurtazioni, e gli stipendi degli statali al di sopra dei 50.000 € sono già stati "colpiti" dalla manovra (ti hanno preceduto, ma se li sono presi per pagarsi altre cose ).

Il mio punto è esattamente quello! Proprio perchè insegnanti, infermieri e altri dipendenti pubblici non parassiti NON hanno ottenuto un aumento salariale superiore alla media NON verrebbero colpiti dal provvedimento. Anzi, essendo loro lavoratori dipendenti beccherebbero la riduzione.

In sintesi l'idea è togliere a quei signori della PA centrale che hanno visto crescere in modo spropositato i propri salari in questi anni (idea peraltro presa dal post di Michele, io suggerisco solo un modo di impiegare quei fondi) per ridurre le imposte ai lavoratori dipendenti e quindi anche a quelli pubblici che non hanno beneficiato dell'aumento extra.

Non disponendo dello spacato ho lavorato sulle medie: se in media 3,7k è l'eccesso, considerato che molti disgraziati non hanno beneficiato di questo aumento, il taglio per i pochi fortunati sarebbe più alto.

sulla proposta di FF per i 58 Miliardi è una partita di giro: li paghi come assicurazione da un'altra parte (ma non intendo riprendere quella discussione).

Io continuo ad invitarvi entrambi a ristorante

 

Massimo, ovviamente son d'accordo che sarebbe una cosa positiva, ma...

Magari dico cose ovvie, ma siamo al solito discorso delle vita contro la cena: quando un leone insegue una gazzella le motivazioni sono diverse.

Qui tu proponi di togliere 3700 euro a gente le cui uniche competenze sono in generale di networking, di percezione di dove tira il vento e, in molti casi, di abitare nella città giusta. Sono persone che in parte non trascurabile devono il lavoro solo alle conoscenze nel mondo della politica e lo sanno benissimo (e non si tratta di una parte politica, ma di un politico: la cosa è estremamente trasversale). Inoltre sono persone che in parte non minoritaria vivono ogni giorno a contatto con ministri e parlamentari e in generale sono profondamente sindacalizzati, oltre a non avere compiti che li distraggano dal perseguire la carriera, dato che non sono strettamente tenuti a produrre risultati, se non su base volontaria...il che crea una selezione inversa su chi fa carriera nell'ente pubblico...ma questa è un'altra storia.

Questi soldi proponi di darli, 1200 per uno, a gente che lavora in migliaia di piccole aziende separate fra loro, prevalentemente qualificati e impiegati per ottenere risultati operativi, con poche occasioni e poco tempo per coordinare le proprie mosse politiche. In larga parte parliamo di gente che ritiene (a ragione) di avere un lavoro perché sa fare delle cose e non perché conosce dei tizi. Questa gente in larga parte tiene la politica e il lavoro in due cassetti completamente separati del cervello. Ho amici che votano da sempre a sinistra, ma lavorano e ragionano sul lavoro come capitalisti hard-core, incazzati come bestie da chi lavora poco e chiacchera tanto, come d'altra parte conosco imprenditori e manager che tenderebbero a votare a destra, ma fanno scelte a tutela di loro dipendenti perché "è giusto così"...tutto il contrario dei loro rappresentanti politici.

Le conseguenze...oppure le cause, mi sembrano ovvie, o no?

Faccio questa critica a te solo per caso. In realtà è una cosa che vorrei dire a tutti gli amici che continuano a proporre "soluzioni" alla situazione italiana facendo finta di non sapere che esistono ragioni molto concrete...mi verrebbe da dire a livello di leggi fisiche...per cui i parassiti (approfitto per chiarire come uso questo termine che mi è stato contestato più volte, ma che mi sembra sintetico e chiaro: esseri viventi in cui il bilancio fra beneficio e danno a chi gli dà da vivere è negativo. Direi che questo toglie dall'equazione tutti quei dipendenti pubblici che fanno un lavoro utile con un impegno sufficiente a produrre un utilità superiore al loro costo) controllano ormai la politica e non viceversa, come poteva essere negli anni 70.

I parassiti (dipendenti o imprenditori che siano) hanno rappresentanza politica, mentre i produttori no (estremizzazione, ma non credo sia lontana dalla realtà).

O ne teniamo conto, oppure continuiamo a ripetere le stesse cose senza avvicinarci a nessuna soluzione.

Mi pare che tu dica:"Visto che i privilegiati hanno ottenuto i propri benefici perchè sono vicini ai politici, non riuscirai mai a togliergli il beneficio per darlo a chi non ha gli agganci"

In linea generale e in condizioni normali, il ragionamento non fa una piega. Ci sono però dei momenti eccezionali in cui la gente che ha sempre subito si stanca e inizia a decapitare i nobili. Prima di arrivare a questo punto, io immaginavo che, di fronte a forti pressioni dall'esterno e all'atmosfera da "fine del mondo" si potesse portare a casa qualcosa.

Vero che BS e i suoi non taglieranno mai i privilegi della loro corte e dubito fortemente che lo farebbe un'alternativa politica di sinistra. Se però la paura sale ancora e, prima di incendiare auto e negozi, arriva un tecnico tipo Draghi io credo che una suppostina di questo genere non sarebbe impossibile:

 

  • Hai la scusa che siamo sull'orlo del baratro
  • I privilegiati di corte sono pochi e, in fondo gli chiedi solo di lasciare quello che hanno preso in più
  • I beneficiati sono tanti, sono i soliti tartassati e gli stai offrendo una carota in mezzo ad una pioggia di bastonate 

 

Quindi la ratio è:

 

  • In mezzo a tante misure recessive, un modesto incentivo alla crescita attuato senza spesa aggiuntiva
  • Approfitto della situazione eccezionale per proporre un'altra misura in altri tempi impraticabile 
  • Alcuni politici potrebbero considerarlo un congruo investimento in marketing

 

Poi passata la tempesta, chi è vicino ai politici tornerà a crescere più degli altri e ad ottenere privilegi, è inevitabile. Ma perchè non cogliere l'occasione per tentare almeno di dargli una batosta?

Mi sembra che alcuni dati non siano attendibili:

in particolare il numero dei dipendenti pubblici non mi sembra pari a 5,8 milioni in quanto viene normalmente indicato in 3,2 milioni di unità ( comprensivo di tutte le amministrazioni pubbliche centrali e locali ed esclusivo degli enti privati di proprietà pubblica, p.e. Poste, Ferrovie, ecc.)

il costo medio di un dipendente pubblico è più alto di 29.000 annui, basta vedere le tabelle della RGS, e si avvicina ai 43.000 euro annui; è probabile che si debbano comprendere i costi previdenziali, assicurativi, ecc.

Prima di tagliare gli stipendi ai dipendenti pubblici mi sembra più sano e gestibile intervenire sulle pensioni che rappresentano la quota parte più alta della spesa pubblica. Un intervento sull' età pensionabile darebbe risparmi immediati e significativi senza incidere sui redditi della popolazione.

 

il costo medio di un dipendente pubblico è più alto di 29.000 annui

 

Non mi semrba rilevante ai fini del ragionamento che ho proposto che riepilogo in breve

 

  • ALCUNI  dipendenti pubblici hanno percepito un incremento salariale molto superiore alla media
  • propongo di ridurre i loro salari per eliminare questa variazione che mi sembra indebita
  • suggerisco di impiegare i fondi così risparmiati per ridurre le imposte

Prima di tagliare gli stipendi ai dipendenti pubblici mi sembra più sano e gestibile intervenire sulle pensioni che rappresentano la quota parte più alta della spesa pubblica. Un intervento sull' età pensionabile darebbe risparmi immediati e significativi senza incidere sui redditi della popolazione.

Vorrei sottolineare che NON si tratta di un taglio indiscriminato a tutti i dipendenti pubblici, ma di una redistribuzione da quei lavoratori, che con ogni probabilità hanno beneficiato della propria vicinanza al potere politico, alla totalità degli altri lavoratori che non hanno questo privilegio. Come scritto più su anche a Marco  Proprio molti dipendenti pubblici  NON hanno ottenuto un aumento salariale superiore alla media NON verrebbero colpiti dal provvedimento. Anzi, potrebbero beneficiare della riduzione.

Sul numero dei dipendenti pubblici non disponendo di un dato ho fatto una stima nei modi indicati in appendice. Rifacendo i conti con 3,2MM di dipendenti pubblici rimane possibile ridurre le imposte a tutti i lavoratori dipendenti di 968€ ciascuno all'anno (contro i 1200 che ipotizzavo io).

 

 

ridurre le imposte

Pessima idea: ogni eventuale operazione sul lato della riduzione della spesa va impiegata per la riduzione del deficit/debito, non va magnata fuori subito.

Una delle poche cose positive a livello di elettorato che avvengono in questo periodo è, nelle varie elezioni locali tedesche, la cacciata dei liberali dai vari Parlamenti regionali per non raggiungimento della soglia del 5%. Questi signori erano tornati al Governo 3 anni fa con il 15% dei voti e si erano messi a reclamare forti riduzioni di imposte (poverini, erano fuori da una maggioranza da 12 anni, e avevano molta fame). Nel Paese della Responsabilità e della Correttezza queste idee sono fortunatamente apparse come sguiate e totalmente inadeguate al momento storico.

Cosicchè ad ogni occasione possibile (la prossima: domenica 18 a Berlino) l'onesto e laborioso popolo tedesco sta scarpando i liberali fuori dal Parlamento. Che andassero a vendere l'acqua minerale, altro che diminuzione di imposte.

RR

Fermo restando che il tema abbassare le tasse mi trova d'accordo,visto che la pressione fiscale delle imprese è alta in confronto agli altri paesi e visto quello che lo stato guadagna da ires e irap(60 miliardi

piu' 10 che provengono dall'irap pubblica)anche un taglio alle imposte delle imprese mi sembra intelligente e necessario ad attrarre investimenti italiani ed esteri.

D'accordo che le imposte alle imprese andrebbero ridotte. Io però credo che una misura ancor più gradita sarebbe la semplificazione.

La butto lì.

 

  • Due sole imposte, una diretta e una indiretta al posto di tutti balzelli cazzi e mazzi esistenti
  • Possibilità di rateazione  mensile del versamento di entrambe le imposte (a scelta dell'impresa)
  • L'imposta diretta che grava solo sugli utili distribuiti nessuna tassa a chi reinveste
  • Sostituzione di tutti gli adempimenti burocratici con la compilazione on line di un form con frequenza mensile

Ovviamente poi ci dovranno essere dei controlli per vedere se quello che dichiari nel form è vero.

 

56Bn si potrebbero ricavare con la proposta di Francesco Forti già pubblicata in questo sito

Io non conterei su quei 56 miliardi di Euro.

Se ti leggi attentamente la proposta, ed i commenti alla stessa, dovrebbe apparire evidente che quei 56 miliardi non possono essere un risparmio per i contribuenti. Quella proposta non è sbagliata a priori, ma nella situazione attuale potrebbe portare ad aumentare la spesa sanitaria del paese, quindi materialmente ad aumentare la pressione fiscale

P.S.: io considero un'assicurazione sanitaria obbligatoria, ancorché pagata a privati, una tassa, ma anche se non la si considerasse tale, il risultato finale dell'aumento della spesa sanitaria sarebbe negli effetti equivalente ad un incremento della pressione fiscale.

Piu' che una tassa è un obbligo. Non aumenta la pressione fiscale ma diminuisce il reddito disponibile.
Lo diminuirebbe anche se dopo 20 anni uno deve pagare un cuore nuovo di tasca sua.

 

 

In Italia ci sono 40 milioni di redditi irpef, di cui 10 milioni dichiarano reddito nullo. I restanti 30 milioni dovrebbero spartirsi la  riduzione di imposte di 15 miliardi proposta da Massimo. Si arriverebbe a 500 euro a testa, circa 42 al mese. Per ottenere i 1200 euro annui dovremmo discriminare fra chi lavora da dipendente, chi lavora in proprio ( autonomo ) e chi ha lavorato ma ha smesso da anni ( pensionato ).

Una discriminazione esiste già a livello contributivo tra autonomo e dipendente, non mi sembra il caso di estenderla pure a livello di imposta sul reddito. 

Per mettere in pratica questa distinzione si dovrebbe creare una imposta sostitutiva sul reddito da lavoro dipendente, oppure introdurre una detrazione per i soli lavoratori dipendenti.

La riduzione delle tasse sarebbe più corretto ( e meno discriminatorio ) introdurla con la crezione di uno scaglione ad aliquota molto bassa sui primi 4-5mila euro di reddito. Ad esempio abbassando dal 23 al 13% l'irpef sui primi 5000 euro di reddito si otterebbe il risultato voluto: 500 euro all'anno a 30 milioni di redditi irpef.

La riduzione delle imposte potrebbe essere finanziata oltre che con le misure già proposte anche con l'eliminazione della detrazione per coniuge a carico, che disincentiva il lavoro femminile e della detrazione per figli a carico se maggiorenni che non lavorano ne studiano,perchè disincentiva l'occupazione giovanile.

La riduzione delle tasse sarebbe più corretto ( e meno discriminatorio ) introdurla con la crezione di uno scaglione ad aliquota molto bassa sui primi 4-5mila euro di reddito.

Nel Regno Unito (come facevo già notare altrove) sui primi £7072 annui, non si pagano né contribuzione né tributi. In Euro al cambio di oggi, in un paese che ha praticamente lo stesso PIL pro capite reale della RI e lo stesso indice di Gini, questi sono 684 Euro netti al mese.

Quando si parla dell'elevato tasso di inattività nella Repubblica Italiana rispetto ad altri paesi Europei, bisognerebbe anche far notare come in questi altri paesi Europei spesso ci sono forti politiche redistributive che favoriscono l'emersione del lavoro nero.

 

Per ottenere i 1200 euro annui dovremmo discriminare fra chi lavora da dipendente

Sì in effetti io immaginavo di limitare la riduzione ai redditi da lavoro dipendente. Esiste già una detrazione d'imposta per questo tipo di redditi (che è un po' articolata e varia a seconda del totale dei redditi) per farla semplice immaginavo di ampliarla di 1200€.

L'intendo era lanciale un segnale a questi contribuenti, che

  • auspicabilmente un bel po' del reddito netto aggiuntivo dovrebbero consumarlo aiutando la crescita
  • generalmente sono i primi a venire colpiti dagli innalzamenti della pressione fiscale perchè non possono evadere

Al di là dei dati l'idea, peraltro derivata da un post di MB che dimostrava come i redditi pubblici siano saliti più di ogni altra cosa, mentre i profitti delle aziende sono stabili, è una cosa assolutamente sensata e basata su una costatazione semplice: più di così non si possono strizzare le tasche del settore privato, che è quello che mantiene l'altro 50 % pubblico (mantiene è un eufemismo, non ha una connotazione polemica), quindi si deve cominciare a tagliare, pensioni (la loro soglia d'ingresso) e salari pubblici sono le uniche cose che si possono ridurre nell'immediato senza effetti depressivi sull'economia, e senza incidere sostanzialmente sui servizi offerti, almeno nel breve periodo.

Non mi piace l'idea del "flat return", come quella della "flat pension" di FF, da questo punto di vista continuo a ritenere simili proposte fortemente distorsive, e da un sapore quasi "socialista" (diamo a tutti in parti uguali).

Massimo è possibile rimodulare la proposta in senso meno "flat" ? Hai fatto delle simulazioni ? Non sarebbe meglio direttamente taglaire le aliquote IRPEF e/o ridurre l'IVA ?

Perché ridurre pensioni e salari pubblici non dovrebbe avere effetti depressivi sull'economia?

 

Non sarebbe meglio direttamente taglaire le aliquote IRPEF e/o ridurre l'IVA ?

