Sì, sì, sì, sì....

5 maggio 2012 Marcks

In Sardegna domani si vota a dieci referendum sull'abolizione delle province e altri costi della politica.

Domani, domenica 6 maggio, in Sardegna si svolgono dei referendum che nell'intenzioni dei proponenti potrebbero portare a modifiche significative dell'assetto istituzionale della Regione Sardegna. Chi volesse farsi un'idea dei quesiti può guardare qui. Come c'era da attendersi, data l'irrilevanza della politica e della società civile sarda, dei referendum non si è parlato al di fuori della Sardegna, sebbene la natura dei quesiti e il momento politico nel quale vengono sottoposti al vaglio degli elettori facciano pensare che l'affluenza per votare sugli stessi dovrebbe essere alta e la vittoria dei si schiacciante. O almeno, questo è quello che mi auguro.

Le condizioni perché si raggiunga i quorum ci sono tutte, o dovrebbero esserci: un'insofferenza diffusa nei confronti della cosiddetta "casta", i precedenti dell'altissima affluenza alle urne dell'anno scorso per il referendum contro la possibilità che la Sardegna diventasse deposito di scorie, e sede di installazione di centrali nucleari (ok, l'isterismo che ha accompagnato quella consultazione, in combinazione con la solita coloritura locale di indipenditismo straccione, rivendicativo e culturalmente perdente, non fanno di quella scadenza un esempio fulgido di cosa si intenda per voto informato, ma transeat). Si aggiunga che per la consultazione di domani è scesa in campo anche la Presidenza della Regione Sardegna, organizzando un'apposita campagna di sensibilizzazione e informazione. Qui i più cinici potrebbero storcere il naso e pensare "Timeo Danaos et dona ferentes" ovvero: com'è che proprio ora anche nelle stanze dei bottoni hanno tutta questa fregola riformatrice e di razionalizzazione delle spese? Si, è vero, ci ho pensato anche io...ma per ora meglio non discutere gli stati psicologi di terzi o i reconditi secondi fini di altri.

Dunque, rimane il referendum, che spero davvero, come si suol dire, passi. Nel frattempo l'intellettualità isolana, o almeno alcuni dei suoi più pregiati pezzi da esportazione, si esprimono sul voto con ragioni che non condivido, alcune di merito, relative al risparmio effettivo di denaro che si produrrebbe con la loro abolizione, che sarebbe irrisorio  (ma la politica ha costi che non si riducono a quelli del gettone di presenza degli eletti, ma non so, forse qualcuno potrà spiegarlo all'autrice di Accabbadora) e considerazioni  relative alla "verticalizzazione" del potere indotto da una diminuzione del numero dei consiglieri regionali (vabbé qui è il solito refrain dell'intellettuale che guida il popolo e per il quale chiede più rappresentanza, più potere diffuso, democrazia ecc. ecc.). La nota scrittrice, sempre nel tentativo di spiegare, come da titolo, i referendum al suo gatto (che son convinto preferisce Whiskas) si scaglia poi contro la demagogia, che a suo dire informerebbe la consultazione elettorale imminente. E qui davvero mi son sorpreso, perché ero rimasto che la Murgia aveva nei giorni scorsi firmato un endorsement per alcuni candidati alle prossime amministrative che quanto a ideologia e populismo non sono secondi a nessuno, come dimostra il leader nazionale (cioè locale) della lista sardista sostenuta dalla scrittrice. Anche se devo dire che la signora scrittrice di posizioni balzane ne aveva espresso pure in precendenza, quindi la mia era una sorpresa tutto sommato modesta.

Insomma, cattivi maestri a parte, io penso ci siano buone possibilità che domani i sardi diano un segnale di cambiamento. Se questo non dovesse accadere, se cioè il quorum non venisse raggiunto, vuoi per le immancabili ragioni meteorologiche (ma domani dovrebbe piovere), vuoi perché 10 schede sono troppe e la "ggente" non capisce, vuoi perché qualcuno è stato convinto dalle ragioni contrarie, beh, in ogni caso se quello dovesse essere l'esito vuol dire che tutto questo discutere e affannarsi di politica e antipolitica; tutte queste grida scomposte e ultimative contro la casta che opprimerebbe un popolo che se fosse per lui farebbe della Sardegna un Svizzera del Mediterraneo, la continua pubblicazioni di dossier anti-casta (oramai un genere letterario consolidato), ecco tutte queste cose lasceranno il posto alla figura del sardo tradizionale che affolla di frequente talk show e programmi di "approfondimento" politico sociale...ma sì quel sardo rivendicativo, che, smesso il costume tipico e il folklore religioso da festa patronale veste i panni della nobile indignazione socio-politica e grida e protesta perché gli trovino un lavoro, perché si conceda elettricità a prezzi scontati perché lo sanno tutti che il nostro alluminio, come il pecorino, è DOC (o DOP? Non ricordo più), e tutti lo vogliono perché è il migliore del mondo; perché i prezzi del latte di pecora siano più remunerativi per gli allevatori sardi che tanto investono in ricerca, innovazione e formazione, ovviamente chiedendo alla Regione di imporre quegli aumenti; blocco alle frontiere dei malefici alimenti stranieri, chè i nostri sono genuini mentre quelli altrui son veleno ecc. ecc...

Vedremo...a lunedì.

26 commenti (espandi tutti)

i media ne hanno parlato praticamente nulla, invece trovo sia importante non solo per i sardi. direi che domenica tra elezioni francesi, greche e referendum e...derby, sarà una giornata veramente interessante

Segnalo che diversi cittadini sardi hanno telefonato in trasmissioni radiofoniche RAI per ricordarlo.

Ma quello serio è solo consultivo...e in effetti mi sembrava strano...

Personalmente sono contrario alla abolizione o soppressione di province ma ritengo giusto che il popolo si esprima. Si spera sia bene informato. Considero che in ogni forma seria di governo esistono enti intermedi tra i comuni e le giurisdizioni piu' grandi. I 50 stati americani sono organizzati in contee (in alcuni casi sono centinaia e sono in tutto 3141) cosi' come canada e australia. Le regioni tedesche sono organizzate in distretti. La svizzera, piu' piccola della lombardia, è suddivisa in 26 cantoni, della dimensione media di una provincia italiana ed i cantoni piu' grandi sono suddivisi in distretti.  Insomma una lombardia senza province sarebbe come una svizzera senza cantoni ed una volta abolite bisognerebbe inventare altro. Soprattutto in montagna (alpi e appennini) dove l'orografia favorisce piccoli centi abitati lontani tra loro e difficilmente agglomerabili. Poi che siano provincie o distretti (ancora piu' piccoli) come mi pare proponesse Einaudi si puo' discutere ma abolire ogni "ente" o "sovranità" tra comune e regione per me è una solenne stupidata.

Come al solito almeno noi due su questo punto siamo d'accordo. Aggiungo che il vincolo vero alla moltiplicazione delle giurisdizioni e dei compensi ai politici dovrebbe essere il fatto che i relativi costi dovrebbero sempre essere addebitati, con la massima trasparenza possibile, ai territori cui corrispondono. Detto questo e' buona cosa che vi siano referendum, anche se in questo caso sono distorti dal fatto che lo Stato centrale italiano di regola stupidamente paga il conto senza entrare nel merito di certe scelte locali piu' o meno sciagurate.

Io credo che la "questione province" sia un perfetto esempio dell'errore metodologico con il quale in Italia si cercano soluzioni ai problemi.

Nel caso specifico il problema è ridurre i costi della politica. L'errore è nel sillogismo:

"Bisogna ridurre i costi della politica" "le province costano"= "aboliamo le province"

Un comportamento normale sarebbe cercare di capire quali province servano e quali no (saranno mica tutte uguali?).

Stabilito questo, cercare di capire come si possano ridurre i costi delle province "utili" o se sia necessario riformare il sistema delle province (potrebbero anche diventare "distaccamenti territoriali" delle Regioni ad esempio).

 Finche la logica con cui si cerca di riformare il paese si basa solo su tagliare e risparmiare non credo produrrà grandi risultati.

Ragazzi, io capisco il pluralismo e il fatto di tenere sempre aperta la possibilità di valutare punti di vista differenti, pero ci sono dei ma grandi come case.

Gli enti intermedi servono, nessuno lo nega. Ci sono già regioni, comuni e comunità montane. Se proprio alcune funzioni di governo andavano decentrate sul territorio si potevano costituire gli uffici tecnici e di coordinamento in apposite sedi distaccate, senza tenere in piedi tutto l'ambaradan dei mille campanilismi italici, con tanto di gonfaloni e insegne appositamente commissionati per i nuovi enti, e nel solco pluridecennale dell'inconcludenza tipica dell'amministrazione italica. Casomai non si fosse capito non è discussione l'inevitabile esigenza di di avere l'amministrazione locale sul territorio, ma l'accompagnare a quella amministrazione cariche politiche locali, in aggiunta a quelle già esistenti. Poi ovviamente Canada e Stati Uniti, per non parlare della mitica Svizzera, mi faranno sempre sognare, e  in fondo io sono un esterofilo provinciale (questa è una nemesi, torna il concetto di provincia)...ma io mi misuro con quello che vedo e con lo spirito del tempo.

Comunque, ma avverto i contenuti sono espliciti, vi segnalo un po' dell'attività della provincia di mia residenza, così perché l'aria rarefatta delle Alpi Svizzere mi sta stretta e vorrei tornare sui più ossigentati lidi mediterranei. Allora, nel solo 2012, con un atto di indirizzo la giunta provinciale stabilisce che qui, la provincia più povera d'Italia, siamo poveri ma ci teniamo a feste e caroselli e cultura che manco il Parnaso e l'Olimpo hanno mai visto in proporzione così tanta cultura e festa: PER IL SOLO 2012 QUASI 500.000 EURO in feste e cultura (cultura in senso antropologico, ovvero qualsiasi azione collettiva che abbia un senso attribuito intenzionalmente o meno dai suoi partecipanti). Per essere la provincia più povera d'Italia, un Italia che muore di austerità, non ce la passiamo malissimo. Se poi volete immaginare come spenderemo questi bei soldini, possiamo vedere: 5.000 euro per celebrare la fondazione di una frazione; 20.000 euro per una bella festa per lo scorso primo maggio; 10.000 euro per promuovere l'arte; 13.000 euro per gli sfavillanti mercatini di natale; 800 euro per comprare 50 copie di un libro; 2500 euro per pagare 100 copie di un libro su un "microcosmo"; 20.000 euro per la stagione di prosa; 7000 euro per la fiera del libro del libro del sud-ovest...questo per la cultura. Poi c'è lo sport, 35000 euro alle squadre più blasonate; la promozione turistica: 400.000 euro di accordo fra RAI e Provincia perché in Rai parlino di noi, avete capito bene, 400.000 euro: quando intorno al desco vediamo paesani e comprimari dei nostri meravigliosi borghi, e li riconosciamo compiaciuti, è come se fossimo al cinema, nel senso che stiamo pagando il biglietto. Ma la Rai non è pubblica? Già non la paghiamo RAI Regione? Mah...poi, altri 30.000 euro per promuovere il carignano. Poi, siccome siamo poveri, ma lo sport fa bene ecco qui: 255.000 euri e rotti, in un anno, per pagare trasferte e visite mediche in questa provincia che, dato l'impegno, credo sarà di diritto a Londra alle Olimpiadi. Non prima però di discutere, con 12.000 euro di finanziamento, dello sport in una bella conferenza.

Poi, volendo continuare, solo per il 2012, e a parte il bilancio delle scuole pubbliche, siccome ci teniamo qui alla formazione, altri 512.000 euro per la formazione professionale! 

E non continuo perché mi son stufato...ora, magari queste spese le avrebbe fatte comunque la vecchia Provincia di Cagliari, e prescindendo dalla valutazione di congruità, opportunità e utilità di queste spese, cioé pur mantenendole invariate, sarebbe molto chiedere di non doverci pagare sopra assessorati aggiuntivi e province di nuova formazione?

Mi scuso. Forse ho fatto l'errore di fare un discorso di carattere generale dove si discute di un ambito specifico.

PS

Però il punto rimane questi sprechi li potevano fare anche da Cagliari e il fatot che quella provincia sia inutile non implica che tutte lo siano

Certo, non tutte lo sono, e non tutti gli atti delle province sono inutili. Rimane che un paese che soffre di burocrazia, di eccesso di spesa pubblica, di politica intesa come mediazione nella società allo scopo di estrarre rendite di consenso dai meccanismi elettorali, e considerata anche la difficile situazione economica che viviamo, che dovrebbe imporre maggiore oculatezza, rendono l'abolizione di questi enti un fatto importante. 

e no!

Francesco Forti 7/5/2012 - 12:09

in "un paese che soffre di burocrazia, di eccesso di spesa pubblica, di politica intesa come mediazione nella società allo scopo di estrarre rendite di consenso dai meccanismi elettorali, e considerata anche la difficile situazione economica che viviamo" noi dovremmo avere l'intelligenza di saper fare le proposte giuste e quindi dovremmo saper trovare un diverso assetto della gestione politica del territorio (ridisegnando le giurisdizioni ed i loro poteri, l'autonomia, i metodi di finanziamento). Quindi invece di abolire le province si tratta di trovar loro nuovi ruoli e compiti sulla base del principio di sussidiarietà (quindi per esempio meno compiti allo stato e alle regioni e piu' compiti a comuni e province) . I riferimenti fatti prima a contee e distretti non sono tanto al "nome" del contenitore ma al fatto che li' svolgono delle funzioni politiche importanti, che nessuno  razionalmente attribuisce ad un comune o ad uno stato. 

Renzi

francesco rocchi 7/5/2012 - 11:13

Renzi ha proposto di mantenerle sì, le Province, ma declassandole non ad ente di rango costituzionale, ma ad un coordinamento tra sindaci. Inevece di eleggere presidente e consiglio, in Provincia ci andrebbero i sindaci, senza ulteriore aggravio.

 

Molte funzioni poi potrebbero essere devolute a livelli più bassi o più alti. La manutenzione delle scuole perché non dovrebbe essere comunale? Idem le strade (a parte magari di alcune di importanza regionale). E con questo abbiamo esaurito le più importanti funzioni delle Province. Tra dismissioni immobiliari, minori passaggi burocratici, riduzione di personale politico e altri costi, il risultato non sarebbe male, in termini di risparmio, secondo me.

il problema è che gli enti locali sono allo sbando. Spendono l'80% degli acquisti (consumi intermedi: 109 mld su 136), sono responsabili di oltre il 70% dei debiti commerciali verso le imprese e il governo centrale che dovrebbe tagliare la spesa, ridurre i debiti non sa:

--- per la spesa chi ha speso, per cosa, a che prezzo, da chi: ha situazioni analitiche dopo due anni 

--- per il debito come sopra e neppure  sa quanto è a fronte di spesa corrente (la cui estinzione avrebbe effetti solo sul debito), quanto a fronte di investimenti (rilevante anche per il conto economico). Dispone di situazioni tutt'altro che analitiche della CdC relativa a tre anni prima e di studi estemporanei fatti dalla BdI in cui il debito è ricostruito in base a interviste ai creditori (i debitori, regioni in testa, non dispongono di situazioni chiare dei loro debiti)

La colpa è prima di tutto della RGS che forse ignora le potenzialità dell'informatica distribuita e di tutti i ministri che negli ultimi quindici hanni si sono scaldati le chiappe sulla poltrona "che fu di Quintino Sella". In Messico, per dire tutti gli ordini di acquisto periferici e i passi del loro iter, convergono in tempo reale al centro. Qui le autonomie sono controllate unicamente con il trasferimento annuale: come se un genitore controlla un figlio preoccupandosi solo che la paghetta basti e non se con essa compra libri o crack. Tremonti non deve essere censurato per i tagli lineari, non aveva scelta, ma per non avere fatto nulla per potere avere scelta.

E tanti auguri a Monti, Giarda, Bondi che vorrebbero tagliare con il bisturi la spesa e risolvere il problema dei debiti commerciali  di cui conoscono dettagli solo di un 20% e 30% rispettivamente. Meglio imbracciare ancora una volta la scure e far muovere le chiappe alla ragioneria generale per cambiare la situazione.

Ragioneria che è notoriamente amante della precisione: approvò infatti la Relazione tecnica sulla manovra, 20000 milioni ponendo una condizione su una posta di mezzo milione (l0 0,0025%)

Nel 1944 Luigi Einaudi perorava (esule in Svizzera) la causa dell'abolizione del Prefetto, vera arma napoleonica contro l'autogoverno locale. A distanza di quasi 70 anni gli italiani si fanno prendere in giro e buttano il bambino (la provincia) insieme all'acqua sporca (le piccole caste che prosperano all'ombra del decentramento).  Testimonianza questa che la cultura italiana è caduta così in basso che ben difficilmente potrà risollevarsi.

Sono d'accordo. Sarebbe stato molto meglio abolire i prefetti piuttosto che le province. Mi domando fra l'altro quali altri Stati abbiano prefetti simili a quelli italiani, scommetto solo gli Stati piu' retrogradi e falliti, certo non ha prefetti la Svizzera che nell'articolo sulla produttivita' scientifica e' ai vertici mondiali, con le sue universita' cantonali.

caro Marco, con i ragionamenti opinionisti di pancia confermiamo che non andiamo da nessuna parte, anzi, verso una unica direzione ...il botto.

Giusto per inziare una sana spiegazione di testa e per non reinventare la ruota inserico un ottimo commento comparso in chicago-blog da Auchab: AUCHAB 7 dicembre 2011 a 14:44
Io sono abituato ad andare “contro corrente” e mi tocca farlo anche in questo caso. Se l’obiettivo reale è la riduzione della spesa pubblica e la riduzione della burocrazia per favorire la competitività delle imprese, la soppressione delle Province produrrà un ben magro risultato. Patendo da una considerazione storica inoppugnabile, si può ricordare che la ricostruzione “post bellica” ed il “miracolo economico” degli anni 60′ è avvenuto quando l’Italia era fatta solo di Comuni e Province ( e non esistevano né le Regioni, nè le Comunità Montane né le Città Metropolitane). In quell’epoca (come può essere facilmente verificato) il rapporto Debito/PIL si collocava intorno al 40% anche se con un trend in crescita. Dopo il 1970 [il 22 maggio 1970 fu ubblicata la Legge 16 maggio 1970 n. 281 "Provvedimento finanziari per l'attuazione delle Regioni a statuto ordinario"] si assiste ad un primo balzo che lo porta intorno al 60% e, fino al 1983 circa si è mosso nell’intorno, del 60%. Poi è cominciato a schizzare inesorabilmente verso l’alto. Il 1983 coincide con il primo governo Craxi. Ma, in quegli anni, si era anche consolidato il peso ed il potere delle Regioni i cui organismi, e la capacità di spesa, erano ormai entrati a pieno a règime (sic). Nel corso del tempo le Regioni (con leggi Regionali) hanno elargito rilevantissime: indennità, indennità di fine mandato e vitalizi, ai loro Consiglieri. Assegni che, solo ora in tempi di vacche magre, iniziano ridimensionare. Ed è bene ricordare che i Consiglieri Regionali sono circa 1300, molti di più che tutti gli Onorevoli ed i Senatori presi insieme. Le Regioni hanno avuto il coraggio , nel tempo, di aprire fino a 178 “sedi diplomatiche” estere con costi a carico dei contribuenti. (vedere al riguardo Sole 24 Ore Nord Ovest – 09/02/2011 “Le regioni tagliano le sedi estere” e Corriere del 23/06/201 “Le Regioni e la «diplomazia fai-da-te» Spese pazze per 178 sedi nel mondo) Le Regioni hanno decine di “Società Partecipate” alle quali debbono ripianare “pro quota” i debiti contratti e, nelle quali, si può sempre trovare una “poltrona” per i “trombati” o per gli amici. (Al Riguardo, e per avere una idea dei costi, si può vedere l’articolo del 9 settembre 2011 su Repubblica – “Gettoni e stipendi a vuoto le 500 società fantasma gestite da Comuni e Regioni”)

caro Marco, aggiungo velocemente due informazioni con dei link per meglio inquadrare il contesto dove è stato inserito il referendum cavalcato dai nostri politici della peggior specie:
1) Disegno di legge concernente “Ordinamento delle autonomie locali”, http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20120201154659.pdf    
dove potrai leggere
L’articolo 17 prevede l’istituzione dell’area metropolitana di Cagliari, atteso che un terzo dei sardi abitano nell’area vasta cagliaritana, con l’obiettivo di costruire politiche di sviluppo e di coordinamento delle funzioni. All'area metropolitana sono altresì attribuite le funzioni delle province, pertanto detti enti non potranno essere compresi nell’ente provincia. (aggiungo personalmente che è assolutamente fondata la necessità di tale ente)
inoltre puoi visionare anche http://www.pdcagliari.it/index.php?pid=Interventi&did=227
2) http://www.regione.sardegna.it/referendum2012/affluenzachiusuravotazione/

1+2= almeno 150.000 votanti su 525.000 erano dell'area vasta/metropolitana di cagliari CHE STA DIVENTANDO GIUSTAMENTE UNA NUOVA PROVINCIA e che tali cittadini hanno ucciso le province degli altri, i cittadini dell'area metropolitana, più di tutti,  non hanno/percepiscono impatti dal proprio ente provinciale (situazione simile nell'area metropolitana di sassari, ma con numeri inferiori e quindi non in procinto di diventare  una provinciale)

Gli unici abitanti che hanno veramente bocciato la propria provincia sono quelli del medio campidano, ma sarebbe andata diversamente (per tutti ) senza il perverso e diabolico patto di stabilità o anche aumentando le deleghe o la gestione diretta da parte delle province dei fondi gestiti in modalità padronale dalla RAS.

In sintesi sono come al solito stati applicati i due modelli più usati nell'italia che ragiona con la pancia: 1) il culo degli altri  2) i polli attraversano sempre la strada

ogni cittadino di una provincia dovrebbe decidere se abolire la sua provincia, non quelle degli altri. O se cambiare compiti,  spostandoli dalla regione alla provincia, dalla provincia al comune o nel percorso inverso.  Sempre relativamente alla sua.  E pagare il costo intero delle sue scelte gestionali. 

Allora, io ribadisco il mio punto di vista.

Avete mai sentito quel detto che il meglio è nemico del bene?

Adesso, in questo frangente politico, si discuteva della possibilità di abolire le province, di eliminare un ente intermedio e di ridurre alcuni dei costi collegati all'esercizio della politica. Cosa c'entrano i Prefetti? Le prefettura coordinano l'ordine pubblico e rappresentano il governo, sono di nomina politica e non elettiva e non mi pare che gestiscano i milioni di euro che gestiscono le province. Disturbano i costi delle prefetture, le spese di rappresentanza, la presenza di un rappresentante governativo in ogni provincia? Si, avrete anche ragione, ma non c'entra nulla. Non era in agenda un referendum sull'abolizione delle prefetture. Perché se il punto è mostrare che si poteva fare di più e di meglio, beh, non è che sia molto difficile trovare capitoli di spesa dell'amministrazione pubblica che potrebbero essere cambiati. Casomai vi foste distratti, domenica, in Sardegna non è che se non si fosse votato contro i referendum e avessero prevalso i no, o l'astensionismo, ci si sarebbe subito diretti a contrastare, Regioni, comuni o comunità montane o spesa sanitaria o prefetture. Domenica è stato offerto un piccolo pertugio dal quale far passare una discussione, sicuramente gravata da molti limiti, su costi del governo, efficacia ed efficenza dei corpi di governo, funzioni e spese degli organi rappresentativi e altro ancora. OK, da Lunedì la Sardegna non è Singapore e nemmeno l'Australia, ma dire che quel referendum fosse una patacca, o fosse cavalcato dai peggiori politici (sempre in linea con gli elettori che li eleggono però, non dimentichiamolo!) mi pare ingeneroso. Non c'è stata nessuna informazione sui quesiti, i partiti sardi hanno glissato, attenuato o preso le distanze, nessuna vera campagna elettorale...io questo complottone del referendum per distogliere l'attenzione non lo vedo. E statene certi, l'abrogazione di fatto delle province, o la messa in opera di quanto previsto dagli altri referendum non sarà così immediata come pensate. L'opera di distrazione e tracheggiamento per non togliere di mezzo veicoli di spesa pubblica e consenso sarà molto dura, se capisco bene il clima che si respira nelle segreterie di partito che campano anche dalle province.

 

Sul resto poi, Massimo cosa dire. L'abrogazione delle province è stata pilotata dai cagliaritani per togliere le province altrui? A parte che le province storiche nons arà comunque così semplice toglierle data la natura consultiva del quesito che le riguardava, ma poi i quesiti sono stati presentati tutti simultaneamente agli elettori (ref. 4) quindi questo calcolo strategico del "tolgo le altrui e mi mantengo le mie" sarebbe stato difficile, senza contare che poi non solo il referendum 5 (quello che abrogherebbe le province storiche)  ha anch'esso superato il quorum, ma hanno vinto i sì. Infine, Massimo, il commento che riporti del 2011, che a quanto capisco cerca di portare attenzione sui limiti del governo regionale, non è un'obiezione alla consultazione di domenica, visto che domenica si discuteva anche "delle primarie per legge per la scelta del presidente regionale", ma anche del "Siete voi favorevoli all’abolizione dei consigli di amministrazione di tutti gli Enti strumentali e Agenzie della Regione Autonoma della Sardegna", ma anche della riduzione a cinquanta del numero dei componenti del Consiglio regionale della Regione Autonoma della Sardegna.




In Sardegna, data la scelta estremamente limitata e distorta dall'assenza di responsabilita' nell'addebito delle spese locali a chi vota, e' stata cosa buona e giusta votare contro le province, ma secondo me solo per mandare un messaggio corretto ai cialtroni che malgovernano. Il governo Monti ha eliminato pensioni di anzianita' e province e ci vorranno anni per capire quanto e se queste leggi, invocate da alcuni come salvifiche, produrrano un risultato non complessivamente negativo. La mia previsione e' che i risparmi conseguiti con queste leggi saranno minimi nel caso delle province (il 50% del costo politico stimato 120 milioni di euro e basta) e ininfluenti nel caso delle pensioni di anzianita', forse addirittura negativi. Le pensioni di anzianita' erano un trasferimento distorsivo dello Stato da tasse riscosse a soldi veri dati ai pensionati, di questo flusso poi una parte non trascurabile rimaneva in tasca ai vari grassatori che lo intermediavano sotto forma di superstipendi ai burocrati apicali e appartamenti in centro a Roma affittati ad equo canone o meno dell'equo canone a politici e sindacalisti nel centro di Roma. Il governo Monti per il momento ha fermato il flusso di soldi in uscita, ma non ha ridotto di un centesimo i contributi pagati (che nel Nord finanziavano tutte le pensioni di anzianita' erogate) e non si vede per ora alcuna riduzione dei profitti degli intermediatori-grassatori. Il presidente dell'INPS credo riscuota oltre al suo mega-stipendio gratifiche assortite da circa 25 posizioni aggiuntive in CdA e simili sinecure di Stato e Parastato. Conoscendo l'Italia il rischio e' che Monti tagli l'erogazione delle pensioni di anzianita senza ridurre le tasse a tasse costanti, e i cialtroni che lo seguiranno si intascheranno i risparmi senza diminuire ne' tasse ne' spesa pubblica.

Cio' che va ridotto invece sono i compensi eccessivi dei politici e in generale dei dirigenti pubblici, oltre ai trasferimenti statali spesso illegali o quantomeno discrezionali primariamente motivati dall'acquisto di consenso.

 

Il presidente dell'INPS credo riscuota oltre al suo mega-stipendio gratifiche assortite

per Mastrapasqua qui, ma lui felice come una pasqua non fa una piega!

"In Sardegna, data la scelta estremamente limitata e distorta dall'assenza di responsabilita' nell'addebito delle spese locali a chi vota, e' stata cosa buona e giusta votare contro le province, ma secondo me solo per mandare un messaggio corretto ai cialtroni che malgovernano."

 

Quesito limitato e distorto è stupido, la risposta di chi è andato a votare è stupida; per quelli che non hanno votato una parte non ci va mai e non la conto (andrebbe meglio analizzato quanto stanno tra lo stupido e l'intelligente, ovvero quanti sono sprovveduti o banditi dal secondo Cipolla) , una parte invece non ha votato perchè avrebbe votato per il NO contando sul mancato quorum e quindi hanno anche loro partecipato implicitamente al quesito stupido. Quelli che hanno deciso di non esse complici di un quesito stupido sono in netta minoranza,  il messaggio è di stupidità e conferma le finalità di avvantaggiare chi lo ha  mandato e che  s non ha combinato una beata mazza governando in Regione Autonoma della Sardegna , per loro il referendum è sempre grasso che cola, le prossime elezioni comunali e regionali in sardegna diranno di quanto.

 

Il messaggio un pò più corretto lo trovi nelle elezioni amministrative che hanno indicato che sono dei cialtroni (in ogni caso messaggio tardivo su una cosa nota da un pezzo), ma un messaggio non porta ad una soluzione se poi ci si comporta in netta maggioranza da stupidi, sprovveduti e banditi

I nostri politici/tecnici della peggior specie, che devono far vedere qualche "risultato" finalizzato al consenso sanno che le persone italiane, più che in altre nazioni, generalmente ragionano a livello di bit (0/1) su ambiti di applicazione molto ristretti.

I referendum sono uno strumento favoloso da cavalcare, se non da proporre in primis, in ottica diffusa di ragionamento da fazione, il meglio è nemico del bene, ovvero il bianco meglio del nero calza a pannello con le loro finalità.
Io invece conosco una suddivisione di Cipolla, egli divide gli uomini in quattro categorie: intelligenti, banditi, sprovveduti, stupidi.
Le azioni dei primi producono vantaggi sia agli altri che a loro stessi. Le azioni degli ultimi, invece, producono danni tanto a se stessi quanto agli altri. Pertanto la stupidita' e' il peggiore di tutti i mali (quindi il suo principale nemico).

 

Ovvero, siccome è stupido sia non informarsi (adesso con la quantità di informazioni su Internet e i motori di ricerca non ci sono più scuse per tante persone), sia vedere ambiti troppo ristretti, sia ragionare per bit, io personalmente mi sforzo di limitare tali punti finalizzandomi sul COME.

L'incapacità di ragionare sul COME effettuare una cura porta alla soluzione più diffusa, che comporta L'AMPUTAZIONE, seanze neanche riuscire a capire che a volte stai amputando un arto e non uno strumento di ausilio che usa l'arto.

L'altro giorno ho sentito un parlamentare che come punto di forza di un suo suggerimento per la spending review evidenziava che si applicava sul 70% dei comuni italiani. sai cosa voleva fare?
CANCELLARE TUTTI GLI ENTI LOCALI COMUNALI SOTTO I 5000 ABITANTI, e nessuno degli altri invitati gli ha detto che è un coglione calzato e vestito, e magari ci fa anche un referendum; infatti se si applica il pattern del culo degli altri vince sicuro, la popolazione del 70% dei comuni italiani è nettamente inferiore alla popolazione dei rimanti comuni sopra i 5000.

A questo punto chiediti, quanti abitanti italiani pensano al COME si gestiscono gli enti locali magari aggregando i servizi, quante persone cerchino di capire se stiamo parlando di un arto, quanti italiano si chiedano di che cacchio di angolo sia sto taglio (tra l'orizzantale e il verticale).

 

Ritornando agli enti locali visti nella loro naturale e più allargato ambito e non a quello idiota legato solamente alla provincia,  ti regalo una soluzione semplice semplice, che parte dalla regione e dalle province: la regione ha un consiglio formato dai presidentti delle province, le quali ottengono la maggior parte delle deleghe e dei fondi regionali, ad esclusione della sanità per la quale ci sarebbe da fare uno studio più approfondito.

Il segnale di questo referendum è per me un suono, ed è sempre lo stesso da diversi  decenni e che mi assorda, ha il tradizionale suono delle campane a morto.

nel trentino un realtà è stata abolita la regione (piu' concretamente tutti i poteri sono passati alle due province autonome, sanità inclusa) e mi pare che la cosa funzioni egregiamente (sono le due province in testa in ITA per qualità della vita). Certo, ci vorrebbe un vero federalismo fiscale, perché mi pare che il TAA abbia una situazione non sana, ma il concetto è quello. Per la sanità, trasformando il sistema da beveridge a bismark il grosso della spesa passa ai sistemi assicurativi obbligatori. Piuttosto prendete atto dei poteri e dei compiti che hanno i piccoli cantoni svizzeri (sanità ed edicazione di tutti i livelli, università compresa) e della loro autonomia fiscale e capirete come (ribadisco) che l'abolizione delle provincie sia una solenne stupidata (nel senso di "cipollesco" di crear danno a tutti senza trarne vantaggio, anzi danneggiandosi).

Le province autonome anche per me sono più indicate, il mio suggerimente sul consiglio regionale formato dai presidenti delle province (o eventualmente da un referente nominato dal presidente di ogni provincia) è legato allo sforzo che faccio di trovare soluzioni senza iniziare con l'amputazione, come farebbe qualsiasi medico, il mio suggerimento permetteva di ridurre del 90% i consiglieri regionali (dai costi singolarmente esorbitanti) offrendo una più idonea rappresentazione provinciale.
Io ritengo che la regione possa servire  in un ambito di coordinamento strategico e di auditing in un contesto territoriale più vasto,  i punti sono cmq il rapporto costi/benefici e chi li paga, ma vedo che siamo sostanzialmente daccordo sulla necessità provinciale.

Infatti le province, in ogni caso, rispondono maggiormente all'obiettivo  indicato dal disegno di legge regionale sardo per l'area metropolitana/vasta di cagliari:
L’articolo 17 prevede l’istituzione dell’area metropolitana di Cagliari, atteso che un terzo dei sardi abitano nell’area vasta cagliaritana, con l’obiettivo di costruire politiche di sviluppo e di coordinamento delle funzioni. La lettura di questa descrizione non può essere unicamente letta come una indicazione di numero abitanti, ma l'obiettivo riguarda il numero di abitanti nell'ambito dell'omogeneità delle esigenze e necessità di tale territorio e di conseguenti definizione di strategie e infrastrutture comuni.
La Sardegna, come altre regioni italiane, ha una fortissima disomogeneità e diversità all'interno dell'ambito territoriale regionale e solo una forte referente politico di queste aree omogenee può dare il miglior contributo, queste aree sono le province e in sardegna ne servivano altre due oltre quelle storiche.
Le province derivate dal disegno di legge erano 6, ovvero il più idoneo numero minimo necessario alla sardegna in corrispondenza alle più evidenti diversità territoriali, praticamente alle quattro province storiche si aggiungeva l'area vasta di cagliari e si manteneva la nuova Olbia Tempio.

La regione gestisce troppi soldi e sono troppo "lontani" dal cittadino, è molto più facile per l'ente regionale fare il cattivo genitore che non fa crescere i propri figli dandogli la paghetta necessaria a tenerli buoni e facendo figli e figliastri.
Marco ha evidenziato un finanziamento opinabilissimo nella sua provincia, che cmq era diretto all'interno del proprio territorio e qualche beneficio in ogni caso lo porta, ma come faceva Marco, come chiunque di noi, a vedere le milionate di Euro che un ex.assessore egionale  ha dato a CdO sotto forma di pubblicità/comunicazione alle manifestazioni fuori della Sardegna, che sono oggettivamente soldi dati con 0% di ritorno economico.

In Sardegna abbiamo anche maggiori difficoltà a spostarci per lavorare al di fuori dell'isola, avere un pò di concorrenza nella gestione delle province dandogli più autonomia finanziaria e deleghe, avrebbe anche sviluppato un maccanismo di concorrenza che attualmente non c'è o è unidirezionale.
 

Immagina che abbiamo 190-300 milioni di euro di fondi POR per informatizzazzione fermi per cagate politiche/dirigenziali, adesso per non ridarli alla comunità europea compreranno ferro (hardware) inutile a più non posso (oltre 100 milioni di euro di tablet per le scuole e non esiste una dove puoi fare verifiche on line o prenotare un colloquio), la percentuale che rimane dal ferro è bassissima, buona parte dei proventi del ferro non rimangono neanche in europa, li stiamo dando ad americani e cinesi.
Le province hanno sempre speso i soldi di informatizzazione meglio della regione, sia internamente all'ente che finanziando gli enti locali minori del proprio territorio.

Non voglio tediare continuando, concordo totalmente con te con la stupidata Cipolliana nell'ambito delle amputazioni provinciali.

http://www.societageografica.it/images/stories/carta_italia.jpg

http://www.societageografica.it/index.php?option=com_content&view=article&id=778:la-riorganizzazione-territoriale-dello-stato&catid=56:attivita-culturali

Per la Sardegna ci vorrebbe anche la provincia tirrenica che abbraccia dalla gallura all'ogliastra o anche il Sarrabus (come giustamente proposto dai politici della moritura provincia di Olbia-Tempio), più l'area vasta di cagliari di Cagliari  e comuni limitrofi che funziona come area metropolitana con funzioni di provincia.

Non ho elementi sufficienti per indicare con confidenza anche l'area vasta di Sassari  come ente metropolitano/provinciale ma sono propenso di si.

Comunque è sempre più coerente delle attuali regioni, come ho già evidenziato anche  in recente commento.

In un movimento per Rifare l'Italia farei una organizzazione territoriale più idonea sopra il comune che non prevede neanche il livello regionale, costruire un nuovo paradigma abolendo i coordinatori regionali e cavalcando la logica indicata dalla società geografica, anzi con maggiore granularità, così aumentiamo la concorrenza e la valenza di chi opera realmente e operativamente nei territori, perchè specialmente nel centro sud i voti sono più legati alle persone  (cosa che molti nordici non capiscono, Lega Nord in primis).

 

 

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