Amarcord tremontiano, ovvero della "delega fiscale"

19 settembre 2011 fabio scacciavillani

Nel decreto che contiene le misure economiche (collettivamente rubricate come "manovra") approvato alla Camera la settimana scorsa, un posto di rilievo spetta alla cosiddetta "delega fiscale". Nel mio reticolo neuronale è scattato uno zapping mnemonico. Infatti la "delega fiscale" fu approvata il 7 aprile del 2003. Da un governo con lo stesso Presidente del Consiglio e lo stesso Ministro dell'Economia. Per chi non fosse stato colpito dal medesimo zapping riporto in forma integrale il testo della legge. Nella consapevolezza di far cosa gradita limito i commenti all'essenziale.

Va espressa sincera gratitudine a Tremonti e Berlusconi: nell'ennesima messinscena di provvedimenti economici questa volta ci è stato risparmiato il Ponte sullo Stretto, un evergreen insieme ai deliri sui comunisti e alle contumelie ai giudici, del crooner prestato alla politica, e mai restituito.

L'assenza è tuttavia compensata da un medley che non era più in auge da anni: la riforma fiscale. Come ormai ben noto, buona parte del rigore (si fa per dire) nei conti dei prossimi anni viene legato infatti alla "delega per la riforma fiscale". Su 39,3 miliardi di entrate addizionali 16 milardi sarebbero frutto di tale delega fiscale. Se essa non vedesse la luce entro il settembre 2012 si procederà a un taglio lineare del 5% di agevolazioni e deduzioni Irpef e Iva (l'unico a non capire di cosa si tratti è Alfano che qui vediamo sfoggiare in diretta la competenza che gli è valsa, a giusto titolo, la nomina a erede designato).

Nel paese telelobotomizzato nessuno sembra ricordare che la "delega fiscale" fu approvata il 7 aprile del 2003. Mi sono preso la briga di andare a ripescare tale legge che dopo oltre 8 anni non ha prodotto nessun risultato di rilievo e di cui pertanto si era persa la memoria. Nel 2003 non vi erano emergenze epocali, l'economia globale era in forte crescita, il governo godeva di una solida maggioranza in Parlamento (Fini e Casini belavano giulivi nell'ovile di Arcore), quindi non può essere accampata nessuna scusa lontanamente plausibile per aver lasciato marcire quella legge nei cassetti di Via XX Settembre. Anche perché la legge delega imponeva esplicitamente all'articolo 10:

"L'attuazione della riforma è modulata con più decreti legislativi, da emanare entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge".

Non volendo privare i lettori del piacere di scoprire le perle contenute nel testo, mi limito a proporre una hit parade dal libro dei sogni partorito dal fertile immaginario tremontiano e riproposto erga gonzibus nell'anno di grazia 2011 senza mostrare un minimo di pudore.

1) Semplificazione della selva di norme in cinque imposte "ordinate in un unico codice": imposta sul reddito, imposta sul reddito delle società, imposta sul valore aggiunto, imposta sui servizi, accisa.

3) Riduzione a due aliquote dell'imposta sul reddito, rispettivamente al 23% fino a 100.000 euro e al 33% oltre tale importo.

3) Limite del 33% sulle imposte societarie.

4) Le norme fiscali sono informate ai principi di chiarezza, semplicità, conoscibilità effettiva, irretroattività (e il prelievo sul conto titoli? e il contributo di solidarità?) in ottemperanza allo Statuto dei diritti del contribuente (legge 27 luglio 2000, n. 212, altra bufala).

5) Identificazione, in funzione della soglia di povertà, di un livello di reddito minimo personale.

6) Razionalizzazione in un unico strumento fiscale ed in un'unica modalità di prelievo di:

a) imposta di registro;
b) imposte ipotecarie e catastali;
c) imposta di bollo;
d) tassa sulle concessioni governative;
e) tassa sui contratti di borsa;
f) imposta sulle assicurazioni;
g) imposta sugli intrattenimenti.

7) Graduale eliminazione dell'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP).

8) Riforma del sistema dell'accisa ispirata a efficienza, ottimalità e semplificazione.

9) È garantita la tutela dell'affidamento e della buona fede nei rapporti tra contribuente e fisco.

10) Unica base imponibile per il gruppo d'imprese.

Non resta che applaudire e aspettare gli altri tagli lineari. Ed ora, per gli stomaci forti, ecco  il testo originale.

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LEGGE 7 aprile 2003, n.80  - Delega al Governo per la riforma del sistema fiscale statale. (G.U. n. 91 del 18-4-2003)
La Camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Promulga la seguente legge:
ART. 1.
(Delega per la riforma del sistema fiscale statale).
1. Il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi recanti la riforma del sistema fiscale statale. Il nuovo sistema si basa su cinque imposte ordinate in un unico codice:
imposta sul reddito, imposta sul reddito delle società, imposta sul valore aggiunto, imposta sui servizi, accisa.
ART. 2.
(Codificazione).
1. Il codice è articolato in una parte generale ed in una parte speciale. La parte generale ordina il sistema fiscale sulla base dei seguenti principi:
a) la legge disciplina gli elementi essenziali dell'imposizione, nel rispetto dei principi di legalità, di capacità contributiva, di uguaglianza;
b) le norme fiscali si adeguano ai principi fondamentali dell'ordinamento comunitario e non pregiudicano l'applicazione delle convenzioni internazionali in vigore per l'Italia;
c) le norme fiscali, in coerenza con le disposizioni contenute nella legge 27 luglio 2000, n. 212, recante disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente, sono informate ai principi di chiarezza, semplicità, conoscibilità effettiva, irretroattività;
d) è vietata la doppia imposizione giuridica;
e) è vietata l'applicazione analogica delle norme fiscali che stabiliscono il presupposto ed il soggetto passivo dell'imposta, le esenzioni e le agevolazioni;
f) è garantita la tutela dell'affidamento e della buona fede nei rapporti tra contribuente e fisco;
g) è introdotta una disciplina, unitaria per tutte le imposte, del soggetto passivo, dell'obbligazione fiscale, delle sanzioni e del processo, prevedendo, per quest'ultimo, l'inclusione dei consulenti del lavoro e dei revisori contabili tra i soggetti abilitati all'assistenza tecnica generale. La disciplina dell'obbligazione fiscale prevede principi e regole, comuni a tutte le imposte, su dichiarazione, accertamento e riscossione;
h) è previsto il progressivo innalzamento del limite per la compensazione dei crediti di imposta;
i) la disciplina dell'obbligazione fiscale minimizza il sacrificio del contribuente nell'adempimento degli obblighi fiscali;
l) la sanzione fiscale amministrativa si concentra sul soggetto che ha tratto effettivo beneficio dalla violazione;
m) la sanzione fiscale penale è applicata solo nei casi di frode e di effettivo e rilevante danno per l'erario;
n) è prevista l'introduzione di norme che ordinano e disciplinano istituti giuridici tributari destinati a finalità etiche e di solidarietà sociale.
2. La parte speciale del codice raccoglie le disposizioni concernenti le singole imposte di cui alla presente legge.
3. Il codice può essere derogato o modificato solo espressamente.
ART. 3.
(Imposta sul reddito).
1. Dato l'obiettivo di ridurre a due le aliquote dell'imposta sul reddito, rispettivamente pari al 23 per cento fino a 100.000 euro e al 33 per cento oltre tale importo, nel rispetto dei principi della codificazione, la riforma dell'imposta sul reddito si articola sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) inclusione, tra i soggetti passivi dell'imposta, degli enti non commerciali;
b) conservazione del regime di imposizione previsto per le società di persone residenti e soggetti equiparati;
c) per quanto riguarda l'imponibile:
1) identificazione, in funzione della soglia di povertà, di un livello di reddito minimo personale, tenendo conto delle condizioni familiari anche al fine di meglio garantire la progressività dell'imposta, escluso da imposizione;
2) progressiva sostituzione delle detrazioni con deduzioni;
3) articolazione delle deduzioni in funzione dei seguenti valori e criteri:
famiglia, con particolare riferimento alle famiglie monoreddito, al numero dei figli, degli anziani e dei soggetti portatori di handicap; casa; sanità, istruzione, formazione, ricerca e cultura, previdenza, assistenza all'infanzia negli asili nido e domiciliare;
non profit e attività svolta nel campo sociale, assistenziale e di promozione sociale e valorizzazione etica, culturale e scientifico;
volontariato e confessioni religiose i cui rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di accordi e di intese; attività sportiva giovanile; costi sostenuti per la produzione dei redditi di lavoro;
4) concentrazione delle deduzioni sui redditi bassi e medi, al fine di meglio garantire la progressività dell'imposta e di rendere particolarmente favorevole per i redditi anzidetti il nuovo livello d'imposizione;
5) inclusione parziale nell'imponibile degli utili percepiti e delle plusvalenze realizzate, fuori dall'esercizio di impresa, su partecipazioni societarie qualificate, per ridurre gli effetti di doppia imposizione economica;
6) per la determinazione del reddito di impresa, applicazione, in quanto compatibili, delle norme contenute nella disciplina della imposta sul reddito delle società, con inclusione parziale nell'imponibile degli utili percepiti e delle plusvalenze realizzate su partecipazioni societarie qualificate e non qualificate, per ridurre gli effetti di doppia imposizione economica; simmetrica deducibilità dei costi relativi e delle minusvalenze realizzate;
7) regime differenziato di favore fiscale per la parte di retribuzione o compenso commisurata ai risultati dell'impresa anche al fine di favorire la diffusione di sistemi retributivi flessibili finalizzati a rendere i lavoratori partecipi dell'andamento economico dell'impresa;
8) revisione della disciplina dei redditi derivanti da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa espressamente definiti, con inclusione degli stessi nell'ambito del reddito di lavoro autonomo e con loro attrazione al reddito che deriva dall'esercizio di arti e professioni se conseguiti da artisti e professionisti di qualsiasi tipo;
d) per quanto riguarda il regime fiscale sostitutivo per i redditi di natura finanziaria:
1) omogeneizzazione dell'imposizione su tutti i redditi di natura finanziaria, indipendentemente dagli strumenti giuridici utilizzati per produrli;
2) convergenza del regime fiscale sostitutivo su quello proprio dei titoli del debito pubblico;
3) imposizione del risparmio affidato in gestione agli investitori istituzionali sulla base dei principi di cassa e di compensazione;
4) regime differenziato di favore fiscale per il risparmio affidato a fondi pensione, a fondi etici ed a casse di previdenza privatizzate;
5) regime agevolativo per i contribuenti che destinano i propri risparmi alla costituzione di fondi personali di accumulo per l'acquisto della prima casa;
e) per quanto riguarda le semplificazioni:
1) prosecuzione del processo di semplificazione degli adempimenti formali;
2) potenziamento degli studi di settore;
3) introduzione del concordato triennale preventivo per l'imposizione sul reddito di impresa e di lavoro autonomo anche in funzione del potenziamento degli studi di settore;
4) introduzione di un sistema forfetario di tassazione agevolata per le piccole attività nei piccoli comuni montani non a vocazione turistica;
5) introduzione per le piccole e medie imprese e per i lavoratori autonomi di un regime semplificato per gli obblighi documentali e la determinazione degli imponibili, anche in funzione del potenziamento degli studi di settore ovvero in ragione della particolare modalità di espletamento dell'attività;
6) mantenimento di un regime fiscale semplificato per le società sportive dilettantistiche;
f) previsione di una clausola di salvaguardia, in modo che, a parità di condizioni, il nuovo regime risulti sempre più favorevole od uguale, mai peggiore, del precedente, con riferimento anche agli interventi di natura assistenziale e sociale.
ART. 4.
(Imposta sul reddito delle societa).
1. Nel rispetto dei principi della codificazione, per incrementare la competitività del sistema produttivo, adottando un modello fiscale omogeneo a quelli più efficienti in essere nei Paesi membri dell'Unione europea, la riforma dell'imposizione sul reddito delle società si articola, per quanto riguarda l'imponibile, sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) determinazione in capo alla società o ente controllante di un'unica base imponibile per il gruppo d'imprese su opzione facoltativa delle singole società che vi partecipano ed in misura corrispondente alla somma algebrica degli imponibili di ciascuna rettificati come specificamente previsto; esclusione dall'esercizio dell'opzione delle controllate non residenti; eguale esclusione della società o ente controllante non residente e senza stabile organizzazione nel territorio dello Stato; definizione della nozione di stabile organizzazione sulla base dei criteri desumibili dagli accordi internazionali contro le doppie imposizioni; per la definizione del requisito del controllo, riferimento ad una partecipazione non inferiore a quella necessaria per il controllo di diritto, diretto e indiretto, di cui all'articolo 2359 del codice civile; irrevocabilità dell'esercizio dell'opzione per un periodo non inferiore a tre anni, salvo il caso del venire meno del requisito del controllo; regime facoltativo di neutralità fiscale per i trasferimenti di beni diversi da quelli che producono ricavi fra le società e gli enti che partecipano al consolidato fiscale; in caso di uscita dal consolidato fiscale, riallineamento dei valori fiscali a quelli di libro dei beni trasferiti in neutralità, con conseguente recupero a tassazione delle plusvalenze realizzate, fino a concorrenza delle differenze ancora esistenti, e applicazione di analoghi principi per le fattispecie di cui alla lettera i), secondo periodo, con conseguente recupero a tassazione delle riserve e fondi ancora in sospensione di imposta; limite all'utilizzo di perdite fiscali anteriori all'ingresso nel gruppo e regolamentazione dell'attribuzione di quelle residue nel caso di scioglimento totale o parziale dello stesso; totale esclusione dal concorso alla formazione del reddito imponibile per i dividendi distribuiti dalle società consolidate; identità del periodo di imposta per ciascuna società del gruppo, fatta eccezione per i casi di operazioni straordinarie relativamente alle quali dovranno prevedersi apposite regole;
eventuale esclusione dell'opzione relativamente alle società controllate che esercitino determinate attività diverse da quella della controllante; esclusione dal concorso alla formazione del reddito dei compensi corrisposti alle e ricevuti dalle società con imponibili negativi; nel caso in cui per effetto di svalutazioni dedotte dalla società controllante o da altra società controllata, anche se non inclusa nella tassazione di gruppo, il valore fiscale riconosciuto della partecipazione nella società consolidata è minore del valore fiscale riconosciuto della corrispondente quota di patrimonio netto contabile di tale società, riallineamento del secondo valore al primo determinando i criteri per la determinazione e la ripartizione di tale differenza tra gli elementi dell'attivo e del passivo della società partecipata; le società che esercitano l'opzione garantiscono solidalmente tra loro l'adempimento degli obblighi tributari dell'ente o società controllante;
b) determinazione in capo alla società o ente controllante di un'unica base imponibile per il gruppo esteso anche alle società controllate non residenti sulla base degli stessi principi e criteri previsti per il consolidato nazionale di cui alla lettera a) salvo quanto di seguito previsto; esercizio dell'opzione da parte della società o ente controllante di grado più elevato residente nel territorio dello Stato e da parte di tutte le controllate non residenti; irrevocabilità dell'esercizio dell'opzione per un periodo non inferiore a cinque anni; mantenimento del principio del valore normale per i beni ed i servizi scambiati fra società residenti e non residenti consolidate; al contrario di quanto previsto per il consolidato domestico, calcolo della somma algebrica degli imponibili solo proporzionalmente alla quota di partecipazione complessiva direttamente ed indirettamente posseduta; esercizio dell'opzione condizionato alla revisione dei bilanci della controllante residente e delle controllate estere da parte di soggetti con le qualifiche previste ed eventualmente ad altri adempimenti finalizzati ad una maggiore tutela degli interessi erariali determinabili anche per il singolo contribuente; metodo di consolidamento analogo a quello previsto dal decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di cui all'articolo 127-bis, comma 8, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, prevedendo il riconoscimento di imposte pagate all'estero per singola entità legale o stabile organizzazione con modalità tali da evitare effetti di doppia imposizione economica e giuridica; al fine di consentire l'utilizzo del credito per imposte pagate all'estero, concorso prioritario dei redditi prodotti all'estero alla formazione del reddito imponibile; semplificazione della determinazione della base imponibile delle controllate non residenti, anche escludendo l'applicabilità delle norme del titolo I, capo VI, e dei titoli II e IV del citato testo unico delle imposte sui redditi, concepite per realtà produttive e regolamentazioni giuridiche nazionali;
c) esenzione delle plusvalenze realizzate relativamente a partecipazioni in società con o senza personalità giuridica, sia residenti sia non residenti, al verificarsi delle seguenti condizioni: 1) riconducibilità della partecipazione alla categoria delle immobilizzazioni finanziarie prevedendo oltre al riferimento alle classificazioni di bilancio anche il requisito di un periodo di ininterrotto possesso non inferiore ad un anno; 2) esercizio da parte della società partecipata di un'effettiva attività commerciale; 3)
residenza della società partecipata in un Paese diverso da quello a regime fiscale privilegiato di cui ai decreti del Ministro dell'economia e delle finanze emanati ai sensi dell'articolo 127-bis, comma 4, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, salvi i casi di disapplicazione previsti dal comma 5 dello stesso articolo 127-bis; nel caso di realizzo di plusvalenze relative alle partecipazioni con i requisiti predetti, recupero a tassazione delle svalutazioni dedotte negli esercizi anteriori alla data di entrata in vigore della nuova disciplina recata dalla riforma da determinare in numero non inferiore a due;
d) esclusione dal concorso alla formazione del reddito imponibile del 95 per cento degli utili distribuiti da società con personalità giuridica sia residenti che non residenti nel territorio dello Stato, anche in occasione della liquidazione, ferma rimanendo l'applicabilità dell'articolo 127-bis del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, per quelle residenti in Paesi a regime fiscale privilegiato; deducibilità dei costi connessi alla gestione delle partecipazioni;
e) indeducibilità delle minusvalenze iscritte e simmetrica indeducibilità di quelle realizzate relativamente a partecipazioni in società con o senza personalità giuridica, sia residenti sia non residenti, che si qualificano per l'esenzione di cui alla lettera c);
indeducibilità dei costi direttamente connessi con la cessione di partecipazioni che si qualificano per l'esenzione di cui alla stessa lettera c);
f) riformulazione dell'articolo 63 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, al fine di escludere il pro-rata di indeducibilità di cui al comma 1 del medesimo articolo nel caso di realizzo di plusvalenze esenti e di percezione di utili esclusi di cui rispettivamente alle lettere c) e d); previsione di un nuovo pro-rata di indeducibilità per i soli oneri finanziari nel caso di possesso di partecipazioni con i requisiti per l'esenzione di cui alla stessa lettera c), escludendo quelle relative a controllate incluse nel consolidato fiscale ed eventualmente anche quelle il cui reddito è tassato in capo ai soci anche a seguito dell'opzione di cui alla lettera h); per la determinazione del pro-rata riferimento ai valori risultanti dallo stato patrimoniale della partecipante, considerando il valore di libro delle partecipazioni con i requisiti di cui alla lettera c)
innanzitutto finanziato dal patrimonio netto contabile da determinare con criteri analoghi a quelli di cui alla lettera g); nel caso di successiva cessione della partecipazione consolidata o nella società il cui reddito è tassato in capo ai soci, anche per effetto dell'opzione di cui alla lettera h) potrà essere previsto il recupero a tassazione anche parziale degli oneri finanziari dedotti per effetto della esclusione di cui al secondo periodo della presente lettera; coordinamento con le disposizioni di cui alla lettera g);
g) in conformità a quanto disposto in altri ordinamenti fiscali europei, limite alla deducibilità degli oneri finanziari relativi a finanziamenti, erogati o garantiti dal socio che detiene direttamente o indirettamente una partecipazione non inferiore al 10 per cento del capitale sociale e da sue parti correlate, da identificare sulla base dei criteri di cui all'articolo 2359 del codice civile, verificandosi un rapporto tra tali finanziamenti ed il patrimonio netto contabile riferibile allo stesso socio eccedente quello consentito ed a condizione che gli oneri finanziari non confluiscano in un reddito imponibile ai fini dell'imposta sul reddito e dell'imposta sul reddito delle società; previsione di un rapporto tra la quota di patrimonio netto e l'indebitamento dell'impresa riferibili al socio qualificato sterilizzando gli effetti delle partecipazioni societarie a catena e eventualmente differenziandolo per le società la cui attività consiste in via esclusiva o prevalente nell'assunzione di partecipazioni; verificandosi un rapporto superiore a quello consentito, attribuzione al contribuente dell'onere di dimostrare che i finanziamenti eccedenti derivano dalla capacità di credito propria e non da quella del socio; in assenza di tale dimostrazione, assimilazione degli oneri finanziari dovuti ad utili distribuiti e conseguente indeducibilità degli stessi nella determinazione del reddito d'impresa; rilevanza ai fini della determinazione del predetto rapporto: 1) della quota di patrimonio netto contabile corrispondente alla partecipazione del socio al netto del capitale sociale sottoscritto e non versato, aumentato dell'utile dell'esercizio e diminuito della perdita nel caso di mancata ricopertura della stessa entro un periodo non inferiore alla fine del secondo esercizio successivo; 2) dell'indebitamento erogato o garantito dal socio o da sue parti correlate, intendendo per tale quello derivante da mutui e depositi di denaro e da ogni altro rapporto qualificabile economicamente fra i debiti finanziari;
rilevanza delle garanzie reali, personali e di fatto, quindi anche dei comportamenti e degli atti giuridici che, seppure non formalmente qualificandosi quali prestazioni di garanzie, ottengono lo stesso risultato economico; computo ad incremento dell'indebitamento degli apporti di capitale effettuati in esecuzione di contratti di associazione in partecipazione e di quelli indicati nel primo comma dell'articolo 2554 del codice civile o alternativamente assimilazione della remunerazione di tali apporti agli utili derivanti dalla partecipazione in società di capitali e dei redditi derivanti dalla cessione dei relativi contratti alla cessione di partecipazioni societarie qualificate; irrilevanza dei finanziamenti assunti dai soggetti indicati nell'articolo 1 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 87; eventuale esclusione dal limite alla deducibilità degli oneri finanziari per i contribuenti il cui fatturato non supera le soglie previste per l'applicazione degli studi di settore;
h) facoltà delle società di capitali i cui soci siano a loro volta società di capitali residenti, ciascuna con una percentuale di partecipazione non inferiore al 10 per cento, di optare per il regime di trasparenza fiscale delle società di persone. La stessa opzione potrà eventualmente essere consentita in presenza di soci non residenti solo nel caso in cui nei loro confronti non si applichi alcun prelievo sugli utili distribuiti. La società che esercita l'opzione garantisce con il proprio patrimonio l'adempimento degli obblighi tributari da parte dei soci; previsione di un'opzione analoga a quella di cui alla presente lettera per le società a responsabilità limitata a ristretta base proprietaria esclusivamente composta da persone fisiche e rientranti nell'ambito di applicazione degli studi di settore; esclusione dell'opzione di cui alla presente lettera o, se già esercitata, cessazione dei suoi effetti nel caso di detenzione da parte della società a responsabilità limitata di partecipazione in società con i requisiti per l'esenzione di cui alla lettera c); equiparazione ai fini delle imposte dirette della società a responsabilità limitata che esercita l'opzione ad una società di persone;
i) deducibilità delle componenti negative di reddito forfetariamente determinate, quali le rettifiche dell'attivo e gli accantonamenti a fondi, indipendentemente dal transito dal conto economico al fine di consentire il differimento d'imposta anche se calcolate in sede di destinazione dell'utile; nel caso di incapienza dell'imponibile della società cui si riferiscono, previsione della deducibilità delle predette componenti negative di reddito in sede di destinazione dell'utile di altra società inclusa nella stessa tassazione di gruppo; previsione dei necessari meccanismi per il recupero delle imposte differite;
l) riformulazione della disciplina del credito per imposte pagate all'estero di cui all'articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, al fine di renderla coerente con i nuovi istituti introdotti dalla disciplina recata dalla riforma, in particolare prevedendone il calcolo relativamente a ciascuna controllata estera ed a ciascuna stabile organizzazione o alternativamente, solo per queste ultime, mantenendo il riferimento a tutte quelle operanti nello stesso Paese; previsione del riporto in avanti ed all'indietro del credito per imposte pagate all'estero inutilizzato per un periodo eventualmente differenziato non inferiore a otto esercizi;
m) abolizione dell'imposta sostitutiva di cui al decreto legislativo 8 ottobre 1997, n. 358, e successive modificazioni, e della possibilità dallo stesso decreto prevista di ottenere il riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti per effetto dell'imputazione dei disavanzi da annullamento e da concambio derivanti da operazioni di fusione e scissione; mantenimento e razionalizzazione dei regimi di neutralità fiscale e di determinazione del reddito imponibile previsti dallo stesso decreto legislativo e dal decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 544, al fine di renderli coerenti alle logiche della disciplina recata dalla riforma;
n) opzione e relativi termini e modalità di esercizio per la determinazione forfetaria dell'imposta relativa al reddito ovvero del reddito derivante dall'utilizzazione delle navi indicate nell'articolo 8-bis, primo comma, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, ed eventualmente anche a quello derivante dalle attività commerciali complementari od accessorie al fine di rendere il prelievo equivalente a quello di un'imposta sul tonnellaggio; a tale scopo: 1) l'identificazione delle attività ammesse al regime di determinazione forfetaria avverrà con riferimento ai criteri di cui alla comunicazione recante "Nuovi orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato al trasporto marittimo" COM(96)81 approvata dalla Commissione europea in data 24 giugno 1997, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee C. 205 del 5 luglio 1997, ed alle modalità di attuazione degli analoghi regimi negli altri Stati membri dell'Unione europea; 2) la tassa ovvero il reddito saranno commisurati in cifra fissa per ogni tonnellata di stazza netta con l'individuazione di diverse fasce di tonnellaggio di modo che l'importo unitario per tonnellata diminuisca con l'aumentare del tonnellaggio della nave con riferimento a quanto previsto negli altri Stati membri dell'Unione europea; irrevocabilità dell'opzione per un periodo almeno quinquennale; alle cessioni di beni e servizi fra le società, il cui reddito si determina in modo forfetario secondo i criteri predetti, e le altre imprese si applica, ricorrendone le altre condizioni, la disciplina del valore normale prevista dall'articolo 76, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, anche se avvengono tra soggetti residenti nel territorio dello Stato;
o) riformulazione dell'articolo 127-bis del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, concernente l'imputazione ai soci residenti del reddito prodotto da società estere controllate residenti in Paesi a regime fiscale privilegiato al fine di estenderne l'ambito di applicazione anche alle società estere collegate residenti negli stessi Paesi. In assenza del requisito del controllo invece della determinazione dell'imponibile secondo le norme nazionali, sarà prevista l'imputazione del maggiore tra l'utile di bilancio prima delle imposte ed un utile forfetariamente determinato sulla base di coefficienti di rendimento differenziati per le categorie di beni che compongono l'attivo patrimoniale;
p) mantenimento della soglia di fatturato per l'applicazione degli studi di settore;
q) abrogazione delle disposizioni di cui al decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 466, e successive modificazioni;
r) per i costi e le spese aventi limitata deducibilità fiscale, previsione di criteri di effettiva semplificazione, anche con l'introduzione di meccanismi di forfetizzazione in rapporto ai ricavi dichiarati, e coordinamento con i criteri di valorizzazione di tali costi ai fini di altre imposte, senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato;
s) introduzione di un sistema agevolativo permanente, la cui entità è stabilita annualmente sulla base del finanziamento disposto in legge finanziaria, teso a ridurre il carico fiscale complessivo gravante sulle società che sostengono spese per l'innovazine tecnologica, la ricerca e la formazione.
2. Sull'imponibile determinato ai sensi del comma 1 insiste un'aliquota unica del 33 per cento.
ART. 5.
(Imposta sul valore aggiunto).
1. La riforma dell'imposta sul valore aggiunto si articola, sulla base dello standard comunitario, secondo i seguenti principi e criteri direttivi:
a) progressiva riduzione delle forme di indetraibilità e delle distorsioni della base imponibile, in modo da avvicinare la struttura dell'imposta a quella propria e tipica di una imposta sui consumi;
b) coordinamento con il sistema dell'accisa, in modo da ridurre gli effetti di duplicazione;
c) razionalizzazione dei sistemi speciali in funzione della particolarità dei settori interessati;
d) semplificazione degli adempimenti formali;
e) semplificazione delle disposizioni in tema di territorialità dell'imposta e migliore armonizzazione delle stesse con le previsioni della normativa comunitaria;
f) semplificazione delle disposizioni relative alla detrazione ed alla rettifica della detrazione e migliore armonizzazione delle stesse con le previsioni della direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977;
g) semplificazione e razionalizzazione delle disposizioni in tema di rimborso dell'imposta;
h) previsione di norme che consentano, nel rispetto dei principi di semplicità, trasparenza ed efficienza e nel rispetto dei vincoli comunitari, di escludere dalla base imponibile dell'imposta sul valore aggiunto e da ogni altra forma di imposizione a carico del soggetto passivo la quota del corrispettivo destinato dal consumatore finale a finalità etiche, in base ai seguenti principi: 1) la destinazione della quota del corrispettivo a finalità etiche può essere stabilita facoltativamente dal consumatore finale sulla base delle indicazioni fornite, al momento dell'effettuazione dell'operazione, dal soggetto passivo; 2) l'entità massima della quota del corrispettivo ammesso è stabilita ogni anno con la legge finanziaria per l'anno successivo, compatibilmente con i saldi della finanza pubblica;
i) armonizzazione delle diverse forme di detraibilità e deducibilità previste ai fini dell'imposta sul valore aggiunto e delle imposte sui redditi.
ART. 6.
(Imposta sui servizi).
1. La riforma dell'imposizione sui servizi si articola concentrando e razionalizzando, in un'unica obbligazione fiscale ed in un'unica modalità di prelievo, compatibilmente con la natura e l'oggetto dei servizi tassati, in particolare i seguenti tributi:
a) imposta di registro;
b) imposte ipotecarie e catastali;
c) imposta di bollo;
d) tassa sulle concessioni governative;
e) tassa sui contratti di borsa;
f) imposta sulle assicurazioni;
g) imposta sugli intrattenimenti.
2. La riforma deve altresì determinare:
a) il riordino dei tributi speciali;
b) il ricorso generalizzato, anche se graduale, ai sistemi di autoliquidazione sottoposti a controllo da parte dell'amministrazione in termini certi e brevi, in relazione alla tipologia dell'imposta ed al soggetto responsabile d'imposta, con l'utilizzo delle procedure e dei sistemi telematici.
3. La riforma deve essere volta prioritariamente ad un sistema di tassazione dei trasferimenti dei diritti immobiliari che ne favorisca la circolazione, con particolare riferimento agli immobili destinati ad abitazione principale.
4. Nell'ambito dell'istituzione dell'obbligazione fiscale relativa alla lettera g) del comma 1, la riforma deve prevedere agevolazioni fiscali dirette al sostegno delle attività artistiche dilettantistiche, nonché al sostegno delle attività artistiche finalizzate alla conservazione delle tradizioni popolari folcloristiche, svolte senza scopo di lucro.
ART. 7.
(Accisa).
1. La riforma del sistema dell'accisa è ispirata ai principi ordinatori dell'efficienza, ottimalità e semplificazione ed è improntata ai seguenti criteri direttivi:
a) salvaguardia della salute e dell'ambiente privilegiando l'utilizzo di prodotti ecocompatibili;
b) eliminazione graduale degli squilibri fiscali esistenti tra le diverse zone del Paese e previsione di un'aliquota di accisa sugli oli minerali da riscaldamento diversificata, correlata alla quantità di consumi, che consenta la riduzione dell'incidenza nelle aree climaticamente svantaggiate, e di un'aliquota di accisa sugli oli minerali diversificata per le isole minori, compatibilmente con la disciplina comunitaria;
c) adeguamento delle strutture dei sistemi di prelievo tributario alle nuove modalità di funzionamento del mercato nei settori oggetto di liberalizzazione, in coerenza con le deliberazioni dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas;
d) revisione dei presupposti per il rilascio delle autorizzazioni alla gestione in regime di deposito fiscale, tenendo conto delle dimensioni e delle effettive necessità operative degli impianti, ovvero anche delle esigenze territoriali di approvvigionamento;
e) previsione di nuove figure di responsabili solidali per il pagamento dell'accisa;
f) rimodulazione e armonizzazione dei termini di prescrizione e decadenza;
g) revisione delle agevolazioni in modo da ridurre l'incidenza dell'accisa sui servizi e sui prodotti essenziali e previsione di forme di partecipazione degli enti territoriali alla gestione stessa delle agevolazioni nell'ambito di quote assegnate ovvero di stanziamenti previsti;
h) snellimento degli adempimenti e delle procedure anche mediante l'utilizzo di strumenti informatici;
i) coordinamento della tassazione sui combustibili impiegati per la produzione di energia elettrica con l'imposta erariale di consumo sull'energia elettrica;
l) coordinamento dell'attività di controllo posta in essere da soggetti diversi.
2. Per accisa, ai fini della presente legge, si intende:
a) l'accisa armonizzata relativa agli oli minerali, all'alcole e alle bevande alcoliche, ai tabacchi lavorati;
b) l'imposta erariale di consumo sull'energia elettrica;
c) l'imposta di consumo sui bitumi di petrolio;
d) l'imposta sui consumi di carbone, coke di petrolio e bitume di origine naturale emulsionato con il 30 per cento di acqua, denominato "orimulsion" (NC 2714), impiegati negli impianti di combustione come definiti dalla direttiva 88/609/CEE del Consiglio, del 24 novembre 1988;
e) la tassa sulle emissioni di anidride solforosa (SO2) e di ossidi di azoto (NOx) applicata ai grandi impianti di combustione.
ART. 8.
(Graduale eliminazione dell'imposta regionale sulle attività produttive).
1. Il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi per la graduale eliminazione dell'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP), con prioritaria e progressiva esclusione dalla base imponibile del costo del lavoro e di eventuali ulteriori costi, valutando la possibilità di dare la precedenza ai soggetti con una prevalente incidenza del costo del lavoro rispetto agli altri costi. I decreti legislativi dovranno prevedere anche la semplificazione della base imponibile.
ART. 9.
(Principio di coordinamento con la finanza decentrata).
1. L'esercizio della delega prevista dalla presente legge avviene nel rispetto del seguente principio di coordinamento con la finanza decentrata: semplificazione del sistema di riscossione delle somme percepite a titolo di addizionale a tributi erariali, comprese le accise, al fine di garantire agli enti locali e regionali destinatari di tali risorse la facoltà di ottenere l'attribuzione diretta delle somme versate.
ART. 10.
(Attuazione, raccordi e copertura finanziaria).
1. L'attuazione della riforma è modulata con più decreti legislativi, da emanare entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sottoposti al vincolo della sostanziale invarianza dei saldi economici e finanziari netti dei singoli settori istituzionali, tenuto anche conto della riforma del sistema previdenziale. A tale fine, la sezione dedicata del Documento di programmazione economico-finanziaria, di cui all'articolo 1, comma 5, della legge 8 agosto 1995, n. 335, è integrata dei necessari elementi di informazione.
2. Dai decreti legislativi di attuazione degli articoli 4, 5, 6 e 7 non possono derivare oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato.
Nel caso di eventuali maggiori oneri, si procede ai sensi dell'articolo 11-ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni.
3. I decreti legislativi di attuazione degli articoli 3 e 8 contengono esclusivamente misure a carattere ordinamentale ovvero organizzatorio, oppure possono recare oneri nei limiti della copertura finanziaria assicurata ai sensi dei commi 4 e 5.
4. Nel Documento di programmazione economico-finanziaria sono indicate an-nualmente le variazioni dell'ammontare delle entrate connesse con le modifiche da introdurre al regime di imposizione personale e con la progressiva eliminazione dell'IRAP.
5. In coerenza con gli obiettivi di cui al comma 4, la legge finanziaria reca le modifiche al regime di imposizione personale e quelle relative alla progressiva eliminazione dell'IRAP che comportano effetti finanziari e definisce la copertura degli eventuali ulteriori oneri derivanti dai decreti legislativi di attuazione degli articoli 3 e 8.
6. Fino alla data di scadenza del termine per l'esercizio della delega di cui al comma 1, continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti, in quanto compatibili, non espressamente abrogate. Per lo stesso periodo, e per i due anni successivi, nel rispetto degli stessi principi e criteri direttivi di cui alla presente legge, possono essere emanate, con uno o più decreti legislativi, disposizioni integrative e correttive, nonché tutte le modificazioni legislative necessarie per il migliore coordinamento delle disposizioni vigenti. Apposita normativa transitoria escluderà inasprimenti fiscali, rispetto a regimi fiscali garantiti dalla legislazione pregressa.
7. Fino al completamento del processo di riforma costituzionale sono garantiti in termini quantitativi e qualitativi gli attuali meccanismi di finanza locale e regionale, nel rispetto, per le regioni a statuto speciale e per le province autonome di Trento e di Bolzano, dei rispettivi statuti e delle relative norme di attuazione.
In particolare, la progressiva riduzione dell'IRAP sarà compensata, d'intesa con le regioni, da trasferimenti o da compartecipazioni, da attuare nell'ambito degli equilibri di finanza pubblica. Restano salve eventuali anticipazioni del federalismo fiscale.
ART. 11.
(Disposizioni finali).
1. Gli schemi dei decreti legislativi adottati ai sensi degli articoli da 3 a 9 della presente legge, ciascuno dei quali deve essere corredato di relazione tecnica sugli effetti finanziari delle disposizioni in esso contenute, sono trasmessi alle Camere ai fini dell'espressione dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario, che sono resi entro trenta giorni dalla data di trasmissione dei medesimi schemi di decreto. Le Commissioni possono chiedere ai Presidenti delle Camere una proroga di venti giorni per l'espressione del parere, qualora ciò si renda necessario per la complessità della materia o per il numero dei decreti trasmessi nello stesso periodo all'esame delle Commissioni.
2. Qualora sia concessa, ai sensi del comma 1, la proroga del termine per l'espressione del parere, i termini per l'emanazione dei decreti legislativi sono prorogati di venti giorni.
3. Entro i trenta giorni successivi all'espressione dei pareri, il Governo, ove non intenda conformarsi alle condizioni ivi eventualmente formulate, esclusivamente con riferimento all'esigenza di garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, ritrasmette alle Camere i testi, corredati dai necessari elementi integrativi di informazione, per i pareri definitivi delle Commissioni competenti, che sono espressi entro trenta giorni dalla data di trasmissione.
4. Decorso il termine di cui al comma 1, primo periodo, ovvero quello prorogato ai sensi del comma 1, secondo periodo, senza che le Commissioni abbiano espresso i pareri di rispettiva competenza, i decreti legislativi possono essere comunque adottati.
5. Qualora il Governo abbia ritrasmesso alle Camere i testi ai sensi del comma 3, decorso il termine ivi previsto per l'espressione dei pareri parlamentari, i decreti legislativi possono essere comunque adottati.
6. Lo schema di decreto legislativo recante il codice di cui all'articolo 2 della presente legge è trasmesso ad una Commissione bicamerale, composta da quindici senatori e quindici deputati, nominati rispettivamente dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati nel rispetto della proporzione esistente tra i gruppi parlamentari, sulla base delle designazioni dei gruppi medesimi. La Commissione esprime il parere entro quarantacinque giorni dalla data di trasmissione dello schema di decreto. I Presidenti delle Camere possono, d'intesa, su richiesta della Commissione, concedere una proroga di venti giorni per l'espressione del parere.
7. Qualora sia concessa, ai sensi del comma 6, la proroga del termine per l'espressione del parere, il termine per l'adozione del decreto legislativo è prorogato di venti giorni. Decorso il termine di cui al comma 6, secondo periodo, ovvero quello prorogato ai sensi del terzo periodo del medesimo comma 6, il decreto legislativo può essere comunque adottato.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.
Data a Roma, addì 7 aprile 2003
CIAMPI
Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri
Tremonti, Ministro dell'economia e delle finanze
Visto, il Guardasigilli: Castelli

 

 

135 commenti (espandi tutti)

vita eterna

dragonfly 19/9/2011 - 22:22

per scacciare i berluscones molesti, specie se imprenditori, io uso da tempo l'argomento dell'IRAP, alla portata delle menti più semplici.

ma questo deja vù, così completo e vasto e ufficiale, conduce a vera vertigine, al fascino e all'orrore del tempo cristallizzato. i figli crescono, le mamme imbiancano e costoro (castelli, ministro della giustizia!) sfidano i secoli, veri emuli di dorian gray.

raimundo navarro dalla sua orbita, ululava disperato: " ocho anyos, ocho anyos! sin una muchaca, cabrones!" e noi con lui.

 

raimundo navarro dalla sua orbita, ululava disperato: " ocho anos, ocho anos! sanza una muchaca, cabrones!"

Affinché le nuove generazioni intendano.

Quella era satira vera e noi eravamo giovani. Che nostalgia :-)

ho corretto, bisogna essere accurati negli scherzi.

grazie anche del link, ma le nuove generazioni devono faticare un pochino a cercarsi le cose.

 per oggi basta, che ormai parlo come Abraham Simpson.

Round of applause, no wait: standing ovation, per Fabio.

Voltremont è forse la più grande truffa politica, intellettuale e, alla fin fine, forse persino "umana" che abbia mai infestato il palazzo di via XX Settembre. Il che, sia chiaro, è tutto dire ...

Michele, tu dicevi a oilproject che in Italia c'e' qualchuno che si diverte a spargere voci catastrofiste sui possibili scenari e che questo e' un comportamento irresponsabile. Non pensi pero' che l'altro estremo in cui ci troviamo (va tutto bene, e' propaganda comunista ora per piacere guardiamo chi ha vinto miss italia) sia ancora piu' dannoso? Io mi rendo conto, parlando con chi sta in Italia che nessuno ha ancora capito quali saranno EFFETTIVAMENTE le conseguenze. Forse non sarebbe il caso di iniziare a far venire un po' di pepe al culo affinche' anche i fedelissimi inizino a chiedere a berlusconi di togliersi di torno? Quello non se ne va, vive davvero in un mondo in cui S&P da i ratings in base a cio' che scrive repubblica.it.

 

 

Ormai con questo governo siamo arrivati alla circonvenzione di incapace di massa. Una specie di olocausto intellettuale. 

certo,invece gli altri governi :))....

... e stamattina su Radio Padania Libera qualcuno proponeva di confiscare e chiudere gli uffici italiani di S&P, colpevole di attentato alla democrazia.

... e pensa che avevo appena ritirato l'auto rimossa dai vigili ;-)

 

Scherzi a parte, il tono della propaganda di RPD è davvero allucinante. La tanto vituperata Radio Sherwood all'epoca dell'autonomia, al confronto, sembrava Radio Maria. E questi sono al governo.

8:46

 

"Il governo ha sempre ottenuto la fiducia del Parlamento dimostrando così la solidità della propria maggioranza. Le valutazioni di Standard and Poor's sembrano dettate più dai retroscena dei quotidiani che dalla realtà delle cose e appaiono viziate da considerazioni politiche".

E' quanto scritto in una nota di Palazzo Chigi.

I comunisti sono ormai come gli zombi di Romero, sono ovunque, strisciano sulle pareti, si annidano a S&P , aaaaah eccoli che arr...

Silvio Berlusconi ha definitivamente tagliato il cordone ombelicale che lo manteneva collegato alla realtà.

Faranno un'eccitante class action ... davanti a quale tribunale?

Un giorno o l'altro bisognerà parlare del ruolo delle associazioni dei consumatori, in maniera seria, impiegando competenze economiche e giuridiche!

Un giorno o l'altro bisognerà parlare del ruolo delle associazioni dei consumatori, in maniera seria, impiegando competenze economiche e giuridiche!

concordo, è argomento molto interessante; grave ma non "serio".

in attesa di un bel post competente e documentato, ripropongo questo lancio di agenzia in occasione della rimozione di profumo, giusto un anno fa.

 

Unicredit: Cittadinanzattiva, Profumo Ha Tenuto Conto Esigenze Clienti (ASCA) - Roma, 23 set - ''Ad Alessandro Profumo va dato atto di essere stato uno dei primi, se non il primo banchiere italiano ed europeo a tenere conto delle esigenze dei cittadini clienti, a guardare non solo dentro casa sua ma alla societa' nel suo complesso. Non sempre con successo, perche' il sistema bancario resta ancora lontano dall'essere incentrato sui bisogni dei consumatori, ma comunque ci ha provato, attraverso scelte di mercato finalizzate a ridurre il peso dei servizi sui cittadini, mediante un dialogo con le Associazioni dei Consumatori e decisioni non comode come l'introduzione della conciliazione per andare incontro alle vittime di crack finanziari''. Nelle parole del segretario generale, Teresa Petrangolini questo il commento di Cittadinanzattiva in merito ai nuovi assetti in Unicredit (Milano: UCG.MI - notizie) . ''Non entriamo nel merito delle considerazioni che hanno portato all'esclusione dell'amministratore delegato'' continua la Petrangolini, ''ci auguriamo solo che i nuovi vertici non decidano per un cambiamento di rotta nella considerazione da riservare ai consumatori, e che la banca non si limiti a rispondere solo agli interessi degli azionisti''.

 

si preccupavano delle loro fresche cadreghe! perchè queste sono "il dialogo con le associazioni dei consumatori".

 

Perchè... al pomeriggio sarebbe meglio?

Leggo quotidianamente nFA e cerco di imparare un po' di economia, e dando un'occhiata all'articolo ho bisogno di un chiarimento e di un parere da chi ne sa più di me.

I nostri politici stanno eliminando (o hanno eliminato) l'IRAP e l'ICI. In un'ottica di federalismo fiiscale, è bene eliminare questo genere di prelievi fiscali?

Mi spiego meglio: il mio testo di scienza delle finanze, a proposito del federalismo, dice:"In un sistema caratterizzato da forte autonomia degli enti locali possono verificarsi fenomeni di concorrenza fiscale, vale a dire strategie volte a ridurre il carico fiscale per attrarre nella propria comunità attività economiche e basi imponibili di contribuenti di altre comunità. Per evitare queste difficoltà è consigliabile che le basi imponibili delle imposte locali siano "poco mobili", come ad esempio gli immobili."

Mi pare che il testo faccia riferimento all'ICI. 

Poi continua:"A livello locale sono adatte imposte reali sulle attività produttive e professionali, che si conciliano bene con il Principio del beneficio.", qui fa riferimento all'IRAP.

Qualche anima buona ha voglia di perdere un po' di tempo per spiegarmi come stanno le cose?

Solo una puntualizzazione: l'ICI non è stata abolita ma solo esentate alcune categorie di immobili (prima casa)

Il fatto è che federalisti non sono

Mi spiego meglio: il mio testo di scienza delle finanze, a proposito del federalismo, dice:"In un sistema caratterizzato da forte autonomia degli enti locali possono verificarsi fenomeni di concorrenza fiscale, vale a dire strategie volte a ridurre il carico fiscale per attrarre nella propria comunità attività economiche e basi imponibili di contribuenti di altre comunità. Per evitare queste difficoltà è consigliabile che le basi imponibili delle imposte locali siano "poco mobili", come ad esempio gli immobili."

Dipende a cosa si riferisce quel vocabolo: "consigliabile" per chi o per quale finalità? La riforma federalista, nei proclami, sarebbe servita a limitare gli sprechi di denaro pubblico. Uno dei sistemi per limitare gli sprechi è proprio quello di mettere in competizione le amministrazioni locali, costringendole ad ottenere gettito, in parte, da basi imponibili mobili. In tal modo, i contribuenti (mobili sul territorio) possono fuggire da amministratori ladri e scegliere quelle aree del paese dove il mix di imposte e spesa pubblica è di loro maggior gradimento, così fornendo maggior gettito agli amministratori virtuosi.

Detto questo, la prassi più comune negli altri paesi occidentali è di applicare un'imposta societaria centrale ed omogenea sul territorio, e di lasciare che le municipalità si finanzino (anche) con imposte immobiliari di vario genere. L'ICI in questo non è dissimile dalla property tax USA, o inglese, francese, olandese, norvegese, o... Nota anche che l'ICI in parte è anche imposta di beneficio: una spesa municipale di qualità (per strade, sicurezza, scuole...) viene capitalizzata nel valore degli immobili residenziali. Cioè: i posti migliori in cui vivere attirano gente, innalzano così la domanda di abitazioni, il prezzo di queste va su (perché l'offerta di nuove abitazioni è limitata dalle regole edilizie), ed anche il gettito ICI cresce (non subito, quando si fanno le rivalutazioni catastali). QUI è spiegato piuttosto bene.

L'IRAP è invece una roba strana assai. In pratica il gettito IRAP va a finanziare la sanità pubblica al livello delle Regioni. Ora, il fatto che non si tratti affatto di un'imposta di beneficio è evidente (a meno che uno pensi che le imprese valutano le location per i propri impianti ed uffici anche in base alla salute media dei cittadini del posto. Magari nell'800 si, ma nel XXI secolo mi pare idea di fantasia...). Inoltre le differenze tra le aliquote locali sono minime. Di fatto, è solo un'altro balzello che colpisce gli utili d'impresa, e che di "federalista" ha solo la ripartizione del gettito. Se rileggi la mirabile lista postata da Fabio Scacciavillani, vedrai (punti 3 e 7) che l'idea di Tremonti pare essere di sostituire IRAP con una maggiore IRES, infatti le due imposte amontano oggi all'incirca al 33% dell'utile lordo d'esercizio (che per inciso, è più elevata della aliquota societaria media EU del 5-6%). Sia mai che qualcuno paventi una riduzione delle tasse! Il solito gioco delle tre carte, così come l'annuncio di spostare la tassazione dalle persone alle cose (ancora nessuno ha ben capito cosa significhi).

Attenzione: l'IRAP non si commisura all'utile dell'impresa ma ai mezzi impiegati nella produzione (e grava anche sui liberi professionisti).

"Attenzione: l'IRAP non si commisura all'utile dell'impresa ma ai mezzi impiegati nella produzione (e grava anche sui liberi professionisti)."

Questa considerazione riguarda solo il metodo di computo del debito fiscale, che comunque non è commisurato "ai mezzi impiegati nella produzione", ma piuttosto al valore aggiunto che questi producono in azienda. A chi rimane il valore aggiunto netto, tolte le tasse? Agli azionisti, ai soci di srl, al professionista, e quindi l'onere IRAP è paragonabile all'incidenza di una comune imposta societaria (anche se, ovviamente, non basta sommare aliquota IRAP ad aliquota IRES, data la differenza tra le basi imponibili; ma secondo calcoli fatti in letteratura, l'IRAP in media incide per un 5-6% circa dell'utile d'esercizio lordo).

A meno che l'imposta sia ribaltata sui fattori stessi, cosa poco probabile visto che: 1) il tasso d'interesse non si tocca, sennò i capitali finanziari vengono investiti altrove (banale condizione di non-arbitraggio con l'estero); 2) i salari non si toccano, sennò i sindacati s'incazzano. Morale della favola: l'onere IRAP rimane perlopiù a carico di imprenditori e professionisti. Che poi il cuneo fiscale introdotto dall'IRAP favorisca disoccupazione e sottutilizzazione di capitali è cosa vera (come qualunque imposta che alteri il rapporto tra prodotto marginale e costo unitario dei fattori), ma è altra questione.

L'IRAP non e' proprio un'imposta societaria, perche' si paga anche se l'impresa e' in perdita.

"L'IRAP non e' proprio un'imposta societaria, perche' si paga anche se l'impresa e' in perdita."

Vero. Ed è uno dei motivi per cui l'IRAP va riformata o eliminata al più presto.

Il commento di Gianmarco però (vedi sopra) chiedeva lumi sul ruolo dell'imposta nella riforma federalista, e a tale riguardo non credo che la possibilità di un debito fiscale positivo a fronte di utili netti negativi faccia alcuna differenza. Nella sostanza, l'onere IRAP resta a carico delle imprese così come una qualunque imposta societaria, ed io non vedo, per com'è congegnato attualmente il sistema prelievo-spesa regionale, alcun ruolo sensato  per l'IRAP in un sistema federalista. L'ICI, al contrario, è un tipo di tributo che usano ovunque nel mondo come fonte di gettito municipale, e pare funzionare piuttosto bene.

e cosa sarebbe?E' un imposta che pagano anche le società e che non grava solo sugli utili...cosa significa dire " non è proprio un imposta societaria"?Di per se non significa nulla e non è neanche corretta.Non dipende dal fatto se la si paga anche se si è in perdita,se sia o no societaria,credo.E' un imposta sulle attività produttive...e dunque?Non credo che la questione sia imposta societaria o meno...la questione è che va abolita e semmai,si faccia come per l'IRPEF,si metta un aliquota IRES addizionale per regioni e comuni,magari riducendo di un paio di punti l'IRES nazionale,e si copra il taglio dell'IRAP azzerando i trasferimenti alle imprese,come chiedeva mi pare Baldassarri.

Mi spiego meglio: il mio testo di scienza delle finanze, a proposito del federalismo, dice:"In un sistema caratterizzato da forte autonomia degli enti locali possono verificarsi fenomeni di concorrenza fiscale, vale a dire strategie volte a ridurre il carico fiscale per attrarre nella propria comunità attività economiche e basi imponibili di contribuenti di altre comunità. Per evitare queste difficoltà è consigliabile che le basi imponibili delle imposte locali siano "poco mobili", come ad esempio gli immobili."

Mah, forse sarebbe meglio leggere un testo di scienza delle finanze scritto in un paese federale da sempre, o quasi.

Ritengo che alla base del federalismo fiscale ci debba essere tutto quello che serve a finanziare le scelte politiche fatte localmente. Se localmente ci si occupa di scuola e sanità, come in Svizzera, con imposte come ICI e IRAP non ci fai un tubo. Hai bisogno di imposte che possano generare un buon reddito e che siano modulabili. Le migliori in questo sono le imposte sul reddito.  Questo genera "difficoltà" per la concorrneza fiscale? Non è vero, altrimenti se il prezzo puo' basso vincesse sempre, andremmo tutti in giro in 500. Invece vince l'equilibrio tra qualità dei servizi offerti e carico fiscale per finanziarli. Che poi ci sia concorrenza tra località diverse, è un bene.  Io quindi penso che le imposte sui redditi dovrebbbro essere locali, dove tra l'altro c'è un maggior controllo antievasione del territorio, mentre lascerei allo stato centrale le imposte indirette, tipo IVA. Questo ha il pregio di evitare sovrapposizioni e doppie imposizioni. Ma forse è troppo semplice ... :-)

Non è vero, altrimenti se il prezzo puo' basso vincesse sempre, andremmo tutti in giro in 500.

Argomento a capocchia. Le tasse sono redistributive. Il mercato dell'auto no. Per quanto i servizi siano buoni, c'e' ovviamente chi paga piu' tasse di quanto riceva in servizi.

 

Se il federalismo fiscale funziona, uno che volesse spostarsi dove paga meno tasse perché, essendo ricco, non gli interessano certi servizi e vuole risparmiare sulle imposte, puo' farlo. È la possibilità di scelta, che conta. Non il fatto che poi la faccia veramente. Di fatto dove c'è il federalismo fiscale non tutti (ricchi e non) vanno a vivere dove le imposte sono piu' basse. La maggioranza delle persone attive con redditi alti rimane residente in comuni con fiscalità media o anche medio alta. In questo senso i timori di una concorrenza fiscale verso il basso sono solo teorici ma praticamente infondati.

Beh, parlo per ipotesi. Se le tasse sono alte è verosimile ricchi (absit injuria verbo) si trasferiscano numerosi dove si pagano meno tasse; all'inizio l'incentivo per i poveri è modesto, perchè comunque pagano poche o punte tasse. Questo determina una perdita di gettito per le località dove si pagano più tasse: a questo punto i governi locali saranno di fronte all'alternativa di alzare ulteriormente le tasse oppure di ridurre signifiticativamente i servizi. I poveri potrebbero essere tentati di traferirsi anche loro, ma questa strategia potrebbe essere frustrata da vari fattori, ad esempio prezzi elevati degli alloggi, tanto per acquisto che per affitto. Con il trascorrere degli anni le tendenze si amplificano; i governi delle località dover risiedono molti ricchi che richiedono pochi servizi avrebbero la possibilità di abbassare ulteriormente le tasse, rendendosi ancora più attraenti, mentre i governi delle località dover risiedono ormai solo i poveri sarebbero costretti ancora una volta ad alzare le tasse e/o a ridurre i servizi.

In molti paesi federali (USA, CH, Belgio, Svizzera, Germania) ci sono sostanziosi trasferimenti dalle aree a reddito medio più alto verso quelle a reddito più basse e l'entità e le modalità di questi trasferimente sono oggetto di un vivece dibattito politico.

a questo punto i governi locali saranno di fronte all'alternativa di alzare ulteriormente le tasse oppure di ridurre signifiticativamente i servizi

Il mondo non è bianco o nero. C'è anche l'alternativa di riuscire a fornire servizi di ottima qualità ma ad un costo (fiscale) inferiore. Cosa che si puo' tentare di fare in centinaia di modi diversi. Ogni località tenta a suo modo e la competizione comparativa non è solo sul costo finale ma proprio sulla qualità e sul rapporto qualità prezzo. 

Lo so che questo modo di procedere non passa nemmeno per l'anticamera del cervello, in Italia ma per questo il federalismo (serio) è una vera e propria rivoluzione, culturale, politica ed economica.

In soldoni, secondo Alfano, il taglio alle detrazioni/deduzioni fiscali non rappresenta un aumento delle imposte, ma un taglio di incentivi e quindi un taglio di spesa pubblica.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/15/gaffe-di-alfano-a-ballaro/157577/

 

Mi si scusi la volgarità ma me cojoni! Incredibile che una persona adulta normodotata non analfabeta non arrivi a capire da sola una cosa così semplice.Non merita neanche la licenza elementare e rischiamo di ritrovarcelo premier! 

Ps. Ma ci è o ci fa? E' andato avanti con la sua teoria sperando che qualche beota di ascoltatore gli creda? 

dipende da come sono conteggiate le detrazioni in contabilità nazionale e nel conto economico delle amministrazioni pubbliche:magari ci sono detrazioni che sono messe come spesa sociale,io non so se nel bilancio si mettono le imposte lorde e poi tra le spese queste detrazioni.Per me,certe detrazioni sono spesa sociale,ergo ridurle o toglierle comporta una riduzione di spesa pubblica.Ma per certi versi,anche certe agevolazioni fiscali sarebbero da definire piu' come trasferimenti alle imprese se riguardano le persone.Ripeto,non so bene come vengano conteggiate in contabilità nazionale e nel conto economico della amministrazioni pubbliche.Quello che so è che in certi casi,ad esempio,entrate in conto capitale non vengono conteggiate come maggiori entrate,ma come minori spese:è ad esempio stato il caso delle entrate UMTS nel 2000:infatti,in quel caso,se si va a vedere,risulta una riduzione della spesa mi pare di piu' di 1 punto di PIL che pero' in realtà è legata alle entrate per l'UMTS.Oppure i ricordo che la retrocessione dell'anticipo alle società di riscossione decisa da Prodi nel 2007,non venne contabilizzata come minore entrata,ma come maggiore spesa.Insomma,le regole di contabilizzazione di contabilità nazionale e quelle decise da Eurostat in certi casi sono diverse da quelle che uno magari si aspetterebbe.Rimane il fatto,secondo la mia opinione,che ad esempio,le detrazioni per moglie o figli a carico debba essere ritenuta spesa e non minore entrata...o sbaglio?

Rimane il fatto,secondo la mia opinione,che ad esempio,le detrazioni per moglie o figli a carico debba essere ritenuta spesa e non minore entrata...o sbaglio?

Deciditi, o è un'opinione o è un fatto. Comunque sia, è un evidente sbaglio.

Se un ottico facesse una promozione offrendo come sconto una percentuale pari alla diottria riscontrata, lo mette nelle spese aziendali? Cosa succede a questo ottico: ha piu' spese o meno fatturato?

Se mette lo sconto tra le spese (promozione) allora deve anche indicare, sull'altro piatto della bilancia, nei ricavi, il fatturato lordo, quelli che avrebbe fatto senza sconti. Insomma, invece di indicare che ho fatturato 90, devo indicare un fatturato di 100 ed una spesa di 10. Ma lo stato ben se ne guarda di fare cose del genere, perché la pressione fiscale risulterebbe molto elevata (al lordo delle detrazioni). La pressione fiscale è basata sulle entrate effettive (al netto di deduzioni, sconti, condoni ed evasione) e per coerenza quindi queste voci non possono essere nelle spese. O ci sono due volte, o zero. Spero che in Italia la contabilità pubblica si faccia seriamente, non alla greca.

forse non è in grado di capire.Ho detto che per me è cosi'...poi ho detto che non è detto che Alfano abbia torto,bisogna vedere come vengono conteggiate nel bilancio e in contabilità nazionale le detrazioni.Si usa la forma della detrazione,perchè è piu' conveniente e veloce che far pagare il lordo delle imposte e poi riversare come assegno per i figli un importo,non mi pare difficile da capire.E' spesa sociale...tant'è che ci si pone il problema degli incapienti parlando di tassazione negativa per ovviare all'inconveniente che chi è esente dalla tassazione perchè sotto un certo reddito,non puo' godere di queste detrazioni.Se non fosse come dico io,perchè allora preoccuparsi di chi non ne puo' usufruire perchè sotto il reddito minimo imponibile?E quel bonus incapienti che è stato dato mi pare nel 2007 o 2008 è stato conteggiato come spesa e non come minori imposte.Ripeto,per me un certo tipo di detrazione è un sussidio che viene dato alle famiglie,è spesa sociale...poi bisogna vedere in contabilità nazionale come viene conteggiato.Lei è cosi' sicuro che nel bilancio dello stato,le detrazioni siano conteggiate come minori entrate e non come spesa?

Alfano non puo avere torto: se le cose non le sa, come Paniz, deve tacere. Non è uno che passa al bar ma il segretario di un partito che fino a un mese fa era il più importante del paese.

Le deduzioni e le detrazoni riducono le imposte dirette lorde, un loro ridimensionamento aumenta imposte e p.f. (QUI

Le imposte dirette nel Conto Economico sono le imposte lorde - deduzioni - detrazioni.

certo che Alfano certe cose le deve sapere e se non le sa deve studiarsele e farsele spiegare dal Tremonti o da qualche tecnico,stessa cosa Paniz...ma non è che,invece,dall'altra parte siamo messi meglio:del tipo ho sentito tipo Enrico Letta a Ballarò dire che il DEF prevedeva nuovi tagli alla scuola,quando non era vero...e Letta è stato vice presidente del consiglio quando presidente era Prodi...non certo un esponente di secondo piano.L'ignoranza su questi temi,purtroppo è trasversale...perfino ad esempio,un docente universitario,laureato in economia e facente parte delle commissione bilancio della camera come Borghesi,l'anno scorso ha proposto con IDV una contromanovra farlocca che invece di ridurre il deficit per il 2011,nel 2012 di 25 e nel 2013 di 25 come la manovra governativa e come richiesto dalla commissione,prevedeva la riduzione di 24 miliardi per il 2011 ma solo di 9 miliardi per gli anni successivi e quando gli ho fatto presente sul suo sito queste,cose,negava l'evidenza...o vogliamo parlare delle fregnacce che racconta spesso il buon Fassina,che pure viene definito un economista?E potrei fare molti altri esempi...quindi,certo che abbiamo una classe politica incompetente e incapace,ma la cosa è trasversale.Io volevo solo sapere come venivano contabilizzate queste detrazioni,ho cercato su internet ma non ero riuscito a trovare risposta....Resto pero' della mia opinione,che io conteggerei un certo tipo di detrazioni tra le spese,mettendo il lordo tra le entrate:secondo me,ci sarebbe piu' chiarezza sull' ammontare reale dell'intervento statale tramite la spesa sociale o c'è qualcunoc che pensa che una detrazione per figli e moglie a carico non sia nella sostanza spesa sociale?.Tutto li...pero' a me il link non funziona,mi apre una pagina vuota di noisefromamerika,potresti correggerlo o dirmi se il link funziona e se è un problema mio se non riesco ad aprirlo?Quindi,se sono contabilizzate come riduzioni di imposte,questo taglio comporta un aumento della pressione fiscale di poco piu' dell'1% di PIL,anche se fosse attuata la delega,visto che comunque quei soldi devono uscire da li'.O ci sarebbe un sistema di farli uscire da li,cioè dal riordino della agevolazioni e detrazioni,senza far aumentare la pressione fiscale?Se non sbaglio,la delega non riguarda solo la riforma fiscale,ma anche la riforma della spesa assistenziale.Bisogna vedere se i 20 miliardi a regime li vorranno recuperare dall'eliminazione o riduzione di agevolazioni e detrazioni o dalla riforma della spesa assistenziale.E bisogna certo vedere se stavolta porteranno in porto questa delega.

e vogliamo parlare di questo:

http://beta.partitodemocratico.it/Allegati/Breve_approfondimento_emendament_PD[1].pdf

 

non contiene nessun taglio di spesa (se non,guardate un po',un taglio lineare delle dotazioni uguale per  tutti i ministeri),una generica spending review senza indicare (a parte (e sarebbe ora) un ente previdenziale unico e qualcosina sugli enti periferici dello stato )tagli incisivi e chiari( non si parla di pensioni,di pubblico impiego...)....solo entrate,tra l'altro in parte una tantum.Non si parla di mercato del lavoro se non riguardo ad incentivi economici,crediti di imposta (e non sono cosa vecchia e inefficace pure questi sistemi?Si è visto in passato come hanno funzionato),niente per incentivare l'aumento della produttività.Se questa è l'alternativa,siamo messi tra due fuochi...

che in teoria siamo tra due fuochi lo sappiamo. In pratica pero' il fuoco ora è uno solo.

Andando a vedere il conto economico delle amministrazioni pubbliche redatto dall' Istat, emerge con chiarezza che la voce Imposte Dirette contiene l' importo di tutte le imposte dirette al netto delle detrazioni. Infatti tale importo è pari 225 miliardi di euro; se fosse lordo, sapendo che le agevolazioni sono pari a circa 160 miliardi di euro , avremmo una cifra inferiore ai 100 miliardi ( circa 2500 euro a testa all'anno) per le imposte dirette nette: una cifra incoerente con tutta la letteratura esistente sull' attuale pressione fiscale in Italia ma anche con la propria personale esperienza.

E poi perchè insisti a ritenere le detrazioni per familiari a carico come una spesa sociale?

Le agevolazioni per le ristrutturazioni sono allora investimenti? e le detrazioni per la frequenza scolastica sono spesa per l' istruzione?

Una minore entrata non è una spesa: è concettualmente diversa e agisce in modo diverso.  In una qualsiasi contabilità le fatture e gli incassi vengono registrati al netto degli sconti e delle promozioni. Perchè lo stato dovrebbe regolarsi in modo diverso?

Per finire vorrei far notare che Tremonti non è riuscito a ridurre in valore assoluto la spesa corrente tra il 2010 e il 2009; è riuscito a ridurre pesantemente solo la spesa in conto capitale, abbattendo clamorosamente gli investimenti.

i 160 miliardi non riguardano agevolazioni solo legate alle imposte dirette...ce ne sono anche legate alle imposte indirette....comunque,si,ho capito che sono al netto.

Insisto perchè per me è cosi...nella sostanza quelle detrazioni sono spesa sociale...non puoi farmi il paragone con gli sconti rispetto ad una fattura,sono due cose diverse.Le detrazioni per ristrutturazione sono trasferimenti in conto capitale alle famiglie,per me,sono spesa anch'essi.E si,le detrazioni per la spesa per istruzione sono spesa per istruzione che andrebbe conteggiata tra le spese di istruzione.Tra l'altro trovo assurdo che si possano detrarre le tasse universitarie,visto che che già esistono scaglioni di reddito per il pagamento differenziato e visto che la detrazione del 19% sulle tasse scolastiche spetta anche ai redditi elevati.

Certo,non è riuscito a ridurre la spesa corrente primaria ma resta il fatto che ha ridotto la spesa primaria totale,cosa che non era mai avvenuta negli ultimi decenni (e non so prima)...e comunque la spesa primaria corrente è cresciuta mi pare intorno all'1%,tasso di crescita credo anch'esso mai raggiunto da nessuno nei decenni passati.Vi ricordo che la spesa pubblica italiana nominale è cresciuta tra il 1996 e il 2001 in media del 5% l'anno e tra il 2001 e il 2005 con la stessa media all'incirca....

Insisto perchè per me è cosi...nella sostanza quelle detrazioni sono spesa sociale...

La sostanza, o come noi per nostra opinione vediamo le cose, è un conto. Possiamo vedere la realtà come vogliamo. Ogni tanto però dobbiamo sincronizzarci con gli altri, per capirci.

La contabilità è un altro modo di vedere le cose, con una visione standard e sincronizzata con altri. In contabilità una detrazione, uno sconto, una deduzione sociale NON è spesa. Ti è stato detto diverse volte, non mi sembra il caso di perdere ulteriore tempo.

Forse non mi sono spiegato...ora non mi riferivo alla contabilità nazionale...ho capito che non sono ritenute spese in contabilità nazionale.Io mi riferivo ad un impostazione economica della questione e su questo chiedevo ora un parere.

Le detrazioni per ristrutturazione sono trasferimenti in conto capitale alle famiglie,per me,sono spesa anch'essi.E si,le detrazioni per la spesa per istruzione sono spesa per istruzione che andrebbe conteggiata tra le spese di istruzione.

Se Tremonti ci legge siamo fottuti. Avremo  una riduzione delle spese militari attraverso il raddoppio delle aliquote sui redditi dei generali e una tassazione degli utili societari al 100% "in ottemperanza alla normativa comunitaria che vieta gli aiuti di stato".

Scusa il sarcasmo, Roberto, ma è forte la sensazione che tu stia difendendo l'indifendibile con argomenti surreali. Lasciamo i magheggi contabili alla masturbazione pomeridiana del Zuper-ministro.

ma guarda che io ora non sto difendendo niente,se non una mia idea...siamo usciti dalla questione Alfano e della contabilizzazione formale,sto parlando da un punto di vista economico e di trasparenza e di peso dello stato riguardo alle scelte di intervento,che dovrebbero secondo me essere piu' visibile nel bilancio....possibile che non riesco a farmi capire?E comunque,scusa,ma non ho capito i tuoi esempi...semmai è proprio con questo sistema di contabilizzazione che sono possibili trucchetti,come ho spiegato in un altro post.E posso farti un altro esempio:lo stato potrebbe eliminare la possibilità di detrarre il 19% delle tasse unversitarie e con utilizzare le risorse risparmiate  aumentare il finanziamento delle borse di studio dello stesso importo:formalmente lo stato aumenta la spesa per istruzione universitaria e fa bella figura...ma sostanzialmente no,perchè in realtà toglie da una parte e mette dall'altra.E' corretto questo ragionamento?Se invece,venisse le cose venissero contabilizzate come penso io,che la spesa sia attraverso borse si studio o attraverso sconti fiscali per detrazioni delle spese per istruzione,nel bilancio dello stato vedresti sempre lo stesso ammontare di spesa per istruzione che sarebbe ben visibile subito,senza dover andare a vedere a quanto ammontano le detrazioni accordate per le spese di istruzione.E tra l'altro,essendo possibile a tutti scaricare le spese per istruzione,indipendentemente dal reddito (se non sbaglio),ne usufruisce anche chi non ne avrebbe bisogno.

Ah Letta: ne avevo parlato qui

D'altra parte questi complessi documenti hanno confuso anche E. Letta e M.S. Gelmini che a Ballarò sono quasi venuti alle mani; non avevano infatti riconosciuto in alcuni numeri di una tabella gli effetti sovrapposti di due leggi importanti approvate da loro stessi. Il siparietto è davvero divertente

sei un fenomeno: accetti tutte le cazzate basta che le abbiano fatte anche gli "altri": è il modo sicuro per non migliorare. Ma siete fatti con lo stampino?

Si parla di Berlusconi e Tarantini e subito il banana di turno: "ma anche Castellaneta, che è amico di Dalema, era amico di Tarantini". 

per la tua idea di contabilizzare deduzioni e detrazioni come spese rivolgiti alla commissione che ha l'incarico di armonizzare i sistemi contabili UE, la stessa che ha definito il SEC95 e che più recentemente ha deciso di considerare spese negative gli introiti delle frequenze.

Anche Tremonti è professore universitario e lo è anche Brunetta: ciò non toglie che sia fiero della cazzata che ha detto tanto da pubblicarla sul sito del suo ministero. 

e chi ha detto che accetto tutte le cazzate?A me che diversi anche qui,purtroppo,vedano le cose a senso unico...avevo un dubbio,ora risolto....e quindi?E' vero o non è vero che abbiamo una classe politica nel suo complesso incompetente e disonesta intelletualmente?E se è vero,non posso dirlo?Certo che pure Brunetta ha scritto sul sito del ministero una cazzata enorme...e chi lo ha negato?E si vanta di essere un esperto di economia :))...e comunque,si rilegga meglio i miei post...non ho accettato niente,ho avuto un dubbio riguardo al modo di contabilizzazione per cui ho detto che non è detto che abbia torto,il che non significa dire che aveva certamente ragione.E comunque,continuo a pensare che parte di quelle detrazioni siano spesa sociale.Puo' dirmi cosa ne pensa lei?Lei pensa che,ad esempio,una detrazione per moglie e figli a carico non sia spesa sociale nella sostanza?

perchè mi dai del lei? Ne sono lusingato ma siamo su un forum.

Spese o entrate non è quello il punto: piuttosto l'effeto sulla crescita.

Nono detrazioni di tasse: se tolgo le agevolazioni la gente paga più tasse e consumera' meno quindi il PIL non cresce; fossero spesa sociale l'effetto sarebbe lo stesso.

Δ PIL =  ΔC + ΔG + ΔI + Δ(X − M)Δ

non è cambiando il nome alle cose che ne cambia la sostanza; fosse così con l'ora legale risolveremmo il problema del mezzogiorno (che diverrebbe il problema delle undici)

no,lo so che non cambia niente dal punto di vista della crescita.Penso solo che ci sarebbe piu' chiarezza e che gli italiani dovrebbero rendersi conto di quanto sia davvero la spesa sociale per me intesa,comprensiva anche di queste detrazioni...;),cioè di quanto sia l'intervento effettivo dello stato nel voler indirizzare anche le scelte dei singoli e delle famiglie con questo tipo di "spesa".Fino a quando non si è parlato di qeusta riduzioni di agevolazioni e detrazioni,io non avevo mai letto su nessun giornale a quanto ammontassero...non mi paiono poca cosa 160 miliardi di "erosione" del gettito dovuta a queste scelte...

nel post delle 14.45 ti ho mostrato che d&d sono meno di 75 miliardi; il resto, i regimi fiscali di vantaggio, sono sottogoverno, regali agli amici e sono come i fili della luce: chi li tocca muore!

faccio un esempio che riguarda le imprese:ci sono due modi per agevolare alcune cose per le aziende.che pero',quindi,a parita' di effetto economico per l'impresa e di onere per lo stato,danno risultati diversi in termini di pressione fiscale e spesa,mi riferisco ai crediti di imposta oppure ai trasferimenti alle imprese.Io posso decidere di costruire un meccanismo di credito di imposta di un tot oppure un equivalente tot magari di trasferimento.Dal punto di vista economico,credo che abbiamo lo stesso effetto per l'impresa e lo stesso onere per lo stato.Ma nel bilancio dello stato nel primo caso risulterebbe una riduzione di pressione fiscale,nel secondo caso un aumento di spesa.Sbaglio in questo ragionamento ho c'è qualche fondamento?Uno potrebbe quindi,anche giocarci su...trasformare piu' spesa in detrazioni o agevolazioni con il risultato formale che si avrebbe sia una riduzione della spesa che della pressione fiscale.Non so,forse non riesco a spiegarmi...trovo che in questo modo ci sia poca chiarezza sull'effettivo intervento dello stato e delle sue scelte.

c'è solo da dire che i c.d.i. li dai a chi le imposta le paga mentre i trasferimenti li puoi dare anche a chi non le paga, quindi agli amici. 

A parte che personalmente,io toglierei tutte le agevolazioni e i trasferimenti alle imprese e adopererei il risparmio per ridurre le aliquote,per rendere neutro l'intervento dello stato...il mio era un esempio riguardo alla contabilizzazione e a cosa si vede nel bilancio con chiarezza.

Riguardo a cio' che dici tu,ho capito il senso:il credito di imposta è automatico,non è discrezionale come possono essere i trasferimenti,anche se credo che possano essere studiati meccanismi non discrezionali anche per i trasferimenti alle imprese,pero' questa è un altra questione.A me interessava la trasparenza e la possibilità di vedere subito da parte di tutti e dei cittadini in primis,quale sia l'intervento reale dello Stato,visto che si parla sempre di spesa pubblica alta,bassa,di tagli...gia' la spesa pubblca è elevata,se ancora ci aggiungessimo le agevolazioni fiscali e le detrazioni e meccanismi simili....Del tipo che magari risulterebbero entrate pari al 60% del PIL e spesa pubblica al 60% del PIL,se tu trasformassi le detrazioni agevolazioni,in assegni alle famiglie o trasferimenti alle imprese,a parità di somme.Io volevo semplicemente chiedere se secondo voi,non sarebbe meglio fare in questo modo,per avere piu' chiarezza sulle scelte e sul pese dell'intervento dello stato.Ma vedo che nessuno ancora mi ha risposto.Forse sono io che mi spiego male o davvero questa mia impostazione è totalmente sbagliata nell'ottica che propongo di maggior chiarezza.

Ma no! Ma scusa, immagina un governo bizzarro che decida di tassare tutto al 100% e poi permettere di dedurre detrarre etc. tutto ma proprio tutto a tutti.

Secondo il tuo ragionamento la spesa sociale sarebbe quanto 100% del PIL? Ma vedi che non ha senso?

Secondo me non ha senso il tuo ragionamento e invece il mio.Usando la contabilità di segnare detrazioni come riduzioni di imposte,nel tuo caso si avrebbe il paradosso per cui avresti invece,entrate e spese pari a 0,un risultato un po' paradossale (pero' a quel punto ipotizzi che non esistano imposte indirette e altre imposte e tasse o entrate che arrivino allo Stato e che ognuno consumi tutto il reddito guadagnato) che lo Stato è intervenuto sulla totalità del PIL nella sua redistribuzione,ma formalmente risulta che lo Stato non ha incassato niente e speso niente.E al contrario,invece,con il mio ragionamento,certo,avresti la reale situazione per cui da una parte si legge che lo Stato avrebbe prelevato come imposte tutto il PIL,ma dall'altro che queste imposte sono state restituite sotto forma di "spesa" redistributiva.Cioè non potresti vedere e "leggere" l'intervento dello Stato tramite le sue decisioni...quindi,il tuo esempio,mi pare che rafforzi il mio pensiero.

Era ora.

Ricorda: never, absolutely never, feed the trolls. Especially the really dumb ones.

scusami,posso chiederti il perchè sarei un troll?

Vediamo di dirlo con semplicità: perché quando una questione tecnica ti viene spiegata e rispiegata, da persone competenti, tu non puoi incaponirti a sostenere che a te sembra possibile una visione diversa. Questa NON è un'opinione, dunque non è legittimo averne una differente: è così e basta. È come se tu ritenessi possibile che 2+2 valga 5, contro quanto dice l'aritmetica. Ed il fatto che codesta stupidaggine sia stata pronunciata da qualcuno che a te sta simpatico non camba la realtà: costui è solamente un ignorante oppure è in malafede (magari le due cose insieme .....) e sarebbe il caso di prendere atto dell'evidenza.

Ti è chiaro così?

mi sa che hai letto male il tutto

"Ed il fatto che codesta stupidaggine sia stata pronunciata da qualcuno che a te sta simpatico"...a me Alfano non sta per nulla simpatico e io non ho mai votato centrodestra...quindi mettiti il cuore in pace,caro mio.

Certo che è un opinione dire che secondo me le cose sarebbe piu' "giuste" (non ho scritto che lo stato italiano sbaglia a trattarle cosi' perchè viola la metodologia di contabilità decisa a livello immagino internazionale) trattarle in questo modo,perchè secondo me sarebbero piu' trasparenti.Questo sto dicendo nei miei post,dopo aver preso atto che in contabilità invece,sono trattate nel modo che ha detto Lanfranconi.Posso scrivere la mia opinione o no?E quale sarebbe stata la questione tecnica spiegatami rispetto alla mia opinione per cui se si mettessero le imposte lorde da una parte e le detrazioni che io ritengo essere spesa sociale,tra la spesa,si avrebbe piu' chiarezza del peso dell'intervento sociale da parte dello stato?Ho chiesto piu' volte l'opinione altrui su questo mio pensiero,senza riceverne risposta,semplicemente si è continuati a rimanere sul mio primo dubbio riguardo alla contabilizzazione che viene utilizzata attualmente,cosa su cui nel momento in cui qualcuno molto gentile mi ha fatto presente che viene fatta in quel modo,ne ho preso atto e non ho piu' messo in discussione.Credo che tu e qualcun'altro o non abbia letto i miei post,o li abbia letti male oppure non abbia capito.Se poi,mi volete dire che esprimere una opinione,significhe essere un troll...beh,allora qui siamo tutti troll...

Mi risponda lei:non sarebbe piu' trasparente per tutti,cittadini in primis,inserire come spesa e non come minori imposte,in bilancio,certe detrazioni tipo per moglie e figli a carico,detrazioni per spese di istruzione,spese mediche (se lo stato mi concede di detrarrre il 19% di spese mediche,non è come se lo stato mi rimborsasse parte delle spese effettuate e che quindi,quella parte verrebbe in carico allo stato?)?.Questo è essere troll?Non è dare una propria opinione e chiedere l'opinione altrui?Io sinceramente non ho visto nessuna risposta a questa mia domanda,o sbaglio?Tu sei in grado di darmi la tua opinione in merito?E non è una questione tecnica...credo...Ti è chiaro cosi'?

se lo stato mi concede di detrarrre il 19% di spese mediche,non è come se lo stato mi rimborsasse parte delle spese effettuate e che quindi,quella parte verrebbe in carico allo stato?

Il discorso che fai è come dire che la distanza tra Milano a Venezia  è di (edit)44.000km 40.000km perché prendi la misura partendo da ovest invece che da est. Chiunque ti dirà che la distanza è sbagliata perchè semplicemente non si misura così. Con questo esempio ti è più chiaro? 

Cmq non sei un troll per il mio metro, sei, come dicono a Roma, un po de coccio

la distanza tra Milano a Venezia  è di 44.000km perché prendi la misura partendo da ovest invece che da est

dunque...fra milano e venezia misurando da ovest a est, ci sono km 28000, circa.

ai lettori, la facile dimostrazione.

√2/2

è vero ma Steve immaginava un percorso sud-est per passare dalla Nuova Zelanda e con deviazioni varie per un totale di 4000 km

mica si deve rimanere paralleli all'equatore :-)

http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stampati/pdf/16PDL0039670.pdf

questo è il bilancio del ministero dell'economia e delle finanze consuntivo relativo al 2009,riguardo alle spese.

da pag 491 del pdf,si parla di crediti di imposta e si dice che la tabella F della legge finanziaria relativa alla previsione di  "spese pluriennali" ha previsto risorse finanziarie pari a tot...e che sono stati istituiti dei capitoli ad hoc in UPB del ministero dell'economia e delle finanze"Investimenti del Ministero dell'economia e delle finanze per gli anni 2008-2010"...

come mai?Cioè,anche questo è un credito di imposta,pero' viene istituito un capitolo nel bilancio del MEF,tra le spese,denominato investimento come copertura...cio' significa forse,che quindi le imposte nel bilancio del MEF relative a questo credito di imposta sono iscritte al lordo nelle entrate?Si prevede che si facciano ordinativi su questi capitoli da pagare a favore della contabilità speciale 1778 denominata "Agenzia Entrate - Fondi bilancio".

Poi scorrendo le i vari capitoli,leggo "capitolo 3832 Fondo per il finanziamento delle misure di proroga di agevolazioni fiscali riconosciute a legislazione vigente"...

ecco cosa intendevo io...dimmi se sbaglio:nella contabilità economica e cioè nel conto economico delle amministrazioni pubbliche le somme vengono messe al netto,ma nel bilancio dello stato redatto secondo la competenza finanziaria e non con le regole del SEC95,vengono istituiti fondi tra le spese necessarie e coprire agevolazioni e crediti di imposta...puo' essere cosi'?Ho capito male,leggendo il bilancio consuntivo del MEF?

 

E' andato avanti con la sua teoria sperando che qualche beota di ascoltatore gli creda?

Direi di sì. E con successo, a quanto sembra dall'evidenza empirica.

ma stasera Paniz lo sta battendo

non cambierebbe l'Italia con la Germania che nel secondo trimestre è cresciuta 0% mentre noi siamo cresciuti lo 0,4% e ha una disoccupazione del 10% contro la nostra di 8%

lo spread si allarga perchè gli italiani comprano titoli esteri anzicchè italiani

la borsa va sù e va giù ed altre amenità simili

Domani sarà sul sito RAI vale la pena di vederlo

dal minuto 16.16 la performance di Paniz , prima al minuto 11.00 l'attacco alle agenzie di rating

QUI

si salvi chi può!

Per Paniz la Germania dell'"inchiavabile" è in braghe di tela ben più che l'Italia!

Purtroppo il "contenuto non è disponibile". Forse per pudore non lasciano filtrare all'estero certi servizi?

Comunque la gaffe di alfano e le farneticazioni di paniz (entrambi avvocati) sono tipiche del sistema italico per cui quasi più nessuno si occupa di discutere temi per cui è competente e si esercita prevalentemente nello sparare cazzate su temi che non conosce. NFA si è già occupata del caso.

Paniz dovrebbe evitare di parlare di cose che non conosce e per lo meno andasse a leggersi i numeri prima di parlare,visto che la Geramiania ha un tasso di disoccupazione al 6,1 a luglio 2011 e che è vero che la Germania non è cresciuta nel II trimestre,ma era crescita dell'1,3 nel primo (contro lo 0,1 nostro),il che significa che comunque il PIL del II trimestre è cresciuto anch'esso dell'1,3 rispetto al IV trimestre 2011...se in Germania il PIL trimestrale rimanesse invariato anche dei due restanti trimestri,comunque la Germania crescerebbe comunque nel 2011 del 2,7%...noi,con due trimestri piatti siamo allo 0,7 nel 2011...c'è un po' di differenza,direi,Paniz :))...

Sui titoli:beh,certamente se gli italiani comprassero in massa titoli italiani,lo spread probabilmente si abbasserebbe e lo stesso se partecipassero in massa alle aste dei titoli di stato italiani...ed è vero che l'innalzamento dello spread nelle ultime settimane all'incirca di 100 punti base,è da addebitare per metà al ribasso del rendimento dei bund e per metà al rialzo del rendimento dei BTP:in questo momento il bund a 10 anni rende l'1,68 e il btp a 10 anni il 5,75...al di la' di tutto,quello che conta di piu' per noi è il rendimento dei BTP.Paradossalmente potrebbe anche ridursi lo spread ma aumentare il rendimento dei BTP per effetto di un rialzo dei rendimenti dei bund.

Spero non si riferisca a me...io ho argomentato il perchè potrebbe anche non avere del tutto torto...bisogna conoscere la metodologia ISTAT di contabilizzazione e comunque,rimango dell'idea che certe detrazioni siano spesa...lei no?Io ho argomentato,lei no...sempre se il suo commento era riferito a me,altrimenti,faccia finta di non aver letto questo mio commento.

Scacciavillani:nel 2003 economia globale in forte crescita?L'Italia nel 2003 è cresciuta a 0...la Germania tra il 2002 e il 2005 è cresciuta in medi ancora meno dell'Italia,la Francia pure quanto a crescita non era messa tanto bene...di che stiamo parlando?Certo,l'economia globale...chi?Cina,India,Brasile,Spagna e alcuni altri paesi...ma l'Italia,Germania e Francia no...e dopo l'11 settembre gli USA per continuare a crescere hanno dovuto fare politiche monetarie e fiscali che hanno portato bolle e ad indebitamento...ma di che stiamo parlando?Il debito pubblico era comunque al 107%...la maggioranza era formata da 4 partiti piu' qualche piccolo partitino,difficili da mettere d'accordo.Forse che invece,poi Prodi abbia fatto sta gran riforma fiscale?E' tornato alle detrazioni,ha modificato le aliquote,ha fatto aumentare le imposte locali perchè prima le deduzioni abbattevano anche l'imponibile delle imposte locali,le detrazioni no,ha ridotto le aliquote IRES ed IRAP ma allargando la base imponibile per mantenere invariato il gettito...ha aumentato la contribuzione previdenziale per alcune categorie (e io dico giustamente),ha inventato il TRF inoptato da far incamerare all'INPS per migliorare il deficit,ha introdotto il sistema dei contribuenti minimi (sistema distorsivo),ha speso 10 milairdi in 10 anni per passare dallo scalone pensionistico agli scalini,ha buttato via i vari tesoretti aumentando la spesa pubblica con due decreti fiscali nel 2007,a fine 2007 ha fatto una finanziaria che ha peggiorato il deficit tendenziale del 2008 prevedendo un aumento della spesa corrente primaria/PIL rispetto al 2007 pari a piu' del 4% di aumento...eppure al ministero c'era un certo Padoa Schioppa e li davvero l'economia era in crescita anche per l'Italia (+2% nel 2006 (PIL nominale +3,8%) e +1,5% nel 2007 (PIL nominale +4,1%) ).

Se non ricordo male la riforma doveva consistere in piu'  moduli...un paio di moduli vennero fatti,ma poi la bassa crescita dell'economia e i conti che si deterioravano fecero arrestare il tutto...

Certo ci sarebbe voluto piu' coraggio,tagliare di netto la spesa e fare la riforma fiscale....ma non ho visto nessun governo che abbia avuto questo coraggio fin'ora...ne di centrodestra,ne di centrosinistra ne della prima repubblica....non è questione solo di Tremonti e Berlusconi...e siamo d'accordo che quella delega fiscale non è andata in porto.Ma io mi aspetterei non solo critiche sulla riproposizione di una delega fiscale quasi identica a quella del 2003,ma anche un intervento nel merito per dirci se quella delega era buona o non buona se applicata e stessa cosa per quella attuale...ero capace pure io di fare qualche battuta e di fare copia e incolla della delega fiscale del 2003 (magari era sufficiente mettere un link per quella,ma dedicare spazio ad una sua analisi).

 

Scacciavillani:nel 2003 economia globale in forte crescita?L'Italia nel 2003 è cresciuta a 0...la Germania tra il 2002 e il 2005 è cresciuta in medi ancora meno dell'Italia,la Francia pure quanto a crescita non era messa tanto bene...di che stiamo parlando?Certo,l'economia globale...chi?Cina,India,Brasile,Spagna e alcuni altri paesi...ma l'Italia,Germania e Francia no...e dopo l'11 settembre gli USA per continuare a crescere hanno dovuto fare politiche monetarie e fiscali che hanno portato bolle e ad indebitamento...ma di che stiamo parlando?

Di economia globale,  appunto. Non italiana. ( e che pare abbia una certa rilevanza per una riforma fiscale)

Forse che invece,poi Prodi abbia fatto...

Non sarebbe il caso di affrontare le discussioni politiche in modo diverso da un bisticcio tra pre-adolescenti? Che poi è  sempre un modo di parlar d'altro o degli altri...

 

appunto,è rilevante la crescita italiana per fare una riforma fiscale,non quella degli altri paesi...

appunto,è rilevante la crescita italiana per fare una riforma fiscale,non quella degli altri paesi..

Mi chiedo cosa se ne faccia delle "analisi tecniche" (che richiede a gran vooce) un tipo armato di tali granitiche e inattaccabili certezze ...

ps: nel comento precedente mi sono espresso veramente male, nella fretta. ovviamente intendevo l'esatto contrario di quanto inteso da Roberto.

Quella legge l'ha presentata il governo e l'ha votata la maggioranza che lo sosteneva. Punto. 

Quella legge impegnava il governo a emanare i decreti attuativi entro 2 anni (art. 10). Punto

Se su un provvedimento su cui era stata incentrata tutta la campagna elettorale, gli esimi ministri (Tremonti in primis) non sono riusciti a combinare un tubo (di quali moduli stiamo parlando?) in un paese civile nemmeno si presentano alle successive elezioni per la vergogna. Punto.

Il resto sono questioni di lana caprina. O giustificazioni di chi non vuole proprio capire. 

 

Il resto sono questioni di lana caprina. O giustificazioni di chi non vuole proprio capire.

La seconda che hai detto.

O argomentazioni stile Minzolini/Ferrara

Scacciavillani,non vedo nessuna analisi nel merito della delega fiscale,ne di quella del 2003,ne di quella attuale...le sarei grato se ci desse la sua opinione in merito,grazie.Per il resto...lasciamo perdere...tanto già leggendo il suo blog sul Fattoquotidiano ho visto come tratta gli argomenti...

nervosetto, eh!

e chi ti ha detto che lo scopo dell'articolo  fosse analizzare la delega fiscale? A me pare fosse 

piuttosto mettere in evidenza come questo governo, che a te piace tanto, ci prenda, o cerchi di prenderci, per i fondelli anche rispolverando  gli stessi strumenti usati dieci anni fa: ma magari mi sbaglio e mi sta sfuggendo qualcosa di Prodi.

a me questo governo non piace,ma non piaciono neanche le alternative se guardo all'attuale opposizione...e mi aspetto comunque che un sito come questo,dove scrivono persone preparate,non si limiti a fare le solite cose che fanno un po' tutti i giornali...non è questione di essere nervosetto...comincio a vedere pure qui' un po' troppi post stile discorsi da bar o da giornalucoli italiani o pseudo giornalisti italiani intrisi incompetenti e politicizzati.Speravo che almeno qua si riuscisse a discutere dei vari temi in maniera tecnica,senza scadere in cose tipo "telelobotomizzati" o cose simili,di cui Scacciavillani riempie già i suoi posto sul Fattoquotidiano,senza fare poi analisi serie delle questini.Speravo che almeno qua,essendo di fronte a persone competenti,evitasse certe cose e parlasse seriamente.Ma forse mi sono sbagliato.

Un analisi seria sarebbe possibile se la delega in questione dicesse CHIARAMENTE da dove trovare la copertura per l'enorme riduzione di gettito fiscale immediata che ci sarebbe dall'applicazione delle due aliquote millantate.

Senza di questa indicazione non c'è niente da analizzare, solo aria fritta.

E la scemenza che i soldi verrebbero dalla miracolosa crescita economica che ci sarebbe in seguito alla grande riforma è poco credibile.

Un'analisi seria sarebbe possibile se la delega in questione dicesse CHIARAMENTE da dove trovare la copertura per l'enorme riduzione di gettito fiscale immediata che ci sarebbe dall'applicazione delle due aliquote millantate.

Senza di questa indicazione non c'è niente da analizzare, solo aria fritta.

Non fa una grinza.

Ma non pensi a quei poveretti che hanno fatto le "analisi tecniche" nel 2003 (immagino qui ne bazzicchino alcuni)?

Pensa che qua c'è gente che ha analizzato 5 diverse manovre in 2 mesi. Pensa che c'è qualcuno che ha persino fatto un post sugli sbandierati "tagli ai costi della politica" di tremonti (qualche saggio invece ci scommise contro i gioielli di famiglia). Abbi pietà di loro. Lascia che ridano del ridicolo, quelle volte in cui non sono impegnati a piangere.

certo...e allora perchè quando è stata approvata la delega sul federalismo che prevedeva l'emanazione di diversi decreti legislativi,prima di entrare in vigore,sono stati tutti li pronti ad analizzare questa delega?Stessa cosa per la riforma universitaria,che ha demandato a decine di regolamenti una gran mole di dettaglio necessari ai fini dell'entrata in vigore della norma?Insomma,direi che ci vuole un po' di coerenza e di linearità nel trattare le cose,se non si vuole farsi prendere dall'andazzo generale politico e giornalistico di fazioni che si affrontano spesso a prescindere dai reali contenuti.E allora perchè,che so,analizzare le proposte economiche di un partito di opposizione,visto che non sono manco inserite in leggi e men che meno vengono approvate...?O perchè sindacati e opinionisti commentano spesso leggi che non sono ancora approvate,che magari sono solo ancora proposte di legge oppure sono appena state prese in considerazione da una delle due camere per la loro discussione?Mi pare lo stesso ragionamento...

Forse non hai capito una cosa, che non ha nessun senso valutare la bontà di una cosa che è rimasta in un cassetto ad ammuffire, le persone sensate ( e anche le agenzie di rating e i risparmiatori )  valutano le azioni concrete e i risultati tangibili.

Le pure promesse fatte a scopo di tenere buono il proprio elettorato non meritano grandi sforzi di analisi, sono realistiche come il Mostro di Spaghetti Volante dei pastafariani....

Se la millantata riforma del 2003 o quella attuale anche fossero state cosa buona e sopratutto FATTIBILE questo sarebbe un motivo ulteriore di critica.

Se hai una buona proposta e sai come metterla in pratica e poi non lo fai sei un criminale

Se non lo fai per non toccare i privilegi di una banda di parassiti CHE TI VOTANO sei uno dei principali responsabili del disastro attuale.

Se non lo fai per PAURA di scioperi e manifestazioni sei un pusillanime senza attributi

Se non hai la più vaga idea di come metterla in pratica sei un inutile contaballe.

 

 

Forse non hai capito una cosa, che non ha nessun senso valutare la bontà di una cosa che è rimasta in un cassetto ad ammuffire, le persone sensate ( e anche le agenzie di rating e i risparmiatori )  valutano le azioni concrete e i risultati tangibili.

Le pure promesse fatte a scopo di tenere buono il proprio elettorato non meritano grandi sforzi di analisi, sono realistiche come il Mostro di Spaghetti Volante dei pastafariani....

Se la millantata riforma del 2003 o quella attuale anche fossero state cosa buona e sopratutto FATTIBILE questo sarebbe un motivo ulteriore di critica.

Se hai una buona proposta e sai come metterla in pratica e poi non lo fai sei un criminale

Se non lo fai per non toccare i privilegi di una banda di parassiti CHE TI VOTANO sei uno dei principali responsabili del disastro attuale.

Se non lo fai per PAURA di scioperi e manifestazioni sei un pusillanime senza attributi

Se non hai la più vaga idea di come metterla in pratica sei un inutile contaballe.

 

Sottoscrivo in pieno. 

Gli obiettivi della delega fiscale erano anche generalmente condivisibili. Ma questa e' un'aggravante nel giudizio negativo su quanto ha fatto il governo, non un'attenuante.

Se si mette nero su bianco un provvedimento che impegna governo e Parlamento a raggiungerli in due anni e poi lo si lascia marcire in un cassetto, non ci vuole un'aquila per capire che si tratta di una fandonia per fare contenti e fessi i quelli che si illudono di votare per un governo liberale. 

Secondo me chi non si rende conto di queste semplici evidenze non si puo' nemmeno definire telelobotomizzato. Andrebbe tolto tout court il prefisso tele nella definizione.

io mi riferivo alla attuale delega fiscale,di cui ancora non si sa se andrà in porto o meno...e spero che non si riferisse anche a me quale lobotomizzato...

Quello che sappiamo per certo (ed'è l'oggetto dell'articolo) è che la delega fiscale è uno strumento usato in passato da questo* governo per annunciare misure che non si ha intenzione di approvare realmente.

Ovviamente non sappiamo se succederà di nuovo, ma con il "record" di questo governo le probabilità sono minime (consiglio l'articolo sulla "credibilità", al riguardo), sarebbe come valutare gli effetti sull'economia locale della vittoria del campionato da parte del Novara (può succedere, ma non vale la pena di investire energie in questo, perché sarebbero giocoforza sottratte ad analisi più utili).

*: "questo" nel senso che il ministro dell'economia e il primo ministro erano gli stessi e che tutti gli attuali ministri lo erano allora o erano membri della coalizione che esprimeva quel governo (quindi dal punto di vista della reputazione si possono considerare lo stesso governo)

se per quello,Tremonti è lo stesso che tra il 2002 e il 2005 non ha tenuto sotto controllo la spesa pubblica,mentre è stato l'unico che per la prima volta ha ridotto in valore assoluto la spesa pubblica nel 2010 rispetto a quella del 2009,per fare un esempio.Ed è lo stesso Tremonti che diceva che se non avesse raggiunto il pareggio di bilancio nel 2003,si sarebbe dimesso mentre ora,allo stato attuale,è l'unico ministro dell'economia degli ultimi decenni che a legislazione vigente,con le sue manovre,porterebbe il pareggio di bilancio a fine legislatura,o sbaglio?Io aspetterei a vedere...i fatti ci diranno se si farà o non si farà.Mi pare anche che la questione sia diversa rispetto al 2003,in primis perchè qui' c'è una clausola di salvaguardia,per cui se non si fa,si tagliano orizzontalmente le agevolazioni e detrazioni...il che porta via ancora piu' voti di quanti parrebbe aver già perso il governo.Ma io dico anche che un governo serio che facesse tutte le cose necessarie ora,non potrebbe essere rieletto nel 2013,perchè dovrebbe scontentare molte persone e sarebbe troppo facile scaricare quest'onere su un governo tecnico...la politica si prenda le sue reponsabilità,maggioranza ed opposizione.Se cade questo governo,si vada alle elezioni e vediamo cosa proporra' l'attuale opposizione che allo stato attuale pare debba vincere a mani basse,a sentire i giornali e tutto cio' che si è scritto e detto in questi 3 anni su questo governo e cosa si sente dire in giro dalle persone.Niente governo tecnico con governi di larghe intese che coinvolgano tutti,siamo in democrazia,non in una tecnocrazia.Sarebbe interessante calcolare quanti di quei 160 miliardi di detrazioni e agevolazioni sono relativi a detrazioni per le persone e per la casa e quanti no,per vedere se c'è lo spazio per lasciare in piedi tutte quelle per le persone e le cosiddette famiglie e togliere le altre legate all'attività economica:se uscissero almeno 50 miliardi,20 potrebbero servire per la copertura della clausola di salvaguardia,15 magari per ridurre le imposte sulle attività produttive e 15 per ridurre le aliquote o aumentare le detrazioni per le persone/famiglie.E l'abolizione dei trasferimenti alle imprese con contestuale eliminiazione dell'IRAP e costituzione di un addizionale regionale e comunale sull'IRES che comporti lo stesso gettito dell'IRAP,con riduzione pero' dell'aliquota nazionale IRES,per mantenere un gettito invariato sul totale dell'IRES.Mi chedevo questo:chi di voi è favorevole a mantenere l'intevento dello stato riguardo ai trasferimenti e agevolazioni fiscali alle imprese e chi invece,pensa che lo stato dovrebbe essere neutrale rispetto alla tassazione,privilegiando invece una tassazione piu bassa compensata dall'eliminazione dei trasferimenti alla imprese?E chi ritiene che lo Stato debba intervenire con detrazioni e agevolazioni sull'IRPEF per indirizzare o agevolare certe scelte da parte delle persone e delle famiglie?Non sarebbe meglio abolire davvero i 160  miliardi di detrazioni e agevolazioni e i trasferimenti alle imprese (che forse ammontano a circa 20 miliardi) e utilizzare i circa 160 (20 servono per la copertura della manovra) per ridurre le aliquote sia IRPEF che IRES che abolire l'IRAP?A me 160 miliardi di detrazioni e agevolazioni paiono un enormità da tenere,cosi' come piu' di 400 tra agevolazioni e detrazioni...e si semplificherebbero anche molto le cose,sia per l'amministrazione sia per i cittadini,o sbaglio?

Sarebbe interessante calcolare quanti di quei 160 miliardi di detrazioni e agevolazioni sono relativi a detrazioni per le persone e per la casa e quanti no

160 miliardi comprendono i regimi fiscali di vantaggio come quello appena concesso a Lampedusa o quello che Tremonti, che li vuole abolire, ha promesso, prima delle elezioni comunali a Milano per farne una similIrlanda. Detrazioni e deduzioni valgono meno della metà.

altri dettagli QUI

 

Scusami,mi sono accorto solo ora di questo post...e mi ero perso il post a cui rimandi nel link,ti ringrazio moltissimo sia per la pazienza che per le informazioni.

E quale sarebbe l'attuale delega fiscale? E' diversa da quella del 2003? 

Non mi riferisco a nessuno in particolare con il termine lobotomizzato (che comunque uso in un tono ironico).

Pero' insisto nel dire che i termini della questione sono semplici. In otto anni non c'e' stato un solo provvedimento significativo di riforma fiscale. E tra l'altro la delega del 2003 andava nella direzione di un abbassamento delle tasse. Quella fantomatica del 2011 ha come obiettivo un aumento delle tasse. 

Se il contenuto del post, la lettura integrale della legge delega e le osservazioni aggiunte nei commenti non sono sufficienti per convincere qualcuno dell'inadeguatezza di questo governo di fronte a una situazione di gravita' inaudita, allora mi arrendo e suggello la resa con un verso di sapore risorgimentale 

La testa e' vuota, il sen lor manca,

Dall'Oman sventola bandiera bianca.

la delega attuale contiene anche la delega per la riforma della spesa assitenziale,se non sbaglio...

A me non risulta, pero' mi puo' essere sfuggito questo elemento. Se hai notizie piu' precise facciamo un scoop perche' non mi sembra che nessuno se ne sia accorto. O quantomeno nessuno sa quali sono i principi di questa riforma della spesa assistenziale.

Il ddl 4566, che puoi trovare qui  , presentato alla Camera dal ministro Tremonti il giorno 29 luglio 2011 è proprio relativo alla delega per la Riforma fiscale e assistenziale; ricordo inoltre che nelle discussioni giornalistiche illustrative del provvedimento, alcuni dei temi ricorrenti erano l' erogazione delle indennità di accompagnamento a prescindere dal reddito, il mantenimento della reversibilità anche in presenza di redditi altissimi, eccetera.

oh...finalmente qualcuno che le cose le legge...pensavo di essere l'unico....e poi mi vengono a dare del troll...Scacciavillani,bastava andarsela a leggere sul sito come abbiamo fatto io e Tizzoni ed aver seguito un pochettino le cose per davvero.

Hai letto ? Davvero ? e cosa hanno letto i tuoi occhietti ? Di tutto il disegno di legge (non una legge, un disegno, che sarà approvato se e quando..) solo l'art. 10 parla di "assistenza socio-sanitaria" ai fini previdenziali. Un articolo solo. E cosa dice ? Cavolate, come al solito, di cui la perla maggiore è questa:

Da questo punto di vista la delega prevede anche che la social card sia assegnata ai comuni (che sono alla canna del gas...), anch'essi tenuti ad affidare alle organizzazioni non profit la gestione della carta acquisti attraverso le proprie reti relazionali. Sono proprio queste reti che permettono di entrare in rapporto vero con il bisogno e trasformare un sussidio in una possibilità di rapporto che spesso è decisiva per una risposta non solo burocratica ma anche umana a certe situazioni disagiate. In questo modo la delega riconosce anche i dati recentemente messi in evidenza dall'ISTAT sul Terzo settore: 3,5 milioni di cittadini coinvolti in attività di volontariato, un valore economico di circa 8 miliardi e quasi 400 mila occupati a tempo pieno. 

      I princìpi e i criteri che si pongono a riferimento del legislatore delegato ad adottare, nell'arco di due anni

Hai letto l'ultimo rigo, vero ? NELL'ARCO DI DUE ANNI c'è scritto. Allora, vediamo, è un Disegno di Legge, sarà approvato, diciamo, nell'arco dei prossimi sei mesi  (manco fosse una legge ad personam del PdC..), da quel momento decorrono i due anni, peccato che poi entro un anno dall'approvazione presunta si voterà per il nuovo Parlamento ed il nuovo Governo (nel senso che ipotizzo si voterà alla scadenza dell'attuale Parlamento).

Allora cosa commentiamo ? Il nulla ? La fuffa ? L'aritmetica ? La "riforma previdenziale" di cui non c'è nemmeno traccia in questo disegno di legge ? L'obbligo di leggere prima di scrivere ?

 

e che c'entra che sia un articolo solo?E' una delega che deve solo dare dei principi,che poi devono essere attuati da decreti legislaviti.E non prevede solo il pezzo che hai citato tu sulla social card.Il decreto 138 dice che se entro il settembre 2012 non saranno fatti,allora scatterà la riduzione lineare delle detrazioni e  agevolazioni fiscali contenute nell'allegato al decreto 98 di luglio.Il limite massimo di adozione dei decreti legislativi è di due anni,ma è un limite massimo,quindi si possono emanare prima,hanno tempo un anno ad approvare la legge e ad emanare i decreti legislativi...se vogliono ce la fanno.Anche perchè sicuramente,la bozza dei decreti legislativi cominciano a scriverle quando la legge delega è ancora in discussione e già da ora staranno facendo calcoli e studi su come fare le modifiche,non credo che aspettino l'approvazione per cominciare da zero a fare tutto.Dopodichè,qual'è il problema?Se non l'approvano entro il settembre 2012 (sempre che il governo non cada prima),si faranno un figuraccia di merda,andranno alle elezioni nel 2013 perdendo (e sicuramente perderanno anche senza quella figuraccia) e il nuovo governo di capaci e competenti che ora sono all'opposizione metteranno tutto a posto,no?

Il decreto 138 con il DDL 4566 c'entra come i cavoli a merenda: niente.

Su tutto quello che hai scritto nel tuo commento trovo solo se, dalle mie parti si dice che "se mio nonno avesse avuto cinque palle era un flipper". Allora introduco anche io il mio "se": se Tremonti avesse un minimo di dignità sarebbe già tornato al suo studio di tributarita azzeccagarbugli, poichè non ha dignità scrive una marea di cavolate a cui i gonzi credono. Fabio Scacciavillani ha scritto un post per dire che queste buffonate le hanno già dichiarate nel 2003, tu dici quale è il problema ? Ah, se non lo vedi io non ci posso fare niente.

Infine una nota: ti ho chiesto se hai letto l'art.10, ma non hai risposto, ripeto la domanda: l'hai letto ? Dov'è la "riforma previdenziale " ?

il decreto 138 c'entra perchè  prevede che se la riforma fiscale e assistenziale contenute nella delega verrà portata a termine entro settembre 2012,scattano i tagli lineari.

Di quale riforma previdenziale stai parlando?Li si parla di riforma assistenziale e nell'assistenza rientrano anche la reversibilità e le indennità per la disabilità.A questo ti riferisci?Non si parla in questa delega,di riforma previdenziale riguardo alle pensioni di anzianità e di vecchiaia.

e poi le condizioni sono diverse."Magari" e ripeto "magari" siccome ora,rispetto al 2003,avendo approvato una norma di salvaguardia per cui se non si fa la riforma,parte il taglio lineare di detrazioni e deduzioni,ci sarà piu' potere e forza per portare a termine la riforma (magari poi non nei termini previsti dalla delega...o magari poi non si fa e trovano la copertura in un altro modo,magari lasciando in piedi tutte le detrazioni e agevolazioni riguardo alla casa e alle famiglie e tagliando solo agevolazioni fiscali e fiscalità di vantaggio per autonomi e imprese,che ne so).Ripeto,è un idea,un ipotesi...non ci sono certezze...come non ci sono certezze del contrario.Certo che ci si basa sul passato per avere un idea di come potrebbe essere il futuro e in base alle persone,ma bisogna considerare anche le situazioni contingenti che possono incidere.Certo che sono ipostesi,cosi' come sono ipotesi quelle di Scacciavillani o le tue,visto che nessuno ha la sfera di cristallo.E se qualcuno vi avesse detto a fine 2009,vista l'esperienza di Tremonti tra il 2001 e il 2005 riguardo al non controllo della spesa,che nel 2010 avrebbe ridotto la spesa in termini nominali,sicuramente non ci avreste creduto.E probabilmente avrei avuto seri dubbi pure io.Pero' è avvenuto.

 

che nel 2010 avrebbe ridotto la spesa in termini nominali,sicuramente non ci avreste creduto.E probabilmente avrei avuto seri dubbi pure io.Pero' è avvenuto.

attento alle illusioni ottiche!

E' vero! La spesa nominale è passata da 797,5 a 793,5 ma sono calati solo gli investimenti, il futuro (-12,2 miliardi) e gli interessi (-,3 miliardi) e nel 2009 erano stati contabilizzati circa 6 miliardi di spese one-off (bonus incapienti dl 185/08, riacquisto immobili SCIP, Iva auto aziendali e altre). 

Unico successo (in termini reali) sul fronte lavoro dipendente e dei consumi intermedi per risparmi in parte dovuti anche a provvedimenti del precedente governo (querelle Gelmini e Letta che non li ha riconosciuti) (QUI)

Visto che hai seguito le cose per davvero, che cosa ne hai dedotto? Perche' di questo disegno di legge (non approvato) non si capisce dove voglia andare a parare. Per me sono una serie di parole in liberta' senza una cifra che sia una (a parte le tre aliquote dell'IRPEF, in salita rispetto alle due del 2003). Facci capire che cosa trovi interessante, credibile, intellegibile. Spiegaci quale roseo avvenire ci si prospetta. 

Un disegno di legge delega da i principi,non contiene coperture,quelle devono essere contenute nei decreti legislativi.Io non ho dato nessun giudizio di merito del contenuto,ho chiesto a chi ha creato il post (che lo fa' in quanto,immagino,ne sia autorizzato per le sue capacità e competenze) dall'alto della sua preparazione,se oltre a postarlo,lo potesse anche commentare nel merito.Se il commento è "libro dei sogni" e "sono solo una serie di parole in libertà" ne prendo atto.Mi pare un giudizio un po' sintetico,ma questo è e questo prendo.Mi sarei aspettato magari che uno lo analizzasse e dicesse :no,i principi stessi fanno schifo dal punto di vista della teoria economia e degli effetti che possono avere e che mi spiegasse il perchè...oppure magari che teoricamente le cose potevano essere giuste ed efficaci e dare effetti positivi ma che pero' bisogna vedere se veranno davvero approvati ed applicati e dove troveranno la copertura e dove eventualmente la si potrebbe trovare.E ho semplicemente detto,che magari se chi ha postato avesse letto prima la delega attuale,si sarebbe accorto che conteneva anche una delega riguardo alla riforma della spesa assistenziale.Io non ho titoli per creare post e per giudicare la legge delega,altrimenti lo avrei fatto invece di chiedere un giudizio nel merito a chi ne sa piu' di me dal punto di vista tecnico.In certe occasioni cerco di dire la mia e vedo se qualcuno risponde e mi da dritte o spiegazioni per capire se ho detto fesserie oppure qualcosa di giusto.Certo,ieri ho scritto veramente troppo,probabilmente,perchè non ricevevo le risposte che avrei voluto ricevere.Basta che subito qualcuno mi avesse detto:secondo i criteri di contabilità contenuti nel tot manuale che viene usato per la compilazione dei bilanci pubblici,si contabilizzano cosi'.Poi fatta chiarezza su questo,quando ho chiesto un opinione di tipo economico riguardo al fatto se non fosse piu' corretto indicare quelle detrazioni e deduzioni come spese,non ho avuto ancora nessuna risposta a parte esempi che non c'entravano niente come quello degli sconti su vendite di aziende o a parte l'essere tacciato di essere un troll (come fanno tanti nei vari blog della rete invece di controbattere e rispondere nel merito).

Dopodichè mi scuso per il disturbo arrecato e ricomincero' solamente piu' a leggere senza postare,non voglio creare problemi e caso per caso mi terro' i dubbi per me.

 

Forse che invece,poi Prodi

Ma infatti il Sig. Prodi, dopo la sua ultima esperienza governativa, se ne è tornato a fare il professore universitario.

I vari Tremonti, Berlusconi, Castelli, Calderoli, e via di questo passo dovrebbero fare la stessa cosa. Hanno avuto le loro svariate occasioni, hanno fallito, a casa, avanti qualcun altro.

Sempre su Prodi, sembra che fra qualche giorno terrà delle lezioni di economia in prima serata televisiva:

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2011/09/09/news/prodi_torna_ma_in_tv_lezioni_di_economia_su_la7-21416286/

I vari ... Berlusconi, Castelli, Calderoli, e via di questo passo dovrebbero fare la stessa cosa

Il professore universitario? L'università italiana è malridotta, ma non fino a tanto...


Ma infatti il Sig. Prodi, dopo la sua ultima esperienza governativa, se ne è tornato a fare il professore universitario.

Beh, ha detto che sarebbe tornato a fare il professore, invece ...

 

eh, sì. invece cosa?

fa il professore universitario e ogni tanto interviene sui giornali. che vergogna!

ai redattori di NfA fischieranno le orecchie, immagino.

Romano Prodi fa ancora politica. Secondo alcuni giornalisti punta al Quirinale, che non è una cattedra universitaria. É un suo diritto, essendo cittadino italiano ed avendo compiuto 50 anni, ma è cosa diversa da quanto in precedenza aveva affermato.

É un po' come per Veltroni: nessuno gli aveva chiesto di andarsene in Africa, lo dichiaró nel 2006 del tutto spontaneamente. Poi peró non ci è andato.

Quanto ai redattori di NfA, non mi pare che nessuno di essi abbia mai dichiarato di volersi astenere per sempre dalla politica; se un giorno qualcuno di essi volesse impegnarsi il paese ne trarrà sicuro giovamento (forse gli interessati un po' meno...).

 

Ma in una repubblica OLIGOPORNOCRATICA pensate che qualcuno dell'oligopolio pensi alla delaga fiscale?

Non hanno mica tempo da perdere in quisquilie.

La delega fiscale è stata disattesa, ovviamente a causa della crisi mondiale e degli speculatori...

 

...adesso però arriva il "Piano decennale per la crescita" !!

(http://ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2011/09/20/visualizza_new.html_701198963.html)

che contiene (tra le altre cose) la madre di tutte le liberalizzazioni: "tutto è lecito se non è espressamente vietato"

 

Qualcuno ci crede ancora??????

 

una volta non erano quinquennali? :)

già, ma con un piano quinquennale alla fine della legislatura hai un bilancio da sottoporre agli elettori, con uno decennale hai la scusa che, se non vieni rieletto, non puoi farlo proseguire.

 

 

 

ART. 8.
(Graduale eliminazione dell'imposta regionale sulle attività produttive).
1. Il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi per la graduale eliminazione dell'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP), con prioritaria e progressiva esclusione dalla base imponibile del costo del lavoro e di eventuali ulteriori costi, valutando la possibilità di dare la precedenza ai soggetti con una prevalente incidenza del costo del lavoro rispetto agli altri costi. I decreti legislativi dovranno prevedere anche la semplificazione della base imponibile.

Semplicemente allucinante...

Non so cosa intendesse Marco, ma così su due piedi sembra che la legge voglia incidere sull'allocazione fra capitale e lavoro nei fattori produttivi, incentivando l'uso del secondo rispetto al primo. A parte il fatto che non si capisce perché la legge debba privilegiare una scelta imprenditoriale piuttosto che un'altra, niente male come norma per un paese che deve urgentemente convincere i mercati che può tornare a crescere. 

P.S. Ovviamente, e lo dico per chi leggesse questo commento fuori dal contesto delle discussioni che facciamo in questo sito, questo non è per privilegiare i cattivi capitalisti a scapito dei poveri lavoratori. Proprio il contrario: è attraverso investimenti ed innovazione che i lavoratori producono di più e si arricchiscono. Le imprese con più investimenti ed innovazione sono generalmente quelle per le quali il fattore lavoro è meno preponderante. 

A me fa tanta paura quella dicitura alla fine della frase in grassetto: "e di eventuali ulteriori costi". Visti i precedenti di Tremonti e soci, mi fa pensare ad una miriade di esenzioni particolari, modificate da un anno all'altro...

Non vevo mai letto quest'articolo, ma è evidente (come riporta anche Diego d'Andria sotto) che la delega fiscale è assolutamente discrezionale, tutti sanno che l'IRAP incide molto sulle aziende con effetti distorsivi, ma anche chiari: colpisce chi ha molti lavoratori ed è indebitato, la possibilità di decidere cosa è imponibile IRAP e cosa no, senza semplicemente ridurre le aliquote, è una pistola in mano a un bambino.

Impressionante il nuovo troll pidiellino ...

È mai possibile che i seguaci di BS e dei suoi dipendenti siano ancora più stupidi ed ignoranti dei loro idoli?

Sembra impossibile eppure succede ...

Amarcord

Carlo Carminati 22/9/2011 - 05:15

 

Impressionante il nuovo troll pidiellino ...

È mai possibile che i seguaci di BS e dei suoi dipendenti siano ancora più stupidi ed ignoranti dei loro idoli?

Sembra impossibile eppure succede ...

 

Be', sempre a proposito di trolls (e di amarcord), mi torna alla memoria il famoso "CREDERE, OBBEDIRE, COMBATTERE"...

Insomma, siamo ormai a Salo' (con annessa la riedizione softcore delle 120 giornate di Sodoma).

Possiamo sperare in un 25 aprile?

Temo che siamo all'estate del '43 al massimo.

Re(1): Amarcord

palma 23/9/2011 - 12:31

se vi va bene, quel che succede e' il "rompete le righe" dell' 8 di settembre.

il primo ministro scarica il bagagli in eccesso (carfagne e santanche') si affida ai seri (letta e alfano) e forma u nuovo partito per il 2o12

La aggiungiamo alla profezie maya per il 2012? :-)

+----------+
|  PLEASE  |
|  DO NOT  |
| FEED THE |
|  TROLLS  |
+----------+
    |  |    
    |  |    
  .\|.||/.. 

Re: Please

valerio 24/9/2011 - 22:26

lanfranconi è infaticabile.
invidio il suo ex-datore di lavoro.

rewind

giulio zanella 24/9/2011 - 21:40

Metto qui per affinita'. Tremonti dev'essere davvero molto stressato, lo spread a 400 gli ha dato alla testa: il disco si e' inceppato e quando ha ripreso a girare e' ripartito da oltre 15 mesi fa. Con l'aggiunta che la crescita non serve, in fondo. I creditori non mancheranno di prendere nota e passare la nota al broker lunedi' mattina.

 

 

ormai questo esecutivo qualsiasi cosa faccia, anche la migliore possibile, agli occhi della comunità internazionale è falsa e truffaldina, la fama di bugiardi li precede, motivo in più per mandarli a casa.

Scusate se posto qua ma non saprei come fare diversamente. Non so se avete notato ma Santoro sta raccogliendo soldi per la sua nuova "avventura". Domanda come mai i soldi di chi dona non "valgono" azioni della societa' al pari dei soldi versati da Santoro & Friends?

Una cosa del genere vale una avvelenata?

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