Valutazione universitaria? Ripassare tra 55 anni, grazie

26 giugno 2012 francesco drago e giulio zanella

L'Italia e' la riserva mondiale per la protezione e la riproduzione dei diritti acquisiti. Anche il diritto a non pubblicare un cazzo è protetto. Lo afferma Sua Eccellenza Chiarissimo Professore Presidente Emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida.

UPDATE Il ricorso sarà discusso al TAR mercoled' prossimo 5 settembre. Speriamo bene

Il MIUR (Ministero Istruzione, Università e Ricerca) ha recentemente emanato il regolamento per le prossime abilitazioni nazionali ai ruoli di professore associato e ordinario.  Una delle novità è che un professore non potrà far parte di una commissione se la sua produzione scientifica è inferiore alla mediana degli ordinari nel settore scientifico in questione. L'ANVUR (Agenzia Nazionale per la Valutazione dell'Università e della Ricerca) farà una graduatoria dei professori ordinari sulla base di alcuni criteri, chiaramente indicati nel regolamento e facilmente controllabili da chiunque (e diversi a seconda delle discipline).  Solo i professori che si trovano nella metà superiore di tale graduatoria (sopra la mediana, cioè) potranno fare domanda di diventare commissari e la commissione sarà sorteggiata fra loro.Stesso criterio vale per i candidati: non puoi diventare professore ordinario se hai meno pubblicazioni della mediana degli ordinari negli ultimi dieci anni o professore associato se hai meno pubblicazioni della mediana degli associati. Poi le commissioni potranno giudicare ciascun candidato e dichiararlo idoneo. L'idoneità è condizione indispensabile per accedere ai concorsi che le università bandiranno per assumere i nuovi professori.

Sembra tutto ragionevole, no? (Si, lo sappiamo, per molti la risposta è no, ma noi pensiamo che sia si). Non sembra desiderabile che professori di provata scarsa qualità possano decidere chi diventerà professore, né che lo diventino candidati essi stessi di scarsa qualità. Però c'è un però: essere scarsi è un diritto acquisito! Eccolo detto con linguaggio da perfetto Azzeccagarbugli italico nientepopodimeno che da Sua Eccellenza Chiarissimo Professore Presidente Emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida in questa lettera ai presidenti delle società scientifiche di Area 12, che riportiamo integralmente perché merita:

Caro Collega,

il direttivo dell’associazione italiana dei costituzionalisti, esaminato il testo del D.M. 7 giugno 2012 – che approva il regolamento sui criteri e parametri per la valutazione dei candidati e sulle modalità di accertamento della qualificazione dei commissari ai fini dell’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori universitari – ha rilevato, a prescindere da ogni altra considerazione di merito, un palese vizio di illegittimità e di irragionevolezza che inficia il disposto dell’allegato B (Indicatori di attività scientifica non bibliometrici), applicabile ai settori dell’area 12. In esso infatti si introduce fra gli indicatori di attività scientifica non bibliometrici, che condizionano la valutazione positiva dell’importanza e dell’impatto della produzione scientifica complessiva (n. 4, lettera b; n. 7, lettera b), il numero di articoli pubblicati nei dieci anni consecutivi precedenti il bando su “riviste appartenenti alla classe A” (n. 3, lettera b; n. 6, lettera b), secondo la suddivisione effettuata dall’ANVUR anche avvalendosi dei gruppi di esperti della valutazione della qualità della ricerca e delle società scientifiche nazionali (n.2, lettera a). In tal modo si fa dipendere la valutazione della qualità della produzione scientifica da un elemento estrinseco (“classe” di appartenenza delle riviste su cui sono comparsi gli articoli) definito ora per allora e con effetto retroattivo, riferendosi la produzione scientifica da valutare ai dieci anni precedenti la indizione della sessione di abilitazione, ma essendo previsto che solo ora sia effettuata la suddivisione delle riviste. Tale disciplina appare lesiva dei principi di eguaglianza e ragionevolezza, nonché del principio di affidamento legittimamente sorto nei soggetti “quale principio connaturato allo stato di diritto” (cfr., ex multis, Corte cost., sentt. n. 206 del 2009; n. 156 del 2007). Il direttivo ha pertanto deliberato di impugnare il D.M. in questione nella parte in cui, attraverso le previsioni dell’allegato B, introduce il predetto indicatore con efficacia retroattiva, auspicando che la medesima iniziativa giudiziaria possa essere adottata d’intesa anche con altre società scientifiche dell’area 12.
Ti sarò grato perciò se vorrai portare tale deliberato a conoscenza degli organi dell’associazione da te presieduta, al fine di valutare l’opportunità di condividere la predetta iniziativa.
Grazie e cordiali saluti
Valerio Onida
Presidente dell’Associazione Italiana dei costituzionalisti

Traduciamo questo forbito linguaggio. In sostanza dice: uhe', ragazzuoli, noi siamo entrati nel sistema universitario sapendo che potevamo farci i cazzi nostri. Andare in commissione a promuovere i nostri allievi, diventare ordinari giovanissimi, stare in cattedra e fare la libera professione, il consulente qui, il presidente là. Fare ricerca e pubblicare era un optional, tanto è vero che non c'era nessun controllo della produzione scientifica (ma che è ‘sta produzione scientifica, poi, dico io), nessun ranking delle riviste o delle case editrici (ma che è ‘sto ranking, poi, dico io), monografia per diventare associato, monografia per diventare ordinario. Fa niente se la monografia è pubblicata in proprio, cinque-dieci anni fa erano altri tempi. Cosa credete, che Dante e Boccaccio abbiano pubblicato la Commedia e il Decameron con Oxford University Press?

Insomma, è stato così per decenni e decenni (i decenni d'oro del paese, è bene ricordarlo! Quando lo spread navigava a non più di 10-15, mica i 500 di oggi!) e adesso venite a dirci che le regole cambiano? E no, cari miei. Dovevate dirlo prima, se lo dite ora il principio di uguaglianza viene violato. Nonché il principio di affidamento legittimamente sorto nei soggetti “quale principio connaturato allo stato di diritto”. E che volete fare, la valutazione retroattiva?

In conclusione, noi costituzionalisti italiani riteniamo che potrete inziare a valutare l’università italiana quando l’ultimo assunto sarà andato in pensione. Nel 2067, stimiamo. Società scientifiche tutte, aderite all’iniziativa, Azzeccagarbugli ha trovato anche stavolta la soluzione, e non vi chiede nemmeno un cappone.

UPDATE. L'Asssociazione dei Costituzionalisti ha fatto seguito alla lettera presentando un ricorso al TAR del Lazio. Chiede di escludere dal novero dei criteri il numero di articoli in riviste di fascia A - quelle selezionate da appositi comitati di esperti come le migliori  a livello nazionale ed internazionale. Questo criterio in realtà già non vale per l'area concorsuale 12 (cioè diritto), in quanto il comitato di esperti nominato dall'ANVUR non è riuscito a definire un elenco condiviso (cfr la relazione in http://www.anvur.org/sites/anvur-miur/files/documento_di_accompagnamento_mediane_settori_non_bibliometrici_0.pdf). Già questa incapacità è un sintomo di problemi nel settore. Vale però per gli altri settori cosidetti non blibliometrici (economia e scienze sociali, lettere e filosofia), dove i comitati hanno prodotto liste di riviste e l'ANVUR ha calcolato le relative mediane. Se il ricorso venisse accolto, rimarrebbero altri due criteri, il numero di libri ed il numero di articoli su riviste e capitoli di libro. Sarebbe un grave danno. Infatti sarebbero avvantaggiati i professori ordinari ed i candidati che hanno pubblicato molto in sedi poco selettive (collane di dipartimento, riviste locali etc.) e sarebbero danneggiati quelli che hanno scelto di pubblicare poco ma in riviste  prestigiose. Speriamo che il TAR del Lazio rigetti il ricorso, anche se il prestigio dei ricorrenti (ben tre presidenti emeriti della Corte Costituzionale) non fa ben sperare.

66 commenti (espandi tutti)

Secondo me quello che dice Onida non è del tutto campato per aria. In Italia non si conoscono mai le regole del gioco prima di giocare, solo dopo. In Italia non si programma, si hanno i colpi di genio che risolvono tutto.

 

Siamo tra economisti no? Il ricercatore italiano per anni ha risposto alla mancanza di incentivi a pubblicare... non pubblicando!!! E poi arriva una Gelmini qualsiasi che gli dice: guarda che tu non hai mai fatto quello che nessuno ti aveva chiesto di fare (pubblicare in riviste scientifiche internazionali)! E adesso ti valuto in base a criteri nuovi... Mah, credo che in nessun altro paese possa succedere.

 

Capisco che la riforma voglia migliorare le cose, ma il solo modo di farlo bene è programmando, stilando una classifica delle riviste e degli editori con relativi punteggi e dire: ragazzi, da oggi si gioca con queste regole, tra 2 (3?, 4?) anni la prima valutazione, e le regole rimangono valide almeno per 5 anni. 

Alessio, in realta' succede in ogni altro dipartimento di economia del mondo. Ci sono innumerevoli casi di dipartimenti che hanno cambiato i criteri di valutazione per la tenure dall'oggi al domani (di solito verso l'alto, in modo da rendere il dipartimento migliore nel giro di alcuni anni). 

Vuoi dire che ti chiedevano 2 top 5 quando sei entrato e te ne chiedono 3 al momento di valutarti?

Secondo gli Onida i professori, come la terra, sono al centro dell'universo ed è irrilevante se il figlio di chi paga le tasse si becca un domenicano anziché Galileo. Il suo diritto non conta, e neppure che il mondo vada avanti. Quello che conta è che il culo di piombo abbia il diritto di non staccarsi dalla poltrona. Lo dice il presidente emerito della Corte Costituzionale! Siamo perduti!

Dipende

andrea moro 26/6/2012 - 15:56

La teoria dei diritti quesiti provoca mostri. Il fatto che sinora si siano dati incrementi stipendiali e di carriera con criteri assurdi non implica esiste un diritto a chi avesse ottenuto determinati privilegi di continuare ad ottenerli quando i vincoli di bilancio diventano piu' stringenti. Privilegi erano, e privilegi rimangono. Se queste persone avevano l'errata aspettativa che i privilegi si sarebbero perpetuati indefinitamente sulle spalle dei contribuenti, mi spiace per loro (ma neanche tanto, perche' di privilegi si trattava). Le aspettative errate si pagano in tutti i mercati: quello finanziario, quello del lavoro, quello delle banane, quello dei privilegi ingiustificati. Mi spieghi perche' dovrei premiare queste persone due volte, prima regalandogli per anni uno stipendio a sbafo, poi perche', scoperto che non posso piu' permettermelo, perche' loro si aspettavano che avrebbero continuato a mangiare a sbafo? 

Esiste un solo privilegio giustificato: il vantaggio monopolistico generato dall'innovazione. Quando qualcuno innova facendo meglio, questo vantaggio si perde. Qui l'innovazione (presunta) consisteva nel lucrare uno stipendio a sbafo sopra la stupidita' del legislatore (e del legislato che implicitamente approvava). Ora qualcuno sta "innovando" scoprendo che e' meglio pagare i ricercatori che di ricerca ne fanno, piuttosto che quelli che non la fanno. Continuare i privilegi sarebbe come rimborsare blackberry per i profitti persi dall'introduzione di iPhone e android.

Ragazzi, non sto dicendo assolutamente che bisognerebbe continuare a lasciare privilegi. Sto semplicemente dibattendo delle modalità con cui si sta facendo la "riforma". Questa modalità è equivalente a dire: andavi sempre a 90 sulla strada statale? Bene, adesso il limite è 70 e per tutte le volte che sei andato a 90 paghi una multa. Dato che le norme retroattive mi sembra che siano proibite, Onida non dice una cosa fuori dal mondo. 

Il regolamento si riferisce alla possibilità di far domanda per entrare nelle liste da cui si sorteggiano i commissari - e quindi al diritto di esercitare il proprio potere baronale. Non toglie ai professori ordinari stipendio o altri diritti.  

in ogni caso, ci sono innumerevoli casi di norme retroattive. P.es. la riforma delle pensioni, che ha cambiato i requisiti per andare in pensione

no, alessio, stai usando l'analogia sbagliata (vedi quello che dice giovanni).  non c'e' nessuna "multa".  si sta solo dicendo che adesso il limite e' 70 e che andando tu sempre a 90 non eri tra quelli che andavano sempre a meno di 70.  se riconosciamo che chi andava sempre a meno di 70 aveva un'andatura piu' sicura, ci spiace ma oggi non possiamo premiarti per aver avuto questa andatura piu' sicura.

Giulio, il mio punto è che la funzione obiettivo non era nota, adesso arriva Gelmini e dice, dovevate giocare secondo questa funzione, chi non lo ha fatto, ha fatto male. E' sbagliato il modus operandi secondo me, a prescindere dall'obiettivo che vuoi raggiungere (che ovviamente condivido appieno). Se vuoi fare le cose per bene, devi dettare le regole prima, non dopo. Le regole determinano come gli individui agiscono, se le regole non ci sono non puoi "punire" un individuo perchè non ha seguito regole che non esistevano. That's all. 

non puoi "punire" un individuo perchè non ha seguito regole che non esistevano.

non lo stai punendo, gli stai dicendo: continua pure a fare come facevi prima, lo stipendio e' lo stesso.  ma da oggi non sei eligible per fare il commissario di concorso (oppure fare il commissario di concorso entrava nella funzione obiettivo?)

Quando sono arrivato qui in California 3 anni fa, avevo determinate aspettative riguardo ai criteri con cui sarei stato valutato per il rinnovo del mio contratto e, poi, per tenure. Ero il quinto assistant professor del dipartimento, ultimo in ordine di arrivo. Tre anni dopo, cioe` oggi, tre dei miei colleghi assistant professor sono diventati associate professor con tenure. Il quarto non ha superato la tenure review.

 

Rimasto l'unico nel dipartimento a non avere ancora tenure, ho visto all'improvviso cambiare i criteri formali e sostanziali con i quali, tra due anni e mezzo, saro` valutato per ottenere la promozione. Ovviamente, i nuovi criteri sono piu` stringenti.

 

Queste cose avvengono normalmente, che io sappia, qui negli States. Nessuno si e` ancora stracciato le vesti. 

Ok, capisco.

In America

valerio 27/6/2012 - 12:07

Non crediamo che l'America sia poi così avanti. Queste cose capitano ogni giorno anche in italia, se sei un poveraccio.

E' che Valerio Onida, da buon costituzionalista, s'è ricordato che in Italia c'è un "principio connaturato allo stato di diritto" (cit.) che dice che: "le leggi vanno applicate per i nemici e interpretate per gli amici".

Queste cose avvengono normalmente, che io sappia, qui negli States. Nessuno si e` ancora stracciato le vesti.

E con ciò?

In Italia invece si stracciano - anche perchè le modalità e i contenuti concreti con cui sta avvenendo questa variazione sfidano (sono certo) ogni analoga misura eventualmente presa "negli States".

Abbiamo diverse concezioni della persona, e dei suoi diritti.

RR

Diritti

dario civalleri 27/6/2012 - 13:17

Abbiamo diverse concezioni della persona, e dei suoi diritti

Sembrerebbero diverse anche le concezioni dei diritti degli studenti e di chi paga le tasse.

il professore ordinario ha nel suo profilo anche il diritto a partecipare alle commissioni, fa parte del suo stato giuridico. Come fa parte dello stato giuridico del creditore il diritto ad esigere il credito, se si possono modificare autoritativamente e unilateralmente le condizioni, andrebbe ben anche il default, no? Un principio dello stato di diritto dai tempi del codice Napoleone è che la legge prevede solo per il futuro.
Comunque, il processo di valutazione è stato goffo, caotico e mal gestito, ma comunque ha messo dei paletti. Almeno adesso chi non pubblica è visto male, e questo è già tanto. E i docenti hanno imparato a selezionare i contributi rilevanti, invece di metter tutto come facevano sul vecchio sito Cineca, pure le introduzioni di tre pagine e i risvolti di copertina.
Poi, il ranking delle riviste lasciamolo fare di più al mercato delle idee...

Anch'io avevo il diritto di andare in pensione con quarant'anni di contributi e ora non l'ho più. O, per ritornare all'esempio, i professori associati un tempo avevano il diritto di far parte delle commissioni (da associato e da ricercatore) e ora non lo hanno più. 

Per la precisione: i professori ordinari hanno sempre avuto il diritto a partecipare alla selezione delle commissioni non alle commissioni stesse, con una serie di modalità. Questo regolamento cambia solo queste modalità - invece di un sorteggio puro si ha un sorteggio fra gli ordinari con certi requisiti. Come secondo la 382 - in questo caso il requisito era di essere eletti

è appunto che il creditore (chi paga le tasse e lo studente) ha il diritto di richiedere al debitore (il professore ordinario) di pagare il suo debito (qualità di ricerca e insegnamento) e, se il debitore non lo soddisfa o lo soddisfa peggio di altri, deve levarsi dalle palle. Così sono salvaguardati i diritti (prevalenti) del creditore (che magari è indotto a continuare a pagare le tasse) e anche del migliore associato che lo sostituisce. O la legge deve prevedere il diritto di un fornitore di imporsi al cliente (lo studente e chi paga le tasse) a prescindere dalle scelte e dai diritti di quest'ultimo?

Sembrerebbero diverse anche le concezioni dei diritti degli studenti e di chi paga le tasse.

E' diversa tutta la concezione del Diritto - per chi si fosse svegliato male stamattina. Spero che la maggior parte dei lettori di nFA non sia fra questi, a beneficio della loro capacità di comprensione.

RR

ho chiarito il tuo concetto.

Applica il tuo identico ragionamento a una impresa privata e senti come suona:
L'impresa XYZ aveva un amministratore delegato che aveva messo a punto un sistema di bonus per cui i suoi commerciali venivano promossi in base al numero di prosecchi che si bevevano quando visitavano i clienti anziché in base al numero di contratti che riuscivano a chiudere. In poco tempo ai veritici dell'area commerciale ci sono dei gran beoni, che non hanno venduto molto, mentre solo una minoranza di commerciali - gli astemi e gli integralisti religiosi - si sono effettivamente dedicati a vendere il prodotto, rimanendo però a bassi livelli nella gerarchia aziendale.
Gli azionisti, un bel giorno, decidono che questo sistema non li fa felici; licenziano l'amministratore delegato e ne assumono uno nuovo, che ora deve scegliere se confermare o meno i vertici dell'area commerciale. Si rende conto che in quest'area si beve molto più di quanto non si venda, per cui vorrebbe promuovere a capo del commerciale uno del gruppo astemi-integralisti religiosi che, in base ai dati fin'ora raccolti, sembra essere il miglior venditore in azienda. Tuttavia, l'autorità garante dell'uguaglianza nelle aziende lo blocca e dice che questo è ingiusto: il beone a capo del commerciale potrebbe essere un ottimo venditore a sua volta, persino meglio dell'astemio. Dunque il beone per ora deve stare dov'è, e nei prossimi due anni o tre anni vedremo se l'astemio è davvero più bravo di lui a vendere.

Ovviamente questo farebbe ridere i polli...no?

Benvenuti nel mondo vero. A me mica aveva detto nessuno che la teoria dell'equilibrio generale sarebbe morta 2-3 anni dopo la mia tesi. Ne' a quelli che avevano inventato myspace aveva detto nessuno che sarebbe arrivato facebook. cosi' come nessuno mi puo' costringere a stare su myspace, perche' mai devo mandare i miei figli a lezione dal protetto di Onida? perche' nessuno l'aveva avvisato che un giorno avremmo cercato di scegliere i migliori e non i suoi protetti in quanto tali?

e anche pisolo...)

 

perche' mai devo mandare i miei figli a lezione dal protetto di Onida? perche' nessuno l'aveva avvisato che un giorno avremmo cercato di scegliere i migliori e non i suoi protetti in quanto tali?

in realtà questo meccanismo di valutazione serve proprio a mettere a posto i protetti:

i baroni che hanno più peso, da una parte hanno influenzato il rating delle riviste, dall'altro controllano i comitati editoriali delle riviste stesse. Una ordinaria ora in pensione, senza dire niente all'interessato fece togliere un articolo di un mio amico da una rivista (e una di  quelle di fascia A) perché non le piaceva, l'ho visto con i miei occhi.

Per cui A fa pubblicare B sulla sua rivista "buona", B ha i titoli per le commissioni e promuove C che è amico di A e pubblica sulla sua rivista; A si occupa dell'evoluzione della lettera epsilon nella corsiva bizantina, per cui tutti a fare ricerca sulla epsilon bizantina da pubblicare sulla rivista di A (magari qualcuno si azzarda a studiare il theta, ma se fai una ricerca interdisciplinare sui manoscritti bizantini in Persia ti sopprimono l'articolo a tua insaputa), e alla fine saranno ordinari solo quelli che si occupano di lettere epsilon bizantine... ogni riferimento a fatti cose e persone ecc. ecc.

ma la soluzione è semplice: pubblicate sulle riviste internazionali, che sono in fascia A. E' ovvio che i baroni tentino di usare il sistema per mantenere il loro potere. Ma ci provano proprio perchè la valutazione lo mette in pericolo.  Francamente trovo penoso questo continuo criticare visto che l'alternativa è  l'arbitrio baronale. O forse pensate che sia possibile una terza via? Magari il pansindacalismo della carriera garantita per tutti come proposto dal movimento dei ricercatori

Francamente trovo penoso questo continuo criticare visto che l'alternativa è l'arbitrio baronale. O forse pensate che sia possibile una terza via? Magari il pansindacalismo della carriera garantita per tutti come proposto dal movimento dei ricercatori

 

non sono un docente e non ho nessun interesse personale, e non pubblico.

Dico solo che il sistema della valutazione come è stato fatto nell'ultima tornata è stato oggettivamente farraginoso a livello terra terra: data entry scomodo, comandi di ricerca e selezione che il vecchio DB3 era meglio, modalità di caricamento dei pdf dei documenti cervellotiche (10 mega... mi sono fatto una cultura su come dividere i file pdf), disposizioni contraddittorie ("va bene solo il pdf definitivo dell'opera pubblicata dato dall'editore" poi "no va bene pure la scansione dalla fotocopia")una modalità operativa incomprensibile (prima i docenti selezionano i prodotti più significativi, poi TUTTI i prodotti vengono caricati random in un nuovo database e vengono selezionati da un algoritmo sulla base di un peso assegnato dai referenti (che non è la valutazione). E tutto questo solo per far arrivare ai valutatori i documenti.

 

Poi, sulla valutazione si sono scaricate aspettative messianiche (appunto "abbattere l'arbitrio baronale"). Già è tanto che si è messo in piedi il sistema informatico (che rimane e verrà alimentato), è passato il principio che" chi non pubblica danneggia anche te, digli di smettere", c'è un incentivo a pubblicare con editori plausibili e non con stampatori/vanity press che producono solo cartaccia concorsuale, c'è appunto una spinta a pubblicare sulle riviste internazionali e a far circolare le proprie opere e a farle comparire nelle bibliografie e negli indici citazionali anche in settori che prima non ne avevano idea, c'è un pò meno autoreferenzialità, ma non è che la valutazione da sola risolve tutto, o che le riserve di Onida siano totalmente pretestuose,  il colpo di coda dei Poteri Forti 

Di che settore parliamo? Se di economia, prego fornire nome e indirizzo del professor A che può piazzarmi su Econometrica per la mia bella faccia (senza perdere la sua). Tengo famiglia.

non puoi diventare professore ordinario se hai meno pubblicazioni della mediana degli ordinari negli ultimi dieci anni o professore associato se hai meno pubblicazioni della mediana degli associati

Siamo sicuri che non sia:  non puoi diventare ordinario se hai meno pubblicazioni della mediana degli associati?

Sennò non si vede perché un associato che ha meno pubblicazioni della mediana degli ordinari non possa diventare ordinario, mentre un ordinario che sta sotto la mediana può continuare ad essere ordinario!

Così facendo non si incentiva un ragionamento del tipo: quando sono associato pubblico quanto mi basta per arrivare sopra la mediana degli ordinari, poi dopo che son diventato ordinario smetto di pubblicare, tanto non mi succede nulla.

Lo stesso discorso vale ovviamente anche per ricercatori -> associati.

 

Devi avere più pubblicazioni della mediana del ruolo a cui aspiri, non di quello a cui appartieni- se vuoi diventare ordinario devi aver pubblicato più della mediana degli ordinari.

 

Così facendo non si incentiva un ragionamento del tipo: quando sono associato pubblico quanto mi basta per arrivare sopra la mediana degli ordinari, poi dopo che son diventato ordinario smetto di pubblicare, tanto non mi succede nulla.

 

Questo è uno dei principi base dell'università italiana da tempo immemorabile. Si pubblica per far carriera e quindi una volta fatta si smette di pubblicare e ci si dedica ad attività più lucrose e/o più gratificanti.

Ho fatto il lavoro sporco del VQR alla Sapienza (il lato banausico, splittare .pdf troppo grossi per essere caricati, inserire e correggere i record della pubblicazione, mettere il sale sulla coda ai docenti che non erano abituati e volevano delegare tutto al personale non docente) e ho visto la storia delle riviste in fascia A:

 

 

il numero di articoli pubblicati nei dieci anni consecutivi precedenti il bando su “riviste appartenenti alla classe A” (n. 3, lettera b; n. 6, lettera b), secondo la suddivisione effettuata dall’ANVUR anche avvalendosi dei gruppi di esperti della valutazione della qualità della ricerca e delle società scientifiche nazionali (n.2, lettera a). In tal modo si fa dipendere la valutazione della qualità della produzione scientifica da un elemento estrinseco (“classe” di appartenenza delle riviste su cui sono comparsi gli articoli) definito ora per allora e con effetto retroattivo

beh, è sacrosanto. I criteri per cui una rivista è di classe A, e la lista delle riviste per settore scientifico disciplinare sono usciti dopo l'avvio della procedura.

 

In quello che conosco meglio, M-STO 08, era stato messo in fascia B il Bollettino dell'Associazione Italiana Biblioteche, cioè la rivista più letta dai bibliotecari e dai docenti di materie biblioteconomiche. Che è perverso, perchè pubblichi su una rivista proprio perché è la più letta e poi... oops, non è buona. E cose simili sono successe nel settore delle discipline storiche. 

Non capisco cosa c'entrino eventuali errori, più o meno volontari, nella compilazione della lista di riviste fascia A con il principio della retroattività che Onida critica.

non sono errori: si sono scelte delle riviste di fascia A con criteri discutibili, dove la pressione di lobby editoriali ed accademiche è intuibile. Per dire, i paleografi sanno fare più squadra dei bibliotecari, per cui la rivista online Reti Medievali è in fascia A, il JLIS.it. Rivista italiana di biblioteconomia, archivistica e scienza dell'informazione è in fascia B. , Si è penalizzato chi ha pubblicato su riviste che si sono trovate in fascia B, ma quando il docente ci pubblicava, come faceva a saperlo? poi a me sembra che Onida critichi prevalentemente il dato che la qualità del contributo dipenda dalla classe della rivista:

 

In tal modo si fa dipendere la valutazione della qualità della produzione scientifica da un elemento estrinseco (“classe” di appartenenza delle riviste su cui sono comparsi gli articoli)

La lista dei periodici per M-STO/08 la puoi vedere qui: http://geostasto.eco.uniroma1.it/dotgeoeco/file/Anvur_riviste_area11.pdf

 

in fascia B ci sono degnissime riviste storiche tra cui addirittura l'Archivio Storico Italiano, e il contemporaneista che ha pubblicato su Italia Contemporanea è penalizzato rispetto al medievista che ha pubblicato su Studi medievali. In materie biblioteconomiche, visto che in classe A c'è la decana La Bibliofilia, dedicata solo al libro antico, chi si è occupato di automazione e risorse digitali è penalizzato perché ha potuto pubblicare solo su riviste di fascia B.

Ciononostante la valutazione ha  cominciato a cambiare le aspettative e le preferenze: il direttore di dipartimento e i docenti che hanno fatto da referenti per il VQR erano inc.... di brutto con chi aveva pubblicato poco o niente perché danneggiavano l'assegnazione dei fondi al dipartimento intero, si era arrivati a proporre  tagli ai fondi di questi docenti  proporzionali al danno ricevuto dal dipartimento.

che il problema della retroattività si pone comunque, indipendentemente dalla collocazione della singola rivista X in fascia A o  B (a meno che tutte le riviste siano in fascia A). Inoltre, Onida non cita (non a caso) il fatto che il numero di articoli in riviste di fascia A è uno dei due o tre possibili criteri di ammissione alle liste degli aspiranti commissari. Gli altri si basano sul puro numero di pubblicazioni.

rischio

giulio zanella 26/6/2012 - 18:06

 Si è penalizzato chi ha pubblicato su riviste che si sono trovate in fascia B, ma quando il docente ci pubblicava, come faceva a saperlo?

Chi fa ricerca sa quali riviste contano di piu' e quali di meno.  Poi c'e' sempre un "rischio d'impresa" anche nella ricerca.  A volte va bene, a volte va male.  Anche i mercati cambiano e se hai fatto l'investimento sbagliato vai in perdita su quello specifico investimento, che ci vuoi fare?

L'analogia col rischio di impresa non mi pare azzeccatissima, se non altro per quella "pressione di lobby editoriali ed accademiche" di cui parla Marino_bi, che in alcuni settori disciplinari non è che sia intuibile, è proprio palese. In altre parole, tu potresti aver fatto l'investimento - mi si perdoni il termine - "oggettivamente" giusto (aver pubblicato sulla rivista buona, citata e indicizzata), ma c'è qualcuno - che magari ha fatto l'investimento sbagliato o ha scelto la via più agile, ma ha il potere di metterci una pezza - che ti dice che quell'investimento oggettivamente giusto in realtà, per lui, non è così giusto. E siccome è lui a giudicare, ti mette una buona rivista in fascia B perché deve spingere gli articoli suoi e dei suoi amichetti.

Poi c'è l'altra soluzione. Tenere le riviste "oggettivamente" buone in A, ma ampliare la categoria A quel tanto che basta da metterci anche l'almanacco delle giovani Marmotte della disciplina. Tanto una in più una in meno... E a quel punto sciambola: il fenomeno che ha cagato 20 pezzi osceni sulla "sua" rivista vale più del poveraccio che ne ha pubblicati 10 su quelle buone.

Adesso magari la schematizzo un poco, ma non è che 'sta storia si allontani tanto da alcune realtà accademiche italiche.

True story bro.

allora...

giulio zanella 27/6/2012 - 14:42

Bene, Mancio (e Marino). Allora se il problema e' questo bisogna affrontare questo specifico problema negli specifici settori in cui e' un problema, non fare come sempre all'italiana cioe' combattere uno specifico abuso impedendo all'intero sistema di funzionare. Non vi pare?

Mi pare, mi pare eccome. La mia era una AlfredoGiuseppeMariata.

Chi fa ricerca sa quali riviste contano di piu' e quali di meno

sicuro?  Studi storici, dell'Istituto Gramsci, sta in fascia A, Italia contemporanea, di Franco Angeli sta in B. 

 

La Rivista di filosofia neoscolastica sta in A, Studi kantiani in B.

 

In biblioteconomia sono in fascia A due riviste settoriali come La Bibliofilia (libro antico) e Paratesto (studi appunto sul paratesto), ma se ti occupi di automazione, open access, risorse digitali, metadati, servizi al pubblico (cioè gli argomenti più innovativi, internazionalizzati e utili), devi pubblicare solo su riviste di fascia B. 

 

poi, nel settore scientifico disciplinare di diritto, cfr.:

http://www.rivistaaic.it/sites/default/files/bandigare/E)%20anvur-class.riviste.pdf

ad esempio, se ti occupi di diritto dei beni culturali, o di diritto pubblico dell'economia, le riviste sono in fascia B. 

 

Per me è un meccanismo di incentivi perversi: il rating delle riviste spinge a conformarsi ai contenuti delle riviste col rating più alto (all'estremo, San Tommaso è meglio di Kant, cfr. sopra); le pubblicazioni col rating più alto ti permettono di entrare nelle commissioni di concorso, quindi selezionerai, per un prevedibile bias, chi porta avanti tematiche note... 

Per non dire altre cose strane, tipo "vengono valutate solo le monografie con ISBN, ma gli atti di congressi senza ISBN sono accettabili". Abbiamo avuto un professore di geografia che aveva tutti contributi senza ISBN, non riuscivamo a  trovargli i tre prodotti conformi finchè alla fine ho trovato un articolo pubblicato in Marocco in una miscellanea che aveva l'ISBN (trovato su non mi ricordo quale sistema bibliotecario francese). Ditemi che non è un criterio palesemente estrinseco e casuale...

Posto che sia l'unico criterio, continuerebbe tutto come prima. Di che si lamenta Onida?

avete presente che spedire le riviste alle varie bibliografie correnti, da cui poi derivano gli indici citazionali e gli impact factor, tocca agli editori, che fino a qualche anno fa se ne fregavano (anche a fronte di pingui contributi stampa)? I Nuovi annali della scuola speciale per archivisti e bibliotecari fascia A per M-STO/08 non compariva su LISA  finchè non gli ho spedito io un pacco di copie arretrate, e per dire, la mia amica prof. associato aveva visibili sulla bibliografia internazionale di riferimento due cazzatelle di dieci anni prima, ma NON tutti i suoi articoli più recenti.

 E poi smetto: la valutazione si può prestare a qualche arbitrio baronale e qualche trucchetto. L'alternativa è il totale arbitrio baronale. Visto che non ti firmi con nome e cognome non so se tu sia un docente e di quale fascia. Non so quindi quanta esperienza tu abbia dei meccanismi dei concorsi. Io ne ho molta e su vari SSD, non solamente il mio. Ti posso garantire che  l'arbitrio baronale è molto peggio di tutte le possibili imperfezioni del sistema o classificazione arbitraria di una rivista

l'arbitrio baronale è molto peggio di tutte le possibili imperfezioni del sistema o classificazione arbitraria di una rivista

La classificazione arbitraria di una rivista è frutto dell'arbìtrio baronale anch'essa, no?

Solo che in questo caso si sta discutendo del problema che un certo arbìtrio venga fissato nunc quale regola valevole ex tunc. Poichè io sono relativista, non dubito che tutte le regole siano arbitrarie, ma la meta-regola del nostro Stato di Diritto (che non è lo Stato di Diritto Amerikano) secondo cui ogni regola non può essere retroattiva non mi sembrava malaccio; insomma era un pilastro da mantenere anche per il futuro. Se lo vogliamo smantellare, possiamo capire come il berlusconismo abbia fatto danni durevoli anche oltre il ventennio.

RR

del nostro stato di diritto te la sei inventata tu. Esiste solo nel diritto penale, e solo nella direzione di non aggravare le pene. Se ci pensi bene, se ci fosse sarebbe una follia perche' l'unica cosa compatibile con essa sarebbe la totale immobilita'. 

te la sei inventata tu

Esiste eccome, nelle ben note preleggi del Codice Civile (Art. 11, Efficacia della legge nel tempo). Il fatto da te richiamato che solo per il penale l'irretroattività è tassativa, perchè vi è un esplicita definizione in tal senso da parte di una norma costituzionale (Art. 25), e quindi da una fonte di gerarchia superiore, non cancella l'esistenza di tale norma "sulla legge in generale". Ora, trattandosi di una norma avente essa stessa rango di legge, può essere derogata da altre leggi ordinarie, ben sapendo che quando lo si fa si deve riflettere sugli stessi problemi di ragionevolezza che tu stesso riconosci sussistere per il penale. Stiamo infatti parlando (in materia di produzione scientifica) di azioni e attività di persone che si sarebbero comportate ben diversamente in presenza della nuova norma, se fosse stata in vigore illo tempore. Perciò invito a dismettere una sicumera non giustificata (vedremo i ricorsi), e a riflettere nuovamente sul fatto che neanche negli States sarebbe tollerata una siffatta radicale modifica delle pratiche valutative. Fatta la tara, in ogni caso, al fatto che lì sarebbe impossibile una tale imposizione "erga omnes" a tutti i singoli decisori che de facto detengono le proprie prerogative in materia.

RR

Stiamo infatti parlando (in materia di produzione scientifica) di azioni e attività di persone che si sarebbero comportate ben diversamente in presenza della nuova norma, se fosse stata in vigore illo tempore.

sicuro, "ben diversamente"? cioè, non facevano ricerca e non pubblicavano? Un professore universitario deve fare ricerca, oltre alla didattica. Se fa ricerca, deve pubblicare, e in riviste o con case editrici autorevoli: comes with the job description , Kant (per gli amanti della fascia B) direbbe che "essere scientificamente produttivi" è un giudizio analitico rispetto alla definizione di "docente universitario"


il problema è più una questione di arbitrarietà del rating delle riviste e dei tetti quantitativi, ma in generale il principio è giusto e doveroso, e la VQR ha fatto emergere anche i casi substandard. Per cui mi sta bene il ricorso di chi ha pubblicato ragionevolmente in riviste di fascia B magari per motivi di area disciplinare, ma non quello che in DIECI anni (questo era l'arco temporale della VQR)  ha pubblicato poco o niente

Se fa ricerca, deve pubblicare, e in riviste o con case editrici autorevoli: comes with the job description

It is not written like this in the Italian job description, my friend.

Quello che c'è, è solo una prassi consolidata delle varie commissioni giudicatrici di tutti i concorsi che si sono succeduti, le quali non hanno mai stilato classifiche di riviste per apprezzare  la qualità della ricerca, nè hanno dovuto usare meccanicamente indici bibliometrici.

E ciò era noto all'orbe terracqueo dei candidati, che hanno sempre ritenuto di dover essere giudicati per la qualità della ricerca che producevano, con un'apprezzamento dell'impatto scientifico dato da un "common understading" professionale da parte dei cultori della disciplina.

E' proprio per ridurre l'arbìtrio che nel sistema italico è connaturato ad una simile prassi che anch'io sono favorevole alla fissazione di una metodologìa di valutazione, la quale, però, non pretenda di irrigidire al di la del ragionevole la libertà di giudizio dei commissari.

RR

Esiste eccome, nelle ben note preleggi del Codice Civile (Art. 11, Efficacia della legge nel tempo)

Quella norma non puo' essere interpretabile nel modo in cui la interpreti. Altrimenti, sarebbe illegittima qualsiasi riforma (mi aspettavo che il concorso si svolgesse secondo le norme x ma con la riforma sono diventate y; mi aspettavo l'aumento salariale secondo la regola x ma poi e' diventata y; mi aspettavo la pensione a 58 anni ma ora devo andarci a 60). 

Quella norma non puo' essere interpretabile nel modo in cui la interpreti.

Nell'attesa che tu fornisca l'autentica modalità in cui può essere interpretata, io ribadisco i fatti e attendo gli sviluppi, magari da parte di qualche Tribunale italiano.

RR

con l'art. 12:

Nell'applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore.

 

ad interpretare la legge come sembrate fare voi, sembra che il legislatore non possa cambiare le condizioni retributive dei propri impiegati. Dai, e' assurdo. 

Da oggi, gli aumenti e le promozioni seguiranno i criteri x y e z, che dipendono (in parte, necessariamente) da cosa il ricercatore ha fatto nella sua vita. Nessuno parla di togliere gli aumenti dati nel 1995 con altri criteri. 

ad interpretare la legge come sembrate fare voi, sembra che il legislatore non possa cambiare le condizioni retributive dei propri impiegati. Dai, e' assurdo.

Io non ho mai detto questo, non so l'altro egregio dibattente.

Se lo Stato cambia le condizioni retributive dei propri dipendenti non sta facendo nessuna variazione del tipo "ora per allora".

Forse ti riferisci al fatto che ai funzionari pubblici della specie più pura (es. prof. univ., magistrati, poliziotti, ecc.) non si possono cambiare i doveri d'ufficio rispetto alle condizioni esistenti al momento della loro firma di presa di servizio. Ebbene, è proprio così. E' per questo motivo che ai ricercatori universitari non si può ammollare l'obbligo di tenere corsi ufficiali senza il loro consenso, visto che tale obbligo non è un loro dovere d'ufficio.

Invece alla maggior parte dei dipendenti pubblici, che sono in regime di contrattazione di diritto privato, basta cambiare le condizioni al primo rinnovo contrattuale e il gioco è fatto.

RR

partecipare come commissari non è un dovere di ufficio, è un compito addizionale su base volontaria e gratuita. Esiste un precedente molto chiaroe specifico: i professori di seconda fascia avevano il diritto di essere membri delle commissioni (per posti di ricercatore e di associati) al momento dell'istituzione del ruolo (con la 382/80) e furono esclusi con la riforma Berlinguer.  Anche in tema di doveri ci sono stati molti cambiamenti - p.es. l'orario di insegnamento è aumentato senza il consenso dei docenti ma solo a seguito dell'approvazioni di regolamenti di ateneo

La discussione si è concentrata sull’ "ora per allora" che però non è incompatibile con mutamenti della disciplina sullo status di un professore o di altro impiegato pubblico. Il principio della irretroattività significa che la disciplina di un “fatto” e di un “stato di fatto” va cercata nella normativa del tempo in cui esso si verifica. Questo vuol dire che un fatto (ad esempio, la nomina a professore) è soggetto alla norma vigente al tempo della nomina, mentre lo stato di fatto (ad esempio, lo status di professore) è soggetto a tutte le successive discipline giuridiche entrate in vigore nel corso della sua esistenza. Questa è la regola da manuale.

Per fare un esempio concreto, che mi pare calzi abbastanza l’articolo, proprio tre giorni fa la Corte Costituzionale con sentenza n. 166 del 27 giugno 2012 ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale in merito a una norma che modificava per gli impiegati pubblici le regole di incompatibilità con l’esercizio della professione di avvocato. In pratica fino al 2003, gli impiegati pubblici part time potevano essere iscritti all’albo degli avvocati ed esercitare la professione. La legge 339/2003 invece non permette più l’esercizio della professione, non solo ai nuovi dipendenti ma anche a quelli già in servizio anche se avevano fatto affidamento su uno stato di fatto esistente in un dato momento precedente.

però:

vedi l'art. 12 alle preleggi:

Nell'applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore.

per cui se l'art. 11 dice che la legge si applica solo al futuro vuol dire proprio questo.

E vista la formulazione, ma visto anche che in Italia ci sono state riforme volute dal legislatore, non può avere questo significato di blocco totale a tutto, ma non può essere interpretata nel senso che può essere applicata al passato. Incidentalmente, se questa norma sta nelle premesse al codice CIVILE, mi pare difficile sostenere che si applichi solo al penale.

 

In quanto ai tuoi esempi, il secondo caso non è rilevante perchè il salario e l'aumento derivano da contratti, individuali o collettivi, non da leggi. Il terzo caso: la legge dispone per le pensioni future, non dispone che chi è andato a 58 anni restituisca i soldi o torni a lavorare. Il primo caso è quello complicato: le disposizioni si applicheranno ai futuri concorsi, non a quelli in atto, però cambiano i requisiti sulla base di un fatto passato. Ti faccio un esempio stupido: ho letto da qualche parte che adesso con gli stessi requisiti di vista per la patente (compreso l'uso di lenti) non puoi più prendere la patente nautica per le imbarcazioni. La legge si applica alle richieste future, ma cambia unilateralmente un requisito dipendente da una circostanza passata che non è in mio controllo.  Nel caso dei professori, la circostanza passata era, in termini generici, sotto il loro controllo (lo sapevano, no? "publish or perish"), ma c'è il dato arbitrario delle classificazioni delle riviste.

Sembra come una norma "chi porta gli occhiali può d'ora in poi chiedere la patente nautica, ma solo se risiede nei capoluoghi di provincia con più di 200,000 abitanti il cui nome comincia per S-".

Poi... se i costituzionalisti non conoscono le norme dell'interpretazione della legge, a chi lo chiediamo, agli idraulici? E se pure ci fosse, a pensar male s'indovina, il rifiuto della valutazione a copertura di interessi di bottega, allora non era il caso di formulare la norma senza offrire appigli pretestuosi?

La classificazione arbitraria di una rivista è frutto dell'arbìtrio baronale anch'essa, no?

Direi che e' il contrario: l'arbitrio baronale deriva dall'offuscamento dei criteri. Quando imponi al barone di usare un certo criterio (riviste, con connessa classifica) allora il barone ha meno spazio per agire senza controlli. Certo, la classifica e' opinabile, ma almeno e' sotto gli occhi di tutti, si sa chi l'ha decisa, si puo' confrontare con equivalenti classifiche condivise dalla comunita' scientifica, cosa che si e' cominciato a fare anche in questi commenti. Insomma, aumenta la trasparenza.

i) le classifiche di riviste italiane sono suggerite all'ANVUR dalle società scientifiche. Queste ultime sono dominate dai baroni, of course, ma almeno collettivamente. Quindi è sempre un limite all'arbitrio del singolo barone che trovandosi in commissione prova a far vincere il proprio allievo sostenendo che l'articolo sull'Eco di Bergamo è geniale e solo perchè l'autore è pigro e timido non l'ha pubblicato su Nature (o, come successe per il ben noto sottosegretario, che i lavori pubblicati erano mediocri, ma mostravano grandi qualità potenziali).

ii) la classifica dovrebbe comprendere anche le riviste internazionali, che si basa sull'H-index. In pratica il CINECA ha elencato tutte le riviste citate negli elenchi di pubblicazioni postati dai docenti nelle proprie pagine personali. Per le riviste presenti in SCOPUS e ISI, ha calcolato direttamente l'h-index. Per le altre (essenzialmente quelle italiane) ha chiesto alle società scientifiche un ranking in tre fasce - A, B (altre riviste scientifiche) e C (altre riviste non scientifiche - appunto l'Eco di bergamo). 

iii) l'ammissione al  sorteggio dei commissari (per gli ordinari) e l'ammissione ai concorsi (per i candidati) dipende da TRE criteri. Per le scienze e la medicina sono criteri puramente bibliometrici e bisogna superare la mediana in  due su tre. Per le altre discipline (umanistiche, legge e scienze sociali, compresa purtroppo economia) basta UNO su TRE. In questo caso, i tre criteri sono il numero di articoli in riviste di fascia A, il numero di libri con ISBN (cioè pubblicati da un editore e non autoprodotti) ed il numero di capitoli di libri collettivi con ISBN.  In pratica gli ultimi due criteri, che sono da soli sufficienti, si identificano con numero di pagine. Quindi l'insistenza dei costituzionalisti sull'unico criterio "qualitativo" (triple brackets), la divisione in fasce delle riviste, è alquanto pretestuosa e tradisce una ostilità assoluta alla valutazione.

 

PS scrivo questo per Andrea e per altri lettori che vogliono avere informazioni, non per alcuni commentatori che pontificano senza alcuna conoscenza pratica della situazione universitaria .

due dettagli:

 le classifiche di riviste italiane sono suggerite all'ANVUR dalle società scientifiche. Queste ultime sono dominate dai baroni, of course, ma almeno collettivamente. 

vero, ma fino a un certo punto. Ci sono baroni che hanno una posizione di potere (sono bravi, non sono bravi ma sanno fare networking e sono buoni talent scout, sono ammanicati al ministero, whatever) e riescono ad ottenere PRIN "de paura", parlo del triplo di PRIN di area tecnico-scientifica (non faccio nomi, ho famiglia anche se non sono amorale... :-), per cui poi organizzano convegni, fondano riviste (che noi bibliotecari dobbiamo comprare a prezzi esosi... "perchè gli squali non mangiano gli editori accademici? cortesia professionale" per riciclare la battuta amerikana sugli avvocati), ottengono borse e dottorati... è chiaro che poi nelle società scientifiche il loro peso è maggiore, i voti si pesano e non si contano. Mi hanno detto che nella società scientifica per M-STO/08 un barone è riuscito a far ammettere tra paleografia, archivistica e biblioteconomia anche la storia delle religioni e del cristianesimo (magari perché i monoteismi sono "religioni del libro"? mah)

 

l'ammissione al  sorteggio dei commissari (per gli ordinari) e l'ammissione ai concorsi (per i candidati) dipende da TRE criteri. Per le scienze e la medicina sono criteri puramente bibliometrici e bisogna superare la mediana in  due su tre.

in questo caso non so quanto i puri criteri bibliometrici siano affidabili. Non parlo di problematiche teoriche sulla validità, ma ho l'impressione che i criteri siano inflazionati dal fatto, che per me è un malcostume, che spesso in campo medico ogni singolo prodotto di ricerca ha per autori TUTTI i partecipanti a un progetto: in soldoni, una schermata e mezzo di autori prima di arrivare al titolo. Possibile che un articolo l'hanno scritto in cinquanta e che tutti e cinquanta hanno lavorato all'esperimento che descrivono?  Però se l'articolo è in fascia A vale per tutti e cinquanta


 

Io mi sono sempre espresso per la definizione di criteri e di regole per la valutazione. Per questo mi batto per la diffusione e la discussione di una cultura della valutazione in Italia. La quale, se non avviene con la sfacciata partigianeria che caratterizza alcuni interventi anche qui su nFA, dovrà riconoscere l'ampia riflessione critica esistente in letteratura sull'utilizzo della bibliometria, segnatamente per le valutazioni individuali.

RR

e' un passaggio spiacevole ma necessario quando si parte da una situazione pietosa. Non piace a nessuno, ha sicuramente diversi limiti, e in un sistema con un mercato dei ricercatori appena decente, non si usa. Serve, appunto, limitare l'arbitrio del potere baronale. Rimosso l'arbitrio ed instaurato un minimo di mercato della ricerca, si potra' anche rimuovere lo scomodo, a volte ingiusto, ma inizialmente necessario, criterio bibliometrico. 

sono d'accordo, all'ingrosso: un lavoro importante viene citato, quale che sia il campo disciplinare.  E anche senza impact facto e tutto, il semplice fatto che un docente non sia riuscito ad avere tre prodotti validi su un arco di dieci anni, che secondo il nostro referente significano tra i quattro e gli ottomila euro in meno al dipartimento, basta a renderlo non tanto popolare

PS, visto che me lo avevi chiesto, mi chiamo Panzanelli, lo trovi nel profilo,  sono bibliotecario (direttore di un polo di biblioteche di dipartimento accorpate imho ad penem canis perché non hanno alcuna comunanza disciplinare) e non docente e lavoro alla Sapienza. Tanto per dire che non sono un "anonimo che non si firma", il nick risale a quando ancora non si usavano nomi e cognomi per esteso)

Tale disciplina appare lesiva dei principi di eguaglianza e ragionevolezza...

...è conforme al principio di eguaglianza e ragionevolezza che ai giovani ricercatori siano richieste X pubblicazioni, più di quante mai prodotte da chi li giudica? ...è conforme al principio di eguaglianza che i giovani precari della pubblica amministrazione facciano lo stesso identico lavoro dei colleghi più anziani e di ruolo ma con meno stipendio e meno diritti? potrei continuare: il punto è che i diritti acquisiti li stanno pagando gli outsider.

 

Francamente il fatto che si dica 'non era mica chiaro prima che come professori si doveva pubblicare bene! ora che lo sappiamo dateci tempo e lo faremo (forse)' aggiunge beffa alla beffa.  Da outsider e giovane italiano mi sono rassegnato a pagare i diritti acquisiti di una lunghissima schiera di insider. Ho anche capito quanto irriformabile sia un paese in cui tutti hanno un qualche potere di veto, magari basato su un cavillo, specie i potenti, gli insider degli insider.

 

Vorrei solo che a chiedermi di essere molto migliore della media di lorsignori anche solo per avere le briciole fosse qualcuno che ha dimostrato di sapere, quantomeno, che fare il professore vuol anche dire fare ricerca...

In merito ai rilievi da lei sollevati, Sua Eccellenza Chiarissimo Professore Presidente Emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida (Mazzanti Vien dal mare) ha ritenuto opportuno offrire congrua risposta. La suddetta risulta tuattavia densa di riferimenti legislativi e giurisprudenziali, nonché di elementi lessicali tecnici, difficilmente accessibili a una giovane mente come la sua, formata in tempi in cui la scuola, come tutti sanno, "non era più quella di una volta".

Mi ha pertanto pregato di fornirle opportuna traduzione in linguaggio corrente, che allego di seguito, nella speranza di farle cosa gradita:

SUKA!

(kappa presente nell'originale)

Questi criminali andrebbero sbattuti in galera. Altro che università e corte costituzionale (e annessa pensione d'oro).

Criminali, puri e semplici.

la pena di morte direttamente!!

Ah, già, scordavo il dettaglio; nulla poena sine lege, si diceva una volta. Se cortesemente ci spieghi quale reato hanno commesso per essere sbattuti in galera, o se hai elementi per correre a una procura della repubblica come persona informata dei fatti... 

Galera...?

ZioPeppo 29/6/2012 - 10:27

Sintetizzo: al di là dei tecnicismi e delle leggi e del diritto e degli insulti credo che prosaicamente occorre considerare che    I SOLDI SONO FINITI. Indipercuiacciocchè anche i "diritti squisiti" a botte di millantaeuro/giorno per giudici/magistrati/direttoristellarinaturali/uscieri/barbieri/staggiste/olgiette/nicolminette/varieedeventuali sono finiti. Appoggio al 100% la proposta che in qualunque ambito di PA il max stipendio a ogni livello non possa essere superiore a 90mila euri/irpef annua , benefits inclusi. Ribadiamo tutti: i soldi nella PA sono finiti, se qualcuno ritiene di valere di piu', vada altrove nel libero mercato a guadagnarseli. Qui la TORTA DI RISO E' FINITA. 

E' uscito da poco l'elenco delle riviste scientifiche per l'area 13.

 

http://www.anvur.org/sites/anvur-miur/files/riviste/area13rivistescientifiche.pdf

 

Fa piacere sapere che l'Anvur considera tra le circa 2000 riviste "scientifiche" anche Il Sole 24 ore e la Rivista di suinicoltura (che noto essere sempre del Sole 24 ore) . Non mi è ben chiaro se come pubblicazione si intenda anche una lettera al direttore, partecipare ai sondaggi online, etc.

Di ancora maggiore rilevanza mi sembra il fatto che tutti gli Annali delle varie università (ossia le "pubblicazioni" fatte in case, dove chiunque può pubblicare ciò che vuole senza basicamente nessun filtro) facciano anche esse parte delle riviste scientifiche di area 13 (compresi gli annali di architettura e di igene medicina preventiva e di comunità...).  Per tornare alle famose mediane, che garantirebbero l'accesso alla valutazione per l'abilitazione scientifica nazionale, chi impedisce a un ricercatore di pubblicare 12 articoli sugli ANNALI DELLA FACOLTà DI CASA SUA e superare la famosa mediana delle 11 pubblicazioni necessarie? E se tutti i ricercatori possono fare questo, a che serve la mediana? Non era più semplice lasciare libertà di fare domanda ai singoli ricercatori, lasciando la regola che non si può far domanda 2 anni di seguito?

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