BOOM!

17 febbraio 2011 giulio zanella

Ieri a Palazzo Chigi le si sono sparate grosse, molto grosse. I botti li abbiamo sentiti fin su a Bologna.

L'occasione è stata la firma del cosiddetto "accordo per il credito alle piccole e medie imprese", un bel tavolo stile anni trenta del 1900 (nel design non so, nella sostanza corporativa di certo) attorno al quale si sono seduti governo, banchieri, industriali, artigiani, costruttori, agricoltori, commercianti, e cooperative di ogni colore e consistenza. Ci mancavano solo i vescovi e i generali. (La lista completa dei convenuti, per gli amanti dei dettagli, la trovate a pagina 10 di questo documento).

Non è la prima volta che si ritrovano attorno al tavolo, ci mancherebbe. Come spiega il documento di cui sopra, l'accordo consiste nel rinnovo di una moratoria (che, se ho ben capito, è un allungamento delle scadenze a fronte di una rinegoziazione del tasso di interesse) sui debiti delle piccole e medie imprese verso le banche, in vigore dall'estate del 2009. Il termine per beneficiare della moratoria era scaduto il 31 gennaio, ed oggi è stato prorogato di sei mesi per le imprese che non ne abbiano ancora fatto uso. Per tutti quelli che ne hanno beneficiato, invece, è previsto l'allungamento fino a 3 anni del periodo di ammortamento dei mutui a tasso rinegoziato oppure invariato se la Cassa Depositi e Prestiti (sì, proprio lei) ci mette un po' di soldi -- e ce li metterà, vedrete.

La logica è che la crisi ha messo in ginocchio le imprese e quindi bisogna aiutarle a restare sul mercato allentando il loro vincolo di liquidità -- prendete nota. Chissà cos'avranno ricevuto in cambio le banche. Io un'idea ce l'ho. Ma non è di questo che voglio parlare, bensì delle pirotecnicissime, spettacolari sparate del fantasioso duo Berlusconi-Tremonti durante la conferenza stampa seguita alla firma dell'accordo.

Al momento non esiste una trascrizione della conferenza stampa, purtroppo. C'è questo racconto parziale del Sole 24 Ore. Altrimenti potete rivederla in versione integrale qui. Trascrivo qualcosina dall'audio quando non è riportata dai giornali.

Il primo botto lo fa partire Berlusconi, che finalmente ci spiega la ragione per cui l'Italia ha il tasso di disoccupazione "più basso di tutta Europa" (non è vero: in Gran Bretagna, Austria, Germania, Olanda, Svizzera e in tutti i paesi scandinavi ce l'hanno più basso di noi, ma facciamo finta che sia vero...):

Il nostro sistema è fatto di piccole e medie imprese e un imprenditore prima di mettere in cassa integrazione o di licenziare un suo collaboratore ci pensa tante volte. Questa è la differenza tra noi e altri sistemi come la Germania o altro: da noi l'imprenditore è un amico dei suoi dipendenti. È la persona che arriva in azienda prima, spegne le luci per ultimo alla sera. Questo ci ha dato la possibilità, oggi, di avere la minore disoccupazione di tutta Europa.

Come abbiamo fatto a non accorgercene prima! Ma quali riforme del mercato del lavoro! Qui dobbiamo sussidiare bocciofile aziendali, gite sociali, possibilmente anche scambi di coppia coi dipendenti (o di intera famiglia se il suddetto dipendente è marocchino e ha figlie dai 15 anni in su): tutti amici, fratelli, e compagni di merende. E allora sì che nessun imprenditore-amico licenzierà il dipendente-amico. Mica come quei buzzurri tedeschi lassù, che licenzierebbero anche la mamma! Per non parlare degli sporchi liberisti amerikani!

Ma lasciamo il nostro presidentone alla sua galoppante immaginazione: egli sta, evidentemente, già applicando la strategia processuale suggeritagli ieri sera in fretta e furia da Ghedini: "Passa per pazzo, dì che sei il fratello di latte di Mubarak, fatti prendere per semi-infermo mentale!"

Voltremont è quello che conta, e che conterà. E ci ricorda subito, ce ne fosse bisogno, la sua concezione della politica economica:

In questo momento uno può dire, mediante la Cassa depositi e prestiti, di avere lo stato come socio col fondo per le piccole e medie imprese, come finanziatore perché la Cassa funziona come banca, come garante e come partner per l'esportazione [...]. Questo per me è governare.

Ecco cosa significare governare per Voltremont: fare in modo che lo stato, per interposta persona giuridica rappresentata dalla Cassa, metta il naso in più banche e imprese possibile. Ovvero, iniettare nell'economia una bella dose di statalismo. Un momento, ma non è questo lo stesso fantasioso duo che appena 5 giorni fa ha annunciato una riforma costituzionale per realizzare la rivoluzione liberale dell'economia? Non ci capisco più niente! Andiamo avanti.

Poi Giulione nostro, che come il suo attuale capoufficio ha ben compreso i meccanismi della crescita economica, dichiara:

Noi cresciamo quest'anno all'1,1% [...]. È vero che cresciamo meno degli altri paesi, ma molti paesi negli ultimi 10 anni sono stato drogati dalla finanza e adesso stanno scendendo. Avranno una drastica riduzione del loro tenore di vita e del loro prodotto interno lordo, non più drogati dalla finanza privata.

Classicissimo Voltremont, non impressionatevi: non ha appena detto che cresciamo meno degli altri (che è vero)? Quindi gli altri salgono più rapidamente di noi. Quindi com'è possibile che loro stiano scendendo? Ma non è questa la chicca. La chicca è che si fa beffe di chi sarebbe cresciuto drogato dalla finanza privata (ossia l'abbondanza di credito, che allenta il vincolo di liquidità, recuperate la nota) appena dopo aver firmato un accordo che fornisce alle piccole e medie imprese italiane droga pubblica. La droga pubblica, signor Ministro, fa molto peggio di quella privata. Non solo la prima è pagata coi soldi dei contribuenti, ma in principio non ha limiti. La seconda, per lo meno, ha un limite nell'interesse privato dello spacciatore.

Prendete nota anche dell'oracolo: gli altri paesi (quali? Vabbé, non importa, presumo i paesi OECD più vicini a noi economicamente) avranno una drastica riduzione del loro tenore di vita per colpa della droga privata, mentre noi prospereremo grazie alla droga pubblica. La riduzione del tenore di vita di costoro avrà da essere drastica parecchio, signor Ministro, affinché ci raggiungano quaggiù dove la competenza economica del Suo governo ci ha fatto rimanere negli ultimi dieci anni. Cosa voglio dire? Le riporto una figura dall'ultima edizione dell'opera che le abbiamo dedicato, Signor Ministro, eccola qua. È un indice del PIL reale pro-capite, un'appropriata misura dell'andamento del tenore di vita. Non si agiti, se prendiamo i livelli a parità di potere d'acquisto (stiamo parlando di tenore di vita, no?) siamo sotto a tutti gli altri lo stesso.

indice PIL reale pro-capite 2000-2012

Ma non tutta l'Italia è uguale. Continua Tremonti:

Noi abbiamo 1,1% (di crescita) e sappiamo che dobbiamo e vogliamo crescere. Però l'Italia è un paese duale. Il nord Italia, in base alle ultime statistiche europee, è la regione più ricca d'Europa, come patrimonio e come ricchezza (reddito, n.d.r.) pro-capite. Ergo, è la regione più ricca del mondo.

Boom! Questo è un bel botto, eh? Il nord Italia è la regione più ricca del mondo. Oh stolti mestrini, milanesi, veneziani, vicentini, e financo papozzani: ma cosa siete emigrati a fare là nel mondo povero! Tornate qua dove si prospera! Dai, adesso faccio il serio per un attimo. Tremonti parla di reddito ma anche ricchezza nel senso dei patrimoni. Può darsi che abbia ragione (tranne che nella ridicola parte ergo) ma non posso verificare visto che come sempre non cita la fonte dei propri dati. Ma anche se così fosse cosa dovremmo dedurne? Leggere o rileggere il post di Sandro per convincersi che potremmo dedurne ben poco.

Poi va sul tecnico e il concetto del paese duale ce lo spiega sfoggiando un po' di teoria statistica:

Quando guardi quell'1,1% devi sapere che la media non è mediana, che le medie italiane sono quelle in cui uno mangia due polli e uno non mangia neppure un pezzettino del pollo.

Nell'esempio scelto, purtroppo, la media e la mediana coincidono. Vabbé, basta, che a forza di sentir parlare di polli mi è venuta fame. Vado a concludere.

Per concludere, appunto, meritano attenzione le dichiarazioni a margine della firma dell'accordo del presidente dell'ABI e del Monte dei Paschi di Siena, Giuseppe Mussari. Che dichiara:

Vogliamo svolgere il nostro ruolo insieme alle parti sociali per aiutare il Paese a crescere.

Ma che bravi, ma che buoni, i banchieri italiani. Loro pensano al bene del paese, mica come quei perfidi bankers stranieri che pensano solo ai bonus e alle stock options! Noi abbiamo i banchieri umanisti, loro i banchieri della tecnofinanza (infatti se ascoltate bene l'audio della conferenza stampa a un certo punto Voltremont dice piu' o meno: "la diagnosi e' che la crisi e il male (sic!) stanno nelle banche degli altri paesi"!). Ha proprio ragione, sig. Giuseppe. Mi ha aperto gli occhi: da Siena, dove volevamo invitarLa a discutere con noi le gesta del Ministro Tremonti da noi descritte in questo libello, mi hanno informato che nessuno dal Monte dei Paschi vuol venire a parlare con chi parla male di Voltremont. Fate bene, fate benissimo. Ora l'ho capito!

Ah, dimenticavo. Ad inizio conferenza stampa Tremonti ha chiesto un favore ai giornalisti:

La preghiera è di prendere in considerazione le cose che cerchiamo di dire e di aiutarci nell'interesse del paese a rappresentarle nel modo più corretto.

Vede che in fondo le voglio bene, Ministro? Ho esaudito esattamente la Sua preghiera, nell'interesse del paese. Che anch'io son patriota, a modo mio. Viva l'Italia.

155 commenti (espandi tutti)

BOOM!

marco esposito 17/2/2011 - 03:10

mi hanno informato che nessuno dal Monte dei Paschi vuol venire a parlare con chi parla male di Voltremont. Fate bene, fate benissimo. Ora l'ho capito!

Se non lo sai te lo dico io : Il MPS è alla canna del gas, anche grazie alle decisioni di D'Alema di fargli ingoiare Banca121 e Antonveneta, difatti il MPS ha richiesto il maggior valore di Tremonti bonds: 1,9 Mld di euro.

Sta emettendo obbligazioni al 3% e sull'interbancario è tiratissimo, inoltre le circolari interne MPS prevedono 0 aumenti di fido fino al 31 maggio: le direttive sono di tirare per le lunghe, questi dipendono dal Tesoro e da Banca d'Italia anche per la carta igienica. Glissano, certo che glissano, che vuoi che facciano ?

 

 

In che senso emettere obbligazioni al 3% sarebbe prova di "esser tirati"? A seconda delle caratteristiche dell'emissione potrebbe anche essere una figata, dal punto di vista della banca. L'ultima emissione loro che mi è passata davanti, tipo 3 febbraio, era un covered bond a 7 anni con rendimento equivalente al tasso mid-swap di pari scadenza più uno spread di 185 bps (>5%). Mi sembra che il loro problema sia sul fronte patrimoniale, ovvero mettersi per tempo in regola con basel 3 e questo perché la fondazione nn può ricapitalizzare, nn ha abb. soldi, ma nn vuole essere diluita. Per questo stanno facendo i salti mortali con operazioni di capital mgment nn sempre trasparenti, come l'ultima sugli immobili. Forse è a questa cartolarizzazione che ti riferisci col 3%? Sul fronte delle scadenze e della liquidità, ad uno sguardo cursorio ai 9m 2010, nn mi sembrano messi malissimo, un loan to deposit sotto l'unità, 9mld come collaterale bce (in proporzione alle dimensioni della banca, ad occhio in linea con molti peer italiani e non). Un cost of risk relativamente contenuto rispetto ai peer italiani: la qualità degli attivi nn è poi così male, insomma. 

Sì, cartolarizzare al 3% non è sintomo di forza, ma di debolezza. Stanno sotto con Basel 3 non hanno voglia di fare altri tremonti bond (che sono strumenti di patrimonio), perchè hanno paura della reazione dei mercati, la fondazione è in mano ai dalemiani, col cavolo che mollano il potere (come il loro sufì di riferimento).

Sull'interbancario beccano continui richiami di Banca d'Italia, insomma stanno mal messi, non in termini di pericolo, ma di sponda col potere politico, che in questo momento gli serve più di prima.

E sul fatto che hanno bloccato tutte le operazioni di fido ho diverse fonti interne che me lo confermano. E firmano per lo sviluppo dei fidi alle PMI. Boh...

BOOM!

enzo michelangeli 17/2/2011 - 04:01

Ecco cosa significare governare per Voltremont: fare in modo che lo stato, per interposta persona giuridica rappresentata dalla Cassa, metta il naso in più banche e imprese possibile. Ovvero, iniettare nell'economia una bella dose di statalismo. Un momento, ma non è questo lo stesso fantasioso duo che appena 5 giorni fa ha annunciato una riforma costituzionale per realizzare la rivoluzione liberale dell'economia?

Purtroppo non e' una novita' per il Belpaese, e questa concezione social-statalista dell'economia "liberale" risale ad ancor prima degli anni '30. Gia' nel 1891, Vilfredo Pareto aveva capito bene l'andazzo (e ne aveva tracciato l'origine alla crescente influenza culturale della Germania guglielmina, in particolare di Bismarck, sul giovane stato italiano):

Le comte de Cavour avait donné au gouvernement une impulsion libérale dont les effets
continuèrent à se faire sentir quelque temps après sa mort. Admirateur sincère des libertés
anglaise et du self-government, il n'en perdit jamais de vue les principes, même quand il était
absorbé par son oeuvre capitale : la création du royaume d'Italie. Le prestige de sa haute
intelligence et le succès qui avait couronné ses efforts entraînèrent ses collaborateurs à le
suivre dans la voie qu'il avait tracée et les y retinrent quand il eut disparu. Mais bientôt une
lente désagrégation s'opéra dans leurs rangs. Un fort petit nombre des membres de la droite
demeura fidèle aux principes libéraux ; le plus grand nombre pencha peu à peu vers la
centralisation, l'exagération des attributions de l'État et une partie en arriva à un socialisme
d'État plus ou moins déguisé.

L'Allemagne avait vaincu. On ne parlait que de la vertu, de la morale, de la science
allemande. Et encore fallait-il distinguer. Vertu, morale, science ne pouvaient se dire vraiment
allemandes qu’autant qu’elles étaient agréées par le tout-puissant chancelier. L’économiste
Schulze-Delitzch, par exemple, était bien Allemand, mais sa science ne plaisait pas, ou,
pour parler plus exactement, ne plaisait plus au prince de Bismarck. Elle était infectée des
doctrines de l’école de Manchester et ne méritait nulle attention. La bonne, la vraie science
économique allemande était celle que les socialistes de la chaire avaient tirée de leur propre
fond, et c’était seulement dans leurs écrits qu’elle brillait de toute sa gloire.

 

Ho ascoltato la conferenza stampa. Trascrivere le farneticazioni è fastidioso, ma i contnuti sono davvero allucinanti e ci garantiscono che non abbiamo speranza in nulla se non nell'uso improprio di Cassa Depositi e Prestiti. Oh! rilevante è anche la piaggeria succube e servile di passanti con la penna in mano che si definivano giornalisti. Non c'è limite alle cazzate che ascoltano e riportano diligentemente e poi pubblicano. Lo farebbero anche se se ne rendessero conto.

Re: BOOM!

giulio zanella 17/2/2011 - 08:37

rilevante è anche la piaggeria succube e servile di passanti con la penna in mano che si definivano giornalisti.

Assolutamente: con una platea cosi' addomesticata non c'e' speranza che l'informazione possa funzionare in questo paese come funziona in una normale democrazia.

L'unico giornalista che ha fatto una domanda seria a Tremonti (un giovane con la barba, molto professionale) e' stato sbeffeggiato dal ministro in maniera indegna -- gli ha detto qualcosa come "vede, lei pensa al contrario" -- e il merito della domanda eluso.

Assolutamente: con una platea cosi' addomesticata

Ho avuto l'opportunità di seguirla su Sky, ad un certo punto BS dice rivolto ad un giornalista in platea qualcosa come: "Sì, sì fammela quella" (intendendo la domanda). Non ho visto se poi gli ha lanciato il biscottino ma, insomma, il livello sembrava quello.

Re(2): BOOM!

Marcks 17/2/2011 - 10:46

Incide parecchio anche la questione degli accrediti. Se fai domande che non piacciono non ti viene concesso di entrare in sala, non dico neanche di porre domande.

Io non ho visto la conferenza stampa comunque perché mi rifiuto categoricamente di perdere tempo con quei coglioni. La discussione è sempre più esasperata, il TG degli "intelligenti", quello di Mentana riciclato come il TG libero, è un inno all'idiozia politicista: anche 20 minuti di bolo rivomitato di retroscena, interviste, "previsioni" da notista politica alla Battisti o Ostellino, il tutto scodellato dal ricciolino self-proclaimed libero con aperture tipo: "anche oggi giornata campale", "situazione durissima", "scontro  violento" e via esasperando e deformando con lo scopo di rendere più accattivante un giornale che non informa.

La cosa che mi fa più schifo di quel TG è che quando Mentana dirigeva il Tg5 non invitava certo Travaglio a fare gli editoriali, invece, siccome ora Travaglio tira, ecco ce lo serve in tutte le possibili salse.

Oltre alla classe politica dovrebbero levarsi dalle palle  anche tutti i giornalisti con rilevante esperienza nel settore. Se l'Italia è un cesso, lo dobbiamo anche a loro. 

PS: un'altra cosa che NON capisco è perché i dettagli di un provvedimento legislativo, e le sue conseguenze reali, siano note DOPO che è stato votato. Che si vergognino anche loro di quello che fanno e lo tengano nascosto per imbarazzo personale?

il TG degli "intelligenti", quello di Mentana riciclato come il TG libero, è un inno all'idiozia politicista

Vero. Mi avevano parlato benissimo del TG di Mentana su La7. L'ho guardato una volta e mi ha fatto questa stessa impressione. Sembra il TG1 degli anni 80!

 

Mentana fa un pastone politico stile Tg1 di qualche lustro addietro (quello in cui al politico c'era Pionati, se non ricordo male), condito di banalità quali la reiterazione della espressione "sotto il cielo della politica" (che nessuno ancora gli ha fatto notare, credo) e approcci furbetti. E' un telegiornale fintamente nuovista ma decrepito, fintamente informativo ma fortemente ruffiano, con uno spazio a quanto accade nel resto del mondo che è vergognosamente ridotto. 

Ha però centrato il target (quasi il 10% di share): grillini e IDV credo abbiano continui orgasmi durante la proiezione delle docu-fiction di Mentana.

io penso che alle 8 di sera tutte le alternative siano peggiori ( Minzolini e Mimun )

Convinciamoci , siamo un popolo votato al "meno peggio"

Re(5): BOOM!

Marcks 18/2/2011 - 00:37

Si, il cielo della politica...che lirico che è...che poi ma quale cielo, la latrina della politica dovrebbe dire.

Re(3): BOOM!

amadeus 17/2/2011 - 12:56

il TG degli "intelligenti", quello di Mentana riciclato come il TG libero, è un inno all'idiozia politicista: anche 20 minuti di bolo rivomitato di retroscena, interviste, "previsioni" da notista politica alla Battisti o Ostellino, il tutto scodellato dal ricciolino self-proclaimed libero con aperture tipo: "anche oggi giornata campale", "situazione durissima", "scontro  violento" e via esasperando e deformando con lo scopo di rendere più accattivante un giornale che non informa.

Non vorrei dire una cavolata ma credo sia anche un problema di costi (oltre che di benefici...). Fare un TG che informa adeguatamente su ciò che accade in giro per il mondo ha un costo assai superiore e probabilmente incompatibile con il budget di Mentana. E rischierebbe anche di avere un numero di telespettatori inferiore. In altri termini Mentana, soprattutto all'inizio, si troverebbe a dover fare "formazione" non solo "informazione" (mi sembra che il canale digitale RAI TG News 24 qualcosa del genere lo faccia già). Però magari un po' alla volta potrebbe cominciare a fare qualcosa di diverso.

 

Per il momento preferisce confrontarsi direttamente con i suoi competitors diretti (TG1 e TG5), giocando facile, cioè rimanendo sul loro terreno e sfruttandone le debolezze congenite (ovvero il fatto che devono per forza non mettere in cattiva luce il loro principale SB). Per ora gli va bene e riesce a portargli via un bel po' di telespettatori. Non dimentichiamo poi che per la La 7 è anche una questione di sopravvivenza, visto che fino a ora ha dovuto gestire un business in perdita, strozzato dai due oligopolisti.

Non vorrei dire una cavolata ma credo sia anche un problema di costi (oltre che di benefici...). Fare un TG che informa adeguatamente su ciò che accade in giro per il mondo ha un costo assai superiore e probabilmente incompatibile con il budget di Mentana.

Penso proprio di no. Sia perchè, come la maggior parte dei tg (e come gia fanno per molta cronaca italiana), basterebbe rifarsi ai lanci di agenzia o riprendere la CNN (come fanno tutti gli altri tg per le notizie vere dall'estero, chè gli inviati servono solo a dirti che il principe Carlo o Carla bruni hanno litigato con il gatto); sia perchè Mentana stesso, in varie interviste, ha sempre mostrato di non amare le notizie dall'estero. Ne ricordo una dove contestava la prassi del vecchio TG1, di aprire con una notizia di politica estera, dicendo che nemmeno in quel paese aprivano con quella notizia!

Penso sia una scelta editoriale, sa che all'italiano medio di quel che accade oltre le Alpi o aldilà del mediterraneo interessa poco.

Lui è pagato per fare ascolti con l'informazione non informazione.

 

Re(4): BOOM!

Marcks 18/2/2011 - 01:00

Non credo che Mentana sia condizionato in via decisiva dai costi...io direi che è più una questione di forma mentis.

Mettiamola così. I giornalisti italiani, quelli dell'età di Mentana vengono tutti dalla Rai, un posto dove la politica era essenziale: sia per entrarci (Pionati che dicono sia stato assunto dopo una partita a carte finita male che aveva in palio quel posto di lavoro, per fare un esempio), sia per sopravviverci. E' ovvio che gente simile è stata abituata ad avere sempre il naso ben pronto a fiutare i venti della politica, a ritrovarsi nei linguaggi di quella e a condividerne modi di fare, interessi e atteggiamenti. Per loro la politica era ed è tutto.

Aggiungici che molti di questi vengono da esperienze giovanili che erano tutte politiche, e dove la politica non era uno strumento, ma una cifra esistenziale.

Insomma se frulli bene questo minestrone ti escono fuori giornalisti che: a) vivono di politica, nel senso che hanno fatto carriera GRAZIE alla politica; b) considerano la politica in senso aristotelico la migliore delle attività umane, quella moralmente più commendevole e dove poter riparare alle storture del mondo; c) credono di essere nel giro delle persone che contano perché sono chiamate a conversare con i grandi politici.

Se non fosse così non avremmo questo continuo via vai di giornalisti/politici (Gruber, Santoro, Badaloni)...o giornalisti come Belpietro o Feltri, o fogli di azione come il Fatto.

Che poi, non dico che debbano risalire il fiume Congo in canoa, ma mai che non ci sia uno di questi grandi nomi che se ne va un mese all'estero per fare un reportage...no no, vogliono rimanere qui e raccontarci il "cielo della politica". [Ci sarebbe poi il capitolo degli inviati all'estero, che non capisco quanto cazzo ci costino: quelli in UK sono i più abominevoli. Adesso c'è ne uno che si piazza a Londra in mezzo alla fiumana di gente per raccontarci dei dolori del giovane Wigliam, o della sbronza di Henry...anche se il peggiore di tutti è stato Caprarica, ora giustamente a Radiorai. Io avevo anche scritto al TG2 per sapere quanto percepiva di stipendio quando era a Londra, ma non hanno mai risposto...evidentemente stando a Londra doveva avere preso abitudini britanniche anche in merito alla sua idea di privacy].

Che poi non è il problema solo dei giornalisti. Anche all'università si cerca sempre un'osmosi con il mondo politico, sia per ragioni pragmatiche (i finanziamenti) sia per ragioni ideali e nostalgiche (la politica come servizio o come prosecuzione degli ideali giovanili).

Io quando vedo Mentana che fa il pastone politico interminabile penso solo che quello è il tg che si confà esattamente a un paese dove l'economia è pesantemente condizionata dallo stato; dove lo status di politico consente di accedere a privilegi altrimenti inaccessibili ai più; e dove per poter fare qualcosa bisogna avere l'amico politico che sistemi i problemi personali o del clan di appartenenza.

Mentana, e il suo politicismo, sono il fenotipo giornalistico del cancro della politica italiana che tutto decide e condiziona. Niente di più.

Guarda, le cazzate della conferenza di ieri le ho viste stamattina al TG1 e la sensazione che mi hanno dato è stata quella di un intervento studiato ad hoc per lavare con la candeggina il Cav. dalla merda alzata dal caso Ruby & co.

Credo che la funzione sia solo quella, per il resto mi sembrano provvedimenti da amministrazione ordinaria, non certo riforme straordinarie.

E' solo un lavoro di immagine per ripulire SB, vedrai fra breve ripartirà con i viaggi in Abruzzo e a Napoli oppure con la nuova emergenza degli immigrati a Lampedusa, perfetta per un set cinematografico dell'Istituto Luce che metterà in evidenza le eroiche gesta del nostro formidabile condottiero che sta trasformando l'Italia nella 2^ potenza economica mondiale. Non sto facendo una parodia è quello che prevedo accadrà nelle prossime settimane. 

un intervento studiato ad hoc per lavare con la candeggina il Cav. dalla merda alzata dal caso Ruby & co.

ho avuto la stessa impressione. Si è messo a fianco Tremonti quello "serio", quello "che lavora", che non si era fatto vedere con lui recentemente e si era tenuto (saggiamente) alla larga dal caso "escort". D'altronde Ferrara lo aveva richiamato all'ordine proprio settimana scorsa.

BOOM!

Gianluigi 17/2/2011 - 09:58

Sempre pronti ad accusare voi di NFA, e non pensate mai alle difficoltà del duo comico, che hanno meno potere di un qualsiasi usciere di un ministero. Loro vorrebbero essere liberisti (hanno comprato il kit liberisti in un giorno alla standa), solo che l'articolo 41 della costituzione li obbliga a fare gli statalisti. Abbiate un po' di pazienza, quella decina di anni per modificare l'articolo della costituzione e poi vedrete.

Nel frattempo dieci anni di risate assicurate!

 

Il problema vero (imho) è che crescere attraverso il pubblico (droga pubblica) è un ottimo spot elettorale per tutti i governi (almeno qui in Italia): si creano posti di lavoro, la disoccupazione diminuisce, il governo pubblicizza questo e gli elettori lo rivotano..peccato che poi sia tutta uan crescita temporanea e fasulla, ma questo non viene detto. Per il politico ciò che conta è il breve termine..e su questo aspetto, la droga pubblica è perfetta..

dopo la crisi tremonti e company hanno iniziato a giocare (indubbiamente bene) sui termini "nuovi" (almeno per l'uomo comune) che la crisi ci ha lasciato, come finanza creativa, speculazione etc etc...partendo da questo, una volta indottrinati per bene i cittadini, iniziano l'offensiva: gli altri paesi crescono di più per via della finanza etc etc, mentre noi no.

 

Peccato che nessun giornalista (e nemmeno i politici dell'opposizione) facciano notare che il nostro problema è causato dalla droga pubblica degli ultimi 30 anni e che, questo governo, pensa di risolvere il tutto con...altra droga pubblica...

BOOM!

Corrado Ruggeri 17/2/2011 - 10:33

Una domanda a quelli che abitano all'estero: è normale che il PdC ed un Ministro del Tesoro tengano conferenze stampa facendo continui riferimenti e confronti con i paesi stranieri? Oltretutto per sottolineare quanto siam bravi noi e fessi loro? Fan così anche Zapatero, la Merkel ed i loro pari ruolo?

Mi sembra una cosa di una "provincialità" assoluta, oltre che cafona!

PS

Oltre che inutile, come diceva la mamma: "Se il tuo amico si butta nel pozzo che fai? Ti ci butti anche tu?"

Ma come potrebbero che "noi siamo i migliori"

Farebbero brutta figura , non sono masochisti spero!

Già, scemo io a non averci pensarto :-)

Oltre che inutile, come diceva la mamma: "Se il tuo amico si butta nel pozzo che fai? Ti ci butti anche tu?"

Lo diceva sempre anche la mia, davvero!

deve essere una cosa tipica dei genitori del nord-est :D

Anche mio padre è della stessa scuola :)

Confermo che in Sardegna le mamme lo dicono continuamente.

Provo a fare l'uomo medio.

Di economia non so niente, sono mediamente bravo nel mio lavoro, ho famiglia ecc...

Quando Tremonti, che mi sembra uno tosto, parla di economia e massimi sistemi gli credo.

Ma come cavolo posso credergli quando dice "il nord italia è la regione più ricca del mondo!?!"

Come posso credergli se tutte le volte che l'amico torna da un viaggio all'estero (in qualsiasi posto all'estero) i commenti che faccio sono "là sì che le cose funzionano altro che italia" oppure "oh ma là sì che girano dei soldi"!?!? Sembro quasi un politico, che si contraddice a giorni alterni.

Quale cacchio di uomo comune si può bere l'idiozia che in Svizzera siano mediamente più poveri di noi!?!

Epporcaputtana!

Non si può  vivere troppo a lungo con dissonanze cognitive, specie se il sistema istituzionale, giornalistico e le relazioni di lavoro inducono a rimanere dentro al recinto.

Ergo si preferisce credere alle stronzate che citi. 

Immagino che sia preferibile credere alle baggianate, è meno faticoso.

Ma sto qui ha affermato pubblicamente che il nord italia è il posto più ricco del mondo! (DEL MONDO)

Non ha detto "la finanza creativa è origine e vulnus normativo della supercazzola nella crisi dei sistemi sino-orientali giacché italiani"!

A questo punto l'unica speranza è che finisca il pane nei forni...

ha affermato pubblicamente che il nord italia è il posto più ricco del mondo! (DEL MONDO)

In un certo senso, l'affermazione non e' fuori dal mondo, come puoi vedere per quanto riguarda il PIL pro-capite in Lo_stato_dell' unione_italiana. Se tu consideri macro-aree di tutto il mondo contenenti 27 milioni di abitanti, il nord-Italia, 10 anni fa, era una di quelle col maggior PIL pro-capite PPP, e anche oggi si difende bene.  Scegliendo accuratamemente la misura, il numero di abitanti contigui mimimi, la fluttuazione interna accettabile di PIL, credo che 10 anni il Nord-Italia poteva ben figurare al vertice mondiale. Aree come Parigi e Londra, sono molto piu' ricche, ma hanno ~10milioni di abitanti, e il PIL pro-capite decresce velocemente nelle aree periferiche rispetto al centro, invece il Nord-Italia e' policentrico e relativamente omogeneo. Se includi 27 milioni di abitanti inforno a Parigi o Londra, probabilmente siamo vicini come PIL PPP al Nord Italia, forse anche sotto 10 anni fa.

E tutto cio' vale ancora di piu' per la ricchezza delle famiglie, e' possibile che per questo parametro il Nord-italia sia ai vertici mondiali ancora oggi, ma non conosco i numeri, e queste stime sono piu' difficili di quelle del PIL e inoltre, come ha mostrato bene Sandro Brusco, non sono in diretta relazione col benessere e i consumi.

Alberto, per favore ... davvero, per favore.

E tutto cio' vale ancora di piu' per la ricchezza delle famiglie, e' possibile che per questo parametro il Nord-italia sia ai vertici mondiali ancora oggi, ma non conosco i numeri, e queste stime sono piu' difficili di quelle del PIL e inoltre, come ha mostrato bene Sandro Brusco, non sono in diretta relazione col benessere e i consumi.

Quale ricchezza ? Se è la capacità di produrre reddito futuro non vedo come si possa sostenere l'affermazione, visto che hai appena scritto che siamo messi peggio di 10 anni fa.

Se è riferita a beni già prodotti, ovvero in gran parte agli immobili, direi che il paragone non è ragionevolmente proponibile, quantomeno ai prezzi di mercato, perchè si tratta di mercati prevalentemente domestici, cioè rappresentativi solo al proprio interno e non per fare confronti internazionali. Altrimenti sarebbe come dire che la mia casa vale 1 mln di euro perchè lo dico io (non perchè c'è qualcun altro disposto a pagarla a quel prezzo).

Quindi il paragone sulla ricchezza (presunta) lo lascierei fare a SB e a GT. Noblesse oblige...

Durante un retreat aziendale a cui ho partecipato si era in Valtellina, ci hanno detto che ci saremmo arrampicati sul "sasso più grande del mondo" ( o forse d'Europa non ricordo). La prima cosa che mi è venuta in mente è stata di cercare una pietra, sollevarla e dire ad un paio di miei colleghi: "la vedete questa? Ebbene è la montagna più piccola del mondo!"

A proposito lo sapevate che io sono l'uomo più ricco del mondo se prendiamo tutti quelli che sono nati nel mio stesso anno, nel mio stesso comune e hanno il mio cognome?

Oltre a cio mi sembra anche un assist all'elettorato leghista: "Ciumbia! Siamo la regione più ricca al mondo! Ah, se ci fosse il federalismo e non dovessimo mantenere il resto d'Italia" e un implicito auto-complimento (il nord è amministrato completamente da PDL-Lega).

Oltre a cio mi sembra anche un assist all'elettorato leghista: "Ciumbia! Siamo la regione più ricca al mondo! Ah, se ci fosse il federalismo e non dovessimo mantenere il resto d'Italia" e un implicito auto-complimento (il nord è amministrato completamente da PDL-Lega).

Esattamente. Sì, anch'io la vedo così. Provo una parafrasi alternativa:

"Amico elettore nordista, tu sei amministrato benissimo, sei bravissimo e produci una quantità di ricchezza senza uguali!"

Che genera, nell'amico elettore nordista, l'immediato riflesso:

"Ah! Se non ci fossero i terroni (e magari le banche) a portarmela via!"

Oltre a cio mi sembra anche un assist all'elettorato leghista: "Ciumbia! Siamo la regione più ricca al mondo! Ah, se ci fosse il federalismo e non dovessimo mantenere il resto d'Italia" e un implicito auto-complimento (il nord è amministrato completamente da PDL-Lega).

Guarda che tutto cio non e' poi cosi' drammaticamente diverso dal vero.  Se non ci fossero i trasferimenti a Roma e al Sud, se non ci fossero gli sprechi e le ruberie dello Stato, il Nord-Italia potrebbe essere una delle macro-regioni col tenore di vita tra i piu' elevati al mondo.  Invece come mostro in Lo_stato_dell' unione_italiana il reddito disponibile e' mediocre e in procinto di essere superato dalla Spagna.

Non ho detto che lo sia, ma non confondiamo la realtà delle cose (un Nord ricco, che non si gode questa ricchezza in pieno causa il contesto statale) con il messaggio che BS cercava di far passare.

Non si è confuso, ha detto deliberatamente "la più ricca" per accreditare implicitamente alla sua amministrazione parte del merito, con il vantaggio che l'eventuale malcontento ("come? siamo i più ricchi e viviamo così?") può scaricarlo sulle malvagie opposizioni che impediscono le mirabolanti riforme sempre in procinto di essere effettuate.

In realtà sembrerebbe, dai dati che posti tu e Jacopo Taddei sotto, che il Nord sia ricco nonostante sia amministrato da loro. Intendo dire: i numeri in questi anni sono andati calando, non crescendo. Anche fossimo (abito al Nord) la regione più ricca del mondo...eravamo più ricchi prima (in confronto agli altri).

sembrerebbe, dai dati che posti tu e Jacopo Taddei sotto, che il Nord sia ricco nonostante sia amministrato da loro.

Il nord-italia e' molto produttivo (PIL/pro-capite) ma allo stesso tempo cresce da ~15 anni circa lo 0.8% medio meno dei Paesi avanzati. Quindi chi governa l'Italia ha fatto una delle peggiori figure di tutto il mondo avanzato, perche' lo stesso vale per il sud.  Per il nord-Italia essere molto produttivo serve a poco, perche' con i trasferimenti (e ruberie) statali a favore del sud, consumi e redditi disponibili sono mediocri, oltre che decrescenti relativamente alle economie avanzate.

BOOM!

Fabio Scarpa 17/2/2011 - 10:46

Ad ora dalle parti di Giannino e sodali tutto tace.

BOOM!

cajamarca 17/2/2011 - 10:47

A me quello che sembra (vorrei dire sconvolgente, ma ormai non mi sconvolge quasi più nulla) incosciente da parte di questa classe di-reggenti è che non si rendono conto della gravità della loro stupidità.

Dai dati del The Economist suggeriti, per restare in tema di PIL, è sconvolgente la seguente classificazione:

2010: Su 58 paesi, Italia ha avuto un PIL (+1.1%) più alto solo di 9 paesi (Grecia, Spagna, Ungheria, Norvegia, Venezuela, Islanda, Irlanda, Lattonia, Lituania).

2011: Questi 9 si assottigliano a 6 secondo le previsioni; Norvegia, Ungheria, Lattonia e Lituania avrebbero una crescita maggiore, ma il Portogallo più bassa (da notare che con tutto il parlare durante il 2010 del Portogallo in crisi, Portogallo qui...lì..alla fine il Portogallo ha registrato una crescita maggiore (+1.3%) di quella italiana)

Quando si dice la coda bassa!!

BOOM!

M.G. in Progress 17/2/2011 - 10:59

Purtroppo il problema di Tremonti, Berlusconi & Co. non é di cattiva informazione o scarse conoscenze economiche. E' un problema psicologico di dissonanza cognitiva.

http://mgiannini.blogspot.com/2009/12/cognitive-dissonance-case-of-italy.html

Come tale l'unico modo per "sopravvivere" é mediante fallacie:

http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_fallacies

http://it.wikipedia.org/wiki/Classificazione_delle_fallacie

Se ci fate caso l'unico sistema che hanno quando parlano é di raccontare scemate facendo finta di ragionare, normalmente ab contrario. Salveranno gli alieni l'Italia?

Re: BOOM!

Fabio Scarpa 17/2/2011 - 11:05

Già il buon vecchio L. Festinger

BOOM!

Luigi Di Capua 17/2/2011 - 11:09

Grazie. Evidenziare la follia e le contraddizioni del duo SB-GT è sempre opera meritoria.

Chissà cos'avranno ricevuto in cambio le banche. Io un'idea ce l'ho.

Ti va di rendere esplicito il tuo pensiero?

 

Re: BOOM!

giulio zanella 21/2/2011 - 08:40

 

Chissà cos'avranno ricevuto in cambio le banche. Io un'idea ce l'ho.

Ti va di rendere esplicito il tuo pensiero?

Scusa, Luigi, mi sono accorto adesso di non aver mai risposto alla tua domanda.

Be', non si tratta di un pensiero molto profondo. Brevemente: per le banche italiane (che sono buone nelle intenzioni e nei bilanci, vuol dare a credere Tremonti), come per le altre banche in giro per il mondo (che sono cattive nelle intenzioni e nei bilanci, vuol dare a credere Tremonti) non e' esattamente un momento d'oro.

Potrebbero arrivare tempi peggiori, oppure da un momento all'altro potrebbe scoppiare qualche malcelato bubbone (vedi il commento di Marco, sopra, sulla situazione di MPS). A quel punto un bail-out pubblico (magari in forma soft, tipo la rinegoziazione dei Tremonti bonds, o una nuova iniezione degli stessi, oppure un bel prestito infruttifero dalla Cassa Depositi e Prestiti, e cosi' via) varrebbe parecchio, e Tremonti (da Via 20 settembre o da Piazza Colonna) non farebbe certo mancare il suo aiuto a chi gli ha permesso di stringere questo sacro patto con le PMI.

Tutto si tiene: una mano lava l'altra e insieme fottono in contribuente (e in particolare l'operaio di Pomigliano/Mirafiori, vedi l'illustrazione di Michele sotto).

Non c'è nulla di cui stuprisi sulle sparate di Voltremont che sono poi equivalenti alle pazzie patrimonialistiche di Uolter o dell'amico di Craxi. Per capire come funziona un'attuale democrazia suggerisco le seguenti letture, per me sono state davvero illuminanti e lo sono forse perchè testi piuttosto vecchi non ancora addomesticati dal conformomismo democratico. Merito in particolare di Cochin è stato tra l'altro quello di spiegare come si sia sviluppato così subdolamente ma pervasimante

J. Talmon "Le origini della democrazia totalitaria"

R Michel "Political parties: a sociological study of the olygarchical tendencies of modern democracies" (si trova persino online)

A. Cochin "Lo spirito del giacobinismo"

Quest'ultimo è molto utile per capire come si possibile che il sistema politico e i partiti voltino così sistematicamente le spalle alla realtà

Mi si perdoni l'ardire del distogliervi da Voltremont ma vorrei puntualizzare un paio di cose sull'accordo, visto che nell'articolo se ne parla. Premessa, sono con altri presenti qui uno degli zii dell'accordo.

E' stato comunque molto importante per molte PMI (190.000 ne hanno usufruito) nel momento peggiore della crisi, ma anche per le banche che in molti casi avrebbero avuto problemi ad avere rientri regolari con relativo possibile peggioramento dei bilanci per incagli.
L'allungamento del periodo di ammortamento permette di migliorare i flussi, se il calo del fatturato è stato forte, i flussi lo seguono, e non è detto che uno riesca a pagare la rata pre-crisi. Quindi questo è l'obiettivo.

La CdP interviene per "esplorare" la possibilità di "attenuare i costi di provvista" delle banche. Con 2000 distinguo tra l'altro.

Poi naturalmente uno può contestare la segmentazione della rappresentanza in Italia (anche se c'è chi lo ha guidato e chi lo ha semplicemente firmato, as usual).

Ma moltissime PMI lo chiedevano a gran voce. E lo si è fatto.

Purtroppo è un Tiff quindi non si copia ma chi lo volesse mi mandi una mail a renato.cifarelli at gmail e lo mando volentieri.
Tanto per parlare sui dati.

Se è per questo forse quell'accordo è arrivato addirittura in ritardo, quando una parte dei buoi era già crollata.

Ma il problema è l'intervento della CdP, foss'anche nei costi di provvista delle banche (in un commento sopra facevo notare che il MPS ha problemi da questo punto di vista), morta l'IRI la CdP ne sta prendendo il posto. E la Banca(rella) del Mezzogiorno pure nasce con intenti dirigisti assistenzialisti.

Infine è meritorio intervenire sulle PMi, ma proprio uno studio MPS evidenziava che le sofferenze e gli incagli erano in larga parte nelle Grandi Imprese, e nei contractors statatli, le PMi soffrivano di conseguenza, allungare le scadenze delle PMI per lo Stato Italiano ha significato anche evitare di pagare nei termini molti fornitori, e tener fintamente basso il deficit. Discorso lungo, ma GT non ha/aveva alcuna intenzione di "salvare il mercato", ma solo evitare una raffica mostruosa di decreti ingiuntivi alle Casse dello Stato.

Certo, Renato, il merito dell'accordo e' importante. Parliamone.

La prima cosa che mi viene da chiedere e': qual e' il tasso di accettazione delle domande di moratoria? Se questo e' minore del 100% (come credo sia) chi e come decide se una PMI e' in difficolta' temporanea a causa della crisi oppure in difficolta' strutturale perche' ha fatto gli investimenti sbagliati, o e' fuori mercato, o e' gestita male?

Tecnicamente questo accordo permette alle PMI di fare una ristrutturazione/rinegoziazione dei propri debiti. Se questo e' anche nell'interesse delle banche, come suggerisci, perche' non si mettono d'accordo privatamente? Perche' devono entrarci il governo e tutte le associazioni di categoria? Dov'e' l'esternalita' che giustifica l'intervento pubblico?

Indubbiamente in questo modo si sono mantenute in vita molte PMI strutturalmente sane ma temporaneamente insolventi (assieme a tante altre che invece dovrebbero uscire dal mercato). Ma questa e' una cosa che il mercato del credito dovrebbe saper fare meglio di Tremonti, no?

La prima cosa che mi viene da chiedere e': qual e' il tasso di accettazione delle domande di moratoria? Se questo e' minore del 100% (come credo sia) chi e come decide se una PMI e' in difficolta' temporanea a causa della crisi oppure in difficolta' strutturale perche' ha fatto gli investimenti sbagliati, o e' fuori mercato, o e' gestita male?

La percentuale è inferiore al 100% e anche l'ultimo accordo parla di aziende che non siano in stato di prefallimento non devono avere partite incagliate o ritardi nei pagamenti dei mutui.

Chi decide è la banca. (guarda sotto la risposta a Michele

Ma moltissime PMI lo chiedevano a gran voce. E lo si è fatto.

Anche gli operai di Pomigliano e Mirafiori chiedevano a gran voce sussidi pubblici alla FIAT, così da poter evitare certi turni di lavoro e certe regole di comportamento. Temporaneamente, almeno, finché durava la crisi, capisci?

Per LORO, Renato, non lo si è fatto!

Se stavi cercando di confermarmi che non solo questo è un governo di merda ma che i piccoli imprenditori italiani (almeno 190mila di loro) sono contentissimi di contribuire a mandare il paese a fare in culo più di quanto già non lo sia, purché ci possano ricavare in cambio qualche sussidio di breve periodo (pagato con le tasse dei lavoratori dipendenti ed i tagli alla ricerca) ci sei riuscito.

Complimenti, ottimo lavoro. Sono veramente fiero di Confindustria-PMI. Siete dei coraggiosi imprenditori. Guardate la concorrenza ed il mercato straight in the eye, e poi chiamate "Voltremont, Voltremont, ruba agli altri per dare a noi!". La disciplina del mercato, di cui ci riempiamo la bocca in ogni articolo de L'Imprenditore, che la si applichi agli altri. Noi mica votiamo PdL/Lega per niente, e che cavolo!

NOn sono un economista, quindi il mio linguaggio può essere impreciso. Ma in quel che dice Boldrin c'è molto di vero. Le PI (lascio stare le medie di cui so poco) scontano tutte non solo una diffusa sottocapitalizzazione, ma soprattutto alcune pessime abitudini che hanno portato molte di loro a situazioni di crisi ingoverbabile.

Mi riferisco all'abitudine pregressa, diffusissima specie in provincia, di accumulare patrimonialmente in ambito familiare (moltissimo in immobili) gli utili conseguiti, utilizzando sistematicamente il credito bancario per lavorare.

Nel momento in cui la lotta sulla concorrenzialità si è fatta dura, il costo finanziario si fa sentire. E se oltre a questo le banche diventano anche guardinghe e di manica stretta (come sono diventate) ci si può trovare in difficoltà gravissime, in quanto la liquidazione di mezzi propri congelati in patrimoni immobiliar-familiari diviene ardua per le crisi generale.

Da qui la richiesta di soccorsi. Ci sarebbe altro da dire sul rapporto fra prodotto e ricchezza, lo dirò (sempre d auomo della strada, intendiamoci, in un altro intervento.

Secondo una ricerca Confindustria-ANIE (elettronica ed elettrotecnica, settori del futuro/presente, 56 mld di fatturato del settore) il 70% delle aziende ha visto allungarsi i tempi di pagamento da parte della Grande Committenza (soprattutto settore trasporti, che sono aziende statali o semi-statali) e della PA, arrivando ad oltre 150 giorni di ritardo sui termini contrattuali.

Qui i riferimenti. E tralascio quelli del comparto edile, perchè lì i numeri sono veramente tali.

Allora perchè parlate di "sottopatrimonializzazione" delle PI, di "pessime abitudini" (che molti, grazie all'IRAP, mai abolita, si sono tolti? E non da oggi, ma dal 2000?), quando poi le banche chiedono "immobili personali a garanzia"? Quante di quelle 190.000 aziende che hanno chiesto e ottenuto la dilazione nei termini di rientro hanno a che fare con la PA ? Chi soffre di più ? Perchè è facile parlare male delle PMI, dei "favori politici", dell'intromissione della politica nei meccanismi di mercato, ma la realtà sono quegli 80 miliardi di euro che la PA deve alle aziende, e che le PMI per sopravvivere si devono far finanziare dalle banche. Lo Stato Italiano imparasse a onorare i suoi debiti, piuttosto!

Disclaimer: non lavoro con la PA, ma i discorsi che sento in ambito imprenditoriale sui pagamenti sono tutti lì: lo Stato non paga e sono tutti indebitati fino al collo, con le proprie case a garanzia dei debiti di Tremonti.

posso semplificare così?

L'accordo ufficializza che in ultima analisi le banche finanziano il Tesore e le PMI pagano gli interessi.

Caro Michele

compito di chi fa rappresentanza è portare le istanze degli associati.
La questione CdP non viene certo da Confindustria (sinceramente chemmefrega dei problemi di approvvigionamento delle banche) e per quanto ne so non ci sono particolari costi pagati con i soldi dei lavoratori.

La comparazione con Pomigliano mi pare personalmente fuori luogo ma conosco i metodi di un conoscente provocatore (e sai che se vuoi è una bella gara).

Per chi non lo sapesse l'accordo è nato tra privati, Confindustria e Intesa, per superare il momento di crisi che rischiava di mettere in difficoltà anche molte aziende sane.
Poi le altre banche hanno seguito (se no perdevano mercato, sai a volte il mercato funziona).
Al governo non è parso vero potere mettere il cappello sulla cosa anche se non c'entrava una beata mazza.

In questo caso sulla CdP per la copertura dei costi di approvvigionamento ci son tanti se e ma che è una enunciazione di intenzioni che nel migliore stile di Tremonti finirà in nulla.

Quello che c'era e rimane è il discorso di fondo di garanzia PMI per le banche sul quale però (nella tradizione NfA) non ho dati quindi non potrei parlare. Ma non ho mai sentito dire che ci fossero particolari tensioni quindi immagino non abbia avuto molto uso.

Ti mando l'accordo, così ci fai una cosa con un po' di peperoncini che ultimamente ti vedo bello carico :-)

 

che rischiava di mettere in difficoltà anche molte aziende sane.

Ripropongo il mio punto: se erano sane, allora le banche avevano un interesse a non lasciarle morire, a prescindere da tutto il resto.  Perche' non l'hanno fatto da sole?

Ripropongo il mio punto: se erano sane, allora le banche avevano un interesse a non lasciarle morire, a prescindere da tutto il resto.  Perche' non l'hanno fatto da sole?

Ho come l'impressione di non riuscirmi a spiegare o non capire.

In che senso "da sole".
Senza contributi governativi? (che secondo me non ci sono)

Senza accordo quadro?
In questo caso invece spesso è più comodo, quando ci sono numeri di questo genere in ballo, avere un accordo quadro che preveda degli automatismi e che aiuti la banca (e Confindustria) a fare marketing.
Non a caso come ho detto l'accordo nasce tra Confindustria e Intesa (e ne abbiamo fatto un altro poco tempo fa su diversi punti) e le altre han seguito.

 

Secondo te i contributi governativi non ci saranno ma Voltremont parla esplicitamente di un ruolo dello stato (attraverso la CDP) in qualità di finanziatore.

In che senso "da sole". Senza contributi governativi? (che secondo me non ci sono) Senza accordo quadro?

Senza entrambe le cose.  Se io sono una PMI sana in difficolta' per la crisi vado in banca e dico: "Senti, come puoi verificare io sono sano ma questa maledetta crisi mi mette in ginocchio.  Passata la tempesta torno a correre, pero'. Ristrutturiamo il mio debito?" Se la banca sa fare il proprio mestiere sapra' dare la risposta giusta.

Assumiamo che non ci sia alcun contributo, in nessuna forma. Perche' questa risposta dovrebbe essere diversa con un "accordo quadro"? Cosa cambia se so che anche tutti gli altri fanno lo stesso? Questa aspettativa gia' ce l'ho se le banche sanno fare il proprio mestiere. Ne' mi pare che l'accordo aiuti a fare una migliore discriminazione tra PMI sane e malate.

Mi perdoni, ma a me sembra che l'accordo serva a fare proprio discriminazione tra PMI sane e malate. Se ho capito bene la Cdp farà da garante. Giusto? Stabilito questo, alle PMI sane, ristrutturo il debito, mentre le malate le carico ancora di più di debiti, per me banca erano sane, dei gioiellini di efficienza, come la Parmalat per intenderci. Poi le faccio fallire, con la Cdp a fare da garante ci faccio un bel gruzzoletto, che mi ripaga anche dai mancati guadagni dalle PMI sane. Poi usciti dalla crisi ho da spremere l'altro pacco.

Le sembra uno scenario inverosimile?

uno scenario inverosimile?

Tutt'altro.

 

Questa aspettativa gia' ce l'ho se le banche sanno fare il proprio mestiere

Ne parlavamo molto ai tempi della crisi finanziaria: le banche NON sanno fare più le banche, oramai esistono dei computer con dei software "andamentali" che dicono se un'azienda è sana oppure o no.

Nessun giudizio di merito: anche l'inserimento delle PEF per le pratiche di fido assomiglia a un quiz dove devi solo mettere le crocette nella casella, secondo le banche le persone non sono in grado di valutare, i computers sì.

Quindi, ad esempio, 30 giorni di sconfino (fosse anche per la maturazione degli interessi) portano al blocco automatico di ogni importo in addebito (fosse anche la bolletta della luce), 60 giorni portano all'incaglio, 120 giorni alla richiesta automatica di rientro e segnalazione in SIA. (Centrale Rischi Interbancaria).

Quindi tutto il discorso dell'imprenditore che si siede, discute, presenta bilanci, business plan, etc. semplicemente in Italia non esiste.

Ripeto il punto: le PMI (e anche molte Grandi Aziende) stanno pagando lo scotto di una montagna di 80 miliardi di debiti che lo Stato non paga (anche perchè molti sono debiti fuori bilancio, veicolati attraverso società spurie, al fine di non far aumentare il rapporto debito/PIL).

Senza entrambe le cose.  Se io sono una PMI sana in difficolta' per la crisi vado in banca e dico: "Senti, come puoi verificare io sono sano ma questa maledetta crisi mi mette in ginocchio.  Passata la tempesta torno a correre, pero'. Ristrutturiamo il mio debito?" Se la banca sa fare il proprio mestiere sapra' dare la risposta giusta.

Vero, ma se c'è un accordo quadro lo si fa in automatico in qualche giorno su richiesta, se ognuno contratta 190.000 pratiche probabilmente non le avrebbero mai fatte.
Parere personale (di uno che non ne ha usufruito)

 

 

 

Tre grafici per supportare quanto dichiarato da GT 

 http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php/GDP_at_regional_level

·        

Il nord-est italiano è fra le regioni più ricche d’Europa (1° grafico) insieme all’area di Londra, Parigi, Belgio, Lussemburgo, Baviera, Austria..

·        

Tutto il centro-nord italiano ha sottoperformato, nel 2007 rispetto al 2000, la crescita media UE di oltre il 10% (2°grafico), la peggior performance in tutta Europa

·        

Delle 400 “regioni” nelle quali Eurostat suddivide l’Europa la Lombardia si posiziona al 60°, quindi non è la più ricca per reddito pro capite (3° grafico), ma è comunque nel 1°quartile

 NB: valori espressi in PPPs (purchasing power parities) al 2007

 

"Più ricca del mondo" non può essere interpretato. Vuol dire: più ricca del mondo.

Non "tra le più ricche d'Europa" o "nel primo quartile".

La Sampdoria l'anno scorso era "nel primo quartile" delle più forti squadre italiane, però non può dire "abbiamo vinto lo scudetto".

Siccome i signori non erano al bar, ma in una conferenza stampa ufficiale del governo italiano e, siccome non sono due pirla sprovveduti, si spera che sappiano la differenza e si suppone che abbiano detto deliberatamente una cosa falsa.

Grazie, Jacopo, questi dati sono molto utili.

Tremonti doveva pero' riferirsi ad altri dati perche' parlava di (patrimonio + reddito) pro-capite, non di solo reddito. O cosi' capisco io, almeno.

A parte questo, e oltre a quello che ti scrive Ruggero in risposta -- che e' sacrosanto -- c'e' il fatto che il mondo non coincide con l'Europa.

Dire che il nord e' la regione piu' ricca d'Europa ergo del mondo e' una cagata.

Si basa sui ben noti dati usati da Marco Fortis, ne avevamo discusso giusto un anno fa.

Ad nFA non piace che si citino questi dati, ma sono sempre dati, e non di poco conto. In quale luogo si trascurerebbe del tutto lo stato patrimoniale di un'azienda?

RR

 

 

A me sembra che questi dati dimostrino una sola cosa: la ricchezza degli Italiani è ereditata, non creata.  Premesso che l'informazione più pregnante di questa tabella è che c'è un forte squilibrio fra la posizione in classifica dell'Italia per quanto riguarda il reddito e per quanto riguarda la ricchezza (reddito + patrimonio, deduco, ma anche se fosse solo patrimonio non cambierebbe molto), quello che emerge è appunto che gli italiani saranno pure ricchi, ma non perché hanno flussi di cassa importanti.

In altri termini, il ROA italiano fa schifo: l'Italia è nel complesso un'azienda interessante, ma non per il suo business corrente; se fossi un'amministratore vedrei due strade: la radicale ristrutturazione o la liquidazione.

Torno a premettere che non sono economista, quindi mi esprimo col linguaggio della strada, traendo le mie considerazioni dall'esperienza locale (Firenze).

Questa città ha un PIL pro capite non certo da anomalia statistica, mentre la ricchezza presente è enorme. UN'immagine che è stata usata è che "la città galleggia sul denaro". I depositi liquidi pro capite sono molto alti, e la ricchezza immobiliare è formidabile, anche a motivo di alti valori unitari.

C'è un'industria turistica che pure in flessione continua a macinare, un indotto turistico enorme. Ma si tratta di redditi di rendita, non di ricchezza creata innovando. L'investimento pubblico, al di fuori dei faraonici progetti ferroviari, è modesto, la carenza infrastrutturale pesantisisma, la mobilità e la logistica da supplizio. Tutto questo non attira certo nuove attività innovative. L'università ha due facoltà (architettura e ingegneria) di media reputazione, che sfornano eserciti di laureati che non trovano sbocchi perchè progettazione non se ne fa e le realtà aziendali ricorrono molto poco a competenze alte, come ha dimostrato una esauriente ricerca fatta pochi anni fa dall'Ordine degli Ingegneri.

In certa misura Firenze è emblematica dell'Italia: ricchezza accumulata ce n'è tanta, ma produce unicamente in termini di rendita, di conseguenza cresce pochissimo. Si ha l'impressione che se non tutti moltissimi vivono bene, ma è meglio non farsi domande sul futuro.

E i giovani, che sono quelli che hanno interesse al futuro, sono troppo pochi (Firenze è in regresso demografico da decenni) e in gran parte campucchiano staccando cedole (sotto forma di alloggi di proprietà etc.) sulla ricchezza delle famiglie, e riuscendo a sopravvivere con redditi reali ormai da terzo mondo. E siccome appunto campucchiano, non fanno figli....e avanti così.

 

No, quello che emerge non è (solo) questo.  Premetto che sto parlando dell'interpretazione di quei dati, quindi si tratta di considerazioni relative.

Confrontata con altre realtà internazionali, l'Italia ha un alto patrimonio e un basso reddito.  COME venga prodotto questo reddito è indifferente, qualora fosse interamente prodotto grazie al patrimonio (es.: il turismo) andrebbe bene lo stesso.  Il problema è che il reddito è basso, ovvero che quel patrimonio non viene fatto fruttare quanto dovrebbe.

Il fatto che il reddito, oltre che basso, sia anche principalmente frutto di rendite e non di innovazione è un altro problema, ma ha a che fare con le prospettive future, non con il flusso di cassa attuale.

Il punto principale è però che non posso addurre come attenuante alla bassezza del mio reddito il fatto che ho un grande capitale: questo fatto è invece, semmai, un'aggravante (mai sentito parlare della parabola dei talenti?).  Il fatto che l'Oscuro Signore proponga una misura di questo tipo è peggio che un'inesattezza: riflette una visione economica il cui significato profondo è "magnamosi tutto, checcefrega" (nonostante Giulio sia nordico, questo concetto si esprime meglio in romanaccio).

Caro Giuliano e caro Marco, credo che i due aspetti della questione che evidenziate si possano sintetizzare con una parola: decadenza.

Siamo in una fase di decadenza. Non sviluppiamo nuove fonti di reddito e stiamo lentamente consumando quelle precedenti.

Se posso andare leggermente OT: questa decadenza è solo in parte colpa dell'attuale governo.

La vera colpa è di noi italiani. E' figlia della nostra mentalità corporativista, che in un mercato globale ci fa solo prendere mazzate. E' figlia del dare i posti di responsabilità a raccomandati e parenti invece che ai più adatti. E' figlia del basso livello della nostra scuola, chè è importante il pezzo di carta non quello che sai.

Oltretutto all'incapacità in certi settori aggiungiamo anche l'arroganza: noi sì che siamo i numeri 1! Da noi sì che si vive bene, mica come negli altri paesi di zulù.

PS

Anedotto: per radio discutevano dell'assenza di tedeschi sulla riviera ligure (credo che gli ultimi siano andati via il 25 aprile '45, ma ci hanno fatto caso quest'anno). Il commentatore diceva che i tedeschi preferivano andare in Spagna, Croazia e "pensate...addirittura in Bulgaria!". Ma, imbecille, ci sei mai stato in Bulgaria? Hai confrontato il rapporto qualità/prezzo di Varna rispetto a Loano? Ma credi che se la Liguria non fosse ad un'ora da Milano/Torino qualcuno verrebbe a farsi salassare in quegli alberghi dei primi del novecento?

I tedeschi che se lo possono permettere vengono in Riviera ( Italia ) perchè per un paio di settimane possono fare quello che non possono fare nè in Germania nè altrove ( schiamazzi notturni , parcgeggio in doppia fila e così via )

Altro che sole , mare , bellezze artistiche!

I tedeschi che se lo possono permettere vengono in Riviera ( Italia ) perchè per un paio di settimane possono fare quello che non possono fare nè in Germania nè altrove ( schiamazzi notturni , parcgeggio in doppia fila e così via )

Cose che mai gli italiani farebbero, vero? Scusa, ma il tuo commento rientra proprio in quel che dicevo sull'arroganza: noi siamo i numeri 1 gli altri zulù.

Tralasciamo che i tedeschi in riviera non ci vengono proprio, fatti un giro in Romagna o in Veneto, chiedi agli albergatori se preferiscono l'albergo pieno di tedeschi o italiani (lascio stare i discorsi regionali) e poi fammi sapere. Nell'albergo dove andavo da ragazzo a Riccione, i tedeschi avevano libero accesso al bar (perchè segnavano quello che prendevano) noi italiani dovevamo chiedere al cameriere.

Sottoscrivo, con rammarico, il quadro desolante tratteggiato da G.Delfiol 18.2 10:24. Noto anche la distanza siderale tra questa realtà, indiscutibile, e quest'altra "percepita". Mi auguro tale relazione resti confinata entro la cerchia cittadina !

Il punto più rilevante dell'analisi di Marco Fortis stava nelle considerazioni che riguardavano i Paesi FIRE (Finance, Insurance, Real Estate) che avevano dato a vedere, in questo decennio, di correre parecchio più dei Paesi "tradizionali" in termini di "struttura socio-economica" e attività produttive (Francia, Germania, Italia). Egli quindi invitava ad attendere la "rinormalizzazione" dei corsi per fare "valutazioni comparative" meno drogate - cosa per la quale si deve aspettare, a naso, ancora degli anni.

Va chiarito che la discussione verteva su "quanto la crisi avesse colpito l'Italia", per la qual cosa le analisi alla Fortis davano una misura meno negativa di quella degli economisti che portavano le loro graficate di PIL qua e PIL là - visto che i terremotati sugli asset sono più "loro" che "noi". 

Poi, nessuno toglieva il fatto che le critiche alla situazione italiana vanno fatte oggi come andavano fatte ieri, ma per capire la situazione - cosa fare e non fare, quali "modelli" seguire - le analisi di Fortis aiutano.

RR

concordo

la ricchezza 2008 era 5800 miliardi di immobili e 2500 finanziaria

la tabella dà una ricchezza per il 2000 di 6900 miliardi ( ≈ 121mila x 57 milioni ) maggiore di quella del 2008 se consideriamo :

prezzo mercato immobili 2000->2008 +40% ; 5800 / 1,4=≈4150

DJ medio 2000 =≈ DJ medio 2008 quindi stessa ricchezza finanziaria 

2500+4150 = 6650 < 6900

 

certo che lorsignori, grandi amici della chiesa, dovrebbero guardare al reddito, non alla ricchezza: non è forse il ROT (return on talents) e non lo stock di talenti che conta?!? ;-P

Eh, no, lo stock di talenti conta!  Ti impone di avere un reddito maggiore al crescere del suddetto stock! :)

insomma l'Italia è un'impresa con RONA che fa schifo o sbaglo?

 

 

parlava di (patrimonio + reddito) pro-capite

 

ma come fai a sommare patrimonio e reddito ? è come sommare distanza e velocità !

 

oppure si pensa di moltiplicare il reddito procapite per il numero di anni di vita ( speranza di vita di ogni paese ? )

 

vedi anche commento più sopra di Renzino

ma come fai a sommare patrimonio e reddito ?

Non le ho sommate io, le ha sommate Tremonti (vedi citazione del testo del post). A me pare dire: se Y e' il reddito, W e' la ricchezza e N la popolazione, allora (Y+W)/N -- che e' una misura di quello che, in teoria e a prezzi fissi, ti puoi mangiare in un anno -- e' piu' alto nel nord Italia che in qualunque altro posto. Che e' falso, ma non perche' quelle due cose non si possono sommare.

Che poi l'idea che puoi indifferentemente considerare reddito e patrimonio perche' anche il secondo te lo puoi mangiare sia da paese in declino economico (come la famiglia nobile in decadenza) e' un altro discorso. Vedi il thread sopra sul tema [questo paragrafo l'ho aggiunto dopo che si e' sviluppato quel thread]. Ed e' il discorso che fa Tremonti -- ma anche quelli che pensano alla patrimoniale -- ahinoi.

Sicuro? Lo chiedo da ignorante d'economia ma l'esempio di prima di spazio percorso e velocità sommate insieme mi fa sorgere un dubbio.

Infatti se guardiamo le unità di misura il reddito è €/yr mentre la ricchezza è espressa solo in €, quindi impossibili da sommare.

Forse prendo un abbaglio ma il dubbio mi viene...

immagina di avere una appartemento che vale 270mila euro e un reddito di 30mila.  se vendi l'appartamento a quel prezzo, quest'anno puoi consumare 300mila.  che sia una follia e' un altro discorso, ma la somma la puoi fare.

E' una follia solo parzialmente: l'appartamento potrebbe essere ipotecato o fungere comunque da garanzia per prestiti. Quindi, anche senza venderlo, ti rende comunque più "ricco" o sbaglio ?

In realtà questo effetto è marginale.  L'effetto di un prestito è di anticipare a oggi uno stock di ricchezza di cui avrei potuto disporre solo domani grazie al risparmio.  La maggior ricchezza dovuta a un prestito deriva quindi dal mio reddito, non dal mio patrimonio.  Quest'ultimo può funzionare da garanzia; il vantaggio potrà, al limite, concretizzarsi in un minore tasso di interesse, ma nulla più.

Il patrimonio accumulato lì sta: ne posso godere (ad es: l'appartamento dei miei genitori) ma lì resta, non aumenta i miei flussi di cassa.  Può, è vero, avere l'effetto di aumentare la mia capacità di risparmio (se non devo pagare il mutuo posso comprare obbligazioni), ma solo a condizione di avere un reddito sufficiente a coprire ed eccedere le spese correnti.

Detto questo, siamo tutti d'accordo nel dire che avere un grande patrimonio a disposizione è meglio che averne uno piccolo, ma se sono un disoccupato con un bell'appartamento me la passo molto peggio di uno che guadagna tanto e sta in affitto (finché un giorno non decido di monetizzare vendendogli l'appartamento e mi ritrovo con un conto in banca che si assottiglia e sono pure senza casa).

.... ma se sono un disoccupato con un bell'appartamento me la passo molto peggio di uno che guadagna tanto e sta in affitto (finché un giorno non decido di monetizzare vendendogli l'appartamento e mi ritrovo con un conto in banca che si assottiglia e sono pure senza casa).

gli Italioti, soprattutto i genitori non mi sembra che lo capiscono, comprano la casa (possibilmente anche una seconda da affittare), cercano di vivere con le rendite e  non investono sui propri figli e poi si lamentano che i giovani non  lavorano.

A vendere l'appartamento dovranno anche muoversi perchè non è vero che da noi non c' la bolla immobiliare, è solo più controllata .... ma scoppierà anche quella.

Tra un pò vedremo pensionati con casa di proprietà e pensioni da vera fame con i figli che non sanno fare un cacchio e che pensano che il mondo giri intorno a loro.

 

Fin qua c'ero arrivato, ovvio, ma matematicamente rimane un errore, si somma un'entità assoluta con un'entità nell'unità di tempo e non è corretto.

Stock e flussi si sommano senza problemi. Gli esempi abbondano. Per farne uno di moda, il debito pubblico italiano a fine 2011 (uno stock) sara' la somma del debito pubblico italiano a fine 2010 (uno stock) e il deficit pubblico italiano del 2011 (un flusso).

 

Per farne uno di moda, il debito pubblico italiano a fine 2011 (uno stock) sara' la somma del debito pubblico italiano a fine 2010 (uno stock) e il deficit pubblico italiano del 2011 (un flusso).

 

ma alla fine del 2011 il debito del 2011 sarà diventato già stock (è finito il periodo di tempo in cui c'è il flusso) e si può sommare grandezze omogenee? Mi spiego con l'esempio distanza e velocità: ieri sono partito da Roma e andato a Firenze, (distanza accumulata da Roma, stock), una volta che ho viaggiato per un'ora e mezza a 90 km/h (mentre viaggio è un "flusso") ho accumulato un altro stock di distanza e sono a Bologna, posso sommare la distanza da Roma a Firenze e quella da Firenze a Bologna.

esatto.  stessa cosa avviene con patrimonio e reddito o debito e deficit.

[modifica al commento]: aggiungo una precisazione, un amico ingegnere convertitosi agli infedeli (gli economisti) mi ha fatto capire la fonte della confusione.

l'affermazione contestata dovrebbe suonare cosi':

Stock e flussi si sommano senza problemi, dopo aver moltiplicato i flussi per le rilevanti unita' (intervalli) di tempo.

quando l'unita' di tempo e' un anno, la conversione della stessa unita' di misura e' implicita.  altre volte deve essere esplicita.  se no, certo, si sommano mele e pere.

Sul sito dell'OCSE c'è una mappa interattiva regionale

Le regioni in giallo/ocra/arancione hanno GDP per capita ppp maggiore della Lombardia, che è praticamente uguale a quello del Kansas.

Le regioni in giallo/ocra/arancione hanno GDP per capita ppp maggiore della Lombardia, che è praticamente uguale a quello del Kansas.

Comunque rimanendo in Europa perfino nel 2006 la Lombardia supera South-East GB (area di Londra) e uguaglia la Baviera, due tra le aree europee piu' ricche. Rimane in ogni caso stupidaggine all'italiana vantare primati mondiali senza specificare quale particolare classifica e in quale anno di riferimento.

Avrei un grande curiosità: Tremonti quando partecipa ad incontri internazionali, che ca....cavolo racconta agli altri ministri? E' pensabile che racconti cose diverse dalle perle che ascoltiamo sistematicamente noi fortunati italioti?

sei certo che gli altri ministri siano migliori?

l'unica cosa positiva è che hanno staff decenti e consci dei loro limiti li capiscono ed ascoltano.

tremonti è lo staff di sè stesso

Non dimenticare poi che i vari paesi sono dei competitors e nessuno ha interesse ad informare un paese che il suo ministro è unfit.

Se in un piccolo paese ci sono due pannettieri ciascuno con un garzone per le consegne 

se il garzone di A combina solo pasticci , allontana i clienti e il suo datore di lavoro non se ne accorge pensi che B lo aiuti ad accorgersene?E' nel suo interesse?

Poi non è uno che parla tanto ;-)

sei certo che gli altri ministri siano migliori?

Intanto, quando mi accade di conversare o ointrattenermi con non italiani, non mi va di sparare sull'Italia. Detto questo, non so se hai visto il filmato di ieri, ma è terribile più ancora che altre volte. E comunque non mi è capitato MAI di ascoltare politici non italiani che facessero raffronti senza citare dati e fonti dei dati. Se poi guardo il milleproroghe ed altre cosucce, non so se altri siano migliori ma che trovarne di peggiori di Tremonti è davvero difficile.

non sono riuscito a trasmetterti ciò che penso

Gli altri ministri , secondo me sono per lo più ignoranti come lui ,e quindi incapaci di giudicarlo; anzi sembra siano colpiti dalla sua sicumera ed arroganza.Sono però semplicemente meno prepotenti e più educati.

Il Giulietto non teme il loro giudizio : è invece terrorizzato dal dovere incontrare e discutere con economisti non azzerbinati.

Ricordiamo tutti come andò a Davos qualche anno fa con Roubini e sappiamo tutti che da allora a Davos non ci ha più messo piede.

Qui da noi quando qualcuno inizia a parlare di lui lo ricopre di lodi ed una volta almeno su due cita il suo libro La paura e la speranza che definisce EPOCALE:

Spesso in Italia uno che dice stranezze per non dire un'altra parola che inizia sempre con str...passa per persona intelligente e preparata, solo perché non si capisce quel che dice, e tutti si convincono che sia un "grande"....

Spesso in Italia uno che dice stranezze per non dire un'altra parola che inizia sempre con str...passa per persona intelligente e preparata, solo perché non si capisce quel che dice, e tutti si convincono che sia un "grande"....

Cogli un elemento sostanziale e direi millenario della cultura italiana.  Prima si turlupinavano i villici col "latinorum" manzoniano, piu' o meno dall'alto medioevo, poi con lo Stato italiano, ma anche prima in diversi degli Stati preunitari, si turlupinavano i villici usando l'italiano di Dante e del Bembo, non compreso nemmeno in Toscana nei secoli successivi, da qualche decennio, specie dopo che piu' con la TV che con la scuola le masse hanno appreso una versione elementare di italiano, quella sufficiente per la Gazzetta sportiva, si raggirano i sudditi col burocratese e i discorsi fumosi. Non ci resta che aspettare quelli per la celebrazione del 150 anni di unita'...

si raggirano i sudditi col burocratese e i discorsi fumosi

...e con l'inglese, che tanto pochi parlano: vanno con le escort mica con le puttane, parlano di tagli al welfare mica alla pensione o allo stato sociale.

E' pensabile oltre che confermato che nessuno lo ascolti più, come del resto non ascoltano più da un po' Berlusconi...o Frattini...

Un incoraggiamento generale, su! Tanto il peggio ha ancora da arrivare. Vedrete quando si approssima il 6 aprile, ovvero quando non verrà accolta qualche procedura dei difensori dello statista di Arcore. Ovvero quando dovesse succedere qualche casino sui mercati finanziari. O tutto insieme.

Il peggio sarebbe se venisse assolto.

l peggio sarebbe se venisse assolto.

Beh! un processo è sempre un processo. Ma non credo che si arriverà ad una sentenza. Inventeranno l'impossibile per evitare il rischio di una sentenza. La battaglia per acquisire parlamentari mica ha lo scopo di fare gruppo per fare riforme, ma solo per salvare le chiappe al bananon da Arcore. Mentre finisce di guastare il paese e di terminare l'opera di sputtanamento galattico dell'Italia.

Non ho capito bene se questo nuovo accordo è in linea con quanto promesso a Scilipoti in tema di banche e signoraggio: http://www.youtube.com/watch?v=YxfK-tpDKiU

Spero mi possiate aiutare, grazie.

Nel video si parla della creazione di un dipartimento interministeriale per il monitoraggio e la risoluzione dei contenziosi con le banche.  Mi sembra che voglia dire ben poco, visto che non si sa né quali ministeri saranno coinvolti né cosa questo dipartimento possa fare al fine di ripianare questi contenziosi.  Tirare fuori altri soldi pubblici?  A questo punto sono quasi tentato di approfittarne (almeno iscrivo anche all'attivo - e non più solo al passivo - questa politica economica).  Scherzi a parte, quanto promesso nel video mi sembra si riferisca solo a delle poltrone senza un reale potere: uno spreco di denaro ma senza troppe conseguenze a cascata (spero che oltre allo stipendio sicuramente a 6 cifre non gli diano anche un budget, a questi qui).

Non capisco però cosa c'entri il signoraggio, visto che si parla di soggetti che con il signoraggio non hanno nulla a che fare (tralasciando il fatto che parlare del problema del signoraggio in area euro mi sembra una sciocchezzuola, per non dire di peggio).

Non capisco però cosa c'entri il signoraggio,

 

E' uno dei temi di cui si interessa particolarmente l'Onorevole. Cerca "signoraggio" +"Scilipoti" su google, ne escono di tutti i colori. Poi ci si chiede perche' in Italia siamo alla canna del gas.

scusate, non ho resistito alla tentazione, me l'hanno mandato proprio ieri... ecco chi è la massima esperta di signoraggio! http://www.youtube.com/watch?v=lE7sEN0kn-c

 

Oh. Mio. Dio.

Ma io perché clicco su simili link?

Cristo Santo!

Ma perché scrive:

Ma io perché clicco su simili link?

inducendo gli altri sprovveduti commentatori come me a seguire il link?

Maledizione a me e alla mia curiosità. Da vedere.

Perché altrimenti avrei dovuto scrivere: "si vede Ruby che, dopo un breve strip ad opera di un tizio mascherato che la lascia in mutande e reggiseno, invita alla lettura di un paio di libri di un sosia di Dan Brown (a sua detta osteggiato dai poteri forti che lo vogliono indicare come capro espiatorio dei problemi della società) che spiegano come tutti i problemi personali economici sociali e politici derivino da un'unica radice: il signoraggio!  Ah, uno dei libri si chiama Il labirinto femminile."

Dimmi, sarei risultato credibile o avresti chiesto alla neuro di venirmi a prendere? :)

 

 

Non ho capito bene se questo nuovo accordo è in linea con quanto promesso a Scilipoti in tema di banche e signoraggio

Signoraggio hanno già risposto. Ma Scilipoti è magnifico. Magnifico solo per fare guardiania notturna in un parcheggio.

Magnifico solo per fare guardiania notturna in un parcheggio.

Non credo. Io non mi fiderei a parcheggiare, se ci fosse Scilipoti di guardia.

Cari amici, professori, appassionati di noisefromamerika,vi riporto le dichiarazioni di qualche minuto fa al G20 del nostro grande ministro dell'economia:

"In questo momento la discussione sulla speculazione sta avanzando. Le materie prime, tradotte in italiano sono il grano, il riso, il cibo, il petrolio. Due anni fa mi rispondevano che la speculazione non esisteva, che era il mercato a stabilire i prezzi giusti: adesso cominciano a capire che la speculazione può destabilizzare, pochissimi guadagnano moltissimo e moltissimi perdono tantissimo".

Tremonti ha ricordato che le rivolte in corso in questi giorni nel Nordafrica hanno fra le loro cause proprio il rincaro dei prezzi alimentari, e le ha chiamate "rivolte del pane". "Non è vero - ha ribadito - il mercato non fa i prezzi giusti. La giustizia impone anche di evitare la speculazione".

Non so voi, mai io rimango sempre più colpito dall'incompetenza di Tremonti!!!!

Re: BOOM!

giulio zanella 19/2/2011 - 20:44

Maledizione, non si riesce a stargli dietro. Anche queste dichiarazioni meriterebbero un post sbugiardatore. La fortuna di Tremonti e di qualche altra dozzina di cialtroni di primo piano e' che la gente come noi ha da fare: c'e' da fare ricerca, da insegnare, da dedicare tempo alla famiglia. E non resta mai abbastanza tempo. Non fraintentedemi: non sto dicendo che io sono intelligente, solo che lui e quelle dozzine sono oltremodo stupidi rispetto alle responsabilita' che hanno.

Mah, Giulio, io non ci credo che siano veramente così stupidi. Certo, sono ignoranti e sanno di esserlo, e non si preoccupano di educarsi (il ché rende giustificata l'invettiva di ''cialtroni''). Ma le cose che dicono le scelgono di norma con un obiettivo politico ben preciso, sono ignoranti ma non stupidi. Questo della ''speculazione'' è un sempreverde tra i demagoghi di tutte le epoche e di tutti i paesi e ha un'efficacia collaudata. Hai voglia di starli a sbugiardare ogni volta. I destinatari di queste idiozie non sono certo persone che leggono blog specializzati in economia. Sono gli ascoltatori dei telegiornali, la maggioranza della popolazione che usa la tv come unica o principale fonte di informazione. Sono loro che determinano i risultati elettorali ed è per loro che il messaggio viene confezionato. E quelli non abbiamo nessuna speranza non dico di convincerli ma semplicemente di raggiungerli. Bottom line: non sentiamoci in colpa se non sbugiardiamo tutte le puttanate di Voltremont una per una.

Questa volta, effettivamente, è in buona compagnia. Questa storia della speculazione sulle materie prime è la nuova hit del momento...

guardando di sfuggita il TG di LA7, ho captato dei toni trionfalistici nei confronti del nostro voltremont, che pare abbia incassato in seno la riunione del G20  una vittoria sul fronte dell'inserimento del debito privato tra i critieri di valutazione della stabilità di un paese. Si sosteneva, più o meno, che fosse tutto merito di GT e della sua tenacia nel protare avanti questa battaglia

riBOOM!

Giordano Masini 19/2/2011 - 19:02

effettivamente mi sembrava che al coro mancasse solo lui, ma puntualmente è arrivato!

e sempre col tono di quello a cui la storia dà ragione (contro ogni evidenza, ma vabbè...) e che ha precorso i tempi, in beata solitudine.

Rimane sempre il fatto che per dimostrare una tesi, compresa quella della speculazione, un minimo di dignitosa serietà imporrebbe di mostrare una analisi e dei dati a dimostrare l'asserto. Diversamente, sono chiacchiere da bar. e trattandosi di Tremonti è proprio questo il caso.

Al volo, per chiarire che mi sembra vi sia confusione su concetti elementari.

- La PA o altri clienti pagano in ritardo? Fargli causa, incazzarsi, cercarsi altri clienti e non accettare più ordini da chi non paga tempestivamente, eccetera. Non ho capito perché le garanzie di stato debbano essere la soluzione per i ritardi nei pagamenti! Ma che ragionamenti assurdi sono?

- Gli accordi fra sindacati (Confindustria tale è) NON sono accordi fra privati. Sono accordi fra sindacati, propri di uno paese ad economia corporativa, che essi rafforzano ed alimentano. Se davvero il mercato avesse funzionato, Intesa questi accordi poteva farli con le imprese direttamente, una per una, valutando quali fossero efficienti e quali no. Idem per le altre banche. Quello è il mercato. Un accordo fra due sindacati, Confindustria ed ABI, con il mercato c'entra come i cavoli a merenda.

- Se il governo ha solo voluto metterci un cappello inutile Confindustria ed ABI avrebbero potuto dire "Grazie, ma facciamo da soli". Il mercato si difende anche così, dicendo "no grazie" quando è ora. Hanno invece accettato il cappello, che probabilmente non era tanto inutile.

- Una garanzia ha valore economico, o no? Quindi è un sussidio. E delle due l'una: o di queste 190mila nessuna la userà mai (ed allora è inutile e qualcosa decisamente non funziona nel sistema bancario italiano) o qualcuna la usa (ed allora è un trasferimento, punto e fine). Mi sento un po' imbarazzato a dover spiegare perché una garanzia patrimoniale ha valore economico! Ci stiamo per caso prendendo in giro?

- Sull'accordo "quadro" ha già detto Giulio, ma visto che nessuno ha ammesso, lo ribadisco: a cosa serve l'accordo quadro? Certo non a sveltire la procedura (per quella basta un formulario standardizzato ed ogni banca può produrre il suo per i suoi clienti!). L'accordo quadro ha la stessa funzione, ma identica identica identica, del contratto nazionale di lavoro. Ora, devo forse essere io a spiegare a dei piccoli imprenditori italiani perché il contratto nazionale del lavoro fa male alle imprese, ed anche i lavoratori più produttivi?

- Ed infine, basta con questa menata che le banche non sanno fare più le banche!! Ma che cazzata è? Le banche rispondono ad incentivi ed in un paese come l'Italia dove il credito è gestito, controllato, sussidiato, regolato, deciso da governo e sindacati delle varie parti, le banche si adeguano! Com'è che le stesse banche sanno fare le banche in Germania o in Spagna o in USA e non lo sanno fare più in Italia e per questo ci vogliono gli accordi fra sindacati e le garanzie pelose di Tremonti?

- Ed infine, ribadisco, l'analogia con Pomigliano e Mirafiori ci sta tutta. Qui, attraverso la garanzia, si sussidiano imprese deboli e probabilmente non meritevoli di credito mettendole insieme con le buone. Li', SE fossero arrivati i sussidi, si sarebbero protetti quelli che non hanno voglia di lavorare mettendoli insieme con quelli che invece sì. Solo che questa volta un "grido d'aiuto" è stato ascoltato, e l'altro no.

P.S. Grazie Renato per il testo dell'accordo quadro, che è appunto un contratto nazionale ... di concessione credito.

 

più o meno gli stessi argomenti che stavo cercando, con fatica titanica, di ticchettare anch'io. decisamente meglio che lo abbia fatto tu, alla svelta. in effetti marco esposito non è stato brillante, non come al solito.

aggiungerei il ricordo dell'attività bancaria del passato, quando il cappello di criteri non aziendali  era ferreo. avere uno zio vescovo era assunzione certa, e credito facile senza tante storie. è questa la soggettività cui si vorrebbe tornare? il banco di napoli come  ha finito la sua storia secolare? i rating interni sono falliti miseramente  e tutti li stanno riscrivendo in affanno, ma la loro logica impersonale rimarrà un valore, specialmente in italia.

 mi sembra che si confonda anche il capitale di rischio col credito: solo quest'ultimo è pertinenza delle banche, che più di tanto non devono credere a business plan "quinquennali", bensì a garanzie patrimoniali. chi non le ha, ha bisogno di un socio.

Non mi devo scusare di niente, io ho semplicemente riproposto le motivazioni alla base di quell'accordo: lo Stato non paga, le aziende sono andate in crisi per via dei software andamentali: le banche chiudevano il rubinetto all'istante perchè il software diceva "chiudere rubinetti".

Mi metto nei panni di chi ha aziende con 50-100 dipendenti, ma anche 10-20 e so che si sentono male: con i tempi della giustizia ci mette due-tre anni per recuperare i soldi, foss'anche dallo Stato, ma lui ha il problema di pagare gli stipendi domani mattina, non fra tre anni (più spese legali anticipate, etc., etc.) e capisco che quello farebbe anche patti con il diavolo (altro che Tremonti!) pur di soddisfare questa sua necessità, nè ha altre soluzioni a breve. Tutto qui. Anche le banche erano in una stupenda impasse: il software dice: chiudi i rubinetti, ma non a X, ma a X all'ennesima potenza, che faccio ? Rischio di farmi trascinare in un vortice ? Tenete presente anche il periodo: sembrava che le banche cascassero come pere mature dall'albero. Io non ho svolto alcuna considerazione morale sull'accordo.

Adesso ne faccio alcune: è uno schifo. E' uno schifo indecente che lo Stato Italiano qualunque cosa la paghi il 30% in più (almeno) di quello che lo valuta il mercato, è uno schifo che questo lo si sappia abbondantemente, per cui NON faccio causa allo Stato per non perdere la zizza da cui mi allatto, è uno schifo che, fra imprenditori, si dice che quando entri in una banca è megli entrarci con le mani alzate (l'altra è che le banche ti prestano l'ombrello in una bella giornata e lo rivogliono appena piove), è uno schifo che le banche italiane siano tenute in piedi da un sistema verghognoso di intrecci fra politica (le Fondazioni, proprietarie di molti Istituti di Credito) e Soliti Noti, che con le dovute eccezioni (Unicredit di Profumo mi viene in mente) non sappiano assolutamente fare banca. E' uno schifo che la politica entri in tutto, creando un circolo vizioso indecente (visto dal di fuori), ma molto proficuo per chi ci è dentro. E' uno schifo l'Italia.

Perchè tifo spudoratamente Marchionne ? Perchè avrà diecimila difetti, non saprà come è fatta un auto (non lo sa, ma davvero), non capirà niente di "opportunità politiche", è il manager dell'azienda più assistita nei secoli dei secoli, è un succhiasangue degli operai, ma è il primo che ha detto "vaffanculo Confindustria, Sindacati, Stato Italiano, vaffanculo Italia, o cambi tu, o me ne vado io".

L'accordo banche-PMI-Stato io lo vedo così: l'ennesima ingerenza statalista di cui non c'era alcun bisogno, anzi negativo per lo sviluppo decente di un mercato serio. Ma io non ho il problema di pagare gli stipendi domani mattina, perchè in banca sono in attivo sul conto corrente, non lavoro (mi rifiuto!) di lavorare per lo Stato Italiano o Enti/Aziende dello stesso, quindi non sono indicato per esprimere giudizi morali, io li chiederei a qualche imprenditore che lavora con lo Stato, e rischia di chiudere ogni giorno. E che, magari, è stato aiutato da quell'accordo.

ma se lo Stato paga un 30% in più del valore di mercato mi pare paghi abbondantemente gli interessi per almeno due anni dovuti al suo ritardo.

Il software delle banche dovrebbe però considerare i crediti verso lo Stato e gli Enti Pubblici come soldi in cassa.

Se il 30% in più è vero si potrebbero riparmiare 40 miliardi sui 140 dei consumi intermedi.

Aldo ho lasciato dei buchi nel mio ragionamento, vedo di risponderti.

Lo stato paga di più ANCHE perchè è un pessimo pagatore, ma non solo per quello, e comunque fosse anche il 3000% in più io devo pagare salari, fornitori e tasse oggi, non fra due anni. Una cosa è sapere che poi si entra in un giro in cui incassi in ritardo, ma incassi, una cosa è vedere fermarsi la ruota, come è successo nel 2009-2010.

Il software delle banche è peggio: non può sapere da chi avanzi soldi (mica ha i tuoi partitari, ovvio), vede che incassi a 360 giorni , ti fa l'indice di liquidità secca e vede che non hai un centesimo e ti mette a rientro. Non è proprio possibile considerare i crediti come liquidità, anche nel più scafesso paese centroafricano i numeri sono quelli.

Sul 30% (almeno) in più è un dato banale sulle gare di appalto di edilizia pubblica, visto che non vengono assegnate al minor offerente, ma a chi si avvicina di più alla mediana delle offerte.

Standing Ovation

 

Perchè tifo spudoratamente Marchionne ? Perchè avrà diecimila difetti, non saprà come è fatta un auto (non lo sa, ma davvero), non capirà niente di "opportunità politiche", è il manager dell'azienda più assistita nei secoli dei secoli, è un succhiasangue degli operai, ma è il primo che ha detto "vaffanculo Confindustria, Sindacati, Stato Italiano, vaffanculo Italia, o cambi tu, o me ne vado io".

Hai ragione su questo grande merito di Marchionne.

Io non ci volevo entrare, in questa discussione, ed ancora non lo farò adesso né più tardi, perché non mi interessa litigare con amici - di grande qualità intelettuale - che sostengono opinioni giuste ma che non fanno i conti con la realtà.

Però devo proprio dire che condivido il tuo intervento, Marco, ed anch'io non lavoro con la P.A. Condivido anche - per la precisione - le spiegazioni "operative" che ha fornito l'amico Renato, che trovo assolutamente rispondenti ai dati di fatto, a prescindere dal giudizio - negativo, inappellabilmente e rabbiosamente negativo - dell'operato del decisore politico, il quale vuole supplire in maniera inadeguata e scorretta alle sue inadempienze nel ruolo di committente.

Concludo con una precisazione: il problema dei prezzi che paga la P.A. non è tanto che siano più alti - peraltro in percentuale variabile da ambito ad ambito e, come è evidente dai conti della Sanità, da zona a zona ..... - ma soprattutto che lo siano per motivi noti a chiunque senza che a ciò si voglia porre rimedio.

Io non ci volevo entrare, in questa discussione, ed ancora non lo farò adesso né più tardi, perché non mi interessa litigare con amici - di grande qualità intelettuale - che sostengono opinioni giuste ma che non fanno i conti con la realtà

Se intendi Michele non credo ci sia bisogno di litigare, sono sicuro che Michele intendeva porre l'accento sul fatto che Confindustria/PMI, ABI, anzichè mettersi attorno a un tavolo a ragionare, ma da interpreti attivi, si sono messi in ginocchio dalla politica a dire "Aiutaci tu". Ovvio che quelli lo fanno, giocano la loro partita, ma dopo che credibilità ha/abbiamo come PMI quando diciamo che la politica fa schifo ? Facciamo schifo come loro, se andiamo in ginocchio a chiedere.

Michele ha ragione da vendere quando dice che la borghesia di questo paese sta andando a puttane (metaforiche, almeno per me -)), che non si vede l'immoralità di questi accordi. Si accusa la FIAT di farsi dare i soldi e poi si accettano le garanzie collaterali.

Sul piano pratico possiamo/dobbiamo porre l'accento sui fatti, ma sul piano morale io sento che Michele ha ragione.

Una piccola nota su questa frase (e anche un po [OT]):

E' uno schifo indecente che lo Stato Italiano qualunque cosa la paghi il 30% in più (almeno) di quello che lo valuta il mercato

per i siti web, in particolare i portali turistici, lo Stato paga anche 10 volte tanto (con Italia.it penso si sia arrivati a 100 volte, abbiamo pagato un appartamento come un intero condominio, tanto per dare un'idea).

In liena teorica e di principio non si può che darti ragione. Rimane il fatto che non è una colpa fare affari con la PA e giusto o sbagliato che sia tante, troppe imprese si trovano ingabbiate da un committente pubblico che non paga modificando i cicli di cassa dell'impresa. Contestualmente le banche una stretta l'hanno fatta ed a questo proposito va detto che la troppa fiducia nel credit scoring avrebbe dovuto essere accompagnata da valutazioni che, non di rado secondo la mia modesta personale esperienza, molto personale bancario non è più in grado di fare. A ben rifletterci, quello che chiami contratto nazionale, oltre alle osservazioni puntuali che hai presentato, si presta ad essere considerato come una rinuncia delle banche a fare il loro mestiere.

A ben rifletterci, quello che chiami contratto nazionale, oltre alle osservazioni puntuali che hai presentato, si presta ad essere considerato come una rinuncia delle banche a fare il loro mestiere.

Concordo.

Mi associo anche alle standing ovation per Marco Esposito.

Aggiungo per Aldo un aneddoto. Qualche anno fa, quando la mia ditta ha iniziato a esportare massicciamente, mi sono ritrovato 40.000 euro di credito IVA (per quelli che immaginano chissà cosa, significa che ho acquistato componenti e servizi in Italia pagando l'IVA e ho venduto prodotti finiti all'estero a operatori professionali esenti dall'IVA italiana, cioè ho finanziato lo stato italiano con il mio fido bancario). Rimborso deliberato, ma nessuna notizia su quando sarebbero arrivati i soldi (stima del mio commercialista di allora: 12-15 mesi). Allora fatturavamo intorno ai 300.000 euro/anno, con dei debiti folli.

Alla mia richiesta alla banca di anticiparci i soldi del rimborso già deliberato, la risposta è stata "t'attacchi: i crediti dallo stato sono proprio quelli che non prenderemmo mai a garanzia".

Un dubbio sul normale funzionamento dei mercati: è normale che la mia banca possa prestare soldi alla Grecia con garanzia "Merkel" al 7.5%? Io non capisco niente di come si prezza il rischio, ma qualche dubbio sul fatto che un mercato in cui i governi di mezzo mondo si comportano come elefanti che galoppano in branco nella famosa cristalleria, mi viene.

Nessun litigio, ma vedo proprio che non riuscite o non volete capire. Ed è veramente significativo che, praticamente, vi sia unanimità su questo tema da parte dei piccoli imprenditori che commentano sul blog. Conferma, per l'ennesima volta, che il problema è drammaticamente culturale e che l'insufficienza delle elites italiane anche solo a comprendere dove siano le radici della crisi nazionale va ben al di là della casta politica.

La retorica sulla PA che non paga è, anzitutto, irrilevante per quanto concerne il dibattito sulla natura del "grande accordo delle corporazioni nazionali" sul rinnovo prestiti. Vogliamo accettare questo, o meno? Perché se non si riesce nemmeno a capire questo, allora davvero non vale la pena.

Tanto per mantenere e rinsaldare l'analogia con il metalmeccanico di Mirafiori o Pomigliano: in cambio delle abbondanti tasse che pagano lui e la sua famiglia ricevono servizi pubblici di merda, dall'assistenza sanitaria ai trasporti, passando per la scuola e l'università che (grazie all'evasione fiscale) loro pagano ma non ricevono, mentre altri ricevono anche i sussidi per il diritto allo studio in quanto dichiaranti di redditi falsamente bassi. Se volete continuo la lunga lista dei modi in cui lo stato e la PA fottono regolarmente il metalmeccanico medio italiano. Bene, non ho mai sentito nessun piccolo imprenditore o professionista sostenere che, per quelle ragioni, il metalmeccanico medio abbia il diritto di chiedere che l'azienda in cui lavora venga protetta in modo che lui possa lavorare meno e guadagnare di più della sua controparte serba o polacca. Vogliamo mettercela in testa questa banale verità, o no?

Vedo poi che mischiate regolarmente e sistematicamente i problemi, tutti. Non ho proprio voglia di stare qui a discutere di tutto, visto che il thread è specifico. Odio il benaltrismo del troll quasi tanto quanto quello dei miei amici piccolindustriali. Per cui, smettiamola di svicolare e guardiamo in faccia il fatto:

L'accordo è o non è un accordo da stato corporativo che offre denaro pubblico per sussidiare le parti contraenti (tutte, sia chiaro, banche e imprese)? Lo è, in modo plateale.

P.S. Franco, davvero: viste le condizioni in cui la borghesia italiana (di cui gli imprenditori associati a Confindustria sono parte fondamentale) è riuscita, praticando il suo sano "realismo", a ridurre il paese, io DAVVERO eviterei di prendere la strada predicatoria che sembri prendere nel tuo commento. È una pessima strada, credimi. Mi stupisce dover ricordare, nel 2011, che riempirsi la bocca di "realtà" a fronte di chi, come me suppongo, fa solo discorsi teorici, è operazione abbastanza ridicola visti, appunto, i reali risultati ottenuti ...

Conferma, per l'ennesima volta, che il problema è drammaticamente culturale e che l'insufficienza delle elites italiane anche solo a comprendere dove siano le radici della crisi nazionale va ben al di là della casta politica.

[...]

Odio il benaltrismo del troll quasi tanto quanto quello dei miei amici piccolindustriali.

Michele, è possibilissimo che ci siano difficoltà a comprendere le radici della crisi nazionale.

E' anche possibile che, pur capendole, in questo momento abbiamo problemi più pressanti (...urgenti, personali, risolvibili as opposed alla "crisi nazionale") da affrontare.

Saremo benaltristi, ma mi pare che nessuno ti abbia detto "l'accordo è ottimo, una figata liberista, così sì che si incentiva la libera competizione che premia i migliori".

Però non si può esaurire la questione in "non c'è miglior momento che qui e ora per iniziare a eliminare gli accordi corporativi che hanno causato gran parte del male in Italia e quindi dateci un taglio e rinunciate".

Però non si può esaurire la questione in "non c'è miglior momento che qui e ora per iniziare a eliminare gli accordi corporativi che hanno causato gran parte del male in Italia e quindi dateci un taglio e rinunciate".

E perché no, Giuseppe?

Sul piano individuale capisco che uno dica: ci sono sussidi/aiuti/garanzie? Le uso.

Ma sul piano collettivo, delle associazioni di categoria, se non inizi mai mai arrivi. La differenza fra un'associazione di categoria puramente corporativa e parassitica ed una che opera per riformare il paese e renderlo più competitivo si vede proprio in queste occasioni.

Altrimenti, sempre ricordando il caso dei dipendenti Fiat, viene spontaneo osservare che è troppo facile "essere finocchi con il culo degli altri" ...

E perché no, Giuseppe?

Posto che io ho recentemente affrontato da solo una trattativa con una grossa banca italiana a nome della mia microazienda (ti ho inviato un email personale con maggiori chiarimenti), la questione secondo me rimane in piedi per la stessa identica ragione per cui nessuno chiede l'abolizione dei sindacati.

Sulla storia di Mirafiori, nessuno contestava il "corporativismo" di CISL e UIL, ma le richieste precise di CGIL. Se non ricordo male, si parlava di epidemie di influenza quando giocava la nazionale e di 1500 operai su 4500 in permesso per campagna elettorale, oltre che di sciopero contro un accordo appena firmato.

Pensi davvero che mettere su piani diversi questo tipo di richieste di categoria e quelle di piccole imprese, che durante il boom precedente la seconda metà del 2008 potevano o indebitarsi per aumentare la produzione o rinunciare a competere e poi dopo 3 anni di riduzioni della produzione non ne hanno più per pagare, *allo stesso ritmo concesso nel 2007*, investimenti calibrati per fatturati doppi, sia "essere finocchi col culo degli altri"?

Forse non vedo la famosa trave nel mio occhio, ma non mi sembra che stiamo parlando di cose paragonabili: da un lato errori rimediabili, sapendo di non avere un diritto, ma chiedendo una mano; dall'altro scambiare abusi e furto per diritti inalienabili. Sempre corporazioni sono, ma credo ben diverse.

è troppo facile "essere finocchi con il culo degli altri"

ahahaha mi ero chiesto se usare questa espressione (son sempre un po' triviale sto cercando di migliorarmi) e poi scpro che l'hai usata tu appena più sopra :-)

 

Michele sfondi una porta aperta.

Anche a me piacerebbe il liberismo corretto, le cose che funzionano, uno stato serio, persone che evadono le tasse in modo "normale" (non è che l'abbiamo solo in Italia l'evasione e dai vostri dati qui in Lombardia siamo allineati all'estero), una giustizia che funziona ecc.

Ma contemporaneamente, per il mestiere che faccio (facciamo) probabilmente mi tocca ogni giorno immergermi nel realismo e adeguarmi, in parte, alla situazione generale.

Come sai non lavoro pel la pubblica amministrazione (per scelta, non paga e non abbiamo fondi per oliare i meccansmi), lavoro per buona parte all'estero e non ho approfittato della moratoria (non abbiamo debiti).

Ma mi guardo in giro e vedo che spesso all'estero le aziende sono ben più sussidiate che da noi, dalla assicurazione crediti statali agli aiuti e detassazioni per chi investe, esporta ecc ecc.

Quindi se devo competere (già con la palla al piede delle inefficienze esterne) con i miei concorrenti e mi metto anche a fare lo schizzinoso e a essere un borghese illuminato e liberista mi metto a combattere con due braccia legate dietro alla schiena invece che una.

Forse per questo noi piccoli imprenditori interveniamo e diciamo che alla fine certi accordi corporativi sono utili ad aiutare un po' di aziende a tenere botta.

Poi sono d'accordo con te (e mi fa girare le palle) che è concorrenza sleale verso chi se la cava con le propri gambe. Ma probabilmente sono talmente tanti anni che sono in Confindustria che sono diventato corporativo senza neppure accorgermene.

Ma ripeto, mi pare che gli aiuti per l'auto li abbiano tirati fuori i governi di tutto il mondo, non solo l'Italia (anzi, forse in questo caso qui meno di altri).

tutto ok tutto perfetto, l'importante è che si applichi lo stesso metro anche quando si parla di pomigliano e dintorni e si riconoscano anche ai metalmeccanici le stesse possibilità. Visti i commenti su i post sulla fiat, e soprattutto visto i risultati non è quello che accade.

 

Ps: sia chiaro che, per quel che vale,per me ogni forma di sussidio è negativa sia se si tratta di metalmeccanci sia se si tratta di PMI.

Ma mi guardo in giro e vedo che spesso all'estero le aziende sono ben più sussidiate che da noi, dalla assicurazione crediti statali agli aiuti e detassazioni per chi investe, esporta ecc ecc.

Quindi se devo competere (già con la palla al piede delle inefficienze esterne) con i miei concorrenti e mi metto anche a fare lo schizzinoso e a essere un borghese illuminato e liberista mi metto a combattere con due braccia legate dietro alla schiena invece che una.

Forse per questo noi piccoli imprenditori interveniamo e diciamo che alla fine certi accordi corporativi sono utili ad aiutare un po' di aziende a tenere botta.

Mi dispiace, ma se diciamo che è giusto far intervenire lo Stato, perchè all'estero fanno così non ne usciamo più, perchè, ad esempio, lo Stato potrebbe decidere che è vitale per le aziende che la tratta aerea Roma-Milano costi 370,00 euro, o, che so io, che per le aziende è più comodo avere a che fare con un solo gestore ferrovie, anzichè una pluralità,o, in futuro, una banca sola, anzichè più di una poi devo tacere e non posso dire: ma è contro il mercato!

Ancora meno posso dire "all'estero lo Stato interviene", perchè poi se lo Stato decide di intervenire come in Cina, anche lì dopo non posso parlare.

Possiamo dire che l'accordo è l'unica cosa che è venuta in mente ai vertici Confindustriali in una situazione emrgenziale, ma che l'accordo sia una cosa dirigista ed indegna credo sia fuori discussione.

Possiamo dire che l'accordo è l'unica cosa che è venuta in mente ai vertici Confindustriali in una situazione emrgenziale, ma che l'accordo sia una cosa dirigista ed indegna credo sia fuori discussione.

Appunto. E la cosa importante da rilevare non è tanto che l'accordo è ovviamente "dirigista, peronista ed assistenziale" ma che a Confindustria (ed a tutte le altre associazioni, ma Confindustria fa più specie perché continua ad invocare il mercato, le riforme, la concorrenza che rende produttivi) non è venuto in mente altro!

È da questo che si vede l'incapacità di una classe dirigente di far fronte ai problemi di lungo periodo. Problemi alla cui altezza, evidentemente, o non arriva o non vuole arrivare.

Rispondo uno ad uno, così evito le generalizzazioni che fanno confusione.

Se siamo d'accordo su tutto, perfetto. Io, alla fine, nel commento che ha scatenato queste reazioni ho solo fatto un'osservazione, banale. Che un sussidio è un sussidio e non ci sono santi. Che lo facciano anche all'estero conta poco, rimane un sussidio. Lo fanno in alcuni paesi ancora di più, ed infatti vanno peggio di noi (e.g. Argentina) ed in altri di meno e quindi vanno meglio (e.g. Germania o Inghilterra). I dati son lì, da decenni. Meno non vuol dire che lo fanno zero, lo fanno MENO!

E, comunque, il mio punto era banale: deve valere per le imprese italiane (piccole, medie, grandi o enormi) la stessa regola che applichiamo ai metalmeccanici di Pomigliano e Mirafiori. Invocare per le imprese ragioni di "realismo" o di "praticismo" che non consideriamo applicabili ai metalmeccanici non vale.

L'altra cosa che occorre fare è evitare che ogni critica ad una categoria o associazione venga presa come un'offesa personale. Il problema delle distribuzioni di frequenze è che non hanno varianza zero: alguni soggetti stanno sulle code e sono quindi differenti da chi sta attorno a media, mediana o moda. È l'eterogeneità della vita e per questo c'è la statistica descrittiva.

L'accordo è o non è un accordo da stato corporativo che offre denaro pubblico per sussidiare le parti contraenti (tutte, sia chiaro, banche e imprese)? Lo è, in modo plateale.

Odio il benaltrismo del troll quasi tanto quanto quello dei miei amici piccolindustriali

L'accordo è un sussidio, un'ingerenza, una distorsione,uno schifo, non ho letto un commento in cui si sia detto che l'accordo è una figata.

Se spiegare perchè una parte, consistente, di Confindustria-PMI ha spinto per avere quell'accordo è benaltrismo non lo so, rivedrò i miei concetti, personalmente non mi piace il benaltrismo (che, secondo me, significa dire: il punto è un altro, e poi partire per la tangente dicendo che so, che la colpa è della speculazione internazionale), per cui non ho idea se mi sta andando a fuoco la coda di paglia, o no.

Marco, non è che mi riferivo solo e personalmente a te ...

Però è vero, ammetto di non aver inteso quel tuo primo commento che ho letto come una giustificazione dell'accordo sulla base di un argomento del tipo "la PA paga in ritardo, QUINDI lo stato deve darci le garanzie per ottenere credito".

Ho capito male, e chiedo venia.

Mi stupisce dover ricordare, nel 2011, che riempirsi la bocca di "realtà" a fronte di chi, come me suppongo, fa solo discorsi teorici, è operazione abbastanza ridicola visti, appunto, i reali risultati ottenuti ...

E' irrilevante che lo dica, ma non sono un imprenditore. Mi occupo di consulenza di direzione. Nessuno, come conferma ed sserva Marco ti ha dato torto. Né tantomeno ha sostenuto che tu, Michele faccia discorsi teorici. La questione in discussione alla fine riguarda il chi deve e/o vuole cominciare ad opporsi nel concreto a certi meccanismi distorsivi essendo chiaro che per ottenere dei risultati sono inevitabili prezzi da pagare. Voglio prendere ad esempio la battaglia di Fidenato contro il ruolo di esattore che il meccanismo di sostituto d'imposta impone all'imprenditore. Al di là di solidarietà gradita ma solo formale si ritrova da solo e comunque di certo fa una valutazione di costi-benefici compatibile con le sue possibilità ed i suoi obiettivi. Nel caso che qui ci occupa non sono rai i casi nei quali l'assumere una posizione sana e corretta rischiava di significare puramente e semplicemente fallire. Intendo dire che è necessaria una base minima di consenso e condivisione di un certo numero di imprenditori disposti a combattere siffatte battaglie allo scopo di dare visibilità e forza. E per questo sarebbe il caso che le associazioni fossero costrette ad un mutamento genetico.

Ad un imprenditore del campo tecnologie e macchinari medici che istituzionalmente lavora con la sanità pubblica ed è fuori con cifre iperboliche da anni, francamente non mi sento di dar torto se si è avvalso dell'accordo.

Intendo dire che è necessaria una base minima di consenso e condivisione di un certo numero di imprenditori disposti a combattere siffatte battaglie allo scopo di dare visibilità e forza. E per questo sarebbe il caso che le associazioni fossero costrette ad un mutamento genetico.

Well, Luigi, se vogliamo che il paese recuperi i kilometri perduti, o le associazioni imprenditoriali sanno compiere il "mutamento genetico" a cui alludi, o sarà sempre la stessa solfa. E, soprattutto, perderanno qualsiasi legittimazione a chiedere che il cambiamento genetico poi lo facciano la FIOM o la CGIL!

Ad un imprenditore del campo tecnologie e macchinari medici che istituzionalmente lavora con la sanità pubblica ed è fuori con cifre iperboliche da anni, francamente non mi sento di dar torto se si è avvalso dell'accordo.

L'interesse personale personale è. Se c'è l'accordo, lo usi. Ma, di nuovo, in un sistema economico meno statalizzato e peronista mi aspetterei che quell'imprenditore dicesse alla sanità italiana "A prezzi che non includano gli interessi per il ritardato pagamento, compratevele da chi ve le vende le macchine, io le vendo alla sanità austriaca, slovena, serba, svizzera o ceca, che paga in orario. Se le volete da me, dovete pagare di più per i ritardi attesi dei vostri pagamenti. Poi se pagate in tempo vi faccio lo sconto." Ovviamente, perché la minaccia sia credibile ed attuabile, bisogna essere competitivi ed essere in grado di vendere a quelle altre sanità ... e qui, forse, casca l'asino di quelli che, senza il recinto privilegiato della PA italiana che compra dalle imprese italiane, sarebbero fuori mercato ...

compratevele da chi ve le vende le macchine, io le vendo alla sanità austriaca

Bellissimo, in un paese serio un imprenditore semplicemente certe ASL non le fornirebbe più.
E poi spieghino ai contribuenti perché non sono in grado di fornire il servizio.

Come dico da anni che se tutti non fornissero più quelli che non pagano (ivi compresa la Grande Distribuzione o certe grandi aziende) quelli sarebbero costretti a pagare e il mercato si pulirebbe. Invece c'è sempre il "furbo" che o rischia o è disonesto (e vende il sito a 100 volte il suo valore) e quindi si tira avanti così, lamentandosi ma non facendo nulla per cambiare.

Sul ruolo delle lobby poi ci sarebbe da fare un post, probabilmente. Alla fine le PMI di Confindustria chiedevano a gran voce l'accordo, e ti assicuro che sento spesso richieste che altro che peroniste e dirigiste (ma siamo in ottima compagnia con le professioni eh) e i loro "rappresentanti" lo hanno portato a casa.

Ma se io rappresento chiaramente interessi di parte (come i sindacati a Pomigliano) quale è il mio mandato? Difendere gli interessi dei miei iscritti e cercare di "portare a casa" quello che ci chiedono o il bene comune? Io penso un mix dei due.

Poi nel caso del bene comune faccio tanti bei discorsi a volte in contraddizione con le richieste. Ma si sa che son tutti finocchi col culo degli altri.

 

Ed è difficile che, per esempio, Confindustria faccia vere azioni per pagamenti corretti, basta vedere la lista di chi è seduto in direttivo e controllare la "fama" come pagatore delle aziende che rappresenta...

 

Sul fatto poi "lo fanno all'estero" era per dire che poi se operi come me sui mercati internazionali con i concorrenti internazionali ti devi confrontare. In tutto, anche quello non ti piace.

Vogliamo parlare di aziende straniere che ci fanno la paternale sulla correttezza degli italiani e che ottengono l'esclusiva di fornitura con enti pubblici italiani? Naturalmente probabilmente grazie alla qualità dei loro prodotti...
Io non lo farei mai, a prescindere, perché c'è una soglia oltre la quale non vado, costi quel che costi a livello aziendale.

"A prezzi che non includano gli interessi per il ritardato pagamento, compratevele da chi ve le vende le macchine, io le vendo alla sanità austriaca, slovena, serba, svizzera o ceca, che paga in orario. Se le volete da me, dovete pagare di più per i ritardi attesi dei vostri pagamenti. Poi se pagate in tempo vi faccio lo sconto."

Michele, il ragionamento non fa una piega in teoria, ma non tiene conto di alcuni dati di fatto:

1) Lo sconto (ex post) alla PA se paga in tempo non si può fare, almeno sino a quando i contratti sono affidati tramite appalto. La normativa non consente una clausaola del genere. Prescrive invece interessi di mora (tipo euribor +7% o qualcosa di simile). Ma sono difficilissimi da esigere (se non per contratti "a canone", tipo contratti telefonici o simili, e infatti lì la mora la applicano). Si tratterebbe di fare causa alla PA, ma i tempi sono biblici, i costi elevati e la probabilità di esito positivo per l'impresa (mi dicono i miei colleghi giuristi che si occupano di appalti) bassissima. (Per i fornitori esigere la mora, così come per le PA esigere le penali contrattuali, è come pagare per un public good...)

2) Certo, in realtà, ciò che scrivi tu già avviene. Nelle gare d'appalto, i prezzi offerti variano a seconda dell'aspettativa delle imprese sui tempi di pagamento.

3) In pratica, c'è un circolo vizioso difficile da spezzare: le imprese ricaricano alle PA il prezzo perchè anticipano il ritardo di pagamento; le PA di fatto si finanziano ritardando il pagamento; se la situazione durante l'esecuzione del contratto è insostenibile per il contractor, si rinegozia sottobanco (o il contractor invoca il ritardato pagamento per erogare un servizio di qualità inferiore al dovuto); la PA accetta passivamente perchè sa di essere in torto e così via.

In pratica, lo Stato paga già un costo altissimo (sia pur difficile da quantificare) in cambio di finanziarsi indebitamente pagando in ritardo. Il pretesto delle PA (forse in parte giustificabile, ahimè) è che spesso il momento in cui hanno cassa non dipende da loro ed è, almeno in alcuni casi, quasi imprevedibile. Le regole di gestione di contabilità e bilancio sono di una rigidità infame. Separare questo dalla pura inefficienza non è semplice. E' noto, ad esempio, che il grosso degli acquisti e/o dei pagamenti avvengano anovembre/dicembre.

 

Lo sconto (ex post) alla PA se paga in tempo non si può fare, almeno sino a quando i contratti sono affidati tramite appalto. La normativa non consente una clausaola del genere

dipende dal tipo di forniture. Da quando abbiamo avuto l'autonomia contabile (parlo di una piccola facoltà della Sapienza adesso accorpata) siamo passati sui libri da ricarichi del 20% o addirittura 40% a sconti del 15%-16%. 

E' noto, ad esempio, che il grosso degli acquisti e/o dei pagamenti avvengano a novembre/dicembre.

una leggenda metropolitana della Sapienza mormorava che il grosso dei pagamenti erano concentrati a luglio o a novembre per poter richiedere gli straordinari necessari a smaltire l'arretrato. Ma questo succedeva perchè i pagamenti erano centralizzati, e i reclami dei fornitori tanto arrivavano a chi aveva fatto gli ordini (yours truly soleva avere svolto tutti gli adempimenti di sua competenza nel giorno stesso che arrivavano libro e fattura), mica a chi non pagava... senza contare che "casualmente" non si riesce mai ad andare oltre il meccanismo banca-tesoreria-mandati, e avere il contratto per il servizio (lapsus freudiano, avevo scritto "sevizio") di tesoreria è un bel guadagno per la banca prescelta. Le carte di credito corporate, no, troppo complicato... just a view from inside

 

dipende dal tipo di forniture. Da quando abbiamo avuto l'autonomia contabile (parlo di una piccola facoltà della Sapienza adesso accorpata) siamo passati sui libri da ricarichi del 20% o addirittura 40% a sconti del 15%-16%.

Certo, ma (se ho capito che intendi) non è questo il punto. Chiaramente, se l'impresa sa che tu pagherai in tempo, ti applicherà un prezzo più basso che se sapesse che tu pagherai in sei mesi (che è ciò che il tuo esempio dimostra, se ho capito bene, e ciò che dico anch'io nel seguito del mio commento che citi). Il punto è cosa succede quando il tempo di pagamento non è noto ex ante (caso frequente). In tal caso, sarebbe bello poter scivere sul contratto di un appalto che il prezzo sarà:

   P-k*giorni di anticipo del pagamento rispetto alla scadenza prevista dalla legge

o qualcosa di simile. Ecco, questo è illegale, come ribadito dalla Commissione Europea nella nuova direttiva sul ritardo dei pagamenti.

Riguardo alla seconda questione che sollevi, la leggenda mi pare plausibile. Il momento in cui si concentrano i pagamenti dipende dalla natura della PA, dal suo regime di contabilità e da come viene finanziata. Da dati Consip (non pubblicati, ti tocca fidarti) emerge che gli acquisti sui sistemi Consip, per molte tipologie di beni/servizi hanno forti picchi tra novembre e dicembre. Ma questo fenomeno è molto più pronunciato per le amministrazioni centrali dello Stato rispetto a quelle periferiche o agli enti locali. In alcuni casi (mi pare, dovrei controllare) c'è effettivamente un picco, sia pur più basso, anche a inizio estate.

Un fatto certo è che, per una moltitudine di fattori (budget su spesa storica, dificoltà per chi risparmia ad appropriarsi delle risorse risparmiate, rigidità a spostare risorse tra capitoli di spesa / voci di costo e tra anni diversi, separazione dei ruoli tra chi acquista, chi paga e chi utilizza i beni/servizi acquistati) gli incentivi per chi fa gli acquisti sono distortissimi.

Prescrive invece interessi di mora (tipo euribor +7% o qualcosa di simile). Ma sono difficilissimi da esigere (se non per contratti "a canone", tipo contratti telefonici o simili, e infatti lì la mora la applicano). Si tratterebbe di fare causa alla PA, ma i tempi sono biblici, i costi elevati e la probabilità di esito positivo per l'impresa (mi dicono i miei colleghi giuristi che si occupano di appalti) bassissima.

Per una situazione come questa un'associazione come Confindustria dovrebbe essere ogni giorno sulle barricate, almeno sui numerosi giornali che i suoi soci possiedono.  Quanti anni sperano di andare avanti gli imprenditori italiani e quei pagliacci che fanno politica, con uno Stato ed una giustizia civile delle banane come questi qui descritti? A questo bordello dovrebbe pensare chi governa, altro che festa dell'unita' nazionale.

Condivido al 100%. Ma siamo chiaramente in un equilibrio che, per quanto subottimale, pare stabile assai.

La questione è di difficilissima gestione in quanto impatta su come sono fatti i bilanci, gli stanziamenti, le regole di contabilità dell'amministrazione pubblica. Come ho già detto, le imprese possono lagnarsi e rinegoziare informalmente i contratti. Così, si garantiscono di poter sopravvivere sfuggendo a una competizione genuina, di cui parla Michele (chè quando si compete c'è gente che poi nun gnaa fa!). E intanto si lagnano, chè quando ci si lagna un po' di elemosina ogni tanto arriva...

Visto che è venuta fuori la questione della P.A. cattiva pagatrice, vorrei chiedere un consiglio ai lettori di questo blog, che probabilmente hanno competenze legali e gestionali migliori delle mie. Capisco perfettamente Renato Cifarelli. Nel mio caso, le librerie commissionarie che ci forniscono non è che hanno molti clienti al di fuori delle biblioteche universitarie, non possono cercarsi altri clienti o uscire dal mercato, e nel mio piccolo cerco di garantire pagamenti in tempi rapidi, al massimo dilazionandoli di una o due settimane per cumulare più fatture e far risparmiare il costo della commissione bancaria.

Però adesso è uscita la l. 136 sulla tracciabilità dei flussi finanziari per gli appalti pubblici, e tutti i sistemi bibliotecari delle università italiane si stanno dannando per capire come adempiere agli obblighi (CUP ecc.), perché le amministrazioni si sono ovviamente mosse "hamfisted and braindead in CYA*" (e uno li capisce pure, i segretari amministrativi pagano di tasca loro la responsabilità contabile) e ti chiedono la procedura anche per un ordine di 50 €, come è successo a me. Senonché, a un certo punto un bibliotecario comunale di una cittadina veneta scrive a un blog di segretari comunali e chiede: "La legge parla di APPALTI, che sono una obbligazione a fare, mentre quando compro i libri in pronta consegna è una COMPRAVENDITA, cioè una obbligazione a dare e quindi non dovrebbe appplicarsi la normativa". 

Qualcuno mi sa chiarire l'arcano? E più in generale: ma la legge non poteva spiegare meglio l'ambito di applicazione? Gli uffici legali delle università non potevano analizzare la legge e indiduarne l'esatta applicazione, fare quesiti al ministero e quant'altro? Poi noi funzionari ci facciamo la figura dei burocrati fannulloni...

*CYA: pararsi quella parte che SB avrebbe flaccida, in amerikano...

 

Marino caro,

premesso che personalmente quest'idea è istintivamente suonata come un delirio, ho posto la questione a un mio collega (un giurista che si occupa specificamente di appalti pubblici). Riporto qui sotto la sua risposta.

[Per quanto mi riguarda, ti dico che ho sempre trovato assurdo che le università lascino la gestione degli acquisti e di tutt l'intricata normativa a riguardo in balia di bibliotecari, amministrativi, docenti capi di dipartimento ecc.) invece che mettere a punto strumenti efficienti di gestione (centralizzazione, linee guida chiare, strumenti informatici ecc.). Sono convinto che ci sia spazio enorme per migliorare i prezzi d'acquisto, le condizioni di acquito, i processi di acquisto]

Premesso che in questo fantastico mondo si può sostenere tutto e il contrario di tutto… mi pare un’operazione alquanto ardita sostenere che gli acquisti di libri effettuati da un’università XXX non ricadono nell’ambito di applicazione della normativa sulla tracciabilità, in quanto la natura dell’obbligazione assunta (di dare e non di fare) escluderebbe la ricorrenza di un contratto di appalto pubblico quanto piuttosto di un contratto di compravendita.

A parte il fatto che non si capisce per quale motivo – seguendo per assurdo il ragionamento prospettato dal nostro amico  – al legislatore non interesserebbe tracciare i movimenti finanziari conseguenti a “contratti di compravendita”, esistono (ahinoi) anche gli appalti pubblici di forniture, ossia appalti pubblici aventi ad oggetto l’acquisto (ovvero la locazione finanziaria ovvero la locazione ovvero l’acquisto a riscatto) di prodotti.

Se si trattasse di un’Amministrazione di altra natura ad acquistare libri/pubblicazioni (ossia non un’università), si potrebbe forse provare a sostenere che tali acquisti rientrano nelle spese minute e di non rilevante entità, necessarie per sopperire con immediatezza ed urgenza ad esigenze funzionali dell’ente (non compatibili con gli indugi della contrattazione e l’emanazione di un provvedimento di approvazione), rispetto ai quali la normativa prevede la possibilità per il cassiere di utilizzare il fondo economale (in tal modo sottraendoli di fatto agli obblighi di tracciabilità). Come ci dice l’AVCP, la gestione di tali spese “avviene secondo modalità semplificate sia per quanto riguarda il pagamento (per pronta cassa), contestuale all’acquisto indifferibile del bene o servizio, sia per quanto concerne la documentazione giustificativa della spesa”. Tuttavia, nel caso di un’università XXX ho qualche dubbio che possano essere considerati alla stregua di acquisti di non rilevante entità…

Né può aiutare il tuo amico la tipologia di procedura adottata per affidare la fornitura di libri (sono soggetti agli obblighi di tracciabilità, infatti, anche i contratti in economia, compresi gli affidamenti diretti)

Forse è meglio se si attrezza per tempo a chiedere il CIG!!

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