Alitalia e i qui pro quo del Corriere

29 agosto 2008 sandro brusco
Un lettore ci segnala la singolare traduzione del Corriere di un articolo del Financial Times su Alitalia. È stato un qui pro quo o un quid pro quo?

L'articolo del Financial Times andrebbe letto per intero, a dir la verità a me non sembra fatto particolarmente bene: io, questi gran miglioramenti nella legge sulla bancarotta non li ho visti, ma magari sono poco attento. Il passaggio che ci interessa è il seguente.

First parenthesis: Alitalia’s rebirth eliminates a profitable
competitor. Second parenthesis: the NewCo’s investors, answering
Berlusconi’s call for “patriotic” businessmen with €1bn of their money,
shows the vigour of the Roman market in quid pro quos.

Traduzione corretta. Prima parentesi: la rinascita di Alitalia elimina un concorrente profittevole. Seconda parentesi: coloro che hanno investito nella NewCo, rispondendo alla chiamata di Berlusconi agli uomini d'affari ''patriottici'' con un miliardo di euro dei propri soldi, hanno mostrato il vigore del mercato romano per lo scambio di favori.

Adesso invece leggete l'articolo del Corriere. Lasciamo perdere la tesi sul ''giudizio nel complesso positivo'' sull'operato del governo, che io francamente non ho visto; sarà questione di sensibilità. Lasciamo perdere anche il lamento cripto-patriottardo sull'uso dei cliché; a me non risulta che FT si sia messo a parlare di pizza e mandolino, si è limitato a richiamare i fatti.

Dove non possiamo lasciare perdere è la traduzione della seconda parentesi di cui sopra (in particolare il pezzo ''shows the vigour of the Roman market in quid pro quos''), che il giornalista del Corriere traduce come ''la risposta patriottica degli imprenditori con un miliardo di fondi
propri mostra la capacità del mercato italiano di fare equivoci
''.

Fare equivoci? Capisco che i giornalisti del Corriere abbiano problemi con
l'inglese, ma addirittura con il latino? Una volta, almeno, il liceo
classico lo finivano.

Aiutiamoli un po', va. Qui c'è una spiegazione di cosa intendono gli anglofoni con ''quid pro quo''. In sintesi:

English speakers often use the term to mean "a favour for a favour"

Ossia, a Roma si sono accordati per un bello scambio di favori alle spalle dei contribuenti. Cosa c'entrano gli equivoci?

Per capire dove stanno veramente gli equivoci date un'occhiata alla voce di wikipedia in italiano su ''quid pro quo'', che ci suggerisce la probabile fonte dell'errore: il prode giornalista ha scambiato ''quid pro quo'' con ''qui pro quo'', un'espressione effettivamente usata dagli italiani per denotare un equivoco. Peccato che questo non abbia nulla a che vedere con l'uso che fanno gli anglofoni di ''quid pro quo''. Il significato dell'espressione è più vicino a quello che gli italiani rendono con ''do ut des''. Vale la pena di riportare un pezzo di questa voce:

Do ut des: frase latina, dal significato letterale: «io do affinché tu dia» e senso traslato «scambiamoci queste cose in maniera ben definita».

.....

La frase è ancora oggi usata anche nel discorso comune, in genere
per indicare la propria volontà di fare qualcosa solamente per un
tornaconto diretto oppure per stigmatizzare uno scambio avvenuto tra
due terze parti.

Nessun equivoco direi, ma solo parti che fanno qualcosa per tornaconto diretto.

Ah, sto ovviamente assumendo che l'equivoco nella traduzione sia dovuto a
scarsa dimestichezza con le lingue straniere. Chi mai penserebbe che,
nel principale giornale italiano, si possa artatamente ed in malafede
sbagliare una traduzione solo per favorire un padrone politico o
economico? Simili abissi di mancanza di professionalità non sarebbero
degni della peggiore repubblica delle banane. Ma noi siamo in Italia, diamine.

12 commenti (espandi tutti)

Simili abissi di mancanza di professionalità non sarebbero
degni della peggiore repubblica delle banane

Sicuro sicuro?

Al giorno d'oggi, nel mondo globalizzato, sotto gli occhi di tutti, una traduzione dall'inglese (non dall'aramaico antico ...) con le possibilità di sbugiardamento dietro ogni angolo, eccetera eccetera ...... :-)

Sai, a mio parere "simili abissi di mancanza di professionalità" son proprio la norma.

Esattamente come l'ignoranza e la superficialità che caratterizzano l'italico mondo dell'informazione.

Forse con il tedesco se la cavano meglio, vista la traduzione in "scandalo" dalla Frankfurter Allgemeine.

Daaaaaaaaaai... non esagerate, a me qui che si tratti di una svista sembra evidente.

Ho fatto un esperimento, e ho chiesto di tradurre dall'inglese la frase a una professoressa di latino e poi a un'amica che fa il dottorato in lettere classiche (il dottorato lo fa tra Italia e Germania - lo dico per prevenire vostre battute prevedibili! :D). A prima botta, ci sono cascate entrambe! L'espressione latina può essere tradotta in entrambi i modi, a seconda del contesto, ma è evidente che in italiano e in inglese l'espressione è entrata nel linguaggio corrente con significati diversi.

La stessa confusione l'avrebbero fatta, ci scommetto, novantanove italiani su cento (tra quelli che sanno un po' di inglese, e che non vivono in US of course!).

Del resto, è diffusissimo l'uso "meccanico" e inconsapevole di espressioni latine senza conoscerne il significato letterale (spesso senza sapere che sono latine!). Lo dimostra una serie di gustosi esempi come "out out del sindaco al consiglio comunale" (titolo di un tg locale). "Appriori non si può dire nulla" (l'ho trovato più volte, su giornali locali o anche su mail che ho ricevuto da amici). Ancora, tempo fa notai che volantini con il fac simile delle schede elettorali erano spesso indicati come "fax simili" (un fax simile, due fax simili, che diamine!)

Certo, che un errore simile lo commetta un giornalista di uno dei più importanti quotidiani nazionali non è carino (anche perchè... non si è posto il problema che la sua traduzione avesse ben poco senso??!)

Ma in fondo, tra tutti gli strafalcioni che si leggono, in questo caso farsi due risate credo sia meglio che fare i bacchettoni e gridare allo scandalo, o, peggio, insinuare interpretazioni dietrologiche. Del resto... mi riesce più facile pensare che 'sto tipo sia un po' messo male in inglese, piuttosto che un sì abile, sottile, subdolo manipolatore della lingua!!!

Non che non esistano, poi, casi più dubbi... Da un vecchio post sul blog di Daniele Luttazzi:

Oggi il sito del Corriere riporta allegramente che il Guardian avrebbe scritto:
"la
controversia è «senza precedenti in un Paese dove normalmente non
vengono mosse critiche alla Chiesa cattolica romana" (il virgolettato é
loro e a casa mia significa traduzione letterale).
Guarda un po', John Hooper invece scrive sul sito del Guardian che:
«The
controversy was unparalleled in a country where criticism of the Roman
Catholic church is normally muted.» che occhio e croce si traduce con:
la controversia è senza precedenti in un Paese dove normalmente le critiche alla Chiesa cattolica romana VENGONO ZITTITE.

Infatti, come volevasi dimostrare.

 

Si, si, Marco, anch'io penso sia un errore. Visto che ci stiamo divertendo con le parole, ''svista'' mi sembra un po' leggerino. ''Crassa incompetenza'' mi pare più calzante. Due cose però.

1) Il test giusto è far tradurre a una che sa l'inglese, non a chi studia lettere classiche. La questione infatti è come usano gli anglofoni l'espressione ''quid pro quo'', non come la usavano i romani. E, come giustamente osservi, anche se il 99% degli italiani poteva cascarci, a me pare che requisito minimo per stare al corriere e raccontare i pezzi del Financial Times sia quello di appartenere all'1% che non ci casca. Non fosse altro perché si accorge che la traduzione di ''mercato degli equivoci'' è totalmente priva di senso. E una volta vista che è priva di senso, l'idea di dedicare 5 minuti a controllare su wikipedia (che è quello che ho fattoi io) non sembra essere poi così complicata da formulare. Sai quanti giovanotti italiani che fanno il PhD a Londra avrebbero fatto un lavoro migliore a prezzo più basso?

2) La traduzione senza senso di quid pro quo è un errore, ma il tono essenzialmente falso dell'articolo no. Molto semplicemente, è una balla che il FT abbia dato un giudizio complessivamente positivo della vicenda. Leggiti attentamente il fondo di Giannino (lo trovi qui, grazie a Luigi P; vai in basso all'articolo ''i conflitti del Corrierone''). Il pezzo rilevante è questo:

Ma se è il Corrierone, a sparare contro la cordata di sedici soci privati messi insieme da quella Banca Intesa che a via Solferino non è esattamente estranea, il  fatto è senza dubbio rilevante.

Infatti, il telefonino di Mieli si è arroventato.

Traduzione: il Corriere si è già allargato troppo permettendo a Giavazzi di scrivere il suo editoriale contro la porcheria Alitalia. È stato quindi richiamato all'ordine. E gli effetti si vedono, a partire da questo articolo.

Il test giusto è far tradurre a una che sa l'inglese, non a chi studia lettere classiche

Assolutamente sì! Del resto, nel mio commento facevo, implicitamente, riferimento al fatto che bisognava conoscere proprio bene l'uso che fanno gli inglesi dell'espressione. Vero, probabilmente un italiano che vive a Londra non ci sarebbe cascato, ma per qualunque Italiano con conoscenza decente dell'inglese l'errore mi pare veniale.

Il mio commento puntave semplicemente a dire che, una volta tanto, stracciarsi le vesti qui per la traduzione di QUELLA SINGOLA FRASE mi pareva tutto sommato eccessivo. Quanto meno, la tua chiosa sul fatto che "almeno il liceo classico lo finivano" o roba simile.

Detto ciò, certamente volevo solo, appunto, giocare con le parole... il mio era giusto un divertissement, (quando ho postato il commento non avevo neanch letto l'intero articolo): la sostanza è
quella che dici tu nel tuo commento: figurati se mi metto a difendere
il Corriere, che infatti ho SMESSO di acquistare da un annetto
abbondante, così come Repubblica.

I pezzi delle agenzie (Asca , Ansa , Apcom ) sono tutti datati 29 agosto, come il pezzo del Corriere , ma l'ora precisa la vedo solo in quello dell'Ansa (29/08/2008 12:35).
Delle agenzie solo Apcom scrive qualcosa di simile al Corriere (ma sottolineandone  meglio gli aspetti ironici): "Tra giochi di ironie giudizio complessivamente positivo" e poi "è però complessivamente positivo il commento con cui il Financial Times esamina la soluzione trovata per Alitalia", e poi ancora "la risposta 'patriottica' degli imprenditori con un miliardo di fondi propri mostra la capacità del mercato italiano di fare equivoci".
Corriere ha preso da Apcom o viceversa?
Di solito sono i giornali che riprendono le agenzie.
Sarà così? Boh!
Comunque, la storia non cambia: se é il Corriere che riporta Apcom, perché ha scelto proprio Apcom? Forse il modo di dare la notizia era quello che permetteva di sfruttare meglio i presunti "aspetti positivi"? La faccenda del "quid", invece, sembrerebbe proprio una svista non voluta. Forse, quando non si capisce che cosa si sta scrivendo, sarebbe meglio soprassedere. Ma, forse, se avessero capito che cosa stavano leggendo, avrebbero senz'altro deciso di soprassedere (sono maligna, é vero, ma, a pensar male, dicono che non si sbagli)

Chi controlla Apcom? APCOM è sta fondata nel 2001 da Lucia Annunziata e nasce grazie ad una partnership per l'Italia e la Svizzera con la statunitense Associated Press, una delle agenzie di stampa più longeve e rispettate. Conosciuta anche con la sigla AP, l'Associated Press è infatti la piu' grande agenzia di stampa a livello mondiale e puo' contare su di una rete di 3.000 giornalisti e 243 redazioni sparsi in 97 nazioni. Nel corso del 2003 , a seguito di un incontro tra Giuliano Tavaroli, in cerca di contatti con D'Alema per conto della Telecom , e Lucia Annunziata, con D'Alema in ottimi rapporti, APCOM è passata sotto il controllo di Telecom Italia. Fa ora infatti capo alla società Telecom Media News, società controllata da Telecom Italia Media


L'attuale Direttore Responsabile é Gaetano La Pira:

October 3rd, 2003
AP.Biscom changes name
TELECOM ITALIA MEDIA: PRESENTING APCOM

Antonio Calabrò is Press Agency Manager
Gaetano La Pira is Co-Manager

26/06/2008 08.45
Telecom Italia Media: La Pira direttore agenzia APCom
FTA Online News

L'espressione latina può essere tradotta in entrambi i modi, a seconda
del contesto, ma è evidente che in italiano e in inglese l'espressione
è entrata nel linguaggio corrente con significati diversi.

Ma non e' la stessa espressione: sono due espressioni indipendenti tra di loro, con una "d" che le distingue.

Da un vecchio post sul blog di Daniele Luttazzi: 

Guarda un po', John Hooper invece scrive sul sito del Guardian che:
«The
controversy was unparalleled in a country where criticism of the Roman
Catholic church is normally muted.» che occhio e croce si traduce con:
la controversia è senza precedenti in un Paese dove normalmente le critiche alla Chiesa cattolica romana VENGONO ZITTITE.

Luttazzi aveva torto (e per una volta il Corriere ragione, incredibile dictu): "muted" significa "non rese pubbliche", o "espresse sottovoce". Vedi p.es. il Merriam-Webster:

Main Entry: muted
Function: adjective
Date: 1855

1 a: being mute : silent b: toned down : low-key, subdued

 

 

Ok, ma mi pare evidente che ormai spessisimo in italiano usiamo "qui pro quo" sia per indicare "scambiare erroneamente qualcuno per un altro" (latino: qui pro quo) che "scambiare erroneamente qualcosa per un'altra" (latino: quid pro quo).

Sull'appunto di Luttazzi, faccio mea culpa... non posso che ritirarmi in buon ordine :D

appunto sull'appunto di Luttazi: ci si potrebbe anche sbagliare tutti: "criticism of the Roman Catholic church is normally muted" può anche significare "le critiche della [formulate dalla, ndt] chiesa cattolica romana normalmente vengono espresse sottovoce". affermazione opinabile, ma traduzione corretta. l'ambiguità sta nell'"of" del testo inglese.

siccome di mestiere faccio il traduttore, di dubbi simili ne ho decine al giorno..... 

Sinceramente mi sono divertito, e sono anche caduto nell'errore lo ammetto :)

@Baron: la forma "criticism of X" l'ho visto quasi sempre dove X e' l'oggetto criticato, il soggetto che critica di solito viene introdotto in altro modo, ad esempio da "by". Non sono un traduttore, lo dico per capire se e' uno stilema diffuso :)

@Enzo: capisco che "muted" non significa "essere zittite" ma la traduzione "non vengono mosse critiche" mi sembra molto piu' lontana dal significato reale di "essere espresse sottovoce". Sempre IMHO  comunque :)

 

Riesumo questo post solo per segnalare che secondo il Corriere Chicago e' la capitale dell'Illinois (al secondo paragrafo, parlando di Obama, si legge

[...] e come senatore dello stato dell’Illinois, di cui Chicago è la capitale [...])

Si, lo so che magari uno non se lo aspetta che la State Capital sia Springfield, non voglio proprio fare le pulci. Ma era divertente leggerlo sul quotidiano nazionale.

Segnalo inoltre che sotto la foto hanno sbagliato a scrivere il nome di Obama, che è Barack e non Barak. Proprio bravi questi del Corriere.

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