Tributo a Jane Jacobs

6 giugno 2006 alberto bisin
Relativamente poco conosciuti in Italia, i libri di Jane Jacobs sono fondamentali per conoscere, capire e interpretare le trasformazioni delle citta' in questo secolo, e non solo.

jane_jacobs
Jane Jacobs ha scritto molti libri fondamentali di urbanistica, ad esempio The Economies of Cities (1969) e Cities and the Wealth of Nations (1984). Ma The Death and Life of Great American Cities , scritto nel 1961, e' uno dei saggi piu' affascinanti che io abbia letto. Con un anticipo di varie decine di anni sul resto delle scienze sociali The Death and Life e' una critica feroce, ben argomentata (e di facile lettura) della "pianificazione urbana" e dell'edilizia popolare come queste iniziavano a essere concepite negli anni 60 e come si sono poi sviluppate senza freni negli Stati Uniti e in Europa nel corso degli anni '70 e '80.

The Death and Life e' un inno allo sviluppo sregolato (o minimamente regolato) dei centri urbani, contro la prepotenza intellettuale dei pianificatori: quelli che, affascinati dalle masse storiche rivoluzionarie, teorizzavano l'uso dei piani regolatori come strumenti della lotta di classe, quelli che fingendo di avere a cuore le suddette masse distruggevano interi quartieri per costruire torri moderne, case popolari destinate all'abbandono e alla segregazione (il Gratosoglio a Milano, ma quanti altri anche in Italia?); quelli che con la scusa intellettuale del modernismo costruivano nuove citta' nel deserto e/o ne distruggevano di antiche per calcolo politico o per profitto o per malriposta etica/estetica (Hausmann con Parigi, Niemeyer con Brasilia, per esempio).

 

 

 

2 commenti (espandi tutti)

C'e' un piccolo problema, le strade sono un local public good, e bisogna decidere se farle a due, tre, quattro corsie, con o senza curve, cul-de-sac, con o senza alberi, etc..., tutte cose che determinano poi la qualita' dell'urbanistica e della vita. In quel "minimamente regolato" sta la questione. Comunque che siano stati creati disastri dagli anni 60 in poi non c'e' dubbio; e non solo nella costruzione di quartieri con case popolari: se fai un giro nei quartieri periferici delle maggiori citta' venete trovi spesso strade larghe due metri in cui non ci passi in 2 macchine, nessun parcheggio, ma a fianco ci sono le villette della media borghesia veneta.

Oh, come on. Lo so anch'io che bisogna fare le strade. E le fognature? Eh beh, ti sei dimenticato le fognature!
Questa e' la "minima" regolazione. So anche che le villette venete sono brutte e che un issue di esternalita' anche li'.
Non e' questo il punto. Il libro e' (negli anni 60) il primo a dire, "non pensate che una volta che pianificate le strade, gia' che ci siete pianificate i quartieroni di case popolari, che non funzionano." E lo dice prima che nasca la moda dei piani regolatori e dei casoni, mentre tutto questo sta succedendo.

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