Un'altra Mission Impossible per Lord Paddy

15 dicembre 2007 piergiuseppe fortunato
Alla luce delle recenti voci su un possible coinvolgimento di Paddy Ashdown nel ruolo di coordinatore delle operazioni NATO-ONU in Afghanistan, segnalo alcune sue riflessioni, apparse qualche tempo fa sul Guardian, relative agli errori commessi dalla comunità internazionale nel paese dei papaveri.

Lord Paddy Ashdown, leader storico dei Liberal Democratici inglesi (da non confondere con i nostrani), è noto ai più per esser stato l’Alto Rappresentante della comunità internazionale in Bosnia-Erzegovina fra il 2002 ed il 2006. Negli ultimi giorni stanno circolando con sempre maggiore insistenza voci che lo vedrebbero ricoprire un analogo ruolo di Pascià anche nel sempre più disastrato Afghanistan (alla nomina mancherebbe solo il suo assenso), dove l’opinione pubblica guarda con crescente sospetto al ruolo svolto degli USA e dei suoi alleati.

Premesso che una figura forte e credibile di coordinamento è a mio avviso necessaria e che simpatizzo con la candidatura di Ashdown per tale ruolo, penso sia comunque il caso di soffermarsi sulle sue più recenti riflessioni a riguardo visto che qualche indicazione potrebbero fornire sul futuro prossimo venturo di un paese su cui abbiamo già discusso animatamente qui su nFA.

Per chi non avesse tempo o voglia di leggersi l’articolo sul Guardian, riassumo brevemente le considerazioni più rilevanti. Secondo Ashdown sarebbero due le ragioni principali del fallimento nello sforzo di ricostruzione post-bellica:

(i) L’azione della comunità internazionale manca di coordinamento e di una strategia coerente, non solo per quanto concerne le operazioni di ricostruzione e gli investimenti economici ma anche sotto il profilo militare (!). Le forze americane, ad esempio, rispondono solo parzialmente al comando NATO (che formalmente gestisce le operazioni dall'Ottobre 2006) mentre sono per lo più gestite direttamente dal Pentagono, e pertanto seguono un codice di condotta spesso contrastante rispetto a quello adottato dall’alleanza atlantica (che dà priorità a minimizzare i rischi per i civili più che agli obbiettivi bellici per se). Dal punto di vista della ricostruzione civile la situazione sembra anche peggiore: gli aiuti continuano infatti a fluire su base bilaterale creando duplicazioni, sprechi e confusione (oltre ad essere per loro natura legati più agli interessi strategico-economici dei donors che alle effettive necessità del recipient).

(ii) Le risorse impiegate nel conflitto sono ampiamente insufficienti. Rispetto a quanto fatto in Bosnia e in Kosovo, ad esempio, sia il dispiegamento militare che i flussi di aiuti in termini pro capite sono estremamente inferiori (1/25 ed 1/50 secondo Ashdown). Numeri questi troppo ridotti per garantire una stabilizazione politico-economica efficace anche qualora l’azione della comunità internazionale fosse maggiormente coerente.

Riuscirà Lord Paddy, qualora nominato Pascià, a superare le prevedibili resistenze della casa bianca ed ad ottenere più coordinamento (ed un ruolo dunque più centrale per la NATO) e maggiori fondi (sopratutto di natura multilaterale) per la stabilizzazione e la ricostruzione in Afghanistan?

Molto dipenderà naturalmente dalle caratteristiche del mandato che gli sarà conferito (per il momento, ad esempio, gli USA tendono ad escludere possibili interferenze in campo militare). Ma molto dipenderà anche, nel medio termine, da chi sostituirà W al 1600 di Pennsylvania Avenue e da quanto le capitali europee riusciranno a riconoscere a pieno una leadership britannica in Afghanistan.

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