Cambiamento climatico: un aggiornamento

12 gennaio 2014 giorgio gilestro

 Il vortice polare che si è abbattuto sul nord America nelle ultime settimane portando scenari da “The Day After Tomorrow” ha fatto parlare molto, e nuovamente, di cambiamento climatico. Ne approfitto per tornare sull'argomento e vedere cosa è cambiato da quando, quattro anni fa, ne parlammo per l'ultima volta su questo blog. Oggi, pongo la questione facendo riflessioni non solo sul piano scientifico - a cui peraltro si era dato più risalto in passato – ma anche sul piano dell'impatto sociale.

Due tipi di impatto.

Quella del cambiamento climatico è una questione scientifica, certo, ma con enormi risvolti sociali, soprattutto di cosiddetto impatto scientifico (en passant: una questione, quella dell'impact, molto calda per gli scienziati di ogni disciplina[1]). L'impatto della scienza climatica è duplice: c'è un impatto che riguarda la divulgazione - cioè riuscire a comunicare con successo i successi scientifici recenti - e un impatto politico, o di policy making come si dice mondanamente. Entrambi gli aspetti sono tutt'altro che semplici. Vediamo in più dettaglio.

 Cosa c'è di nuovo tra il pubblico. Impatto I: divulgazione scientifica.

Personalmente, questo è l'aspetto che più mi coinvolge. Mi sono sempre occupato di divulgazione scientifica, fin da quando all'università facevo volontariato col CICAP, andando a fare conferenze in giro per le scuole medie e superiori a parlare di organismi geneticamente modificati e biotecnologie. L'idea che mi sono fatto in tutti questi anni è che l'impresa più ardua nel comunicare la scienza non sia tanto quella di riuscire a semplificare i concetti chiave abbastanza da essere compresi dal pubblico. Quello è niente. Gli ostacoli più grandi, in realtà, sono: 1) riuscire a stabilire un rapporto di fiducia con il pubblico e 2) riuscire a trasmettere accuratemente il livello di certezza, errore o rischio che normalmente accompagnano qualsiasi scoperta scientifica - e che sono concettualmente diversi dai concetti di certezza, errore e rischio come sono comunemente intesi. Questa riflessione non si applica soltanto alla scienza del cambiamento climatico ma, di fatto, a qualsiasi altra disciplina: il caso di Stamina e il caso della sperimentazione animale sono solo gli ultimi esempi in Italia, mentre vaccinazioni, evoluzionismo e cambiamento climatico sono esempi che interessano più il mondo anglosassone. Ad ognuno il suo.

In genere, è vero che il pubblico non sa a chi può o deve prestare fiducia non solo perché non è in grado di valutare in maniera autonoma i contenuti, ma perché non è nemmeno in grado di valutare quanto sia affidabile l'interlocutore[2]. Se parliamo di cellule staminali, ad esempio, dal punto di vista del pubblico non pare esserci una grossa differenza di autorità tra ciò che dichiara il signore incravattato delle Iene o Piero Angela né, in ultimo, tra Davide Vannoni e Shinya Yamanaka. Quando si vive in un mondo in cui ogni opinione ha lo stesso valore, un mondo in cui “ognuno vale uno”, non deve stupire che le opinioni diventino poi banali e inutili. Uno studio recente ha mostrato, ad esempio, che non è il livello di cultura generale a determinare la divisione nel pubblico tra chi sposa e chi nega il cambiamento climatico antropogenico, bensì il bagaglio culturale e politico della persona[3]. Per uno scienziato, tutto ciò è tanto triste quanto disarmante.

Quale è il trucco quindi? Il trucco è familiarizzare col metodo scientifico tanto e abbastanza da comprendere l'affidabilità che un consenso scientifico può avere e, di conseguenza, trattare il consenso con la autorità che si merita. Diceva Feynmann che “la scienza è lo scetticismo organizzato nelle mani degli esperti[4]. Dal 2004[5] al 2009[6] e poi dal 2010[7] al 2013[8] il consenso scientifico verso il riscaldamento globale non è cambiato molto e rimane pressoché universale. Va notato che i numeri parlano di un consenso del 97% tra gli scienziati nel complesso ma il consenso tra chi si occupa attivamente di cambiamento climatico è ancora più alto. In ogni caso, un 3% di dissenso non ha molto significato se si considera che, ad esempio, i numeri per evoluzione verso creazione sono praticamente identici[9].

