Le gioie dell'Impero

Chi ha creato il mondo moderno? Secondo Niall Ferguson è stata la Gran Bretagna col suo impero che per tre secoli ha dominato il mondo, forgiandolo, per la maggior parte, a sua immagine:  democrazia parlamentare, libertà civili, libero commercio, libera impresa.   

Il libro è molto ben scritto e, nella tradizione degli storici britannici, di lettura piacevole, anche se si tratta di un libro a tema: l'autore infatti struttura tutta la sua indagine in funzione della sua tesi.

In molti passaggi emerge un certo atteggiamento di superiorità molto british, del tipo "nebbia sulla Manica, il continente è isolato", il che fa sì che, per esempio, vengano dedicate poche righe alla rivoluzione francese e a Napoleone, che pure un qualche influsso sulla nostra civiltà attuale lo hanno avuto. Lo stesso accade per la rivoluzione sovietica, il socialismo ed il comunismo.

Lo stesso trattamento non viene invece riservato alla rivolta delle colonie americane, ma soprattuto perchè è vista come una guerra civile all'interno dell'Impero.

Non vengono dimenticate le pagine nere del dominio inglese, come la tratta degli schiavi, la dominazione sui popoli coloniali, la repressione della rivolta dei Sepoys, attuata con metodi assai simili a quelli nazisti in Russia e Polonia durante la seconda guerra mondiale (villaggi bruciati, esecuzioni di massa, pubbliche umiliazioni). Anche qui, però, la tesi di fondo prevale e Ferguson afferma che, in fondo, è stato meglio per indiani,  kenioti, nigeriani ecc. venire colonizzati dagli inglesi che non, per esempio, dai giapponesi, i belgi o i tedeschi, i quali nelle loro colonie attuavano uno sfruttamento molto più pesante, sino ad arrivare a stermini di massa. Insomma, è come dire ad una donna che è stata violentata, "non ti lamentare troppo, perchè se ti prendeva un giapponese, prima ti violentava e poi ti uccideva"

Alla stessa maniera Ferguson evidenzia come positive le infrastrutture realizzate nelle colonie ed i capitali investiti dai colonizzatori, dimenticando però di precisare che si trattava di investimenti al servizio principalmente degli interessi della madrepatria e delle sue imprese. Tornando all'esempio della donna violentata, è come se lo stupratore, per trarre più godimento dallo stupro, comprasse alla sua vittima dei profumi, dei vestiti sexy ed una casa dove poter consumare meglio l'atto.

Da quello stupro, però, alla fine è veramente venuto fuori il mondo moderno ed uno dei figli illegittimi più promettenti è la democrazia indiana. Se poi si vuole incrociare la lettura storica con un bel romanzo, consiglio Mare di Papaveri di Amitav Ghosh, ambientato in India all'epoca della guerra dell'oppio, che ci fa vedere i colonizzatori con gli occhi dei colonizzati, il tutto però scritto in inglese da un indiano che si è abbeverato alla tradizione del romanzo inglese ed europeo: insomma, un altro figlio dell'impero.

35 commenti (espandi tutti)

Questo e' il libro uscito in versione inglese nel 2002? Penso di si, ne lessi meta', poi mi sono annoiato.

Colossus, uscito dopo, ma tradotto prima in Italiano (2004 tradotto nel 2006) era piu' interessante, anche se la tesi (sgangherata) dell'autore rimane sempre la stessa.

Pongo qui i miei dubbi su fergusson.

1) F. e' uno storico, quindi le sue tesi, assolutamente di portata generale, si basano su microfattori. Cita diari, lettere, corrispondenze, dati spicci per mostrare che la GB ha sempre fatto tutto perfetto. Metodologicamente, non ci siamo.

2) L'accento british che tu noti mi e' parso molto piu' pronunciato. Nel senso che F. e' praticamente un nazista inglese, sostiene di fatto la superiorita' della civilta' britannica.

3) La sua tesi non regge ne' logicamente ne' empiricamente. Che venda molto nei paesi anglofoni non deve stupire. Francamente, fossi nel mondadori cercherei di tradurre storici di maggiore valore (non riesco infatti a capire come F. sia arrivato a NYU e poi ad Harvard). Per esempio Jeremy Black, anch'egli inglese, ma tutto su un altro pianeta.

(non riesco infatti a capire come F. sia arrivato a NYU e poi ad Harvard)

Queste sono le regole del mercato: Harvard è un'istituzione privata, e assume quelli che sono ritenuti i migliori dal mercato, che però non necessariamente sono anche i migliori in assoluto. Se a un certo punto verrà di moda dire che la terra è piatta, assumeranno un astronomo che lo dirà.

Sempre a proposito della logica privatistica nel sistema universitario, e degli esempi da seguire per la riforma dell'università italiana... 

Se a un certo punto verrà di moda dire che la terra è piatta, assumeranno un astronomo che lo dirà.

Esagerato! Basta un ignorante qualunque, di quelli che si trovano a frotte.

Sul mercato e l'Italia, comunque hai ragione. In Italia non sarebbe successo che uno come Ferguson pubblica libri così discussi e diffusi. In Italia avrebbe pubblicato con una casa editrice che si pagava la pubblicazione con i fondi pubblici ex 40%, poi il dipartimento ne avrebbe comprato cento copie e avrebbe intasato tutti gli armadi dei corridoi...insomma più che descrivere l'impero britannico, un ferguson italiota avrebbe amministrato il suo feudo.

Oh suvvia, AK, suvvia ... ma ti paiono cose da dire? Non mi metto nemmeno a polemizzare, sottolineo solo che hai veramente scritto un commento tanto ideologico quanto incoerente, riflettici.

Nelle scienze umane ci sono, purtroppo o per fortuna, le mode. Sono inevitabili, ed hanno conseguenze a volte ridicole, come il premio Nobel in economia di quest'anno abbondantemente prova! Cosa c'entra tutto questo con la concorrenza ed il mercato (non la "logica privatistica", che non capisco cosa voglia dire) nel sistema di insegnamento e ricerca universitario? In particolare, cosa c'entra con l'affermazione finale? Suvvia!

Inoltre, non conosco il lavoro di Fergusson a sufficienza per giudicare la sua serieta' come storico, ma bisognerebbe guardare il suo CV completo prima di giudicare, non i suoi libri di pop-history. Immaginati a giudicare la qualita' della ricerca semiologica di Eco sulla base delle sue opere di letteratura popolare! Il fatto che non piacciano, io li aborro, gli accademici che ricercano la fama ed il denaro seguendo le mode e scrivendo cretinate per le masse confuse, non implica alcuna delle conclusioni che tu trai dal caso di NF, nessuna.

Immaginati a giudicare la qualita' della ricerca semiologica di Eco sulla base delle sue opere di letteratura popolare! 

Ma io giudico la ricerca semiologica di Eco (le cosiddette "eco-balle", come dice un linguista italiano) molto inferiore alle sue opere pop.

Non volevo apparire troppo ideologico, sono solo avvilito (a causa di un concorso pubblico in cui ho dovuto cedere il posto -- non presentandomi -- a una candidata con zero pubblicazioni, il tutto in una prestigiosa università del centro Italia, non dico altro per mafia)...

Comunque, sono pronto a difendere la posizione di fondo: se un'università assume persone "di prestigio", in base al fatto che la loro produzione scientifica è richiesta dal mercato il rischio di assumere un Ferguson è molto alto. Mentre nel concorso pubblico italiano (nella sua realizzazione ideale, ultraterrena, che vedremo forse solo nel paradiso) devi affrontare delle prove in cui si valutano le tue conoscenze generali nella materia. Quindi puoi essere "alla moda" quanto vuoi, ma devi sapere perfettamente, mettiamo, la storia. Questo, in moooolta teoria, evita l'assunzione di maniaci tipo Ferguson, perché quelli che sanno bene la propria materia non cedono facilmente a tentazioni ideologiche o maniacali.

Confondi mercato editoriale con il riconosciuto apprezzamento da parte della comunità di studiosi.

Per entrare ad Harvard, credo sia necessario, innanzitutto e per lo più, la seconda condizione; in questa seconda accezione non è il mercato editoriale ad aprirti le porte di H. ma il mercato delle idee.

 

Non confondo. Ad esempio, recentemente c'è stato un bando per un posto di "Indology" in una università californiana (se non ricordo male). Tra i candidati valutati c'era un italiano, esperto di sanscrito come pochi (nonché di storia della cultura e delle religioni dell'India), quindi "indologo" nel senso storico di questo termine. (ça va sans dire, tale indologo, quasi cinquantenne, aveva, in Italia, ancora con lo status di "giovane promessa", e lavorava gratis come un pivello).

Comunque, il posto alla fine è stato dato a una giovane americana, con poche pubblicazioni, ma esperta della questione femminile. Infatti, il mercato delle idee ha sentenziato: la questione femminile è molto più à la page che le conoscenze filologiche, così noiose e difficili da acquisire, per di più con tutte quelle scritture assure che si usano in India...

sono solo avvilito (a causa di un concorso pubblico in cui ho dovuto
cedere il posto -- non presentandomi -- a una candidata con zero
pubblicazioni, il tutto in una prestigiosa università del centro
Italia, non dico altro per mafia)...

Artemio, perche' l'hai fatto? Perche' non andare e sbaragliare la concorrenza se c'e' da sbaragliare? Sareste stati in due, tu e lei e la commissione avrebbe dovuto giustificare bene la propria scelta. Non credi che ti chiede di restare in fila al tuo posto dietro a degli incapaci non meriti affatto la tua attenzione?

Ecco, questo sarebbe il modo di iniziare a riformare l'universita' italiana...

Se non vuoi rispondermi pubblicamente lo capisco, scrivimi via email. 

Per tre secoli la GB ha dominato il mondo? Mi sembra che per un secolo la GB abbia conteso il dominio del mondo alla Francia (dalla guerra di successione spagnola alla fine di Napoleone), e successivamente abbia dominato il mondo per meno di un secolo e mezzo. Ma io non sono uno storico, e nemmeno un economista...

Sottoscriverei anche io. Secondo me e' fuori luogo parlare di dominio, in ogni caso. Io direi che dagli anni dei navigation acts (1651) alla seconda guerra mondiale, quindi per tre secoli,  la GB e' stata il paese egemone dal punto di vista economico e dal punto di vista militare sul mare. Questo non significa tuttavia che la GB  abbia costituito in quel periodo un impero o dominio mondiale.

Avendo l'egemonia economica  e avendo il dominio dei mari, l'interesse principale della GB è sempre stato quello di evitare la nascita di una potenza capace di dominare il continente europeo, il che spiega il contrasto, condotto con successo, alla Francia prima ed alla Germania poi.

Ovviamente non ha mai avuto il dominio mondiale - dato che Russia, Francia, Germania, Giappone  e Stati Uniti sono sempre stati al di fuori della sua influenza politica -  ma al suo apogeo è sicuramente  stata in grado di determinare gli equilibri di potere mondiali e di avere il controllo economico di nazioni al di fuori del suo controllo politico diretto, come per esempio l'Argentina, la Persia, il Portogallo.

Sul tono generale del libro, sono d'accordo con i commenti e non a caso ho fatto l'esempio dello stupratore che pretenderebbe anche riconoscenza dalla donna stuprata.

Anche io trovo Ferguson sopravvalutato. Sia in Empire che in Colossus presenta questa tesi (che Andrea giustamente identifica come "nazista") basata sulla superiorità degli anglosassoni. Ovviamente non si capisce mai da che cosa provenga la loro superiorità. 

In colossus arriva a scrivere che gli stati uniti doverbbero diventare un impero e "conquistare" (non so se usasse questa parola, ma il significato era questo) i paesi che non sono riusciti ad uscire dalla povertà e dalla trappola della violenza domestica (mi sembra citasse Etiopia, Liberia e qualche altro paese africano)

Insomma, si tratta di un signore che non ha ancora capito bene cosa sia la democrazia.  

Empire è stato scritto con l'intento di riproporre la stessa tesi, più tardi, relativa al ruolo benevolo degli stati uniti. Insomma, un altro signore che prova a proporre la tesi della "benevolent hegemony"  degli Stati Uniti. Come se non ne avessi avuti già abbastanza.

Credo che il problema di fondo di entrambi i lavori non sia solo quello di ignorare gli sfregi del dominio inglese alle colonie (il dibattito tra marxisti e neomarxisti sui meridi dell'imperialismo ha già detto molto a proposito); e di mostrare le porcate fatte dagli stati uniti. Il problema è il razzismo di fondo di questi scritti. La costante è una visione etnocentrica che appartiene all'800, e che Ferguson propone con totale nonchalance.

 E infatti, Ferguson ha poi tradotto queste idee nel suo penultimo "The War of The World" nel quale descrive con preoccupazione la crescita dell'Asia. Il sottotitolo del libro è "the Descent of the West" (nella versione americana. Il nostro signore è un furbone, e cambia il titolo dei suoi libri a seconda di dove vengono pubblicati). 

Descent of the West? Rispetto al 1945, scrive, l'occidente non controlla più il 90% delle terre emerse. E allo stesso tempo, questi asiatici stanno crescendo anche economicamente. Insomma: non li riuasciamo più a tenere al guinzaglio, nè economicamente, nè politicamente. Questo è il grande rischio per il mondo, e soprattutto per la civiltà occidentale. 

Ultima nota: tutti i suo lavori sono basati appunto su aneddoti e dettagli del tutto irrilevanti dai quali Ferguson trae delle generalizzazioni estreme. Questo giusto per criticare anceh la metodologia alla base dei suoi lavori. 

Premetto che Ferguson non mi piace sopratutto come futurologo, come storico non lo conosco abbastanza...sul Corriere ogni tanto scrive cose molto confuse su Cina e Stati Uniti, facendo il Federico Rampini (una categoria dello spirito che consiste nel trasferirsi in un paese, preferibilmente asiatico, cominciando  a vestirsi all'asiatica, lui usa la camicia alla Mao Tse Tung, senza colletto e in seta con iridescenze cobalto-lucertola: per la serie la rivoluzione si esporta sulla punta dell'ago e del filo; poi in genere queste persone esaltano i valori asiatici e tutto il dinamismo che vede dalla sua casa di inviato speciale, preconizzando la fine del predominio dell'occidente, ragion per cui, Rampini e il suo Cindia sono un must da Santoro e sinistra critica in genere. N.B: lo stesso Rampini faceva la medesima cosa descrivendo la California hi-tech, solo un pò di anni prima della sua infatuazione per la Cina.) Il padre di tutti i rampini è ovviamente Terzani Tiziano.

Insomma Ferguson dice cose tipo: la storia sta andando a oriente, la civiltà da atlantica sta diventando pacifica, nel senso di oceano, e lo sapete perchè: perchè la Cina ha più scarpe di tutto il mondo, più ingegneri, più gru, gli asiatici studiano le materie scientifiche e noi no e tutta questa aneddottica da: "Lo sapevi che" da settimana enigmistica. Credo che i libri di Ferguson in effetti costituiscano l'armamentario di qui si pasce anche il commercialista preferito di NFA, G.T.

Detto questo, frasi come

Sia in Empire che in Colossus presenta questa tesi (che Andrea giustamente identifica come "nazista") basata sulla superiorità degli anglosassoni.

 

sono ingiustificate. Gli inglesi non hanno prodotto nell'impero (ammesso che sia tale) niente di simile ai nazisti, negare questo fatto elementare non è corretto da un punto di vista storico...o altrimenti quali studi ci sono che affermano il contrario?

In colossus arriva a scrivere che gli stati uniti doverbbero diventare un impero e "conquistare" (non so se usasse questa parola, ma il significato era questo) i paesi che non sono riusciti ad uscire dalla povertà e dalla trappola della violenza domestica (mi sembra citasse Etiopia, Liberia e qualche altro paese africano)

Forse si riferisce a forme di egemonia soft power? Cioè capacità di creare consenso sui valori di fondo che ispirano la democrazia americana? Messa così la cosa è meno ripugnante di come la presenti.

E allo stesso tempo, questi asiatici stanno crescendo anche economicamente. Insomma: non li riuasciamo più a tenere al guinzaglio, nè economicamente, nè politicamente. Questo è il grande rischio per il mondo, e soprattutto per la civiltà occidentale. 

Niente guinzagli o razzismo, sia chiaro. Ma come la mettiamo con i valori politici propugnati dalla Cina? E' giusto o no preoccuparsi della eventuale proiezione del potere politico cinese sul mondo? Io penso di si, pur senza sottoscrivere affermazioni razziste.

Insomma, si tratta di un signore che non ha ancora capito bene cosa sia la democrazia

Forse, avrà almeno capito che la democrazia parlamentare è nata in UK? Sarà pure un motivo di orgoglio? Per uk intendo..

Marcox, in breve perche´sono in trasferta.

Per nazista intendo l´idea che il suo gruppo etnico abbia un diritto pre-naturale al dominio sugli altri. La ragione la si trova in una non detta superiorita´intellettuale e culturale. Il nazismo proponeva la stessa tesi. Questo e´ quanto dico.

Poi:

1) fergusson dimentica i fattori ambientali. si veda il libro di diamond, guns, germs e steel. La GB e´cresciuta e sviluppata perche´aveva condizioni ambientali che lo permettevano. Gli aborigeni non potevano farlo. O meglio, si sono sviluppati e mantenuti in un ambiente nel quale di piu´non era possibile fare. Gli inglesi che sono andati in australia sono morti. Solo con la tecnologia, PRODOTTA GRAZIE ALLE CONDIIONI FAVOREVOLI IN UK, sono poi sopravvissuti.

2) Fergusson non parla di soft power. Parla proprio di andare ed amministrare il mondo, costruire le strade, i ponti, gestire le loro banche centrali i loro governi. Perche´... da quanto si capisce, perche´questi negri non lo sapranno mai fare bene come noi. Difatti, si lagna del fatto che la gente preferisca andare a lavorare a Wall Street anyiche´al Foreign Office e iniziare quelle brillanti carriere di schiavista coloniale del passato.

Leggi i libri e vedi facilmente che questo signore e´ sopravalutato, porta tesi razziste, e le sue conclusioni sono totalmente infondate.

 

aa

la GB e´cresciuta e sviluppata perche´aveva condizioni ambientali che lo permettevano

Ho letto Diamond, ma questa affermazione e' indifendibile.  Diamond argomenta in maniera convincente che la civilizzazione agricola del "south-west Asia", che include l'Europa e come sua estrema propaggine anche GB, ma include anche la Turchia, la Mesopotamia e l'Egitto, ha  avuto alcuni significativi vantaggi dal punto di vista della produttivita' agricola soprattutto per quanto riguarda l'allevamento di amimali.  Detto questo, perche' sia stata la GB e non l'Irak o la Francia o l'Egitto a diventare egemone dal 1650 al 1940 e' tutta un'altra questione.

La GB era un'area marginale, poco popolata ed etnicamente disomogenea, non particolarmente produttiva dal punto di vista agricolo, ripetutamente invasa ed assogettata da popolazioni esterne.  Secondo me le ragioni del suo successo derivano semplicemente dalla qualita' delle sue elites come storicamente si sono determinate nei secoli precedenti al 1650.

A mio parere una parte non trascurabile del successo della GB deriva (prendo osservazioni dello storico francese Marc Bloch)  dal fatto che e' rimasta per sua fortuna relativamente estranea alla civilizzazione romana, quindi storicamente ha potuto prevalere il diritto sassone sul diritto latino, e le lingue degli abitanti sul Latino come lingua colta.  Come osserva Marc Bloch, nei paesi dove ha prevalso il diritto latino in lingua latina, la legge e' stata sistematicamente usata dai potenti contro tutti i ceti popolari medi e bassi, per mezzo di opportune interpretazioni di codici che praticamente nessuno conosceva e poteva decodificare.  In GB invece la tradizione giuridica si e' fondata sul diritto sassone, scritto in sassone e quindi comprensibile a tutti, quindi con molto minori possibilita' di manipolazione. Inoltre mentre il diritto latino continuava a richiamarsi ad un mondo passato di presunta irripetiible perfezione, il diritto sassone era per sua natura consuetudinario ed empirico, e quindi si poteva meglio evolvere al progresso civile ed economico del territorio.

In GB invece la tradizione giuridica si e' fondata sul diritto sassone,
scritto in sassone e quindi comprensibile a tutti, quindi con molto
minori possibilita' di manipolazione. Inoltre mentre il diritto latino
continuava a richiamarsi ad un mondo passato di presunta irripetiible
perfezione, il diritto sassone era per sua natura consuetudinario ed
empirico, e quindi si poteva meglio evolvere al progresso civile ed
economico del territorio.

 

Lungi da me pretendere di criticare Bloch, ma sull'importanza del diritto avrei qualche dubbio.

In europa continentale - partendo dall'Italia - il diritto romano è stato riscoperto nel medio-evo e questa riscoperta è alla base della rivoluzione commerciale che a partire dal 1100 ha preparato il terreno al rinascimento, al metodo scientifico e poi, alla rivoluzione industriale.

E' in Italia ed in Europa che si sviluppano strumenti giuridici innovativi come la cambiale, la lettera di cambio, il contratto di accomandita, la compagnia commerciale e così via, attraverso una produzione del diritto che nasce dal basso, tra i mercanti italiani, francesi, tedeschi  e nelle grandi fiere.

Il vero vantaggio comparato della G.B. dopo la scoperta dell'America, a mio parere, è stato quello di essersi ritrovata geograficamente in prima fila mentre prima doveva accontentarsi del loggione. E' stato il medesimo vantaggio della Spagna, del Portogallo e della Francia che è diventato via via maggiore grazie alla migliore qualità delle sue elites rispetto a quelle spagnole - per esempio.

Perchè poi abbia avuto elites migliori rispetto alla Spagna è un altro discorso. Secondo me conta la relativa debolezza della casa reale e la riforma protestante che consentì una vasta redistribuzione e smobilizzazione delle ricchezze della chiesa, con ciò fornendo gli strumenti per lo sviluppo.

il diritto romano è stato riscoperto nel medio-evo e questa riscoperta
è alla base della rivoluzione commerciale che a partire dal 1100 ha
preparato il terreno al rinascimento, al metodo scientifico e poi, alla
rivoluzione industriale.

Tutto cio' a me non risulta, tuttavia ho fatto solo limitati studi storici di livello liceale e non so quasi nulla di storia del diritto. Io ricordo l'uso del diritto latino nella dieta di Roncaglia, dove i giuristi del tempo hanno interpretato le leggi secondo quanto suggeriva loro l'imperatore calato in Italia e con esercito imperiale al seguito, e l'assenza di progresso, di iniziative commerciali e produttive che affliggeva l'impero bizantino dove vigeva il diritto latino nella forma piu' autentica. In entrambi i casi direi che il diritto latino agiva da freno al progresso e da strumento del potere contro i sudditi.

Il diritto romano viene riscoperto e studiato "scientificamente" solo intorno al 1100, allorquando - non a caso - nascono le prime università. Lo studio del diritto  è stata una conquista della civiltà proprio perchè ha consentito di evitare gli arbitri, ancorando gli intepreti a fonti certe.

Un effetto collaterale di questa riscoperta è stata la nascita di una classe di giuristi qualificati attivi nelle università, forti della loro auctoritas e non di un potere derivato da una autorità superiore.

Un ulteriore effetto collaterale è stata l'elaborazione di figure giuridiche totalmente nuove (di cui i notai erano parte attiva btw), in un rapporto sinergico con lo sviluppo della mercatura e quindi della rivoluzione_commerciale

Oltretutto, la rivoluzione commerciale appartiene alle pagine positive della storia italiana, visto che ha avuto inizio qui da noi.

No, non questa, ma proprio questa.

 

Per nazista intendo l´idea che il suo gruppo etnico abbia un diritto pre-naturale al dominio sugli altri. La ragione la si trova in una non detta superiorita´intellettuale e culturale. Il nazismo proponeva la stessa tesi. Questo e´ quanto dico.

E dici male, allora. Andrea, il fatto che la storia, intesa come disciplina non come scorrere del tempo, sia anche qui su NFA assurta a paradigma negativo di come una disciplina attualmente scientifica possa indebolire i suoi standard intellettuali, e diventare appunto come la storia (mi ricordo discussioni tipo: "l'economia è ormai diventata come la storia"), ecco dicevo seppure è comprensibile che per ragioni retoriche e di disputa verbale si assuma quel senso derogatorio dello studio della storia, rispetto a discipline scientifiche, ciò non vuol dire che noi si possa dire la prima cosa che ci passa in testa. La tua definizione di nazismo è troppo lasca, e ti assicuro che sarebbe inclusiva di qualunque essere umano avesse relazioni con almeno un'altra persona. Da come lo descrivi tu, il nazismo non è altro che la naturale storia degli uomini, degli animali e delle piante, che quando possono infestano tutto. Sono ridicolo, vero? Si, ma lo sono perchè prendo alla lettera la tua definizione e ti mostro che, messa come la metti tu, non ha più nè senso nè significato.

1) fergusson dimentica i fattori ambientali. si veda il libro di diamond, guns, germs e steel. La GB e´cresciuta e sviluppata perche´aveva condizioni ambientali che lo permettevano. Gli aborigeni non potevano farlo. O meglio, si sono sviluppati e mantenuti in un ambiente nel quale di piu´non era possibile fare. Gli inglesi che sono andati in australia sono morti. Solo con la tecnologia, PRODOTTA GRAZIE ALLE CONDIIONI FAVOREVOLI IN UK, sono poi sopravvissuti.

Prima la storia si studiava con nomi di battaglie, guerre, imperatori date, insomma la storia ex parte principi: era la storia evenemenziale, che in effetti non spiegava molto e dava intendere che la storia non la facesse il popolo o le condizioni sociali, cose che non potevano stare insieme al marxismo ed altre cose molto in voga (la critica dei pedagogisti al nozionismo, per esempio, del ricordare nomi di date e battaglie). Si decise così, peraltro ampliando la nostra effettiva conoscenza della storia, che andasse studiato anche il contesto delle cose più piccole: l'importanza per esempio di piccole innovazioni tecniche nel determinare, per esempio, le scoperte geografiche e quindi tutti i cambiamenti culturali che da tali  scoperte derivavano. Un pò seriamente, un pò per gioco si è poi esagerato. Per esempio, ho sentito che la famiglia monogamica sarebbe nata quando, inventato il taglia e cuci, si è potuto preservare meglio i bambini dal freddo  e dunque affezionarsi ad essi (prima morivano perchè non c'era sartoria). Ti sembrano cazzate? Anche a me. Ecco a me pare che dalla storia evenemenziali si sia arrivati a questa storia dementenziale, assai sensazionalistica e poco utile. Il punto non è tanto negare la relazione di causalità fra microfenomeni sociali o di costume e cambiamenti storici rilevanti, ma piuttosto assolutizzare quel legame causale, debole o forte che sia, per ricavarne un senso di ineluttabilità (altri fenomeni avrebbero potuto avere conseguenze inaspettate, la storia era più aperta di quanto le nostre ricostruzioni non vogliano ammettere, o no?) e per fare poi la solita chiamatà in correità su imperi e popoli.

Strano modo di ragionare il tuo. Da un lato i meriti culturali e tecnologici di una civiltà sono ridotti alle con-cause o cause geo-botaniche, i limiti e gli orrori di quella civiltà invece, sono cosa? Il libero arbitrio degli ufficiali inglesi? Mah. Io noto solo che paesi omogenei, sul piano geografico e botanico, possono avere storie molto diverse (Germania Est-Germania Ovest; Corea del Nord-Corea del Sud; Malta e Djerba)...certo, potresti rispondermi che Diamond va molto più indietro, la sua è più antropologia che storia in senso stretto...ma allora sta a te spiegarmi come da quel livello di analisi antropologico sulla superiorità tecnologica in antichità si possano ricavare considerazioni sulla storia recente dell'Inghilterra (praticamente ti sto dicendo che tu fai paleontologia o antropologia, per parlare male della storia inglese degli ultimi 200 anni...fai pure, ma che bisogno avete, tu e Diamond di andare così a ritroso?) 

Ma poi non è neppure così pacifico che le circostanze geo-botaniche possano produrre catene come quelle descritte alla Diamond. Per esempio, Friedman nel suo libro dice che il Giappone si è sviluppato grazie all'assenza di risorse naturali...non dico che sia così noto che questo controverso.

Per finire, secondo me la domanda è questa. La storia è un orrendo mattatoio, niente da eccepire. Ma perchè certi imperi lasciano rovine fumanti (URSS), indici di sviluppo umano infimi (mondo arabo) e altri, senza fare nomi, la democrazia più grande (numericamente, almeno) del mondo?

 

 

 

Per finire, secondo me la domanda è questa. La storia è un orrendo mattatoio, niente da eccepire. Ma perchè certi imperi lasciano rovine fumanti (URSS), indici di sviluppo umano infimi (mondo arabo) e altri, senza fare nomi, la democrazia più grande (numericamente, almeno) del mondo?

Semplice: in India c'erano i presupposti culturali per una grande democrazia moderna, come il culto della tolleranza, della non violenza etc. Non a caso, il Pakistan, parte integrante delle Indie britanniche tanto quanto l'India strettamente detta, non è affatto un esempio di democrazia (lasciamo stare le possibili cause culturali di ciò, non è politically correct).  

Artemio, vado di fretta perchè c'è un'intervista alla Carfagna da Daria Bignardi, e hanno promesso che sarà la prima in cui parlerà senza peli sulla lingua...non me la posso perdere. :-)

A parte le battute da spogliatoio (di cui mi scuso con il pubblico femminile, che poi andiamo a coccolare con domande tipo, ma perchè siete così silenziose?), cosa dici?

Per te e semplice? Per me no. Cosa vuol dire le strutture culturali adeguate? La tolleranza? Ma lo sai che esistono partiti estremisti indu, che a confronto certi partiti islamici nord-africani sono robetta?

Non tutto ciò che deriva dalla dominazione britannica è bene per definizione: non sto facendo asserzioni così manichee; sto dicendo che comparativamente, comparando cioè altri imperi, oltre ai disastri, l'impero britannico ha lasciato eredità positive...più che altri imperi (gli arabi arabizzavano tutto, imponendo corano e arabo classico, per farti un esempio politicamente scorretto visto che vuoi brividi di proibito).

E poi, cosa vuoi? Il Pakistan è una democrazia: ha elezioni, una corte suprema....ha anche attentati certo, ma cosa c'entra questo con il discorso generale? Vuoi dire forse che il Pakistan è un esempio meno felice dell'India e dunque io avrei surretiziamente taciuto su di esso? Per niente, anche perchè come ti dicevo, per quel che ne so, anche l'India ha i suoi attentati e l'estremismo indu.

Poi, certo, in attesa del regno dei cieli o del regno dei fini, tutte queste differenze sono robetta.

Non vorrei sbagliarmi, ma il Pakistan è stato una dittatura militare per una gran parte della storia indipendente. Se ci sono state le elezioni libere poco fa (dopo una lunga interruzione) è dovuto, almeno in parte, alle pressioni occidentali.

Tu paragoni l'impero britannico ad altri imperi. Mentre io paragono parti dell'impero britannico tra loro: di fatto, solo in India l'esperimento dell'importazione della democrazia è riuscito, e questo è un fatto da spiegare.

 

Per finire, secondo me la domanda è questa. La storia è un orrendo mattatoio, niente da eccepire. Ma perchè certi imperi lasciano rovine fumanti (URSS), indici di sviluppo umano infimi (mondo arabo) e altri, senza fare nomi, la democrazia più grande (numericamente, almeno) del mondo?

 

Fermi tutti mani in alto. qui compariamo mele con pere.

1) bisogna prendere tutti i paesi che sono stati sotto l'influenza inglese. non si può prendere l'india, che oggi è una democrazia, e dire che il dominio inglese è stato "conducive" allo sviluppo democratico. Il pakistan per la maggior parte della sua storia non è stato una democrazia, e lo stesso vale per Sud Africa, Sudan, Kenya, Zimbawe, Birmania, e tutti gli altri paesi africani. 

2)  comparare l'impero sovietico con quello britannico è un'altro volo pindarico. L'inghilterra conquistò dei territori nei quali non esisteva neanche la concezione dello stato. L'URSS conquistò paesi affermati e organizzati. è ovvio che i paesi che sono caduti sotto il dominio inglese, per alcuni aspetti, ne hanno beneficiato (costruzione di strade, di una infrastruttura pubblica e politica, etc...)

3) ma è anche vero che proprio gli inglesi, con la politica del "divide et impera" hanno creato le codnizioni per i casini che ci sono ancora oggi in molti paesi.

il punto centrale è che il colonialismo c'è stato. punto, non si possono fare recriminazioni. ma dire, come fa Ferguson, che questi paesi hanno beneficiato e peccato che ora gli usa non seguano una politica simile con i failed states denota che il suo modo di leggere è fortemente viziato dalla sua prospettiva anglofona (o etnocentrica).

Rispondo al Commento di marcox. Non è la Gran Bretagna ad essere nazista, ovviamente. E' Ferguson. Uno che dipinge un mondo che, se dato in mano agli anglosassoni, sarebbe un mondo migliore, ha una visione che, a casa mia, si chiama non solo etnocentrica, ma anche neppure tango vagamente razzista. Ferguson, not Great Britain.

Sul tentativo di buttarla sul Soft Power... guarda, il soft power non esiste. E' una cazzata alla quale crede solo Nye. Per togliere dubbi, comunque, Ferguson non parla di soft power, parla di controllo militare e politico in senso stretto. Non è un caso che sia stato sostenitore entusiasta della guerra in iraq...

Le gioie dell'Impero

Ja 21/11/2008 - 00:46

Sia in Empire che in Colossus presenta questa tesi
(che Andrea giustamente identifica come "nazista") basata sulla
superiorità degli anglosassoni.

sono ingiustificate. Gli inglesi non hanno prodotto nell'impero
(ammesso che sia tale) niente di simile ai nazisti, negare questo fatto
elementare non è corretto da un punto di vista storico...o altrimenti
quali studi ci sono che affermano il contrario?

 

Be', a voler essere precisi il movimento eugenetico e' nato in Gran Bretagna verso fine ottocento, con le migliori intenzioni intellettuali. Poi, certo, mischiandosi con l'idealismo tedesco fu portato alle estreme conseguenze dai nazisti, ma dire che gli inglesi nel loro periodo coloniale non abbiano prodotto abberrazioni non e' esatto. Furono circoscritte ad alcune colonie, appunto, ma ci furono. Dopotutto in tempi non sospetti mandavano i galeotti in Australia...

Ciao Ja.

Sulla questione del luogo di nascita dell'eugenetica non so nulla. Concordo sulle aberrazioni e le violenze prodotte dagli inglesi, anche se io dicevo solo che il loro operato non è in alcun modo assimilabile a quello dei nazisti...anche se rileggendo i commenti che ho commentato in precedenza, mi accorgo che dicevano che erano le frasi di Ferguson ad essere assimilabili al nazismo non la condotta degli inglesi.

Vado un po' fuori tema, ma non del tutto ... alla fin fine, visto che di imperi si parla, parliamo anche dell'imperietto italiota ... Conoscevate questa storia? Io no ... occorre proprio leggere i libri scritti da stranieri per imparare la storia vera dell'Italia moderna e contemporanea, non c'è che dire!

No no, la cosa è nota eccome, anche se in Italia si è faticato perchè emergesse. In particolare sono noti i lavori di uno storico Del Boca, che ha scritto proprio sugli Italiani in Africa Orientale Italiana.

Durante un governo di transizione, non ricordo il Caronte di turno, forse era Giuliano Amato, ci fu su questi argomenti una divertente querelle tra Indro Montanelli, che era stato appunto giovane ufficiale in Africa Orientale Italiana, e mi pare proprio lo stesso storico Del Boca, in merito all'effettivo utilizzo dei gas  da parte italiana. Montanelli negava l'uso, non avendoli lui mai visti in azione...in realtà venne smentito dall'allora ministro della difesa, un generale prestato alla politica, tale Corcione, che appunto tirò fuori le carte firmate di pugno da Mussolini che invocava i gas per reprimere la "gazzarra etiope"...ci sono anche i filmati con la voce roboante del tito stagno di allora che esalta l'effetto distruttivo dei gas: li ho vista in una trasmissione di Minoli...qualcosa tipo la grande storia o la storia siamo noi. Non metto link, ma credimi sulla parola.

Sul fatto che a noi italiani piaccia descriverci come dei miti sbruffoni, incapace di torcere un capello a nessuno, sottoscrivo Palma. C'è tutto un filone, da Alberto Sordi a Salvatores (che pure è de sinistra) dove l'italiano è buono per natura (prendi per esempio, il peraltro bellissimo film Mediterraneo di Salvatores: noi sposiamo le indigene; ci trasformiamo in straccioni locali...invece gli inglesi appaioni tutti ben vestiti, precisi e ligi alle regole).

Io mi sono sempre spiegato tutta questa transustanziazione della nostra cialtroneria (militare e civile) organizzativa come un modo, esteticamente gradevole e moralmente giustificatorio, di far passare la nostra incapacità ad organizzare le cose bene come gli altri come una garanzia che da noi lo sterminio degli ebrei non sarebbe successo (invece successe), che noi, certe cose, neppure potremmo metterle in atto e così via...in realtà però anche noi abbiamo commesso i nostri crimini e dunque non sarà la nostra italianità scanzonata e alla giornata a renderli meno gravi...riconosco però che da tutto ciò è venuto fuori un filone, storico e culturale (l'italiano che non vuole guerra e diserta) che ha un discreto successo.

Addendum: ho trovato proprio il video che cercavo, almeno nella parte iniziale di esso. E' la testimonianza visiva di una "operazione di polizia" conseguente un attentato contro Graziani.

Notate il tono del commentatore, quello contemporaneo ai fatti, e l'uso della retorica che fa nel descrivere i fatti: agghiacciante.

ho appena finito di vedere "the desert lion" ed e' incredibile che -- a tutt'oggi -- questo film non sia mai stato distribuito in italia.

quale vilipendio delle forze armate? quale danno all'onore (e quale onore?) dell'esercito? certo, nel film gli italiani si comportano come siamo abituati a vedere comportarsi i tedeschi nei film sulla seconda guerra mondiale, ma non era esattamente cosi'? voglio dire, i campi di concentramento in libia, l'uso dei gas, e il massacro dei civili sono rappresentati nel film e supportati da documenti dell'epoca.

non esistono eserciti occupanti che si fanno onore.

La storia e' nota, quanto e' noto il fatto che l'Italia si distinse (sempre) nell'uso del gas sui civili. In un afflato di scemenza, usuale, gl'italiani hanno sempre presentato se stessi come goffi colonizzatori. Hanno, in verita', avuto le medesime reazioni degli orribili crucchi (che hanno sterminato gli Herero, decenni prima del nazismo in "Africa del sud-Ovest" [la Namibia di oggi]), gasando, massacrando popolazioni aventi il difetto di non essere italiane.

Chiarisco: era la storia del film censurato che non conoscevo ... i crimini italiani in Africa, orientale e del nord alike, mi sono purtroppo ben noti.

Per quanto, e condivido ciò che palma e marcox hanno scritto, non lo siano al popolo italiano il quale si pasce di questa agiografia cretinoide degli "italiani brava gente", la quale costituisce la vera cultura nazionale, comune sia a destra che sinistra.

La realtà, invece, è che gli italiani sanno essere tanto criminali quanto i loro vicini, quando possono e quando ne hanno le motivazioni. Il regime fascista non raggiunse i livelli di efferatezza di quello nazista non perché non l'avesse voluto ma perché non ne fu capace e non ne ebbe le occasioni. Di fatto la guerra in Etiopia fu l'unica guerra in cui il regime fascista uso "tutta la sua forza" ed in piena libertà, con i risultati orrendi che si sanno. Avessero potuto, i fascisti della RSI avrebbero gassato mezza Italia del Nord e violentato l'altra metà, non ho dubbio alcuno.

croce e delizia

palma 22/11/2008 - 10:53

Alcuni, modesti, appunti.

Primo: la cosidetta democrazia, se intesa come parlamento e' nata, secoli prima che nel Regno Unito --non era molto unito all'epoca, ma facciamola breve-- in Islanda e nelle  Faroese Løgting (mi scuso ma i caratteri non sono adeguati.)

Secondo: sembra che valga la regola negativa del "prato del vicino" sempre piu' coperto di escrementi del mio. Ognuno (leggete i nazionalisti tedeschi, o meglio ancora i professori della 3eme Rep in France) sostiene che il suo "paese", "impero", "civilta" ha missioni da svolgersi (in sostanza andare in qualche luogo e rubargli olio, petrolio, sali, spezie, uranium, und so weiter), suddette missioni si svolgono con funzioni civilizzatrici, vengono svolte meglio se eseguite su civilta' inferiori (per chi ha dubbi, provate  a pronunciare il vocabolo "anglo-sassone" in Provence, e vedrete che cosa sia il considerare altri inferiori) e sopratutto hanno fini di ordine benefico (umanitario, religioso, e cosi' via.)

Per quel che riguarda gli Inglesi, rimane assai dubbio come tutto cio' si riveli esatto alla luce dell'invenzione del campo di concentramento (per donne, bambini, vacche, pecore e pastori --) Il secolo, ahinoi, per gli inglesi comincio' proprio con la pulizia etnica di Lord Kitchner of Khartoum, senza andar per le lunghe, una breve citazione da una trattazione popolare dell'argomento:

 

beg/quote

 

 In December 1900 Herbert Kitchener of Khartoum took over command of the British army and continued on with the scorched-earth tactic, but also believed that the women were one reason why the war was continuing, and that they served as a way of intelligence for the Boers, so he put them in concentration camps. Additionally, he used the method of setting up blockhouses and barbed wire fences in order to restrict the Boers to a certain area. In January 1901 Kitchener continued on with raiding the countryside, putting Africans and Boer civilians into concentration camps 

 

Per la cronaca debbo ancora trovare un parlante del Taal (come gli Afrikaners chiamano Afrikaans) che non abbia una trisavola morta in un campo di concentramento, forse qualcuno trarra' qualche lezione sulla sorpresa del '48 (nel 1948 per la prima volta un partito nazionalista ebbe la maggioranza in ZA, di li' comincia la litania del dolore che porto' aparthied etc.)

 

Questo Ferguson mi sembra 'nu poco trombato/trombone.

Siccome, giustamente, vengo spesso accusato di essere troppo oscuro, amerei riferirvi all'eccellente notarella

(disponibile a url http://home.uchicago.edu/~sogrodow/homepage/papers.html)

del dottor R. Lucas, Jr che documenta con dovizia di dati, numeri e tabelle la conclusione

"Nostalgia for the Empire seems to be a very one-sided emotion".

In effetti l'articolo di Lucas indica tutta una serie di interessanti fenomeni legati appunto alle economie dello sviluppo. 

In effetti l'articolo di Lucas indica tutta una serie di interessanti fenomeni legati appunto alle economie dello sviluppo.

Questa nota e' particolarmente rilevante:

Ferguson criticizes the Indian “nationalists who came to power in 1947” for “embarking...on a program of sub-Soviet state-led autarky,” as though the Indian socialists were isolated deviants from the British liberal, capitalist tradition. But liberalism was dead in Britain in 1947, too! Many of the leaders of newly independent India got their ideas about centralized socialist planning at Cambridge and the London School of Economics.

In effetti, Hong Kong fu fortunata a essere considerata relativamente poco interessante dal Foreign Office, al punto che i funzionari che ci venivano distaccati erano per lo piu' scozzesi o irlandesi piuttosto che inglesi :-) In questo modo si scampo' l'istradamento verso la "Road to Serfdom" che i pianificatori Fabiani che dominavano Whitehall attorno alla meta' del XX secolo inflissero invece all'India, con risultati che persistono tuttora. Ancora negli anni '60, Sir Cowperthwaite, lo scozzese che come segretario alle finanze presiedette al periodo di maggiore espansione economica nella storia del territorio, sosteneva tra il serio e il faceto di non far preparare statistiche intenzionalmente, in modo da evitare che a Londra poi le usassero per fare della pianificazione...

Carina anche la nota (n. 3) che segue quel passaggio :-)

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