Speriamo che i ricchi diventino ancora più ricchi

1 gennaio 2016 lodovico pizzati

Praticamente metà degli americani non paga tasse sul reddito. E tre quarti dei nuclei familiari arriva, al massimo, ad un’aliquota marginale del 15%. In questo sistema l’84% dei $1.4 trilioni di entrate dalla tassa sul reddito viene pagato solo dal 20% più ricco, gente che guadagna almeno $10,000 al mese. Per questo la social democrazia di Bernie Sanders non trova spazio negli USA.


L’Internal Revenue Service (IRS), il fisco americano, ha pubblicato da poco i moduli per il pagamento delle income taxes del 2015. Non sono un esperto di tasse ma mi ha sempre incuriosito scoprire quanto pagano gli americani. Naturalmente sappiamo che il governo federale (centrale) statunitense riceve un totale di entrate fiscali di $3 trilioni (dati 2014). Di questi il grosso sono proprio income taxes: $1.4 trilioni, pari al 42% della torta. Un altro 40% sono le payroll taxes che vanno a pagare la social insurance. Le corporate taxes sono solo $0.3 trilioni (un misero 10% del totale). Il resto sono tasse minori. Questo per quanto riguarda il governo federale. Poi ogni stato raccoglie soprattutto le sales taxes, mentre le città si tengono le property taxes.

Ma questi sono dati aggregati e a me interessa sapere quanto paga l’average Joe, l’americano medio. Qui le cose si fanno più complicate perché il tutto dipende non solo da quanto si guadagna, ma anche se marito e moglie dichiarano le tasse assieme, da quanti figli hanno, se hanno il mutuo, le spese sanitarie e una miriade di cosucce deducibili.

Per prima cosa, quanto guadagna l’americano medio? O più di preciso, quanto guadagna il nucleo familiare medio (il cosiddetto household), perché dal punto di vista fiscale il tutto si misura in nuclei familiari. Non ha importanza che ci siano oltre 300 milioni di americani, quello che importa al fisco è che la popolazione è raggruppata in 116 milioni di tax-paying households. Bene, l’household medio guadagna al lordo $67mila, ma come sappiamo la media viene fatta sommando il reddito di tutte le famiglie (Bill Gates e Warren Buffett inclusi) e dividendo per il numero di famiglie. Il dato medio può dare una versione un po’ distorta dell’average Joe ed è più indicato utilizzare il reddito dell’household mediano, che è $53mila: ossia, metà dei nuclei familiari americani guadagna meno di $53mila e metà guadagna di più di $53mila. Possiamo fare meglio e suddividere per quintili (dati US census 2014):

20% di famiglie

40% di famiglie

60% di famiglie

80% di famiglie

95% di famiglie

fino a $21,432

fino a $41,186

fino a $68,212

fino a $112,262

fino a $206,568

Il 20% delle famiglie americane guadagna meno di $21mila, il 40% guadagna meno di $41mila, il 60% guadagna meno di $68mila, l’80% guadagna meno di $112mila, il 95% guadagna meno di $206mila, e il 5% più ricco guadagna su su su, fino ai bilionari.

Ora, sapere quanto pagano di tasse in ogni scaglione è un po’ più complicato perché appunto non sappiamo se il nostro average Joe che guadagna $53mila è sposato, se ha figli, eccetera … Il census americano fornisce dati sui nuclei familiari: il 48% è sposato, in media ci sono 1.8 figli per coppia, e così via. Ma queste caratteristiche del nucleo familiare sono sparpagliate lungo la distribuzione del reddito. A prescindere, questi particolari alla fine non hanno un grosso peso perché, da come scopriremo, il fisco americano è assai generoso a questi livelli di reddito.

Il modulo 1040 per la dichiarazione dei redditi funziona così: per scoprire il reddito tassabile partendo dal reddito lordo dichiarato ci sono una serie di possibili detrazioni che tralascierò per concetrarmi sulle due principali: la standard deduction e la exemption. Il reddito lordo non è tutto tassabile, difatti si può sottrarre la standard deduction di $12,600 per coppie (e $6,300 per singoli). Non è finita qua, perché poi si possono sottrarre le exemptions, e cioè $4,000 per ogni membro del nucleo familiare. Il singolo sottrae altri $4,000; la coppia senza figli $8,000, la coppia con un figlio a carico $12,000; la coppia con due figli $16,000; la coppia con tre figli $20,000 e mi fermo qui.

Allora, prendiamo il nostro average Joe che guadagna con la moglie $53,000 in lordo. Sottraiamo $12,600 di standard deduction, e $16,000 di exemption (arrotondo a 2 gli 1.8 figli della media americana). Scopriamo che il suo reddito tassabile finisce per essere $24,400 (53 meno 12.6 meno 16). E quante tasse paga il nostro average Joe? Dopo mi soffermo sulle aliquote marginali americane, ma per arrivare subito al dunque, secondo la tabella fiscale di questo anno, con $24,400 di reddito tassabile la income tax è $2,741. E il nostro average Joe le paga? No! Il fisco americano ti fa una sorpresa perché una volta che hai scoperto quanto devi pagare, ora puoi dedurre il child tax credit, ovvero togli altri $1000 per ogni figlio che hai. Quindi il nostro average Joe con due figli a carico sottrae $2,000 e paga solo $741 di tasse. Se ha tre figli non paga un bel niente. Su $53,482 lordi, una famiglia tipica paga $741 all’anno, e cioè il 1,4% scarso, praticamente nulla.

Ora, magari il vicino di casa senza moglie e figli che guadagna solo $41,000 lordi finisce per pagare di più: $41,000 lordi meno $6300 di standard deduction (per il single) e meno solo $4000 di exemption, si arriva a $30,700 di reddito tassabile che equivale a $4,043 di income tax, il 9,9% del lordo. Quindi è difficile dire che tutti quelli che guadagnano meno di $53,000 non pagano le tasse, ma la percentuale di coppie è considerevole, in più la media di due bimbi per famiglia non è fantascienza. Insomma, pressapoco metà degli americani non deve praticamente neanche pagare l’income tax. Se i più poveri non pagano e, da quel che abbiamo visto, nemmeno il ceto medio-basso (la lower-middle class) paga, chi li paga questi $1.4 trillion di income tax?

Guardiamo all’altro vicino di casa di average Joe, quello a capo della famiglia che guadagna in lordo $68,200 all’anno, meglio del 60% dei nuclei familiari americani. Detraiamo la standard deduction di $12,600 per la coppia, e $16,000 di exemptions (diciamo che anche lui ha moglie e due figli): il reddito tassabile diventa $49,600. La tabella del fisco indica $6,514 di tasse, meno $2,000 di child tax credit e siamo a $4,514, e cioè solo il 6,6% del lordo. Ma che aliquote marginali vengono utilizzate per determinare queste tabelle fiscali? Per il 2015 queste:

Tax Rate

Single

Coppia

10%

$1 - $9,225

$1 - $18,450

15%

$9,226-$37,450

$18,451-$74,900

25%

$37,451-$90,750

$74,901-$151,200

28%

$90,751-$189,300

$151,201-$230,450

33%

$189,301-$411,500

$230,451-$411,500

35%

$411,501-$413,200

$411,501-$464,850

39.60%

oltre $413,200

oltre $464,850

Ricapitolando, la coppia con due figli che guadagna $68,200 di lordo, e di questi $49,600 sono tassabili, deve pagare il 10% sui primi $18,450, e sul rimanente $31,150 paga il 15%. In sostanza tutta queste aliquote che vanno su (25%, 28%, 33%, 35%, 39.6%) non toccano minimamente la maggior parte degli americani, dato che una famiglia tipica, sopra il 60% delle altre e sotto il top 20%, al massimo paga una tassa marginale del 15% (e come abbiamo visto una tassa media del 6,6%).

Infatti lo scaglione dell’aliquota del 15% è talmente ampio che finisce per prendere dentro quasi tutto il quarto quintile. Guardiamo a quella modesta famiglia che guadagna $112,262, un misero $9,355 al mese, al di sopra dell’80% dei nuclei familiari americani. Qui siamo nel ceto medio-alto (upper-middle class). Togliamo i canonici $12,600 di standard deduction e i $16,000 di exemption per famiglia tipica: il reddito tassabile è di $83,662. Di questi, i primi $18,450 sono tassati al 10%, e quasi tutto il resto al 15%. Solo gli ultimi $8,762 vengono tassati allo scaglione del 25%. Il totale di tasse è $12,506 meno i $2,000 di child tax credit siamo a $10,506, una tassa media solo del 9,4% rispetto al lordo! 

In sintesi, la stragrande maggioranza dei nuclei familiari americani (l’80%) raramente vede un’aliquota marginale oltre il 15%. Per questo mi viene da ridere pensando al dibattito elettorale per le primarie repubblicane, quando, prendendo fiato dalla caccia al mussulmano, ogni candidato presentava il suo programma fiscale con una flat tax che si aggirava sul 14.5%. Per la vasta maggioranza dell’elettorato si tratta quasi quasi di un aumento delle tasse!

In sintesi, gli americani più poveri (quelli con un reddito equivalente alla media italiana) ovviamente pagano zero tasse, ma praticamente anche il ceto medio-basso non ha tasse da pagare. Il ceto medio-alto al massimo vede delle aliquote al 10% e 15%. In sostanza è solo il 20% più ricco che paga praticamente quasi tutti i $1.4 trilioni di income tax. Questi sono i miei calcoli a spanne visti da un capo famiglia con modulo 1040 in mano, ma i dati aggregati combaciano. Secondo il Wall Street Journal ecco in che proporzioni vengono pagati gli $1.4 trilioni per quintili di reddito, ossia i vari ceti (stima 2014):

Quintili

Fascia di reddito

Quota del totale versato

poveri

$0-$24,200

-2.2%

ceto medio-basso

$24,200-$47,300

-1.0%

ceto medio

$47,300-$79,500

5.9%

ceto medio-alto

$79,500-$134,300

13.4%

ricchi

Sopra $134,300

83.9%

I numeri negativi per il 40% meno abbiente risultano dal fatto che il congresso americano ha deciso di incanalare alcuni benefici tramite l’income tax, forse per incentivare a dichiarare il reddito comunque o a lavorare comunque. In sostanza, tramite altre deductions non discusse in questo articolo (tipo l’Earned Income Tax Credit) l’IRS ti manda un assegno. Non solo un risarcimento di tasse pre pagate, ma proprio soldi in più.

Ma torniamo ai ricchi, quel 20% della popolazione che guadagna il 50% del reddito nazionale e che paga l’84% del totale delle tasse sul reddito versate. E pensiamo agli allarmi lanciati da Bernie Sanders, che ci avverte che il divario tra ricchi e poveri è il più elevato dagli anni ‘20. Se riflettiamo un secondo su cosa passa per la testa al nostro average Joe mentre compila il modulo 1040, ci rendiamo conto che un politico social democratico, come si auto definisce Sanders, non ha futuro negli Stati Uniti. È relegato ad essere una macchietta dovuta ad una dose di carisma personale aplificata dal rapporto energia-età, ma non c’è proprio spazio per questo tipo di idee. Lo slogan social-democratico del “dagli al ricco” può funzionare in Europa dove il peso fiscale ricade sopra le spalle del ceto medio-basso. Ma negli Stati Uniti l‘80% della popolazione è un free rider sulla groppa del 20% più ricco.

Non solo, ci sono delle esternalità positive ad avere tutti questi ricconi. Pensiamo alla Google car di Page e Brin che darà la possibilità al nostro average Joe di avere l’autista personale. Pensiamo a Bezos e Musk che, indipendentemente, hanno fatto atterrare un razzo in verticale, consentendo enormi risparmi per il settore spaziale, inaugurando una nuova sfera di crescita economica con benefici per tutti. Pensiamo alle auto elettriche di Musk, alla filantropia di Gates, a Trump che fa venire alla luce del sole tutto il razzismo americano, e così via. Oltre a queste esternalità positive i ricchi pagano il conto per tutti.

Sotto questo profilo l’America è un paese unico. Si gode di un apparato pubblico di ottimo livello che è alla base di un sistema che dà opportunità di crescita impensabili anche agli ultimi arrivati. E tutto questo viene pagato dal quinto più ricco della popolazione, mentre le decisioni su come amministrare il bene pubblico vengono prese dalla maggioranza. Allora qui bisogna fare una considerazione: speriamo che i ricchi diventino ancora più ricchi, perchè in questo sistema vuol dire non solo niente tasse per il ceto medio basso, ma ormai anche sempre meno tasse anche per il ceto medio alto.

Tutto ciò ha un che di surreale. Come è possibile che i ricchi e potenti decidano di tirare la carretta per tutti? In effetti, come indica questo recente articolo del New York Times, il sistema fiscale americano è progressivo fino ad un certo punto. La partita si gioca all’interno del top 20% (vedi tabella WSJ): tra il 19% di famiglie che guadagnano tra un $120mila a un $600mila all’anno (un 62 milioni di americani), e il top 1% (3 milioni di cittadini o circa 1,2 milioni di famiglie). In realtà il problema non è nemmeno il top 1%, ma il top 0.1% e forse il top 0.05%, ossia fra le 100mila e le 50mila famiglie di multi milionari (e i bilionari) che usufruiscono di scappatoie fiscali costruite ad hoc a suon di lobbying. Sono queste scappatoie fiscali, disegnate chiaramente per famiglie con redditi almeno multi-milionari, che consentono loro di pagare tax rates da average Joe. Per questo Bernie Sanders che dichiara con la moglie $200mila di reddito, e che è costretto a pagare un’aliquota marginale del 28%, ce l’ha a morte con i super ricchi che non tirano la carretta quanto lui. Ma è una battaglia tra alcuni milioni di ricchi come Sanders e qualche decina di migliaia di uber ricchi come i tizi menzionati nell’articolo del New York Times. Una questione importante, sia chiaro, e che fa molto discutere (alla fine tutta l'attenzione mediatica ottenuta da Piketty e soci con i loro scritti si deve proprio alla presenza di queste scappatoie fiscali per quelle poche decine di migliaia di uber ricchi) ma, occorre riconoscerlo, è improbabile assai che questa possa diventare la questione fondamentale su cui l'altro 80% delle famiglie concentra le proprie decisioni di voto. 

Pur tenendo conto di questa ingiustizia degli straricchi nei confronti dei ricchi, rimane il fatto che la stragrande maggioranza degli americani, anche se con redditi da capogiro quando confrontati a quelli italiani, pagano delle tasse irrisorie sul proprio reddito. Questo perché la distribuzione di reddito non è un gioco a somma zero, dove se uno diventa ricco è a scapito del povero. Con questo sistema fiscale è vero il contrario.

49 commenti (espandi tutti)

In effetti quanto racconti sugli USA è molto vicino a quanto vivo io qui in Svizzera. Anche qui la disponibilità di elevati redditi fa si' che tutto sommato chi ha un reddito mediano paghi poco o nulla se ha una famiglia (anche qui l'imposizione è sul nucleo, non sull'individuo) con figli.

Ma questo equilibrio è possibile solo perché le spese dello stato sono basse. CH e USA viaggiano attorno ad un 30-35% di spesa pubblica su PIL (consolidato di spesa federale, statale e locale) ma cosa succederebbe se fossero a livello di Italia e Francia (50-55%)? I conti non tornerebbero piu' e bisognerebbe iniziare a tassare pesantemente il ceto medio alto e anche medio. O Medio basso, come in Italia. E visto che nemmeno cosi' si riesce a far quadrare il cerchio alla fine si fa deficit e si accumulano i debiti che sappiamo.

Ottimo articolo, grazie!

Ecco cosa succede quando un sistema giuridico prevede innanzitutto di difendere il diritto alla sopravvivenza (atto dei diritti inalienabili). Quello italiano, invece, rende al parlamento qualunque arbitrio, il quale infatti pregiudica la sopravvivenza col fisco.

Una precisazione: confondi il termine "detraibili" con "deducibili". E' un ottimo articolo, perciò ti suggerisco di correggerelo.

Suggerirei di dettagliare meglio quelle che definisci "scappatoie fiscali ad hoc" per i super ricchi. Altrimenti, restano una chiacchera.

Un'altra necessità: per quanto concerne il "fisco negativo", non penso si tratti di una aliquota negativa sul reddito come suggerito da Milton Freedman (che licenzierebbe il "reddito di cittadinanza" del M5S). E neanche di una "iniziativa" dell'IRS. Penso si tratti degli aiuti alle famiglie con membri andicappati, originati da leggi specifiche.

Infine: penso che gli stati usufruiscano a loro volta di quote di income tax.

Ultima precisazione che sarebbe necessario aggiungere: il termine "tax" in Inglese significa "imposta", non "tassa" (fee).

 

Ho cambiato detraibili con deducibili come suggerito. Grazie.

Riguardo le scappatoie ci vorrebbe un articolo a parte, ma il link al NYT e' abbastanza per non renderla proprio una chiacchiera.

Sul fisco "negativo", se inendi l'assegno che arriva dall'IRS, non e' un'aliquota negativa ma un sussidio che arriva quando guadagni pochissimo. Non e' un granche', e credo lo mettano per incentivare il lavoro, piuttosto che spendere di piu' in unemployment insurance ecc... Immagino sia cosi' ma di sicuro si trovano dettagli piu' accurati a riguardo.

Si' c'e' anche una income tax statale oltre che federale, ma e' molto meno e varia da stato in stato.

è un gran bel gesto romantico, proprio come un mazzo di rose,  sempre che si possa parlare di romanticismo nell'arido mondo delle tasse. denota una buona volontà di pagare il dovuto anche da parte dell'amministrazione. non gli italici ammiccamenti sulle  amplissime possibilità di scassinare il nostro sistema, solo il dovuto...

che io ricordi, certi assegni della banca d'italia per crediti di imposta arrivavano fino a una dozzina di anni fa, però in ritardo medio di 7/8 anni.

(btw: si detrae dalle tasse, si deduce dall'imponibile)

ehm

Guido Cacciari 2/1/2016 - 11:38

Si detrae dalle "imposte"

correggo

dragonfly 2/1/2016 - 12:00

per intenderci: si detrae "dal dovuto" lordo.

Sono andato a vedere cosa significa payrolle taxes e mi sembra che siano prelievi che andrebbero aggiunti da una parte alle tasse sul reddito, dall'altra alle tasse sulle società, un pò come i contributi (cuneo fiscale?) che qui da noi datore di lavoro e dipendente pagano sui salari. Ho capito bene? Se questo è vero, visto che ammontano al 40% delle entrate, andrebbero messe nel conto.

FICA

lodovico pizzati 2/1/2016 - 14:58

Si, ci sono anche le payroll taxes, stabilite dal Federal Insurance Contribution Act per finanziare la Social Security e il Medicare. Credo siano al 6.2% applicabili per i primi $118,000 guadagnati, e per questo e' una tassa addirittura regressiva (piu' ricco sei meno incide)

È equivalente, letteralmente identica, ai contributi sociali versati all'INPS. C'entra nulla con le imposte sul reddito e non va aggiunta. Anche perché, se le mettiamo in conto, allora il confronto con l'Italia diventa un bagno di sangue. 

Sono il 6.2% per il datore di lavoro ed altrettanto per il dipendente sino ad un ammontare (di reddito da lavoro) che cambia di anno in anno. Nel 2015 era a 118.500. Altre informazioni qui

Regressività: molto molto debole e dovuta, essenzialmente, al fatto che nei dati le persone con reddito alto vivono di più, quindi si godono le pensioni più a lungo. Ma è una questione complessa e difficilmente dirimibile visto che Social Security è molto generoso con i redditi bassi (quando è ora di calcolare la pensione) e diventa progressivamente meno generoso con quelli alti. La mia opinione, non del tutto campata in aria, è che il sistema pensionistico USA sia ragionevolmente fair e non re-distribuisca se non molto debolmente e solo verso il bottom qaurtile.

Ma non c'entra nulla con le tasse sul reddito. Nulla. 

Sono d'accordo che il confronto sia un bagno di sangue ma perchè escludere le payroll taxes? Per basse che siano gravano sul reddito dell'average Joe di cui si parla nell'articolo, qual'è la differenza che non capisco?
Regards

L'articolo parla di imposte.

Le payrolles sono contributi previdenziali. Non imposte.

Le imposte se le prende il governo per spenderle tutte come gli pare, fino al fondo del barile.

I contributi restano (teoricamente) del cittadino, e gli verranno resi con la pensione.

Il fatto che non sia esattamente così, e che a seconda del rigore del sistema politico/giuridico, tutto ciò possa essere più o meno aggirato e maneggiato dalla finanza creativa dei governi e dagli istituti pensionistici, è un altro discorso.

Il senso dell'articolo è che in un paese in cui viene rispettato il diritto alla sopravvivenza, il governo non può ridurre con imposte quella porzione di reddito necessaria alla sopravvivenza ed alla salute (ed all'istruzione ed altre cose). In Italia no.

In un paese del tipo USA, tale diritto alla salute ed alla sopravvivenza etc è peraltro esteso a coloro che dipendono da quel reddito. In Italia no: conta solo il titolare. E neanche è importante se deve mangiare, abitare e curarsi. 

Questo è il valore dell'articolo. Il suo argomento.

Ma se vuoi parlare d'altro, ovvero dei contributi previdenziali, proponilo per il futuro.

 La mia aliquota media è del 33%, ma se includo il 22% per la pensione accantonato dal datore di lavoro prima di erogare il mio lordo  (dal lordo ente o azienda al lordo dipendente) la mia aliquota va al 25%. I contributi al servizio sanitario sono bassi, credo 300 al mese, perché il servizio sanitario è finanziato sulla fiscalità generale. Supponendo di non avere il servizio sanitario nazionale (SSN), dovrei  spendere per me e famiglia, per avere una copertura simile a quella del SSN  non meno di 800 euro/mese. Se detraggo questo dalle tasse arrivo a una tassazione  di circa il 15%.  Difficile confrontare sistemi completamente diversi.

articolo molto bello. volevo chiedere come influisce su questo lo stato sociale. Insomma in Europa con le imposte si pagano scuola, sanita', mentre il cittadino americano deve "tassarsi" dal netto per pagarsi un'assicurazione medica e mandare i figli a scuola.

Diversi servizi sono statali, come per esempio l'istruzione, e ogni stato fa cassa soprattutto con le sales taxes, ma anche con una income tax statale, che e' molto meno di quella federale. Riguardo le spese mediche, a parte che poi in una certa misura si possono anche dedurre, riguardano il prezzo di un servizio privato. Comunque, se serve per fare un paragone con un sistema socialista, un'assicurazione medica spesso viene in parte pagata dal datore di lavoro e sull'impiegato puo' incidere pressapoco un $90 per membro del nucleo familiare. Con Obamacare un mio studente mi dice che paga $40 al mese di assicurazione medica, ma poi bisogna capire anche quanto assicura. 

C'è un errore di fondo piuttosto rilevante nell'analisi e cioè vi siete dimenticati che nella grande maggioranza degli stati dell'unione ci sono corpose state income tax.

E che l'equivalente dell'IMU in usa è eccezionalmente + alta che in italia (1% del valore di mercato aggiornato di frequente all'anno o +).

I servizi che in italia fornisce lo stato in usa li fornisce l'ente locale stato, non l'ente federale. La classe media dall'ente federale non vede niente (salvo over 65 medicare). Un nucleo famigliare di 2 quarantenni con 2 figli, paga le tasse federali e in cambio ha la guerra in iraq/afghanistan e basta.

In california la state income tax sopra 51500 lordi per nucleo famigliare è il 9.3%

La scuola la paghi con l'IMU, 2000-3000 l'anno per una casa normalissima (anche prima casa, quasi mai ci sono sconti a riguardo), molto di + in quartiere sopra media se vuoi scuole valide.

La sanità te la stai pagando da solo (il reddito è schiacciato dal fatto che te la paga il datore di lavoro, o paghi tu di tasca se libero professionista)

Il trasporto locale è imbarazzante in almneo il 90% degli stati uniti

Gli anziani sono trattati meglio, tra social security e medicare certo ottengono significativi ritorni dalle tasse pagate in precedenza. Ma la classe media in età di lavoro è violentata dal fisco anche in usa, e forse + che in europa, paga sì meno (ma non tanto meno quanto l'articolo vorrebbe far intendere) ma per ottenere oggettivamente quasi nulla.

E' vero che essendo un paese federale il grosso dei servizi percepiti nella quotidianita' di un cittadino sono finanziati da tasse locali (property tax) e statali (sales tax e in misura minore state income tax).

L'osservazione interessante e' quali sono questi servizi federali (dal governo centrale) che la middle class praticamente quasi non paga? La parte piu' massiccia della spesa federale e' social security, medicare, unemployment insurance, ma per questo c'e' appunto la payroll tax (che la middle class paga). Oltre a queste spese di social insurance, che prendono la meta' del budget, la spesa piu' grossa e' proprio la difesa, mi sembra sui $600 bilioni, "solo" un sesto del budget totale. 

Veramente le state income taxes sono la singola voce di revenue + grossa per gli stati

http://www.sco.ca.gov/state_finances_101_state_taxes.html

65% del gettito per lo stato di california per esempio.

"solo" il 36% in NY state, ma cmq la singola + alta

http://www.usgovernmentrevenue.com/New_York_state_revenue_pie_chart

Quindi niente "minor misura" state income tax. E' la singola voce di gettito + importante per molti stati, e per i due a + alto GDP soprattutto che ho citato.

Se vogliamo dire che è l'uppermiddleclass a pagare medicaid e l'unempl. ins., possiamo dirlo.

Ma questo non è sufficiente per far passare la middle class americana come una fetta ampia di popolazione in freeriding fiscale, la rappresentazione dell'articolo in questo senso è grottesca.

Veramente ti sbagli tu. Invece di fare cherry picking e prendere due stati che fanno al caso tuo, guardati i dati consolidati per tutti gli stati:

https://www.gpo.gov/fdsys/pkg/ERP-2015/pdf/ERP-2015-table24.pdf

Sales tax recepits e' piu' elevato di state individual income tax receipts.

è la forte progressività della imposizione americana sul reddito, non il suo livello o la congruità coi servizi forniti.
almeno, io ho capito così.

Il problema è che la progressività descritta si riduce di molto negli stati con state income tax, e tenendo conto delle payroll taxes che hanno pure un cap relativamente in basso (117k usd).

Oltre al fatto che la sales tax esiste anche da loro, non ai livelli della VAT europea ma comunque per importi significativi (in doppia cifra % in vari stati), e anche quella riduce la progressività.

Il succo dell'articolo è "la classe media in america non è attratta dal socialismo di sanders (tizio che in realtà in europa sarebbe un politico mainstream di csx) perchè paga pochissime tasse". E questo è oggettivamente falso in molti stati, in molti stati la classe media lavoratrice (discorso diverso per gli over 65) è MASSACRATA DAL FISCO in usa.

Capisco voler mettere i puntini sulle i, ma pur tenendo conto di un 6.2% di payroll tax, o la state income tax, che varia da stato a stato,  gli americani non sono massacrati di tasse

articolo molto bello. volevo chiedere come influisce su questo lo stato sociale. Insomma in Europa con le imposte si pagano scuola, sanita', mentre il cittadino americano deve "tassarsi" dal netto per pagarsi un'assicurazione medica e mandare i figli a scuola.

La stragrande maggioranza degli americani manda i figli a scuola in scuole pubbliche gratuite, fino alle superiori, (gratis davvero - se sei di poco sotto al reddito mediano ti sussidiano in parte o completamente anche il costo di colazione e pranzo). e di poco piu' costose delle italiane all'universita'. I meritevoli invece vanno nelle scuole d'elite pagando solo quello ce la famiglia puo' permettersi. 

e i libri di scuola non li devi comprare perche' li prendi in prestito dalla biblioteca scolastica (parlo della high school, non del college)

non credo sia lo scopo di questo articolo. Sistemi troppo diversi. Anche il discorso sulla spesa sanitaria regge poco, la incide per il 18-19% di PIL, e la spesa pubblica è circa il 40% ma copre sostanzialmente solo l'ospedalità, qui siamo al 7% circa con il SSN che copre praticamente tutto e la spesa pubblica sanitaria è il 75-77% del totale.

Cerchiamo di cogliere il meglio di ogni sistema e capirne le debolezze. Così facciamo cultura

Condivido le implicazioni dell'articolo, ma una mia semplice congettura è che le politiche di Sanders (e degli altri candidati) non sono dirette all'elettore mediano.

In primo luogo, l'elettore mediano non ha lo stesso reddito mediano del cittadino con diritto di voto. La partecipazione al voto cresce con il reddito, con l'età, e col grado di istruzione. Quindi, andrebbero scalate verso l'alto le considerazioni sul reddito dell'elettore mediano, sopratutto per l'elettore più suscettibile a cambiare voto, e cioè quello più informato e meno ideologicamente fedele.

Tuttavia, non è neanche questa la mia considerazione chiave, ma che i cadidati come Sanders  si rivolgono in questa fase non all'elettore mediano (generale o all'interno del proprio elettorato di riferimento), ma all'attivista e al donor.

L'attivita politico è uno dei motori fondamentali per ogni campagna elettorale, e il finanziatore ne è il carburante. L'attivista (dem o rep)  ha un reddito e un livello di istruzione significativamente superiore (ricordo di cifre intorno al 50% in più in termini di reddito) così come il finanziatore mediano (a memoria più del doppio).

In altri termini, in questa fase Sanders (così come pure un qualsiasi altro candidato rep o dem) si rivolge a un pubblico che non ha molto in comune con il cittadino che sta intorno alla mediana della distribuzione del reddito, ma a persone mediamente più istruite e con reddito significativamente più alto, e una abitazione abbastanza costosa da mantenere ma non proprio nei pressi delle migliori scuole pubbliche.

Feel the Bern

bossone 3/1/2016 - 17:58

E’ da un sacco di tempo che non scrivo più’. Buon post per descrivere il sistema di tassazione americana. Tutto bene, secondo me, tranne il pistolotto iniziale che mi ha lasciato un po’ basito:

“In questo sistema l’84% dei $1.4 trilioni di entrate dalla tassa sul reddito viene pagato solo dal 20% più ricco, gente che guadagna almeno $10,000 al mese. Per questo la social democrazia di Bernie Sanders non trova spazio negli USA.”

 

Semmai e’ vero il contrario: proprio per questo Bernie Sanders si sta rivelando in maniera sorprendente un challenger per Hillary. E sta facendo una cosa epocale in termini di campaign financing in termini di numero di donazioni (2.5 milioni di persone negli Stati Uniti hanno gia’ donato soldi per la campagna di Bernie Sanders secondo le ultime notizie).

 

Ecco, secondo me, il perché’ facendo una semplice “back of the envelope computation” sul tuo articolo. I dati dicono che il 20% della popolazione con reddito più’ alto negli USA paga l’83.9% delle income taxes, quindi mi sembra di capire che hai calcolato: (tax rate_upper20 * Income_upper20)/(tax rate_national*Income_national) = 0.839

 

Ora, quanto e’ lo share di national income negli stati uniti che va a quelli che tu chiami “ricchi”? Cioè’ quanto e’   Income_upper20/Income_national?

 

Scusa se mi permetto di essere un po’ impreciso e approssimativo in maniera che va comunque contro la mia conclusione ma non ho tempo di trovare dati aggiornati adesso e non so neanche se ci sono. Ora secondo il database di Saez http://www.wid.world/#Database: sol0 per upper 10 della income distribution siamo a uno share del 49.85% nel 2014 

Nel 2005, secondo questo sito http://www.cbpp.org/research/poverty-and-inequality/a-guide-to-statistics-on-historical-trends-in-income-inequality eravamo al 57% di income share per il top 20%.

Quindi usando dati non aggiornati del 2005 e che vanno contro la mia conclusione (secondo me a naso income share per il 20% e’ andato su negli ultimi anni, ma potrei sbagliarmi) si può’ approssimare:  Income_upper20/Income_national = 0.57.

 

Ora cosa accade se divido il tuo numero 0.839 per 0.57? Trovo ovviamente tax rate_upper20/tax rate_national. Questo numero e’ 1.47. Cosa mi dice questo numero? Che in media i “ricchi” hanno un tax rate che e’ il 47% in più’ di un houshold medio negli Stati Uniti.

Ma quanto fanno i “ricchi” di income in più’ dell’household medio?

Tre comparisons (la seconda e' la piu' rilevante, but still):

1) Prendi l’income del “ricco più’ sfigato” quello che delinea l’upper top 20% household e secondo i tuoi dati e’ $134,300. Prendo l’income dell’household medio secondo i tuoi dati e’ $67,000.

134,300/67,000 = 2

2) Prendo l’income medio dell’upper 20% che e’ $241,000 (dati qui https://www.cbo.gov/publication/50318): 241,000/67,000 = 3.59.

3) Prendo l’income medio del top 1% che e’ $1,447,000 (dati qui https://www.cbo.gov/publication/50318): 1,447,000/67,000 = 21.59

 

(Piccolo aside: stiamo comunque parlando di average tax rates che per il top 1% in media non arrivano neanche al 30%. E per il middle quintile sono circa il 12-13% quindi modesti per gli standard italiani).

 

Riassumendo il back of the envelope exercise: negli USA, i “ricchi” pagano in media il 47% di tasse in più’ rispetto alla all’household medio avendo pero’ o il 100% o il 259% o il 2000% in più’ rispetto alla all’household medio. 

 

 

E allora…feel the Bern.

dall'incapacità della maggiorparte dei commentatori di comprendere il significato dell'articolo

Il significato è che in USA non viene toccato dalle imposte (né federali né statali) quella parte di reddito che serve alla sopravvivenza (mantenimento) ed alla salute di tutti coloro che dipendono da quel reddito.

In Italia, tale concetto non esiste.

Qualcuno ha dei dubbi sull'enormità della differenza?

Esempio: se una certa somma ti serve per la sopravvivenza tua o di tuo figlio o di tua mamma, ebbene, il fisco italiano te la chiede lo stesso. Quello USA no. E' chiaro ora?

E se non sbaglio, anche le spese per l'istruzione sono tutte deducibili in USA. Non così inItalia.

La differenza è una sola: il sistena giuridico USA si fonda su un elenco di diritti inalienabili. Vita, libertà personale, proprietà, salute. Appartengono al cittadino e sono intoccabili.Per la costituzione italica no. E' la Repubblica che li "garantisce" (ma solo se hanno "valore sociale"), secondo l'arbitrio del parlamento (e poi della magistratura che tanto si autogoverna).

Quando, nel 1895, l'imposizione USA sul reddito cominciò ad essere simile a quella italiana odierna, ebbene venne dichiarata incostituzionale dalla corte suprema!

E' questo il concetto eclatante, quello da discutere. Non l'andamento di rapporti tra gettito e percentuali di progressività moltiplicati per l'inverso del rapporto tra reddito medio della rava per la durata della fava.

Non solo, ma secondo me nuoce all'articolo, proprio perche' non e' in rapporto con il contenuto.

Se la lower e la middle class usufruiscono del servizio pubblico federale* senza pagarlo, perche' lo paga il 20% piu' ricco, allora piu' guadagna quel top 20% meglio e'. Meglio nel senso che il trend e' che la middle class paga sempre meno tasse.

Per farti un esempio, venti e passa anni fa l'aliquota piu' bassa era 15% e partiva dal primo dollaro guadagnato. Poi scattava subito quella del 28% partendo da pressapoco $58K (inflation adjusted). E parlo degli anni '90. Quindi solo una generazione fa' una buona fetta della middle class pagava un'aliquota marginale (del 28%) che ora la pagano solo quelli che guadagnano dai $170K in su.

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*Naturalmente con tutti i distinguo che in un sistema federale buona parte dei servizi pubblici e' local/state e le sales taxes e le property taxes vengono pagate in maniera molto proporzionale

che vent'anni fa l'aliquota del 15% partisse dal primo dollaro guadagnato. Anche vent'anni fa l'aliquota minima partiva dal primo dollaro "imponibile". Non "guadagnato".

Il che salvava, anche allora, tutta quella somma necessaria alla sopravvivenza ed alla salute. Il termine "deduzione" (dei tipi "standard" ed "itemized") è stato inventato ben prima di vent'anni fa.

Esattamente nel 1895 le imposte sul reddito "dal primo dollaro guadagnato" vennero dichiarate incostituzionali.

Nel 1913, ad esempio, l'imponibile partiva da oltre i 3.000 dollari per il singolo, e 4000 per la coppia. Oltre a questa "standard deduction", già allora i cittadini usufruivano di deduzioni specifiche, tanto che solo 1 cittadino su 271 pagò quell'anno le tasse sul reddito.

 

ma a parte l'errore sul "primo dollaro guadagnato" (lo sapevo che le deductions c'erano da un sacco di tempo, ho semplicemente scritto male), ho voluto controllare riguardo la mia affermazione sul trend che la middle class paga sempre meno tasse. In realta', una volta tenuto conto di tutto (inflation adjusted, etc...), le tasse sul reddito mediano vanno giu' a scalino con la riforma fiscale del 1997 e del 2003. Per le tasse sul reddito dell'upper-middle invece vanno giu' in maniera graduale, ma qui ci vuole un altro articolo di corollario.

Buonasera, ringrazio Ludovico Pizzati per l'interessante disamina del sistema fiscale USA. Mi permetto tuttavia di osservare che questa sua analisi è monca, nel senso che manca l'altra metà del discorso: come i soldi pubblici vengono spesi. La mia obiezione non è di poco conto, perché analizzando anche la seconda faccia della medaglia, si giunge alla conclusione esattamente opposta a quella cui arriva Pizzati ( in estrema sintesi, Pizzati afferma che la socialdemocrazia in USA non va di moda perché il sistema fiscale e dei trasferimenti USA favorirebbe i redditi mediani più di quelli europei): se si va a vedere il risultato netto del sistema tasse/trasferienti, infatti, l'average John, Jan, Hans, Jaques sono molto più favoriti dal sistema dell'average Joe. Il sistema fiscale USA è infatti quello più favorevole per i ricchi, nel senso che è quello con il minor livellamento dell'indice di Gini da pre Tax/transfer a post Tax/transfer. Insomma, prende poco alla classe media, ma dà anche pochissimo, in compenso dà a chi è già ricco. Posto due vecchi articoli del Washington Post che spiegano il tutto sicuramente meglio di come non abbia fatto io: https://www.washingtonpost.com/news/wonk/wp/2013/04/05/americas-taxes-are-the-most-progressive-in-the-world-its-government-is-among-the-least/.

https://www.washingtonpost.com/news/wonk/wp/2012/09/19/other-countries-dont-have-a-47/

Ho letto l'articolo del Washington Post, e ti ringrazio per averlo postato perche' mi permette di sottolineare il punto provocatorio del mio titolo. L'articolo del WP parla di redistribuzione come fine ultimo. Ci dice che ok, il sistema fiscale americano e' il piu' progressivo al mondo, e che poi c'e' la social security, il medicare, l'earned income tax credit. Pero' non riduce l'ineguaglianza come nelle social democrazie europee.

