I seminari su Sexual Harassment, ovvero la thought police

16 settembre 2006 giorgio topa
In America c'e' una vera e propria industria di consulenti "corporate" che si specializza nel condurre seminari per i dipendenti delle ditte sul come gestire situazioni di "sexual harassment" (letteralmente, "molestie sessuali", anche se in America il termine include qualsiasi situazione che metta a disagio un collega o dipendente in riferimento a sesso, razza, credo, orientamento sessuale, ecc). Qui si fanno alcune riflessioni sulla natura di questi seminari.

Prima di tutto, il titolo del seminario (tanto per fare un esempio,
"Preventing Sexually Harassing Behaviors and Hostile Work
Environments") puo' essere fonte di confusione. La normativa su sexual
harassment in realtà deriva da quella sulla discriminazione, come si legge
sul sito della EEOC, la Equal Employment Opportunity Commission.
Perció le molestie sessuali sono considerate una forma di
discriminazione sulla base del sesso. Il seminario allora, pur
concentrandosi in gran parte sul sexual harassment, parla anche di
altri tipi di discriminazione o molestie, sulla base di razza, colore,
religione, "gender", paese d'origine, età, e forme di disabilità.

La seconda considerazione che si ricava da questi seminari - ma anche dal
modo in cui si insegna la matematica alle elementari - è che negli
Stati Uniti il metodo preferito di insegnamento è spesso costituito
dal procedere per esempi, senza esporre la regola generale (non ho dati
precisi, solo sensazioni basate su osservazioni casuali mie e di
parenti/amici). Nel caso specifico del seminario, invece di presentare
subito il disposto di legge, e il regolamento interno alla ditta sul
come gestire situazioni di questo tipo, si preferisce descrivere
minuziosamente una lunga casistica (per sua natura non esaustiva), e
sollecitare le opinioni e reazioni di tutti i partecipanti al seminario
alle varie situazioni concrete che vengono prospettate (magari con
l'ausilio di attori professionisti per rendere le "scenette" piu'
realistiche!).

Ma a parte questo, il seminario si rivela anche particolarmente
illuminante sullo stato delle relazioni fra gruppi definiti sulla base
di razza, etnicita', orientamento sessuale, ecc negli Stati Uniti.
Consideriamo una di queste scenette, descritta nell'opuscolo
su "sexual harassment" redatto da uno di questi consulenti "corporate" (e
tradotta liberamente dal sottoscritto):

<<C'e' un gruppo di dieci colleghi, fra cui uno (e solo uno)
e' nero [o
afro-americano - d'ora in poi intendo "nero" e "afro-americano" come
sinonimi, NdR]. Un altro collega si avvicina e, rivolgendosi all'unico
collega nero, gli chiede: "ma qual e' la reazione della comunita' nera
alla vicenda di Amadou Diallo?" Indicate se questo comportamento e' (a)
appropriate, (b) inappropriate.>> [La vicenda di Amadou Diallo e'
quella di un immigrato senegalese che venne pestato e brutalizzato
dalla NYPD qualche anno fa, NdR].

La risposta giusta è
"inappropriate". Pare che la domanda sia inappropriata perchè mette in
evidenza ("singles out") la persona nera in quanto nera e la fa sentire
a disagio.
La domanda appropriata sarebbe stata "qual e' la TUA reazione alla
vicenda di AD?" Invece la domanda originaria assume che la persona
nera, solo in quanto nera, sappia quello che pensano TUTTE le persone
nere di questa triste vicenda. Per cui, non si può chiedere ad un nero
(omosessuale, ecc.) cosa pensa la
comunità nera (omosessuale, ecc.) di un determinato evento che tocchi
tale comunità da vicino.

Trovo la cosa, francamente,
tremenda (oltre che sconclusionata dal punto di vista logico).
L'assunzione è
semmai di vantaggi informativi: chiedo alla persona nera cosa pensa la
comunità nera di una certa questione perché assumo (correttamente,
visto l'alto livello di omofilia nei networks individuali americani)
che, in quanto nera, la
persona sia meglio connessa di me alla comunità nera e conosca
pertanto meglio di me il dibattito interno ad essa.

La
situazione è la stessa che se uno mi chiedesse, in quanto italiano, la
reazione della comunità italiana alla vicenda Telecom. O se uno
chiedesse a Tizio, in quanto omosessuale dichiarato, la reazione della
comunità omosessuale alle proposte di emendamenti costituzionali
contro i matrimoni omosessuali.

Perche' allora l'essere "singled
out" ("indicato", ma qui inteso come "indicato a dito") in quanto membro della comunità nera viene percepito come
inappropriato o addirittura offensivo? L'unica risposta possibile è
che l'essere singled out come persona nera abbia una connotazione
negativa, anche per la persona nera stessa. Ma allora il problema vero è uno di autostima, e tutti questi seminari su harassment e political
correctness corrono il rischio di sottolineare e perpetuare un
autopercepito complesso
d'inferiorità. E magari anche un certo grado di permalosità che,
anche questo, mi sembra purtroppo pericolosamente in aumento in alcune
componenti della società americana.

Più in generale, mi sembra che questo esempio sia sintomo di una
tendenza più generale nella società USA, cioè quella a cercare di
essere "color-sex-race blind" (letteralmente, ciechi di fronte al
colore, sesso, razza...) a tutti i costi, per evitare che l'essere
evidenziato in base ad un tuo gruppo di appartenenza sia interpretato
come denigratorio del gruppo stesso. Ma c'è una fondamentale
differenza fra chiamare le differenze col proprio nome (io sono bianco
e tu nero, io parlo veneto - male - e tu napoletano, io ho il pisello e
tu le tette) e però rispettare tutti, e il far finta invece di essere
tutti uguali (anche quando palesemente non è vero, e il riconoscerlo
può essere utile a tutti) per non urtare le potenziali suscettibilità
di nessuno. Di nuovo, credo che la seconda strategia non faccia che
aumentare le divisioni e la paranoia.

Mi rendo conto che tutto ciò è probabilmente un fattore di secondo
o terzo ordine rispetto ad altre cose che possono perpetuare le
divisioni esistenti nella società americana. Pur tuttavia, io sono
convinto che le parole - e le percezioni - siano importanti, e
influenzino fortemente i comportamenti e le scelte.

"Chi parla male pensa male" e di conseguenza, aggiungo io, "chi pensa male agisce male".

9 commenti (espandi tutti)

Caro Giorgio, ho iniziato il mio nuovo lavoro a Case Western University un mesetto fa. E mi sono beccato il mandatory seminar su cultural diversity awareness, etc. Hanno fatto esattamente lo stesso esempio che tu citi sun "single out" il nero. E io ho risposto esattamente con l'esempio che fai tu sulla domanda all'Italiano sui fatti Italiani. Le due signore che tenevano la lezione mi hanno aperto in due come una mela. Tuttavia, il mio intervento ha suscitato interesse e ha spinto altri a notare incongruenze nei vari esempi riportati.

Uno era: "quando uno vede una donna in camice in ospedale, subito pensa che e' un'infermiera e non un medico". Nella sala c'era una professoressa della Nursing School che ha fatto notare: "allora voi ritenete che essere infermiera e' peggio che essere un medico? e allora state discriminando. Ci sono altre amenita'. I due nuovi colleghi arrivati con me nel dip di economia quest'anno mi hanno fatto notare che mi si dava retta, nei vari commenti che ho fatto, anche perche', non essendo americano, avevo piu' margine nell'evidenziare queste illogicita'. Insomma io le potevo far notare senza passare per razzista, ma gli americani no. Un atteggiamento, secondo i miei colleghi (americani) a sua volta discriminatorio nei miei confronti, perche' mi si e' considerato diverso....

Il confine tra la awareness e la paranoia e' davvero sottile.

Inoltre, ho l'impressione che alla fine gli unici problemi di discrimazione siano considerati quelli verso i neri e le donne. Io credo che, nel 2006, ci siano forme di discriminazione piu' striscianti ma molto piu' serie verso altre categorie, come gli ispanici, gli arabi, gli anziani. e non ne parla nessuno!

ammetto pero' che, in un paio di occasioni in cui mi hanno rigettato la domanda di una carta di credito, ho telefonato, mi sono fatto passare il manager e gli ho urlato che non mi davano la carta perche' discriminavano contro uno straniero. me la hanno data!!!! [chissa' se funziona anche per conquistare donne americane.....]

prova, non si sa mai! :)

Comunque, si rasenta davvero la
paranoia. Io ormai faccio scientemente commenti "non politicamente
corretti" proprio per forzare un po' la mano, e spingere al dibattito.

