Tre italiani, o forse quattro

9 marzo 2010 michele boldrin

Un testo di Elsa Morante, del 1945, ed uno di Roberto Maroni, del 1999. Nella loro diversità - che va al di là dell'eterogenea qualità letteraria - trovano una sintesi nell'attualità del terzo testo, tratto dall'edizione di ieri di El Pais.

Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbe meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.

Perchè il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto. Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.

Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare.

[Elsa Morante, "Il Capo del Governo", in "Pagine autobiografiche postume",
Paragone Letteratura, n.456 del febbraio 1988.]

Si rafforza in me e in ogni leghista la consapevolezza che da Berlusconi bisogna stare alla larga. Sembra una persona perbene, ma chi lo conosce bene si rende conto che questa falsa immagine è basata sull'ipocrisia e sulla bugia. La falsità sistematica come modo di far politica.

Berlusconi ha una grande forza che lo sostiene: la tv. Se fosse un politico qualunque senza Fede e fidi che tutte le sere lo presentano per quello che sembra essere e non per quello che è, il fenomeno Berlusconi si sgonfierebbe in pochissimo tempo. Purtroppo con il sostegno delle tv private sue personali, private di altri e pubbliche, il sistema basato su ciò che appare convince la gente. Questo è il motivo per cui Berlusconi vince.

Tutta la potenza di fuoco di Berlusconi si basa non sui programmi e sugli uomini, ma sulla realtà virtuale di ciò che appare e sulle falsità. E se gli porti via lo strumento con cui può diffondere la sua politica-fiction, è chiaro che si sgonfierebbe immediatamente. È per questo che Berlusconi grida al complotto contro norme assolutamente normali in una democrazia occidentale.

Quando si è parlato di eliminare gli spot elettorali io avevo dichiarato che non solo ero d'accordo, ma era ancora troppo poco. Occorre che questa maggioranza di centrosinistra abbia il coraggio, la capacità, la determinazione di prendere dei provvedimenti che Berlusconi non accetterà. O si fa così o le prossime elezioni saranno elezioni virtuali, si vinceranno in televisione e le vincerà il Cavaliere, non perché è il più bravo e ha la ricetta giusta, ma perché ha le televisioni.

[Da una intervista a Roberto Maroni su La Padania,  3 ottobre 1999]

[...] En ese sentido, es impresionante la reconstrucción que hace hoy Il Corriere della Sera [Ricostruzione che io non so proprio rintracciare nell'edizione on line del Corriere, NdMB] del encuentro, el jueves por la noche, entre Berlusconi y varios ministros con Napolitano en el palacio del Quirinal. La idea de Berlusconi era que el presidente firmara un decreto claramente inconstitucional de aplazamiento de las elecciones, pero éste se negó en redondo. Entonces, cuenta el diario, el primer ministro se comportó de manera "brutal" con el jefe del Estado, le recordó que él es el único líder votado por el pueblo, le dijo que su firma era solo un trámite, formal y de todos modos obligado. "Lo trató, en fin, como si fuera un secretario, un mero notario", escribe Il Corriere.

Berlusconi subió la voz, hubo gritos, y Napolitano alzó también el tono para replicar que si le mandaban ese decreto lo rechazaría elevando un conflicto de competencia al Tribunal Constitucional. Berlusconi se fue poniendo cada vez más furioso, amenazando con sacar las masas a la calle, lanzando anatemas contra los formalismos y la burocracia.

Tras una hora de bronca, el primer ministro abandonó el palacio y su ministro del Interior, Roberto Maroni, empezó a buscar una fórmula intermedia de compromiso: el decreto interpretativo. Solo ayer, cuando Napolitano hubo firmado el decreto, porque a su juicio no presentaba indicios de inconstitucionalidad, Berlusconi llamó a Napolitano para pedirle disculpas. [...]

[Da un articolo di Miguel Mora su El Pais, 7 marzo 2010]

P.S. Ringrazio un vecchio amico, ex-leghista, per averi fatto notare il secondo testo. Il messaggio attraverso cui me lo inviava era intitolato "A quanto si saranno venduti?". Ometto il nome, perché non so se a lui vada bene che io pubblicizzi i nostri scambi privati.

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En ese sentido, es impresionante la reconstrucción que hace hoy Il Corriere della Sera [Ricostruzione che io non so proprio rintracciare nell'edizione on line del Corriere, NdMB]

 

et voilà:

http://archiviostorico.corriere.it/2010/marzo/07/Dal_premier_brutalita_p...

 

 

Grande! Grazie!

PS

Curiosità qualcuno sa dire quanto sia attendibile questa ricostruzione del "Corriere"? A scanso di equivoci chiarisco che mi sembra assolutamente plausibile, però la dicitura "secondo il racconto di chi c'era" fa tanto "gazzetta dello sport" ("ambienti vicini a via Turati", "un amico del presidente nerazzuro")

La notizia è stata data dal Messaggero già il giorno 6 e non risulta sia stata smentita:

ROMA (6 marzo) - «Non ho bisogno della tua firma». Duro, durissimo Silvio Berlusconi al Capo dello Stato è arrivato a prospettare non solo l’inutilità della sua firma sotto al decreto legge, ma anche l’uso della piazza per contestare «una decisione che priva del diritto di voto milioni di cittadini».
La tensione con Giorgio Napolitano della sera precedente è stata di una durezza tale che solo ieri mattina è stato - forse soltanto in parte - recuperato il rapporto tra i due grazie alla telefonata che ieri mattina Gianni Letta ha imposto al Cavaliere: «Chiama Napolitano altrimenti non ne usciamo». Il consiglio del sottosegretario e di qualche ministro è stato raccolto dal presidente del Consiglio solo nella tarda mattinata. (.....)
Intorno ad un tavolo oltre al presidente del Consiglio, i ministri Maroni, Calderoli, Meloni e La Russa. La discussione è stata breve anche perché la pattuglia dei ministri presenti aveva sperimentato nei giorni scorsi la furia del presidente del Consiglio. La stessa che la sera precedente il Cavaliere era riuscito a sbollire solo verso le due di mattina grazie alla compagnia di un gruppo di giovani che il presidente del Consiglio ha fatto salire a palazzo Grazioli per «una pizzetta». Restano ora nel Pdl la preoccupazione per le conseguenze del braccio di ferro ingaggiato con Quirinale giovedì sera alla presenza dei ministri La Russa, Maroni, Calderoli e del sottosegretario Letta. «Per un momento ho temuto che venissimo sbattuti fuori - ha raccontato uno dei ministri presenti alla scena - i due non si sono nemmeno salutati».

Qui il testo integrale dell'articolo: http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=27117&sez=ELEZIONI2010 

Segnalo inoltre che il resoconto di Marzio Breda sul Corriere, citato da El Pais, è ora reperibile solo consultando per parole chiave l'archivio storico on line del giornale mentre non è più presente sul sito web. Qui è stato sostituito da un altro pezzo, sempre a firma di Marzio Breda, il cui titolo richiama effettivamente lo scontro tra i due presidenti ma il testo del pezzo non tratta in alcun modo il caso e riferisce solo delle risposte di Napolitano alle lettere di due cittadini.

Qui la versione 'forte' dall'archivio storico del Corriere:

http://archiviostorico.corriere.it/2010/marzo/07/Dal_premier_brutalita_presidente_alza_co_8_100307002.shtml

Qui invece la versione innocua sul sito:

http://www.corriere.it/politica/10_marzo_07/Uno-scontro-duro-poi-le-scuse-del-premier-marzio-breda_e5700b54-29c2-11df-8fa3-00144f02aabe.shtml

Un altro disguido 'tecnico' del (già) prestigioso Corriere della Sera?

 

Il pezzo della Morante è impressionante. Sembra scritto per Berlusconi. Anzi è più adatto a lui che non a Mussolini.

Il pezzo di Maroni verrà riproposto quando e se Berlusconi cadrà ("Lo dicevamo noi leghisti..."). Insomma se è riuscito a convincere il suo elettorato di aver firmato una riforma pensionistica senza leggerla...

PS

La Morante, agli italiani di quegli anni, non ha però riconosciuto che Mussolini ha fatto la Marcia su Roma non se lo sono scelto 

La Morante, agli italiani di quegli anni, non ha però riconosciuto che Mussolini ha fatto la Marcia su Roma non se lo sono scelto 

Questa mi sa del "popolo tedesco usato da un gruppo di criminali". Se lo sono scelto eccome: la marcia su Roma non avrebbe potuto essere un successo senza il supporto, prima, delle elites economiche e miliatari e, dopo, della chiesa cattolica e il popolo a seguire.

 

Mi sono espresso male. Dicendo gli "italiani" intendevo solo quello che tu chiami "popolo". Dal pezzo della Morante sembra che il "popolo" italiano abbia scelto il guitto Mussolini, ma alle elezioni Benito Almicare raccattò solo il 7%. Che dopo, tra Minculpop e patti lateranensi, l'elettorato si sia effettivamente innamorato del guitto è un altro discorso.Inizialmente fu "amato" dalle elites industriali e militari.

Sia chiaro che non voglio scaricarmi la coscienza: i dittatori si possono anche far cadere. Intendevo invece che, sotto l'aspetto dell'adesione "popolare", il pezzo della Morante si adatta ancor di più al pelato milanese che a quello romagnolo.

PS

Mi si potrebbe, giustamente, obiettare che le elites industriali e militari sono comunque "italiani". E' vero ma, ultimamente, mi piace evidenziare come le elites italiane siano sempre state inadeguate al ruolo che dovrebbero avere (sarò invidioso?).

la marcia su Roma non avrebbe potuto essere un successo senza il supporto, prima, delle elites economiche e miliatari e, dopo, della chiesa cattolica e il popolo a seguire.

Non sono d'accordo con questa ricostruzione. Il  fascismo al tempo della marcia su Roma aveva un non trascurabile seguito e supporto nelle masse, conseguenza del c.d. "fascismo agrario" che era un fenomeno diffuso e radicato nella pianura padana e specialmente in Emilia Romagna e nella bassa Lombardia (Pavia, Mantova, Cremona). Il fascismo si sviluppa prima come scissione nazionalista e interventista dei socialisti, evolve in movimento quasi di elite concentrato nei grandi centri urbani (come Milano) e nella Venezia Giulia e composto primariamente di reduci scontenti per le promesse fatte durante la guerra e non mantenute, ha principi radicali e repubblicani, e subito dopo "sfonda" in alcuni centri urbani (Bologna, Ferrara) dilagando nelle campagne padane, e in seguito nell'Italia centrale, con le squadre fasciste che si opponevano ad analoghe squadre comuniste. A questo punto il Fascismo si caratterizza progressivamente come movimento anti-comunista, rinuncia in buona misura ai punti radicali e repubblicani del suo programma e quindi viene sempre piu' accettato e supportato dalle elites del settore privato, dagli alti dirigenti pubblici, e ottiene anche diffuso consenso nei quadri dell'impiego publico, consenso che diventa di massa presso le forze dell'ordine. Direi che il consenso di massa del Fascismo ha preceduto il consenso delle elites, il Fascismo aveva veramente un significativo consenso presso quella parte delle masse che erano mobilitabili per l'azione politica.  Non dimentichiamo che l'Italia di quei tempi era ancora maggioritariamente agricola e analfabeta o semi-analfabeta.  Per essere piu' precisi sui tempi bisognerebbe andare a vedere le date che caratterizzano l'evoluzione dello squadrismo specie agrario, le ritrattazioni di Mussolini riguardo la monarchia, le alleanze politico-elettorali.

Alberto la tua ricostruzione mi sembra esatta. Il punto è appurare quanto fosse rilevante numericamente il supporto popolare nella prima fase ? Nessuno nega che ci sia stato, però io credo fosse numericamente "basso". Nel 1919 potevano votare tutti i maschi sopra i 21 anni ed il fascismo prese il 7%. Il fatto che questo 7% fosse politicamente rilevante (perchè concentrato nel cuore agricolo e produttivo dell'Italia di allora  e composto da uomini d'azione pronti a tutto) ha portato a sovrastimare il movimento, percependolo come un fenomeno di "massa" quando, almeno inizialmente, non lo fu. Io ritengo che fosse, invece, un gruppo di estremisti facinorosi (nutrito dalla presenza dei molti reduci scontenti) che uniti dall'anti comunismo trascinò con sè prima le elites, poi la chiesa ed infine la "massa".

Non avevo considerato che, nelle elezioni del 1919, era ancora vigente il "non expedit" e, data la rilevanza dell'elettorato cattolico, la mia teoria (che si basa molto sul dato elettorale di quelle elezioni) va un po' a "farsi benedire".

Certo, Alberto, senza una base di sostegno popolare il movimento non avrebbe sfondato. La mia impressione da quel poco di storia del ventennio che ho studiato pero' e' che il grosso del supporto delle masse venne dopo la marcia su Roma. Posso sbagliarmi, pero'.

In ogni caso la tua precisazione rafforza il punto del mio commento: il nostro dittatore ce lo siamo scelto e l'abbiamo osannato tanto quanto i tedeschi il loro. E tanto quanto BS, come l'impressionante attualita' del pezzo di Elsa Morante rivela.

Più gonfiato dalla propaganda che davvero numeroso, il fascismo delle origini fu movimento rumoroso e soprattutto violento specie tra gli agrari terrorizzati dai socialisti che facevano facile proselitismo tra i braccianti. Il primo governo Mussolini che fu parlamentare era sostenuto da una maggioranza di liberali di vari orientamenti e da 10 (se non ricordo male) deputati fascisti. Giolitti, Salandra, Nitti rivali tra di loro ed ambigui con Mussolini lo ritennero utile contro i socialisti che aborrivano ed il re ritenne Mussolini, guarda caso, il male minore. La stessa marcia su Roma anch'essa numericamente inferiore a quanto si voleva far credere, avvenne per la rinuncia del re ad ordinare al generale Pugliese comandante della piazza di Roma di rinunciare a bloccare le colonne fasciste che su Roma convergevano. Sempre come scelta del male minore.

Questa mi sa del "popolo tedesco usato da un gruppo di criminali". Se lo sono scelto eccome: la marcia su Roma non avrebbe potuto essere un successo senza il supporto, prima, delle elites economiche e miliatari e, dopo, della chiesa cattolica e il popolo a seguire.

 

Concordo, ma con una footnote: di ex-iscritti al partito Fascista che nel '48-'50 sono improvisamente diventati ferventi comunisti son piene l'Emilia-Romagna e la Toscana; parlate con un qualunque romagnolo ultrasettantenne e, se è sincero, di aneddoti come questo ve ne racconterà a decine. In Germania una simile faccia tosta non si è vista.

 

BS e il fascismo

Jons 12/3/2010 - 17:28

Berlusconi non può essere considerato un fascista perchè, come ha sottolinea P. Ginsborg, non vieta la libertà d'espressione in modo diretto come nel periodo del fascismo.

Tuttavia il controllo diretto sulla televisione commerciale e quello più indiretto sul network della televisione pubblica aiuta BS a creare una atmosfera positiva attorno alla propria immagine.

Si potrebbe dire più propriamente che BS cerca di sopprimere il pluralismo dell'informazione.

Ad esempio il libro di P. Ginsborg dedicato a BS è pubblicato dalla Einaudi ed è abbastanza critico. L'Einaudi è controllata dalla Mondadori. Chi è il presidente della Mondadori? Marina B., la figlia di BS.

Questo non vuol dire che raiuno e il suo tg siano stati un esempio entusiastico di pluralismo durante gli anni di governo del cavaliere. Tutt'altro.

In altre parole: non si può dire che BS, strettamente parlando, sia un fascista.

Il "fascismo" di BS, se proprio di fascismo si vuol parlare, è il fascismo denunciato dal poeta controverso P. P. Pasolini (del quale è stato di recente rinvenuto un capitolo di Petrolio, opera incompiuta e frammentaria).

Il fascismo di BS è il fascismo di cui parla Pasolini in 'Niente di più feroce della banalissima televisione'  e, a livello teorico più approfondito, il pensiero Francofortese (buon esempio del quale è costituito dall'opera di Horkheimer e Adorno intitolata 'La dialettica dell'Illuminismo'.

Il paragone circa la libertà di stampa tra ventennio fascista e Italia sotto BS è inadeguato. Dopo l'elezione di BS, la libertà di espressione ha continuato a far parte della vita del dibattito pubblico nonostante le gravi violazioni cui si è assistito (esclusione di Luttazzi e S. Guzzanti dallo schermo televisivo, caso Biagi e la sensazionale espulsione per editto bulgaro di Michele Santoro, che poi è stato reintegrato, perchè giornalista di parte).

Re: BS e il fascismo

12/3/2010 - 17:51

Ma stiamo veramente discutendo ancora (e seriamente) del pericolo fascista di SB? Io appoggio in pieno la tesi peronista sostenuta da tempo su queste pagine, ma peronismo (o populismo) <> fascismo. Il berlusconismo/populismo mira solo a perpetuare se stesso assecondando gli istinti della maggioranza, che di base è socialista, assistenzialista, campanilista e culturalmente arretrata. E quindi vai con l'irriformabilità delle pensioni, con le riforme a parole della scuola e della PA, con le università saldamente in mano ai baronati, con la BANCA DEL SUD, con l'eterno ritorno delle partecipazioni statali... SB per quanto mi riguarda non è un pericolo per la democrazia, è solo l'ennesimo inetto che si fa passare per grande politico (in questo caso specifico giocando la carta dell'antipolitico); il penultimo è stato suo testimone di nozze, deve essere un virus facilmente trasmissibile.

2: BS e il fascismo

Jons 12/3/2010 - 17:57

L'idea che all'estero l'Italia sia presentata in modo distorto non è priva di fondamento se la distorsione riguarda la nauseante nostalgia europea per i tempi in cui l'Italia era governata da Mussolini.

Cercherò di argomentare con dati questa mia impressione, dopo aver cercato di dimostrare nel commento precedente che fra BS e Mussolini, fra BS e fascismo, ce ne passa.

Nella stampa britannica, il giornalista Martin Jacques in uno dei suoi articoli per 'The Guardian' di Londra intitolato "New Labour must recognise that Berlusconi is the devil: Blair's friend and ally lies in direct line of descent from Mussolini and poses a toxic threat to democracy", pubblicato giovedì 16 Marzo 2006 nella sezione Comment and Debate, ci mette in guardia contro:

"a slow degradation of European democracy of which Berlusconi is the most extreme and pernicious expression" e "the malign influence that he has had on Italian democracy".

Nel suo poco modesto articolo M. Jacques motiva ciò che egli chiama "the toxic threat he [BS] poses to Italian or European democracy" con il fatto che BS:

"deals in the dark sides of political life. His party, Forza Italia, worked tirelessly to ensure that it inherited the mafia vote from the corpse of the Christian Democrats. His financial tentacles have abused and disfigured Italian political life"

Dopo avere illustrato il conflitto d'interessi di BS e l'uso della maggioranza parlamentare per perseguire i suoi interessi legali personali e la serietà della miaccia Berlusconiana in relazione anche a figure come Le Pen e Haider, considerati degli outsiders, M. Jacques stabilisce (ecco il punto) una connessione fra BS e il fascismo italiano:

"The connection between Berlusconi and the Italian fascism is not difficult to decipher. There has always been a predictable tendency to expect fascism to recur in its old forms; but that has never been the main danger. What we should fear is the reappearance of fascism in a new guise, reflecting the new global, economic and cultural conditions of the time, while at the same time drawing on national traditions. Berlusconi is precisely such a figure. He treats democracy with contempt: at each turn he seeks to undermine, distort and abuse it. He has no respect for the independent pillars of authority - prepared to accuse the judges of being stooges of the opposition and describe them as "communists". By his indiscriminate assaults on anyone who stands in the way of his personal rule and enrichment, he has poisoned Italian public life. He lies in direct line of descent from Mussolini."

Credo che nonostante si possa essere d'accordo con la maggior parte delle affermazioni di M. Jacques, la sua conclusione, che BS venga direttamente dal fascismo, sia un esempio di facile distorsione della realtà italiana attuale all'estero.

3. BS e il fascismo

Jons 12/3/2010 - 18:14

Vorrei portare ulteriore acqua al mulino della mia tesi citando i dati e le informazioni che la corroborano.

Seguendo un pattern di ragionamento simile a quello di M. Jacques (vedi commento precedente), il giornalista Nick Cohen scrisse per l'Observer, il 19 gennaio 2003, un intrigante articolo intitolato:

"Britain isn't Italy yet: We love the food, fashion and football, but are we ready for Italian-style politics?"

A parte il riferimento al calcio, al cibo e alla moda, che da solo basta a far capire una delle tante distorsioni dell' Italia come paese di uscito da una canzone di Elio e le Storie Tese (pizza, mandolino, mamma...) questo articolo la relazione cordiale fra BS e Tony Blair è descritta nei seguenti termini, con una analogia:

"It was as if Clement Attlee had hugged Benito Mussolini"

BS è considerato "undoubtedly bad news for Italy" e una "frighteningly bizarre figure".

Nick Cohen va avanti e scrive:

"He controls virtually all the nation's television channels which, in 1984 fashion, feed the proles with a mixture of soft-porn and fantastically biased 'news'. His private media power has brought him public power as Prime Minister. He looms over his country like a grinning colossus [...] The combination of the moronic hedonism of his channels and the patronage a solid majority in the Italian parliament delivers suggests an Italy where The Truman Show meets The Godfather."

Poi cita una voce autorevole sulla vita italiana, Tobias Jones:

"It's impossible to move without inadvertently coming up gainst his influence. If you watch football matches, or television, try to buy a house or a book or a newspaper, rent a video or else simply shop in a supermarket, the chances are you're somehow filling the coffers of Il Cavaliere (last estimated to be worth Dollars 14 billion).

Secondo me anche in questo caso la stragrande parte delle cose dette è vera, tranne il paragone tra abbracciare BS e abbracciare Mussolini.

Jons sembra che tu stia recitando l'orazione di Antonio per la morte di Cesare. Manca solo che tu dica alla fine di ogni post "But Silvio is an honourable man".

4. BS e il fascismo

Jons 12/3/2010 - 18:42

Vorrei portare ancora un ulteriore esempio che persuade della inadeguatezza dell'equazione Berlusconi-Mussolini.

In Italia Giorgio Bocca è stato abbastanza critico nei confronti di BS, tanto da farne argomento di uno dei suoi libri polemici intitolato Piccolo Cesare ed edito da Feltrinelli.

L'accusa di fascismo mossa a BS, secondo Bocca, è eccessiva. Infatti Bocca definisce l'autoritarismo politico di Berlusconi come cesarista, non fascista.

Berlusconi, secondo Giorgio Bocca, è affetto da Cesarismo.

Quando viene intervistato da Dino Messina per un articolo del Corriere della Sera pubblicato il 26-9-2002, Giorgio Bocca afferma di essere d'accordo con Giovanni Sartori a proposito del fatto che cesarismo non significa fascismo. Questo non esclude per Bocca che l'Italia stia scivolando verso una democrazia autoritaria, come dimostra il caso Biagi-Santoro-Luttazzi.

Il penultimo capitolo del libro di Bocca è intitolato Aria di Regime, ma questo non significa per Bocca che BS sia un fascista. Infatti BS è un uomo esperto in pubbliche relazioni e non avrebbe mai vietato a Bocca di pubblicare il suo libro.

Anche Sartori, in una intervista alla Repubblica del giorno prima, come ho accennato, nonostante sia sempre molto critico verso BS, rifiuta una qualisasi comparazione col regime fascista come inappropriata.

Per riassumere, si può dire che la forma di "fascismo" incarnata da BS è in realtà qualcos'altro, e questo qualcos'altro ha due facce.

Da un lato, il termine 'fascismo' viene utilizzato impropriamente come lotta incostituzionale contro il pluralismo della informazione (l'art 21 della Costituzione recita: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione" e "La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni e censure").

Dall'altro lato, il termine 'fascismo' è sinonimo della trasformazione antropologica prodotta dalla combinazione della ideologia consumista e i media così come definita da P. P. Pasolini in uno dei suoi articoli pubblicato il 9-12-1973 e incentrato sul concetto di acculturazione:

"Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. [...] Si può dunque affermare che la "tolleranza" della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore della storia umana."

Inutile dire che la parola "tolleranza", in questo contesto, si riferisce alla tolleranza repressiva di cui parla Marcuse in un testo del 1965 intitolato per l'appunto "Tolleranza Repressiva".

Pasolini identifica il successo del 'nuovo potere' con i modelli culturali omologanti proposti da e attraverso la televisione (ecco perchè BS è fascista per molti) e conclude il suo articolo con queste parole:

"Non c'è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte cascinali di slogan mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l'aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione, non solo l'ha scalfita ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre..."

Quindi BS non è un fascista. Se è "fascista", lo è solo in senso ossimorico.

5. BS e il fascismo

Jons 12/3/2010 - 18:47

Sul fatto che Berlusconi non sia un fascista perchè il suo linguaggio non è ideologicamente fascista, sembra essere concorde anche l'accademico Osvaldo Croci, il quale, essendosi occupato dello studio e della analisi del linguaggio politico berlusconiano, in un suo scritto del 2001 a pagina 355 scrive:

"parallels between the language of FI and that of Fascism do not imply any ideological affinity"

Uno potrebbe muovere l'obiezione che nessuno dice che BS sia fascista e che sto solo facendo una orazione sterile. Non è così e spiegherò perchè riportando le informazioni al riguardo.

In una intervista condotta da Marcelle Padovani per Le Nouvel Observateur e pubblicata in Italia da La Repubblica il 7 Febbraio 2002 col titolo "Vi scrivo dal Medioevo- Intervista a Umberto Eco", (traduzione di Elda Volterrani), l'ex professore di semiotica all'università di Bologna ha risposto alla domanda circa la sua opinione riguardante il periodo bizzarro che l'Italia stava attraversando che BS si prende cura con successo dei propri interessi. Il problema è il cinquanta per cento degli italiani che glielo consentono, e il rischio di una infezione in tal senso potrebbe estendersi anche a Francia e Germania. Il modo in cui Berlusconi concepisce la politica riguarda tutto l'Occidente e secondo Eco, nonostante ciò noi consentiamo che tale concezione della politica si esprima in tutta la sua dannosità evitando in ogni caso di parlare di fascismo. E manteniamo il sangue freddo.

In un'altra intervista del 25 novembre 2007 condotta da Deborah Solomon, una giornalista del NYT, "Questions for Umberto Eco", Eco parla del suo ultimo libro A passo di gambero, guerre calde e populismo mediatico (che in inglese suona "Turning Back the Clock") e definisce l'espressione populismo mediatico come uno strumento attraverso cui un politico che controlla i media riesce ad aggirare la mediazione del parlamento e a perseguire i suoi interessi personali.

Secondo Eco il fenomeno BS può verificarsi anche in altri luoghi e suggerische che la ragione per la quale gli stranieri (quindi si rivolge in qualità di intellettuale italiano, nonostante le sue minacce di andarsene a vivere in Australia se BS vince, agli stranieri che poi scrivono dell'Italia in giornali stranieri) dovrebbero essere interessati al caso italiano è che l'Italia è stata nel corso del ventesimo secolo un laboratorio. Si parte dai Futuristi e il loro manifesto del 1909. Poi il fascismo, testato in Italia ed emigrato in Spagna, nei Balcani e in Germania.

In tutta l'intervista Eco mostra una forte convinzione nei confronti della idea che l'Italia sia un laboratorio nel quale fenomeni diversi e importanti prendono il via e si manifestano per la prima volta, diffondendosi internazionalmente e fissando un esempio poi seguito da altri paesi.

L'autore del romanzo The Name of The Rose sembra essere molto italocentrico nel dire che la Germania ha importato dall'Italia il fascismo e nel suggerire che di fascismo si debba parlare anche nel caso della dannosa concezione della politica di BS.

Secondo me la posizione di Eco è un modo di invitare, in modo indiretto e inintenzionale, la stampa estera a inquadrare il caso italiano in maniera distorcente, cioè di un paese governato da un fascista.

Fra le accuse di fascismo rivolte a Berlusconi bisogna ricordare anche quella mossagli retoricamente da Montanelli, il giorno dopo che Berlusconi telefonò al programma 'Il raggio verde', programma presentato da Santoro.

In un articolo apparso su Repubblica il 16-3-2001 Montanelli ci dice che l'atteggiamento di BS è l'ultima prova della sua mancanza di sensibilità e tolleranza nei confronti della satira politica, dal momento che il programma di Santoro era un programma di satira politica.

Quando un partito afferma e minaccia che una volta raggiunto il potere farà 'piazza pulita' non può dirsi democratico e il linguaggio di BS ricorda a Montanelli il linguaggio del peggior Squadrismo, che Montanelli, essendo allora più vecchio, conosce e conosceva bene e meglio dei giovani politici dalla memoria corta.

L'accusa di Squadrismo è un esempio del fatto che BS viene spesso considerato o accostato al fascismo. Credo in molti casi l'accusa di fascismo sia impropria, per i motivi che ho elencato nei commenti sull'argomento.

Qualche anno fa Confalonieri dall’Annunziata (e Berlusconi nei sui discorsi allude ad una visione simile) fece un commento volto a dividere il popolo among class lines: l’operaio che lavora in fabbrica guarda la tv di Berlusconi, non va a teatro a vedere l’Opera.

In un certo senso, Berlusconi non può essere definito semplicemente un populista perché nei suoi discorsi ribadisce la distinzione di classe anche se lui la attribuisce alla opposizione. Non nega l’esistenza di una divisione di classe nella società, perché per BS è un dato di fatto. Il populismo nega la distinzione di classe in numerose versioni teoriche. Ma l’anti-comunismo di Berlusconi, per quanto il suo anticomunismo sia pretestuoso, è talmente feroce che si trasforma in un marxismo rovesciato. Berlusconi fa soprattutto gli interessi della borghesia da condonare e questo si capisce anche dai discorsi che fa. Inoltre sul piano commerciale Berlusconi è tutt’altro che populista, come dimostra la sua visione della società tarata su differenze di classe stabilite e immutabili. Berlusconi sa che la gente piena di soldi non vede film pieni di pubblicità.

La ragione per cui molti intellettuali di sinistra sono passati a destra, a mio modo di vedere, non ha a che vedere solo con il trasformismo della tradizione italiana ma, forse e più probabilmente, con un marxismo rassegnato. L’idea di un target predefinito di pubblico finisce per creare una divisione di classe e ribadisce una visione in cui le classi sociali esistono e non si può fare molto per cambiarle: ci sono e ce le teniamo. L’indifferenziazione del popolo per Berlusconi è solo un espediente retorico. La stessa proposizione di un presidente operaio e di un presidente imprenditore ribadisce l’idea di una società statica e divisa in classi ben riconoscibili. Il target polemico dei discorsi di Berlusconi non è la classe ma l’invidia di classe.

Ma Berlusconi lo sa che non è stato eletto dal popolo ma dal Parlamento, esattamente come Napolitano (tranne che per il voto palese e per una maggioranza meno qualificata)?

Credo che BS sappia di essere eletto dal Parlamento ma faccia finta di niente. Il suo potere è quello che vien dal popoloe dal suo consenso plebiscitario, non dalle istituzioni o dalla Corte Costituzionale. I magistrati secondo BS farebbero bene a sottoporsi a mental health checks. A volte ci si chiede quanto l'Italia ricordi alcuni paesi dell'America Latina. Beh... una differenza tra il populismo mediatico sudamericano rispetto a quello Italiano potrebbe risiedere nel fatto che in Italia il leader populista deve prendere seriamente il consenso democratico a causa della dipendenza dalla tassazione per gestire le risorse, mentre in sudamerica, come in molti paesi africani guidati da leader populisti le risorse e ricchezze naturali sono tali da consentire di prescindere in misura maggiore dal consenso democratico. :-)

Il suo potere è quello che vien dal popoloe dal suo consenso plebiscitario, non dalle istituzioni o dalla Corte Costituzionale.

Domandina, che mi faccio spesso quando sento BS emettere bs sul suo supporto popolare.

Tralasciamo pure il fatto che i voti utili sono i 4/5 di quelli potenziali, forse meno.

Allora, se non erro il PdL ha preso circa 1/3 dei voti utili. Anche a voler attribuire a Fini&Co una fetta molto minoritaria di quel voto (diciamo solo 1/5?), questo implica che BS ha il supporto diretto di un 25-28% del voto utile. Ossia, un elettore ogni 4!

Se si considera il fatto che l'uomo è della serie "O con me o contro di me!" e che, nei suoi seguaci, genera sentimenti di folle adorazione del divo, dubito assai vi siano in Italia supporters di BS che non si siano presi la briga di votare a suo favore quel giorno, magari perché dovevano andare al mare o avevano una motivazione "tattica" ... Insomma, quell'elettore ogni 4 utili, ed ogni 5 potenziali, è il MASSIMO del supporto popolare che BS riesce a raccogliere!!!

Alla faccia del consenso plebiscitario!

La realtà è che BS è adorato da una minoranza risicata della popolazione ed odiato o disprezzato o perlomeno inviso alla stragrande maggioranza. Però, essendo i suoi avversari politici degli imbelli, pavidi ed anche poco acuti mentalmente, ed il popolo italico quello che è, egli abilmente governa facendo "leverage" sulla stupidità altrui. Esattamente come costruì le sue aziende ed il suo potere economico ai tempi di Bettino: facendo "leverage" sul credito di banche compiacenti e paurose di negarglielo per timore alle sue protezioni politiche.

Nessun consenso plebiscitario, assolutamente nessuno. Anche qui l'antecedente storico è palese.

Sono d'accordo, nn mi riferisco al consenso reale di BS, ma al fatto che egli faccia appello al popolo con atteggiamento di spregio nei confronti delle istituzioni, quindi ricercando legittimità nel consenso diretto. Mi sono espresso male. Questo tema del riferimento 'immediato' al consenso popolare emerge sempre nella stampa quando si parla di BS, cioè ogni giorno. A leggere certi articoli o certi commenti di scienziati politici a volte davvero non si capisce qual è la differenza tra Berlusconi e Bruce Springsteen, il quale sembra dare voce al popolo, captarne i comportamenti e orientarne le aspirazioni parlando il linguaggio degli affetti. Molte osservazioni su BS potrebbero essere cose scritte da un elettori del PD o da critico musicale, indifferentemente. Questa dei giornali e dei pamphlet dedicati a BS non è scienza e non è informazione, è centrismo culturale.

Il parlamento è stato eletto dal popolo quindi Berlusconi, per la proprietà transitiva, è stato eletto dal popolo. Oltretutto la coalizione che ha la maggioranza in Parlamento si è presentata dichiarando che Berlusconi sarebbe stato il suo presidente.

E' un errore, da un punto di vista tecnico, che si definisca eletto dal popolo ma non lo è nella sostanza dei fatti.

Comunque, se l'elezione fosse stata diretta, stile USA temo gli sarebbe andata ancora meglio, data la mancanza di figure carismatiche dall'altra parte.

 

 

"Io sono l'unto del Signore, c'è qualcosa di divino nell'essere scelto dalla gente. E sarebbe grave che qualcuno che è stato scelto dalla gente, l'unto del Signore, possa pensare di tradire il mandato dei cittadini" (25-11-1994).

Poi dicono che l'ateismo è in aumento!

 

Di che vi meravigliate? Berlusconi e Dell'Utri si sono conosciuti in un centro dell'Opus Dei (1) per cui che ci trovate di strano? L'ispirazione divina è scesa direttamente su di loro.

 

(1) E. Provera (2009), "Dentro L'Opus Dei", Chiarelettere, p. 20-23

E la frase:

"Dopo l'attentato in piazza Duomo il popolo mi ha sacralizzato"...cosa ne pensate?

Nessuna simpatia per Foucalt, ma questa idea del rapporto tra potere politico e medicina (in questo caso neuro-psichiatria) andrebbe approfondito.

Ma poi non capisco. Ma possibile che al San Raffaele di Milano, di cui è munifico benefattore, oltre alle solite visite andrologiche, urologiche e tricologiche non si trovi mai un buon psichiatra per questo qui?

Errata corrige: Foucault. ;-)

e ridagli ... Michel si legge Miscel, francese alla fre non maikol... Weber si legge veber, non ueber... Nietzsche si legge nice, non ni-shaw :-D

 

 

Vero, politicamente non ha tutti i torti. E glielo lascerei anche dire senza troppi problemi in campagna elettorale.

Ma sembra che questa frase sia stata pronunciata di fronte al Presidente della Repubblica, in ambito squisitamente istituzionale. Il mio punto è: quando fa comunicazione di massa è ammissibile che semplifichi o modifichi ad hoc il messaggio. Ma all'interno delle istituzioni come può scivolare su queste cose?

Megalomane è dir poco. Una idea che va elaborata più in dettaglio a proposito della grossolanità di BS, è la critica che egli porta all’ideologia comunista, accusata di utilizzare lo strumento tributario e fiscale per combattere la classe avversaria, ovvero la “borghesia” (che termini desueti ed antipatici!), una volta raggiunto il potere. Come affermò lo stesso Silvio Berlusconi a San Babila, il governo di centro sinistra non appena asceso al potere ha elaborato una sessantina di modi diversi per mettere le mani nelle tasche degli italiani. Da  notare il linguaggio utilizzato, che enfatizza l’atto del prelievo fiscale come atto di ladrocinio: le tasse implicitamente sono equiparate ad un furto giustificato dalla sinistra con il dogma dell’ideologia marxista.

Il pezzo della Morante era in realtà leggermente diverso e faceva esplicitamente riferimento a Mussolini, non ad un generico Capo del Governo. Anche alcune frasi sono state tagliuzzate qua e la. Qui

http://www.ilprimoamore.com/testo_1714.html

si può trovare il testo corretto e in fondo alcune spiegazione sull'origine del testo modificato.

Qui, invece, gli articoli del 1998 della Padania che danno del mafioso a Berlusconi

http://www.alain.it/2009/04/15/berlusconi-sei-un-mafioso-rispondi-la-pad...

 

In linea con le dichiarazioni di Maroni, vi segnalo queste dichiarazioni di sua eminenza il principe-vescovo della Lega, al secolo UB: Bossi contro Berlusconi. Quì BoSSi da a Berlù adirittura del nazista e chiede che venga processato e carcerato.

A proposito di Lega e FI, mi son finito di leggere il libro di Ilvo Diamanti intitolato ‘Bianco, rosso, verde… e azzurro. Mappe e colori dell’Italia politica’. Snocciolo qualche impressione… il libro nella edizione Il Mulino è del 2003, quindi si parla ancora di FI e non di PDL e PD meno L.

Secondo me è importante la descrizione che Diamanti fornisce di FI perchè sottolinea la frattura tra comunicazione e partecipazione. La comunicazione non è che la forza di Berlusconi come cerniera del network di un partito eterogeneo diffuso in tutto il territorio nazionale rispetto ai conflitti sul territorio. La partecipazione invece pare essere la caratteristica della politica nel territorio dei partiti della prima repubblica, in particolare DC e Pci. Tuttavia non bisogna fraintendere il significato di partecipazione e comunicazione nella spiegazione di Diamanti.

Spesso nelle scienze sociali e nelle descrizioni giornalistiche si formulano i problemi utilizzando termini che enfatizzano una particolare angolazione del problema in esame. Parlare di una frattura tra partecipazione e comunicazione nel caso berlusconiano fa pensare ad un crescente ruolo della comunicazione mediatica a svantaggio della partecipazione nel territorio. Questo linguaggio sottolinea bene una trasformazione storica della realtà dei partiti dopo il novantatre rispetto a quelli della Prima Repubblica, ma non deve far per questo pensare che ci sia un venir meno della partecipazione tout court. Questo perché i movimenti antipolitici proliferano e sono il segno di un bisogno crescente di partecipazione politica, che non è necessariamente antipolitica proprio perchè la politica non è solo e non è più la politica della organizzazione tradizionale, in  stile prima repubblica, dei partiti che sono collassati. Inoltre la politica sul territorio è presente perchè il territorio in ogni caso va governato e al limite si può parlare di una scarsa comunicazione tra centro e periferia. Uso anche io il termine comunicazione per sottolineare l'ambiguità del termine utiizzato da Diamanti con risultati secondo me non intenzionalmente fuorvianti. La politica, come sappiamo,  è anche la Lega Nord, anche se si parla di antipolitica come categoria definitoria del movimento leghista.

Se Forza Italia è eterogeneo al suo interno non dobbiamo necessariamente descrivere questo cambiamento come un allontanamento da uno standard che i partiti della sinistra sono riusciti a mantenere. In altre parole, Diamanti non mi convince del tutto per il modo in cui mescola la storia elettorale, le tradizioni partitiche italiane e la descrizione della struttura dei partiti così come si presentano al giorno d'oggi. Anche perché una descrizione accurata della situazione attuale, per quanto a-valutativa e neutrale voglia essere, è sempre seguita da una presa di posizione da parte del lettore che guarda al quadro generale per farsi una idea più informata di fenomeni che vive quotidianamente nei principali momenti della sua attività di cittadino nel lavoro, nella politica locale nel guardare la televisione, nell'andare a votare. Il fatto che i partiti siano meno ideologizzati ed eterogenei al loro interno, che trovino spazio sul territorio grazie al dialogo con gruppi che si formano intorno a singoli temi come ad esempio l'ambiente o l'immigrazione, è certamente un fatto fisiologico che risponde ad una maggiore competenza cognitiva ed epistemica dei cittadini chiamati a prendere le scelte che li riguardano.

Il dirigismo della prima repubblica è in crisi, questa è la sostanza del discorso di Diamanti, o almeno ciò che mi colpisce del suo discorso. La sinistra mantiene un rapporto stretto con il territorio in modo localistico e FI cerca consenso rispondendo in maniera diversa alle esigenze contrastanti dell'Italia. In proposito credo che la politica nazionale sia proprio questo: cercare di trovare soluzioni diverse a problemi diversi cercando perciò di fungere da cerniera tra le diverse realtà locali. Questo spiega forse il perché FI è vincente. E’ vincente perché la sua strategia elettorale è la più lungimirante e perché di fatto riesce a 'legittimarsi di consenso' non solo in una parte geograficamente ben individuata da anni. Un partito che ha un connotato territoriale come rivendicazione simbolica e ideologica, la Lega Nord, e un partito che si rivolge a tutti con una politica globale che riguarda tutti i temi ma che di fatto conta sul consenso elettorale di una parte circoscritta della società italiana sul piano territoriale, quindi un partito territoriale nel senso di localizzato e ben individuato geograficamente, presentano delle incongruenze sul piano concettuale. Ci si potrebbe chiedere: come si può governare il Paese a livello nazionale se ci si presenta come lobby del nord? Come si può governare il paese senza ottenere il consenso allargato, cioè diffuso, lungo tutto il territorio italiano? Si può nel caso in cui la sinistra, Ds in particolare, così come FI, cercano di mediare anche là dove non hanno avuto un largo consenso elettorale, in questo modo andando incontro a problemi e conflittualità analoghe a quelle che Diamanti definisce fra centro e periferia, fra governo nazionale e territoriale.

Naturalmente non bisogna confondere il comportamento elettorale e quello della strategia, con quello delle iniziative di governo, anche se i due piani si intersecano. Solo una buona politica territoriale, almeno intuitivamente, può garantire il consenso elettorale. Il testo di Diamanti ad una prima lettura presenta una generalità che in me ha creato molta confusione, anche se debbo ammettere che mi fornisce un quadro interpretativo di riferimento che mi mancava.

Potresti usare la fonte normale, invece che questa?  E magari andare a capo qualche volta?

Lo dico per te, sia chiaro. Io non riesco a leggere i tuoi commenti, quindi li salto.

Cheers, m

 

 

Hi there!

Jons 10/3/2010 - 02:46

Thanks for the tip.

Hope this font is better and more legible, so that you won't miss my comments. :)

I like if people read them. I'll do my best

go to bed now

Cheers,

J.

Mi spiace battere sempre sullo stesso ferro, ma ...

Perchè il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale.

Non e' cosi' come viene raccontato. Gli italiani (sbagliando, comunque) tollerarono e applaudirono i crimini dei fascisti perche' li preferivano a crimini analoghi commessi dai militanti dei partiti di sinistra del tempo (picchetti, espropri).  E' stato fatto anche un conteggio dei morti nelle azioni di squadrismo e risulta che il numero di morti fascisti e' stato piu' o meno comparabile ai morti degli squadristi socialcomunisti. I piccoli proprietari contadini della bassa padana in particolare emiliana temevano gli espropri dei comunisti piu' delle violenze dei fascisti ai danni degli scioperanti. Questa e' una delle chiavi del consenso di massa del fascismo. Similmente dirigenti e quadri degli scadenti apparati pubblici dell'Italia dei prefetti di quel tempo temevano per gli esiti di una possibile rivoluzione socialcomunista. Se non si comprendono questi fatti, e si  straparla di popolo onesto ma moralmente insensibile, non si potra' certo agire in maniera sensata oggi.

Anche oggi proprio le colpe della sinistra odierna costituiscono probabilmente la ragione primaria del consenso a Berlusconi, e anche del cambio di politica della Lega Nord dagli anni anti-berlusconiani (1995-2000) all'alleanza con Berlusconi (2001-oggi).

Negli anni in cui la LN e' stata virulentemente anti-berlusconiana la maggioranza dell' Ulivo+Rifondazione che era al governo ha costantemente e assiduamente collaborato con Berlusconi e Fini per danneggiare la LN, per poter consolidare e conservare il proprio potere contro prospettive di riforma e cambiamento radicale.

Per esempio Prodi&C. si sono "dimenticati" negli anni dal 1996 al 2001 di approvare una normativa sia sul conflitto di interessi sia sull'anti-trust nel settore TV.  Hanno preferito invece occupare militarmente la RAI-TV insediando un consiglio di amministrazione dominato da esponenti della loro maggioranza e con i posti di minoranza assegnati a Berlusconi e Fini, senza nessuno spazio alla LN.

In tutti gli anni di governo dell'Ulivo, esponenti del centro-sinistra hanno collaborato con esponenti di Fini e Berlusconi per accordarsi su modifiche della legge elettorale che potessero escludere dal Parlamento la LN anche in presenza di un consenso dell'ordine del 10% nazionale. Una modifica realizzata alle norme elettorali ha imposto - pena l'esclusione completa dalle elezioni nazionali - che ogni partito dovesse raccogliere un numero elevato di firme circoscrizione per circoscrizione in almeno se ricordo bene i 2/3 di tutte le circoscrizioni italiane, allo scopo di eliminare dalla competizione i partiti con forte consenso ma localizzato solo in una parte del Paese. Altri progetti attivamente perseguiti e documentati dal Corriere della Sera prevedevano l'abolizione della quota proporzionale del 4% e l'assegnazione del 4% dei seggi parlamentari corrispondenti alla coalizione nazionale di maggioranza.

L'unica strada disponibile alla LN per disarticolare la collaborazione consociativa tra Berlusconi, Fini, Ulivo e RC era allearsi con una delle due parti politiche contro l'altra, e la tradizione culturale e politica delle aree pedemontane di radicamento della LN rendeva impraticabile l'alleanza con la sinistra.  La scelta della LN era praticamente obbligata dopo che il consenso pur vigoroso alla politica indipendentista non era riuscito a diventare maggioritario almeno localmente, e gli elettori iniziavano a muoversi verso Berlusconi alla ricerca di una soluzione piu' tempestiva ai danni inferti dai governi dell'Ulivo.

Esattamente come nel caso del Fascismo, sono proprio i comportamenti della sinistra italiana a costituire una delle ragioni principali delle scelte degli elettori. Peraltro, se gli italiani avessero scelto l'alternativa principale offerta, sia ora che allora, l'Italia avrebbe seguito un destino paragonabile a quello del Fascismo (o del Berlusconismo oggi) ma con la sinistra al potere invece che la destra.

Peraltro, se gli italiani avessero scelto l'alternativa principale offerta, sia ora che allora, l'Italia avrebbe seguito un destino paragonabile a quello del Fascismo (o del Berlusconismo oggi) ma con la sinistra al potere invece che la destra.

Mi trovi completamente d'accordo. Si dovrà, paradossalmente, concludere che il problema dell'Italia è quello di essere governata dagli italiani?

PS

Complimenti per i tuoi ultimi post

E' stato fatto anche un conteggio dei morti nelle azioni di squadrismo e risulta che il numero di morti fascisti e' stato piu' o meno comparabile ai morti degli squadristi socialcomunisti. I piccoli proprietari contadini della bassa padana in particolare emiliana temevano gli espropri dei comunisti piu' delle violenze dei fascisti ai danni degli scioperanti. Questa e' una delle chiavi del consenso di massa del fascismo. Similmente dirigenti e quadri degli scadenti apparati pubblici dell'Italia dei prefetti di quel tempo temevano per gli esiti di una possibile rivoluzione socialcomunista.

Alberto, ma cosa dici? Ma dove sono questi conti? A parte il Biennio Rosso, la sinistra italiana non mostrava che un massimalismo tutto verbale, e anche le azioni violente non erano certo comparabili a quelle di marca fascista. Se leggi Angelo Tasca, Nascita e Avvento del Fascismo, lo vedrai bene che non è per nulla come dici tu.

Aggiungo che il consenso di massa per il fascimo è successivo agli anni '20. Veramente, stai offrendo ricostruzioni storiche molto grossolane, scusami ma è così. All'inizio il fascismo non era certo un movimento di massa e infatti i dispacci dei prefetti che informavano delle iniziative dei fascisti non ne parlavano in termini allarmati come di un'affare di popolo.

Anche oggi propio le colpe della sinistra odierna costituiscono probabilmente la ragione primaria del consenso a Berlusconi, e anche del cambio di politica della Lega Nord dagli anni anti-berlusconiani (1995-2000) all'alleanza con Berlusconi (2001-oggi).

Questa poi! Cioè quella della Lega non è una politica opportunista tesa ad allearsi col più forte mettendo in naftalina il federalismo fiscale e la violenta critica alla partitocrazia... no no è la risposta agli errori della sinistra! Ma per favore! La Lega, che è un movimento populista, registra in quanto tale molto fedelmente gli umori politici del momento: forcaiola o ipergarantista a seconda della bisogna e della disposizione dei venti. Non vedo cosa c'entrino le critiche al vetriolo contro BS rimangiate una volta diventati cogestori del potere. Non lo vedo proprio.

L'unica strada disponibile alla LN per disarticolare la collaborazione consociativa tra Berlusconi, Fini, Ulivo e RC era allearsi con una delle due parti politiche contro l'altra, e la tradizione culturale e politica delle aree pedemontane di radicamento della LN rendeva impraticabile l'alleanza con la sinistra.  La scelta della LN era praticamente obbligata dopo che il consenso pur vigoroso alla politica indipendentista non era riuscito a diventare maggioritario almeno localmente, e gli elettori iniziavano a muoversi verso Berlusconi alla ricerca di una soluzione piu' tempestiva ai danni inferti dai governi dell'Ulivo.

I brillanti esiti di questa strategia sono sotto gli occhi di tutti, in tema di: spesa pubblica, federalismo fiscale e così via. Però, se tanto era una scelta "obbligata" inutile discutere del suo fallimento...

Alberto, ma cosa dici? Ma dove sono questi conti? A parte il Biennio Rosso, la sinistra italiana non mostrava che un massimalismo tutto verbale, e anche le azioni violente non erano certo comparabili a quelle di marca fascista. Se leggi Angelo Tasca, Nascita e Avvento del Fascismo, lo vedrai bene che non è per nulla come dici tu.

I conti li ho letti nel riassunto di un saggio, recensito se ricordo bene dal Corriere della Sera. Il biennio rosso comunque precede di poco la marcia su Roma, ed e' stato caratterizzato da violenza anche assassina dei socialcomunisti. Se hai dei numeri di consuntivo delle vittime di entrambe le parti dallo studio che citi sono interessato a conoscerli.

Questa poi! Cioè quella della Lega non è una politica opportunista tesa ad allearsi col più forte mettendo in naftalina il federalismo fiscale e la violenta critica alla partitocrazia... no no è la risposta agli errori della sinistra! Ma per favore! La Lega, che è un movimento populista, registra in quanto tale molto fedelmente gli umori politici del momento: forcaiola o ipergarantista a seconda della bisogna e della disposizione dei venti.

Se la LN si limitasse a seguire la disposizione dei venti non avrebbe rotto con Berlusconi alla fine del 1994 e non si sarebbe alleata sia pure timidamente con la sinistra (vedi Lazio e Toscana almeno, ufficialmente, alle regionali del 1995).

Alberto, sono perso nella selva di Quintana Roo - anche se non sembra, lo so - e non ho qui la biblioteca per citare con esattezza né il tempo per cercare tutto on line. Se proprio dovesse essere necessario lo farò al ritorno. Spero non lo sia, basta leggere e cercare per capire che quanto dici non è sostenibile sulla base di quanto la ricerca storica ha prodotto sino ad ora.

Insomma, sostengo che hai torto, statisticamente e storicamente parlando.

La cosa è stata studiata da molti - uno recente è il mio amico Roberto Franzosi - ed il risultato è schiacciante. Non c'è paragone e la giustificazione usualmente portata (ci difendemmo dal pericolo di una dittatura bolscevica usando i loro stessi metodi, poi ci scappo' un pochino la mano) è ESATTAMENTE la giustificazione di Farinacci, Mussolini ed i loro adepti assassini! Io la eviterei, sia perché è falsa sia per ragioni di buon gusto.

Questo non implica negare le violenze del biennio rosso e tutto il resto, né tacere sul massimalismo d'imitazione bolscevica del neonato PCd'Italia. Ma queste erano perfettamente controllabili e di fatto controllate dalla polizia giolittiana.

Una seria analisi storica, però, deve assolutamente fare le dovute proporzioni, non riscrivere la storia ad uso e consumo del vincitore. Soprattutto, non si possono fare affermazioni comprovatamente false.

Il fascismo italiano, ancor più del nazismo tedesco, fu un fenomeno endogeno, assolutamente e totalmente prodotto della cultura e della società italiana. Non fu assolutamente reazione al bolscevismo ma, piuttosto, la continuazione, sviluppo e, se vuoi, completamento del movimento risorgimentale prima ed interventista (nella prima guerra mondiale) poi. Fu il "farsi nazione" e "farsi stato" della borghesia italiana at large. Insomma, fu il farsi degli "italiani" qua società politica e culturale. Gli effetti li paghiamo ancora.

 

Questo non implica negare le violenze del biennio rosso e tutto il resto, né tacere sul massimalismo d'imitazione bolscevica del neonato PCd'Italia. Ma queste erano perfettamente controllabili e di fatto controllate dalla polizia giolittiana.

Le violenze socialcomuniste non erano per nulla controllabili su intere province del territorio italiano durante il biennio rosso, come viene riportato nei brani che ho citato da R.Vivarelli in risposta ad un altro commento.  Probabilmente intendi affermare che non era in pericolo il potere statale centrale a Roma, questo e' corretto, il potere statale centrale non era in pericolo ne' durante il biennio rosso ne' in occasione della marcia su Roma, perche' la rivolta toccava solo alcune province e c'erano ampie aree nel Sud ma anche in Liguria e nelle aree pedemontane del Nord, incluso il Veneto cattolico salvo Rovigo, che non erano praticamente nemmeno toccate dalle rivolte socialcomuniste prima e dallo squadrismo fascista poi.

Una seria analisi storica, però, deve assolutamente fare le dovute proporzioni, non riscrivere la storia ad uso e consumo del vincitore. Soprattutto, non si possono fare affermazioni comprovatamente false.

Premesso che in queste materie non e' facile provare qualcosa e anche il suo contrario, sarei felice di vedere esposta evidenza documentale a supporto del fatto che 1) il fascismo non fu fenomeno politico di massa 2) lo squadrismo del fascismo agrario e il prevalere finale del fascismo non fu conseguenza anche delle violenze socialcomuniste del biennio rosso.

Io ho almeno ho documentato replicando ad altro messaggio e in maniera per me convincente che lo squadrismo rosso e' esistito, fatto che ritengo stradocumentato ma che ovviamente i sudditi italiani ignorano in massa.  Facendo questo mi sono letto alcune pagine di R.Vivarelli e vedo che secondo il suo giudizio cio' che favorisce la reazione fascista e soprattutto la collaborazione di apparati statali ed elites coi fascisti e' proprio la tendenza (reale o comunque percepita e presunta sulla base di fatti comunque reali) delle agitazioni socialiste ad escalare in un progetto rivoluzionario e sovverisvo di carattere generale, del quale esisteva proprio in quegli anni un ovvio e conosciuto esempio.

Il fascismo italiano, ancor più del nazismo tedesco, fu un fenomeno endogeno, assolutamente e totalmente prodotto della cultura e della società italiana. Non fu assolutamente reazione al bolscevismo ma, piuttosto, la continuazione, sviluppo e, se vuoi, completamento del movimento risorgimentale prima ed interventista (nella prima guerra mondiale) poi. Fu il "farsi nazione" e "farsi stato" della borghesia italiana at large. Insomma, fu il farsi degli "italiani" qua società politica e culturale. Gli effetti li paghiamo ancora.

Questi elementi certamente concorrono all'affermazione del fascismo, ma ignorare le concause determinate dal biennio rosso e dalle notizie dello sviluppo dall'influenza della rivoluzione d'Ottobre mi sembra eccessivamente riduttivo.

No no, non ho consuntivi. Sono cose che ho letto tipo 10 anni fa. Allora sulla violenza ricordo il già citato Nascita e Avvento del Fascismo: è uno studio monumentale, con note e riferimenti anche alla pubblicistica di allora. E' un'opera che si concentra proprio sulla relazione fra azione e reazione delle forze in campo, con un'analisi che ricordo assai critica nei confronti della sinistra massimalista...il libro è comunque molto accurato a descrivere bene la situazione del tempo, ripeto a partire da fonti verificabili: stampa, documenti ufficiali dei partiti e così via. Il punto è che davvero enorme da leggere.

Poi sul Biennio Rosso ricordo un volume della Storia del PCI di Spriano...ma non so manco se lo stampino ancora. Poi anche De Felice ovviamente ha scritto su queste cose, ma non ricordo questa equivalenza delle due parti nel commettere atti di violenza. Poi c'è un testo di alcuni anni fa della Laterza, c'è nel catalogo ma non è disponibile, ma nelle biblioteche lo trovi: anche lì non mi ricordo niente di vicino alle tue tesi.

Poi ci sono testi come Marcia su Roma e dintorni di Lussu: anche lì un autore non comunista che descrive una situazione per niente simmetrica tra le forze in campo...insomma non sono un esperto, ho letto solo così a tempo perso però quello che dici mi suona strano.

Se leggi Angelo Tasca, Nascita e Avvento del Fascismo, lo vedrai bene che non è per nulla come dici tu.

Potresti citare un autore meno direttamente coinvolto con una delle parti in lotta a quei tempi? Da wikipedia:

In seguito si unì ad Antonio Gramsci, Umberto Terracini e Palmiro Togliatti, coi quali fondò il settimanale "L'Ordine Nuovo" (1919-1920).

Negli stessi anni fu eletto segretario della Camera del Lavoro di Torino; nel 1921 a Livorno fu tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia. Fu tra i 15 membri de Comitato Centrale del partito e nel 1926 entrò nella segreteria del partito.

Alberto,

alle volte mi stupisci. Davvero.

A parte che uno può dire cose sensate sia che sia comunista o leghista (ogni riferimento a persone fatti o cose ecc ;) ).

Ma poi, se avessi letto tutto di Tasca avresti visto che:

Tra il 1930 e il 1933 divenne redattore-capo del settimanale Monde (1928-1935), fondato e diretto da Henri Barbusse. Nel 1935 rientrò nel PSI su posizioni nettamente anticomuniste e contrarie all'unità d'azione con il PCI che si ebbe tra il 1934 e il 1939. Durante la guerra civile spagnola sostenne il POUM in opposizione al Partito Comunista di Spagna. Negli stessi anni (1934-1940) Léon Blum gli affidò gli articoli di politica estera del quotidiano della SFIO Le Populaire.

Nell'agosto 1939 la firma del Patto Molotov-Ribbentrop provocò sconcerto tra un certo numero di comunisti e le posizioni di Tasca ne uscirono rafforzate; assunse la carica di segretario politico del PSI dopo le dimissioni di Pietro Nenni.

Non solo:

Nell'agosto 1939 la firma del Patto Molotov-Ribbentrop provocò sconcerto tra un certo numero di comunisti e le posizioni di Tasca ne uscirono rafforzate; assunse la carica di segretario politico del PSI dopo le dimissioni di Pietro Nenni.

Nell'estate 1940 fu tra i socialisti che aderirono al regime collaborazionista del maresciallo Pétain accogliendo la proposta di un gruppo della resistenza belga cui faceva pervenire settimanalmente documenti riservati di quel governo[senza fonte]. Tra il 1941 e il 1944 diresse il centro studi del Ministero della Propaganda di Paul Marion.

 

Ma anche:

Alla fine della guerra rimase a Parigi, dove si era creato una nuova famiglia. Continuò comunque a partecipare al dibattito politico da posizioni socialdemocratiche, collaborando a varie testate giornalistiche (come Il Mondo, Critica Sociale, Le Figaro); tra il 1948 e il 1954 fu consulente dell'Ufficio studi europeo della Nato per questioni attinenti il movimento comunista. Pubblicò inoltre diversi lavori sul partito comunista che furono da questo osteggiati e ostacolati[senza fonte]. Il suo libro più rilevante è comunque Nascita e avvento del fascismo, pubblicato in Francia nel 1938 e un classico della storiografia antifascista.

Sua figlia Catherine Tasca (nata a Lione il 13 dicembre del 1941) è senatore del PS dal 2004. In precedenza è stata deputato all'Assemblea Nazionale francese e ha ricoperto incarichi di governo durante le presidenze di François Mitterrand e di Jacques Chirac.

Cioè è uno con una storia personale, molto complessa certo non un militonto del PCI, e comunque il suo studio che ti consiglio si distingue per la mole di documentazione che porta e che ne ha fatto un classico della storiografia.

Comunque il saggio laterza che ti ho citato sopra, che parla proprio della transizione fra Italia liberale o proto-liberale e fascismo tocca gli aspetti cui sei interessato con maggiore distacco.

Alberto,

alle volte mi stupisci. Davvero.

A parte che uno può dire cose sensate sia che sia comunista o leghista (ogni riferimento a persone fatti o cose ecc ;) ).

Ma poi, se avessi letto tutto di Tasca avresti visto che:

OK Marco: mi scuso, per la fretta non ho letto tutta la biografia ma solo le prime righe.  Non c'e' ragione per diffidare di Tasca pregiudizialmente, anche se al momento dei fatti era tra i giocatori.  Quantomeno andrebbe letto per poterlo criticare.

ad Alberto. Anche uno storico inglese come Mack Smith ad esempio insospettabile di simpatie per l'Italia in genere e dei bolscevici in particolare in I Savoia re d'Italia o in da Cavour a Mussolini affronta il tema. Riferisce del controllo poliziesco duro contro i bolscevichi in Emilia ma non fa menzione di fenomeni di violenza omicida commessi da essi. E precisa anche l'iniziale scarsa consistenza numerica dei fascisti che ottennero successo grazie alla spregiudicatezza di Mussolini ed alle laceranti divisioni della destra parlamentare italiana. 

Per esempio Prodi&C. si sono "dimenticati" negli anni dal 1996 al 2001 di approvare una normativa sia sul conflitto di interessi sia sull'anti-trust nel settore TV.

[...]

Esattamente come nel caso del Fascismo, sono proprio i comportamenti della sinistra italiana a costituire una delle ragioni principali delle scelte degli elettori. 

Per questo il post di Michele completa la lettera aperta di Alberto: rende ancora piu' macroscopica l'inettitudine del centrosinistra negli ultimi quindici anni.

Questa non l'ho capita. Se una delle chiavi del grande consenso di massa del fascismo è la ribellione dei piccoli proprietari contadini della emilia padana agli espropri dei comunisti non ho capito nulla della storia italiana degli ultimi 100 anni... sapevo qualcosa di diverso, ma probabilmente i libri e i miei nonni (emiliani tra l'altro) mi raccontavano solo fandonie.

I piccoli proprietari contadini della bassa padana in particolare emiliana temevano gli espropri dei comunisti piu' delle violenze dei fascisti ai danni degli scioperanti. Questa e' una delle chiavi del consenso di massa del fascismo.

I piccoli proprietari contadini della bassa padana in particolare emiliana temevano gli espropri dei comunisti piu' delle violenze dei fascisti ai danni degli scioperanti.

Ma guarda un po! E scommetto che gli scioperanti temevano di piú le violenze dei fascisti contro di loro degli espropri comunisti ai danni dei piccoli proprietari contadini...

E' stato fatto anche un conteggio dei morti nelle azioni di squadrismo e risulta che il numero di morti fascisti e' stato piu' o meno comparabile ai morti degli squadristi socialcomunisti.

Leggo da Wikipedia: "il biennio rosso terminò con il bilancio di 227 morti e 1072 feriti, tra forze dell'ordine e lavoratori". O forse ti riferisci ai successivi scontri tra socialisti/comunisti e fascisti?

Peraltro, se gli italiani avessero scelto l'alternativa principale offerta, sia ora che allora, l'Italia avrebbe seguito un destino paragonabile a quello del Fascismo (o del Berlusconismo oggi) ma con la sinistra al potere invece che la destra.

In che modo le esperienze di governo del centro-sinistra sono paragonabili al berlusconismo?

Sicuramente per mia dimenticanza o mia lacuna. Se non sono eccessivo, potresti gentilmente segnalarmi qualche riferimento bibliografico relativamente alle viende di violenza omicide dei socialisti cui fai riferimento?

Secondo me Alberto L. sta semplicemente utilizzando, riportandole alla vicenda del fascismo, le tesi Nolte secondo cui il fascismo e il nazismo sono "spiegabili" come una reazione al bolscevismo. Quella credo sarà la sua bibliografia. Che poi colleghi questa suggestione con discorsi sull'attualità politica italiana e con paralleli improponibili penso sia solo dovuto allo spazio esiguo del post che ha scritto. O almeno, spero che sia così ;)...

Sicuramente per mia dimenticanza o mia lacuna. Se non sono eccessivo, potresti gentilmente segnalarmi qualche riferimento bibliografico relativamente alle viende di violenza omicide dei socialisti cui fai riferimento?

Premettendo che non sono un esperto della materia, mi sembra che wikipedia riassuma quanto e' avvenuto in maniera accettabile http://it.wikipedia.org/wiki/Biennio_rosso#Biennio_Rosso_in_Italia.

"Il potere socialista crebbe enormemente nel 1920 quando la maggior parte delle amministrazioni comunali e provinciali dell'Emilia e della Romagna furono conquistate dal Partito socialista italiano. Le organizzazioni sindacali socialiste ottennero così il monopolio della gestione del lavoro, il potere di imporre i prezzi delle derrate alimentari tramite le proprie cooperative, la gestione diretta delle imposte comunali (immobili compresi) e la possibilità di concedere in affitto ai propri iscritti i terreni del Comune."

Sono abbastanza sbalordito: sono passati 90 anni e questa descrizione e' quasi perfettamente attuale (basta sostituire "terreni comunali" con "case popolari"). Si vede che da queste parti il lupo non perde il vizio (al limite cambia il colore del pelo).

 

 

Ecco sulla voce Wikipedia parla di 227 morti e 1072 feriti tra forze dell'ordine e lavoratori. Non di assassinii perpetrati dai socialisti che a me non risultano. Ma posso sbagliarmi. Approfondirà per mia curiosità.

E' probabile che ci siano state violenze, e anche omicidi, contro i crumiri e in qualche caso contro i proprietari terrieri, ma mi fa strano che siano stati più delle vittime dello squadrismo fascista (alcune migliaia da quanto so io).

Inoltre non mi convince la ricostruzione di Lusiani sui piccoli proprietari terrieri spaventati dalle violenze socialiste, quando mi risulta anzi che essi fossero in gran misura socialisti (o anarchici, come il personaggio di "Amarcord" o il mio bisnonno), mentre il fascio reclutava tra i braccianti. Io credo (ma potrei sbagliarmi, non sono uno storico e le mie letture in merito sono poche e non bilanciate) che in genere la popolazione italiana vedesse il fascismo (numericamente minoritario) come eversivo e pericoloso, mentre è stata la classe dirigente a decidere che era un male minore rispetto a socialisti e comunisti. Quando i rapporti di forza si sono invertiti, gli italiani hanno reagito nel modo ben descritto dalla Morante.

E' probabile che ci siano state violenze, e anche omicidi, contro i crumiri e in qualche caso contro i proprietari terrieri, ma mi fa strano che siano stati più delle vittime dello squadrismo fascista (alcune migliaia da quanto so io).

Ripeto, non sono un esperto, e aggiungo ora non mi interessa "dimostrare" la mia visione di quei fatti. Comunque questo ho letto in un articolo di stampa che riassumeva un saggio recente, e se lo trovo in rete forniro' i riferimenti. Il saggio affermava che il numero di fascisti e di socialcomunisti vittime in azioni squadriste si equivaleva. Se qualcuno ha dati e fonti diversi, sono interessato a conoscerli, purche' si tratti di qualcosa di un minimo serio e attendibile.

Inoltre non mi convince la ricostruzione di Lusiani sui piccoli proprietari terrieri spaventati dalle violenze socialiste, quando mi risulta anzi che essi fossero in gran misura socialisti (o anarchici, come il personaggio di "Amarcord" o il mio bisnonno), mentre il fascio reclutava tra i braccianti.

Anche qui non sono un esperto, ma mi sembra che la mia versione sia molto meglio allineata della tua almeno con quanto si trova su wikipedia.  Purtroppo i testi di De Felice e Vivarelli sulle origini del Fascismo non sono disponibili online, se qualcuno li conosce e li cita sarebbe benvenuto.

Da http://it.wikipedia.org/wiki/Squadrismo:

<em>

I piccoli proprietari terrieri, i mezzadri e le Leghe rosse [modifica]

<em>

Infatti negli anni tra 1911 e il 1921 il numero dei piccoli proprietari terrieri era notevolmente aumentato, quasi fino a raddoppiare[15] avendo spesso acquistato le terre dai grandi proprietari terrieri di cui volevano sbarazzarsi. Ora questi nuovi proprietari si sentivano minacciati sia dal deprezzamento della moneta seguito alla fine della guerra che dai continui scioperi culminati nel 1920. Inoltre nel 1901 la costituzione a Bologna, della Federterra legata al Partito Socialista, poi al Partito Comunista d'Italia, in cui erano confluite la maggior parte delle leghe contadine aveva portato nel decennio successivo a monopolizzare il mercato del lavoro. Inoltre l'obiettivo della Federterra era di "proletarizzare" i mezzadri anziché aiutarli a diventare proprietari dei terreni che lavoravano.[16]. La rottura tra mezzadri e leghe socialiste avvenne anche a causa dei continui scioperi proclamati da queste ultime che causarono spesso la perdita del raccolto. Quando infine i mezzadri decidevano di abbandonare le leghe furono da queste boicottati (talvolta con la mutilazione del bestiame) e con la violenza obbligati a rispettarne le decisioni, per l'occasione furono istituiti anche speciali tribunali organizzati da Federterra che disponevano misure che in definitiva portavano al totale isolamento dei più riottosi che non si adeguavano impedendo loro di vendere o acquistare presso le cooperative.[17] [18]. Il 18 settembre 1920 il coltivatore cattolico Arcangelo Solferini fu ucciso per non aver aderito alle disposizione delle Leghe rosse.[19].

L'assassinio del coltivatore cattolico vale anche come risposta a Luzo48 che chiedeva un riferimento a violenze squadristiche socialcomuniste.

potresti gentilmente segnalarmi qualche riferimento bibliografico relativamente alle viende di violenza omicide dei socialisti cui fai riferimento?

Aggiungo alcuni riferimenti da R.Vivarelli, Storia delle origini del Fascismo, Il Mulino, 1991.

vol.2, p.897  [si parla della sola provincia di Bologna da gennaio a ottobre 1920]

... una situazione esasperata che veniva cosi' riassunta in un rapporto di polizia del 27 luglio: "... mantenendosi la Federazione dei lavoratori [= Federterra, i socialcomunisti, altrove chiamate "leghisti" perche' appartenenti alle Leghe rosse] nel fermo proposito di non riconoscere l'Associazione degli agricoltori [coloni, affittuari e piccoli proprietari che non condividevano la lotta di classe proletaria], i leghisti, organizzati in provincia in numero di oltre 80mia, studiarono i piu' arditi fatti di violenza, commisero reati di ogni genere, e direi quasi, organizzarono uno stato nello stato, emanando ciascuna organizzazioen locale ordini scritti, imposizioni a cittadini che non appartengono alle leghe rosse o che se ne sono allontanati, e dando loro un termine fisso per compiere o per astenersi dal compiere un determinato atto, trascorso il quale termine, in danno di loro si commettono ogni sorta di rappresaglia,di indimidazioni, di reati, tra i quali i piu' ordinari soono il taglio delle viti e l'incendio dei pagliai.
[...]
Nella piu' parte dei comuni le amministrazioni sono socialiste e i sindaci sono anche capilega; il potere amministrativo nelle loro mani li rende maggiormente arditi nel compiere ogni sorta di prepotenza.

[...]" Che i fatti descritti in questo rapporto non fossero esagerazioni lo confermano molti altri documenti [...] Tali resoconti registrano nelle campagne bolognesi in questi mesi 190 casi di incendi dolosi, 41 casi di attentati alla liberta' del lavoro, 20 casi di omicidi e ferimenti, 16 casi di furto, 15 casi di appropriazione indebita. Si segnalano innumerevoli casi di arbitri e prepotenze varie, spesso compiuti direttamente dalla camera provinciale del lavoro su ordine di Bucco.

Queste violenze si realizzano prima di qualunque attivita' fascista nelle campagne bolognesi.  Sono proprio queste violenze socialcomuniste che inducono proprietari e mezzadri contrari alla lotta di classe ad associarsi e in seguito ad appoggiare o arruolarsi nelle squadre fasciste.

vol.2 p.899

... questi metodi ebbero successo, sicche' alla fine le leghe ottennero quanto volevano ... Non avevano davvero torto i proprietari a lamentare la latitanza del governo, che e' quanto dire la latitanza della legge, la quale in quei mesi fu di fatto sostituita nel Bolognese dalla volonta' delle leghe. ... Del resto, questa rassegnata impotenza della pubblica autorita' era stata piu' volte ammessa da Nitti ... Ne' le cose erano sostanzialmente mutate con il ritorno al potere di Giolitti.

vol.2 p.906

tra il settembre e l'ottobre del 1920 la corrispondenza a Bologna tra comando militare, prefetto e questore, e' fitta di segnalazioni allarmate e di avvertimenti, nei quali si coglie la consapevolezza di quanto limitate e percio' inadeguate fossero, in caso di bisogno, le forze di polizia, e di quanto necessaria potesse essere, per controbattere il fronte rivoluzionario, la costituzione di un analogo fronte di forze dell'ordine.
[...]
Il 14 ottobre ... una manifestazione cittadina di socialisti e anarchici, per la Russia e per le vittime politiche, .... dava occasione ad un assalto contro la caserma delle guardie regie in cui rimanevano uccisi un brigadiere e un ispettore. In questo scenario si concludeva lo sicopero del Bolognese, e in questo stesso scenario nasceva quella reazione che delle lotte contadine, e non a Bologna soltanto, cancellera' di li' a poco ogni frutto. Una sconfitta che avra' conseguenze incalcolabili sulla intera vicenda civile dell'Italia.

BS, BS...BS.

Jons 9/3/2010 - 15:53

Si dice che vinca perchè ha le televisioni. Beh si, ma sino a un certo punto... La mediatizzazione globale della politica è un fenomeno talmente ampio che può essere meglio interpretato come Zeitgeist, come spirito del mondo contemporaneo più che come l’azione di un singolo uomo di successo che ha cambiato culturalmente la testa degli italiani. L’influenza indiscutibile della televisione commerciale sulle dinamiche di consumo e sulla formazione delle preferenze, sul costume e sul modo di vivere ha più a che vedere con la psicologia sociale, con il modo in cui funziona e reagisce il cervello umano agli stimoli, che con la responsabilità di un singolo individuo.

Berlusconi rende speciale il caso italiano perché il caso italiano è in sé specifico e diverso da quello degli altri paesi europei, ma non sarebbe corretto amplificare la responsabilità del singolo nel processo di fallita modernizzazione di un paese.

Il conformismo culturale televisivo, per esempio, non è un fenomeno limitato all’insorgere del populismo e può essere facilmente disgiunto da figure mosse da brame di accumulazione.

In Italia vi era una domanda di consumo che è stata soddisfatta da Berlusconi, ma in larga parte si tratta di un processo per così dire "sovradeterminato", come dimostra in parte la crescente diffusione del mercato non solo nei paesi dell’ex unione sovietica ma anche a livello globale più in generale.

Malgrado Berlusconi mi sia tutt'altro che simpatico, constato che:

  • il brano della Morante è del 1945. Lo avrei apprezzato molto di più se fosse stato del 1939
  • Berlusconi ha le TV, mi pare sia stato condannato, è assai probabile che abbia commesso un discreto numero di atti illeciti. Però le elezioni le ha vinte e le ha anche perse. Se adesso comanda lui, e con ampio margine, non è che bisogna andare a guardare da qualche altra parte?
  • Per indecente sia stata la "cagnara" da Napolitano, escludo che Berlusconi fosse armato di mitra o fucile. Napolitano poteva semplicemente non firmare, se lo avesse ritenuto giusto.

Giustissimo. E poi la citazione dal "Pais".... tanto valeva trovarne una da "Repubblica"

E poi la citazione dal "Pais".... tanto valeva trovarne una da "Repubblica"

E perchè? Per permettere a quelli come te di dire: "si ma Repubblica è faziosa e quindi non è credibile"?

Io leggo l'Economist ogni settimana. Quando parlano dell'Italia e di BS, e del generale livello di corruzione del paese rabbrividisco. Ma anche loro saranno faziosi suvvia....

il mio filo-anglismo è testimoniato dal mio nick, ma francamente la stampa anglosassone quando parla dell'Italia mi fa quasi diventare patriottico

la stampa anglosassone quando parla dell'Italia mi fa quasi diventare patriottico

Posso chiedere perche'? Raccontano falsita'?

fanno i maestrini e trasudano disprezzo

Come detto, con riferimento all'Economist, quando parlano dell'Uk riescono a essere veramente sprezzanti. Idem quando parlano di Europa. Idem per Obama ultimamente. Quest'idea che gli italiani siano vittima di un pregiudizio è ridicolo. Se fossimo davvero così emarginati, com'è che molti italiani lavorano all'estero?

Il punto è un altro. In un ambiente provinciale come quello italiano, dove neanche le elites politiche parlano correttamente l'inglese, e dove in genere non si leggono nemmeno i giornali italiani, visto che siamo scarsi lettori, leggere resoconti eterodossi infastidisce e urta un narcisismo autistico disabituato al confronto.

Se la lettura in inglese della stampa estera fosse diffusa, vedremo meno cazzate all'orrizonte dello Stivale.

Che tradotto in italiano corrente sarebbe: raccontano i fatti come sono ed hanno una certa pena e compassione della situazione italiana?

Hai mai provato a leggere la stampa spagnola, francese, tedesca, olandese, svedese, norvegese, australiana, canadese, .... sullo stesso tema? Potresti provare financo con quella giapponese o svizzera, tanto per andare eterogenei. Troveresti le stesse cose.

Ho la vaga impressione che il problema non siano gli osservatori, ma gli osservati.

A proposito di Berlusconi, italiani, e Italia vista dall'estero volevo segnalare questo articolo nella speranza che non l'abbiate già letto

http://italiadallestero.info/archives/9094

Fabio

p.s.

Efficace la chiusura con la celebre frase di Massimo D'Azeglio

quando vedo come è dipinto Berlusconi all'estero, penso a come era dipinto Bush qua, e concludo che non sempre chi sta fuori ha una visione più giusta e distaccata delle cose; fermo restando che sono il primo a essere schifato dell'Italia

(lo so che non dovrei)

Senti Wellington, dall'alto della tua visione distaccata allora, dipingilo tu Berlusconi (ma ti prego, niente argomenti in negativo, tipo Prodi qui e Bersani la')

la tua richiesta è impossibile, perché in politica il giudizio relativo (cioè l'alternativa che si propone a una situazione che può o meno piacere) è fondamentale; Berlusconi mi piace poco, e soprattutto mi piace sempre meno man mano che il tempo passa, ma i suoi avversari (anche all'interno dello stesso cdx) ancora meno; sono un non simpatizzante di Berlusocni e un antipatizzante della sinistra, anche perché avendola in casa so bene come governa e come si comporta, e so bene che molte delle critiche che SB le fa sono assolutamente fondate.

la tua richiesta è impossibile, perché in politica il giudizio relativo

Vedi che ciurli nel manico, qui stiamo parlando della percezione che il resto del mondo occidentale ha di Silvio Berlusconi. Tu non hai scritto: cazzo e' tutto tristemente vero, ma secondo me il centrosinistra sarebbe uguale/anche peggio (disclaimer: non sarei d'accordo ma ne potremmo discutere). Hai detto che il resto del mondo ha una visione distorta del nostro Premier. Sai spiegarmi perche'?

ma i suoi avversari (anche all'interno dello stesso cdx) ancora meno

Ma parlacene, perche' Fini ti piace ancora meno?

(...) la sinistra, anche perché avendola in casa so bene come governa e come si comporta, e so bene che molte delle critiche che SB le fa sono assolutamente fondate.

Puoi gentilmente spiegare a cosa ti riferisci? Seriamente, sono comunisti? toghe rosse? non sono gente del fare? sono piu' corrotti del centrodestra? sono amici del grande capitale? sono amici dei froci? Cosa?

 

 

1- non so se all'estero hanno una percezione giusta di Berlusconi, di sicuro hanno una percezione sbagliata o incompleta del contesto in cui si pone. L'Italia è il paese in cui c'è stato il PC più forte dell'Occidente, in cui imperava la partitocrazia della prima repubblica, in cui c'è stato lo shock di Tangentopoli, in cui il ruolo debordante della Magistratura ha incrinato l'equilibrio fra i poteri. Berlusconi è un'anomalia in un paese anomalo; all'estero vedono la prima ma non la seconda, o almeno non la vedono nei suoi veri termini   2- perché è un personaggio disonesto (politicamente)   3- in un certo senso sì, sono ancora "comunisti", nel senso che considerano la cosa pubblica come "cosa loro", e chiunque prova a fare la minima obiezione nel migliore dei casi è uno stupido, ma magari anche un criminale. Nelle regioni rosse il PD è un partito-Stato, i cui esponenti esercitano il potere in modo discrezionale e nepotistico, con un'arroganza senza pari, il cui potere si bada sul lavaggio del cervello della gente (di cui peraltro un buon 30% deve al Partito la sussistenza, fra amministrazioni pubbliche, cooperative, municiplizzate ecc) e sulla quasi totale commistione fra popolitica e società, fino nel suo minimo ganglio. E questo non lo dico solo io, anche le persone di sinstra, ma pensanti, cominciano schifarsi, ma sono un'infima minoranza. E poi questo partito pretende di venire a dare lezioni di democrazia? di dare a Berlusconi del mafioso? pretende di presentare come alternativa "liberale" l'ex presidente della regione Emilia-Romagna? Potranno incantare forse quacuno che sta in Valtellina o in Val di Noto, ma non chi li conosce bene

3- in un certo senso sì, sono ancora "comunisti", nel senso che considerano la cosa pubblica come "cosa loro", e chiunque prova a fare la minima obiezione nel migliore dei casi è uno stupido, ma magari anche un criminale. Nelle regioni rosse il PD è un partito-Stato, i cui esponenti esercitano il potere in modo discrezionale e nepotistico, con un'arroganza senza pari, il cui potere si bada sul lavaggio del cervello della gente (di cui peraltro un buon 30% deve al Partito la sussistenza, fra amministrazioni pubbliche, cooperative, municiplizzate ecc) e sulla quasi totale commistione fra popolitica e società, fino nel suo minimo ganglio.

Non penso dipenda dal "comunismo", ma dalla mancanza di una reale concorrenza politica e la conseguente conservazione pluridecennale del potere da parte dello stesso gruppo. In lombardia immagino succeda lo stesso a ruoli invertiti.

Avere certezza di ampie maggioranze secondo me è sempre un rischio in democrazia.

Vero è che chi sta fuori potrebbe avere le idee più distorte di chi sta dentro ma potrebbe benissimo accadere il contrario (soprattutto in Paesi dove la libertà di pensiero non è totalmente garantita)

Ad ogni modo valutando il caso in questione, da dentro l'Italia, mi sembra di poter affermare che l'articolo dipinge un quadro piuttosto fedele della situazione sociale e morale che la nostra classe politica (fedele espressione del popolo che l'ha eletta!) ha in larga misura contributo a creare.

Cito ad esempio:

<>

Detto questo trovo sterili le giustificazioni del tipo "Eh ma la sinistra..."

La domanda (che dovrebbe essere retorica) è: come elettori di destra vi sentite rappresentati dallo stile Berlusconiano?

Montanelli diceva che piuttosto di votare questa "destra" avrebbe votato Prodi, secondo Massimo Fini, come ai tempi della DC c'è parecchia gente che lo vota (BS) ma se ne vergogna, secondo Asor Rosa infine, chi lo vota lo fa perchè (più o meno consciamente) si identifica nella figura del "furbo" (come li chiamava Prezzolini http://www.lobodilattice.com/node/5260) che il premier incarna alla perfezione

Partendo dal presupposto che siano pochi o nessuno, in questa sede, a ritenere quello attuale un buon primo ministro e conscio del fatto che se da una parte stanno i "furbi" dall'altra stanno i "fessi" (sto semplificando), mi chiedo: davvero l'inettitudine della sinistra è una buona giustificazione per continuare a votare SB o vi si nasconde dietro dell'ipocrisia/ignoranza ?

Ci vuole tanta lungimiranza per capire che avanti di questo passo e irreversibilmente si finisce per distruggere lo stato di diritto? cosa che naturalmente avrà, a lungo termine, conseguenze ben più gravi delle tasse e degli indulti della sinistra?

Ho paura che molti italiani (anzi di alcuni di essi ne ho la certezza) si preoccupino solo dell'"immediatamente tangibile" trascurando concetti come "debito pubblico", "libertà di informazione", "legittimi impedimenti autocertificati", "decreti salva liste pdl"....per poi, magari lamentarsi, con qualche frase qualunquista, quando sarà troppo tardi.

Fabio

 

non so se all'estero hanno una percezione giusta di Berlusconi. 

Ah, ok, allora cosa scrivono di Berlusconi non lo sai. Bon se hai tempo leggiti qualcuno degli articoli qui linkati e facci sapere. Come al solito hai liquidato in due parole il nostro beneamato premier per parlare un po' d'altro. Bene, per una volta provo a seguirti.

di sicuro hanno una percezione sbagliata o incompleta del contesto in cui si pone.

Sei proprio sicuro che la stampa estera abbia una percezione sbagliata della realta' italiana? Mi sembra che i giornali esteri piu' affidabili, tipo The Economist, abbiano parlato ampiamente della corruzione italiana, di tangentopoli, del sistema partitocratico, etc. Molti hanno fatto notare che il centrosinistra quando ne ha avuto la possibilita' non ha risolto il conflitto d'interessi.

Berlusconi è un'anomalia in un paese anomalo.

Verissimo, tutti d'accordo. Vediamole un po' queste anomalie secondo te:

L'Italia è il paese in cui c'è stato il PC più forte dell'Occidente,

Vero. E' stato un grande problema che per 30 anni ha bloccato l'alternanza in Italia, generando gran parte della cosidetta "degenerazione partitica". Pero' Berlinguer ha strappato definitivamente con Mosca verso la meta' degli anni '70, e saranno 30 anni che ha dichiarato di essere ben felice di restare sotto la protezione NATO. Dalla meta' degli anni '70 il PCI ha avuto il ruolo di un normale partito socialista europeo. La Francia da parte sua ha avuto tre quattro ministri comunisti al governosenza che i cosacchi si accampassero in place de la Concorde . Il comunismo sovietico e' definitivamente imploso nell'89 ed il PCI ha cambiato nome 20 anni fa. Da allora la figura di maggior spicco del centrosinistra e' stato Prodi, un democristiano moderato. Un ex-comunista ha effettivamente guidato il governo per un paio di anni senza fare ne megli ne peggio di tanti altri, e soprattutto senza abolire la proprieta' privata o mandare qualcuno in Siberia.

in cui imperava la partitocrazia della prima repubblica, in cui c'è stato lo shock di Tangentopoli, in cui il ruolo debordante della Magistratura ha incrinato l'equilibrio fra i poteri.

Ovviamente veri i primi due punti. Pero' il terzo cosa vuol dire? Fino al '90 tutte le inchieste della magistratura sulle maleffatte della partitocrazia sono state costantemente fermate dal potere politico (leggiti qualcosa su Gherardo Colombo a proposito). Quando per una serie di fattori non e' stato piu' possibile insabbiare le inchieste e' ovvio e non certo anomalo che il prezzo piu' alto lo abbiano pagato i partiti di governo. Da allora la magistratura cerca di far rispettare le leggi. I sistemi di carattere populista e plebiscitario mettono l'unto dal popolo sostanzialmente al di sopra delle leggi, le democrazie mature no, non stupirti se il resto del mondo occidentale ci compatisce.

2- perché è un personaggio disonesto (politicamente)

E' un'affermazione talmente generica che se non la spieghi meglio posso solo interpretarla come: "osa opporsi al capo supremo".

in un certo senso sì, sono ancora "comunisti", nel senso che considerano la cosa pubblica come "cosa loro" (...)

Come ti hanno gia' risposto, questo e' un problema di tutti i sistemi politici in cui viene a mancare l'alternanza. E' stato vero per tutta l'Italia fino al '90, e' sicuramente un problema delle regioni rosse, ma probabilmente pure della Lombardia di Formigoni, del Veneto bianco e del sistema politico-mafioso diffuso in Sicilia (con l'aggravante che li' a chi non ci stava sparavano sul serio).

Ma abbi pazienza, io non voglio discutere le tue posizioni di destra, pero' cerca anche di parlare del presente non solo di 30 anni fa. Renditi conto che e' un po' curioso pretendere che un giornale estero nel 2010 ogni volta che scriva di Berlusconi debba aggiungere che pero' c'era una volta il PCI e la partitocrazia (25 anni fa), tangentopoli (15 anni fa) e che l'Emilia e la Toscana sono regioni rosse.

non vivo in Lombardia e in Veneto, ma ho la sensazione da fuori (ma anche amici e conoscenti lombardi me lo confermano) che la differenza fra le regioni rosse e le altre stia nel fatto che qui, come risultato diretto di un'ideologia statalista che ha sempre avuto nel suo DNA il concetto che è lo Stato a guidare la società, la vita della "società civile" è molto più condizionata dalla politica: in altri termini, nelle regioni rosse molte più cose passano per la politica, dunque per questo aumenta il suo potere, e si crea così un circolo vizioso.

Del resto è del tutto evidente di come il potere "rosso" (o ex tale) in queste regioni sia molto maggiore di quanto non lo sia quello azzurro o verde nelle altre. Intanto perché dura, in molti casi, da oltre 60 anni e non da 15. E poi perché qui domina tutti i gradini dei poteri locali, dalla circoscrizione alla regione. In Lombardia e Veneto è successo e succede che ci siano città con amministrazioni di sinistra, e il ricambio non è una chimera (Vicenza, Padova, Bergamo, perfino Verona, per dire le prime che mi vengono in mente), in Emilia quando ha vinto Guazzaloca è stato un evento storico mai ripetuto, perfino Delbono ha vinto col 60%

Confesso

palma 24/3/2010 - 13:54

che leggo una stampa che non legge nessuno (ZA)

L'Italia appare nulla piu' che ridicola. La sola speranza (qui) e' (non sto scherzando) e' che sperano la polizia non debba fare grandi "raids" nei bordelli per estrarre calciatori ed allenatori da situazioni imbarazzanti.

ancora la storia che Berlusconi vince perché ha le televisioni? per favore pietà

Pietà?!! Pietà?!

Ma quale pietà? Quella che invochi in senso difensivo rispetto a certe argomentazioni? O quella pietà che produce la vicenda delle televisioni di BS in chiunque abbia a cuore la legalità?

Può darsi che BS possa vincere benissimo anche senza TV. Ma questo non mi interessa. Ci interessa invece sapere che esiste una sentenza di un tribunale italiano che impone a Retequattro di andare sul satellite perchè occupa abusivamente frequenze di terzi (Europa 7, se non ricordo male); e comunque i titolari di concessioni statali erano e sono ineleggibili già da una legge del '56 del secolo scorso.

Io capisco che per tutti i sedicenti liberali, orientamento Palazzo Grazioli, siano cose che non si nominano nei felpati convegni in cui si discute della grande tradizione del liberalismo berlusconiano di papaverina insufflata nel cazzo, giudici comprati, monopoli televisivi garantiti a mezzo di corruzione di giudici, ufficiali della guardia di finanza e politici aggiudicati a mezzo di favori ottenuti in Rai...però sia chiaro che c'è ben poca pietà da avere verso tutto questo.

Chissà perchè nei paesi civili il controllo dei media è sempre visto con sospetto in chi abbia ambizioni politiche? Noi invece portiamo il discorso sui controfattuali: "e se Berlusconi vincesse senza televisioni?". Intanto proviamo a togliergli tutto il monopolio orribile che ha e poi vediamo...dovesse pure vincere saremmo qui a congratularci.

si potrà un giorno non demonizzare berlusconi e non passarci ipso facto per berlusconiani?

Ma scusa mica ho demonizzato? Ho solo ricordato alcuni fatti che danno a BS un vantaggio anche in campo elettorale.

Ora quale sia il margine di consenso che deriva da quel vantaggio; se la fonte della sua popolarità sia funzione esclusiva di quel vantaggio sono tutte cose che si possono discutere...però non è che si possano passare sotto silenzio le abnormità alle quali assistiamo.

Comunque a proposito di demoni. Io sono talmente convinto che la guerra per bande abbia devastato l'Italia, che, come potrai notare dai miei interventi, io sono SEMPRE metodologicamente molto più incazzoso e sprezzante con la parte politica che ho votato. Non c'è altro modo secondo me che cominciare a picchiare dove siamo noi e con la speranza che l'atteggiamento si diffonda. Cioè, per dire l'altro giorno ho scritto di Napolitano e D'Alema con toni da Sabba altro che da demonizzazione ;) .

ti rimando alla risposta a Stefano... ciao

Ha ragione la Morante.

Gli Italiani sono proprio così.

Altrimenti come si giustificherebbero 40 anni  di un PCI oltre al 30%  (unico caso in un paese occidentale) .... ovviamente anche una Balena Bianca, ooops volevo dire DC ad oltre il 30%

Se domani, o a berve,  BS dovesse tarmontare per una nuova alba PD, cosa significa ?

Sono cambiati gli Italiani, cos' di colpo, oppure è cambiato il PD, e tende ad assomigliare sempre più alle cenerei del PDL ?

Ovviamente non cercherò di darmi una risposta. Non voglio rovinarmi la serata.


per voi, se uno non insulta Berlusconi è ipso facto berlusconiano; "a questo gioco al massacro non ci sto"

Beh, diciamo che te la sei cercata.

Visto che non mi sembra che NFA sia un covo di comunisti, forse ti sei "espresso male".

Non si può liquidare l'argomento delle televisioni di bs con un semplice "basta con questa storia", prima cerchiamo di tornare a giocare secondo le regole, e poi, come dice giustamente Marco, ci potremmo congratulare (magari a denti stretti) con il vincitore.

sì ma ragazzi in che mondo vivete? è dal 1954 che la televisione è occupata dalla politica, l'ha inventata Berlusconi questa cosa? In realtà fino a 2-3 anni fa (ultimamente le cose sono effettivamente cambiate) Mediaset è stata molto più liberale al suo interno di quanto non sia mai stata la RAI.

E lo stesso vale in generale per il concetto di "conflitto d'interessi". Esiste solo quello di Berlusconi? Le "regioni rosse" sono un conflitto d'interessi in sé stesse, e sono più della metà del serbatoio elettorale, nonché della forza economica, dell'opposizione. E dunque, di che stiamo parlando??

E lo stesso vale in generale per il concetto di "conflitto d'interessi". Esiste solo quello di Berlusconi? Le "regioni rosse" sono un conflitto d'interessi in sé stesse, e sono più della metà del serbatoio elettorale, nonché della forza economica, dell'opposizione. E dunque, di che stiamo parlando??

Ma cosa c'entrano le regioni rosse?

Vabbè senti, in attesa che porti argomenti migliori, io mando l'intervallo.

come cosa c'entrano? se si giudica Berlusconi bisogna anche considerare l'alternativa. L'alternativa è il PD....

come cosa c'entrano? se si giudica Berlusconi bisogna anche considerare l'alternativa. L'alternativa è il PD....

Ma che argomento a cappella, qui non stiamo giudicando la politica del PdL o quella del PD, stiamo dicendo che non c'e' un altro paese occidentale nel quale il leader di una parte politica possiede direttamente il 45% del mercato televisivo in chiaro, un giornale (che curiosamente non e' classificato come "giornale di partito") e la piu' grande casa editrice del paese. E nel quale il restante 45% del mercato televisivo viene variamente controllato dalla stessa politica. Nel resto del mondo civile non si puo' e punto. Non si sta a discutere se l'eventuale proprietario sarebbe piu' o meno liberale con i suoi media (a parte che il caso Montanelli dovrebbe pure far riflettere sulla presunta liberalita' del capo).

Qualsiasi elettore civile di centrodestra davvero liberale dovrebbe cercarsi un altro leader o perlomeno chiedere a gran voce che berlusconi si liberi davvero dei suoi media. Cosi' come ogni elettore civile di centrosinistra dovrebbe essere incazzato nero con PD e compagnia perche' dalla sua parte si e' sempre avvallata la situazione media Italiana.

 

Esatto Francesco, quello che dici tu è quello che sto cercando di dire io. E siccome quello che ricordi è indiscutibilmente vero, e siccome l'hai detto tu meglio di me, giusto perchè il nostro NeoZelandese lo capisca faccio come si fa negli aereoporti: ripeto la stessa cosa più volte sperando che non sfugga a nessuno.

DLIN-DLON:

Ma che argomento a cappella, qui non stiamo giudicando la politica del PdL o quella del PD, stiamo dicendo che non c'e' un altro paese occidentale nel quale il leader di una parte politica possiede direttamente il 45% del mercato televisivo in chiaro, un giornale (che curiosamente non e' classificato come "giornale di partito") e la piu' grande casa editrice del paese. E nel quale il restante 45% del mercato televisivo viene variamente controllato dalla stessa politica. Nel resto del mondo civile non si puo' e punto. Non si sta a discutere se l'eventuale proprietario sarebbe piu' o meno liberale con i suoi media (a parte che il caso Montanelli dovrebbe pure far riflettere sulla presunta liberalita' del capo).

Qualsiasi elettore civile di centrodestra davvero liberale dovrebbe cercarsi un altro leader o perlomeno chiedere a gran voce che berlusconi si liberi davvero dei suoi media. Cosi' come ogni elettore civile di centrosinistra dovrebbe essere incazzato nero con PD e compagnia perche' dalla sua parte si e' sempre avvallata la situazione media Italiana.

 

 

"Qualsiasi elettore civile di centrodestra davvero liberale dovrebbe cercarsi un altro leader"

Giustissimo. Finora non l'ho trovato. Per il futuro non dispero; al limite c'è la biologia.

"perlomeno chiedere a gran voce che berlusconi si liberi davvero dei suoi media."

Ad un certo punto aveva fatto finta di volerlo fare (vendo a Murdoch). Poi un certo Massimo D'Alema se ne è uscito con la storia che "Mediaset è un patrimonio del paese" (?) e lo ha dissuaso, o forse gli ha fornito una buona scusa per non farlo.

"Cosi' come ogni elettore civile di centrosinistra dovrebbe essere incazzato nero con PD e compagnia perche' dalla sua parte si e' sempre avvallata la situazione media Italiana."

O magari chiedersi perchè PD & Co. lo abbiano fatto. Sapete qual'è l'ultima legge varata nella legislatura 1996-2001, con il parlamento quasi sciolto? Quella che autorizza lo spargimento delle ceneri dei defunti cremati. Era proprio la più urgente?

 

È divertente vedere come il dibattito causato da questo mio post sia, in più di un senso, una giustificazione parossistica del medesimo.

Cosa vi fa pensare che una serie di più o meno argute, ed alquanto ritrite, battutine da bar possa eliminare lo scempio che, votando BS, continuate a perpetrare sul corpo del paese, sullo stato di diritto (oggi è stata approvata l'ennesima legge ad personam), sulla libertà individuale, sulla stessa nozione (la pratica è da lungo tempo morta) di "democrazia liberale"?

Non vi vergognate mai per questo vostro riprodurre in forma sempre più estrema e caricaturale le figure umane che Morante descriveva e Maroni interpreta vivendo? Questo vostro sentirvi "arguti duellanti" quanto siete invece ipocriti scherani affiliati ad una banda in guerra con l'altra banda per la spartizione di ciò che rimane di un paese, quale parte del vostro spirito consola e compensa? Come potete sentirvi "furbi" quanto siete, ai fatti ed alla resa dei conti, solo degli utili idioti al servizio d'una casta che di voi si beffa, arricchendosi alle vostre spalle?

P.S. Nel caso, altamente probabile, che la canea berlusconiana di passaggio insorga perché me la son presa "solo" con loro, sappiano che lo stesso penso, senza timore d'opinare, sui loro simili associati all'altra banda, quella guidata dal signor Bersani. Si dà solo il caso, vero caso, che costoro non siano qui apparsi in questi giorni in parte perché intuendo che il tema li "favoriva" ben han pensato di tacere, in parte perché, essendo temporaneamente inferiori di numero agli altri, riescono ad essere meno presenti. Ma della medesima pasta son fatti tant'è che, come l'esperienza di svariati dimostra, si può passare dall'una all'altra banda senza sforzo alcuno, continuando tranquillamente a mentire "astutamente".

me lo immaginavo che a non fare l'antiberlusconiano ci passavo per berlusconiano...

allora a scanso di equivoci, vi tranquillizzo: non voto e non voterò PDL, è questa confessione a essere necessaria per essere considerato degno di rispetto? ebbene l'ho fatta

detto questo però è giusto smetterla di ciurlare nel manico e dire le cose come stanno, anche perché in un blog anglofilo credevo che un sano empirismo fosse alla base delle discussioni. Le vostre obiezioni sono un disco rotto. Il duopolio televisivo? prima del duopolio non c'era il mercato, c'era il monopolio. Un leader politico che possiede una TV? prima di lui c'erano tre partiti che ne possedevano tre, rigorosamente a spese dei contribuenti. La situazione attuale è deprimente? vero, ma l'alternativa è l'attuale opposizione? Privatizziamo la RAI e apriamo il mercato dei media? ci sto, ma aspetto che il PD e soci lo mettano nel programma elettorale e poi, soprattutto, LO FACCIANO. La legge contro il conflitto di interessi? OK, ma allora se in Italia si comincia  a parlare SERIAMENTE di conflitti di interessi, temo che non sia Berlusconi l'unico rimetterci. Mai venuto il dubbio che sia proprio questo il vero motivo per cui la sinistra quella legge non l'ha mai fatta???

L'uomo saggio è quello che fa/dice le cose anche se non servono a nulla. Confucio dixit.

Io, più modestamente dico. Volete sapere cosa è il politicismo che ammorba la discussione pubblica dell'Italia? Volete un esempio di prosa utilizzata ai fini di auto-esautorazione morale (cosa ci possiamo fare? Le cose stanno così) e di insipienza analitica (qui ci sono le colonne d'ercole del PD e oltre non si può andare!)...ecco prendete il commento di Massimo.

Massimo, ma perchè nel dare una valutazione delle cose e della loro soluzione tu devi prendere come vincolo ineludibile la condotta pregressa o attuale degli attuali schieramenti politici? Non è Ballarò questo e non è realismo dire che il monopolio non si può eliminare perchè il PD non l'ha fatto!

Del PD dico il male possibile e impossibile, ma se ORA ORA ORA il problema del monopolio tv non è risolto da chi è al governo, che caspita c'entra continuare questo assurdo flipper di responsabilità?

Che senso ha dire che prima anche la Rai era lottizzata? Ma tu, mi chiedo, ce la fai a pensare politicamente senza dividere i tuoi emisferi cerebrali in ambiti funzionali che ricalcano la distribuzione dei gruppi parlamentari nel cesso della politica italiana?

Tu, a prescindere da PD-PDL, hai una posizione TUA, o le tue posizioni politiche, come in qualunque sottosezione balcanica del partito comunista albanese sono il frutto dell'adesione a una linea che "deve tenere conto delle condizioni storiche date e dello stato di cose presente"?

Per come sono messe le cose, non credo sia saggio che le soluzioni da studiare siano vincolate alla condotta dei gruppi parlamentari italiani: c'è bisogno di soluzioni e atteggiamenti critici slegati sia dall'adesione emotiva a quelli sia da forme di razionalizzazione della condotta di quegli stessi gruppi politici.

E che cazzo! Sei io vedo una cosa che va male, non posso mettermi a fare la storia d'Italia degli ultimi 50 anni. Va male mettere direttori compiacenti nei TG? Sei d'accordo? Allora basta, bisogna che lo dica, non dire eh ma dai già caino aveva iniziato...

sì ma nella pratica cosa dovrei fare? votare per il PD? Per quelli che quel sistema l'hanno inventato (DC+PCI), l'hanno praticato (ricordo con angoscia la RAI di Zaccaria), e non promettono neppure di cambiarlo?

No no basterebbe cominciare a scrivere ex novo un intervento contro BS o chi per lui fa una cosa che non va bene e far  trasparire la vostra insofferenza.

Non intervenire sempre quando un post critico fa notare le stesse cose spiacevoli che ci aspetteremmo dicessero in primis gli elettori di centro-destra. Invece, saltate fuori sempre a farci notare i contorni e così via a parziale giustificazione della condotta di una parte politica, che poi, ripeto, è l'essenza del politicismo: pensare che tutto nasca e muoia dentro il commento alle vicende politiche.

Voglio dire, non era Lacan che ci ha insegnato che contano i silenzi, le parole e i modi con cui queste sono dette? ;)

 

Wellington (ma quello dell'omonimo blog?) mi sfugge una cosa: in cosa le politiche di cdx e csx ti sembrano divergere a livello sostanziale tale da giustificare una preferenza (magari minima) per il primo schieramento? O ho capito male il tuo punto? Nel caso in questione, dato per assodato che il csx è un grande esperto di lottizzazione della tv pubblica, è rilevante per dire che un monopolio del settore televisivo privato non è auspicabile? secondo me anche da destra bisognerebbe battersi perché Mediaset molli almeno una rete - oltre naturalmente a chiedere la privatizzazione di due canali RAI da dare a soggetti non presenti attualmente sul mercato editoriale (giusto per dirne una).

YES! YES! YES!

Come si fa a "battersi perché Mediaset molli almeno una rete - oltre naturalmente a chiedere la privatizzazione di due canali RAI da dare a soggetti non presenti attualmente sul mercato editoriale (giusto per dirne una)."?

Io vorrei che i canali RAI venissero privatizzati tutti e tre, ma due sarebbero comunque un grande passo avanti. Almeno non ci sarebbero più TRE corrisponednti RAI da New York, tanto per dirne una.

E una volta ridotta la RAI ad una sola rete, non si vede perchè Mediaset debba avenre due: si approva una legge che preveda una sola rete per ogni operatore.

Ancora, e sempre per motivi di concorrenza, vorrei che l'unica rete RAI non raccolga pubblicità, ne trasmetta intrattenimento, ma faccia SOLO "servizio pubblico", un poco come la PBS amerikana.

Ora per favore fate piano, se no mi sveglio.

 

no, non sono quello del blog, e sul tuo progetto sarei d'accordo.

Per quanto riguarda le preferenze, come ho scritto sopra sono un non simpatizzante del cdx e antipatizzante del csn: non sostengo elettoralmente il cdx (quando mi viene la tentazione penso a Tremonti e a Putin e cambio idea subito), ma quando perde il csn sono contento (parlo a livello nazionale, alle regionali voterò per il cdx ma per sport, dalla regione in giù il mio voto è perfettamente inutile)

Io ho una posizione mia sulla maggior parte degli argomenti oggetto di discussione politica.

Se vuoi sapere come la penso sulla RAI, per esempio è questa: raccontare barzellette, mostrare fanciulle discinte, consigliare ricette di cucina NON É una funzione istituzionale dello Stato. Perció niente televisione di Stato: che si vendano a chi le vuole comprare tutte e tre le reti, e anche le frattaglie (Rainews24, RaiMed etc.); rimanga solo il diritto del Presidente della Repubblica di fare un discorso a reti unificate una volta all'anno, al massimo per un'ora. Fra l'altro nel 1995 gli Italiani votarono in un referendum su questo; dov'è finito

A questo punto rimarrebbe un semplice problema di posizioni dominanti di uno o più operatori, da affrontare con gli strumenti della legislazione anticoncorrenziale, nazionale e all'occorrenza anche europea. Una o due reti per ogni soggetto, le altre da cedere entro 24 mesi. Capirai che io trovi poco interessante le polemiche sulla cattiva gestione della RAI: per me la RAI è un male "a prescindere" e non riesco neppure a immabinare che possa essere gestita "bene".

Per quanto ne so tanto il PD che il PdL sono molto lontani da questa, e anche gli altri soggetti in circolazione (Casini, Di Pietro) non mi ispirano molta fiducia. Di tanto in tanto trovo consolazione nelle prese di posizione dei Radicali, e talvolta li ho votati.

Pertanto, oggi, perchè mai dovrei adoperarmi contro il PdL ed in favore del PD? Non credo che le cose migliorerebbero se ci fossero quegli altri al governo. "In pari causa turpitudinis melior est condicio possidentis".

L'unica speranza che mi rimane è che SB gestisca la RAI in modo cosí spregevole che anche il "popolo della sinistra" si convinca che la proprietà statale è sempre la soluzione migliore: forse una quindicina d'anni basterebbe.

Non vi vergognate mai per questo vostro riprodurre in forma sempre più estrema e caricaturale le figure umane che Morante descriveva e Maroni interpreta vivendo? Questo vostro sentirvi "arguti duellanti" quanto siete invece ipocriti scherani affiliati ad una banda in guerra con l'altra banda per la spartizione di ciò che rimane di un paese, quale parte del vostro spirito consola e compensa? Come potete sentirvi "furbi" quanto siete, ai fatti ed alla resa dei conti, solo degli utili idioti al servizio d'una casta che di voi si beffa, arricchendosi alle vostre spalle?

Mah... sono un po' perplesso.

Tutti quelli che, per un motivo o l'altro, votano a destra, questa destra, sono ipocriti scherani che si dovrebbero vergognare? Per esempio, Mario Seminerio è così?

Non è possibile sbagliare valutazione, magari anche di grosso, senza necessariamente essere un idiota o un servo? Pare di no.

Ma ancora non basta: si può anche avere una pessima opinione della destra, non votarla, ma se non si accettano quei 4 o 5 dogmi, tipo che la democrazia è in pericolo o che le tv fanno vincere Berlusconi, si finisce subito nella categoria dei dannati. Mi pare che questo il dibattito su questo sito, molto rigoroso quando si parla di scienze, perda un po' di obiettività quando entra in scena la politica.

Per esempio la tesi secondo cui la televisione fa vincere le elezioni è tutta da dimostrare: qua pare che vada per la maggiore un'interpretazione del funzionamento della comunicazione di massa molto vicina a quella proposta dalla cosiddetta "teoria critica" della Scuola di Francoforte, ma non è che ci sia un consenso assoluto sulla sua validità eh!

Per la cronaca: io pratico il non voto da tempo, anche quando qua si annunciavano altre scelte :)

Come già notato da un lettore, questa è una versione taroccata (un estratto, purgato dei riferimenti a Mussolini) del brano originale della Morante che gira da tempo per il web ed ha ingannato molti, compresa NFA. Il documento è interessante, ma più per quello che ci dice dell'intellettuale "impegnato" od "organico" che di Berlusconi.

In primo luogo l'opportunismo: il brano è datato 1 Maggio 1945, quando si dice tempismo perfetto. Erano le settimane nelle quali cominciavano le loro gloriose carriere i tanti Enzo Biagi della nostra storia contemporanea. E' il suo personale Piazzale Loreto in pantofole.

In secondo luogo un'altra loro caratteristica: il grande, abissale disprezzo per il "popolo", quando non marcia a ranghi compatti per le nobili e belle idee, le loro. Questo è una piccola grande tragedia italiana, che continua al giorno d'oggi. Per tutte le "avanguardie", perfino alcune di tipo "liberale", gli italiani sono stati considerati una specie di categoria antropologica senza speranze. Fascisti e comunisti possono lisciare e esaltare il popolo quando questo è ormai docile alle briglie, ma prima li considera né più né meno che una razza da rifare. Si pensi alle esaltazioni degli intellettuali fascisti/futuristi e tutto il loro disprezzo per la gentucola borghese e devota. Si pensi al "Migliore", a Togliatti, che nel 1930 a Mosca disse: "E' per motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere diceci volte più del migliore italiano".

Questa schizofrenia è quella che nutre oggi anche il popolo viola.

 

 

 

Si pensi al "Migliore", a Togliatti, che nel 1930 a Mosca disse: "E' per motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere diceci volte più del migliore italiano".

 

Oh era che anche qui su nfa si dicesse una parola contro il Migliore! Eh non se ne poteva più di questa continua apologia di Togliatti! E che diamine!

 

So...

So...

So...

Solo un sano e consapevole anticomunismo

salva il giovane dallo stress e dalla società civile...

 

Leggo cose improbabili sulle ragioni per cui ho deciso d'associare questi tre testi.

Volevo solo mettere accanto tre (forse quattro ...) italiani d'oggi e, a mio avviso, di sempre: BS, GN, RM. Sono i tipi umani che mi interessano ed il loro ruolo nella storia dell'Italia moderna - la modernità inizia nel 1492 secondo i programmi scolastici di GG, nuovo filosofo di moda della destra italica - non la polemica sull'attualità di per se. 

Che BS sopravviva politicamente solo per l'incompetenza del resto della casta e per la distorsione dell'informazione da egli controllata, sedendo su un conflitto d'interessi mai visto prima nel mondo occidentale, lo capiscono tutti coloro che il cervello lo usano per capire il mondo anziché credere che sia un film girato per intrattenerli. A questa comprensione fanno eccezione i gonzi, a cui capire non interessa ma guerreggiare rubacchiando e sopravvivendo sì, ma quelli sono affari loro: discutere con i gonzi non è mai stato il mio passatempo preferito. Appaiono regolari, come scimmie condizionate all'agitarsi della buccia di banana: evidentemente amano confermare le peggior ipotesi altrui.

Sull'uso di testi "alterati", mi prendo invece tutte le responsabilità: con il senno di poi, avrei dovuto forse mettere una nota in calce. Non solo quello della Morante è "alterato", ma anche quello di Maroni è "adattato alla bisogna", originariamente era un'intervista, in mezzo c'erano le domande e l'intervista era più lunga, come era più lungo il testo originale della Morante (che si trova in linea in un battibaleno: non son così stupido da pensare che sto nascondendo un simile segreto!), idem per l'articolo da El Pais ... Solo che, per il mio intento, andavano bene così: non stavo certo pensando di fare un pezzo di cronaca.

P.S. Chi possa essere il quarto, sullo sfondo, lo lascio indovinare a voi.

 

P.S. Chi possa essere il quarto, sullo sfondo, lo lascio indovinare a voi.

BS, intercambiabile, per certi versi, con MdA?

Quando si parla di cooperative viene data per scontata la loro origine e natura comunista; ciò è senz'altro vero per Emilia e Toscana, non per la Romagna dove, per quanto io sappia, erano le cooperative verdi (mazziniane ed anarchiche) a prevalere.

Nel nordest invece (Trentino, Veneto, Friuli) prevalevano le cooperative bianche (cattoliche)  e qualcosa è rimasto ancora oggi mentre quelle rosse erano nettamente minoritarie, ammesso che ve ne fossero. La Venezia Giulia poi non aveva nè agrari nè cooperative.

L'analisi che voi fate è pertinente alla fascia territoriale Emilia,Toscana e bassa Lombardia, ma lì si esaurisce.

Non discuto sul numero di morti, non ne ho le competenze, dico invece che alla marcia su Roma parteciparono anche molti partiti dal Nordest, in gioventù ne ho perfino conosciuti alcuni, e si trattava quasi sempre di reduci (anche per un ovvio dato anagrafico) già impegnati in azioni di squadrismo, di norma contro le case del popolo, con il sicuro appoggio da parte della borghesia e del clero.

Relativamente alla Lega vorrei rivolgermi a Michele Boldrin: recentemente è venuto in Veneto a presentare il libro, che clima ha trovato ? ha notato che la Lega è accreditata di un 30/35 % alle prossime regionali? a Venezia è sicuro sindaco Brunetta, in provincia ha vinto la leghista Zaccariotto ed in regione andrà Zaia, un bel pacchetto di mischia.

 

 

Quando si parla di cooperative viene data per scontata la loro origine e natura comunista; ciò è senz'altro vero per Emilia e Toscana, non per la Romagna dove, per quanto io sappia, erano le cooperative verdi (mazziniane ed anarchiche) a prevalere.

Per favore mettici un minimo di impegno a discutere, cita quello che gli altri scrivono, e non esternare in base alle tue impressioni personali del momento. Magari scegliiti anche un nickname meno insulso. Chi avrebbe scritto qui di cooperative solo comuniste???

Io ho citato un testo di un autorevole storico che parla di "Leghe rosse", riguardo al biennio rosso nella provincia di Bologna.  Cio' e' totalmente accurato. Da nessuna parte c'e' scritto che esistessero solo "Leghe rosse", se tu leggessi il testo citato potresti leggere un'amplissima trattazione anche delle Leghe bianche, dominanti in altri contesti.

Nel nordest invece (Trentino, Veneto, Friuli) prevalevano le cooperative bianche (cattoliche)  e qualcosa è rimasto ancora oggi mentre quelle rosse erano nettamente minoritarie, ammesso che ve ne fossero. La Venezia Giulia poi non aveva nè agrari nè cooperative.

E nessuno ha scritto il contrario.

L'analisi che voi fate è pertinente alla fascia territoriale Emilia,Toscana e bassa Lombardia, ma lì si esaurisce.

L'analisi non e' collettiva, non e' di nFA, sarebbe opportuno che tu citassi correttamente invece di esternare nel vuoto.  In ogni caso e' noto e documentato che il fascismo agrario si e' sviluppato esattamente nelle aree dominate dalle leghe rosse, quelle che hai citato, e nessuno ha scritto altrimenti. Le percentuali di voto ai fascisti nelle elezioni del 1924 confermano il maggior radicamento fascista esattamente nelle aree delle leghe rosse, ed esattamente nelle aree che oggi votano comunista.

Non discuto sul numero di morti, non ne ho le competenze, dico invece che alla marcia su Roma parteciparono anche molti partiti dal Nordest, in gioventù ne ho perfino conosciuti alcuni, e si trattava quasi sempre di reduci (anche per un ovvio dato anagrafico) già impegnati in azioni di squadrismo, di norma contro le case del popolo, con il sicuro appoggio da parte della borghesia e del clero.

Alla marcia su Roma parteciparono i fascisti, non sapevo che la avevano organizzata come coalizione di partiti con partecipazione del Nordest.  I fascisti avevano una diffusione in tutto il centro-nord e forse anche nel sud ma complessivamente modesta ovunque, e composta prevalentemente di reduci maltrattati e in Venezia Giulia di anti-slavi. In particolare nel Veneto "bianco" (quindi tutto eccetto il Polesine) ci sono testimonianze del fatto che i fascisti non riuscivano ad organizzare squadre per assenza di volontari, che dovevano far affluire appunto dal Polesine e dalla Venezia Giulia.  Lo stesso avveniva nelle aree padane pedemontane del resto del Nordest, della Lombardia, del Piemonte e in Liguria. Erano quasi immuni dai socialcomunisti e dai fascisti anche le aree di bassa padana coltivate a riso, in Piemonte e Lombardia.

Quindi concludendo: i fascisti erano diffusi anche nelle aree "bianche" ma la loro diffusione era molto esigua, particolarmente nelle aree pedemontane.  Al contrario i seguaci del fascismo erano dominanti e numerosi nella bassa padana (Pavia, Cremona, Mantova), in Emilia Romagma, in Toscana e in generale nelle aree di radicamento socialcomunista. I gerarchi fascisti venivano primariamente da questi luoghi. Solo per l'ignoranza diffusa e la disinformazione motivata politicamente tali fatti sono ignorati generalmente dai sudditi del Belpaese.

L'Italia sotto Berlusconi rassomiglia alla scena della festa degli gnocchi nell'ultimo capolavoro di Fellini, La voce della luna (1990), considerato da Goffredo Fofi come un film disperato nel quale l'Italia è presentata come una festa continua, volgare, caciara, permanente, chiassosa, televisiva, bancaria nel programma A schiena dritta di Giancarlo Santalmassi del 18-5-2004.

La metafora cinematografica felliniana fu usata anche dall'allora leader del pd Valter Veltroni, il quale ha sprezzantemente paragonato il PDL durante la campagna elettorale del 2008 al finale di Otto e mezzo, nel quale arrivano tutti quanti i musicisti e ognuno suona qualcosa...

Valter Veltroni, il quale ha sprezzantemente paragonato il PDL durante la campagna elettorale del 2008 al finale di Otto e mezzo, nel quale arrivano tutti quanti i musicisti e ognuno suona qualcosa...

Vero. Unico neo: lui, VW, faceva il controcanto per dar maggior risalto al tutto ...e c'è riuscito!

P.S. Vedo che sopra si è riaccesa l'eterna ed insulsa discussione con un altro anonimo che argomenta: "BS è un delinquente ma Bersani è peggio ed i comunisti sono il male assoluto, tutta colpa loro  (e della magistratura, un pochino della DC ma non di quella che è finita in FI e nel PdL ...) se l'Italia è così. Quindi chiedere di spazzar via BS fa il gioco dei comunisti (magistrati inclusi, ovviamente).".

È una discussione insulsa, ma anche basata su affermazioni e supposti falsi. Come quella su "Craxi grande statista" si regge su bugie, falsità, menzogne, distorsioni e, soprattutto, incapacità di portare fatti e dati a sostegno di una posizione che è il prodotto di patologie ideologiche, vergogne sociali e frustrazioni personali, condite da una buona dose di disonestà intellettuale o di semplice non conoscenza dei fatti. Avendo svariati conoscenti che così ragionano, parlo a ragion veduta: se gli anonimi si sentono offesi da tale caratterizzazione, possono evitare l'offesa in due mosse. Uscendo dal troppo comodo anonimato e fornendo argomenti, ossi DATI, FATTI, TACCHI, DADI e DATTERI, a sostegno della loro posizione. Poi vediamo.

Visto che, grazie alla sovrumana pazienza ed allo stomaco al teflon di Sandro, credo si sia posta una gigantesca pietra tombale sul criminale numero uno della storia repubblicana (almeno in questo sito, non ho speranza per il resto del paese), lo inviterò a darmi una mano (da solo non ce la faccio, mi dà il voltastomaco) a rifare la stessa operazione con la posizione riassunta sopra, e con il delinquente che essa di fatto difende e sostiene. Che è intenibile da persone intellettualmente oneste. Poi, sia chiaro, essere intellettualmente onesti non è né obbligatorio né, in Italia almeno, vantaggioso.

Per esempio, adesso tutti gli elettori di destra che cosa pensano di questa vicenda di merda di un presidente del consiglio di gabinetto che chiama il direttore del TG1 per sollecitare editoriali e un consigliere di garanzia dell'AGCOM per concordare sanzioni contro una trasmissione?

A me questo metodo Moggi delle telefonate esteso a tutto e a tutti mi fa sempre più moggio, triste e incazzato.

Dove sono gli elettori di destra incazzati? Perchè non scrivono un commento che sia uno di stizza? Perchè non si stupiscono, trasecolano, chiedono spiegazioni, indignano, reagiscono, ribellano, strepitano? PERCHE'?

 

perchè non c'è niente di nuovo, credo.

Cioè? Non c'è niente di nuovo? Nel senso che sono cose che succedevano anche in passato con gli stessi protagonisti? Ok...

Ma a un certo punto il quantitativo dovrebbe diventare qualitativo, o no? Una cavalletta non è un problema, uno sciame è una piaga biblica. Una telefonatina ok, ma quando per ogni cosa saltano fuori vicende simili a quelle cui faccio riferimento sopra uno il problema se lo dovrebbe porre, o no? E se non se lo pone è un problema. O no?

non è una cavalletta, è uno sciame enorme. ed un problema enorme è anche l'abitudine a tutto ciò. dicevo solo che gli elettori, che chiamavi, forse nulla dicono perchè più che prendere atto dell'ennesima vicenda pietosa non si sa fare.

qui su nFA spesso si fa riferimento a immoralià e incompetenza: ci sono in italia persone che non peccano su questo piano? hanno voglia di fare politica? quali condizioni realistiche servono affinchè loro abbiano voglia di fare politica e la politica (gli elettori?) abbia interesse ad usufruire dei loro servigi? senza ciò, le discussioni saranno sempre le stesse, sempre inutili.

ti stupisci (e rammarichi) del mancato interesse degli elettori verso l'ennesima vicenda? l'interesse credo ci potrà essere solo davanti a qualcosa di propositivo. Con questo non dico che non sia meritorio o importante se qualcuno, nFA anche, continua a testimoniare e denunciare le vergogne sociali a cui spesso assistiamo. Dico solo che non è così interessante, no?

ps: ho sempre trovato molto azzeccato il paragone con moggi la cui vicenda racconta molto dell'italia: io credo che se un regista o uno scrittore avesse voluto usare il mondo del pallone tanto amato dagli italiani per raccontarne la società e la politica non avrebbe potuto fare meglio.

Parlo solo a titolo personale, perchè non credo di avere titolo per rappresentare nessuno. Non so neanche se sono "un elettore di destra" perchè ho votato solo due volte per l'attuale maggioranza.

Cominque, per me la RAI è una fogna. Se in una fogna trovi delle merda, perchè mai dovresti incazzarti, stizzirti, stupirti, trasecolare, chiedere spiegazioni (perchè c'è della merda nella fogna? Esigo una spiegazione!), indignarti, reagire, ribellarti, strepitare?

Insomma se A ricopre la carica B, perchè lo ha nominato C, che c'è di strano che C telefoni ad A e gli dia disposizioni? Marco, ma tu quanti anni hai?

Insomma se A ricopre la carica B, perchè lo ha nominato C, che c'è di strano che C telefoni ad A e gli dia disposizioni?

I presidenti del consiglio non nominano i direttori dei telegiornali. La dinamica istituzionale è un'altra: è vero che è tutta una presa per il culo perchè tanto chi comanda è BS, solo che quando lo si fa notare si nega che sia così, però adesso tu mi dici che sai che tutto è una fogna. Quindi in questa vicenda c'è molto di strano, solo che, perchè tu potessi coglierlo questo strano, avresti dovuto sapere:

a) come funzionano le nomine in rai, cosa che mostri di non sapere, visto che non è competenza del consiglio dei ministri nominare direttori di TG;

b) comprendere che esistono circostanze di decenza deontologica che impongono di evitare di ricevere trattamenti da maggiordomo se si intende preservare la proprio credibilità come giornalisti;

Sorvoli su tutto ma poi mi chiedi quanti anni ho? Che ti importa? Vuoi il mio cell? Il mio account facebook? Vuoi invitarmi a uscire? No grazie ;)

O eri ironico nel senso di dire: oh Marco, quanto sei ingenuo!

 

"a) come funzionano le nomine in rai, cosa che mostri di non sapere, visto che non è competenza del consiglio dei ministri nominare direttori di TG;"

Ne ho una vaghissima idea, e mi basta e avanza. Per me la RAI non dovrebbe esistere e quindi capirai che me ne infischio altamente di come si fanno le nomine. Per me non ci dovrebbero essere le nomine perchè non ci dovrebbero essere i direttori, perchè non ci dovrebbero essere i TG.

"b) comprendere che esistono circostanze di decenza deontologica che impongono di evitare di ricevere trattamenti da maggiordomo se si intende preservare la proprio credibilità come giornalisti;"

Ma se uno questa credibilità non ce l'ha, e non ce l'ha mai avuta, che bisogno ha di preoccuparsi di preservarla? Che c'è di strano che un servo (i maggiordomi una certa professionalità ce l'hanno) si comporti da servo? Se uno entra alla RAI perchè è raccomandato da Tizio, che deontologia puó avere?

NB. non ho detto che TUTTO è una fogna, dico che la RAI è una fogna.

Non so se sono un elettore del PdL, però ho votato per loro. Io voto così, tanto per far qualcosa. Siccome gli altri son tutti comunisti, io voto per il PdL. Che il PdL avrebbe governato malissimo, lo sapevo già.

Non vedo alcuna ragione per chiedere le dimissioni dell'attuale presidente del consiglio e leader del PdL. Tutto ciò che fa e di cui viene accusato, io lo sapevo già.

Corrompe, evade, viola conflitti d'interesse ad ogni pié sospinto, concupisce minorenni, protegge i suoi affiliati responsabili di corruzione, partorisce a raffica leggi incostituzionali e ad-personam per evitare di rispondere dei propri atti davanti alla giustizia? Lo sapevo già.

Controlla l'informazione televisiva nazionale in un plateale conflitto d'interessi inaudito in qualsiasi paese occidentale ed attraverso un monopolio della TV e della pubblicità che neanche nella Russia di Putin ha uguali? Lo sapevo già.

Si circonda di servi incompetenti, falsi, violenti, millantatori, leccaculo, puttane, ex picchiatori riciclati, arnesi della politica romana della peggior specie e, così facendo, non solo non governa ma sgoverna e produce disastri ridicoli ad ogni pié sospinto, mentre il paese annaspa? Lo sapevo già.

Poiché sono intelligentissimo, acutissimo, cinicissimo e, soprattutto, furbissimo, so già tutto ciò che può accadere ed accadrà. Forse una cosa potrebbe sorprendermi, che BS dichiari d'essersi convertito al comunismo, di cui ha riscoperto le radici socialiste, che sono poi le sue. Ma, se lo facesse, son certo che ci sarebbe una buona ragione. Probabilmente sarebbe per combattere comunque, se non il comunismo almeno i comunisti. Quindi, vedete, anche se succede io non mi sorprendo perché lo sapevo già.

So che tutto ciò non dovrebbe esistere, che la RAI è una fogna e BS è un delinquente pluricondannato che sgoverna circondandosi di personaggi squallidi: non so che farci. Non dovrebbe esistere tutto questo e, comunque, lo sapevo già.

Quindi continuo a votare il grande presidente ed il suo partito.

Volete chiamarmi "ipocrita" ed "intellettualmente e moralmente disonesto"? Fate pure: da un lato la morale è per i fessi (lo dice anche Panebianco, che lui sì che scrive sul Corriere ed è un grande pensatore, non come voi fessi che scrivete solo su nFA) e, comunque, io lo sapevo già.

manca il grassetto nel quinto "lo sapevo già".

Grazie, molto cortese. Ho corretto.

Se mi permetti, Michele, ne vorrei aggiungere un paio con un finale diverso. Ne ho sentite anche io delle belle.

Voto BS perchè lo fanno tutti, le elezioni sono praticamente vinte. Non mi importa cosa farà una volta al governo, non ho neanche letto il programma elettorale o visto qualche intervista o comizio, però  l'importante è che le suoni a quei comunisti emiliani, per questo motivo vorrei essere come lui.

Voto BS, un gran puttaniere, ricco sfondato, evasore di ogni legge, simpatico, astuto, intelligente, brillante, ha una bella voce, comanda chi vuole comandare non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Cool, Vorrei essere come lui.

Ora mi chiedo: come abbiamo fatto a ridurci in questo modo?

Sinceramente non capisco, può anche darsi che la colpa sia dell'assenza di una sinistra forte, però certe frasi, vedi le tue e le mie, sono reali! Non sono frutto della nostra fantasia. Esistono delle persone che votano BS sapendo cosa andrà a fare e disfare, oppure lo votano semplicemente perchè lo ammirano come un Dio sceso in terra da chissà quale pianeta avanzato. Che tristezza!

Ripeto ancora una volta, beati voi che state fuori da questo scempio. Qui, da noi, la normalità e la regola non esistono più.

Mentre leggevo questo

Esistono delle persone che votano BS sapendo cosa andrà a fare e disfare, oppure lo votano semplicemente perchè lo ammirano come un Dio sceso in terra da chissà quale pianeta avanzato. 

il lettore cd suonava...

Making love with his ego Ziggy sucked up into his mind
Like a leper messiah
When the kids had killed the man I had to break up the band.

Ora mi chiedo: come abbiamo fatto a ridurci in questo modo?

Guardando per trent'anni il modello di italiano proposto da canele 5, italia 1 e retequattro e pensando che quei bei modelli li ha creati Berlusconi? Voglio dire, quando ti chiedi perchè uno vota Berlusconi dovresti anche chiederti come fa uno a guardare Grande Fratello, Isola Famosi, Uomini e Donne e blah blah bleah! Una volta che dai una risposta a questo forse riesci a capire perchè agli italiani piace cosi tanto Berlusconi.

Guardando per trent'anni il modello di italiano proposto da canele 5, italia 1 e retequattro e pensando che quei bei modelli li ha creati Berlusconi?

Io sapevo che i format dei vari programmi piu' popolari fossero di provenienza estera (ad esempio mi pare che il primo "grande fratello" sia stato inventato da una societa' olandese).

Credo che Berlusconi si sia limitato a fornire ai telespettatori quello che gli stessi richiedevano (e lo richiedevano in tutto il mondo), come deve fare chi vuole vendere qualsiasi cosa (e Berlusconi e' in giro per vendere).

Perche' i telespettatori preferiscano questo genere di programmi e perche' ne risultino effetti negativi solo in Italia, non lo so, bisognerebbe chiedere ad un sociologo.

 

Sono d'accordo, i format sono uguali in tutto il mondo. Ma in italia, nella mia esperienza (confrontando la spagna ad esempio), ce ne sono molti di più e, sempre nella mia esperienza, sono molto più seguiti. Ovviamente questa è la mia evidenza empirica, ma in italia io vedo persone che reputo intelligenti fissarsi su cose tipo l'isola dei famosi o il grande fratello. Mi capita spesso che mi chiedano, hai visto questo, hai visto quell'altro che è successo in questa o quella trasmissione. In spagna non mi è mai capitato.

Ma in italia, nella mia esperienza (confrontando la spagna ad esempio), ce ne sono molti di più e, sempre nella mia esperienza, sono molto più seguiti.

Alessio, permetti: è proprio questo il punto che ti voleva far rilevare Gilberto. La televisione avrà certo un peso nel formare l'opinione pubblica ma, per quanto riguarda il "come abbiamo fatto a ridurci così" ha un peso molto minore di quello che viene lei attribuito. La TV italiana propone certi programmi perchè la gente vuole guardarli non il contrario. Altri paesi hanno programmi "popolari" di infimo livello (in particolare penso a USA e Germania) ma sono comunque meno seguiti che da noi ed Angela Merkel non è BS.

E' bello pensare che noi italiani saremmo migliori, se non ci fosse la tv ha rincoglionirci, ma la realtà è che coglionate ne abbiamo fatte e parecchie molto prima di avere la televisione.

Non ci siamo "ridotti così" lo eravamo gia!.  "L'uomo della provvidenza" è ora un "unto del signore", ma gli italiani sono sempre gli stessi come dimostra il pezzo della Morante che siamo qui a commentare.

Berlusconi, l''unto del Signore', è uno strano animale politico.

Come notano Montanelli e Cervi, gli scienziati della politica, abituati ad esaminare e dissezionare soggetti prevedibili persino quando parlano il linguaggio critico di Aldo Moro o De Mita, rimangono imbarazzati e sorpresi quando guardano attraverso le lenti della loro disciplina creature come BS che, se paragonate ai politici tradizionali, sono strane almeno quanto ET l'extraterrestre.

Mi sembra che Cervi si sia poi abbastanza ricreduto :-). Comunque BS non è un alieno o il "male assoluto" è "il male" al potere in questo momento.  Ad esempio De Mita, o Craxi, non erano personaggi molto migliori, forse hanno avuto la fortuna (almeno De Mita) di operare quando la stampa era più deferente, della mancanza di internet e del fatto che si sopportasse tutto per impedire che i cosacchi bolscevici arrivassero in piazza San Pietro.

Berlusconi quando parla alla stampa è abbastanza diretto e lontano dal linguaggio di un De Mita e dalla ricchezza di significato del linguaggio della prima repubblica. 

Che il linguaggio della Prima Repubblica sia più ricco nella sua complessità è stato sostenuto dallo studioso Patrick McCarthy, il quale è un esperto della evoluzione della storia politica italiana.

Però si può anche dire che la deferenza della stampa nella prima repubblica è stata guadagnata anche attraverso espedienti linguistici che non sono necessariamente più profondi, ricchi e interessanti di chi parla il gentese di BS.

Questa idea mi è venuta in mente leggendo un articolo di Roberto Calasso dall'archivio del Corriere della Sera. Il 6-3-1988 Calasso scrive che Palmiro Togliatti dava risposte insoddisfacenti ai giornalisti e che il motivo per il quale egli riusciva ad avere comunque grande autorevolezza e credibilità politica consisteva proprio nel suo essere evasivo.

Cioè Togliatti (che è più vicino a De Mita che a BS per quanto riguarda la comunicazione) riusciva ad evitare di rispondere a domande difficili durante le Tribune Politiche grazie alla eloquenza formale del suo discorso.

Questo suggerisce che un linguaggio convoluto non è necessariamente preferibile e che può essere un modo efficace ma non del tutto onesto di godere di buona stampa.

Secondo Calasso a guardare il rapporto tra Togliatti e i giornalisti, l'autorevolezza del discorso era tutta dalla parte di Togliatti e il perchè si può capire se si guarda alla unicità politica del discorso togliattiano.

L'invenzione politica di Togliatti sarebbe stata, stando a quanto Calasso scrive, quella di dire 'intiero' invece che 'intero' e la sua capacità di non indietreggiare davanti a parole come 'siffatto'.

P.S. Non voglio dire che il modo di parlare di un politico è sempre determinante o sia l'unico fattore nel determinare il successo di un politico nel suo rapporto con la stampa, soprattutto quando si considera il caso di BS.

Ciò che vorrei suggerire è che comunque il linguaggio è fondamentale e non può essere trascurato nel considerare il rapporto tra stampa e politici.

Scusa stai dicendo che Togliatti è stato l'inventore della Supercazzola?

Il linguaggio della prima repubblica era più complesso (veniva definito "politichese") ed era tollerato solo perchè se non volevi votare a sinistra (comunisti) avresti votato chiunque. Appena caduto il muro di Berlino il linguaggio politico si è evoluto (o devoluto fai tu) per cercare il consenso la deferenza dei giornalisti  è, leggermente, diminuita non perchè il linguaggio sia diventato meno forbito, ma perchè la gente ha la tv satellitare ed internet. Le critiche maggiori a berlusconi le ha fatte l'Economist quanti lo avrebbero saputo se fosse successo negli anni sessanta?

Sono concorde nel sottolineare che il linguaggio della prima repubblica, anche detto politichese, era più complesso e articolato.

Berlusconi ha introdotto un nuovo linguaggio nel discorso politico, un linguaggio chiaro, facile da capire.

Il linguaggio di BS non è solo più semplice. Esso è presentato in modo scolastico quasi come una lezione che consente allo spettatore o ascoltatore di memorizzare e trattenere il messaggio con più facilità.

Il linguaggio di BS è simile a quello impiegato nella pubblicità, ricco di espressioni prese dal linguaggio quotidiano, tanto da apparire 'oversimplistic'.

A causa della ricchezza di espressioni desunte dal linguaggio di ogni giorno il linguaggio di BS è stato anche definito come gentese in opposizione al politichese.

Il linguaggio di BS è il linguaggio della gente lontano dalle sfumature del linguaggio talvolta oscuro della Prima Repubblica.

Come ha notato Donatella Campus in una sua pubblicazione del 2006, spesso i politici della prima repubblica erano più preoccupati di comunicare fra loro nei discorsi pubblici che di rendere chiaro il loro pensiero all'elettorato nel rivolgersi ad esso.

 

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Endemol

C'era un sondaggio qui fino a ieri del suo target (analfabeti, casalinghe e pensionati) ma:

L'attività del sito www.sondaggipoliticoelettorali.it è sospesa in applicazione dell'art.8 della legge 22 febbraio 2000, n.28 e delle delibere dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni n. 24/10/CSP pubblicata sulla G.U. n. 41 del 19 febbraio 2010 e n. 25/10/CSP pubblicata sulla G.U. n. 51 del 3 marzo 2010.

:(

Senza offesa e mi scuso se mi ripeto, ma è proprio questo il genere di commenti che non aiutano la causa.

Scrivi una cosa sostanzialmente falsa, cioè che Berlusconi ha inventato un certo tipo di televisione (è un po' come dire che è colpa della TIM se si è diffusa la telefonia mobile in Italia).

Dopodichè, assumi che gli elettori di destra guardino i reality show in misura maggiore degli elettori di sinistra. Il che può anche essere vero, ma, come si suol dire, si attendono dati.

Infine innesti il nesso causale: la gente vota Berlusconi perchè è stata rincoglionita dalla sbobba mediatica che da 30 anni le viene rifilata. Anche qua: evidenze?

Tra l'altro, anche se fosse vero che gli elettori di destra sono spettatori più assidui della tv spazzatura, non trovi un po' semplicistico sparare subito l'equazione di cui sopra? Non è che l'analisi del voto sia una cosa un po' più complessa?

Ti propongo qualche spunto: in due delle tre Regioni italiane più avanzate (Lombardia e Veneto, l'altra è l'Emilia), Berlusconi ha le roccaforti del suo consenso; tra i ceti produttivi Berlusconi raccoglie in percentuale più voti di quanti ne raccolga sul totale della popolazione. E qui i dati ci sono. Buffo che in Italia la carretta sia portata avanti in buona parte dalla fetta più rincoglionita della popolazione, no?

 

 

Sempre senza offesa: i dati che hai postato non rispondono a nessuno dei quesiti che ho posto :)

Beh dire che i pensionati e le casalinghe tirano avanti la carretta mi sembra eccessivo, e comunque spiega come mai il target di quel tipo di programmi, che sì esiste in tutto il mondo, in Italia voti a piè pari o quasi il principale fornitore di tali servizi. Credo.

In 'Intervista con Indro Montanelli", durante la trasmissione "Il Fatto" di Enzo Biagi andata in onda il 27 Marzo 2001 Montanelli disse che Berlusconi è una di quelle malattie che si trattano con un vaccino. Per curare gli italiani da Berlusconi, gli italiani hanno bisogno di una buona dose del 'vaccino Berlusconi', cioè hanno bisogno di vederlo al potere.

Inutile dire che lo svantaggio della vaccinazione degli italiani contro BS è che il processo di immunizzazione da BS ha bisogno di troppi richiami periodici.

Inoltre l'ultimo richiamo del vaccino contro BS è durato cinque anni e probabilmente anche quello attuale è destinato a durare.

Se BS fosse una malattia, come Montanelli suggerisce, gli italiani sarebbero dei malati terminali.

Ripeto, i tuoi dati non servono perchè danno solo la segmentazione dell'elettorato di Forza Italia. Non serve dire che il tot % dell'elettorato di FI è costituito da pensionati se non dici quanti sono i pensionati sul totale degli elettori e sull'elettorato degli altri partiti.

Qua per esempio c'è uno studio dei flussi elettorali condotto dalla SWG. Come puoi vedere a pagina 8, nelle politiche 2008 il PDL sovraperforma il suo dato complessivo solo nella categoria liberi professionisti, mentre sottoperforma tra le categorie dove oggettivamente si annidano le maggiori sacche di parassitismo, ovvero insegnanti e pubblico impiego (nota che sottoperforma anche tra i pensionati).

Hai ragione, ho inferito male. :)

Lo so che la statistica è una roba difficile da capire specie per chi la usa come il proverbiale lampione, ma quest'analisi non dice niente. Ma niente niente eh? Esempietto stupido: se la popolazione italiana fosse composta al 40% di pensionati, leggendo questi dati concluderei che i pensionati non votano preferenzialmente il cdx; infatti se non ricordo male un sondaggio del 2009, tra i pensionati il csx fa pari col cdx! Dove mi risulta che il PDL faccia cappotto sia tra i lavoratori autonomi (sai che sorpresa) e le professioni liberali (sperando non si offenda Sabino...); molto forte anche tra le casalinghe e in tra le donne in generale.

Una cosa che invece mi ha sempre lasciato allibito delle percentuali sui laureati è questa: i partiti a sinistra del PD tra i laureati prendono il doppio di voti rispetto alla media della popolazione! Cioé in Italia c'è gente che (a livello di proxy) dovremmo considerare istruita che si beve le minchiate di Ferrero, Diliberto, Cossutta (esiste ancora?) e relitti vari. Pensa ai genitori che hanno pure speso soldi per farli studiare.

Una cosa che invece mi ha sempre lasciato allibito delle percentuali sui laureati è questa: i partiti a sinistra del PD tra i laureati prendono il doppio di voti rispetto alla media della popolazione! Cioé in Italia c'è gente che (a livello di proxy) dovremmo considerare istruita che si beve le minchiate di Ferrero, Diliberto, Cossutta (esiste ancora?) e relitti vari. Pensa ai genitori che hanno pure speso soldi per farli studiare.

...perchè evidentemente parti dal presupposto che i c.d. intellettuali siano persone intelligenti... al contrario, sono generalmente le persone più stupide.

Il papà della Fallaci si chiedeva se fosse più opportuno chiamarli "i cretini intelligenti" oppure "gli intelligenti cretini".

 

 

 

 

 

Quindi istruiti vuol dire intellettuali ed intellettuale vuol dire cretino.

Buon a sapersi.

Quindi istruiti vuol dire intellettuali ed intellettuale vuol dire cretino.

Fantastico! Dinanzi a tanta arguzia riesco a malapena a trattenere l'erezione!

Sarai mica un intellettuale?

 

Al contrario, spero proprio che una laurea non dia diritto alla qualifica di intellettuale, altrimenti corro subito a restituire la mia.

Al contrario, spero proprio che una laurea non dia diritto alla qualifica di intellettuale, altrimenti corro subito a restituire la mia.

Si, non basta essere prete per dirsi Papa... ma il Papa è, prima che tutto, un prete.

Ora, da che mondo è mondo, gli intellettuali coincidono con le persone più istruite. Non ho in tasca una definizione più precisa di intellettuale e non so chi distribuisca la certificazione di intellettuale doc, ma di certo il presupposto indispensabile per definirsi intellettuale è un certo grado di istruzione. E' così sbagliato ritenere che, nel contesto del corpo elettorale, i laureati possano definirsi gli intellettuali della situazione? Bho, decidetelo voi.

Sono stupidi gli intellettuali? Secondo me si, e più sono intellettuali, più sono stupidi... salvo qualche eccezione. Perchè?

Perchè l'intelligenza dipende dal coraggio ed il coraggio non dipende dal numero di nozioni che hai dentro la testa. Se non hai coraggio, le nozioni ti portano solo ed esclusivamente al conformismo e all'autocelebrazione (che è tanto peggiore quanto meno la esprimi e la tieni dentro di te).

Sei l'Italia del fare, vero?

è proprio questo il genere di commenti che non aiutano la causa.

Quale causa? Io non ho una causa, sto solo cercando di argomentare.

Scrivi una cosa sostanzialmente falsa, cioè che Berlusconi ha inventato un certo tipo di televisione.

La televisione commerciale a livello nazionale chi l'ha inventata in Italia?

Dopodichè, assumi che gli elettori di destra guardino i reality show in misura maggiore degli elettori di sinistra. Il che può anche essere vero, ma, come si suol dire, si attendono dati.

Non mi sembra che io abbia assunto questo da nessuna parte. Sto solo dicendo che per capire come faccia uno a votare berlusconi si deve cercare di capire perché la gente é cosi affezionata ai reality show e ai suoi personaggini. Non devo assumere che solo a destra guardino i reality. A destra c'é un candidato (Berlusconi) che assomiglia a un personaggio da reality. A sinistra questo tipo di candidato non c'é. Se ci fosse, chi lo sa?

Infine innesti il nesso causale: la gente vota Berlusconi perchè è stata rincoglionita dalla sbobba mediatica che da 30 anni le viene rifilata. Anche qua: evidenze?

Mettiamola cosi. Il principale fattore per cui Berlusconi vince in Italia é la sinistra, punto. Detto questo io stavo cercando di capire perché per molti Berlusconi é ancheun modello da imitare. E per capire questo (secondo me! no empirical evidence, sorry) non é irrilevante capire perché in Italia la gente si rincoglionisce di fronte ai reality.

No vedi, Alessio, io questi discorsi non li capisco proprio. BS non ha la colpa di aver importato nessun modello culturale alieno o potenzialmente eversivo. E se proprio devo dirla tutta, meglio i suoi network con i  telefilm americani che tanto mi hanno fatto sognare come Hazzard, Manimal, Wonderwoman, e il leggendario ATeam e tutto il resto...piuttosto che quella rai imbolsita e grigia con le signorine buonasera vecchie e frigide che ci annunciavano dopo il TG serale, una programmazione che era in linea con le rigidezza posturale che esse esprimevano: cioè due palle grandi come una casa!

In più contesto che alla televisione debbano essere demandate funzioni paidetico-edificanti. Uno può benissimo essere una persona serissima e laboriosissima e poi sbronzarsi di birra e ingozzarsi di pop-corn davanti al Grande Fratello.

Voglio dire da liberale (si invitano i signori passeggeri ad allacciarsi le cinture: Ostellinata in arrivo!) dovrebbero essere le istituzioni politiche ed educative come scuola e università che avrebbero dovuto prevenire il malcostume berlusconiano. Ma siccome quelle istituzioni, università in primis, sono monopolizzate dalla sinistra e hanno standard di rispetto delle regole e di abuso della cosa pubblica che sono molto in linea con l'atteggiamento di BS...ecco che per assolversi, industria culturale di sinistra e politici della stessa imputano tutto al modello culturale televisivo berlusconiano.

La cosa funziona da un punto di vista culturale perchè certa sinistra (qualcuno ha citato Adorno, e in effetti l'iincomprensione da lì proviene) guarda sempre con sospetto la tecnologia, sia perchè il loro umanesimo prevalente impedisce di comprenderne l'uso effettivo (come si accende un tostapane?), e sia perchè la tecnologia, ampliando gli spazi di scelta individuale non in linea con il loro moralismo educatore delle masse, li rende marginali, impotenti e in fin dei conti piuttosto patetici: internet serve solo per il porno, in TV non c'è nulla di colto e così via...sempre a disprezzare le masse che scelgono mediaset invece della Rai, che a parte Angela 1 e 2 e qualcosaltro è letteralmente poco innovativa, specie per un giovane, che infatti guarda Zelig, le Iene e quant'altro.

Morale. Il problema di BS non sono i programmi che ha portato in TV, ma il fatto che le istituzioni italiane, ripeto tutte, erano già pronte e abitutate culturalmente a recepire quelle condotte che poi BS con la sua indubbia e schiacciantee superiorità di mezzi materiali ha propalato a piene mani.

Avessimo avuto un'etica pubblica e funzionari diversi, certe cose non sarebbero passate manco guardando ogni sera il Grande Fratello.

E poi basta con sta storia che il popolo di sera si abbrutisce. Anche Kant si dice che alla sera uscisse a sparare cazzate con i compaesani...

Morale. Il problema di BS non sono i programmi che ha portato in TV, ma il fatto che le istituzioni italiane, ripeto tutte, erano già pronte e abitutate culturalmente a recepire quelle condotte che poi BS con la sua indubbia e schiacciantee superiorità di mezzi materiali ha propalato a piene mani.

Ecco questa e' anche la mia impressione.

 

 

 

Sono molto d’accordo con te. Infatti è difficile quantificare esattamente lo specifico livello di influenza esercitato dalla televisione di BS sul consenso elettorale goduto dal PDL, e da FI prima.

 

Tuttavia è innegabile l’esplicita influenza di modelli culturali promossi attraverso le televisioni commerciali di BS sugli italiani.

 

Nel 2001 Osvaldo Croci in proposito scrive:  

 

“[i]t would seem incorrect to affirm, as some have done, that Berlusconi won the 1994 elections thanks to the use of his stations during the electoral campaign. He won because through his tv stations he had created his electorate over a period of years.”

 

Quella di Croci è una opinione espressa in forma simile anche dal regista Nanni Moretti nel suo film “Il Caimano”.

Secondo Moretti, si potrebbe dire che  Berlusconi aveva già vinto nel momento in cui cambiò per sempre l’Italia, cioè la mentalità degli italiani. (da La Repubblica 25.3.2006).

 

Sia l’opinione di Croci che quella di Moretti sono abbastanza diffuse, ma c’è ragione di dubitare della portata della loro verità.

 

Sono d’accordo con Marco perché molte posizioni e analisi sul successo di BS tendono a sovrastimare il ruolo della scarsa qualità della televisione italiana rispetto alla realtà di altri Paesi Europei.

In altri termini, la telebasura c’è un pochino in tutta Europa (e anche in UK), ma BS ce l’hanno solo gli italiani. Il Big Brother l’hanno inventato gli olandesi e BS l’ha importato, e non viceversa.

 

Quindi dire che i modelli culturali e la scarsa qualità di certa programmazione televisiva nelle reti di BS non è sufficiente a spiegare il successo di BS.

         

Facciamo un esempio di una trasmissione trash: Dobra cena (Poland), Mitä Maksaa (Finland), Veiksmes cena (Latvia), Kuum Hind (Estonia), Preţul Corect (Romania), Der Preis ist heiß (Germany), O Preço Certo (Portugal), De Juiste Prijs (Belgium), El Precio Justo (Spain), Le Juste Prix (France), The Price is Right (UK).

 

La versione olandese, Carlo en Cash (ex Prijs je rijk e Prijzenslag), era leggermente diversa perchè una delle soubrettes, se non ricordo male, era un travestito. (disclaimer: nn ho nulla contro i travestiti)

 

Quindi dire che i modelli culturali e la scarsa qualità di certa programmazione televisiva nelle reti di BS non è sufficiente a spiegare il successo di BS.

Quello che intendevo prima, anche se poi in effetti ho sbagliato nell'associarlo ai dati, è che mentre nel resto del mondo chi diffonde e promuove questi programmi o cultura nel peggiore dei casi rifila agli utenti abbonamenti per suonerie, figurine tossiche per bambini e pillole dimagranti, in Italia influenza il voto.

Cioè il problema non sono programmi di dubbio gusto ma chi li controlla che ha il potere (sovrastimato? non lo so) di rendere stravagante l'indossare calzini turchesi, sovversivo criticare il governo, comunista la magistratura ed il capo dello stato a seconda che approvi o meno le sue leggi...

Marco, ripeto quello che ho scritto sopra (o sotto) a FM. Io non faccio una colpa a Berlusca di aver creato le tv commerciali, come te ne ho usufruito a man bassa e il mio benessere é stato migliore di quello che avrei avuto in una situazione dove c'é solo la RAI. Quello che voglio dire é che per capire come fa a piacere tanto Berlusconi, devi capire (magari prima) perché alla gente piace tanto Fabrizio Corona.

Quello che voglio dire é che per capire come fa a piacere tanto Berlusconi, devi capire (magari prima) perché alla gente piace tanto Fabrizio Corona.

 

Se posso permettermi... questi discorsi sui reality che influenzano le elezioni e bla bla bla hanno un pò stufato. Alla gente piace Berlusconi perchè ancora nessuno è riuscito a fare capire alla gente che Berlusconi è una truffa. E nessuno è ancora riuscito a fare capire alla gente che Berlusconi è una truffa, perchè non c'è ancora nessuno in Italia che abbia la capacità di farlo (con i fatti, prima che con le parole). Di Pietro è semplicemente un Berlusconi di segno opposto e quindi non ci si può aspettare nulla da lui.

Non mi preoccupa il fatto che molta gente guardi i reality (io, che sono la persona più intelligente che conosca, ricordo con piacere la pupa ed il secchione che seguii assiduamente), perchè in tutto il mondo (e prima che da noi) molta gente guarda i reality. Semmai, mi preoccupa il fatto che, a differenza che nel resto del mondo, da noi dopo il reality non va in onda un TG che dà le notizie vere... va in onda un TG che dà le notizie che piacciono alla politica. E questo, anche se forse in minor misura (ero troppo piccolo... non ricordo) avveniva anche prima della discesa in campo di Berlusconi.

Non abbiamo mai avuto un giornalismo alla anglosassone... anche il giornalismo d'inchiesta è ispirato da precise visioni del mondo... Storicamente, la nostra sinistra è legata al comunismo, la nostra destra è legata al fascismo e nel mezzo c'è sempre stato il malaffare. Quindi non abbiamo avuto una vera tradizione politica liberale... ma davvero qualcuno di voi pensa che sia possibile una alternativa a Berlusconi? Il cavaliere è la logicissima (ed inevitabile, ci piaccia o no!) conseguenza della nostra storia... altro che reality show...

Ma è tanto difficile accettare questa semplice realtà: "gli elettori votano Berlusconi perchè i suoi avversari sono peggio".

As simple as that.

Con parole diverse il concetto è stato espresso da Nanni Moretti già nel 2002: "Con questi leader non vinceremo mai"

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=17759

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=17753

Sono cambiati i leader? E allora...

Silvio Berlusconi controlla il 90 % dei canali televisivi in Italia. Nel 2001 è divenuto Primo Ministro dopo una massiccia campagna elettorale. Subito dopo ha dichiarato che si sarebbe impegnato a vendere uno dei suoi canali, invece ha modificato la legge. Televisione Svedese, televisione libera.

 

                                                                          Pubblicità della rete televisiva svedese SVT (2005)

In un articolo pubblicato su The Nation, November 29 1999 BS, date le dimensioni dei suoi interessi economici, è stato giustamente definito un "Citizen Kane on steroids". :-)

 

L'onorevole BS

Jons 15/3/2010 - 01:31

Nel contesto italiano, lo stile berluconiano di fare campagna elettorale e politica attraverso la televisione, cioè la politica come evento estetico d'avanspettacolo, fu anticipato in modo grottesco nel film Gli Onorevoli di Sergio Corbucci (1963).

In uno degli episodi di questa commedia il candidato dell'MSI, il prof. Mollica, si mette la parrucca  bionda, si trucca con rossetto e fondotinta come Wanda Osiris e, incoraggiato dal direttore gay di Tribuna Elettorale (interpretato dal comico Walter Chiari), va davanti alle telecamere a fare il suo discorso elettorale fra le ballerine vestite in modo succinto come in un programma di varietà.

Non c'è nemmeno bisogno di ricordare che il vecchio uomo di Stato è morto, sostituito dallo showman.

 

La favola italiana del periodo Berlusconiano ci ricorda spesso tanti film già visti, ma soprattutto un grande e indimenticabile attore.

 

La personalità di Berlusconi, con la sua galanteria audace e il sorriso irriverente da furbo stampato sulla faccia ricorda molto le maniere di Alberto Sordi, specialmente i modi di fare old-fashioned di Sordi nel ruolo di Guido Terzilli, il protagonista di 'Il Medico della Mutua', film diretto dal grande Luigi Zampa nel 1968.
Il film propone la storia di un giovane medico carrierista che corteggia cinicamente la moglie di un collega più anziano e moribondo al fine di ereditare, alla morte di questi, il gran numero di pazienti accumulati durante una lunga vita professionale.

Berlusconi, proprio come Alberto Sordi (almeno secondo me), rispecchia vizi e virtù dell'uomo della strada. Berlusconi e Sordi sono dei campioni nell'imitare perfettamente l' Italiano medio così come è stato descritto per esempio da Goffredo Fofi, il quale ha dedicato le bellissime pagine di un suo libro proprio alla figura di Sordi.

L' Italiano medio è l' uomo della classe media, cioè l' uomo ispirato dal senso comune e imitato con spontaneità “attoriale” da Berlusconi. Come Sordi, Berlusconi lavora spasmodicamente sul proprio personaggio seguendo la massima dell' ars est celare artem, cioè evitando accuratamente che lo spettatore-elettore si accorga dell' artificiosità della propria performance.

Inoltre è risaputo che Berlusconi non piace alla sinistra. Berlusconi, diranno quelli di sinistra, non rappresenta l'uomo medio di sinistra: tutti ricordiamo le parole sarcastiche e sprezzanti di D'Alema sulla implausibilità del successo Berlusconiano al momento in cui Il Cavaliere decise di 'scendere in campo'.

Mi viene in mente a tal proposito che anche Alberto Sordi fu inizialmente sottovalutato e quasi biasimato dai critici di sinistra. Non è forse un caso che molti anni fa uno dei leader del girotondismo di protesta contro Berlusconi e regista di un film anti-Berlusconiano come "Il Caimano", Nanni Moretti, in Ecce Bombo (1978) grida sarcasticamente "Te lo meriti Alberto Sordi!!" in risposta alle parole da 'borghese piccolo piccolo' dello sconosciuto cliente di un bar.

Direi che Berlusconi e Sordi hanno una qualità in comune, che oserei definire come 'attractive nastiness'. Essi cioè sono capaci di ammaliare e sedurre nonostante la loro irriverenza maliziosa. Questo è un paradosso tutto italiano. Infatti Silvio Berlusconi (Una Storia Italiana) è 'inesportabile' tanto quanto Alberto Sordi (Storia di un Italiano).


Ora, Alberto Sordi è il protagonista di numerose storie di finzione e simpatiche favole cinematografiche, spesso amare e persino meschine, che dicono molto della realtà italiana. Berlusconi in questo senso è diverso da Sordi: Berlusconi ambisce ad incarnare il 'miracolo italiano' come se la sua vita fosse la realizzazione dell' 'happily ever after' della fiaba italiana. In Berlusconi mancano molti dei grigi tipici delle parabole italiane interpretate da Alberto Sordi.

Non stupisce infatti che l'uomo di Arcore si auto-rappresenti sempre come un mito vivente capace non solo di promettere, ma anche di realizzare, il sogno della trasformazione italiana. Magari in cinque anni.
Come nella struttura morale semplificata delle favole, Berlusconi è il supereroe, l'imprenditore di successo destinato a vincere la battaglia del bene contro il male.  Questo format di comunicazione è molto pedagogico, e se ha il vantaggio di rendere la politica piacevole solleticando e risvegliando il bambino che è in ogni elettore del Pdl, ha lo svantaggio di essere oltremodo paternalistico.

A questo punto si dirà che il parallelo fra Sordi e Berlusconi è forzato: Berlusconi non è un attore e Sordi non è un politico. Siamo sicuri? Tralasciando la portata politica del lavoro di Sordi, si può dire che Berlusconi sia capace di impersonare, di recitare e di raccontare favole di cui lui è l'autore e protagonista. Non sono l’unico ad avere questa impressione.

Questa idea, cioè la dimensione fittizia e imbonitrice del 'fairy-tail' berlusconiano, è stata sottolineata in un documentario del 2005 intitolato 'Quando c'era Silvio, storia del periodo Berlusconiano, che inizia guarda a caso con le parole dell'incipit del capitolo trentunesimo di 'Le avventure di Pinocchio' (ho sottomano solo la versione inglese dell’opera di Collodi):


At last the coach arrived […] And the coachman?... Picture yourself a little man broader than he was long, flabby and greasy like a lump of butter, with a small round face like an orange, a little mouth that was always laughing, and a soft caressing voice like a cat when she is trying to insinuate herself into the good graces of the mistress of the house. All the boys as soon as they saw him fell in love with him, and vied with each other in taking places in his coach to be conducted to the true land of the Cocagne, known on the geographical map by the seducing name of the ‘Land of the Boobies’.


Il documentario di Deraglio e Cremagnani finisce con una citazione tratta del trentatreesimo capitolo di 'Pinocchio', recitato dall'attrice Lella Costa, esattamente come all'inizio, quasi ad indicare che l’intera vicenda Berusconiana può essere racchiusa all’interno dell’atmosfera irreale della fiction:


And now, my little readers, you will have understood the fine trade that little man pursued. The wicked little monster, who had a face all milk and honey, made frequent journeys round the world with his coach. As he went along he collected, with promises and flattery, all the idle boys who had taken an aversion to books and school. As soon as his coach was full conducted them to the ‘Land of Boobies’, that they might pass their time in games, in uproar, and in amusement. When these poor deluded boys, from continual play and no study, had become so many little donkeys, he took possession of them with great delight and satisfaction, and carried them off to the fairs and markets to be sold. And in this way he had in a few years made heaps of money and had become a millionaire.

 

Morale della favola: forse l’ Italia di oggi non è un film di Alberto Sordi e Berlusconi non è mangiafuoco, come suggerisce l’accostamento fra la storia italiana recente e il più famoso lavoro letterario dell’Italia post-unitaria.

Però magari, se ‘Pinocchio’ (1880) può essere considerato “a parable of the state where the puppet becomes a citizen through acquiring a moral conscience”, per usare le parole di Patrick McCarthy, forse Berlusconi rappresenta davvero un ostacolo, un impedimento all’ “urge for freedom” di Pinocchio.

 

 

Per rinfrescare la memoria:

 

Italy remains one of the most regulated economies in western Europe. It is also stuck with higher inflation and lower productivity growth than other euro-zone countries and has, as a result, steadily lost competitiveness. The impact of slow growth feeds on itself.  

                                                                          

                                                                                         The Economist Apr 17, 2008

Riguardo l'influenza della televisione italiana e il suo livello di qualità mi piace ricordare la risposta che Enrico Berlinguer diede a Giovanni Minoli durante un faccia a faccia televisivo.

Durante l'intervista Minoli chiese:

"Senta, ma Lei pensa che l'avvento delle televisioni private abbia migliorato o peggiorato, complessivamente, la qualità dei programmi proposti al pubblico?

Berlinguer rispose:

"Dal punto di vista spettacolare migliorato, dal punto di vista culturale, non direi o comunque non ancora..."

Cheers

L' affermazione di Berlinguer risale al lontano Aprile 1983.

Sempre a proposito dello scambio fra Minoli e Berlinguer:

M. - Ma secondo Lei esiste un problema di protagonismo eccessivo e soprattutto di irresponsabilità dei giudici?

B: - Possono esistere dei fenomeni di questo genere ma la soluzione peggiore sarebbe quella di sottoporre i giudici al controllo del potere politico, cioè del governo.

 

                                                                             Enrico Berlinguer (1922-1984),

                                                                             Segretario Generale del Partito Comunista Italiano

Berlusconi, nel suo delirio psico-drammatico, cerca di suscitare gli egoismi e le paure della 'gente' attaccando il comunismo e i comunisti.

La scelta fra sinistra e destra per BS è una scelta fra schiavitù e libertà, dove la schiavitù è incarnata dallo straw man del comunismo.

Uso la parola straw man nel senso in cui la usa Weston, cioè nel senso diffuso di "caricaturing an opposing view so that it is easy to refute."

Come ha scritto P. McCarthy, l'anticomunismo contemportaneo è molto diverso da quello del passato e sembra che se i comunisti non fossero esistiti, l'anticomunismo li avrebbe inventati.

Berlusconi e il suo finto partito neo-ideologico, insieme al partito etno-populista guidato da Bossi, ripropongono la vecchia teoria del nemico del popolo basata su una riduzione e dicotomizzazione della realtà italiana: esiste il bianco e il nero, l'uno e lo zero.

Direi che BS è un politico booleano. Orienta l'elettorato secondo l'antitesi di due valori, senza ombre nè sfumature. Nessuna intermediazione: qui noi, lì loro. Noi l'essere, loro il non-essere.

"Direi che BS è un politico booleano. Orienta l'elettorato secondo l'antitesi di due valori, senza ombre nè sfumature. Nessuna intermediazione: qui noi, lì loro. Noi l'essere, loro il non-essere."

Questa iniziativa è indubbiamente riuscita. La creazione di una coalizione che aveva come unico punto comune l'opposizione a Berlusconi ma non era d'accordo su nien'altro (se sostengo che Mastella e Turigliatto sono in disaccordo su tutto credo di non far torto nè Mastella nè a Turigliatto) dimostra che si gioca secondo le regole di Berlusconi. Forse è tutto il paese che è booleano.

Berlusconi ha creato il più grande partito populista d'Europa ed è in bella compagnia.

BS ha creato un nemico interno attraverso lo sfruttamento del sentimento anticomunista ereditato dal periodo della guerra fredda, un sentimento oramai svuotato di reale bersaglio dopo la sconfitta del comunismo russo.

Il reiterato e costante appello all'anticomunismo ha rafforzato divisioni storiche profondamente radicate in Italia a vantaggio di BS.

L'atteggiamento booleano prevede l'individuazione di un nemico, ma questo non è necessariamente fisso. Il comunismo, come ha scritto Giorgio Fedel, offre il campo semantico più ampio - il nemico principale.

Il nemico è soprattutto comunista, in molteplici guise e forme. Ma i nemici sono anche 'gli antiliberali', gli 'statalisti', 'la partitocrazia'.

E lascia stare il solito povero Berlusconi! Guarda che la storia della sinistra italiana, che è quella del problema fondamentale della politica italiana del dopoguerra - altro che DC, Craxi, Berlusconi - è questa, in due parole:

1) La sinistra ha coltivato il mito della sua diversità, di ordine morale e di ordine democratico. Gli altri erano quello che erano, moralmente corrotti e democraticamente inaffidabili, tendenzialmente autoritari. (Nessuno mai che parli degli effetti di questa vulgata sistematicamente propagandata sul senso civico degli italiani e sul loro rispetto per le istituzioni, e quindi per le leggi e le norme... questo non lo vedono maaaaaaaiiiiiii i nostri profondi pensatori)

2) Fino agli anni '70, quando il comunismo cominciò a crollare, l'etichetta di comunista bastava per incarnare le qualità sopramenzionate.

3) Berlnguer, facendosi interprete quasi istintivamente di una via di fuga dal collasso della mitologia marxista, lanciò la "questione morale". La "questione morale" fu la continuazione del comunismo con altri mezzi, ossia il modo per perpetuare il mito della propria diversità e della indegnità degli avversari politici.

4) E' per questo che all'ideale tribunale del popolo della Rivoluzione si sono sostituiti oggi i giudici.

5) La sinistra non ha mai fatto veramente i conti col passato pur cambiando mille volte nome. Non è più comunista, ma guarda caso non è nemmeno - apertamente - "socialdemocratica", come tutte le altre sinistre europee. Non può farlo. Molto più facile chiamarsi democratici. Togli al comunismo l'ideologia ed in assenza di una onesta evoluzione cosa resta: il giacobinismo. Che è l'unico collante profondo della sinistra: dai democratici ai verdi ai vetero ai dipietristi ai radicali ai...

6) Questo tipo di collante non potrà mai conquistare il consenso per una maggioranza politica. Infatti non è politica. E' logica rivoluzionaria. E' la mistica della minoranza. Che può solo sperare nell'abbattimento dell'avversario. Ed in elezioni plebiscitarie - quelle vere - fatte sulla tabula rasa di ogni restante entità politica.

7) Fatto salvo questo esito, perciò, anche in caso di dipartita di Berlusconi, ci sarà sempre una nuova DC, un nuovo Craxi, e un nuovo Berlusconi al quale la saggia tribù dei nasi turati si affiderà.

1) i cretini che ritengono di essere il BENE e l'AMORE in lotta contro il MALE e l'ODIO sono abbondanti anche a destra TUTTI gli argomenti di questo punto valgono esattamente anche per i berlusconiani di stretta osservanza.

2) Il comunismo ha incominciato a crollare negli anni 70? indipendentemente dal fatto che fosse una stupidaggine gia dalle origini fino alla caduta del muro di Berlino è stato in ottima salute.

3) La questione morale è stato uno slogan e un argomento propaganda politica, ma visto che ci sono stati babbei che hanno creduto alla rivoluzione liberale di Berlusconi come diceva Cipolla la stupidità mi sembra equamente distribuita.

4) Questo argomento è tipicamente da militante di partito, i GIUDICI non esistono esistono persone, singoli individui che esercitano un attività indispensabile alla sopravvivenza della società, cioè amministrare la giustizia, anche il libertario più sfrenato può ammettere una società senza governo ma non una società senza giudici ( leggi Bruno Leoni, e poi ne riparliamo )

5) Criticare la demonizzazione degli avversari e poi usare un argomento del genere è ridicolo.

6) Il sig Prodi ha bastonato elettoralmente 2 volte su 2 il sig Berlusconi , evidentemente quando è successo il sig Zamax era in convento di clausura e non se n'è accorto, il fato che poi non sia riuscito a governare decentemente e sia crollato non è un grande argomento , è successo anche  Berlusconi e in questo momento all'interno del PDL le risse sono all'ordine del giorno ( oggi a Milano si sono presi a botte 2 politici del PDL )

7)Questa è l'unica frase condivisibile al 100% la maggioranza moderata in Italia troverà certamente un sostituto di Berlusconi, ed io penso che trovare di meglio sarà facilissimo, 15 anni di Berlusconismo hanno fatto dell'Italia una gerontocrazia e bloccato i cambiamenti necessari a tirarci fuori dal pantano di un declino economico che solo Zamax non vede.

Sadly enough, la corruzione è stata tollerata a lungo ben prima di Tangentopoli e sequels NONOSTANTE i costanti e reiterati appelli, fra i quali quello di Enrico Berlinguer e la Questione Morale.

Se guardiamo a BS, aveva ragione Benigni a dire Berlinguer ti voglio bene, e non solo perchè non andava a puttane.

Berlusconi è un 'unscrupulous braggart', l'opposto di uno come Berlinguer, e lo dimostra il modo in cui modifica la retorica e aggiusta le sue narrazioni a seconda delle circostanze.

BS nel 1994 ha cavalcato la sua 'questione morale' nell'insistere che a fronte degli scandali c'era la necessità di eleggere rappresentanti 'puliti' e 'nuovi'.

BS ha inizialmente appoggiato i magistrati nel combattere la corruzione endemica del sistema politico grazie al quale ha costruito la sua fortuna imprenditoriale.

Tuttavia, non appena si è capito che le indagini avrebbero toccato anche la sua persona, BS ha aggiunto al suo repertorio retorico il 'pericolo comunista' e il potere politico dei giudici, accusati di espellerlo dalla sua posizione politica.

 

BS is simply unbelievable.

Come ha scritto Tracy Wilkinson:

"One day likens himself to Napoleon. A few days later, it's none other than Jesus Christ."

dal Los Angeles Times, 13, March 2006

As one day Jons wrote:

"From the Los Angeles Times, more commonly known as The Bible"

(The Smalltown Gazette, 18, March 2010)

 

Also sprach Jons

Jons 18/3/2010 - 15:25

Non capisco, non ho mai scritto ciò che riporti.

Non credo nemmeno il Los Angeles Times sia una autorità indiscussa e per quanto mi riguarda non lo è nemmeno l'Economist, come ho suggerito in un post a proposito di Spencer.

Se vuoi cambiamo Bibbia.

primo evangelista: Nel 2004 Oriana Fallaci ha tracciato un profilo psicologico di BS che diagnostica il "peccato mortale" di BS: la presunzione. In effetti la diagnosi è interessante perchè accanto ai peccati 'sessuali' ci sono anche quelli spirituali dell'arroganza e dell'autosufficienza intellettuale.

Secondo la Fallaci gli italiani hanno scelto BS più per stanchezza e disperazione che per fermo convincimento.

Secondo evangelista: Cossiga Francesco sembra esser d'accordo con la Fallaci quando dice al Corriere della Sera del 15-4-2005 che BS è ossessionato dall'idea di essere il primo, il più abile, il più bello e anche il più alto.

Poi Cossiga aggiunge che "tutto ciò è vero a parte l'altezza, perchè io sono più alto di lui anche senza scarpe".

Terzo evangelista: Giorgio Bocca nel 2002 ha scritto che l'autostima di BS è come un flusso di amore continuo verso se stesso dapprima disarmante, alla lunga preoccupante.

Insomma anche per Bocca BS è affetto da un delirio di onnipotenza, vittima di un sentimento di presunzione che gli fa credere di essere capace di fare qualsiasi cosa, incluso governare l'Italia.

Quarto evangelista: il 16-9-2004 Massimo Riva ha scritto su La Repubblica della 'berlusconite', cioè una sindrome di dissociazione dalla realtà verso una immaginazione miracolosa. La 'berlusconite' (che come sappiamo è contagiosa e non c'è vaccino che tenga, pace Montanelli) è il disturbo congenito del Presidente del Consiglio.

La "Bibbia", qualsiasi cosa tu intenda, bisogna leggerla.

Contiene molti libri oltre al Los Angeles Times, e quando si parla di BS non manca certo la miriade di vangeli apocrifi sul suo conto.

 

Jons is a big mouth, but unfortunately... 

parla solo se accompagnato da uno stuolo di avvocati. Chissà se qualcuno l'ha mai visto percorrere le sue traiettorie intellettuali senza che le sue guardie del corpo gli certificassero col timbretto e con la firmetta addì mese ed anno tal dei tali ogni suo prezioso pensier. Oggi tocca a Fallaci Oriana, Cossiga Francesco, Bocca Giorgio, Riva Massimo; domani, chissà, Napoleone; domani l'altro magari Gesù Cristo!

Che la berlusconite sia contagiosa non v'è dubbio; ma io credevo si trattasse della patologia dei fedeli della Setta Antiberlusconiana: that's way they call him "The Unbelievable", and rightly so!!! L'Alfa e L'Omega del Non-Essere!!!

 

Ti sei dimenticato il Papa...

Berlusconi ha infatti scritto il suo 'Secular Creed' di Forza Italia, illustrato magnificamente nel leaflet arrivato a 15.000.000 di Italiani e intitolato "Una Storia Italiana".

In questo libricino, l'ultimo ritrovato della vendita porta a porta, BS articola il suo Credo seguendo la struttura dei Dieci Comandamenti.

Ogni punto è rivestito dell'aura mistica e affascinante delle formule sacre a Dio.

Come il Papa, Berlusconi veste come un leader ieratico. Sorriso studiato, posa curata in ogni singolo dettaglio, espedienti per far scattare l'identificazione dell'uomo comune.

Avvocato: Amadori Alessandro, Duello Finale, 2006 Scheiwiller

do me a favour, go and sleep :-)

 

Ma dai, basta con le favole, cresci una buona volta, guardati intorno, metti il naso fuori dall'Italia, studia, leggiti un giornale straniero. Sei talmente delirante che e' impossibile risponderti seriamente.

La "questione morale" fu la continuazione del comunismo con altri mezzi

E' per questo che all'ideale tribunale del popolo della Rivoluzione si sono sostituiti oggi i giudici.

Insomma, io ladro? Ma no e' lui che e' comunista.

Prodi? Comunista of course. Franceschini? Un pericoloso bolscevico. La Bonino? Peggio di Rosa Luxemburg. Enzo Biagi? Perbacco, era un membro del Comintern. L'Economist che ci ride dietro una settimana si e l'altra pure? Il noto organo dell'Internazionale socialista.

Io mi chiedo fino a dove quelli come te riescono ad arrivare, perche' io una volta ho avuto l'agghiacciante ventura di cenare con un collega argentino che giustificava la dittatura militare sfoggiando argomenti simili.

 

 "caricaturing an opposing view so that it is easy to refute."

O mamma mia, e santissimo cielo! Ma non è quel che fa la sinistra italiana dal 25 aprile 1945? Mi sembra proprio che sia da quella data che dall'altra parte l'Italia è popolata da tutta una cricca di catto-fascisti-golpisti-corrotti-mafiosi-servi & lacchè? Oggi, per puro caso, sotto l'ala di tale Berlusconi Silvio?

Storicamente l'Italia è stato un paese profondamente diviso dal conflitto della guerra fredda nella quale America e Russia, capitalismo e comunismo, si sono opposti l'uno all'altro come nemici giurati.

Dopo la caduta del regime sovietico il nemico esterno è stato come internalizzato e trasposto all'interno della realtà italiana da partiti di matrice populista fra i quali FI non è stata l'eccezione.

Un esempio di internalizzazione di un nemico e minaccia esterna è dato dalla Lega Nord, movimento che ha fatto dell' immigrato appartenete ad una cultura, identità e religione diversa da quella dell'italia settentrionale un pericolo e una fonte di mobilitazione del consenso politico.

Oggi ovviamente l'equilibrio internazionale e geopolitico non sono più incardinati all'interno di una visione ideologica come è accaduto per la maggior parte del secolo scorso.

Alla lotta di classe, dopo la caduta del muro di Berlino, i maggiori cleavages politici sembrano essere sempre più, nel mondo, l'identità e la cultura.

Il predominio di riferimenti cultural-identitari come chiave interpretativa e strumento di comprensione della politica internazionale è ciò che ha condotto alcuni scienziati politici come S. P. Huntinghton alla definizione della situazione attuale come Clash of Civilisations.

Le due camere del Parlamento sono sempre più spesso sostituite virtualmente dalle ospitate televisive e dei talk show, all’interno di una dimensione estetica della politica. Il processo che sostituisce lo showman all’uomo di stato è potenzialmente pericoloso. Vediamo perché…                                                                                                          

                                                                                                                            

 

Giovanni Sartori in un libro del 2000 intitolato Homo videns suggerisce idee rilevanti a coloro che vogliono approfondire la relazione fra media e democrazia. Uno degli argomenti principali dell’interessante pamphlet di Sartori è proprio rappresentato dagli effetti che i mezzi di comunicazione di massa, specialmente la televisione, producono in relazione al funzionamento delle democrazie contemporanee.

 

La premessa dalla quale l’argomentazione di Sartori procede non è del tutto originale in sé stessa. Ciò che è originale e merita attenzione invece è il fatto che un accademico con la formazione e il background culturale di Sartori sostenga in modo polemico tesi che sono state oggetto di discussione in alcuni settori ideologici della sinistra internazionale (i.e. la critica dei mezzi di comunicazione di massa sviluppati dalla cosiddetta Scuola di Francoforte), specialmente negli anni settanta del ventesimo secolo, e che hanno come diretto corollario una radicale critica delle istituzioni di mercato.

 

In Homo Videns, Giovanni Sartori non estende i suoi rilievi critici dalla funzione dei media all’intero funzionamento dell’economia di mercato. Il nucleo della tesi di Sartori può essere riassunta nel modo seguente:

 

i mezzi di comunicazione di massa, principalmente la televisione (ma il ragionamento può essere esteso anche ai computer e ad Internet, tendono a produrre una trasformazione che fino ad ora è stata solamente cognitiva, ma che presto potrebbe divenire persino antropologica, contribuendo così a modificare il modo tradizionale in cui l’uomo ha concepito e pensato la conoscenza, cioè ciò che costituisce la conoscenza e le sue modalità di produzione e trasmissione.

 

E’ interessante ricordare che Jean Baudrillard ha evidenziato, in chiave diversa rispetto a Sartori - cioè in chiave apocalittica e distopica –  i flussi di de-materializzazione tipici della società contemporanea nella quale i processi di simulazione della realtà hanno come reso nullo ogni riferimento al concetto di realtà così come è stato tradizionalmente concepito.

 

Inutile ricordare che il processo descritto da Sartori è destinato a modificare il funzionamento delle nostre democrazie rappresentative. Entrando maggiormente nello specifico dell’argomento proposto da Sartori, la premessa cognitiva della sua tesi è che il ‘vedere’ come atto del conoscere ha acquistato un ruolo preponderante nella cultura contemporanea.

 

Secondo Sartori la televisione è divenuta una delle fonti principali di informazione per il semplice fatto che la stragrande maggioranza dell’informazione è ricevuta attraverso i media.

La preminenza del vedere non è un fatto nuovo nella storia umana poiché anche nel passato le ‘culture eidetiche’, cioè le culture basate sul vedere, sono esistite.

Basti menzionare in proposito l’importanza del mosaico e della raffigurazione pittorica nell’ambito della storia Europea quando ancora era assente la disponibilità di testi e la cultura scritta. Il problema sembra essere non tanto l’opposizione fra una cultura scritta e una cultura visiva, quanto la valutazione delle conseguenze di un ritorno a questo tipo di cultura.

 

Il pattern evolutivo dovrebbe essere abbastanza prevedibile. Nella cultura scritta, basata sulla meditazione e lettura di libri, si stimolano processi razionali di pensiero poiché il lettore è spinto a seguire lo sviluppo di un argomento con maggiore rigore.

Nella cultura visiva, invece, lo spettatore-vedente non è costretto a seguire la linea di un ragionamento ma è condotto a forme di accettazione di ciò che egli esperisce secondo forme di conoscenza impoverite sul piano cognitivo, dal momento che esse richiedono meno attenzione e pensiero riflessivo rispetto a ciò che accadrebbe se il lettore fosse condotto a seguire la concatenazione logica di un argomentazione scritta.

 

Inoltre, l’adozione di un mezzo di comunicazione di massa come la televisione o Internet implica sempre, come insegna McLuhan, la tacita approvazione delle regole di comunicazione legate al suo uso. In altre parole: il mezzo è il messaggio.

 

Queste regole di comunicazione includono la tendenza alla sintesi a scapito della completezza e profondità del ragionamento e una adozione eccessiva di metafore e semplici forme di comunicazione al fine di evitare di ‘perdere’ l’ascoltatore che sta guardando le immagini.

Queste dinamiche sono così avanzate da produrre un interessante fenomeno che negli Stati Uniti prende il nome di infotainment, cioè una mistura di intrattenimento ed informazione secondo un modello comunicativo che esige notizie sempre più brillanti e inusuali, sino a quando il processo che rende le notizie ‘interessanti’ diviene così assurdo che la notizia è spesso quella del passante che ha morso il cane del vicino di casa…

 

Anche il giornalista Aldo Grasso sottolinea come l’esperienza politica americana ci dice come i media non sono solo canali per inviare opinioni su fatti, ma sono essi stessi creatori di fatti oltre che di opinioni. Ad esempio le stesse campagne elettorali americane, nei loro cerimoniali, si adattano alle esigenze televisive e non viceversa.

 

Il processo di impoverimento cognitivo sopra descritto potrebbe quindi portare ad una mutazione antropologica del cittadino, una mutazione che potrebbe alla fine radicarsi e rafforzarsi per il semplice fatto che la modalità visiva di acquisizione e trasferimento della cultura è quella con la quale noi abbiamo avuto familiarità per un periodo più lungo.

 

Inoltre la parola scritta e l’adozione dell’ ‘habitus’ del pensiero riflessivo tipico della parola scritta fatta di silenzio e relativo isolamento sono sulla via della sparizione. Sartori sottolinea i modi in cui le potenzialità offerte dai mezzi esistenti di comunicazione sono di fatto sprecate da forme di distrazione che vanno sotto il nome di informazione ma che in realtà non sono che una manifestazione di infotainment.

 

Da questo punto di vista è importante considerare la valutazione negativa che Sartori offre della industria culturale: quando l’informazione è prodotta in quantità così generose e venduta a cittadini senza altri mezzi esterni alla informazione visiva per interpretare e valutare la sua qualità, allora l’informazione perde qualsiasi capacità di produrre cittadini capaci di valutare criticamente ciò che è deciso dai loro governi.

 

Per questo è fondamentale per i cittadini salvaguardarsi dalla minaccia dell’eccesso di informazione. Come ha scritto Umberto Galimberti, la mancanza e l’eccesso di informazione sono i due tipi di aggressione mentale che devono essere affrontati oggi.

 

Quindi la conclusione è che l’impoverimento cognitivo e la conseguente modificazione antropologica nel ‘management’ della informazione ricevuta dai cittadini attraverso il loro ‘vedere’ implica un parallelo rilassamento della abilità dei cittadini di prendere decisioni politicamente informate e di controllare le azioni dei politici eletti.

 

Nel contesto attuale coloro che riescono ad emergere con successo nell’arena politica sono spesso coloro che attraverso i mezzi di comunicazione di massa fanno leva sugli istinti più facili da manipolare, producendo di conseguenza forme di consenso indotte.

Questo processo conduce, almeno potenzialmente, alla manipolazione permanente dei cittadini persino al livello fondamentale della comprensione dei fatti che attirano la loro attenzione.

 

Esso produce cittadini, come scriverebbe Vico, “di niuno raziocinio e tutti robusti sensi e vigorosissime fantasie’. In altre parole, esso produce cittadini che sentono senza avvertire.

 

Naturalmente, il pericolo maggiore sarebbe la scomparsa di forme efficienti di controllo della condotta politica dei rappresentanti all’interno delle istituzioni democratiche, con gravi conseguenze per la qualità e il funzionamento delle istituzioni democratiche medesime.

A proposito di adolescenti, sempre oggetto di analisi socio-fritto-pedagogiche...segnalo questo pezzo di chiara marca Alberoniana, sul Corriere di Oggi.

Hanno menato il figlio di Alemanno. Uno dice: roba da mettere le manette in galera agli aggressori e  prenderli pure a pedate in culo. Macchè, la volete fare così semplice?

Intanto, il figlio come apprendiamo, ha convinto il papà a non denunciare gli aggressori. Domanda: ma queste denunce non vanno avanti d'ufficio? O sono a querela dell'interessato? Cioè io meno, minaccio, convinco la vittima a stare zitta, sono fermato per aggressione, però siccome la vittima è terrorizzata allora non mi denuncia e io posso stare impunito? No, io spero che non sia così. Axel, se ci sei spiegami cos'è questa cazzata del non denunciare chi merita la galera.

Il tono dell'intervista, come sempre è quello del: ci racconti un po' i cazzi suoi che i lettori del Corriere sono avidi di queste stronzate.

E che fa Alemanno. Si lancia appunto, si inAlberona (cioè usa le categorie del banale idealtipicamente utilizzate da Alberoni il lunedì mattina, che come è noto è momento topico della settimana per le discussioni da bar su calcio, donne, weekend deludenti e appunto diagnosi epocali all'Alberoni. Oggi però è mercoledì, quindi non capisco...) e se la prende con il figlio e con la società.

In che senso?
«Nel senso che questa è una società devastata dall’individualismo, dal desiderio sbagliato di accumulare ricchezze e simboli e dalla frustrazione, spesso conseguente, di non riuscire a raggiungere quei falsi obiettivi».

E, infatti lui coerentemente milita nel partito con a capo S. Francesco, un noto esponente del pauperismo.

La violenza nasce da qui?
«Sono le spinte esasperate verso desideri che poi si fatica a raggiungere. Si cerca la scorciatoia, il guadagno facile oppure l’autoaffermazione attraverso la violenza. E si cade».

Capito? Risolto il dilemma di millenni. Il Male? Uno ha desideri non li raggiunge e prende la scorciatoia.

Il problema è nel complesso dei valori occidentali che andrebbero rivisti e corretti. E lo sforzo che bisogna fare è non interpretare quello che accade con categorie vecchie, ideologiche, che non hanno più alcun riscontro nella realtà».

Qui chiaramente c'è stato un momento di dissociazione, nel senso che ha ammesso che le categorie vecchie vanno buttate al cesso. Ma per le pulizie di primavera del suo reportorio, preferisce aspettare.

 

Ma nasce sempre dalla disgregazione individualista, dalla perdita di forza dei valori della famiglia, della comunità e del rispetto del prossimo.

E le violenze in famiglia? Non è lì che accadono statisticamente più violenze contro le donne e i bambini?

La lettura ideologica dei problemi della società non aiuta nessuno, tantomeno chi deve trovare una soluzione.

Ecco, appunto Alemanno. La risposta te la sei data da solo.

Ps: ma denuncia quegli imbecilli che hanno picchiato tuo figlio e vedrai che se erogano pene esemplari, di queste cose ne succedono meno...e senza bisogno di fare il Max Weber di paese evocando la razionalizzazione del mondo o l'individualismo anomico alla Durkheim.

Sempre straordinaria è la quantità di idiozie che è possibile leggere - volendo farsi del male, s'intende ..... - quando il mentecatto di turno si pavoneggia, atteggiandosi a maître à penser prêt-à-porter, dalle colonne di un giornale che funge da specchio di Biancaneve: chissà chi sarà il più bello intelligente del reame .....

..... Il problema è nel complesso dei valori occidentali che andrebbero rivisti e corretti .....

..... la disgregazione individualista, dalla perdita di forza dei valori della famiglia, della comunità e del rispetto del prossimo ......

..... si cerca la scorciatoia, il guadagno facile oppure l’autoaffermazione attraverso la violenza.

Ora pro nobis .....


per chi di voi sa il tedesco. Questo reportage é uscito questa notte sul canale televisivo pubblico ZDF

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