Ma l'ineguaglianza statunitense non e' quella sudamericana. Che male c'e' se milioni di milionari scorrazzano per le malls? Se proviamo ad implementare una redistribuzione social democratica il reddito mediano, ma anche il reddito del povero, si abbassa o si alza? Si abbassa. Percio' il fine ultimo e' il benessere in termini assoluti dell'average Joe, o il benessere in termini relativi al vicino di casa?

Riguardo il tuo appunto sul considerare non solo il reddito al netto delle tasse, ma anche al netto dei servizi pubblici ricevuti, e' un luogo comune pensare che l'average Joe se la passi peggio dell'europeo medio.

Hai ragione caro Pizzati.

Ma non è solo un luogo comune. E' proprio sbagliato!

Chiedo scusa, ma c'è qualcosa nel suo ragionamento che proprio non mi torna. Posto che:
1. Il sistema di tassazione USA è più progressivo di quelli europei e 2. I sistemi europei garantiscono una maggiore riduzione dell'indice di Gini da pre tax/transfer a post tax/transfer, ne consegue che il sistema della spesa pubblica/trasferimenti dei sistemi europei sia molto, molto più progressivo di quello USA (cioè tradotto in soldoni: il spesa USA va ai ricchi, la spesa europea va all'average Jaques e ai poveri). Come spiega altrimenti i dati?

Progressivo non vuol per forza dire maggior riduzione della disuguaglianza. Queste sono le definizioni

Proportional tax: l'average tax rimane uguale ad ogni livello. Esempio sales tax: pago $1 di caffe' e 10 cent di tassa; pago $100 per le scarpe e $10 di tassa. In media pago sempre 10%. Esempio property tax: pago $1000 di tassa su un appartamento da $100mila; pago $10,000 di tassa su una villa da $1milione. In media pago sempre l'1%.

Regressive tax: l'average tax diminuisce con l'imponibile che sale. Esempio payroll tax: guadagno $100mila e pago $6,200 di payroll tax; guadagno $200mila e pago $7316 di payroll tax. L'average tax e' scesa da 6.2% a 3.7%.

Progressive tax: l'average tax aumenta con l'aumento dell'imponibile. Esempio income tax: e qui vediamo che in USA la tassa media aumenta molto piu' drasticamente e per questo e' considerato un sistema fiscale piu' progressivo.

Quindi la definizione di progressivo non c'entra con l'ineguaglianza. E ora facciamo un esempio semplice per vedere come le due cose possono comunque starci. Diciamo che nel paese A Joe Average guadagna $50mila e Bob Rich guadagna $100mila. Joe paga zero tasse e Bob $10mila (solo il 10%). I $10mila di tasse vengono trasferiti direttamente a Joe, e post transfer Joe ha $60mila e Bob ha $90mila. Bob e' comunque molto piu' ricco di Joe. Nel paese B Arlecchino guadagna €30mila e Pantalone guadagna €60mila. Entrambi pagano il 33.3% di tasse (un sistema diciamo per niente progressivo, ma addirittura proporzionale). In soldoni Arlecchino paga €10mila e Pantalone €20mila: €30mila in totale.  Di questo trasferisci €25mila ad Arlecchino e €5mila a Pantalone, e post transfer abbiamo raggiunto l'eguaglianza perfino con un sistema proporzionale. 

In conclusione, nell'esempio il paese A ha un sistema super progressivo (da 0% a 10% di average tax) e la disuguaglianza si riduce solo da 100% a 50%. Nel paese B, con un sistema per niente progressivo (33% average tax per entrambi), la disuguaglianza si azzera (da 100% a 0%). 

Edit: ho cambiato i numeri dell'esempio che avevo sbagliato

D'accordo, ma mi era sembrato di capire che il senso del suo discorso fosse che sull''americano medio "Joe average" la proposta politica di Sanders (che  banalizzando possiamo riassumere come: sostituiamo il sistema fiscale/ spesa pubblica USA con uno di tipo socialdemocratico  europeo) non potesse fare presa, perché Joe già paga zero tasse.

 Ecco, quello che sostengo invece io è che se aggiungiamo anche la spesa all'equazione, il panorama potrebbe cambiare drasticamente, e glielo dimostro utilizzando proprio l'esempio che mi ha gentilmente fornito lei. Allora, nella situazione USA, il nostro joe guadagna 50k, paga 0% di tasse e riceve il 100% del gettito delle tasse di Bob Rich, per cui alla fine della fiera arriva a guadagnare 60k. Cosa succede se Sanders diventa Presidente e riesce a realizzare le sue proposte di stampo socialdemocratico? avremo che Joe pagherà il 33% di tasse, e riceverà l'84% del gettito complessivo (segue sempre l'esempio che mi è stato dato). Il risultato? 50k-15k = 35k. Poi però, Joe riceverà l'84 % di 50k pari a 42 k.  Insomma Joe average passando dal sistema USA a quello socialdemocratico passa da un reddito finale di 60k ad un reddito di 77k, incrementando il proprio reddito di un terzo. Mi pare che Joe avrebbe da guagnare eccome, da una riforma del genere.

PS:  Naturalmente non mi sfugge  il fatto che qui si stia ipotizzando che le riforme di questo tipo siano neutre sul reddito complessivo, e che questo sia una ipotesi azzardata, ma d'altronde molti economisti sostengono che maggiore redistribuzione porti anche a maggiore crescita, altri sostengono il contrario, e in mancanza di qualsiasi consenso, ipotizzare un effetto neutro non è la soluzione più prudente?

PPS: come ricorda Beppyz qui sotto, il sistema USA è caratterizzato da bassissima mobilità sociale (vedi anche: http://www.oecd.org/centrodemexico/medios/44582910.pdf) mentre i sistemi socialdemocratici europei, soprattutto nordici, da elevata mobilità sociale. Banalizzando, in Danimarca i soldi che Bob Rich utilizza per finanziare il nuovo stadio da Football della Università di prestigio e comprarsi l'ammissione del figlio, gli vengono tassati anche per finanziare la formazione dei figli della middle class e working class, con il risultato che in Europa la mobilità sociale è assai superiore che in USA. Perché Joe average non dovrebbe essere attratto da un sistema che consente a suo figlio di giocarsela quasi alla pari con quel fighetto del figlio di Bob Rich?

Non so pero' quanta presa possa fare su Joe Average una proposta del genere, caro Joe ti togliamo per darti di più sotto altra forma, il primo pensiero di Joe sarebbe caro governo dammi pure di meno che a spendere il mio denaro ci penso io, non credo che negli Usa una cosa del genere riesca a funzionare.

Sulla questione della disuguaglianza, io non penso che cercare di abbattere il Gini post-tax transfer sia un qualcosa di cosi' desiderabile, io vorrei un Gini basso pre-tax transfer al massimo quello sarebbe desiderabile, usare il sistema fiscale per abbattere ampie differenze non lo trovo nemmeno molto corretto, non sto parlando di un sistema fiscale completamente trasparente, ma non vorrei nemmeno che cambiasse il risultato della partita. Parlando con slogan elettorali penso che la vita di Joe Average migliorerebbe in misura infinitamente maggiore con il 4% di crescita promessa da Jeb Bush piuttosto che con una qualsiasi riduzione di disuguaglianza promessa da Bernie Sanders,  Questo inizio post di Cochrane rende bene l' idea secondo me:

Sclerotic growth is the overriding economic issue of our time. From 1950 to 2000 the US economy grew at an average rate of 3.5% per year. Since 2000, it has grown at half that rate, 1.7%. From the bottom of the great recession in 2009, usually a time of super-fast catch-up growth, it has only grown at two percent per year.2 Two percent, or less, is starting to look like the new normal.

Small percentages hide a large reality. The average American is more than three times better off than his or her counterpart in 1950. Real GDP per person has risen from $16,000 in 1952 to over $50,000 today, both measured in 2009 dollars. Many pundits seem to remember the 1950s fondly, but $16,000 per person is a lot less than $50,000! 

If the US economy had grown at 2% rather than 3.5% since 1950, income per person by 2000 would have been $23,000 not $50,000. That’s a huge difference. Nowhere in economic policy are we even talking about events that will double, or halve, the average American’s living standards in the next generation.

Even these large numbers understate reality. 

ho risposto nel thread sbagliato, ripostato sotto

Si, credo sia azzardato trarre conclusioni ipotizzando che il reddito non cambi con la redistribuzione. Dal mio punto di vista la redistribuzione crea una distorsione di incentivi inducendo a lavorare meno sia il ricco che il povero, ma dalla teoria alla pratica magari le cose non stanno proprio cosi'. Ho guardato all'andamento del reddito mediano in USA e in Europa. La cosa che ho notato e' che USA e Gran Bretagna hanno un reddito mediano che fluttua molto di piu' di quello delle social democrazie europee. In entrambi i casi pero' c'e' un trend in aumento ma non saprei dirti quale sistema fa crescere di piu', anche perche' chissa' quanti altri fattori entrano in gioco.

un'aggiunta

beppyz 8/1/2016 - 11:47

penso che quanto riportato da alberto vada integrato con un altro indicatore, quello sulla social mobility (qui un articolo da veloce da the atlantic: http://www.theatlantic.com/business/archive/2015/07/america-social-mobil...).
se si metton assieme le due cose il messaggio che ne esce è che se sei un poveraccio è molto probabile che tuo figlio lo rimanga (anche se potrà essere felice di pagar poche tasse), una cosa lontana dall'american dream del selfmade man.
Sostanzialmente, penso che che sia per questo che gente come Sanders punti a ideali e politiche social democratiche

Grazie del link, e rispondo qui anche a Rinaldi che ha postato un altro interessante studio su intergenerational mobility. Non me ne intendo molto, ma guardavo appunto la figura 5.1 sul link dell'oecd, dove USA e Gran Bretagna hanno meno mobility di Danimarca e Norvegia.

Mi domando pero', se il figlio di Joe guadagna 10% piu' del padre (da $50k a $55k) e il figlio del corrispettivo danese Jens guadagna 10% piu' del padre (diciamo da €30k a €33k), la loro mobility non e' equivalente, ma dipendera' dalla distribuzione. Cioe' con una income distribution piu' piatta e' molto piu' facile avere upward mobility perche' ci vuole molto meno per avanzare di grado. Ma questo non vuol dire che in termini assoluti il figlio di Joe non e' cresciuto altrettanto se non di piu'. In altre parole, magari il figlio di Joe avanza molto di piu' del figlio di Jens, ma rispetto al figlio di Warren Buffett rimane sempre un poveraccio. Se questo e' il caso preferisco comunque essere figlio di Joe che figlio di Jens.

passaggio:

l’household medio guadagna al lordo $67mila, ma come sappiamo la media [..].
Il dato medio può dare una versione un po’ distorta dell’average Joe ed è più indicato utilizzare il reddito dell’household mediano, che è $53mila.

Beh, sì, forse ai fini di questo articolo forse può essere più indicato osservare la mediana che non la media.
Ma mi pare piuttosto degna di nota una così grande distanza tra media e mediana.
Come è fatta questa distribuzione, e perché?

 

Forse dipende dal fatto che la mediana è insensibile a Warren Buffett al contrario della media...

Certamente

Nasissimo 11/1/2016 - 11:34

Questo è ovvio.

Volevo dire che la distanza tra media e mediana è tanto maggiore quanto più la distribuzione è squilibrata. Tra $67mila e $53mila c'è una differenza pesante, che fa immaginare una distribuzione pesantemente squilibrata.

Esitono dati analoghi o quantomeno comparabili relativi agli anni '50 quando l'aliquota marginale era del 90%? 

Esistono dati analoghi o comparabili per gli anni '50 quando l'aliquota marginale era del 90%?

QED?

Alberto Rinaldi 11/2/2016 - 12:53

Buongiorno, intervengo nuovamente su questo vecchio post perché sono onestamente molto interessato alla materia, e soprattutto perché essendo in periodo di primarie, direi che gli eventi delle ultime settimane stanno rendendo giustizia a quello che cercavo di argomentare allora. La tesi di fondo dell'autore di questo post è che "un politico social democratico, come si auto definisce Sanders, non ha futuro negli Stati Uniti" sostanzialmente a causa della maggiore progressività della tassazione USA rispetto a quella europea. Quello che cercavo di spiegare allora, e che a maggiore sostengo oggi, è che invece un messaggio come quello di Sanders, improntato sulla volontà di garantire finalmente agli americani quanto noi europei diamo per scontato da più di mezzo secolo, ovvero una copertura sanitaria universale e una università gratuita o perlomeno a prezzi sostenibili per tutti, dovrebbe avere un certo appeal anche negli States. Il dato politico secondo me più interessante non è tanto la vittoria di Sanders in NH, ma il margine da lui ottenuto fra i 18-29 anni, oltre l'80% dei consensi. soprattutto, mi sembra che risultati di questo tipo dovrebbero fare riflettere quanti, qui su NFA, da anni, sostengono la necessità di superare il principio del finanziamento pubblico dell'istruzione universitaria, per andare verso un sistema basato sui prestiti d'onore per finanziarsi gli studi... un sistema che, visti i suddetti risultati, i giovani americani non apprezzano per niente...

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