Bella figura o figura di merda?

30 gennaio 2012 Mauro Gilli e Massimo Famularo

Beppe Severgnini ha dato al Financial Times una lettura personale della disavventura del Costa Concordia  (qui un riassunto in italiano). Ci permettiamo una nostra lettura della sua lettura e qualche considerazione di carattere generale.

In estrema sintesi, il filo conduttore proposto dal giornalista come chiave di lettura è l'ostinata ricerca italica per la bella figura, che sarebbe la causa principale dei problemi italici. Come il capitano Schettino ha fatto (per l'ultima tragica volta) l'inchino perché voleva fare bella figura, così... così niente perché non c'è un credibile nesso logico tra la ricerca di dare una buona impressione e i problemi dell'Italia contemporanea.

Il raffinato editorialista del corriere vorrebbe insomma ricondurre tutto ad un problema culturale. Ma ammesso e non concesso (ma proprio per niente) che il problema sia il prevalere della forma sulla sostanza, non dovrebbe questo atteggiamento superficiale essere per definizione manifesto? Cosa c'è di manifesto (citiamo dall'articolo) nell'evasione fiscale (che si fa in segreto)? Nell'esportazione illegale (che sempre in segreto si fa) di capitali, nonché nella corruzione (che pure non ci pare azione pubblica)? Mah, non è dato sapere.

Giusto per inciso,  secondo voi sono questi i problemi principali del nostro paese? Certo, se uno per caso scorre gli annunci di lavoro, prende i mezzi pubblici o presenta una dichiarazione dei redditi forse o semplicemente deve far valere le proprie ragioni in giudizio forse no. Ma evidentemente certi intellettuali non hanno di questi problemi.

Ad ogni buon conto, secondo Severgnini,  tutto è cominciato a cambiare l'estate scorsa. Con l'economia che andava giù (ma perché prima saliva?), i rendimenti sui Btp che andavano su e l'ECB e l'IMF (anche l'IMF???) che davano ordini, gli italiani hanno capito che le cose dovevano cambiare. Berlusconi si è dimesso è arrivato il tecnico e gli italiani hanno

accettato sorprendentemente, -ma solo per chi non conosce bene il paese- questo nuovo stato di cose

Tutto OK insomma, niente drammi o manifestazioni come in Grecia perché la gente ha visto la minaccia arrivare.

Questa dunque la colpa di Schettino: non aver visto arrivare lo scoglio, non essere capace di gestire l'emergenza e quindi scappare: per niente una bella figura

Non cogliete il senso? Neanche noi, ma aspettate di leggere il finale:

Gli Italiani oggi sono tutti capitan De Falco che ha gridato “Vada a bordo cazzo!” Perchè è lì che vorremmo stare tutti, in Europa, a bordo sani e salvi.

Vi sembrano affermazioni sconnesse prive di un filo conduttore? Peccato, vuol dire che neanche voi potrete mai far carriera nel Corriere della Sera. Chiarito che il pezzo non è per niente chiaro chiediamoci invece che figura fa l'intellettuale italico che nel discettare dell'italica maledizione di voler far sempre bella figura, finisce per inseguire vaghe analogie estetiche, perdendo completamente il filo del discorso che rimane senza capo ne coda.

Con buona pace di Severgnini, del Corriere e, questa volta, anche del Financial Times l'Italia di problemi ne ha parecchi, come sa chi deve lavorare per vivere e sbattersi per lavorare in un paese altamente disfunzionale come il nostro. In quest'occasione, vorremmo soffermarci su uno in particolare: la carenza endemica di intellettuali capaci di analizzare criticamente la grave situazione in cui versa il paese e sufficientemente coraggiosi da esporla a chiare lettere infrangendo il tono monocorde dei mass media servi quando non faziosi. Eh, no Beppe quanto a intellettuali non facciamo proprio una bella figura. Anzi, e forse su un blog come questo si può dire, facciamo proprio una figura di merda.

Abbiamo perciò inviato al Financial Times la seguente lettera:

Sir, 
Your analyses are usually insightful and well thought. This is not the case of Beppe Severgnini's "Italy's recurring tragedy: the quest for "bella figura" (Jannuary 18). According to Mr. Severgnini, the tragedy of the Concordia cruiser was caused by the captain's desire to make a good impression – allegedly “a theatrical tendency in Italy, which is part of our charm and at the root of our problems”. 
Mr. Severgnini also claims in Italy this tendency is associated with other problems – namely corruption, tax evasion, and more generally poor public finances. How are they associated? He does not say. Undisturbed, Mr. Severgnini goes on to claim that something changed last summer in Italy and this is why the captain of the Concordia is a villain (second non sequitur). The article ends by suggesting that the sinking of the Concordia and the reaction of the Italian public show that Italians want to remain in Europe (third non sequitur). Italy is a complex country. I doubt Mr. Severgnini's stereotypes and inconsequential arguments are of any help to understand it.

27 commenti (espandi tutti)

C'è un altro punto che mi piacerebbe fosse chiarito. Questi "inchini" o "passaggi ravvicinati" sono legali o illegali? Qualche mia riflessione,  putroppo prive di una rigorosa concatenazione logica:

a) se io un giorno decidessi di fare qualcosa di illegale o almeno di sconveniente lo farei di nascosto e non al cospetto di qualche migliaia di persone (passeggeri, equipaggio e isolani)

b) se un giorno con un gommone mi avvicino alla costa a meno della distanza regolamentare la Capitaneria di Porto mi fa allontanare immediatamente a calci nel  quorum e poi mi fa una multa da levare la pelle.  Perchè fino al naufragio nessuno ha mai obiettato?

 

Sospetto che la Capitaneria di Porto fosse al corrente di questi "inchini" e chiudesse un occhio. Molto piu' facile controllare i gommoni e sbraitare ordini al telefono quando succede il disastro. Cosi' ci si para il quorum e si deventa eroi nel paese dell'operetta.

Il commento è decisamente in ritardo, mi rendo conto.
Per la cronaca, da quello che mi dicevano alcuni amici velisti, non ci si può avvicinare a meno di 500 metri dalla costa con qualsiasi imbarcazione (se non ricordo male). La Costa Concordia era a meno di 200 metri, che sicuramente non è una distanza permessa.

applausi convinti. La persecuzione di cazzate incoerenti che viene fabbricata e diffusa a getto continuo da intellettuali della cippa e da costoro sparsa come un monsone è divenuta tale da soffocare ogni decente dibattito.

perchè non c'è il tasto "mi piace"?

pero' ogni volta che Severgnini parla di qualcosa di piu' importante che non sia il cappellino di Lady Gaga o le mutande di Beckham lo fa pisciando fuori dalla tazza. E' un autore brillante, scrive bene, e' un piacere leggerlo, ma che si limiti al costume e alla pop-culture, per favore. 

La promozione pero' è mal fatta.

Mi ricorda i vecchi tempi sui banchi di scuola quando davano certi temi di italiano che costringevano gli studenti ad arrampicarsi sui vetri (una pratica comunque molto utile da noi e che viene insegnata presto).  Immagino quindi un tema "Costa Concordia e Bella Figura: dite con parole vostre cosa ne pensate". Lo svolgimento fatto da Beppe è pessimo ma non so quanti italiani avrebbero fatto meglio.

Ricordo tanta gente che data una traccia, inseguiva sognanti associazioni di idee  e usciva fuori tema

Magari certi brutte abitudini sono il prodotto di prof di lettere che invece di sanzionare certe pratiche le elogiavano come un merito.

E' come se il sole24ore chiedesse a Michele un'opinione sul downgrade USA  e lui rispondesse che il vero problema degli usa è "la proprietà intellettuale"

Mi permetto di far notare che questo peggiora le cose due volte.

Primo: per la ragione che  fa acutamente notare Massimo Famularo (nell'altro commento).

Secondo: perchè tutto il concetto di "Bella figura" è ripreso pari pari dai libri di Tim Parks (Italiani, Un'educazione italiana, La fortuna dei Medici).

Su questo sito abbiamo tutti  una posizione "moderna" sulla proprietà intellettuale, ma un po' di originalità da parte dei nostri intellettuali non ci farebbe mica schifo :-)

Ragazzi, sono tendenzialmente d'accordo con voi, ma faccio l'avvocato del diavolo e vi dico: attenti al bias! Il bersaglio della polemica potrebbe non essere giusto.

Se una persona è specializzata in un certo settore, ci sta che tenda a vedere la realtà dando molto peso al suo settore. Per cui, per esempio, un esperto di cucina potrebbe riflettere sui vari momenti storici ragionando su come siano cambiate le ricette in funzione, per esempio della disponibilità economica e dei prodotti.
Ovviamente, correlazione non vuole dire necessariamente causa, per cui se notiamo che la ricettà degli spaghetti al ragù è cambiata durante la crisi economica, non possiamo inferire che la crisi sia stata causata dal cambiamento della ricetta.

Siamo d'accordo che un intellettuale vero questo lo sa. Il nostro eroe, però, potrebbe saperlo oppure non saperlo, perché magari è molto dentro la sua materia e si dimentica del resto (riconosciamogli la buona fede), oppure ha altre ragioni che lo spingono a parlare così (per esempio, far promozione al suo libro).

Per cui, anche guardando ai bias e agli incentivi in gioco, di chi è la colpa, sua che scrive dando molto peso al suo settore di specializzazione oppure di chi lo pubblica?

Però la logica è logica: sul punto si è espresso in modo efficace Gianni Vera in basso.

Poi il "cuoco" Severgnini, non si è limitato al suo settore, ma come già detto da Andrea l'ha fatta fuori dal vaso: presume di tratteggiare un carattere generale degli italiani e di fornire una qualche chiave di lettura del loro comportamente e dell'origine dei loro problemi.

Con buona pace del marketing per il suo libro (di cui non ero a conoscenza quando prima di leggere i commenti di questo post) la storia della bella figura non sta in piedi.

ma via!

francesco rocchi 30/1/2012 - 21:15

A conti fatti, Severgnini ha detto che Schettino si è rovinato con le sue mani perché voleva pavoneggiarsi, sorvolando sulle norme di sicurezza per fare "bella figura".

La parte finale è un po' ondivaga, ma il punto non mi sembra poi così folle.

La conclusione è che da una parte siamo ossessionati dalla bella figura, e che dall'altra affrontiamo i problemi con una buona dose di melodramma. Forse un po' macchiettistico, ma nemmeno un attentato di lesa maestà.

ti sbagli

andrea moro 30/1/2012 - 22:48

severnini usa l'esempio della nave solo come metafora per un concetto piu' generale:

There is a theatrical tendency in Italy, which is part of our charm and at the root of our problems - and not just on the high seas. But things are changing, at last.

Severgnini utilizza uno strano espediente per dimostrare i suoi non sequitur: mette in fila una serie di parole per associazione di idee, partendo da bella figura per arrivare a '' governanti che ci dicevano solo ciò che volevamo sentirci dire''. In questo modo partendo da qualsiasi concetto si può ''dimostrare'' qualsiasi altro concetto completamente scorrelato dal primo. Severgnini non ha chiaro poi che se l'Italiano medio avesse voluto fare bella figura non si sarebbe fatto rappresentare all'estero da un uomo che fa cucù alla Merkel.

La parte peggiore di questo sproloquio è comunque quella ventata di paternalismo a metà articolo in cui scrive che l'Italia aveva bisogno di un governo badante.

Beh il paternalismo è un classico di un certo tipo di "intellighenzia" italiana.

Severgnini c'è scivolato adesso, ma gli altri "opinionisti" dei nostri giornali da Scalfari, a Serra, a Flores D'Arcais, a Maltese, ma anche Montanelli o  Bocca,  lo trasudavano da ogni riga. 

Poi, a destra come a sinistra, la maggior parte degli opinionisti italiani ha tratti comuni:  oltre al paternalismo (il popolo illetterato e bifolco ha bisogno di una guida), finto anticonformismo (io non ho peli sulla lingua: Al Bano l'ho sempre criticato), finto politically correct (è sbagliato essere razzisti e poi la Lega ha successo in Valtellina dove il cretinismo delle valli è molto diffuso), onniscienza (di che si parla oggi: Fisica quantistica? Dieta mediterranea? Mutui Subprime? So tutto, io vi spiego come funziona), tempismo (sanno sempre cosa bisognava fare per risolvere i problemi dell'Italia solo che te lo dicono...dopo).

Insomma tutta la serie di difetti tipici del borghese che vuol fare quello di mentalità moderna e aperta e finisce col fare solo il moralista.

In questo panorama per me desolante (poi si lamentano che i giornali vendon poco) bisogna riconoscere che solitamente Severgnini, scivoloni a parte, si distingue in positivo per arguzia, pacatezza e abilità di scrittura.

Grazie per l'articolo. Severgnini e' uno scrittore piacevole capace anche di cogliere alcuni aspetti del carattere italiano ma la sua analisi di questa vicenda mi sembra indifendibile.

Riguardo alla "bella figura", credo che in tutte le culture le persone cerchino di fare "bella figura", il problema della cultura italiana e' che per la scarsa alfabetizzazione storica delle masse e per la qualita' scadente delle elites la "bella figura" corrisponde a comportamenti superficiali e vacui invece che lavorare diligentemente ed efficientemente e riflettere prima di dire o scrivere qualcosa che corrisponda ad un'analisi seria ed acuta della realta'.

Questo post, tra le altre cose, è interessante anche perché solleva, nella parte finale, il problema della qualità della nostra classe dirigente (che grosso modo viene identificata in chi fa il liceo, soprattutto il classico, un po' meno lo scientifico).

Credo che la radice del problema, e parlo per esperienza personale, sia il modo in cui al classico viene concepita l'argomentazione. Lo si vede sia nei temi che nelle interrogazioni. 

I temi variano (fortunatamente) da scuola a scuola. Ho avuto la fortuna di avere docenti che hanno sempre insistito abbastanza sulla necessità di non andare fuori tema: le divagazioni erano malviste. Tuttavia era diffusa (e credo che lo sia ancora, dopotutto sono uscito dal liceo solo tre anni fa) la convinzione che il tema non dovesse per forza essere interessante, contenutisticamente pregnante, ma che l'importante fosse acquisire la capacità di parlare di qualsiasi argomento: sostanzialmente, di fregare il prossimo.

Una certa disinvoltura espressiva, sono d'accordo, è fondamentale: il punto è che non la si ottiene costringendo degli adolescenti ad un argomentare fine a se stesso.

Questa convinzione si ritrova anche nella grande rilevanza data alle interrogazioni, in cui spesso parlare bene, ai fini del voto, contava più di quel che si diceva. Mi ricordo di svariati 8 e 9 presi grazie a subordinate zeppe di perifrasi, nonostante una preparazione effettiva vicina allo 0. Certo, questi estremi si potevano raggiungere solo con i professori meno svegli, ma anche quelli più sgamati, salvo rare eccezioni, facevano passare l'idea che la forma contasse almeno quanto la sostanza.

Lorenzo Tondi ci racconta di una pratica scolastica in cui non mi riconosco. Sarà che ho conseguito la maturità classica nel 1961, ma vi assicuro che l'andare fuori tema non era affatto tollerato. Forse, negli anni successivi, "il vento è cambiato"?

Io ho preso la maturità classica nel '95 e devo dire di aver avuto al ginnasio una prof che apprezzava la creatività ed era limitatamente tollerante dei confronti di qualche volo pindarico  purchè si mantenesse una certa sostanza.

Al liceo ricordo un professore d'italiano, che invece sosteneva che il tema d'italiano doveva essere come un teorema di matematica (cito testualmente anche se un po' improprio il senso è comprensibile) ossia doveva avere

  • una premessa che chiariva quale fosse la tesi che volevamo argomentare
  • uno svolgimento che  sviluppasse la premessa argomentando la tesi promessa 
  • una conclusione che dichiarasse come promesso all'inzio la tesi è stata argomentata nello sviluppo

Ho letto l'articolo in questione e onestamente lo trovo leggero, al limite divertente. Onestamente uno svago e basta. Mi sembra eccessivo dargli un peso culturale rilevante o citarlo come paradigma del pensiero espresso dagli intellettuali. L'Italia non ha a mio avviso degli intellettuali intesi come categoria in grado di fornire una interpretazione della realta' ed al limite orientare le scelte secondo una consapevolezza positiva. I pochi intellettuali che seguo e che stimo sono in gran parte pubblicati sul sito dell'Istituto Bruno Leoni. Onestamente non ho mai letto Severgnini etichettandolo come un intellettuale. D'altro canto ritengo che la stessa definizione - a tratti - sia stucchevole e tutta interna al dibattito della sinistra italiana: dibattito del quale restano gli echi ma non i soggetti (direi anche grazie a Dio pensando ad un certo PCI). Esistono pero' autori o scuole che hanno meglio interpretato la realta' dotando i volenterosi (ovvero coloro i quali desiderano possedere delle chiavi interpretative razionali del nostro vivere) di strumenti formidabili per la decodifica dei fenomeni e Severgnini (con tutto il rispetto) non e uno di questi. 

appartenenti all'IBL sono pubblicati dal Financial Times?

A prescindere dalla sua statura, il personaggio gode di alta considerazione, almeno in patria (ma anche al Financial Times, a quanto pare).

Invece, perdonami, mi sembri proprio non cogliere il punto. Severgnini non risponderà alla tua idea di "intellettuale" ma, come cerca di farti notare Andrea, è gente come lui che viene pubblicata e letta e che contribuisce a formare la cosidetta opinione pubblica.

...e poi con l'opinione pubblica ci devi fare i conti.

Se preferisci possiamo chiamarli "opinion maker" forse  sarebbe più corretto (ma non mi piace questa locuzione inglese)

PS

e con Severgnini ci va ancora bene chè a volte le "idee" nascono dai Celentani e dai Bono vox e dai Beppe Grilli !

Condivido l'osservazione, d'altra parte io non sono mai stato un attento osservatore dei fenomeni direi "di costume".

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti