Sensi e Nazionalismo

6 maggio 2010 alberto bisin

Un breve commento su Roma calcio, con pacatezza.

Come i lettori sanno io sono interista. Non ho alcuna intenzione di scrivere un post polemico sulla partita di ieri e/o su Totti. Voglio provare a fare un ragionamento pacato sul calcio e sulla Roma in particolare.

Sono anni che la Roma fa degli ottimi campionati, nonostante la situazione finanziaria della squadra sia problematica e quindi la squadra sia gestita, diciamo così, al risparmio. Credo che questo sia indiscutibile. Questi risultati sono stati costruiti certamente attraverso una gestione accorta e intelligente, sul mercato dei calciatori (ad esempio acquistando Burdisso e rifilando alle milanesi un bidone come Mancini) e degli allenatori (Spalletti ha fatto scuola e Ranieri ha fatto meravigliosamente).

Ma i risultati della Roma sono anche stati costruiti attraverso una accentuata cultura che oserei definire "nazionalistica", dove la "nazione" è ovviamente Roma la città. A questo proposito, Totti e De Rossi, ad esempio, si considerano simboli della città, celebri gladiatori, invece che non professionisti del calcio. Difficile pensare che De Rossi se ne vada a giocare altrove, impossibile per Totti. Totti, in particolare, ha certamente gravemente limitato il proprio possibile mercato a causa della sua identificazione con la squadra e la città.

Non è certo solo la Roma ad avere questo tipo di cultura nazionalistica. Si pensi alla Juve, allo United, al Real, e al Barça. Niente di male, anche questo è il bello del calcio. Ma a me pare che, almeno in Italia, la Roma sia la società che più abbia attivamente sviluppato e sfruttato questa cultura all'interno della squadra. I tifosi di ogni squadra da sempre tacciano i giocatori che se ne vanno  di tradimento, ma raramente questa mentalità di appartenenza è così radicata tra i giocatori come nella Roma.

A mio parere questa è una manifestazione simile a quella di quegli stati che, in condizioni economiche fragili o difficili, sviluppano nel patriottismo o nel nazionalismo un meccanismo per evitare di affrontare i problemi economici. Per questo mi sono riferito alla cultura di Totti e amici come "nazionalismo". Purtoppo l'Europa delle nazioni è piena di esempi storici di questo tipo, spesso finiti male per tutti.

Il comportamento di Totti in campo ieri mi è parso quello di un sottufficiale super-zelante che si sente investito dell'onore della sua nazione; pronto per questo alla spedizione punitiva contro il nemico.

Nulla di buono può venire da tutto questo, per la Roma e per la Serie A. Forse è venuto davvero il momento per la famiglia Sensi di fare un passo indietro, incassando i proventi della propria intelligente gestione.

19 commenti (espandi tutti)

Quali proventi? I Sensi hanno un debito enorme verso Unicredit. E mentre all'inizio dell'anno si diceva di pressioni di Unicredit perché rientrassero dall'esposizione debitoria, nelle ultime settimane, per non turbare la lotta scudetto, su tale piano di rientro sembra essere sceso un velo. 

La Roma adesso ha un mercato. A giugno scorso erano falliti. E poi l'ironia, mio caro, l'ironia. Ho detto che sarei stato pacato non serio. 

io valuterei bene anche l'andamento di mercato del titolo, alquanto sospetto, quasi gli investitor fossero tutti tifosi....alquanto poco chiaro. Per il resto, chi se la piglia la Roma? un pubblico talmente "caldo" che Prandelli decise ,giustamente, di stare vicino alla moglie piuttosto che spostarsi là. E ricordiamo che i supporters romani sono un tipo di pubblico che si esalta e arrabbia con davvero poco, moolto piu degli altri e con scatti motlo piu imprevedibili.

Limitatamente al caso Totti, non sono sicuro egli agisca sotto il diretto controllo di Sensi. 

Tra le cose irrazionali (ma proprio per questo bellissime) della vita c'e' anche il tifo per una squadra. Non capisco perche' il giocatore professionista di calcio debba essere l'unico tipo persona non interessata da questa fede beatamente insensata.

Se ne avessi avuto la possibilta', io avrei giocato solo per il Torino: un po' come Totti con la Roma, ma questo puo' benissimo esulare dalle influenze esterne di presidenza e tifosi.

Piu' che "colpa" di Sensi, credo sia semplicemente un riflesso del (criticabilissimo) provincialismo all'Italiana presente ovunque.

Se da un lato la Roma ha oggettivamente un mercato (grazie alle buone prestazioni in campionato, la squadra giocherà in Champions il prossimo anno, con annessi diritti tv eccetera), dall'altro quello che Alberto definisce nazionalismo a me sembra piuttosto fare di necessità virtu'. Non potendo acquistare campioni a causa dei debiti, si lavora molto sui giovani: dalla Primavera della Roma non sono usciti solo Totti e De Rossi, ma anche Aquilani (ora al Liverpool) Stefano Okaka (ora in prestito al Fulham, già selezionato dall'Under 21) solo per nominarne alcuni.

Per il resto, chi se la piglia la Roma?

Ci hanno provato diverse cordate, da George Soros all'industriale Francesco Angelini, fantomatici milionari russi, fino all'agente FIFA Vinicio Fioranelli. In tutti i casi, l'offerta è stata rispedita al mittente (o l'offerta era troppo bassa, o la cordata a monte della stessa è stata ritenuta non affidabile). Rimane il fatto che la Sensi ha certamente l'urgenza di vendere la società, dal momento che l'Unicredit, creditrice per 300 milioni di euro nei confronti dell'AS Roma, comincia a perdere la pazienza.

 

 

Ci hanno provato diverse cordate, da George Soros all'industriale Francesco Angelini, fantomatici milionari russi, fino all'agente FIFA Vinicio Fioranelli

Tutte trattative che hanno portato a rialzi del titolo con speculazioni sospette ed interessamento consob. Non ho prove per dire che fossero orchestrate ma, qualche sospetto, mi sembra lecito averlo, esclusa forse quella di Fioranelli.

la Sensi ha certamente l'urgenza di vendere la società, dal momento che l'Unicredit, creditrice per 300 milioni di euro nei confronti dell'AS Roma, comincia a perdere la pazienza.

l'Unicredit è creditrice nei confronti dell'Italpetroli: paradossalmente i bilanci dell'AS Roma, che è  controllata da Italpetroli, non sono malaccio. Certo, i Sensi non hanno danaro fresco da impiegarci come fa qualche altro presidente e non si posso permettere di spendere e spandere. Da qui certe operazioni come i prestiti di Burdisso e Toni.

Non capisco molto il senso del post. Alberto, vuoi forse dire che, nel calcio moderno, non c'e' piu' spazio per le bandiere come Maldini e Baresi nel Milan di Sacchi e Capello o Tardelli e Cabrini nella Juve di Trapattoni? O forse che un giocatore che si affeziona ad una maglia e' un nazionalista che ha piu' probabilita' di prendere a calci gli avversari? Mi sembra una teoria poco attendibile, basata su di un campione (sample ... no champion) molto molto ridotto. Mi sembra piu' interessante il problema opposto che oggi ha l'inter: la totale mancaza di bandiere (oltre che di giocatori italiani). Mi chiedo tra dieci anni come sara' ricordato l'inter degli ultimi quattro scudetti: l'Inter di Ibrahimovic, l'inter di Balotelli .... a no no l'inter di Etoo ;-)

Beh, qui dissento. Se è vero che i "campionissimi" sono cambiati con una certa frequenza (da Ronaldo, a Baggio, a Vieri, a Ibra) la forza dell'Inter è aver costruito uno zoccolo duro di giocatori che per me sono ormai, a tutti gli effetti delle bandiere.

Zanetti in primis, ma anche Stankovic, Cambiasso, Cordoba, Materazzi. Spero che in futuro lo diventeranno anche Snejider, Maicon, Julio Cesar e Milito (oltre, ovviamente, a Santon e Balotelli)

Ormai seguo poco il calcio ma forse questo mi permette di avere una miglior percezione di quelli che possono essere chiamate bandiere: giocatori legati ad una societa' e conosciuti anche da chi non passa i fine settimana con l'orecchio attaccato alla radio o non compra la gazzetta il lunedi' mattina. 

Della lista sopra, ti concedo solo Zanetti. Se Stankovic o Cambiasso sono bandiere, allora nella Juve del Trap lo erano: Zoff, Gentile, Cabrini, Bonetti, Brivio, Scirea, Bettega, Tardelli, Rossi, Platini, e Boniek. 

Condivido il commento di Carmine Ornaghi. Alle squadre serve anche una bandiera, ma soprattutto giocatori che giochino per la squadra enon per aumentare il loro valore di mercato per la prossima compravendita. Come fa una squadra di mercenari, che ogni sei mesi cambiano club, a creare un gruppo? Quanto tempo e quanti milioni di euro ha speso l'Inter per vincere qualcosa, sempre ammettendo che nel calcio esistano partite e campionati giocati regolarmente?

A me sembra che la Roma sia un caso, forse un po' esasperato (visti i rigurgiti neofascisti nella capitale negli ultimi anni), del solito campanilismo estremo italiano. La Fiorentina, tanto per fare un esempio, e' un'altra squadra "nazionalista" - amici fiorentini ancora mi rinfacciano (sono romanista) una partita che apparentemente regalammo all'Udinese quasi vent'anni fa, mandando cosi' la Fiorentina in B...

E' chiaro che l'Inter, la Juventus e, in misura minore, il Milan sono squadre meno legate al territorio, ma queste sono secondo me le eccezioni nel panorama del calcio italiano. La Roma, la Fiorentina, la lazio, il Napoli (ricordate i fischi all'Italia nella semifinale di Italia 90?) sono la regola.

L'esasperazione del tutto, nel caso della Roma, credo nasca da un disagio sociale che a Roma si sente sempre di piu'. Vivo a Londra da vari anni, torno a Roma due volte l'anno e ogni volta mi fa piu' impressione. Non credo sia un caso che De Rossi si professi estremista di destra.

Peccato per il calcio. Se Totti fosse andato al Real Madrid anni fa e se De Rossi andasse al Manchester United (Ferguson lo ritiene il miglior giocatore italiano degli ultimi dieci anni...) entrambi sarebbero probabilmente divenuti giocatori (ancora) migliori di quanto non siano.

Il tutto mi pare un'ottima metafora della situazione italica

A me sembra solo che nel calcio si prendano dannatamente sul serio, dimenticandosi che è uno sport, ovvero un divertimento.

Poi, Alberto, consentimi, ma chi è un maestro dell'identità e della  sindrome di accerchiamento è proprio l'allenatore dell'Internazionale, Totti è, tutt'al più, un vecchio campione pieno di acciacchi a cui non va di essere preso in giro dal 18enne di turno, che gli passa davanti a 100 all'ora.

Infine il calcio è sicuramente la manifestazione di un campanilismo, per cui, ancora, direi che Totti e De Rossi sono dei grandi interpreti, non certo un problema.

Sensi e Nazionalismo

7/5/2010 - 11:30

D'accordo con Alberto. Ho abitato a Roma, diciamo che (tanto per fare un po' di psicologia d'accatto) il problema è la dimensione di Roma "sportiva" (5 scudetti in 100 anni tra Roma e Lazio) rispetto alla dimensione "reale" della città e soprattutto alla dimensione "percepita" (che ha un po' a che fare con la dimensione "storica"). Il problema riguarda soprattutto i tifosi della prima squadra cittadina: i laziali sono sempre stati i cugini sfigati, quindi si prendono meno sul serio. Questo perenne senso di frustrazione porta a vivere il calcio in città in maniera ossessiva e malata, non a caso è la città delle "puncicature" domenicali. In questo bel quadretto, Totti ovviamente è l'eroe della situazione, quello che resiste al richiamo delle "sirene del Nord" per restare a giocare nella squadra di cui è tifoso: niente di male, se non fosse che i tifosi al pupone hanno sempre perdonato tutto, e i risultati si sono visti in nazionale dove (eccezion fatta per 10 anni fa) il miglior giocatore italiano degli anni zero non ha mai combianto niente tranne arrecare imbarazzo ai suoi tifosi (vedi sputo al giocatore danese) e risetimento ai suoi compagni (vedi alla voce "Maldini dice addio alla Nazionale).

edit: non sono dell'Inter, tifo al Parma.

Premetto che non sono per niente d'accordo con l'analisi di Alberto. La Roma, che non puó piú permettersi di spendere i soldi di famiglia come fa Moratti, sta a 2 punti dall'Inter, ha perso una finale per 1-0 (non per 5-0) e ha giá battuto l'Inter quest'anno. Perché la dirigenza dovrebbe lasciare? E perché avere dei giocatori attaccati alla maglia é un male? Viva Ibra e Vieri allora, che sono andati dove porta il vento.

Qui la veritá di Totti.

Non credo che la Roma sia vendibile. Ovvero, non credo che oggi sia vendibile nessuna società che non sia fallita. La Fiorentina, la Lazio, il Napoli, il Torino, il Pisa sono state rilevate paraticamente tutte a costo zero. Cosa ha da vendere la Roma (o qualsiasi altra società) a un potenziale acquirente per qualche centinaio di milioni di euro? Uno stadio che non c'è? Un monte stipendi da pagare? I campetti di allenamento? Un sito web? Credo che Unicredit sia consapevole che non potrà essere la vendita di AS Roma a ripagare il debito di Italpetroli.

Quanto all'atteggiamento di Roma, la città e la squadra, penso che esageri. A Roma hanno accusato di tradimento Cassano e Emerson (perché avevano un atteggiamento che danneggiava la squadra, un po' come Balotelli a milano), ma tanti altri se ne sono andati in pace, Cafu, Samuel, Chivu, lo stesso Aquilani... E poi, questa fantomatica piazza... In questo momento mi sembra più difficile allenare o giocare nella Juventus. Il fatto è che nella sua storia la Roma ha raccolto meno di quanto Roma, probabilmente, meriterebbe, ma credo che se ci fosse l'abitudine a vincere più spesso i tifosi smetterebbero di impazzire in vista del traguardo. Ma sarebbe lo stesso ovunque.

 

C'e' una confusione alla base di vari commenti. Forse non mi sono spiegato bene. Una cosa e' identificarsi con la squadra, l'altra con la squadra e la citta'. Zanetti e' una/la bandiera dell"Inter, ma da bambino alla Barona non l'ho mai visto. 

L'unico caso che ricordo (ma io seguo il calcio con attenzione solo da poco) e' GiggiRRRiva che non volle lasciare la Sardegna. 

 spiega Ranieri -, ho parlato con lui (Totti, ndr) da romano a romano 

Scusate, io ribadisco, qui non si tratta di campanilismo del tifo. Qui si tratta di pura follia. 

Poi se capisco bene mi pare che si dica che Ranieri prima della partita ha fatto vedere "il gladiatore" ai giocatori. Ribadisco, questi sono alla frutta e hanno perso il controllo di se stessi. 


ha fatto vedere "il gladiatore" ai giocatori. Ribadisco, questi sono alla frutta e hanno perso il controllo di se stessi

Se lo ha fatto, Ranieri ancora una volta é arrivato secondo. Guarda questo video fatto preparare prima della finale di Champions da Pep Guardiola.

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