La storia di Gützlaff, ovvero quei ribaldi dei cinesi

15 aprile 2010 ne'elam

Racconto edificante a beneficio dei timorosi del nuovo che giunge da quelle terre lontane, a illuminazione di quei pochi che ancora non scorgono i danni provocati dall'ingresso nelle nostre contrade di manufatti di bassa qualità e dal prezzo irrisorio, a miglior gloria di quei lungimiranti amministratori della cosa pubblica che si prodigano senza requie per scongiurare questo mortale pericolo.

 

In un vecchio testo di Marx compare il nome di un missionario protestante tedesco che, nella Cina imperiale della prima metà dell’800, svolse con ammirevole zelo la sua infaticabile opera di evangelizzazione.

Quando, dopo venti anni di assenza, il signor Gützlaff tornò a contatto con i civilizzati e gli europei, e sentì parlare di socialismo, esclamò terrorizzato: “Dunque non avrò scampo in nessun posto da questa pericolosa dottrina? Da qualche anno è esattamente questo, ciò che predica la plebaglia cinese!

Il signor Gützlaff era comprensibilmente preoccupato dalla diffusione di quelle perniciose teorie. Ma chi era Gützlaff? La sua è una storia esemplare che merita di essere tratta dall'oblio nel quale è ingiustamente caduta. Certo, oggi il pericolo non è più costituito dell'orda socialista paventata dal buon missionario tedesco, bensì dallo spaventoso capitalismo che ha irretito i governanti di quella terra di antica saggezza.

Nel 1844 Gützlaff fondò una scuola sul cui ingresso era riportato il versetto di Isaia 49:12 che chiariva il programma: l'istruzione e la formazione di missionari locali.

Ecco, gli uni verranno da lontano; ed ecco, gli altri verranno dal Settentrione, e dall'Occidente; e gli altri dal paese de' Sinei

In realtà non sappiamo se tale scelta, innovativa per l'epoca, nacque da un suo profondo e radicato convincimento oppure, piuttosto, da un duttile adattamento ai vincoli che il governo cinese di allora imponeva, proibendo l'ingresso di cittadini stranieri nella gran parte del suo immenso territorio.

In quattro anni riuscì a convertire una quarantina di nativi. Affidò loro il compito di andare dove a lui era impedito l’accesso, affinché con appropriati sermoni e ferventi preghiere la grazia del Signore potesse aprire alla fede i cuori delle genti che colà risiedevano. Per aiutarli nell’opera di proselitismo li munì di molte copie di una bibbia tradotta in cinese, opera che lui stesso aveva completato dopo un lungo e faticoso lavoro, perché ne facessero dono a chi avesse deciso di diventare cristiano. I risultati andarono al di là delle più rosee aspettative. In poco tempo i missionari cinesi riportarono al buon Gützlaff cifre da capogiro. Un successo straordinario, se paragonato agli striminziti numeri degli altri missionari impegnati nell’opera di evangelizzazione. Centinaia e centinaia di cinesi erano stati finalmente illuminati dalla parola del Signore, un multiplo di quello che erano riusciti ad ottenere tutti gli altri messi assieme. I rapporti che inviava in Europa suscitarono entusiasmo e le donazioni a favore della missione di Gützlaff aumentarono a vista d’occhio.

All’interno della casa madre che finanziava quelle meritorie attività - la Società Missionaria Evangelica di Basilea - qualcuno però cominciò ad insospettirsi. Ad istillare il seme del dubbio contribuì principalmente un collaboratore di Gützlaff, il dottor Teodor Hamberg. Vuoi per gelosia professionale, vuoi per diffidenza verso quella popolazione, Hamberg era scettico su quelle conversioni di massa. Decise perciò di apporre un piccolo segno sulle bibbie che Gützlaff dispensava ai suoi incaricati. Gli ci volle poco per accorgersi che i volumi che il buon pastore pagava profumatamente al suo stampatore erano esattamente gli stessi consegnati poco tempo prima agli evangelizzatori cinesi. Gli inaffidabili asiatici, dopo aver ritirato le bibbie, si recavano immediatamente dallo stampatore e se ne sbarazzavano vendendole a metà del prezzo al quale erano state acquistate. Lo stampatore, a sua volta, soddisfaceva la crescente domanda di Gützlaff riciclando, a prezzo pieno s’intende, le bibbie nuovissime ed intonse acquistate dai fedifraghi. Costoro con il gruzzolo così racimolato, invece di diffondere tra le genti la parola del Signore, trascorrevano il loro tempo in fumerie d’oppio e frequentavano assiduamente locali di infima reputazione. Terminati i soldi tornavano dal missionario con dettagliati resoconti dei loro viaggi e con meticolose liste che riportavano i nomi dei nuovi convertiti: tutto rigorosamente inventato di sana pianta.

Messo di fronte all’evidenza di quei fatti, Gützlaff compianse la poca fede del suo collaboratore ed esclamò

I weep tears at your conduct and still more since you are so infatuated as to throw the blame on the Chinese.

Quelle prove furono ritenute sufficienti dai suoi superiori che lo invitarono ad interrompere il suo fallimentare progetto. Un avvilito Gützlaff abbandonò la missione per ritirarsi a Hong Kong dove si spense nel 1851. La città riconoscente gli dedicò una strada divenuta poi famosa, fra l’altro, per i numerosi bordelli che vi si insediarono durante l’epoca coloniale.

Quali insegnamenti si possono trarre dal triste epilogo di questa ambiziosa iniziativa di Gützlaff?

Primo. Ciò che sembra funzionare in astratto non è detto che poi funzionerà in concreto: con le sole buone intenzioni non si va da nessuna parte.

Secondo. Chi produce informazioni va controllato, la tentazione di manipolarle a proprio vantaggio è irresistibile.

Terzo. Un incentivo monetario mal congegnato diventa un sussidio.

Quarto. Avere l'onore di una strada porta il proprio nome é un privilegio del quale, a volte, è meglio fare a meno.

3 commenti (espandi tutti)

Che meraviglia! Gli ingredienti ci sono veramente tutti!

Socialismo-Cinesi-Cattolici-Informazione-Qualcuno che prende cose, le "impacchetta" e poi le rivende (qui allo stesso prezzo, con con spread crescenti in base al "rating")-C'è pure Basilea!-Un controllore(Hamberg)-I bordelli.

Non vi siete fatti mancare (quasi) nulla!

-Cattolici-

no, la società missionaria di Basilea raccoglieva solo evangelici, di diverse nazionalità (Gützlaff era prussiano, Hamberg svedese e poi altri ancora svizzeri, olandesi etc.) ma nessun cattolico.

Chi produce informazioni va controllato, la tentazione di manipolarle a proprio vantaggio è irresistibile.

forse questa frase andrebbe riscritta così: chi produce informazioni ha il dovere di rendere note le fonti. Detto altrimenti, non è il produttore a dover essere controllato (altrimenti sembrerebbe una frase di SB!) bensì il contenuto e la veridicità delle informazioni veicolate.

Il post, in particolare la conclusione citata, sembra scritto per qualcuno che nel post precedente dava per scontati i metodi brutali impiegati dai cinesi (prendendo però a testimonianza dei coreani!). Sono d'accordo con l'idea di appurare le fonti di informazione, però mi pare che l'argomento del rispetto dei diritti umani in Cina non sia un problema di poco conto, da dover addirittura essere messo in dubbio. Oppure ho toppato in pieno l'interpretazione del post?

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