E-stonia

15 settembre 2006 alberto bisin
Flat tax (20%), libero mercato (ma libero!), olio russo, la vicina Svezia socialista, e una copia di "Free to choose."

Tierney sul NYTimes (non metto link perche' a pagamento) ha pubblicato recentemente un articolo sull'Estonia , repubblica baltica e miracolo economico. L'articolo contiene vari aneddoti anche interessanti e divertenti (sembra che il primo presidente dopo l'indipendenza, non sapendo nulla di economia, brandisse "Free to Choose" come la Bibbia).

Ho dato un'occhiata e il miracolo economico pare notevole, una sorta di Irlanda estrema. Avranno anche il passaggio dell'olio russo e la Svezia vicina da cui ricevono capitale umano e fisico in fuga dal socialismo, ma comunque il GDP per capita e' il piu' alto tra le repubbliche baltiche ed e'
cresciuto a ritmi spettacolari, si veda la figura qui sotto (dati Penn
World Table).

 

L'ultimo soldato russo se ne e' andato nel 1994 (si notino i tassi di crescita precedenti). L'Estonia ha poi introdotto una flat tax al 26% nel '96 e da allora la crescita e' stata tale che ha continuato a ridurla (23% nel 2006, con riduzione programmata dell'1% all'anno fino al 20% nel 2009). Il tasso di disoccupazione e' di circa il 4%, il piu' basso tra le repubbliche baltiche.

Infine, l'Estonia e' al primo posto nello State of World Liberty Index (indice di liberta' politica, economica e della stampa; si vedano qui spiegazioni su come e' costruito). Per il lettore che cerca una scala di misura relativa per interpretare l'indice, l'Italia e' al 41-esimo posto sotto il Botswana ma sopra la Francia e, fortunatamente, sopra la Libia e la Corea del Nord.

Insomma, noi economisti insegnamo ai nostri studenti che i tassi di crescita (forse) convergono, cioe' che i paesi in cui il processo di sviluppo e' recente tendono a crescere piu' dei paesi sviluppati. Pero' in tante regioni povere dellEuropa come il sud dell'Italia (o l'Irlanda prima delle liberalizzazioni) non si cresce, non si e' cresciuti a ritmi significativi da 30 anni. Non si puo' continuare a fare finta di nulla. Ci vive della gente a Napoli e a Palermo, non si puo' continuare a buttare soldi e non chiedersi perche' vanno persi in rivoli di rendite, e ad ascoltare Mastella ed Epifani, per non parlare di Cuffaro e dei suoi accoliti.

Se ci e' riuscita l'Estonia ... e non e' che producono stracci a prezzi stracciati con manodopera di secondo ordine e non protetta; ci stanno sviluppando Skype in Estonia, roba seria (da qui il soprannome del paese riportato nel titolo di questo post).

Quand'e' che riprendera' in Italia (o in Europa) il dibattito sulla questione meridionale? Qualcuno ha qualcosa da dire?

7 commenti (espandi tutti)

Se si astrae dai problemi strutturali comuni un po' a tutte le regioni italiane (e che colpiscono il sud in maniera forse piu` drammatica), sono del parere che per risolvere la questione meridionale occorra rivedere totalmente i meccanismi di finanziamento e di assistenza statale alle regioni del sud. In fondo, come spesso accade, potrebbe trattarsi di una questione di incentivi.

Ricordo quanto fu proposto durante la scorsa campagna elettorale da uno dei pochissimi partiti minimamente seri presenti in Italia (non ne faccio il nome per non fare pubblicita` ad alcuno). Si trattava di una proposta estrema, forse provocatoria, ma che penso possa valer la pena esplorare: drastica riduzione dei finanziamenti e dei trasferimenti pubblici alle regioni del sud e tasse zero per i prossimi dieci anni alle imprese meridionali. Il tutto, ovviamente, corredato dai necessari provvedimenti (necessari non soltanto nel mezzogiorno) volti alla liberalizzazione dei mercati, all'abbattimento delle rendite oligopolistiche e di posizione, alla razionalizzazione dei finanziamenti statali affinche` questi vengano davvero indirizzati ai progetti necessari (principalmente infrastrutture, universita`, ricerca).

Esistono altrove casi simili da poter analizzare? 

Hai ragione Rebus quando parli dei finanziamenti statali...anch'io penso che sia un problema d'incentivi. Ma penso anche che i problemi del meridione siano così profondi e radicati che una soluzione di questo tipo (zero finanziamenti e zero tasse) sia di difficile applicazione. Al sud è ancora attualissima l'idea che i soldi pubblici vadano mangiati, che gli appalti vadano dati agli amici o alle imprese degli stessi politici, esistono ancora idee del do ut des...lo stato è visto come una minaccia reale e tutti i mezzi atti a contrastarlo diventano leciti...vivo tra milano e roma, e ciò mi ha dato la possibilità di capire quanto sia forte il peso della politica al sud, a napoli per esempio, la città più vicina alla mia isola e che quindi conosco abbastanza bene. Ergo...i politici non avranno mai alcun interesse a far approvare leggi che incentivino la concorrenza nel meridione e lo sviluppo di organizzazioni private...e visto che i politici del sud contano e davvero...non credo che una soluzione di tipo legislativo sia pensabile nel breve periodo. In breve, dico...è vero che il sud soffre di carenze di strutture, di infrastrutture, di un sistema sviluppato di imprese, della presenza ancora fortissima di organizzazioni mafiose...ma è altresì vero che non vi è alcun interesse da parte dei potenti di cambiare le cose!! Riallacciandomi a quello che diceva Alberto, l'Estonia sta conoscendo un periodo di sviluppo importante...ma forse in quel paese vi è davvero una voglia "generale" di sviluppo e di cambiamento... (parlo senza dati alla mano e non dovrei...ma immagino che lì i fondi europei non si perdano nelle "tasche" degli amministratori locali!!)

A proposito dei fondi (statali ed europei) e dei politici meridionali. Il punto della proposta, credo, e` quello di slegare quanto piu` e` possibile la performance economica del mezzogiorno dalla politica locale. Per questo motivo si proponeva di eliminare (o ridurre fortemente) i soldi che possano passare tra le mani degli amministratori locali ed incentivare l'impresa privata alla crescita ed alla responsabilita`. Sono d'accordo che tutto questo sia di difficile applicazione, che sia forse socialmente costoso ed inaccettabile, che possa incontrare resistenze enormi. Ma il punto e` che occorre, in vaste aree meridionali, arrivare ad un punto di rottura con il passato.

Io provengo da una citta` del sud nella quale, mi duole dirlo (e ti confesso che mi vergogno un po'), gli ultimi quattro sindaci (e non conto tutti gli altri dei quali non ho memoria storica, per fortuna sono ancora giovane) sono finiti in galera o sono stati indagati e costretti alle dimissioni per aver manipolato i bilanci comunali, per aver concesso favori e stipendi che non andavano dati, per connivenze con mafia e criminalita` locale. Ecco: finche` ci sara` questo andazzo, e cioe` finche` troppo soldi senza garanzie e senza vincoli saranno elargiti da Roma, penso che non si arrivera` da nessuna parte.

Ma quindi saresti d'accordo con un sistema federale che obbligherebbe le regioni ad autofinanziarsi con la tassazione recepita sul proprio territorio?? Teoricamente, dal punto di vista degli incentivi, sarebbe una cosa giusta...ma praticamente...non si rischierebbe di mandare allo sfascio l'intero mezzogiorno? In ogni caso rimane il problema fortissimo della mentalità inoperosa...sarebbe utile, ma entreremmo in quell'oscuro mondo che si chiama "utopia", uno slancio culturale proveniente dal basso...più informazione, più cultura, più ricerca...parlo ancora senza dati alla mano, ma mi pare che le uniche realtà di successo del sud siano quelle che basino le loro attività su alta tecnologia e ricerca specializzata.

Il punto piu' importante che bisogna cacciarsi in testa e' che gli investimenti non devono venire per forza dallo Stato. Tutt'altro. Le domande da porsi sono: 1) perche gli investimenti privati sono cosi' scarsi nel Sud? 2) Perche' gli investimenti dall'estero sono inesistenti? Si potrebbero scrivere libri in proposito. Mi concentro su un fattore: la legalita'. La criminalita', organizzata e non, la durata interminabile dei processi civili, la mancanza totale di enforcement, la corruzione sistematica... questi sono tra i principali motivi della scarsita' degli investimenti privati. I politici di Roma, invece di pensare a cagate come il Ponte sullo stretto (il capellone) o il potenziamento del porto di Taranto (il mortadella), dovrebbero pensare a come risolvere questi problemi. Altro punto: cosa sarebbe questa mentalita' operosa cui accenni? Non vorrai mica dirmi che credi che ci siano al mondo intere popolazioni sistematicamente inclini all'ozio? Per favore...

Sono d'accordo. Soprattutto sul fatto che non e` la "mentalita` operosa" quella che manca nel mezzogiorno.

Gli investimenti privati locali sono scarsi al sud perche` esiste innanzitutto un forte problema di accesso al credito, dovuto ad interessi relativamente piu` elevati rispetto al centro e al nord (ma soprattutto rispetto al nord) per effetto di elevati premi al rischio. Cio` penso sia dovuto a tutti i fattori che elenchi. Tra l'altro, non e` un caso che abbia citato nel mio precedente intervento l'esempio emblematico della mia citta` d'origine, che, guarda un po', e` proprio Taranto.

Il gap tra nord e sud e` evidente. Non e` stato mai colmato anche per colpa di una politica economica assistenzialista che ha distributo finanziamenti (statali) a pioggia ed in maniera scriteriata. Per rispondere a Giampi che me lo chiede, per quanto mi riguarda, sarei favorevolissimo ad una riorganizzazione dell'assetto statale in forma federale. Qui non si tratta di utopia. Si tratta di un problema da affrontare con gli strumenti adeguati: il federalismo (ovviamente anche fiscale) e` uno di questi.

Ammetto di essere stato impreciso…ma non totalmente inesatto. Gian Luca, tu parli del fattore “illegalità”, “corruzione”…giustissimo, sono d’accordo e l’avevo già accennato nel primo comment. Ma approfondisco l’analisi. Tutti concordiamo che al sud ci sia un tasso di illegalità e corruzione incredibilmente più alto, per esempio, che nel nord…l’illegalità nel sistema pubblico, nel sistema privato, corruzione, racket…da ciò ne derivano infrastrutture pessime ed inefficienti, lavoro nero, imprese che falliscono, banche che richiedono un premio per il rischio molto più elevato…etc. etc. ma questo è il classico ciclo che è già conosciuto dalla notte dei tempi!!Porto un esempio alternativo (e qui parlo perché stavolta ho esempi da portare…e tanti): “la mentalità inoperosa”, ecco ho sbagliato il termine, avrei dovuto dire “la mentalità seduta”, l’assuefazione all’illegalità, la mentalità del “lo devi dare il pizzo…è così e basta!”, “in quell’ufficio se non allunghi 50euro non lo vedi il dirigente”, “dottò, questo costa 100, ma senza fattura possiamo arrivare a 80!”, “eeee la polizia…che la chiamiamo a fare la polizia…succedono solo casini…” etc. etc. Sono molto più propenso a pensare alla crisi meridionale come ad uno “spaventoso” circolo vizioso: Quanti dei miei coetanei e concittadini (in senso ampio, sono di Ischia of course) sanno davvero cosa significa Stato, cosa significa rispettare le leggi, comportarsi in modo civile? Quanti pensano che le forze dell’ordine siano un male, quanti pensano che il boss del quartiere sia una persona virtuosa a cui mostrare rispetto, quanti ancora pensano che lavorare in nero sia alla fine una cosa normale e fregare i finanziamenti pubblici sia un buon modo di fare facili quattrini…tantissimi!! potrei continuare ma mi autolimito. Ebbene, considero ciò come un cerchio…quello che voglio dire è che se utopicamente si riuscisse a scardinare la malavita organizzata, si riuscisse a costruire un sistema di infrastrutture incredibilmente efficiente tale da incentivare la nascita di distretti industriali e promuovere investimenti privati…rimarrà comunque una parte di questo cerchio, formato da una miriade di persone che di queste innovazioni non se ne frega nulla ed è pronta a fregare lo stato alla prima occasione gli si capiti davanti…la mentalità al sud è paurosamente distorta e mi scuso se il mio orizzonte di riferimento è Napoli, non conosco molto le altre realtà e poi vivo al nord, e a mio avviso qui percepisco un modo di concepire la società davvero differente…ergo, investire anche in cultura, nella cultura delle regole, della civiltà e dello Stato di diritto…

 

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