La vittoria di Trump: alcuni commenti a temperatura ambiente

14 novembre 2016 giovanni federico

L’attenzione si concentra sulle cause del voto e sugli effetti della presidenza Trump. Credo che non si possa giudicare la vittoria di Trump come un episodio sfortunato, determinato dalla scelta sbagliata del candidato democratico. La ritengo invece, e non sono il solo, parte di un trend nazional-populista anti-globalizzazione che sta, in forme diverse, caratterizzando la scena politica in tutto l’Occidente. A questo punto, mi sembra necessario porsi una domanda - che fare?

La vittoria di Trump ha, come prevedible, innescato un enorme interesse, con migliaia di articoli di giornali, post etc. Indubbiamente diventerà oggetto di approfonditi studi politologici che ne indagheranno le cause con raffinate analisi dell’elettorato (perchè le donne ispaniche con reddito familiare inferiore a 30000 dollari non sono andate a votare? Gli omosessuali ebrei sposati hanno votato sulla base delle scelte sessuali o della politica verso Israele? etc.). Ovviamente non ho la pretesa di partecipare a questo dibattito tecnico. Noto solo che l’idea di tagliare l’elettorato a fettine e offrire a ciascuna di esse un messaggio personalizzato non funzionò nella prima campagna di Hillary vs. Obama (yes we can) e non ha funzionato questa volta. Forse gli elettori votano in base ad una pluralità di motivi non riconducibili meccanicamente al loro status socio-economico (quando ero giovane si parlava addirittura di idee o ideologie).

Non entrerò neppure nell’arte della divinazione delle caratteristiche della presidenza Trump sulla base del primo discorso, del contratto con gli americani testè annunciato e/o di voci (forse interessate) sulle nomine. Spero solo che mantenga non più del 10% delle sue promesse elettorali, altrimenti siamo davvero nei guai.  E spero che le reazioni degli altri paesi (Europa, Cina) ad eventuali mosse azzardate, tipo l’imposizione di dazi doganali unilaterali, siano misurate. Non abbiamo certo bisogno di una guerra commerciale e di un ritorno agli anni Trenta. Mi sembra invece importante distinguere fra due interpretazioni generali di quello che sta accadendo.

Da un lato abbiamo una visione "ottimista" che vede la vittoria di Trump (e prima la Brexit) come un episodio molto sgradevole ma determinato da circostanze specifiche – in particolare la scelta di una candidata democratica secchiona, antipatica, ostaggio dell’alta finanza, donna (purtroppo può aver contato) etc. La Clinton ha vinto il voto popolare e sarebbero bastate poche migliaia di voti in più in alcuni stati chiave per farla diventare presidentessa. In questa narrazione, Trump avrebbe perso se solo i democratici avessero scelto un candidato migliore. Non ho ancora capito se ne avrebbero avuti, che per complesse alchimie politiche abbiano deciso di non presentarsi (lasciando solo Sanders, che non aveva nulla da perdere), o se invece la Clinton non avesse veramente alternative credibili. 

La tesi "pessimista" alternativa è, ovviamente, che l’elezione di Trump sia parte di un trend nazional-populista anti-globalizzazione che sta affermandosi in tutto l’Occidente. Unisce spinte protezionistiche vecchio stile, avversione cultural-razzista verso l’immigrazione e la società multiculturale, paura del futuro e nostalgia del passato, ostilità verso l’establishment accusato della crisis finanziaria etc. Il mix esatto differisce da un paese all’altro e da un elettore all’altro e conoscerlo sarebbe utile per capire cosa fare. Ma per questo, come detto, ci sono i politologi, sperando che ci riescano.

Personalmente spero che la tesi "ottimista" sia vera, ma non ne sono convinto per una ragione molto semplice. Anche se Trump avesse perso, avrebbe comunque vinto le primarie repubblicane e avrebbe ottenuto decine di milioni di voti. Inoltre la scelta del candidato non spiega la Brexit o il successo dei partiti populisti in Europa. Rischiamo molto seriamente di avere la Le Pen presidente in Francia e Di Maio presidente del consiglio in Italia (i tedeschi sembra siano molto meno affetti dal trend, giustificando la mia ammirazione per loro). Houston, abbiamo un problema.

Credo non ci sia bisogno di spendere parole in questa sede per difendere la globalizzazione e per criticare il nazional-populismo. Siamo tutti d’accordo, ma che facciamo? Cosa può fare l’élite globalizzata (ahem) per contrastare l’ondata nazional-populista? Ho letto un sacco di commenti ipocriti sulla necessità di "ascoltare", "venire incontro al disagio", "essere umili" etc. – e sopratutto una continua invocazione del "primato della politica". Ma ho letto ben poche analisi concrete su cosa dovrebbe fare la politica. Allora provo a dire la mia. Visto che sono un pessimista cronico, in una frase: non vedo una strategia vincente e neppure una strategia difensiva con possibilità di successo.

Ovviamente la globalizzazione (cum progresso tecnico, non dimentichiamocelo) ha avuto effetti differenti fra paesi ed all’interno dei paesi. Riporto un (affascinante ma discutibile, quindi ve ne offro dozzine di versioni alternative e critiche) grafico di Milanovic sulla crescita del reddito reale per ventili (5%) della popolazione mondiale dal 1988 al 2008 e 2011.

Dal 1988 al 2011 il reddito è raddoppiato o più che raddoppiato nelle fasce mediane (con reddito dal 45% al 65% della media mondiale), è aumentato del 40% per i ricchi (top 5%) ma solo del 10-15% per la fascia 80-95%  (nota tecnica: la composizione dei ventili per paesi/individui non è costante e le variazioni di un singolo gruppo possono essere  molto più ampie).  Semplificando molto, si potrebbe dire che il top 5% comprende quasi tutta l'élite globalizzata dei paesi occidentali (più i ricchi degli altri continenti) e  la fascia 80-95% il resto della popolazione dei paesi occidentali. Una parte di essa ha subito un calo del reddito, pero' il grafico suggerisce che la massa abbia avuto benefici modesti, ma positivi, dalla globalizzazione. Evidentemente, non è questa la percezione prevalente. Molti pensano che il loro reddito assoluto sia calato, moltissimi si sentono insicuri del futuro e quasi tutti ritengono profondamente ingiusto l’aumento del divario fra se stessi ed il 5% più ricco. Quasi nessuno sembra rendersi conto che non si possono avere i benefici della globalizzazione (iPhone, internet etc.) senza i relativi sacrifici (p.es. la concorrenza asiatica).

In teoria, la strategia vincente sarebbe un mix di convincimento della massa della popolazione, trasferimenti verso i veri perdenti (p.es. operai anziani senza possibilità di reimpiego) e forti investimenti in istruzione per rafforzare le competenze dei giovani ed evitare che fra vent’anni finiscano fra i perdenti. Non credo che questa strategia "socialdemocratica" possa funzionare perchè non capisco come sia possibile smontare la narrazione prevalente sulla crisi e convincere la massa che la globalizzazione ha avuto ed avrà effetti benefici. Fra le caratteristiche più negative dell'ondata anti-globalizzazione è la crescente sfiducia nei confronti degli "esperti" in genere, e degli economisti in particolare, rafforzata dallo sviluppo dei social media. Mi colpisce p.es. la partecipazione di giovani di alto livello di istruzione, che potenzialmente fanno parte del 5% che ha beneficiato e continuerà a beneficiare della globalizzazione, alle manifestazioni contro i trattati di commercio. Pensano che siano un complotto delle multinazionali. Se non si convincono loro, quante speranze ci sono per gli altri? D’altra parte convincere la massa che le sue condizioni non sono così terribili e (magari) che potrebbe fare qualche modesto sacrificio è indispensabile per poter concentrare risorse sufficienti sui veri perdenti e sull’istruzione. E’ ovvio che un trasferimento verso il 50-60% della popolazione è impossibile. Tanto per chiarire, è impossibile che un bancario allo sportello possa tornare al reddito relativo ed allo status sociale dell’era pre-internet. Al massimo si può (nei limiti del possibile, si deve) garantirgli una pensione minima per una dignitosa sopravvivenza.

Una strategia difensiva di successo implica una scelta di quale aspetto della globalizzazione da sacrificare – il commercio, il libero movimento dei capitali o l’emigrazione? Guardando da un punto di vista di pura strategia politica, è probabile che il male minore sarebbe l’introduzione di barriere all’emigrazione non qualificata. L’immigrazione è economicamente necessaria per contrastare l’invecchiamento della popolazione, ma l’effetto è di lungo periodo e comunque le restrizioni possono sempre essere abolite. Inoltre, la presenza di immigrati, magari molto abbronzati e/o abituati a pregare cinque volte al giorno verso la Mecca, suscita ostilità e reazioni anche in persone non direttamente danneggiate. Però le restrizioni all’immigrazione sono difficili da far rispettare, a meno di provvedimenti drastici e moralmente abbastanza ripugnanti. Il protezionismo è, come tutti sanno, estremamente dannoso. Rimarrebbe la restrizione ai movimenti di capitale – cioè versioni più o meno dure della Tobin tax. A parte i danni economici, sicuramente gravi (ma forse meno di quelli del protezionismo), si pone la domanda – basterebbe?

84 commenti (espandi tutti)

L'istruzione.

Matteo2 14/11/2016 - 07:17

A stretto giro nulla risulta efficace. E tutto rimarrà inefficace se si cerca un sotterfugio. Inoltre bisogna anche chiedersi se esista veramente questo famigerato “establishment”, il quale potrebbe prendere iniziative a piacimento.

Ad esempio trovo azzeccata l'accusa di Hillary all'FBI, non tanto perché questo serva per scagionarla, quanto perché mette in discussione proprio l'interpretazione più gettonata che sostiene che lei avrebbe perso perché rappresenta l' “establishment”, mentre Trump ne sarebbe fuori. Un pezzo dell' “establishment”, dunque, sarebbe sfuggito al controllo? Ma non esiste nessun “establishment”, ovvero “establishment” è l'intera società nel senso di chiunque gestisca una sua rendita di posizione, dunque anche il clochard che prende l'elemosina in questo quartiere tenendone lontani gli altri suoi “competitori”.

Se ho una qualche ragione in questo, ripropongo un mio spunto non raccolto nel post precedente che tentava di impostare il problema non sullo scontro di interessi, e men che meno di classe, ma sul destino dell'intera società. Del resto, mi pare che il mio stesso dubbio pervada questo nuovo articolo.

Trump è completamente inesperto, Hillary direi un poco di meno. Come mai si vota per l'avventurismo? Non è un reality, si dovrebbe pensare che è in gioco il destino del mondo. O mettendola come in questo articolo: come mai la competenza viene vista di cattivo occhio?

“Fra le caratteristiche più negative dell'ondata anti-globalizzazione è la crescente sfiducia nei confronti degli "esperti" in genere, e degli economisti in particolare, rafforzata dallo sviluppo dei social media.”

Popper, prima di morire, scrisse “Cattiva maestra televisione”, e fu criticato perché si disse che era una critica d'altri tempi, ma lui intendeva riferirsi al tracollo culturale dell'era moderna. Ultimamente Oddifreddi nel suo “Dizionario della stupidità” ha riportato un giudizio analogo: l'AUDITEL misura la stupidità degli spettatori.

Ora, se tutto quanto dico ha senso credo che una strada, lunga da percorrere e non una scorciatoia, potrebbe essere quella di Socrate: migliorare i propri concittadini. E cioè puntare su una maggiore cultura del popolo, ridare fiato ad una istruzione che in tutto l'occidente è diventata un problema secondario, ma allarmante. In uno dei suoi ultimi interventi che si trova in rete Marcello De Cecco ha sostenuto un parere simile. Io lo condivido, ma attenzione, si tratta di investire, e molto. Poi, certo, nel breve periodo si può provare con la Tobin tax, o qualche altro ordigno de genere, ma il problema di fondo non lo si risolverà così.

il che ci riporta al grosso tema dell'analfabetismo funzionale. Spesso ne discutiamo relativamente all'Italia ma il fenomeno riguarda tutto l'occidente. Il mondo è diventato via via piu' complesso e la sua complessità non è più comprensibile sulla base delle conoscenze che mediamente ha la popolazione. A questo si aggiunge che alcuni "banalizzatori", o semplificatori, sanno fornire spiegazioni e soluzioni semplici e accattivanti, diventando capipopolo. 

che la prima cosa da fare sia cambiuare disco.
Insistere con questa supponente prosopopea che sa solo insultare chi non vota come piace a noi, con la sussiegosa litania dell'analfabetismo funzionale, dell'ignoranza, del populismo, del razzismo e via così, senza cercare di capirne le ragioni, serve solo a portare altra acqua al mulino della cosiddetta "antipolitica".
Facile previsione: le "sorprese" non sono finite, questo è solo l'inizio.
Dare degli stupidi (e degli razzisti, e degli analfabeti, e chi più ne ha più ne metta) a 60 milioni di cittadini americani oggi, come ieri al 51% dei cittadini britannici, o pure a un terzo dei cittadini italiani, è la più inutile e stupida delle strategie.
Ci si concentri sulle ragioni di questo voto. Si cerchi di capire quali sono le istanze prioritarie di chi lo esprime, e si cerchi di offrire delle risposte a queste esigenze, che sono reali.
Se non lo sappiamo o vogliamo fare, se la nostra risposta alla sofferenza di questi cittadini è negare che i loro problemi esistano ed insultarli, se lasciamo questa domanda senza una offerta corrispondente, arriverà qualcun altro a coprire questo vuoto politico.
Con Trump, come con gli altri imbonitori, comici, cabarettisti e puttanieri che si sono visti fin qui, c'è ancora andata bene.

L'analfabetismo funzionale è una realtà.
Oggettiva. Anche la stupidità (vedi leggi di Carlo Cipolla) ed anche il razzismo e la xenofobia. 

Naturalmente si devono capire i motivi di disagio ma se le soluzioni populiste e banalizzanti proposte dei capipopolo sono più allettanti di quanto razionalmente possiamo fare noi, rimaniamo ai piedi della scala. Il problema non è capire le ragioni del disagio (sì, qui c'è ancora da discutere e approfondire ma gli studiosi sono attrezzati per questo) ma le ragioni che portano a preferire soluzioni banali ed impraticabili a soluzioni complesse ma adatte alla realtà che si vuole cambiare. Non è solo un problema di comunicazione. È che per comprendere soluzioni complesse occorre essere attrezzati. 

A me comunque hanno insegnato che se uno sbaglia e fa una stupidata, è cosa buona e giusta farglielo notare, con tutta la delicatezza comunicativa che vogliamo ma le cose vanno dette apertamente.  Chi vota in modo stupido deve sentirselo dire. Prima o poi lo capirà comunque (e forse sarà troppo tardi) e sicuramente gli roderà ricordare che gli era pure stato fatto notare, ma sarebbe peggio adularlo o far finta di nulla. "Ma come, non me lo avevate mai detto che stavo  sbagliando!". 

PS: per quanto  riguarda la "supponente prosopopea" per ora faccio finta di niente (fair play) ma intanto segno un "+1". Visto che ci siamo faccio oggettivamente notare che l'analfabetismo funzionale in Italia riguarda il 47% come minimo (direi ben piu' di 1/3) ma a seconda di dove mettiamo l'asticella delle competenze necessarie per rispondere in modo adeguato alla realtà di oggi (non solo competenze di comprensione del linguaggio e matematiche per capire cio' che ci viene detto ma anche di "problem solving" per capire la qualità delle soluzioni in campo) si arriva al 63%. Il che è quasi i 2/3. Credo che non sia difficile trovare in rete i due principali lavori in merito. 

Riporto

Nasissimo 15/11/2016 - 12:22

Una citazione:

gli spregiatori della cultura di massa pretendono di difendere le promesse democratiche della Storia; in realtà sono talmente occupati a misurare la distanza che li separa dal comune mortale, che non vedono la democrazia all'opera.
La critica della stupidità si ribalta così nella stupidità dell'elitismo.

è una frase di Claude Lefort, che descrive perfettamente questo presente.
Ieri hanno votato Trump circa 59 milioni di cittadini americani, uno più uno meno. Ieri l'altro avevano votato leave oltre il 50% dei cittadini britannici. Io dico che insultare tutti questi milioni di elettori con questa supponente e insoffribile aria di superiorità, senza sforzarsi di capire le loro ragioni, non servirà a recuperare i loro voti o a fargli cambiare idea.
Al contrario ne inspessirà le fila, giacché quelle ragioni non sono immaginarie, sono reali. Fintantoché una domanda politica così forte resterà inevasa continueranno a comparire sulla scena offerenti alternativi, e anzi con Trump, come con gli altri, finora c'è andata bene.

Ma vedo che Lei continua a farlo:

Chi vota in modo stupido deve sentirselo dire.

Così insulta allegramente un 150-200 milioni di cittadini europei e americani che non votano come piace a Lei. Tra i quali non ci sono solo "analfabeti funzionali", anzi, ci sono molti che potrebbero risponderle che quello che vota in maniera stupida è Lei.

Il professor Federico domanda "che fare".
Io rispondo: primo cambiare disco, e secondo cercare di capire quel disagio, e dare soddisfacimento a quella domanda politica.

Vorrei sapere, da lettore curioso ma non esperto, quale incredibile e solido progetto per il futuro avrebbe portato la democratica Clinton dopo anni di puro consolidamento del potere, zero equità, strategie militari fallimentari ed economicamente disastrose. Mi chiedo poi se dall'altra parte non vi fosse stato un'incognita come Trump, di quanti voti avrebbe perso la signora? Perchè l'impressione è che con un candidato "normale" da parte repubblicana non sarebbe neanche servito contare.
Sulla stupidità degli elettori...beh chi c'è di più stupido di un capopopolo che si suicida perdendo ma pensando di vincere un referendum inutile che lui stesso ha proposto con scopi opposti a quelli del referendum stesso? E' talmente contorta la cosa che non si può non spiegare con la totale incompetenza e stupidità di un esponente di una pessima classe politica. Discorso analogo vale per Hillary, visto che aveva il totale appoggio dei media che contano americani e ha perso con l'equivalente di un Raegan (ma siamo nel 2016 non basta più essere un cowboy contro i comunisti). Lo stesso Hollande è un chiaro esempio di stupidità al potere (guerra alla Libia ecc., attentati con camion su gente che festeggia). Poi arriviamo a casa nostra col buon Matteo che dopo vari provvedimenti di pura autolegittimazione (80 euro ecc) cerca la sopravvivenza politica di un partito morto e defunto da anni tramite un referendum che non ha alcun senso se non quello di permettergli di governare con calma senza fare una riforma che sia una (e rischia di perderlo...follia). Dulcis in fondo l'adorabile elite europea che a distanza di 24 anni non ha ancora capito che gli europei non esistono. Quanti sono gli stupidi? Dov'è l'elite che dovrebbe spiegare come votare agli inetti? Mi viene il dubbio che questa elite non esista più (è mai esistita?) e se mai qualche raro elemento si volesse palesare di certo non si mischierebbe con i figuranti della politica.

Reagan e Trump

Maurizio 16/11/2016 - 19:22

Credo che il,paragone fra Reagan e Trump sia fuorviante, se non altro perché Reagan era stato eletto e rieletto Governatore della California prima di andare alla casa Bianca mentre Trump non ha mai avuto alcun ruolo politico. Una significativa differenza. Reagan era molto meno un outsider di Trump....

La prosopopea e...

Lun 15/11/2016 - 15:01

Dire al figlio di uno che aveva un lavoro sindacalizzato, con 8 ore di lavoro, difese in caso di licenziamento, ferie di un mese e via discorrendo, o al figlio di uno per il quale l`universita era gratuita o costava 500 $ all`anno che
a) Queste cose erano realistiche per il padre ma sono irrealistiche per lui
b) In realta lui sta molto meglio perche dei numeretti a cazzo prodotti da un think-tank lobbista lo "dimostrano". In piu ha l`ultimo modello di giocattolo elettronico, prodotto magari dai cinesi che hanno preso il lavoro che era di suo padre.

Old Economy Steve non e' solo un meme. Per sapere come va l`economia, non guardate il PIL, chiedetelo alla popolazione, e CREDETEGLI quando la maggioranza dice che economicamente sta male. I democratici non lo hanno fatto. Hanno anche rifiutato di candidare il tizio che diceva queste cose senza dare la colpa ai Messicani e ai neri.
The rest is history. Spero l'Europa impari la lezione prima di essere dominata da piccoli Trump.

Il  problema non è il sentimento soggettivo, più o meno  stupido. Il problema è cosa fare in concreto. Non ho ancora sentito proposte concrete al di là di insulti generici ('numeretti a cazzo') e discorsi buonisti ('ascoltiamoli').  Qualcuno ha delle idee? Proibiamo l'immigrazione sparando ai barconi? Trasferiamo alcuni miliardi dai 'ricchi' (cioè in pratica i possessori di case - gli unici facilmente tassabili) ai 'poveri' (il 50% della popolazione - compresi molti possessori di case)? Mettiamo dazi su tutti i prodotti asiatici scatenando una guerra commerciale? Mettiamo in galera tutti gli AD delle banche ed i parlamentari?

cosa fare?

Nasissimo 15/11/2016 - 17:40

In soldoni: cambiamo atteggiamento nei confronti della migration crisis.
Prendiamo atto che è un fenomeno epocale, e non è eliminabile, ma prendiamo determinazione a governarlo. Nel caso europeo (Trump faccia come vuole) variamo delle campagne nelle coste del nordafrica che prevengano la partenza di barconi di disprerati, attraverso accordi o anche operazioni militari. Fissiamo delle regole per dividere immediatamente, dal primo arrivo, il profugo, che ha diritto alle tutele previste per i profughi di guerra, dal migrante economico.
Per questo istituiamo un canale regolare fatto di requisiti-domande-permessi-numero di accessi, chiaro e pubblicizzato, sul modello per esempio della Green Card degli USA; e poi facciamolo rispettare. Abbiamo il coraggio di rimpatriare chi non ha diritto a vedersi riconosciuto lo status di profugo, e non ha i requisiti per vedersi riconosciuta la regolarizzazione della sua posizione. Diamo infine ampia visibilità, interna ed esterna, a questa determinazione, al fine di scoraggiare altri dall'imbarcarsi cercando di entrare illegalmente.
Nel territorio poi si cerchi per quanto possibile di tutelare le comunità, i piccoli paesi, le campagne e le periferie, evitando di "scaricare" il problema su di esse.

Mettere in galera gli AD delle banche e i parlamentari? Perché no? Se delinquono, certamente sì. Su questo punto c'è poco da dire, ma va detto. I venticinque anni di osceno malaffare del berlusconismo (congiunti alla crisi economica) hanno prodotto un generalizzato disprezzo per la classe dirigente, e per quella politica in particolare, cha ha più di una ragion d'essere.
Non si possono ovviamente mettere in galera AD delle banche e parlamentari in quanto tali, ma si può - si DEVE - pretendere che la legge sia davvero uguale per tutti, che non ci siano aree di impunità, e anche che chi si affaccia ora a queste attivià squalificate dimostri preliminarmente la propria buona volontà, con un'esercizio di umiltà e trasparenza.
Tradotto anche questo in soldoni, significa. Se vuoi la privacy, non fare il politico. Se hai qualcosa da nascondere, lascia perdere. Troppi disonesti hanno approfittato della posizione per trarne vantaggi personali. Rinuncia ai privilegi, accontentati di una remunerazione normale, e preparati a vedere sezionata la tua vita privata, e i tuoi conti correnti e le tue proprietà osservati e censiti con attenzione: se commetterai reati, se cercherai di fare il furbo, non ti sarà perdonato.

 

in pratica

marcodivice 15/11/2016 - 18:05

a parte che chi attraversa il Sahara e poi il Mediterraneo difficilmente si farebbe scoraggiare, mi spieghi come praticamente l'Italia possa espellere decine di migliaia di persone non in regola?

gira in questi giorni la notizia che già durante l'amministrazione Obama i clandestini rimpatriati si aggirano intorno ai 2 milioni e mezzo. Bufala? Non si direbbe.
E' perfettamente logico che se il clandestino rappresenta un problema di ordine economico e sociale si debba fare di tutto per diminuirne il numero.

Gli usa hanno la frontiera col Messico, che malgrado i suoi problemi non è uno Stato che esiste solo sulla carta dove l'unica volontà è quella del dittatore/signore della guerra locale di turno. 

Per noi non è così. Esempio: un centinaio di immigrati senza documenti dichiarano di venire dal paese X, questo impedisce loro di chiedere asilo. Li imbarchiamo su un volo per X, arrivati li l'autorità locale ,dice che non sono loro cittadini e ci diffida dal ripetere l'operazione. Che si fa? paghi affinchè li riprenda lo stesso? puoi scommeterci che nel giro di pochi mesi non ci sarà più nessuno che dichiarerà di provenire da X, ma da Y e riparte la giostra.

hanno attraversato illegalmente la frontiera USA-Mex nel solo settore di San Diego (chissa quanti ad El Paso ed altre localita di frontiera). http://www.latimes.com/local/lanow/la-me-ln-chinese-border-california-20...

Comunque sono d'accordo che l'immigrazione irregolare da paesi non di frontiera e' un problema molto piu grosso per l'Europa.

i 600 cinesi sono riportabili in Cina. Da noi arrivano da un' area in pieno caos che va dal Senegal all'Afghanistan. Da qui la mia domanda.

infatti

roccog 17/11/2016 - 10:32

A prescindere dal fatto che non tutti gli immigrati clandestini negli USA sono messicani (anche se probabilmente sono la maggioranza), il problema per noi non è infatti legato solo alle dinamiche di movimento, ma avere a che fare con paesi che non hanno beneficiato della globalizzazione (spesso poveri di risorse) oppure teatri di guerra. In entrambi i casi i piani occidentali per questi paesi hanno fallito o avanzano troppo lentamente. Il fatto più critico per noi e non essere stati in grado di aiutare i paesi dell'area mediterranea. Tranne il Marocco, tutti questi paesi sono stati o sono teatro di guerra. Questo la dice lunga sull'utilità dell'Europa e della NATO in questo settore strategico. E' per questo che dico che al di là del lato pratico (come fermare l'immigrazione) giocano altri fattori di delusione: l'elettore è stufo di personaggi che dicono di esportare la democrazia e creano caos. C'è tanto che non va. Chi se ne assume la responsabilità? Il Papa? O piuttosto coloro che hanno sostenuto l'UE e la NATO? Il passo è breve da qui a votare Trump, Lega, M5S, LePen, Farage, etc. Per tornare alla questione del rapporto con la Russia, anche qui si assiste ad una reazione. Quelli che ci hanno detto che Putin è il cattivo ci hanno portato ad una situazione geopolitica quasi ingestibile. Perché non proviamo a rivedere le posizioni. E poi in questa idea generale rientra tutto, sanzioni, crisi russa, etc. L'elettore medio deve avere una visione del tutto e anche il politico. Un messaggio politico è efficace quando dà una direzione, un orientamento.

Dubito che la politica estera sia così determinante nell'elettore, anzi penso che Europa e USA hanno fatto praticamente quello che l' elettore medio vuole, ovvero assolutamente nulla e il folle Putin c' è andato a nozze, non vedo come togliere le sanzioni alla Russia possa far cambiare idea alle persone nei confronti della globalizzazione.
Rimane il fatto che fermare l 'immigrazione è molto difficile, possiamo far credere alla popolazione che stiamo facendo qualcosa senza nella pratica fare molto, questo si, possiamo guadagnare tempo ecc, comunque il danno più grosso, il 10% che è uscito perdente dalla globalizzazione, lo ha subito da tecnologia e trade, ma la cosa peggiore è che non siamo sicuri che aiutando quel 10% in qualche modo potremmo cambiare l' opinione della maggior parte della popolazione in fatto di globalizzazione:

-passa un po' di tempo e facciamo credere che abbiamo fatto qualcosa per l' immigrazione e trasferiamo qualcosa a quel 10%.
A) è passato un po' di tempo l' ondata anti-globalizzazione si è sgonfiata, andiamo avanti tutti contenti.
B)La globalizzazione è ancora il nemico numero uno, la percezione dei cittadini non è cambiata e ora punta la pistola su trade e capitali con scenario da End of World

Ho la sensazione che A ricada nella visione ottimista.

credo che stiamo parlando di due cose diverse. 

Eccesso di umori.

Matteo2 15/11/2016 - 23:44

Da diversi giorni sulla CNN i giornalisti si stanno chiedendo dove hanno sbagliato, dove l'informazione in generale ha preso un abbaglio, come possono recuperare la sintonia con la gente, e via discorrendo. Al contrario dei giornalisti italiani, che trovano tutto evidente e si affrettano a salire sul carro del vincitore essendo ben allenati in questo, quelli della CNN ragionano in modo feroce, direi, non concedono nulla agli intervistati né trascurano nessun giudizio per quanto estremo sia. Tra le altre cose, ho visto aggredire un esperto di statistica a cui è stato rinfacciato il fatto che se si predice 85% contro il 15%, e vince quello del 15% è chiaro che il mondo dell'informazione viene deragliato, ma allora è legittimo chiedere: quale diavolo di problema hanno i metodi statistici?

Siccome il giornalista sembrava molto alterato, lo statistico non ha neanche provato a spiegare che una cosa è la probabilità di vittoria un'altra è la percentuale di consensi; ha invece detto che se gli elettori hanno mentito quando interpellati, l'unica strada alternativa possibile per il futuro potrebbe essere quella di cambiare i metodi con cui si interpellano gli elettori. E in effetti, difficilmente si potrà sperare che la statistica cambi nei suoi fondamenti per garantire più certezze all'informazione.

Ora, che gli interpellati dai sondaggisti abbiano mentito pare proprio un fatto, e questo mentre da un lato rende particolarmente problematica ogni ipotesi sul presunto disagio dei votatori di Trump, e mi pare di averne sentite di tutti i colori in proposito, dagli scontenti per l'eccesso di immigrazione agli oltraggiati per aver dovuto ingoiare un presidente negro, agli indignati per il degrado sessuale e per il disprezzo della vita ecc. , e cioè una qualunque delle svariate, in un certo senso geniali, trovate propagandistiche di Trump, ebbene mentre si fatica a ritrovarsi su questo lato, ci si trova facilitati mi pare, invece, a percorrere l'ipotesi che si sia trattato di una leggerezza, di cui evidentemente ci si vergognava, e dunque che vi sia una carenza di equilibrio di fondo.

Trump ha voluto creare un parallelo tra la sua campagna e la Brexit, ebbene l'analogia potrebbe essere spinta oltre: come nel caso della Brexit, è possibile che il giorno dopo questa “protesta” contro tutto, il cittadino elettore si sia accorto di aver combinato un guaio. E allora, come nel caso della Brexit, è possibile che molto si faccia per accogliere le istanze più innocue di questa “protesta”, e di evitare, con ogni possibile cura, di incamminarsi sui pendii troppo scoscesi, cercando di minimizzare i danni.

Del resto chi è colui che si augura che Trump mantenga più del 10% di quello che ha promesso? E chi crede che anche il suo elettore medio, e non quello estremo, si auguri una percentuale più ampia?

 

Ora magari mi si accuserà di insultare le decine di migliaia di contestatori che in un centinaio di città grandi e piccole stanno, in piena coscienza, allarmandosi per la “sicura” deriva razzista e chiusura al mondo dell'amministrazione Trump.

Messi si presenta sul dischetto contro il Cile. Finale di Coppa America. prendo solo i dati col Barcellona fino alla stagione scorsa, quella di Argentina Cile. Su 59 rigori ne ha segnati 46. Quando messi va sul dischetto ha + o - il 78% di possibilità di segnare, grosso modo le chance di vittoria della Clinton , eppure Messi ha sbagliato quel rigore e il Cile ha vinto la coppa. 

La stampa potrebbe cominciare da questo esempio banale per capire che una probabilità non è un vaticinio.

Potremmo continuare dicendo che il vantaggio nei voti popolari di HRC, aumenta. Ieri aveva superato il milione. Le proiezioni lo danno intorno al 1,7 milioni ma anche se resta così non è certo trascurabile. 

Voto popolare.

Matteo2 18/11/2016 - 01:31

Leggevo in rete che il distacco dei voti popolari è di 1,34 milioni di voti a favore di Hillary, in crescita. Probabilmente finirà con un milione e mezzo di voti in più, e questo rende decisamente meno facile interpretare l'intero risultato. La maggioranza degli americani non è con Trump o comunque metà dell'elettorato non condivide le sue idee; un comportamento equilibrato sarebbe quello di tenerne conto. Ma il potere che avrà Trump sarà ampio come non mai, potendo contare sul Senato, sulla Camera dei Rappresentanti e potendo volgere a sé la Corte Suprema. Avranno i repubblicani il senso della misura, datosi che sono di fatto minoranza nel paese?

Questo è un interrogativo interessante, perché la politica non ha di queste gentilezze, a meno che non sia costretta o non trovi che sia più conveniente una minore esposizione.

Un segnale di convergenza, però ancora meno probabile che si verifichi, potrebbe essere quello che non tutti i Grandi Elettori repubblicani votino per Trump, magari alcuni di quelli eletti negli stati più contesi. Non hanno vincolo di mandato e potrebbero farlo, magari solo per testimoniare di non voler far cappotto in una situazione che è, dal punto di vista democratico, particolarmente imbarazzante. Del resto, pare che lo stesso Trump nel 2012 si sia espresso contro questa strana eventualità che vinca un presidente che prende meno voti a livello complessivo, e ha ribadito che non ha cambiato idea in proposito. Così, ecco un altro modo per cercare una rappacificazione del paese: mettere in cantiere una legge di cambiamento almeno della sola elezione del presidente, ma purtroppo sarebbe da parte sua un passo troppo forte di autodelegittimazione. Comunque qualcosa dovranno pur fare.

 

Da qui in poi scherzo, dunque non mi si prenda troppo sul serio.

È stato uno spasso oggi seguire la CNN. Si parlava, indovinate un poco?, del Conflitto di Interessi. Quanti ricordi! Loro dicono Conflict-of-Interest, proprio come noi. Trump, interpellato telefonicamente, ha detto che lascerà tutto ai figli, e giù i giornalisti a chiedersi: “E così cosa cambia? Farà gli interessi dei figli!”. Che goduria, venti anni di esperienza ti fanno sentire un gran signore in proposito. Comunque è chiaro che Trump non conosce bene la legge americana, il Congresso ha già stabilito tutte le regole in proposito, e si tratterà per lui di fare obbligatoriamente il Blind Trust. Ecce Homo!

Qui potrebbe essere convocato il prof. Boldrin per spiegare la situazione, ma per par condicio dovrebbe indicarlo col nome di Trust Cieco, e poi aspettare ansiosamente che Trump non dica in TV che farà un Trust dove saranno controllate tutte le O. Se accedesse questo, è chiaro che il problema sarebbe solo suo.

E questo potrebbe essere solo l'inizio. Chi di spada ferisce di spada perisce. Putin ha già mangiato la foglia e le ragazze russe sono irresistibili; parecchi fotogrammi potrebbero somigliare a quelli di un film già visto.

spaccatura

marcodivice 18/11/2016 - 10:59

Il vantaggio della Clinton deriva soprattutto dai voti di California ed Oregon. Voti concentrati in aree specifiche. Anche Trump ha vinto per i voti di un'area specifica: il mid-west. Si materializza sempre più quella spaccatura che i futuri presidenti non potranno ignorare.

Che fare?

Francesco Forti 16/11/2016 - 08:22

Mi hanno segnalato questo articolo di 8 mesi fa sul Sole. Le proposte ci sono.

quell'articolo e' una ridicola sequenza di cazzate. Ecco il copia-incolla (manca la figura, che non ho tempo di copiare qui ma che ci si puo' ricostruire rapidamente via Fred dividendo la serie dei profitti per quella del GNP).

Molte persone, anche addette ai lavori, sembrano non ricordarsi mai dell'effetto "selezione". Eppure e' semplice: dopo che un fatto (improbabile ex ante) e' avvenuto ci sara' SEMPRE qualcuno che l'aveva anticipato, per le ragioni piu' varie. Questo perche', a fronte di eventi altamente incerti, scommettere sulla posizione "contrarian", e' conveniente per individui che non sono regolarmente "seguiti" per misurarne la reputazione. Anche se sbagliano 999 su 1000, il loro "mercato" ricorda solo la volta giusta. Paul Samuleson ironizzava sui guru che avevano previsto 30 delle ultime 4 recessioni ...
Che, ex post e cercando, si trovino persone che avevano "previsto" l'evento improbabile e' SEMPRE vero. Ma irrilevante. Tanto per non parlare di terzi: prima di Super-Tuesday, adottando un punto di vista main-stream e le informazioni a disposizione al momento, avevo "previsto" che Trump avrebbe perso e sarebbe finita li'. Dopo quella fallita predizione negativa ho assunto una predizione contrarian. L'ho anche messo per iscritto, sia su nFA che altrove ma, ovviamente, questo di per se prova nulla. In "molti" lo avevamo previsto, so what?
Per poter prendere seriamente un "guru" direi che almeno due condizioni debbano verificarsi (che infatti mai si son verificate):
- Deve beccarla giusta una % di volte superiore al 50%. E superiore abbastanza da essere statisticamente significativa. Ora, alcune previsioni di costui si possono trovare sul suo blog: e' uno che la spara regolarmente grossa (vedi sotto perche') e questa volta l'ha presa ... http://steenjakobsen.blogspot.com/ .
- Ma per caso! Perche' l'argomento (se vogliamo chiamarlo cosi') dell'articolo e' pura spazzatura che solo su un giornale fallito in tutti i sensi come il Sole puo' trovare riscontro. Due esempi eclatanti, ma se ne possono trovare altri 3 o 4 di madornali.
Il grafico con i profitti sembra mostrare una crescita enorme dei profitti negli ultimi 20 anni circa e dal 2000 in particolare. Una situazione anomala che, secondo costui spiega tutto. Peccato che i profitti crescano perche' cresce il reddito nazionale e che, in % del medesimo, siano ad un livello dove sono stati molte ma molte altre volte nel secondo dopoguerra. Anzi, nei favolosi anni '50 (quando vigeva il "contratto sociale" de mi nonna di cui straparla) son stati anche piu' alti. Allego la figura, semplice semplice
Un esercizio simile si puo' fare con l'altro grafico, quello dei salari, se si nota qual'e' il trucco che il signore usa: riporta solo i salari pagati direttamente ai dipendenti (to persons) e non la parte indiretta che consiste di assicurazione sanitaria e pensionistica sia pubblica che privata ed altri fringes. Le quali componenti sono cresciute, negli USA, molto piu' rapidamente del PIL negli ultimi decenni ... un trucchetto da bar.
Sia chiaro: questo NON vuol dire che la fetta del reddito da lavoro (in USA ed altrove) non sia diminuita dagli anni '70 in poi: lo sappiamo da 30 e passa anni. Ma la diminuzione e' molto minore di quella che si vuol far apparire e, soprattutto, ha ben altre cause da quelle inventate dal signor analista per conto di ... una grande banca.

Che qui, poi, casca il palco: gli "economisti" al servizio di questo o quell'altro gruppo finanziario sono, appunto, al servizio. Dicono e scrivono cio' che, nella contingenza, serve al gruppo d'interesse per cui lavorano. Niente altro. Son lobbisti, molto efficaci devo dire. E non sorprende, viste le risorse a loro disposizione ed i lauti compensi che ricevono per la propaganda che producono. Ma di propaganda si tratta, non di analisi seria. 

di introdurre il like!

chi è costei? è stata l'UNICA analista ad aver previsto il fulmineo crack dell' '87. per dire, lo stesso taleb, che coi guadagni di quel crack potè poi permettersi di fare il filosofo a tempo pieno, ha sempre sostenuto che non aveva previsto nulla, semplicemente se ne stava prudente comprando opzioni anzichè venderle.

ma poi è regredita verso la media e anche un po' sotto. da wikipedia:

Her subsequent predictions, however, were much less stellar. To test myth against reality, Mr. Sherden analyzed her published stock-market predictions between 1987 and 1996 and found her to be something less than a seer. He writes, "Garzarelli was right only five out of thirteen times, or 38 percent — a record that is worse than the 50 percent chance of flipping a coin."[7]

sono fenomeni stranoti, basti pensare che le crisi, i crack si verificano solo se imprevisti. nondimeno, stupisce sempre la dabbenaggine di quelli che si vedono trasformati nel guru del momento. travolti dalla vanità, davvero molti poi pensano di possedere il dono di tiresia.

la storiella dei mille chiamati a lanciare la moneta, l'ho già raccontata?


 

Esatto

Francesco Forti 17/11/2016 - 00:29

Anche io ho discusso su FB questo articolo, criticando i grafici farlocchi (chiaramente con meno competenza della tua) ma qui volevo porre l'attenzione sulle ipotesi di proposta. L'articolo parla di investimenti strutturali e Trump ha promesso 1000 miliardi (dico bene?).
Ora non so cosa faranno. Investimento strutturale non mi pare sia paragonabile a scavare  buche per riempirle. Questa proposta è positiva o fumo?

...era gia' discusso in quest'articolo del 2011, in risposta Uwe Reinhardt. Oltre alla crescita di assicurazione e altri fringe benefits, che fanno parte della remunerazione totale ma non del reddito, c'e' anche da considerareil rimpicciolimento dei nuclei familiari: http://www.forbes.com/sites/timworstall/2011/09/03/uwe-reinhardt-no-youre-not-allowed-to-do-that/

Sulla competenza

Marco 16/11/2016 - 22:35

Fa tutta la (giusta) tirata sulla necessità della competenza e poi "gli unici facilmente tassabili sono i proprietari di casa".
E' una soluzione da capopopolo, abbia un po' di fantasia: tassare i veicoli in base a PESO ed emissioni (c'è l'EuroX, usarlo...) visto che sono esternalità negative misurabili.
Sigarette a 20 euro, uccidono persone.
Una partita alle slot? Cinque euro di cui il 90% di tasse dirette, gioca quanto ti pare almeno il Comune taglia l'erba e sistema due buche.
La prostituzione IN OGNI DOVE e praticamente alla luce del sole non sarebbe il caso di tassarla? Una bella tesserina da puttaniere come quella dei funghi (è noto che cogliere funghi è un grave danno sociale, specie per quelli che ci campano...) , senza finisci al gabbio per sfruttamento.
Così eh, stupide idee sparse sulle tasse senza toccare le case.
Se l'idea è che le tasse "tolgano ricchezza agli imprenditori che la producono" siamo fuori strada e parliamo di nuovo di favole.

P.S.
La truffa finanziaria del secolo ha generato Trump e tutti gli epigoni che verranno.
Quanti banchieri sono finiti in galera?
Tutti questi "bad loans" in giro sono nati sotto i cavoli? Si sono creati da soli?

(o meglio il buonsenso) permette di evitare di sparare caxxate senza fare due conti. Provi a stimare quanto costerebbe sussidiare il 50% della popolazione - diciamo a 500 euro il mese e quindi quanto l'altro 50% dovrebbe pagare e poi stimi quanto dovrebbero essere alte la tasssa sulle auto e/o sulle sigarette e/o sulle prostitute. Poi magari potrebbe considerare  l'elasticità del consumo di auto di lusso o di sigarette etc.

L'analafabetismo finanziario degli italiani è il principale ostacolo all'adozione di politiche economiche ragionevoli

Nel merito

Nasissimo 14/11/2016 - 11:51

del buon commento del prof. Federico, dico che anche se affronta il tema nella prospettiva opposta a quella che prediligo, ne apprezzo la compostezza e noto che giunge a conclusioni per me condivisibili.

Guardando da un punto di vista di pura strategia politica, è probabile che il male minore sarebbe l’introduzione di barriere all’emigrazione non qualificata.

E' più che probabile.
Aggiungerei l'aggettivo "regolare". Il fatto che l'immigrazione sia più/meno qualificata è significativo per gli effetti economici. Ma in chiave politica è più significativo che l'immigrazione sia regolamentata e le regole siano fatte rispettare. Il cittadino, soprattutto quello più debole, percepisce (non senza ragione) come minaccia un processo così palesemente fuori-controllo, di fronte a cui le autorità manifestano e spesso confessano la loro impotenza.
Si lavori per portare under-control il fenomeno, per quanto possibile. Ciò implica una chiarificazione e semplificazione del binario regolare, ma anche una ferma determinazione a respingere chi si serve del binario irregolare.

L’immigrazione è economicamente necessaria per contrastare l’invecchiamento della popolazione, ma l’effetto è di lungo periodo e comunque le restrizioni possono sempre essere abolite.

Questo è vero, purtroppo. Si potrebbe dire che se l'invecchiamento della popolazione (la denatalità, il trend demografico degli ultimi 30 anni in tutto l'occidente) è la madre di tutti i problemi (compresi la crisi dei migranti e la crisi economica) allora una strategia politica lungimirante sarebbe quella che tenta di capirne le ragioni, e poi di agire su di esso per invertire la rotta, con qualcosa di meglio che una ridicola campagna di spot in stile Lorenzin.
Ma questo è forse è un parlare politicamente scorretto, nella civiltà borghese occidentale del terzo millennio.

L'immigrazione irregolare è spesso il primo argomento di chi vede il proprio contesto sociale peggiorato. E' un argomento di forte impatto mediatico. Penso anche io che creare della modalità per cui il fenomeno sia percepito e diventi al 98% regolare possa aiutare moltissimo.
Parlando di Europa e di USA significa in realtà che i paesi che stanno immediatamente a sud dovrebbero essere interlocutori stabili, mentre spesso si ha a che fare con mondi in guerra (civile, fra stati, fra narcos, criminalità organizzata, etc.). Quindi oltre alle regole serve farle rispettare. Se io decido che entrano 100, ma in Messico o in Libia ci sono 3000 persone che aspettano di entrare irregolarmente non ce la farò mai. Riportare quei paesi alla normalità non dipende solo da noi e sarà sicuramente una strada lunga.
Qui c'è un altro aspetto del problema. Che ha a che fare con i trattati internazionali che sono stati un cavallo di battaglia di Trump e la cui rinegoziazione tanto spaventa. Per quanto riguarda quelli economici, la gente ne sente parlare almeno dagli anni 90. Probabilmente molti si aspettavano che i benefici avrebbero limitato l'immigrazione. Ma sappiamo che vaste aree del pianeta non ne hanno beneficiato (Africa?). Il Messico ha sicuramente accordi di libero scambio con gli USA, questi hanno beneficiato la popolazione messicana? In che misura? In quali aree del Messico? Infine dobbiamo sempre ricordarci che esistono aree geografiche in cui si sta meglio a prescindere dal reddito. Al di là del legame con la propria terra, è perfettamente logico che un giovane del pueblito messicano dell'altipiano voglia trasferirsi a San Francisco. Idem per un giovane del Sudan che aspira a vivere a Barcelona. Tanto più se questi hanno accesso a internet.
I trattati militari come la NATO, hanno, in questi ultimi anni, sicuramente posto le basi per una accusa molto comune rivolta ai politici e ai loro esperti e consiglieri. Cioè che mentono. Troppe campagne militari inutili, violente, basate su un motivazioni addirittura false (armi di distruzione di massa docet). Sembrano temi difficili, ma poi in guerra a morire per chissà quale motivo ci vanno i ragazzi reclutati nelle provincie depresse degli USA. Le famiglie saranno poco scolarizzate, ma capiscono e anche loro votano. Vogliamo parlare del bisticcio/pasticcio Siria? Dell'alleanza con i sauditi, tanto cara a Hillary? Delle sanzioni economiche alla Russia, che tanti danni economici fanno in casa nostra?

Mi scuso in anticipo con roccog. Prendo la sua frase solo come esempio: 

 Delle sanzioni economiche alla Russia, che tanti danni economici fanno in casa nostra?

L'export italiano è dell'ordine di grandezza dei 400 miliardi di € ; verso la russia prima delle sanzioni era sui 2o miliardi di €. L'export italiano totale e verso l'area ue, da quando ci sono le sanzioni, è mediamente in crescita e più che compensa la perdita verso la russia (tra l'altro la bilancia commerciale era pure negativa se la memori anon m'inganna). Il rublo,  causa prezzo del petrolio, è crollato rispetto all'€. Quanto del calo degli interscambi è dovuto alle sanzioni e quanto alla crisi economica russa? Andrebbe come minimo sostanziato.

Questo per mostrare un perfetto esempio di quanto certe frasi differiscano dalla realtà, quanto sia facile ed efficace far passare certi messaggi che hanno rapida presa , e quanto sia faticoso  time consuming e in definitiva poco efficace confutarli.

infatti

valerio 14/11/2016 - 15:21

infatti.
bisogna anche considerare due cose:
1) che non sono le sanzioni ALLA russia che colpiscono l'export, ma le sanzioni DELLA russia. le sanzioni alla russia colpiscono principalmente l'élite finanziaria russa, quelle della russia invece gli esportatori europei (tanto per far capire chi si interessa del popolo);
2) le sanzioni servono a disincentivare le élite russe nell'interventismo militare in europa orientale. se la russia invade le repubbliche baltiche, o l'europa entra in guerra o si sfalda. in entrambi i casi l'economia italiana va a farsi friggere.

effettivamente

roccog 14/11/2016 - 17:46

Quanto del calo degli interscambi è dovuto alle sanzioni e quanto alla crisi economica russa?

La domanda tende un po' a sviare la discussione, o meglio, se è vero che la crisi russa è causata dalle sanzioni... (probabile anche dalla stagnazione dei prezzi degli idrocarburi e quindi entrano in gioco i sauditi, i sauditi che vogliono combattere gli alleati russi in medio oriente, i sauditi che finanziano Hillary... so che dovrei sostanziare...). Non vedo come uscire da questo circolo vizioso per cui alla fine le sanzioni alla Russia sono dannose per l'UE.

Valerio ha ragione, qui c'è una disamina della situazione scambi commerciali UE-Russia abbastanza seria, per lo meno più della mia:

http://geopoliticalreview.org/2016/06/gli-effetti-delle-sanzioni-commerc...

ma le sanzioni DELLA Russia sono la reazioni alle nostre sanzioni, mi sembra, mirate a colpire le elite e quindi il sistema economico russo in modo sostanziale, diciamo che non sembra il modo migliore per convincere Putin ad abdicare alla sua sfera di influenza ai confini russi. Abbiamo verificato che non cede neanche con le armi. Anzi, un regime come il suo prende forza dal sentirsi accerchiato.

Tra l'altro l'immigrazione dall'est è un'altra voce che contribuisce a creare la sensazione di insicurezza. Rapporti commerciali e diplomatici più stabili servirebbero a rendere più appatibile agli europei dell'est a rimanere a casa.

Alla luce dei commenti qui sotto (non so se con il mio secondo intervento ho chiarito o no), mi chiedo proprio se questo modo di rispondere da parte di un esperto (marcodivice) chiarisce o viene visto dai più solo come fumo negli occhi. Il commento è giustamente critico e tende a notare quanto una frase semplice e sulla bocca di tutti possa in realtà essere falsa, perché altri fattori entrano in gioco. Ma poi, in soldoni, quello che avevo scritto è così lontano dalla realtà? Sanzioni DALLA russia sono conseguenza delle sanzioni ALLA russia? La crisi della Russia a cosa è dovuta? In generale il clima di tensione favorisce o no gli scambi con quel paese? Alla fine, l'imprenditore del Veneto cosa percepisce? Cosa legge nei suoi dati export verso la Russia? L'imprenditore, i suoi operai, le loro famiglie, la gente al bar e via discorrendo... Alla fine la questione economica degli scambi economici UE-Russia si può tradurre in una posizione (geo)politica comprensibile? Questa decisione avrà impatto sull'imprenditore del nordest?

La crisi economica russa è come sempre dovuta a molteplici fattori, il primo di tutti è il crollo del prezzo del petrolio. Le sanzioni se hanno inciso, lo hanno fatto in minima parte. L'imprenditore del nord est vede il calo del suo fatturato verso la russia, ascolta in tv tizio che gli dice che la colpa è delle sanzioni e si convince che è così, malgrado il crollo del rublo verso l'€.

L'esperto, grazie ma sicuramente non lo sono, dovrebbe spiegare che il rublo è crollato a causa di..., dovrebbe dire è vero che l'export verso la russia è diminuito ma è una piccola frazione di quello totale che è aumentato, dovrebbe aggiungere andiamo a dare una occhiata all'export verso paesi limitrofi alla russia e non soggetti a sanzioni scommetto che è aumentato, dovrebbe infine spiegare il quadro geopolitico. Venti mn di discorso, sicuramente interrotto più volte, comunicativamente assolutamente poco efficace.

Ps: come detto ho preso la frase solo come spunto.

Ps2: Lupus in fabula.La crisi deve essere veramente brutta se accade questo.

non credo che abbia letto con sufficiente attenzione il post. Ripeto il punto: solo una minoranza dei 'protestatari' ha perso veramente dalal globalizzazione e solo una parte di loro sono in grave sofferenza. Gli altri o hanno perso in termini relativi o non hanno perso affatto, ma razionalmente sperano di ottenere comunque qualcosa o sono irrazionalmente spaventati.  E questi 'altri' sono troppi per fare qualcosa per loro mantenendo l'architettura del sistema economico attuale. Al massimo si può (e si deve) fare qualcosa per i veri perdenti - il 5%-10% al massimo.

La retorica del 'bisogna ascoltarli', 'bisogna fare qualcosa', il 'primato della politica' è inutile.  Ci sono tre opzioni

i) qualcuno li convince che stanno tutto sommato bene e quindi il movimento si esaurisce spontaneamente. Non sono credente, non credo ai miracoli

ii) si 'cede' su qualcosa sperando che questo li soddisfi.  Ho suggerito, con un certo disagio, alcune idee alla fine del post

iii) vincono loro (e i demagoghi che pretendono di interpretarne il disagio) e si ritorna agli anni Trenta - protezionismo, niente migrazioni, niente movimenti di capitale. Tutti perdiamo, anche (gran parte dei) protestatari, che però avrebbero la grande soddisfazione di vedere ridotte le differenze sociali e di reddito con l'élite

Alcuni punti

tizioc 14/11/2016 - 18:17

Ripeto il punto: solo una minoranza dei 'protestatari' ha perso veramente dalal globalizzazione e solo una parte di loro sono in grave sofferenza.

Concordo nel complesso su questo punto, ma non sottovaluterei l'importanza delle aspettative e della percezione generale bollandole come "irrazionali".  Del resto, se uo slogan come "Make America Great Again" (Rendere gli Stati Uniti grandi di nuovo) può aver avuto il suo successo è proprio perché esiste una percezione diffusa di non essere più "great".  Ciò implica che un mix di politiche pubbliche ben impostate potrebbe riuscire a convincere i protestatari, in particolare una fusione tra politiche dirette a "render[ci] grandi di nuovo" (o, per dirla con parole che qui sono indubbiamente più familiari, "fermare il declino") e una politica di assicurazione sociale/sostegno al reddito diretta ai "veri perdenti" del cambiamento - che detto per inciso potrebbero essere anche qualcosina in più del 10% se consideriamo gli effetti sinergici tra globalizzazione e crisi economica. Quanti veterani del manufatturiero nel Midwest hanno perso il lavoro nello shock del 2008, e non hanno ora la minima speranza di essere occupati in un impiego simile (con tutte le conseguenze di ordine sociale che ciò comporta)? Quanti sono in una situazione analoga in Europa? Il discorso di Peter Thiel alla convention nazionale repubblicana è alquanto rilevante in questo contesto, quantomeno per dare un'interpretazione un po' più ottimistica (e più vicina al nostro FARE) dell'orientamento di Trump.

Fare l'america great, creare milioni di posti di lavoro, prima i nostri, ... sono tutti slogan accattivanti ma il problema è vedere come si pensa di realizzarli, a quale pubblico ti rivolgi e con quali argomenti. Poi si tratta di vedere, per chi vince grazie a questi slogan, come realizzare il tutto nella pratica. 

Un aspetto da affrontare è che relazione ci sia tra le promesse di Obama (yes, we can) non mantenute in 8 anni e l'attuale voto per Trump. Quando deludi è naturale, in regime di alternanza, votare per chi non era al potere e sperare che ora le promesse/sogni vengano esaudite. 

Non so se può dare un contributo al dibattito, tuttavia a proposito della percezione dell'impoverimento (relativo) si possono mutuare alcune considerazioni anche dalla finanza comportamentale.

E' ormai evidente che negli investitori (che sono sempre cittadini) esiste un noto effetto ancoraggio rispetto al picco di valore degli investimenti. Mi spiego.

A titolo d'esempio, se oggi io investo 10 € e mi trovo a dicembre con 12 € sarò felice del mio 20%. Tuttavia se a giugno mi fosse stato comunicato un valore dei miei investimenti di 14€ io a dicembre non sarei felice della mia performance (+20%) ma sarei infelice di essere sceso dal picco di 14 (giugno) ai 12 € di dicembre. Anche se +20% fosse un ottimo risultato la maggior parte di noi sarebbe infelice della discesa dal massimo, piuttosto che dal paragone rispetto al livello di partenza.

Nei redditi penso possa avvenire la stessa cosa. Se siamo più ricchi oggi rispetto a 10 anni fa, ma con un picco di reddito (Reale, o nominale, non importa, qui anche la percezione che conta) di 5 anni fa, noi non realizziamo l'incremento nel periodo, ma solo la discesa dal picco (massimo). Per questo ci sentiamo impoveriti, traditi ecc. Questi bias esistono, i politici sembrano cavalcarli bene. Può avere senso?

high watermark

dragonfly 21/11/2016 - 19:38

ha perfettamente senso, però poi bisogna riferire il fenomeo ad elettorati con storie  molto diverse e allora funziona meno. l'impoverito, vero o presunto della middleclass americana ha quasi tutti i suoi risparmi nel piano pensionistico, è ben abituato a vedere il suo 401k sbandare paurosamente e non scende in piazza con torce e forconi come farebbe invece il suo omologo italiano, aduso ai diritti inviolabili. il malessere americano è forse culturale?

Che il benessere assoluto sia aumentato anche per le classi medie dei paesi ricchi è fuor di dubbio anche secondo me, ma ciò che importa a molti di loro è il benessere relativo.

La classe media occidentale per un certo periodo ha tenuto in piedi la propria nazione ed il mondo stesso, adesso vede che con la globalizzazione da una parte la classe ricca va più avanti di loro (grazie alle possibilità di poter agire in un contesto internazionale), dall'altra la classe più povera, nazionale ed internazionale, recupera lo svantaggio: diventa economicamente più importante, ma anche, a livello nazionale (ma anche internazionale, almeno in europa), riceve più aiuti perché più povera.

Alla classe media occidentale sembra che le proprie risorse vadano a favorire l'arricchimento dei più ricchi e dei più poveri (il che non è vero, in realtà è la torta che si ingrandisce e loro semplicemente ricevono meno degli altri della nuova torta).

Se a questo si aggiunge anche lo sdoganamento culturale di chi prima era civilmente svantaggiato (per origine, cultura, religione, orientamente sessuale, ed in parte genere), ciò che risulta è, per molti, un rifiuto di chi controlla la società e dei loro valori egualitari.

Siamo di fronte ad una sorta di rivolta restauratrice da nobili dell'ancien regime: nel feudalesimo erano lo scheletro portante della società, ma pian piano furono soppiantati dalla corte del re da una parte, e dai borghesi arricchitisi con le arti ed il commercio dall'altra.

condivido appieno il ragionamento e le preoccupazioni, e guardando al passato direi che non c'è che da preoccuparsi per quelle che potrebbero essere le ripercussioni... la cosa certa è che senza dare strumenti a tutti per avere una maggiore comprensione del mondo che ci circonda non si andrà lontano.

tuttavia, penso sia estremamente difficile per un blue-collar capire che grazie al fatto che lui ha perso il lavoro in un paese occidentale a favore di un Vladimir o Lee (nomi di fantasia per personaggi ipotetici dell'europa dell'est e asia) in genere stiamo tutti molto meglio; però è altrettanto difficile spiegare agli shareholders/imprenditori/grandi investitori che pagare tasse più elevate sugli extra-redditi legati alla delocalizzazione per alzare il livello del welfare state nei paesi di origine potrebbe ridurre i rischi che il sistema economico/politico - come noi lo intendiamo - potrebbe andare in cortocircuito (ops, forse è già troppo tardi).

una variabile che non è stata presa in esame nell'analisi sopra è la social mobility, quello che è il vero "american dream", un evento sempre più improbabile visto le statistiche di questo indicatore e, a conti fatti, il vero motore del nostro modo di vivere occidentale: crescere, migliorare le condizioni rispetto a quelle di partenza.

La classe politica dovrebbe concentrarsi sulle generazioni future, mentre è più attenta ai pensionati e chi il lavoro l'ha già perso per accaparrarsi qualche voto di più oggi...

Vero. E' una componente rilevante della protesta. In teoria, il principale fattore di ascesa sociale dovrebbe essere l'istruzione, che sarebbe parte della mia 'strategia vincente'.  Sarebbe opportuno agevolare l'accesso ai figli della classe medio-bassa alle università migliori per favorirla. Purtroppo è una strategia di lungo periodo, e non c'è tempo.

Articolo molto interessante e che tocca una questione molto molto importante.

Alcune considerazioni in ordine sparso:

- Credo sia in atto un cambiamento nell'economia che implica frizioni. L'innovazione tecnologica (e.g., il digitale, la sharing economy, la robotica) e il mondo globale aperta (e.g., spostamento di capitali, persone, servizi in luoghi specializzati) portano cambiamenti nelle societa': fanno avanzare societa' che erano arretrate portando piu' benessere e un'uscita dalla poverta', arricchiscono chi riesce a prendere questo treno nei paesi ricchi (il top 5%), insidiano chi tra le popolazioni occidentali e' meno elastico, vedi la classe media con professioni e saperi a medio o basso valore aggiunto

- C'e' una crisi di leadership nel mondo occidentale perche' la classe politica e la classe dirigente di molti paesi occidentali questo fenomeno non l'hanno visto arrivare e/o non l'hanno spiegato per tempo alle loro rispettive popolazioni e/o non hanno previsto policy per gestire il fenomeno anziche' subirlo

- Cosa fare a questo punto? Una prima ipotesi che ho in mente (senza averci pensato troppo, e quindi sono pronto a discutere e cambiare idea) e' di dire la verita' e cioe' che il bel mondo antico degli anni '60/'70'/'80 in cui sono cresciuti i baby boomers non c'e' piu' e che non potra' tornare perche' oggi ci sono forze che spingono il mondo in un'altra direzione. Inoltre, dire che questo e' avvenuto anche, in parte, per una mancanza di leadership e lungimiranza della classe politica e classe dirigente. Inoltre dire che serve trovare una classe dirigente che sappia esprimente leadership, cioe' comprensione del mondo reale globale, comprensione della realta' nazionale, una visione su dove si vuole collocare il paese in questo scenario globale e perche' questo posizionamento sia auspicabile e un piano per come arrivare a questo posizionamento, tenendo conto dei costi di transizione (i.e., rendendo questo cammino quanto piu' indolore e accettabile per il paese).

Questo tipo di soluzione va bene per parlare alla testa della gente. Non sono sicuro che vada bene per la pancia, pur essendo la verita'.

dire la verita' e cioe' che il bel mondo antico degli anni '60/'70'/'80 in cui sono cresciuti i baby boomers non c'e' piu' e che non potra' tornare perche' oggi ci sono forze che spingono il mondo in un'altra direzione.

 

Questa è quella che ho chiamato la strategia vincente - convincere la gente. Sarebbe splendido se fosse possibile. Ma non mi sembra possible nel mondo dei social media

La 'leadership' è una variante del 'primato della politica', altrettanto vuota.  Le classi dirigenti hanno sicuramente molte colpe, ma non credo che avere il Mahatma Gandhi o Wiston Churchill avrebbe fatto molta differenza.

 

 

 

Ciao Giovanni!
Siamo d'accordo nel caso ottimistico. Credo che questo caso sia da perseguire comunque perche' magari non servira' a convincere una maggioranza assoluta di persone, ma puo' ampliare la platea di persone correttamente informate, il che, a sua volta, puo' servire a migliorare la qualita' del dibattito pubblico e delle policy.

Sul primato della politica e la leadership, dipende da cosa intendiamo con il primo :-)
Io ho in mente un D'Alema anni '90 che parla di primato della politica come immagine e ho in mente i politici che amministrano il potere che hanno ottenuto vincendo le elezioni e fanno le nomine nelle partecipate di Stato. Certo, potresti interpretare questa cosa come leadership in un certo senso, ma il modo in cui la intendevo io e' piu' stringente e alto e - soprattutto - condiviso. Voglio dire che non mi piace pensare che la salvezza dipenda dall'apparizione di *un* leader che sara' saggio e ci salvera'.  Piuttosto, nel caso ottimista, mi piace pensare a un movimento fatto di tante persone, che magari non sono la maggioranza, ma che condividono l'analisi su quali sono i problemi, hanno principi che ispirano la loro azione che vanno oltre il fatto di essere rieletti (e.g., salvaguardare e aumentare la liberta' dell'individuo, dare un futuro alle classi sociali in difficolta', diminuire i traumi sociali da transizione nel breve termine), e agiscono come gruppo che influenza il dibattito e le policy della politica nonche' le practice del gruppo dirigente per arrivare al loro obiettivo.  Da perfetto sognatore mi piacerebbe che questo avvenisse in un contesto di small Government (e.g., diminuendo il numero di nomine che i politici devono fare).

Last but not least, che fare nel caso negativo?
Mi piace lo schema che hai proposto: numero uno si puo' cercare di compensare le classi che perdono dalla globalizzazione nei paesi Occidentali in qualche modo, o in maniera redistributiva, o cercando di dare le stesse opportunita' di ripartenza (e.g., assistenza nella disoccupazione, riqualificazione professionale, etc.). Per questo, credo sia importante avere una stima di quante persone escono sconfitte dalla globalizzazione, quali sono le  loro caratteristiche e quanto costerebbe fare redistribuzione e riqualificazione. L'idea a cui sto pensando e' di spingere qualche innovazione sociale o legale potrebbe per aprire opportunita' che oggi non conosciamo (e.g., una banca del tempo per fare mentoring tra quelli che sono riusciti ad avere successo e quelli che sono in difficolta', una qualche altra forma di garanzia giovani per giovani NEET che vogliano provare e rientrare sul mercato, un house sharing per genitori divorziati, social entrepreneurship per i famosi idraulici che hanno perso il lavoro - sto sparando qualche cosa). Non so quale potrebbe essere un modo per favorire questo tipo di innovazione.
Credo che l'investimento in educazione sia in ogni caso un no-brainer, in ogni caso.

Alternativamente, punto due, si potrebbe cercare di limitare gli effetti in patria della globalizzazione.  Mi e' chiaro che non produrrebbe un equilibrio ottimale da un punto di vista economico. Sarebbe fatto per limitare i danni, ma non sono convinto che possa portare a una situazione di equilibrio, per quanto subottimale. Temo possa portare a una discesa di declino. Si potrebbe cercare di rendere questa discesa meno ripida possibile, ma sempre di discesa si tratta. Ovviamente, declinando, i problemi aumenterebbero.

Vedo altri due scenari possibili: il primo di tratta di inserirsi in qualche tipo di nicchia del mondo globale e puntare molto su quella. Un esempio potrebbe essere quello di cercare di diventare un hub per qualche tipo di mercato (e.g., diventare la nuova capitale finanziaria Europea se Londra fa veramente Brexit). Andrebbe capito quali finestre di opportunita' ci sono. E' chiaro che questa non e' una soluzione generale, ma solo per alcuni paesi.
Il secondo scenario e' un rischio, che non auspico. Si tratta di arrivare a un punto di scontro palese tra due visioni del mondo diverse, da una parte chi sostiene le forze della globalizzazione, dall'altra chi sostiene il suo contrario, un po' come e' successo negli anni '40 quando si sono confrontati nazional-socialismi contro democrazie...

qua e là traspare una voglia inconfessata, forse inconsapevole, di rottura. Rottura con chi vota in un certo modo, con chi soffre per le conseguenze della globalizzazione e di un'immigrazione che si presenta in forme inusitate, con chi non è colto come noi e non capisce quello che noi riteniamo di capire, magari con il suffragio universale.

Non abbiamo nulla da rimproverarci?

Buon punto!

Michele Rozzi 14/11/2016 - 21:13

Questa e' una cosa che ho sentito piu' di una volta dopo la vittoria di Trump: la democrazia e' arrivata al capolinea/bisogna mettere dei limiti al suffragio universale, etc.

Io sono estremamente conservatore su questo: la liberta' di voto e' una conquista recente e ci penserei non due volte, ma duecento volte prima di decidere di limitarla non solo per il fatto di limitare il diritto di voto in se', ma anche perche' questa limitazione di liberta' potrebbe poi favorire la limitazione di altre liberta' successivamente.

L'unico caso in cui potrei considerare (ma non sono ancora completamente convinto) e' se si decide di introdurre una tassa sul reddito negativa, cioe' se si decide di dare un reddito a chi guadagna in un anno al di sotto di una certa soglia da stabilire. Ovviamente chi rientra in questa categoria dovrebbe dichiarare di accettare questo tipo di sussidio. In questo caso, si potrebbe decidere di usare il parlamento bicamerale per specializzare una sola delle due camere a votare e decidere sulla politica fiscale (che include la decisione sul reddito minimo da dare e sulla soglia di reddito sotto cui farlo scattare). Si potrebbe decidere che avrebbero diritto a votare e sarebbero eleggibili per questa camera tutti i cittadini maggiorenni che non hanno preso il sussidio.

Questo coniugherebbe il fatto di assistere i cittadini in difficolta' in maniera diretta e chiara e e di avere una politica fiscalmente responabile.

Che ne pensate?

Peter Thiel

tizioc 14/11/2016 - 22:04

Questa e' una cosa che ho sentito piu' di una volta dopo la vittoria di Trump: la democrazia e' arrivata al capolinea/bisogna mettere dei limiti al suffragio universale, etc.

Ironia della sorte, Peter Thiel, uno dei pochi ad aver pubblicamente sostenuto Trump nella campagna elettorale, era stato tra i primi ad esprimere una tale preoccupazione, suggerendo che "libertà" e "democrazia" potessero non essere compatibili. Per queste sue idee era stato anche pesantemente criticato da chi le considerava non solo (come in un certo senso è ovvio) "antidemocratiche", ma palesemente autoritarie. L'inaspettata vittoria di Trump sembra in qualche modo aver ribaltato questa situazione: ora sembrano essere i suoi oppositori a contestare, in modo peraltro velleitario, le forme democratiche. (Come evidentemente fanno coloro che scendono in strada a manifestare contro il presidente eletto, all'indomani di un voto svoltosi in piena regolarità e ben prima dell'effettivo insediamento!)

Personalmente continuo a pensare, con Winston Churchill, che la democrazia sia la peggiore delle forme di governo, fatta eccezione per tutte le altre che si siano finora sperimentate. Non trovo che l'elezione di Trump o la Brexit, per quanto forse discutibili, dovrebbero farci modificare questa opinione.

col http://rodrik.typepad.com/dani_rodriks_weblog/2007/06/the-inescapable.html  (ispirato da quello di Mundell): non si possono avere contemporaneamente democrazia, governi nazionali e globalizzazione

La complessità, ha rotto le palle. E l'insicurezza. Questo soltanto guardandomi attorno, e certo non è rispetto al vostro un dintorno molto decoroso. 

che bisogna semplificare, affidandosi ad un despota illuminato e benevolente che riduca la complessità e ci liberi dall'insicurezza.

Questo non sarebbe neppure fascismo, sarebbe il ritorno all'Ancien Régime.

Chissà.

Jo 15/11/2016 - 21:24

Temo di non aver accennato alla soluzione, ma soprattutto, di solito i problemi li selezioni in base al tuo gusto personale?
Ti posso assicurare che se vuoi trovare delle soluzioni devi prima avere dei problemi. 

se l'interpretazione che ho dato al tuo sintetico intervento non ti garba, prova a spiegarne tu il significato autentico. Ma tieni presente che esprimersi con poche parole, per lo più criptiche, espone al rischio di non essere compreso. Buona notte.

La complessità è ciò che contraddistingue quest'epoca dalle altre, di tutti i paragoni forzati e presunti tra il benessere di un tempo e le sfighe di questo, l'unica reale differenza che riesco a circoscrivere risiede nella quantità ingestibile di connessioni, di informazioni, di opportunità, di cause e di effetti. L'insicurezza (sociale, psicologica, economica anche ma solo in minima parte) ne è la conseguenza principale. 
Di più non posso, o non riesco, ma parto dal presupposto che per sviluppare una teoria si parte spesso da una semplice intuizione (oppure ci si sbatte contro andando da qualche altra parte). Ed è a proposito di questo che la tua critica mi è parsa precipitosa e, ma magari mi sbaglio, un pò viziata dal senso di protezione che parte del mondo 'liberale' ha nei confronti del progresso, talvolta per principio, talvolta no. Siete, siamo, ben più tolleranti nei confronti di critiche precise e circostanziali, ma ciò non significa che l'inquietudine generale non possa provenire da un insieme di fattori talmente difficili da localizzare da essere sistemici, estremamente attuali e peculiari. Perciò 'rivendico il mio diritto' ad avanzare delle ipotesi senza che si corra il rischio che la libertà possa uscirne scalfita....Non che ciò non accada già consensualmente nella gestione di rischi meno gravi, comunque. 
Buonanotte anche a te. 

1. La dicotomia tra l'analisisi "pessimista" e quella "ottimista" non è convincente, in quanto le due analisi non si contraddicono logicamente.

2. Le due analisi sono entrambe vere ed è più facile ragionare partendo da un quadro sintetico in cui l'enfasi è su entrambi i processi descritti.

3. Ciò che c'è di vero nella tesi "pessimista":

- Ci sono stati cambiamenti significativi nello spazio politico e si è affermato un nuovo tipo di offerta politica, connotata in senso "post-ideologico" (rispetto alle ideologie precedenti), e caratterizzata da un'avversione per i processi di globalizzazione (o i loro effetti). La tradizionale bipartizione dello spazio politico nei sistemi bipolari (destra-sinistra, conservative-liberal, nell'accezione prevalente dei due termini a partire dagli anni '80) non è più attuale. Non voglio dire che le idee di "destra e sinistra" non abbiano più alcun senso, perché hanno sicuramente ancora senso come categorie (platoniche) del pensiero. È la loro rilevanza causale che è ridotta - spiegano e motivano meno di quanto lo facessero in passato. (Le persone possono ancora definirsi "di sinistra" o "di destra", ma, statisticamente, questo incide di meno rispetto al loro comportamento politico, rispetto a prima.)   In un sistema bipolare, un partito che si ostini a utilizzare le vecchie categorie per analizzare lo spazio politico, organizzare il consenso, e quindi definire la propria offerta politica, si ritrova in una posizione di svantaggio, se si trova a competere con a chi sa operare con categorie che colgono meglio la nuova "componente principale" della varianza politica.

- le nuove categorie polarizzanti per il quadro politico (almeno, di uno che sia inerzialmente orientato ad assumere, per ragioni istituzionali o storiche, una configurazione bipolare) sono, come l'analisi da lei offerta suggerisce, "ostilità verso la globalizzazione" vs. "apertura verso la globalizzazione". Ogni individuo può essere considerato come più o meno "vicino" a ciascuno di tali poli sulla base di ragioni oggettive (i nuovi "interessi di classe" in senso Marxista, ma diversi da quelli specificati da Marx; e.g. rispetto alla globalizzazione gli interessi di chi si vuole spostare dall'Africa all'Europa  o un professionista colto con padronanza dell'inglese sono allineati), sia sulla base di ragioni soggettive (valori morali e culturali, e.g. rispetto per il diverso e lo straniero, curiosità e amore verso la diversità). (Ovviamente ci sono relazioni di interdipendenza e mutuo rinforzo tra i due. Ad esempio, è ipotizzabile che si trasferisce in un paese straniero per lavoro o gestisce un'azienda con persone da tutto il mondo, potrebbe essere più portato a sviluppare determinati valori di apertura, e viceversa) 

4: ciò che c'è di vero nella tesi "ottimista":

- non c'è alcuna ragione storica oggettiva per cui sia inevitabile la vittoria del polo "anti-globalizzazione" [Trump, CinqueStelle, etc.] se il polo "pro-globalizzazione" è almeno altrettanto organizzato, coeso, e realista negli obiettivi politici di breve termine da perseguire. Certo, la vittoria di Trump e Brexit vanno nella stessa direzione, e questo può fare pensare alla "fine di un'era", ma in entrambi i casi le parti vittoriose hanno vinto di poco. (E.g. si consideri la vittoria del voto popolare da parte di Hillary Clinton, a prescindere da valutazioni sulla bontà del candidato.)

- questi schieramenti sono circa 50% ciascuno e ci sono alcuni potenziali "swing voters": la battaglia si vince ai margini.

Sulla base della mia analisi (solo in parte alternativa alla quella da lei esposta), la risposta politica adeguata (per un sistema istituzionalmente tendente al bipolarismo politico) dovrebbe essere:

1. riconfigurare i partiti politici in modo più coerente possibile rispetto alle nuove categorie polarizzanti dello spazio politico. Nessuno dei nuovi partiti vincenti potrà essere categorizzato come di "destra" o di "sinistra" (nel senso che coglie le associazioni di idee tradizionali con i due termini). Un partito che voglia essere elettoralmente vincente dovrà essere ottimizzato per la nuova battaglia e quindi, molto probabilmente, finirà per essere soltanto transversale rispetto a quelle vecchie. [Inciso: questo in Italia l'ha capito molto bene Casaleggio. Forse anche Renzi l'ha capito. Sicuramente non l'ha capito Bersani.]

2. riconfigurare il partito "pro-globalizzazione" "a specchio" rispetto a quello "anti-globalizzazione" (un po' come fa l'allenatore della squadra di calcio della Germania), massimizzando la complementarietà (l'offerta "alternativa") e minimizzando la sovrapposizione. Enfatizzare i tratti di unione condivisi di un partito che si possa spendere a tutti i livelli per una politica ragionevolmente pro-globalizzazione. Puntare sul "consenso di sovrapposizione" (per dirla alla Rawls) tra le diverse anime del polo "pro", mettendo in secondo piano le differenze. Nella pratica, questo si traduce nel  de-enfatizzare gli elementi di contrasto all'interno dello schieramento "pro-globalizzazione", legati alle precedenti ideologie trainanti. Ad esempio, il partito "pro-globalizzazione" non dovrà essere fortemente caratterizzato in senso socialmente libertario (per non alienare gli elettori socialmente conservatori) ma neppure in senso socialmente conservatore (per non alienare gli elettori socialmente libertari). Il posizionamento esatto, ad esempio su questioni bioetiche, dovrà essere ottimizzato per massimizzare il "collante ideologico" (o ridurre le dissonanze cognitive) con l'elettorato di riferimento. Quale sia tale posizionamento non può essere definito in modo aprioristico (=ideologia) ma empirico (=e.g. big data). 

3. alcuni elementi a mio avviso strategici nel "vendere" questa piattaforma politica:

3a. combattere le idee, non gli elettori. Occorre avere coraggio nello spiegare a testa alta i benefici della globalizzazione, anche facendo appello a quella galassia di valori che a tale idea si abbinano (apertura, libertà, diversità, etc) - questo può essere fatto a livello emotivo. A livello "razionale", smontare le soluzioni proposte dalla piattaforma "contro" mostrando che non servono a mitigare i problemi che la globalizzazione crea. Il partito deve essere allo stesso tempo post-ideologico (rispetto alla tradizionale divisione destra-sinistra) e fortemente ideologico: deve avere una chiara visione di ciò per cui si batte e deve essere coraggioso, e orgoglioso, nel difendere la propria visione della società. Il partito dovrà essere tanto più partigiano nella battaglia per gli ideali (e contro quelli opposti), tanto meno interessato e coinvolto nella denigrazione delle qualità umana di chi sostiene gli ideali opposti. 

3b. diversificare (o, come si dice oggi "personalizzare") il messaggio a seconda dell'interlocutore. Se devi vendere la globalizzazione a una persona di sinistra, devi enfatizzare la coerenza della globalizzazione con gli ideali di società aperta, di libera espressione dell'individualità, e di coesistenza pacifica delle differenze. Se la devi vendere a un imprenditore che votava a destra o liberale, insisti sui benefici economici.

3c. poiché la battaglia si vince ai margini, occorre ascoltare attentamente e capire i bisogni del potenziale "swing voter" (il "perdente nella globalizzazione"). Questo non per proporre politiche che rinnegano i propri valori di fondo, ma per elaborare "aggiustamenti ai margini" (incluso compromessi politicamente accettabili) che possano garantire la vittoria delle elezioni. Tenendo conto del trade off tra "coerenza interna della piattaforma politica" e "attrarre l'elettore al margine", occorre puntare a un margine di vittoria ragionevole (non al plebiscito) senza con questo ritrovarsi con una piattaforma politica di cui (per dirla in modo grossolano) più del 60% sia sicuramente irrealizzabile.  

 

P.S. Piccola nota personale. Mi considero socialmente liberale e ritengo che i valori di rispetto dei diritti individuali siano meglio garantiti in società aperte rispetto alla globalizzazione, rispetto a come lo possano essere  in società chiuse. Pur essendo meno sicuro, rispetto a molti di voi, dei benefici economici della globalizzazione (o meglio, pur avendo molti dubbi sulla giustizia della loro distribuzione), questo tende a determinare la mia attuale scelta di campo. 

grazie

giovanni federico 16/11/2016 - 17:57

dell'articolato commento. Tutto questo mi sembra molto ragionevole nell'ottica della strategia 'vincente' (per usare la mia terminologia) ma temo sia troppo tardi. Il partito 'pro-globalizzazione' non c'è e non mi sembra possa nascere e svilupparsi in pochi mesi. In pratica, svolge il suo ruolo un'alleanza di vecchi partiti, formale (la grande colaizione tedesca) o informale (la probabile convergenza dei socialisti sul candidato gaullista in Francia) - con tutti i problemi di immagine che questo comporta. Spero che basti, ma ho i miei dubbi. Per questo mi domandavo quale politica anti-globalizzazione sia la meno dannosa.

Un piccolo appunto. La tesi 'ottimista' si riferiva all'interpretazione della vittoria di Trump come un black swan determinato dalla scelta di Hillary Clinton come candidata democratica piuttosto che come manifestazione americana di un trend generalizzato

 

infatti...

Loi Michele 16/11/2016 - 21:13

In riferimento alla sua risposta, non è detto che sia necessario il grande partito (necessariamente eterogeneo) per la globalizzazione, forse funziona anche una coalizione (di partiti internamente più omogenei). La variabile dirimente, mi pare, è che la coalizione/partito trovi una leadership efficace, la quale ha il compito di ridefinire le priorità dell'offerta politica del fronte "pro-globalizzazione", decidere cosa va in primo piano e cosa nello sfondo. Dovrà  studiare le debolezze dell'offerta avversaria (cioè le cause di insoddisfazione del Trump o chi per lui al governo) e  perseguire realisticamente (e reattivamente) obiettivi di breve termine elettoralmente premianti.  Il meccanismo è noto a chi abbia seguito la politica italiana, in cui ad un certo tutti gli attori politici si sono dovuti adattare al "nuovo bipolarismo" definito come dall' (anti-)Berlusconismo. (Il quale ha generato anche le vittorie elettorali delle coalizioni guidate da Prodi).

In riferimento alla sua domanda ("quale politica anti-globalizzazione sia la meno dannosa."), penso che una risposta ragionevole sia:

probabilmente un mix di tutte e tre, in parti dosate in modo tale che il mix risulti più accettabile alla più vasta coalizione che sia possibile rinchiudere all'interno dell'ombrello liberale "pro-global", senza rinunciare a, o mettere in pericolo, i valori essenziali comuni (e.g. diritti individuali liberali, maggiori libertà) nel breve periodo, e la capacità, per ciascuno dei consociati, di realizzare la visione complessiva e armonica della propria visione di liberalismo nel lungo periodo (la visione complessiva del liberalismo di ciasuno dei coalizzati può essere diversa , ma ciò chiaramente non impedisce una convergenza nel breve atta a realizzare obiettivi comuni - l'obiettivo del meno peggio)

In altre parole, penso anche che sia sbagliato cercare di identificare la politica meno "dannosa" in termini a-politici, cioè in un senso slegato dalla strategia politica, intendendo per strategia politica qualcosa che dipende in modo contingente dalla realizzabilità nel breve termine di ciò che si propone (cioè, occorre avere chance decenti di vincere le elezioni o almeno influenzare il governo, e poter governare abbastanza a lungo per realizzare le idee nella pratica). La strategia meno dannosa per salvare la globalizzazione corrisponde, allora, a una qualsiasi nel set di equivalenza tra le offerte elettorali che forniscono una probabilità accettabile di ottenere e esercitare per un tempo utile il potere, al minimo costo rispetto alla deviazione dal "modello ideale" per ciascuno dei consociati.  (Dove l'essere "accettabile" della probabilità di successo dipende anche da quanto è distante dai propri valori l'alternativa dall'altra parte.)  Penso che l'ambizione di determinare la natura di questo mix a - priori (cioé non per prova ed errori, e non sulla base di dati su ciò che la gente è favorevolmente disposta a votare) non porti da nessuna parte (o meglio, porta a interessanti brainstorming e piacevoli chiaccherate come questa, ma finisce lì). 

In generale, non riesco a capire, e quindi a condividere, il tono dell'analisi che percepisco un po' catastrofico. Certo, Trump è una catastrofe, ancora non sappiamo bene di quale entità. Ma la competizione politica è la cosa più normale che ci sia; in politica tutto è azione e reazione, ed era prevedibile che, prima o poi, si sarebbe eroso il consenso su alcuni principi liberali (o come dicono alcuni "neoliberali") che per un bel po' sono stati accettati e messi tra parentesi, almeno in pratica se non in teoria, nella competetizione politica tra le maggioranze elettorali capaci di esprimere governi. Per poco più di un venteenio (più o meno 1990-2010) ci siamo abituati a un quadro liberale dominante ("The end of history", anyone?) che ha obbligato persino le coalizioni elettorali a differenziarsi su altri fattori (penso al peso del fattore culturale-religioso con Bush Jr). Quanto poteva durare? Siccome nessun modo di arrangiare la società è perfetto (ovvero, ci sono sempre trade-off) ogni forma di consenso che ci protrae per molto tempo, a lungo genera inevitabilmente una reazione. È solo una questione di tempo prima che tale reazione esplichi le sue conseguenze elettorali (serve un catalizzatore come Trump, ma statisticamente, uno che abbia la voglia, la capacità e l'interesse, prima o poi si trova). Analogamente, un governo Trump (o di Maio) genererà sicuramente abbastanza scontento, che permetterà se ben sfruttato una vittoria del fronte opposto.  Se le garanzie procedurali di una democrazia liberale sono ben congegnate, dovrebbero garantire che ciò sia possibile, anche dopo l'elezione di un Trump, di un Di Maio, o di un Berlusconi. È la politica no?

 

P.S. Una strategia valida deve tenere conto degli studi empirici (in assenza dell'intuito politico di un Trump o di un Berlusconi): https://www.researchgate.net/publication/298423977_Why_do_the_less_educa...

... a me sembrano convincenti, oltre che di grande portata: un'analisi e una previsione, volendo una proposta, che aprono un grande spazio per un'azione politica insieme positiva e realistica.

Condivido in particolare la tesi secondo cui è cruciale una leadership efficace, nella direzione e nei modi indicati da Loi stesso. Federico, in un commento all'articolo recente di Moras e Piergentili e in risposta credo a Boldrin, incisivamente si chiedeva:

purtroppo le pecore hanno la pessima tendenza a scegliersi il pastore sbagliato. O meglio il pastore che le porta nella direzione opposta a quella che tu (ed io) considerano giusta. Credi che sia solo una questione di qualità del pastore, e che basterebbe trovare un grande oratore, appoggiato da un team di professionisti eccezionali per la comunicazione in rete per  convincere il popolo delle virtù della globalizzazione?

Gli argomenti di Loi consentono di dare una risposta cautamente positiva alla domanda di Federico. Naturalmente non è semplicemente questione di trovare "un grande oratore" bensì un leader politico e intorno a lui un gruppo che sappia fare ciò che Michele Loi suggerisce, mi sembra, con solido realismo. E' una previsione confutabile, quindi si vedrà, o magari si farà.

Chiederei a Michele Loi se ritenga che Ciudadanos in Spagna si avvicini a ciò che lui prevede. O in Italia Renzi stesso, se superasse alcuni suoi (secondo me) gravi difetti.

ci si preoccupa di quello che dovrebbe dare un partito favorevole alla globalizzazione per ottenere il consenso dell'elettorato.

Io ho difeso la globalizzazione, nel mio campo, nel 2000: penso di poter osservare che oggi, prima di preoccuparsi del modo di ottenere il consenso, sarebbe opportuno chiedersi a quale globalizzazione si aspira e perché. Altirmenti, sarà arduo confutare sovranisti, nazionalisti, isolazionisti, fascisti, e chi più ne ha più ne metta.

nalogamente, un governo Trump (o di Maio) genererà sicuramente abbastanza scontento, che permetterà se ben sfruttato una vittoria del fronte opposto.  Se le garanzie procedurali di una democrazia liberale sono ben congegnate, dovrebbero garantire che ciò sia possibile, anche dopo l'elezione di un Trump, di un Di Maio, o di un Berlusconi.

Se Trump scatenasse una guerra commerciale con la Cina o un governo Di Maio facesse saltare l'euro (ambedue ipotesi possibili anche se non certe) l'economia mondiale si avviterebbe in una crisi tale da rendere inutile anche l'elezione di S. Teresa di Calcutta

inutile?

Loi Michele 17/11/2016 - 11:58

Inutile rispetto a cosa? Nel senso che la specie umana sarebbe estinta? Nel senso che non ci sarebbero più democrazie? Nel senso che si arriverebbe la 3a guerra mondiale? Nel senso che il livello di benessere sarebbe così basso da... cosa? Continuo a non capire.

inutile

giovanni federico 17/11/2016 - 13:51

nel senso di evitare una de-globalizzazione ed una grave crisi paragonabile o addirittura peggiore della Grande Depressione. Poi è chiaro che la razza umana non si estinguerà. Non credo che si arriverà alla terza guerra mondiale e neppure alla fine della democrazia. Ma non sarebbe piacevole.

Sulla questione politica cruciale "I leader politici cavalcano preferenze popolari pre-esistenti o invece hanno una grande influenza nel determinarle?", ripetutamente discussa su nfa, Cochrane propende per la seconda e porta un robusto dato a suo sostegno: http://johnhcochrane.blogspot.it/

In sostanza, i dati mostrano che Trump ha contribuito moltissimo alla recente avversione dei cittadini USA al libero commercio internazionale. La buona notizia, come dice Cochrane, è che allora può avvenire anche il contrario!

Però non sono così convinto che chi ha votato HRC sia pro globalizzazione, se l' ipotetico fronte pro global fosse così vicino al 50% e addirittura più del 50 nel caso di HRC semplicemente non dovremmo preoccuparci troppo, ovvero limitiamo i danni(esempio non cediamo su trade e capitali) e poi torniamo alla carica, ma se come penso siamo lontani dal 50% i tempi si allungano e i potenziali danni aumentano. Fermo restando che la strategia politica da lei indicata rimane ottima, è il tempo che ci manca purtroppo...

http://blogs.wsj.com/washwire/2015/06/22/support-for-free-trade-drops-amid-raging-congressional-debate-wsjnbc-poll/

Nella seconda pagina di FT Money del 12 dicembre c' è un grafico da cui risulta che i britannici over sixty non sono mai stati così bene come adesso in termini di reddito annuale disponibile mentre i giovani fra i 20-29 anni sono quelli che ci hanno rimesso di più dalla crisi. Ma, se ben mi ricordo, mentre i primi hanno votato in massa per la Brexit, i secondi erano per Stay.

il 40%-50% che vota o potrebbe votare per i nazional-populisti comprende i) persone danneggiate dalla globalizzazione in termini assoluti ii) persone danneggiate in termini relativi iii) persone non economicamente danneggiate ma comunque ostili (p.es. verso gli immigrati) o spaventate dal futuro. Il primo gruppo è relativamente ridotto e quindi può essere compensato con politiche di redistribuzione. Gli altri due sono troppo numerosi per essere sussidiati e apparentemente impermeabili alla convinzione razionale. Che si fa?

Europa

Fabio Ghia 18/11/2016 - 09:15

Sembra proprio strano che nessuno, né l'autore né i tanto (giustamente) quotati commentatori, hanno toccato l'argomento politica estera. A mio giudizio Trump ha vinto perchè ha agito sulle "paure" del popolo americano. Tra queste c'è in prima linea la fallimentare politica internazionale attuata da Obama. Quella stay behind che ha messo a ferro e fuoco l'intero Mediteraneo e il Medio Oriente. Il risultato è sotto gli occhi di tutti e sarà la prima mossa di Trump per tirar fuori gli USA da questo stupido ruolo che hanno asunto a livello internazionale. E' la fine dello "Stare dietro", sia in politica estera che, soprattutto, nella finanza e nel commercio a livello mondiale. Trump metterà di fronte alle proprie responsabilità l'EUROPA e la NATO prime fra tutte. E' possibile che un terzo del Bilancio NATO siapagato dagli USA? L'Ukraina, la sponda sud del mediterraneo, la Siria e poi l'Afghanistan, l'Irak etc, etc,. Credo proprio che sarnno i punti caldi di una bella "richiesta" di presa di responsabilità da parte dell'Europa del ruolo che da tempo viene sbandierato e che, per contro, l'Europa non ha mai voluto assumere (per mancanza di risorse????? Non lo so!)

veramente

roccog 18/11/2016 - 11:37

ho provato a fare passare un po' il tuo messaggio. L'argomento tra l'altro si lega in modo indissolubile all'immigrazione nostra e ai nostri populismi. Tra l'altro sembra che obama abbia già mangiato la foglia...

Io però ho la sensazione che anche in questo caso Trump è stato un ottimo venditore di fumo, come potrà coadiuvare una politica estera decisionista o se vogliamo "interventista" mentre responsabilizza l' Europa ?A me sembra un po' un contro senso, anzi la questione della spesa per la difesa dei paesi europei era già stata toccata da Obama e va nella direzione dello stay behind, se iniziamo a far raddoppiare per esempio la spesa per  la difesa alla Germania,  scommetto che poi le decisioni le vogliono prendere anche loro, cosi come Italiani, Francesi ecc, secondo me significherebbe avere USA meno decisivi,senza contare la lentezza nel prendere decisioni degli europei, esiste anche un rischio concreto in un mondo in cui girano i Grillo,  Le Pen e gli Tsipras vicino alle zone di potere, se poi pensiamo al Giappone, se dovesse iniziare a prendere decisione autonome avremmo la seconda e la terza economia del mondo che discutono e se i fossi l' economia numero uno vorrei certamente avere voce in capitolo. Inoltre non so che effetto possano fare le dichiariazioni di forza di Trump mentre si taglia il budget per la difesa... Ho paura che le organizzazioni tipo NATO rischiano di perdere ulteriormente la propria capicità di prendere decisioni tempestive ed efficaci senza il ruolo degli USA anche dal punto di vista economico all' interno dell' organizzazione.

NATO

Fabio Ghia 18/11/2016 - 23:59

La politica dello Stay behind ha per scopo quello di continuare a primeggiare attraverso l'istaurazione di equilibri quanto mai instabili. Più caos e instabilità c'è, megli gli Stati Uniti potranno continuare a primeggiare nel mondo. D'altra parte basta copnsiderare l'economia reale americana nell'ultimo quinquennio per rendersi conto che Obama ha lavorato solo e unicamente per creare insatbilità; unica soluzione per continuare a gestire situazioni di crisi pur non essendone più in grado. Senza "rivali" è ben facile continuare ad apparire anche quando il declino incomincia a manifestarsi. Credo che Trump miri proprio a dinuire il ruolo degli USA in ambito NATO, affinche l'Europa si possa incasinare in primapersona senza più l'ombrello statunitense. I mercati del Pacifico, che hanno dimostrato di essere molto più appetibili, chiamano a una revisione delle partnership a livello mondiale per gli USA. Se, come credo, Trump abbandonerà l'Arabia Saudita a se stessa (è la Potenza Regionale voluta da Obama e per la quale è nato lo Stay behind nell'area), l'intero quadro geostrategico cambierà a vantaggio della Russia che potrà definitivamente portare la Siria di Assad al tavolo di pacificazione. I casini nasceranno, dunque, per la definizione dei confini della nuova Siria, del nuovo Iraq e, forse, anche della Turchia. Finalmente i danni provocati dall'accordo UK e Francia si Sykes Picot, sulle zone di influenza, volgeranno al termine e a voce in capito (FORSE!) sarà chiamata l'U.E.. Gli USA, ora come allora, le proprie scelte energetiche le hanno già fatte e, sinceramente, non vedo più quali grandi interessi hanno da curare in Mediterraneo

 Fabio, difficile seguirti visto che condensi in maniera  sbrigativa uno scenario che richiede maggiore estrapolazione.

l'Arabia Saudita, ad esempio, non è certo stata oggetto di coccole solo da parte di Obama

 questa nazione fa parte  della fascination sia democratica che repubblicana da decenni tornado indietro fino alla amministrazione F Rosevelt anni  trenta.

Faremmo meglio a dar tempo al DT di creare il suo team di governo, prendere possesso della Casa Bianca ed esternare il suo pensiero prima di azzardare commenti.

Sauditi

Fabio Ghia 19/11/2016 - 10:41

Giuliana, lasciami dire che tu rappresenti cio' che io penso della maggioranza degli americani. Continuate a guardare il mondo da un'ottica interna concentrata sugli stati uniti stessi. Cio' che accade nel mondo è visto solo come USA guida mondiale per l'affermazione di un concetto di democrazia e Libertà che, per contro, non APPARTIENE a (molte) altre culture e civiltà del mondo. La creazione di Al Qaeda, Alm Nousdra, AQ Maghreb, Shabab e financo l'inizio dell'ISIL, non sono altro che una conferma a quanto ho accennato. Tutte organizzazioni nate e sovvenzionate dal pensiero Wahabita radicale dell'Arabia Saudita (poi delegato al Qatar soprattutto a fini di proselitismo sunnita (wahabita!) in particolare per i paesi toccati dalle rivoluzioni). Purtroppo le stesse sono state generate con l'avvallo, se non la sponsorizzazione, degli USA. Obama, la Clinton e la loro amministrazione ne sono stati i massimi interpreti, ma non di meno Bush padre e figlio si sono dimostrati tale.  Pensa un po' solo alla prima guerra del Golfo. Gli USA sono entrati in guerra contro l'Iraq perchè spronati dall'Arabia Saudita a causa delle preoccupazioni nate per l'invasione irakena del Kwait che, a detta dei Sauditi, avrebbe potuto insistere anche sull'AS e gli Emirati. Cosi' gli interventi USA in IRAQ 2, Afghanistan, Libia, Siria ....... TUTTI in accordo, se non richiesti dall'Arabia Saudita. Obama, ha reso palese la nascita di questa "nuova" potenza Regionale nel suo discorso del Cairo del 2009. Importantissimo perchè parlo' anche di LIBERTA' per l'Islam e pieno sostegno ai "fratelli musulmani" ....... senza minimamente sapere che nella cultura islamica il concetto di LIBERTA' non esiste, anzi è Haram (proibito). Solo Dio è l'unico depositario delle scelte dell'uomo! In parole più accessibili al volgo ....... sto parlando della "predestinazione", il Maktub dell'Islam! Vorrei continuare, ma rischio di annoiarvi, avendo già strabordato (termine marinaro!) e di molto dal tema trattato nell'articolo. Per tornare all'origine, .... secondo me Trump ha intuito questo passaggio e prenderà provvedimenti, soprattutto dal punto di vista diplomatico chi gli autori principali del "deviazionismo" salafita, tar cui brillano l'Arabia Saudita e, seppur con molte cautele e differenze, l'Iran!

"iniziamo a far raddoppiare per esempio la spesa per  la difesa"

Chi lo ha detto? O forse è proprio quersto il problema da chiarire!

La spesa per la "Difesa" è funzione della "minaccia". Noi siamo cresciuti in un mondo bipolare e siamo stati abituati alla dimensione Bi o Tri-polare con lo spauracchio del potenziale atomici e dell'alta tecnologia, incluso il "controllo del mondo e degli umani" via etere! Credo che sia tempo di prendere conoscenza che la minaccia cui dobbiamo sottostare oggi è fatta di morti di fame e di idee che si attaccano a un po' di esplosivo e altrettanti bulloni per provocare quanti più morti possibile. Badi bene, la minaccia non è l'ISLAM, che per contro è una religione bella, se non altro, quanto tutte le altre esistenti sulla faccia della terra. Bensi' le Devianze del pensiero ortodosso "sunnita" (nel particolare degli ultimi venti anni!)! Il terrorismo e altre forme di minaccia assimilabili a questo concetto; questa è divenuta la nuova prioritaria minaccia! Se poi ci aggiunge che le nostre uinità navali (pluriarmate e di alta tecnologia, la stragrande maggioranza del loro tempo la passano a recuperare migranti in giro per il mediterraneo, mi lascerà anche dire che forse anche l'Europa dovrà ben incominciare a rivedere gli scopi, la ragione d'essere e la dimensione della propria Forza Armata! ...... E non solo l'Europa

Ho preso la Germania e il raddoppiare perchè notoriamente è una paese che spende poco in percetuale al proprio PIL in difesa, se riduciamo la spesa militare USA e l' occidente volesse mantenere lo stesso livello di spesa, qualcuno dovrà aumentarla, poi se invece la si volesse ridurre allora l' aumento potrebbe avvenire solo in termini relativi. Probabilmente si può ridurre la spesa in termini assoluti o comunque spendere in modo differente sono più che d' accordo e sopratutto per gli europei potrebbe essere occasione e motivo di aggregazione, razionalizzazione delle proprie forze militari e di una strategia comune, potrebbe essere un altro tassello d'integrazione europea, anche se a vedere i risultati attuali non sono super ottimista.

Sulla questione ISLAM e devianze ricordo un suo post che mi sono gustato di quest' estate I got it!

Concordo con lei. Purtroppo gli egoismi prettamente di natura "politica" (Francia potenza nucleare e differente percezione del mutamento dovuto all'immigrazione) sono ancor oggi prevalenti. Spero comunque che se Trump riuscisse a mettere l'Europa di fronte alle sue reali responsabilità, costringendola ad atteggiamenti non più palesemente indotti dalle decisioni USA, beh le cose dovrebbero se non altro far capire che la Russia, nel caso dell'Ucraina, non puo' essere più vista come nazione "nemica" pronta all'invasione dell'Europa, ma bensi' come nazione che si è schierata al fianco di parte della popolazione ukraina che ancora oggi sente la spinta delel proprie radici culturali. Un po' come fece l'Austria ai tempi della Sud Tirolen Wolspartie in Alto Adice negli anni 50. Solo il dialogo tra opposte fazioni potrà risolvere il problema. Forse con la completa auronomia delle aree interessate?

Scusa Giovanni, il grafico a cui ti riferisci e che sono andato a vedere dimostra chiaramente (lo dici anche tu) che la classe media e medio-bassa dei paesi occidentali è stata colpita dalla globalizzazione. Allora non si tratterebbe più di convincerli della bontà della globalizzazione bisognerebbe parlare di  prenderli proprio per il culo.  

Aggiungo che le classi medio/basse soffrono particolarmente l'immigrazione di bassa qualificazione oltre che per la competizione salariale (che citi) anche per la congestione dei servizi di welfare ed educativi. In altre parole questo tipo di immigrazione non qualificata che subiamo (o non gestiamo) sembra implicare svantaggi di primo ordine per le classi meno abbienti  che soffrono per servizi pubblici congestionati  ma solo  di secondo ordine per quelle abbienti che continuano a usare i servizi privati per salute, educazione e neanche competono per l'assistenza (case popolari, nidi, sussidi, etc. ). Di questo non vedo traccia nelle analisi. Invece, i vantaggi mi sembrano  del primo ordine per  le classi imprenditoriali e solo di secondo ordine per gli tutti gli altri (sostenibilità dei conti pensionistici? prezzi inferiori dei beni e servizi non tradeable?).  

Comunque se si sommano questi  effetti il voto populista, come viene chiamato, mi pare assumere i contorni di un voto razionale a tutti gli effetti. 

Non voglio allargarmi troppo ma mi pare che ragionamenti simili potrebbero essere estesi agli effetti del commercio internazionale ma confesso la mia ignoranza e forse ci sono studi che mostrano benefici netti per tutti i percentili.  In ogni caso, su questo punto, vorrei aggiungere una piccola chiosa. Non so se è solo un mia percezione ma avete notato che con la globalizzazione i prezzi dei prodotti di qualità e di lusso sono aumentati molto di più dell'inflazione?  E' chiaro che se fosse così  la percezione di impoverimento della classe media sarebbe amplificato. Sottilineo l'uso del condizionale perchè non ho dati ma solo percezioni. 

il mio post discuteva che fare - non se la protesta sia giustificata o meno. Non concordo del tutto con l'interpretazione del grafico - in termini assoluti si nota un piccolo aumento per tutti i percentili. Non trascurerei i vantaggi in termini di prezzi dei beni, dalle magliette ai telefonini. In ogni caso, è evidente l'impoverimento relativo nei confronti dei ricchi ed è altrettanto evidente il risentimento contro immigrati etc. indipendentemente dall'eventuale peggioramento dei servizi (probabilmente in Italia più legato ai tagli che all'arrivo degli immigrati).  Che la protesta sia giustificata per il 10-20% ed eccessiva per l'80-90% come penso io o sia giustificata per il 50% ed eccessiva per il 50% o sia giustificata per l'80% ed eccessiva per il 20% non cambia il problema.  I protestatari non si fidano degli esperti e quindi non sembrano disposti a lasciarsi convincere. Quindi o si trova un mago della retorica che non appaia come un esperto tradizionale che li convince, o bisogna fare qualcosa. Cosa? E con quali soldi? Era questa la domanda - e non ho una risposta.

 

I punti di attacco per limitare la globalizzazione sono moltissimi.

Faccio un esempio, preso tra mille:

perchè i giocattoli chi produciamo in Europa hanno giuste , rigorose restrizioni in fatto di sicurezza e quelli che importiamo dallEstremo Oriente no. ? Costando ovviamente molto di meno .

Proseguiamo. L'A. domanda "che facciamo, spariamo sui barconi?"

Non è necessario. Basta che la nostra marina militare ( ma non è stata inventata per impedire invasioni straniere?) navigando ENTRO le acque territoriali dei paesi da cui proviene l'invasione, agganci le barche (ormai diventate quasi di carta per risparmiare sui costi) e le riporti sulle spiagge di partenza. Così come succederebbe a chiunque di noi che si presentasse al confine di uno stato che esige il passaporto.

Mi perdoni l'A. ma ho la PERCEZIONE ( mi si perdoni la parola ormai diventata di moda a torto e a ragione) che lui si comporti, nell'analisi , come le studioso del calabrone il quale , secondo tutte le teorie, non dovrebbe volare.

Per attaccare la globalizzazione non è necessario invocare la scarsa sicurezza dei giocattoli cinesi e/o la mancata protezione dei lavoratori su standards occidentali (sono una forma di protezione - si chiamano NTB non tariff barriers). Basta mettere un dazio. Ma io vorrei preservare il libero commercio

Mandare la Marina nelle acque territoriali di un paese straniero senza autorizzazione è un atto di guerra. E per l'autorizzazione è necessario un accordo. Ma allora tanto vale fare un accordo per impedire le partenze, come con la Turchia

Piccolo problema: con chi si accorda in Libia, dove non c'è governo? Cosa succede se una milizia spara sulle nostre navi? Rispondiamo al fuoco, schierandoci nella guerra civile? Occupiamo un porto per far attraccare le navi italiane in sicurezza ?  Poi cosa facciamo dei migranti riportati - li buttiamo fuori nel deserto o  paghiamo le milizie per riprenderli? Occupiamo tutta la Libia?

o meglio del bombo, perchè è lui l'insetto oggetto di quella che oramai è una vecchia credenza. Sappiamo come fa a volare: turbolenza ed aerodinamica instazionaria

Siamo poi così sicuri che la classe media impoverita abbia determinato la vittoria di Trump? Non ho ancora letto analisi quantitative a sostegno di questa tesi che qui non viene messa in discussione. Opinioni, rispettabilissime senz'altro, ma pochi dati.

Sulla classe media c'è anche chi afferma che abbia fatto qualche soldo nel frattempo.

 https://www.ft.com/content/98ce14ee-99a6-11e5-95c7-d47aa298f769

I dazi, la marina, i migranti... mi sembra tutto un discorso assurdo. La sparizione di lavori e lavoratori poco skillati non era la premessa necessaria di realtà come Silicon Valley? ora sono il problema? E poi quando avremo rimesso al loro posto i cinesi e i migranti con i dazi e l'esercito il lavoro non sarà comunque completo perchè un neoluddismo si affaccia all'orizzonte e già si sentono i lamenti delle Cassandre sui robot e l'AI, le prossime minacce al benessere della classe media. Che faremo allora, impugneremo i forconi e la mazze?

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