E
hai assolutamente ragione sulla discriminazione verso altre categorie:
qui a NfA prendiamo sempre per il culo michele dicendogli che ormai e'
rimbambito, visto che e' il vecchietto del gruppo.... :) 

Eh, prova prova....nel dubbio mi sono preso una moglie italiana.....

Anche io mi diverto a provocare. Altro simpatico esempio dal mandatory seminar. Domanda delle due organizzatrici: "Ma voi, qual 'e' la prima cosa con cui vi identificate, la razza, la nazionalita', etc....?". Dopo un paio di risposte del tipo "io mi identifico come donna" e "io mi identifico come essere umano", io ho detto: "mah, dipende. in quest'aula, visto che sono l'unico italiano, mi viene da pensarmi prima di tutto come italiano. Ma a casa con mia moglie, che e' italiana, mi viene da pansarmi come uomo, as opposed to donna". Molte risate del tipo "ah, che simpatico italiano pittoresco....". Come ti dicevo, a noi e' consentito rompere un po' le palle in quanto a nostra volta "diversi". Il che non mi piace. Ad esempio, l'altro giorno ho chiesto a un mio studente nero, che aveva in testa una di quelle cuffiette che si mettono i ragazzi neri: "ma che cacchio significa quella cuffietta che avete in testa?". Lui mi ha tranquillamente raccontato da dove viene e cosi' via, senza problemi. e ha continuato a matterla nelle classi sucessive. insomma l'ho raccontato a un mio collega americano (bianco) che mi ha detto che, se lo avesse chiesto lui, sarebbe stato diverso, meno politically correct. Il probmlema principale e ' che invece di chiedere "why do YOU wear that thing", ho chiseto "why do YOU GUYS whear that thing". Insomma ho generalizzato! Lo ho singled out! Anatema!

All`analogo seminario qui a sciampagna ci fu una session di "cultural diversity management".

Io sedetti al fianco di giovane pulzella messicana in fiore.

La relatrice disse: "Se pensate alla prima differenza che c`e` tra il vostro paese e qua, cosa vi viene in mente?"

La
messicana alza la mano e fa: "Qui la gente non si abbraccia mai, se si
incontrano tra amici non si abbracciano e io sono abituata ad
abbracciare tutti, pero` qua si vede che li rendi unconfortable" e si
gira da me "tu sei italiano, immagino che per te sia lo stesso".

Se
fossi stato una persona furba le avrei donato un mio casto abbraccio.
Ma essendo inetto con le femmine, le dissi solo: "c`hai ragggiione
c`hai".

 

Pero` effettivamente, in classe l`altro
giorno parlavo di nonsampling errors e dicevo: per esempio a volte
beccate i dati del census che non combaciano, tipo che vi danon la
total population di 1000, la white population di 1200 e black di 500
nello stesso neighborhood, e quelli sono ovviamente errori di
trascrizione.  Insomma, esempio innocuo.

Alla parola "black"
una delle mie studentesse, appunto afroamericana, ha sollevato la testa
con sguardo mooooolto meravigliato. Al che ho capito che forse non devo
buttar frasi del genere in classe.  

Quando menzionai che mi occupo di racial segregation capii che era il caso di cambiare argomento.  E in fretta. 

Sti mmmerigani mica li capisco io...

Nicola,
sta cosa della discriminazione per aver successo con le ragazze non
l`ho mai sperimentata. Se mi dai un mesetto poi ti do l`evidenza
empirica. ;-) 

Mind of Mencia, HBO alle 9. Quelli sono veri seminari su sexual (and racial) harassment. Traduco liberamente dall atrasmissione di ieri: "se sei messicanno e uno ti avvicina per strada e ti chiede di aiutarlo che ha perso le chiavi dell'auto e non vuole rompere il finestrino, tu ti puoi incazzare solo se non sei capace di aprirla la macchina." 

E se sei siciliano si aspettano che tu sappia usare perfettamente la lupara a canne mozze?

Si, e se ce l'hai in macchina la lupara a canne mozze non ti puoi lamentare che i nordici sono razzisti.  Questo e' il giochino. Io aggiungo, non ti puoi lamentare nemmeno se ce l'ha tuo fratello. 

Vedete il vantaggio d'essere veneti? A noi, al piu', ci chiedono come si cucinano la polenta ed i bioi in salsa. Anche se, a pensarci, i veri fortunati son quelli di rimini: a loro chiedono ben altro ...

Vuoi dirmi che Gianluca è assalito dalle ragazze di Stern ansiose di vedere un vero vitellone in azione?

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