Un popolo di illusi?

Giuliano Amato non gode di una grande reputazione in Italia di questi tempi. Gli ex-comunisti  non gli hanno mai perdonato di essere stato capo di gabinetto di Craxi. Gli ex-socialisti non gli perdonano di essersi schierato a sinistra. Gli italiani lo considerano l’epitome della casta – professore universitario, politico, detentore o ex-detentore di innumerevoli cariche e candidato permanente a tutte le altre. Eppure ha scritto, insieme ad uno dei più brillanti storici italiani, un libro che merita di essere letto e meditato con molta attenzione.

Il  libro è un mix, non sempre riuscito, fra ricostruzione “scientifica” della storia italiana dal dopoguerra ad oggi e pamphlet a tesi.  Per essere un pamphlet, di quelli che vanno di moda ora (130 pagine scritte larghe) presenta troppi fatti ed informazioni – compresa un’Appendice statistica. Come ricostruzione “scientifica” è spesso parziale e molte affermazioni sono relativamente poco documentate. In alcuni casi, come l'entità dei trasferimenti fra regioni e gruppi sociali mediati dal bilancio statale, mancano dati e ricostruirli è molto difficile (anche se sarebbe un contributo veramente importante alla conoscenza storica). In altri casi, si tratta di informazioni su fatti e persone note agli anziani politicizzati come me (io c’ero, almeno come osservatore). Probabilmente, un giovane o chiunque non abbia seguito molto l’attualità politica avrebbe bisogno di qualche ricerca aggiuntiva.  Non è quindi un libro facile da leggere sotto l’ombrellone.  Bisogna perlomeno essere su una veranda con accesso alla rete.  Il libro però merita un minimo di sforzo perché la tesi è molto interessante e largamente condivisibile, almeno da chi frequenta questo blog.

In sostanza, Amato e Graziosi sostengono che, a partire dai primi anni Sessanta, gli italiani si sono illusi di essere diventati ricchi e  quindi di potersi permettere un tenore di vita da grande paese europeo. Invece si stavano mangiando il capitale faticosamente accumulato nella straordinaria stagione di sviluppo nota come miracolo economico. In questo modo hanno ridotto le potenzialità di crescita dell’economia italiana fino a portare alla stagnazione, manifestatasi ben prima dello scoppio della crisi attuale. Si è trattato di una illusione, come si dice ora, rigorosamente bipartisan: la DC ed il PCI hanno gareggiato a offrire più diritti, più sussidi, più aiuti (a spacciare più illusioni) almeno  fino agli anni Ottanta. Dall’inizio degli anni Novanta alcuni coraggiosi (in primis Amato con la famosa finanziaria del 1992-1993) hanno tentato di invertire la tendenza, ma sono solo riuscitia convincere gli italiani che non si poteva avere di più. La maggioranza fatica ancora ad ammettere che anche i diritti già acquisiti sono economicamente insostenibili.  O meglio, l’Italia è formata da decine di minoranze, ciascuna delle quali è assolutamente convinta dell’opportunità di eliminare gli ingiusti privilegi altrui, ma risolutamente contraria a toccare i propri diritti inalienabili.

Non  è possibile in questa sede riassumere il libro, per ovvie ragioni. Mi limiterò a citare alcuni dei punti che mi sono sembrati più interessanti o anche criticabili

i) la necessità politica di una redistribuzione delle risorse mediata dallo stato è derivata in ultima analisi dalla sconfitta nella seconda guerra mondiale, che ha distrutto la fragile legittimità della classe politica risorgimentale e delle sue aspirazioni di grande potenza. Quindi si è manifestata già alla fine degli anni Cinquanta, quando il paese è uscito dal clima di emergenza della ricostruzione.

ii) il combinato effetto della protesta studentesca (il Sessantotto) e delle manifestazioni operaie (l'autunno caldo del Sessantanove) hanno accellerato un processo politico già in corso. Personalmente, trovo che gli autori tendano a sottovalutare l'impatto degli avvenimenti della fine anni Sessanta e delle riforme dei primi anni Settanta.  La crescita della spesa pubblica e del welfare a scopi redistributivi è stato un fenomeno comune a tutti i paesi avanzati. Solo in Italia, però, si è accompagnata ad una profonda (e disastrosa) riorganizzazione dello stato in senso regionale che ha moltiplicato i centri di spesa. E solo in Italia il Sessantotto/Sessantanova ha creato una mistica della “lotta” con relativa sospensione della legalità che, seppure in forme  attenuate, ci portiamo dietro ancora oggi, soprattutto nei servizi pubblici.

iii) trovo l’interpretazione della storia degli ultimi vent'anni alquanto manichea, anche se temperata da uno scetticismo di fondo sul popolo italiano.  Da un lato ci sono i buoni – la sinistra riformista che ha tentato di salvare l’Italia negli anni Novanta, con qualche (parziale) buon risultato. Dall’altro ci sono tutti gli altri, che, una volta evitato il disastro, hanno votato Berlusconi che ha sprecato la grande occasione dell’euro. Dopo la fine della stagione delle riforme, anche la sinistra, trascinata dalle sue frange più massimaliste, si è adeguata.

iv) la classe dirigente italiana, con pochissime eccezioni negli anni Cinquanta e negli anni Novanta, si è rivelata assolutamente mediocre ed  incapace di vedere oltre il proprio naso. Come i generali francesi, si è sempre preparata per la guerra precedente.  Non si è accorta delle  grandi trasformazioni della società  italiana, non si è resa conto del carattere eccezionale della crescita economica durante la golden age  (1950-1973) e non ha compreso l’enorme sfida della globalizzazione. Tutte le classi dirigenti dei paesi occidentali hanno peccato di miopia da questo punto di vista, ma quella italiana è stata proprio cieca. A mio avviso Amato e Graziosi trascurano abbastanza il ruolo delle classi dirigenti non strettamente politico/partitiche. In particolare, manca una critica alla burocrazia ministeriale ed alla sua cultura formalistico-giuridica, che negli ultimi anni è stata forse il principale ostacolo alla riforma della pubblica amministrazione.

v) gli autori  sottolineano con forza, ed a mio avviso molto giustamente,  l’importanza dei fattori demografici. L’abbondanza di manodopera giovane negli anni Cinquanta e Sessanta è stato uno dei fattori essenziali del miracolo economico – più in termini di energia imprenditoriale che di riduzione del costo del lavoro.  Ora l’invecchiamento della popolazione è uno dei problemi più gravi del paese, e gli  autori giustamente ritengono  un aumento dell’immigrazione l’unica soluzione ragionevole

Il libro non si chiude con una proposta politica esplicita – casomai si sente il rimpianto per le occasioni sprecate.  L’impostazione generale implica però una visione molto pessimistica.  Le classi dirigenti sono, se possibili, peggiorate e manca infatti in Italia un obbiettivo condiviso che possa giustificare uno sforzo di riforma, come lo era stato l’entrata nell’euro negli anni Novanta. Anzi, gli autori notano con palese dispiacere come l’Europa sia divenuta, nell’immaginario collettivo di una parte cospicua se non maggioritaria degli italiani, il principale  responsabile della crisi. Se solo i tedeschi ci permettessero di tornare ai beati anni Settanta, ovviamente pagando graziosamente il conto,  tutti staremmo meglio.  Aggiungo una riflessione personale. Amato e Graziosi mettono in chiaro che la redistribuzione ha favorito  in  maniera particolare alcuni gruppi sociali – ed in particolare i dipendenti pubblici ed i pensionati (le pagine sulla riforma delle pensioni degli anni Settanta sono fra le più illuminanti del libro).  Si rendono anche conto che la ripresa economica richiede un drastico taglio della spesa pubblica. Ma non traggono le conclusioni su chi deve  pagare il conto.  Forse è politicamente troppo doloroso.


28 commenti (espandi tutti)

Beh la quantificazione del trasferimento dai redditi alle pensioni scritta dal pensionato più famoso d'Italia sa quasi di beffa. Mi farebbe piacere sapere, tra l'altro, se nel libro scrive "io c'ero", così giusto per capire il personaggio.

Comunque dopo la stagione del "regalo dei diritti" a destra e manca (settanta e ottanta) adesso siamo nella stagione dei "diritti acquisiti", in attesa di arrivare nella stagione degli "acquisiti", ma non alla Germania, alla Cina o all'euro, ma degli acquisiti alla schiavitù di stato.

"gli italiani si sono illusi di essere diventati ricchi . . . "

"necessità di redistribuzione risorse derivata dalla seconda guerra mondiale . . . "

etc.

Insomma, basta.

Il problema dell'italia sono la spesa pubblica e la burocrazia, e questi non sono colpa né degli italiani, né della storia mondiale. E non sono neanche colpa dei "politici", per quanto classe detestabile in quanto tale.

E' colpa semplicemente della forma istituzionale. Che non dà scampo al paese e porta inevitabilmente a questi risultati.

Anche di fronte al baratro, questi problemi aumentano.

Se qualche lettore di questo mio post non è nato ieri, si ricorderà che sono 30 anni che ogni governo ed ogni partito sbandiera la necessità di ridurre spesa pubblica, tasse e burocrazia.

Al "governo", in questi 30 anni, si sono succeduti antistatalisti sfegatati, da Brunetta a tutti i ministri liberali del pentapartito, allo stesso SB, al suo Tremonti, a Monti. Addirittura Martino. Perché, Craxi non metteva questi punti come sua bandiera? Anche Fanfani lo faceva, guarda un po'.

E allora perché? Perché è impossibile a qualunque esecutivo neanche rallentare la crescita della spesa?

La risposta è grande come una casa. Ecco perché nessuno la vede.

Perché, in Italia, il potere esecutivo non esiste. O meglio, c'è, ma è fuori dal controllo del "governo", dei cittadini, del parlamento, di qualunque organo istituzionale.

Chi sono, in Italia, i membri dell' "esecutivo"? Non certo i ministri, che non hanno neanche idea di come funzionino i ministeri che dovrebbero gestire. I ministri, vista la nostra forma istituzionale farlocca, sono degli uomini di partito. In casi eccezionali, tipo governo Monti, sono amici e conoscenti del primo ministro.

E allora, chi governa i Ministeri? Semplice: i dirigenti ed i funzionari ministeriali. Gente pratica, che è arrivata alla propria posizione mediante un sistema a cui debbono tutto, e che non si sognano certo di ribaltare. Anzi, sono pieni di amici, parenti e colleghi a loro cari. Sono soggetti a sanzioni, responsabilità, doveri particolari? Poiché le regole del ministero le fanno loro, la risposta non la do neanche.

Ma allora, che cosa fanno i "ministri"? Amministrano? Ovviamente no. Lo sanno tutti che fanno. Fanno Leggi. Nelle quali sanciscono: "bisognerà fare così e cosà. Come farlo è delegato al ministero". Ovvero ai funzionari di cui sopra. Che ogni tanto qualcosa fanno, se conviene al loro sistema, alla loro corporazione. Altrimenti no. Tanto, chi se ne frega? Dovrebbero far loro, in modo autiolesionistico, ciò che dovrebbe fare qualche ignorante "ministro"? Che altro non sa che delegare le proprie "volontà" a chi ne ha di contrarie?

Nel frattempo, con questo raddoppio del potere legislativo (ed annullamento dell'"esecutivo"), il paese produce una media di 2000 leggi l'anno. La maggiorparte inutili e contraddittorie.

Con il particolare che questo efficientissimo potere legislativo è composto da gente che, per la maggiorparte, non ha mai letto né la costituzione né altro codice. Anche essi sono solo "uomini di partito". E che infatti delega a consulenti le proprie prerogative.

Ma la domanda è un'altra. Perché nessuno si accorge di questo problema enorme? Ma questo sig. Amato, amato tantissimo dalle banche per cui ha inventato le fondazioni, ci è o ci fa? E' veramente cieco, o è un (dr) sottile retore, impegnato in una raffinata presa per il sedere di lettori ammaliabili da logiche complicate?  Purtroppo, è più probabile la prima risposta. E la benda che gli copre gli occhi è il successo accreditatogli.

Ed infine: ma in fondo, ha senso discutere di economia, se tanto è impossibile attuare qualunque misura che non vada a produrre aumento di spesa (oltreché altre leggi)?

Tanto per fare un confronto di tipo istituzionale, ricordo che il "parlamento" Svizzero si riunisce in media 4 volte l'anno,  e che il suo esecutivo resiste al cambiamento di colore del parlamento in quanto le sue funzioni, giustamente,  non centrano niente con quelle dell'assemblea.

E' uno scherzo vero?  Una specie di candid camera via web?

Quali sono i prossimi titoli in programma su Biblioteka?

"Italiane la castità è importante" di B Rodriguez e S Berlusconi.

"Non distraetevi alla guida" di F Schettino

"Discutete pacatamente" di V Sgarbi e G Ferrara

" L'arte di Vincere" di P Bersani  

" Italiani imparate a crossare" di L Antonini e I Abate

Insomma, come non sottoscrivere i commenti di Marco Esposito e Guido Cacciari ? 

 

Ho scritto una recensione ad un libro di storia che sostiene una tesi, che io condivido, anche se con alcune differenze (in parte esplicitate). Se qualcuno ha opinioni sulla tesi, possibilmente dopo aver letto il libro, è benvenuto. Gli insulti sarcastici lasciamoli a Grillo. E lasciamo a Grillo la ricerca di un colpevole "altro" - lui indica la casta, Cacciari, più raffinatamente, gli alti burocrati.

Se non hai capito mi spiego.

In sostanza, Amato e Graziosi sostengono che, a partire dai primi anni Sessanta, gli italiani si sono illusi di essere diventati ricchi e  quindi di potersi permettere un tenore di vita da grande paese europeo

Il signor Amato era eminente rappresentate del PSI di Bettino Craxi. Questo partito fine anni '70 e per tutti gli anni 80 magnificava la raggiunta richezza dell'Italia in spot che penso siano reperibili su internet (addirittura di come tenevamo testa agli USA su Sigonella). Quello era il partito della Milano da Bere, del facciamo la lira forte, del made in Italy che trionfa nel mondo, del tutto va a gonfie vele.

Insomma: se c'è qualcuno che ha contribuito scentemente a far credere agli italiani di essere diventati ricchi e proprio il partito di cui il buon Amato era leader.

A questo va aggiunto che furono i Governi Craxi, di cui Amato era esponente, a creare il debito che ha reso gli italiani più poveri dopo averli illusi, (come si evince da bellissimi articoli di nfA).

Ora, chiaro che non sia tutta colpa sua, ma che costui mi scriva un libro per denunciare la cosa mi fa ridere. Il sarcasmo mi sembra giustificato come non mai e no, non lo lascio a Grillo.

Anche la storia del

E lasciamo a Grillo la ricerca di un colpevole "altro" - lui indica la casta, Cacciari, più raffinatamente, gli alti burocrati.

io non cerco colpevoli (casomai soluzioni) questo non toglie che ogni tanto qualche responsabilità uno se la dovrebbe pur prendere, invece di andare in giro a dar lezioni agli altri come se lui fosse nato ieri.

PS

Tu vuoi parlare della tesi del libro prescindendo dalla storia dell'autore e lo dici chiaramente nell'articolo. Posso capirlo (aldilà delle battute che ho fatto) ma io non riesco a farlo, non per pregiudizio etico o morale, ma perchè ritengo che un libro sull'alimentazione non possa essere scritto da un obeso. Mi sbaglierò, capisco che così facendo si dovrebbero buttare a mare diversi libri (chessò tutta la pedagogia di JJ Rousseau), ma la penso così.

 

Lo dici tu stesso

Posso capirlo (aldilà delle battute che ho fatto) ma io non riesco a farlo, non per pregiudizio etico o morale, ma perchè ritengo che un libro sull'alimentazione non possa essere scritto da un obeso. Mi sbaglierò, capisco che così facendo si dovrebbero buttare a mare diversi libri (chessò tutta la pedagogia di JJ Rousseau), ma la penso così.

 

 Vedi, il problema è semplice: chi decide chi è obeso (per usare la tua metafora) e quindi non ha diritto di parola sull'alimentazione? Su quali basi tu ( o chiunque altro) si arroga il diritto di dire ad Amato che è obeso? E se Amato è obeso, chi è solo sovrappeso (diciamo un dirigente di azienda municipalizzata) può parlare? Capisci che si arriva presto allo stalinismo - i nemici del popolo non hanno diritto di parola

 Vedi, il problema è semplice: chi decide chi è obeso (per usare la tua metafora) e quindi non ha diritto di parola sull'alimentazione? Su quali basi tu ( o chiunque altro) si arroga il diritto di dire ad Amato che è obeso? E se Amato è obeso, chi è solo sovrappeso (diciamo un dirigente di azienda municipalizzata) può parlare? Capisci che si arriva presto allo stalinismo 

Sì, certo che lo capisco (proprio per quello ho scritto: "mi sbaglierò"). Sono conscio che questo criterio, per quanto valido possa essere, non potrebbe mai essere applicato in maniera universale e non soggettiva, però ritengo possà funzionare empiricamente per me,  per decidere l'attendibilità di chi mi parla di un dato argomento. Infatti non ho aderito a movimento stalinisti o stellati, nè ho detto che Amato debba tacere per sempre. Mi sono limitato a prenderlo in giro (e capisco che questo possa averti irritato, dato che avevi premesso che volevi parlare della tesi a prescindere dal relatore, quindi scusami) e a decidere, dopo aver capito l'argomento, di non leggerne il libro. Solo quello.

Preciso, perchè è importante, che non leggerò il libro di  Amato sulla base dell'argomento trattato, non a prescindere solo perchè "l'ha scritto lui", come farebbe un grillino o uno stalinista (abbondo con i sinonimi).

Se avesse presentato un libro su come ottenere pensioni d'oro o su come passare indenne attraverso cambiamenti politici epocali, sarei corso a comprarlo :-)

io non cerco colpevoli (casomai soluzioni)

Le soluzioni sono fare le riforme strutturali, anche più profonde di quelle proposte sino ad oggi da Fare, passare al contributivo tutti, anche i pensionati attuali ad iniziare dai Parlamentari, defiscalizzare completamente i salari fino a 800 Euro al mese, introdurre lo "study, train or work for dole" per tutti, e importare 5-6 milioni di laureati under 35 (per i quali importati niente "dole", dopo 5 anni di dichiarazione dei redditi, cittadinanza automatica).

Per il resto sono d'accordo con i commenti di Marco Esposito e Corrado Ruggeri, parzialmente con Guido Cacciari, dalla recensione par di capire che il Sig. Amato abbia realizzato che i suoi giorni su questa terra sono ormai abbastanza contati, e si stia preparando al giudizio storico che la sua figura politica riceverà nell'oltretomba. Storico che ci leggi tra 100 anni, non ti fare infinocchiare, Amato è più colpevole di altri, e l'avrà  proprio confessato se s'è dipinto tra i buoni.

Colgo l'occasione per rifarti una domanda rimasta senza risposta (credo a causa di un'incomprensione di fondo, che spiego sotto)

e importare 5-6 milioni di laureati under 35 (per i quali importati niente "dole", dopo 5 anni di dichiarazione dei redditi, cittadinanza automatica).

Questa proposta tu l'avevi già fatta fin dai tuoi primissimi interventi su nfA. Io l'avevo contestata e tu avevi risposto difendendola ma mi avevi frainteso. Io non contesto l'utilità della cosa, io "contesto" la sua fattibilità.

Un po' come se tu mi dicessi: "Dovremmo mettere sul conto corrente un milione di euro" io sarei d'accordo ma non vedo come poterlo fare realisticamente.

Mi spiego fuor di metafora: siamo un paese con una elevata disoccupazione giovanile (media UE 23% sul totale, pari al 9,7% su popolazione attiva. In Italia 35,3% e al 10,1%) e pare che il dato sia preoccupante soprattutto tra i neolaureati. Dall'estero "importiamo" principalmente badanti, muratori e mezze punte. Ad eccezione forse dei rumeni non c'è immigrante qualificato che ci metta al primo posto come meta. Insomma: non ci sono le condizioni per attirare neolaureati, addirittura facciamo fatica (e tanta) a tenere i nostri (tu stesso sei in UK non in Sicilia).

A me sembra che questa parte della tua proposta non sia una parte della soluzione ma il risultato di una situazione risolta. Se avessimo risolto i nostri problemi attireremmo i neolaureati dall'estero  (come fanno, ad esempio, UK, Germania e USA), ma non vedo il modo di fare il contrario. Esiste?

 

non ci sono le condizioni per attirare neolaureati 

se leggi la mia proposta demografica noterai che io parto dal presupposto che le riforme strutturali come proposte da Boldrin, come da tanti altri, da sole non bastano. Potete fare tutte le riforme strutturali che volete, ma con la struttura demografica italiana non andrete da nessuna parte. Potreste rallentare o mitigare il declino, ma finché la struttura demografica non si aggiusta, non si potrà invertire. Quello che propongo è appunto di fare profonde riforme strutturali E di importare 5 o 6 milioni di laureati under 35, contemporaneamente. È un colossale beggar-thy-neighbour nei confronti di molti paesi meno sviluppati, ma ritengo che sia ancora oggi fattibile.

tu stesso sei in UK non in Sicilia

Io me ne sono andato dalla Sicilia perché le leggi e le consuetudini italiane non rendono nessuna parte della Repubblica Italiana appetibile per mia moglie dal punta di vista professionale, ma aggiungerei civile. Lo straniero, per quanto con due lauree ed un curriculum di altissimo livello, viene trattato a pesci in faccia dallo Stato italiano e dai suoi miserrimi sgherri ad ogni singola interazione. Nella mia esperienza personale, devo confessare che trovo sorprendente come mia moglie abbia accettato di sposarmi e non abbia ancora chiesto il divorzio nonostante io provenga da un simile paese, ove chiunque rappresentando lo Stato si interfacci con uno straniero sembri condividere le opinioni ed i pensieri dei Borghezio, dei Gentilini, dei Bossi, dei Calderoli. La discriminazione in quegli uffici si taglia a fette, non è nemmeno soltanto un modus operandi, ma è una forma mentis. L'impiegata del Consolato te lo dice con il sorriso che il motivo per cui a tua moglie, che per inciso paga di tasse 4 volte quello che paga il cittadino italiano medio e l'ultima cosa a cui pensa è emigrare nel Bel Paese, non viene concesso il visto gratuito ed immediato secondo la procedura semplificata di cui dovrebbero godere i familiari dei cittadini italiani è che ci sono stati casi di matrimoni di convenienza, quindi bisogna "punirvi tutti", per cui da diritto il visto ritorna gentile concessione, e deve quindi chiederlo con la procedura normale, per cui bisogna chiedere l'appuntamento, tramite un privato terzo, pagare un tot al millisecondo (chissà quanto finisce in stecche), preparare 6 faldoni di documenti in triplice copia, ed accendere tre ceri a Santa Maria ogni 2 giorni per i prossimi 3 mesi per sperare di ottenere un visto per 4 giorni a singola entrata. Ed io m'immagino che dietro il bancone abbiano il santino di Borghezio, con le preghierine contro gli stranieri brutti e cattivi. Tornando a cose più recenti, mia moglie ha chiesto la cittadinanza italiana, dietro mia continua insistenza (non voglio più vedere un consolare in vita mia, ogni volta è come stare in bilico su un filo, se cado a destra è infarto a sinistra ergastolo) nell'estate del 2010. Essendo sposata con un cittadino italiano, ne ha un diritto soggettivo, che essendo passati 720 giorni dalla domanda, è ormai diventato incondizionale (nel senso che lo Stato ha perso il diritto di poter rifiutare). Ad oggi ancora nessuna risposta. Dall'altra parte, il Regno Unito le ha concesso la cittadinanza in 32 giorni dalla domanda.

novelle italiane

massimo 15/7/2013 - 10:32

Non voglio discutere la tua proposta di fare immigrare "5 o 6 milioni di laureati under 35, contemporaneamente" in quanto manifestamente impossibile, ma soltanto rassicurarti riguardo a tua moglie: non c'è alcuna discriminazione contro gli stranieri: guarda cosa è successo all'italianissimo prof. Ichino, nato a Milano e Senatore della Repubblica, che stava cercando semplicemente di pagare una tassa.  :-)

neanche ha fatto il totale delle sevizie subite, una cifra non disprezzabile per il nulla assoluto.

mi è capitato quasi la stessa cosa giusto giovedì 5 luglio: ho tentato di registrare il contratto di comodato che ha come comodatario mia madre, visto che altrimenti non avrebbe titolo per occupare da 40 anni l'appartamento divenuto nel frattempo di mia propriètà.

il contratto aveva data 1 luglio, le marche il 5, quindi maggiorazione del 10% con altre marche dal simpatico e collaborativo tabaccaio. per l'F23  ( di 168 euro!)  ho consultato solo un paio di filiali (non trovavo il codice ufficio eccc), però non ho avuo bisogno di procure e notai, e nemmeno delle presenza dell'interessata, piuttosto anziana e impaziente.

quest'ultimo benefit sarà stato un mio diritto oppure un gentile strappo alla regola dell'impiegato? è per questo che rimango anonimo, meglio non attirare l'attenzione :-) 

la tua proposta di fare immigrare "5 o 6 milioni di laureati under 35, contemporaneamente" [è] manifestamente impossibile

e perché mai?

Sarebbe un caposaldo della mentalità scientifica considerare gli argomenti a prescindere da chi li formula: che sia la parola di una autorità o di un paria, l'argomento va valutato in sè, per la sua base empirica, per la sua coerenza, per la sua capacità esplicativa, ecc. non per chi lo sostiene, fosse anche un pedofilo assassino torturatore e strupratore, potrebbe azzeccarci in toto.
Ma in Italia di mentalità scientifica ne troverai pochissima (e non solo presso Grillo).
E' una ragione di scetticismo da aggiungere alla lista di Amato, perchè è il primo impedimento ad analizzare la realtà.

Vedo che adesso è di gran moda parlare a sproposito di "mentalità scientifica degli italiani".

Beh ti comunico che "il "metodo scientifico" si basa su dati sperimentali, controllabili e ripetibili. Non riguarda le opinioni e le congetture, in questi casi è regola di buon senso vedere da che pulpito viene la predica, talmente di buon senso che anche il movimento FARE si guarda bene dall'allearsi con il nuovo movimento di La Russa. Come mai ? Non dicono di voler fare le stesse cose?

Certo E=MC2 è valida sempre ed il fatto che Einstein fosse ebreo non cambia la validità di una virgola, ma le sue opinioni sull'antisemitismo o sul sionismo magari risentirano leggermente delle sue origini, o no ? Se Einstein mi scrive un libro sulla fisica con dati e numeri (che teoricamente potrei verificare) è un conto, se mi scrive un libro su come mandare avanti un matrimonio felice non solo non gode di "scientificità" in quanto si tratta di opinioni non completamente verificabili sperimentalmente, ma avrebbe la pregiudiziale di non essere stato in grado di fare quel che pretende di spiegare.

Il giorno che Amato scriverà un libro per spiegare come, in un triangolo rettangolo, l'area del quadrato costruito sull'ipotenusa è uguale alla somma dell'area dei quadrati costruiti sui cateti ed io lo contesterò, allora potrai tirare fuori il pippone sulla mentalità scientifica degli italiani, ma vedrai che non succederà.

EDIT

Conosco parecchia gente che cerca la felicità basandosi su ricette di filosofi che si sono suicidati, conosco gente che gioca in borsa basandosi su libri di gente che ha perso tutto ...giocando in borsa, e molti che votavano una lega fondata da un imbroglione che non ha mai lavorato e diceva di essere laureato in medicina, per combattere gli imbroglioni e i lazzaroni di Roma. Secondo me se avessero seguito il mio metodo sarebbe stato meglio :-)

forse non ha letto con attenzione il post. Il libro è scritto da Giuliano Amato ed Andrea Graziosi, professore ordinario di Storia Contemporanea all'università Federico II di Napoli e GEV dell'area 11 (responsabile capo della valutazione della qualità della ricerca universitaria in Italia per l'area storico-filosofica). Mi sembrano credenziali sufficienti per la "scientificità" dell'opera.

Ha proprio frainteso (forse non ha letto bene il commento  ;-) ).

Nel mio commento non parlo mica della scientificità del libro di Amato: per quello mi fido di quanto scritto nell’articolo. Sto solo rispondendo all’appunto sulla “mentalità scientifica” che, sembra dirci Rodolfo, obbligherebbe a leggere qualsiasi tesi a prescindere dall’autore ed a non avere pregiudizi, basati sull’esperienza, nella scelta di cosa leggere.

Per me quell’appunto non ha ragione di essere in casi come questo, di libri a tesi (tesi ancora tutte da dimostrare e a volte purtroppo "indimostrabili" data la loro complessità)

Tant’è vero che per suggerirmi che “vale la pena leggerlo” mi viene citato il curriculum di uno degli autori.

Ribadisco a Rodolfo che, a mio avviso, “mentalità scientifica” mi obbliga ad accettare qualsiasi teoria che venga provata a prescindere dall’autore mica a non avere pregiudizi, casomai a superarli dopo accurata peer review.

PS
Darmi del Cacciari è un po’ offensivo, probabilmente più per lui che per me o magari per entrambi, comunque lo è. C’era proprio bisogno? Dai, non ho mica offeso Graziosi…a guardar bene, bene neanche Amato !

 

 

 

ma questa frase

Certo E=MC2 è valida sempre ed il fatto che Einstein fosse ebreo non cambia la validità di una virgola, ma le sue opinioni sull'antisemitismo o sul sionismo magari risentirano leggermente delle sue origini, o no ? Se Einstein mi scrive un libro sulla fisica con dati e numeri (che teoricamente potrei verificare) è un conto, se mi scrive un libro su come mandare avanti un matrimonio felice non solo non gode di "scientificità" in quanto si tratta di opinioni non completamente verificabili sperimentalmente, ma avrebbe la pregiudiziale di non essere stato in grado di fare quel che pretende di spiegare.

come si deve interpretare?

i) Amato non può scrivere un libro di storia perchè ha avuto un ruolo negativo negli avvenimenti narrati e deve tacere per sempre cospargendosi il capo di cenere

ii) Amato non è in grado di scrivere un libro di storia perchè non è uno storico

iii) nessuno scrivere un libro di storia perchè la storia non è verificabile con dati e numeri

PS mi scuso per l'equivoco sul cognome

 

 

 

 

Per carità, non ho mai detto (nè pensato, nè sottinteso) che qualcuno qui sia stupido. Mi scuso profondamente se così fosse sembrato.

Ripeto che quella frase è pensata e riferita ai presunti obblighi della "mentalità scientifica" e in questa prospettiva va letta. Se vogliamo applicarla al libro in questione vorrei si intendesse così:

i) Certo Amato può scrivere un libro di storia su avvenimenti dove ha avuto un ruolo negativo, il libro potrà essere valido o meno, ma si possono avere pregiudizi sul libro che faccian decidere di non leggerlo a priori senza per questo ledere nessuna "mentalità scientifica".E' semplicemente una delle opzioni legittimamente praticabili. Per inciso: questo non significa che posso criticare la tesi del libro senza leggerlo, che è cosa diversa.

ii) questa non l'ho capita io. Comunque per me Amato può scrivere un libro di storia pur non essendo uno storico ma necessità, diciamo, di  peer review maggiore. Insomma se leggo una cosa su un libro di storia di Graziosi e un'altra su un libro di storia di Jacopo Fo tenderò a dare maggior credito al primo che studia la materia da più tempo o no ?

iii) Se proprio temo sia l'opposto: tutti possono scrivere libri di storia perchè dati e numeri possono non essere sufficienti, possono prestarsi a varie interpretazioni, bisogna capire quali vanno considerati. In questo vedo similitudini tra storia ed economia: i numeri bisogna saperli leggere e non tutti sono in grado, questo ci riporta al punto ii)

Dalla recensione vedo che mancano accenni alla guerra fredda che pure ha giocato un ruolo fondamentale nelle scelte politiche.

ne parlano abbastanza diffusamente anche se non è al centro del loro discorso. Come detto nella recensione ho brevemente toccato gli argomenti che mi sembravano più interessanti

Secondo me la peggiore illusione italiana e' stata lo sviluppo senza ricerca. Conoscera' forse il saggio "Il miracolo scippato" di Pivato. Circa negli anni del primo centrosinistra, quando il boom stava svandendo si sono fatti errori strategici enormi. Questo molto per colpa di una classe politica supina agli americani e una classe imprenditoriale impreparata alle nuovi condizioni del paese.

In piu' il 68, invece di essere un momento di evoluzione sociale e svecchiamento (abbandono del familismo agricolo, costruire una societa' armoniosa ed equa), e' degenerato: violenza da una parte e apatia politica dall'altra. Su cui sono cresciuti Craxi prima e Berlusconi poi.

Se i baby-boomer italiani avessero incanalato le loro energie in progetti concreti e la politica li avesse assistiti, l'Italia sarebbe avanzata quanto la Germania o il Giappone. Che hanno i loro problemi, ma hanno puntato sulle infrastrutture e le tecnologie con equilibrio.

La ricetta per me e' piu' Scienza e non ascoltare gli industriali e gli economisti italiani, che sono tutti collusi con il potere e in gran parte incapaci. Con tutto il rispetto.

"Tu lo dici"

massimo 24/7/2013 - 10:24

"negli anni del primo centrosinistra" dice tutto. Prima c'era il boom, poi un declino senza fine. Non sopravvaluterei l'influenza americana: Germania e Giappone all'epoca erano addirittura militarmente occupate dagli USA, eppure questo non gli ha impedito di crescere. A mio parere il peccato più grave del '68 è stato di diffondere il disprezzo della "cultura borghese" che si è poi ineluttabilmente trasformato nel disprezzo della cultura senza aggettivi.

la dissennata espansione dello Stato nell'economia, in quegli anni efficacemente simboleggiata dalla nazionalizzazione dell'energia elettrica con la creazione dell'ENEL ha operato una "adverse selection"  fra gli imprenditori: via quelli che innovavano ed esportavano, dentro quelli collusi con il potere e avidi di finanziamenti a fondo perduto, appalti assegnati in maniera poco trasparente etc.

Le forze che hanno scippato il miracolo italiano sono oggi rappresentate da SEL e dal PD; vedere il caso Dolce&Gabbana e la polemica Boldrini-Marchionne, attacchi a quello che resta dell'imprenditoria italiana: i primi sono gli unici nella filiera moda che hanno mantenuto anche la manifattura in Italia, il secondo ha rimesso in piedi, seppure con metodi alquanto spregiudicati, una FIAT avviata al fallimento. Io noto che Marchionne, che prudentemente ha stabiliti la sua residenza fiscale in Svizzera, non è stato attaccato, mentre a D&G vengono richiesti 400 milioni di Euro: quanto ci vorrà perchè ci facciano un pensierino anche loro? E quando l'ultimo imprenditore sarà fuggito, fallito o suicidato chi produrrà ricchezza?

 

Forse non mi è chiara una cosa, se le colpe sono da far risalire l primo centrosinistra la mia impressione è che anche fuori da PD ci siano rappresentanti autorevoli e mai pentiti di quei partiti. Chi mi vuole spacciare la bufala per cui i SOCIALISTI Tremonti, Brunetta Sacconi Cicchito e compagnia bella si siano convertiti sulla via di damasco del liberalismo mi sembra ingenuo, la loro politica negli ultimi 20 anni mi sembra sia stata altrettanto statalista e oppressiva di quella degli eredi del PCI. Vorrei ricordare che l'aggravamento spropositato delle sanzioni penali nei confronti dei reati tributari è stato opera del governo Berlusconi nel agosto 2011.

http://www.fisco7.it/2011/10/nuovi-reati-tributari-cosa-e-cambiato-con-l...

E anche il 99% delle leggi e dei provvedimenti che definiscono i compiti e l'azione di Equitalia.

America

Andrea 24/7/2013 - 14:59

Intendevo che l'eliminazione di Mattei (DC), di Ippolito (PCI), dare in mano Olivetti a Valletta  sembrano piu' scelte eterodirette, in cambio di tollerare un governo aperto a diversi partiti, che scelte razionali. O magari erano razionali per le tasche dei partiti.
Per me il PD e' fin troppo liberale: quando Letta si rallegra che l'Expo occupera' volontari, questo e' modernita' o schiavismo?
E Marchionne e' un grande impostore; cosi' la moda, una grande illusione come dice anche il prof. Federico.

Sembra davvero tipico della generazione che s'è mangiata il capitale non trarre le conclusioni su chi deve poi pagare il conto. Anche scendendo dal livello di Amato e Graziosi la conclusione non cambia. Recentemente ho letto un piccolo pamphlet di un ex giornalista regionale della RAI: "LETTERA A CLEMENTINA (Il nonno spiega alla nipote come l'ha indebitata)" (http://www.nonnoracconta.it). La storia è la stessa come pure la conclusione: c'è una spiegazione degli anni della spesa ma manca la presa di responsabilità del salato conto. E noi, "generazione Jeeg (robot d'acciaio)" stiamo a guardare. In silenzio.

Scusa, ciao , posso farti delle domnade sul libro?

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