Brevi osservazioni sullo scudo fiscale

30 dicembre 2009 andrea moro e andrea moro

Il Ministero dell'Economia ha diffuso una nota in cui presenta come un grande successo l'operazione ''scudo fiscale''. Vorremmo sommessamente spiegare perché le cose non stanno così.

La prima cosa da osservare è che la nota del ministero pone parecchia enfasi sul fatto che adesso le norme internazionali sui paradisi fiscali sono assai più restrittive, per cui i capitali non rientrati hanno rischi molto più alti. Dice esplicitamente che è grazie a questo cambiamento strutturale che questo condono sarà l'ultimo. La nota afferma testualmente:

L'impegno dei principali Paesi del G20 è infatti nel senso che il tempo dei paradisi fiscali è finito per sempre. Portare o tenere i soldi nei paradisi fiscali non conviene più, nè economicamente nè fiscalmente. Il rendimento è minimo, il rischio è massimo

Se questo è vero (non abbiamo il tempo e gli strumenti per controllare) allora Tremonti ha veramente fatto un grosso regalo agli evasori e la sua aliquota del 5% è assolutamente scandalosa. Quindi delle due l'una: o il governo sta mentendo, e non c'è alcun cambio strutturale nel trattamento dei paradisi fiscali, oppure sta accusando se stesso di malversazione.

Proviamo a fare due conti a naso per avere un'idea migliore di ciò che ha significato lo scudo in termini di perdita del gettito futuro. Il riferimento normativo è qui. L'aliquota del 5% è equivalente alla sanzione minima prevista dalla legge sul monitoraggio dei capitali per la violazione dell'obbligo di dichiarazione (la sanzione massima è il 25%). Lo scudo fiscale in sostanza garantisce l'applicazione della sanzione minima, oltre a perdonare tutte le imposte dovute sui rendimenti antecedenti l'1/1/2009, compresi gli interessi legali. Inoltre, lo scudo ha alzato le sanzioni (per il futuro), portandole a un minimo del 10% e ad un massimo del 50%.

I capitali investiti all'estero vengono tassati con la stessa aliquota applicata su investimenti simili in Italia. Ipotizziamo dunque un'aliquota (preghiamo gli esperti fiscalisti di correggerci se sbagliamo) del 12,5% (cioè 1/8) per un capitale che abbia fruttato il 5% annuo per 8 anni. Le imposte dovute sarebbero ammontate a 5%*1/8*8 = 5% (ignorando gli effetti di composizione degli interessi, e cioè assumendo che gli interessi vengano prelevati dal conto, altrimenti le imposte sono di più). Le tasse sugli interessi non pagati insomma sono un altro 5% del capitale.

Se la legge invece di condonare avesse imposto la vecchia sanzione massima, 25% (come abbiamo scritto è stata aumentata al 50%), e avesse preteso il pagamento delle tasse non pagate negli ultimi 8 anni, allora prendendo un evasore su 6 si sarebbe ottenuto lo stesso gettito. Il tutto senza contare le sanzioni sul mancato pagamento delle imposte, che sono condonate del tutto, ma che vanno dal 120% al 240% dell'ammontare. A occhio e croce questo potrebbe rappresentare un altro 10% del capitale.

Quindi, in sostanza, la domanda che poniamo al Ministero è: veramente siete convinti che, con tutte le nuove norme anti-paradisi fiscali che vantate nel vostro comunicato, avreste acchiappato non più di un sesto dei capitali che ora sono rientrati?

Forse l'operazione ha senso dal punto di vista finanziario (prenderne 1 su 6 o anche 1 su 15 con il nostro sistema legale è altamente aleatorio, senza contare che si tratta di migliaia di persone, ci vorrebbe un esercito di controllori), ma se le cose stanno così è inutile fare i gradassi vantando chissà quali successi nella lotta ai paradisi fiscali. Oppure il ministero ha ragione, la lotta ai paradisi fiscali c'è ed è efficace. In tal caso lo scudo fiscale è stato un immenso regalo agli evasori e il gettito effettivo è largamente inferiore a quanto si sarebbe potuto ottenere senza scudo e con controlli e multe.

Un po' di altre osservazioni.

La prima è che vari esponenti governativi hanno lasciato intendere che il ''rientro'' dei capitali favorirà un aumento degli investimenti reali e quindi del PIL. L'enfasi è stata posta sul fatto che i capitali rappresentano ''il 6% del PIL'' (nota di colore: sui titoli nelle prime pagine online di Corriere e Sole 24 Ore hanno confuso gettito e imponibile, proclamando che il gettito dello scudo è stato pari al 6% del PIL; gli articoli per fortuna si limitano a copiare la velina del ministero e quindi sono corretti). Per esempio, questo è quello che ha dichiarato Calderoli all'agenzia AGI:

“Tanti complimenti e un sentito grazie al ministro Tremonti per la sua operazione riguardante lo scudo fiscale, che, visti i risultati, rappresenta la piu’ grande manovra economica di tutti i tempi”, ha dichiarato il ministro per la Semplificazione normativa in una nota.

“Non solo e non tanto per i quattro miliardi e 750 milioni di nuove entrate, comunque necessarie, ma soprattutto perche’ quasi 100 miliardi di euro rientreranno e verranno investiti in Italia, ridando ossigeno, vero e tanto, alla nostra economia”, ha spiegato.

La ''teoria'', apparentemente, è una variante del modello superfisso: le opportunità di investimento ci sono (coma facciamo a sapere che ci sono? Perché lo dicono Calderoli e Tremonti), ma gli indigeni non hanno soldi e nemmeno possono prenderli a prestito altrove. Basta quindi portare fisicamente i soldi nel paese e gli investimenti si fanno. Agghiacciante nella sua stupidità, ma non diversa dalla logica che ha portato alla proposta della Banca del Mezzogiorno. Che era più o meno questa: al Sud i soldi non ci sono, da fuori  non si portano, e per questo non si investe. Basta mettere i soldi a Caserta, Afragola e Barletta  e, voilà, finalmente i redditizi investimenti, che mancavano solo dei capitali necessari, verranno finanziati.

La seconda è che il ministero sembra essere abbastanza bravo a stimare quanti soldi ci sono all'estero. I 95 miliardi rientrati sono nell'intervallo di 80-100,  che era la stima più accreditata. Lo scudo è stato prorogato fino al 30 aprile 2010 e il gettito futuro è stato posto a 1 euro, seguendo una tradizione ormai consolidata di sottostimare le entrate aleatorie per creare ''riserve'' in caso di mancate entrate o sfondamenti di spesa in altri settori. Prepariamoci quindi a una bella discussione, nell'aprile-maggio prossimo, su come usare il ''tesoretto'' che deriva dallo scudo fiscale. Ci sarà da divertirsi.

60 commenti (espandi tutti)

Ovvi complimenti per la logica inequivocabile. Il Ministero strombazzando le fanfare dimentica la realtà: lo scudo, indiepndentemente dal succeso (finto: le stime loro, ufficiose, indicavano in 300 mld l'ammontare dei depositi italiani all'estero), è un vero e proprio condono tributario mascherato (i condoni tributari non dovrebbero essere più ammessi in Italia, il condizionale è d'obbligo).

Di fatto qualunque volta la GdF mi contesterà il reato di evasione per gli anni fino al 2009 io esibisco il mio attestato di "capitale scudato" e buonanotte: fine della verifica. Difatti prima dello scudo si leggevano continue notizie di "capitali scovati all'estero", adesso sono scomparse (le notizie, non i capitali), fermo restando che bisognerebbe sapere quanti di quei presunti capitali poi sono stati effettivamente recuperati.

Poi i capitali all'estero non significano niente: le multinazionali ce l'hanno per obbligo, le banche italiane (banca Intesa in primis) hanno almeno una filiale alle Isole Cayman, potrei averli guadagnati in Italia, pagato le tasse sopra e investito in un fondo "off-shore" con sede estera, da quel momento in poi è una transazione finanziaria, praticamente impossibile da tassare in Italia.

Concluderei: chi ha fatto "rientrare" i capitali aveva ben altri motivi per "scudare" che sostenere l'economia, se è vero che i capitali sono rientrati si dovrebbe vedere nella relazione della Banca d'Italia sui depositi bancari, ma è ancora troppo presto, certo che 100 miliardi di euro in più per la ricchezza della famiglie si dovrà vedere, ma dovremo attendere circa 6 mesi. Purtroppo fra sei mesi avremo altro di che parlare e, temo, nessuno si ricorderà dei 100 miliardi in più. Anche perchè io credo che ci saranno delle belle sorprese..

Poi i capitali all'estero non significano niente: le multinazionali ce l'hanno per obbligo, le banche italiane (banca Intesa in primis) hanno almeno una filiale alle Isole Cayman, potrei averli guadagnati in Italia, pagato le tasse sopra e investito in un fondo "off-shore" con sede estera, da quel momento in poi è una transazione finanziaria, praticamente impossibile da tassare in Italia.

Be', mica tanto: se hai capitali all'estero per legge li devi dichiarare, e se sei residente in Italia devi pagare tasse sui profitti che trai da transazioni che li coinvolgono. Poi, ricorda che anche le filiali estere di banche italiane sono soggette alla supervisione della Banca d'Italia, quindi in teoria ispettori del Tesoro potrebbero ottenere l'accesso ai relativi dati. All'estero, recentemente Gordon Brown ha ordinato alle banche regolate da Bank of England di riportare informazione su tutti i depositi offshore intestati a residenti in Gran Bretagna (e i governi tedesco e francese hanno addiritura ricettato informazioni rubate da impiegati bancari, rispettivamente in Liechtenstein e Svizzera).

Enzo il problema è che, secondo me, c'è confusione fra i "capitali illegalmente esportati" e i capitali detenuti all'estero, e la confusione è voluta, altrimenti si capirebbe che questo è un condono sic et simpliciter.

Se io pago le tasse e poi porto i soldi su un paese estero (dichiarandolo, ma non al Fisco che non c'entra niente, ma, ad esempio, con un bonifico con causale)  per investirli in qualunque cosa, il frutto di quei capitali là rimane, e non può essere tassato in Italia, a maggior ragione se, ad esempio, li investo in un fondo di investimento, o anche in un'impresa.

Altra cosa è se io detengo dei capitali all'estero di cui non ho l'origine (ad esempio portati in contanti dagli spalloni), allora il Fisco interviene, mi può chiedere conto di questi capitali, come si sono originati, e quante tasse ho pagato in Italia quell'anno per verificare la congruità della dichiarazione dei redditi con il capitale estero (fermo restando che trasportare denaro contante fuori dall'UE oltre un certo ammontare è illegale). Da lì in poi parte l'accertamento presuntivo (presume che quei soldi siano frutto di attività in nero), da cui poi nascono multe, sanzioni, interessi. Se io dico: tu hai dei soldi all'estero di cui non potresti mai giustificare la presenza (esempio: dichiaravo 10.000 euro e ho un patrimonio di 1.000.000 di euro in un deposito estero, la data di nascita del deposito coincide con l'anno fiscale in questione), dammene il 5% e basta, arrivederci e grazie, io ho condonato l'evasione, non il capitale.

E' una cosa abbastanza semplice, ma di cui non se ne trova traccia, se non in vaghi accenni.

E concordo con il commento di un altro lettore, che la massima parte dei capitali sono rientrati con il "rimpatrio giuridico", per questo sono curioso di vedere i dati fra sei mesi sul patrimonio delle famiglie italiane.

Ancora due banali considerazioni: 100 mld di euro sono una bella cifra: se si fosse riversata in Borsa ne vedremmo gli effetti, ma non mi sembra che ci sia stato un boom di Borsa, nè c'è stato un boom immobiliare, insomma questi soldi nell'economia italiana non si vedono, e non credo proprio che chi detiene capitali all'estero li riporta in Italia per tenerli su un conto corrente allo 0%.

Insomma, qualcuno ha un'idea di dove siano finiti questi soldi?

Se io pago le tasse e poi porto i soldi su un paese estero (dichiarandolo, ma non al Fisco che non c'entra niente, ma, ad esempio, con un bonifico con causale)  per investirli in qualunque cosa, il frutto di quei capitali là rimane, e non può essere tassato in Italia, a maggior ragione se, ad esempio, li investo in un fondo di investimento, o anche in un'impresa.

Purtroppo cio' non e' vero: come fortunato residente in Italia (ma e' lo stesso in molti altri paesi), tu sei tassato sui tuoi redditi in tutto il mondo (e forse anche nell'intera galassia). Pertanto, sei tenuto a dichiarare tutti i tuoi introiti e pagarci le tasse in Italia, eventualmente recuperando, tramite un trattato fiscale, quel che hai gia' pagato nella giurisdizione dove hai investito. E ringrazia che non sei cittadino o Green Card holder della Land of the Free, altrimenti l'obbligo ti resterebbe anche se espatriassi (e se rinunciassi a questo status "privilegiato" restituendo il passaporto o la Green Card avresti da pagare altre tasse in conto capitale, grazie all'Expatriation Tax istituita a suo tempo dall'amministrazione Clinton).

Mica per altro l'Unione Europea ha insistito tanto a far ingoiare l'European Savings Directive a paesi non-EU come Svizzera e alcune altre giurisdizioni sotto il tallone di Gordon Brown (Isole del Canale, Isola di Man, Caymans etc.). Ci hanno provato anche con Hong Kong e Singapore, ma sinora ricevendo poca attenzione.

Beh, forse parliamo la stessa lingua senza saperlo...

1. Sulle rendite finanziarie (generico) si applica una ritenuta del 12,5 %, a titolo definitivo, nel caso la rendita sia in un paradiso fiscale è tassata per intero, altrimenti dedotte le tasse già pagate in loco. Ma tu dimmi che possibilità ha il fisco di recuperare un centesimo fino a quando io non smobilizzo le quote del fondo e magari le ho intestate a un trust fiduciario. Te lo dico io: nessuna, a meno di non fare rogatorie su rogatorie, sempre che nel frattempo non ho cominciato a far girare quei soldi, tenendo sempre conto che l'origine è dichiarata (quindi il Fisco non può opporre la illegalità della fonte).

2.Poi ci sono sempre Singapore e Hong Kong, dove Craxi (che aveva fior di consulenti) aveva spostato i soldi, e su cui nemmeno Di Pietro riuscì ad arrivare... ma io questo non lo volevo dire, però visto che lo hai detto tu mi ci accodo.

Ribadisco: è l'origine dei soldi che ti salva o che ti perde, fermo restando che chi ha fatto le cose illegalmente ha vinto un superenalotto con i fiocchi...

Io distinguerei due aspetti, altrimenti si cade nella confusione che gia' caratterizza quello che appare sulla stampa su quest'argomento:

- La tassazione prevista dalla legge

- Quella che puo' essere applicata senza essere facilmente evasa.

1. Dal primo punto di vista, c'e' poco da fare: secondo la legge italiana (e anche quelle EU, US, e di molti altri paesi) un residente deve dichiarare i propri investimenti all'estero e pagare le tasse sui loro proventi (interessi, dividendi e plusvalenze). In NESSUN caso si tratta di una ritenuta d'acconto: questa, quando c'e', e' prelevata dal paese estero come tassazione locale; nel paese di residenza dell'investitore il prelievo, se previsto, e' effettuato in seguito alla dichiarazione dei redditi (il che non significa che non possa essere a cedolare secca, come ad esempio in Italia dove l'aliquota e' del 12.5% esattamente come per le rendite finanziarie locali). Un'eventuale doppia tassazione (nel paese dell'investimento e in quello di residenza dell'investitore) puo' spesso essere alleviata da trattati fiscali. In taluni paesi (p.es. Hong Kong, che tassa unicamente i redditi localmente prodotti e in ogni caso esenta le rendite finanziarie anche se locali) i residenti sono esenti da tale obbligo; in altri (p.es. Malaysia) la tassazione e' "on remittance basis", il che significa che i proventi di rendite finanziarie estere sono esentasse finche' restano all'estero, e vengono tassati solo all'entrata. I dettagli variano da paese a paese e nel tempo, per cui vanno sempre analizzati attentamente caso per caso.

2. Poi c'e' la questione dell'evasione, e quella ad essa connessa della trasparenza. Siccome dichiarare sopntaneamente le rendite estere e' un'attivita' che gode di scarsa popolarita' presso i contribuenti, l'Unione Europea qualche anno fa emise una direttiva detta ESD (European Savings Directive, in vigore da luglio 2005) che vincola i propri stati membri, piu' la Svizzera e alcune dipendenze coloniali britanniche e olandesi (ma NON altre giurisdizioni extraeuropee come Hong Kong, Singapore, Dubai etc.), a offrire ai risparmiatori che risiedono in un paese dell'Unione Europea un'alternativa: o le informazioni fiscali vengono trasmesse al paese di residenza, oppure le rendite vengono colpite da una ritenuta d'acconto che viene poi versata in modo anonimo al paese di residenza. Per qualche ragione misteriosa, questa direttiva si applica solo a interessi bancari e di obbligazioni (compresi fondi moneta e obbigazionari), ma non a dividendi o rendite di fondi azionari. L'aliquota e' piuttosto elevata: al momento del 20% e a partire dal 1 luglio 2011 salira' al 35%.

Per quel che riguarda la trasparenza, questa dipende da due cose:

- Esistenza di trattati fiscali bilaterali (p.es. contro la doppia tassazione, o l'ESD di cui sopra) che implicano lo scambio automatico di informazioni tra le autorita' fiscali delle due giurisdizioni contraenti

- In assenza di trattati, una sentenza della locale magistratura (Court Order) che imponga all'istituzione finanziaria di divulgare informazioni a terzi (p.es., inquirenti del paese di residenza dell'investitore). In questo caso, il magistrato deve ricevere evidenza di reati penali commessi dal risparmiatore, e nel caso dei conti in Hong Kong di cui Craxi era sospettato essere beneficiario gli inquirenti non furono abbastanza convincenti. Ma tutto questo non c'entra con l'applicabilita' o meno dell'ESD (che all'epoca neppure esisteva)

Ultimamente i paesi OCSE, che dopo la recente crisi finanziaria si ritrovano con giganteschi debiti da pagare, hanno intensificato gli sforzi volti a identificare e tassare, e possibilmente rimpatriare, i soldi che i propri residenti tengono all'estero. La cosa e' stata mascherata da "lotta alle nefaste attivita' degli hedge funds" (come se la crisi finanziaria fosse stata causata da loro e non dalle banche locali che davano mutui a cani e porci), e si e' concretizzata in una richiesta di totale trasparenza nella fornitura di informazioni fiscali. A maggio 2009 tutte le giurisdizioni avevano almeno espresso l'intenzione di cooperare e percio' la "lista nera" dei kattivi e' restata vuota. Peraltro, il nostro solerte Ministro dell'Economia ha gia' pronta una sua propria lista nera basata non sulla trasparenza (cosa che presumibilmente dispiacerebbe al suo capo), ma sul fatto che non si pagano abbastanza tasse societarie, e questa include anche la Perfida Albione. Marco, secondo me questa lista e' dedicata a te :-)

C'è una cosa che mi piacerebbe capire, l'anno scorso quando le stesse persone che ora vantano l'utilità di questi capitali rientrati per il rilancio dell'economia, e quindi ritengono che i capitali disponibili per investimenti produttivi scarseggino in italia dicevano esattamente la cosa opposta per giustificare l'utilità del famigerato e mai partorito piano casa, dato che parlavano di 65 miliardi di euro che sarebbero entrati in circolo grazie alle ristrutturazioni edilizie, e questo se capisco bene dovrebbe significare che valutavano una grossa quantità di risparmi che aspettavano solo l'occasione per fruttare ma non la trovavano.

Chi ha ragione quelli di ieri o quelli di oggi?

Assolutamente corretto, Pietro. Questa è gente che brancola nel buio e non ha alcuna idea coerente di ciò che serve.

Incidentalmente, bastano un paio di commenti su nFA per leggere cose di gran lunga più sensate di quelle che si leggono sui principali giornali. Non so se esserne lusingato come redattore o preoccupato come italiano.

Certo, Sandro. Non è strano, però, dal momento che una buona parte dei commentatori, qui, conosce l'argomento di cui si parla e ciò limita - sebbene non escluda totalmente - le posizioni preconcette.

Si ha quasi l'impressione, invece, che per i principali giornali (e non solo quelli: provate a leggere i quotidiani locali ......) sia obbligatorio riportare le comunicazioni ufficiali, così come arrivano. Oppure, la posizione espressa dai politici di riferimento, sia essa plausibile o meno. Poi, magari, qualche commentatore si occupa di elaborare giustificazioni a quanto scritto, talvolta con efficacia, talaltra con l'involontaria comicità che scaturisce dalla indifendibilità dell'argomentazione.

Manca sempre il controllo preventivo di coerenza e, spesso, anche della banale aritmetica alla base delle affermazioni, e ci si ritrova a chiedersi se la causa sia l'incompetenza o la malafede. Oppure, semplicemente, la fretta. Ne risulta evidente quella che a me pare un'assenza di rispetto per il lettore, forse agevolata dalla consapevolezza della bassissima numerosità di coloro che sono in grado di accorgersene ....

Se i giornali ripetono le comunicazioni ufficiali puó voler dire due cose:

a) i giornalisti sono servi

b) i giornalisti sono anche più incompetenti dei politici

Personalmente propendo per "b".

Se i giornali ripetono le comunicazioni ufficiali puó voler dire due cose:

a) i giornalisti sono servi

b) i giornalisti sono anche più incompetenti dei politici

Personalmente propendo per "b".

Perche' scegliere tra le due interpretazioni, quando entrambe sono corrette?

E' anche utile aggiungere che le entrate dello scudo, che per definizione sono una tantum e quindi non ripetibili in futuro, sono soprattutto servite a "coprire" la gran parte delle spese correnti aggiuntive disposte con la legge finanziaria.

Tali spese, però, hanno il brutto vizio di essere strutturali e quindi si presenteranno anche nei prossimi anni, quando lo scudo sarà solo un ricordo: con cosa verranno finanziate ?

Tali spese, però, hanno il brutto vizio di essere strutturali e quindi si presenteranno anche nei prossimi anni, quando lo scudo sarà solo un ricordo: con cosa verranno finanziate ?

Con il prossimo condono / sanatoria generalizzata. Che altro?

Il Ministro ha già parlato più volte di una generale prossima riforma fiscale: famiglia, lavoro, ecc. Con l'avvio di un nuovo sistema, non resta altro che "tirare una riga" sul passato.  

 

"Con l'avvio di un nuovo sistema, non resta altro che "tirare una riga" sul passato" è esattamente la giustificazione che Tremonti ha dato per il condono del 2001, sai che novità

Quanto pessimismo! Quanta sfiducia! Siete iscritti d'ufficio alla categoria dei disfattisti. Basta leggere Il Giornale per ricredersi e constatare le mirabilie realizzate dal Governo di colui che ci è stato donato dalla Provvidenza: Fisco, la lotta all'evasione frutta oltre 7,5 miliardi: un incremento del 7,5%

Interessante è vedere come Equitalia "recupera" i ruoli, essendo gli stessi esecutivi ope legis, senza possibilità per il contribuente di obiettare alcunchè: noi ci siamo trovate delle multe (mai notificate), ma già esecutive: o paghi, o fai ricorso, ma nel frattempo ti bloccano l'auto.

O, peggio ancora, ci siamo trovati degli immobili pignorati provenienti dall'eredità di mio padre, immobili pignorati per valori inferiori ai 1.000 euro (anche se la legge prevede il pignoramento solo sopra gli 8000 euro), e per tasse non pagate del 1992, con pignoramento del 2007.

Il nome appropriato sarebbe "Iniquitalia". Io ho personalmente contribuito (fino ad oggi) con 1.300,00 per tributi e multe di cui nessuno ha mai saputo niente, ma divenute inoppugnabili... se non ricordo male si chiamerebbero estorsioni.

anche a me e' successo. mi hanno pignorato una casa per un debito di poche centinaia di euro. e la cosa piu' bella e' che: 1) il debito non c'era, errore loro, ma c'era un credito - sempre di poche centinaia di euro - che comunque non ho ancora visto, 2) che poiche' sono iscritto all'aire, la notifica consiste in una nota alla bacheca dell'aire al comune di milano - quando torno a milano una scappata all'aire la faccio sempre, giusto per vedere.... :)

.... la comunicazione in materia di lotta all'evasione fiscale assume risibili toni trionfalistici.

Da che mi ricordo - e non sono più un ragazzino - ogni relazione di fine anno vanta imprese mirabolanti, risultati talmente straordinari da risolvere definitivamente il problema.

Inutile dire, peraltro, che la realtà si discosta grandemente dagli annunci e che, purtroppo, i metodi - troppo spesso ricattatori - utilizzati da lorsignori sono indegni di un Paese che si dice civile: a me, senza alcun rispetto per l'autorità costituita, vien sempre voglia di commentare con una pernacchia liberatoria  ......

Ci siamo dimenticati di segnalare che lo scudo fiscale perdona anche il pagamento degli interessi legali sulle somme evase negli anni passati (l'articolo ora e' stato corretto). Si tratta del 2.5 % annuo dal 2004 al 2008 e del 3% per il 2008. 

Naturalmente la vostra argomentazione logica è inoppugnabile. Il problema è che si tratta di una argomentazione piuttosto evidente ma nonostante qs non è stata utilizzata dall'"opposizione" per contrastare il provvedimento (che siano stati d'accordo anche loro...?). A onor del vero va detto che anche Tito Boeri accennava a questo in un articolo apparso ieri su Repubblica.  Rimanendo in tema di logica  aggiungerei che ai vari Calderoli, Tremonti, Castelli ecc., che sostenevano che misure analoghe erano state adottate anche dai principali paesi come USA, UK, Germania, ecc., bastava dire che si era disposti a votare in parlamento lo scudo fiscale italiano purchè fosse sostanzialmente identico a quello di tali paesi (quindi non lo scandaloso 5%, ma una aliquota fiscalmente più sensata). Troppo complicato per le teste fini dei ns politici ?

L'ultima questione è "Quanti dei soldi scudati rimarrà effettivamente in Italia"? L'anonimato non aiuta.

Ho letto qualcosa su una misura analoga USA... stay tuned

quindi non lo scandaloso 5%, ma una aliquota fiscalmente più sensata

Anche se mi pare brutto dirlo, l’aliquota del 5% è congrua, data la struttura delle sanzioni, i tassi di rendimento, i termini di decadenza per l’accertamento di imposte evase e la probabilità di essere pizzicati. L’aliquota è congrua, per quanto apparentemente bassa. 8 anni è il periodo di decadenza per l’accertamento solo se vi è un reato penale collegato (art. 37 d.legge 223/2006qui detto semplificato ), in genere il termine è di 5 anni (+1 se omessa presentazione dichiarazione). Assumendo comunque gli 8 anni come periodo di riferimento di redditi da recuperare, e considerando le sanzioni massime, allora avremmo una sanzione del 50% sul capitale nascosto alla quale andrebbe aggiunto un 240% sul reddito non dichiarato (quel 5%=5%*1/8*8anni) che in totale fa una sanzione di 50%+3,4*5%=67%. Ma se la probabilità di essere pizzicati in un dato arco di tempo è, per ipotesi, 1/6 allora, il valore atteso è pari all’11%, da confrontare con l’obolo del 5% che uno pagherebbe con il condono. Se la probabilità di essere pizzicati è più bassa ancora, facciamo 5-10%, allora siamo tra l’3,3 e il 6,7%, cioè non distante dal condono. Con le nuove aliquote minime, seppur più alte di quelle precedenti, del 25% e 120%, invece la stima fa scendere il costo-opportunità tra l’1,8 e il 3,6%. Se poi non vi è reato  collegato  i termini di decadenza sono di 5 anni, allora il costo-opportunità scende drammaticamente ancora: 3-6% a seconda se si applichino sanzioni minime o massime.

Mi pare quindi che per un evasore sia equo in termini probabilistici, per quanto ingiusto come può essere il gioco d'azzardo. Per quelli che hanno occultato capitali per ragioni extratributarie andrebbe fatto tutto un altro discoro.

Gli americani con il Foreign Account Tax Compliance Act of 2009 pensano di utilizzare un approccio opposto: tassare tutti di più tranne quelli che fanno outing. Però la norma non è ancora approvata.

A titolo di rudimentale analisi controfattuale si puo' prendere il flop dell'amnistie fiscale francese; 1400 casi per un totale di € 500 milioni rientrati. In pratica neanche recuperano i costi amministrativi:

http://www.lefigaro.fr/conjoncture/2010/01/02/04016-20100102ARTFIG00139-la-cellule-de-degrisement-de-bercy-a-ferme-ses-portes-.php

"On n'attrape pas des mouches avec du vinaigre" (non si pigliano le mosche con l'aceto)

Il dato basilare su cui si basa la stima di F. Lovecchio è la "probabilità di essere pizzicati". Ex ante o ex post ? Ciò che è accaduto fino ad oggi non è un indicatore valido di ciò che accadrà in futuro agli "esportatori iollegali di capitali". Infatti, secondo l'esimio ministro GT si apre una nuova era in cui i paradisi fiscali sono destinati a scomparire ergo la "probabilità di essere pizzicati" dovrebbe crescere sostanzialmente e veleggiare verso l'unità (o almeno qs è la logica conseguenza alla premessa del ministro). Quindi, il fatto che abbia stabilito una aliquotà del 5% significa che: a) GT non crede a ciò che dice oppure b) intende fare un regalo a qualcuno. Non vedo altre possibilità.

il fatto che abbia stabilito una aliquotà del 5% significa che:

a) GT non crede a ciò che dice oppure

b) intende fare un regalo a qualcuno

Più probabilmente - a prescindere dal fatto ch'egli, personalmente, creda o meno a quanto va assicurando per il futuro - penso sia consapevole della scarsa credibilità di simili minacce, in un Paese che ha visto ripetuti condoni (anche per sua stessa mano) e nel quale, in generale, l'attendibilità dei proclami provenienti dai ministri di governi d'ogni colore ha sempre rasentato lo zero assoluto .......

non è stata utilizzata dall'"opposizione" per contrastare il provvedimento (che siano stati d'accordo anche loro...?)

è una domanda retorica vero?

Lo scudo fiscale è passato per un soffio, grazie alla colpevole assenza dell'opposizione dalle aule (assenze giustificate adducendo i più fantasiosi motivi).

Esatto Corrado. Ma questa è una storia che val la pena di essere ricordata e ridetta, perché è importante capire in quali abissi di ridicolo i dirigenti del PD sono riusciti a far precipitare il partito.

Lo scudo fiscale venne salvato dall'opposizione non in una ma in due occasioni, a distanza di pochi giorni l'una dall'altra. Il 30 settembre la pregiudiziale di incostituzionalità venne respinta per 267 voti contro 215. L'opposizione conta su 279 voti. Immediata fu la denuncia delle assenze, soprattutto nel PD, che permisero il salvataggio. Qui trovate l'elenco degli assenti.

Ma non bastò. Nel mezzo delle polemiche roventi sulle assenze di due giorni prima il 2 ottobre venne votata la legge. Voti a favore 270, voti contro 250. Di nuovo, fu l'assenza di 29 deputati dell'opposizione che garantì il passaggio del provvedimento. La lista degli assenti a questa votazione la trovate qua.

Commentando prima, facevo lo spritoso parlando di pessimismo. Ma anche se con i 'se' non si va da nessuna parte, tremo al pensiero della bocciatura dello scudo fiscale che comunque fa entrare soldi veri e freschi pur se spesi malissimo. Il ministro insigne dell'economia cosa mai si sarebbe inventato?

Il nostro caro ministro è anche bugiardo. Dice nella nota:

Su questo volume, il 98% è fatto da rimpatri effettivi in Italia e vale "ben oltre i 6 punti di Pil".

La televisione della Svizzera Italiana dice che almeno il 30% dei capitali scudati in Svizzera sono stati dichiarati con il "rimpatrio giuridico".

Se fosse vero quello che dice Tremonti l'effetto dello scudo sui capitali detenuti in svizzera sarebbe di poco superiore ai 6 Miliardi.

 

A proposito degli effetti dello scudo fiscale nostrano (in particolare sul finanziamento delle imprese italiane) vi segnalo questo pezzo che ho scritto con Andrea Frazzini per il sito "NelMerito".

http://www.nelmerito.com/index.php?option=com_content&task=view&id=914&Itemid=1

Evviva il dialogo e la concorrenza tra i blog di economisti! In attesa che si instauri lo stesso dialogo con i nostri colleghi i maghi... E btw buon anno.

 

Evviva indeed, e buon anno anche a te. Consiglio a tutti di leggere l'articolo che Riccardo ha linkato. Non posso fare a meno di copiaincollare qua la chiusura dell'articolo, perché è veramente troppo bella.

Dall’altra parte, al fine di convincere il pubblico che lo scudo sia l’ultima possibilità per evitare sanzioni pesantissime, il ministro Tremonti si è espresso in termini chiari: "[...] chi continuerà a tenere i soldi in Svizzera sappia che sono soldi morti"3. Peccato che la lungimirante intervista risalga al dicembre 2001, in occasione del primo scudo.

(3) "I soldi in Svizzera? Sono morti. Il segreto bancario cadrà nel 2002". Intervista a Giulio Tremonti, di Ferruccio de Bortoli, Corriere della Sera, 23/12/2001.

Grazie Sandro per la citazione!

In effetti quando ci sono problemi di "incoerenza temporale" (come nel caso di un condono fiscale) è divertente assai trovare qualche bella dichiarazione che risale al condono precedente. E fare finta che sia stata pronunciata l'altro ieri...

Al ministro dell'economia non sembrano piacere gli economisti. Vogliamo dunque trovare un terreno comune per farci capire? Ebbene, penso che la risposta giusta consista nel tradurre le intuizioni dei modelli economici in piccoli escamotage retorico-letterari. Non si tratta di farsi capire soltanto dal ministro o chi per esso, ma dalle molte persone che non hanno studiato economia, ma che sono in grado di capire l'intuizione sottostante. Ad esempio basandosi sulla propria esperienza personale, in cui le "promesse da marinaio" (cioè le promesse non credibili) molto probabilmente non mancano.

L'articolo è interessante ma una cosa non mi è chiara. Se lo "scudatore ter" investe in immobili perde il beneficio dell'anonimato (a cui sembrerebbe tenere molto) oppure no?

Perché? Se uno porta in Italia qualche milione di euro con lo scudo questi soldi, immagino, andranno messi da qualche parte. L'anonimato garantisce che in nessun documento ufficiale accessibile ai più sia visibile il nome dello scudatore.

Poi, certo, se qualcuno appare improvvisamente avere forti disponibilità di fondi da investire qualche sospetto lo desterà. Questo vale sia che compri immobili, sia che compri titoli di stato, sia che li lasci depositati su un conto corrente. Magari è vero che l'acquisto di immobili è più visibile. In ogni caso comunque lo scudatore può solo destare i sospetti dei curiosi, visto che quello che fa è completamente legale e nessuno può chiedergli ufficialmente come ha fatto quei soldi. Credo sia questo l'anonimato a cui i più tengono. 

Io non pensavo ai sospetti dei curiosi, ma a quelli dell'Agenzia delle Entrate, della Guardia di Finanza etc. L'acquisto di immobili è uno dei casi che fa scattare il c.d. "redditometro".

Lo scudo copre per il passato, ma non per il presente o per il futuro. Se lo scudatore ha evaso in passato, dovrà essere irreprensibile per il futuro (e dovrà esserlo stato per tutto il 2009, non coperto dal provvedimento). Quindi o una conversione tipo quella dell'Innominato dei Promessi Sposi oppure i capitali dovranno essere impiegati in modi meno visibili.

Giusta osservazione. Effettivamente non so come funzionino le cose in questo caso. Immagino che, alle strette, se la GdF fa troppe domande il titolare può pur sempre far valere la legittimità dei suoi fondi scudati, ma è pur vero che rischia che gli contestino irregolarità sui redditi del 2009.

E' una questione fondamentale come verranno utilizzati questi soldi più che l'una tantum del 5%. Evidentemente, se sono stati portati all'estero è perchè gli scudatori non ritenevano conveniente investirli in attività local-nazionali.

Ora mi vengono i brividi solo a pensare che tale fiume di denaro venga messo (anche anche in parte) in nuovi immobili: già nell'ultimo decennio si è costruito quanto negli anni del boom, lasciando spesso intieri quartieri semi vuoti (in Veneto è facile vederli, soprattutto nella direttrice Venezia-Padova).

E' possibile prevenire tali investimenti disincentivandoli a dovere? Non sarebbe ora il momento di incanalare tale flusso verso centri di ricerca (non fanno cosi al Caltech) e sviluppo di prodotto?

Una cosa sola ci sarebbe da fare nel settore edilizio: rendere efficiente dal punto di vista energico l'esistente (anche con produzione da rinnovabili) e recuperare il patrimonio edilizio storico a nuove funzionalità: come si potrebbe portare il cavallo a bere da queste parti?

Tecnicamente non ci sono molti problemi: per quanto riguarda l'eccesso di immobili disponibili (anche in cattivo stato) basta aumentare l'ICI sugli immobili "non prima casa"; per le "prime case" l'attuale maggioranza ci ha fatto una campagna elettorale e non credo voglia smentirsi cosí presto.

Invece per quanto riguarda l'efficienza energetica degli edifici ci sono già delle detrazioni fiscali; basterà prorogarle e magari arrotondarle.

E' una questione fondamentale come verranno utilizzati questi soldi più che l'una tantum del 4,5%. Evidentemente, se sono stati portati all'estero è perchè gli scudatori non ritenevano conveniente investirli in attività local-nazionali.

Puo' darsi di no: forse sono profitti accumulati fuori con transfer pricing, pagandoci meno tasse. La cosa e' molto comune p.es. per aziende cinesi in Hong Kong: mica per niente la meta' dell'export della Cina passa di qui! Poi i capitali accumulati in Hong Kong (in valuta estera, quindi eludendo anche il forzoso cambio in Yuan a cui sono invece soggetti i profitti realizzati in Cina) vengono riinvestiti in conto capitale in Cina e considerati FDI (investimento estero diretto), cosa che fino a gennaio 2008 attraeva ulteriori facilitazioni fiscali. Nel 2002, su 52 miliardi di dollari di FDI, 19.2 ufficialmente provenivano da Hong Kong, e 6.15 dalle Isole Vergini Britanniche (che ovviamente rappresentano solo il paese di registrazione dei veicoli offshore usati per l'investimento, non certo quello d'origine dei fondi). La distribuzione e' rimasta simile anche negli anni successivi: questo diagramma si riferisce agli anni 1990-2004.

Actual Foreign Direct Investment (FDI) by Country of Origin, 1990-2004

Source: National Bureau of Statistics of China, 2005; MofCOM
Note: At current prices. Percentages represent cumulated FDI between 1990 and 2004.

Curiosamente, pare che al governo cinese la cosa non dia alcun fastidio: in Shenzhen per strada si vedono spesso pubblicita' di ditte che forniscono servizi di formazione societaria nelle B.V.I....

Si, certo le misure ci sono già. Ma qua trattasi di evitare qualche altro milione di metri cubi di case sfitte ed invece impiegare quei soldi per risistemare l'esistente: per questo non basta la detrazione del 55% serve imporlo per legge (come fanno in Alto Adige o in Inghilterra dal 2019).

Le agevolazioni ICI che possono già mettere in campo i comuni sono largamente insufficienti a stimolare investimenti, che per il patrimonio storico della penisola sono ingenti (e superiori a costruire il nuovo).

E chi ha parlato di agevolazioni ICI? Al contrario per evitare di avere tante case sfitte basta tassarle: si aumenta l'ICI e contestualmente la si rende detraibile ai fini IRPEF per il reddito di locazione. In questo modo per chi affitta la misura sarà fiscalmente neutra o addirittura vantaggiosa, mentre chi tiene sfitto pagherà per questo privilegio.

L'imposizione per legge dell'efficienza energetica (non conosco la situazione in AA e UK) mi sembra rigida e di difficile applicazione; forse potrebbe funzionare per le case di nuova costruzione, ma per l'esistente? Se il proprietario dice che non ha soldi per i lavori che fai? Lo espropri? E poi se la casa è abitata solo poche settimane all'anno, come tante seconde e terze case, è davvero indispensabile coibentarle a regola d'arte? Se il 55% di agevolazione, che a me sembra generosa, fosse ancora insufficiente al limite si potrebbe fare un altro ritocco alle accise sui combustibili: per esempio non vedo perchè il gasolio per riscaldamento debba costare meno di quello per autotrazione: sono esattamente la stessa cosa, e inquinano allo stesso modo.

Un problema si pone per le case in affitto: in questo caso l'investimento lo deve fare il proprietario, mentre il risparmio nelle spese di riscaldamento beneficia l'inquilino, quindi non c'è un incentivo corretto. Credo comunque una soluzione si possa trovare anche per questo.

E chi ha parlato di agevolazioni ICI? Al contrario per evitare di avere tante case sfitte basta tassarle: si aumenta l'ICI e contestualmente la si rende detraibile ai fini IRPEF per il reddito di locazione. In questo modo per chi affitta la misura sarà fiscalmente neutra o addirittura vantaggiosa, mentre chi tiene sfitto pagherà per questo privilegio.

In realta' tenere una casa sfitta non e' poi 'sto gran privilegio, dato che non rende nulla e costa in ICI, spese di condominio e manutenzione. Se le case in Italia non sono affittate e' a causa della scarsa convenienza a farlo, in particolare dei vincoli legali sui termini del contratto e l'estrema difficolta' a liberarsi dell'inquilino una volta che questo si e' insediato.

Utile e interessante intervento di Maria Cecilia Guerra su La Voce. Sulla questione del ''rientro in Italia dei capitali'' chiarisce quanto segue:

Le modalità attraverso cui aderire allo scudo fiscale, regolarizzazione e rimpatrio, sono infatti tre.
1) La regolarizzazione, con cui si permette di mantenere all'estero il denaro e le altre attività per le quali si era violato l’obbligo del monitoraggio (evitando quindi la tassazione dei rendimenti in Italia). È consentita solo nel caso in cui le attività siano detenute in paesi dell’Unione Europea, nonché in paesi che consentono un effettivo scambio di informazioni in via amministrativa. Ne sono quindi escluse sia la Svizzera sia San Marino. È una modalità poco gradita perché non garantisce l’anonimato.
2) Il rimpatrio, che si distingue in:
2a) rimpatrio vero e proprio: i capitali vengono fisicamente depositati presso un intermediario abilitato italiano.
2b) rimpatrio giuridico: un intermediario abilitato residente in Italia assume formalmente in custodia, deposito, amministrazione o gestione il denaro e le attività finanziarie detenute all’estero, senza che si proceda al materiale trasferimento delle stesse nel territorio dello Stato. (1)
Quanti dei “rimpatri effettivi” citati dal Mef sono in realtà solo rimpatri giuridici? Al momento non si può saperlo: l’unica informazione di cui il ministero può disporre riguarda infatti quella relativa al versamento dell’imposta sostitutiva, che avviene secondo due soli “codici tributo”, l’uno relativo ai rimpatri (complessivamente intesi) l’altro alle regolarizzazioni.

In sostanza, dovremo aspettare che la Banca d'Italia pubblichi le statistiche sui movimenti di capitale per capire quanti fondi sono effettivamente rientrati (e magari usciti nuovamente) nell'ultimo trimestre del 2009.

Scusa Sandro ma in considerazione della nota (1), per quale motivo dovremmo essere interessati alla distinzione tra 2a e 2b? L'importante non è che da (data rimpatrio) in poi paghino le imposte in Italia?

Scusate, mi ero dimenticato di riportare la nota (1).

(1) Si parla ugualmente di “rimpatrio” perché in forza dell’incarico ricevuto l’intermediario residente in Italia assume tutti i compiti rilevanti ai fini degli adempimenti tributari (applicazione delle ritenute e delle imposte sostitutive e comunicazioni all’amministrazione finanziaria dei redditi soggetti a ritenuta a titolo d’acconto) che sono previsti dalla normativa italiana indipendentemente dal luogo di effettivo deposito delle attività.

Ovviamente Vincenzo, che è un volenteroso, se la è letta dal link. Vincenzo, hai ragione che le tasse sui redditi da capitale affluiranno all'erario italiano (o almeno credo, la tassazione transnazionale è tema complicato che conosco quasi per nulla).

Però qua il punto è un altro: è vero oppure no che questi soldi veramente rientrano in Italia per essere investiti? Questo è quanto affermano Tremonti e Calderoli quando parlano della ''più grande manovra della storia'' e di boccata d'ossigeno per le imprese.  In questo senso fa effettivamente differenza se i soldi restano su un conto estero ma sono dati in custodia a intermediario italiano oppure vengono effettivamente portati in Italia, assumendo che la propensione a investire in Italia dei fondi depositati in Italia sia più alta che quella dei fondi depositati all'estero.

A me continua a sfuggire la reale portata quantitativa del fenomeno. In un mondo senza imperfezioni nel mercato dei capitali non ha alcuna rilevanza se i fondi sono in Italia o meno, l'unica cosa che conta è che ci siano opportunità d'investimento da finanziare. Sappiamo che i mercati dei capitali non sono perfetti e che quindi un qualche effetto esiste, ma non ho visto alcuna stima di quanto sia importante. Il mio personale sospetto è che l'effetto, se c'è, sia molto debole ma sono il primo a dire che è solo un sospetto senza alcuna base solida.

1. direi che e piu di un sospetto, basti prendere come "proxy" gli investimenti stranieri in italia. ci fossero quindi opportunita d investimento avremmo dovuto vedere dei flussi verso l italia.

2. per quel che concerne i redditti da capitale, la svizzera tassa gia oggi i redditi da capitale dei cittadini UE, per poi versarli ai rispettivi uffici tributari - con cio rimane l anonimato ma lo stato di origine si becca comunque il dovuto. se non sbaglio oggi siamo al 15%, e dovrebbe salire al 25 o 30 entro il 2011. E vero che cio concerne solo i reditti (interessi e dividendi) NON il plusvalore degli investimenti, che sono esentasse. il tutto e aggirabile ovviamente, se si ha il capitale necessario per costituire una fondazione, per esempio in lichtenstein e se non sbaglio pure in lussemburgo.  

Attualmente siamo al 20% (5% per lo stato che incassa, 15% per lo stato di origine del contribuente); salirà al 35% dal 1.7.2011.

2. per quel che concerne i redditti da capitale, la svizzera tassa gia oggi i redditi da capitale dei cittadini UE, per poi versarli ai rispettivi uffici tributari - con cio rimane l anonimato ma lo stato di origine si becca comunque il dovuto. se non sbaglio oggi siamo al 15%, e dovrebbe salire al 25 o 30 entro il 2011. E vero che cio concerne solo i reditti (interessi e dividendi) NON il plusvalore degli investimenti, che sono esentasse. il tutto e aggirabile ovviamente, se si ha il capitale necessario per costituire una fondazione, per esempio in lichtenstein e se non sbaglio pure in lussemburgo. 

L'ESD si riferisce unicamente agli interessi da conti bancari, obbligazioni e fondi obbligazionari, ma non a dividendi di azioni o fondi azionari: quindi, i modi per aggirarla sono numerosi.

Interessante anche questa osservazione della prof.ssa Guerra:

L’impegno dell’Ocse e dei G20 è stato effettivo. Paradisi fiscali non ne esistono praticamene più: tutti i paesi monitorati dal Global Forum hanno aderito o si sono impegnati ad aderire nel prossimo futuro agli standard fiscali internazionali, che richiedono fondamentalmente una cooperazione amministrativa, e cioè la disponibilità a fornire informazioni, su richiesta, relativamente a indagini su singoli presunti evasori fiscali che siano state intraprese nel paesi di residenza degli stessi. Lo scambio è disciplinato dalle convenzioni bilaterali contro la doppia tassazione, opportunamente aggiornate attraverso appositi accordi (Tieas, Tax information exchange agreement). Quanti dei 120 Tieas firmati dopo il primo novembre 2008, a tale scopo, vedono coinvolta l’Italia?Nessuno. E questo contro i dodici firmati dalla Francia e i cinque dalla Germania, ad esempio. 

Dunque, se capisco bene, il 98% di rimpatri effettivi cui fa riferimento il Ministero dell'Economia e delle Finanze è da intendersi in contrapposizione a un 2% di regolarizzazioni (laddove secondo il senso comune sembrerebbe in contrapposizione a un 2% di rimpatri giuridici). Sottile, no?

Interessante anche questa osservazione della prof.ssa Guerra:

L’impegno dell’Ocse e dei G20 è stato effettivo. Paradisi fiscali non ne esistono praticamene più: tutti i paesi monitorati dal Global Forum hanno aderito o si sono impegnati ad aderire nel prossimo futuro agli standard fiscali internazionali, che richiedono fondamentalmente una cooperazione amministrativa, e cioè la disponibilità a fornire informazioni, su richiesta, relativamente a indagini su singoli presunti evasori fiscali che siano state intraprese nel paesi di residenza degli stessi. Lo scambio è disciplinato dalle convenzioni bilaterali contro la doppia tassazione, opportunamente aggiornate attraverso appositi accordi (Tieas, Tax information exchange agreement). Quanti dei 120 Tieas firmati dopo il primo novembre 2008, a tale scopo, vedono coinvolta l’Italia?Nessuno. E questo contro i dodici firmati dalla Francia e i cinque dalla Germania, ad esempio. 

La Banca d'Italia ha reso noti i numeri sul rimpatrio effettivo dei fondi derivante dallo scudo fiscale. Li trovate qui. Se andate alla quarta pagina del comunicato trovate, alla tabella 1, i seguenti numeri (milioni di euro).

Rimpatri con liquidazione                                      34.874
Rimpatri senza liquidazione e regolarizzazioni            50.260
Totale                                                              85.134

Come si può vedere, il 59% dei ''rientri'' corrispondono a rimpatri senza liquidazione e regolarizzazioni. Grazie a Cecilia Guerra per aver segnalato la cosa.

E' anche interessante vedere come la notizia è stata riportata dalla stampa. Non ho trovato la notizia su repubblica.it (qualcuno sa fare meglio?). Il Corriere.it riporta il comunicato della Banca d'Italia ma la distinzione tra rientri effettivi e regolarizzazione non viene menzionata. Anche l'articolo del Sole 24 Ore evita di mezionare la cosa. A loro parziale discolpa va segnalato che pubblicano separatamente, ma senza alcuna spiegazione, anche la tabella 1. Applausi invece a ''Il Giornale'' che va diritto al punto e titola seccamente ''Dallo scudo 85 miliardi ma solo 35 tornano a casa''. E' bello vedere ogni tanto qualche sorpresa inattesa.

Nel commento che ho postato un paio di giorni fa ho, con certa esitazione, segnalato l'assenza della notizia su Repubblica. Temevo che mi fosse sfuggita; com'è possibile che un foglio di opposizione si lasci scappare un'occasione così ghiotta?  Invece no, non c'era proprio.

La certezza deriva dal fatto che la notizia è riportata solo oggi da Repubblica, a tre giorni dal comunicato bankitalia e a due giorni dalla pubblicazione sui principali quotidiani. Veramente un esempio preclaro di professionalità.

Sandro credo di aver già fatto la stessa osservazione, ma considerando che il provvedimento è stato varato dal Tesoro principalmente per fare cassa, che differenza fa? Oltre al fatto che se qualcuno ha lo stomaco di investire i soldi scudati in Italia lo puo' fare sia avendoli rimpatriati sia lasciandoli dov'erano. La rilevanza al massimo è per il conto economico delle banche italiane.

La differenza sta nell'effetto propagandistico del provvedimento. La nota del ministero del tesoro del 29 dicembre affermava

95 miliardi di euro (pari a 190.000 miliardi di vecchie lire) è il volume delle operazioni. Su questo volume, il 98% è fatto da rimpatri effettivi in Italia e vale "ben oltre i 6 punti di Pil".

Sono numeri che marcano uno straordinario successo segno di forza della nostra economia e di fiducia nell'Italia.

Che il provvedimento servisse solo a far cassa (nel breve periodo, nel lungo periodo il provvedimento probabilmente riduce le entrate) è chiarissimo ai lettori di nFA ma all'italiano medio si è cercato di far intendere che lo scudo avrebbe portato ultranecessari capitali alle aziende italiane in crisi. Lo abbiamo scritto nel pezzo ma vale la pena di ricordare le parole dell'esimio on. Calderoli, il quale ebbe a dichiarare che il condono è stato un successo

Non solo e non tanto per i quattro miliardi e 750 milioni di nuove entrate, comunque necessarie, ma soprattutto perche’ quasi 100 miliardi di euro rientreranno e verranno investiti in Italia, ridando ossigeno, vero e tanto, alla nostra economia

“Il fatto che il 98% del volume totale sia fatto da rientri effettivi certifica la fiducia nei confronti della politica economica tenuta da questo governo”, ha poi aggiunto, “bravo Giulio, dieci e lode…”.

Quindi, onorevole Calderoli, che voto merita adesso Voltremont? E, cari signori del governo, ci avete o no raccontato una spudorata balla, mentendo sapendo di mentire, quando avete detto che stava rientrando il 98% dei fondi scudati? E se il presunto rientro era un segnale ''di forza della nostra economia e di fiducia nell'Italia'', come va interpretato il mancato rientro?

Sul fatto poi che di per sé il ragionamento (porto i soldi in Italia, quindi faccio aumentare gli investimenti) fosse bislacco e insensato fin dal principio siamo perfettamente d'accordo, e lo abbiamo scritto nel pezzo. La novità di questi giorni è che, oltre alla logica difettosa, i nostri governanti mentono sui fatti.

Bisognerebbe proporre la semplificazione dell'on. Calderoli.

"Che il provvedimento servisse solo a far cassa (nel breve periodo, nel lungo periodo il provvedimento probabilmente riduce le entrate) è chiarissimo ai lettori di nFA"

Scusa ma non mi è chiaro perchè nel lungo periodo il provvedimento riduce le entrate.

Esatto, Moral Hazard in primo luogo. Ossia: se si continua a condonare la gente continuerà ad aspettarsi condoni e quindi ad evadere di più. In secondo luogo, lo stato ha rinunciato a tutte le future entrate per multe e recupero imposte evase, ne parliamo nel pezzo. L'effetto netto sulle entrate nel lungo periodo dipende dalla forza quantitativa di questi due fenomeni, comparata rispetto alle entrate immediate che ha invece segno positivo. Dato che l'aliquota applicata è stata molto bassa a me pare plausibile che l'effetto netto nel lungo periodo sarà negativo. Però per risolvere la questione ci vorrebbero stime quantitative più precise.

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