Tutti i numeri di Brunetta (e un po' dei miei)

2 dicembre 2008 giulio zanella

Il Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione continua il monitoraggio delle assenze dei dipendenti pubblici. Io continuo a monitorare il monitoraggio. Argomenterò quanto segue:

1) Nonostante l’intervento dell’ISTAT nelle ultime due fasi del monitoraggio persiste un serio problema di selezione del campione. Le misure introdotte devono avere avuto qualche effetto – perché il prezzo di un’assenza per malattia passa da zero a qualcosa di positivo – ma questo effetto sembra più vicino al 20% che al 40% annunciato dal ministero.

2) Cosa più importante, l’effetto sulla produttività della pubblica amministrazione sarà presumibilmente trascurabile. La vera sfida per il ministro Brunetta, in quei comparti dove si può fare, è iniziare a misurare e rendere pubblica questa produttività relativamente al costo per i contribuenti. Offro il mio contributo mostrando la dinamica della seconda serie.

''Le Rilevazioni del Ministero''

La storia è ben nota ma la riassumo brevemente. Il ministro Renato Brunetta (RB da qui in poi) ha avviato lo scorso maggio una campagna per la riduzione delle assenze dal lavoro dei dipendenti pubblici. Queste assenze possono prendere la forma di ingiustificato assenteismo alla Fantozzi oppure di assenze giustificate, ad esempio da motivi di salute. La presunzione di RB, evidentemente, è che le seconde siano state abusate per mascherare parte delle prime. Questa presunzione è rinforzata dal confronto col settore privato, dove le assenze sono di circa un terzo inferiori a quelle del comparto pubblico, anche dopo aver aggiustato per la differente composizione di genere (le donne tendono a fare più assenze e rappresentano circa il 55% dell'occupazione pubblica e il 35% di quella privata).

La campagna ha avuto due fasi:

  1. Annuncio, a fine maggio, di un giro di vite. Precedentemente, l’11 maggio, c’era stato un annuncio generico che non riguardava specificamente le assenze per malattia.
  2. La riforma della disciplina sulle assenze per malattia, contenuta nell’articolo 71 del decreto 112/08 (poi convertito in legge 133/08) entrata in vigore a fine giugno. Questo articolo disincentiva sia le assenze ingiustificate (obbligando l’amministrazione e disporre il controllo a domicilio dal primo giorno di malattia) sia quelle giustificate (decurtando lo stipendio di tutti gli extra rispetto alla paga base "tabellare")

Da questi provvedimenti ci si può ragionevolmente aspettare:

  1. Un effetto annuncio pressoché nullo (una punizione deve essere effettiva per indurre un comportamento diverso).
  2. Un effetto controllo anch'esso pressoché nullo (si tratta di pratica già normalmente prevista in molti comparti della pubblica amministrazione ma inattuata per carenza di personale: i controlli costano e non ho visto alcun calcolo costi/benefici in merito)
  3. Un effetto decurtamento positivo, cioé una riduzione delle assenze all’entrata in vigore del decreto 112/08, causata dall'introduzione di un effettivo costo monetario a seguito di un'assenza.

Contestualmente, il ministero ha avviato il monitoraggio mensile delle assenze dei dipendenti pubblici al fine di valutare gli effetti delle nuove misure. Finora ci sono state quattro indagini, riassunte nella Tabella 1. Il numero di ogni indagine nella prima colonna della tabella contiene il link al rispettivo report del ministero (l'indagine 3 di fatto contiene due indagini separate per i mesi di agosto e settembre).

Tabella 1. Le indagini mensili sulle assenze per malattia

Indagine Pubblicazione Amministrazioni Dipendenti Pubblici Sul totale dei Dipendenti Pubblici
1 Luglio 27 128.119 4.1%
2 Agosto 70 205.994 6.5%
3 Ottobre 1682 725.369 23.0%
3 Ottobre 1520 1.399.916 44.4%
4 Novembre 1658 1.496.817 47.5%

[Fonte: Ministero per la pubblica amministrazione e l'innovazione]

Rispetto alle poche amministrazioni partecipanti alle prime rilevazioni, l'indagine del mese scorso ha coperto quasi la metà (47% circa) dei dipendenti pubblici.

Ogni indagine confronta i giorni di assenza per malattia rilevati in un certo mese (a partire da maggio 2008) con la corrispondente media dello stesso mese nel 2007. I dati riportati nelle quattro indagini sono riassunti nella Figura 1. La variabile rappresentata è il numero di giorni medi di assenza (retribuita e non) per malattia. Da settembre 2008 in poi il campione secondo il ministero è rappresentativo di tutta la pubblica amministrazione ad esclusione dei comparti scuola/università e sicurezza/difesa.

Figura 1. Ricomposizione della serie mensile delle assenze per malattia

rilevazioni assenze per malattia

[Fonte: Ministero per la pubblica amministrazione e l'innovazione] La figura rivela un evidente e intuitivo ciclo stagionale ogni anno: le assenze si riducono in primaver a e in estate per poi aumentare di nuovo in autunno e (presumibilmente, perché ancora mancano i dati) in inverno. E' evidente che c'e' un effetto di livello, dato dalla distanza verticale tra la serie 2007 e quella 2008. Di questo RB si attribuisce il merito. La figura rivela anche un possibile e interessante effetto di velocita' che finora e' stato ignorato: nel pezzo di 2008 che vediamo, rispetto al 2007, le assenze si riducono piu' velocemente quando diminuiscono e aumentano meno velocemente quando crescono.

Alla luce dei risultati delle ultime due-tre indagini, il ministero conclude che le assenze per malattia si ridurranno nel secondo semestre 2008 di circa il 40% rispetto al 2007. Su base annua dovremmo quindi osservare una riduzione di circa il 20%, come illustro sotto. Le stime riportate in ogni indagine sono riassunte nella Tabella 2. Ogni casella indica la variazione stimata nel mese 2008 riportato in colonna rispetto allo stesso mese del 2007.

 

Tabella 2. Stima della riduzione delle assenze: confronto 2007-2008

Indagine Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre
1 -9.1% -18.5% - - - -
2 -8.3% -18.2% -36.4% - - -
3 // // // -44.2% -44.5% -
4 // // // // // -43.2%

[Fonte: Ministero per la pubblica amministrazione e l'innovazione]

Nella seconda indagine, il Ministero aveva riportato i dati anche per mesi precedenti a quello corrente ma riferiti al nuovo campione. Questo era estremamente utile perché permetteva di confrontare la nuova stima con la vecchia. Purtroppo questa informazione addizionale è sparita (si tratta delle caselle contenenti due barre in Tabella 2), una perdita secca di informazione per noi. Il ministero ha questi dati e sarebbe opportuno che li riportasse.

Ad esempio, come è evidente dalla Tabella 2 e dalla Figura 1, la prima indagine era condotta su un campione che sottostimava le assenze rispetto alla seconda indagine (che essendo basata su un campione più grande è presumibilmente più accurata della prima) e quindi ne sovrastimava la riduzione.

Questo, secondo me, è un indizio che punta al problema di selezione che illustro più in dettaglio sotto. Un altro indizio che punta nella stessa direzione è la presenza di un effetto annuncio a maggio (circa -8% nella seconda indagine) che contrasta sia con l'intuizione sia coi dati annuali delle Ragioneria Generale che riporto sotto. Se il ministero avesse continuato a rilasciare i dati come fatto durante l'estate avremmo potuto vederci più chiaro.

In un precedente post avevo commentato i risultati delle prime due indagini, sollevando due dubbi:

  1. La rappresentatività del campione, specificamente la possibilità che le amministrazioni rispondenti fossero prevalentemente quelle più virtuose, cioè quelle con assenze per malattia in calo.
  2. La possibile presenza di un trend discendente nelle assenze per malattia precedente alle iniziative di RB.

La conclusione era che questi problemi non consentivano di concludere nulla di preciso né sulla presenza né sulla dimensione di un effetto annuncio (di quello si parlava inizialmente), e che quindi l’enfasi del ministro sui risultati di quelle prime indagini, sebbene comprensibile, fosse quantomeno prematura. Durante una puntata di Matrix in cui Alberto Bisin aveva a sua volta sollevato questi dubbi, RB aveva liquidato le due osservazioni come irrilevanti e viziate da mancanza di informazione.

Vediamo se i due dubbi possono essere chiariti oggi alla luce di maggiori informazioni.

''Assenze per Malattia dal 1999 al 2007''

Iniziamo dal dubbio n. 2, e cioé dalla possibilità che le assenze abbiano un andamento discendente a prescindere dalle misure intraprese da RB. Le nuove indagini del ministero non contengono purtroppo elementi nuovi per valutare questa possibilità.

Esistono tuttavia dati del Conto Annuale della Ragioneria Generale, la fonte più completa di informazioni sul pubblico impiego, che ho raccolto ed analizzato. Purtroppo la serie delle assenze che si può costruire da questa fonte (assenze retribuite per malattia ed altre assenze non retribuite) non è del tutto compatibile con quella dell’indagine del ministero (assenze retribuite per malattia ed altre assenze per malattia non retribuite). Considerando però che le assenze per sciopero sono misurate a parte, la discrepanza non dovrebbe essere drammatica.

Dal conto annuale ho calcolato le assenze medie mensili negli stessi comparti considerati nell’indagine ministeriale, escludendo cioè scuola/università e sicurezza/difesa. La Figura 2 riporta la serie dal 1999 al 2007 e la previsione 2008 basata su una riduzione del 40% nel periodo giugno-dicembre 2008, equivalente a una riduzione di poco meno del 20% su base annua.

Quest'ultimo numero e' costruito come segue. Assumo una riduzione del 3% nel periodo gennaio-maggio 2008, rispetto allo stesso periodo 2007, indipedentemente dalle iniziative di RB. Questa e' una stima conservativa basata sugli effetti osservati nei campioni delle prime due indagine (vedi Tabella 2). Assumo inoltre che nei primi cinque mesi dell'anno ci si assenti per malattia, rispetto agli ultimi sette mesi, in proporzione al numero di mesi autunnali e invernali. Potrei essere piu' preciso se fosse disponibile almeno tutta la serie mensile 2007. Di nuovo: il ministero ha questi dati e sarebbe opportuno che li riportasse.

 

Figura 2. Assenze medie mensili per malattia e altre assenze non retribuite, 1999-2007.
Sono esclusi i comparti scuola/università e sicurezza/difesa.

assenze medie mensili per malattia nella PA: 1999-2007

* previsione 2008 basata sulle stime del Ministero per la pubblica amministrazione

[Fonte: Conto Annuale della Ragioneria Generale, varie annate]

E' indubbio che ci sia un andamento decrescente dopo il 2003. Ma, se la previsione del ministero si realizzasse, sarebbe altrettanto indubbia l’efficacia delle misure contenute nel decreto 112/08: si tratterebbe di una riduzione senza precedenti in almeno 10 anni.

Una nota: il dato per gli anni 2004-2006 in questa figura non è coerente con la Figura 1 nel mio precedente post sull'argomento (sebbene la direzione del cambiamento sia la stessa). Questo è dovuto a due cause. Primo, i dati usati nel vecchio post provenivano da una tabella della Ragioneria Generale (riportata in calce alla relazione sulla prima indagine del Ministero) dove si sommavano assenze per malattia e per altre cause, tra cui la maternità. La seconda fonte di discrepanza, piuttosto sorprendente visto che la Ragioneria Generale i conti deve saperli fare, è dovuta al fatto che la media aggregata è stata da loro calcolata in quella tabella come media semplice delle assenze medie nei diversi comparti. Questo non è corretto: i comparti in questo caso vanno pesati in base alla consistenza del personale.

''La Selezione "Favorevole" del Campione''

Il dubbio n. 1, la rappresentatività del campione, persiste. È vero che le ultime due indagini analizzano quasi la metà dei dipendenti della pubblica amministrazione, ma il problema non è solo quanta parte di questa si copre, a meno che non si copra la quasi totalità, naturalmente.

Il problema è che la rilevazione mensile continua a essere caratterizzata da auto-selezione: le amministrazioni che inviano i dati sono quelle che vogliono inviarli. Possono essere sollecitate a farlo, ma non obbligate. Questo almeno è quello che si deduce dalle modalità di raccolta pubblicate sul sito del ministero e dal fatto che nonostante a tutte le amministrazioni sia chiesto di inviare i dati, “solo” la metà dei dipendenti sono alla fine rappresentati.

Per porre rimedio a questo problema, il ministero è ricorso alla consulenza dell’ISTAT a partire dalla terza indagine. All’ISTAT è stato affidato il compito di "ripulire" i dati e fornire delle stime rappresentative di tutta la pubblica amministrazione (restano sempre escluse scuola/università e sicurezza/difesa) mediante procedure si stratificazione e pesatura del campione. Nell'appendice statistica all'ultima relazione si spiega come la rappresentatività sarebbe ottenuta. Il passaggio centrale è l'utilizzo di

coefficienti di riporto all’universo calcolati tendendo conto delle mancate risposte nei vari strati e calibrando gli stessi coefficienti su alcune variabili ausiliarie di cui si conosce il valore nei rispettivi universi. […] Le variabili ausiliarie utilizzate sono il numero di unità istituzionali della tipologia e la consistenza delle amministrazioni in termini di personale.

Si tratta di una procedura ben nota, ma se il problema è quello che uno può ragionevolmente supporre – cioè che sono le amministrazioni poco virtuose a non inviare i dati – allora questa procedura non lo risolve affatto, a meno che la virtuosità non sia correlata al tipo di attività istituzionale svolta e alla numerosità del personale. Non vedo ragione per cui debba essere così. In altre parole, rendere il campione rappresentativo rispetto a due variabili osservabili (tipologia istituzionale e personale) non garantisce affatto che sia rappresentativo rispetto alla distribuzione delle assenze per malattia.

Facciamo un esempio che renda chiaro il problema. Supponiamo che il ministero raccolga con le modalità di cui sopra dati che coprono il 50% del personale pubblico e che sulla base di questi dati stimi una riduzione delle assenze del 40%. Supponiamo anche che il restante 50% del personale faccia parte di amministrazioni dove in media le assenze sono rimaste invariate (e che proprio per ragioni legate a questo non abbiano partecipato all'indagine). La stima corretta è evidentemente 20%, non 40%.

A scanso di equivoci: l'azione intrapresa da RB e la pubblicazione di questi dati è di per sé un merito che va indubbiamente riconosciuto al ministro, e non voglio certo togliergli credito (anche se personalmente condivido più il merito che il metodo: ancor prima di considerazioni etiche, a che serve incentivare la gente ad andare a lavoro con 38 di febbre?). Quello che voglio dire è che visti i limiti di queste indagini sarebbe meglio aspettare il Conto Annuale 2008 – questione di pochi mesi – sostituire il dato effettivo alla previsione in Figura 2, e valutare.

''La mia Previsione
''

Se avessi 20 centesimi da scommettere dopo il decurtamento dei miei già miseri fondi di ricerca scommetterei su un numero più vicino al 20% di riduzione dell'assenteismo nel periodo giugno-dicembre 2008, ossia di circa il 10% su base annua, che costituirebbe peraltro un gran risultato. Sia la mia stima sia quella del ministero andranno poi aggiustate per la possibile presenza nel 2008 di una riduzione indipendente dalle iniziative di RB, il che sara' possibile quando saranno noti i dati mensili 2008.

Questo il ragionamento sottostante la mia previsione, basato su un concetto che gli economisti chiamano "elasticità dell'offerta di lavoro".

Il decreto 112/08 introduce un potente incentivo: non le visite fiscali obbligatorie dal primo giorno di malattia, per le ragioni dette sopra, ma il costo delle assenze per malattia. Come illustro sotto, il ministero stima implicitamente in circa 15 euro la decurtazione media, l'1% di uno stipendio di 1500 euro mensili. Considero questa cifra come lo stipendio medio di un rilevante gruppo di dipendenti pubblici.

Un dipendente pubblico può guadagnare quindi l'1% in più in un certo mese se riduce di un giorno le proprie assenze per malattia in quel mese, rispetto al caso di assenze invariate. L'elasticità dell'offerta di lavoro ci dice precisamente quante ore in più si lavora a fronte di un aumento dell'1% dello stipendio netto. Quindi possiamo calcolare l'elasticità implicita nella previsione del ministero (-40% di assenze) e valutare se il numero che otteniamo è ragionevole rispetto alle stime dell'elasticità comunemente accettate.

Prima dobbiamo fare un po' di conversioni. La media mensile di giorni di assenza per malattia nel 2007 è di circa 1.1, ossia 9 ore circa. Una riduzione delle assenze per malattia del 40% implica quindi che si lavora 3 ore e mezza in più, ossia il 2.2% in più in un mese di 160 ore lavorative (questa è la settimana di 35 ore meno le 8 ore di assenza per un giorno di malattia)

Lavorare il 2.2% in più a fronte di un aumento dell'1% nello stipendio netto equivale a un'elasticità, chiamiamola ε, pari a:

ε = 2.2%/1% = 2.2

Un'elasticità delle ore di lavoro (rispetto allo stipendio orario) di 2.2 è un numero troppo grande rispetto a quello che suggeriscono gli economisti del lavoro (RB e' uno di loro :-) ). Se prendiamo la metà, 1.1, come un numero più realistico (sebbene ancora molto generoso), la riduzione predetta per il periodo soggetto alle nuove misure è appunto di circa il 20%. Certo, sto tagliando con l'accetta: nessuno, che io sappia, ha mai stimato l'elasticità al salario delle ore dei dipendenti pubblici italiani, bisogna considerare la composizione demografica, il reddito ecc. ecc. Ma i numeri che suggerisco mi sembrano ragionevoli. Vediamo cosa dirà il Conto Annuale 2008.

''Minori Assenze Implicano Maggiore Produttività?
''

Ovviamente, non basta essere presenti al posto di lavoro per essere più produttivi. Quali sono in ultima istanza i benefici economici delle minori assenze?

La relazione all'ultimo monitoraggio li riassume così:

  1. Minori ritardi, più servizi, migliori livelli qualitativi, perché la riduzione delle assenze equivale a 68mila unità di personale in più, proiettando i risultati delle indagini su tutta la pubblica amministrazione.
  2. Minore spesa per 250 milioni di euro a causa della decurtazione dello stipendio e minore ricorso ai supplenti nelle scuole.

Secondo l'ultimo Conto Annuale (2007) le assenze per malattia in tutto il comparto pubblico sono pari a circa 40 milioni di giornate. A regime (cioe' nel 2009) una riduzione delle assenze per malattia del 40% equivale, a circa 16 milioni di giornate in più.

Quindi il secondo numero, la minor spesa per 250 milioni, rivela che il ministero stima in non più di 15 euro (250milioni/16milioni) la decurtazione giornaliera. Questo è il numero che ho usato sopra per la mia previsione da 20 centesimi.

Sul primo numero, una prima imprecisione metodologica è evidente: non si può estendere questa riduzione attesa ai comparti scuola/istruzione e sicurezza/difesa, che sono esclusi dall'indagine. Forse il ministero utilizza una metodologia che lo permette, ma non se ne fa menzione nella relazione. Comunque, includiamo questi comparti per seguire il ragionamento.

Sempre secondo l'ultimo Conto Annuale i dipendenti pubblici a tempo indeterminato sono circa 3 milioni e 400mila. Una riduzione delle assenze per malattia equivalente a 16 milioni di giornate in più in un anno per circa 235 giorni lavorativi produce l'equivalenza con 68mila unita' di personale (16 milioni/235).

Ma potrebbero essere anche 70 o 100mila, e la riduzione del 50% o 60%, non è questo il punto. Il punto è che è un grosso passo quello che va dall'aumentare la presenza sul posto di lavoro al miglioramento dei servizi in quantità e qualità: la produttività di un individuo in un giorno in cui va a lavoro solo per non subire la decurtazione dello stipendio non può essere pari a quella degli altri giorni: se uno è febbricitante, non ha dormito la notte per il mal di denti, s’è fatto la sera prima, o semplicemente quel giorno proprio non gli andava, questa persona sarà assai poco produttiva. Probabilmente non fa differenza, sul piano del servizio pubblico, che il soggetto in questione sia al lavoro o a casa quel giorno. Certo, può fare differenza sul piano etico, ma non è di quello che si sta parlando.

La vera sfida per RB è quindi iniziare a misurare e rendere pubblica la produttività in termini di servizi ai cittadini, relativamente al costo del personale pubblico. Misurare la produttività del servizio pubblico rispetto al costo è difficile, senza dubbio, ma possibile.

Per iniziare, il costo del personale è disponibile nel Conto Annuale. Riporto in Figura 3 l’indice del costo reale (deflazionando generosamente con l’indice dei prezzi al consumo) del personale della pubblica amministrazione nei principali comparti, e il totale.

 

Figura 3. Indice del costo reale del personale pubblico (2003 = 1)

indice del costo reale del personale pubblico per comparto, 2003-2007

[Fonte: Conto Annuale della Ragioneria Generale, varie annate]

Dovremmo iniziare a rispondere a domande come queste. A fronte del quasi 15% di aumento reale della spesa per personale nella magistratura, si fanno più processi? Si concludono più rapidamente? E a fronte del 10% di aumento reale nel comparto sicurezza, le città e le strade sono più sicure? Il personale delle università ha ricevuto un aumento reale del 7% nel periodo indicato: aumentano il numero e la qualita' dei nuovi laureati? Gli studenti si laureano più in fretta? Diminuiscono i fuoricorso?

Complessivamente, la spesa nel pubblico impiego era pari a circa 140 miliardi di euro nel 2003. L’aumento reale del 5% nel totale del pubblico impiego e' pari a 7 miliardi di euro in quattro anni, quasi lo 0.5% del PIL: cosa ricevono a fronte di queste maggiori risorse i contribuenti? In altre parole: queste 16 milioni di ore "lavorate" (e quindi pagate) in piu' grazie alla riduzione delle assenze per malattia producono benefici per i cittadini o solo l'apparenza dei medesimi?

 

56 commenti (espandi tutti)

Complimenti per il saggio che hai prodotto!  Leggo:

la produttività di un individuo in un giorno in cui va a lavoro solo per non subire la decurtazione dello stipendio non può essere pari a quella degli altri giorni: se uno è febbricitante, non ha dormito la notte per il mal di denti, s’è fatto la sera prima, o semplicemente quel giorno proprio non gli andava, questa persona sarà assai poco produttiva.

E' tutto corretto ma non vorrei che si sottostimasse la percentuale di quei dipendenti pubblici che saranno presenti in ottima salute invece che assenti con certificato medico fasullo, e' inutile negare che si tratta di una situazione endemica nel settore del pubblico impiego italiano. Inoltre, l'assenza di un dipendente pubblico produce un danno generalmente molto piu' che proporzionale al numero di ore di lavoro perse sul totale, perche' gli uffici pubblici italiani non sono organizzati per redistribuire il lavoro degli assenti, anzi probabilmente sono organizzati in modo che l'assenza di un dipendente blocca o riduce significativamente la produttivita' di altri 5-10 dipendenti dello stesso settore.  In questo contesto, il recupero di un dipendente anche in non perfette condizioni di salute produce benefici piu' che proporzionali al numero di ore di lavoro recuperate.

In ogni caso rimane vero che se si vuole seriamente migliorare l'efficienza del comparto pubblico in Italia i benefici della lotta agli assenteisti sono alquanto limitati, e il vero lavoro da fare e' 1) valutare la produttivita' dei dipendenti pubblici 2) organizzare incentivi e punizioni, partendo dagli alti livelli gerarchici, che premino l'efficienza e la produttivita'.  Questo e' molto piu' complicato e laborioso rispetto a legiferare per decreto una decurtazione di stipendio per assenze brevi, e c'e' da dubitare che a Roma ne siano capaci.

Grazie, Alberto, la tua osservazione sui possibili effetti dovuti all'organizzazione del lavoro nella PA e' molto acuta.

A me veniva da pensare che l'assenteista fantozziano che viene "incatenato" al posto di lavoro possa addirittura ridurre la produttivita' degli altri perche' uno che non lavora di solito fa perdere tempo a chi lavora nello stesso ufficio (vuol parlare di questo e quello o di quello e quella), ma la tua ipotesi e' piu' seria.

Sarebbe interessante sentire l'esperienza di lettori che lavorano nel settore pubblico (ad esclusione degli accademici...)

Articolo molto interessante Giulio.

Come dici giustamente non basta essere piu' presenti sul posto di lavoro per essere piu' produttivi. E questa e' la questione piu' interessante su cui riflettere. A naso credo che la cura Brunetta da questo punto di vista risultera' inefficace. Credo che tutti siano d'accordo sul principio che a parita' di condizioni le sanzioni per comportamenti indesiderati siano efficaci e abbiano un impatto positivo sulla produttivita'. Tuttavia spesso le condizioni cambiano a seguito dell'introduzione degli incentivi (per esempio cambiano le informazioni di cui le persone sono in possesso). Ecco qualche possibile motivo per cui la cura Brunetta cosi' come e' stata introdotta potrebbe essere inefficace nell'aumentare la produttivita':

1) Se mi controlli mi dai il segnale che non ti fidi di me e riduci le mie motivazioni intrinseche a lavorare bene (se percepisco brunetta come un tiranno mi viene voglia di fregarlo anzche' di fare bene il mio lavoro...).

Per chi pensa che l'economia sperimentale abbia una qualche utilita' ecco un articolo che da l'idea di come la cosa potrebbe non funzionare un

2) se alcune funzioni nella PA funzionano come "minimum effort games" (in altre parole quello che ottengo, per esempio la soddisfazione nel vedere il mio lavoro ben fatto, dipende dall'impegno degli altri) la sanzione mi da il segnale che sto giocando con dei fannulloni. Se per qualche ragione mi aspetto che la sanzione non sara' in grado di aumentare lo sforzo dei fannulloni la sanzione sara' inefficace (per esempio il collega stara' di piu' al lavoro ma visto che sara' incazzato con Brunetta puo' si sbattera' di meno)

un altro articolo sperimentale

3) infine, se l'intervento del ministro e' un qualche modo costoso per il ministro stesso (perde per esempio parte del proprio bacino di voti) rivelando che la situazione e' tanto grave da indurre il ministro ad intervenire non puo' dare informazione preziosa a chi e' incerto se impegnarsi o no? In altre parole la situazione e' cosi' terribile che anche se faccio poco alla fine non ce la faranno a punirmi sul serio :
Questo articolo da un'idea del meccanismo seppure in un contesto diverso (e' tecnico e ma nell'introduzione da un'idea di come il policy maker possa essere intrappolato...):

 

p.s.

roberto galbiati 3/12/2008 - 16:19

il senso dell'ultimo esempio e' un po' questo: l'intervento di Brunetta mi da informazione sll'ambiente. Se il ministro interviene e' perche' la situazione e' a scatafascio e se io sono un impiegato che ha qualche interesse a sfruttare il fatto che la situazione e' a scatafascio l'intervento mi da la conferma di cui avevo bisogno per iniziare a sfruttare la situazione...

Ma questa e' davvvero solo un'intuizione ....

Articolo molto interessante. Una domanda:  qual'e' la composizione in termini di dimensioni delle amministrazioni del cammpione? Si hanno dati di assenteismo stratificati per dimensione dell'amministrazione?

Nelle prime indagini mi pare che il risultato fosse per la maggior parte influenzato dal comportamento delle poche amministrazioni grandi (>10000 dipendenti) presenti nel campione, mentre il guadagno netto medio in termini di assenteismo nelle medie e piccole era inferiore e molto piu' disperso. Nel mese di giugno il rapporto 2007/2008 pesato era 1,12 per le medie-piccole e 1.2 per le grandi. Nel mese di maggio lo stesso indicatore era 1.15 per le piccole e 1.27 per le grandi.

Sembra essere proprio cosi', Luca. Nel 2007 la correlazione tra assenze e personale a tempo indeterminato nei comparti considerati nell'indagine era 0.42: niente di drammatico ma una tendenza c'e'.

Se vuoi approfondire, ho messo qui un foglio di excel con alcuni dei dati del Conto Annuale che ho usato, cioe' assenze medie e personale a tempo indeterminato per comparto (sempre esclusi scuola/istruzione e difesa/sicurezza). Nota: se una cella e' vuota e' perche' in quell'anno quel comparto era aggregato a un'altro, facilmente individuabile dal salto nella serie.

 

Articolo, come tutti hanno rimarcato, interessante.

Porto la mia esperienza di funzionario pubblico (Agenzia delle Entrate).

1) Ministeri ed Agenzie Fiscali avevano già un sistema "punitivo" delle malattie. Anzi, a quanto pare, per noi la decurtazione della malattia, attualmente, viene effettuata fino al 15° giorno della stessa. Oltre i 15 giorni viene decurtata l'indennità di amministrazione solo fino al 10° giorno. Precedentemente all'emanazione del dl 112, infatti, oltre i 15 giorni di malattia non avveniva alcuna decurtazione. Ora la norma si è sovrapposta al nostro precedente ccnl.

2) Con riferimento a quanto da me scritto al punto 1), non ho notato alcuna differenza di comportamento del personale del mio ufficio (ok, lo so...è un campione molto poco significativo). Chi si ammala, si prende i relativi giorni di malattia esattamente come prima, oppure (come ho fatto io lunedì scorso a causa di una faringite che mi aveva debilitato), prende qualche giorno di ferie (giusto perchè ero andato dal medico venerdì pomeriggio e credevo di poter tornare in ufficio, senza problemi, lunedì mattina). Tralascio ogni commento sulla "moralità" di tale decurtazione.

3) la decurtazione sullo stipendio varia da comparto a comparto. Ad esempio, nelle Agenzie Fiscali è molto alta, poichè la cosiddetta indennità di Agenzia (ex indennità di amministrazione) è una parte rilevante dello stipendio mensile. Pertanto vi saranno comparti (es. a quanto mi consta di sapere, la scuola) ove ammalarsi è più conveniente.

4) L'effetto di questo provvedimento, e di altri analogamente "punitivi" (es.: taglio netto dei premi di produttività del personale, che nelle Agenzie Fiscali è quantificato sul raggiungimento degli obiettivi fissati dal Governo) è stato soprattutto quello di demotivare e demoralizzare anche il personale più attento e coscienzioso (in particolare i più giovani). Tralascio ogni commento sul comportamento del signor brunetta, con la sua campagna stampa denigratoria nei confronti di tutto il pubblico impiego.

5) Considerare un unicum indistinto tutta la P.A. è, a mio parere, un grave errore di valutazione. Voi che siete economisti (io sono un giurista e pertanto ve lo chiedo), per effettuare delle corrette analisi statistiche, considerereste, aggregando in un unico calderone, industria, PMI, aziende agricole e di servizi? Io credo di no, ma potrei sbagliarmi.

Cordiali saluti

Grazie, Calvin&Hobbes (uno dei comics che piu' piacciono anche a me :-)), il tuo commento aggiunge informazioni molto importanti.

Replico solo all'ultimo punto, lasciando il resto per altri commenti.

Considerare un unicum indistinto tutta la P.A. è, a mio parere, un grave errore di valutazione. Voi che siete economisti (io sono un giurista e pertanto ve lo chiedo), per effettuare delle corrette analisi statistiche, considerereste, aggregando in un unico calderone, industria, PMI, aziende agricole e di servizi?

Dipende da cosa vuoi analizzare. Se uno e' interessato alla media delle assenze nella PA, allora aggregare e' la cosa naturale da fare, pesando in base alla consistenza del personale. Se uno vuole invece capire come le differenze che tu hai sottolineato influenzano la risposta ad iniziative come quelle di RB, allora aggregare non va bene, naturalmente.

Grazie, Calvin&Hobbes (uno dei comics che piu' piacciono anche a me :-)), il tuo commento aggiunge informazioni molto importanti.

De nada. Anzi, se dovessero servire altre informazioni su alcune peculiarità della P.A., sono a disposizione. In realtà sarei voluto intervenire sulla prima tornata di numeri data dal brunetta, ma un po' per pigrizia (sono fannullone, no?), un po' per mancanza di tempo, mi ero solo registrato al sito senza mai intervenire.

Per Calvin & Hobbes, immagino tu possegga il cofanetto completo (tre volumi cartonati...una favola!). :-)

Dipende da cosa vuoi analizzare. Se uno e' interessato alla media delle assenze nella PA, allora aggregare e' la cosa naturale da fare, pesando in base alla consistenza del personale. Se uno vuole invece capire come le differenze che tu hai sottolineato influenzano la risposta ad iniziative come quelle di RB, allora aggregare non va bene, naturalmente.

Non saprei. Trovo che comparti come quello dei ministeri, gli enti locali, la sanità, per non parlare di forze armate/polizia e scuola, siano davvero troppo differenti, sia per le mansioni svolte, che per le caratteristiche intrinseche del personale. Non capisco quanto possano essere attendibili tali valutazioni.

Tra l'altro, avevo letto tempo fa, mi pare in relazione ad uno studio della CGIA di Mestre, che la differenza di assenze (medie) annue, tra P.A. e "Privato" (quale privato?) erano circa un giorno e mezzo in più per la P.A..

Se fosse vero, tutto questo "can can" mediatico sarebbe davvero basato su congetture poco veritiere, considerando anche la variabile "donna", che, per questioni biologiche, una volta al mese tende ad essere decisamente più vulnerabile dei maschietti, e che, a quanto pare, nella P.A. è in maggioranza, rispetto al privato (posso essere maligno? Forse perchè le donne, nella P.A., sono tutelate per davvero?).

Salutoni.

Trovo che comparti come quello dei ministeri, gli enti locali, la sanità, per non parlare di forze armate/polizia e scuola, siano davvero troppo differenti, sia per le mansioni svolte, che per le caratteristiche intrinseche del personale. Non capisco quanto possano essere attendibili tali valutazioni.

Immagina di voler stimare la spesa media per consumi delle famiglie italiane. Ai fini dell'attendibilita' della stima e' irrilevante il fatto che si mettono insieme una giovane coppia senza figli, una coppia di mezza eta' con un neonato e un adolescente e una coppia di anziani. Se invece vuoi valutare l'impatto sui consumi medi di una nuova detrazione, chiaramente questo diventa un fatto rilevante.

Tra l'altro, avevo letto tempo fa, mi pare in relazione ad uno studio della CGIA di Mestre, che la differenza di assenze (medie) annue, tra P.A. e "Privato" (quale privato?) erano circa un giorno e mezzo in più per la P.A..

Lo studio si riferiva ad assenze per malattia o assenze complessive (che includono ad esempio le ferie, permessi, ecc.)? Il numero che riporto io (un terzo di differenza) si riferisce solo alle prime.

considerando anche la variabile "donna", che, per questioni biologiche, una volta al mese tende ad essere decisamente più vulnerabile dei maschietti, e che, a quanto pare, nella P.A. è in maggioranza, rispetto al privato

Da dati del Conto Annuale 2007 che ho analizzato ma non riportato si vede che nella PA i giorni di assenza delle donne sono il 12% in piu' di quelle degli uomini, e che le donne sono circa il 57% dell'occupazione pubblica (rispetto a circa il 35% circa di quella privata). Anche se nel settore privato ci fossero solo uomini e nel settore pubblico solo donne, la differenza di genere non puo' spiegare la differenza di un terzo che osserviamo, e nel caso specifico non puo' spiegare neppure la piu' modesta differenza del 10% implicita nei numeri della CGIA di Mestre che citi.

Mia moglie lavora nella sanita'.

Tanto per cominciare lo stipendio medio nel settore sanità è ben più basso di 1500 netti citati. Una fisioterapista con 15 anni di anzianità a cui è riconoscita una mansione di riferimento, guarda caso come mia moglie, prende 1250 euro netti. E' il 20% meno. E il suo stipendio è leggermente più alto della media.

Mia moglie è appena stata a casa 5 giorni per malattia. Quando si ammalò, tre settimane fa, non voleva riamanere a casa perchè la probabile detrazione di 53 euro al giorno (non è chiaro ancora a quanto ammonterà. Altri che l'hanno subita parlano di questa cifra lorda) che RB ha imposto, non se la può permettere. Il mutuo va pagato. Così è andata al lavoro ammalata, infettando sicuramente colleghi e pazienti e, alla fine, è dovuta comunque rimanere a casa... per un periodo più lungo del previsto.

Ora va al lavoro meno volentieri (è la prima malattia da tre anni, forse di più ma io ci vivo insieme da tre) e farebbe volentieri del male ai pazienti che la considerano una "fannullona". Posso testimoniare che è meno fannullona di me che sono libero professionista.

Tutte le sue colleghe si comportano come lei (oltre ad avere gli stessi pensieri), ovvero vanno al lavoro ammalate oppure utilizzano lo "strattagemma del figlio ammalato". Consiste nel chiedere un permesso retribuito per malattia del minore. E' dovuto e non comporta decurtazioni di stipendio. Probabilmente, se BR analizzasse i dati delle madri assenti per figli ammalati, si accorgerebbe che sono aumentate di gran numero.

Una collega invece era assenteista, è rimasta assenteista e continuerà ad essere assenteista. Per il semplice fatto che fare un trattamento privato in nero come fisioterapista rende 50 euro l'ora. La decurtazione di 53 euro al giorno gli fa un baffo, anzi ora presenta certificati da 30gg a volta.

Nel reparto di mia moglie RB ha ottenuto questi risultati:
1) ha screditato il personale agli occhi del pubblico
2) le assenze per malattia sono diminuite. Sono aumentate quelle per altri motivi.
3) ha demotivato il personale che ancora credeva nella propria professione.

Probabilmente gli assenteisti ringrazieranno.

Avendo avuto esperienza di contabilità industriale e statistiche aziendali, troppe volte ho visto manager raccogliere dati e interpretarli in modo funzionale alle proprie tesi.
Il sig. Zanella sembra dimostrare che è quanto avvenuto al ministero gestito da RB.

Grazie, Vivid, per questo racconto: e' molto, molto interessante.

Il ministero deve aver ben presente il "problema", dal loro punto di vista, della sostituzione delle assenze per malattia con altri tipi di assenze retribuite. Infatti nella quarta indagine hanno raccolto dati anche su tutte le altre assenze. Nel campione utilizzato queste sono in diminuzione di circa il 10%.

Il ministero argomenta quindi che le assenze per altri motivi non tendono ad aumentare a fornte della riduzione delle assenze per malattia, e riporta la figura che riproduco sotto.

 

variazione assenze per malattia vs. variazione assenze per altri motivi

 

Ci sono diverse amministrazioni dove si osserva il fenomeno che tu racconti (sono quelle nel secondo quadrante, cioe' quello di nord-ovest), ma la maggioranza sta nel quadrante dove sia le assenze per malattia sia quelle per altre ragioni (retribuite e non) si riducono a ottobre 2008 rispetto a ottobre 2007.

Il problema di selezione del campione che ho descritto nel post si estende a questa relazione. Anzi, la presunzione e' rafforzata proprio dal fatto che in questo campione tutte le assenze si riducono, anche quelle non influenzate dalle iniziative di RB: per quale ragione osserviamo una riduzione del 10% in queste ultime? Questo e' molto sospetto.

In ogni caso, questa e' un'altra cosa a cui prestero' attenzione guardando i dati ufficiali a inizio 2009.

 

Lo studio si riferiva ad assenze per malattia o assenze complessive (che includono ad esempio le ferie, permessi, ecc.)? Il numero che riporto io (un terzo di differenza) si riferisce solo alle prime.

Ho trovato, tra gli altri, questi due link:

http://www.dirittiglobali.it/articolo.php?id_news=5164

http://www.labitalia.com/articles/News/21576.html

Ma anche gli altri, che non riporto, non aggiungono nulla.

Francamente non ci sono notizie approfondite su come sia stata fatta l'indagine ed il sito della CGIA di Mestre è parco di informazioni. Per questo ho apprezzato molto le vostre analisi, visto che cercate di fare un po' di chiarezza su un tema spinoso dove tutti si sentono in diritto di sparare cifre a volontà.

Il mio riferimento alle donne ed ai loro diritti, in realtà, era anche un po' personale: mia moglie lavora nel privato (PMI) e la sostanziale differenza che posso vedere tra me e lei è dovuta (oltre al suo stipendio molto più basso, pur avendo la stessa qualifica mia) al fatto che io non ho problemi a chiedere dei giorni di ferie (ovviamente rispettando le scadenze che mi sono assegnate, visto che lavoro nell'ambito giudiziario), mentre per lei ci sono GROSSI problemi (oltre ad altre prevaricazioni ed ingiustizie). Ma la differenza, in questo caso, credo sia dovuta al fatto che il dipendente abbia a che fare con un "sovrano illuminato" o meno. :-/

Il mio nick già dice tutto. Appartengo alla schiera dei "amici" nullafacenti e nullapensanti dell'amato, baldanzoso e prestante ministro.

Piccola premessa: la media degli stipenti della PA non è assolutamente di 1500€ mese, scendiamo pure a 1100/1200.

Ed ecco le mie considerazioni (cerco di limitarmi).

1) il cosiddetto decreto Brunetta è del tutto analogo al decreto punti sulla patente. Funziona solo se ci sono i controlli. Se allentano i controlli tutto tornerà come prima (vedi nostre autostrade con velocità media in corsia di sorpasso di 180 kmh e assenza di polstrada).

2) i controlli costano. ogni visita fiscale costa da sola più di quanto viene detratto in media dallo stipendio di 40/50 dipendenti (ai livelli base e medi la detrazione giornaliera  è di 2-3 euro). In termini economici quindi se viene controllato 1 dipendente su 50 il risparmio è nullo, oltre si spende di più.

3) la diminuzione delle malattie non provoca una diminuzione dei costi della PA ma un'aumento, in quanto (se i dati sulla diminuzione delle assenze sono veri) le maggiori presenze corrispondono ad un maggiore esborso stipendiale da parte dell'ente pubblico (e ovviamente ad un minore esborso dell'INPS, quindi semmai il risparmio, se c'è, è dell'INPS).

4) il (millantato) aumento delle presenze non si traduce in alcun modo in un aumento della produttività, in quanto se non si interviene sulla testa (che puzza sempre per prima), lavorando cioè effettivamente sui programmi di lavoro (e soprattutto sulla motivazione che ne discende)  e conseguentemente sulla produttività, abbiamo semplicemente scaldato una sedia in più.

Non sono poi da sottovalutare gli effetti disastrosi del decreto sulla vita privata di milioni di dipendenti (limito la parte sindacale, ma la situazione è molto pesante), dovuti sostanzialmente a:

a) reale diminuzione di soldi in busta (che in tempi di crisi e di raddoppio del costo della vita a fronte dello stesso stipendio è operazione veramente encomiabile);

b) effetto arresti domiciliari (non si può uscire di casa per 11 ore al giorno in attesa della presunta visita fiscale, non si può uscire se si è single e si deve andare in farmacia o se si hanno i figli da portare a scuola anche con 39 di febbre, ecc. ecc.).

In conclusione l'efficacia economica del decreto è molto dubbia, l'efficacia in termini di aumento di produttività non è pertinente, l'effetto sui lavoratori è mediamente devastante.

Quindi: se si voleva e si vuole punire il dipendente lo si è fatto, anche con notevole cattiveria. Se si voleva e si vuole promuovere l'immagine mediatica dell'amato e prestante ministro (e soprattutto del suo governo) lo si è fatto, anche con notevole scaltrezza.

Che dire di più? Controllare i furbetti della mutua sarebbe sacrosanto, ma non in questo modo, e soprattutto non colpendo tutti in maniera indiscrimnata (è come la tassa SIAE sui CD-DVD: in Italia costano 1 euro in più perché si presuppone che qualcuno ci masterizzi sopra roba piratata, quindi i produttori di film guadagnano anche sui supporti usati non per piratare ma per metterci sopra le nostre foto delle vacanze).

Proposte minime: rendere i controlli effettivi sui casi di assenza per malattia smaccata e reiterata, limitare gli arresti domiciliari lasciando alcune "ore d'aria" per spesa medicine problemi urgenti ecc., togliere le detrazioni inique, mandare a casa il ministro per interesse mediatico in atti d'ufficio.

Grazie e scusate l'intrusione.

 

 

 

 

"rendere i controlli effettivi sui casi di assenza per malattia smaccata e reiterata"

qui bisognerebbe agire sui capi per chiedere controlli in questi casi (e anche qui: tre lettere e poi licenziamento, e nel caso si va al processo lo stesso). poi è ovvio, se uno ha un tumore e il capo coglione gli manda tutti i giorni il controllo... E' anche vero che senza una valutazione non punitiva dei risultati (nel senso di rapporto con l'utente, di qualità e velocità del servizio reso ecc) non si può fare nulla. la campagna anti-assenze ha anche un suo senso ma se non si va a verificare che succede dove le assenze sono davvero importanti non serve a nulla. al massimo appunto demoralizza e fa incazzare quelli che lavorano (perchè di solito è negli uffici già efficienti che vengono recepite al volo le indicazioni ministeriali).
poi bisognerebbe premiare anche chi raggiunge determinati obiettivi - magari a livello sia di ufficio che individualmente - e considerando il livello di partenza del servizio. Obiettivi graduali che di anno in anno alzino l'asticella dell'efficienza e della qualità. ancora: senza un coinvolgimento vero di tutti, senza condivisione e spirito di gruppo non si fa niente. Ah vero, si possono mettere i tornelli ai cessi. però sarebbe meglio riprogettare le procedure lavorative per renderle più snelle e trasparenti.

questo ovviamente a brunetta non interessa. lui doveva vincere il nobel, tutt'oggi è il migliore.

Fannullone - a parte il fatto che mi piacerebbe conoscere la tua fonte d'informazione sugli stipendi medi nella PA (qualcuno sa dove sono i dati? Ho l'impressione che scopriremmo cose "interessanti" studiando gli stipendi della PA) - concordo su tutto il resto. L'analisi economica in particolare.

Mi aveva infatti stupito, in questo dibattito, che il BR fosse riuscito a vendere mediaticamente l'effetto "simbolico" del suo provvedimento senza che nessuno osasse dire neanche "bah" sulle conseguenze economiche dello stesso. Le quali, come fannullone chiaramente spiega, è negativo o nullo. Poiché esso è il risultato di un intervento mal disegnato - detto altrimenti: non è obbligatorio che l'effetto economico di un intervento mirato a ridurre l'assenteismo dei furbetti debba essere negativo o nullo - quando sarebbe stato possibile, si fosse stati competenti, disegnarne uno con effetto economico e funzionale (ossia, sulla qualità del servizio offerto dalla PA, non solo sui suoi costi) positivo, non rimane che una conclusione: il ministro BR ed i suoi consulenti/collaboratori non sanno fare il proprio lavoro.

Si', questa è proprio l'unica conclusione logica possibile alla luce dei fatti. L'intenzione è, diciamo, buona o, almeno, buona è l'intenzione dichiarata (quella recondita, chissà ...). L'esecuzione è tecnicamente sommaria e mal concepita, insomma pessima ed ottiene effetti economici non desiderati. Ne consegue che gli attuatori del provvedimento sono degli incompetenti. Ben intenzionati, forse, ma incompetenti di certo.

Prima di tutto grazie dell'ospitabilità e della considerazione.

La mia fonte sugli stipendi medi della PA? Semplice, la mia: sono un funzionario comunale, ho la progressione verticale, non arrivo a 1300 € mese, quasi tutti i miei colleghi "istruttori" sono sui 1100-1200, gli "esecutori" sui 1000/1100. Qualcosa di più penso prendano insegnanti e polizia, ma sicuramente 1500 € mese nella pubblica amministrazione (e non solo) è un gran stipendio (alla faccia!).

I premi? 350 € anno per la produttività (dati a tutti) + 30 € anno se si è preso il voto migliore (peraltro contingentato a monte, quindi falsato in partenza). Se questo si può definire meccanismo incentivante...

Altro discorso per direttori e para... vari, ma sono davvero pochi, e quindi non alzano la media più di tanto.

Permettemi solo un'ultima parola: le buone intenzioni degli estensori del provvedimento (ora ahimé legge dello stato) sono proprio di là da venire: vengono piuttosto in mente le strofe della buona vecchia canzone di De André: "cosa vuol dire avere..."

 

 

 

 

 

Anche se gli stipendi dei dirigenti non fanno media, condivido, sarebbe il caso di trovarli. Quelli reali, con tutte le indennità, le commissioni e gli straordinari "contrattati", non quelli tabellari nudi. La mia personale impressione, basata anch'essa sulla pura esperienza, è che nella PA italiana le differenze salariali effettive fra il centro (ministeri romani) e la periferia (tutto il resto) siano sostanziali, molto sostanziali. Rinnovo l'invito, quindi, a chi per caso sapesse dove trovare questi numeri.

Di certo il ministro BR ce li ha o li può far produrre. Sarebbe molto utile a quella trasparenza per cui il suo ministero lavora. Mansioni, titolo, reddito lordo effettivo.

Sugli stipendi che vengono menzionati poco sopra: sono netti, se intendo. Per quante mensilità? Se li confronto a quelli del settore privato, per mansioni/titoli simili, non credo siano inferiori. Anzi ... no? Il problema non è se i dipendenti di questa o quell'azienda o comparto della PA siano milionari: dato il livello medio italico è chiaro che in media non lo saranno. Il problema è il rapporto fra produttività e salario relativamente a quello di altri settori.

Nel solito Conto Annuale della Ragioneria Generale ci sono un po' di dati (disaggregati per comparto ma purtroppo aggregati per mansione) da cui partire. Sono quelli che ho usato per costruire l'ultima figura del post, quella con gli indici di costo reale del personale. Sottoscrivo la richiesta di rendere pubblici dati piu' dettagliati, naturalmente: mettere insieme il dirigente e il portiere e' ridicolo in questo caso.

Nella tabella che riporto sotto potete verificare che nel 2007:

- La retribuzione annuale complessiva media lorda in tutto in pubblico impiego era 31.954 euro.

- Il 77% di questa cifra e' costituita da "voci stipendiali" e il resto (dopo aver tolto un 1,7% di straordinari) sono tutte non meglio identificate "indennita'"

- Gli enti locali costituiscono il comparto con la retribuzione media lorda piu' bassa dopo la scuola, 27.185, pari all'85% della media. Se si moltiplica il mio 1500 per 85% si scende a 1275, gia' piu' vicino alla cifra indicata da Fannullone (e mi spiace chiamarti cosi' perche' evidentemente fannullone non sei :-))

- La media non sembra essere tenuta alta dai ministeri ma da altri comparti. Tenete presente che i comparti piu' numerosi sono, nell'ordine, la scuola, il servizio sanitario nazionale, gli enti locali.

 

 

Comparto Totale Voci Stipendiali Indennita' Retribuzione complessiva
MAGISTRATURA 107,325 12,461 119,879
CARRIERA PREFETTIZIA 58,679 20,324 79,002
CARRIERA DIPLOMATICA 62 14,192 76,192
CARRIERA PENITENZIARIA 36,867 27,171 67,863
PRESIDENZA CONSIGLIO MINISTRI 26,238 15,932 43,604
UNIVERSITA' 35,454 6,534 42,108
ENTI DI RICERCA 33,03 6,160 39,442
FORZE ARMATE 25,171 10,882 37,005
ENTI PUBBLICI NON ECONOMICI 24,689 11,281 36,597
SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE 27,783 7,247 35,779
CORPI DI POLIZIA 21,842 11,387 35,154
AGENZIE FISCALI 22,023 12,345 35,003
MONOPOLI DI STATO 20,836 10,519 33,116
VALORE MEDIO PUBBLICO IMPIEGO 24,706 6,337 31,594
AFAM 28,703 2,532 31,351
REGIONI A STATUTO SPECIALE 25,988 4,970 31,345
VIGILI DEL FUOCO 20,151 6,963 28,025
MINISTERI 21,599 6,016 27,997
REGIONI E AUT.LOC. (CCNL) 21,641 5,123 27,185
SCUOLA 23,41 3,115 26,525

Anche se gli stipendi dei dirigenti non fanno media, condivido, sarebbe il caso di trovarli.

non sono così sicuro che non siano rilevanti sulle medie. il lungo blocco delle assunzioni ha cambiato anche drasticamente la distribuzione per età, anzianità lavorativa e livello dei dipendenti pubblici.

ci sono poi casi paradossali (ma non isolati). prendete l'isfol: ha una pianta organica di 70-80 unità, per dirigenti e amministrativi. tutti i ricercatori (circa 400) sono a co.co.co., a consulenza o a tempo determinato su fondi esterni (convenzioni) e non appaiono sul bilancio ordinario, il quale tiene conto solo delle figure in pianta organica. gli enti pubblici di ricerca (tipo CNR, Istat, Iss, solo per dire di ciò che conosco meglio) sono zeppi di questi paradossi.

gli alti dirigenti (dir. generali, dir. centrali, capi dipartimento) hanno poi svuotato di senso la bassanini. un anno fa sul sole24ore si riportavano i dati (non ritrovo i riferimenti) di una indagine su queste figure della PA: dall'introduzione del meccanismo incentivante sul raggiungimento degli obiettivi, nel 99% dei casi gli alti dirigenti hanno ricevuto il massimo del bonus. facile da spiegare: gli obiettivi da raggiungere entrano nella direttiva una volta sicuri che saranno raggiunti. gli obiettivi sono fittizi, oppure disegnati ad hoc, quindi il risultato è preventivamente garantito (se non già acquisito). d'altronde non c'è quasi distinzione fra controllore e controllato e non esiste un serio auditing interno: spesso si lavora per il direttore, capo dipartimento, etc. piuttosto che per il servizio da rendere (d'altronde sarà lui a "governare" le commissioni di concorso). 

diversamente da boldrin, non penso che il risultato delle misure di RB sia diverso da quanto preventivato: aldilà della propaganda il risultato sperato consisteva in generare risparmi di spesa; quanto conclamato (lotta a fannulloni e assenteisti) serve invece a generare consenso intorno al ministro.

un esempio di questo doppio binario può essere il seguente: dove sto io è cominciata la trattativa per la contrattazione integrativa (il salario accessorio, per intenderci). l'amm.ne ha fatto sapere che "niente aumenti su alcuna voce che non siano i premi di produttività". così il ministero è contento e loro papperanno qualche bonus aggratis. dove sta il trucco? i premi di produttività, in barba al loro nome, sono distribuiti a tutti e settati per livello. prima, però, era diverso: c'era un coefficiente (diciamo 1; 1,5; 2) attribuito dal diretto superiore, sulla base del quale si stabiliva quanto ne beccavi. fatta la regola trovato l'inganno: eliminati i precari (sempre con coefficiente 1, e dovevano dire pure grazie con l'inchino), si faceva a rotazione. eccola la produttività nella PA. ganzo, no? 

sull'analisi di zanella aggiungo che, ci fossero microdati (o anche solo maggiore disaggregazione), si potrebbe analizzare l'impatto delle misure per comparto, per singola amm.ne e per livello: le voci accessorie incidono in maniera significativamente diversa sui diversi profili, anche all'interno della medesima PA. si isolerebbe l'effetto "tipo di amm.ne", utilizzando la porzione di dipendenti con un impatto nullo della riduzione come campione di controllo.

ed infine, l'impatto si ha anche su altre tipologie di assenza, perché RB ha colpito anche la cosiddetta malattia bambino (quando retribuita) così come i beneficiari di permessi da l. 104 per familiari (è curioso o no che, invece, se aderisci all'esonero vieni pagato il 50-70% del tutto, tabellare + salario accessorio?).

Parziali, ma significative.

Come dicevo, da "funzionario responsabile" (comune) non arrivo ai 1300 mese.

Il massimo dello stipendio per la mia categoria (i D5 - D6, io sono D2), cioè con tutte le progressioni orizzontali, è di 1500-1600.

Oltre ci sono i premi di risultato per le posizioni organizzative, 11000 lordi all'anno, che si traducono in 600 al mese (1 posizione organizzativa ogni 50 persone circa).

Ancora oltre i Direttori (poche decine). Non conosco i premi di risultato lordi, ma, a giudicare dagli imponibili irpef, che sono circa di 60-70mila all'anno, viaggiano sui 3500 - 4mila al mese.

Unico problema dei premi di risultato: vengono attribuiti sulla base di risultati giudicati dagli stessi che incamerano poi i premi. Guarda caso il raggiungimento degli obiettivi è sempre del 97-98%...

Ribadisco comunque quanto poco vengano considerati i danni morali (che sono elevati e diffusi capillarmente, e che a mio modesto parere incidono ulteriormente in modo negativo sulla produttività) prodotti  dalla legge cosiddetta Brunetta: tant'è che le motivazioni dei ricorsi attivati presso il TAR sono pesanti e molteplici. Assordante è il silenzio dei sindacati, ormai annicchiliti, su questi aspetti. Vedremo.

c'e' chi ha protestato e contrastato il DL 112 (oggi legge 133) dal primo giorno !

FERMIAMOLI ! 

tutto l'altro sindacato ha avallato il processo Brunetta ... un pezzo, oggi ormai sotto Natale, fa lo sciopero generale, per ritornare al tavolo e cogestire  la crisi ... (ma non certo per contrastare il contenuto della legge 133)

l'altro pezzo ha messo la benzina nel turbo Brunetta con l'adesione incondizionata al Protocollo per la Pubblica Amministrazione del 23 ottobre ... anche su quello c'e' chi ha protestato ...

i sindacati confederali non sono annicchiliti ... sono semplicemente strategicamente complici !!!

almeno 2836 (CCNQ fonte ARAN)
2836 distaccati sono i sindacalisti (professionisti) del pubblico impiego che si sono guardati bene dal dire ai lavoratori
cosa c'era nel DL 112 ...
ma a proposito di retribuzioni dei pubblici dipendenti e' online il rapporto trimestale dell'ARAN 
http://www.aranagenzia.it/ (e ci sono tutti i contratti comparto per comparto con le relative retribuzioni tabellari)

c'e' chi ha protestato e contrastato il DL 112 (oggi legge 133) dal primo giorno !

Pietro, qui stiamo parlando di un solo articolo della legge 133, quello che riforma la disciplina delle assenze per malattia nel pubblico impiego.

2836 distaccati sono i sindacalisti (professionisti) del pubblico impiego che si sono guardati bene dal dire 
ai lavoratori cosa c'era nel DL 112 ...

Forse sopravvaluto la capacita' cognitiva dei dipendenti pubblici, ma mi chiedo: avevano bisogno che glielo spiegassero i sindacalisti cosa c'era nel DL 112? Tutti i dipendenti pubblici con cui ho parlato, cosi' come quelli che hanno scritto qui, erano molto, molto ben informati. Non mi stupisce: la gente legge i giornali, ha accesso a internet, si scambia informazioni e opinioni su quello che la riguarda. Coi sindacalisti se questi vogliono o con altri se questi in malafede, come suggerisci, non vogliono. Infatti la loro buona o malafeda e' irrilevante in propostio.

rispondevo a "fannullone"

che ha scritto:

Ribadisco comunque quanto poco vengano considerati i danni morali (che sono elevati e diffusi capillarmente, e che a mio modesto parere incidono ulteriormente in modo negativo sulla produttività) prodotti dalla legge cosiddetta Brunetta: tant'è che le motivazioni dei ricorsi attivati presso il TAR sono pesanti e molteplici. Assordante è il silenzio dei sindacati, ormai annicchiliti, su questi aspetti. Vedremo.

per solidalizzare e per informare che non tutti i sindacati hanno apprezzato (con assordante silenzio)  ... la legge cosiddetta Brunetta di cui, l'effetto dell'art. 71 è oggetto della tua preziosissima analisi iniziata ad agosto

 

avevano bisogno che glielo spiegassero i sindacalisti cosa c'era nel DL 112?

non c'e' malafede ma semplicemente la coerenza della loro missione di sostegno al provvedimento;

sostegno "incondizionato" che viene deciso dalle organizzazioni; provvedimenti proposti per decreto legge dal governo.

Proprio sulla capacità cognitiva dei dipendenti ha avuto effetto il provvedimento decretato (che sarà + 20% che 40 come dimostri nella tua analisi). Sia l'effetto annuncio di luglio e poi l'informazione tra i dipendenti, hanno avuto dei risultati prima ancora dell'applicazione (pensa che al momento non mi risultano che ci siano state le decurtazioni ... in queste settimane si stanno adeguando i programmi della gestione stipendi e da poco girano le circolari attuative nelle singole amministrazioni - altro che efficenza - molti stanno ancora interpretando... :-).

Casa puo' essere rilevante ?

seguendo il commento del  Prof. Boldrin

Si', questa è proprio l'unica conclusione logica possibile alla luce dei fatti. L'intenzione è, diciamo, buona o, almeno, buona è l'intenzione dichiarata (quella recondita, chissà ...). L'esecuzione è tecnicamente sommaria e mal concepita, insomma pessima ed ottiene effetti economici non desiderati. Ne consegue che gli attuatori del provvedimento sono degli incompetenti. Ben intenzionati, forse, ma incompetenti di certo.

osservo che:  politica e sindacato insieme riescono a far passare provvedimenti che non solo non funzionano ma addirittura (riduzione di dignita' e diritti + aumento di improduttività) operano in negativo ...

sono incompetenti ? Non credo

realizzano un abbassamento del costo del lavoro (a prescindere dalla diminuzione delle giornate retribuite ma non lavorate, che usano per la propaganda ):

tagliano il 10% del salario accessorio (art.67) + tutto il salario accessorio dalle giornate retribuite ma non lavorate (malattia + altri permessi) (art.71).

realizzano un taglio di diritto (privilegio ???) contrattuale

che ... guarda caso ... sono tagli che (+ o - ) rientrano come promessa di rinegozzazione nella partita contrattuale del biennio 2008/2009 dove hanno già dimezzato gli aumenti rispetto a quelli 2006/2007 ... (in barba ad ogni criterio minimo di rivalutazione almeno rispetto all'inflazione, etc. - sic.)

altro che incompetenti ... e' un capolavoro politico e sindacale !!!

pagano i lavoratori e l'efficenza della pubblica amministrazione ?

(beh, si ma questo mi porterebbe ad altre riflessioni che vi risparmio ...)

Per me e' rilevantissimo dare alla tua analisi un valore politico che (spero non solo per me) supera il suo indubbio merito strettamente scientifico.

-off topic-

Mi piacerebbe avere un confronto a Matrix con RB, Mentana che modera e il Prof. Bisin che dall'alto dello schermo gigante in collegamento dall'Amerika ci giudica ... su lavoro, contratti e  pubblico impiego.

operaio VS professore/economista/ministro/mancatonobel ...  :-)

beh, forse sarà più semplice e realistico incontrarti all'Università di Siena, dove sono stato e dove stiamo cercando di limitare i danni da una "strana" gestione del bilancio ...

grazie di tutto e buon week-end

Proprio sulla capacità cognitiva dei dipendenti ha avuto effetto il provvedimento decretato (che sarà + 20% che 40 come dimostri nella tua analisi).

Scusa, Pietro, ma non seguo proprio il tuo ragionamento. Mi spieghi in che modo la riforma della disciplina delle assenze (il cui plausibile effetto puo' essere "argomentato", non "dimostrato") puo' avere effetti sulla capacita' cognitiva dei dipendenti, cioe' sulla loro capacita' di comprendere, processare, e applicare l'informazione?

forse sarà più semplice e realistico incontrarti all'Università di Siena, dove sono stato e dove stiamo cercando di limitare i danni da una "strana" gestione del bilancio ...

Lasciamo perdere questa cosa che non c'entra nulla col post, o continuiamo la discussione in privato se vuoi. Ti chiedo solo: come mai i sindacati oggi si stracciano le vesti sulla "strana" gestione mentre durante gli ultimi anni non battevano ciglio mentre si gestiva "stranamente" assumendo a destra e a manca per ragioni clientelari e, di conseguenza, spendendo la quasi totalita' della quota di FFO per il personale?

domanda 1

hai ragione (post tuo precedente) i lavoratori non sono stupidi (anzi !)

hanno saputo che x le assenze (malattia ed altro) ricevono un taglio del salario e allora quando possibile hanno evitato di ricorrere al permesso retribuito (magari usando anche le ferie), provocando l'effetto che tu dici: puo' essere "argomentato", non "dimostrato"

non possiamo parlare di una riforma della disciplina delle assenze, e' essenzialmente un solo provvedimento coercitivo e generalizzato su tutti ... un taglio economico indiscriminato (per RB un risparmio ... )

non intendevo dire che il provvedimento modifica la capacità cognitiva dei dipendenti

ho detto che il provvedimento ha fatto leva proprio sulla capacità cognitiva dei lavoratori (addirittura, come ho riportato, prima dell'esecuzione dei tagli ...)

presumo che, quando poi arriveranno i tagli veri in busta paga ... l'effetto si accentuerà fino a vedere anche i malati sul posto di lavoro ...

(se l'effetto non e' stratosferico come RB propaganda, è perche' l'assenteismo nella pubblica amministrazione non è una malattia patologica di massa - il vero problema non sono le giornate retribuite e non lavorate - il vero problema sono le giornate lavorate e retribuite e quindi come e cosa si produce, come e cosa realizza produttività, efficacia ed efficienza ...)

 

domanda 2

e' stata proprio quella che noi chiamiamo e denunciamo : concertazione-cogestione del sindacato confederale (pero' dove erano i revisori dei conti ? dove erano i membri del nucleo di valutazione ? dove era il direttore amministrativo e i suoi dirigenti (pagati dala collettività per centinaia di migliaia di euro all'anno) ?

in particolare pero' anche chi era in cda a rappresentare sia i docenti che il personale tecnico/amministrativo dovrebbe assumersi la responsabilità di non aver ... capito :-)

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non condivido questa tua frase:

"assumendo a destra e a manca per ragioni clientelari"

io penso che

da condannare è il clientelismo come metodo di selezione (anche se molte volte vengono comunque assunte persone di valore) - di per se' l'assunzione copre un fabbisogno (da programmare per legge)

la legge poi ti impone di non superare (come costo del personale) il 90% dell'FFO

sfruttare tutte le risorse che la legge ti mette a disposizione non lo fai per ragioni clientelari ma per un dovere di "buona gestione" ... il come lo fai ... e' quello che credo volevi condannare ... e che dovrebbe essere al centro dei controlli, della valutazione, etc ... etc ...

grazie per la disponibilità e la pazienza

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ps. interessante, per allargare la discussione (non in questo post chiaramente),  è la denuncia e l'analisi di Marco Cattaneo sull'IIT.

Come dicevo, da "funzionario responsabile" (comune) non arrivo ai 1300 mese.

Se posso essere di aiuto, il massimo grado della carriera non dirigenziale, nell'agenzia delle entrate, riesce a percepire circa 1700 euro (e poco più). Questo è quanto prende, mensilmente, un funzionario a fine carriera, a meno che non riesca ad ottenere un incarico dirigenziale. Negli ultimi concorsi, cui si accede tramite laurea, lo stipendio, appena entrati, è pari a circa 1450 euro (cifre nette, senza altri assegni) mensili più la tredicesima. A queste somme dovranno aggiungersi gli emolumenti per incarichi di coordinatore di team/area, che possono portare a circa 3000/4000 euro in più (lorde) all'anno. I dirigenti "navigano" intorno ai 3000/4000 euro mensili (ma non ho certezze), ma con grossi premi di risultato (almeno, questo è quello che "si dice").

Ribadisco comunque quanto poco vengano considerati i danni morali (che sono elevati e diffusi capillarmente, e che a mio modesto parere incidono ulteriormente in modo negativo sulla produttività) prodotti  dalla legge cosiddetta Brunetta:

Concordo pienamente. Si registrano frequenti episodi di insulti da parte dell'utenza, presso sportelli o call center, che stanno demotivando ulteriormente il personale. :-(

Alcuni dati, ripresi dal sito del Comunedi Torino, quindi accessibili a tutti... i dirigenti viaggiano da un minimo di 52.00 Euro lordi annui, ad un massimo,  leggasi Direttore Genrale, di 400.000 Euro lordi annui, compresivi di benefit, premi di risutato, etc... Per problemi di bilancio e deficit (ormai alle stelle) è stato deciso che i premi di risultato verranno pagati quando i tempi saranno migliori, decisione unilaterale del Direttore Generale, poi "concordata" con il sindacato dei dirigenti!!!!

Controlli: io ho la sensazione che il controllore sia controllato da chi dovrebbe controllare... si è sempre saputo chi avrebbero dovuto controllare ma non sono mai stati utilizzati gli strumenti per farlo quindi adesso il nostro RB usa lo scalpo in maniera indifferenziata... il controllo viene richiesto sin dal primo giorno di malattia, ma poichè ogni visita fiscale costa una media di 40 Euro, si va "a caso"... ad un collega il controllo è arrivato il giorno dopo che lui era rientrato in servizio... indubbiamente un vero effetto risparmio!!!!!!

Sulla decurtazione del salario "accessorio" in caso di malattia, non potendo fare analisi di alcun tipo perchè incompetente in materia, fornisco solo un'informazione... è stata presentata un'eccezione di incostituzionalità, vediamo come si pronuncerà la Corte costituzionale...

La conoscenza degli emolumenti percepiti dai dirigenti della Pa, Amministrazioni centrali, era stata promessi da RB, forse stanno attrezzandosi per pubblicarli...

Susanita, relegata nella categoria dei fannulloni indiscriminati

 

  

Sulla decurtazione del salario "accessorio" in caso di malattia, non potendo fare analisi di alcun tipo perchè incompetente in materia, fornisco solo un'informazione... è stata presentata un'eccezione di incostituzionalità, vediamo come si pronuncerà la Corte costituzionale...

Mi chiedo, più che altro, quanto siano costituzionali gli "arresti domiciliari". 

Se mi sono fratturato un braccio, certamente non potrò lavorare, ma perchè devo anche essere relegato in casa? (dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20!)

Sugli "arresti domiciliari" concordo con te e credo rappresenti un ulteriore discriminazione, quantomeno con il settore privato, e quindi mi informerò!

Sara' che ho appena fatto un esame e sono un po' stanco, ma da 35234 a 32074 la riduzione mi sembra del 9%, non di oltre il 20%. E come fa la media a fare 9% quando ciascuno dei dati relativi ai vari segmenti e' del 10% o piu'? Sto intepretando male i dati?

Mi rispondo da solo oggi, penso di aver capito. Basta fare la media NON ponderata dei dati dei singoli segmenti: (37.2 + 15 + 10) / 3 = 20.73, ovvero "oltre il 20 per cento". Wow. Davvero, wow.

Percentuali a parte (che il 20% sa solo lui come l'ha calcolato ...) il signore dice che

«Dal primo gennaio riduciamo di 3.160 unità il personale, senza nessun licenziamento né mobilità: andremo semplicemente a non reintegrare il personale che gode del naturale turn over»,

La qual cosa vuol dire due (no, tre) cose

1) dal primo gennaio 2009 l'INPS ha deciso di non rimpiazzare chi va in pensione (blocco del turn-over, con orribile linguaggio anglo-sindacale), quindi la velocità a cui riduranno il personale è determinata dalla velocità con cui il personale va in pensione. Il primo gennaio, in altre parole, non succede nulla a meno che quel giorno non si pensionino 3160 unità.

2) Avrebbe potuto farlo prima e non aveva bisogno di nessuna legge per farlo, o no? Basta fare a meno di assumere! Cosa c'entra con le visite fiscali?

3) Infatti, ad occhio e croce, l'INPS la (lenta) riduzione del personale la stava facendo da prima, da parecchio prima:

insomma, dai 35.234 lavoratori del 2005 si passa a 32.074.

Insomma, la riduzione di 3160 unità si riferisce ad un arco di tempo di 4 ANNI! Cosa c'entra BR?

Il resto dell'articolo, poi, descrive con toni roboanti vari piani di razionalizzazione gestionale che nulla hanno a che fare con BR e che, avessero voluto/saputo i dirigenti dell'INPS fare il proprio lavoro, avrebbero potuto fare anche 10 anni fa. Idem per la trasparenza nelle informazioni.

Aria fresca e propaganda come al solito. Il solerte presidente dell'INPS, evidentemente, ha ben pensato di fare un po' di annunci a vanvera per farsi bello agli occhi del giovane ministro. Niente di nuovo sotto il sole.

 

anche peggio, se volete. penso che in parte lo zampino di RB ci sia; l'alto numero di dirigenti di prima e seconda fascia che andrà in pensione lo farà in virtù del famigerato articolo di legge sugli esoneri nella PA: li paghiamo per stare a casa, anzi li paghiamo la metà del reddito da dirigente per stare a casa e poi stipuliamo un contratto di consulenza per continuare a beneficiare delle loro competenze. si noti che questa mia ipotesi sarà testabile: basterà dare un'occhiata al bilancio inps 2009 alla voce consulenze esterne.   

Ah, era da immaginarselo che gatta ci covava!

Vedi a vivere in Italia ed essere informati dei dettagli. Insomma, il bilancio dell'INPS fa bella figura da un lato perché perde sangue dall'altro! Oh che bravo BR, lui si che razionalizza e riduce i costi della PA trasformandoli in costi pensionistici! Ed il nostro giornalista del Sole 24 Ore che fa? Perché dis-informa gli italiani anche lui? Perfino Dkt Franz, che è sospettoso di natura, sembrava (ora non più, spero) esserci caduto pensando che BR per una volta avesse davvero cooperato a tagliare la spesa pubblica. Invece no, l'hanno probabilmente aumentata!

Qualcuno prenda nota, fra un anno diamo un'occhiata al bilancio INPS, come poca soltada (ma siete tutti depressi nella PA? fannullone, poca soltada, si-culo ... dai ragazzi/e!) suggerisce.

Uhm ..... interessante .... :-)

Si noterà, spero, che ho postato il link senza giudizi, in attesa di una discussione.

Ora dico la mia.

La cosa divertente, quella che mi ha colpito e che volevo vedere se altri avessero colto, è il tentativo di sfruttare il consenso generale che riscuote l'azione del ministro veneziano, messo in atto anche da chi mai si è distinto per efficienza e capacità di gestione.

A me pare un patetico e scoperto bluff, attuato nella speranza di acquisire benemerenze e fare in modo di conservare la preziosa poltrona: what a great asslicker!

A little bit seriously, certamente sarà opportuno verificare l'eventuale inserimento a libro paga dei futuri ex-dirigenti in qualità di consulenti - e la trasparenza avviata ce ne darà, contrariamente che in passato, la possibilità - ma dobbiamo augurarci che così non sarà e non dare per scontato tale epilogo.

Io che, come ben dice Michele, son sospettoso di natura, mi chiedo anche (magnifica domanda retorica, invero ....) per quale oscura ragione l'immancabile dietrologia provenga, con sicumera quasi ratzingeriana, da dichiarati esimi esponenti della nostra invidiabile PA ..... :-)

La cosa divertente, quella che mi ha colpito e che volevo vedere se altri avessero colto, è il tentativo di sfruttare il consenso generale che riscuote l'azione del ministro veneziano, messo in atto anche da chi mai si è distinto per efficienza e capacità di gestione

Non e' difficile, IMHO. Qui e' sempre piu' diffuso l'effetto annuncio all'incontrario: se annuncio A, sicuramente ci sara' qualche magagna tale che sara' vero non-A. E questo detto da uno che esce dal privato e figlio di lavoratori del privato :)

per quale oscura ragione l'immancabile dietrologia provenga, con sicumera quasi ratzingeriana, da dichiarati esimi esponenti della nostra invidiabile PA 

Come detto sopra, e' sport nazionale anche nel privato - e diciamolo tutto, mi pare che anche qui su nfA a forza di scavare di cose nascoste sotto il tappeto se ne trovino. Secondo me non si puo' definire dietrologia il cercare di vedere le conseguenze a lungo termine di A.

sarà opportuno verificare l'eventuale inserimento a libro paga dei futuri ex-dirigenti in qualità di consulenti - e la trasparenza avviata ce ne darà, contrariamente che in passato, la possibilità

Domanda: mi atteggio a dietrologo anche io se penso che la voce "consulenze" di un bilancio non sara' cosi' facilmente dettagliabile? :)


 

Professori, vergognatevi!

Fatemi capire, visto che non ho fatto studi sul management o sul come motivare i dipendenti, ma... offendere i lavoratori di una azienda, è davvero così "produttivo" ai fini del miglioramento delle performance? 

Resto basito davanti alle affermazioni di tale ministro e mi vergogno, davvero, che a capo della P.A. di questo paese ci sia un individuo del genere.

Sembra davvero un bimbo alle prese con un giocattolo nuovo che fa e disfa come meglio gli aggrada.

 

Per concludere, alcuni dipendenti pubblici hanno messo su una bella risposta alle provocazioni brunettiane: http://it.youtube.com/watch?v=OVjh7h_ZPOw

 

Professori, vergognatevi!

Fatemi capire, visto che non ho fatto studi sul management o sul come motivare i dipendenti, ma... offendere i lavoratori di una azienda, è davvero così "produttivo" ai fini del miglioramento delle performance?

Non li ho fatti nemmeno io, ma chiaramente la risposta è no, e credo che Fausto non l'abbia scritto nel commento perchè lo ritiene troppo evidente.

Brunetta, come tutti i politici, non mira a quello, ma a gestirsi un fan club che esulta alle sue sparate.Per un politico di medio rilievo una linea che gli assicura il seguito del 10% ed il ribrezzo del 90 è una buona linea.

alcuni dipendenti pubblici hanno messo su una bella risposta alle provocazioni brunettiane: http://it.youtube.com/watch?v=OVjh7h_ZPOw

A me non è sembrata per niente bella, anzi. E quella sciocca presa in giro dell'accento veneto di Brunetta alla fine ancora meno: ce l'ho anche io il medesimo accento, quindi? Forse che l'unico accento appropriato è il romano o il milanese? Lasciamo stare e veniamo alla sostanza.

Il filmato mi è sembrato la versione di "sinistra" dei luoghi comuni propagandistici di cui Brunetta si riempie la bocca (in versione di "destra") durante le sue infantili apparizioni televisive. Entrambi, Brunetta e la RSU dell'Agenzia delle Entrate di Milano, fanno propaganda e basta.

Cosa dice, alla fin fine, il filmato? Che non gli hanno dato il premio di produzione alto abbastanza e che gli danno obiettivi ogni anno più alti, che loro però raggiungono, mentre il governo taglia (noi sappiamo che "si fa per dire") la spesa pubblica. So what? Ah, aggiungono anche che loro, cavalieri senza macchia e senza paura, combattono comunque per stanare il capitalisti cattivi che evadono e vivono da nababbi ... suvvia, per favore! Insomma, sono i novelli Robin Hood, quelli che Rifondazione invocava stupidamente quando il governo dei dementini alzò le tasse per far piangere i ricchi (ossia quelli che prendono uno stipendio di  ...70mila euro!) Ma si può essere più ideologicamente manichei?

Come si fa a ritenere una "bella risposta" una cosa del genere? Una risposta di questo tipo è equivalente a cadere COMPLETAMENTE nelle provocazioni di Brunetta! Non sarebbe stato più semplice ricordare a Brunetta che non solo è anche lui un dipendente pubblico, ma che non è stato altro che un dipendente pubblico tutta la sua vita, sin da giovane? Forse che anche lui si vergogna del suo lavoro? Se non se ne vergogna, perché? Non sarebbe stato più intelligente ricordargli che ha tenuto (tiene?) un unico culo su svariate sedie, tutte pubbliche? Che continua a far finta da decenni di fare il professore universitario a Tor Vergata andandoci quando gli pare opportuno? (Parentesi: colleghi di Tor Vergata che ci leggete: un pelino di dignità con il signor ministro, e magari anche con gli altri onorevoli che avete in facoltà, riuscirete mai ad esibirlo? Basterebbe invitarli, informalmente ma caldamente, a dimettersi, no? L'ha fatto persino Larry Summers quando è andato a fare il Ministro del Tesoro, lo possono ben fare anche lor signori ... o no?)  Che fa editti punitivi e poco efficaci, mentre non ci dice mai COME intenda far aumentare la PRODUTTIVITA' del settore pubblico, che infatti non è aumentata?

Insomma, di argomenti seri per rispondere alle provocazioni di Renato Brunetta ce ne sono a palate; RB non è esattamente, come dire, un uomo privo di profonde ed alquanto evidenti contraddizioni e debolezze, no? Allora perché scegliere, ideologicamente, di "combattere" allo stesso, se non ad un inferior, livello?

La cosa che fa riflettere è che, a guardare i dati, i dipendenti l'Agenzia delle Entrate di Milano lavorano, e lavorano assai! Come abbiamo appreso (grazie ad Alberto Lusiani) dall'Agenzia delle Entrate stessa, in Lombardia l'evasione fiscale è pari al 13% circa del valore aggiunto dichiarato, mentre in Calabria è pari al 94%. Ora, poiché nel PIL Calabrese c'è una bella fetta di "PIL pubblico" (che ovviamente è impossibile da evadere), mentre questa fetta è inferiore nel PIL lombardo, è facile fare due calcoli. Diciamo che ogni euro di PIL calabrese contiene 30 centesimi di spesa pubblica, mentre quello lombardo ne contiene 20. Allora, per ogni 70 centesimi di PIL privato calabrese, 94 sono evasi, mentre per ogni 80 centesimi di PIL privato lombardo se ne riesce ad evadere solo 13.

Questo implica che, sotto l'ipotesi non-razzistica secondo cui i cittadini calabresi hanno la stessa propensione ad evadere e la stessa abilità per farlo che i cittadini lombardi, i lavoratori delle agenzie delle entrate lombarde (inclusa Milano, quindi) sono 8.26 volte più produttivi dei loro analoghi calabresi. OTTO VOLTE ED UN QUARTO, ossia: ogni lavoratore dell'agenzia delle entrate di Milano produce esattamente tanto quanto 8,25 lavoratori dell'agenzia delle entrate di Reggio Calabria! Notate: tutto questo in termini relativi, perché non sto tenendo in conto il fatto che il PIL per capita lombardo è due volte e mezza il calabrese; tenendo in conto il qual fatto il lavoratore delle entrate lombardo diventa VENTI volte più produttivo del calabrese. VENTI VOLTE!!!

Ma di questo, di cui dovrebbero andare fieri, i lavoratori della RSU di Milano non si rendono conto e non ne parlano. Invece, difendono l'idea che tutti i lavoratori della PA siano degli eroi che producono tanto e sono sottopagati, cosa falsissima (come l'esempio di cui sopra prova) e del tutto ideologica. Non si rendono conto, così facendo, di tirarsi la zappa sui piedi: da un lato dicono falsità di cui chiunque utilizzi i servizi pubblici italiani si rende conto e, dall'altra, giustificano le sparate ideologico-propagandistiche di Brunetta e del suo compare GT. Insomma, si fanno solo danno!

Ma perché in Italia la gente non impara mai? Perché, invece, non fare un bello spot dicendo: noi a Milano produciamo 8,25 volte di più (infatti, 20 volte di più) di quelli di Reggio Calabria e Catanzaro, quindi vogliamo essere pagati in proporzione! Ecco, QUESTA sarebbe una bella risposta alla propaganda - degna solo di lui - che Renato Brunetta va facendo salterellando giulivo da una poltrona televisiva ad un'altra, come sognava di poter fare fin da quando faceva il portaborse di Gianni De Michelis al Comune di Venezia (o era Mario Rigo? Non mi ricordo ...). Transeat ...

Michele,

il discorso non fa una grinza, ma i calcoli non li capisco:

I dati di Alberto fanno già riferimento all' economia privata; visto che anche i controlli dell' agenzia delle entrate sono rivolti sostanzialmente ai privati non credo sia utile tirare in ballo l' economia pubblica.

In ogni caso, se consideriamo il  solo privato abbiamo un 87/6 = 14,5 volte, col pubblico scende a 89,6/34,2 = 2,62 volte (fuorviante, visto che quasi tutto il 34,2 sono imponibile statale).

Se pero' facciamo il calcolo che ritengo corretto, le percentuali di Alberto sono evaso/dichiarato, ed a noi interessa evaso/totale.

Quindi avremmo un 88,5/51,5 = 1,72 volte circa.Un numero meno spettacolare ma comunque molto elevato, che andrebbe poi corretto per fatturato e organico.

I dati di Alberto fanno già riferimento all' economia privata

Riguardo ai dati IRAP citati da Michele inizialmente pensavo anche io riguardassero solo il privato, perche' pensavo che nel pubblico non vi fosse stata transizione tra contributi sanitari e IRAP. Ma ho visto, leggendo tabelle dei costi totali del personale ricercatore e docente universitario per le universita', che anche nel settore pubblico c'e' l'IRAP, e appare essere il 6% circa del salario lordo di tasse e contributi, mentre i contributi erano l'8-9% del salario lordo di tasse ma al netto di contributi INPS.  In ogni caso presumo che lo studio dell'IRAP includa l'IRAP pagato (o eventualmente evaso) dalle amministrazioni pubbliche, a meno di nota che specifichi il contrario nello studio stesso.

Riguardo l'efficienza degli addetti al fisco lombardi rispetto ai calabresi a me viene che l'evasione in Lombardia sia in rapporto al totale sia in rapporto alla sola economia privata e' in prima approssimazione 4-5 volte inferiore al dato calabrese, giusto per dare un numero ma senza pretesa di essere preciso e appropriato potrei dire che l'efficienza del fisco e dei suoi addetti in Lombardia e' 4-5 volte superiore che in Calabria. Probabilmente poi gli addetti sono molti di piu' in Calabria e cio' aggrava l'inefficienza relativa del funzionario medio calabrese.

Marcello, andiamo passin passetto che credo tu m'abbia beccato in castagna. L'efficienza relativa possiamo misurarla in due maniere: il rapporto fra quanto A fa bene e quanto B fa bene, oppure il rapporto fra quanto A fa male e B fa male. Questi sono i casi 5. e 5bis più sotto, rispettivamente.

1. Se evaso/dichiarato = 94/100 (caso Calabria) allora il valore aggiunto totale è 194 e quello evaso è 94 mentre quello riportato via IRAP è 100.

2. Poiché il settore pubblico non evade per definizione, nel 100 c'è anche VA prodotto nel pubblico. Io ho stimato questo essere 30 in Calabria e 20 in Lombardia, ma magari mi sbaglio. Metti sia 20 in Calabria e 20 anche in Lombardia, così non facciamo discriminazioni. Oppure solo 6, tò, che viene conto tondo (ed ora ovviamente i numeri verranno ben minori di quelli che avevo ottenuto prima).

3. Allora, nel privato calabrese il VA totale è 188 ma i funzionari che ivi lavorano trovano solo metà di esso, ossia indice di efficienza = 0.5 ed indice di inefficienza =0.5.

4. Nel privato Lombardo, invece, il VA totale è 107 = 94 (dichiarato) + 13 (evaso). Poiché 94/107 =0.88, questo è l'indice di efficenza in Lombardia, mentre quello di inefficienza è 13/107 =0.12

5. Quindi il rapporto fra l'efficienza dei milanesi e quella dei calabresi (calcolato in questo modo e con questi nuovi numeri) è 1.76. Se usavo i numeri del commento precedente avevo un valore tipo 2.1

5bis. Con gli stessi numeri si ottiene che il rapporto fra gli indici di inefficienza è invece (.5)/(.12) = 4.2 volte. I dipendenti dell'Agenzia delle Entrate in Calabria sono 4.2 volte più inefficienti dei loro colleghi lombardi: se usavo i numeri del commento precedente, avevo invece ... lo stesso numero! [Potere dei calcolatorini: avevo fatto i conti a mente e m'era venuto il doppio!]

Il resto segue osservando il fatto che il PIL lombardo per capita è due volte e mezzo quello calabrese, mentre gli stipendi degli statali, si sa, sono uguali ovunque. Diciamo che ora, con questi numeri, il rapporto di produttività è "solo" 5 (cinque) oppure 10.5 e non 20 ...

Comunque vada, se vogliamo trarre lumi per la politica da seguire, eccoli. Basterebbe licenziare (almeno) 4/5 dei dipendenti dell'Agenzia delle Entrate in Calabria ed avremmo sia un recupero di efficienza che un trattamento uguale per le due regioni. Dico almeno perché, come osserva Alberto, non è improbabile che in percentuale alla popolazione i dipendenti dell'Agenzia in Calabria siano di più che in Lombardia, quindi occorrerebbe licenziarne di più per ripristinare l'uguaglianza e la giustizia sociale. Qualcuno puo far avere i calcoli a Renato Brunetta?

Son belli questi numeri, ma non so quanto utili.

Forse sbaglio, però a me pare un po' fuorviante stare a confrontare la produttività degli uffici finanziari lombardi e calabresi - comunque si tirino le somme - e derivarne che lì stia il problema, quando differenze di tale portata - assunto che non si possa trattare, evidentemente, di imbecillità genetica - possono derivare solamente dalla precisa volontà di non eseguire correttamente i controlli.

La questione da porsi, allora, riguarda le motivazioni ed, in particolare, se risiedano in condizioni al contorno tradizionalmente meno favorevoli al rispetto delle regole oppure in una malintesa e perversa compensazione che si vuol garantire a zone economicamente svantaggiate, mantenendo ai potentati locali gli strumenti - la discrezionalità e l'immagine di onnipotenza - atti al controllo del territorio.

A mio avviso quindi, ferma restando la necessità di un'azione culturale - per sua natura di lungo periodo ed utile a tutto il Paese, ma nel meridione drammaticamente più urgente e difficile - non c'è alternativa ad una decisione politica volta ad intervenire sulla formazione del consenso, ribaltando le logiche oggi prevalenti.

Sono certo che Renato Brunetta ne sia ben consapevole e pure che tale consapevolezza sia alquanto diffusa, sono anche convinto che un veneziano - avendo, personalmente, meno da perdere - potrebbe ambire a cambiare questa situazione, ma mi sembra evidente che non sia facile avere l'appoggio di coloro che non hanno interesse a darsi la zappa sui piedi.

In ogni caso, questo dovremmo chiedere, naturalmente con il supporto dei numeri .....

 

Non ho capito niente. Cosa vuoi dire? Spiegaci.

Accidenti, non sapevo di esser così oscuro ..... :-)

In due parole, i confronti di produttività dei funzionari dell'Agenzia delle Entrate - pur essendo interessanti - non mi pare centrino il problema che, invece, ha a che fare con la volontà politica di mantenere la situazione esistente.

Questo, allora, si dovrebbe chiedere (in realtà, non solo a RB): lo stesso impegno nelle indagini che vediamo quassù (anzi, anche maggiore, dal momento che l'evasione è più diffusa) e che non dipende dai singoli funzionari, i quali si adeguano e tendono a "faticare" il meno possibile, ma da chi decide il modus operandi.

Naturalmente, bisogna combattere l'interesse di coloro che traggono vantaggio dal mantenimento delle situazioni così come sono. La difficoltà sta proprio nel fatto che costoro detengono il potere - e portano voti utili ai governi nazionali - anche potendo agire con discrezionalità in campo fiscale.

Mi pare ci sia un doppio equivoco nella premessa:

(1) Attribuire tutta la differenza nel livello di evasione tra due regioni alla differenza nell'attivita' di deterrenza. Puo' essere, ad esempio, che nel settore agricolo sia piu' facile evadere e oggettivamente piu' difficile verificare l'evasione rispetto al settore dei servizi. Se la composizione industriale delle due regioni e' diversa questo spiega almeno in parte la differenza.

(2) Assumere che il rapporto controllori/evasori sia lo stesso in Lombardia e Calabria. Poniamo, ad esempio, che nelle due regioni ci sia lo stesso numero di controllori pro-capite, che ogni controllore possa controllare un numero fisso di contribuenti in una certa unita' di tempo, e che quindi la produttivita' dei controllori sia identica e l'intensita' dei controlli sia la stessa (so per certo, ad esempio, che alla fine degli anni '80 il 2,4% degli autonomi e' stato controllato mediante procedure di "accesso" dalla guardia di finanza in Lombardia, e il 3,4% in Calabria). Se in Lombardia ci sono x evasori e in Calabria 4x, ognuno dei quali per semplicita' evade lo stesso ammontare, allora i controllori in Calabria risultano 4 volte meno produttivi se si ignora il fatto che gli evasori sono 4 volte quelli in Lombardia.

Anche se forse sembra che questo sia quanto implica il mio commento, mai avuto la folle idea di attribuire TUTTA la differenza nei tassi d'evasione fra Calabria e Lombardia (o, più in generale, fra Nord e Sud) solo all'efficienza dei relativi dipendenti dell'AdE ... C'è dell'altro, ovviamente.

Evidentemente, quando voglio fare dell'ironia fredda non ci riesco. Il mio commento voleva essere paradossale, ma forse lo era troppo (o troppo poco, nel senso che era credibile) così è stato preso alla lettera. Quindi mi spiego meglio e chiarisco, però, che non condivido l'asserzione secondo cui

Mi pare ci sia un doppio equivoco nella premessa:

L'ipotesi secondo cui "i cittadini calabresi hanno la stessa propensione ad evadere e la stessa abilità per farlo che i cittadini lombardi" era, ovviamente, ironica. Non credo ce l'abbiano e credo che il tutto (la loro maggiore propensione ad evadere e la più scarsa "efficienza" dei dipendenti dell'AdE) siano parte di un "equilibrio", nel senso di Nash (ripetuto, con signalling, e tutto quello che volete voi). Ma lasciamo stare, che non son qua per questo. Voglio solo argomentare che i due argomenti di GZ non mi convincono.

1) Composizione industriale: credo che la % occupata in agricoltura non sia così enormemente dissimile tra Lombardia e Calabria. Metti sia il 5% in Calabria e l'1% in Lombardia, dubito la differenza sia maggiore, secondo te spiega questo la differenza enorme di evasione? [P.S. Vedasi Calabria e Lombardia, in Wikipedia, per un confronto dettagliato. By the way, la mia ipotesi fatta al volo del 30% di pubblico nel PIL calabrese e 20% un quello lombardo sbagliava ... ma dal lato che sfavorisce il mio argomento. È più 40-20 o 30-12, a seconda di come si vogliano interpretare i dati.] Certo, in Calabria, questo l'Istat ce lo dice, ci sono più micro imprese e ci sono più lavoratori indipendenti. Ma questo è endogeno, no? Insomma, se spieghiamo il fatto che un rigattiere evade di più di un ingegnere chimico con il fatto che uno fa il rigattiere e l'altro il chimico, facciamo un ragionamento circolare: mica gliel'ha detto il dottore, all'uno ed all'altro, di scegliersi quelle professioni. Detto altrimenti: i giudici evadono il fisco meno degli avvocati, ma io credo che i primi sapessero (nel scegliere di fare i giudici) che non avrebbero potuto evadere e che i secondi fossero ben coscienti dell'opposto quando decisero di fare gli avvocati. O no?

2) Non assumo che sia lo stesso, anzi: mi sembra chiaro che vi siano ben più evasori, in percentuale della forza lavoro, in Calabria che in Lombardia. Visto che hanno imprese in media molto più piccole, come farebbero ad evadere così tanto se non evadessero quasi tutti? Ma, e qui sta il punto, PROPRIO per questa ragione il tuo argomento va rovesciato. Poiché la percentuale di evasori sul numero totale di impiegati è, per seguire il tuo esempio, 4 volte più alta in Calabria che in Lombardia, ALLORA ANCHE SE LA SEARCH FOSSE PURAMENTE RANDOM (che non dovrebbe esserlo, se non son dementi) il controllore Calabrese dovrebbe scoprire evasori 4 volte più spesso di quello Lombardo, ceteris paribus. Mi sembra banale: se io e te infiliamo la mano ad occhi chiusi per 100 volte ciascuno in urne (una per te ed una per me) dove ci sono palline bianche e nere, ma la tua ha 400 palline bianche e 600 nere mentre la mia ha 100 palline bianche e 900 nere, tu avrai, in media, quattro volte più palline bianche che io, giusto? Credo di sì ... Nota che l'argomento secondo cui "si' ma l'evasore lombardo è 4 volte più grande del calabrese", non può valere perché, altrimenti, l'evasione media sarebbe la stessa nelle due regioni ... Se poi la search non è completamente casuale, ma è guidata, allora è probabile che il funzionario calabrese abbia un vantaggio sul lombardo, perché l'evasione funziona "a catena" e le catene ci vuol poco a seguirle, se si lavora seriamente. Ossia: se io becco il macellaio che evade è facile che poi pizzichi il commerciante di carni che evade e l'azienda agricola che evade ed i fornitori di sementi che evadono, eccetera, seguendo una ovvia catena di fatture false ed IVA evasa (ho fatto il commercialista da piccolo? Certo. Lavoravo per evasori fiscali? Certo: uno di loro aveva tre libri, nemmeno due. Uno per il fisco, uno per me e quello vero ... per loro solo, che erano due gemelli!)

Insomma, a ben pensarci: mentre prima credevo che la differente produttività dei funzionari dell'AdE non potesse spiegare più di un 20% della differente tassa d'evasione tra Sud e Nord, ora propendo per una quota più alta, diciamo il 40%. Anzi, visto che è un equilibrio di Nash, direi l'80%: se uno devia, allora anche l'altro è costretto a cambiare strategia in equilibrio, no?

DoktorFranz, tu che sei un fan del RB e magari ti ascolta: digli di focalizzarsi sui funzionari dell'AdE che lavorano nelle e si occupano delle regioni meridionali, please. Magari, così facendo, passa alla storia come l'uomo che debellò l'evasione fiscale in Italia. Sospetto che non gli dispiacerebbe, passare alla storia i mean ...

DoktorFranz, tu che sei un fan del RB e magari ti ascolta: digli di focalizzarsi sui funzionari dell'AdE che lavorano nelle e si occupano delle regioni meridionali, please. Magari, così facendo, passa alla storia come l'uomo che debellò l'evasione fiscale in Italia.

Parlando seriamente, ritengo che ambire a potenziare la produttivita' degli statali in Calabria e nel Sud rimanendo il resto invariato sia una battaglia persa in partenza.  L'unica speranza e' un federalismo serio, che faccia ricadere tutto l'onere dell'evasione locale sui salari dei dipendenti pubblici locali e in generale sui servizi statali locali. L'unica altra possibilita' - irrealistica - sarebbe quella di un'occupazione militare e commissariamento completo di quelle province.  Se fossimo ai tempi degli Assiri, le popolazioni sarebbero deportate.  Oggi come oggi ci rimane solo un federalismo serio, purtroppo improbabile nel contesto della cultura politica italiana.

Avrei dovuto rileggere meglio il tuo primo commento! L'ipotesi secondo cui

i cittadini calabresi hanno la stessa propensione ad evadere e la stessa abilità per farlo che i cittadini lombardi

forse e' ironica, ma comunque legittima: di fatto stai tenendo costante una serie di fattori, inclusa la composizione industriale, per cui il mio primo argomento era fuori luogo e me ne scuso.

Sul secondo argomento, invece, insisto. Continuiamo ad assumere che ci siano 4 evasori calabresi per ogni evasore lombardo, e che il numero di controllori per contribuente sia lo stesso nelle due regioni.

Nel caso di random search, ovviamente, il controllore calabrese deve risultare piu' produttivo -- cosi' come io sarei piu' produttivo di te nell'estrazione di palline bianche nel tuo esempio delle urne.

Nel caso opposto di perfetta informazione sull'identita' degli evasori, se un controllore puo' controllare al massimo un contribuente in ogni periodo (assumendo che non ci possa essere sanzione senza controllo), allora il numero di evasori scovati in ogni periodo e' pari esattamente al numero di controllori impiegati (ignorando per il momento gli effetti "a catena" di cui parli e che sono sicuramente molto importanti).

Cosi', in questo secondo caso, se in lombardia ci sono x evasori e y controllori (x>y) e in calabria 4x evasori e 4y controllori, per ogni evasore sanzionato ce ne sono x-y che la fanno franca in lombardia, mentre in calabria il numero e' quattro volte tanto, anche se la produttivita' dei controllori e' per costruzione la stessa.

La realta' sta naturalmente tra questi due casi estremi, ma in ogni caso e' altamente probabile che parte della minore produttivita' dei controllori calabresi (come gruppo) derivi dal basso rapporto controlli/evasori in Calabria. In questo caso l'implicazione e' semplice: piu' controlli. Anziche' licenziarli si potrebbe farli lavorare di piu'.

Bisognerebbe valutare anche l'influenza della criminalità organizzata sull'ADE. 

Un collega, che ringrazio, mi ha fatto notare questa interessante notizia. In breve, le scuole devono pagare somme consistenti per le visite fiscali "ex-Brunetta" e non hanno soldi da spendere per le cose importanti, incluse le supplenze.

Che tra l'altro dimostra che o il problema nella scuola non esiste (in misura significativa) oppure questo specifico rimedio di Brunetta e' inefficace, se no la spesa per visite fiscali preverrebbe quella per le supplenze.

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