L'amerika rossa

Un bel libro (disclaimer: di due cari amici).  Raccontano i primi due anni di Obama, i suoi tentativi (falliti) di camminare sulle acque. Si chiedono, come tutti noi, se ce la farà a guadare il fiume, magari nuotando. Più in generale, raccontano - bene - la politica amerikana per il pubblico italiano.

Due anni fa, la sera delle elezioni presidenziali di novembre, la cellula niuiorchina di nFA e alcuni amici tra cui Maria Teresa e Glauco si sono riuniti a casa mia a vedere l'apertura dei seggi e la vittoria di Obama. Alcuni di noi - me incluso - erano entusiasti. Vedevamo in Obama le magnifiche sorti e progressive. Naturalmente avevamo dubbi ma avevamo scelto di tenerli nascosti nel profondo della corteccia - che ogni tanto è bello essere naif. Altri erano più scettici. Tra questi certamente Maria Teresa e Glauco (e un celebre biologo che eviterò di nominare e che è uscito di casa sbattendo la porta, evidentemente convinto di essere finito al centro di una vera cellula di rivoluzionari).

A due anni di distanza, possiamo dirlo: avevano ragione loro. (A dire la verità, chi avesse voglia di vedere le mie colonne su La Stampa noterà che ho cominciato ben presto a prendere posizione contro le scelte di Obama in politica economica - che vabbè naif ma pirla proprio no). Non rinnego certo l'entusiasmo per la novità, per il superamento del tabù razziale, ..., di quella sera. Ma in politica economica Obama non ne ha beccata una, a partire dallo stimolo fiscale.

Io ho letto il libro come un gigante te l'avevamo detto noi! Ma a prescindere da questo, il libro è davvero molto bello. Scritto in modo chiaro e diretto, contiene una disamina dettagliata delle varie decisioni di politica economica e di politica estera di Obama nei due anni passati. La disamina è sempre attenta ai dati, senza essere pesante - giusto quelli fondamentali per capire le questioni discusse, come ad esempio la distribuzione per età di coloro che non hanno assistenza sanitaria per capire gli effetti della riforma (e criticarne giustamente le premesse politico/retoriche).

Il capitolo sullo stimolo fiscale è ben documentato - e  si legge bene come un attacco alla sinistra italiana che pensa che l'Amerika sia divisa tra Krugman e i maledetti banchieri lobbisti e un po' fascisti. Il capitolo sui Tea Party si legge bene come un attacco alla sinistra italiana che pensa che l'opposizione a Obama consista di uno sparuto gruppo di cretini che, armati di tutto punto, vaga per le praterie alla ricerca di neri cui sparare.

A mio avviso, il capitolo sulla lotta al terrorismo è un po' troppo duro. Mi pare un po' ingiusto sostenere che Obama ha rinnegato le posizioni prese in campagna elettorale (uscire dall'Iraq, chiudere Guantanamo,...). Certo che lo ha fatto, ma le promesse in campagna elettorale sono fatte per essere disdette - ancora una volta, vabbè naif ma ... Anche interpretare il pragmatismo di Obama su questi temi  come una vittoria ex post di Bush mi pare un po' tirato. Il pragmatismo è cosa buona e giusta. E il fatto che Obama stia cercando apertamente di coniugarlo ad un rifiuto etico di pratiche come la tortura è ancora meglio. Il problema di Bush, secondo me, era che intellettualmente non aveva obiezioni a queste pratiche. Insomma, un presidente che accetti quel che s'ha da fare senza giustificarlo o esserne fiero mi pare il migliore dei mondi possibili. Ma su questo si può discutere.

Il capitolo che attacca Michelle Obama e le sue tentazioni paternalistiche - per combattere l'obesità, mi rende particolarmente e personalmente felice.

Infine, mi piace che il libro non abbia posizioni preconcette. Ad esempio, i tentativi di Obama sulla scuola (a favore delle charter schools) sono presentati per quello che sono: tentativi nella direzione giusta - speriamo funzionino.

P.S. Scrivo queste note alla Law School della University of Chicago, davanti all'ufficio che fu di Obama. Per davvero!! E' vuoto. Chissà  se lo tengono libero in vista del suo ritorno tra due anni. Se lo fanno, secondo me sbagliano: Obama ce la farà, nonostante la foto dietro Obama nella copertina faccia paura (l'Amerika rossa è quella repubblicana)!

38 commenti (espandi tutti)

Troppo presto per dire. Ma per chi (come me) non può fare a meno di guardare a sondaggi, studi e proiezioni, ecco cosa è stato sfornato da poco:

Regola del pollice: tutto ciò che viene pubblicato prima di Labor Day (3 settembre) 2012 è roba interessante solo per i malati di sondaggi. Dopo Labor Day, ossia a due mesi dalle elezioni, i sondaggi iniziano ad avere un serio potere predittivo. A meno che ovviamente i repubblicani non commettano suicidio nominando la Palin o qualche altro lunatico. In tal caso la vittoria di Obama sarà scontata.

Re: Ce la farà?

amadeus 15/2/2011 - 10:53

Mi sembra che i candidati scelti da Fox N. vs. B.H. Obama, per un motivo o per l'altro, abbiano poche chances. Ad esempio la decisione di includere nella lista anche il secondogenito di G. Bush sr. è un chiaro indizio della mancanza (attuale) di alternative. Tuttavia, visto che mancano ancora oltre 18 mesi alla conta, hanno tutto il tempo per trovare qualcuno sufficientemente competitivo. La possibilità che scenda in campo qualche "pezzo grosso" è inversamente proporzionale alla forza elettorale che viene attribuita ad Obama. Se non sbaglio, prima delle elezioni del '92 i potenziali candidati democratici più in vista si defilarono perchè preferirono non rischiare vs. Bush sr. (magari per provare al turno successivo) e lasciarono il campo libero al quasi sconosciuto W. Clinton. Sappiamo che l'inserimento di R. Perot stravolse il quadro e Clinton si ritrovò ad essere presidente.

La domanda è c'è veramente qualche "pezzo grosso" del partito repubblicano che potrebbe decidere di accettare la sfida ? Ad esempio M. Bloomberg ?

Mahh...con il buco che Obama ha prodotto nei conti pubblici che non sia rieletto è un miraggio. Vuoi che non si sia comprato un bel po' di voti?

Nel partito Repubblicano c'è qualcuno che ha molto da dire e che vince sistematicamente il voto popolare

 

Nel partito Repubblicano c'è qualcuno che ha molto da dire e che vince sistematicamente il voto popolare

Uno che se non ricordo male auspica il default degli USA e magari il ritorno al gold standard?

Davvero, quante possibilità avrebbe di essere eletto, e a che cosa potrabbero portare le sue politiche?
Da malpensante marx-keynes-krugmanniano penso che se lo eleggono, "buy canned goods and ammo and head for the hills", ma vorrei avere un giudizio meno partigiano.

Se fossi paranoico penserei che dietro ci sia qualcosa di questo, questo o questo tipo...

Secondo me, Ron Paul è un "libertario" che presenta più di una contraddizione ma numerosi spunti che noi ce li pregheremmo, e io avrei cura di non buttare il bambino con l'acqua sporca. Credo che dietro a Ron Paul ci sia Ron Paul e che tutti gli establishment ce li abbia più o meno contro.

 

 

 

 

Uno che se non ricordo male auspica il default degli USA e magari il ritorno al gold standard?

Ricordi male la uno (o almeno a me non risulta, pero' ha detto piu' volte che alla fine di questo cammino c'è il default, il che non è esattamente una previsione complicata). Sulla due non ho capito cosa ci sarebbe di tanto orribile.

Da malpensante marx-keynes-krugmanniano penso che se lo eleggono, "buy canned goods and ammo and head for the hills"

Mi sa che stai prendendo una cantonata colossale. Cmq per farti un'idea puoi leggerti il suo blog, secondo me ad una persona di sinistra dovrebbero piacere passaggi come 

The empire game our government has been playing is coming to an end one way or another. This is the fate of all empires: they overextend themselves and then suffer a financial catastrophe, typically involving the destruction of the currency. 

non so se devo aver più paura degli USA quando sono imperialisti o quando sono isolazionisti. Meglio l'impero ameriKano di quello cinese, però... 

L'isolazionismo è una tentazione ricorrente di quelle correnti, ma è realistica in questo contesto?

in quanto al resto... secondo te uno che dice questo, a proposito del default

A third reason would be to overtly punish those who have been lending money to the government, enabling it to do all the stupid and destructive things that the government does with that money.

è uno che ragiona? Oppure uno che sostiene che non bisogna innalzare il debt ceiling, così poi il governo non ha più i soldi per pagare stipendi e pensioni? Mi sbaglierò, ma se volessi devastare gli USA farei carte false per farlo eleggere, e se volessi far vincere i Democratici candiderei lui e SP.

Oltretutto, lui sarà un libertario in buona fede (io sono taaanto buono, facciamo finta che questo non l'ho letto: http://www.dailykos.com/story/2007/05/16/335138/-Ron-Paul-is-a-Nazi ) ma come la mettiamo con i social conservatives del GOP, quelli "bitterly clinging to guns and religion", che spesso sono anche bellicisti e nazionalisti? (e oltretutto anti-gay, anti-choice?  

 

 

Re(2): Ron Paul?

phileas 15/2/2011 - 16:08

Faccio fatica a vedere dove sia utile visto che questo Williamson ammette di non saperne praticamente nulla della Scuola Austriaca. E si vede pure visto che cita Hayek che forse è stato il piu' famoso dei suoi esponenti (ha vinto un Nobel) ma il piu' spurio. Dare quindi del "quack" a qualcuno senza sapere di che parla è un po' strano. Williamson dovrebbe preoccuparsi di capire quello che Di Lorenzo dice. E dimostra di non saperlo

Così bisognerebbe ricordare che Paul e gli austriaci credono nel (classic) gold standard non solo perchè garantisce la stabilità dei prezzi e mette al riparo i risparmi dalla rapacità inflattiva dei politici di cui Bernakkio è una tipica nomina. Ma perchè è la miglior garanzia contro i cicli economici. Un po' ideologico affermare che Paul è per il Gold standard perchè libertarian. Non potrebbe essere il contrario? Sono i vantaggi del gold standard a rendere giustificabile una scelta monetaria libertarian (che poi non è altro che liberalismo classico). Cosa dire allora degli economisti che vivono di consulenze governative o di università pubbliche/sussidiate dallo stato?

Da ultimo mi sembra piuttosto infantile ma certo molto mainstream la storia che il gold standard sarebbe antieconomico a causa dei costi di custodia e estrazione del metallo. La solita confusione tra costi "economici" e costi contabili, storici.

Ovvio poi che gli economisti che Williamson chiede siano convocati dal Congresso ripeteranno in coro che Bernakkio (o chi per lui) sa dove devono essere i tassi e il prezzo del risparmio. Il che già di per sè dovrebbe essere una barzelletta non per un "austriaco" ma per una qualsiasi essere pensante

Così bisognerebbe ricordare che Paul e gli austriaci credono nel (classic) gold standard non solo perchè garantisce la stabilità dei prezzi e mette al riparo i risparmi dalla rapacità inflattiva dei politici di cui Bernakkio è una tipica nomina. Ma perchè è la miglior garanzia contro i cicli economici.

 

Questa è una sciocchezza. Durante il classic gold standard le fluttuazioni cicliche erano più ampie di ora - non a caso visto che non esistevano politiche anticicliche

 

Re(4): Ron Paul?

phileas 15/2/2011 - 17:10

Questa "sciocchezza" mi sa che fa il paio con il "quack" di Williamson.

Se sei per i luoghi comuni ti rimando a Krugmann & Stiglitz ma per la Scuola Austriaca il ciclo trova in genere innesco nella truffa della politica anticlica: tassi di interesse artificialmente mantenuti bassi e quindi liquidità abbondante 

Guardati una qualsiasi serie storica del PIL (Maddison p.es.) 1870-1913. Le argomentazioni ex cathedra sono inaccettabili chiunque le pronunci

Re(6): Ron Paul?

phileas 15/2/2011 - 18:10

Mi sa che è la vera argomentazione ex-cathedra è assumere che prezzi calanti sarebbero sintomo di recessione. Che è poi speculare a quella secondo cui una "moderata" inflazione sia un buon viatico per un'economia in crescita

Posto questo pezzo (pag 154) che dovrebbe contribuire a sfatare questa visione inflazionistica-krugmaniana della fine del diciannovesimo secolo e della storia

"Orthodox economic historians have long complained about

the “great depression” that is supposed to have struck the

United States in the panic of 1873 and lasted for an unprecedented

six years, until 1879. Much of this stagnation is supposed

to have been caused by a monetary contraction leading to

the resumption of specie payments in 1879. Yet what sort of

“depression” is it which saw an extraordinarily large expansion

of industry, of railroads, of physical output, of net national

product, or real per capita income? As Friedman and Schwartz

admit, the decade from 1869 to 1879 saw a 3-percent-perannum

increase in money national product, an outstanding

real national product growth of 6.8 percent per year in this

period, and a phenomenal rise of 4.5 percent per year in real

product per capita. Even the alleged “monetary contraction”

never took place, the money supply increasing by 2.7 percent

per year in this period. From 1873 through 1878, before

another spurt of monetary expansion, the total supply of bank

money rose from $1.964 billion to $2.221 billion—a rise of 13.1

percent or 2.6 percent per year. In short, a modest but definite

rise, and scarcely a contraction.

It should be clear, then, that the “great depression” of the 1870s is merely a myth..."

Giovanni, ti annoi molto ultimamente?

 

Pieno di lavoro, grazie. Tipo professore università USA. E poi, dai, questo è sparare alla Croce Rossa: gli storici  economic hanno smesso di credere alla grande depressione quando avevo i calzoni corti ed i capelli

Ah ecco, come pensavo.

Sai, ti vedevo perder tempo ma proprio perderlo e mi chiedevo: quasi quasi gli passo qualcosa da fare d'interessante!

:-)

Ciao, buona giornata. Vado a (ri)leggermi Montaigne che è come il vino buono buono (solo che a invecchiare qui è il lettore ...).

Re(8): Ron Paul?

phileas 16/2/2011 - 10:41

Anche Friedman & Schwartz Croce Rossa? Poi singolare questa concezione che la storia sia scritta una volta e per tutte. E chi non adersice a questo ipse dixit sarebbe per l'ex-cathedra?

Lascia stare gli insulti e pur occupato come un professore ammerikano forse potresti fermarti a riflettere anche solo un attimo.  

Se non è il gold standard o qualcosa tipo Taylor Rule, quale difesa ci può essere (se deve) da fiat money e debito pubblico?

Re: Ron Paul?

phileas 15/2/2011 - 15:34

Paranoico forse no ma certro ben confuso

Non so cosa c'entri il default visto che ci stanno andando spontaneamente grazie a Krugman & Co. Certo uno che auspica il gold standard avrà tutto l'establishment contro e le possibilità di essere eletto compromesse dai welfaristi obamiani ai warfaristi neocon

Forse vale la pena di leggere quello che ha scritto. Tra l'altro è apparso anche qualcosa in italiano recentemente e vedrai che ne condividerai molto

Mappe

sandro brusco 15/2/2011 - 04:25

Una nota divertente sulla figura dell'amerika ''rossa'' (ossia repubblicana) che appare sulla copertina. L'immagine è un po' fuorviante, dato che i democratici tendono a vincere nei centri urbani mentre i repubblicani nelle (assai più estese da punto di vista territoriale) aree rurali. C'è chi si è divertito a produrre mappe ''aggiustate per la popolazione''.

Per le elezioni del 2008 (che, in verità, andarano assai meglio per i dems che quelle del 2010) questa è la mappa senza aggiustamenti. Sembra incredibile ma questa è una elezione che vinsero alla grande i democratici, ossia le aree in blu.

 

La mappa aggiustata per la popolazione invece è questa 

 

Re: Mappe

valerio 15/2/2011 - 11:20

"I politici rappresentano le persone, non alberi o acri"

Corte Suprema degli Stati Uniti

Vero per i deputati. Sui senatori, in numero fisso di due per stato indipendentemente dalla popolazione dello stato stesso, qualche dubbio ce l'ho.

Re(2): Mappe

valerio 15/2/2011 - 15:23

E' un principio che vale per tutte le elezioni negli USA, che è stato fissato negli anni '60. Prima i seggi dei Senates di molti dei 49 Stati erano distribuiti per contea e non per popolazione. Da quel momento non hanno più potuto farlo e sono diventati dei doppioni delle Houses, ma con meno poltrone.

La stessa Corte Suprema dovette però arrendersi e ammettere che questo principio non vale per l'elezione del Senato Federale e del Presidente perché la composizione del Senato è fissata da un altro articolo della Costituzione.

P.S. la frase non è mia, è della Corte Suprema USA.

(in particolare per Sandro Brusco, ma per chiunque abbia una cosa chiara da dire)

Al sottoscritto uno degli aspetti, spesso attraenti, del federalismo e' che ci si federa perche' si vuol star insieme (non perche' si e' invasi dai lanzichenecchi, perche' uno ti paga etc.)

A quel punto seguo il seguente ragionamento.

Se a e b si federano si "danno" una pari legittimita', per cui e' perfettamente possibile che il (relativamente) piccolo stato "di" a abbia pari dignita' di "b" che ha molta piu' popolazione.

Uno dei modi per praticare questo e' abolire la rilevanza del numero di persone coinvolte.

Traduco. Si supponga che il citrullo di Arcore raggiunga rapidamente l'empireo della barzelletta seduto tra Vianello e Tognazzi. 

Si metta in piedi il federalismo. Un modo che ha il vantaggio collaterale di ridurre il numero "da cabaret" dei senatori e' questo.

5 senatori in ogni regione, se sia la Valdosta o l'Umbria poco importa, eletti per tre termini in un collegio regionale, in cui si presenta chiunque non sia affetto da follia conclamata, fedine penale sporche, etc.

Si puo' raffinare, ma perche' e' "sbagliato" rappresentare l'Umbria *si noti non gli Umbri, l'Umbria-la-regioneUmbria.

Se le interessa le consiglio questa wikipagina (e i link collegati), che propone un metodo utile per la rappresentanza degli stati in sistemi, diciamo, "confederali" (dove cioè, ogni rappresentante di uno stato è vincolato a votare quello che indica il governo del proprio stato):

http://en.wikipedia.org/wiki/Penrose_method

Il problema dei metodi non-proporzionali è stabilire se sia democratico che una singola persona abbia meno potere di voto di un'altra, solo perché vive in uno stato/regione pià popolosa.

Re: Mappe

luigi 16/2/2011 - 03:35

Al riguardo, sto leggendo questo libro che trovo interessante.

Grazie della segnalazione, molto molto utile perchè la politica amerikana, in Italia, è sempre raccontata per anedotti e fatti curiosi e viene poco "spiegata" nei suoi meccanismi, nonostante le frotte di "americanisti" tra i nostri giornalisti.

Non vivo in Amerika, ma il dato sulla domanda interna che è  nel paper linkato che dice che non sono caduti i consumi, ma gli investimenti (pag. 7) mi sembra a dir poco strano, o sbaglio ? se i consumi sono in aumento gli imprenditori non dovrebbero investire ? o comunque cominciare a farlo ? Perchè non accade ? Per le incertezze sulle tasse ? (pag.10) Comunque a fronte di un aumento sui consumi chiunque investirebbe, le tasse potrebbero anche aumentare, ma mi attendo comunque profitti.

Altro dato (pag.6, dato numerico che in Little Italy non è chiaro) è che lo stimulus è composto per oltre un terzo da tagli delle tasse (288 mld), se la sinistra italiana volesse copiare Obama dovrebbe partire da qui (e vincerebbe a mani basse). Sulla (sbagliata, nulla da dire) riforma sanitaria dicono poco, mentre lì ci sarebbe spazio per attaccare Obama alla grande.

Per il resto ricordo che anche Michele era scettico, vi prendeva in giro chiedendovi se aveste attraversato l'Hudson camminando sulle acque, attendo anche il suo "ve l'avevo detto"..

Sul 2012 segnalo un piccolo sito che ci azzecca sempre, lo terrei d'occhio.

L'amerika rossa ?

palma 15/2/2011 - 12:27

Ad Alberto Bisin, spiace che menti fine (non e' affatto cretino) come pPOTUS

(presentPresidentOfTheUnitedStates) non abbia mai trovato il modo di spiegare come con tortura o senza, ha impegnato il paese in tre guerre (Iraq, Yemen, Afghanistan) senza dir a nessuno un fico di che obiettivi esse abbaino.

A modesto avviso del sottoscritto hanno il quasi auotevidente compito di contenere le minacce cinesi costruendogli intorno una muraglia nucleare (il che implica tenersi buono Pakistan e India)

il resto son ciance a volte in malafede, mentre non attraverso' il deserto di sale di Utah senza bere, ebbe ben tempo di scrivere piuttosto indegni ordini esecutivi.

Li potete leggere in http://www.fas.org/sgp/crs/natsec/RL33180.pdf

 

che poi sia gentile coi preti che benedicono il cane pastore, mi da un calore che scioglie il dolore.

Ai disgraziati di Guantanamo forse gli fa un baffo con lo stantuffo.

Notisi, pure, che Goering fu processato, quanto Speer (il marpioncello Himmler e Hitler e la sua stronzetta ben pensarono di toglier il disturbo prima dell'arrivo dell'Armata Rossa), perche' mani non questi?

La question e' di non poco peso. Gli ordini esecutivi instaurano e rinforzano un cesarismo secondo ui il presidente ha l'autorita', etc. il presidente non i tribunali.. leggersi bene p39 del succitato.

L'unico motivo per cui Obama nel 2012 rivincerà è questo.

Nel capitolo sullo stimolo fiscale linkato nel testo il "New Deal" viene tradotto con "Nuovo piano". Non sarebbe stato più corretto usare "Nuovo Patto" come fa wikipedia? O magari "Nuovo Contratto", in fondo, se non ricordo male, la retorica di FDR evocava una sorta di "riscrittura" del contratto sociale.

Si vuole enfatizzare la pericolosa deriva social-comuni-statalista-pianificatrice del mullah Obama...

Tra l'altro "Deal", in effetti, non vuol affatto dire "piano", per sicurezza ho controllato su tutti i miei dizionari e ho chiesto a due miei amici ( laureando in letteratura inglese e mediatore linguistico )

bought dictonaries...

Il capitolo sui Tea Party si legge bene come un attacco alla sinistra italiana che pensa che l'opposizione a Obama consista di uno sparuto gruppo di cretini che, armati di tutto punto, vaga per le praterie alla ricerca di neri cui sparare.

Ti spiace spendere un paio di righe in piu' su questo. Perche' io non ho nulla a che fare con la sinistra italiana pero' effettivamente penso che i teabaggers siano una banda di minorati mentali. Intendo quelli che comprano i libri della Palin e credono che Obama sia un mussulmano nato in Kenya. 

Giorgio: ovviamente anch'io la penso come te su quelli che pensano che Obama sia musulmano etc. Ma il punto e' proprio questo: troppo facile associate  i Tea parties a questi esclusivamente. Sono certo che non ti sorprendera' che le cose non sono (mai) cosi' facili. La vena libertaria corre tra i Repubbliani da sempre - tipicamente minoritaria ma a momenti si risveglia - come adesso. Troppo facile dire che si e' risvegliata perche' Obama e' nero e pseudo-Musulmano - c'e' anche questo - ma c'e' anche che ha speso (buttato) vari trilioni in due anni - avrebbe svegliato chiunque. 

c'è un report su chicago blog(non credo sia pubblicità negativa..no?) interessante su quello che è accaduto a fine settembre ,mi sembra...

Bel libro, grazie per la segnalazione.

Se qualcuno fosse interessato all'"Obama dei Lungarni" e ai suoi primi due anni da Sindaco (più amato d'Italia) segnalo un bel libro di un giovane giornalista fiorentino: David Allegranti "Matteo Renzi - Il rottamatore del PD" Vallecchi Editore 2011.

 

L'amerika rossa

Nearco 2/5/2011 - 14:16

Ciao, ho letto il libro e nella sostanza l'ho trovato davvero bruttino. Ben scritto e di agevole lettura ma è davvero un po' troppo di parte. In pratica tutto quello che ha fatto Obama è stato un flop tranne quando ha fatto quello che dicevano i repubblicani. E da questo presupposto partono tutti i capitoli e tutti i ragionamenti del libro...alcuni dei quali con tesi davvero esileranti come quello sulla riforma sanitaria. In pratica si dice che comunque in un modo o nell'altro nei pronto soccorsi le cose si aggiustavano sempre attraverso vari escamotage delle regole (ah be' allora....) e che dunque spendere di più per fornire un'assistenza migliore con tutti i crismi della legalità era inutile. Io ricordo anche il bel film prodotto in USA dall'americano Coppola con protagonisti americani (non cubani...) "rain man l'uomo della piogga"...ma va be'...lasciamo perdere. E poi poverini i manager di wall street che sono scontenti (ce ne faremo una ragione) però non va neanche bene il piano tarp (che il povero Obama si è ritrovato tra le palle non per sua scelta). Non parliamo della politica estera che è un disastro specie se paragonata a quella di G. Bush a cominciare dal successo iracheno...va be' ok ciao.

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