Ancora sull'equo compenso SIAE

24 luglio 2014 andrea moro

Si sta scatenando un'onda di indignazione da parte di alcuni politici e rappresentanti SIAE a causa di un piccolo rincaro annunciato da Apple sui propri prodotti. Ignoranza o malafede? 

Di equo compenso avevo già scritto qualche mese fa in fase di definizione della normativa, e rinvio a quel post per maggiori dettagli sull'(in)opportunità di questo trasferimento che definire equo corrisponde al classico dito nella piaga. A me, per questo compenso, l'etichetta di equo sta molto stretta. 

L'equo compenso, come molti sanno, è un balzello imposto dal legislatore sull'acquisto di ogni supporto teoricamente in grado di salvare opere (libri, musica) protette dal diritto d'autore. Opere su cui già si paga, ovviamente, il diritto d'autore, al momento dell'acquisto. La tassa dunque grava anche su chi usa l'hardware senza mai acquistare alcuna opera, e si tratta di fatto di un trasferimento da questi ultimi alla SIAE, protetto e sanzionato dalla legge. 

La Apple si è permessa di traslare totalmente l'imposizione ai consumatori, indicando sui propri prezzi “Include tassa su copyright di € 4,00”.  Non intendo disquisire se si tratti di una tassa o meno, per il consumatore le conseguenze sono identiche, e lasciamo ai giuristi la libertà di litigare sulle definizioni. Come ogni mio studente di Economia 1 dovrebbe sapere (chi non ha passato l'esame prenda nota) in presenza di domanda rigida, questo è esattamente quello che ci si aspetta, cioè una tassa sul bene viene passata interamente al consumatore. I prodotti Apple probabilmente sono soggetti a minore concorrenza di altri (per le caratteristiche e reputazione del marchio, la qualità dell'hardware, etc.), ma non è qui il caso di analizzare se la traslazione totale sia o meno una scelta appropriata dal punto di vista aziendale. 

Il punto è un altro: La Apple è libera di fare gli errori che vuole, e di imporre i prezzi che vuole in risposta al cambiamento delle condizioni di mercato, legislazione compresa. Se la traslazione fosse stata anche solo del 50%, o dello 0% (come nel caso probabilmente di altri marchi) significa che qualcun altro avrebbe pagato: o i lavoratori con salari minori, o gli investitori con minori profitti, o i fornitori di materie prime con prezzi più bassi, etc. Stracciarsi le vesti per l'annuncio dell'aumento come per esempio fanno Franceschini (articolo linkato sopra), o Francesco Boccia (PD) significa solo dimostrare ignoranza economica (nel migliore dei casi). 

La retorica di Boccia, in particolare, è surreale. C'è di tutto: le cattive multinazionali, che eludono totalmente le tasse, i loro conti offshore e via dicendo. la soluzione a tutto ciò per Boccia è far pagare un servizio a chi non l'ha acquistato e far pagare di più a chi l'ha acquistato usando lo stato come esattore. 

Franceschini, invece, fa notare alcuni dati interessanti, senza capire che le naturali implicazioni di questi dati sono diverse dalle sue: 

in Francia un iPhone 5s da 16 Gb - dice- costa 709 euro a fronte di una tariffa per copia privata di 8 euro, in Germania 699 con una copia privata di 36 euro, in Italia 732,78 euro (,78 per far pesare l’Iva!) ora che la copia privata è a 4 euro mentre era a 729 euro con la copia privata a 0,90

Evidentemente, in Francia e Germania la stessa multinazionale è meno cattiva che in Italia. Che Apple abbia un'antipatia per gli italiani? Ovviamente no. Il sospetto è che le condizioni di operare un'impresa in Italia (tassazione, infrastrutture, incertezza sugli investimenti...) non possano non riflettersi sui prezzi. Oppure che il mercato al dettaglio dell'hardware sia meno concorrenziale in Italia, e che le imprese si adeguino imponendo prezzi più alti. Il compito di Franceschini dovrebbe essere quello di creare le condizioni perché la concorrenza aumenti e i prezzi diminuiscano, mentre la legislazione che lui promouove fa l'esatto contrario.

Equità, cari Franceschini e Boccia (e rappresentanti SIAE), significa evitare di  imporre legislativamente un trasferimento di risorse arbitrario. La SIAE vuole aumentare i trasferimenti da consumatori di opere d'arte ad autori? Che aumentino i prezzi. La Apple sta facendo un'operazione di trasparenza: l'iniquo compenso serve a far pagare chi queste opere non le usa usando la legge come manganello. 

4 commenti (espandi tutti)

L' idoneità del mezzo al fine ..... Alcuni anni fa un mafioso fu arrestato perchè deteneva tutta l' attrezzatura per raffinare eroina, ma manco un milligrammo di materia prima, semilavorato o prodotto finito: gli fu contestata l' idoneità dei mezzi a fini illeciti, al che lui chiese di essere arrestato anche per stupro, perché aveva l' attrezzatura pure per quello (e se la portava sempre appresso, anche): più o meno come in questo caso.

forse l'analogia più appropriata è quella con l'imposta/tassa sugli armadi (l'ho letta non so dove):

siccome ci sono molte persone che comprano abiti (o borse e scarpe) contraffatti che vengono poi riposti negli armadi, allora come equo compenso alle "firme" andrebbe prevista una imposta/tassa sugli armadi.

... è infinita, perché l'umanità a partire da determinati strumenti è capace di inventare innumerevoli utlizzi e finalità. 

E questo vale anche per le tasse (strumento) rispetto al fine (incassare).

Mi sembra che la vera ragione si sia palesata con la richiesta della siae ad Apple di non indicare in fattura l'importo dell'equo compenso: il loro desiderio è che il cliente non sappia che sta pagando una "tassa" aggiuntiva. Il perché è spiegabile facilmente con le teorie dello stato ladro...

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