Analisi della manovra Monti. Parte 1: misure economiche

16 dicembre 2011 aldo lanfranconi

Iniziamo l'analisi della manovra Monti, partendo dalle misure economiche. La prima versione della manovra è stata una delusione sia nella sua articolazione che nella misura. Il maxiemendamento concordato nelle ultime ore, pur attenuandone alcuni aspetti negativi, non fa cambiare il giudizio.

Ho esaminato il decreto numero 208 (104 pagine, 49 articoli), la relazione tecnica (80 pagine) e la tabella riassuntiva della stesura originale che ho poi ricostruito secondo uno schema diverso nelle tabelle che seguono (qui l'elenco degli articoli del decreto a cui il governo non attribuisce alcuna rilevanza sui saldi, tra cui le nuove norme sull'uso del contante).

I valori riportati nelle tabelle qui sotto sono per cassa (cioé si riferiscono a quanto si spende e quanto si incassa in un certo anno, indipendentemente dall'anno in cui l'uscita e l'entrata sono stati o saranno contabilizzati) il che dovrà essere considerato quando si discuterà l'idoneità della manovra allo scopo. Il conto economico, da cui emerge l'indebitamento netto che si vuole azzerare nel 2013 è infatti costruito per competenza (cioé facendo riferimento a uscite e entrate come compaiono nel bilancio dell'anno, indipendentemente da quando effettivamente si pende e si incassa). I numeri citati nella discussione, salvo diverso avviso, si riferiscono al 2013, l'anno fatale dell'agognato pareggio. La diminuzione degli incassi nel secondo e terzo anno è spesso determinata dagli effetti su IRPEF o IRAP che intervengono con ritardo e che con gli acconti e saldi si stabilizzano ancora dopo. (le cifre in tabella sono infatti per cassa). Infine qui maggiori dettagli sul significato della colonna A nelle tabelle che seguono.

Iniziamo dalla prima versione della manovra, riassunta nella prima tabelle qui sotto.

image

Ieri è stato reso noto il maxiemendamento e la relazione tecnica di accompagnamento, riassunta nella tabella qui sotto.

image

i proventi da immobili e strumenti finanziari all'estero tengono conto, detraendole, delle imposte eventualmente pagate all'estero.

L'emendamento rende un poco più umana la manovra: indicizzazione totale certa per il 2012 anche per le pensioni fra 2 e 3 volte il minimo, aumento detrazioni IMU per i figli conviventi, attenuazione degli effetti della riforma delle pensioni sui pensionandi (secondo la legge attuale) dei primi prossimi anni. Estende a quasi tutti i patrimoni mobiliari ed immobiliari in Italia e all'estero la "patrimoniale". Accelera l'aumento dei contributi  previdenziali di commercianti ed artigiani. Perde però in solidità avendo aumentato gli incassi dai capitali scudati. L'emendamento dovrebbe inoltre rendere la manovra leggermente meno recessiva.

La seguente tabella riassume la manovra dopo l'emendamento. Le poste cambiate sono evidenziate da asterischi prima della descrizione.

image

Chiamando ogni posta con il suo vero nome le ultime cinque righe della tabella danno il primo giudizio alla manovra. A fronte di 37,3 miliardi di nuove tasse certe (24,2 se si prescinde dalla posta IVA/clausola di salvaguardia) si hanno meno tasse per 21,2 miliardi (5,2 senza IVA/clausola di salvaguardia). Questo aumenterà la pressione fiscale di circa 1 punto. Non solo: i quasi 2 miliardi di tagli netti previsti per gli enti locali (posizioni da 21 a 23) potrebbero trasformarsi in nuove tasse qualora Regioni, Province e Comuni decidessero di recuperarli utilizzando l'autonomia fiscale concessa dal decreto (+0,2% di IMU) che, applicata al massimo, vale almeno 5 miliardi. Le spese risultano ridotte di 4,7 miliardi che potrebbero salire a 6,7 miliardi qualora gli enti locali si comportassero in modo virtuoso. L'83% dei tagli certi derivano dalla deindicizzazione delle pensioni. La manovra comporta anche un aumento di spesa di 1,5 miliardi. Nella tabella ho assegnato un peso ad ogni posta (personal technical effort) rispecchiante il suo effetto recessivo o espansivo (colonna A): ne esce che dovrebbe prevalere l'effetto recessivo per almeno 0,35 punti di PIL  (0,4 prima dell'emendamento) il che vanificherebbe almeno 5,5 miliardi della manovra stessa. (maggiori dettagli su significato della colonna A, il "coefficiente recessivo")

Quanto sopra sarebbe sufficiente per emettere un giudizio ma per i più curiosi analizzerò alcuni provvedimenti, anche con ironia, onde evidenziarne la robustezza, le incongruenze e le inutili complicazioni. Mi sarei astenuto dal giudicare l'equità ma poichè è rivendicata ad ogni piè sospinto dal professor Monti questa volta l'ho fatto.

L'eredità di Giulio Tremonti. GT con l'ultima manovra ha lasciato, come buona uscita per gli italiani (che fino a poco prima baciavano la terra dove metteva i piedini), misure fiscali da definire per 4 miliardi nel 2012, 16 nel 2013 e 20 nel 2014 (punto 12). Se la delega per la riforma fiscale non avesse sortito risultati, le risorse si sarebbero reperite con tagli lineari di pari importo a deduzioni e detrazioni fiscali. L'aumento dell'IVA della manovra (punto 1) (+2% da ottobre prossimo, più un ulteriore mezzo punto da inizio 2014) definisce gran parte di queste entrate ( 3,3 miliardi nel 2012, 13,1 nel 2013 e 16,4 nel 2014); il rimanente è coperto dagli altri punti della manovra.

La patrimoniale farlocca. Checché se ne dica la patrimoniale c'è, farlocca ma c'è e consiste nelle righe 2 e 3 della tabella. I provvedimenti sono farlocchi ciascuno di proprio ed ancor più nel loro insieme. Infatti 10,7 miliardi su 11,7 del punto 2 (IMU= ICI, IMU sperimentale scrivono: mi piacerebbe sapere cosa c'è da sperimentare) è una imposta sui patrimoni immobiliari la cui base imponibile è il nuovo valore catastale uguale alla rendita rivalutata del 5% moltiplicata per un numero funzione della tipologia catastale. Con tali rivalutazioni stimo che mediamente il valore catastale degli immobili adibiti ad abitazione si attesterà al 50% del valore di mercato. Considerate le aliquote da applicare (0,4% con franchigia di 200 euro e deduzione di 50 euro per ogni figlio per case adibite ad abitazione, 0,76% per tutti gli altri immobili residenziali) ne deriva che il patrimonio a prezzi di mercato sconterà una imposta da 0% allo 0,2% nel primo caso e dello 0,38% nel secondo. Si dà però il caso che il rapporto valore di mercato/valore catastale è molto disperso e può tranquillamente variare da meno di 1 a 4 o 5. I valori catastali delle abitazioni sono ben lontani dallo stare in un rapporto unico con il relativo valore di mercato. La consistenza, pur con il diffondersi dei lofts è ancora basata sul numero di vani; zone censuarie, categorie, classi e tariffe non sono aggiornati da anni. A Milano non è raro il caso di appartamenti da un miliardo (in centro) con rendite anche minori di quelle di appartamenti nella prima periferia di valore meno della metà. I proprietari dei primi saranno soggetti ad un'aliquota reale meno della metà di quella dei proprietari dei secondi. (evviva l'equità). Il professore ha fustigato in pubblico GT per i tagli lineari e poi fa le rivalutazioni lineari. Intendiamoci, Monti non è responsabile di questa distorsione che affliggeva anche l'ICI, ma poteva intervenire. L'Agenzia del Territorio possiede e pubblica i valori di mercato per m2 e per zona e classe degli immobili di ogni comune, le mappe catastali sono tutte digitalizzate per cui sarebbe relativamente semplice ottenerne la superficie; con i due dati si sarebbe potuto fissare, almeno per il 2013, l'imponibile  al valore di mercato (previo adeguamento delle aliquote). Ma forse Confedilizia è troppo potente e avrebbe fulminato Monti con una velocità che nè SB nè PLB conoscono. Solito occhio di riguardo poi ai possessori di seconde case con redditi alti: poichè l'IMU assorbe IRPEF ed addizionali (calcolate sulla rendita) il differenziale d'imposta sarà: redditi fino a 15k€ 0,52%, da 15k€ a 28k€ 0,48%, da 28k€ a 55k€ 0,37%, da 55k€ a 75k€ 0,34% ed infine > di 75k€ 0,32%. I vantaggi crescenti (sic!) con il reddito sono ancora maggiori se la casa è sfitta. Ma non si era detto "pagherà chi non ha pagato?".

Il Bollo sui depositi (punto 3) è invece una imposta su parte del patrimonio mobiliare: già prevista da GT con importi fissi per scaglioni, MM nella stesura originale ne ha allargato la base imponibile anche ai prodotti finanziari senza obbligo di deposito e l'emendamento ai buoni postali ed alle attività estere ed ha stabilito un'aliquota fissa (0,1% per il 2012 e 0,15% dal 2013 con un minimo di 34,2 euro e un massimo di 1200 €). L'imposta diviene flat/proporzionale impedendone l'elusione parziale praticabile dividendo il patrimonio su più banche. Peccato che avendo fissato un limite minimo (34,2 euro) e massimo (1200 euro) ne deriva, ad esempio, che chi possiede un patrimonio (si fa per dire) di 5000 euro pagherà lo 0,68%, chi di 5 milioni di euro lo 0,024%. L'anomalia derivante dal massimo di 1200 euro è stata eliminata dall'emendamento a decorrere solo dal 2013 (gli interessati avranno un anno di tempo per individuare modi diversi di elusione, fra un poco è Natale e non c'è tempo adesso). Il "farlocchismo" da accoppiamento deriva dalla disparità di trattamento riservato ai due tipi di patrimonio: l'immobiliare sarà tassato con un'aliquota massima reale dello 0,38% mentre l'aliquota massima per il mobiliare sarà lo 0,15%, meno della metà; con la dovuta eccezione dei patrimoni "si fa per dire" inferiori a 22880 euro che, per equità saranno puniti.

La patrimoniale farlocca sarà pur leggera ma vale due terzi del saldo della manovra!

I carburanti. Il punto 4 della tabella mostra gli aumenti di gettito conseguenti l'aumento delle accise sui carburanti per autotrazione (+IVA sull'accise stessa, ora 21%,  da ottobre 2012 23% e da inizio 2014 23,5% ) che vale oltre il 20% del saldo della manovra. Per non dover portare il loden anche in casa, MM ha graziato i combustibili per riscaldamento e per contenere l'inflazione indotta ha adeguato il credito d'imposta per l'autotrasporto.

L'IRPEF. Grazie al PD, che non ha accettato l'aumento delle aliquote dei due scaglioni più alti, anche chi vive con mille euro al mese potrà fare la sua parte e raccontarlo fra anni ai nipoti. MM ha infatti subito apparecchiato l'aumento dell'addizionale regionale IRPEF, rigorosamente flat. L'aliquota arriva ora all'1,23% (da 0,9%) mediamente a livello nazionale (punto 5).

Capitali scudati. Non mi piace che i patti, anche se fatti alla e con Tremonti non siano rispettati ma MM ha deciso ancora una volta di sfidare tutte le Corti dell'universo terracqueo: +1,5% sui capitali già scudati (punto 6). L'emendamento ha ridotto l'aliquota per il prelievo straordinario all'1% ma introdotto altre misure fra le quali un'imposta ordinaria annua dello 0,1% per mantenere l'anonimato. Il tutto aumenta la previsione di incasso 2013 di 370 milioni. Questa posta è certamente la più a rischio a fronte di ricorsi alla C.C. ed alla C.E.; per quanto riguarda la reperibilità degli scudanti la R.T. dichiara di averne tenuto conto abbassando prudenzialmente le previsioni di incasso.

Pochi ma subito! Riaperti i termini per rivalutare le partecipazioni pagando un'imposta sostitutiva (punto7) La norma porta gettito a breve e lo riduce negli anni successivi. (naturalmente non a saldo zero altrimenti nessuno abboccherebbe)

Anche i ricchi piangano! Non solo la Fornero e i pensionati ma tutti! Tassa su auto di lusso, barche aerei: finalmente un poco di giustizia (punto 8). Pensate ai poveracci che possiedono una Ferrari FF (385 KW) che dovranno sborsare un superbollo di 6000 euro (oltre il 2% del prezzo di acquisto (260mila euro). Tempo un anno e avranno tutte targa MC o RSM. E che dire dei proprietari di barchette da 60 metri ormeggiate a Sanremo? Dovranno pagare una tassa da 190mila euro all'anno. Tranquilli in Costa Azzurra e in Croazia stanno già allargando i porti. E Sacconi, per non perdere l'abitudine, sta già studiando la CIG in deroga per i marinai. Qui Monti ha copiato Soru. Riceverà gli stessi dileggi dai clienti del Billionaire? Ma sopratutto lo sa che la tassa di Soru è stata bocciata dalla Corte Costituzionale e dalla Corte Europea? L'emendamento ha giustamente attenuato il prelievo in funzione della vetustà dei mezzi facendo coprire il buco ai fumatori di sigarette autoprodotte con tabacco e cartine ed ai fumatori di pipa (notoriamente responsabili del deperimento dei mezzi di trasporto, scherzo naturalmente)

Contributivo. Fra mezzo secolo anche commercianti, artigiani e co.co.co potranno godere di una pensione decente e non più il 60% di quella dei lavoratori dipendenti. Se ognuno deve avere per ciò che ha versato anche queste categorie dovranno versare ed accantonare il 33% come i lavoratori dipendenti e non, come ora, il 20%. MM (punto 9) ha fatto loro iniziare "la grande marcia", con un aumento dello 0,3% l'anno nel 2055 il 33% non sarà più un miraggio! Coraggio! Provvidenzialmente l'emendamento ha raddoppiato la velocità di avvicinamento almeno (finora) per i primi sette anni.

Un miracolo. C'è anche un miracolo nella manovra: Le detrazioni per interventi edilizi e per il risparmio energetico invece di costare generano risorse! (punto 10)

E per coloro che hanno sete di giustizia (e sono un poco boccaloni) il punto 11 va a pennello.

Sgravi IRAP. È quello che fa il decreto con gli sravi IRAP (punti 13 e 14). I valori in gioco costituiscono il pezzo forte per lo sviluppo rappresentando praticamente la totalità dei tagli fiscali e oltre il 25% del saldo della manovra. Se rapportati però al pil privato rappresentano meno dello 0,4%. Avendo a disposizione una cifra così modesta sarebbe stato conveniente destinarla a quelle imprese che possano dare il ritorno maggiore in termini di crescita (la seconda parte di questo) ; inoltre riducendo la platea dei beneficiati la riduzione possibile dei costi di produzione e quindi dei prezzi sarebbe stata più significativa. Ma noi, compreso, lo stiamo costatando, il professor Monti, non ne siamo capaci, non abbiamo mira, peggio non conosciamo i bersagli. Dimenticando la selettività purtroppo impraticabile, con le stesse risorse si sarebbe almeno potuto abbassare l'aliquota IRAP dal 4,2% al 3,3% per tutti; si è invece preferita la lotteria anzi le lotterie che sono tre e la complicazione alla semplicità. Dei 5 miliardi 1446 milioni sono infatti distribuiti permettendo di dedurre dall'imponibile IRES il 3% del capitale nuovo proprio apportato all'impresa, 1921 milioni permettendo di dedurre sempre dall'imponibile IRES la quota di IRAP pagata per la componente lavoro: è evidente che molti, non avendo profitto prima delle tasse, ed è spesso il caso anche dei nuovi start up, non potranno trarne profitto. I rimanenti 1690 milioni sono distribuiti aumentando di 6000 € pro capite per donne e giovani (< di 36 anni - nuova definizione) la quota deducibile dal costo del lavoro ai fini della determinazione dell'imponibile IRAP. In pratica un maggiore sgravio di 183 € per ogni donna o giovane in organico ( l'IRAP risulta ridotta di 252 € che però non puo più godere della riduzione IRES del 27,5% pari a 69,3 € concessa dalla norma precedente). Io non vedo perchè una maggiore presenza di donne e "giovani" in una azienda possa farla crescere maggiormente nè come, dovendo assumere un nuovo dipendente che costerà più di 20000 € 183 €, meno dell'1%, possano risultare decisivi nella scelta: io spero che questa ricada sempre sul candidato più competente e serio, anche fosse un transex quarantenne .In questo articolo si era suggerito che sussidi di questo tipo di solito non hanno effetti percettibili. Un'impresa sana assume più lavoratori solo se crescono gli ordini e non perchè riceve dei sussidi: al massimo, se possibile e compatibile, potrebbe cercare di sostituire lavoratori non incentivati con altri incentivati ma se il backlog degli ordini non cresce il totale dei lavoratori rimarrà costante. Forse la crescita, con norme così complicate, è garantita dal maggior numero di esperti in paghe e contributi che si renderanno necessari. Confindustria dopo avere visto solo i numeri si è meravigliata della generosità e ha ringraziato. Prendi e porta a casa: non crescerà il paese ma il loro portafoglio sì.

E infine i tagli. I tagli certi sono stati fatti solo sulle pensioni (punti 24 e 25) anzi sui pensionati: la deindicizzazione (poco meno di 5 miliardi) valeva da sola nella prima stesura l'85% dei tagli, l'emendamento ha stanziato un miliardo per garantire, finora solo per il 2012, l'indicizzazione totale delle pensioni fino a 1400 € lorde / mese. Ma l'ingiustizia rimane perchè i pensionati sono in disarmo e non hanno possibilità alcuna di compensare la perdita. Rimane anche la beffa: molte donne che hanno lavorato una quindicina d'anni fino alla prima maternità per poi dedicarsi alla famiglia hanno una pensione intorno ai 500 euro/mese che saranno indicizzate anche se la pensione del marito arriva a 5000. Chi poi avesse 4 pensioni (lo 0,5% dei "clienti" INPS o 3 (4,5%) ciascuna di 1000 €  si vedrà rivalutati 4000 o 3000 €. Questo è un provvedimento immorale. Con uno 0,06% su tutti i patrimoni si sarebbe potuto evitare: su tutti perchè anche chi avesse solo 10000 €, 6 € (un settimo di quanto tolto ogni mese ad un pensionato a 2000 €) li potrebbe pagare.

E i costi della politica? Solo un gesto puramente simbolico: con la fusione e la soppressione di enti (punto 26) MM realizzerà un risparmio di 52 milioni di (milioni, avete letto bene). In generale, sui costi della politica è in corso una subdola campagna di depistaggio: tv e giornali riducono i costi della politica agli stipendi dei parlamentari che valgono in tutto 300 milioni all'anno. Bocche cucite invece sui 60 miliardi (200 volte tanto) in continua crescita di inefficienza della pubblica amministrazione nella gestione degli acquisti. In parte è lassismo, in parte corruzione (qui un'analisi empirica) ma sono sempre parecchi soldi. Non abbiamo dimenticato che la metropolitana di Milano costava al chilometro quattro volte quella di Amburgo in costruzione nello stesso periodo o che la TAV Milano Torino, percorso analogo a quelli francesi, è costata anch'essa tre o quattro volte tanto quella d'oltralpe. Divertente il discorso di Imposimato.

Le omissioni. Beauty contest invece dell'asta per le frequenze televisive, inerzia circa il possibile accordo con la Svizzera sulla tassazione dei capitali italiani colà soggiornanti e, con il maxiemendamento, frenata brusca sulle pur timide liberalizzazioni.

La condizione posta dal Ragioniere Generale dello Stato, per appore la sua firma all'emendamento, ci assicura che le previsioni dela manovra sono precise al 99,9975%. Nessuno è perfetto!

image

500.000 € rappresentano meno dello 0,0025 del saldo della manovra.

Questa analisi dimostra anche le complicazioni delle nostre leggi fiscali: ogni norma ha n subordinate ed m eccezioni: già questa complicazione è un attacco mortale allo stato e una preziosa alleata della "speculazione". L'altra sera a Ballarò, Vito Tanzi, uso alla semplicità USA, solo sentendo della eccezione per i figli conviventi cara a Casini si è messo le mani nei capelli.

A breve la seconda parte sull'adeguadezza della manovra all'obiettivo.

85 commenti (espandi tutti)

Grazie Aldo: non avevo avuto il tempo di leggere tutto, e tendo a non fidarmi dei giornali. Non capisco come mai parli di "boccaloni" riguardo al punto 11 - non era quello che impedisce di essere presenti in N diversi consigli di amministrazione finanziari? Ignora pure questa mia domanda nel caso dovessi rispondere in altro articolo, le informazioni in mio possesso sono poco precise.

Confesso che finora ero stato deluso piu' che altro dai continui aggiustamenti e aggiornamenti, che mi erano sembrati troppo simili a quelli di GT et alia. 

Non capisco come mai, pur avendo goduto di un forte vantaggio tattico soprattutto nei primi giorni, questo governo non sia riuscito a puntare un po' di piu' i piedi ed osare qualcosa di diverso. 

Non mi aspettavo rivoluzioni, sia chiaro, ma almeno qualche misura spendibile sui media, anche solo cosmetica, sarebbe secondo me stata utile almeno per non farsi passare come l'uomo delle (solite) tasse da parte di giornali e parlamentari vari (ovviamente disinteressati).

 

quello che impedisce di essere presenti in N diversi consigli di amministrazione finanziari?

mi pare che l'emendamento ne abbia rimandato l'entrata in vigore.

ha taciuto sui doppi stipendi dei fuoriruolo (Catricalà lo percepisce da anni), sugli arbitrati dei giudici.

Per il resto io coltivo la speranza che anzitutto Monti voglia blindare i conti con l'approvazione di questa manovra "possibile"; una volta approvata ci si possono anche permettere le elezioni (potrebbe farsi togliere la fiducia presentando un decreto con tutto ciò che gli hanno impedito di mettere in questa manovra e rimuovendo qualche provvedimento impopolare che è invece stato costretto a mettere) e se poi si presentasse vincerebbe alla grande. 

 

Monti voglia blindare i conti con l'approvazione di questa manovra "possibile"; una volta approvata ci si possono anche permettere le elezioni (potrebbe farsi togliere la fiducia presentando un decreto con tutto ciò che gli hanno impedito di mettere in questa manovra e rimuovendo qualche provvedimento impopolare che è invece stato costretto a mettere) e se poi si presentasse vincerebbe alla grande.

Uno di noi due ha una visione distorta del paese reale. Spero tanto di essere io!

se poi si presentasse vincerebbe alla grande

Porca vacca! Se lo fa e ci riesce è un genio. Se non ci riuscisse non farebbe un gran danno perché saremmo perduti comunque.

L'IRPEF. Grazie al PD, che non ha accettato l'aumento delle aliquote dei due scaglioni più alti

Non grazie al PDL? Chiedo perchè non ho seguito le varie baruffe chiozzotte

L'aumento dell'addizionale è all'1,23% (dallo 0,9%) non dell'1,23%, come mi pare di capire dal post.

Poi: come si fa ad attribuire a PD (o PDL che sia) non tanto la sparizione dell'aumento delle aliquote sugli scaglione più elevati quanto la sua sostituzione con l'aumento dell'addizionale?

Grazie, hai ragione: correggo le tabelle; il testo è o.k.

sicuramente: ma contrariamente che per il PD per il PDL era scontata e difendeva il suo elettorato di riferimento "pensante".

E il silenzio sulla misura non ti ha insospettito?

Grazie per l'ottimo articolo. Confido che la serietà dei ministri e le misure sulla tracciabilità e riduzione delle transazioni in contanti consentano un recupero significativo dell'evasione con conseguente riduzione delle imposte, in particolare dell'IRAP che è veramente pesante. Sulle liberalizzazioni spero in un "secondo colpo" a gennaio.

Grazie per l'ottimo articolo. Confido che la serietà dei ministri e le misure sulla tracciabilità e riduzione delle transazioni in contanti consentano un recupero significativo dell'evasione con conseguente riduzione delle imposte, in particolare dell'IRAP che è veramente pesante. Sulle liberalizzazioni spero in un "secondo colpo" a gennaio.

Approfitto per fare le mie previsioni spicciole per i prossimi due anni (assumendo rimangano in vigore le norme del governo Monti e altre analoghe sulle stesse linee):

  • recupero di evasione fiscale: da 0% a 1%, quindi massimo da 18% al 17% del PIL a fine 2013
  • recessione al 1% del PIL nel 2012
  • spesa pubblica in aumento del 2% in rapporto al PIL a fine 2013
  • crescita inferiore del 1% della media di Francia e Germania nel 2013
  • prosecuzione sulla traiettoria verso il default dello Stato iniziata nei magici anni '80
  • aumento del numero di suicidi di imprenditori che aspettano rimborsi o pagamento di appalti statali e di anziani senza discendenti giovani che devono curare da soli un congiunto non-autosufficiente senza aiuti decenti dallo Stato

 

 

Ho da dissentire sui contributi degli autonomi (o non ho capito la sottile ironia). Innanzitutto il 33% di cui si parla nell' articolo è (ne sono quasi certo) la somma di quello che paga il dipendente e quello che paga il lavoratore, perciò o ci si dimostra che i datori di lavoro hanno scaricato al 100% questi oneri sugli stipendiati, o facciamo una somma proibita. Poi l' Italia è piena di dipendenti mascherati da, soprattutto, agenti di vendita: gente spolpata dall' INPS che impone ai contributi un "floor" ed un "ceiling": col risultato che quelli di basso rango (ex dipendenti messi di fronte allo "scegli la minestra del licenziamento od il salto dalla finestra del fare il venditore", per cui magari non sei tagliato, problemi di salute, clienti che non pagano,...) pagano un fisso di circa € 3.500 annui da proporzionare su un reddito magari tendente a quasi zero (indovinate cosa succede all' aliquota media !). Dall' altra parte c' è il tetto ai contributi, per cui paghi quel fisso, che tu fatturi tanto o tantissimo. Cioè: il contributo previdenziale non solo è un' imposta, ma è pure regressiva.

