Per usare bene il bisturi occorrono endoscopi efficienti.

12 maggio 2012 aldo lanfranconi

Mentre sollecitare suggerimenti dai cittadini appare subito come poco più che una pagliacciata (chi leggerà e consoliderà le circa centomila mail finora pervenute?), la scelta di Bondi per tagliare la spesa degli acquisti delle pubbliche amministrazioni a prima vista appare come un'ottima mossa. Competenza e rigore di Bondi sono fuori discussione. Scegliere un ministro o un alto burocrate avrebbe significato non voler risolvere il problema (conflitti di interesse e incentivi sono cose serie). Trovare risparmi negli acquisti è però "mission almost impossible" considerata la molteplicità dei centri autonomi di spesa.

Quasi 109 miliardi (di cui circa 45 di rimborsi a strutture sanitarie convenzionate che, dagli scandali, si sa ci fanno spesso la cresta) dei 136,1 totali spesi nel 2011 per consumi intermedi (qui pagina 8 e 10) sono stati decisi da 20 regioni, 166 ASL, 110 province, 328 comunità montane, innumerevoli enti e circa 8100 comuni.
Pertanto l'80% degli acquisti (consumi intermedi) sono in capo alle autonomie locali e il governo centrale ignora chi ha speso, per cosa, a che prezzo, presso chi e se la spesa era necessaria o meno: può disporre di dati analitici solo dopo almeno un anno. Come si puo vedere dai grafici seguenti, le spese locali per consumi intermedi non solo sono largamente predominanti su quelle centrali ma da quindici anni crescono ad un ritmo quasi doppio rispetto a quello delle spese centrali. I consumi intermedi locali sono cresciuti mediamente ogni anno del 5,5%, i centrali del 2,8% e i prezzi solo del 2%. Tali aumenti di costo non sono giustificati dall'aumento della popolazione (mediamente 0,4% annuo). 

image

grafico ingrandito

prezzi FOI = indice dei prezzi Famiglie Operai ed Impiegati (ex tabacco)

media delle crescite delle varie variabili = (V2011/V1996)^[1/(2011-1996)]

Stessa situazione per oltre il 70% dei debiti commerciali: il governo, oltre ad ignorare i dati precedenti della spesa che ha generato il debito, neppure sa quanto debito è a fronte di spesa corrente (la cui estinzione avrebbe in generale effetti solo sul debito) e quanto a fronte di investimenti (quasi sempre rilevante anche per il conto economico e il deficit annuale), differenza tutt'altro che trascurabile. Dispone solo di situazioni poco analitiche della Corte dei Conti relative all'anno precedente e di elaborazioni informali (pagine da 67 a 69) della BdI in cui il debito è ricostruito in base a interviste ai creditori (molte regioni, i maggiori debitori, purtroppo, non dispongaono di situazioni chiare dei loro debiti).
La responsabilità di questa situazione è prima di tutto della Ragioneria Generale dello Stato e quindi di tutti i ministri che negli ultimi quindici anni si sono scaldati le chiappe sulla poltrona "che fu di Quintino Sella" che, forse ignorando le potenzialità dell'informatica distribuita, non hanno fatto nulla per adeguare la contabilità alla nuova situazione che si andava creando con l'allargarsi delle autonomie. In Messico, per dire, tutti gli ordini di acquisto periferici e i passi del loro iter, convergono in tempo reale al centro. Qui le autonomie sono ancora controllate unicamente attraverso il trasferimento annuale: come se un genitore pensasse di controllare un figlio misurandogli la paghetta e non cercando di capire se con essa compra libri o eroina. Tremonti non deve essere censurato per i tagli lineari, non aveva scelta, ma per non avere fatto nulla per potere avere scelta. 

Tanti auguri a Monti, Giarda, Bondi che vorrebbero tagliare (o almeno farci credere) con il bisturi la spesa e risolvere il problema dei debiti commerciali di cui conoscono dettagli solo di un 20% e 30% rispettivamente. Meglio dire come stanno le cose ed imbracciare ancora una volta la scure: articoli di giornale e studi si fanno su dati aggregati e pare tutto semplice; per agire occorrono i dettagli in tempo quasi reale che latitano. Disegnare il presente è immensamente più difficile che fare considerazioni sul passato o previsioni per il futuro.Giusto un esempio: con gli strumenti ora disponibili dopo quanto tempo il governo potrebbe venire a conoscenza di simili assurdità? E qualora  le venisse a sapere avrebbe poi l'autorità per correggerle?                 

Almeno fino a quando non siano messi in atto validi strumenti di controllo bisogna limitare l'autonomia di spesa degli enti locali, si copi Rajoy! Si godrà, quale effetto collaterale di una maggiore conoscenza di ciò che si spende, di potere acquistare a "costi standard" per la sanità come già avveniva con l'INAM, tormentone di questa legislatura, e di potere ridurre a un ventesimo il numero di potenziali mariouli da tenere sotto stretto controllo. Si aprofitti di questa impasse per far muovere la ragioneria generale a progettare e implementare in tempi brevi una procedura di controllo in tempo reale degli impegni (ordini emessi) assunti dalla periferia. La RGS a volte è estremamente precisa: approvò infatti la Relazione tecnica sulla manovra, 20000 milioni, ponendo una condizione su una posta di mezzo milione (lo 0,0025%). Altre volte lascia invece a desiderare: con l'ultimo D.E.F (pagina 8)., datato 18 aprile 2012, ha consuntivato per il 2011 6963 milioni di euro di imposte in conto capitale  mentre nella RELAZIONE TECNICA AL PARLAMENTO (pagina 6), datata 4 dicembre 2011, stimava la stessa posta in 1762 milioni di euro. Una differenza di 5,2 miliardi, il 30% maggiore di quanto si vorrebbe risparmiare con la spending review. Ma chi può credere che questa differenza si sia creata tutta in dicembre "a sua insaputa"?

Con un controllo in tempo reale (elettronico) degli ordini si potrà anche acquistare a prezzi ottimizzati ben migliori dei prezzi standard, tuttora in via di definizione, che essendo statici, fissati per legge, in un mercato libero, per dirla alla Fantozzi, sono una boiata pazzesca. Ho scoperto proprio stamattina che una software house italiana, la BravoSolution di Milano, ha vinto la gara per la spending review del Regno Unito e del Messico. In questa intervista (il downloading è un poco lento, ci vuole pazienza), anche il direttore di detta s/h si dichiara contrario al "prezzo standard" preferendogli il prezzo "best practice" che si aggiorna in tempo reale.

36 commenti (espandi tutti)

Ecco una "spesa tecnica" che un governo di tecnici dovrebbe fare subito sua.
Non solo il risultato in tempi ragionevoli (da intervista) sarebbe la razionalizzazione della spesa (e recupero di risorse per investimenti), ma anche pubblicità e trasparenza, maggiore efficienza della burocrazia e occupazione nuova e di qualità (nella s/h e forse anche nel pubblico).

ottimo post

marcodivice 12/5/2012 - 16:43

La RGS dice anche che non ci sarà nessun taglio della spesa quest'anno e anche il prossimo

 

E' lo Stato che va riorganizzato eliminado molti centri di spesa e livelli intermedi e decidendo una volta per tutte chi fa cosa dandogli totale autonomia accompagnata da divieto di salvataggio.

Uploado l'intervista su dropbox. Cliccate con il tasto destro del mouse e salvate.

Aldo,

Andando cosi' a naso direi che negli ultimi 5-10 anni buona parte delle spese sono state decentrate (le varie miniriforme "federaliste"). Sbaglio?

Se non sbaglio, allora si deduce dai tuoi grafici che i vari governi hanno aumentato parte della spesa centrale mentre ne decentravano un'altra parte.

Questo sarebbe in linea con l'altra attitudine italica scellerata di cui parliamo spesso (l'ultima volta l'ha fatto ieri Michele in corrispondenza redazionale), ovvero aver approfittato della forte riduzione dei tassi di interessi sul debito post-1998 per aumentare (anziche' ridurre, come si sarebbe dovuto fare) la spesa primaria.

Sì e no. Non bisogna dimenticare che nell'articolo stiamo parlando di costi di acquisto di consumi intermedi: il doppione puo essersi verificato con il personale con trascinamento dei soli acquisti strettamente per il personale stesso (cancelleria, informatica, auto blu) che ritengo nell'ambito degli acquisti totali un secondo ordine.

Inoltre la sanità, che ha avuto il maggiore aumento di costi per c.i., è stata completamente trasferita alle regioni fin dal 1978, con potestà legislativa. Il titolo V è del 2000 ma ha trasferito la capacità legislativa concorrente: le gestioni erano già regionali o concorrenti. Non si nota infatti nel grafico nel 2001 o 2002 una accelerazione particolare della spesa locale. La preoccupazione è più per il calderolfederalismo futuro che con Monti e la crisi ha però subito una battuta d'arresto.(io dico per fortuna perchè il paese non è organizzativamente preparato, lo sarebbe per una secessione dove ogni nuova entità risponderebbe per tutto mentre con il federalismo lo stato centrale deve rispondere per tutto con parte delle scelte non sotto il suo controllo)

La tabella sotto dà la spesa per c.i. locale per classi COFOG ( Classification of the functions of government) ordinata per variazione 2010/1996 decrescente(dati 2011 non ancora disponibili e 2010 non ancora in linea con l'ultima rettifica) e lo split 2010 per le due classi non immediatamente comprensibili. Si noti come il freno sia stato messo solo agli items che possono aiutare la crescita.

 

Scusate l'OT, forse sarebbe interessante aprire una discussione su questa possibilità che mi terrorizza un pò. Solo io sono preoccupato dalla possibile proliferazione delle equitalie ? L'Anci dice che vuole farsi la sua, la regione piemonte si vuol fare la loro.... A che livello e' possibile fare una società di riscossione ? E' possibile che anche il comune di 10.000 abitanti si faccia la sua equitalia (e qui altra proliferazione di società statali con dirigenti pagati cifre astronomiche), in mancanza di quella regionale, oppure anche in presenza di quella regionale ? Già mi immagino arrivare cartelle da due equitalie diverse (siamo in Italia) che chiedono entrambe di pagare somme di vario genere.....

Scusa, cosa intendi in sintesi per informatica distribuita, in che modo e tempi si dovrebbe applicarla?

In ogni caso, non so il contesto messicano, ma quello Inglese è fantascienza rispetto al nostro, loro probabilmente non solo hanno i dati che noi non abbiamo, ma sono anche dati INTEGRI e COMPLETI, ovvero oltre ad esistere senza essere facilmente persi/distrutti DEVONO ESSERE ANCHE VERITIERI!!!

In Italia non potremo averli prima di un decennio, ma quali sono i presupposti per realizzare questa infrastruttura ICT e avere dei dati congrui e disponibili?

Ambito di realizzazione infrastruttura tecnologica:
Irrealizzabile, infatti solo limitandoci all'ambito della realizzazione di queste infrastrutture ICT si dovrebbe radicalmente cambiare le modalità con cui noi lavoriamo e con cui realizziamo e assegnamo le attività, ovvero un cambio culturale che da noi è impensabile. Strategicamente in Italia partiamo male, perchè noi pensiano che sia preponderante la lettera C (communication) mentre invece l'investimento e la progettazione principalmente  è sulla I (Information).
Restringendo ancora l'ambito sull'IT, assumendo anche che abbiamo risolto la parte CT, l'infrastruttura IT sarebbe comunque irrealizzabile solo nella fase iniziale di progettazione, in quanto SONO QUASI INESITENTI LE STRUTTURE NEGLI ENTI CHE SONO IN GRADO DI FARE LA PROGETTAZIONE DI INDIRIZZO E CHE SONO QUINDI IN GRADO DI SCRIVERE I REQUISITI TECNICI al di là di qualche singolo componente ferroso (HW). Il vincitore del bando (amico o nemico che sia) ti fornirà la sua infrastruttura obsoleta e che conosce solo lui, generalmente poco integrabile con il resto dell'infrastruttura ICT già presente nell'ente

Ambiti di gestione dell'infrastrattura tecnologica:
ma avete idea di chi sono i manager degli enti che gestiscono o seguono i fornitori delle infrastrutture ICT, indovinate come hanno fatto carrierra? Avete idea di cosa hanno sotto di loro e di come sono organizzati, non sanno neanche cosa significhi ITIL (per non parlare di ISO 27001 ex BS7799 per la gestione dei processi di sicurezza) indipendemente dall'entità e qualità delle persone che hanno sotto, e magari volete anche che i dati siano anche disponibili e confidenziali negli enti ... ridicolo.  In ogni caso le risorse economiche dipendono dalle strutture politiche dell'ente e che considerano i sistemi informativi un accessorio e non un motore, in ogni caso meno importanti del mantenimento di un cane (come mi ha spiegato un assessore di un comune, anche le leggi non hanno mai mandato veramente in galera qualcuno per non aver realizzato degli adeguati sistemi informatici).
ITIL e BS7799 provengono da BUONE PRATICHE ANGLOSASSONI (BS sta infatti per British Standard), se si pensa che in un contesto di generali WORST PRACTICES si possano ottenere dei risultati analoghi  è per me fantascienza, PARLIAMO INFATTI DI DUE MONDI CULTURALMENTE DIFFERENTI.

Allarghiamo l'ambito sui processi di gestione degli enti:
Il problema dei dati non è solo legato all'esistenza delle banche dati su quello che si acquista nella PA centrale e località, questi sono una parte dei dati, INFATTI MANCA IL TRACCIAMENTO DEI PROCESSI DI GESTIONE DEGLI ENTI che sono parte integrante di questi dati, non ho bisogno di avere gli altri dati per sapere che le cose sono fatte senza nessun riscontro anche nelle modalità e nella tempistica, dobbiano iniziare ad investire nell'ICT che permette di tracciare e automatizzare i processi di gestione per sapere dove si fermano le pratiche, come meglio distribuire le risorse umane ed economiche, LA COMPLETEZZA DELLE INFORMAZIONI RENDE L'ANALISI DEI DATI CONGRUA E VERITIERA.

forse informatica distribuita non era il termine corretto: intendevo dire la facilità di accedere e operare da diversi punti a db e programmi centralizzati. In ogni modo nella multinazionale in cui lavoravo fino a metà anni 90 i dati erano inviati ogni cut off (cut off uguale per USA, Giappone ,  Europa ed Asia) a batch dalla periferia al centro e rinviati, dopo rielaborazione, ai vari uffici. A meno dei rebates ai distributori, tasse, write offs, poste straordinarie che venivano  elaborati a fine mese, si era in grado già da allora di produrre (non che lo si producesse) di un Profit & Loss giornaliero. 

Per l'integrità dei dati esistono anche programmi standard che la garantiscono ad un alto livello e possono isolare quelli sospetti.

Certo che non è facile per quell'ospedale geriatrico che è l'alta dirigenza pubblica e i pochi giovani hanno speso più tempo a leccare che non ad occuparsi di nuove tecnologie, ma non è impossibile.

Qualsiasi multinazionale elettronica utilizza in n sedi sparse per il mondo migliaia di pn (i prodotti che ogni fornitore chiama in modo diverso)  e non acquista in base a un prezzo standard ma a un best price che si forma più o meno come ho descritto nella risposta a Carlo. In caso di fusioni o acquisizioni le procedure vengono unificate in uno due mesi perchè tutte più o meno si basano sugli stessi criteri. Ora l'Italia o fa qualcosa del genere o dimentichi di potere risparmiare sugli acquisti alcunchè.

Certo una procedura simile avrebbe quasi automaticamente escluso in Puglia i Tedesco e i Tarantini. Siamo sicuri che il Governo voglia ridurre la spesa e non ingrassare gli amici.

L'una o l'altra entrambe sono incompatibili.

ed è in ogni caso impossibile da risolvere in quanto, lo ripeto, non esistono e non esisteranno strutture organizzative  in grado di poter progettare e implementare tali infrastrutture.

Anche se si creassero tali organizzazioni i risultati tecnici sarebbero:
a) poco influenti nel rapporto costi/benefici;
b) organizzativamente e politicamente non applicabili/implementabili.

a) :
- abbiamo dei costi ENORMI sui contenziosi degli appalti, l'authority di vigilanza sugli appalti è principalemente finalizzata ad evitare i ricorsi al TAR, quindi generalmente legati all'assegnazione e gestione della realizzazione del bando, a causa di vizi di forma nella scrittura o vizi di contenziosi sulla implementazione della fornitura;
- abbiamo dei costi ENORMI sulla progettazione e i benefici dei beni e servizi che acquistiamo, non dico che non potremmo risparmiare sulla carta igienica, ma sul resto della carta si, purtroppo non c'è nessuno che entra nel merito della progettazione con i requisiti tecnici di indirizzo E ANCORA MENO SULLA NECESSITA' STESSA DEL PROGETTO.
Ho indicato in precedente post come la Regione Sardegna voglia spendere più di cento milioni di euro per tablet e lavagne digitali per le scuole sarde, che saranno obsoleti e distrutti dai ragazzi in due anni, continuando imperterreti  ad avere le scuole senza sistemi informativi. QUALCUNO MI DEVE SPIEGARE CHE CACCHIO SERVE COMPRARLI AL MIGLIOR PREZZO, non certo lo stato italiano che si è complimentato con la Regione Sardegna.

b)
come già detto non ci sono fondi e organizzazioni negli enti per il governo e la gestione dell'ICT, sarebbe inoltre necessario una forte azione politica per  fare delle modifiche alla finanziaria stessa che neanche le associazioni dal basso percepiscono, faccio un esempio su cosa dovrei iniziare a fare se volessi informatizzare gli enti locali:
modificare il patto di stabilità ed alcuni vincoli come quello delle risorse sulla formazione ... e si cari miei, lo stato ha ucciso l'innovazione tecnologica  di tutti i comuni ed enti locali italiani solo agendo sul capitolodi spesa  della formazione; è evidente  che per innovare l'ICT devi alla fine FORMARE il personale dipendente nell'utilizzo delle nuove applicazioni (e non sto neanche parlando dell'organizzazione di progettazione e governance dell'ICT), ebbene tutti i comuni italiani hanno il vincolo di non poter spendere per la formazione più del 50% di quello speso nel precedente periodo (già questo ti uccide l'innovazione), molti comuni che non hanno precedentemente  speso a fondo il capitolo della formazione si trovano il caiptolo con il 50% di un importo che tende allo ZERO, DA ADESSO IN POI I COMUNI CHE INVESTIRANNO IN ICT PER AUTOMATIZZARE E DEMATERIALIZZARE  I PROCESSI NON AVRANNO LA POSSIBILITA'  FORMARE I DIPENDENTI, ANCHE AVENDO UN BILANCIO RICCO  NON POTREBBERO UTILIZZARLO PER QUEL CAPITOLO!!  

A me sembra evidente che in un tale marasma di mancanza di organizzazioni competenti , mancanza di fondi e mancanza di valutazione di impatto delle normative non si può costruire nulla, ancor meno se parliamo di infrastrutture informatiche complesse.

..una quindicina di anni fa per un paio di anni, dopo una serie di attività di gestione e monitoraggio di sistemi e reti "Internet" dalla loro nascità in Italia, ho avuto il seguente ruolo e attività  :

"Responsabile e coordinatore della gestione sistemistica dell’insieme di database del sistema informativo di Telecom Italia Net (TIN) e del relativo sistema di replicazione dei dati su ambienti multipiattaforma. Tale attività comporta il coordinamento della progettazione, gestione e performance tuning delle applicazioni software che compongono i database e i replicatori di dati, nonché dell’analisi di tutte le attività che gli altri applicativi richiedono ai medesimi e delle attività che il sistema stesso richiede all’infrastruttura hardware e di rete. "

Ovvero dovevo gestire sia a livello di coordinamento, che operativamente come DBA, i dataserver e i replication server (mantenendo l'integrità e consistenza dei dati e delle relative strutture dei DB) ,  quello che dal di fuori viene visto come centralizzato è generalmente mooolto distribuito, ma soprattutto accessibile ad una miriade di applicazioni che attraverso gli utenti (una miriade di utenti, tecnici sistemisti e applicazioni più o meno batch) accedono ai  dataserver che gestiscono i database, non a caso il disegno architetturale dell'insieme delle applicazioni e dei database era stato soprannominato "La tarantola", ovvero chi lo tocca rischia di morirci.

Se non ho capito male, più o meno quello che intendevi dire come "la facilità di accedere e operare da diversi punti a db e programmi centralizzati", o sbaglio?

Il punto politico di fondo che l'articolo di Aldo evidenzia e' che il federalismo all'italiana e' una follia. Esso precede la Lega Nord ed e' un'invenzione democristian-comunista degli anni '70 (la famosa "attuazione del decentramento regionale come previsto dalla costituzione", che entrambi vollero). La sua realizzazione progressiva, soprattutto a partire dal 2000 ha prodotto gli effetti che si vedono. Non sorprendenti, alla luce di un minimo di buon senso economico.

La responsabilita' della LN, ovviamente, c'e' assieme a quella di PdL e PD: negli ultimi 15 anni la possibilita' di riformare il meccanismo FORZANDO responsabilita' fiscale e di pagamento spese su chi le spese effettuava c'era tutta e non e' stata utilizzata. Di nuovo, niente di sorprendente ma occorre sempre ricordare alle anime belle italiche che nulla di quanto sta succedendo e' dovuto al caso, ai mercati, al liberismo selvaggio o alle cattive previsioni degli economisti. E' dovuto alla politica italiana, che e' fatta di elettori ed eletti. 

 

Fine

Renzino l'Europeo 13/5/2012 - 17:26

il federalismo all'italiana e' una follia

Mettere la parola fine al c.d. "federalismo all'italiana".

Basta ideologia. Sì al centralismo burocratico ed amministrativo delle spese.

Annullamento degli impegni fatti finora.

E' ora di finirla, se ancora non vi foste lavate le orecchie.

RR

 

 

Il punto politico di fondo che l'articolo di Aldo evidenzia e' che il federalismo all'italiana e' una follia.

Corretto, ma sono restio a definire "federalismo", pur precisando "all'italiana" quello che è stato fatto in Italia. Anzi per me non ha nulla a che vedere con il federalismo. Ci dovrebbero essere punti chiari e incontrovertibili per poter definire tale un federalismo, cosi' come quando osserviamo un elefante siano sicuri che non sia un cane. Nemmeno un "cane all'africana".

Corretto, ma sono restio a definire "federalismo", pur precisando "all'italiana" quello che è stato fatto in Italia. Anzi per me non ha nulla a che vedere con il federalismo.....

Concordo pienamente nel limitare l'uso del termine federalismo. Il sistema italiano, così come è configurato, è (e rimane) prevalentemente "finanza di trasferimento", con l'aggravante che il trasferente (lo stato centrale), dopo l'introduzione di una (pseudo) forma di autonomia, non è più in grado di controllare, sia dal punto di vista quantitativo, sia qualitativo l'erogazione dei servizi ma si limita a trasferire un ammontare di risorse definito per uno specifico settore (per fare poi che cosa non si capisce).

L'aspetto sostanziale del federalismo è basato sul "Principio di Responsabilità", secondo il quale, il livello istituzionale erogatore del servizio dovrebbe, attraverso l'autonomia impositiva, essere anche il principale responsabile per il reperimento delle risorse destinate all'erogazione dello stesso . In questo modo, l'Ente Locale è incentivato ad erogare il livello desiderato di servizio ed a migliorare l'efficienza in termini di costi-benefici. In un Paese, come il nostro, dove l'autonomia impositiva è piuttosto scarsa rimane estremamente difficile individuare il responsabile istituzionale (per non parlare poi delle responsabilità individuali per quanto riguarda il dissesto della finanza pubblica, in modo particolare quella locale).

Non vorrei che adesso qualcuno affermasse: Beh!!! abbiamo iniziato con un sistema centralizzato scarsamente funzionante, abbiamo introdotto il federalismo che funziona ancora meno, forse è meglio tornare al centralismo!!.... In realtà, il termine corretto per definire il sistema di governo recentemente introdotto è: anarchia decentralizzata delle decisioni di spesa con sistema centralizzato di trasferimento delle risorse, quest'ultimo definito attraverso il Patto di (In)Stabilità .

L'aspetto sostanziale del federalismo è basato sul "Principio di Responsabilità", secondo il quale, il livello istituzionale erogatore del servizio dovrebbe, attraverso l'autonomia impositiva, essere anche il principale responsabile per il reperimento delle risorse destinate all'erogazione dello stesso 

sulla carta nulla da eccepire ma a mio avviso non è sufficiente; e se l'ente fa deficit che si trasferisce allo stato centrale che ne deve rispondere con il fiscal compact che si fa? Il deficit verrebbe coperto con il debito pubblico centrale o ogni livello istituzionale sottostante lo stato centrale sarebbe tenuto a gestire il suo debito emettendo titoli propri di debito da piazzare sul mercato? Dalle infinite discussioni sull'IMU quasi inutili, io ho appreso che le regioni più in deficit, concedendo molte generose detrazioni praticamente incassavano quasi nulla dalla vecchia ICI: questo mi suggerisce che il paese non è culturalmente preparato per il federalismo che tu caldeggi. 

come fa?

valerio 14/5/2012 - 21:55

La Repubblica può fare un fiscal compact interno e obbligare PER LEGGE gli enti territoriali a mantenere i propri bilanci all'interno di parametri prefissati. Teoricamente è molto più facile da attuare di quello europeo, dato che non si infrangono sovranità nazionali. Questo avviene ad esempio in Svizzera on in Germania.

Dico teoricamente perchè in italia gli enti territoriali pubblici, no, meglio, ALCUNI enti territoriali pubblici, sono benissimo in grado di VIOLARE LA STESSA LEGGE e poi richiedere con successo il ripianamento da parte delle casse statali.

.... se l'ente fa deficit che si trasferisce allo stato centrale che ne deve rispondere con il fiscal compact che si fa? Il deficit verrebbe coperto con il debito pubblico centrale o ogni livello istituzionale sottostante lo stato centrale sarebbe tenuto a gestire il suo debito emettendo titoli propri di debito da piazzare sul mercato? ....

Questo succede anche oggi, non c'è bisogno di passare al federalismo per infrangere le regole. La soluzione, come in altri casi, è che chi sbaglia deve pagare. Se tu non hai un responsabile istituzionale (ed insisto anche per una responsabile individuale), qualsiasi vincolo imposto non è credibile. La soluzione al problema è la sospensione del governo locale e il commissariamento fino a quando l'ente ritorna ad un equilibrio di bilancio compatibile con le regole vigenti (il patto di stabilità o il fiscal compact se lo si vuole introdurre a livello locale). Come affermato nel commento di Valerio, il fiscal compact dovrebbe essere attuato più facilmente a livello locale perchè non vi dovrebbero essere limiti alla sovranità nazionale. Il problema è si culturale ma non perchè manca l'esperienza nella gestione di un sistema federale ma per assenza di VOLONTA'. Stantibus rebus, meglio l'opzione centralista (second best) che "l'anarchia decentralizzata delle decisioni di spesa con sistema centralizzato di trasferimento delle risorse".

Quanto scritto sia da te che da Valerio è coerente se ci si accontenta di un controllo annuale, quando l'eventuale frittata è già stata servita e l'ente centrale ne deve subire comunque le conseguenze (con l'unica consolazione del commissariamento dell'ente politico responsabile e con il compito, non di recuperare il danno, ma solo di mettere l'amministrazione  nella condizione di non continuare a farlo). Io invece penso a un controllo continuo in modo da potere evitare il danno. Questo non è necessariamente centralismo ma può definirsi autonomia o federalismo sorvegliati e limitati per essere coerenti con gli impegni e gli interessi dell'ente centrale. Coloro che sostengono la vostra posizione sono anche quasi sempre certi che quando l'ente risanato tornerà autonomo, alla sua guida ci saranno politici diversi dai responsabili dello sforamento e quindi delle eventuali nuove imposte necessarie per recuperare la situazione, perchè i primi saranno puniti dagli elettori. A me sembra una visione ideale come se la maggioranza degli elettori votasse in funzione dei suoi veri interessi e non influenzata da caste locali spesso beneficitarie delle misure responabili del deficit.

Coloro che sostengono la vostra posizione sono anche quasi sempre certi che quando l'ente risanato tornerà autonomo, alla sua guida ci saranno politici diversi dai responsabili dello sforamento e quindi delle eventuali nuove imposte necessarie per recuperare la situazione, perchè i primi saranno puniti dagli elettori. A me sembra una visione ideale come se la maggioranza degli elettori votasse in funzione dei suoi veri interessi e non influenzata da caste locali spesso beneficitarie delle misure responabili del deficit.

La mia visione non è ideale; oggi il commissariamento è spesso solo di tipo di politico cioè rimane in mano agli stessi che hanno provocato il danno i quali, in tal modo, possono continuare la loro rete clientelare (si pensi ad esempio al settore sanitario per la Regione Lazio che è stato commissariato ma è rimasto in mano al governatore). Aggiungo e sottolineo ancora una volta che è necessario introdurre anche un concetto di responsabilità individuale; se un comune fallisce deve essere perseguito in primis il sindaco ed eventualmente la giunta o una sua parte. Ciò significa che i responsabili dovrebbero essere interdetti alla gestione della cosa pubblica PER LEGGE e quindi essere "giudicati" indipendentemente dai risultati elettorali e dalle elezioni. Così come un privato cittadino è perseguibile penalmente in caso di fallimento anche il responsabile di un Ente Pubblico dovrebbe rispondere del dissesto finanziario dell'Ente stesso. Non voglio dire che la gravità (e quindi la pena) sia la stessa perchè le circostanze e la forza contrattuale è differente in ciascuno dei suddetti casi ma non possiamo far finta di nulla quando qualcuno mette a rischio il "bene comune". Inoltre, se non siamo in grado di far funzionare il Fiscal Compact a livello locale come possiamo immaginare di sottoscrivere ed accettare tale accordo a livello nazionale? Se queste sono le condizioni dico: l'Italia deve uscire immediatamente dalla zona Euro, prima che sia troppo tardi.....

Corretto, ma sono restio a definire "federalismo", pur precisando "all'italiana" quello che è stato fatto in Italia.

Concordo.  In Italia e' stato fatto un ridicolo decentramento dove lo Stato centrale mantiene il controllo pressoche' totale dell'esazione fiscale e si riserva ampia discrezione nel redistribuire, e dove sciaguratamente degli incompetenti / disonesti a Roma spediscono soldi Regioni ed enti locali senza chiedere indietro nemmeno uno straccio di bilancio della spesa locale, che infatti alcune tra le regioni piu' disastrate semplicemente non hanno.

Ai culturi della nuova ideologia della spesa centralizzata stile Consip chiedo di informarsi se e' in questo modo che Olanda, Svizzera e Svezia hanno bilanci in ordine e sviluppo economico.

Un paio di settimane fa ho creduto che il mio vecchio PC (classe 2004) avesse alla fine tirato le cuoia. Poi mi son reso conto che era solo la scheda grafica che si era fritta: l'ho sostituita con una di recupero ed il PC è ritornato in vita.

Tuttavia ho cominciato a valutare l'eventualità di acquistarne uno nuovo: visto che i fondi di ricerca disponibili son risicati, ho pensato di provare a vedere cosa c'era sul catalogo CONSIP.

Premessa: acquistare materiale informatico con CONSIP non sempre è una scelta conveniente: il mio vecchio PC, che avevo acquistato con questo canale nel 2003, arrivò solo dopo 6 mesi (in un settore che corre come quello dell'informatica son decisamente troppi). Tuttavia, visto che tanto stavolta non avevo alcuna fretta, ho provato a curiosare un po' sul sito CONSIP per vedere se c'era qualcosa di conveniente (anche mettendo in conto un certo ritardo).

Sorpresa: per consultare il sito CONSIP servono dei codici di accesso che io non ho (devo per forza rivolgermi alla segreteria).

 

Ma vi pare normale questa situazione? C'è una spiegazione razionale?

Sembra quasi che si voglia scoraggiare l'acquisto in convenzione....

non non è normale

io non credo che il Consip come centro di acquisti tout court possa ottimizzare la spesa.

Il Consip dovrebbe avere quotazioni per varie quantità delle varie commodities ma dovrebbe essere anche formato un database su base nazionale, aggiornato ad ogni nuovo ordine delle amministazioni centrali, locali o enti ad essi riferiti, che conservi per ogni commodity i prezzi spuntati dai vari centri di spesa  (franco fornitore per potere renderlo indipendenti dai costi di trasporto (fornitore a Milano  cliente a Milano oppure a Catania)). Nel Database il Consip dovrebbe essere assimilato a un fornitore qualunque. Dal database si aggiorni la distribuzione per prezzo crescente dei records degli ultimi 30-60 giorni  e si determini la media del primo decile. Quando un utente inserisce un ordine questo vieni rifiutato se > quotazione Consip (se contenuta nal primo decile) o media primo decile (su distribuzione aggiornata franco cliente, tramite tabella, che tenga conto della ubicazione del fornitore e del punto di consegna ). In questo ultimo caso  all'utente vengono anche visualizzati i fornitori con prezzi minori (Consip compreso ) e con il lead time a cui deve rivolgersi. In caso contrario  l'ordine viene accettato. Devo chiarire che prima di avere la pretesa di ottimizzare i prezzi di acquisto bisogna essere rigorosi sui termini di pagamento. Se la ASL di Tolmezzo paga sempre entro 60 giorni ed ha ottenuto un prezzo  di 100 difficilmente sarà accettato per l'ASL di Palmi, che paga olte i mille giorni, un prezzo minore di 115-120. Per quanto concerne il lead time una consegna entro una settimana sarà più cara di una entro sei mesi: chi ha urgente bisogno del bene difficilmente potrà godere del "best price". In questo caso dovrà chiedere l'autorizzazione per un prezzo rifiutato in automatico: io per ogni utente formerei un db in cui siano raccolti tutti gli ordini, ciascuno con l'extra valore da pagare, autorizzati per "urgenza". Sarebbe bello potere fare pagare all'utente una % dei soldi persi grazie al suo ritardo nell'ordinare. Possono essere autorizzati anche casi particolari e documentati per il ritardo (esempio scorta non utilizzabile per qualche motivo). Il sistema puo anche ricordare, in base a scorte e consumo, quando bisogna riordinare con lt decente.Naturalmente la descrizione precedente è a grandi linne, neppure una policy, ma esistono moltissime s/h in grado di realizzare un programma ad essa coerente, anche senza i millenniXuomo spacciati per precedenti programmi o siti delle PA.)

Dove lavoravo (circa 50000 part numbers, 5000 clienti in tutto il mondo) funzionava così, fatte le debite differenze, sul lato accettazione ordini. 

Il cosidetto "prezzo standard" aggiornato una tantum almeno per le commodities non ottimizza un bel niente. I prezzi delle commodities in un libero mercato, non su quello degli amici e qui sta spesso il punto, hanno nel tempo fluttuazioni significative per cui quando sono bassi il "costo standard" fa perdere soldi e quando fossero alti è difficile rispettarlo.

CONSIP

Carlo Carminati 16/5/2012 - 08:52

Ma nel modello che delinei forse non sarebbe nemmeno necessario ricorrere a CONSIP: quest'agenzia sarebbe inutile, o sbaglio?

Comunque il tuo ragionamento presuppone che i beni che si vendono/comprano siano intercambiabili, e immutabili. Questo non e': sai bene che ci son mobili/utensili che durano una vita ed altri che dopo poco la scadenza della garanzia sono gia' inutilizzabili. Ed il valore di un prodotto di elettronica puo' calare sensibilmente anche solo dopo pochi mesi (in questo caso il tempo di consegna equivale davvero a denaro).

A parte queste problematiche (che non dovrebbe essere troppo difficili da risolvere) son d'accordo che un sistema del genere sarebbe piu' razionale. Ma sono anche convinto che le spese pazze degli enti non siano dovute tanto alla disorganizzazione quanto al fatto che c'e' sempre qualche cricca che rubacchia in maniera piu' o meno fantasiosa. Se un sistema del genere funzionasse, verrebbe certamente boicottato (proprio perche' funziona).

Il sistema serve sopratutto per le commodities che devono essere tutte in una tabella e per ognuna i venditori qualificati.

Ma nel modello che delinei forse non sarebbe nemmeno necessario ricorrere a CONSIP: quest'agenzia sarebbe inutile, o sbaglio?

La Consip avrebbe il compito di ottenere quotazionj per una % del consumo annuale; fatto questo verso l'utente diviene un fornitore come gli altri.

Il rapporto prezzo/lead time è dovuto al fatto che se la consegna richiesta è lunga tutti i possibili fornitori potrebbero soddisfarla avendo il tempo per adeguare i volumi di produzione. Se il tempo di consegna richiesta è breve solo chi ha il bene a magazzino può soddisfarla e quindi puo chiedere un prezzo anche molto alto.  

 Ma sono anche convinto che le spese pazze degli enti non siano dovute tanto alla disorganizzazione quanto al fatto che c'e' sempre qualche cricca che rubacchia in maniera piu' o meno fantasiosa. Se un sistema del genere funzionasse, verrebbe certamente boicottato (proprio perche' funziona)

e questo è il punto anche nel privato, con diversi U.A,,gli Uffici Acquisti non gradiscono sistemi simili. Voglio fare notare che un simile sistema permetterebbe di misurare in modo oggettivo la performance di ogni buyer totalizzando il risparmio/perdita annua dei suoi acquisti rispetto al best price del momento. Tu o Marino dovreste solo inserire ciò che volete acquistare e, se c'è, il tempo limite di consegna richiesto: ogni struttura Università, insieme di comuni, ASL, ospedale dovrebbe avere un centro acquisti  ai quali convergono le richieste, che eventualmente consolida e che usa il sistema.

Questi centri di acquisto potrebbero essere meno di mille. Stasera controllo con mia figlia ma non mi stupirei se ogni reparto di ospedale oggi funzionasse come centro di acquisti. 

Articolo eccellente nel centrare il problema e nell'indicare la soluzione a lungo termine. A mio avviso, sul breve e medio, ma integrativa anche sul lungo, vi è una strategia che propugno da anni e che trovo estremamente funzionale: dare facoltà e/o incarico a personale qualificato, con criteri diversi a seconda dei casi, di proporre alternative alle strategie e le singole scelte amministrative di ogni amministrazione, motivandole e indicandone analiticamente i vantaggi.
Qualora la proposta superi il vaglio di un tot variabile a seconda dei casi di valutatori qualificati, passerebbe automaticamente, sostituendo la strategia amministrativa dell'ente.
Solo nel caso che questa scelta si riveli davvero conveniente, proponente e controllori che han dato parere positivo riceverebbero dei guadagni in misura proporzionale al risparmio (o all'utile) prodotto per le casse pubbliche, nonché un punteggio positivo tale da permettergli di ridurre il numero di valutazioni positive necessario a far passare loro future proposte - aumentando dunque la propria percentuale sugli utili generati - e scalando analogamente le classifiche come controllori. Punteggi che conviene siano fondamentali per l'attribuzione di incarichi nella pubblica amministrazione.
Nel caso che ritengo poco probabile di un intasamento da eccesso di proposte, si potrebbe imporre un costo alla presentazione di domande, magari da pagare solo in caso di rifiuto. In caso di diverse proposte riguardanti lo stesso tema e reciprocamente escludentisi, ci sono molte strategie valide, in particolare quelle ovvie riguardo agli incentivi e alla perdita di punti dei controllori implicati.
L'anonimato delle domande e dei controllori a cui vengono inoltrate, eventualmente con l'incentivo a denunciare tentativi di corruzione e simili ridurrebbe al lumicino i rischi, comunque inferiori, di concussione, corruzione, collusione e simili.

Tutto ciò è a costo zero e conveniente, producendo vantaggi in base al merito solo in misura proporzionale ma sempre inferiore al vantaggio pubblico derivato.
Ha il vantaggio di incentivare la partecipazione, la responsabilità, la capacità, le conoscenze distribuite sul territorio integrando e migliorando le capacità d'intervento, adattamento e versatalità di qualunque leviatano burocratico centralizzato, fosse anche il più efficace, efficiente e correttamente informatizzato (come è difficile aspettarsi in Italia).
Ha il vantaggio di ridurre l'arbitraria corruttibilità e facile assunzione di logiche clientelari e svantaggiose per la collettività delle pubbliche amministrazioni, introducendovi la competizione e il merito senza gonfiare i costi pubblici per favorire il lucro dei vincitori della competizione.
Anzi, si potrebbero contenere enormemente le retribuzioni dei manager pubblici offrendole a chi, in un certo range di punteggi, guadagnerebbe altri punti dal chiedere personalmente retribuzioni meno esose. Mal'alleggerimento, l'autonomia, la diversificazione, la competitività di tutto il sistema statale sarebbero generali e ingenti per ovvi motivi, ancor più se si permette alle singole entità amministrative di sperimentare criteri e loro tarature particolari per migliorare la resa dei meccanismi in questione, salvo impedirle qualora non diano risultati convenienti.
Può funzionare con tutto ciò che è misurabile e, quel che non lo è, ha tutto il diritto di rimanere soggetto alle soggettività preminenti nelle varie collettività in base ai criteri da queste prescelti (maggioranza più o meno qualificata, scelte "premio" per i migliori, consuetudine, innovazione, quant'altro...)

Tutto ciò naturalmente non è in contrasto con l'adozione di sistemi informatici efficienti e centralizzati per la spending review, anzi, l'adozione di questo metodo, ci scommetto, sarebbe la via più veloce per garantire l'implementazione anche di quelli.

Adoperando un siffatto metodo, dunque strutturando le proposte con capo e coda, eventualmente chiedendo ad addetti pubblici in grado di farlo di farsi carico della componente analitica, in particolare del calcolo costi/benefici e rischi/opportunità, avrebbe perfino senso l'iniziativa ministeriale di interpellare la popolazione su sprechi, miglioramenti, innovazioni. Non è affatto detto che un genitore non possa avere brillanti idee su come migliorare, ottimizzare le spese o ridurre gli sprechi in una particolare o in ogni scuola, così come è verosimilmente pieno di imprenditori o dipendenti privati che potrebbero indicare modi per risparmiare/migliorare e lo farebbero volentieri, se potessero, forse anche gratis e a maggior ragione per guadagno (nessuno è costretto a incassare e può sempre distribuire come crede i suoi proventi).

Naturalmente è difficile che si implementi qualcosa del genere dall'alto, anche se converrebbe sicuramente a molti bravi e competenti che stanno in basso e anche non troppo in alto, nonché a lungo termine probabilmente a tutti.

è vero! Ma rimane la difficoltà, per come la cosa è stata fatta, separare il loglio dal grano. Come trovare i suggerimenti originali fra 100000?

Molti suggerimenti sono per forza relative a situazioni che tutti conoscono compresi Monti, Giarda e Bondi. Non è ancora il tempo di usare la lima fine ci sono ancora  canali di colata e bave. Ma gli sprechi(=furti) evidenti sono a vantaggio della casta e chi li tocca muore, come i fili della luce.

Le tecniche ci sarebbero, penso

anche questo è vero, seppur non sufficiente per produrre risultati positivi. A maggior ragione se, come ci scommetto, il 90% delle proposte si riduce a copie precompilate di proposte di taglio delle spese militari (con particolar riferimento agli F-35 su questo sito già trattati in senso divergente), a proteste contro gli stipendi e i privilegi dei parlamentari e a frizzi e lazzi vari.

Scommetto che, se qualcuno ha inviato proposte innovative, magari addirittura ben circostanziate, anche senza una compilazione categorizzata e richiedente il rispetto di determinati criteri, sarebbe facile individuarle, se solo si volesse. Resta il fatto che, supposto che si voglia individuarle, resta ritengo insormontabile la giusta obiezione di Lanfranconi, soprattutto se si include nei vantaggi della casta quello di procurarsi i mezzi per alimentare le clientele.

con il metodo sopra accennato della "peer review" si potrebbe far molto, ancor più se le proposte venissero strutturate come brevemente indicato ma facilmente intuibile, con un'analisi referenziata dei dati su cui si basano, oppure avessero bisogno di ricevere tali integrazioni da sostenitori terzi o un certo numero di approvazioni per ottenere tale verifica da fonti istituzionali (anch'esse soggette a pubblico controllo).
Sono assolutamente d'accordo sul fatto che la maggior parte degli sprechi siano a vantaggio dei poteri forti ma ho dei dubbi sulla loro forza residua di opposizione.
Sono convinto che tale metodo sarebbe più proficuo e meno manovrabile dai medesimi della democrazia diretta propugnata dal M5S, per esempio, mentre penso che potrebbe incontrare i favori di molte delle migliori menti nazionali, anche per interesse privato, anche se assunte nelle istituzioni. Per quelle che sono le mie modeste conoscenze della specie umana dubito che questo possa bastare a far loro sposare la tesi, anche se penso che, qualora alcuni accademici dotati di una certa stima pubblica e inseriti in "salotti" periferici, potrebbero bastare a dare credibilità e un minimo di consenso a una formulazione un po' meno rudimentale di quella su esposta, trovando facilmente sponda in molti giovani impegnati nelle istituzioni, come anche nel privato, e pure in certa parte considerevole dell'arcipelago dei movimenti sia liberali che di sinistra.

Certo Monti, né alcun partito uscente vincitore dalle prossime elezioni, né probabilmente il M5S se putacaso (per assurdo, direi, almeno oggi) arrivasse tra un anno ad avere la maggioranza assoluta, potrebbero, se mai volessero, implementare qualcosa del genere. Ma viviamo in uno scenario di crisi che aumenta le possibilità di variazioni sistemiche indotte da strutture periferiche meglio adattative alla situazione e star dalla parte della ragione offre comunque i suoi vantaggi.

Non si potrebbe creare un portalone unico e obbligare chiunque abbia capacità di spesa  a fare data entry manuale di ogni operazione?

Una cosa del tipo: affinchè un ente qualsiasi spenda anche un solo euro occorre che

1-Un qualche valletto faccia data entry dei dettagli della spesa

2-Salvato il record, il valletto stampi la pagina di sintesi su carta 

3-Il barone di turno appone firma sigillo e ceralacca sulla cartuscella e la spesa diventa autorizzata

 

In questo modo il burocrate medio è convinto di fare una delle procedure burocratiche che tanto ama, ma nel frattempo ci troviamo un bel database alimentato in tempo reale.

 

No data entry, no party. Perchè no?

Punto 1
Il data entry si fa già troppe volte: acquisto di un libro in una biblioteca universitaria, e automatizzata più o meno allo stato dell'arte: inserisco il prezzo per chiedere il preventivo, lo inserisco nell'ordine, lo reinserisco quando arriva il libro insieme ai dati della fattura, la collega dell'amministrazione ha già inserito l'importo dell'ordine per chiedere il CIG, lo reinserisce quando paga la fattura... insomma, non c'è un modo di ottenere i dati senza aggiungere un'altra data entry?

punto 2
in un'altra vita immatricolavo auto alla motorizzazione. Alle 11, quando tutti gli uffici provinciali immatricolavano, il sistema andava a passo di lumaca.
Pare che lo stesso succeda al portale http://www.autoritalavoripubblici.it/portal/public/classic/Servizi

per richiedere CIG e CUP (che più o meno è una buona approssimazione di quello che proponi: senza CIG non si può pagare niente... visto che l'hanno già fatto?)

Il problema della lentezza del punto 2 è risolvibile, basta fare le cose per bene.

 

Il punto 1 lo rovescerei: voglio il data entry per le mie finalità conoscitive e di monitoraggio della spesa, dopodichè il dato inserito si può recuperare e mettere a disposizione per tutte le altre finalità (fatturazione, archiviazione etc).  

voglio il data entry per le mie finalità conoscitive e di monitoraggio della spesa, dopodichè il dato inserito si può recuperare e mettere a disposizione per tutte le altre finalità (fatturazione, archiviazione etc).

e tra l'altro non ho mai sentito menzionare i dati così raccolti per la spending review.

 

Devi richiedere il CIG per la singola spesa (la G sta per "gara", si suppone che a monte di orni decisione di spesa ci sia una gara  per scegliere l'offerta più vantaggiosa, che non è sempre vero) e poi il codice va riportato su ogni fattura relativa alla spesa. Il problema è che il software per la richiesta CIG non dialoga con quelli operativi, nel mio caso il gestionale della biblioteca, per cui non posso recuperare il dato dell'importo, che comunque sarebbe aggregato per l'intero ordine, mentre a me serve il valore dei singoli libri.  

Comunque, faccio un esempio, proprio ieri mi è arrivato un preventivo di un fornitore solitamente affidabile, che mi ha offerto lo sconto del 21%... solo che ha sovrastimato il costo dei libri: un catalogo di mostra del Louvre a 49 € prezzato 79,90 di base, per esempio.  Se non me ne accorgevo, facevo spendere un centinaio di euro in più su un ordine di quattro libri, e tutto l'inserimento in una database centralizzato non serviva a niente (anche perché hai un CIG per 360 euro di "materiale bibliografico"... senza sapere i prezzi di mercato di quello che c'è dentro non puoi giudicare se è un prezzo congruo. )

 

Allora, oltre il data entry dell'importo, dovresti acquisire anche i preventivi e la composizione analitica della spesa: pensa alla sanità. Richiedo una autorizzazione di spesa di Xmila euro per "materiale di consumo", poi dentro ci sono i cerotti o le siringhe usa e getta a dieci euro l'uno.  

Ci sarebbero due possibilità, una è far diventare il Consip un "superportale" dove uno possa vedere i prezzi di tutti i possibili  fornitori, una specie di Kelkoo o MisterPrice per la PA, l'altra è definire i vari programmi gestionali in modo da farli colloquiare col database di monitoraggio. Oppure il controllo si potrebbe fare sulle somme erogate dalle banche che fanno il servizio di tesoreria ai creditori, se quello che serve è il dato quantitativo aggregato

Mi sembra interessante una lettera al Corriere della sera di domenica 13 maggio, che riporto qui sotto (non compare on line).

 

La diminuzione della spesa

di STEFANO STEFANEL

Dirigente scolastico


La spending review sta andando per il momento malissimo. Il ministro Pietro Giarda ha fatto di recente delle ammissioni piuttosto strane sull’impossibilità di tagliare seriamente la spesa dello stato, mentre anche alcuni commentatori importanti come Francesco Giavazzi, Aberto Alesina, Alberto Bisin, Alessandero De Nicola hanno manifestato seri dubbi sull’azione del Governo in questo senso.

            Con le attuali leggi e gli attuali contratti collettivi esistono elementi di spesa che altri sistemi nazionali non hanno: mansionari rigidi che prevedono personale in esubero rispetto alle necessità, rigidità nelle mansioni e quindi impossibilità di gestire le piante organiche dello stato in forma flessibile in base alle esigenze e non alla situazione storica, contratti lunghissimi e minuziosissimi che annidano centri di spesa ad ogni pagina, meccanismi di controllo e di spesa legati all’idea che chi lavora nello stato abbia tendenza ad imbrogliare o a rubare, leggi che impongono spese anche inutili o dannose, rigidità dei capitoli di bilancio che rendono complesse manovre di compensazione. Il mio non è un elenco esaustivo, ma illustra alcune situazioni che tutti conoscono o possono conoscere.

            Recentemente il presidente del consiglio Mario Monti ha dichiarato di essere preoccupato perché il tetto agli stipendi dei dirigenti statali avrebbe diminuito l’attrazione verso il posto statale anche se di alto livello.  Invece penso che quella sarebbe la grande fortuna dell’attuale governo: una fuga in massa degli attuali direttori generali o dirigenti di alto livello, con un loro ricambio per non più del 30% dei casi con personale più giovane e disponibile a farsi retribuire secondo il tetto previsto e l’eliminazione dall’organico dello stato del restante 70% dei posti sarebbe un elemento in grado di rendere più snella ed efficiente la macchina statale.

            Il principale ostacolo alla spending review sono i direttori generali e gli alti dirigenti dello stato, in quanto questi sono fedeli in primo luogo all’organizzazione che dirigono e poi allo stato che li ha messi lì. Chi lavora come dirigente nello stato fin da subito impara che lo stato è il nemico, che i suoi colleghi di altri ministeri o dipartimenti sono pronti a porre tutte le barriere burocratiche che possono, che il fallimento di una politica statale fa la gioia di tutti coloro che lavorano nello stato e non sono direttamente interessati da quella politica.

            I direttori generali e gli alti dirigenti dovrebbero essere l’elemento base della spending review, invece sono per lo più succubi verso i sindacati o le varie lobby, tendono alla propria conservazione, non accettano logiche di taglio perché sanno che ne saranno considerati responsabili.

            Per il dipendente statale il buon dirigente è quello che fa spendere di più non di meno alla sua organizzazione, è quello che riceve più soldi non meno, è quello capace di mantenere del personale anche a non fare nulla, non quello che riesce ad ottenere gli stessi risultati con tagli di organico.

            O l’attuale governo riuscirà a lavorare senza i suoi direttori generali o dirigenti di alto livello o dovrà continuare a lavorare per loro. I meccanismi di valutazione in Italia non esistono o se esistono producono premi a pioggia per tutti. Lì si insinua la spesa senza controllo.

            Finché le leggi italiane saranno scritte da quei direttori generali e da quei dirigenti produrranno sempre contenzioso e aumenti di spesa. Perché loro sanno benissimo come ingabbiare la volontà politica dentro le maglie di un italiano subdolo e interpretabile in vari modi.

 

Aneddoticamente riporto quanto scrive la Corte dei Conti sulla spesa degli organi centrali dello Stato in cui alcuni sembrano riporre una fiducia pericolosa e ingiustificata:

E poi c'è Palazzo Chigi. Nell' annus horribilis del pubblico impiego, mentre scattava quel giro di vite senza precedenti, era l'unico posto dove paghe e dipendenti continuavano ad aumentare a ritmi forsennati. Alla presidenza del Consiglio dei ministri, nel 2010, si spendevano per gli stipendi al personale 198 milioni e 700 mila euro: l'11,2% in più in un solo anno. Depurando la cifra degli arretrati, si arriva addirittura al 15,5%. Semplicemente pazzesco l'aumento dell'esborso per le retribuzioni dirigenziali, cresciuto del 20%. Con punte astronomiche del 35,5% e del 57% rispettivamente per i dirigenti di prima e seconda fascia a tempo determinato. Il tutto mentre anche il numero dei cedolini saliva senza sosta. Alla fine dell'anno raggiungeva le 2.543 unità con un aumento del 7%, che toccava l'8,9% considerando il solo personale non dirigente. Motivo, la stabilizzazione di ben 142 precari.

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