Soldi veri, promesse e sogni

Morandini & Marcegaglia hanno portato a casa un primo risultato: va a loro merito, è il frutto di un lavoro paziente e tutt'altro che facile, per compiere il quale si deve contare su volontà alfieriana e qualità d'incassatore da pugile. I provvedimenti ottenuti costituiscono una minima boccata d'ossigeno in una situazione d'emergenza, ma sono di portata alquanto limitata: la strada da percorrere è ancora lunghissima e la battaglia continua ......

Certo, non si può dire che questi non siano “soldi veri, ma nemmeno che siano molti se è vero, com'è vero, che l'innalzamento (da 0.516 a 1 M€) del limite di compensazione debiti-crediti con l'erario comporta solamente ...... un “anticipo sul ritardo” di una modesta quota delle somme indebitamente trattenute dallo Stato, mentre l'istituzione di un fondo di garanzia per il credito alle PI potrebbe anche – ce lo si deve augurare, peraltro – non comportare alcuna uscita dalle casse pubbliche. Vediamo di fare chiarezza.

A tal fine, giova ricordare il fatto che l'attuale assurda normativa prevede il puntuale pagamento dei debiti del contribuente verso l'erario (tasse, imposte e quant'altro), senza che avvenga la medesima cosa a parti invertite (as esempio, crediti IVA legati all'esportazione), il che pare configurare un diverso valore di crediti e debiti, a seconda di chi siano il creditore ed il debitore: davvero non si capisce perché non debba essere automatica la totale compensazione, se non si assume la sudditanza come quadro di riferimento filosofico. D'altro canto, l'istituzione di un fondo di garanzia non costituisce automaticamente una spesa, dal momento che - trattandosi appunto di una garanzia statale su una parte dei finanziamenti concessi dalle banche alle piccole imprese, posta in essere per ridurne il rischio -  l'esborso si avrebbe solo in caso d'insolvenza, che è ragionevolmente impensabile nella sua totalità e, tra l'altro, minimizzabile tramite l'utilizzo dei Confidi che conoscono il territorio e funzionerebbero da filtro. Inoltre la somma ad esso destinata (1,5 miliardi) pare anche decisamente insufficiente, per quanto fantasiosamente giudicata in grado di generare credito pari a 60-70 miliardi (considerando, dunque, una spropositata leva finanziaria pari a 40-45). Per di più, nemmeno è disponibile in unica soluzione, ma pare verrà spalmata su 3-4 anni, cioè non tutta con effetto nel momento dell'attuale difficoltà, ma in parte in un futuro nel quale il problema – si spera – sarà ormai risolto, pur con tutte le conseguenze sull'assetto del mondo come oggi lo conosciamo.

Va aggiunta l'informazione che Confindustria aveva chiesto al governo – sulla base di una delle tante idee uscite dal Consiglio Centrale PI e fatte sue dalla presidente Marcegaglia – di utilizzare a tale scopo l'accantonamento TFR che il precedente esecutivo – il più anti-imprenditoriale della storia d'Italia – aveva forzosamente sottratto al sistema produttivo per rimpinguare le casse dell'INPS (gestita, guarda un po', dai consueti compagni di merende ....). Si tratta di 5 miliardi – da mettere a disposizione per ottenere una liquidità di 80 miliardi, stimando una leva ben più prudente - che sono attualmente remunerati da lorsignori del clepto-sindacal-statalismo esattamente come facevano le aziende, cioè senza alcun vantaggio per i lavoratori, rendendo evidente che l'operazione non aveva senso economico, al di là di quello puramente politico e di potere.

Per quanto riguarda, inoltre, l'abnorme ritardo dei pagamenti ai fornitori da parte del Grande Fratello dalle mani lunghe – e dalle tasche bucate - siamo ancora alla fase delle promesse. Sia chiaro a tutti che non si sta parlando di una richiesta di agevolazioni, ma di un paradigmatico esempio d'inciviltà - absit iniuria verbis – giacché non si può discutere che si tratti di un diritto violato, per di più da parte di chi sanziona le altrui infrazioni. Comunque si eseguano i conteggi, la cifra in gioco è davvero stratosferica (la stima confindustriale si aggira sui 70 miliardi, l'esecutivo minimizza ma non ne contesta l'enormità) ed ha spinto anche l'egregio Mario Draghi a segnalare pubblicamente tale anomalia – un termine da usarsi solo se in vena di estrema cortesia - sollecitandone il contenimento sino ad un graduale rientro nei canoni della normalità: è pur apprezzabile l'impegno a tempi di pagamento di 60-90 giorni a fronte delle nuove forniture, ma – come per ogni azienda che, in un momento di difficoltà, voglia garantirsi la prosecuzione dei rapporti e, con essa, la continuità – non si può prescindere da un serio piano di rientro.

Si parla, invece, di una vaga promessa di certificazione del credito – senza farci mancare la consueta burocrazia dell'Ufficio Complicazione Cose Semplici per studiare le indispensabili modalità d'esecuzione a prova d'abuso, ça va sans dire .... – per poterlo scontare presso il sistema bancario, magari tramite la SACE, che probabilmente otterrebbe un compenso: una controllata dello Stato che farà business sul debito del suo controllante? Suvvia, siamo seri! Sarà peraltro opportuno far notare, a chi non lo sapesse, che la Cassa Depositi e Prestiti ha la disponibilità di cospicue risorse – pari, alla fine dell'anno 2008, a circa 100 miliardi – ed a nessuno sembra curioso che là rimangano in attesa di essere utilizzate per l'esecuzione di quelle infrastrutture alle quali sarebbero destinate, mentre i creditori delle amministrazioni pubbliche soffrono, incolpevolmente, una tale massa di mancati pagamenti.

I “soldi veri-veri”, invece, rimangono sogni, in attesa di ........ opportuno e ponderato studio. La riduzione di un carico fiscale – per non dire di quello contributivo, al quale colpevolmente nemmeno si accenna – che i confronti internazionali non mancano di collocare ai vertici delle classifiche, deve essere assoggettata ad ampia riflessione circa la compatibilità con il bilancio dello Stato. Eppure, da tempo ci si batte, al momento ancora invano, per una misura di detassazione degli utili reinvestiti in azienda che, oltre a presentarsi eticamente corretta perché sgraverebbe da prelievo somme che non costituiscono reddito, aiuterebbe la miriade di piccole aziende che costituiscono la finanziariamente fragile ossatura del sistema produttivo italiano ad affrontare meglio i momenti di difficoltà.

Pare ormai, finalmente, condivisa l'opinione che flessibilità e creatività, caratteristiche fino ad ieri vincenti di questa modalità del fare impresa, debbano essere affiancate dalla disponibilità di risorse da investire massicciamente in formazione ed innovazione, unica via per affrontare mercati sempre più concorrenziali: pur considerando che siamo ancora alle prese con l'incapacità – specie, come sempre, al Sud - di spendere i fondi comunitari da parte di una congrega di amministratori pubblici incapaci, è ovvio che tali risorse, lungi dal potersi cogliere sugli alberi, debbano essere rese disponibili consentendo alle imprese – specie alle PI, che hanno le tipiche difficoltà della modesta dimensione – di non trovarsi a dover cedere la gran parte dei propri utili alla sanguisuga fiscale. Alle parole, però, mai seguono i fatti correlati. La rapina continua imperterrita e finanzia, ad esempio, le immancabili regalie alle amministrazioni locali amiche - Roma, Catania e Palermo, che hanno dilapidato il dilapidabile – in aggiunta a costi per la politica vergognosamente superiori ad altri luoghi del pianeta – non solo nella generosissima Sicilia, che detiene il record mondiale dei dirigenti pubblici, ma anche nell'Alto Adige che premia il suo possente nocchiero con uno stipendio da far invidia a qualunque capo di Stato – e persino deficit sanitari apparsi dal nulla tra l'ipocrita sorpresa generale, ricchi premi e cotillons. Nihil sub sole novi.

Conseguentemente a quanto esposto e, in particolare, alla fastidiosa sensazione di esser presi per i fondelli che si prova ogni volta che si ha a che fare con le loro signorie illustrissime, gli incantatori di serpenti, verrebbe la voglia di concludere con uno scurrile anatema, ma in uno scritto che si proponga d'illustrare rigorosamente una tematica nei suoi aspetti tecnici e nei suoi risvolti pratici, pur utilizzando un linguaggio semplice e comprensibile ai non addetti ai lavori, non si dovrebbe indulgere a contumelie ed improperi vari. Facciamo così: senza che qui siano rese esplicite, il lettore si senta autorizzato a scegliere le sue “parolacce” preferite. Saranno sempre troppo cortesi.

Cionondimeno, sarà pure opportuno azzardare qualche idea, anche cercando di dare risposta alla prima e più diffusa obiezione che viene addotta – tutti chiedono, e mancano “i schei”, di questi tempi, poi ….. - sostenendo con forza che no, non è vero: manca, in realtà, la volontà politica di reperire le ingentissime risorse prelevabili dall'intervento sulle grandi aree di spesa pubblica. Ad esempio - tanto per essere chiari - non si capisce davvero perché l'Italia debba continuare ad essere l'unico Paese nel quale la pensione si raggiunge così precocemente. Basta uniformarsi al resto del mondo e decidere che – da ieri sera, senza blaterare di diritti acquisiti, gradualità ed altre simili amenità giacché, oggi, non è certo il momento – il sistema prevede il limite a 65 anni per tutti, legandolo, per il prosieguo, alla variazione dell'aspettativa di vita media. Il risparmio ottenibile in tal modo, come risulta da un documentatissimo studio del CERM, si aggirerebbe intorno allo 0,8% del PIL, abbastanza per coprire le somme impegnate in questo momento per la cassa integrazione in deroga (cioè destinata a chi non ne avrebbe diritto, perché non impiegato in aziende che hanno versato gli appositi contributi per costituire il fondo).

Ora, però, proviamo anche ….... a innescare la bomba. Si fa un gran parlare di solidarietà e si presentano anche proposte che – oltre a mirare ad una disperata dimostrazione di esistenza in vita del proponente - hanno il sapore della rivincita sociale (in chiave “anche i ricchi piangano” di matrice rifondarola) senza riuscire a procurare risorse di un qualche peso. Se vogliamo, invece, mettere in atto un provvedimento capace di fornire somme sostanziose, occorre ricordare che l'altro grande capitolo di spesa pubblica corrente - indipendentemente dal giudizio, diffusamente assai critico, che si voglia dare sulla qualità delle prestazioni lavorative che ne derivano – è costituito dalla voce stipendi della PA. Allora, se il momento è straordinario ed esige risposte straordinarie, ci vuole il coraggio di chiedere un piccolo contributo ai redditi garantiti, in favore di coloro che garantiti in tal senso non sono, potendo perdere il lavoro e, con esso, la possibilità di sostentamento. Tra l'altro, una scelta operativa che potrebbe migliorare la coesione sociale, da un lato facendo crescere la comprensione del fatto che "siamo tutti nella stessa barca" ed i sacrifici non possono che essere ripartiti, dall'altro riducendo il palpabile astio del mondo produttivo nei confronti di quello - a torto o, più probabilmente, a ragione - definito "della rendita" e "dello spreco". Anche perché, se è vero che i lavoratori privati perdono il posto ed i lavoratori pubblici no, il crollo dell'economia diminuirà il gettito, il che significa che lo Stato avrà meno risorse e non potrà certo pensare di aumentare ancora la pressione fiscale, innescando un circolo vizioso.

L'idea è certamente provocatoria, ma non è frutto di una solenne sbornia o di una digestione difficile – come indubbiamente riterrebbe la trimurti sindacale che, ormai, difende quasi solo gli interessi di pensionati e dipendenti pubblici, oltre ai propri privilegi, s'intende …. – dato che altrove si è presa questa strada: ad esempio, in Irlanda gli stipendi pubblici sono stati ridotti del 7%. In tal modo, sarebbe possibile anche spostare spesa pubblica da spesa corrente ad investimenti, prendendo due piccioni con una fava: da un lato, ordinativi al sistema produttivo che, così, garantirebbe posti di lavoro (ed introiti da imposte) anziché cassa integrazione e chiusure (con ulteriore aumento della spesa sociale improduttiva) e, dall'altro, ammodernamento del Paese e condizioni generali migliori per affrontare il futuro.

Sta di fatto, comunque, che qualche cosa di diverso – e rilevante - occorra inventarsi, dal momento che è chiaro come le attuali misure siano largamente insufficienti e denotino, soprattutto, l'incapacità di comprendere il funzionamento non solo del mitico “mercato”, ma semplicemente anche di un sistema produttivo efficiente. Era così anche per il precedente governo – fortunatamente presto deceduto, senza alcun rimpianto ma, purtroppo, già dopo aver procurato qualche grave danno – dal quale, francamente, non ci si poteva aspettare alcunché di diverso, ma l'attuale esecutivo fa davvero ben poco di più ed il malcontento degli operatori economici – come anche la protesta dei sindaci del nordest, zona a grande diffusione di piccole imprese, dimostra – non fa che aumentare.

Insomma, basta con i giochi di parole e le promesse. Lavoriamo ed insistiamo, anche arrabbiandoci, per realizzare il sogno di un Paese normale, decisamente molto diverso da quello che Baffino D'Alema intendeva con questo termine.

28 commenti (espandi tutti)

Decisamente condivisibile al 95%. Vabbè, non allarghiamoci tanto, diciamo al 90%.

Il fatto è che questo NON è un paese "normale", ma solo "normalizzato".

Basta vedere che cappa di silenzio è scesa sulle dichiarazioni dell'AD di Atlantia, e successiva ritrattazione, circa l'intreccio perverso di favori e milioni scambiati con lo Stato.

E la Lady Lamiera EM che, giustamente, ci mancherebbe, rivendica soldi "veri" per le imprese, ci dica piuttosto come sono "veri" quelli che ha ottenuto dalla sua toccata e fuga da CAI/Alitalia dopo l'entrata di AF-KLM.

Che poi la coperta sia corta e serve altra stoffa, questo lo sa anche il mio gatto.

Il problema è che o ci si decide ad applicare il motto "idee magari poche, ma chiare" oppure non si va da nessuna parte.

Prendiamo il caso dei debiti delle PA nei confronti dei fornitori, nello specifico parlo degli Enti Locali.

Nel 2007 il mio comune ha sfondato il patto di stabilità interno di oltre un milione di euro non tanto perchè in situazione di deficit primario, quanto perchè noi, cozze dure, abbiamo voluto tenere fede a 2 impegni "normali": realizzare le opere contenute nel nostro programma e pagare le aziende che hanno lavorato per realizzarle.

Avevamo la situazione paradossale di avere conti aperti per circa 3 milioni di euro, avendo depositati presso la Tesoreria Unica, e quindi ANCHE a disposizione della Cassa Depositi e Prestiti, la bellezza di oltre 6 milioni di euro, ma in virtù del meccanismo cervellotico del patto (frutto del combinato disposto delle stratificazioni accademiche del duo Tremonti-Padoa Schioppa), potevamo spenderne, leggi pagare, non più di 2 milioni.

E per l'altro milione ? Semplice, il suggerimento che veniva da via XX Settembre era "pagate i fornitori l'anno prossimo".

Adesso gli stessi suggeritori sono quelli che dovrebbero far saltare fuori i soldi "veri" ?

E magari sempre tenendo la CDPP rimpinzata di liquidi peggio di un'oca all'ingrasso, al solo scopo di soddisfare le manie di grandezza di chi la statura non ce l'ha ?

Ma mi facci il piacere, mi facci... [cit. Totò].

Che poi ci siano enti locali che i soldi non ce li hanno del tutto, anche perchè li hanno bruciati in modi tra i più fantasiosi, questa è una verità assodata.

Ma, dato che la maggioranza ha i "fondamentali" ancora ben sani, tanto per cominciare, perchè non si estende la L.231 (ritardi dei pagamenti) anche a tutte le altre tipologie di appalti tipiche della PA, come quelle di pura prestazione di servizio ?

E soprattutto, perchè non si emana un de-cretino monoarticolo che tolga di mezzo il curioso impiccio per cui se il fornitore che ne ha titolo accetta la dilazione di pagamento proposta dalla PA, ma in cambio richiede l'applicazione degli interessi previsti dalla suddetta legge, sapendo che il cliente i soldi li ha in cassa (come era per il mio comune), poi il funzionario responsabile non da' parere favorevole per non poter essere accusato dalla Corte dei Conti di danno erariale per la cifra fuori bilancio corrisposta per gli interessi, ma allo stesso modo non autorizza il pagamento in sforamento del patto, sempre per non incorrere in sanzioni per omessa sorveglianza sui conti dell'ente ?

Ho fatto solo un'esempio di come si potrebbero facilmente superare molti ostacoli, la cui rimozione rimetterebbe in circolo, praticamente a costo zero, risorse tutt'altro che trascurabili e soprattutto subito accessibili, senza bisogno di astruse manovre, magari basate su ancor più astrusi calcoli di leve, ingranaggi, bielle, pistoni ed altri meccanismi finanziari di dubbia quantificazione ed ancor più dubbio controllo.

... ma è questo il lavoro della signora Marcegaglia?

Questa sarebbe la capa degli imprenditori italiani, quella che dovrebbe difendere la libertà economica, la concorrenza e tutto il resto?

Consiste in questo la ricerca dei soldi "veri"? Andiamo proprio bene!

Non è necessaria la zingara e la sfera di cristallo per capire che BS vende fumo, as usual, e la Presidentessa fa finta di aver vinto, ma le mosche che ha in mano assomigliano sempre di più a un cerino.

Però una cosa non mi va giù, continui a parlare dello "scippo" del TFR come una cosa derivante dal governo Prodi, mentre è una cosa che viene da lontano e ha riguardato (come al solito quando si tratta di fregare gli italiani) sia i governi di cdx che di csx, senza distinzioni. Giusto per ricordarlo il percorso lo iniziò Massimo D'Alema e fu continuato dall'attuale ministro degli Interni, Roberto Maroni, all'epoca al "Welfare". Decreti di attuazione di TPS e Prodi (finanziaria 2007).

Comunque, per fortuna, furono relativamente in pochi i pazzi ad aderire alla truffa, che riguardava sia i sindacati sia le assicurazioni private, che speravano in lauti guadagni alle spalle dei soliti fessi.

Comunque è buona prassi sottoscrivere almeno dei fondi monetari per il TFR dei lavoratori, altrimenti quando se ne vanno è un bagno di sangue, e mai e poi mai si dovrebbero usare per la liquidità aziendale (anche se molti lo fanno, ma non è corretto).

Ci piaccia o no, il TFR è una componente del salario che non è nostra, ma di chi lavora per noi.

Comunque viviamo e produciamo in un paese in cui la correttezza è un optional, difatti come fai notare il primo scorretto è lo Stato, per cui poi ci si adegua. Spesso mi sono sentito dire: "fino a quando ci lasciavano in pace, e non rompevano molto, mi poteva stare anche bene la babele di leggi e obblighi, però poi fondamentalmente potevamo fare i fatti nostri, oggi ci rompono i suddetti, ci tassano e in cambio non ho niente". Nemeno i soldi, aggiungo io.

Forse si sta realizzando un cortocircuito dagli esiti incerti: la nostra tradizionale anarchia (quella che ci ha reso vincenti) è sempre più soffocata, e risentiamo sempre di più di uno Stato vessatore, tartassatore, inefficiente e sprecone.

E i nodi stanno venendo tutti al pettine, e questo pettine prima si chiamava Cina, adesso crisi, ma nessuno, penso, lo vuol vedere per quello che è: si chiama pettine.

Comunque è buona prassi sottoscrivere almeno dei fondi monetari per il TFR dei lavoratori, altrimenti quando se ne vanno è un bagno di sangue, e mai e poi mai si dovrebbero usare per la liquidità aziendale (anche se molti lo fanno, ma non è corretto).

Ci piaccia o no, il TFR è una componente del salario che non è nostra, ma di chi lavora per noi.

Finalmente uno che applica il motto "idee magari poche, ma chiare" !

Aggiungo anche, a beneficio di chi se lo fosse dimenticato, o volesse correre dietro a certe peane confindustriali, APIstiche e confartigianali, che il TFR è iscritto a bilancio tra i debiti.

Quindi se qualcuno vi dice che il fondo TFR è una "ricchezza" per le aziende, mandatelo allegramente a defecare tra le ortiche.

E' proprio questa mentalità di fare e disfare tutto "a debito" che ci ha portato dove siamo adesso.

Aggiungo anche, a beneficio di chi se lo fosse dimenticato, o volesse correre dietro a certe peane confindustriali, APIstiche e confartigianali, che il TFR è iscritto a bilancio tra i debiti.

Quindi se qualcuno vi dice che il fondo TFR è una "ricchezza" per le aziende, mandatelo allegramente a defecare tra le ortiche.

E' proprio questa mentalità di fare e disfare tutto "a debito" che ci ha portato dove siamo adesso.

Il TFR che rimane in azienda e' un debito su cui pero' si pagano pochi interessi e che viene concesso senza istruttorie, per questo motivo le imprese - correttamente - lo considerano una risorsa utile. Se fosse un debito vero a tassi di mercato non se ne sarebbe appropriato l'INPS e i governi non avrebbero approfittato - come hanno fatto se non sbaglio - per portarlo a copertura di ulteriore spesa pubblica.

 

Non si potrebbe abolire il TFR, cosi' che questo 7% circa di retribuzione possa essere direttamente passato in busta paga a fine mese? In fondo, perche' obbligare chi lavora a prestare una parte della retribuzione all'azienda a tassi ridicoli? Che tipo di intervento legislativo sarebbe necessario? Ma soprattutto, perche' in un periodo di vacche magre i sindacati non lo propongono?

Io sarei favorevole all'abolizione, meglio se trovando una soluzione per non penalizzare le aziende, magari .......

In realtà, per dirla tutta, da sempre sostengo anche la necessità dell'abolizione dei sostituti d'imposta: sia data a tutti la busta paga lorda e l'obbligo di provvedere personalmente al pagamento di imposte e contributi, così da rendere evidente ai lavoratori dipendenti quale lauta parte delle loro spettanze viene incamerata dal "Grande Ladro" e sollevare le imprese da un compito non richiesto né gradito.

La differenza di retribuzione "spendibile" nei confronti internazionali, infatti, dipende molto proprio da ciò: a parità di costo per l'azienda è ben diversa la quota trattenuta dalla mano pubblica per mantenere un apparato costoso ed inefficiente, comprensivo, tra l'altro, di un gran numero di elevatissimi compensi per compiti di tipo politico (persino a presidenti di circoscrizione ....).

Non metto in dubbio che l'attuale sistema sia molto comodo per lo Stato, ma il forte sospetto è che l'efficienza di raccolta garantita in tal modo sia solo un paravento, che fa comodo alla politica per nascondere il suo ruolo ed anche, spiace dirlo, al sindacato che può continuare a fingere responsabilità delle imprese "avide", continuando, nel frattempo, ad attaccarsi alla mammella pubblica.

By the way, per rispondere sul tema generale del TFR, è certamente vero che sia sempre stata una risorsa "problematica" ed anomala e, purtuttavia, di risorsa finanziaria si tratta: come ha correttamente argomentato Alberto Lusiani, se non fosse stata tale

non se ne sarebbe appropriato l'INPS e i governi non avrebbero approfittato - come hanno fatto se non sbaglio - per portarlo a copertura di ulteriore spesa pubblica

In ogni caso, rimane valido il concetto di mettere a frutto tutte le risorse utilizzabili per supportare l'economia, infatti io ho scritto:

Va aggiunta l'informazione che Confindustria aveva chiesto al governo – sulla base di una delle tante idee uscite dal Consiglio Centrale PI e fatte sue dalla presidente Marcegaglia – di utilizzare a tale scopo l'accantonamento TFR che il precedente esecutivo – il più anti-imprenditoriale della storia d'Italia – aveva forzosamente sottratto al sistema produttivo per rimpinguare le casse dell'INPS (gestita, guarda un po', dai consueti compagni di merende ....). Si tratta di 5 miliardi – da mettere a disposizione per ottenere una liquidità di 80 miliardi, stimando una leva ben più prudente - che sono attualmente remunerati da lorsignori del clepto-sindacal-statalismo esattamente come facevano le aziende, cioè senza alcun vantaggio per i lavoratori, rendendo evidente che l'operazione non aveva senso economico, al di là di quello puramente politico e di potere.

Il TFR che rimane in azienda e' un debito su cui pero' si pagano pochi interessi e che viene concesso senza istruttorie, per questo motivo le imprese - correttamente - lo considerano una risorsa utile.

Peccato che di un finanziamento, specialmente se a medio-lungo termine, si conoscono in anticipo le condizioni, prima tra tutte la durata e la successione delle rate di rientro, compresi quota capitale ed interessi.

Per il TFR, invece, ci si fanno "prestare" i soldi dai propri dipendenti senza sapere assolutamente nulla circa la durata di questo "prestito", nè se ne può scegliere tra l'estinzione a rate (leggasi acconti come da normative e CCNL) o in un'unica soluzione (licenziamento/pensionamento).

Sarò uno all'antica, anzi, diciamo pure che sono vetero, ma tra un debito a condizioni sicure ed uno, magari un po', ma neppure troppo, conveniente, ma di condizioni incerte, scelgo senza indugi il primo.

Se poi vogliamo parlare della convenienza del TFR a livello finanziario, alzi la mano chi non ha dovuto ricorrere a prestiti o anticipazioni di cassa per liquidare dei dipendenti che avevano anzianità rilevanti ed altrettanto rilevanti TFR da percepire.

E, chissà come mai, ma lo sappiamo benissimo, basta guardarsi in giro, questo succede sempre quando le condizioni per accedere al credito sono le più sfavorevoli.

Fate 2 conti e poi diteci quale delle 2 opzioni di cui sopra è la più conveniente.

 

Sarebbe necessario abolire il diritto amministrativo, che mette la pubblica amministrazione al di sopra dei cittadini e crea l'aberrante categoria giuridica dell'interesse legittimo.

Non mi e' chiaro quale sia la richiesta chiave in questo discorso che mi sembra sintetizzabile in questi punti:

1) rimborsi di imposta piu' celeri (cio' riguarda prevalentemente l'IVA)

2) tagliare stipendi dei dipendenti pubblici, perche' guadagnano troppo (e' cosi'?)

3) togliere l'Irap e abbassare tutte le altre imposte dirette, ma non le aliquote se no qualcuno si lamenta che le compensazioni e i carryover nel tempo non sono possibili (come indicato nel riferimento di Seminerio)

4) allungare la vita lavorativa per fini di risparmio previdenziale

5) altre

rispondo velocemente piu' per vis polemica che per altro:

1) il problema dei rimborsi IVA, giustissimo tagliare i tempi, ed eseguire compensazioni, pero' le associazioni imprenditoriali non si sono mai lamentate nei confronti di coloro che abusano del meccanismo a spese del Fisco. Il meccanismo e': faccio una operazione grossa non imponibile (es esportazione) magari che poi si vede che non era proprio imponibile (perche la merce mi ritorna come reimportata) incasso (20% su un milione sono tanti) e chiudo baracca prima dei controlli. Contro questi qui nessuna sanzione, perche' altrimenti bisogna sanzionare tutti gli evasori, per equita' giusto?...quindi, lo stato controlla troppo minuziosamente.e il tempo passa,.Confidustria ha sempre taciuto sul punto....

2) tagliamoli 'sti stipendi, del 7% come in Irlanda (?), almeno si svegliano....ecco a slap in the face, concordo, per dispetto o come incentivo....

3) l'Irap riduceva in modo secco le imposte totali  (ilor+tasse varie sul lavoro) preesistenti che erano una decina. Risparmio netto. Unico difetto e' che era facile facile da fare il calcolo e facile da controllare. Niente eccezioni. Quelli che normalmente con una eccezione e una esenzione tirata dal cappello del commercialista riuscivano a scansarla, con l'irap si trovano in difficolta'. Apriti cielo, non si riesce a scappare dai finanzieri. Qualcuno dice, ma tassano anche le perdite...ebbene no, tassano anche il lavoro (come prima), perche' l'irap sostituiva molti balzelli sul lavoro per pagare il sistema sanitario...solo che con l'irap e' piu' facile equo ed economico.. Appunto, facile. Facciamo una semplice imposta sul cash flow che e' super neutrale ed e' facile facile, dovrebbe piacere a tutti no? Perche' no? Perche' e' facile facile suppongo.....

  4) certo tutti in pensione a 70 e nessuna eccezione....read, signed, sealed and delivered....ma un momento?...sara' che senza eccezioni e' troppo restrittiva proprio per il datore di lavoro o il politico quando devono fare "politica industriale" e licenziare e' difficile...i prepensionamenti sono eccezioni giusto? approvo....ora c'e' una supermaggioranza.....tra una legge peculiare e l'altra questa riforma la possono fare....

dove questo piano?

 

Qualcuno dice, ma tassano anche le perdite...ebbene no, tassano anche il lavoro (come prima)

Mica solo il lavoro: per esempio con l' Irap a me tassavano le spese alberghiere (col mio lavoro ero costantemente in trasferta, ammontavano a circa il 20% del fatturato), e se non sbaglio pure gli ammortamenti (non ne avevo, quindi non sono sicuro). Come fosse prima non so, ma ricordo che c'erano un sacco di polemiche su una cosiddetta "tassa sulla salute".

Non conosco bene la questione, ma il fatto che sia come prima di per se non vuol dire che non sia iniqua (o che lo sia).Di sicuro lo è rispetto agli investimenti ed a varie spese correnti.

non era come prima, l'Irap migliorava la situazione preesistente, cioe' costava meno rispetto a tutte le preesistenti tasse. Ora in casi anomali come quello che e' in perdita perenne, ma non si capisce come faccia a sopravvivere, si trova in difficolta' perche' deve pagare l'irap anche se in perdita, mentre prima si scansava l'ilor ma non le varie tasse. La questione e': O quelli che sono in perdita sono tanti, ovvero la questione e' economicamente pretestuosa.

 

addendum: gli ammortamenti e il leasing (ma non gli interessi) sono deducibili ai fini irap...

Scusandomi per non avere molto tempo, in questi giorni per me intensi, da dedicare alle repliche e promettendo di porre attenzione alla cosa al più presto, su questo tema devo assolutamente puntualizzare.

Io e Marco Esposito - che potrà confermare - ci eravamo posti l'obiettivo di analizzare a fondo gli effetti pratici dell'Irap da un punto di vista tutt'altro che teorico e generale, lavorando su casi concreti di tipologie differenti, per cercar di capire quali siano stati e tuttora siano i veri effetti. Man mano che ci si addentrava nei meandri delle situazioni reali, risultava sempre più evidente come discutere di medie sia del tutto insensato e fuorviante - pare un'esasperazione del celeberrimo concetto del mezzo pollo a testa di Trilussa - al punto che si dovrebbe correttamente parlare di una sommatoria infinita di casi particolari.

Insomma, non è possibile costruire una griglia di dati tale da consentire l'estrapolazione di conclusioni affidabili. Ciò detto, risulta del tutto pretestuoso e legato ad una mentalità che vede l'impresa come "covo di evasori" affermare che l'Irap sia invisa agli imprenditori perché facile da esigere e controllare ed evidentemente falso che abbia prodotto un vero miglioramento generale. Anzi, molti sono i casi che danno evidenza contraria, come - solo per produrre uno dei tanti possibili esempi, forse il più facile da comprendere - lo start-up che abbia, come è normale, una situazione iniziale di deficit.

In particolare - e mi rifaccio anche alla mia situazione personale, così non parlo a vanvera, per rispondere allo specifico punto - capita di avere uno-due anni di bilanci in perdita, per motivi di vario genere, anche nella vita di un'azienda sana: quei periodi subiscono una penalizzazione da parte dell'Irap, pur se, come nel mio caso,  gli anni "normalmente" positivi vedono un vantaggio fiscale.

Un momento come l'attuale di generale difficoltà, poi, evidenzia come tale tipo di tassazione contribuisca ad innescare un circolo vizioso ed incrementa, ovviamente, l'insofferenza imprenditoriale per tale perversione.

il problema dei rimborsi IVA, giustissimo tagliare i tempi, ed eseguire compensazioni, pero' le associazioni imprenditoriali non si sono mai lamentate nei confronti di coloro che abusano del meccanismo a spese del Fisco.

Scusa, ma non c'entra affatto. I comportamenti illegali vanno perseguiti e basta. Qui si parla di un'altra cosa: è illogico ed iniquo che i crediti dello Stato debbano essere pagati a scadenza senza che l'obbligo sia bidirezionale e sfido chiunque a sostenere il contrario .....

tagliare stipendi dei dipendenti pubblici, perche' guadagnano troppo (e' cosi'?)

Non l'ho scritto (controlla ...). Puoi leggere, invece, ciò che chiunque sa e cioè che la spesa pubblica italiana è fortemente sbilanciata dal lato spesa corrente e che, se vogliamo invece rimpinguare la spesa per investimenti (creando un circolo virtuoso) in un momento di risorse calanti, è necessario spostare somme di un certo peso dalla prima alla seconda. L'unico modo per farlo è comprimere gli stipendi pubblici: dal momento che la strada maestra della riduzione di numero dei dipendenti è ipotizzabile solo in un lungo periodo e che oggi, in particolare, eventuali estromessi andrebbero ad ingrossare le fila della disoccupazione, non resta - come hanno compreso i pragmatici irlandesi - che contenere le singole retribuzioni. Tra l'altro, ribadisco, ciò ridurrebbe la rendita di posizione garantita dall'impiego pubblico - privo dei rischi propri dell'impiego privato - e non mi pare un concetto iniquo

certo tutti in pensione a 70 e nessuna eccezione....read, signed, sealed and delivered....ma un momento?...sara' che senza eccezioni e' troppo restrittiva proprio per il datore di lavoro o il politico quando devono fare "politica industriale" e licenziare e' difficile...i prepensionamenti sono eccezioni giusto?

Capisco la vis polemica - nemmeno io ne sono privo ..... :-) - tuttavia l'età di pensionamento costituisce un'anomalia evidente del nostro sistema, senza che si disponga di risorse superiori ad altri. Tale situazione va allora corretta, magari destinando una parte delle somme recuperabili ad un migliore trattamento delle difficoltà legate alla perdita del lavoro nei momenti di crisi. Quanto alla "politica industriale" fatta con i prepensionamenti, riguarda le grandi aziende legate a doppio filo al potere politico: è persino superfluo dire che sia un non senso e che il 99% delle imprese sia contrario, don't you think?

i comportamenti illegali vanno perseguiti, ma anche prevenuti. Se lo Stato non fa compensazione tra debiti e crediti di imposta per giocare sugli interessi...allora male. Se e' una precauzione dello Stato per evitare di essere truffata, e non vi sono mezzi piu' efficaci per prevenire queste truffe, allora bene.

Parlare di rendita da pubblico impiego e poi indicare come esempio la riduzione degli stipendi pubblici in Irlanda (non conosco le specifiche di quest'ultimo caso) fa venire in mente che la policy fosse quella di tagliare gli stipendi....se non e' cosi' ho capito male....alla quale non sarei nemmeno contrario in principio...se fossero vere tutte le premesse...

sul pensionammento, come detto, totale accordo sui principi...

 

Se lo Stato non fa compensazione tra debiti e crediti di imposta per giocare sugli interessi...allora male. Se e' una precauzione dello Stato per evitare di essere truffato, e non vi sono mezzi piu' efficaci per prevenire queste truffe, allora bene.

Tu, quale ipotesi ritieni sia la più plausibile? A me pare che la prassi costantemente tesa ad ottenere la gestione di quante più risorse possibili deponga a favore della prima ......

In ogni caso, se anche così non fosse - ed io potessi essere tacciato di maldicenza, accusa che francamente non temo ..... - è sbagliato il concetto in sé, dal momento che non solo stabilirebbe, come detto, un diverso valore di debiti/crediti a seconda di chi sia debitore/creditore, ma anche punirebbe preventivamente tutti per evitare possibili - e non certi! - comportamenti scorretti di alcuni. Il che non è esattamente compatibile con un ipotetico Stato di diritto, a prescindere dal fatto che in una tale dimensione ci sia dato oggi di vivere o meno.

Parlare di rendita da pubblico impiego e poi indicare come esempio la riduzione degli stipendi pubblici in Irlanda (non conosco le specifiche di quest'ultimo caso) fa venire in mente che la policy fosse quella di tagliare gli stipendi....

Non capisco la tua obiezione. Non ritieni che vada ridotta la spesa pubblica corrente a favore di quella per investimenti, non sei d'accordo che il pubblico impiego goda di una rendita di posizione, sei di quest'avviso ma non pensi che vada attenuata (o, meglio ancora, eliminata), sceglieresti una strada diversa, non concordi sulla divisione tra redditi protetti e non, valuti che i redditi protetti tali debbano restare, ....... altro?

l'amministrazione finanziaria e' inefficiente sia dal lato dell'accertamento (cioe' scovare gli evasori) che dal lato dei rimborsi. As simple as that. Ma forse c'e' pure qualcuno che salta la fila. zipped.

L'amministrazione finanziaria è certamente inefficiente. Come sempre, in misura differenziata nelle diverse aree del Paese. Ma non venirmi a dire che il problema è solo questo e che non c'è una volontà politica dietro, sia per quanto riguarda i rimborsi (ritardati per trattenere risorse e lucrare sui tempi), sia relativamente al fatto che alcuni territori si caratterizzano per tassi di evasione sette volte superiori ad altri ..... :-)

Confermo in toto le parole di Franco Bocchini nel commento precedente, e per un mio errore questo è un commento separato e non una replica, comunque l'approfondimento sull' IRAP e le sue conseguenze è stata frustrante, più che una tassa è un terno al lotto, c'è chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso, in maniera assolutamente casuale, e con tanti di quei fattori esterni che il Medioevo ci è sembrato un'età dell'oro.

Sapevate che l'IRAP non solo è regionalizzata, per cui varia da regione a regione, e anche di molto, ma che alcune province esentano, alcune aree idem, alcune parzialmente, altre totalmente ?

Il lotto ci è sembrato meno casuale e più preciso.

Oltre al sistema perverso di pagare tasse quando si è in perdita.

Qualcuno ha scritto che l'IRAP ha abolito il contributo SSN, che però era inferiore all'IRAP stessa, mentre l'ILOR si pagava solo se si guadagnava. Tra parentesi anche l'ILOR era un terno al lotto con i suoi privilegi, esenzioni, e via dicendo e cantando, per questo la sua fine fu salutata con un'ovazione. Poi siamo finiti dalla padella nella brace.

Non piace l'Irap? Allora facciamo finta che l'Irap si componga di una Irap1 sull'utile e un Irap2 sul costo del lavoro. Facciamo finta che il resto non conti (in particolare interessi passivi) e che le aliquote di irap1 e irap2 siano uguali alla vecchia irap. Sei in perdita? Bene, non paghi l'irap1 anzi la defalchi istantaneamente dal debito di imposta relativo a irap2. L'aliquota di irap2 e' piu' bassa della somma delle aliquote varie delle imposte preesistenti nel 1997, quando fu introdotta l'irap. Dove sta il problema? irap1 non la paghi perche' non hai utili, e se in perdita anzi la compensi con un'altra imposta, e l'irap2 e' piu' bassa delle imposte precedenti. 

Il punto non e' che si paga l'irap quando si ha una perdita,e' una imposta che anzi e' piu' bassa. Chi sta fuori da questo vantaggio? Solo chi ha una elevata quota di interessi passivi. Non vedo la lotteria. Forse ci si dovrebbe concentrare sulla opportunita' o meno di tassare gli interessi passivi.

 

Scusa Francesco, il problema non è semplice, l'IRAP sostituì ILOR, contributo SSN e alcune altri ammenicoli "in invarianza di gettito", per raggiungere questo risultato fu allargata la base imponibile, in particolare i professionisti, che non pagavano SSN e ILOR si trovarono a pagare una tassa prima inesistente. Fin qui chi ci perdeva erano loro.

Poi il gettito aumentava anno per anno, in maniera esponenziale, non perchè il reddito crescesse, ma perchè si allargava la base imponibile con gli studi di settore e si mostravano alcuni effetti "perversi" dell'IRAP, che va a colpire la produttività.

Più sei produttivo (costo del lavoro uguale o minore), più paghi. That's all.

Marco, pero' bisogna mettersi d'accordo. Prima il problema era il fatto che secondo te venivano colpite le imprese in perdita (spero che la storia irap1 e irap2 abbia chiarito), ora salta fuori che il problema sono i professionisti. Allora, premesso che sarebbe bello un mondo senza tasse e imposte, sostengo che l'irap e' molto meglio di quello che  c'era prima. L'irap ha sostituito la tassa sulla salute la cui aliquota era di oltre il 10% (la memoria mi potrebbe ingannare) con una aliquota del 4,25%. Il primo anno di imposta (il 1998) ci fu un calo del gettito proprio per colpa dell'irap generosa, nonostante le intenzioni di un gettito invariato. Qualcuno si e' opposto per principio, e, ripeto, perche' era una imposta facile facile, senza molte eccezioni, deduzioni etc, quindi facile da accertare sia per il contibuente che per l'amministazione finanziaria. Un esempio di semplificazione. Non e' piaciuta? Forse perche' non vi erano abbastanza casi particolari?

 

L' Irap per i professionisti non c'è più (o meglio, la cassazione ha stabilito che non sarebbe mai stata applicabile, ma l'agenzia delle entrate era di un'altro avviso).

In ogni caso credo che Francesco abbia poca esperienza pratica di queste cose: il diavolo è nei dettagli.Per esempio, se io apro partita IVA come professionista non pago l' IRAP, ma non posso dedurre un sacco di spese (e parlo di quelle effettivamente sostenute per ragioni professionali), e mi ritrovo una pressione fiscale effettiva che sfiora il 60%; se dvento SRL posso fare deduzioni ma mi becco l' IRAP ed i costi aggiuntivi di gestione: darei comunque qualcosa di meno al fisco ma la differenza andrebbe al commercialista, che va pagato anche quando sono a spasso.

Non voglio passare per martire: la scappatoia (legale, ma laboriosa) l' ho trovata, ma giudicare le tasse dalle aliquote è fuorviante, visto il modo arbitrario in cui sono calcolate le basi contributive.

L'Irap sui professionisti? non mi pare fosse il punto della questione, che non ho sollevato. Ma per precisare, le varie sentenze della Cass. definiscono quando un professionista e' soggetto e quando non e' soggetto all'irap. Ma ripeto, la questione era posta in questi termini "l'irap e' ingiusta perche' tassa anche chi e' in perdita". Mi limitavo a evidenziare che quella proposizione era falsa.

Certo le aliquote nominali non sono indicative dell'ammontare della pressione fiscale. Infatti le aliquote indicano il massimo per quella imposta (e non il minimo), le varie eccezioni riducono il debito di imposta per alcuni ma non per altri. Bisognerebbe abolire ogni eccezione, che e' il pane per avvocati, commercialisti ed occasione per l'elusione in genere.

Esperienza pratica? for the record, da oltre 10 anni nessuna. ma potrei riprendere ...

Certo le aliquote nominali non sono indicative dell'ammontare della pressione fiscale. Infatti le aliquote indicano il massimo per quella imposta (e non il minimo), le varie eccezioni riducono il debito di imposta per alcuni ma non per altri.Bisognerebbe abolire ogni eccezione, che e' il pane per avvocati, commercialisti ed occasione per l'elusione in genere.

Non ti seguo.Le eccezioni lavorano in entrambi i sensi, se una tassa mi viene imposta anche su quanto ho speso per investimenti e spese correnti l' aliquota effettiva rispetto al mio utile può benissimo superare quella nominale.

E poi dovremmo capirci su cosa si intende per eccezioni: le tasse dovrebbero essere imposte sugli utili, quindi al netto di spese correnti ed investimenti.Altre eccezioni sono fuori luogo, d'accordo.

Tornando all' IRAP, ed accantonando il discorso professionisti, la trovo iniqua perchè non colpisce solo gli utili ma anche gran parte delle spese, e non trovo rilevante cosa vada a finanziare o quale tassa abbia sostituito.Se il punto è finanziare il SSN per i dipendenti sarebbe molto più trasparente e ragionevole imporre un'addizionale dei contributi (fossero pure a carico dell' azienda) o semplicemente aumentare l' addizionale regionale alle imposte sul reddito.

Ogni volta che si parla di IRAP si genera confusione, che è grande sotto il cielo.

Ho parlato dei professionisti, perchè quando è nata l'IRAP chi ci perse furono loro.

Esiste uno studio di Confindustria del 2000, se non ricordo male, che dimostrava che con l'avvento dell'IRAP le aziende pagavano meno tasse. Quindi non ho mai confuso le due cose, difatti non l'ho detto.

Ho parlato, e continuerò sempre a parlare di "effetti perversi dell'IRAP" , non della tassa in sè per sè, anche se, ricordo, dalla sua introduzione ha aumentato considerevolmente il gettito, anche se una parte dei "colpiti" (i professionisti, appunto) sono spariti.

Lo spiego per l'ennesima volta: l'IRAP, così come è stata concepita, punisce gli aumenti di produttività. Questo non significa che, rispetto alla situazione precedente non sia stata un passo avanti, significa che è ora di aggiornarla e di renderla uguale per tutti. Questa mia asserzione doveva diventare argomento di un post da scrivere a quattro mani con il Doktor Franz, un giorno lo faremo.

Per il resto ci terrei a commentare sul detto, non sul non detto.

Allora facciamo finta che l'Irap si componga di una Irap1 sull'utile e un Irap2 sul costo del lavoro

No, Francesco. Facciamo così: nessuna imposta fissa (per il puro fatto di esistere ....) e solo tariffe per i servizi utilizzati - solo quelli che il mercato non può fornire, naturalmente - ed un'imposta sul reddito prodotto (reddito, quindi quando distribuito .....).

Che dici, può andar bene che il frutto del mio lavoro (cioè quello sul quale, se io non ci fossi, lo Stato non beccherebbe un centesimo) vada per due terzi a me che lo produco e per un terzo alla collettività? No? Vogliamo fare il 50%, che mi pare francamente esagerato ma lo posso ancora accettare, in considerazione del fatto che ciò comporterebbe un reale miglioramento rispetto all'attuale situazione di continua ed inveterata rapina?

E dai, smettiamola con le alchimie fiscali tese solo a foraggiare chi non lo merita!

Dopo una riunione informale fra imprenditori di varie categorie questo mi sembrerebbe il titolo più appropriato. Sapevo che il momento era difficile, soprattutto per gli edili (categoria che non amo), ma non avevo assolutamente idea delle cifre del disastro, se la metà di quelle che circolavano è vera siamo al collasso.

I fatti: le amministrazione pubbliche: comunali, regionali, statali non pagano i lavori da Novembre 2008, ovvero sono cinque mesi che praticamente tutti non ricevono un centesimo ( e prima viaggiavano mediamente con 360 giorni di ritardo, ovvero a Ottobre 2008 erano stati pagati i lavori fino a Agosto 2007..).

Le scuse da parte delle Amministrazioni sono (in ordine) le seguenti: la Tesoreria Centrale non ci ha mandato i soldi, i soldi ci sono ma sono bloccati, manca la firma di XZY, i soldi ci sono ma l'Amministrazione XZY li ha usati per pagare gli stipendi, i soldi sono stati usati per pagare i materiali di consumo, le bollette, il fitto, whatever... per arrivare infine a un Comune della Campania che ha usato i soldi del POR ricevuti dall'Unione Europea per pagare gli "incentivi" ai dipendenti comunali.

Insomma, oltre alla solita incompetenza, inefficienza, arroganza, pare che siamo di fronte a una vera e propria distrazione di fondi, che ha anche aspetti penali, il tutto (sembra) incoraggiato dall'Amministrazione Centrale che ha mandato un messaggio del tipo: "si salvi chi può e ognuno si arrangi come gli pare".

Altro che "soldi veri" siura Marcegaglia...

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti