Barbarians at the gate

Sherut haBitachon haKlali (Hebrewשירות הביטחון הכללי‎, General Security Service), better known as Shabak(Hebrewשב״כ‎, IPA: [ʃaˈbak] ( listen)Arabicشاباك‎), in English as the Israel Security Agency (ISA) or the Shin Bet (a two-letter Hebrew abbreviation of the name). Per ragioni di età e di tempo vado sempre meno al cinema. Qui (qui= dove abito) invitato ad un festival del cinema, vedo The Gatekeepers.


E' un documentario di 100 minuti, secco e chiaro (non so quanto trapassi dai sottotitoli per chi non capisce la lingua in cui parlano i protagonisti, credo la sostanza sia chiara, se non certe sfumature, i capi che vengon tutti chiamati da un nomignolo e così via.)

Nessuno è un attore e tutte le immagini sono fisse sulle facce dei capi, in anni diversi di Shabakh. Sono loro i protagonisti, alcuni ritirati a vita privata in disgusto, alcuni, Ami Ayalon ad esempio, entrati nei cosidetti campi della pace.

Questo è il sistema di sicurezza reale di Israele, non l'esotismo delle eroiche azioni dell'istituto (il nome di Mossad.) 

Due appunti: da vedere e da capire come  (ah.. forse questo ricorda qualche cosa ai lettori) l'ignavia della politica, contro venti e maree delle saggezze acquisite (a volte a prezzo di immorali e vergognose torture) da chi sul campo vede cosa sia il conflitto reale tra le due nazioni (una ha uno stato e una no.)

Uno dei capi nota, nella sua età avanzata, come abbia il dubbio di esser divenuto, nel tempo, ... crudele.

Individui che hanno vinto alcune battaglie, hanno perso la, per loro cruciale, vita di Y. Rabin, il primo ministro assassinata da Y Amir nel 1995.

Fecero un deserto, lo chiamarono sicurezza, persero la guerra, come amaramentte osservano le parole finali.

Mi discono gli esperti che corre verso l'Oscar. Se così fosse è meritatamente dato.

13 commenti (espandi tutti)

Il film era in gara per l'oscar attribuito il 24 feb 2013. Era tra i cinque selezionati per il girone finale tra i documentari; tuttavia ha vinto un altro film: Searching for sugar man.

Comunque mi interessa e cerchero senz'altro di vederlo.

un

palma 3/8/2013 - 08:43

ringraziamento, devo esser onesto e confessare che vado sempre meno al cinema e ho nessuna idea di chi vinca, che cosa, ascolto quel che mi dicono alcuni colleghi

Qui, dove vivo, oggi esce al cinema "two guns" una pellicola girata da Hollywood l'annoscorso nella cittadina USA da dove "provengo": Amite, LA (Louisiana ) . La parte desertica invece e' girata in TX. Guardalo per capire come possa essere alienante per chi e' cresciuto  a Piove di Sacco, PD comparare questa citta' italiana con quella di provenienza del marito ( stesso numero di abitanti della citta' di Amite)!

due nazioni

massimo 2/8/2013 - 17:22

cosa sia il conflitto reale tra le due nazioni (una ha uno stato e una no.)

in effetti una ha uno stato, più piccolo della Toscana, e l'altra ne ha ventidue , la cui superficie combinata è pari a oltre il triplo di quella della UE. Eppure una delle due nazioni sostiene che il problema è la terra, e più precisamente terra che lo stato minuscolo dovrebbe cedere ai 22 stati oltre 600 volte più estesi, e incredibilmente molti sembrano credervi...

È triste che Avraham Shalom  sia divenuto crudele in erà avanzata, ma l'unica realistica alternativa sarebbe stata morire. Certo una soluzione più elegante, più nobile, e che permette di girare film più belli. A volte scegliere è difficile.

 

dati i tempi

palma 3/8/2013 - 08:51

biblici delle contese nelle terre (da un acuto militare chiamate "troppo promesse" o forse troppo promesse a troppa gente, ma si il d*o e' imprevedibile), non so se sia il caso di riaprire ferite vecchissime. La mia opinione e' che il conflitto sia straordinariamente locale, fatto da cugini che si azzuffano sul recinto del giardino (quasi nulla della palestina ha un valore agricolo e --pare-- il petrolio sia nel mediterraneo.) Le "22 nazioni" credo siano tutte le nazione dette arabe (non son tutte arabe, nemmeno per sogno, dal kurdistan in Iraq all'esempio folgorante di Iran che ha nulla a che fare con l'Arabia dai tempi degli imperatori; sia come sia, le 22 nazioni hanno nulla da dare in cambio a Israele, a cui potrebbe importare meno di un fico di che cosa pensi la casa di Al' Saud. le due nazioni che qui combattono sono una piccola armatae orgogliosa repubblica contro un largo gruppo di disperati. Qunato piu' si ritarda un processo di affermazione di uno stat"erello"  palestinese, tanto piu' cresce la minaccia vera a qualsiasi soluzioen che non sia una specie di bagno di sangue coi bambini che esplodono in pizzeria. Mi riferisco a Gaza e Hamas. Dice oggi il giornale che J. Kerry ha idee nuove. Son personalmente pessimista, ma anche un qualche sistema di Oslo e' meglio di intifada a ripetizione. 

anche qui in america dicono e non solo al giornale ma perfino in TV e dicono con i tuoi stessi sentimenti e considerazioni

dati

palma 3/8/2013 - 16:16

biblici delle contese nelle terre (da un acuto militare chiamate "troppo promesse" o forse troppo promesse a troppa gente, ma, si sa,  il d*o e' imprevedibile), non so se sia il caso di riaprire ferite vecchissime. La mia opinione e' che il conflitto sia straordinariamente locale, fatto da cugini che si azzuffano sul recinto del giardino (quasi nulla della palestina ha un valore agricolo e --pare-- il petrolio sia nel mediterraneo.) Le "22 nazioni" credo siano tutte le nazione dette arabe (non son tutte arabe, nemmeno per sogno, dal kurdistan in Iraq all'esempio folgorante di Iran che ha nulla a che fare con l'Arabia dai tempi degli imperatori; sia come sia, le 22 nazioni hanno nulla da dare in cambio a Israele, a cui potrebbe importare meno di un fico di che cosa pensi la casa di Al' Saud. Le due nazioni che qui combattono sono una piccola armata e orgogliosa repubblica contro un largo gruppo di disperati. Quanto piu' si ritarda un processo di affermazione di uno stat"erello"  palestinese, tanto piu' cresce la minaccia vera a qualsiasi soluzione che non sia una specie di bagno di sangue coi bambini che esplodono in pizzeria. Mi riferisco a Gaza e Hamas. Dice oggi il giornale che J. Kerry ha idee nuove. Son personalmente pessimista, ma anche un qualche sistema di Oslo e' meglio di intifada a ripetizione. 

munich

giulio zanella 3/8/2013 - 16:57

Fecero un deserto, lo chiamarono sicurezza, persero la guerra, come amaramentte osservano le parole finali.

Mi ricorda il finale di Munich, pellicola di Steven Spielberg di qualche anno fa. Qui lo script. In breve, Avner (ex-agente Mossad arruolato nel gruppo di rappresaglia contro i leader palestinesi responsabili del massacro di Monaco '72) passeggia in un parco di Brooklin con Ephraim (il direttore delle operazioni di rappresaglia), al termine del grosso dell'operazione.

Come il capo nella recensione qui sopra, Avner, e' assalito dai dubbi. Ephraim cerca di convincerlo che hanno fatto il bene di Israele. Allora Avner invita Ephraim a cena a casa sua, in un gesto di comunione,

(Come on. You are a Jew. You are a stranger [Avner vive a NY, Ephraim in Israele]. It's written someplace or other, I'm supposed to ask you to break bread. Break bread with me, Ephraim),

che di quell'Israele e' l'essenza e che Ephraim rifiuta.

monaco

palma 4/8/2013 - 10:11

(il film) e' in gran parte fittizio, in alcuni tratti talmente fittizio a chi conosce Israele da risultare un po' buffo. La ragione un documentario diventa piu' informativo e' che tende a far comprendere, a modesto avviso del sottoscritto, che l'assassinio dell "ingegnere" (a lungo esplicato in "Gatekeepers") ha tutti tratti veri di a che cosa queste persone tengono, ad un telefono che ha un solo obiettivo, non molti e non tanti. In una scena, ottima, l'orgoglio e' esibito quando un telefono esplode all'orecchio di chi lo sta usando e nessuno si accorge di nulla. Molto, ma molto piu' chiaro di esecuzioni di ordinaria metafisica del pacifismo, che, di certo nel vicino Oriente, lascia il tempo che trova, se non produce danni.

Si, certo, il film e' assolutamente fiction (non potrebbe essere altrimenti, per quella produzione) e come tale va preso. Come in tutte le fiction (dalla tragedia, alla commedia, al romanzo, al film di Spielberg) ci sono cose che fanno riflettere.

che ci porteremo appresso per decenni. Si fa presto a criticare le politiche di Israele, del resto oggetto di discussione democratica e, come tali, contrastate all'interno dello schieramento politico; ancora più facile è, dall'esterno, assumere posizioni di ripulsa etica, non necessariamente a sfondo razzista/antisionista. Ma chi si sente assediato e non riesce a dialogare con un'organizzazione politica debole e forse inaffidabile, che alternative ha?

As it is known,  the nth attempt at negotiating a peace roadmap is on now in teh Near East. For those who care, an interesting approach is given by a researcher (Scott Anderson is his name.) He presents yet another angle on the way in which the white sahibs, partly turkish, partly Roumanian, partly Oxfordshire, one from Friedenau set up the "region" for the grief that affects it now.

The most interesting case is the case of  Herr Pruefer whow as not only a clever operator, but one of the very few managers of exterminating people who was not in any sense a bastard. 

You'll find an interesting summary in 

http://www.nytimes.com/2013/08/11/books/review/lawrence-in-arabia-by-scott-anderson.html?pagewanted=2&_r=0

For the short story about Pruefer, see, e.g. 

http://motlc.wiesenthal.com/site/pp.asp?c=gvKVLcMVIuG&b=395117

 

 A short historical biography is available at 

http://de.wikipedia.org/wiki/Curt_Max_Pr%C3%BCfer

 

If the audience is interested, I shall publish my own view of Anderson's text-

I am very interested in your opinion on the Anderson book which I am reading thanks to you. Please write soon since lately there is very little else to read here

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