La bocciatura di Di Pietro e Pannella

31 luglio 2007 andrea moro
Spero di fare cosa gradita riportando le parti rilevanti del regolamento ufficiale delle primarie del Partito Democratico con cui e' stata motivata la bocciatura delle candidature di Di Pietro e Pannella. Si noti, al solito, il dilettantismo dei principali quotidiani, che hanno riportato motivazioni parzialmente inesatte, come il mancato scioglimento dei partiti di appartenenza.

Il sito dell'ANSA riporta che le candidature sono state bocciate per inottemperanza agli articoli 1, comma 2 e 7, comma 4 del regolamento. Trascrivo le parti rilevanti del regolamento dal sito ufficiale delle primarie del PD:

Art. 1, comma 2:

Possono partecipare in qualità di elettori e di candidati tutte le cittadine ed i cittadini italiani che al 14 ottobre abbiano compiuto sedici anni nonché, con i medesimi requisiti di età, le cittadine e i cittadini dell’Unione Europea residenti, le cittadine e i cittadini di altri Paesi in possesso di permesso di soggiorno, i quali al momento del voto dichiarino di voler partecipare al processo costituente del Partito Democratico e devolvano un contributo minimo di € 5, ridotto a € 2 per le elettrici e gli elettori che non abbiano ancora compiuto venticinque anni.

Art. 7, comma 4:

Non è ammessa la candidatura di persone notoriamente appartenenti a forze politiche o ad ispirazioni ideali non riconducibili al progetto dell’Ulivo-Partito Democratico.

Non e' chiaro il riferimento all'articolo 1 nella motivazione della decisione. Chiarissimo invece l'articolo 7: possono partecipare solo appartenenti a partiti aderenti al progetto. L'immancabile Wikipedia conferma che alla costruzione del Partito Democratico non partecipano i radicali. Per quanto riguarda l'Italia dei Valori, Di Pietro si e' detto "disposto ad entrare nel PD, ma solo in un secondo momento".

La parola "notoriamente", poi, suggerisce che potrebbe non servire nemmeno la rinuncia da parte dei candidati all'iscrizione ai rispettivi partiti. Per esempio, Pannella e' notoriamente appartenente ai radicali, quindi anche se gettasse la tessera (ammesso che ce l'abbia) potrebbe non essere ammesso.

Comunque sia, sono d'accordo con quanto sostenuto oggi dalla Bonino: la decisione di ammettere o non ammettere un candidato e' politica piu' che procedurale, e la lettura del regolamento, che lascia spazio a varie interpretazioni, sembra confermarlo. 

 

10 commenti (espandi tutti)

Cosi' a occhio, pur se potrebbe essere un processo alle intenzioni, mi sembra che con la frase "i quali al momento del voto dichiarino di voler partecipare al processo costituente del Partito Democratico" sia chiaro che persone come Pannella e Di Pietro non rientrino nel corpus di elettori e/o candidati del PD.  Io non sono elettore del PD, ma certo capisco che vogliano cautelarsi dalla presentazione di candidature fatte solo per disturbare, senza portare alcun tipo di contributo. Stampare due nomi in più sulle schede costa. Secondo me, l'Amazzonia ci ringrazierà per il risparmio di carta e inchiostro.

 

In realtà l'art. 7 comma 4 ricorda un po' il famoso romanzo - nonchè film - antimilitarista "Comma 22".


Recitava il comma 22 di un fantomatico regolamento militare che "chiunque, se pazzo, può essere esentato dalle missioni di guerra, ma chi chiede di essere esentato dalla missioni guerra non è pazzo".


Allo stesso modo, non ha senso dire che non è candidabile chi si ispira a formazioni politiche estranee alle idee del PD, dato che se una persona chiede di candidarsi a segretario non può dirsi estraneo alle idee del PD.


La questione cioè non procedurale, ma banalmente politica. Avrebbe avuto molto molto più senso dire che  il comitato si riserva di respingere candidature politicamente non accette. Aggiungo pure che non ci sarebbe stato niente di male, dato che un partito altro non è che  un club ed è quindi libero di decidere a suo piacimento chi può entrare e chi no, salvo ovviamente pagare le conseguenze sul piano dell'immagine in caso di rifiuti "sbagliati"

Dato che come immaginavo il regolamento lascia spazio a varie interpretazioni (grazie Andrea), e' davvero difficile (per me) capire qual e' la ragione per cui si impedisce a Pannella e Di Pietro di partecipare:

1. Anche ammesso che dopo le primarie i due decidano di tornare a fare campagna elettorale per il loro partito e contro il partito democratico (molto dipende dalla legge elettorale che verra'), le loro posizioni sarebbero meno credibili.

2. Mi sembra che si dia loro piu' visibilita impedendogli di partecipare.

3. Invece la loro partecipazione aiuterebbe (almeno in parte) a rendere credibile il fatto che il PD non e' la semplice somma di DS e Margherita. Non era uno degli obiettivi?

I motivi politici mi sembrano chiari: Pannella è un mangiapreti militante inviso a tutta la margherita; Di Pietro ha un forte seguito personale ed avrebbe potuto (seppur con poche probabilità) minacciare l'elezione di Veltroni.

Scusami, ma continuo a non vedere il punto. Pannella e' comunque nella
coalizione di governo. Il suo potere di influire sulla linea politica
del governo (soprattutto se avesse un senatore) mi sembra piu' grande
dall'esterno che dall'interno. In quanto a  Di Pietro, come tu stesso
dici, le probabilita' mi sembrano davvero basse.

Cerco di spiegarmi meglio:

Contro Pannella ed i radicali in genere c'è il veto della margherita, per modivi ideologici che prescindono dalla convenienza. Diverse volte la Binetti (e mi pare anche Rutelli) ha minacciato di andarsene se entravano i radicali.Addirittura non li volevano nell' unione.

Quanto a Di Pietro, per quanto le sue chances siano scarse non sono nulle, e la sola idea di avere delle primarie vere con un esito deciso dagli elettori fa venire l' orticaria al direttorio del partito. Tra l'altro anche Vendola sulla carta non aveva chances.

Grazie del chiarimento. Ideologia e avversione al rischio, quindi. Secondo me c'e' anche della stupidita'...

Mah, secondo Pannella è stato lasciato fuori perché non c'entra proprio nulla. Favorevole alla guerra in Iraq, assolutamente liberista (ricordiamo il referendum sull'art.18), non mi sembra che c'entri molto non solo con la Binetti ma anche con i DS. Se poi si vuol sostenere che tutti si sarebbero dovuti presentare alle primarie, beh, allora e' un altro discorso. Ma che Pannella non abbia mai dato segno di voler esser parte integrante di quel progetto, mi sembra ovvio. Inoltre, mi sembra che le grandi battaglie per i diritti civili di Pannella (per le quali dovrebbe essere inviso alla margherita) si siano spente e passate in secondo piano di fronte al fatto che Pannella sta ancora li' a piangere per un posto in parlamento che non e' riuscito ad ottenere, straparlando di democrazia incompiuta ecc ecc. Ripeto: non sono un elettore del PD, ma mi sembra che la scelta di lasciar fuori Pannella sia sacrosanta, nonché giusta.

Anche Di Pietro non mi sembra molto intenzionato a sciogliersi. Presentarsi come candidato per la leadership di un partito in cui non si vuole entrare, mi sembra solo una voglia di visibilità. Che poi fosse un pericolo per Veltroni, non scherziamo su....

Che un partito sia ideologico, mi sembra insito nell'idea stessa di partito. Che siano stupidi, basta guardare gli errori che hanno fatto dal 1992 in poi (solo per dire, all'incirca da quando D'Alema è al potere nei DS). Ma stracciarsi le vesti perche' non hanno voluto far entrare il giustizialista e il giullare, non mi sembra il caso.

Dal blog di Tonino (e dal Corriere di ieri):

"Il Partito Democratico ha perso un’ottima occasione per
potersi qualificare tale giacchè un partito, per potersi definire
davvero “democratico” deve essere aperto e pluralista altrimenti
semplicemente “non è”, non esiste.

La giustificazione formale circa la mia esclusione dalla candidatura per la segreteria nazionale è semplicemente un furbo espediente per
non avere tra i piedi un concorrente vero e reale, un candidato che
avrebbe rotto le uova nel paniere, che avrebbe potuto rimettere in
discussione gli equilibri precostituiti.

A coloro che tanto sbrigativamente si sono voluti disfare della mia
candidatura e della partecipazione dell’Italia dei Valori dal processo
costituente del futuro “cosiddetto” Partito Democratico vorrei chiedere di riflettere sui seguenti punti fermi:

1 - Io e l’Italia dei Valori abbiamo aderito e partecipato attivamente alla raccolta delle firme per
avviare il referendum elettorale, al fine di addivenire ad un sistema
elettorale di tipo maggioritario e con una forte riduzione del numero
dei partiti.

Ciò vuol dire che abbiamo già dimostrato con i fatti – ripeto con i
fatti e non solo a parole – il nostro intendimento di andare oltre il
nostro partito di appartenenza;

2 - Ho personalmente partecipato nel 2005 all’esperienza delle primarie dell’Unione, candidandomi per rappresentare al Governo tutta la coalizione;

3 – E’ evidente che – con la costituzione del Partito Democratico –
chi aspira a diventare segretario (e lo diventa) non può che riconoscersi esclusivamente in questo partito. In tal senso io ho dichiarato la mia disponibilità di
essere parte integrante del PD alla fine del percorso costituente, cosa
che ho anche ribadito per iscritto nella dichiarazione di intenti
depositata insieme alla mia richiesta di candidatura;

4 – E’ altrettanto evidente che quei militanti dell’Italia dei Valori
che avessero ritenuto di aderire al costituendo Partito Democratico
avrebbero dovuto fare altrettanto al momento dell’iscrizione formale al
nuovo partito.

5 – E’ infine evidente che l’iscrizione oggi non può avvenire semplicemente perché il Partito Democratico ancora non esiste formalmente;

6 – Sul piano formale, la mia candidatura è stata presentata nei termini e
non sta scritto da nessuna parte che contestualmente avrei dovuto
dimettermi dall’Italia dei Valori. D’altronde nemmeno gli altri
candidati hanno smesso di essere iscritti nel loro partito di
provenienza. L’iscrizione all’originario partito potrà cessare solo nel
momento in cui nascerà giuridicamente quello nuovo e vi potrà essere
così il trasferimento – anche automatico – nella nuova struttura;

7 – Sempre sul piano formale, bisogna considerare che io non sono il legale rappresentante dell’Italia
dei Valori, poichè sono ministro, e quindi non avrei potuto sciogliere
in alcun modo il partito senza prima passare attraverso l’Assemblea.
Al riguardo faccio rilevare che, come reso pubblicamente noto da tempo,
avevamo già fissato apposita riunione per i giorni 28, 29 e 30
settembre p.v. a Vasto (peraltro, invitando allo scopo anche tutti i
vari leader dei partiti della coalizione).

8 – Vorrei ricordare infine che l’Italia dei Valori fa parte della coalizione dell’Unione sin dalla sua costituzione, ne ha sottoscritto il programma e ne condivide la responsabilità di governo.

La verità è purtroppo molto più semplice e molto più amara: gli
attuali promotori del costituendo Partito Democratico non vogliono né
la presenza mia né quella dell’Italia dei Valori.

Con il tempo ed a mente serena bisognerà riflettere sulle reali
motivazioni di questo diniego (che, in realtà, sono molto gravi e per
certi versi inconfessabili) e trarne le inevitabili conseguenze (anche
sulla opportunità di restare o meno in una coalizione che di fatto ci
respinge!).

Per ora una cosa è certa: chi non ci vuole non ci merita!

Né io né l’Italia dei Valori faremo ricorso contro le decisioni adottate in fretta e furia a notte fonda da
un gruppo di 6-7 persone che – senza alcuna riflessione né preventivo
dibattito aperto e pubblico - hanno preteso di rappresentare la volontà
di tutti gli elettori dell’Unione e dei possibili aderenti al futuro
Partito Democratico.

La politica è sì partecipazione ma anche dignità da difendere".

 

Il regolamento e' vago e puo' essere interpretato in molti modi. Secondo me l'interpretazione di Di Pietro non e' meno buona di quella del comitato che lo ha escluso. Ma il punto e' chiaramente politico, ed e' che i DS stanno affrontando le primarie come il partito comunista cinese schierandosi per bocca del loro segretario (che nelle primarie per un nuovo partito di cui i DS faranno parte dovrebbe, a rigor di logica, rimanere neutrale) e con tutta la loro macchina elettorale con Veltroni e non ammettendo nessun'altra candidatura seria (vedi la vicenda Bersani).

Di Pietro e' stato escluso perche' anche se non e' in grado di vincere le primarie contro Veltroni, toglierebbe sicuramente dei voti all'uomo scelto dai vertici dei DS...probabilmente piu' di quelli che gli possono togliere la Bindi o Letta.

Un partito serio che voglia fare delle VERE primarie dovrebbe essere contento di candidature VERE come quella di Di Pietro (e Pannella) e, nel caso, interpretare le regole affinche' si possa avere un numero di candidati papabili il piu' ampio possibile. Un'eventuale elezione di Veltroni con, tra gli altri, Di Pietro in lizza, forse sarebbe piu' sul filo di lana, ma probabilmente renderebbe Veltroni-segretario piu' forte in virtu' di aver vinto primarie reali e non finte. E sicuramente aumenterebbe il consenso dei DS. Ma evidentemente anche nello stato pietoso in cui versano (con percentuali elettorali che per un partito socialdemocratico europeo fanno ridere) i DS queste cose non le vogliono ancora capire.

p

Ecco dal sito dell'ulivo le motivazioni della bocciatura del ricorso di Pannella . Sostanzialmente, sostengono che il partito radicale non ha partecipato al processo di costituzione del PD.

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti