Tito Boeri presidente dell'INPS

29 dicembre 2014 redattori noiseFromAmeriKa

Inviamo le nostre congratulazioni a Tito Boeri, amico e collega economista della Bocconi, oltre che ideatore del sito lavoce.info, di fresca nomina alla presidenza dell'INPS. Per una volta, una buona notizia. Una persona competente in una posizione strategica per qualsiasi riforma del sistema pensionistico italano. Gli facciamo i migliori auguri di poter lavorare al meglio per il bene del nostro paese senza troppe interferenze di lobby e di politici

Tito assume l'incarico con notevoli aspettative per i lavoratori contribuenti. Solo un anno fa, per esempio, chiese all'INPS, in questa nota sulla voce.info scritta assieme a Luigi Guiso, di fornire a ciascun lavoratore le stime della futura pensione, con calcoli che solo l'INPS può fare. Si tratta di un'informazione importantissima per la pianificazione del risparmio e per una valutazione dell'equità intergenerazionale del sistema pensionistico. 

A questa richiesta, ne aggiungiamo un'altra, che crediamo stia a cuore a Tito, un economista del lavoro di fama internazionale: la messa a disposizione a ricercatori autorizzati dei dati storici dell'INPS (dopo adeguata anonimizzazione). I dati sono necessari a calcolare, per esempio, i tassi di rendimento dei contributi pensionistici dei pensionati attuali e futuri. Con le limitatissime informazioni attualmente a disposizione, non si può che speculare sull'entità del trasferimento di risorse in atto correntemente da giovani ad anziani. L'INPS ha a propria disposizione le informazioni necessarie ad un dibattito informato su una componente enorme della spesa pubblica. 

In ogni caso, auguri e buon lavoro!

18 commenti (espandi tutti)

Con alcuni amici da tempo si scherza sul fatto che il giorno che l'INPS invierà le famose Buste Arancioni, ammesso che queste siano comprensibili alla grande maggioranza dei loro destinatari, saremo più vicini ad una rivoluzione o ad una sollevazione di massa. Da qui la neccessità di "ordine pubblico" di mantenere il più possibile l'ignoranza su questo tema.

Lasciando le chiacchiere da bar e le teorie complottiste posso dire che, per la mia esperienza personale, la molla che mi ha spinto a cambiare lavoro, abbandonando la libera professione (sono un ingegnere) per trasferimi a lavorare per un datore di lavoro straniero è stato proprio il calcolo del mio futuro pensionistico.

La domanda che dovremmo porci è cosa succederà a chi come me si accorgerà che la pensione che riceverà non consentirà a lui e ai suoi cari un tenore di vita congruo con le sue aspettative?

Potrà scegliere di cambiare lavoro, ma in un periodo di crisi occupazionale come questo non è semplice. Potrà decidere di risparmiare di più o fare un fondo pensione integrativo, ma con livelli bassi di salario e con lavori precari/saltuari - come avviene per i più giovani - i consumi diventano praticamente incomprimibili e quindi il margine di risparmio sarà esiguo.

Potrebbe decidere di non pagare più i contributi previdenziali e costituire così il suo fondo pensione... Oppure?

Cari economisti cosa direste di fare a questo signore? E cosa potrebbe fare il vostro collega dalla scrivania dell'INPS?

Non mi aspetto una rivoluzione. Da alcuni calcoli che ho fatto, la pensione calcolata con il contributivo non sara' bassissima (mi ripropongo di postarli appena possibile). Il motivo e' che i contributi sono altissimi, piu' di un terzo dello stipendio lordo; ovviamente tutto dipende dalle ipotesi che si fanno sui rendimenti, ma non e' irragionevole aspettarsi una pensione di almeno il 50% dell'ultimo stipendio. 

In realta' un software per fare il calcolo della pensione gia' esiste, almeno per chi ha un account sul sito INPS, e si chiama CaRPe (Calcolo Retribuzione Pensionabile). Il calcolo e' possibile solo per date passate, dato che in futuro nessuno sa quali saranno i coefficienti di rivalutazione, quindi risponde al piu' alla domanda "che pensione avrei avuto se fossi andato in pensione ieri o in un giorno precedente". A quanto capisco, copre sia metodo contributivo che retributivo.

La versione piu' recente puo' essere scaricata a http://www.inps.it/portale/default.aspx?iMenu=1&iNodo=6910 (nella sezione "Per il Cittadino"). Per farlo funzionare, pero' bisogna essere un po' avventurosi (livello Lisbeth Salander, per intenderci). Tanto per cominciare, l'INPS avverte:

ATTENZIONE!!! ATTUALMENTE IL SOFTWARE, PER IL CALCOLO DELLA RETRIBUZIONE PENSIONABILE ED IPOTESI DI RATA DI PENSIONE – CARPE –, E’ UTILIZZABILE SOLO SE GIA’ IN POSSESSO DI UNA VERSIONE PRECEDENTE.”

Perche'? Perche', per ragioni misteriose, i geni che hanno preparato l'installer hanno omesso le librerie runtime, e l'INPS non dice dove trovarle (e, ovviamente, l'installer della versione precedente e' stato accuratamente rimosso!). Dopo un po' di ricerche, ho trovato una copia (forse piratata?) del runtime a http://www.italuil.it/intranet/userfile/file/Inps/carpe/RTE-NE51.exe .

Le peripezie non finiscono qui: una cosa da tenere presente e' che al momento della connessione con l'INPS la password deve essere introdotta da tastiera, non con un piu' comodo "copia-incolla". Questo e' detto solo in una delle pagine di help, e apparentemente e' fatto "per ragioni di sicurezza". Se uno fa il copia-incolla, ovviamente, il messaggio non e' "non si puo' fare copia-incolla" ma "utente non autenticato" (mica vorremo compromettere la sicurezza dicendo cos'e' realmente andato storto, no?).

Il resto della procedura e' relativamente intuitiva, anche se i messaggi d'errore sono spesso errati essi stessi (tipo: "M0013 - La DECORRENZA della PRESTAZIONE non puo' essere SUCCESSIVA al    ." (e finisce cosi', senza specificare a che data).

Se queste piccole cose sono di una qualche indicazione su quelle piu' grandi, penso che Tito Boeri abbia davanti a se' un lavoro simile a quello di Ercole con le stalle di Augia. In bocca al lupo!

Forse

amadeus 29/12/2014 - 14:58

Nessuna rivoluzione per i lavoratori dipendenti con regolare contribuzione. Diversa è la situazione dei parasubordinati con aliquote di contribuzione più basse (per quanto siano progressivamente aumentate), che avranno delle pensioni attese più basse e più simili a quelle dei lavoratori autonomi in senso stretto (che comnque rientrano nel calderone).  In realtà il problema vero è la sostenibilità del sistema a ripartizione puro in cui negli ultimi anni gli aumenti del livello contributivo sono stati decisi e sono serviti solo per coprire gli esborsi delle pensioni correnti e delle nuove pensioni senza prevedere l'accumulo di qualche riserva che potesse servire a coprire la diminuzione del rapporto tra lavoratori attivi e pensionati.

Inviando le famose 'buste arancioni' lo Stato sancirà per ciascun contribuente l'entità del debito previdenziale che avrà accumulato nei suoi confronti, che, in mancanza di una ripresa dell'occupazione e della produttività del lavoro, non sarà comunque in grado di onorare, per quanto le pensioni 'contributive' siano calcolate in modo attuarialmente corretto (perlomeno con riferimento alla speranza di vita) e siano meno generose rispetto a quelle 'retributive'.  Il problema è che nel sistema integralmente a ripartizione le pensioni le pagano solo i lavoratori in attività. Una gestione corretta del problema avrebbe richiesto l'accumulo di una riserva patrimoniale per gestire la riduzione del rapporto tra lavoratori attivi e pensionati, mentre le varie riforme che sono state adottate nel corso degli ultimi 20 anni hanno affrontato prevalentemente solo la situazione corrente senza garantire la sostenibiltà di lungo periodo (che avrebbe richiesto anche un intervento sulle rendite già erogate o in corso di erogazione).

 Il motivo e' che i contributi sono altissimi, piu' di un terzo dello stipendio lordo

Io immaginavo che i contributi fossero altissimi perché gli attuali contribuenti in attivitá devono (1) pagarsi la propria pensione e (2) pagare gran parte della pensione di chi é andato in pensione con la retributiva.

Mi sbagliavo?

Tanto se la differenza non arriva da extra-contributi arriva da altre extra-tasse. Purtroppo non cambia un epsilon.

non esiste nessuna riserva accumulata. I miei contributi pagano le pensioni in corso e spero che qualcuno paghi la mia pensione a tempo debito con i suoi contributi.  Il sistema contributivo all'italiana, a differenza di quello USA, è un mero artificio contabile

Disclaimer: Non sono un economista e quindi probabilmente sto per scrivere qualche stupidaggine.

Il problema sarà di tutte quelle famiglie che adesso vivono dignitosamente senza sacrifici e senza eccessi, non lamentandosi della loro situazione, ma non potendo risparmiare più del 10-15% del reddito. Che sarà di loro quando disporranno solo del 50% del reddito attuale?

La prima domanda è: quanti sono? Questo per poter prevedere ora quali saranno i costi sociali del sostegno a questi redditi nel medio e lungo termine.

La mia impressione è che molte delle abitudini attuali degli italiani saranno messe a dura prova, ad esempio l'acquisto di beni immobiliari (prima casa). Attualmente questa è la principale forma di investimento diffusa anche tra i redditi medio bassi. Ma con la prospettiva di avere una scarsa liquidità in futuro l'investimento immobiliare sarà ancora così attraente?

Ma forse sono solo un gufo?

Immobili

andrea moro 30/12/2014 - 07:27

Premetto che la mia è pura speculazione, ma secondo me il problema sarà mitigato dal fatto che le generazioni che vivono la transizione hanno, per una buona parte, la casa di proprietà pagata dai genitori, oltre all'immobile ereditato in cui vivono i genitori. E' una generazione che non riuscirà a comprare la casa ai propri figli. Quindi, mi aspetto l'introduzione diffusa di strumenti finanziari come reverse mortgages nei prossimi 10-20 anni, che serviranno ad integrare la magra pensione. 

Per chi non ha la casa di proprietà sono c.... amari.

C'è inoltre un'altra aspettativa di cui pochi tengono conto e che fa pendere la bilancia nella direzione del pessimismo: è generalmente assunto che le spese sanitarie saranno coperte al livello attuale, e le spese sanitarie sono una delle componenti principali della spesa di un anziano. Dubito molto che, con una popolazione che invecchia, questa aspettativa possa essere realizzata. 

Hai fatto un'ottima osservazione, Karl Friederich!

Questo si inserisce su un filone di discorso piu' ampio e che ha a che fare con le aspettative che gli Italiani in Italia hanno per il loro futuro. A questo proposito credo sia utile fare un po' di "debunking". Se prendiamo un Italiano in Italia lavoratore tra i 20 e i 45 anni, possiamo pensare che questo ragioni in maniera conscia e inconscia secondo categorie ereditate dal passato. Come dicevi tu, i suoi genitori, parenti e conoscenti di una certa eta' sono in pensione o stanno per andarci e manterrano una porzione del loro ultimo reddito maggiore al 50%. Questa generazione piu' anziana e' cresciuta e vissuta con l'idea di mettere da parte un po' del reddito e anche con l'idea che le case e gli immobili siano beni rifugio, cioe' sono beni dal valore durevole e che in media cresce un pochino anno dopo anno. Questo e' il motivo per cui nel subconscio Italiano sia cosi' importante possedere una casa ed e' anche il perche' abbiamo cosi' tante famiglie che effettivamente la casa se la sono comprata.

Cosa succedera' un domani quando la generazione dei venti/quarantacinquenni di oggi andra' in pensione? La prima cosa che mi viene da dire e' che questi andranno in pensione piu' tardi rispetto ai loro genitori. Se non sbaglio gia' ora il new normal e' previsto a 67 anni. E' ragionevole pensare che questa soglia aumentera' nel corso dei porssimi anni, magari arrivando a 70 anni e passa. La demografia lascia poche vie di fuga, come giustamente nota Andrea nel suo commento qua sotto. La seconda cosa che mi viene in mente e' che mi e' venuto da sorridere quando hai detto:

Il problema sarà di tutte quelle famiglie che adesso vivono dignitosamente senza sacrifici e senza eccessi, non lamentandosi della loro situazione, ma non potendo risparmiare più del 10-15% del reddito. Che sarà di loro quando disporranno solo del 50% del reddito attuale?

Ecco, penso che queste famiglie semplicemente si scorderanno i tempi in cui risparmiavano il 10-15% del loro reddito e aggiusteranno il loro tenore di vita, cercando di non arretrare troppo. Se gli capitera' qualche sfiga, tipo problemi di salute (again, vedi Andrea sotto) oppure un figlio che non riesce a mantenersi da solo oppure qualche rendita che viene a mancare, allora eroderanno il loro patrimonio per cercare di sopperire.

Come corollario, ci metto anche un altro cambiamento: oggi gli Italiani vicino alla pensione dicono "che palle devo lavorare uno o due anni in piu' perche' hanno cambiato la legge", un domani diranno "vado in pensione il piu' tardi possibile perche' finche' lavoro guadagno significativamente di piu' e voglio salvaguardare il piu' possibile il tenore di vita mio e della mia famiglia".

Altra considerazione e' che questo processo di erosione del patrimonio delle famiglie in effetti e' gia' iniziato. In media, gli Italiani oggi giocano "in difesa" e i giovani non hanno l'aspettativa di migliorare la loro condizione sociale rispetto a quella dei propri genitori: le cose vanno bene se questa condizione si riesce almeno a difendere. I giovani si arrabattano tra lavori precari e mal pagati, quando ci sono, e un'economia stagnante. Molti ci mettono un sacco di tempo a diventare economicamente autonomi. I genitori dei giovani, appartententi a quella stessa generazione che ha creato un mercato del lavoro duale imponendo precarieta' ai giovani per garantire i cosidetti diritti acquisiti, ora vedono il problema rientrare dalla finestra e sostengono i loro figli in difficolta'. La famiglia in Italia fa da ammortizzatore sociale. Per cui, ci sono gia' oggi molte famiglie che riducono la loro quota di rispami sul reddito. Molte a dire il vero annullano i risparmi e attingono al patrimonio accumulato dai nonni e da loro stessi per sostenere i figli. Per questo, credo che le famiglie che oggi risparmiano il 15% del proprio reddito siano un insieme meno numeroso di quello a cui eravamo abituati a pensare fino a 6 anni fa, prima che arrivasse la recessione.

In questo quadro,  le famiglie lungimiranti penseranno a sistemi per integrare il proprio reddito una volta in pensione, in modo da ridurre il gap nel momento di transizione. E' da notare che proprio in queste ultime settimane lo Stato Italiano ha deciso di disincentivare i sistemi di previdenza integrativa degli Italiani aumentandone le tasse.

Credo sia normale che con il passare del tempo lo scenario di riferimento in un paese cambi e che quindi la gente debba anche cambiare luoghi comuni e aspettative. L'aspetto negativo e' che in Italia oggi il cambiamento sara' significativo, non marginale, e portera' inerzialmente piu' problemi che opportunita'.

Insomma, la decrescita cambia lo scenario di riferimento e genera incentivi diversi, per cui dobbiamo abituarci a un new normal e a un'economia "della resistenza".

Che gli italiani comincino a vedere gli immobili come un' attività al pari di un' altra, da usare anche per costruire un vitalizio, è pura utopia. Alla rinfusa: gli italiani non vendono casa quando i valori scendono perché DEVONO RISALIRE, e non la vendono quando salgono perché necessariamente domani saranno maggiori, la vendita con riserva di usufrutto è offerta a magari l' 89% del prezzo della proprietà piena con usufruttuari femmine sessantottenni, il fondo comune immobiliare è sempre andato assai moscio perché il mattone lo si deve toccare e deve essere mio; a questo aggiungo che il reverse mortgage è stato smesso dalle poche banche che in Italia lo erogavano, ed oggi non è più disponibile, che ogni volta che sono andato, da assicuratore, a proporre il vitalizio a premio unico ad agenti immobiliari per loro clienti che vendevano la nuda proprietà sono stato sempre guardato come se stessi proponendo eroina radioattiva, che quando si fa rilevare che, visto che le case si costruiscono con € 1.200/mq, è assurdo che si ragioni in termini di più di € 4.000/mq per venderle, anche volendo tenere conto di terreno e licenza (e comunque si possono magari fare vari piani, su cui ripartire i relativi costi), ti guardano come si guarda un marziano; che, dicendo che se vendo per ricomprare una casa analoga, è opportuno che i prezzi crollino, così risparmio su notaio ed imposta di registro, vengo preso per folle, ... In realtà uno dei problemi più seri degli italiani è considerare la casa come i cafoni consideravano il castello del feudatario: un segno. Ed i segni non si usano per farsi la pensione, non si vendono, non si ipotecano, anche se questo comporta il doverci vivere stando a pane e cipolla.

Adesso non c'e' un mercato, perche' i pensionati hanno pensioni alte. Vogliamo scommettere che vitalizi e reverse mortgages riappariranno fra 15-20 anni?

Sono d'accordo con Andrea.

Il ciclo immobiliare in Italia sembra essere arrivato ad un punto espansione che difficilmente potrà ampliarsi ulteriormente nei prossimi anni. Se a questo si aggiungono:

  • i) il numero limitato di scambi immobiliari negli ultimi tempi;
  • ii) il periodo di deflazione che spinge a preferire la liquidità agli investimenti;
  • iii) il tasso di interesse che difficilmente potrà scendere;
  • iv) l'esposizione delle banche sull'immobilare (mutui) e il loro timore per una caduta dei prezzi;

oltre alla situazione generale di previsione di calo del reddito nel lungo periodo (è l'argomento del thread), penso che anche i più ostinati cafoni dovranno riconsiderare il loro modus operandi.

Per il resto è assolutamente vero che l'italiano medio ha un rapporto tutto particolare con gli immobili.

La leggo ottimista, e la invidio: per la mia esperienza, E PER IL RISCONTRO SPERIMENTALE di tutto il portafoglio assicurativo italiano, il vitalizio crea allergia agli italiani ("Se schiatto voi vi tenete i soldi" - "Quanto rende il vitalizio ?"), addirittura agli assicuratori: ad esempio storicamente il 97% delle polizze italiane è sempre finito col capitale e non con la rendita; sul fronte immobiliare il prezzo della nuda proprietà viene comunemente calcolato con la tariffa dell' imposta di registro, e quindi un' usufruttuaria femmina 70enne "vale" quanto un usufruttuario maschio 75enne, perché mai si pensa di interpellare un attuario. Abbiamo, a livello culturale medio-basso (ed, oltre che medio, praticamente modale) una grande avversione per tutto ciò che sia o sembri "aleatorio": quindi NO a reverse mortgages, ancorché con la garanzia di no negative equity, vitalizi, etc. etc.: "molto meglio i CCT (o i buoni postali)". E' un' avversione che è maturata in secoli e, come si ingrassa in anni e si dimagrisce in anni, le scorciatoie non funzionano, così secoli occorreranno per uscirne (necessari ma non sufficienti). E' un suggerimento che mi permetto di dare anche a chi si é impegnato/si impegna/si impegnerà con FiD: un anti-keynesiano deve prima di tutto pensare che "nel breve siamo tutti morti; solo nel lungo termine saremo risorti".

La rendita (=reddito periodico) è stata penalizzata fiscalmente rispetto al riscatto del capitale, in quanto viene assoggettata, ancorché parzialmente, all'aliquota marginale dell'imposta sul reddito. Dopo l'aumento delle imposte sui redditi finanziari qualcosa potrebbe essere cambiato, ma bisogna fare i calcoli caso per caso. 

A ciò va aggiunto il fatto che anche la determinazione della rendita non è molto trasparente: un tempo venivano usate le tavole attuariali derivanti dall'ultimo censimento, mentre oggi, a causa dell'aumento della speranza di vita, ogni assicurazione usa i propri dati e i propri calcoli.

1) Che vuol dire penalizzazione rispetto a x ? Per costruirsi una rendita privata non ci sono strumenti alternativi, quindi o così o Pomì; oltretutto mi sembra che lei cada nel classico errore di chi considera il vitalizio come un investimento; oltre a ciò la vigente disciplina delle rendite vitalizie le esenta dal cumulo sotto un' imposta progressiva; da ultimo l' assoggettamento all' Irpef (o come si chiama oggi) non solo avviene ad aliquote medie in genere inferiori al 26%, quindi conveniente, ma permette anche di non lasciare "sprecati" i pochi oneri deducibili e detraibili rimasti;

2) è trasparentissima, basta richiedere (e viene erogato prontamente dalle compagnie meglio condotte) il preventivo, con indicazione del netto. Le compagnie fanno condizioni ciascuna per conto proprio ? "E'la concorrenza, bellezza, e tu non puoi farci proprio niente" !

Se la nomina di un personaggio con una ventina di incarichi non aveva sollevato grandi problemi di opportunità, lo fa quella di Boericui mancherebbe...la compentenza adatta al ruolo.

Non stupiscono le resistenze nel palazzo, ma faccia di bronzo di certi personaggi lascia allibiti.
Speriamo che riesca a tener duro.

Secondo me, chi parla di previdenza con le compagnie di assicurazione, di qualsiasi paese, che farebbe meglio dell'INPS, non sà di cosa parla. Innanzitutto, non penso che vi sia qualche compagnia che regala i soldi. Gestire una società costerebbe più del 10%, e questi costi li paga, inevitabilmente, l'assicurato. I costi di gestione dell'INPS credo siano intorno al 2,5%, nonostante tutti gli spechi che, purtroppo ci sono stati in passato, ora spero che il nuovo Presidente faccia una bella rivoluzione. Certo la gestione degli immobili deve essere rivista completamente. Secondo me, nel campo delle liquidazioni delle pensioni, ci sono state vere e proprie truffe. Sapendo che i conteggi si facevano sugli ultimi anni, una parte di "lavoratori" veniva promossa a livelli elevati, senza averne i meriti, così da percepire una pensione molto più alta di quella che gli sarebbe spettata se rimaneva nella categoria precedente. Lì si dovrebbe verificare se vi è stata fraudolenza. Comunque, si può parlare all'infinito del problema previdenza, tanti aggiustamenti sono stati fatti, ma il succo di tutto è che se non si creano nuovi e seri posti di lavoro, non si và da nessuna parte. Il capitalismo italiano, da questo punto di vista, non mi pare molto intelligente. 

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti