A Tale of Two Adolphs

14 dicembre 2014 palma

La distruzione quasi definitiva dell'idea che il male sia banale.

La persona ritratta da un fotografo di tribunale e' Otto Adolph Eichmann (1906-1962) un austriaco di estrazione cristiana che ha il dubbio onore di esser l'unico individuo impiccato dallo stato di Israele, in una data non nota con precisione, nel 1962. Le sue ceneri vennero disperse nel Mediterraneo, anche se nelle tradizioni si seppelliscono i morti. Nessuno volle vi fosse una tomba del nemico caduto.

oaE1906-1962

Uno dei paradossi del Behemoth del regno dei mille anni (il terzo impero duro' dodici anni dal 1933 al 1945) fu che i due suoi rappresentanti piu' arguti furono non proprio tedeschi e di estrazione cristiana, uno cattolico e uno "protestante.". Nella storia tedesca solo i meridionali sono cristiani cattolici, la grande maggioranza dei settentrionali, fino ai Baltici ed ai Prussiani, era di estrazione cristiana luterana. Adolph Hitler e' celeberrimo per esser l'inventore di uno stato Behemoth e non Leviathan. L'espressione e' dovuta a F. L. Neumann, un avvocato del lavoro, economista e sociologo, legato ai gruppi in esilio della scuola di Francoforte. L'idea e' che il nazismo vero non ha uno stato ma e' un ibrido di gruppi di potere uniti solo da forme autodeterminatesi di odio per i francesi, gli ebrei, i massoni, i cretini, etc. Il volume esiste sia in inglese che in italiano, presso oup Feltrinelli.

Eichmann e' celebre per esser stato l'architetto sapiente di una serie lunghissima di politiche volte alla soluzione del cosidetto problema ebraico. Il problema ebraico, secondo il gruppo dominante del terzo reich, consiste nel come sbarazzarsi del popolo degli ebrei. E' un notevole contributo di tale dottrina che esista un popolo ebraico, dato che per qualche millennio vi fu nessuna idea di che cosa fosse. Vi erano tradizioni, una numericamente minuscola religione e libri a non finire; nessuno mise mai in contatto gli ebrei in India o a Cannaregio con eremiti di Sfad. Di questo, credito va dato alla frenetica attivita' organizzativa di Eichmann che incontro' a non finire esponenti di tutto e di tutti che avessero qualche cosa a che fare con l'ebraismo, da notai a sindacalisti, da rabbini a banchieri, fino a (quelle che oggi chiamerebbe) ONG che facevano di tutto un po' per spostare le piccole masse verso la minuscola terra promessa di origine egiziano-biblica, all'epoca un territorio sotto protettorato della corona di san Giorgio [per una breve informativa vedasi http://en.wikipedia.org/wiki/British_Mandate_for_Palestine_%28legal_instrument]. Eichmann quando le sorti della guerra volsero al peggio fu uno degli esperti che guidarono la soluzione finale.

Per disperazione, carenza di personale, imbelli funzionari, mogli ariane di mariti ebrei che protestavano senza tregua, un gruppo piuttosto sparuto di esperti decise di risolvere il problema uccidendo tutti gli ebrei possibili e immaginabili, facendo ricorso all'esperienza maturata nelle campagne per assassinare i commissari, i dementi, gli omosessuali, i comunisti, i socialisti, i socialdemocratici, gli zingari ed altri. Il risultato fu, per parecchi decenni, la scomparsa di un ramo dell'ebraismo, ad esempio in Polonia, Grecia, Ungheria, e altrove, e gli sconquassi in un territorio europeo coperto di campi di persone senza domicilio. Adolph Hitler si suicido' assieme a Blondi e Eva, cane e fidanzata rispettivamente. Eichmann si trasferi' ad allevare polli per anni in Germania. Con l'aiuto di parecchi assistenti, frati, prelati e membri della sua famiglia, arrivo' a Bolzano, dove ottenne documenti e visti necessari. Viaggio' dall'Italia, dal porto di Genova, e giunse in Argentina dove ebbe residenza e allevo' conigli per un lungo periodo. In azioni varie e rocambolesche un magistrato ed alcune spie individuarono dove fosse e lo rapirono. Nel 1960 mise piede in Israele per la prima volta in vita sua, fu processato nel 1961. Il processo per altro e' visibile anche adesso in un film documentario di R. Brauman e E. Sivan. Nel 1962 gli appelli inclusi quelli di celebri intellettuali per clemenza furono tutti respinti e la sentenza eseguita. 

La ragione per tornarci sopra e' duplice. Chi scrive si scusa per la deformazione professionale. Dei due filosofi che presero dei granchi immensi nel ventesimo secolo, quasi tutto si sa. Herr Heidegger, una scriba di astio e confusione, decise che bisognava decidere che il futuro era hitleriano, non solo per se stesso ma per tutto il popolo dell'occidente decadente e poco marziale. Le polemiche infuriano, visto che gruppi sparuti, e a volte non sparuti, di scemi insistono che il tutto ha nulla a che fare con i pensierini di Heidegger, paragonando il nanetto in braghe di cuoio e Hitler con la fascinazione di Platone per i tiranni. A voi l'ardua sentenza. La seconda e' assai piu' interessante in quanto e' cagione diretta di cosa qui si scrive.

Hannah Arendt, amante per breve tempo del sunnominato, laica ed ebrea ebbe una sfolgorante carriera accademica sia in Germania che in esilio in Francia e in USA, con posizioni a Princeton, Berkeley, Northwestern. La ragione per cui esiste a New York la "New School" e' lei. E' celebrata filosofa della politica e di altro. Il suo piu' grande accesso alla fama storica e' tutta via il best seller "Eichmann a Gerusalemme", del 1963. In esso Arendt forgio' l'idea del "male banale", avendo ascoltato le settimane di udienze nella corte dove Servatius e Hausner si battevano.

L'idea non e' cosi' tanto peregrina. Il "male" e' fenomeno strutturale, vale a dire e' commesso da cretini qualsiasi, presi in ingranaggi economici, politici, storici, di reputazione, di gelosie da ufficio postelegrafonico etc. Il libro e' leggibile persino adesso e divenne un oggetto di culto tra chi coltiva la morale, per sostenere, spesso, che il male ha un connotato di ordine quasi disincarnante. Ovvero, se Eichmann fosse nato a Battipaglia avrebbe aperto una pizzeria di scarso successo con turisti austraici a caccia di sole.

Il volume qui suggerito smonta la tesi di Arendt con una sagacia rara. I fatti sono riportati con una dovizia di particolari impressionante.

Anche se lesse, chi scrive, varie trattazioni di quel periodo storico, mai mi sarebbe venuto in mente di considerare l'ipotesi che Eichmann invento' di sana pianta di parlare ebraico e yiddisch, di esser nato in un fortilizio templare, chiamato Sarona in Palestina. Esiste davvero, ci sono stato, venne fondato da Templari veri nel 1871 che comprarono terra da monaci cristiani, ci si puo' andare a spasso camminando tre quarti d'ora da Yaffo, quando si vede Yarkon, il fiume, quello e' Sarona. Mai mi sarebbe venuto in mente di connettere forse la piu' famosa sociologa/urbanista/economistapolitica di Columbia University, Saskia Sassen, con il famigerato Sassen che si mise a scrivere trattati scriteriati con Eichmann a Buenos Aires. Era lei la bambina che accarrezzava l'(ex) comandante dell'ufficio per l'ebraismo. Vagamente ricordavo il nome solo perche' vennero pubblicati dei cartigli di Ludolf von Alvensleben - un nazista di estrema destra, opposto ai piani di soluzione del problema ebraico, coinvolto nell'assassinio di molte migliaia di persone in Crimea e in Polonia. LvA sempre' trovo' l'idea di sparare a un vecchietto con la barba con le mani in alto "nongermanica" e in contrasto con lo spirito vero di un deciso guerriero teutone. Di contro Stangneth, senza nessun sostegno accademico ma applicando giornalismo vero, riporta la verita' dei fatti: Eichmann tutto fu meno che banale. Risulta un soffiatore esperto degli zeffiri del male, un manipolatore di individui, perfettamente in grado sia di leggere Kant e Spinoza (pare sia l'unico caso di un processo penale in cui vennero chiamati in causa i principi dei due filosofi), di ritenerli due imbecilli, e di citare Kant di fronte alla corte.

Risulta, con non meno stupore, che i due, Sassen (padre) e Eichmann, forgiarono e condivisero un peculiare delirio di onnipotenza in cui erano demiurgi di una guerra tra "razze" (la "razza" ebraica e la "razza" ariana.) Il tutto in dosi sapienti mischiato a un geniale piano per salvarsi la pelle. Altri meno imprudenti se la salvarono (J Mengele, probabilmente A Brunner.) 

Eichmann, con il genio dell'affabulatore, durante il processo venne interrogato sull'idea (di origine kantiana) che quando anche ordini diretti confliggono con doveri morali, "ribellarsi e' giusto." Con una prontezza di spirito straordinaria, per un attore non professionista, Eichmann spiega all' "accusa" e alla corte che era prontissimo ad una rivoluzione e al sollevamente contro Hitler, tuttavia non ricevette mai l'ordine.

Il libro e' molto consigliabile. Saggiamente Stangneth nota come perfino una mente acuta e scaltra come Arendt cada nell'imboscata piu' semplice che il male tende: esser schiavi dei propri preconcetti e trovare ovunque conferme delle aspettative che si hanno.

O A E mentre prepara la sua memoria difensiva

20 commenti (espandi tutti)

Non ho letto il libro della Stangneth ma questa e' la terza recensione che vedo sostenere la stessa tesi ... senza spiegarmela. In che senso il fatto che AE era intelligente, di ampie letture, elaborato nei suoi piani, eccetera, dovrebbe "distruggere" la tesi di Arendt?

Quest'ultima non sosteneva che il male lo fanno i deficienti o gli ignoranti o che si fa per caso o cose del genere. Diceva, semplicemente, che il male lo fanno individui apparentemente normali ai quali vengono offerte situazioni particolari, poteri eccezionali, stimoli particolarmente perversi, senso straordinario di impunibilita', eccetera. Non ci sono stati solo i i due Alfred a fare del gran male nella storia, anche solo recente, del mondo ed ogni volta che penso agli episodi piu' eclatanti, dai Khmer a Stalin a Mao agli Utsi a ISIS la tesi di HA mi sembra mai contraddetta e sempre supported.

Cos'e' che non ho capito? 

H A

palma 15/12/2014 - 07:08

su Arendt, che non trovai mai persona di grande sagacia. A mio avviso, uno degli aspetti interessanti del suo giornalismo e' l'idea che ill male, cosidetto, e' commesso non da deficienti e ignoranti. Il punto che Arendt spinse oltre il credibile e' che il "male" almeno nel senso statuale o istituziionale e' una serie di atti compiuti ottemperando a un imperativo di ordine burocratico, di ottenere uno scatto di "carriera", di portare il panettone alla moglie. In breve la banalita' non e' nelle carenze mentali di chi commette, ma nel banale stato di quel che passa per la mente a chi commette.

La ragione per cui le ricerche di Stangneth sono interessanti e' che mostrano tutt'altro. Il tetro, grigio, burocrate e' un genio dell'impersonare, del mentire, e sopra e prima di tutto, e' guidato niente affatto da motivi come la carriera e (quel che gli italiani chiamano il) "tengo famiglia."

E' guidato da un delirio complesso e tutto meno che banale. Ad esempio, qui parlo io, a tuttora a me l'antisemitismo supremo di personaggi come Eichmann, torna misterioso assai. Il suo amico e superiore Alvensleben mi e' chiaro, Junker che vive in castello ed e' di destra per davvero. E' banale essere templari anticomunisti, non e' banale esser convinti che il problema principale di una nazione che sta perdendo una guerra catastrofica sia mandare i rabbini in Madagascar. p.s. non sto sfottendo, Eichmann prima dello sterimnio assoluto si occupo' attivamente di emigranti, e cosa interessante e non banale, mai prese una lira essendo una delle pochissime persone, ad esempio a Budapest e Vienna che stava seduto su montagne di diamanti. Mai arricchi' se stesso e i suoi cari. Banale e' Odevaine, non Eichmann. Sul fondo oscuro di cosa muove queste persone, a me e' difficilissimo capire alcunche'. Per metterla in chiaro, che gli ebrei stiano sulle scatole alla corona inglese, a Arafat a me e' chiarissimo, perche' un rivenditore di benzina di campagna si trasformi in un individuo che dice (1945) di andar contento all'inferno perche' avra' sei milioni di compagni d'avventura (vi sono i testimoni delle parole di Eichmann) mi fa assomigliare forse per dargli troppa importanza Eichmann al gobbo piu' celebre....https://www.youtube.com/watch?v=YmiwGJGVDXk

Ho letto il libro della Arendt. Lo rileggo spesso. E lo sfoglio per mettere bene a fuoco parole e concetti. Perché il male, dopotutto, non è che un concetto in grado di trasformare tutte le leggi (naturali oppure no) in difesa degli uomini in atti contro gli uomini.

E l'atto --anzi la funzione-- con cui quelle leggi vengono deflesse, ignorate e riconfezionate, non è che la "nota" burocratica di un "ufficio preposto" in cui una gerarchia tipicamente ministeriale e un orario convenzionalmente impiegatizio, banalizza quello che è il male in se.

L'eliminazione --è questa infatti il vero male in se-- di un popolo viene prima anticipata nel Mein Kampf (libretto in cui Hitler rivela tutto l'odio possibile per il comunismo e l'ebraismo), poi strutturata secondo i termini della deportazione, e compiuta nei campi di concentramento, nelle camere a gas e con le fucilazioni di massa.

E la zona di confine, anzi la zona grigia che ricorda un po' il titolo di un film ("la zona morta") e che collega tutto ciò che banale non è (l'idea hitleriana espressa nel Mein Kampf e i campi di sterminio) con quello che invece lo è per ipotesi (la sua burocratizzazione da orario di ufficio), non è che lo spazio, anch'esso banale quanto l'altro, in cui vengono immaginati, progettati e realizzati gli "impianti di eliminazione".

Il male quindi, nasconde la propria banalità e diventa tale quando i meccanismi meccanici che lo realizzano, s'innestano tra i meccanismi burocratici che invece li controllano.

Più leggo quel libro e più mi convinco che il vero errore non consiste nel capovolgere ciò che è banale in ciò che non lo è, ma nel confondere il dolore con il male. L'uomo non percepisce il male in quanto tale ma solo il dolore da quello generato. Il dolore, che non è mai banale, è quindi alla mercé degli atti degli uomini che, quelli si, possono essere banali quanto i meccanismi che li realizzano.

La Arentd continua ad avere ragione.

Non sono d'accordo in generale e particolarmente per quel che riguarda Eichmann, personaggio che la Arendt si "reinventa" affinchè confermi la sua tesi. Ovviamente è solo la mia opinione ma recentemente ho visto in una intervista su Sky Arte il documentarista Lanzmann sostenere la stessa cosa (accusando addirittura la Arendt di superficialità!), detto da lui che di Shoa si è occupato parecchio ed in prima linea mi ha rafforzato nella mia convinzione.

...è raccolta nella sua vita da funzionario che pedissequamente protocollava quello che difficilmente può essere archiviato e quindi pensato come un qualsiasi altro e normale atto formale: l'annientamento. Prosegue nella banalità della sua fuga con la Croce Rossa ginevrina, e si conclude con la cattura da parte del Mossad. Cattura banalmente compiuta grazie alle confidenze che il figlio, rimasto in Germania, fa a una ragazza di origine ebrea. Banalità nella banalità quindi.

Senza contare la banalità della sua difesa e quella della descrizione che dà di se alla Corte che lo dovrà giudicare e il comportamento. L'unica eccezionalità è quella relativa alla sua esecuzione: è la sola esecuzione civile eseguita in Israele.

La banalità è quindi l'intera vita di quell'uomo che si ferma con il dolore della sua morte che probabilmente qualcuno ha provato (la moglie, il figlio). È ancora il dolore che, quindi, rende diversa e non affatto banale la morte di un uomo.

non

palma 15/12/2014 - 07:12

far le lodi del glorioso istituto, ma la invito a leggersi quel che Mossad fece, dopo 14 anni di inattivita'. Evidentemente manco' di prender conoscenza dei lavori di Uki Goni. Ne trova un sapido e veloce riassunto nel giornale a cui collabora, viz. http://www.theguardian.com/world/2002/jan/25/bookextracts.israel

...come quell'articolo possa in qualche scardinare, far vacillare o smentire la tesi della Arendt. Il male può, a volte, continuare ad essere banale.

gentil zatarra

palma 15/12/2014 - 17:38

non so che vita Lei conduca, ma al sottoscritto che uno organizzi lo sterminio di sei milioni di persone sembra poco banale. evidentemente Lei ha connessioni con informazioni a cui io manco accesso. Per altro se cosi' banale fosse stato il caso di Eichmann, cosa spiega a suo avviso che egli si prese tanta cura a nasconderlo? non so a che articolo si riferisca Lei, se lesse il libro di Stangneth, come fu suggerito, la banalita' appare poca. una vita eccezionale, non una mezzamanica che organizza la stampa dell'orario Monaci della ferrovia, ma un personaggio di grande interesse, appunto perche' in nessun modo ovviamente un cosidetto "pazzo."

forse non ho usato le parole più giuste. Non sto cercando di provare o teorizzare la banalità dello sterminio (scientifico) di un popolo o di una sua parte, sto cercando di capire se il male con cui viene definito o identificato può esserlo. E se lo è, quando e come. Non solo, ad uno sterminio può essere associato uno e un solo male oppure esistono più mali? Magari diversi.

Fatto quindi "centro" sullo sterminio, cos'è l'atto che lo precede? E quello che lo segue? Possono essere entrambi banali, entrambi gravi, oppure possono avere anche "valori" diversi e magari opposti?

Immaginando che la negazione di uno sterminio (l'atto che lo segui quindi) sia in effetti un male proprio e quindi grave perché in un certo senso nega e sottrae anche l'idea di giustizia, l'idea che precede e poi elabora burocraticamente quello stesso sterminio è un male improprio e quindi banale, oppure è un male che, tout court, coincide esattamente con l'altro?

Si immagini uno Stato che, più o meno improvvisamente, introduca leggi che biforcandosi permettono la discriminazione di specifici gruppi di persone e con cui viene stabilita la prassi di una condanna o di un allontanamento. Per esempio dai luoghi di lavoro di tutti coloro che non rispondono a determinate qualità fisiche.

Si immagini ancora che quel particolare esonero possa essere condotto in maniera anche violenta. L'atto in se è senz'altro biasimabile perché riflette la stortura di una legge che non salvaguardando i diritti di tutti è quindi ingiusta. Anche tutte le azioni successive possono essere gravi se a quell'atto ne seguono altri con cui non solo viene negata giustizia, ma viene anche proposta l'idea che quella legge sia fondamentalmente giusta e necessaria.

E l'atto che precede l'idea e l'elaborazione di quella legge che tipo di male definisce? Se si trattasse di un male proprio, perché utilizzare una legge per rendere credibile l'idea di una giustizia che, in realtà, cessa di esistere definitivamente quando il suo opposto prende spazio e giustificazione nella testa delle persone che l'accettano?

Si tratta evidentemente di un male improprio che, burocratizzando l'ingiustizia, rende anche inutile qualsiasi giustificazione o spiegazione. Il male è diventato quindi banale nell'istante in cui ogni chiarimento o commento diventa inutile, superfluo, quasi evidente e scontato.

Perdoni Palma ma quando dice che la persecuzione nazista ha contribuito a chiarire cosa fosse il popolo ebraico ("che per qualche millenio vi fosse nessuna idea di cosa fosse") è una affermazione fatta per il gusto del paradosso o lo pensa veramente?

par

palma 15/12/2014 - 07:30

paradosso un paracdute. e' perfettamente serio. Mentre, anche se con dissensi e contromosse, si puo' star pacifici che esista una monolatrica e non monoteista religione dei cosidetti ebrei, e' tutto meno che chiaro che esista un popolo ebraico. Ad evitar caos semantico, ebrei non e' identico a sabra, israeliani, mizraichim, russi, siberiani, etiopi (i.e. la popolazione dello stato di Israele.)

Le do un solo esempio che mi venne fornito da un anziano, il cui mestiere meglio tralasciare al momento. Quando lo stato di Israele si prese l'indipendenza (per Stalin, l'ONU, la Francia, haganah, il caos prodotto dagli stati di prima linea, il regno di Giordania, etc.) venne decisa come penso Lei sia al corrente, di non scriver mai la costituzione (avrebbe urtato troppo le sensibilita' dei religiosi e avrebbe messo in dubbio principi da rivoluzione francese, ad esempio l'uguaglianza femmine-maschi) Venne tuttavia varata la "legge dei ritorni" (in ebraico si chiama "salita".) La legge in breve dice che lo stato e' un ente che gestisce la terra per conto e in nome del popolo di Israele. A tuttora se parla ebraico, lo stato non si chiama stato ma "terra", eretz Israel, dove Israel e' nome proprio di origine biblica. Bene, sorse la questione, non ovvia a rispondersi, e chi sono gli "ebrei"? venne utilizzata la legge nazista come griglia di inquadramento per trovare un'etnia. Fu per questo che si parla di nonni e nonne. Le cito il primo documento che salta fuori da internet: \beg quote

The 1970 amendment was induced by the debate on "Who is a Jew" (until then the law did not refer to the question). There are several explanations for the decision to be so inclusive. One is that as the Nuremberg Laws did not use a halakhic definition in its definition of "Who is a Jew", the Law of Return definition for citizenship eligibility is not halakhic, either.

Furthermore, the clause in Amendment number 2, 4a, states,

"The rights of a Jew under this Law and the rights of an oleh under the Nationality Law, 5712-1952***, as well as the rights of an oleh under any other enactment, are also vested in a child and a grandchild of a Jew, the spouse of a Jew, the spouse of a child of a Jew and the spouse of a grandchild of a Jew, except for a person who has been a Jew and has voluntarily changed his/her religion."[3]

pnina

 

A me risulta fosse di famiglia Calvinista.

oaE

palma 15/12/2014 - 13:38

egli stesso in due diari si disse cattolico, al frate francescano che lo segui' da Termeno a genova.

Cito (traduzione mia) " Senza esitazione di alcun gere mi chiamai cattolico (non "divenni" cattolico!]. In verita' non fui membro di nessuna chiesa, ma l;aiuto che mi venne dai preti cattolici mi si impresse in memoria per sempre. decisi di onorare la chiesa cattolica e ne sono membro onorario." In privato Eichmann sempre si dichiaro' seguace di Gottgläubigkeit. Dettagli sono reperibili nel test Mein Flucht, di nuovo a lungo citato e tradotto da Stangneth in Eichmann before Jerusalem. Nel ringraziarla dei commenti tenga presente che le tradizioni dei cosidetti cristiani protestanti sono fortissimamente minoritarie nei territori ungheresi, bosniaci, bukovini, austriaci, etc. La "Gottgläubigkeit" era la dottrina religioso-nazionale piu' diffusa tra gli aderenti per partito nazionale dei lavoratori socialisti (noti in seguito solo come i "nazisti".)

La questione strettamente confessionale e' quasi irrilevante, Eichmann era in grado (malamente dicono tre testimoni) di passar un esame del rabbinato di Budapest.

Il Sig. Eichmann dopo la seconda guerra mondiale si definiva quindi cattolico perché i preti cattolici lo aiutarono a scappare in Argentina. Immagino fosse pure sincero. Questo non gli concede peró una "estrazione cattolica". Ed essendo nato in Germania, da famiglia Renana, a ma pare sia definibile piú come "tedesco e di estrazione calvinista" che "non tedesco e di estrazione cattolica"

Grazie

palma 16/12/2014 - 19:26

della correzione, la quale fu inserita nel testo. Sono incerto nel dire quanto conti in queste persone l'estrazione religiosa. Hitler nel celebre passaggio ("tenendo a bada gli ebrei faccio il lavoro nel senso del signore creatore", in Mein Kampf, Erste Band: "So glaube ich heute im Sinne des Allmächtigen Schöpfers zu handeln: Indem ich mich des Juden erwehre, kämpfe ich für das Werk der Herrn.", Rimane che ambedue rimasero dall'inizio alla fine dei religiosi, e che definirono il loro pensiero come "lodatore di dio", usando il loro termine di Gottgläubigkeit. Informazioni spesso perdute sull'opposizione della chiesa che si nomino' confessante contro la religione piu' o meno intesa come la forma del nazismo, si trovano in (1967), Sergio Bologna,  La chiesa confessante dal 1933 al 1936, edito presso Giangiacomo Feltrinelli.

No, non ho letto i relativi libri, mentre il processo Eichmann l'ho visto su Sky, che lo ha trasmesso tempo fa, insieme a un bel film "Conspiracy", sulla conferenza di Wannsee (è l'unica cosa che guardo in TV: i documentari).

Il percorso da cui nacque la "soluzione finale" è ancora poco chiaro, si usa la Conferenza di Wannsee come milestone, ma ci sono ancora dubbi (Eichmann è stato condannato proprio per quella conferenza),  mentre è chiaro, secondo me, che il male può essere interpretato come "banale", come una cosa di routine, dal comandante tedesco che chiede più "Zyklon B" in quanto "è in arretrato", dal Khmer Rosso che spara alla testa del maestro di scuola, dicendo "l'Angka Leu fa mettere a morte tutti i nemici del popolo", fino al Legato Ponticio Amaury che, nel mssacro di Beziers affermò "Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi", in questo senso il male è banale, non è percepito come tale da chi lo esegue.

Diverso il discorso è su Pol Pot, Hitler (che avrà cura di non firmare mai un ordine sullo sterminio degli ebrei), ma anche, ad esempio, Heidrich, Himmler, e, probabilmente, lo stesso Eichmann.

Forse son tutte "categorie dello spirito" hegeliane, a cui cerchiamo di offrire una spiegazione razionale, che tale non è.

Palma, grazie, comunque, per costringerci ad attivare ancora quei pochi neuroni che rimangono.

come si comincia

palma 15/12/2014 - 16:28

per Marco, i meccanismi sono noti. il cosidetto olocausto comincia il 6 di giugno del 1941 con l'ordine dei commissari. quello, si', firmato da adolph H in persona. esiste ancora. come prevedibile, dato l'ordine ti dai poca pena ad immaginare come si applica. dietro ai militari seguono gli Einsatzgruppen, formati da Sd e SS, le due organizzazioni i cui membri Eichmann e Alvensleben, summenzionati

Adriano poco mi interessa della lana caprina, ma pare che l'unico ordine firmato da Hitler in persona sia stata la direttiva sull'eliminazione fisica dei malati di mente, ma pare che ci siano state delle proteste anche di gerarchi del partito, per cui la direttiva fu sospesa, Hitler si guardò bene in seguito di firmare qualsiasi cosa inerente a uccisione di massa.
C'è qualcosa anche su Wikipedia a tal proposito, invece non conosco l'ordine del 6 Giugno 1941, non era l'operazione Barbarossa ?

per marco

palma 16/12/2014 - 07:52

a moglie e prole e al migliore napoletano da gennaro serra in poi, i miei auguri.

della lana e delle capre poco importa (fa un caldo fetente qui, peraltro umidissimo, sto a guardare le mie scimmie che giocano con le pozzanghere ammazzando i vermi che si mangiano.

dunque, alcuni fatti. persino nei periodi piu' oscuri i vari adolfi dell'epoca sppero sempre che un omicidio e' un omicidio, pure secondo le leggi del terzo regno che erano a volte strane e Schmittiane, con tanti stati di urgenza e cosi' via. essi tuttavia, vi sono documenti in merito fecero le quadruple capriole carpiate per celare quel che facevano. E' tutto vero, il cosidetto programma dello zoo venne iniziato da un italiano ticinese, Leonardo Conti. Come il celebre maresciallo commise il proprio suicidio nel 1945, in carcere a Norimberga, disse che si scusava per aver mentito ai giudici francesi, inglesei, usa, e ussr nel processo dopo la guerra.

Anche li' misure di dissimulazione astutissime vennero prese. I genitori dei bambini, alcuni con difetti di DNA (pare, come sai nessuna sapeva all'epoca cosa fosse un meccanismo ereditario) o stupidi, o autistici, etc-- dettero il consenso all'internamento delle bambine. Quello fu il programma detto "dello zoo" perche' si svolse a Tiergarten Straße.


Affatto diverso l'ordine dei commissari. Hitler personalmente (e l'ordine e' firmato) tra le varie ossessioni che lo tormentavano era convinto che i bolscevichi avessero infiltarto tutto, le industrie, le banche, i sindacati, i reggimenti, le famiglie. L'ordine (che e' del 1941) venne dato con il diritto alla formazione di squadre di azione unica. Ancora oggi in letteratura in merito e' riferito come il caso degli Einsatzgruppen. 'einsatz' e' operazione. I gruppi vennero formati da polizia, a volte civile, da militari e da personal di SD (il servizio di sicurezza di SS.) Il loro mestiere era di seguire le armate, gli aerei e i carri armati che invadevano l'unione sovietica e massacrare i commissari, gli individui civili che erano lo scudo del partito comunista tra i militari e i civili. L'ordine venne, mais ça va sans dire..., letto in modo molto liberale ed estensivo. Le unita' vennero formate spesso da persone anziane, questi non erano Wermacht normale. E', mi dicono gli esperti, un raro caso di ordine firmato da Hitler che dice senza giri di parole che il compito non e' militare ma di assassinare civili, rei o sospetti rei di organizzare resistenza all'invasione. Fu li' che data la mole del compito, ingegneri di ingegno capirono che si potevano girare i tubi di scappamento dei furgoni e gasare la gente per risparmiare pallottole, e cosi' via. Mentre, tra i partecipanti, vi fu sempre la convizione che i bolscevichi fossero tutti ebrei (come sempre, vero a meta': Bronstein di certo, Dzerzhshinky manco per sogno, da giovane volle farsi gesuita...) in verita' massacrarono a volonta' anche ebrei, insieme a molta gente  "presa di mezzo" in un calderone che fu la ritirata militare fino a Mosca (che resistette come resistette Leningrad, a costo di morir di fame, ma resistette con un famoso viaggio sul ghiacci oche porto' pagnotte rafferme a chi stava in citta'.) In generale quello e' l'inizio della pressione che venne esercitata dai vari Heydrich, Eichmann e compagnia per inventare soluzioni creative al problema degli emigranti. Per ragioni economiche venne deciso di "dar il lavoro e la terra ai nostri", in chiaro, di trasferire fattorie tedesche in luoghi nuovamente occupati (questo fu il famoso spazio vitale, l'idea era che i tedeschi meritavano un trattamento di favore e non essendoci terra arabile in patria, dovessero venir assegnati nuove fattorie, campi, fabbriche nei territori che venivano conquistati.) In due casi noti Polonia e Crimea, la popolazione di religione ebraica era di significanti proporzioni (milioni di persone.) Dovendo dar priorita' ai tedeschi, cominciarono le pressioni per inventare i "ghetti" (ripresero il termine dei veneziani dei tempi dei dogi) in cui stipar la gente che veniva sfollata per far posto. La pressione divenne insostenibili e menti raffinate come Eichmann vennero impiegate a trovare la soluzione all'indovinello: dove mettere milioni di persone che non sappiamo come utilizzare? prima risposta, li facciamo lavorare, seconda risposta, per ragioni sindacali bisogna dargli una ciabatta di legno e una minestra al giorno e anche quelle vengono negate ai tedeschi veri, giunsero all'idea di spostarli in Africa, in Palestina, stranamente mai in Iowa. e nulla funziono', qui l'origine dello sterminio che raggiunge il suo regime di funzionamento  quando fu abbastanza chiaro che non sarebbero arivati a prendere ne Stalingrad, ne Mosca.

Auschwitz e' del 1940, e venne costruito come gli italiani usarono l'asinara per i terroristi. Gli internati erano oppositori politici polacchi. Dalla fine del 1941 Auschwitz funziona al giusto numero di giri. La soluzione finale ideata da questi individui e' nelle parole di uno storico del periodo, il passaggio dall'idea di mandare gli esecutori a caccia di vittime (i gruppi d'azione citati erano tutte unita' mobili, con camion, aerei, benzina, etc.) all'idea di mandare le vittime agli esecutori, da cui i famosi treni pieni di bambini di Paris, le vecchiette di cannaregio che vengono messe in treno per la risiera di san sabba, un signore di Salonicco bruciato vivo da un esagitato che grida in tedesco, etc.

 

per aver un idea del tipo di persone di medio livello coinvolte, sempre piu' materiale viene messo in circolazione da ricercatori scientifici che hanno visto archivi russi, francesi, americani etc. viz. 

 

http://www.archives.gov/iwg/research-papers/ohlendorf-irr-file.html

 

 

 

in clima da panettoni l'argomento e' sobrio, e mi fa pensare a tutti gli adoratori dello "stato" della "televisione di stato" dell'educazione di stato", ma quella e' una storia diversa. 

stammi bene Marco

 

qui, di seguito, una mappsa dell'azione

 

 

einsatzgruppen karte

 

due piccoli

marcodivice 16/12/2014 - 18:59

due piccoli contributi.

L'olocausto riprende il programma Aktion T4 col quale i nazisti perseguirono l'eugenetica. I campi e l'uso del gas vengono da li.

Due alti prelati, Graf Von Galen e Lichtenberg, si opposero all' Aktion T4 e alle deportazioni.Lichtenberg pagò con la vita.

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