Un'occasione perduta

15 luglio 2010 andrea moro

La manovra finanziaria prevede solo per il personale docente universitario il blocco degli automatismi stipendiali legati all'anzianità di servizio nel triennio 2011-2013, e c'è gia chi storce il naso. Su questo sito abbiamo già scritto che, in media, per quanto producono, i docenti universitari italiani guadagnano anche troppo, almeno rispetto a colleghi di altri paesi. In media, sottolineo, e soprattutto quelli vicini al pensionamento. Tagliare tutti nella stessa misura significa aver perso un'occasione.

Secondo la misura nessuno nel 2011 prenderà uno stipendio inferiore a quello odierno, ma tutti gli stipendi futuri, pensione compresa, saranno inferiori a quanto era stabilito a legislazione vigente, sia perché non ci sarà alcuno degli aumenti previsti, sia perché i docenti italiani perderanno tre anni di anzianità contrattuale, e cioé si troveranno nel 2014 con la stessa progressione di anzianità che avevano nel 2011.

Quindi, la legge stabilisce un fatto interessante: gli stipendi pubblici si possono tagliare. Invece di ridurre il loro livello corrente si cancellano le promesse fatte, riducendo gli stipendi futuri rispetto a quanto avrebbero dovuto essere. Non ci sembra una decisione deprecabile a-priori, ma ci sembra un'occasione persa.

Un'occasione persa perché si poteva fare qualcosa di meritocratico (se non erro, la signora ministro parla spesso di meritocrazia) stabilendo di tagliare in modo differenziato e (inversamente) proporzionale alla produttività. Certo, come misurare la produttività non era ovvio, ma qualsiasi modo, (sottolineo qualsiasi) era migliore della soluzione indifferenziata. Si poteva farlo dipartimento per dipartimento usando le valutazioni delle università dimenticate in un cassetto. Si poteva delegare ai rettori di decidere come fare obbligandoli a non distribuire a pioggia i tagli. Si poteva delegare ai dipartimenti alla stessa condizione. Per esempio, bloccare l'anzianità di 4 anni a qualcuno e di 2 ad altri.

Cari amici de LaVoce, la misura non è iniqua perché colpisce più i ricercatori dei baroni (nella logica che i primi vedranno tagli in più anni di carriera dei secondi). È iniqua perché colpisce nella stessa misura chi non fa nulla e chi produce. Perché non incentiva la produttività nella ricerca e nell'insegnamento. E non credo molto nella infattibilità politica della mia proposta: fino a due mesi fa si credeva poco anche nella fattibilità del tagliare le carriere e gli aumenti.

Insomma si poteva fare qualcosa di più per rompere questo assurdo schema salariale che stabilisce lo stipendio di un docente universitario dal momento dell'assunzione fino al pensionamento e non lo fa dipendere da nulla di nulla.

25 commenti (espandi tutti)

Se posso aggiungere: l'occasione e' perduta anche perche' si dimostra che i tagli si possono fare rimangiandosi quello che si e' promesso prima, quindi dicendo che se gli va, lo Stato puo' disfare un contratto senza accordo della controparte.

Non leggeteci la difesa della progressione precedente: il problema e' proprio aver promesso troppo prima e averci messo la firma. Sarebbe stato non solo piu' giusto fare come dice Andrea, ma anche piu' furbo per evitare future cause civili ed emorragie di personale valido, perche' quello non valido resta: o e' disonesto quindi i tagli li schiva come un'anguilla o e' mediocre quindi non ha alternative esterne e resta a ciucciare denaro pubblico, anche se di meno.

Notare che queste considerazioni si applicano anche al di fuori dell'universita'.

 

Cari amici de LaVoce, la misura non è iniqua perché colpisce più i ricercatori dei baroni (nella logica che i primi vedranno tagli in più anni di carriera dei secondi).

Il conto delle perdite integrate sugli anni restanti di vita e' irragionevole per fare un confronto tra chi ha eta' diverse e mi sembra primariamente funzionale a fare propaganda.

Tuttavia considerando gli stipendi netti, credo sia vero che il blocco degli scatti colpisce - in proporzione al salario netto - piu' i ricercatori che associati e ordinari, e piu' i giovani o chi ha meno anzianita' di servizio rispetto a chi ha piu' anzianita' e quindi salari superiori. Non ho potuto controllare di persona, ma infine ritengo anche vero che il blocco degli scatti corrisponde ad una riduzione di compensi molto superiore ai tagli del 5-10% sulla parte di compensi eccedente una soglia piuttosto alta che e' stata proposta per altri comparti statali piu' vicini alla politica.

È iniqua perché colpisce nella stessa misura chi non fa nulla e chi produce. Perché non incentiva la produttività nella ricerca e nell'insegnamento. E non credo molto nella infattibilità politica della mia proposta: fino a due mesi fa si credeva poco anche nella fattibilità del tagliare le carriere e gli aumenti.

Veramente non si tratta di una misura mai adottata in passato.  Gli scatti di anzinita' sono gia' stati congelati almeno per un anno, nel recente passato.

Occasione super perduta; meglio detto: l'ennesima presa per i fondelli. Mario Baldassarri, questa volta, sembra averla detta giusta

Fatti questi tagli, sappiamo che stiamo decidendo che rispetto ad oggi la spesa pubblica corrente aumenterà di 26 miliardi, gli investimenti pubblici diminuiranno di 3 miliardi e il totale delle entrate aumenterà di 45 miliardi. Ecco i tre numeri che stiamo decidendo in quest’Aula; sono totalmente d’accordo che ciò sia necessario ed urgente, ma la realtà è che stiamo decidendo di aumentare la spesa corrente di 26 miliardi rispetto ad oggi – quindi la decisione è vera – di ridurre di 3 miliardi gli investimenti pubblici e di aumentare di 45 miliardi le entrate. Se fate i conti, vi ritrovate il taglio di 25 miliardi.

Provo un senso misto di orrore e soddisfazione al rendermi conto che, una volta, ancora, Voltremont ed i suoi seguaci stan raffazzonando una "manovra" che fa l'esatto opposto di quanto Lodovico Pizzati ed io, sulla base di un ragionamento forse empiricamente erroneo ma almeno logicamente corretto, avevamo suggerito mesi fa!

Andrea Moro scrive:

Cari amici de LaVoce, la misura non è iniqua perché colpisce più i ricercatori dei baroni (nella logica che i primi vedranno tagli in più anni di carriera dei secondi). È iniqua perché colpisce nella stessa misura chi non fa nulla e chi produce.

Mi permetto di osservare. Se (quindi se gli autori dell'articolo su LaVoce hanno "ragione") la misura colpisce di più i redditi più bassi che quelli più alti allora si tratta di un provvedimento che "accresce la disuguaglianza", perciò "non-equo".

Il "compensare (le persone) per il maggiore sforzo" profuso ha in una qualche misura a che fare con l'uguaglianza, ma non diretamente e sotto certe condizioni.

Ancora:

[...]si poteva fare qualcosa di meritocratico [...] stabilendo di tagliare in modo differenziato proporzionale alla produttività. Certo, come misurare la produttività non era ovvio,[...] Si poteva farlo dipartimento per dipartimento usando le valutazioni delle università dimenticate in un cassetto. Si poteva delegare ai rettori di decidere come fare obbligandoli a non distribuire a pioggia i tagli. Si poteva delegare ai dipartimenti alla stessa condizione. Per esempio, bloccare l'anzianità di 4 anni a qualcuno e di 2 ad altri.

è un'ipotesi non praticabile, a mio avviso, nell'univ. italiana. Perchè i direttori di dip, come presidi e rettori rispondono ai loro (grandi) elettori e non potrebbero ( e nemmeno vorrebbero) mai inimicarsi qualcuno e i suoi accoliti riducendone lo stipendio. Un solo esempio: si è discusso in più atenei, in particolare in quelli disastrati, di non concedere il "+2", cioè, per gli esterni, non consentire ad (associati) ordinari di 70 anni di chiedere proroga per il pensionamento a 72 anni. Siccome a decidere (Rettore e Senato) sono (quasi) tutte persone over 60, ovviamente non ne hanno fatto di nulla.

Morale, la relazione tra buone idee e realizzabilità delle stesse non è bigiettiva. Mi convinco, dando ragione ai Minosse lombardi, che l'univ italiana è irriformabile dall'interno (es.i rettori che tagliano il personale fannullone o alla peggio ne decurtano gli stipendi), anche se poi non ne sposo le proposte riformatrici.

 

 

 

 

 

Su cosa sia equo certo, possiamo discutere, e sicuramente hanno ragione quando dicono che la misura colpisce piu' i giovani. Quanto al resto:

non potrebbero ( e nemmeno vorrebbero) mai inimicarsi qualcuno

Basta obbligarli a farlo no?

Sui 70+2 a me risulta che molte universita' hanno deciso di pensionare a 70

Sui 70+2 a me risulta che molte universita' hanno deciso di pensionare a 70 

Esatto. Però gli ultrasettantenni hanno fatto ricorso ed hanno vinto.... non è bello...

Se hanno fatto ricorso e vinto il problema sta nella magistratura. Il mio punto e' che le amministrazioni universitarie sanno scegliere, se vengono messe nelle condizioni di farlo

Scrive Andrea Moro:

Su cosa sia equo certo, possiamo discutere, e sicuramente hanno ragione quando dicono che la misura colpisce piu' i giovani. Quanto al resto:

non potrebbero ( e nemmeno vorrebbero) mai inimicarsi qualcuno

Basta obbligarli a farlo no?

Sui 70+2 a me risulta che molte universita' hanno deciso di pensionare a 70

Mi permetto di far osservare che nello specifico per come presentato il caso nell'articolo su LaVoce e per come commentato da Andrea Moro la misura è non-equa in una maniera che non "possiamo discutere".

Inoltre a voler essere pedanti non si sta parlando di giovani contro anziani, ma di ricercatori (spesso non confermati e con stipendi da fame) e di ordinari (di ultimo pelo). Spesso in Italia, in particolare in alcune discipline, si diventa ricercatori in un intorno dei 40 anni (a medicina l'intorno e sui 50). Quindi tecnicamente non direi proprio che la misura "penalizza dei virgulti".

No, in Italia di obbligatorio non c'è più nemmeno il servizio militare. Quando tagli, ecco anche perchè le riforme non si fanno con i tagli, in Italia le persone ti si rivoltano contro e sei costretto  a mediare e mediando annacqui progetti e idee (if any). Si ritiene possibile che i circa 60 accademici presenti in parlamento, quasi tutti destinabili ad un reparto geriatrico, accettino supinamente tagli e prepensionamenti?

 

 

Si ritiene possibile che i circa 60 accademici presenti in parlamento, quasi tutti destinabili ad un reparto geriatrico, accettino supinamente tagli e prepensionamenti?

Hanno perfino tentato di estendere il ruolo nelle Università private di altri 3 anni. Cosa spazzata via dal maxi-emendamento, ma comunque indicativa dello situazione.

Nonostante la solidarietà de la Voce.info e del Sole 24 Ore che ha pubblicato un bell'articolo corredato da commento del Prof. Figà Talamanca (già segnalato altrove in questo blog), si deve purtroppo rilevare anche dell'altro. Il limite del 50% per l'utilizzo di contratti a tempo determinato e di co.co.co. impedirà sostanzialmente l'utilizzo dello strumento del Ric. a TD (e se anche approvassero il ddl Gelmini come fanno ad avviare i 3+3?), sempre che non intervengano altre modifiche a fine anno: la qual cosa appare come un ulteriore ricatto al Parlamento e al sistema universitario di bersi velocemente quel testo.

RR

 

 

 

Mah che vuoi che ti dica, l'equita' e' un concetto piuttosto vago, quindi preferisco evitare. Ti rendi conto vero, che qualsiasi taglio e' iniquo in un modo o nell'altro, perche' colpisce dove tagli. L'idea che il risanamento si possa fare per miglioramenti paretiani e' assurda. Per questo ho detto, visto che hanno deciso di colpire l'universita', almeno che lo facciano "meglio". 

Scrive Andrea Moro:

Mah che vuoi che ti dica, l'equita' e' un concetto piuttosto vago, quindi preferisco evitare. Ti rendi conto vero, che qualsiasi taglio e' iniquo in un modo o nell'altro, perche' colpisce dove tagli. L'idea che il risanamento si possa fare per miglioramenti paretiani e' assurda. Per questo ho detto, visto che hanno deciso di colpire l'universita', almeno che lo facciano "meglio".

Non vorrei sembrare sofista (e allora mi avvalgo del principio di autorità (Sen A. K. "On economic inequality" 1973 e 1997)), ma è l'idea di uguaglianza che è vaga. Ma che una distribuzione del tipo x=(10,100) sia più disuguale di una y=(40,50) ( i numeri stanno per i redditi individuali delle famiglie i e j) è una cosa che si può affermare senza dover scomodare risultati di teoria della maggiorazione. Pertanto se io in x=(10,100) taglio 100 e lo faccio diventare 90 e i 10 li dò a chi ha meno questo è un'operazione che "induce" uguaglianza. Poi sul fatto che la perfetta uguaglianza sia una stupidata per economisti che parlano di equità posso anche concordare.

Mi permetto di osservare che qui e lì (in quello che dicevo più sopra), Pareto non c'entra. Io sono per colpire, ma non a "serramanico". Se mi si passa il paragone azzardato è come se, supponendo che la crisi economica sia stata l'opera di una minoranza (maggioranza) di imprenditori o finanzieri (poco importa ai fini dell'esempio paradossale), dicessimo, come molti dicono, allora eliminiamo il libero mercato e tagliamo la testa in senso figurato a banchieri bravi e a quelli asini.

Riprendendo la considerazione sulla riforma: quando butti sul piatto i soldi (tanto quando fai impresa quanto quando fai riforme) allora puoi dire la frase cara ai molti milanesi del blog "pago pretendo", cioè io ci metto i soldi e si fa come dico io, ma quando tagli e tocchi interessi purtroppo (o per fortuna) devi mediare e non puoi fare come vuoi, perchè non sei nelle condizioni di farlo. Un solo esempio: la minaccia nel ddl di non far partecipare alle commisisoni di concorso chi non pubblica da due anni e  di non dare loro lo scatto di anzianità (cosa a mio avviso buona e giusta) è una cosa che chissà perchè è scomparsa dal decreto (di cui però non consociamo ancora la versione definitiva). Forse, ma forse, sennò qualcuno poi dice che queste cose le sa o'malpassotu e solo lui, perchè i 60 accademici in parlamento, che non staranno anche per ovvi motivi sulla frontiera della ricerca, si sono visti parte lesa dal provvedimento.

 

Io non ho dubbi che la riforma colpisca di più i giovani (come ho già accennato ieri). Con uno stipendio iniziale netto di 1250 €/mese (un dottorato prende 1000 €/mese) gli scatti iniziali sono fondamentali. Lo sono meno per chi ha già una bella anzianità. O si limitano gli scatti a chi ne ha già in abbondanza e percentualmente lo stipendio ne risentirebbe di meno, o, meglio, si dovrebbe intervenire percentualmente sul netto che effettivamente uno percepisce in tasca.

Sono d'accordo con Michele che riprende le considerazioni di Mario Baldassarri. Non solo, non è una manovra che non guarda al presente, ma introduce elementi che "accrescono la disuguaglianza".

Sono anche d'accordo nel cercare di introdurre un elemento di valutazione e cercare di legare il salario alla produttività. Lo fare per TUTTO il settore pubblico, parlamentari compresi. Ma la valutazione è cosa assai complicata.

L'ultima considerazione è che i docenti universitari colleghi europei in media prendono uno stipendio decisamente superiore. Io non  mi sentire di abbassare i già miseri 1250 €/mese che percepiscono i neoricercatori...

D'accordo che i giovani ricercatori prendono poco, nessun dubbio su questo. 

L'ultima considerazione è che i docenti universitari colleghi europei in media prendono uno stipendio decisamente superiore. Io non  mi sentire di abbassare i già miseri 1250 €/mese che percepiscono i neoricercatori...

Gli stipendi lordi italiani nell'universita' sono bassi ai livelli iniziali e per le fasce basse, poi rispetto agli altri  Paesi sono piu' differenziati per fasce e con una maggiore progressione per anzianita'. Insomma l'Italia rispetto agli altri Paesi avanzati tratta peggio i giovani e i ricercatori e meglio gli anziani e gli ordinari, e questa differenziazione e' maggiore dei luoghi dove impera (secondo le favole che si raccontano qui) il liberismo selvaggio. Nella media (considerato che l'Italia ha un reddito pro-capite basso, specie in termini nominali) non sono drammaticamente diversi dai compensi esteri, se non, appunto, per i meno garantiti come dottorandi, borsisti, assegnisti, ricercatori giovani.

Il tema della bassa crescita dei redditi e' stato piu' volte toccato, e sono concorde. Ed e' anche stato riportato il fatto che gli ordinari "anziani" prendono di piu' dei colleghi europei. In effetti lo pensavo pure io, ma senza aver dei dati. Esistono dei link con dei dati?

 Un mio collega ordinario mi dice (conoscenza personale) che in UK un ordinario (sui 50 anni) prende 7000 euro / mese. Non ho idea se in UK gli stipendi sono legati alla produttivita' oppure se sono piu' o meno "standard" e legati all'anzianita'.... Ma se i 7000 Euro/mese sono veri, e' molto di piu' di quanto prende un ordinario a fine carriera... Just my 2c.

in UK i salari per i professori (equivalenti agli ordinari in Italia) sono contrattati liberamente fra università e professore - e quindi possono variare molto da caso a caso. In Italia, invece, sono fissi ed eguali per tutti

Tutte le università che conosco (PI,SI, FI, UD perlomeno) hanno negato  i due anni aggiuntivi

Scrive Giovanni Federico:

Tutte le università che conosco (PI,SI, FI, UD perlomeno) hanno negato  i due anni aggiuntivi

E' vero nella misura in cui di sicuro i tre atenei toscani sono i più disastrati dello Stivale. Ma ad esempio a Siena non sono riusciti a fare andare in pensione coloro che hanno raggiunto il limite contributivo dei 40 anni. Da notare che l'andata in pensione di costoro avrebbe quasi dimezzato (così dicono) il deficit annuale dell'ateneo .

Inoltre, credo, da non giurista, che se un professore, diciamo fiorentino, chiede la proroga del "+2" e l'ateneo (senato+rettore) non gliela concede, questi possa ricorrere al TAR vincendo di sicuro il ricorso.

 

 

 

 

E' vero nella misura in cui di sicuro i tre atenei toscani sono i più disastrati dello Stivale.  Ma ad esempio a Siena non sono riusciti a fare andare in pensione coloro che hanno raggiunto il limite contributivo dei 40 anni

 

 Pisa e' piu' o meno in regola, come Udine. A Pisa hanno mandato in pensione i ricercatori con oltre 40 anni di servizio. La legge non si applica ad ordinari ed associati 

Inoltre, credo, da non giurista, che se un professore, diciamo fiorentino, chiede la proroga del "+2" e l'ateneo (senato+rettore) non gliela concede, questi possa ricorrere al TAR vincendo di sicuro il ricorso.

 E' una legge dello stato. Mi sembra difficile che il TAR approvi il ricorso. Poi tutto puo' succedere

 E' una legge dello stato. Mi sembra difficile che il TAR approvi il ricorso. Poi tutto puo' succedere

 

Nello specifico non so, ma è assodato che  le vie del tar e del consiglio di stato sono infinite e sorprendenti; e poi ci sono sempre i possibili rinvii alla corte costituzionale. Quando qualche sindacato privo di scrupoli se ne accorge (se si vuole, un appiglio si trova sempre), il rischio della paralisi incombe.

Poco importa che certe decisioni prese  in punta di diritto avallino macroscopiche ingiustizie sostanziali (summum ius summa iniuria). Il rapporto tra legalità e giustizia può essere schizofrenico.

La (in)giustizia amministrativa spadroneggia laddove la politica latita o è incapace: certo quando la (in)giustizia amministrativa si sostituisce alla politica, vien da pensare che le responsabilità siano primariamente della politica e degli apparati di cui essa si serve.

 

La tarcrazia diffonde l’impressione che in italia per lavorare sarebbe più utile essere provetti giuristi che essere competenti nelle  proprie cose…

 

Pisa e' piu' o meno in regola, come Udine. A Pisa hanno mandato in pensione i ricercatori con oltre 40 anni di servizio. La legge non si applica ad ordinari ed associati

Strutturati pisani concordano nell'affermare che il loro ateneo è finanziariamente disastrato. Francamente non conosco i bilanci ( e nemmeno li so leggere) pisani, ma tendo a fidarmi se non di quello che dicono i giornali, almeno degli interni. Altrove (Perugia) sono riusciti nei prepensionamenti (anche ordinari), fortemente incentivando gli interessati. Cosa che a Siena (ateneo che citavo) è lungi dall'essere praticabile.

E' una legge dello stato. Mi sembra difficile che il TAR approvi il ricorso. Poi tutto puo' succedere

Eppure è successo, come scrive qualcuno in uno dei primi commenti al post.

Qui ci vorrebbe un giurista esperto di amministrativo, ma credo che tutti i casi di prepensionamento siano stati fatti previo incentivo, altrimenti non puoi obbligare nessuno. Credo che il Tar riconosca la disparità di trattamento: nell'univ X si concede proroga ad un pari requisiti e nella Y no, si invita Y a reintegrare. Ma sono poco piu che illazioni non controllo l'argomento e mi affido a ciò che è noto dai giornali e nell'ambiente. Ad ogni modo, a Siena non è stato fatto, se era legge pur di risparmiare l'avrebbero fatto, mi auguro.

 

Strutturati pisani concordano nell'affermare che il loro ateneo è finanziariamente disastrato.

 

Sono anch'io strutturato pisano.

Strutturati pisani concordano nell'affermare che il loro ateneo è finanziariamente disastrato.

 

Sono anch'io strutturato pisano.

beh allora mettetevi d'accordo...

forse il suo "più o meno in regola", corrisponde ad un "siamo messi male" dei suoi colleghi di ateneo...

 

 

Una riga breve perchè mi sovvien un dubbio.

Se da una parte legare i salari alla produttività sarebbe auspicabile, ho quasi quasi paura di questa soluzione (anzi, un certo terrore), nobile in molti paesi, dell'efficacia dubbia in Italia. Basta vedere con quale criterio di merito si finanzia la ricerca pubblica.

O gli appalti dei lavori pubblici.

A parte casi lampanti di gente molto brava nella ricerca e che merita di essere finanziata, spesso ho assistito a finanziamenti anche di una certa entità a ricerche assolutamente ignobili, a gente non competente in materia ma che ha avuto la "soffiata" giusta, bandi per la presentazione di progetti riaperti perchè qualcuno non è riuscito a chiudere in tempo (e che poi ovviamente è stato finanziato), etc., etc., etc....

Se questa è la meritocrazia che ci aspetta, preferisco lo stato attuale....

Segnalo che sulla prima pagina di Repubblica di oggi è apparso un articolo di Tito Boeri dal titolo "La riforma immaginaria dell'Università che muore"

non posso mettere il link perchè non v'è traccia sulla versione online....

Ho trovato un link: http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefeconomica/View.aspx?ID=2010072216234905-2

e questo: http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefEconomica/PDF/2010/2010-07-22/2010072216234905.pdf

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