La via italiana al contro-terrorismo

13 agosto 2009 andrea gilli

Dove si dimostra che non è solo l'economia italiana che deve essere liberalizzata e deregolata.

Ci sarebbe da ridere, se la questione non fosse seria. Siamo in Afghanistan. Siamo lì a fare un po' di pace e un po' di guerra. Forse serve, forse no. Di sicuro, ogni tanto spariamo, ogni tanto ci sparano. Dovunque vale la regola che se ti sparano devi rispondere. In Italia funziona diversamente. Ci sparano, e noi apriamo le inchieste – visto che la giustizia non è già abbastanza sommersa di lavoro.

A leggere gli articoli pubblicati dal Corriere della Sera non si sa se ridere o se piangere - un po' come non sappiamo se siamo in guerra o se siamo in pace. Sotto il governo Prodi, i nostri militari dovevano praticamente attendere una seduta del Parlamento per poter aver l'autorizzazione a contrattaccare. Ora, sotto il Governo Berlusconi, i nostri militari non possono andare in giro con i mezzi di cui hanno bisogno perchè la Procura ha messo i sigilli.

Ricapitoliamo: gli attacchi talebani in Afghanistan avvengono principalmente attraverso ordigni esplosivi improvvisati (IEDs) - mine artigianali. Per proteggersi, tutte le forze occidentali si sono dotate di MRAP (mine-resistant ambush-protected) vehicles. Mezzi pensati per resistere a queste detonazioni e così proteggere il loro equipaggio. I nostri sono i Lince (in realtà i Lince sono degli Humwee rafforzati, ma non entriamo nei dettagli). Recentemente, questi mezzi non hanno funzionato alla perfezione: alcuni nostri soldati sono morti in seguito a degli attacchi con IEDs. Allora la Procura di Roma ha aperto un'inchiesta, contro ignoti, e messo sotto sequestro i mezzi colpiti. Così facendo, il nostro contingete (già non esattamente in eccesso di dotazioni belliche) si trova a non poter più disporre di diversi mezzi necessari per svolgere le sue funzioni. Anche solo come fonte di ricambi.

Dice il Ministro, siamo in missione di pace, quindi si applica il codide di pace, dunque interviene un magistrato quando veniamo attaccati. Ne parla come se fosse tutto logico e normale: a me logico e normale non pare proprio. Domanda un po' pragmatica: ma cosa deve investigare il magistrato? Che ci sparano? Che i talebani sono un attimo inviperiti visto che li abbiamo sbattuti fuori dall'Afghanistan? Che un ordigno particolarmente potente può distruggere anche veicoli disegnati per resistere alla detonazione di IEDs? Boh. Ma quanto costa tutta questa pagliacciata, e a che risultati può portare?

Ammettiamo anche che l'inchiesta giunga all'inaspettata conclusione che dei talabani hanno davvero messo un ordigno, più potente di quelli solitamente usati, e così abbia danneggiato i nostri mezzi e ucciso dei nostri uomini. Bene: ma mettendo i sigilli ai Lince, non è che rischiamo di avere più morti?

A me sembra proprio di sì. Come mi pare che in questo caso siano soddisfatte le condizioni della legge della stupidità.

Forse non riusciremo a portare la stabilità in Afghanistan, di sicuro riusciremo a portarvi qualche nostro magistrato. Ognuno fa quel che può, d'altronde.

Studio queste cose da un po' di anni. E la mia formazione, vista la totale assenza di pubblicazioni italiane rilevanti, viene da testi inglesi, americani e francesi. E in questo campo, la logica che domina è il pragmatismo, non certo la cultura giuridica e ancora meno quella processuale. In Italia è il contrario: inchieste, leggi, magistrati, il ministro La Russa arriva addirittura a parlare di modifica della Costituzione. Alè: per poter usare un blindato, rendiamoci conto, neppure un carro armato. Il prossimo passo, riscrivere i dieci comandamenti? Nel caso, facciamo la nostra proposta: Non dire scemenze.

Tutti continuano a parlare di fare leggi, inchieste, norme. Nessuno che propone l'unica vera soluzione: abolirne.

Nel maggio 2003, l'allora GWB dichiarò finita la guerra in Iraq. Iniziava così la missione di pace americana. Da allora, le forze armate americane hanno contato circa 3.000 morti e migialia di attentati. Vi immaginate la procura di Washington che apre un'inchiesta per ogni attacco, per ogni morto. Addirittura, che mette i sigilli ai MRAP americani per procedere con le sue inchieste? Non so voi, ma io non riesco a stare serio mentre suggerisco queste ipotesi.

Ma in Italia sono la norma, come dimostrano le parole di La Russa.

E si noti che gli americani fanno le inchieste. Il punto è che il loro scopo consiste nell'accertare dinamiche e caratteristiche degli attentati, e dei danni causati, così da elaborare soluzioni efficaci (tra queste, l'invenzione degli stessi MRAP, per esempio). In altre parole, anzichè cercare di mettere in galera Hamed bin-Salasin bin Salaf al-Qualcosa, cercano di fare in modo che i loro soldati non continuino a morire.

Il risultato della nostra via al contro-terrorismo sembra essere esattamente quello opposto. Ma almeno potremo continuare ad aprire inchieste.

25 commenti (espandi tutti)

E' la rinuncia alla guerra di cui si parla nella costituzione la foglia di fico. In realtà si tratta di talebanesimo formalburocraticoipocrita che fa parlare di missione di pace. La questione, come di consueto è di classe dirigente. Burocrati ottusi e politicanti peggio dei burocrati ed una magistratura peggiore di burocrati e politicanti.

luigizoppoli

gli americani... cercano di fare in modo che i loro soldati non continuino a morire.

su questo non direi tanto visto che non è chiaro nemmeno lo scopo della missione: le truppe US andranno via per motivi economici/mediatici, non certo quando vi sarà una reale garanzia di autosufficienza in termini di sicurezza e democrazia da parte del governo locale...

Le cose che dici non hanno legame.

1) Come accenno alla fine, i MRAP (come anche gli aerei senza pilota, gli UAVs) sono innovazioni militari sviluppate e impiegate per ridurre i rischi ai soldati americani e, parallelamente, avere maggiore efficacia tattica. A questi prodotti si è arrivati grazie a studi, inchieste, analisi, in gran parte sviluppati dal Pentagono o dai ffrc (federal funded reseach centers come Rand, CNA, MITRE, etc.). Sono curioso di sapere quali innovazioni tecniche o tattiche sono emerse grazie a queste inchieste.

2) La strategia americana può essere spesso sbilenca e ottusa. Sono io il primo a dirlo. Ma una cosa è una strategia sbagliata. Un'altra è un'amministrazione ottusa. Le due cose non coincidono. 

3) Il ritiro americano dall'Afghanistan non ci sarà per ragioni mediatiche, e neppure strettamente economiche. Ci sarà quando nessuno sarà più disposto a sacrificare vite americane per quelle afghane. 

 

3) Il ritiro americano dall'Afghanistan non ci sarà per ragioni mediatiche, e neppure strettamente economiche. Ci sarà quando nessuno sarà più disposto a sacrificare vite americane per quelle afghane.

Il governo non sarà più disposto a sacrificare vite americane per quelle afghane quando non potrà più permetterselo, ossia quando ciò gli farrebbe perdere troppo consenso: intendevo questo con ragioni mediatiche.

In merito al punto due sappiamo tra la strategia sbagliata e l'amministrazione ottusa (concordo certamente) chi ha prodotto più morti...

Concordo. L'unica nota riguarda la strategia USA in Afghanistan. Sotto Obama-Gates è cambiata nettamente. Democrazia, libertà e diritti umani non sono (per fortuna) più tra gli obiettivi. La missione EF mira a portare stabilità e sicurezza. Altrimenti, con tempi e modi stabiliti, tutti a casa. In questo senso Obama sembra ben conscio, almeno in politica estera, del fatto che l'interventismo statale porti quasi sempre al fallimento...

In merito al punto due sappiamo tra la strategia sbagliata e l'amministrazione ottusa (concordo certamente) chi ha prodotto più morti...

Scusa ma non ti seguo: la differenza di forze dispiegate e di obiettivi rende il confronto del tutto improprio.Se no potremmo sostenre che la strategia del papa di dire a tutti di essere buoni ha fatto ancora meno morti.

1) Che si parli di Iraq, Afghanistan, Balcani o altro l'impegno nelle misisoni internazionali di pace delle forze militari italiane è particolarmente apprezzato (relativamente agli altri contingenti) dalle popolazioni locali in primis e dalla comunità internazionale.

2) La strategia militare US in Afghanistan è tendenzialmente fallimentare o comunque in un vicolo cieco.

Dati 1) e 2), criticare l'operato italiano (che certamente soffrirà come in molti altri ambiti di un eccesso o semplicemente cattiva burocrazia) in una delle poche cose che fa bene e per di più paragonarlo ad una presunta efficienza tecnica del contingente US (che invece non si capisce cosa ci stia a fare in Afghanistan visto che sui fronti del controllo territoriale e della sicurezza non fa nessun passo avanti), mi sembra puro anti-campanilismo.

Dire poi che l'anti-terrorismo vada liberalizzato e che in politica estera l'interventismo statale porti quasi sempre al fallimento...mi sembra usare espressioni (efeumisticamente) fuori luogo, che mostrano la provocatorietà della tesi.

Liberalizzazioni e deregolamentazioni servono al nostro paese ma l'Afghanistan (e il Papa...) non centrano niente.

 

Non sono d'accordo. Spesso non capisco se critichi me o altri, in ogni caso rispondo, non provocatoriamente, così da tornare sul terreno delle idee e non dello scontro personale.

1) La storia dei nostri militari apprezzati in giro per il mondo e dalla comunità internazionale è, a mio modo di vedere, uno slogan che usano i politici italiani per giustificare le missioni internazionali a cui partecipiamo.

a. Le nostre missioni non servono quasi a nulla. Siamo apprezzati, è vero. Ma semplicemente perchè non facciamo peace-keeping o peace-enforcing fino in fondo. Siamo osservatori passivi. Nell'estate 2006 siamo sbarcati in Libano. Appena arrivati succedono due cose: i nostri militari programmano una "seconda finale di calcio con il contingente francese in arrivo". Questa è la nsotra via al peace-keeping. Seconda cosa: D'Alema si fa vedere a braccetto con Hezbollah. Morale: siamo andati là per non fare niente, per dire: ci siamo, ma "ragazzi, tranquilli, qua: tutto come prima". Hezbollah, a quanto pare, ha mantado a D'Alema addirittura un regalo di natale. Anche il peace-keeping implica il combattimento di chi vuole ribaltare la pace. Se noi, sistematicamete, stringiamo mani, anzichè sparare, è ovvio che siamo apprezzati (questa è una critica alla politica delle missioni internazionali, non ai soldati, che fanno ciò che gli si dice di fare).

In Afghanistan, vale lo stesso discorso: siamo nella zona più pacifica, nessun attacco, nessuna azione pericolosa. Addirittura, qualche anno fa, non potevamo intervenire a supporto di truppe alleate finite sotto imboscata: "avremmo infranto l'articolo 11 della Costituzione". In Iraq era lo stesso discorso. Ovviamente, l'intensità del nostro intervento cambia. NOn dico che non combattiamo, ma di sicuro non facciamo operazioni dure e difficili (ciò spiega perchè finora siamo il contingente con il minore numero di vittime). La ragione per cui siamo apprezzati è, semplicemente, che anzichè combattare costruiamo strade, ponti, scuole. Tutto utile e necessario: ma così facciamo combattere altri. Ed è ovvio che quando si combatte, non sempre si è apprezzati. Dire quindi "noi siamo i soldati buoni" è un po' ipocrica: se in Afghanistan non ci fossero gli americani, non ci potremmo starci neppure noi.

b. Se le cose stanno così, perchè andiamo in Afghanistan, Iraq, etc.? Ho la mia tesi. Spero un giorno di farla teoria e pubblicarla. A livello internazionale conta chi è forte. Noi non siamo troppo forti, almeno non a livello di F, D, UK. In breve, anzichè fare costose riforme interne volte a rafforzarci a livello internazionale (a partire dalle riforme economiche), i governi che si succedono in Italia (per via della particolare situazione politica interna) preferiscono mandare i nostri soldati all'estero. Così, rivendicano lo stesso ruolo di Paesi più forti e dunque la loro stessa importanza internazionale (per esempio il seggio permanente all'ONU, o il diritto a partecipare al 5+1), senza però, in realtà, meritarla. POichè l'opinione pubblica, però, è sensibile ai nostri caduti, allora si quadra il cerchio mandando i militari in zone dove si combatte il meno possibile. Un grande inganno, insomma.

2) Come ho detto prima, sotto Obama la strategia USA in Afghanistan è cambiata. Era fallimentare prima, perchè poneva obiettivi irrangiungibili (democrazia, diritti umani, libertà). Ora almeno è fattibile, che abbia successo è un altro discorso. Vedremo. Anch'io sono pessimista (su epistemes trovi tutti gli articoli). Ma darla per fallimentare ex-ante non mi sembra corretto. 

1+2=3 Non capisco dunque la tua critica (peraltro non espressa nel primo commento...). I nostri soldati sono là a rischiare la pelle, e per colpa di qualche magistrato si trovano a dover combattere con le mani legate. Nessuno qui li critica, anzi: questi sono vittime della burocrazia, da una parte, e dell'ipocrisia dei nostri politici che li costringono ad andare a combattere in mezzo mondo, spesso senza risorse adeguate (si vedano i dati sul tasso di ricapitalizzazione delle spese della Difesa...).

e in più paragonarlo ad una presunta efficienza tecnica del contingente US (che invece non si capisce cosa ci stia a fare in Afghanistan visto che sui fronti del controllo territoriale e della sicurezza non fa nessun passo avanti), mi sembra puro anti-campanilismo.

 

Paragoniamo di nuovo mele con pere. La strategia USA può essere sbagliata, ma a livello tecnico/amminsitrativo, loro non hanno da pensare a queste beghe da cortile. Noi possiamo anche essere dei portatori di pace e di speranza, ma se poi abbiamo bisogno del lasciapassare ogni volta che ci leghiamo le scarpe dubito che possiamo andare distante. 

Dire poi che l'anti-terrorismo vada liberalizzato e che in politica estera l'interventismo statale porti quasi sempre al fallimento...mi sembra usare espressioni (efeumisticamente) fuori luogo, che mostrano la provocatorietà della tesi.

Eufemisticamente fuori luogo... Non vedo dove, scusa. Io sposo il modello neoclassico in economia (anche se non sono un economista). Cosa dice, in soldoni? Che lo Stato, quando interviene, fallisce quasi sempre. Asymmetric information, crowding out e similar effects, alla fine, finiscono per portarci addirittura indietro. Bene. In politica estera? Io sposo il modello neoclassico economico che si applica alle relazioni internazionali: si chiama neorealismo. Cosa dice? Che quando uno stato interviene all'estero è poco probabile che ottenga tutti i risultati sperati. Perchè gli altri stati non apprezzeranno il suo intervento, perchè entrando nella politica locale di altri Paesi favorirà certi gruppi contro altri (portando questi ultimi alla guerra), perchè non dispone di informazioni perfette, perchè il problema principal-agent filtrerà gli obiettivi da perseguirsi con i suoi interessi, etc.

Infine, se crediamo che lo Stato non debba gestire società private, perchè le gestisce male, su quale base possiamo credere che possa creare ex-novo società umane in Paesi terzi da costruirsi sui nostri valori e principi?

Cmq, molto meglio, trovi il ragionamento qui: Cato Institute.

 

Nel commento precedente ho usato la parola provocatorietà senza nemmeno accorgermene: volevo dire pretestuosità. Questa è l'unica, in realtà, osservazione al tuo pezzo. Ossia che tu usi un pretesto anche tecnico (di cui non so nulla) per in realtà portare avanti una tesi (assolutamente generale) che già è nel titolo dell'articolo e che riproponi nella parte finale della replica a cui ora rispondo. Niente di male ovviamente! semplicemente mi pare un po' pretestuoso (ma magari è una cosa che vedo solo io, anzi quando si parla di metodi economici in politica credo mi accada spesso, forse dipende da me...). Intendo dire che qui

se crediamo che lo Stato non debba gestire società private, perchè le gestisce male, su quale base possiamo credere che possa creare ex-novo società umane in Paesi terzi da costruirsi sui nostri valori e principi?

il pretesto è venuto decisamente meno e si parla del tema in realtà serpeggiante nell'articolo.

In merito alle (esagerate) espressioni 'puro anti-campanilismo' e '(efeumisticamente) fuori luogo' volevano ovviamente essere solo enfatizzanti.

Quando dici 'Se noi, sistematicamete, stringiamo mani, anzichè sparare, è ovvio che siamo apprezzati', 'soldati, che fanno ciò che gli si dice di fare', riduci non poco quanto (e come) i soldati italiani fanno e i rischi che corrono per aiutare le popolazioni (ad esempio dando da lavoro nelle proprie basi in Iraq, cosa che comporta un grande rischio e che è stata fonte di attentati a vari contingenti). Quindi la prima delle espressioni di cui sopra indicava il fatto che il pretesto per portare avanti una tesi generale andava a sminuire (direi involontariamente) qualcosa che invece ha valore e dignità. Quando dici che l'apprezzamento è uno slogan politico, credo tu non sbagli. Ma è una parte della storia, non tutta.

La seconda espressione voleva mostrare invece un certo stupore sul piano linguistico almeno (e non certamente che fosse fuori luogo che tu esprimessi tali idee!): liberalizzare l'anti-terrorismo sembra quasi che lo si voglia appaltare a Benetton e Caltagirone...andando oltre, la tua risposta alla domanda cosa dice il neorealismo, a me non dice poi molto: problemi d'agenzia e asimmetria informativa influenzano la politica estera. Ovviamente erano solo due righe.

Rimango sul banale (non è il mio campo): la politica estera interventista che vuole "creare ex-novo società umane in Paesi terzi da costruirsi sui nostri valori e principi" la darei per spacciata (ma ammesso che fosse in testa a W. Bush insieme ai petrodollari e un po' di whisky, certamente non è l'idea che guida le missioni di pace internazionali). La politica estera interventista in generale però non credo possa essere giudicata: l'interventismo US un po' più di 60 anni fa (IIWW) non credo abbia fatto troppo male all'Italia...

Se l'intervento dello Stato sul mercato non è ottimale (sentenza per certi aspetti criticabile e più generale di "gestire società private", ma il parallelo "società private" - "società umane" non è proprio così diretto a mio avviso), non segue automaticamente che non lo sia in contesti diversi dal mercato, direi. Obiettivi e strumenti sono certamente differenti e, come sempre, la realtà è decisamente più complessa in primis ma anche più complicata dei modelli.

Andrea ti ha risposto meglio di me, ma il mio punto era esattamente quello: è ovvio che chi costruisce ponti rischia meno di chi va a stanare i talebani a Tora Bora, il confronto delle vittime avrebbe senso se la missione italiana fosse militarmente paragonabile a quella americana (per qualità, non per dimensione).

Il papa non c'entra nulla, rimarcavo solo che dando consigli da Roma si rischia ancora meno che costruendo ponti, se il punto è ridurre i morti a prescindere dal tipo di intervento, potremmo tenere i soldati in Italia e mandarli sul satellite 10' a testa a dire agli afgani di star buoni.

Premetto che sono d'accordo con te. Anche io preferirei un approccio pragmatico alla questione, piuttosto che uno burocratico/ideologico.

Tuttavia non mi sorprende, anzi mi sembra una scelta coerente. Per avere l'approccio pragmatico, il governo in carica dovrebbe battersi contro un sacco di resistenze, un po' come se volesse cambiare le leggi sul lavoro o sugli ordini professionali. Capisco che questo governo, come tutti gli altri della seconda repubblica, abbia scelto di non fare queste battaglie, perche' non gli conviene. Per questo mi sembra che il governo stia mantenendo la sua linea politica, nulla di nuovo sotto il sole.

 

In Italia funziona diversamente. Ci sparano, e noi apriamo le inchieste – visto che la giustizia non è già abbastanza sommersa di lavoro.
...
Vi immaginate la procura di Washington che apre un'inchiesta per ogni attacco, per ogni morto. Addirittura, che mette i sigilli ai MRAP americani per procedere con le sue inchieste? Non so voi, ma io non riesco a stare serio ...

Francamente anche io ho rinunciato al serio stupore per simili notizie ed oscillo tra l'incazzatura piu' nera e le risate galattiche, a seconda del'umore.
Anche per i morti di NY, quelli sull'Hudson, la magistratura Italiana ha aperto un'inchiesta. Inutile, dato che il fatto è successo in USA e ci penserà quindi la magistratura americana ad individuare cause e reponsabili. Qui pero' capisco i magistrati, perché un'inchiesta seria richiederà un certo numero di viaggi a N.Y. a spese dello Stato. Non capisco invece la fregola di andare in Afghanistan.

Quale è la ratio (o irratio) che spinge la magistratura italiana ad aprire indagini in posti lontani, sovrapponendosi ad autorità estere e non avendo la giurisdizione? Il fatto che la vittima sia italiana crea un obbligo d'indagine? O è una libera scelta della magistratura?

Francesco

 

 

Non so. Forse Axel Bisignano potrebbe aiutarci. Ma anch'io mi sono fatto la stessa domanda. Senso, logica, razionalità? Io non ne vedo. E' forse l'effetto dell'obbligatorietà dell'azione penale? Boh. So solo che è una roba fuori dal mondo. Se andiamo sulla Luna e i terroristi spaziali ci attaccano, anche lì la magistratura aprirà un'inchiesta? 

Gli americani, in Afghanistan, già ridono degli Europei. La missione ISAF (International Security Assistance Force), dove ci sono i Paesi NATO, è stata infatti riletta come I Suck at Fighting o I See Americans Fighting. Non immagino le risate che devono farsi quando arrivano alle loro orecchie queste storie. Neppure nei film di Fantozzi si vedono cose del genere...

Non e' che l'inchiesta e' stata aperta per verificare se i mezzi forniti dalla IVECO rispondano alle specifiche del bando di gara? In questo caso, non ci vedrei nulla di male a verificare se c'e' stata una fornitura corrispondente alle richieste dell'esercito. Anzi, una verifica delle prestazioni effettuata ira mi sembra fin troppo tardiva.

 

Ho pensato anch'io a questa cosa, inizialmente, ma non regge. Cioè, se è così, stiamo perdendo del tempo. Il Lince è, nel suo campo, probabilmente il miglior mezzo in circolazione, tanto che è stato comprato massicciamente anche da mezza Europa, fino gli inglesi.

Dunque, il Lince fa quello che gli è stato richiesto al meglio. Altro discorso è se il Lince sia il mezzo adeguato per l'Afghanistan. Su questo non lo so. Ho i miei dubbi. NOn ho una conoscenza tecnica così approfondita. Il Lince è un Humwee (High Mobility Multipurpose Wheeled Vehicle). Da quello che ho capito è stato costruito e disegnato nel 2005/2007. Gli americani sono usciti con i MRAP nel 2006. Visti questi tempi, non sono sicuro che i Lince abbiano la stessa resistenza dei veicoli americani, soprattutto rispetto ad ordigni particolarmente potenti. FInora, però, non ci sono stati morti dentro i Lince. Le vittime sono state causate dal ribaltamento del mezzo in seguito all'esplosione...

Però... se noi non abbiamo altri mezzi... cioè, il magistrato cosa deve fare: ritenere responsabile la difesa per non aver comprato mezzi più aggiornati?

Ciò non toglie, cmq, che l'inchiesta sta solo intralnciando le operazioni in corso.

Anche se fosse, sequestrare i mezzi in uso è demenziale.Le perizie si possono fare su mezzi rimasti in Italia, e le valutazioni sull' opportunità o meno di utilizzarli la lascerei ai militari.

Potrei concepire il sequestro dei veicoli di una caserma italiana dopo un' esplosione presumibilmente dovuta ad un difetto, sequestrare mezzi in uso in Afghanistan fa a pugni sia col buonsenso che col rispetto dell' incolumità altrui.

E si noti che gli americani fanno le inchieste. Il punto è che il loro scopo consiste nell'accertare dinamiche e caratteristiche degli attentati, e dei danni causati, così da elaborare soluzioni efficaci (tra queste, l'invenzione degli stessi MRAP, per esempio). In altre parole, anzichè cercare di mettere in galera Hamed bin-Salasin bin Salaf al-Qualcosa, cercano di fare in modo che i loro soldati non continuino a morire.

ma l'articolo del Corriere linkato nell'articolo dice proprio che i magistrati italiani vorrebbero fare quello che l'articolo stesso auspica e non certo mettere in galera i membri di Al-Qualcosa. Non ho capito se ti sembra di intralcio il fatto che siano dei magistrati a fare le indagini, invece che un collegio di militari tipo JAG, cosi' tutto e' ottimo e abbondante. In ogni caso, in tutti gli eserciti ad ogni morto scatta una inchiesta. Il punto e' chi la fa, e da cio' dipende il risultato.

Ma poi quale mezzi sono stati sequestrati?

 

i lince sono stati sequestrati. Non so come funziona il sistema americano. E' certo che le inchieste avvengono sotto traccia. Io suggerisco di imitare quel sistema, per quanto concerne almeno le indagini.

i lince sequestrati sono i 3 coinvolti nel caso Di Lisio, piu' altri 8 coinvolti in altri incidenti. In tutto 11 blindatini che sarebbero sfasciati, e per legge sequestrati per non so quanto tempo e comunque inutilizzabili neanche per pezzi di ricambio. Meno male quindi che ogni tanto si sfascia qualche mezzo, cosi' si possono avere pezzi di ricambio. Quindi vorresti affidare le indagini a non ho capito chi perche' al ns Esercito mancano i pezzi di ricambio. Questo e' semplicemente un caso di mancanza di soldi. A giocare a fare la guerra si va se si hanno i mezzi, gli uomini e l'organizzazione. Se l'indagine la fa un magistrato civile o un colonnello non cambio il ns grado di operativita' ed efficienza sul posto (o piu' pomposamente "nel teatro delle operazioni") e nemmeno il numero complessivo di pezzi di ricambio disponibili.  

La seconda affermazione, sul fatto che in guerra si va se si hanno i soldi e i mezzi, la condivido. Leggi quanto dico negli altri commenti, e vedi che la vediamo nello stesso modo. Se leggi, parlo infatti di ipocrisia della politica.

La prima un po' meno. Hai ragione, e io non avevo rilevato: se per 11 mezzi fermi andiamo in panico, allora è meglio tornare a casa. Sul resto, due note:

1) Un mezzo danneggiato non è necessariamente sfasciato. E un mezzo sfasciato non è necessariamente un rottame inutilizzabile. La detonazione, infatti, o provoca danni minori, facilmente riparabili oppure rende il mezzo inutilizzabile, senza però farne poltiglia. Questi mezzi sono infatti disegnati in modo da proteggere l'equipaggio: ciò fa si che, molto spesso, la detonazione venga interamente assorbita dalla sua struttura. Il risultato è che parti centrali, come l'asse, cedano. La riparazione richiede tempi medi, ma il mezzo può essere riutilizzato.

Io non ho idea di quanti mezzi abbiamo in Afghanistan, 11 sono tanti o pochi a seconda del numero totale. L'Italia ha comprato 1240 Lince, se ne ha 100 in Afghanistan, 11 fermati dalla magistratura sono parecchi (vanno infatti sommati quelli fermi per manutenzione, etc.). Se ne abbiamo 500, 11 non sono molti. Tra le due, dico che il numero è più vicino a 100 che a 500, e non mi stupirei se fosse addirittura inferiore. In Afghanistant abbiamo 3000 persone, riuscire però a capire quante fanno perlustrazione è un'impresa.

2) Ciò non toglie, in ogni caso, l'assurdità del fatto che i mezzi danneggiati siano posti sotto sequestro. Conosco meglio la situazione americana. I MRAP americani dispiegati in Iraq vengono danneggiati con enorme frequenza. Non di rado si contano dei morti, specie quando il veicolo si ribalta. Epperò, nessuno viene bloccato dalla magistratura inquirente. Anzi: i mezzi vanno e vengono dall'america all'Iraq per essere riparati, con una velocità notevole. Infatti, l'attuale produttore si è specializzato nella loro riparazione, dove ci fa un sacco di soldi.

Un generale aveva detto che i blindati Lince sequestrati erano 11, e il Ministro La Russa, pur ammettendo di non sapere bene i numeri, confermava.  (http://www.corriere.it/politica/09_agosto_10/caprara_faffacb8-856c-11de-8be5-00144f02aabc.shtml

Vai a fidarti. Il Tribunale di Roma, invece, dice che in tutto, i blindati Lince sequestrati sono solo 3. (http://firenze.repubblica.it/dettaglio-news/roma-17:52/3705108)

non so cosa dica Jane's, ma notizie sfuse su internet dicono che i Lince in Afganistan erano 243 a inizio 2009 http://digilander.libero.it/en_mezzi_militari/html/lince.html

Sulla base di questi presupposti si vuole emanare un codice penale ad hoc per le missioni di "pace".

 

Andrea,

molto interessante quello che scrivi. Ci hai detto più tu di quelle paginate dei giornali...una cosa nn capisco però. Possibile che i consiglieri  del ministro della Difesa nn sappiano queste cose e nn consiglino i politici? NN dico i politici, ma ci saranno figure tecniche che possono consigliare come ovviare ai vincoli giuridici assurdi di cui parli...

Mi chiedo poi se anche in questo frangente nn valga la regola del si fa ma nn si dice...tu lo esclusderesti? Escluderesti che in realtà i militari agiscono di fatto ignorando, a questo punto necessariamente, le prescrizioni giuridiche e politiche?

ciao

Diverse questione aperte.

Allora, in questo ambito, i consiglierei del Ministero della Difesa hanno poco da dire. La questione riguarda la Giustizia. Il problema sono i magistrati che intervengono. 

In ogni caso, ho poca fiducia sui "consiglieri" della Difesa, almeno fino a quando saranno rappresentati da simili individui.

Mi sembra che tu, implicitamente, accenni al codice di pace e di guerra, e dunque al mancato rispetto dell'articolo 11. In altre parole, mi sembra che tu chiedi: ci sono regole di ingaggio e indicazioni di policy, ma poi, sul campo, i militari si proteggono come possono, senza stare a guardare ai dettagli.

Clausewitz diceva che la guerra, come processo di interazione, è molto semplice. Il problema è che IN guerra anche le cose più semplici diventano difficili. E' dunque possibile che, pressati dalle necesssità tattiche e operative, i nostri militari a volte vadano oltre i loro compiti e oltre la legge. Escluderei, però, che la cosa sia sistematica e che abbia dimensioni enormi.

Non conosco le direttive operative (probabilmente sono classificate), in ogni caso, in Afghanistan i nostri compiti sono di perlustrazione, aiuto civile, e difesa della popolazione. Al massimo, siamo ingaggiati in uno scontro a fuoco con i talebani, per respingere un loro attacco. Ma non andiamo a stanarli. Dunque mi risulta difficile pensare al mancato rispetto sistematico delle nostre regole di ingaggio. Camera e Senato controllano, come controllano anche i vertici delle forze armate, senza contare, poi, una semplice domanda: per quale ragione il generale che dirige le nostre truppe sul campo dovrebbe rischiare vita e carriera?

La via italiana al contro-terrorismo consiste nel pagare i terroristi? Se lo domandano in Francia e Inghilterra:

The Times' report, quoting Western military officials, says the policy was operated by Italian secret services in Afghanistan's Sarobi area, east of Kabul.

Warlords as well as Taliban commanders were paid, the paper says, with the amounts running to tens of thousands of dollars.

http://news.bbc.co.uk/2/hi/south_asia/8309464.stm

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