Innanzitutto il 33% di cui si parla nell' articolo è (ne sono quasi certo) la somma di quello che paga il dipendente e quello che paga il lavoratore, perciò o ci si dimostra che i datori di lavoro hanno scaricato al 100% questi oneri sugli stipendiati, o facciamo una somma proibita.

Qualsiasi sia il ragionamento, va fatto sul costo del lavoro.

nessuna somma proibita,quei contributi sono tutti del lavoratore,anche se formalmente non entrano nella busta paga e si dice che siano a carico del datore di lavoro.Sono proprio il 33% del lordo busta paga che diventano un 24-25 o 26 del costo del lavoro a seconda di cosa si conteggi come costo del lavoro.Proprio per evitare che ci siano persone che continuino a giocare su questa ambiguità,sarebbe ora di far rientrare tutti i contributi nel cedolino della busta paga.E anzi,io sarei per abolire il sostituto di imposta,dare al lavoratore tutto il loro,compreso TFR e contribuzione contro la disoccupazione,CIG,malattia e altro.Quella è la vera retribuzione lorda del lavoratore.Dovrebbe essere il lavoratore poi a provvedere al versamente delle varie contribuzioni e delle imposte,come fa un qualsiasi lavoratore autonomo.

a Bologna, i canoni di locazione sono in media più bassi grazie al numero dei contratti con canone concordato. Per questi canoni il comune offriva aliquota 0 per l'ICI.  Con l'IMU l'aliquota passa allo 0,7%

e non la chiamano patrimoniale?  Quanti errori, carissimo professore.

Come mai i ricconi dovrebbero fuggire dal pagare il bollo o la tassa di soggiorno? Monti ha fatto breccia sul loro lato "Radical Chic"! Essi pagheranno XD

Apparte gli scherzi, gradirei sapere quali misure politiche si possono adottare seriamente per far pagare i ricchi? Non penso che i ricchi rinuncino all'ormeggio nella bella italia solo per una piccola tassa dai; è come dire che se voi andate in vacanza al mare, non paghiate il parcheggio per la spiaggia..seppure non generasse gettito, non vedo perchè io con la mia macchina devo pagare il gratta e sosta, e loro col loro yacht da 100 metri non debbano pagare niente, in questo caso me ne frego del gettito ma mi interessa l'equità..

Apparte gli scherzi, gradirei sapere quali misure politiche si possono adottare seriamente per far pagare i ricchi?

ma è molto semplice, senza dover inventare diavolerie: con il mezzo apposito che esiste da tempo,  cioè la progressività dell'aliquota irpef.

però inasprirla non sembra una cosa molto intelligente, visto che potrebbe far passare la voglia di lavorare, guadagnare ed arricchirsi, l'unico modo certo per uscire dalla recessione. 

bisogna poi ricordare che, a proposito di equità, in Italia la progressività c'è eccome, ma è quasi scandaloso il modo in cui lo stato (non) redistribuisce; il nostro costosissimo welfare si disperde in mille fantasiosi rivoli, a favore di categorie organizzate e piagnone. va da sè che i veri emarginati, quelli da assistere davvero, pesano politicamente ben poco e beccano nulla. alberto alesina ci ha scritto sopra parecchio, è un dato assodato da tempo.

oppure volevi riferirti all'immoralità intrinseca della ricchezza?

penso che la prima difficoltà sia definire chi è ricco: la tendenza, ad ogni livello, è considerare ricco chi ha un reddito o un patrimonio tre quattro volte il proprio e questo non porta da nessuna parte. Esiste una distribuzione continua dei redditi che sono tassati con aliquote progressive e questo dovrebbe risolvere il problema.

esiste anche la disinformazione: Livini giorni fa scriveva su Repubblica

Niente di strano, però, in un paese dove 518 persone che denunciano al fisco meno di 20mila euro sono allo stesso tempo titolari di un aereo privato

i 20000 € di denuncia di reddito e il possesso di un aereo non significa così automaticamente che siano evasori: potrebbero avere conseguito redditi notevoli da capitale soggetti a ritenuta alla fonte che non devono essere dichiarati. Casomai si potrebbe discutere se sia giusto che questi redditi non siano soggetti ad imposta progressiva.

Diverso il problema dell'evasione e sopratutto dell'elusione: chi denuncia 20000 € invece dei 30000 € giusti è un evasore ma diverso da chi occulta milioni. Questo ultimo puo permettersi forme di evasione che divengono praticabili solo sopra certi valori e se scoperto, ha la possibilità e sopratutto la convenienza a farsi assistere da costosi tributaristi, e alla fine pagherà sempre meno di quanto avrebbe dovuto. Ha anche capacità convincenti di corruzione dei controllori. Il primo invece pagherà quanto avrebbe dovuto più multe ed interessi. Il secondo, considerate le cifre in gioco, ha anche molte possibilità di eludere il fisco rispettando la legge, o al limite della stessa: ma in questo caso i suoi consulenti fiscali dimostreranno quasi sempre la legalità del comportamento.

Dal punto di vista dei conti pubblici io penso che la somma dell'evasione dei primi alla fine sia molto maggiore della somma dell'evasione dei secondi. 

Non mi riferivo all'immoralità della ricchezza: certo che se uno si arricchisce alla BS è molto immorale, a differenza di come si è arricchito Steve Jobs o nel caso italiano Mario Moretti Polegatto..

Mi riferivo a tasse dirette da far pagare ai più ricchi, esempi concreti come quello delle barche a me pare giusto dal punto di vista dell'equità (vedi esempio del gratta e sosta).

Domanda: è possibile la tassazione diretta sui "beni di lusso" di un certo livello, in modo da colpire i ricchi?

Apparte gli scherzi, gradirei sapere quali misure politiche si possono adottare seriamente per far pagare i ricchi?

Premesso che non sono un economista accademico, secondo me la misura piu' efficace non tanto per far pagare i ricchi, ma per far pagare i ricchi piu' dei poveri, oggi, in Italia, e' ridurre la tassazione IRPEF sui poveri lasciando infariata (o diminuendola di meno) sui ricchi.

Oggi lo Stato italiano con vari trucchi e imbrogli, l'imbroglio principale essendo le detrazioni decrescenti col reddito, tassa i redditi a partire da 20-25k di imponibile IRPEF con un'aliquota marginale fiscale effettiva del ~43% (e un'aliquota fisco-contributiva del ~63%), pur pubblicizzando aliquote del 23, 27, 38% per i redditi minori. L'aliquota effettiva e' ancora maggiore di quella indicata, ma difficile da calcolare in media, perche' al salire dei redditi pur ancora medio-bassi aumentano una serie di imposte para-fiscali come ticket, costi delle mense scolastiche, tasse universitarie, di tutto di piu'.

Rispetto ad altri Paesi civili credo che l'Italia, in aggiunta a cio', abbia un limite di reddito senza tasse piu' piccola, specialemente per famiglie con figli.  Le detrazioni per i figli sono in Italia credo molto volte minori di Francia e Germania, 200-500 euro contro 1000-2000 euro (ma forse anche 3000 euro, sarebbe interessante fare un confronto).

Basterebbe adottare un sistema di tassazione progressiva di un qualunque Paese estero civile, probabilmente, per spostare un po' di tassazione dai poveri ai ricchi in Italia. Mantenendo il resto invariato, si potrebbe semplicemente dare detrazioni non decrescenti col reddito, in modo che l'aliquota formale sia in prima approssimazione uguale all'aliquota reale, come i politici italiani pubblicizzano, imbrogliando.

Non credo invece sia molto realistico aumentare le tasse oltre il 43-45% fiscale sui ricchi, l'effetto sarebbe quello di spostare ancora di piu' i compensi dei ricchi che lo possono fare su altre forme di reddito diverse dall'imponibile IRPEF, oppure di farli andare via dall'Italia, mantenendo la tassazione solo dei ricchi con redditi statali o comunque derivanti da rendite di monopolio o simili garantite loro dallo Stato stesso cui sono pertanto legati a doppio filo.

Quali sarebbero gli aspetti della tassa sul lusso che potrebbero finire a giudizio della Corte Europea e della Corte Costituzionale?

... inerzia circa il possibile accordo con la Svizzera sulla tassazione dei capitali italiani colà soggiornanti...

Il problema, caro Aldo, è ancora piu' complesso della semplice inerzia. Sicuramente non si puo' pretendere che in un mese Monti faccia quello che non hanno fatto Berlusconi e Tremonti in 3 anni ma prima ancora di prendere in considerazione l'accordo che citi (quello per intenderci già siglato da CH con DE e UK)  bisognerebbe assolutamente prendere in considerazione l'estensione della CDI (Convenzione Doppia Imposizione) al tema dell'evasione fiscale, come imposto da OECD nel 2008 ed accettato dalla Svizzera nel 2009. In pratica se prima veniva data assistenza, tramite rogatoria (caso singolo) su aspetti solo penali (frode, falsità in documenti etc) ora la Svizzera accetta anche l'evasione fiscale. Da considerare che in CH l'evasione fiscale non è reato penale ma semplice illecito amministrativo (quindi solo multe pecuniarie, niente carcere) ma concede l'assistenza pur in assenza di una fattiscpecie penale corrispiondente sul suolo nazionale. Nel 2008 CH fu messa in una lista grigia da OECD (come paese non collaborativo) da cui sarebbe uscita appena avesse siglato 12 CDI con la nuova clausola che comprende l'assistenza per i casi di evasione fiscale entro il 2010. Ne ha siglati 35, come vedete in questa pagina, e trovate germania, francia, usa, russia, regno unito, giappone, canada, ... insomma tutti i grandi ma non trovate l'Italia. Come mai? Chiaramente la Svizzera ha offerto all'Italia l'estensione della CDI ma il governo Berlusconi-Bossi-Tremonti (chissà come mai?) non ha voluto. Eppure se veramente oggi si volesse contrastare l'evasione potremmo avere uno strumento in piu'.

L'aspetto però da valutare è che queste cose non sono pure decisioni governative (salvo la decisione di trattare) ma sono dominio della diplomazia dei due paesi. Quindi implicano molti mesi per arrivare ad un accordo. Quelle 35 CDI sono frutto di due anni di lavoro intenso. Non mi sembra quindi corretto parlare di inerzia. Una volta approvata una CDI CH-ITA (esiste ma va estesa all'evasione fiscale) allora si puo' prendere anche in considerazione un accordo per la tassazione in CH dei capitali depositati, sulla linea di quanto già fatto con UK e DE. È infatti del tutto chiaro che la Svizzera non accetterà mai (e non è tenuta a farlo) lo scambio automatico del dati e che se anche lo facesse allora quei capitali che non vogliono essere trovati semplicemente si sposterebbero, lasciando all'asciuttto chi cerca di scovarli.

 

 Non mi sembra quindi corretto parlare di inerzia.

 

ho parlato di inerzia perchè Giarda ha esluso azioni in quella direzione: Sono daccordo che ci vuole tempo ma se non incominci mai... Ho avuto modo di sentire critiche al nostro comportamento anche da parte di autorità federali elvetiche e, mi pare, dallo stesso ambasciatore a Roma.

Sicuramente le critiche non mancano e qualcuno oltre alle critiche ha anche fatto di più. Come forse sai le autorità cantonali ticinesi hanno bloccato parte dei ristorni delle imposte alla fonte che andrebbero ai comuni confinanti. Fatto sta che la priorità temporale, sul piano logico è 1) il rinnovo della CDI ITA-CH e 2) un eventuale accordo bilaterale sulla tassazione sul risparmio, sulla base del modello Rubik.
Il modello Rubik pero' è osteggiato da Bruxelless per cui è naturale che Monti, a lungo commissario, non voglia adottare quel tipo di accordo. Pero' la CDI invece dovrebbe adottarla.Il vero segnale negativo quindi è che non si parli della CDI. Poi ne vedo altro due. Il primo è la riapertura dello scudo di tremonti, per fare cassa, il secondo è quello della tassazione degli immobili all'etstero, in barba appunto alla CDI.

Una convenzione contro la doppia imposizione infatti, lo dice il concetto stesso, evita che lo stesso reddito/oggetto sia tassato due volte da paesi diversi. È un principio di buon senso che un immobile sia tassato dove è saldamente ancorato al suolo (vedere art 6) e quindi è illeggittimo (secondo il mio parere)  che l'Italia tenti di tassare immobili che sono situati in paesi in cui è in vigore una CDI. Senza CDI è ovvio che l'Italia puo' tentarci. Il principio di sottoporre ad IMU gli immobili esteri poi è di difficile applicazione, visto che IMU si calcola con particolari moltiplicatori a partire da una "rendita catastale" calcolata in Italia e che poco ha a che fare con i valori degli immobli esteri, che sono calcolati dagli stati esteri sulla base di criteri diversi tra di loro. In CH per esempio non esiste la rendita catastale. Praticamente impossibile stabilire quanto il residente all'estero paga per un determinato immobile visto che l'imposta potrebbe essere progressiva e sulla totalità degli immobili e di tutti i valori anche mobiliari (liquidità, arredamento, assicurazioni vita, autovetture). Insomma per esigenze di cassa si piega un bel po' il diritto e questo non è buona cosa per avviare trattative tra due paesi.

Sempre che le si vogliano avviare, naturalmente. Ma qui allora non parlerei di inerzia ma di ostracismo. Ostracismo ovviamente stupido, visto l'ammontare dell'interscambi commerciali tra i due paesi (voce del verbo. come cercare la ripresa e darsi le mazzate da soli sulle palle ostacolando uno dei pochi paesi che investe miliardi in Italia).

per gli immobili all'estero la base è il valore di mercato o nell'ipossibiltà di definirlo il prezzo di acquisto

le imposte pagate all'estero sono riconosciute come credito di imposta: gli immobili in Francia per esempio nom pagheranno nulla poichè l'impot foncière è > dello 0,76%.

Quanto ai capitali in Svizzera se Scilipoti avesse 60 miliardi c/o la Banca Arner SA non voterebbe mai a favore di un provvedimento che gli alleggerisse il deposto di 15. Ma Scilipoti non conta una sega se i 60 miliardi li ha qualcun altro la cosa è diversa. 

Sull'ultimo paragrafo hai perfettamente individuato la situazione ma per l'IMU non è possibile un paragone con tutti i paesi in cui non esiste una imposta simile (un'imposta sul singolo oggetto, sulla base del suo valore stimato). In CH per esempio esiste un'imposta patrimoniale progressiva sulla totalità di tutti i patrimoni, mobili ed immobili (una cosa che a mio avviso sarebbe apprezzabile anche in Italia) con aliquote differenti in 26 cantoni e 3000 comuni. Difficile quindi produrre un documento fiscale che illustri cosa uno ha già pagato su un determinato immobile, visto che si tassa l'insieme e non solo l'insieme immobiliare). Non c'è un'imposta secca sul singolo immobile. Poi chiaro che basta intestare l'immobile ad una società residente oppure trasferirsi all'estero (visto che uno la casa appunto già ce l'ha) per evitare ogni imposizione italiana. Non so se è questo che vogliono. Gli italiani in fuga sono già tanti, aumenteranno.

Pare abbiano cambiato idea. Dal Messaggero:

Capitali all'estero. L'esecutivo dei Professori vuole seguire le orme della Germania e dell'Inghilterra e siglare un accordo con la Svizzera per tassare i capitali di cittadini italiani esportati nelle banche elvetiche. La stima è di circa 150 miliardi di euro. Un procedimento che richiede tempi lunghi ma Monti sarebbe intenzionato a cominciare il lavoro.

Far pagare i nababbi è semplicissimo: un megayacht solo di spese annuali ordinarie costa al proprietario almeno 1 milione di euro l’anno, in forniture, stipendi, manutenzione, tagliandi. I vari fornitori versano l’IVA relativa, pagano le imposte sugli utili, devono avere personale per erogare i servizi e quindi versano le relative tasse ecc… quindi per far pagare i nababbi basta farli spendere e una parte non indifferente di quei soldi finisce al fisco. Se però li mandiamo in Costa Azzurra otterremo solo un grazie dal fisco francese.

Corretto, e per quello che non spendono (e quindi risparmiano) dubito che i nababbi di cui sopra tengano i soldi nel materasso per cui è decisamente prevedibile che li investano, prestandoli ad aziende che ne hanno bisogno per fare investimenti ed assumere. Anche qui pero' ci sono mille modi per far fuggire altrove questi investimenti, ottenendo un grazie dal fisco di altri paesi.

prima ancora che si votasse in Parlamento, dai giornali sembrava che si fosse scatenata la caccia al possessore di yacht e dopo un giorno in Croazia non si trovava più un posto. La tassa di stazionamento si poteva metterla in silenzio, senza annunci… poi se lo scopo è far dispetto ai milionari, mi sembra come quello che per fare dispetto alla moglie si taglia i testicoli.

siamo noi persone comuni che dobbiamo pensare a quanto dare e cosa ricevere dallo Stato. I ricchi vivono in un mondo a parte, pensare di prendere i loro soldi e pagarci ministeri, regioni, comuni… è un’illusione. Negli ultimi cent’anni in molti paesi si è passati dall’indigenza generalizzata ad un maggiore benessere diffuso. In nessuno di questi paesi ciò è avvenuto facendo pagare le tasse ai ricchi. Una ragione ci sarà. Detto questo l’evasione resta uno degli eterni problemi italici, ma non verrà risolto da nuove tasse sul lusso.  

I ricchi vivono in un mondo a parte, pensare di prendere i loro soldi e pagarci ministeri, regioni, comuni… è un’illusione.

Concordo pienamente.  In linea di massima si può essere favorevoli alle tasse sul lusso, in quanto i consumi di lusso sono spesso motivati dalla competizione per l'approvazione sociale, più che dal godimento della cosa in sé.  Nella misura in cui questo accade, è corretto introdurre una tassa ad hoc su questo genere di consumi.  Ma a pagare questa tassa saranno per lo più persone benestanti, non certo superricche.  E il gettito non risolverà certo gli innumerevoli problemi della spesa pubblica italica.

citazione: <<in quanto i consumi di lusso sono spesso motivati dalla competizione per l'approvazione sociale, più che dal godimento della cosa in sé>>

________________________________________

 

in che senso questo dovrebbe giustificare una tassa ad hoc? anche "l'approvazione sociale", whatever that means, è una forma di consumo.

Se, per esempio, compro la nutella non perché mi piaccia particolarmente ma perché la pubblicità dice che è la merenda della nazionale di calcio, dovrei essere tassato di più perché sto consumando non solo e non tanto "crema-di-cioccolato-con-nocciole" ma anche "fa-figo-mangiare-le-stesse-cose-che-mangia-Del-Piero"? Ho fatto l'esempio della nutella, che forse è un po' stupido e tirato, perché è la prima cosa che mi è venuta in mente. Ma al posto della nutella ci puoi mettere quello che vuoi: il punto è che parli di "godimento della cosa in sé", ma cosa dovrebbe significare?

fR

 

 


Il punto è che l'approvazione sociale è un po' come una risorsa scarsa, che però non viene allocata dal mercato.  Se X acquista un'auto di grossa cilindrata per acquisire maggiore considerazione sociale, inevitabilmente svantaggia Y e Z che magari preferiscono impiegare le loro disponibilità in altro modo e saranno meno considerati a causa della scelta di X.  È una versione della ben nota tragedy of commons.  Visto in un'altra ottica, costruire auto di lusso impegna risorse (corrispondenti al prezzo dell'auto), e il fatto che queste risorse vengano almeno in parte impiegate per competere su questo terreno è inefficiente.  Facendo pagare una tassa sulle auto e sugli altri beni di lusso, la scelta di X internalizzerà anche gli effetti su Y e Z, e a quel punto X acquisterà l'auto solo se l'utilità che egli ne deriva compensa sia il costo dell'auto che le conseguenze di tipo sociale.

Inefficiente? Ma che gusto ci sarebbe ad essere ricchi senza un mare di pezzenti invidiosi da cui distinguersi?

L'allocazione delle risorse nella costruzione di yacht o Ferrari è efficiente in quanto gratifica, distinguendoli socialmente, gli individui più capaci :-)

Inefficiente? Ma che gusto ci sarebbe ad essere ricchi senza un mare di pezzenti invidiosi da cui distinguersi?

Ma infatti non c'è nulla di male... a patto che chi lo fa paghi un congruo indennizzo ai pezzenti di cui sopra, tramite la tassa sopra citata.

Oppure si potrebbe fare come negli Stati Uniti, dove spesso i più ricchi scelgono di distinguersi finanziando cause di interesse pubblico; nel qual caso, l'effetto positivo della donazione compensa ampiamente la minore considerazione accordata ai "concorrenti".  È questo uno dei motivi (certamente non l'unico) per cui la ricchezza è vista con più favore negli Stati Uniti che in Europa.

un po' come dire: tassiamo quelli che vanno in discoteca all'Old Fashion perché quello che preferisce passare il venerdì sera a giocare a Travian non ha la loro stessa notorietà e si ritrova con meno Likes sulle foto di facebook. 

Più o meno.  Però se in molti giocassero a Travian le relazioni sociali sarebbero minori, quindi chi va in discoteca contribuisce alla risorsa più che competere.  Con i consumi di lusso c'è praticamente solo competizione; non influiscono sull'aggregato.

c'entra qualcosa l'effetto Veblen con quello che hai detto?

c'entra qualcosa l'effetto Veblen con quello che hai detto?

L'effetto Veblen si ha quando la preferenza verso un bene aumenta all'aumentare del prezzo di mercato del bene.  In effetti, probabilmente esistono beni che hanno mercato solo perché sono costosi e ciò li rende "esclusivi" e fonte di considerazione sociale.  Ma non sono sicuro che questa sia l'ultima parola, perché altre considerazioni potrebbero dare lo stesso effetto.  Ad esempio, nel caso in cui i consumatori non siano tutti ugualmente informati della qualità dei beni che acquistano, un prezzo alto potrebbe funzionare come indice di buona qualità, indipendentemente da considerazioni "sociali".

Invoco l'ira di Michele Boldrin su alcuni, ahimè molti, commenti odierni!

Mi dispiace deluderti, Luciano. Torno ora da un viaggio faticoso, letto qualche commento a caso, visto l'andazzo e rinunciato. 

Prima di chiudere ho letto l'ultimo commento, che al momento era il tuo (ora è questo mio, per un po' ...). Si', la chiacchera impera ... tutti troppo impegnati altrove per sedarla, non resta che ignorarla!

Chiedo una vostra opinione sul rapporto tra questa manovra e la crisi di liquidità che appare colpire il governo della RI. Questa manovra, dicono alcuni, sembra studiata per fare cassa immediata e pare che se ne sia accorto anche lo zio di Bonanni il quale, secondo il nipote non capisce un tubo di economia. In attesa di capire quanto invece ne capisca il nipote, mi sembra evidente che la necessità di misure immediatamente applicabili (ed applicate concretamente, non solo annunciate come con il governo precedente) è indispensabile per dare un segnale ai mercati e ai governi europei che qui si fa sul serio. Poi verranno le misure per la ripresa.
Noto tuttavia anche alcuni segnali che indicano che il contante cominica a scarseggiare nella RI. Da un lato, a livello micro, ci sono scuole che non possono pagare i supplenti, perché lo stato non ha mandato i fondi. Piccola cosa, vero, ma contemporaneamente l'ipotesi di non pagare piu' in contanti la pensione a 2 milioni di pensionati che la ritiravano negli uffici postali, spacciata come manovra anti evasione - e noi sappiamo quanto sia inutile - la vedo proprio come un segnale di sofferenza. Manca la carta e quindi è meglio un accredito. Contemporanamente si parla della fuga di svariati miliardi dall'Italia, visto che questi intelligentoni di politici italiani è da agosto che parlano di patrimoniale, con mille varianti, comprese quelle piu' pesanti. Alla fine è rimasta da tassare solo la casa, che non si puo' muovere. Quanto è verosimile questa mia ipotesi sulla carenza di liquidità dello Stato italiano?

... e che sarà da fare prima o poi.

L'Italia è in recessione e la manovra correttiva, come calcolato da Aldo, ha un effetto recessivo.
Ora come sapete non sono un economista ma cerco lo stesso di capire e orientarmi. Ecco cosa capisco. Recessione significa calo dei prezzi e perdita di posti di lavoro e, nel caso di uso di ammortizzatori sociali, significa anche costi per il bilancio dello stato o degli enti che forniscono quelle prestazioni.
Ai tempi della Lira se ne sarebbe potuto uscire con una bella svalutazione ma oggi, nell'Euro non si può. Salvo che eventualmente chi ne sa piu' di me (e ci vuole poco) non conosca sistemi per svalutarci selettivamente. Se non si puo' l'unica strada che vedo è una diminuzione salariale, per salvare posti di lavoro. Non una cosa identica per tutti ma ogni azienda deve fare i suoi calcoli e vedere quanto licenziare o quanto diminuire gli stipendi per essere competitivi. Magari ci sono aziende che vanno bene e non hanno bisogno ma chi esporta e vuole essere competitivo probabilmente opterà per la possibilità di abbassare i prezzi ed i salari. Occorre porre la domanda alle maestranze e vedere come rispondono. La stessa cosa naturalmente deve farla per primo lo Stato italiano. Qui soprattutto ci sono esuberi notevoli ed una drastica diminuzione è auspicabile. Diciamo orientativamente 1/3 (con forti differenze nei vari settori) Sceglieranno i lavoratori se accettare una diminuzione o far parte di quel terzo che rimane a casa. Questo comporta una riduzione delle spese e quindi della pressione fiscale, inserendo finalmente un effetto espansivo. Nel frattempo se tutte le aziende hanno riposizionato singolarmente prezzi e salari e fanno cose utili, possono ricominciare a guadagnare ed investire. Quindi a crescere. Ci sono due scogli: il primo è dato dai fedeli credenti del modello superfisso, che difficilmente accetteranno di vedere ritoccata verso il basso la retribuzione, il secondo è dato da chi affitta le case, perché anche costoro difficilmente rinunciano ad una rendita fissa. Per fortuna in Italia la maggioranza vive in casa di proprietà ma va risolto il problema di chi vive in affitto e non potrebbe oggettivamente accettare una diminuzione dello stipendio se la spesa piu' alta che ha non cala. Qui sarebbe interessante, se si andasse su questa strada, un'imposizione elevata sull'immobile per chi non diminuisce l'affitto, tanto per invogliare il proprietario ad adeguarsi. O altri strumenti che raggiungano lo stesso fine.
Cosa manca quindi nella manovra? Una forte diminuzione della spesa del personale statale e regionale, tramite ottimizzazioni, licenziamenti o diminuzioni dello stipendio. Non solo i gettoni dei consiglieri provinciali, quindi.

Come dicevo, questo ho capito e propongo. Se ho sparato cavolate, non fatemi troppo male ;-)

Salvo che eventualmente chi ne sa piu' di me (e ci vuole poco) non conosca sistemi per svalutarci selettivamente.

Svalutare no, ma favorendo gli investimenti si aumenterebbe l'offerta di moneta (e/o si ridurrebbe la domanda della stessa) in Italia, e ciò avrebbe di fatto lo stesso effetto.  Per rendere più flessibili i salari l'unica via è una profonda riforma dei meccanismi che regolano la contrattazione del lavoro in Italia; oggi è in gran parte socializzata, affidata ad organizzazioni come Confindustria che hanno intensi legami con il sistema politico.

Gli affitti in Italia sono fortemente disincentivati, non tanto dal sistema fiscale (ora infatti c'è la cedolare secca) quanto dall'incertezza del diritto in merito allo sfratto, che rende di fatto impossibile una contrattazione efficace.  Se questa distorsione fosse rimossa, il mercato potrebbe essere più flessibile e riflettere meglio le variazioni della domanda.

forse dire che bisogna ridurre addirittura di 1/3 i dipendenti pubblici è un po' esagerato :p....credo che attualmente siano circa 3,3 milioni...significherebbe ridurli di 1,1 milioni...2,2 milioni di dipendenti pubblici su una popolazione di circa 60 milioni di abitanti in questo momento sono ancora pochi,secondo me.Certo,un domani per cui si potessero fare la stragrande maggioranza delle cose tramite sistemi informatici non saprei.Ma tieni conto che già tra scuola e sanità siamo a quota credo 2 milioni e forse anche piu',mettici poi almeno magistrati e cancellieri e forze di polizia...io sono dell'idea che principalmente si dovrebbe finalmente capire in base all'attuale situazione di competenze e livelli di governo e servizi,quale dovrebbe essere il livello ottimale per ogni ufficio o ente erogatore di servizi pubblici (intesi come scuola,sanità non come acqua ecc ecc) al livello di efficienza almeno decente,poi verificare quali uffici e enti magari sono sopra organico e quali sotto,con la mobilità dare adeguato personale in base a calcoli standard e da li vedere se esistono esuberi e mediante blocco di turn-over ben congegnato,ridurre della quantità necessaria,se esuberi ci sono (magari,anzi quasi sicuramente,scopriamo che abbiamo troppi dirigenti e invece il personale non dirigente è adeguato,oppure che è semplicemente mal distribuito sul territorio e per settore e ente).Il problema è sempre quello della dirigenza:se io ente centrale chiedo ai miei dirigenti di valutare le loro strutture e stabilire se c'è troppo personale in base ad un efficienza decente,li troviamo sti dirigenti che abbiano il coraggio di tagliare e ridurre il loro potere,se ce n'è bisogno o addirittura tagliare se stessi?E dal centro e dal vertice piu' alto e dal vertice politico,come si fa altrimenti,senza fare tagli lineari non potendo intervenire ufficio per ufficio?Secondo me quindi,rimane sempre la questione culturale dei dirigenti ma anche dei semplici dipendenti pubblici,non so se basta un azione dal vertice per riuscire a fare un lavoro che dia davvero efficienza e il giusto personale nei vari uffici senza invece magari far ancora maggiori danni in molti casi.E certamente prima di questa operazione o dopo bisogna una volta per tutte decidere quale debba essere il perimetro di intervento della PA,se minore,uguale o maggiore a quello attuale e in quali casi (servizi pubblici locali,livelli intermedi terrotoriali,piccoli comuni vs accorpamenti,meno regioni e meno province o abolizione province,solita questione enti utili e inutili,meno stato paternalistico e distorsivo e piu' libertà di scelta dell'individuo) per stabilire quale sia il personale sufficiente.Spesso ho letto di confronti con altri grandi paesi riguardo al numero di dipendenti in rapporto alla popolazione e se non ricordo male,addirittura in molti casi siamo a livello inferiore...non saprei,ci vorrebbe uno studio serio a tal proposito...qualcuno ne conosce ?

Poi quando hai un direttore generale dell'INPDAP che parla in questo modo....perchè pare che finalmente si arrivi ad un ente previdenziale unico...

http://www.youtube.com/watch?v=FMpMry1ZOVo

forse dire che bisogna ridurre addirittura di 1/3 i dipendenti pubblici è un po' esagerato :p....credo che attualmente siano circa 3,3 milioni...significherebbe ridurli di 1,1 milioni...2,2 milioni di dipendenti pubblici su una popolazione di circa 60 milioni di abitanti in questo momento sono ancora pochi,secondo me.

In buona parte potrebbero essere privatizzati (penso alle ASL, ente in gran parte inutile e sicuramente costoso e di cui non trovo pari riferimento girando a nord delle Alpi se non un una serie di servizi solo in parte pubblici e privi di dirigenti pagati centinaia di migliaia di euro)

e fammi capire:se tutti scelgono di ridursi di un terzo lo stipendio,quindi,li terresti tutti?E se a scegliere di non vedersi ridurre lo stipendio fossero tutti,poi come fai a decidere chi tagliare e senza valutare effettivamente la produttività dei singoli lavoratori,la capacità,se il suo stipendio è adeguato o meno (visto che mi pare ci sia personale pagato troppo e magari personale pagato poco,rispetto alle sue mansioni,alle sue capacità e alle sue professionalità,in primisi molti degil assunti giovani con contratti a termine e co.co.co).Che famo quindi?Io per prima cosa,porterei l'orario settimanale dei dipendenti pubblici da 36 ore a 40,come nel privato.Per cui a fronte di un aumento dell'11% delle ore lavorate e di efficienza,potrei già ridurre il personale del 10% (se ho bisogno di 3600 ore di lavoro,le posso ottenere o con 100 dipendenti che lavorano 36 ore o con 90 che ne lavorano 40) mediante il blocco del turn-over e la mobilità (visto che magari i pensionamenti non sono omogenei per ufficio).A fronte quindi di circa 3,3 milioni di dipendenti,a parità di altro,potresti ridurli di 330 mila,con un risparmio netto di almeno 5 miliardi di euro.Non saranno tantissimi,ma neache da buttare.Altri 25.000 li recupero abolendo l'ora di religione nella scuola pubblica e fanno 355 milia.E poi bisogna stabilire per tutta Italia,per tutte le regioni,province (se le teniamo) e comuni un rapporto massimo dipendente ogni dirigente...non è possibile che in Sicilia abbiano un numero abnorme di dirigenti rispetto ai dipendenti rispetto ad altre realtà,per fare un esempio.Insomma,ci vogliono strumenti piu' sofisticati e che vadano a fondo piu' che tagli con l'accetta di quel tipo

http://www.qds.it/4314-dirigenti-regione-spreco-di-203-milioni.htm

Chiaro che si parte dal concetto (scusa se era troppi implicito) che tengo in linea di massima tutti quelli che oggettivamente mi servono per erogare i servizi che mi aspetto di dover erogare. Poi entro certi limiti posso anche convenire che ne tengo di piu' (il 10%) se accettano pari riduzione di stipendio. Poi bisogna vedere se la mole dell'output  che produco (beni e servizi) tende a diminuire o aumentare durante la recessione ed a quale prezzo è opportuno erogarli. Posso avere prezzi corretti o eccessivi, persOnale giusto o esuberante. In parte posso operare tagli ed in parte lasciar decidere ai lavoratori se diminuire gli stipendi o il personale. Non esiste una regola fissa ma il concetto dovrebbe essere chiaro.

Qui l'ambizioso obiettivo di ridurre la spesa al 50% del PIL.

 

Mah, almeno si vede che c'e' una parte2

 

l'articolo che linki fa un po di confusione

tagliare deduzioni, detrazioni e regimi fiscali di vantaggio, giusti o meno che siano, non è ridurre la  spesa ma aumentare le tasse.

gli esempi poi che fa portano a tagli irrisori

l'agevolazione per autotrasportatori è appena stata aumentata di 1073,85 milioni per compensarli dell'aumento delle accise ed evitare un aumento dell'inflazione (punto 4 della manovra nell'articolo)

I carburanti. Il punto 4 della tabella mostra gli aumenti di gettito conseguenti l'aumento delle accise sui carburanti per autotrazione (+IVA sull'accise stessa, ora 21%,  da ottobre 2012 23% e da inizio 2014 23,5% ) che vale oltre il 20% del saldo della manovra. Per non dover portare il loden anche in casa, MM ha graziato i combustibili per riscaldamento e per contenere l'inflazione indotta ha adeguato il credito d'imposta per l'autotrasporto.

se si toglie la deduzione del 19% per spese mediche i pur pochi medici e dentisti che emettono fattura si ridurranno a zero e temo che quanto il governo guadagnerà con la cancellazione di questa detrazione lo perderà sul gettito IRPEF.

Forse si potrà ottenere qualcosa dalla revisione dei regimi fiscali di vantaggio.

Di quelli territoriali non ha senso alcuno quello per Campione d'Italia, quello per Livigno, invece andrebbe studiato bene. 

tagliare deduzioni, detrazioni e regimi fiscali di vantaggio, giusti o meno che siano, non è ridurre la  spesa ma aumentare le tasse.

Quelli che chiamano "riduzione della spesa pubblica" la riduzione delle detrazioni fiscali andrebbero messi alla gogna sulla pubblica piazza. Troppa e' l'ignoranza e/o la disonesta'.

tecnicamente sul bilancio dello stato per competenza giuridica,sarebbero tagli di spesa,come ti ho dimostrato un altra volta,visto che vengono creati fondi dal lato della spesa per coprire queste voci (basta andare a leggersi,se se ne ha la pazienza,il bilancio approvato dal parlamento e in particolare la tabella della spesa del ministero dell'economia.Pero' come mi hai mostrato tu,invece,dal lato del conto economico aggregato delle amministrazioni pubbliche,le imposte vengono conteggiate al netto e quindi,li risulterebbe un aumento di pressione fiscale.Sostanzialmente,invece,secondo me sono spese,in molti casi sono spese sociali che vengono erogate con in metodo molto piu' semplice della detrazione e deduzione.Io le abolirei tutte le detrazioni,deduzioni e agevolazioni fiscali e di vantaggio varie(sostituirei le detrazioni per lavoro dipendente,pensionati e autonomi con semplicemente un primo scaglione di imposta pari a 8.000 euro su cui non si pagano imposte e sostituirei le detrazioni per figli a carico,in un assegno vero e proprio per figli a carico,erogato dal minstero delle politiche sociali e a carico del quel ministero).I 100 e piu' miliardi risparmiati li utilizzerei per un reale calo della pressione fiscale,intesa come aliquote fiscali,visto che certamente a livello di conto economico della AAPP la loro abolizione farebbe alzare le entrate fiscali,ma le aliquote nominali rimarrebbero invariate,visto che queste voci sono erosive dell'imponibile ma non erodono le aliquote nominali e creano centinaia di situazioni da gestire sia da parte del contribuente che dello stato,creano distorsioni e complicazioni e burocrazia.

Lo so che mi dirai che no,non sono spese ma minori imposte e ripeto,formalmente sul conto economico costruito con la metodologia del SEC 95 è cosi',ma nel bilancio statale per competenza giuridica,no.E io,come ho già detto piu' volte,preferirei che anche nel conto economico fossero indicate le imposte lorde e nelle spese questi fondi e voci che riducono ed erodono le imposte (anche perchè non è un bilancio di cassa e per valutare le movimentazioni economiche e le politiche economiche credo sarebbe meglio quel sistema di contabilizzazione),perchè ci sarebbe molta piu' chiarezza per i cittadini.Anche perchè,come ho già esemplificato una volta,sarebbe semplice far vedere che si sono ridotte sia spese che imposte,basta magari eliminare una qualche voce di spesa nel bilancio pubblico e dall'altra parte prevedere che un ammontare uguale di spesa per quel settore fatta dalle famiglie possa essere portato in totale detrazione di imposta.Si avrebbe un calo contemporaneo e uguale di entrate e spese,ma nella sostanza non cambierebbe nulla,perchè ci sarebbe sempre lo stato che interviene per quell'importo,anche se in maniera diversa e le aliquote nominali rimmarrebbero invariate (per cui,per chi non usufruisce di determinate spese portate in deduzione e detrazioni,la pressione fiscale reale rimane ad un certo livello pari alle aliquote nominali,per gli altri no.Per dire,anche nella contabilità economica del SEC quali siano le distorsioni:le entrate della gara per le frequenze delle telecomunicazioni,vengono classificate come minori spese in conto capitale invece che come entrate  (stessa cosa è capitato nel 2000 con le licenze UMTS):per cui non c'è chiarezza...se uno va a vedere a distanza di qualche anno un conto economico consolidato delle AAPP (come è capitato anche qui,con l'anno 2000 che vedeva una riduzione di spesa/PIL dovuta pero' alla contabilizzazione delle entrate UMTS come minore spesa in conto capitale),vede magari una riduzione di spesa in conto capitale che invece non è o una riduzione di spesa o una minor crescita della spesa,perchè contiene la contabilizzazione delle entrate di queste aste.No,non mi piace per niente,non c'è chiarezza,non c'è leggibilità immediate del peso statale e delle politiche statali.

Poi l'articolo di Repubblica parla di questi famosi tagli lineari di Tremonti:ma qualcuno si è accorto che nell'ultima manovra del governo Berlusconi,è stato inserito un articolo 01 che era un emendamento del PD che tanto ha sbraitato contro i tagli lineari,che introduce altri tagli lineari ai ministeri in percentuale uguale per tutti i ministeri?Quelli non sono tagli lineari?

E ha ragione Lanfranconi quando parla delle accise e dell'aumento del fondo per gli autotrasportatori,me n'ero accorto pure io,ma chi glie lo dice a certi partiti,sindacati e ai giornalisti che in questi giorni hanno continuato a dire che l'aumento delle accise avrebbe portato piu' inflazione riguardo anche al trasporto di merci ?Ma costoro le manovre non le leggono per intero oppure non le capiscono?

Ultima cosa:ma non sarà che la manovra sull'IVA intenda anche favorire le nostre esportazioni rispetto alle importazioni,visto che le importazioni sono soggette all'IVA e le esportazioni no,senza averlo formalmente dichiarato?Pero' avrebbe avuto bel altro effetto se l'aumento di 3 punti e mezzo di IVA avesse comportato una riduzione di aliquote magari per i redditi sotto i 20-30.000 in modo da compensare la perdita di potere d'acquisto per l'aumento dell'IVA con contestuale aumento del potere di acquisto per aumento del reddito disponibile,magari in percentuale maggiore visto che tutta l'IVA incassata in piu' sarebbe servita per migliorare il potere di acquisto solo per le fasce piu' basse?E la cosa sarebbe ancora possibile,visto che l'aumento dell'IVA di 2,5 punti nei prossimi 3 anni è la sostituzione della clausola di salvaguardia per evitare il tagli automatico di detrazioni e agevolazioni,per cui,si potrebbe comunque fare un riordino di detrazioni e agevolazioni che comporti lo stesso gettito della clausola di salvaguardia,aumentare l'IVA come previsto ma utilizzare tutto il maggiore introito per fare quello che si dice da tanto tempo:spostare la tassazione dal reddito al consumo e alla proprietà,riducendo la pressione fiscale diretta con tutto il maggiore introito dell'IVA maggiorata.Certo,sono sposamenti di carichi di imposta,non riduzioni della pressione fiscale totale e sappiamo che quella si potrà fare solo mediante riduzione effettiva di spesa o di crescita di spesa inferiore alla crescita delle entrate una volta che avremo il pareggio di bilancio oppure recuperando una buona parte di evasione destinando tutto il recuperato a riduzione di aliquote per tutti.

Quando parlavo di ambizioso obiettivo facevo dell'ironia...

Come detto l'unica cosa confortante è che c'e' una parte 2

 

tagliare deduzioni, detrazioni e regimi fiscali di vantaggio, giusti o meno che siano, non è ridurre la spesa ma aumentare le tasse.

La questione è annosa, ma in linea di massima non sono d'accordo: quasi sempre, gli "sgravi fiscali" sono semplicemente spesa pubblica a beneficio di determinati gruppi d'interesse, mascherati da tagli delle tasse.  Se poi alcuni di questi sgravi sono giustificati da considerazioni economiche o sociali, è da valutarsi caso per caso.  E a tal fine, fare tabula rasa è il miglior punto di partenza.

Grazie per il dettagliato commento.  Nel mio commento sottolineo il lato sostanziale dei fatti (non a caso piu' o meno recepito dalle norme internazionali), e ritengo errato dare importanza al lato formale. E proprio per mezzo primariamente di cavilli formali che lo Stato italiano e le elites italiane malgovernano e ingrassano a spese dei sudditi.

Secondo me ogni sistema di tassazione decente deve tassare solo ed esclusivamente il reddito al di sopra di un livello minimo per una vita dignitosa. Per ottenere questo il sistema migliore e' quello di introdurre delle "deduzioni" dal reddito (in burocratese italiano) come Tremonti in uno delle sue poche intuizioni corrette aveva peraltro fatto. Ovviamente subito il CS le ha abolite per trasformarle in detrazioni, che soddisfano meglio il loro obnubilato ideale di statal-centralismo. Le tasse si dovrebbero applicare solo sulla quota eccedente di reddito a qualcosa dell'ordine di 10k Euro anno, dipendente dalla composizione familiare (questa quota esente in realta' dovrebbe essere calcolata per provincia, in base al costo della vita).

Le detrazioni, anche quelle familiari, sono strumenti equivalenti nella sostanza anche se molto piu' scadenti formalmente dal mio punto di vista, perche' (come si vede da molti esempi demenziali provenienti dal circo politico-mediatico italiano) pongono le basi formali per pensare che lo Stato abbia diritto e ragione di tassare anche chi guadagna 300 euro al mese, salvo poi magnanimamente restituirgli qualsosa, che pero' puo' essere ridotto a piacimento arbitrariamente dallo Stato per qualunque necessita' dello Stato stesso. Nota bene che lo stupidissimo centro-destra che tanto ciancia di ridurre le tasse condivide in massa questa impostazione con l'altrettanto stupido schieramento avverso.

Caro alberto, condivido praticamente tutto ma ci tengo a precisare che le deduzioni, come sistema per passare dal reddito lordo al reddito imponibile, non sono una intuizione di Tremonti ma la base di ogni sistema tributario europeo che si rispetti.  So che sei stato a lungo a Ginevra (non so oggi) per cui conosci il sistema delle deduzioni adottato da quelle parti. Solitamente è prevista in tutta la Svizzera una doppia scala di aliquote (single e coniugati, che pagano quasi la metà) e nel secondo caso se lavorano in due c'è anche una deduzione per lavoro di entrambi i coniugi (che varia di cantone in cantone). Quello che hai descritto quindi (dipendente dalla composizione familiare con quota esente calcolata localmente ed anche aliquote e deduzioni calclate localmente) è in buona sostanza il sistema di tassazione elvetico. Porta pero' alla "competizione fiscale" concetto aborrito da CS e CD (nei fatti di quanto proposto o realizzato da entrambi) e quindi anche a stipendi pubblici che variano localmente. Tempo fa avevo stimato che al Sud i salari pubblilci avrebbero dovuto (potuto) scendere, mentre al Nord tutto sommato sono troppo bassi (quelli pubblici) e avrebbero dovuto essere aumentati. In sintesi avremmo visto un calo della pressione fiscale al sud (con effetti benefici sugli investimenti locali e sull'emersione) ed un incremento al nord, di certo non gradito, che avrebbe solo in parte compensato i minori oneri distributivi verso il sud. Forse per questo di una vera riforma fiscale non ne abbiamo visto traccia alcuna?

Secondo me ogni sistema di tassazione decente deve tassare solo ed esclusivamente il reddito al di sopra di un livello minimo per una vita dignitosa.

A rigore questo è impossibile: l'IVA ad esempio può solo tassare tutti i consumi allo stesso modo, a meno di non pensare a improbabili deduzioni sui primi x € di spesa (i costi di transazione sarebbero elevatissimi).  Così pure le imposte sulla benzina e quelle sulle imprese (che ricadono in gran parte su consumatori e lavoratori).  D'altronde, il "livello minimo per una vita dignitosa" deve essere in ogni caso oggetto di politiche sociali, che a loro volta comportano un margine di tassazione (o riduzione dei benefici) per motivi di economicità.

Si riferiva ovviamente (o almeno ovviamente per me) alla tassazione progressiva del reddito.
Per quanto riguarda il prelievo proporzionale (IVA, contributi) è chiedo che piu' alto è e piu' ha effetto regressivo. Con un'IVA al 21% e contributi al 33% (e si arriva al 50 sommando tutte le trattenute obbligatorie) un povero o evade o schiatta.

Si riferiva ovviamente (o almeno ovviamente per me) alla tassazione progressiva del reddito.

Quale sarebbe il fondamento "normativo" che rende desiderabile la tassazione progressiva del reddito?  Se è utilitaristico, cioè tutelare i livelli minimi di vita dignitosa, queste considerazioni a rigor di logica (almeno secondo i modelli più noti di tassazione non lineare; se così non fosse attendo smentite) giustificano un sistema in cui i redditi bassi non sono semplicemente tassati a zero, ma sono integrati da un sistema EITC-like, in cui la tassazione marginale passa da negativa a positiva.  (I modelli più semplificati suggeriscono un reddito di base alla Friedman, ma non tengono conto che ciò distorce l'offerta estensiva di lavoro.)  Il sistema dell'esenzione non garantisce a sufficienza i redditi più bassi, rende necessario creare enti ad hoc per erogare effettivamente dei sostegni al reddito, non ha proprietà incentivanti degne di nota, e genera difficoltà ulteriori nella combinazione con le altre imposte.

Normalmente è il principio di capacità contributiva. Poi l'auito a chi ha bisogno, oltre a tasse zero, puo' essere dato come dici con un'imposta negativa come anche con servizi e sussidi a seconda di cosa il cittadino ha bisogno. Non per forza deve essere il fisco a fare tutto altrimeti aboliamo tutti i ministeri e lasciamo solo le finanze.

Adesso capisco perchè i suoi ragionamenti, tecnicamente sofisticati e puntuali suonano spesso, alle mie orecchie, "fuori argomento", forse dipende dal fatto che veramente crede che i dirigenti delle istituzioni italiane, il Parlamento nel suo insieme, i Sindacati e il circo politico-mediatico italiano sia composto solo da deficienti che non capiscono, per esempio, che le gabbie salariali (che avevamo fra il 1945 e la fine degli anni '50) sono invece indispensabili e il sistema fiscale andrebbe applicato solo per il reddito oltre i 10k (così micro commercianti&compagniacantante) sarebbero finalmente in regola e i contratti collettivi di lavoro eliminati per poter fare come in UK, dove lì si che c'è giustizia sociale e i poveracci non ci sono.

P.S. ovviamente anche i dati sul numero di "bottegai" francesi (la metà) e tedeschi (un quarto) dei nostri e che si vergognerebbero a dichiarare meno dei loro commessi, come invece avviene nel BelPaese, è frutto della retoricademenziale del Corriere della Sera che non capisce che il nord Italia è invece in linea con quei Paesi e se non fosse per quei terroni...

La mancanza di "gabbie salariali" (o meglio di salari differenziati per località) genera disoccupazione e sottoccupazione strutturale di lungo periodo nelle aree svantaggiate del Paese.  Questo dovrebbe essere lapalissiano, per i motivi che sono stati già spiegati su nFA.

Per quanto riguarda l'evasione comune fra i "bottegai" ha essenzialmente ragione, ma si tratta di un problema dovuto soprattutto alla tassazione che è molto elevata ed ha una normativa estremamente complessa, oltre che alla mancanza di sforzi tesi a far rispettare le regole.  Peraltro, i bottegai si fanno concorrenza, quindi possono essere spinti ad evadere semplicemente per ridurre i costi all'osso e mantenere la quota di mercato.

La mancanza di "gabbie salariali" (o meglio di salari differenziati per località) genera disoccupazione e sottoccupazione strutturale di lungo periodo nelle aree svantaggiate del Paese.  Questo dovrebbe essere lapalissiano, per i motivi che sono stati già spiegati su nFA.

L'articolo a mio avviso fa giustamente notare che le "gabbie salariali" non servono a nulla (invece che contrattazione centralizzata, la si fa per macroaree, e che abbiamo concluso?). Quello che ci vuole è la contrattazione personale, e l'unica rigidità veramente ammissibile (volendo introdurre una qualche regidità!) è un minimo orario più alto dell'ammortizzazione sociale (che dovrebbe essere concessa solo in cambio di qualcosa) e molto più basso della retribuzione media pro capite.

Ma il problema della contrattazione nazionale (o anche per macro-area) è un altro, cioè l'essere in definitiva una forma di pianificazione socialista che periodicamente affida a pochi "negoziatori" burocratizzati--a partire dalla contrattazione generale, passando per la rosa dei "contratti" metalmeccanico, chimico, del commercio ecc.--le sorti di molti milioni tra lavoratori e stakeholders legati alle imprese (azionisti, consumatori ecc.).  Se ci si pensa è una vera assurdità, che non troverebbe mai posto in alcun paese che voglia ritenersi veramente libero e civile.  Però il commento precedente poneva separatamente le due questioni, ed io ho risposto solo a quella relativa alle "gabbie salariali", parola che peraltro nel discorso politico si riferisce (impropriamente, se vogliamo) a qualsiasi tipo di differenziazione territoriale, anche legata alla contrattazione individuale.

 "Se ci si pensa è una vera assurdità, che non troverebbe mai posto in alcun paese che voglia ritenersi veramente libero e civile"

Giuro che ho dovuto rileggere la frase qualche volta, non capivo cosa mi sfuggisse.

Poi credo di aver realizzato: qui (in NfA) spesso la forma precede qualunque sostanza possibile, il massimo lo si raggiunge nell'estraniarsi completamente dalla realtà in cui viviamo, magari riducendo la medesima a un agglomerato confuso e pasticcione in mano a "deficienti" che non amano la libertà e la civiltà e che basterebbe, ZAC!, un colpetto di teoria economica, un copia incolla normativo da qualche Paese più evoluto (ovviamente senza Sindacati, senza terroni e senza incapaci cronici al potere) e un altro ZAC! alle tasse che strangolano il povero bottegaio (questa, confesso, era da urlo) e tutto andrebbe a posto, saremmo una piccola Germania o una piccola Albione e magari, come scrivete spesso, con una bella secessione da quei terroni parassiti che evadono, sperprerano e succhiano il sangue al padano.

Tizioc, le gabbie salariali c'erano quando il Paese era allo sfascio da II° guerra mondiale e, prima ancora, con le corporazioni fasciste. Le si sono superate come obiettivo si tutela ed emancipazione di qualche milionata di disperati che lavoravano senza Statuto dei Lavoratori e senza contrattazione collettiva (relegata a piccoli settori). In realtà, le differenziazioni salariali (per azienda/territorio) in Italia oggi esistono e sono state reintrodotte dalle Parti Sociali in molti settori proprio per adattare alla realtà del potere d'acquisto i salari e per recuperare produttività (che è per definizione a livello aziendale o sub-aziendale).

Sono convinto anch'io che dovremo affrontare cambiamenti importanti nella nostra legislazione del lavoro (diritti/doveri) e nel mercato del lavoro (ingresso/uscita) ma potrà avvenire solo riconoscendo le radici (culturali, politiche, sociali) che abbiamo e confrontando le alternative possibili, che sono politiche, magari post-ideologiche, ma sostanzialmente politiche, non riducibili a ricette economiche e sociali in cui tutti gli altri sono una manica di burocrati inefficienti e solo "tu" sei quello che ha capito come deve essere organizzata la società.

 

Il suo commento in sostanza non fa che ripetere gli stessi concetti di quello precedente, in risposta a Lusiani.  Per la cronaca, io non ritengo che il sistema (consolidato) della "contrattazione nazionale" possa essere superato con un colpo di forbici dall'oggi al domani, e ciò anche per l'esigenza tutta politica di rendere manifesta la "tutela dei lavoratori" in un periodo di evidenti difficoltà economiche.  Almeno inizialmente, è preferibile dare la priorità ad altri sforzi più ampiamente condivisi.  Non a caso avevo tralasciato la questione nella precedente risposta; così come penso, contrariamente a Riolo, che abbia senso riflettere ad esempio sulle conseguenze di una "contrattazione per macroaree".

Sarebbe molto utile una discussione su cosa esattamente ci differenzi in senso "culturale, politico, sociale" da altri paesi, al di là dalle differenze istituzionali.  Ad esempio, a me risulta evidente (sia al sud che al nord) una carenza relativa di "orientamento civico" nel sentire comune, uno scarso sviluppo della società civile (intesa come indipendente dal potere politico) e una scarsa qualità della classe dirigenziale (che non vuol dire che siano una manica di incapaci, tutt'altro).  Qualsiasi istituzione dovrà evidentemente fare i conti con questi vincoli, almeno nel breve e medio periodo; non raggiungeremo quindi i livelli di una Gran Bretagna o di un qualsiasi stato americano.  Però questo non implica che lo status quo sia da preferire, anzi.  Poi non ho capito se lei ritiene inutile la stessa analisi economica e sociale delle istituzioni, magari in nome del semplice "negoziato politico";  perché tutto quello che si fa qui, in modo più o meno naïf, è analisi di questo tipo.

Penso siano assolutamente utili le analisi economiche e sociali delle istituzioni e non mi passa per l'anticamera del cervello di immaginare un primato del "nogoziato politico" a prescindere da analisi (e obiettivi) economici e sociali. Io contesto l'atteggiamento esattamente opposto (che ritrovo spesso su NfA) chè riduce "tutto" a variabili economiche che "coprono" le precise implicazioni politiche e sociali a cui rinviano o che ne abbiano di "scontate", magari perchè già realizzate da altre parti.

Tantissimi contributi che leggo qui, mi aiutano ad inquadrare problemi complessi (che spesso mastico a livello naïf) e a valutare le opzioni sul tappeto; cose importanti per prendere delle decisioni politiche e sociali ma che, appunto, sono solo una parte dei problemi. Lo status quo italiano non è "da preferire"; è figlio di 150 anni di sviluppi e contaminazioni e oggi li sconta tutti, nel bene e nel male e quello che non si apre (neppure adesso con l'occasione della variabile "tecnica") è proprio il ragionamento politico:

- che Paese vuoi per i tuoi figli e nipoti?

- a cosa sei disposto a rinunciare e in cambio di cosa?

e le risposte a queste domande non possono prescindere da come funzioniamo oggi e dal perchè funzioniamo così: il rapporto con la religione cattolica e con il "più grande partito comunista d'occidente", i mille servilismi di cui siamo portatori (anche sani), la rete di connivenze e complicità che sorregge tutti (corrotti e corruttori per il controllo delle grandi torte economiche sociali ma anche per la gestione familiare delle piccole raccomandazioni e immoralità quotidiane). Tutto ciò non è riducibile solo a malfunzionamenti o inefficienze di sistema o cattive volontà è anche "quello che l'italiano medio" sa fare, in cui è cresciuto da cinque, sei generazioni.

L'analisi economica o fa i conti con tutto ciò o non va da nessuna parte: serviranno due, tre generazioni per cambiare veramente questo Paese e non credo che gli step siano calcolabili come il tasso di interesse o di ammortamento.

- che Paese vuoi per i tuoi figli e nipoti?

- a cosa sei disposto a rinunciare e in cambio di cosa?

Ho difficoltà a cogliere il senso di queste domande.  Mi sembra che su nFA si pongano il più delle volte obiettivi ampiamente condivisibili (semmai contrastati da gruppi di interesse relativamente piccoli e concentrati).  Quando così non fosse, è giusto far notare la questione.

Quanto al problema che lei giustamente pone, circa il servilismo e la corruzione diffusa come attività in cui gli italici cittadini si sarebbero "specializzati", c'è solo da sperare che il problema sia limitato (e affrontabile con riforme e politiche d'incentivo), perché questo sembra un fattore difficile da influenzare e importante concausa del sottosviluppo in cui versano molti paesi.  Se qualcuno avesse ricette davvero efficaci per rendere "virtuoso" il cittadino medio, meriterebbe ampiamente il premio Nobel (in una categoria a scelta) e le sue soluzioni interesserebbero il mondo intero, non solo l'Italia.  Nel frattempo, nFA può contribuire marginalmente, diffondendo una cultura analitica che porti a sanare almeno le inefficienze più grossolane.

caro R. Calzolari, non e' certo distorcendo e ridicolizzando le opinioni altrui che potrai far andare avanti le tue tesi. Prova invece a fare dei ragionamenti basati su dati quantitativi e confronti con altri Paesi. Inoltre ti informo che ne' io ne altri interlocutori cui rispondi fanno parte integrante della "linea di partito" di nFA, ne' per adesione ne' per aver contribuito a definirla.

caro Lusiani, ho recuperato alcuni dati che avevo dato in risposta alla tesi: ma "nord e sud pari sono come distribuzione delle attività autonome e il sud evade di più perchè è fuori controllo".

 sono certo che, nonostante la mia pessima grafica da copiaincolla, la vostra (tua, di Lusiani, ecc.)competenza matematico-statistica e, ovviamente, fiscale, non mancheranno di supportarvi nella lettura e forse nel cogliere la castronerie dette sulla distribuzione e i relativi pesi.

Come vedi la realtà è un pò diversa da come la immagini tu (e anche quello dello studio - vecchiotto... - sull'IRAP) e rinvia a problematiche sul peso, nell'economia nazionale, delle micro imprese artigiane DEL NORD, sull'evasione a loro carico e sulle conseguenze per molta, molta gente che lavora, se il giochetto (lavoro, produco, fatturo il 30-50% e il resto nel mucchio) dovesse rompersi.

Quando parlate di tassi di evasione del 10% a Milano, stimati e comparati con la giungla palermitana e arrivate, frettolosamente a liquidare le obiezioni  credo ci sia la possibilità che non abbiate ancora capito il problema di cui parlo. Non ha importanza, non lo ha per il "manifatturiero" artigiano (altro che servizi... delirate...) che regge - NEL NORD ITALIA - una quota di economia reale, appoggiata sull'evasione, che vi sfugge o, semplicemente, non conoscete.

P.S. Se vuoi posso provare a spiegarvi perchè, oltre a non essere paragonabili le micro del sud con il nord e parte del centro (Marche e poca Toscana) come quantità non lo sono, assolutamente, come giro d'affari, export, evaso. ecc.

 

 

  LOMBARDIA EMILIA R CAMPANIA SICILIA
ODONTOTECNICI
AZIENDE               968           383              123       147
DIPENDENTI            2.015        1.095              235       374
PARRUCCHIERI
AZIENDE            7.462        3.824            2.110    2.084
DIPENDENTI          15.332        7.754            3.714    3.974
CARROZZERIE/RIPARAZIONI
AZIENDE            1.730           838              430       611
DIPENDENTI            5.450        2.923              864    1.513

P.S. i dati del Corriere della Sera sulle botteghe VS grande distribuzione e i confronti con Francia e Germania (rispettivamente alla metà e ad un terzo del nostro numero di "piccoli esercenti") suggeriscono qualcosa di diverso dalle tue tesi sull'evasione nazionale?-)

 

  TOTALE GENERALE ARTIGIANI
LOMBARDIA % su abitanti EMILIA R % su abitanti CAMPANIA % su abitanti SICILIA % su abitanti
AZIENDE          82.935            43.431          20.022       24.363  
DIPENDENTI        301.080 3,02%        167.112 3,76%        53.540 0,92%     71.452 1,42%

 

 

caro Lusiani

Invece di continuare nei commenti, perché non organizzate un bel dibattito stile quelli dell'Economist?

http://www.economist.com/debate/archive

Ho visto i dati sugli artigiani, in rapporto alla popolazione sono il Lombardia 3 volte quelli della Campania e due volte quelli della Sicilia. E allora? Questi sono i numeri degli artigiani ufficiali, oppure includono quelli in nero? E' possibile che la maggior parte degli artigiani meridionali siano evasori totali sconosciuti alle statistiche ufficiali, per esempio. Per esempio quel posteggiatore napoletano con 20 anni di anzianita' dichiarati in TV probabilmente non risulta nell'albo dei posteggiatori, pero' evade le tasse.

Per quello che so io, siccome a causa delle demenziali politiche dello Stato italiano tutte le grandi imprese meridionali non assistite e colluse con lo Stato sono fallite, e ovviamente praticamente nessun grosso imprenditore onesto non a caccia di aiuti statali investe nel Sud, a me sembra ovvio che nel Sud Italia una perc. di popolazione maggiore che nel Nord e' impiegata in piccole imprese, attivita' autonome (tra cui gli artigiani), oppure economia totalmente sommersa.  Siccome in Italia non esiste sussidio di disoccupazione di lungo termine, quasi tutti i formalmente disoccupati del Sud sono impiegati nell'economia sommersa, come hanno appurato anche studi sul campo dell'Univ. di Napoli su un centinaio di iscritti alle liste di disoccupazione.

Le stime di evasione fiscale (ad es. sei volte tanto in Calabria rispetto alla Lombardia, in rapporto al reddito) sono coerenti con tutto quanto sopra, e il tuo dato sugli artigiani ufficialmente registrati e' del tutto compatibile con le stime di evasione fiscale secondo cui anche in termini assoluti il Sud evade piu' del Nord pro-capite.

 Lusiani: "a me sembra ovvio che nel Sud Italia una perc. di popolazione maggiore che nel Nord e' impiegata in piccole imprese, attivita' autonome (tra cui gli artigiani), oppure economia totalmente sommersa"

che a te sembri è evidente che sia vero, col cavolo. Non credo serva ripeterti che probabilmente ti mancano informazioni o ne hai di distorte: il sommerso meridionale è in gran parte in agricoltura e spalmato su garzoni di bar et similia, il mondo artigiano (per norme contributive, e burocrazie varie) è sommerso in percentuali simili ai dipendenti comunali o A2A che fanno il doppio lavoro a Bologna e non c'entra nulla con i numeri (ufficiali) che ti riportavo. Al sud manca la materia base per fare l'autonomo/artigiano: la "libertà" ovvero non dover rispondere a "qualcuno" degli affari che fai (sai, quei "qualcuno" sanno esere più convincenti del Fisco...) e quindi c'è il minimo indispensabile di attività e a patto che non s'allarghino troppo.

Sui disoccupati "cronici" del sud e sul loro lavorare in nero c'è poco da aggiungere, tanti lo fanno (per campare) e non ci si arricchiscono.. chiaro il concetto e la diversità col nord..?

Calzolari, mica sparando tabelle a vanvera dimostri quello che vuoi dimostrare. Magari avrai pure ragione, ma ciò è dovuto non ai tuoi 5 sensi normali, ma al tuo sesto senso.

Il dato sugli odontotecnici dovrebbe farti capire che un minimo di proporzionalità tra dentiere e popolazione ci deve essere. In ogni caso i dati percepibili dai 5 sensi di me umano dicono quanto segue:

Due terzi del Pil provengono dal settore servizi. Se pure togliessimo tutto le PPAA, i servizi comunque sovrastano di gran lunga il manifatturiero. 

Al nord si guadagna di più ma si evade in percentuale di meno. Se in media un ipotetico barbiere al nord percepisce 100 ed evade 10%, mentre al sud percepisce 60 ed evade il 30%, alla fine, il barbiere del nord ha sottratto base imponibile per 10, quello del sud 18. Anche se il barbiere percepisse solo 40 rispetto ai 100 del nordico, come ammontare sottratto farebbe un figurone davanti a un finanziere. Le proporzioni sono quelle verosimili dedotte dai dati disponibili a quelli con solo 5 sensi.

Ora ovviamente metterla come una questione  nord contro sud, ci dà un quadro che va bene per le discussioni stile lega, ma non permette di identificare una strategia di contrasto all'evasione in nessuna dimensione utile (strumenti, organizzazione, sanzioni etc.), perchè non tiene conto che ci sono province diversificate, operatori diversificati, stili di evasione diversificati etc; come pure non tiene conto che si lavora in uffici e questi devono essere dimensionati per aree molto più piccole rispetto a quelle della cispadania retogallica e del regno delle borbonie.

Sulla proporzionalità di "dentiere&popolazione" no comment, is better.. Diciamo che tentavo solo di mostrare come la realtà fosse diversa da chi immagina che quelle micro attività si spalmino sul territorio; non è così, non lo è mai stato e una parte molto importante del PIL (registrato e tantissimo di quello fantasma) è riconducibile al lavoro, al nord e in parte del centro, di imprenditori artigiani che sostengono col loro lavoro aziende medio grandi e/o che producono-esportano-evadono per conto loro. Sono milioni di euro al mese che dal sud e parte del centro (Abruzzo, ciociaria, ecc.) non arrivano  nè nel bene: beni e servizi nè nel male: euro evasi. Potrei dimostrarti che i dipendenti per azienda al sud sono meno e svolgono lavori diversi; un solo esempio: il metalmeccanico artigiano siciliano è in gran parte composto da micro officine di fabbro (cancelli, inferriate, ecc.) e anche piccole officine di riparazione o di supporto all'industria edile territoriale (altrettanto micro), rappresentano sempre il 48-50% di tutti i settori artigiani ma, come comprenderai da solo, con le aziende metalmeccaniche della provincia di Reggio Emilia, Modena o Brescia, proprio non ci azzeccano. Queste ultime, col cavolo che sottraggono al fisco il 10%, sono a livelli molto, molto più alti e su imponibili REALI che sono mille volte quelli delle officine siciliane.

Puoi non credere che le cose stiano così e pensare che si abbia tempo da perdere per prendere in giro te, Lusiani, ecc. che avete "solo cinque sensi", o puoi farti venire qualche dubbio che una parte importante del vostro ragionamento sulla distribuzione dell'evasione, specialmente se riferito alle micro atività autonome è - almeno - monco di alcune informazioni e quindi arriva a conclusioni errate.

Ribadisco che tutto ciò nulla toglie alle contestazioni all'indecente situazione generale e specifica del sud e parte del nord Italia e alla evidenza di disordine ed elusione/evasione (anche morale). Anche solo prendendo il pubblico impiego il sud - da solo - ha primati negativi che il nord, per fortuna ha dismesso da anni e quindi i guai di prospettiva (sociali ed economici) arriveranno comunque, per tutti.

la differenza tra deduzioni e detrazioni è che le detrazioni sono neutre,mentre le deduzioni sono regressive,visto che le deduzioni agiscono sull'aliquota marginale superiore,per cui a parità di deduzione,uno che ha un aliquota marginale al 43 risparmia di piu' in imposte di uno che ha un aliquota marginale al 23.

Es. due persone hanno una deduzione pari a 1000 euro,ma uno ha un aliquota marginale del 23 ed una del 43.Quella che ha l'aliquota al 23 avrà un vantaggio pari a 230 euro,quello che ce l'ha al 43 di 430 euro.

Vediamo come è cambiata la spesa locale dagli anni 80 al 2009.

Premetto che in questo periodo ISTAT calcola che l'inflazione, o meglio i prezzi al consumo, sono aumentati del 373,77%

ISTAT pubblica i dati di bilancio anche per le amministrazioni locali e le tavole 6,7 e 8 elencano la spesa locale di regioni, provincie e comuni dal 1980 al 2009. Forse c'è anche un documento piu' aggiornato ma anche cosi' basta.

Regioni:
Spesa del personale + 1132.52%
Spesa per consumi finali + 666.47%
Uscite complessive +1122.19%

Province:
Spesa del personale + 286.58% (meno dell'inflazione, quindi)
Spesa per consumi finali + 456.56% (meno della spesa regionale)
Uscite complessive + 500.84% (meno della spesa regionale)

Comuni:
Spesa del personale + 380.75% (come l'inflazione)
Spesa per consumi finali + 727.87%
Uscite complessive + 604.46%

Il confronto non è completo se non prendiamo anche in considerazioni le spese dello stato centrale (senza le spese locali, naturalmente).

Amministrazioni centrali:
Spesa del personale + 649.89%
Spesa per consumi finali + 709.37%
Uscite complessive + 658.38%

 

si,anche io avevo fatto in parte queste analisi...pero' la suddivisione tra i vari livelli diventa difficile,visto che in questi anni sono state spostate compenze da un livello all'altro...

Ok, per esempio molti compiti sono passati alle regioni. Ma allora la situazione dovrebbe mostrare un aumento in un livello e la diminuzione in un altro. Ed il totale generale dovrebbe essere invariato (considerata l'inflazione). Se la spesa aumenta o è perché ci sono nuovi compiti (che prima la collettività non aveva) o si è assunto troppo personale per gestire i compiti già previsti.

     Sicoome siamo ormai, alla follia pura, l'unico rimedio rimane la satira, il sarcasmo feroce. A volte, una grossa risata di pancia ci permette di affrontare la realtà con meno angoscia e più lucidità! Grazie.

con le aziende metalmeccaniche della provincia di Reggio Emilia, Modena o Brescia, proprio non ci azzeccano. Queste ultime, col cavolo che sottraggono al fisco il 10%, sono a livelli molto, molto più alti e su imponibili REALI che sono mille volte quelli delle officine siciliane.

Il 10% e' la stima di evasione fiscale dell'intero settore privato della Lombardia. L'Emilia Romagna ha invece una stima del 19-20%. Il settore privato della Lombardia include anche artigiani e piccole imprese, tuttavia lo Stato italiano esercita controlli molto pressanti (con modalita' piuttosto violente) anche su questi ultimi, specialmente in Lombardia, e ha delle stime presuntive di reddito che riducono l'evasione su livelli limitati, secondo me inferiori rispetto a quelli che le medesime attivita' hanno in Francia e Germania.

Da tutti gli studi emerge che gli autonomi evadono molto piu' della media del settore privato, dal 30% al 100% del loro reddito, e anche le piccole industrie evadono piu' delle medio-grandi.  Pero' la Lombardia si distingue da tutte le altre regioni italiane perche' raccoglie la quasi totalita' degli investimenti esteri, ha le industrie mediamente piu' grandi (e quindi una minore quota di popolazione in attivita' autonome o piccola industria) e inoltre i controlli dello Stato italiano sono molto piu' intensi. 

In conclusione, la stima che tre studi diversi danno del totale dell'evasione fiscale lombarda al ~13% sono del tutto compatibili col fatto che

  • autonomi e piccole industrie lombarde evadano un po' meno che nelle altre regioni del Nord, e molto meno delle regioni del Sud, perche' i controlli statali sono piu' frequenti e pressanti e per il fatto che tutta l'economia regionale e' piu' avanzata e integrata con le grandi imprese
  • autonomi e piccole industrie lombarde corrispondono ad una quota di PIL privato inferiore alle altre regioni
  • la maggior quota di PIL lombardo fatto da imprese medio-grandi oppure a controllo estero contribuisce a ridurre il totale evaso diviso il PIL privato

Sono d'accordo che l'evasione fiscale meridionale ha caratteristiche diverse, per esempio come gia' sottolineato anche nell'articolo nel Sud c'e' una grande quantita' di evasori totali, anche piccoli, tuttavia ripeto non vedo alcuna ragione per dubitare delle stime di evasione fiscale per regione esistenti, e per accettare che l'evasione fiscale pro-capite, anche in valore assoluto, e' maggiore nelle regioni del Sud.

Non so su quali dati abbiano calcolato le previsioni di entrata per quanto riguarda benzina e bollo su auto di lusso,però i consumatori si adeguano rapidamente facendo abbassare la domanda e dato che le entrate da queste voci vengono stimate sostanzialmente stabili cosa faranno ,aumenteranno ancora di più la pressione fiscale?

http://www.repubblica.it/motori/attualita/2011/12/20/news/addio_ferrari_e_porsche_in_italia_morte_le_supercar-26908608/?ref=HREC1-5

http://www.omniauto.it/magazine/18170/caro-benzina-accise-come-si-difendono-gli-italiani

Si dà però il caso che il rapporto valore di mercato/valore catastale è molto disperso e può tranquillamente variare da meno di 1 a 4 o 5

oggi in tv hanno detto che il rapporto medio è 3,7

L'Agenzia del Territorio possiede e pubblica i valori di mercato per m2 e per zona e classe degli immobili di ogni comune, le mappe catastali sono tutte digitalizzate per cui sarebbe relativamente semplice ottenerne la superficie; con i due dati si sarebbe potuto fissare, almeno per il 2013, l'imponibile  al valore di mercato (previo adeguamento delle aliquote)

qui Monti mi ha ascoltato (scherzo) ma i burocrati dell'Agenzia del Territorio hanno stimato che per passare dai vani ai m2 occorreranno almeno dieci anni. Da licenziare tutti!

Sono ben più veloci ad usare la carta di credito di rappresentanza (Minzolini è un dilettante): pare che l'Alemanna, direttore dell'Agenzia del Territorio (tutto in famiglia) vi abbia addebitato nel 2011 un milione e mezzo di € (una media > di 4 k€/giorno festivi compresi) QUI

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti