Le sentenze della corte suprema USA sul matrimonio gay, in italiano semplice

26 giugno 2013 andrea moro

Si fa un po' di confusione, come è naturale su materie legalmente complesse, su cosa abbia deciso oggi la corte suprema americana sul matrimonio fra omosessuali. È facile semplificare giornalisticamente affermando che la corte suprema ha "legalizzato i matrimoni gay". Anche se il senso delle decisioni va nella direzione di affermare la legittimità dei matrimoni fra omosessuali, la sostanza delle decisioni è molto più limitata di quanto i proponenti di queste iniziative speravano. Nonostante questo, si tratta di decisioni epocali con conseguenze dirette sulla società americana. 

Le sentenze annunciate oggi erano due. 

La prima (Windsor vs. United States) riguarda la costituzionalità del "Defense of Marriage Act", una legge federale in difesa del matrimonio (eterosessuale) approvata durante l'amministrazione Clinton. Tale legge stabiliva, nella parte qui rilevante, che alcuni benefici federali riguardanti le coppie sposate (benefici fiscali, per esempio), non si possono applicare a coppie sposate dello stesso sesso (il matrimonio negli Stati Uniti è regolato da leggi statali, e non federali, e oramai una dozzina di stati permette il matrimonio fra persone dello stesso sesso). Il caso è stato sollevato da Edith Windsor, che, rimasta vedova della sua compagna, si è vista recapitare una parcella di quasi 400mila dollari di tassa di successione, che non sarebbe stata dovuta se fosse stata sposata ad un maschio. In una decisione supportata dai quattro giudici "liberal" della corte (Ginsburg, Breyer,  Sotomayor, e Kagan), oltre al voto pivotale di Anthony Kennedy, la corte ha ritenuto che questa legge fosse incostituzionale. Il risultato di questa decisione è che coppie sposate dello stesso sesso devono essere trattate secondo la legge federale esattamente come le coppie di sesso diverso.  Si noti però che la sentenza non implica che il matrimonio omosessuale è stato legalizzato in tutti gli Stati dell'unione. Resta vero che la possibilità o meno per persone dello stesso sesso di sposarsi viene decisa Stato per Stato.

Più complesso il secondo caso Hollingsworth vs. Perry, che segue la complessa storia del matrimonio gay nello stato della California. Nel 2000 una legge ordinaria sentenziò l'illegalità del matrimonio omosessuale, legge presto dichiarata incostituzionale dalle corti statali di vario livello. Nel 2008 anche la corte suprema californiana dichiarò questa legge incostituzionale. Per ovviare a questa decisione, nello stesso anno tramite referendum propositivo costituzionale venne inserita nella costituzione dello stato californiano la cosidetta "Proposition 8" che stabiliva che il matrimonio potesse essere solo fra uomo e donna. Vale la pena notare che il referendum passò con il 52,25% di voti favorevoli nello stesso giorno in cui la California votava per Obama con il 61,1% dei voti; sono probabilmente numeri come questi che spiegano la timidezza e il ritardo con cui Obama si è schierato a favore dei matrimoni gay.

In ogni caso, dopo il passaggio della Proposition 8 non tardarono le sfide legali alla legge. In uno di questi casi, una coppia di donne citò in giudizio vari ufficiali civili dello stato della California per aver negato loro il diritto a sposarsi. Lo stato stesso si rifiutò di prendere posizione a favore dell'emendamento, così la difesa della Proposition 8 rimase nelle mani del comitato promotore. Sia la corte federale distrettuale che quella di appello stabilirono che Proposition 8 violava la costituzionale federale, invalidando l'emendamento e riaffermando la validità del matrimonio omosessuale nello stato della California (ma imponendo una moratoria di un anno sulla concessione di licenze matrimoniali a coppie dello stesso sesso).

Ai promotori non restò che appellarsi alla corte suprema federale. La Corte Suprema in questo caso non ha deciso in specifico sulla questione del matrimonio gay in California (anche se la consequenza pratica della decisione è stata quella di respingere la sfida alla sua legalità) ma sulla questione se il comitato promotore di Proposition 8 abbia diritto di difendere la legge presso la corte suprema dopo che una corte federale l'ha invalidata. La decisione quindi riguarda un punto abbastanza tecnico, e non è stata lungo le tradizionali linee ideologiche di liberal vs. conservatori. Nella votazione 5-4 infatti hanno votato a favore i conservatori Roberts  e Thomas e i liberal Kagan, Breyer e Bader-Ginsburg. Il dissenso è stato scritto da Kennedy (il meno ideologico dei giudici, si può forse definire centrista) e firmato anche dai conservatori Scalia  e Alito e dalla liberal Sotomayor.

La sentenza afferma che il diritto ad appellarsi spettava allo stato della California che però, supportando la validità del matrimonio gay, non ha voluto prendere posizione in questo appello. La corte suprema in sintesi si è limitata a stabilire che non si può ricorrere contro una legge per il semplice fatto di non esserne d'accordo per aver sponsorizzato una sua abrogazione. Cosa succederà ora ai matrimoni gay in California? Come detto, l'effetto pratico della sentenza è di lasciare loro via libera. Appena la corte d'appello solleverà la moratoria, si prevede un notevole profumo di fiori d'arancio ...

In chiusura, sulla costituzionalità del matrimonio omosessuale in Italia ricordiamo il post di Sabino Patruno su questo sito. Se volete invece saperne di più sull'attività della corte suprema USA consigliamo lo scotus blog, dove scotus è il termine nerd per Supreme Court of the United States. 

45 commenti (espandi tutti)

La California vota contro il matrimonio gay? Voto nullo.

Il fatto è che il matrimonio gay non è a costo zero: pensioni di reversibilità (credo che sia questo il vero obiettivo, anche se nessuno lo dice). Poi ci sarebbe l'aumento del contenzioso civile, dovuto alle separazioni e ai divorzi.

E per che cosa? Il matrimonio in astratto è finalizzato alla procreazione ed è giusto che la collettività la sostenga, ma quello gay?

Allora ecco la proposta: nessun aggravio per le casse pubbliche. Si può togliere la legittima nell'eredità, si possono prevedere istituti previdenziali PRIVATI, che garantiscano le prestazioni anche al compagno superstite. Ma tutto questo non deve costare neanche un euro ai cittadini.

"Il matrimonio in astratto è finalizzato alla procreazione ed è giusto che la collettività la sostenga"? Non mi risulta che a persone sterili o incapaci di concepire (p.es. post-menopausali) sia vietato sposarsi. Se il fine delle facilitazioni e' veramente quello di sostenere chi alleva dei figli, meglio sarebbe cambiare la legislazione in tal senso. Il che ovviamente sposterebbe la presente discussione all'argomento delle adozioni gay, ma questa e' un'altra storia.

sul punto da te sollevato, ma anche più in generale sulla questione del matrimonio omosessuale, consiglio la lettura di questo articolo: http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=1722155

Boh, quel paper mi pare cominci piuttosto male. A parte la disonesta' intellettuale di usare un termine carico di connotazioni negative come "revisionist view" per le opinioni diverse dalle proprie, una frase come la seguente e' fattualmente errata:

Although the world’s major religious traditions have historically understood marriage as a union of man and woman that is by nature apt for procreation and childrearing,3 this suggests merely that no one religion invented marriage. Instead, the demands of our common human nature have shaped (however imperfectly) all of our religious traditions to recognize this natural institution.

In realta' il matrimonio monogamico e' piuttosto recente nella storia umana, e anche tuttora esistono societa' che praticano la poligamia (piu' comunemente come poliginia, ma talora anche poliandria). Se si vuole attenersi alla tradizione, perche' scartare modelli diversi da "one man and one woman"?

Poi, il fatto che certi modelli societari sono stati seguiti in passato non li rende ne' ineluttabili ne' tanto meno "naturali", e neppure esiste una connessione logica tra "tradizionale" e "naturale" (anche l'evoluzione della civilta' e' stata un processo spontaneo) o tra "naturale" e "consigliabile" (a meno di essere seguaci di Tarzan). Dei tre autori, passi il professore in giurisprudenza, ma il Ph.D. candidate in political science e soprattutto quello in filosofia mi paiono scarsamente familiari coi loro ferri del mestiere inttellettuali.

Non vorrei creare un sotto-topic su questo paper, ma la parte che volevo farti notare era "marriage is [...] renewed by acts that constitute the BEHAVIORAL PART of the process of reproduction" (maiuscolo mio), in risposta al tuo commento sopra sulle coppie che non possono avere figli. Dai un occhio all'argomento che costruiscono a sostegno di questa affermazione. E' interessante.

"marriage is [...] renewed by acts that constitute the BEHAVIORAL PART of the process of reproduction"

La stessa cosa vale per il sesso. Allora vietiamo i contraccettivi e tutte le pratiche sessuali diverse dalla penetrazione vaginale con eiaculazione esclusivamente interna (guai a spargere il seme!) in quanto "contro natura"?

Queste sono letteralmente argomentazioni medievali.

1)   Allora vietiamo i contraccettivi e tutte le pratiche sessuali diverse […]

2)   Queste sono letteralmente argomentazioni medievali

Assegni agli autori opinioni che non sostengono e poi ti rispondi da solo? Beh, contento tu… :-)

Senza alcuno spirito di polemica: non trovi sia più ragionevole assicurarsi di aver compreso ciò che si intende criticare prima di criticarlo?

non trovi sia più ragionevole assicurarsi di aver compreso ciò che si intende criticare prima di criticarlo?

Appunto.

Mater (madre) e munus (compito). Non c'è da discutere.

Certo, poi si sposano degli ottantenni, si fanno matrimoni con moribondi per ottenere la cittadinanza.

Ma se esistono casi che potrebbero essere deviazioni (ma come si fa a dirlo a priori?), non vuol dire che ne dobbiamo introdurre altri che sono sicuramente deviazioni.

Mater (madre) e munus (compito). Non c'è da discutere.

 

Quindi il matrimonio riguarda solo le madri, mentre i padri ne sono esenti? :-)

Ma se esistono casi che potrebbero essere deviazioni (ma come si fa a dirlo a priori?), non vuol dire che ne dobbiamo introdurre altri che sono sicuramente deviazioni.

E come fai a dire a priori che invece sono deviazioni quegli altri?

Non c'è da discutere.

Tutti i diritti connessi al matrimonio si concedano solo se la coppia ha procreato, se il senso è quello. Aggiungo che non ci dovrebbero essere problemi nemmeno per le coppie lesbiche che ci riescano in un modo o nell' altro, rispettando così il loro compito di madri. Questo in Italia. Nei paesi anglofoni c' è il marriage, e in Germania a quanto pare si chiama Ehe, e prima di legiferare in materia sarà bene che si rivolgano al corrispondente locale dell' Accademia della Crusca per capire di cosa stanno parlando.

A latere, d' ora in poi munirsi di equino per affrontare eventuali cavalcavia.

Cercherò di non sprecarlo. Che l'istituto sia nato al fine di garantire alla prole un ambiente durevole, indispensabile alla crescita, credo nessuno lo voglia negare.

Gli uomini, a differenza degli alti animali, hanno bisogno di diversi anni prima di rendersi autosufficienti e il matrimonio serve a garantire queste certezze.

Il problema è se tutte le garanzie offerte ai coniugi, ripeto nate al fine di tutelare la prole, devono essere concesse anche agli omosessuali.

A mio parere no, non sono per niente giustificate. E poi, chi paga? Altre tasse?

non è il matrimonio a garantire le certezze, ma il patrimonio: pater + munus è il compito, attribuito al padre, di provvedere al sostentamento della famiglia. Estendendo questo brillante ragionamento, possiamo forse considerare l'ipotesi di abbandonare le tutele per la proprietà privata degli omosessuali e, tutto sommato, anche delle donne?

Il contesto sociale evolve, cambiano i costumi, i tassi di fecondità ed anche il significato delle parole non rimane immutato.

Che l'istituto sia nato al fine di garantire alla prole un ambiente durevole, indispensabile alla crescita, credo nessuno lo voglia negare. Gli uomini, a differenza degli alti animali, hanno bisogno di diversi anni prima di rendersi autosufficienti e il matrimonio serve a garantire queste certezze. Il problema è se tutte le garanzie offerte ai coniugi, ripeto nate al fine di tutelare la prole, devono essere concesse anche agli omosessuali. A mio parere no, non sono per niente giustificate. E poi, chi paga? Altre tasse?

Come non essere d'accordo?

Propongo anzi di togliere i benefici alle coppie sposate che non abbiano procreato (che pensano di trombare a spese nostre?). Anzi, magari si potrebbe istituire una penale in caso di separazione senza figli ...

Bisogna debellare la piaga dei falsi proletari!
Provocano un danno erariale di molto superiore a quello dei falsi invalidi  ;)

 

>Mater (madre) e munus (compito). Non c'è da discutere.

... tiriamo la giacchetta anche alla semantica (però solo dal lato che ci dà ragione). What about wedding, then? (do un aiutino: *wadh- 'prestare giuramento')

eterosessuali che, per diecimilauno motivi diversi, decidono di non avere figli come le consideriamo?

Ancora un piccolo sforzo ed arriviamo alla scoperta dell'acqua calda, forza!

Certo che ci sono limiti al valore della volontà degli elettori: questi limiti sono fondamentali per la tutela dell'ordinamento democratico stesso. Ad esempio, nella costituzione italiana sono esplicitamente indicati soprattutto nell'art. 1, c. 2 (La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione). Quindi, è normale che neanche una maggioranza possa sopprimere i diritti che la costituzione garantisce ad una minoranza.

Cito dal mio post sui matrimoni omosessuali:

"Del resto, perchè mai due persone di sposano? Non certo per motivi religiosi. Sgomberiamo subito il campo da questo equivoco, dato che il matrimonio, dal punto di vista del diritto (che è l'unico che qui interessa), non ha nulla a che vedere con la religione ed anzi due persone tra loro coniugate solo religiosamente sono, per il nostro ordinamento, due perfetti estranei. Non per garantire l'indissolubilità del rapporto, dato che il divorzio è legale in Italia da quasi quarant'anni e ciascuno di noi può sposarsi più volte nell'arco della propria vita. Non per garantire la moralità o il buon costume o limitare la sessualità, dato che, a parte l'assoluta accettazione sociale dei rapporti sessuali come e quando si vuole tra consenzienti, nessuno si sognerebbe, ad esempio, di far dichiarare la nullità del matrimonio di una coppia regolarmente sposata sorpresa in un locale di scambisti. Non per garantire la procreazione o per dare maggior tutela ai figli. Anche in questo caso, a parte l'assoluta equiparazione di tutela ai figli nati fuori e dentro il matrimonio, nessuno si sogna di impedire di sposarsi a due ottantenni o ad una coppia sterile.
In realtà, a ben vedere ci si sposa perchè due persone legate da un sentimento (probabilmente reciproco) scelgono di vincolarsi a diritti e doveri (altrettanto reciproci) di solidarietà, affetto ed assistenza, accettando che a riempire di contenuto tali diritti e doveri sia la legge alla quale spontaneamente si sottomettono. Se così è, è del tutto irrilevante se il sesso di coloro che scelgono di vincolarsi reciprocamente sia il medesimo o differente. D'altra parte, il fine ultimo del diritto è proprio quello di fornire gli strumenti per regolare efficacemente la vita di relazione e sanzionare i comportamenti che ledono l'equilibrio sociale.

Sarei d'accordo con quanto affermi se l'articolo si riferisse a questioni religiose, ma non mi sembra questo il caso. Il matrimonio è sempre stato e continua a rimanere un contratto fra due persone; appellarsi all'etimologia latina della parola è quantomai ridicolo e fuori dal tempo. Secondo il tuo ragionamento non è giusto che la collettività sostenga i vari costi conseguenti da un matrimonio same-sex, ma allora mi chiedo quanto sia giusto che gli omosessuali (ai quali quel diritto viene negato) sostengano con le proprie tasse il matrimonio eterosessuale. Non c'è forse una disparità malata tra diritti e doveri qui?

Io prima di essere omosessuale sono un cittadino, un imprenditore e un contribuente. Secondo te mi fa piacere che parte delle mie sudate tasse vadano a sostenere famiglie eterosessuali che sfornano figli senza potersene permettere il sostentamento? Tutto quello che qui si chiede è permettere a due persone libere di firmare un contratto che le tuteli e dia loro la possibilità di fondare un nucleo che viva all'interno della legalità (con conseguenti doveri, non solo e sempre diritti).

In una situazione di pari diritti poi sarei d'accordo nel voler limitare il peso delle scelte personali sulle casse dello stato; sposarsi, avere figli per me rientrano sempre nelle scelte personali per cui nessuno altro dovrebbe sborsare un centesimo.

Perche' no? Si dice anche "contrarre matrimonio"...

Intende dire che giuridicamente non è un contratto perché i giuristi hanno deciso di definire contratto un'altra cosa. La cosa, ovviamente, è irrilevante per la questione in oggetto. 

Vedo che anche qui in quanto ad ignoranza sull'argomento non si scherza. Prendiamo le pensioni di reversibilità. Ebbene statisticamente in una coppia etero, a parità di età, la donna vive molto più del marito, in una coppia gay invece i due soggetti hanno la stessa prospettiva di vita, quindi il problema non sussiste o sussiste in maniera ridotta. E' quindi un falso problema. Inoltre i guai dell'INPS non sono dovuti alle pensioni di reversibilità ma all'inglobamento del carrozzone INPDAP. L'INPS senza INPDAP sarebbe in attivo ed il problema non si porrebbe. Chi tira in ballo le pensioni di reversibilità vuole nascondere la testa sotto la sabbia, oltre che nascondere una più o meno latente omofobia. Poniamo però che ci sia davvero il problema della pensione di reversibilità. Ebbene fosse così, lasciamo la libertà di scegliere l'istituto pensionistico, cioè lasciamo liberi gli italiani se versare i contributi al pubblico oppure in un fondo privato. Per quale motivo devo essere obbligato a dare i miei soldi all'INPS, se l'INPS non mi può garantire la pensione oppure la sua reversibilità?
C'è però un altro problema: i diritti. Un gay versa gli stessi contributi che verrsa un etero, ma un etero ha diritti che il gay non ha, come appunto quello di lasciare la propria pensione al coniuge. Però la Costituzione dice che tutti i cittadini italiani sono uguali, allora qui siamo di fronte ad una situazione di fatto incostituzionale. Cioè esiste una discriminante fra i due cittadini. Le coppie gay però non essendo sposate hanno gli stessi diritti delle coppie etero non coniugate, quindi il problema non sussiste. Peccato però che alle coppie gay non sia data la possibilità di scelta, cioè una coppia etero può scegliere se sposarsi oppure no, le coppe gay, in Italia, questa opzione non ce l'hanno, esiste quindi un'altra discriminante, ma la Costituzione però garantisci i medesimi diritti a tutti e torniamo al punto di partenza. Ci sono poi le coppie gay sposate all'estero, come la mettiamo con queste? Sono coppie regolarmente convolate a nozze, quindi che si fa?

Probabilita'

andrea moro 30/6/2013 - 16:31

Anche se persone dello stesso sesso estraggono dallo stesso dado, la probabilita' che uno sopravviva oltre gli 80 anni e' inferiore alla probabilita' che "almeno uno dei due" sopravviva oltre gli 80 anni, e non di poco. Quindi e' vero che per l'INPS il carico aumenta.

L'art. 3 della Costituzione vieta di trattare in modo diverso situazioni uguali ma anche in modo uguale situazioni diverse.

Dipende

Pietro 27/6/2013 - 15:02

In realtà esistono varie interpretazioni. Il matrimonio è un atto negoziale bilaterale e per alcuni giuristi può essere considerato un contratto (di certo lo è per lo Stato) anche se ovviamente ha delle implicazione più ampie. Non sarà la definizione giuridicamente più azzeccata, ma penso che in parte calzi. 

I commenti hanno preso una piega strana. Antropologicamente il matrimonio è nato per soddisfare un bisogno importante per le società pre-contemporanee: garantire assicurazione alla donna per il sostentamento nella vecchiaia in campio alla rinuncia all'accumulazione di capitale umano in età fertile. La legislazione del welfare (reversibilità e quant'altro)  in tal senso rispecchia questa ratio. 

Il matrimonio entra in crisi proprio quando questa esigenza viene meno, vuoi perché i guadagni alla specializzazione sono aumentati (e quindi conviene far accudire i figli da altri), vuoi perché la discriminazione nel mercato del lavoro femminile diminuisce aumentando le possibilità di scelta, e così via.

I motivi per cui, in questo contesto, coppie gay vogliano sposarsi possono sfuggire ma sono quelli ovvi: il matrimonio al di là dell'esigenza che ho spiegato sopra è una promessa di sostentamento non solo economico ma anche affettivo. Farla davanti ad un rappresentante della collettività aumenta i costi del violarla. Ma non esiste motivo razionale per negare a priori a chicchessia la possibilità di effettuarla. 

sostegno alla donna, ma anche ai figli.

Se parliamo di società pre-contemporanea, credo con riferimento almeno a tutto il secolo XIX, dobbiamo ricordarci che la famiglia era anche l'unico welfare disponibile, soprattutto nell'ambiente rurale: tanto che qualche antropologo identificava la famiglia in base al patrimonio cui i suoi membri avevano accesso: vale a dire, l'accesso ad un patrimonio sarebbe stato il criterio di delimitazione della famiglia. In effetti, le regole del diritto successorio tuttora assicurano l'eredità solo ai soggetti compresi entro un certo grado di parentela.

Se ciò fosse esatto, la funzione primaria del matrimonio sarebbe quella di delimitare  la circolazione della ricchezza, soprattutto immobiliare. Fattori culturali e religiosi hanno integrato, nel tempo, l'istituzione con esigenze di carattere affettivo che, però, la liberalizzazione dei costumi sessuali avvenuta nel XX secolo sembra aver posto in secondo piano.

 Allora la logica dell'argomento mi sembra insicura: se il sostentamento affettivo è incerto perché il matrimonio non è più indissolubile, da decenni ormai, e non si prospettano esigenze di protezione di figli, la rivendicazione del matrimonio per gli omosessuali ha ragioni  essenzialmente economiche (non a caso Windsor agiva per motivazioni di questa natura), alle quali si potrebbe dare soddisfazione con altri strumenti giuridici.  

L'obbligo di sostenere i figli c'e' anche fuori del matrimonio, quindi dato il diritto civile contemporaneo il problema non si pone. 

o mi sono espresso in maniera oscura o non sono stato compreso. Ho proposto una interpretazione storica delle funzioni dell'istituto famiglia, non ha senso alcuno obiettare che oggi si devono sostenere i figli anche se non legittimi (vale a dire, nati fuori del matrimonio).

Antropologicamente il

NV 28/6/2013 - 17:52

Antropologicamente il matrimonio è nato per soddisfare un bisogno importante per le società pre-contemporanee: garantire assicurazione alla donna per il sostentamento nella vecchiaia in campio alla rinuncia all'accumulazione di capitale umano in età fertile.

Non penso che questa sia la ragione fondamentale. In India, fino all'arrivo degli inglesi, le vedove erano sostanzialmente obbligate a suicidarsi al funerale del marito. Anche in Cina, durante il periodo Ming, per le vedove il suicidio era considerato moralmente virtuoso, anche se non strettamente necessario:

http://www.answers.com/topic/widow-suicide

In ogni caso, anche nelle culture dove non si suicidavano abitualmente, le vedove non ottenevano gran che dopo la morte del marito: il welfare statale è un'invenzione recente, e la maggior parte delle persone aveva ben pochi beni da lasciare in eredità. Tipicamente una vedova anziana avrebbe dovuto contare sul supporto dei figli per avere un sostentamento.

In India, fino all'arrivo degli inglesi, le vedove erano sostanzialmente obbligate a suicidarsi al funerale del marito.

Questo conferma la mia "teoria". Quando il marito non può più sostenerle, le vedove non sanno come mantenersi, quindi tanto vale che si tolgano di mezzo. 

Hai appena detto che "il matrimonio è nato per soddisfare un bisogno importante per le società pre-contemporanee: garantire assicurazione alla donna per il sostentamento nella vecchiaia in campio alla rinuncia all'accumulazione di capitale umano in età fertile".

Ne seguirebbe la protezione della vedova da parte della famiglia, non l'induzione al suicidio (che credo riguardasse anche donne giovani). Ma è evidente che la logica non prevale sulle diversità culturali, anzi dovrebbe tenerne conto nell'elaborare spiegazioni.

Antropologicamente il matrimonio non è nato per garantire la donna, ma per assicurare all'uomo la propria discendenza. Cioè si è inventato il matrimonio affinchè il maschio sia sicuro che i figli siano suoi. Non a caso il matrimonio, originariamente, non era monogamo, ma permetteva all'uomo di avere più mogli vietando però alla donna di avere più mariti (chissà come mai). E' sostanzialmente un istituto maschilista, a cui, nel corso dei secoli, si è data una connotazione sociale, comunitaria, spirituale, religiosa ecc. ecc. Il tutto condito da una cultura tesa a sminuire la donna, considerandola debole, bisognosa di protezione e così via. Con l'emancipazione femminile invece si sta vedendo che la donna, debole non lo è affatto, anzi a volte è più forte degli uomini; i maschi però sono tendenzialmente ritrosi ad accettare l'idea, ma non si può pretendere che dopo millenni di maschilismo, in pochi decenni si cambi radicalmente cultura.

Diciamo che fino

NV 1/7/2013 - 12:20

Diciamo che fino all'invenzione dei test di paternità, l'uomo ha sempre avuto un problema oggettivo:

In una società pre-moderna, un bambino accudito unicamente dalla madre ha minore probabilità di sopravvivere e conquistarsi una buon posizione sociale rispetto ad uno che ha anche il supporto econonomico e sociale del padre. Ma per un uomo provvedere ad un bambino è costoso, quindi perché dovrebbe farlo se non è ragionevolmente certo che il figlio sia suo?

Il matrimonio, limitando la sessualità della donna, fornisce all'uomo delle garanzie, sia pur parziali, sull'effettiva paternità dei figli.

Ma il matrimonio non limita solo la sessualità della donna, limita anche la sessualità dell'uomo: se è vero che in molte società è ammesso il matrimonio poliginico (esistono anche società che ammettono il matrimonio poliandrico, ma sono rare), è anche vero che l'uomo sposato non può fare sesso con chi gli pare, ma solo con le mogli, o al più nel caso di uomini di status sociale molto elevato, con delle concubine ufficiali. Questo garantisce le mogli (e le concubine) in quanto l'uomo non può facilmente abbandonarle con i figli.

Tutto il giudizio sui "matrimoni gay" gira attorno ad equivoci lessivali: cosa sono "il matrimonio" e soprattutto "la famiglia".

In realtà, anche questa risposta sarebbe imprecisa, in quanto ci si dovrebbe rifare ai significati di questi termini all'epoca in cui diritto di famiglia è nato.

Peccato che le leggi, a qualunque livello, non includano appendici di spiegazione suilla terminonolgia e sgli obiettivi della norma stessa: ci si risparmierebbe l'incertezza del diritto e si risparmierebbe sia sui contenzionsi che sulla produzione di leggi correttive.

In ogni caso, mi sembra "redimente", rispetto alla discussione in atto, l'istituzione della pensione di reversibilità.

La ragione per cui fu istituita era perché si titeneva ovvio che in una "famiglia"(ottocentesca) una delle due parti (tipicamente la donna) non disponesse di mezzi per mantenersi.

Si presupponeva cioè quela "divisione del lavoro" all'interno della famiglia che è così importante al fine dell'efficenza di ogni attività.

E per questo, questo sistema elementare veniva premiato anche con mezzi fiscali.

Ora, qual'era la "specializzazione" di una di quelle parti che le precludeva attività di autosostentamento?

Bè, direi che non vi siano dubbi che fosse quella di allevare figli.

Tutte queste cose sono però implicite nel diritto di famiglia, non espresse perché allora ritenute ovvie.

Ora, le cose sono cambiato completamente, i termini non corrispondono più alle definizioni che una volta erano ovvie, e ciò genera un'enorme confusione.

Basterebbe quindi dare una definizione legale al termine "famiglia" (basata sulla divisione dei compiti ai fini procreativi ed educativi), giustificando al contempo i prvilegi che la società gli attribuisce, per cancellare ogni discussione in merito alla sessualità , all'età, ed agli intenti delle parti.

Omnis definitio in iure periculosa est.

Il compito del legislatore, tradizionalmente, non è insegnare il diritto, ma porlo: solo in epoca recente s'è affermata l'abitudine di inserire definizioni nei testi legislativi, su impulso della legislazione dell'UE. Ma, in ogni caso, le definizioni legislative servono solo a delimitare la materia disciplinata, vale a dire che hanno valore normativo, non descrittivo. 

Non capisco, cosa sarebbe quindi una famiglia? Una sorta di figlificio, cioè un qualcosa ad uso e consumo dell'allevamento della prole propria o adottata? Mi sembra un visione riduttiva, oltre che offensiva. Se è così allora abbiamo il grosso problema delle famiglie senza figli. Perchè se la famiglia è un figlificio allora le famiglie senza figli andrebbero sciolte d'imperio. Non avete figli? Non siete più una famiglia. Semplice. In questo modo risolviamo una miriade di problemi, tranne quello religioso, che andrebbe a complicarsi. Perchè il matrimonio cattolico è un sacramento e i sacramenti non si possono sciogliere. Per le famiglie civili, cioè le coppie sposate solo in comune il problema non sussiterebbe, si scioglie il nucleo familiare e non ci si pensa più. Per le famiglie religiose, cioè quelle sposate in chiesa, si apre invece un grosso problema. O si retrocede il matrimonio a semplice atto giuridico, come lo era in passato, oppure non è scioglibile. Se però non è scioglibile, allora avremmo una discriminante tra le famiglie religiose senza figli e le famiglie civili senza figli. Sarebbe un bel problema!

In ogni caso il matrimonio è sempre stato possibile per una donna in menopausa, quindi sicuramente sterile.

Queste discussioni sulla fertilità della coppia sono un red herring, un tentativo di sviare l'argomento.

Non ho capito nulla dei commenti posti.

Quello che è certo, è che nessuno ha provato a giustificare (in modo diverso dal mio) le  pensioni di reversibilità.

Che sono un nodo essenziale.

Eliminando quelle, nonché gli assegni di mantenimento per l'ex coniuge, non vi sarebbe più alcuna differenza tra "famiglie" e coppie di fatto.

Indipendentemente dal sesso, dall'orientamento sessuale, dal grado di parentela, dalla religione etc.

Ci si potrebbe sposare anche tra fratelli o sorelle, tanto per convivere. O no?

Salvo, chiedersi che senso abbia.

Pensioni

NV 1/7/2013 - 17:45

Fosse per me eliminerei le pensioni di reversibilità statali, così come tutto il sistema pensionistico statale obbligatorio.

Lo stato dovrebbe solo pagare una pensione di anzianità fissa uguale per tutti sufficiente a garantire uno minimo standard di vita dignitosa, chi vuole di più può rivolgersi ad un fondo pensionistico privato (o al limite anche ad uno statale, ma comunque in un regime di mercato) che eventualmente può prevedere la pensione di reversibilità.

 

Mi sembra che abbiate trascurato, sull'origine di famiglia e matrimonio, una interpretazione di tipo antropologico, da aggiungere e non in opposizione a quelle già indicate.

Cioè assicurarsi la trasmissione esclusiva dei propri geni.

spiegazione di tipo bio/antropologico, richiederebbe conoscenze scientifiche moderne, mentre il matrimonio risale a millenni or sono.

La maggiore diffusione possibile della propria stirpe, fonte di potenza per i maschi, giustificherebbe piuttosto la poliginia: il matrimonio monogamico interessava alle femmine per la protezione dei propri figli, ad esclusione di quelli di altre. La storia dell'impero ottomano conosce frequenti eliminazioni dei fratelli dell'erede, per non parlare dei figli di donne diverse dalla sposa dominante.

Gentile Pontiroli, non vorrei iniziare qui una discussione che richiederebbe ben altri spazi.
A cominciare dalla presenza dell’uomo sulla terra e di quanto di istinto animale c’era (e ancora c’è nel genere umano) prima che si giungesse a formalizzare il rapporto tra uomo donna attraverso l’istituto del matrimonio, le diverse forme in cui lo steso si articola attraverso le civiltà, i costumi, le culture, le mode, ecc.
Ha visto che anche asterix 62 riprende quanto da me solo accennato.
Del resto, non mettevo la mia riflessione in alternativa alle altre, ma solo come spunto a complemento delle altre di tipo economico/sociale.
Un saluto cordiale.

Ho letto tutti i commenti, e voglio provare un approccio costruttivo:

Premessa: starei molto attento a legarmi le mani con definizioni da vocabolario etimologico o "ragioni antropologiche per cui..", tanto per dire: fino al 1981 il codice penale in ambito di famiglia contemplava il delitto d'onore, ora spererei che nessuno sano di mente si metta più a legiferare evocando alla buona le "ragioni antropologiche" per cui il delitto d'onore era ritenuto accettabile... analogamente in tema di matrimonio.

 

Passo 1: affrontiamo prima la parte del matrimonio che vincola solamente gli individui tra loro e non lo Stato. Spero che nessuno abbia da obiettare se una coppia, indipendentemente se etero o gay, decida di stilare un atto notarile che contempli le reciproche volontà, quali eredità, affidamento in caso di malattie gravi che comportino l'incoscienza o la perdita della capacità di intendere e volere (domanda da ignorante in tema, quest'ultima è legale?) etc. Ora in caso di coppia etero sposata questi meccanismi sono automatici, non vedo perché non lo possano essere anche per una coppia gay disposta ad ufficializzare il proprio rapporto sentimentale. Anzi, si possono tranquillamente ricalcare i requisiti e gli impedimenti tutt'ora validi nel c.c., e che sostanzialmente non sono incompatibili con un'unione gay (maggiore età, capacità di intendere e volere, libertà di stato).

 

Passo 2: affrontiamo la parte che vincola la coppia allo Stato. Prendendo spunto dal tema delle pensioni di reversibilità avevo cominciato a scrivere su come si sarebbe potuto ridisegnare il welfare, solo che sarebbe stato troppo lungo e dispersivo. Quindi taglio citando solo alcuni casi notevoli a spot (prendo buona la risposta "Alcune risposte" di Moro).

Come ci comportiamo di fronte al caso in cui entrambi i coniugi etero lavorano e guadagnano individualmente una pensione sufficiente al mantenimento in vecchiaia (per cui la reversibilità sarebbe un surplus) vs una coppia gay che decide di ripartirsi i ruoli lavoro-casa (e magari dovendo pure allevare un figlio, saranno casi rari ma possono accadere)? Come ci comportiamo di fronte al coniuge che riceve la reversibilità pur essendo ancora in età lavorativa (alcuni abusi sono già stati affrontati)?

Sinceramente per me ce ne sarebbe per ridisegnare in parte il welfare, raggiungendo  sia l'obiettivo di riconoscere le eventuali unioni gay, sia mantenendo quello di incentivare gli individui legati sentimentalmente a fare team-up (quindi senza temere la dissoluzione del concetto di famiglia). Il problema del maggiore onere per il welfare nel caso si ponga ancora è superabile.

 

Il punto del pippone è che motivi per riconoscere e regolare le unioni omosessuali ci sono (che sia matrimonio o altro a quanto ho capito dall'articolo di Patruno), ancor prima di scendere alla ricerca di significati, scopi, funzioni primordiali o altro.

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti