Ancora sulle differenze geografiche tra diplomati: la carriera universitaria

21 settembre 2016 Daniele Biancardi

Con questa breve nota fornisco supporto all'ipotesi dell'esistenza di differenze regionali nella generosità dei docenti di scuola secondaria contribuendo al recente dibattito su questo sito. Ho calcolato se la regione di provenienza ha effetto sul voto finale di laurea riscontrando che, a parità di altre condizioni (in particolare: il voto di maturità), gli studenti del sud si laureano con voti significativamente più bassi degli studenti del nord. L'evidenza sul voto di laurea dunque suggerisce che i docenti delle scuole secondarie al sud siano più generosi nelle valutazioni. 

L'idea e' che se la generosita' dei docenti fosse la stessa, ci aspetteremmo da diplomati simili risultati simili al momento della laurea. Ci interessa pertanto rispondere ad una domanda di questo tipo: c'è differenza nel voto di laurea fra un lombardo diplomato con 92 in un liceo scientifico e almeno un genitore laureato ed un calabrese con le stesse caratteristiche che hanno portato a termine gli studi nello stesso dipartimento (es. economia a Padova)? Se queste differenze ci fossero potremmo rigettare l'ipotesi ormai nota come "ipotesi Fioroni" di omogeneità degli standard di valutazione tra regioni.  

I dati

Per compiere il mio esercizio di valutazione utilizzo i microdati per la ricerca messi a disposizione da Almalaurea, che raccoglie informazioni su tutti gli studenti laureati nelle università appartenenti al consorzio. In particolare utilizzo un campione di quasi 94000 laureati di secondo livello (lauree specialistiche e a ciclo unico) negli anni 2008 e 2009. Nel periodo analizzato 48 università appartenevano ad Almalaurea, distribuite su quasi tutto il territorio nazionale.

Strategia di stima

La strategia consiste nello stimare un modello di regressione in cui valuto l'effetto sul voto finale di laurea di diverse variabili di controllo che comprendono il dipartimento dal quale è stata ottenuta la laurea (si vogliono catturare diversi 'standard' che ci potrebbero essere tra discipline ed atenei differenti), informazioni sulla carriera scolastica (come voto diploma e tipo di scuola superiore frequentata) ed accademica (durata degli studi, frequenza alle lezioni ecc.), sul background familiare (es. istruzione dei genitori) e sulla regione di provenienza del laureato.

Se gli standard di valutazione della scuola fossero omogenei tra regioni, persone con la stessa carriera scolastica e identico background familiare dovrebbero laurearsi, i media, all'incirca con lo stesso voto nello stesso dipartimento a prescindere dalla regione di provenienza.

Risultati

Emerge invece un effetto sul voto positivo per la maggior parte delle regioni settentrionali e negativo (e statisticamente significativo) al sud, con gli effetti più grandi in Calabria e Puglia (guarda a caso tra le regioni con voti più inflazionati alla maturità). Per esempio uno studente calabrese ottiene, secondo le mie stime, un voto di laurea circa 3 punti inferiore al suo collega lombardo o trentino laureato nello stesso dipartimento e con lo stesso background. Il grafico che segue riporta gli effetti stimati per tutte le regioni di provenienza (il Piemonte è preso come riferimento per le altre regioni). 

image

Per valutare la grandezza di queste differenze, si consideri che l'effetto di un aumento di 10 punti del voto di maturita' e' di aumentare il voto di laurea di 1.7 punti. In altre parole, l'effetto di diplomarsi in Calabria rispetto alle migliori regioni del nord corrisponde circa all'effetto di diplomarsi con 18 punti in meno alla maturità.

Ci tengo a sottolineare che queste stime non hanno valore causale, perche' potrebbero esserci fattori che condizionano il voto di laurea non riportati nei miei dati che influenzano i risultati. Sarebbe quindi un po' incauto affermare, basandosi esclusivamente su questi risultati, che un 72 alla maturità in Lombardia equivale ad un 90 in Calabria. Ma il grande numero di controlli inserito e la dimensione dell'effetto suggeriscono che anche i valori 'verì dei parametri darebbero la stessa indicazione.

Per controllare se gli effetti trovati sono diversi al variare del voto di diploma inserisco al posto delle dummies regionali interazioni tra macroarea di provenienza e 5 classi di voto (60-69,70-79,...,100). Si nota che il gap fra Nord e Sud è presente in tutte le classi ma si allarga all'aumentare del voto di maturità raggiungendo un massimo per i diplomati nelle ultime 2 classi (voti maggiore o uguale a 90). L'effetto ridotto nelle prime 2 classi potrebbe essere dovuto in parte al fatto che i diplomati del sud con voti medio-bassi, avendo una preparazione peggiore, abbandonano l'università più facilmente dei diplomati con gli stessi voti al nord. 

È infine interessante notare che le differenze negli standard di valutazione presenti nella scuola secondaria sul territorio nazionale vengono spesso reiterate a livello universitario. Se guardiamo gli effetti sul voto finale di iscriversi in un certo dipartimento si notano infatti differenze consistenti. Per esempio gli iscritti a economia a Padova o Reggio Emilia si laureano in media con un voto finale di circa 9 punti più basso rispetto ai loro colleghi con le stesse caratteristiche a Bari, Lecce o Catanzaro.

13 commenti (espandi tutti)

Ci sarebbe una soluzione rapida ed efficace: abolizione del valore legale del titolo di studio

Il link ai dati 2015 è facilmente reperibile qui, sarebbe stato utile inserirlo nel post, però.

È infine interessante notare che le differenze negli standard di valutazione presenti nella scuola secondaria sul territorio nazionale vengono spesso reiterate a livello universitario. Se guardiamo gli effetti sul voto finale di iscriversi in un certo dipartimento si notano infatti differenze consistenti. Per esempio gli iscritti a economia a Padova o Reggio Emilia si laureano in media con un voto finale di circa 9 punti più basso rispetto ai loro colleghi con le stesse caratteristiche a Bari, Lecce o Catanzaro.

Se c'è un effetto trascinamento come si fa a calcolare il big if "lo stesso studente alle superiori al Nord avrebbe preso di meno" ? Per effettuare una comparazione dovremmo avere molti questi dati: stessa facoltà, stessa classe censuaria, nessun altro fattore di aumento o diminuzione voti (Almalaurea afferma, pag 107 e seguenti che i voti sono influenzati da esperienze di studio all'estero, tirocinio, eventuali attività lavorative, motivazioni personali).

Ancora: Almalurea, almeno nel rapporto che ho letto io, non raggruppa per regioni, ma per titolo di studio, il 56 % dei laureati in Medicina, ad esempio, prende 110 e Lode, il massimo dei voti, come si fa a valutare un campione statisticamente poco significativo , quale quello dei laureati in Medicina che prendono meno di 105 e che sono il 15 % ?

Ancora: i dati Almalaurea ci dicono che solo il 50% dei diplomati si iscrive a un corso di laurea, che il 16 % di questi abbandona dopo un anno, e che gli studenti più preparati del Meridione preferiscono studiare in Università in cui poi ci sia la possibilità di occupazione al termine del percorso di studi, ovvero nelle Università del Nord, (il 26% si laurea fuori provincia) anche questo fattore di correzione è stato calcolato ?
Ancora, cito dallo studio Almalaurea:

 

Fra i laureati di primo livello le differenze nel voto medio conseguito in occasione dell’esame conclusivo degli studi secondari di secondo grado variano apprezzabilmente in funzione dell’ambito disciplinare degli studi universitari e tendono a rispecchiare la composizione per tipo di scuola di quest’ultimo. Nel 2015 il voto acquisito alla maturità è stato uguale a 79,7 su cento per il complesso dei laureati di primo livello, ma risulta apprezzabilmente inferiore fra i laureati dei gruppi educazione fisica (72,8), insegnamento (75,2), giuridico (76,1) e politico-sociale (76,6), mentre raggiunge valori elevati per i laureati dei gruppi ingegneristico (85,6) e scientifico (84,9), entrambi con un’elevata presenza di diplomati dei licei scientifici.

 

Si è tenuto conto di questo raggruppamento ? La fonte dei dati regionali quale è ?
Credo che prima di fare paragoni si debbano definire i soggetti rappresentativi, altrimenti posso far uscire che un diplomato con 70 del Nord equivale a un diplomato con 100 del Sud, ma anche agevolmente, li paragono così: il diplomato del Sud sceglie Economia (media di laurea magistrale uguale a 106,1), il diplomato del Nord sceglie medicina (magari il padre è pure medico...) , che ha una media di votazione di 108,7, decisamente più alta e mi ritrovo, magicamente, che il diplomato del Nord si mangia 30 punti di differenza !
Quindi, oltre ai dati raggruppati in istogramma sarebbe interessanti avere la fonte dei dati grezzi e le note metodologiche.
Grazie.

e quindi tiene conto di molti fattori - compreso il dipartimento e la materia.

Magari se ci desse il link al paper...

L'autore risponderà coi dettagli, ma il link che hai dato è solo un rapporto con qualche statistica. Da quel che ho capito ha accesso ai dati riservati di almalaurea, che nemmeno sono scaricabili: per motivi di privacy devi andare da loro a fare i conti se li vuoi usare. Non so se il paper è disponibile. 

...diventa un atto di fede. Senza offesa per nessuno ma vale la frase "Credo in Dio, gli altri devono portare i numeri".
Anche senza dati riservati, però, mi sembra che Almalaurea rilevi delle differenze più fra le facoltà che sul percorso di studi precedenti.

delle facoltà è già considerato nella regressione, che include fra le variabili esplicative anche il dipartimento(=laurea, suppongo).

Visto che il paper non è ancora uscito oggi ho creato una pagina personale per renderlo disponibile, lo potete trovare qui

In realtà l'argomento del paper è un po' diverso ma ho utilizzato le stime della prima regressione per scrivere l'articolo qui su NfA.

È un atto di fede, ma si fa abbastanza comunemente nel nostro lavoro. Del resto, anche quando i dati sono liberamente disponibili, quasi nessuno in sede di peer review replica i risultati. Resta il fatto che il danno reputazionale di fare i furbi è enorme, quindi il rischio è molto alto. Qualche altro ricercatore puo' accedere i dati e trovare qualcosa di strano nella replicazione.  

Visto che i dati elementari non sono accessibili, sarebbe bene pubblicare almeno un'appendice con la tabella di regressione, così da poter valutare le variabili inserite (ed eventualmente omesse), segno, intensità e significatività dei coefficienti stimati ecc.

Un sito dove trarre notizie interessanti, almeno per i licei, è eduscopio.it, curato dalla Fondazione Giovanni Agnelli. Fornisce per ogni scuola d'Italia i tassi di prosecuzione negli studi universitari, quanti crediti formativi ottengono gli studenti di ogni scuola e permette di fare confronti rapidi (indica anche a quali università si iscrivono i diplomati). Le scuole all'inizio hanno reagito malissimo, poi, per quel che è la mia percezione, hanno cominciato zitte zitte ad usarli, quei dati, pubblicizzandoli se positivi o cercando di intervenire se negativi.

Non funziona bene per i professionali, perché queste scuole non hanno l'università come "sbocco naturale".

Io credo che la differenza di valutazione sia evidente (ma ristretta ai licei). Quel che ancora non mi spiego è cosa generi questa differenza e perché riguardi solo i licei. Ho cercato i dati storici per regione e tipo di scuola, ma non ho trovato dati completi. Ora vado a memoria, ma nel '97, con il voto in 60/60, un differenza tra Nord e Sud già esisteva, sia pure in assenza di numero chiuso all'università (che ha creato un interesse diretto e concreto per il voto di maturità, al di là del prestigio) e con commissioni quasi completamente esterne (solo un commissario interno). Con il voto in centesimi e con le commissioni interne, ovvero dal 2006, il divario è aumentato rispetto al '97, ma è aumentato ancora di più in seguito, quando pure si è cominciato ad usare commissioni metà esterne e metà interne, con presidente esterno. 

Una logica corruttiva? Ma non mi spiego perché solo al liceo (un par di capponi può regalarli chiunque, anche chi ha i figli ai tecnici) e perché non in maniera coerente con il tasso di professori interni (più influenzabili). 

Purtroppo non ho trovato nulla sui voti di maturità ancora più indietro nel tempo, quando i commissari erano non solo esterni ma di regioni diverse, coi prof. meridionali che andavano a nord e viceversa. Se qualcuno mi sa dare qualche indicazione gliene sarei grato, poi, se interessa, più tardi lascio quel po' di dati che avevo trovato.

Cito:

"sia pure in assenza di numero chiuso all'università (che ha creato un interesse diretto e concreto per il voto di maturità, al di là del prestigio)"

Davvero?

Che io sappia (e qualcosa ne so) nei test di ammissione ai Corsi di laurea con programmazione a livello nazionale (Medicina, Odontoiatria, Architettura e altri) negli atenei statali (ovunque, perché i criteri di ammissione sono gli stessi così come lo è il test) NON si tiene in nessun conto del voto di maturità (se non per il caso rarissimo di parità nel punteggio del test, quando sia decisivo per l'ammissione, (es. 100 posti e due candidati con il medesimo punteggio al 100 posto nella classifica). Per quanto riguarda i criteri di ammissione per corsi con programmazione locale la situazione può essere più varia ma sono del tutto certo che in alcuni grandi atenei (ma forse non tutti....) il voto di maturità non influisce in nessun modo, nel senso che non se ne tiene conto. Il motivo? Proprio quello di cui si parla qui, la non uniformità e un sospetto di maggiore "generosità" nelle scuole del sud, e proprio quelle che danno più accesso all'università (i licei). Il Ministero ha più volte tentato di introdurre nei criteri di ammissione per i corsi programmati a livello nazionale un parametro che fosse funzione del voto di maturità ma la cosa non è mai andata in porto , sia per problemi tecnici oggettivi (cosa facciamo con gli stranieri e cioè quelli che hanno una maturità conseguita dove la valutazione è espressa in forme diverse dalla nostra?) e per la decisa opposizione sostanziale degli atenei.

Maurizio

Per quel che ricordo di quando ho fatto il commissario interno alla maturità, c'erano studenti che volevano entrare alla Bocconi e alla Luiss e avevano già passato il test di ingresso, ma avevano anche bisogno, per rendere definitiva l'ammissione, di un voto minimo alla maturità.

Mi par di ricordare che il peso del voto di maturità è stato diminuito nel corso degli anni fin quasi a scomparire. Quest'anno credo che fosse quasi nullo. Ci sono degli sgravi per chi prende la lode, ma il divario si manifesta molto prima dell'introduzione di questi sgravi, mi pare (appena posso metto i pochi dati che ho).

Un criterio che potrebbe essere interessante controllare, suggeritomi da una collega, è la modalità della formazione delle classi. Oggi è più difficile formare classi piccole ed è più facile che le classi vengano accorpate, per cui i professori, che tendenzialmente non vogliono essere trasferiti d'ufficio, hanno interesse a non bocciare, soprattutto al Sud, dove l'andamento demografico è negativo. Ma questo varrebbe soprattutto per gli anni intermedi e per gli scrutini di ammissione, più che per l'esame in sé (se non per un effetto cascata).

...sono "private" e so che la Bocconi tiene (o teneva) conto in qualche modo del voto di maturità. Confermo però con certezza che i criteri di ammissione per i Corsi a numero chiuso a livello nazionale (fra i quali architettura e in particolare medicina, forse il corso per il quale la selezione e la competizione sono più "feroci") non dipendono in alcun modo dal voto della maturità (negli atenei statali). Idem per le ammissioni, per esempio, a ingegneria al Politecnico di Milano (però quello è un numero programmato a livello locale, tecnicamente, e non un numero chiuso vero e proprio) e altri contesti simili. I tentativi del Ministero di introdurre un parametro che tenesse conto del voto di maturità non sono mai andati a buon fine, pur essendo a volte ingegnosi, e per motivi comprensibili. Per esempio si era proposto di pesare il voto di maturità tenendo conto del voto medio assegnato dalla commissione (in pratica un 100 preso con una commissione larghissima e generosa, che ha dato una media alta di voti, sarebbe valso meno di un 100 preso con una commissione più rigida). Idea che secondo me e secondo tanti però non avrebbe retto un giorno all'assalto dei ricorsi al TAR ecc. e per motivi comprensibili. Alla fine ammettere sulla base di un test e solo su quello è il metodo che ti mette più al riparo da contestazioni e ricorsi (e anche così non è facile).

Il tentativo del Ministero aveva anche l'obiettivo dichiarato di "rivalutare" l'importanza del voto agli occhi dei maturandi e di (ri)dargli una importanza che sta perdendo. Credo anzi (ne sono in pratica certo) che l'idea di introdurre questo parametro sia stato introdotto da un decreto (non ricordo il nome del ministro all'epoca, ma era centro sinistra) che di fatto non è MAI stato applicato, per i motivi che ho detto.

Tornando alla questione centrale c'è da dire che un elemento interessante di riflessione sono anche i punteggi ottenuti dai partecipanti ai test di ammissione ai corsi con numero chiuso nazionale (i test sono assolutamente uguali in tutta italia e si tengono nello stesso giorno). I punteggi medi ottenuti dai candidati nelle singole sedi sono più bassi al sud e salgono man mano che si considerano atenei a nord (il baricentro è a perugia, più o meno...) Questo dato, che ho visto varie volte fino a 3/4 anni fa, una volta non era pubblicamente accessibile, e non era molto divulgato. Adesso non so, e magari qualcosa è anche cambiato.

Bisogna anche dire che, come ben noto, molti fra gli studenti migliori del sud scelgono, se possono, di fare l'università al nord, oppure a roma, e questo sottrae qualità al sud nei test di ammissione. E' sempre complicato maneggiare questi dati....

Maurizio

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