Wi-Fi: Wireless Italiano Facciamolo Illegale

26 novembre 2006 andrea moro
Pensavo la paranoia post 11 settembre fosse prerogativa tutta americana. Oggi da una lettera ad Italians di Severgnini scopro invece questa normativa anti-terrorismo imposta a tutti gli internet-point e agli esercizi che mettono a disposizione l'accesso alla rete tramite postazioni telematiche o tecnologia Wi-Fi (senza fili).

La norma impone innanzitutto agli esercenti che vogliono fornire Internet a chiedere una licenza al questore. Questo non sarebbe nemmeno troppo gravoso, visto che è previsto il silenzio-assenso dopo 60 giorni. Più gravi e vincolanti sono però gli obblighi a carico degli esercenti. È previsto per esempio l'obbligo di identificare chi accede ai servizi offerti, di adottare tecnologie che impediscano l'accesso a persone non identificate, e di mantenere i dati di accesso.

Con questa legge, il turista che dovesse visitare occasionalmente Roma o Firenze non puo' accedere alla rete Wi-Fi del bar o ristorante senza previa identificazione e fornitura di password (anche nei casi di accesso fornito gratuitamente). Ve l'immaginate la richiesta di passaporto in coda alla cassa per il caffè, con annessa compilazione modulo? Si racconta che numerosi esercenti stiano disinstallando le loro postazioni a causa di questa legge. Non solo, alcuni aspetti della legge sono pateticamente ridicoli. Mi riferisco all'obbligo di raccogliere e mantenere i dati d'accesso in modalità informatica
"tranne che per gli esercizi o circoli aventi non più di tre
apparecchi terminali a disposizione del pubblico, nei quali i dati
possono essere registrati su di un apposito registro cartaceo con
le pagine preventivamente numerate e vidimate dalla autorità
locale di pubblica sicurezza
" (si veda anche questa interessante testimonianza di un esercente). Mi chiedo se il disco fisso degli esercenti con piu' di 3 postazioni venga anch'esso vidimato.

Legge ridicola, ma anche preoccupante: la legge impone l'obbligo di rendere disponibili questi dati "a richiesta [... all']organo del Ministero dell'interno
preposto ai servizi di polizia postale e delle comunicazioni, nonché,
in conformità al codice di procedura penale, all’autorità
giudiziaria e alla polizia giudiziaria.
Il fatto preoccupante è che la conformità al codice di procedura penale viene chiesta alla polizia giudiziaria, ma non alla polizia postale del ministero, che sembra così possa agire senza mandato. È vero che si tratta di dati solo sugli accessi, non sui contenuti delle comunicazioni, ma possibile che nessuno si sia accorto che queste misure ci avvicinano pericolosamente ad uno stato di polizia?

L'effetto scoraggiamento dell'uso della rete non è di poco conto, sia dal lato dell'offerta che da quello della domanda. L'efficacia antiterroristica della misura è praticamente nulla. Anche nelle città italiane esistono numerosi "hotspots" aperti a chiunque sia dotato di notebook con antenna Wi-Fi; inoltre, il terrorista sufficientemente motivato non trova grosse difficoltà a decrittare l'hotspot criptato (è noto che il sistema di crittatura WEP usato dalle reti Wi-Fi non e' particolarmente robusto).

Vogliamo fare qualcosa per la diffusione di Internet in Italia? Cominciamo con l'abrogare queste follie.

10 commenti (espandi tutti)

daquando e' in vigore questa legge?  il mese scorso a Firenze in un hotspot per turisti  a me hanno dato una tesserina e via. nessun controllo.

Dal 2 Agosto 2005. Sicuro che non ti abbiano chiesto alcun documento?  

A me ad agosto in calabria hanno chiesto la carta d'identità, con la quale mi hanno dato una tesserina. Tempo: due  minuti scarsi. Non ho fatto alcuna coda e non mi è sembrato drammaticamente vessatorio.

era lo scorso
natale, tornavo a casa dall'amerika. il numero di prenotazione dell’eurostar
roma-paola l’avevo dimenticato. l’unico modo di recuperare quell’informazione
era avere accesso alla mia casella di posta elettronica. ma come a roma
termini? di hot spot wi-fi nella stazione centrale della capitale del nostro
paese non ce ne sono! e di internet point? neanche. se ne trova solo uno a 100
metri da un’uscita laterale.e per accedere al
servizio e’ necessario, cosi’ come prevede la normativa di cui parla andrea, mostrare
il passaporto e firmare delle carte.

in uno stato di
polizia non ci ho mai vissuto, pero’ la sensazione che mi ha dato quel
passaggio non e’ certo stata di godimento della liberta’.

beh, se me lo hanno chiesto non l'ho notato. possibile. capisco comunque che in principio sia regolamentazione inutile e della stessa natura di altri tentativi di schedare/archiviare tutto.

 

Ho trovato delle informazioni utili a riguardo su questo sito: http://www.tariffe24.it/adsl/router-wifi

Magari può essere d'aiuto a qualcuno!

Michela, non so come sia incappata in questo vecchio articolo, ma il punto riguarda le leggi che proibiscono di rendere pubbliche queste connessioni senza tener traccia di chi le utilizza.

La pagina linkata è tecnica, può essere utile a chi wuole installare un router, ma non ha nulla a che fare con l'articolo.

Credo tu stia parlando con un bot o con uno spammer di professione. (Vedere ultimo commento qui: http://www.gianfrancogiusto.it/2009/04/01/modem-alice-gate-2-plus-wi-fi-...)

Probabile, ho risposto lo stesso perchè qui sarebbe il primo caso.E poi il sito cui punta ha un'aspetto abbastanza innocente.

Sono reduce da un giro in Palestina: in qualsiasi bar, hotel, ristorante (Jenin, Nablus, Jericho, Hebron, per non parlare delle città israeliane) il wi-fi è gratuito e non è richiesto alcun documento (sic!). Con grande sollazzo ho potuto anche seguire il dibattito culturale fra Veronica e Silvio&Co, potendo così replicare ai lazzi dei tassisti di Tel Aviv che, con garbo, mi prendevano in giro per la mia italianità.

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