Die Stalingrad protokolle

3 novembre 2015 palma

Due riflessioni su quel che non capivo da piccolo.

Alltagsgeschichte: hardcore, sconsigliabile ai bambini e ai cretini.

Affetto come sono da insomnia, mi trovo a leggere altro nulla avente a che fare con quel che dovrei fare. Il testo che segue ha scarso interesse, a meno che la lettrice non abbia una passione per come penso io, il che fa male alla salute.

Quando ero piccolo mi venne spiegato poco e male cosa successe a chi mi stava intorno. Mio padre nacque nel 1919 in una famiglia semimiserabile, dato il numero assurdo di sorelle e fratelli. Ebbe gloriose giornate al liceo classico e deluse tutti i professori non iscrivendosi a lettere. Per chi conosca la storia italiana, Venezia, dove la vicenda ebbe luogo, non aveva al tempo l’universita': pure l’esimio Galilei insegnava nella sede patavina. In breve nel 1944 mio padre si laureò in medicina e chirurgia. Fin qui nulla di strano. Strano fu quel che accadde poi, o come mi venne spiegato. Entrato in clandestinità scomparve in “montagna” fino all’aprile del 1945. Al bambino non fu immediate il motivo (sciare? vedere I camosci?). Venne spiegato che i malefici crucchi volevano deportare uno della Lista di Spagna in Germania. Perché? Perché erano cattivi. I fatti, come spesso si dice, sono cocciuti e rimangono. Anziano scoprii cosa successe in quel periodo. Mio padre non era un quadro politico di nulla, non era affatto celebre né perseguitato. Ebbe il dubbio privilegio di star vicino a Hitler a Venezia quando Hitler incontrò il GUF (memoria: un cretino con l’impermeabile bianco da quattro soldi.) Diventò un quadro politico militare molto dopo nel calderone che fu il regno di Serbia durante la guerra civile che seguì la ritirata degli italiani fascisti e dei tedeschi nazisti.

La ragione per cui doveva esser deportato sta nel fatto che non esistevano maschi medici in Germania. Tutti erano “morti in Oriente” mi fu detto alla scuola media. Mai capii nulla, mantenni tuttavia una qualche curiosità. Quel che successe è quel che il libro, eccellente, di Hellbeck racconta. Gli occidentali in questione sono gli italiani e compari dell’asse Roma-Berlino. Gli orientali sono I barbari mongoli bolscevichi e mangiapreti, o mangia bambini a seconda delle fonti consultate. La storia dura è semplice. Stalin, alleatosi con Hitler per ragioni politiche, si trovò al confine un pazzo criminale che invase il suo alleato, ossia lui stesso. Questa è la famosa Barbarossa, dal nome dell’imperatore del medioevo. Stalin venne prevenuto dei fatti da una mole immense di sintomi. Il più importante fu dato dalla rete giapponese di Richard Sorge (1895-1944). L’uomo d’acciaio naturalmente se ne infischiò. Unternehmen Barbarossa inizia nel giugno del 1941. Stalin assai scocciato la tira alla lunga mentre l’unione delle repubbliche socialiste sovietiche perde pezzi dappertutto; fa un discorso per il 7 di novembre, anniversario della rivoluzione, e tira fuori persino Nevsky, Minin e Pozharskij (le moderne tecnologie: https://www.youtube.com/watch?v=8IGbjPqFFvA) e così la gloriosa armata di Bronstein va in guerra davvero dopo mesi di ritirata e massacri senza fine. Sono mesi di pistolettate ai commissari, di stermini vari, di fame. Leningrado non mangia per 90 giorni. La disfatta si arresta a Stalingrad.

Qui Hellbeck, uno studioso tedesco di storia che vive a Brooklyn e insegna a Rutgers, con pazienza certosina fa veder un po’ di luce sul perché i tedeschi tanto s’incanaglirono e quanto il tutto costò. Nessuno ha numeri certi, si stima che le vittime sovietiche siano un milione di persone (per esser chiari Verdun ne lasciò 700.000 morti ammazzati o svaniti in nuvole di gas). Le vittime tedesche sono circa un terzo di quel numero, la grande maggioranza morte di stenti dopo e non durante i combattimenti. Per confrontare, il numero attuale degli abitanti di Volgograd (non fa fino tenersi il nome di Stalin sulla targa dell’automobile) è un milione. I combattimenti hanno dell’onirico. È una delle fenomenologie della guerra a cui abbiamo assistito in Iraq. Austerlitz è una spianata vicino a Brno e ci sono fili d’erba. Stalingrad era una città con i ragionieri, le fabbriche, le massaie, nessuna fortificazione, nessun carro armato. Sono lì gli scontri epici che sembrano filmici tra i cecchini (menzione d’onore all’Armata Rossa, a quel che ne so fu e rimase l’unica forza armata ad addestrare le femmine cecchine, per chi non lo sapesse, le donne sparano meglio degli uomini). Sono lì le sparate di Goering che paragonarono la circondata armata di Paulus (il comandante Tedesco) a Nibelungelied, è lì che Hitler nomina sul campo Paulus maresciallo di campo e tutti sanno che nessun maresciallo tedesco mai si arrese. Paulus si arrese e venne catturato. Stalingrad, tutta obbedì all’ordine 227 (per chi legge in inglese e in russo questa la versione integrale).

Gli eroismi infiniti dei mongoli finiron per averla vinta contro i superometti. Come mongoli furono rappresentati I sovietici dalla propaganda, naturalmente intenti a massacrare cristiani, stuprare giovani bionde etc. Come guerrieri Wagneriani vennero rappresentati cretini rumeni affetti da antisemitismo profondo (metà di quelli presi prigionieri dall’Armata Rossa non era tedesco). Hellbeck sfata pure un mito, che tutta la resistenza civile e militare fosse effetto causato direttamente dalle squadre di fucilatori NKVD. Il numero di disertori e codardi fucilati è 278. Uno degli aspetti affascinanti del volume è che la sua natura, che ripeto è storica e non politica, è che la scomparsa dell’URSS e la metamorfosi di NKVD, GRU, e KGB in Fsb fece aprire gli archivi. Consiglio a tutti di leggerlo. Non (credo) esiste un’edizione italiana, per chi è ignorante del tedesco, esiste un’edizione presso Public Affairs, New York 2015, il cui titolo semplice è Stalingrad.

A chi voglia un po’ sorrider a mezza bocca sulle criptiche note mie, il clima in cui mio padre si formò è ben descritto in una storia del ciclo di Bernie Gunther, si chiama The Lady from Zagreb 2015. Ha aspetti romanzati, ma nemmeno tanto. Nel caso interessi posso pur spiegare perché. A chi interessi come lavora uno storico su documenti suggerisco l’eccellente di Hellbeck Revolution on my mind del 2009.

 

8 commenti (espandi tutti)

la summenzionata lista di spagna non e' in spagna e non e' una lista. e' una strada. la trovate, se andate dall'"italia" (nota agli aborigeni come "terraferma") in macchina, parcheggiate, attraversate il Calatrava, oltrepassata santa lucia e vedrete la chiesa di longhena, che per altro ha due Tiepolo manco troppo male. All'uscita dalla chiesa vedete di fronte a voi il ponte degli scalzi (al momento coreani in luna di miele che si tolgono le scarpe, nella tradizione monaci penitenti senza calzari.) Non attraversate il ponte (che non si puo' mancare, vi sono quattro e solo quattro ponti attraversanti il canal grande) e andate a sinistra, quella e' la imboccatura della lista di spagna.

Altre ai coreani, agli scalzi trovate bangladeshi che vendono selfie sticks

In attesa che il libro venga pubblicato in una lingua meno ostica del tedesco, segnalo l'ottimo "Stalingardo" di Anthony Beevor oppure, sul piano letterario "Vita e Destino" di Vassily Grossman.

I tedeschi fecero un clamoroso errore strategico, perchè, convinti com'erano che l'Armata Rossa non avesse riserve sufficienti, concentrarono le loro forze migliori su Stalingrado ed affidarono le ali del loro schieramento anche rumeni e italiani (sul Don), che erano - come noto - più deboli.

I sovietici fecero affluire riserve abbondanti,  sfondarono le linee rumene (e in parte italiane) ed accerchiarono così la VI Armata di Paulus.

Alla fine, i tedeschi morivano letteralmente di fame, perchè il ponte aereo promesso da Goering non era assolutamente sufficiente per i rifornimenti  e, dopo aver esaurito le scorte e macellato i cavalli, non c'era più nulla da mangiare.

Una forte componente delle divisioni tedesche proveniva dall'Austria e, raccontano le fonti, al momento della resa, i soldati della Whermacht si affrettavano a dichiararsi austriaci e non tedeschi.

 il piano iniziale elaborato dallo stato maggiore tedesco non prevedeva la conquista di stalingrado, ma solo la distruzione delle sue fabbriche. gli obiettivi primari dell'offensiva erano altri. visti i successi iniziali hitler modificò radicalmente il piano cambiando in corso obiettivi modalità e mezzi (tolse tre divisioni). rimosse von bock che si opponeva a questi cambiamenti mentre von List concluse che l'unica spiegazione possibile fosse che Hitler possedesse informazioni sul prossimo crollo dei sovietici. Quando successivamente fu segnalato l'arrivo di nuove divisioni sovietiche, pare che la risposta di Hitler sia stata più o meno "e da dove le ha prese Stalin, dalla luna?"

Per quanto ne so l'obiettivo primario dell'offensiva era sfondare e raggiungere il Caucaso per prendere il controllo dei pozzi di petrolio e delle raffinerie di Baku. Le forze dell'Asse soffrivano di una gravissima carenza di petrolio che ne limitava gravemente l'operatività (aerei della Luftwaffe a terra per mancanza di benzina, flotta giapponese che rinuncia a pattugliamenti, parà della Fongore che combattono appiedati etc): in pratica si dovevano accontentare di qualche pozzo in Romania, in Malesia più il combustibile sintetico estratto chimicamente dal carbone, mentre gli Alleati potevano contare su forniture sufficienti.

petrolio

sabino patruno 4/11/2015 - 18:36

I tedeschi a Baku ci provarono ad arrivare, ma furono fermati, anche perchè il fronte di Stalingrado finì con l'assorbire risorse.

Per il Giappone il petrolio dell'Indonesia che fu il suo principale obiettivo dei primi giorni di guerra nel Pacifico, era più che sufficiente.

Fu la guerra sottomarina americana che finì con impedire di fatto l'arrivo delle petroliere in Giappone.

Gli alleati (USA e URSS) avevano le risorse interne.

in

palma 4/11/2015 - 05:20

(un ringraziamento a sabino e marcodivice)

dunque il volume in question e' (anche) in Inglese (forse meno ostico ai lettori)

due punti:

meta' della prima parte (nel testo di Hellbeck) venne dedicata a smontare il lavoro di Beevor (qui sopra citato da Sabino Patruno.) Un motivo e' di bassissima cucina (due esperti di storia che si rimproverano di errori etc.) Ma, un secondo motivo e' piu' serio, & e' il seguente:

Hellbeck e' un tedesco, al momento e' a Rutgers, NY; lavoro' moltissimo con l'accademia delle scienze russa (non sovietica per ragioni che immagini, sabino) e ne sa molto di piu'.

Per dar un esempio Beevor accetta supinamente le versioni tedesche dei fatti. Le versioni tedesche dei fatti sono le cretinate delle "culture" slavoniche barbariche e semi-asiatiche, incuranti delle persone e dei loro problemi, a partir da quelle della sopravivvenza. Esse includono pure le idiozie dei 15,000 fucilati dalla sezione di NKVD dedicata ai codardi.

Con spirito da storico vero Hellbeck ando' ad aprirsi gli archiv. Da seguaci del FERREO FELIX gli ufficiali di NKVD hanno scritto tutto quel che fecero e i loro codardi eseguiti (alla pistola, non si usano i plotoni d'esecuzioni, chi ha un fucile ha altri impegni) sono meno di quattrocento. Per chi non abbia mai seguito, in questo caso NKVD/sezione ebbe il ruolo non di "spada e scudo del partito", ebbe il ruolo equivalente ai carabinieri nella grande guerra (adamello, gorizia e altrove) di controllo e di polizia militare.

Il volume in Inglese venne fatto editare all'inizio di quest'anno da PUBLIC AFFAIRS, costa 15 euro e se sabino fosse interessato venne stampato su carta e anche per i 'kindle readers'

 

http://www.amazon.com/Stalingrad-City-Defeated-Third-Reich-ebook/dp/B00P...

vi auguro eccellente giornata

I'd always would have placed a bet that 'stalingrad' was so-called because of the greatness of the steely georgian. & it is false, the city was named after the purely civilian stalin, led the military resistance agains ataman pyotr  kransov, the facts are of the month of may of 1918 and hitler & co. were still subjects of the kaiser

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