Università 4 Iran

14 marzo 2010 redattori noiseFromAmeriKa

Gli appelli servono poco. Ancor meno, probabilmente, servono quelli degli accademici e decisamente simbolici sono quelli, come il presente, in cui si invita una teocrazia criminale a smettere di esserlo.

Diamo diffusione ugualmente, se non altro per far sapere a coloro che terrorizzano l'università (e la società) iraniana che, forse, un giorno saranno chiamati a rispondere per le loro azioni.

Chi volesse aderire, vada qui. Ringraziamo Marco Curatolo (di Radio3) per averci messo a conoscenza dell'iniziativa.

Il testo dell'appello internazionale è il seguente:

A Sua Eccellenza, l’Ayatollah Sayyid Ali Khamenei,

Eccellenza,

siamo un gruppo di ricercatori e docenti di molte università di tutto il mondo. Ci permettiamo di scriverLe per unirci alle preoccupazioni che Le sono state espresse - e alle richieste che Le sono state rivolte - non più tardi di poche settimane fa, da 88 nostri colleghi della Facoltà di Tecnologia dell’Università di Tehran. Come studiosi e come insegnanti condividiamo il loro sconcerto e la loro inquietudine per quello che, nel corso dei mesi più recenti, è accaduto negli atenei della Repubblica Islamica.

Alcune delle università più prestigiose del paese - e la cui eccellente reputazione supera i confini dell’Iran - sono state teatro di inaccettabili episodi di violenza contro gli studenti e di intimidazione contro i docenti. A partire dall’assalto ai dormitori dell’Università di Tehran, il 15 giugno scorso, durante il quale molti giovani sono stati uccisi, fino agli attacchi di squadre armate con coltelli e maceti all’Università Azad di Mashhad, verificatosi il 30 dicembre, i mesi seguiti alle elezioni di giugno sono stati costellati di episodi che hanno trasformato luoghi di studio e di scienza in centri di repressione violenta e brutale. In nessun caso i responsabili di queste azioni sono stati identificati e puniti.

Al contrario, sono ormai migliaia gli studenti che, per avere semplicemente esercitato il loro diritto a manifestare e ad esprimere pacificamente il proprio dissenso (diritti garantiti dalla Costituzione della Repubblica Islamica) sono stati picchiati, arrestati, detenuti e condannati a pene severissime al termine di processi in cui i diritti della difesa – secondo quanto riferiscono molte organizzazioni per i diritti umani – non sono stati rispettati. In molti casi si ha persino notizia di studenti che, in prigione, hanno subito abusi e maltrattamenti.

Ci rivolgiamo a Lei, Eccellenza, perché in quanto Guida Suprema della Repubblica Islamica, La riteniamo moralmente e politicamente responsabile di quello che sta accadendo nelle università iraniane e ai loro studenti. Quei giovani sono la speranza del vostro grande e nobile paese, quelle università sono i luoghi nei quali si costruisce il futuro dell’Iran.

Come studiosi e come insegnanti non possiamo che schierarci accanto a quegli 88 colleghi dell’Università di Tehran per fare nostro il loro accorato appello:

1) sia rispettata la neutralità e l’inviolabilità dei campus universitari;

2) siano individuati e processati i responsabili delle violenze subite in questi mesi dagli studenti;

3) siano liberati gli studenti che si trovano attualmente in carcere;

4) sia rispettato il ruolo degli atenei come centri di libero e pacifico confronto, scambio, dibattito.

Eccellenza, Lei solo ha il potere di accogliere questo appello. Siamo certi che, dall’alto della sua posizione di Suprema Guida morale e spirituale dell’Iran, non vorrà negare alla Nazione e ai suoi giovani questo atto di giustizia e questo segno di speranza.

Rispettosamente,

12 commenti (espandi tutti)

Come mai si è voluto limitare l'iniziativa ai soli accademici?

Se pure si fosse estesa l'iniziativa a chiunque, purtroppo sempre di aria fritta si tratta, (con tutto il rispetto), perchè a quei signori non gliene può fregare di meno.

Ciò che mi lascia perplesso è che anche qui c'è forte disinteresse, a parte i discorsi ufficiali: nessuna manifestazione, (no global/alternativi: cu cu), nessuna protesta, nessuna bandiera alla finestra...meglio fermare la divagazione.

nessuna manifestazione, (no global/alternativi: cu cu), nessuna protesta, nessuna bandiera alla finestra...

Come sempre, troppo occupati a contestare G8 et similia .....

..... e non è una divagazione, è solo l'amara constatazione di chi - come il sottoscritto - visse in pieno gli anni del pacifismo a senso unico: tieni presente che la pressione sarebbe maggiore - pur senza garanzie d'immediata efficacia, ovviamente, ma la Storia ha tempi lunghi - se il sostegno alla lotta per la libertà in Iran fosse globale.

Questi commenti sulle mancate manifestazioni mi paiono almeno tanto qualunquiste e vaghe quanto le manifestazioni che contestano.

Da ex no global (termine che per me non ha senso, ma che per qualcuno pare averlo), per raggiunti limiti d'età, mi pare che manifestare contro il coinvolgimento del proprio paese con simboli quali cortei, bandiere etc. poteva avere un senso. Forse per sostenere la dissidenza in un paese lontano altri mezzi sono più adeguati (o altrettanto poco utili).

Le libertà non sono oppresse solo in iran. In mozambico c'è un parito unico dalla fine della guerra civile, in pakistan sli sciiti sono discriminati (senza aprire la parentesi donne e minoranze religiose). E allora? Se si sfila contro una guerra sostenuta dal proprio governo allora bisogna protestare per tutti i mali del mondo? Non ci vedo il nesso.

E se si provasse con il televoto? O chiedendo all'erede al trono d'Italia di scrivere la canzone Iran birichino? Sarebbe successo assicurato

Tutto vero. Trattandosi di quanto succede nell'università, credo che gli iniziatori dell'appello abbiano voluto cercare supporto nella comunità universitaria internazionale.

Ma, ovviamente, tutto questo serve solo a far sentire a chi in Iran resiste che gode di un supporto morale all'esterno. Con il supporto morale, lo sappiamo benissimo, non si va purtroppo molto lontano.

Sul perché il resto del mondo abbia pochissima influenza sulla situazione interna iraniana. con tutta l'attenzione concentrata sull'atomica, diciamo che il discorso è complesso e controverso ...

Vivendo dall'altra parte del Golfo a stretto contatto con la diaspora iraniana e conoscendo molti che fanno la spola tra le due sponde del Golfo (e che dicono di avere il polso della situazione) non sottovaluterei il valore (per quanto simbolico) degli appelli.

Innanzitutto e' verissimo che la solidarita' fa sentire meno soli quelli che resistono al regime (ad esempio io provo questa sensazione quando leggo un articolo dell'Economist sull'Italia). In secondo luogo, esiste tutto un network di associazioni e di giornalisti che diffonde le informazioni sull'Iran e dall'Iran (per esempio su Facebook Tehran Bureau oppure 100 Million Facebook members for Democracy in Iran) che cosi' vedono premiato il loro lavoro. L'informazione e' un ordigno, ma scava.

Terzo, il regime (o almeno alcuni suoi elementi di spicco) e' molto piu' sensibile all'opinione pubblica di quanto non si immagini. Soprattutto di accademici e di associazioni (possibilmente non americane) non accusabili di collusioni con i governi.

Infine vorrei chiudere con una piccola evidenza aneddotica. Qui a Dubai arrivano sempre piu' spesso ricchi iraniani (e pescecani del regime) che cercano di trasferire all'estero i fondi, in previsione di un tracollo. Anche i pasdaran, e chi e' in affari con loro, sta sentendo il terreno sbriciolarsi sotto i piedi. Non e' chiaro cosa possa accadere e cosa possa innescare la deflagrazione. Ma l'orizzonte di quelli che cercano di aprire disperatamente un conto a Dubai non supera l'anno.

 

 

Infine vorrei chiudere con una piccola evidenza aneddotica. Qui a Dubai arrivano sempre più spesso ricchi iraniani (e pescecani del regime) che cercano di trasferire all'estero i fondi, in previsione di un tracollo. Anche i pasdaran, e chi è in affari con loro, sta sentendo il terreno sbriciolarsi sotto i piedi. Non è chiaro cosa possa accadere e cosa possa innescare la deflagrazione. Ma l'orizzonte di quelli che cercano di aprire disperatamente un conto a Dubai non supera l'anno.

Ecco, questa notizia, se confermata, dovrebbe farci sperare. Perché? Per il seguente aneddoto.

Un mio amico iraniano, che ha una certa età come i fatti suggeriscono, prima di andarsene dall'Iran era un (molto) alto funzionario nella banca centrale persiana, ai tempi dei Pahlavi. A suo avviso la prova della totale imbecillità USA, e CIA in particolare fu la seguente: a lui ed a molti altri era chiarissimo che il regime dei Pahlavi era finito perché i "baazarini" (come lui li chiamava) avevano iniziato a far uscire le loro ricchezze dal paese già un anno e mezzo o due prima della caduta dello Scia e la cosa si era andata accelerando visibilmente molto prima della rivoluzione vera e propria. Chiunque avesse accesso a dati bancari e finanziari avrebbe dovuto rendersene conto ma, apparentemente, la CIA non se ne era resa conto ...

Ovviamente non ho dati, ne' ufficiali ne' parziali, ma c'e' chi si sta affrettando ad aprire societa' che possano assistere i residenti iraniani nella gestione di fondi all'estero. C'e' da dire che la minaccia di sanzioni finanziarie, che colpirebbero tutti i cittadini iraniani indistintamente, ha costitutito l'innesco di questo fenomeno.

Comunque io credo che la fuga di capitali, oggi come allora, sia un sintomo delle tensioni e dei rischi che sono gia' ben evidenti a chiunque legga i giornali. Non credo che la CIA avesse bisogno nel 1978-79 di ricevere chissa' quali informazioni segrete per capire che la situazione stava precipitando. Bastava farsi un giro nelle moschee probabilmente. Il governo americano non aveva una strategia (allora come oggi) e quindi rimase in balia degli eventi limitandosi ad appoggiare la repressione dello Scia'.

Fabio,

io, che vivo in Italia come sai, non firmo appelli in genere perchè specie qui da noi all'università ne girano in quantità infinita e sempre iper-politicizzati in senso fazioso su tutti i temi politici nazionali e internazionali.

Però quello che dici tu mi convince che forse è opportuno firmarlo l'appello.

 

Se veramente le sottoscrizioni possono servire anche semplicemente a non far sentire soli chi lotta per la libertà, come scrive che ha notizie di prima mano: ben vengano anche se, non essendo accademico questa non me la vogliono far firmare...:-)

Visto che siamo in tema di appelli, sappiate che Facebook ha bloccato i post di Freedom Messenger un gruppo che diffondeva notizie sulla resistenza iraniana con argomentazioni speciose. Dal momento che Facebook e' uno degli strumenti principali di comunicazione in Iran fuori dai canali ufficiali questo provvedimento  ha conseguenze devastanti (e costituisce un precedente grave) a mio modo di vedere.

Per cui se volete esercitare pressioni sul management di Facebook potete inviare un'email a appeals+d1a5wut@facebook.com e a disabled@facebook.com utilizzando un testo tipo quello qui sotto.

Altre informazioni le trovate sul gruppo FB

Iran Citizen Journalism's Notes

 

LETTERA A FACEBOOK

We have learned, much to our dismay, that FaceBook has blocked a major source of news and information, especially at this sensitive time when Iranians are being censored, arrested, tortured and executed by the dictatorial regime of the mullahs in Iran for lifting their voice for freedom and democracy. To suppress the voice of the "Freedom messenger" is to condone censorship and dictatorship which is not only immoral, but unconstitutional in most civilized countries. Therefore, we demand that the block against the below-mentioned site be lifted immediately:

http://www.facebook.com/pages/Freedom-Messenger-Ghasedane-AZADI/108514667270?ref=ts

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