 

In attesa che qualcuno degli economisti che una volta fondarono questo sito ( ma li hanno rapiti? ;-) ) dia un'opinione autorevole su questi ultimi articoli, do la mia preferenza ideologica per proposte che vadano ad abbassare l'IVA.

Tra i vari modi di ridurre la pressione fiscale, se fosse possibile, è quello che prediligerei. Ingenuamente credo che favorirebbe il consumo (e quindi la crescita: che è lo scopo che ci prefiggiamo) avrebbe ripercusioni positive sul turismo (potenzialmente una delle industrie più importanti per l'Italia) e, se è vero che è una delle imposte più evase, avrebbe effetti positivi anche sull'evasione.

 

Quando parlate di taglio alle pensioni ed ai salari pubblici a quale tipologia dei predetti vi riferite(pensioni basse medie alte, salari pa bassa forza funzionari dirigenti)??

aspetto cortese risposta

 

Condivido l'impostazione di ridurre la spesa per stipendi pubblici che sono aumentati piu' della media e di redistribuire quanto risparmiato ai lavoratori dipendenti come maggiore detrazione di importa. Idealmente la maggiore detrazione dovrebbe riguardare anche gli autonomi, io lo preferirei, possibilmente con qualche misura in piu' antievasione.

Concordo con C.Tizzoni che sovrastimi i dipendenti pubblici, che sono 3.2-3.6 milioni e non 5.8 milioni.

Probabilmente sovrastimi anche quanto si puo' ricavare livellando l'eccesso degli aumenti di stipendi pubblici, non va dimenticato che circa meta' del costo dei dipendenti pubblici ritorna allo Stato come tasse, il guadagno redistribuibile come detrazione di imposta ai dipendenti (in netta maggioranza privati) deve corrispondere al risparmio netto sul costo del lavoro pubblico, non al risparmio lordo.

Sui risparmi che suggerisci:

  • almeno 140Bn si possono ottenere dalla privatizzazioni secondo Perotti e Zingales (più altre cose)

questo e' un risparmio che vale solo una volta, cio' che serve e' una riduzione strutturale del deficit che valga sempre.  Buona parte di questo patrimonio va venduta per ridurre il debito, ma per correttezza il ricavato non dovrebbe essere conteggiato nel deficit della spesa corrente

La proposta di F.Forti non fa risparmiare nulla anzi probabilmente aumenta la spesa sanitaria, e sposta solo una parte delle spese da tasse pagate allo Stato obbligatoriamente a premi assicurativi sempre obbligatori a casse mutue. Ritengo non corretto citare il relativo spostamento contabile come risparmio sulla spesa pubblica. Secondo me se si adotta il sistema di F.Forti lo Stato deve ridurre le tasse per un importo comparabile al totale stimato dei premi delle casse mutue, altrimenti corrisponde ad un grande aumento di tasse (cioe' tasse invariate, minori prestazioni statali, piu' obbligo di spendere per le casse mutue).

Suggerisco io alcuni risparmio cospicui, utili ed equi sulla spesa pubblica.

Livellamento con massimale alla media europea pesata per il PIL nominale italiano di tutti i salari pubblici, particolarmente dei componenti degli organi elettivi e della dirigenza della Stato. Secondo me si potrebbero risparmiare 10 miliardi di euro, ma tiro ad indovinare. Per gli organi elettivi la spesa va calibrata sulla media europea della spesa pro-capite per il numero di cittadini amministrati, poi il totale si divide per il numero degli eletti in modo che un aumento del numero di consiglieri di una regione o provincia automaticamente riduce lo stipendio di tutti a saldi invariati.  Per gli organi locali, il livellamento dovrebbe essere fatto in rapporto al PIL nominale locale (regionale o provinciale).

Livellamento della spesa pubblica per sanita', giustizia, assistenza, istruzione di tutte le province alla media delle province del Nord Italia, questo corrisponde ad un risparmio dell'ordine di 50 miliardi di euro all'anno per ogni anno.

Inoltre propongo una riduzione graduale ma totale delle pensioni di anzianita' con contestuale diminuzione di pari importo del monte dei contributi attraverso la riduzione delle aliquote. Questo corrisponde ad una riduzione della parte contributiva delle tasse pagate.

Per finire, propongo adeguamento graduale di tutte le pensioni erogate ai contributi effettivamente versati, e per i pensionati statali livellamento graduale alla pensione col metido contributivo calcolata sui salari passati ma livellati alle medie europee. Questa riduzione non comporta riduzione di alituote perche' temo le aliquote vigenti corrispondano comunque alle future prestazioni calcolate col contributivo.

Il rapporto della corte dei conti a pagina 17 indica il numero dei dipendenti pubblici in 3.5 mln, la tua stima sembra più corretta rispetto ai 5.8.

Leggendo velocemente il rapporto però si nota che la spesa in percentuale del PIL e la spesa pro capite (pag 150) sono in linea con quella europea (almeno per me questo dato è una sorpresa, mi sarei aspettato disallineamenti più marcati). Secondo me la prima sfida nel settore pubblico è quella di aumentare la produttività, anche per favorire la crescita; concentrandosi solo sulla riduzione del valore assoluto della spesa non si rischia di non risolvere alla radice il problema?

 

Concordo con C.Tizzoni che sovrastimi i dipendenti pubblici, che sono 3.2-3.6 milioni e non 5.8 milioni.
Probabilmente sovrastimi anche quanto si puo' ricavare livellando l'eccesso degli aumenti di stipendi pubblici, non va dimenticato che circa meta' del costo dei dipendenti pubblici ritorna allo Stato come tasse, il guadagno redistribuibile come detrazione di imposta ai dipendenti (in netta maggioranza privati) deve corrispondere al risparmio netto sul costo del lavoro pubblico, non al risparmio lordo.

Con 3,2MM di dipendenti il risparmio lordo ipotizzabile sarebbe di circa 12Bn. Dividendo per 2, per semplicità avremmo 6Bn netti da redistribuire. Non è tantissimo, ma ci si potrebbe dare una spintarella ai consumi.

Partendo da 13,3MM di dipendenti INPS nel 2010 (fonte il rapporto sulla coesione sociale istat) si potrebbe in alternativa:

  • privileggiare i redditi più bassi e limitare la detrazione a operai, impiegati e apprendisti che sono 11,7MM consentendo una detrazione di 507€ a testa all'anno
  • puntare sui giovani, i dipendenti fino a 40 anni 11,7MM che darebbe  974€ a testa all'anno (dovremmo escludere  quadri e dirigenti,ma cambia poco,  in totale sono 530k per cui in questa fascia d'età saranno molti meno)
  • privilegiare chi ha un rapporto di lavoro "precario", non so se sono conteggiati, però visto che tutti i contribuenti INPS sotto i 30 anni sono 2,3MM credo sia ragionevole immaginare che i destinatari possano essere un numero minore o uguae a 2,3MM e potrebbero ricevere almeno 2.6k all'anno

 

ho la sensazione che non vi ricordiate molto di come funzioni il sistema contributivo:la pensione viene calcolata in base al monte contributivo totale rivalutato pagato in tutta la vita lavorativa a cui viene applicato un coefficiente che tiene conto dell'aspettativa di vita.Si sta dicendo da molte parti che questo sistema porterà a tassi di sostituzione tra ultima retribuzione e pensione a livelli del 50%,con questo livello di contribuzione.Se si decide di abbassare ulteriormente l'aliquota previdenziale,chi andrà in pensione con il contributivo,vedrà la sue pensione ancora piu' bassa.E non trovo neanche che si possa agire sui coefficienti di trasformazione per far aumentare l'assegno pensionistico,altrimenti si perderebbe quel connotato di tanto dai tanto prendi,tenendo conto delle aspettative di vita.A me pare semplicemente che il sistema contributivo sia molto equo e giusto.E che andare a toccare le aliquote con il contributivo,non vada bene,per le ragione che ho esposto.Il discorso sarebbe stato diverso se avessimo ancora il sistema retributivo...

La proposta di F.Forti non fa risparmiare nulla anzi probabilmente aumenta la spesa sanitaria, e sposta solo una parte delle spese da tasse pagate allo Stato obbligatoriamente a premi assicurativi sempre obbligatori a casse mutue. 

Sì, in effetti preso dall'entusiasmo non avevo considerato che i 56Bn in meno di spesa, vanno necessariamente compensati con minori imposte altrimenti la proposta non sta in piedi. Faccio ammenda.

    • almeno 140Bn si possono ottenere dalla privatizzazioni secondo Perotti e Zingales (più altre cose)

    questo e' un risparmio che vale solo una volta, cio' che serve e' una riduzione strutturale del deficit che valga sempre.

Qui la mia forzatura era voluta. Zingales e Perotti, correttamente, ipotizzano di usare il gettito delle privatizzazioni per ridurre il debito e imputano a riduzione del deficit solo il risparmio per minori interessi. Io argomentavo che, se proprio dovessimo essere costretti a pareggiare il bilancio in breve tampo, si potrebbe fare uno strappo e usare (riconosco che è improprio) un po' del gettito da privatizzazioni per "alleggerire" il cammino verso il pareggio. 
Ovviamente questo avverrebbe solo in via temporanea ed eccezionale e unitamente a  serie riforme che riducano strutturalmente la spesa pubblica anche con effetto meno immediato.

Un detrazione d'imposta per i lavoratori dipendenti, tale da consentire un aumento del reddito netto di circa 100€ mensili (costo complessivo circa 15€Bn), potrebbe ad esempio essere finanziata riducendo la spesa per quei salari del settore pubblico cresciuti in eccesso rispetto alla media nazionale (risparmi ottenibili fino a 22€Bn).

Domande:

-i salari del settore pubblico cresciuti in eccesso rispetto alla media nazionale, sono cresciuti perché rimasti indietro o hanno portato i dipendenti pubblici ad avere un salario maggiore dei loro colleghi di mansione dipendenti privati?

-i dipendenti pubblici che hanno visto il loro salario crescere "in eccesso" sono pagati in maniera decente e i loro colleghi privati in maniera deplorevole?

-quale classe di reddito ha usufruito della crescita dei salari in eccesso?

grazie

-i salari del settore pubblico cresciuti in eccesso rispetto alla media nazionale, sono cresciuti perché rimasti indietro o hanno portato i dipendenti pubblici ad avere un salario maggiore dei loro colleghi di mansione dipendenti privati?

Come indicato in appendice i salari della PA sia nel 2002 che nel 2010 sono superiori alla media 

-i dipendenti pubblici che hanno visto il loro salario crescere "in eccesso" sono pagati in maniera decente e i loro colleghi privati in maniera deplorevole?

Si tratta  considerazioni  di carattere soggettivo.

-quale classe di reddito ha usufruito della crescita dei salari in eccesso?

Non ho il dettaglio, l'ipotesi è che siano cresciuti di più i redditi dei lavoratori più vicini al potere politico.

1)Perchè nessuno propone di equiparare le ore settimanali di lavoro nel pubblico impiego con quelle del settore privato?Mi spiegate perchè l'orario settimanale di un dipendente pubblico deve essere di 36 ore e quello di un dipendente privato di 40 ore?

2)Docenti:anche negli altri stati dove i docenti fanno piu' ore di lezione frontali,dovranno correggere compiti,preparare lezioni e via dicendo...e quindi?Sono davvero poche 21 ore di lezione alle primarie e mi pare ancora meno nelle secondarie...tra l'altro,bisognerebbe fare il conto delle ore annuali,visto che le scuole stanno chiuse per quasi 3 mesi,piu' le chiusure lunghe a natale,pasqua ecc ecc....

3)Retribuzioni:si dovrebbe fare uno studio sulle retribuzioni orarie del settore privato e quelle del settore pubblico,settore per settore cercando di fare equiparazioni per settori che possono considerarsi omogenei e paragonabili...orario proprio in virtu' delle diversità di orari settimanali tra il pubblico e il privato...a quel punto se ci sono squilibri a favore del settore pubblico,allora si cerca di riequilibrare la situazione riguardo alla retribuzione oraria,si aumentano comunque a 40 le ore settimanali di lavoro nel pubblico e si blocca il turn-over per gli anni necessari a fare gli aggiustamenti per gli esuberi che si determineranno con l'aumento delle ore di lavoro da 36 a 40,con una valutazione degli uffici rispetto alla loro produttività,per legare una parte della retribuzione davvero ai risultati e non come si è fatto fin'ora per cui i premi di risultato sono stati ripartiti a pioggia su tutti senza vere valutazioni.

4)E' chiaro poi che bisogna attivare una mobilità nel pubblico impiego non secondo le necessità dei dipendenti ma secondo le necessità delle amministrazioni pubbliche,con possibilità di spostare anche di settore mediante riqualificazione,visto che di licenziare dove ci sono esuberi non se ne parla e gli aggiustamenti con i blocchi di turn-over sono piu' lunghi e basta con sta menata per cui quando si sposta qualcuno,questo ha diritto a mantenere lo stesso stipendio,anche se cambia mansione e settore...

 

Mi sembra che molte considerazioni siano condivisibili a mio avviso tuttavia il nodo cruciale riesiede nell'assenza o negli scarsi controlli sui lavoratori pubblici e sui meccanismi di incentivo/disincentivo.

Un professore, ad esempio, oltre a lavorare in classe dovrebbe aggiornarsi, manutenere le proprie competenze, correggere compiti etc. Il carico di lavoro attuale non è leggero per un docente coscenzioso, il problema è che non abbiamo mezzi per capire quali docenti lo sono e come incentivarli ad esserlo (o come disincentivare gli abusi).

2)Docenti:anche negli altri stati dove i docenti fanno piu' ore di lezione frontali,dovranno correggere compiti,preparare lezioni e via dicendo...e quindi?Sono davvero poche 21 ore di lezione alle primarie e mi pare ancora meno nelle secondarie...tra l'altro,bisognerebbe fare il conto delle ore annuali,visto che le scuole stanno chiuse per quasi 3 mesi,piu' le chiusure lunghe a natale,pasqua ecc ecc....

a fronte di quattro soldi, precarietà a vita, genitori chioccia ecc.ecc. (ps non sono insegnante)

Ma perchè bisogna sempre ragionare per blocchi sociali o corporazioni?


L'idea di base (taglio stipendi pubblici cresciuti più della media in cambio di meno tasse sul lavoro privato) è condivisibile e sarebbe attuabile con tutti gli accorgimenti tecnici del caso. Non potrà mai essere attuata da chi ha basato sui favori a certi segmenti il proprio potere, come dice Giuseppe Bottacin, ma solo da un governo con "tutti dentro" e potere ad uno che non dovrà essere rieletto (il senso dell'ipotesi Draghi di Massimo).

Con l'avvitarsi della situazione in area Euro e con l'Italia così "venduta" su tutti i mercati, un tale scenario  non lo vedrei neppure ora molto lontano perché, se non aumentiamo velocemente la nostra affidabilità politica, difficilmente potremo continuare a finanziare il debito.

Dando quindi per valida quell'ipotesi politica avanzata da Massimo, credo che non solo questa, ma anche ben più radicali misure (sulla falasiga della proposta Boldrin di inizi agosto) andranno  prese per riorientare completamente la nostra struttura di bilancio pubblico e dare contributi alla crescita.

 

Questo interessante articolo del 2007 prova a quantificare il numero dei precari in circa 3.7MM per eccesso potremmo supporre che i precari occupati oggi siano circa 4MM.

Posto che abbiamo detto che i dipendenti pubblici sono 3.5MM (cfr commento di Saul)  che l'eccesso di crescita nelle retribuzioni è pari a 3,7k per dipendente abbiamo 13Bn di possibile risparmio lordo da riallineamento delle retribuzione.

Supponendo che l'imposizione pesi per il 50% avremo 6.9Bn di risparmio netto.

Potremmo pertanto ridurre le imposte ai precari fino 1700€ a testa all'anno.

Anche a voler essere meno drastici e ipotizzare una riduzione di soli 1000 all'anno mi pare che la cosa sia interessante.

Come avevo avuto modo di evidenziarti in un altro commento non sono 3.5 mm i dipendenti pubblici che hanno avuto un aumento retributivo superiore alla media del mondo privato (ammesso che abbia senso questo confronto: è come confrontare bancari con metalmeccanici): in particolare nella popolazione che ha beneficiato di così cospicui aumenti non ci sono gli insegnanti e connessi e il personale sanitario, per un totale di circa 2.5 mm di persone. Quindi seguendo il tuo ragionamento il risparmio netto sarebbe di circa 2 bn di euro.

Messi a posto i numeri, continuo a pensare che sia una proposta iniqua e ingestibile tecnicamente e politicamente : come si possono ridurre le imposte ai dipendenti privati e non ai dipendenti ppubblici ? non sarebbe discriminatorio? e poi come si può impostare un intervento legislativo che tagli la retribuzione dei pubblici in modo differenziato persona per persona secondo il proprio percorso retributivo? come deve essere articolato questa legge dello stato?

e infine come ho avuto modo già di esemplificare potrebbero esserci dei casi veramente ingiusti: per esempio i parlamentari o i tuoi barbieri della camera potrebbero non subire nessun taglio perchè hanno guadagnato sempre molto senza particolari aumenti mentre i militari dovrebbero subire decurtazioni dopo aver avuto degli aumenti configurabili come adeguamenti alla media europea.

Non si può a mio avviso mescolare la perequazione retributiva con la semplice esigenza di ridurre la spesa pubblica . Sarebbe interessante sapere cosa hanno fatto in Irlanda o in Grecia: dai giornali mi sembra che abbiano fatto un taglio proporzionale uguale per ogni categoria.

Ma avete idea degli stipendi dei dipendenti pubblici? Non si riesce a capire come si pretenda di diminuire gli stipendi quando, tra l'altro ,sono già stati bloccati i contratti per tre anni.

Spiegatemi come fa un autonomo ad avere un patrimonio di milioni di euro e dichiarare la metà della metà di un dipendente pubblico?

La soluzione è riorganizzare la PA rendendola produttiva, trovare il modo di espellere i fannulloni(cosa molto difficile) non fare proposte in salsa cilena

Non si è parlato di tagliare "gli stipendi dei dipendenti pubblici"

MA

"gli stipendi che sono cresciuti PIU' della media" tra l'altro per "riallinearli alla media"

quite different

Alcune spese che andrebbero riviste

76mila e rotti euro all'anno per le pulizie di casa che la mia colf fa con 2400 euro all'anno? 

E per rimanere in tema si potrebbe intervenire anche qui.

 

E se le pagassimo anche in modo diverso?

Premessa:

non mi intendo di economia, ma il tema mi appassiona visto che le pago tutte da circa ventisei anni come lavoratore dipendente.

  1. abolizione del sostituto d'imposta, (anche i lavoratori dipendenti pagano le tasse come tutti gli altri);
  2. detraibilità di tutte le spese (dal pane alle rose) su cui per altro si paga già l'IVA.
  3. aliquota ideale per uno stato non sanguisuga 20/25%

Morale della favola mi entra 1000 spendo 800, pago le tasse su 200 la parte che mi rimane in tasca.

Sono convinto che si eliminerebbe anche gran parte dell'evasione fiscale che attualmente abbiamo in questo dannato paese, e ci potrebbero essere i margini per ridurre anche l'IVA di diversi punti.

 1) dilla tutta, che vorresti provare ad evadere qualcosina pure tu! ma così, solo per provare l'ebbrezza.

2) ehm, allora verrebbe tassato solo il risparmio, non mi sembra auspicabile.

3) e chi l'ha detto? esiste dunque un'aliquota naturale?

siccome parlare di riforma fiscale è lo sport nazionale, è giusto essere esigenti e pretendere un lavoro di qualità superiore; ritenta.

Morale della favola mi entra 1000 spendo 800, pago le tasse su 200 la parte che mi rimane in tasca.

bene oltre 100 miliardi in meno di entrate: adesso esercitati a trovare i tagli

Sono convinto che si eliminerebbe anche gran parte dell'evasione fiscale che attualmente abbiamo in questo dannato paese ...

al massimo recupereresti evasione sull'IRPEF

vuoi una ricetta certa per portare l'evasione a zero: aboliamo le tasse

 

detraibilità di tutte le spese (dal pane alle rose) su cui per altro si paga già l'IVA

 

Sul piano tecnico questo vorrebbe dire dover inoltrare, come documentazione allegatata alla dichiarazione annuale, qualche cosa come alcune centinaia o migliaia di scontrini e fatture (del pane e delle rose) che poi l'amministrazione dovrebbe anche controllare. L'amministrazione, con l'abolizione dei sostituti d'imposta, riceverebbe ogni anno 42 milioni circa di dichiarazioni, piene di scontrini. A meno di non arrivare, tra qualche decennio, a documentazione totalmente elettronica, anche nell'emissione dei giustificativi di cassa, la proposta non è operativamente proponibile, oggi. In mancanza di controlli realmente fattibili (ci vogliono giorni per esaminare centinaia di scontrini) tanto varrebbe accettare un'autodichiarazione del tipo "ho guadagnato x, ho speso tutto, sono esente". Il che vuol dire in pratica, per risparmiare sul personale, abolire l'imposta su redditi.

Sul piano giuridico tributario inoltre oggi sono universalmente detraibili (parlo dei sistemi europei) quelle spese che concorrono direttamente alla produzione del reddito + alcune detrazione di ordine sociale (figli, persone a carico, figli agli studi) e la tua è una rivoluzione sostanziale (è detraibile tutto). la proposta la sento spesso in giro e si dice che questo metodo sia utilizzato in USA. Sarebbe interessante che gli amici di NfA quando possono ci spieghino se è un mito o se è vero, e con quali limiti.

 

 

In effetti si sente spesso questa cosa tipo "consentiamo anche ai lavoratori dipendenti di portare delle spese in detrazione così hanno incentivo farsi rilasciare le ricevute". A me viene in mente che:

 

  • le detrazioni hanno un effetto distorsivo (2 persone con reddito uguale pagano imposte diverse a seconda della diversa possibilità di detrarre)
  • l'effetto netto sul bilancio dello stato non è chiarissimo perchè hai (ipoteticamente) più gettito dall'emersione di chi emette la fattura, ma hai anche meno gettito per la possibilità che offri a chi presenta la detrazione
  • non è affatto detto che le spese che si portano in detrazione costituiscano automaticamente emersione (farmacisti e supermercati per esempio le tasse le pagano già)

 

Detto questo,una cosa su cui riflettevo qualche giorno fa è che potremmo costringere i lavoratori dipendenti a "guadagnarsi" almeno una parte delle detazioni di cui già godono (nessun onere aggiuntivo per l'erario) presentando delle ricevute di spese sostenute per beni o servizi ad "alta evasione" (ristoratori, dentisti, medici, e simili). In questo modo nella peggiore delle ipotesi l'effetto per lo stato è nullo, nella migliore è positivo.

Unico neo che mi viene in mente è che potrebbero rimanere penalizzati quei lavoratori dipendenti che prima avevano la detrazione e poi non hanno spese sufficienti, ma in quel caso basta tenersi ampi con le categorie di spese.

 

 

 

le detrazioni hanno un effetto distorsivo (2 persone con reddito uguale pagano imposte diverse a seconda della diversa possibilità di detrarre)

Quando mia moglie era la mia ragazza e poi la mia fidanzata, nel suo paese conservavano tutti gli scontrini, poi compilavano un foglio con tutta l'IVA pagata, allegavano un sacchettino con tutti gli scontrini a supporto, e chiedevano la restituzione di una parte dell'IVA, che arrivava direttamente sul CC dopo qualche mese.

Era chiaramente molto inefficiente, e credo furono costretti ad abbandonare il sistema per via del FMI, che si preoccupava dei problemi che generava nei flussi di cassa (e probabilmente anche dell'efficienza, facavano tutto a mano su carta con controlli a campione), ma ho sempre pensato che se si organizzasse il tutto in maniera più informatizzata ed automatizzata, potrebbe funzionare.

Fondamentalmente, si potrebbe evitare anche di usare gli scontrini fiscali, in fondo a che servono nel XXI secolo?

Si aumenta l'IVA su tutto al 25%, si fanno dotare tutti i venditori di beni e servizi si dotino di un lettore di retina/polpastrelli/passaporti/la qualsiasi, e tutte le transazioni vanno registrate, alla fine del giorno su tutti i conti in banca degli Italiani arriva lo sconto sull'IVA pagata (ad esempio il 75% dell'imposta se si e' acquistato pane, il 20% se si e' acquistato beni di lusso), mitigherebbe in maniera enorme l'evasione. Tra l'altro per tutta una serie di attività si potrebbe tranquillamente centralizzare la contabilizzazione, avendo lo Stato contezza delle transazioni, si potrebbe semplificare enormemente tutto il sistema relativo al pagamento di certi tributi, non solo l'IVA.


Tra l'altro per tutta una serie di attività si potrebbe tranquillamente centralizzare la contabilizzazione, avendo lo Stato contezza delle transazioni, si potrebbe semplificare enormemente tutto il sistema relativo al pagamento di certi tributi, non solo l'IVA.

Puntualizzo che questo si potrebbe tranquillamente far fare a società private, in libera concorrenza.

Il commerciante o professionista si sceglie i fornitori che gli offrono i servizi di raccolta transazioni, contabilizzazione, rapporti con lo Stato per il pagamento di IVA e imposte sui redditi, storno giornaliero sui CC dei consumatori in un unico pacchetto, allo Stato non resta che vigilare sui fornitori ed incassare, il sistema diventarebbe enormemente più semplice ed efficiente, a costo immediato praticamente nullo per i contribuenti.

 

Fondamentalmente, si potrebbe evitare anche di usare gli scontrini fiscali, in fondo a che servono nel XXI secolo?

Beh, per definizione, se tutte le transazioni avvenissero  con mezzi di pagamento elettronici sarebbe quasi impossibile evadere. A me non dispiacerebbe, ma credo che sussistano ancora notevoli resistenze di carattere psicologico che si aggiungono al palese interesse di molti individui per il mantenimento dello status quo in termini di evasione.