Se il consenso tra gli scienziati rimane universale, la buona notizia è che è cambiata però la percezione nel pubblico. Secondo Gallup, la percentuale di chi pensa che quello del riscaldamento globale sia falso allarmismo è scesa dal 48% al 41% e la maggioranza degli Americani ora ritiene che il riscaldamento globale sia un problema serio - addiritura sottovalutato dai media (Figura 1 e [10]).

Figura 1:

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Uno studio meta-analisi del Woods Institute for the Environment a Stanford conferma (Figura 2 e [11]) e anzi rincara.

Figura 2:

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C'è da sottolineare che la divisione nel pubblico sul fenomeno del riscaldamento globale interessa quasi esclusivamente gli Stati Uniti, dove la politica ha preso posizione e fatto propaganda. In Europa il problema della mancata percezione non è mai esistito e nel 2011 l'89% della popolazione europea riteneva che il cambiamento climatico fosse un problema molto serio[12]. Idem in Australia(>80%)[13] e Canada(~98%)[14]. Tutti paesi in cui il dibattito politico è stato più sobrio e corretto.

Cosa c'è di nuovo nella scienza?

Il 2013 ha visto la pubblicazione parziale del quinto report dell'IPCC[15], il gruppo di circa 800 scienziati a cui negli anni 80 l'ONU ha commissionato un rapporto periodico per essere informato sul problema. Sebbene l'IPCC sia composto da scienziati, non produce di per sé scienza nuova. Ha semplicemente il compito di riassumere tutto ciò che è stato prodotto dalla comunità nell'arco dei 5-6 anni precendenti, di compendiarlo e di rendere il riassunto fruibile per il pubblico, per il politico e per l'appassionato che non lavora nel campo (come me). È un documento professionale e peer reviewed a vari livelli. Per chi segue i progressi della comunità di anno in anno, quindi, ogni rapporto IPCC non arriva certo come una sorpresa. Cosa c'è di nuovo nell'ultimo rapporto?

Intanto viene confermato, con confidenza statistica ancora maggiore, il riscaldamento globale. La Figura 3 mostra gli andamenti della temperatura atmosferica.

Figura 3:

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I dati riguardano atmosfera e superficie (capitolo 2), oceani (capitolo 3), criosfera (capitolo 4), carbone, nuvole etc ect. Impressionante il dato sperimentale che collega l'aumento di emissioni di CO2 in atmosfera con l'acidificazione delle acque (Figura 4: la CO2 atmosferica (blue) reagisce con H2O per dare acido carbonico, aumentando quindi l'acidità delle acque (verde) [16]).

Figura 4:

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L'acidificazione degli oceani è una dei fenomeni potenzialmente più devastanti dell'immissione di CO2 in atmosfera. Un altro dato sperimentale molto drammatico riguarda lo scioglimento dei ghiacciai artici (Figura 5).

Figura 5:

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La variazione della linea rossa mostra lo scioglimento misurato, le altre le previsioni dei modelli passati che, come si vede, si sono dimostrate troppo ottimiste (a proposito di scioglimento dei ghiacci, se apprezzate la fotografia consiglio un documentario del 2012 estremamente scenografico: “Chasing Ice”).

Ovviamente lo zoccolo duro negazionista ha cercato di trovare complotti e inesattezze nel rapporto, concentrandosi per lo più sul fatto presunto che negli ultimi 15 anni la terra si sia di nuovo raffreddata e che i modelli dei climatologi non siano stati in grado di prevedere questo raffreddamento. Da come si vede in figura 6, le cose non stanno proprio così.

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Il grafico mostra i dati sperimentali del periodo contro i modelli predittivi limitati al periodo incriminato e oltre (2000-2035) in tutti i report IPCC. I pallini rappresentano i dati sperimentali (i termometri), le aree colorate rappresentano le previsioni dei modelli del First Assessment Report (FAR, 1990, giallo), Second Assessment Report (SAR, 1996, verde), Third Assesment Report (TAR, 2001, azzurro) e i modelli del Assesment Report 4 (AR4, 2007, ultime tre barre). Come si vede, i dati rientrano nei margini considerati statisticamente predittivi dei modelli ed è quindi scorretto parlare di un fallimento. Certo, negli ultimi anni l'incremento medio di temperatura è stato inferiore a quello misurato in passato ma questo è, ahinoi, assolutamente non rincuorante perché in serie naturali e complesse gli andamenti di breve periodo sono assolutamente non indicativi del trend a lungo periodo. Il rapporto IPCC lo dice chiaro e tondo “Due to natural variability, trends based on short records are very sensitive to the beginning and end dates and do not in general reflect long-term climate trends p.3”[17]. Un'altra ragione per non lanciarsi in celebrazioni riguarda il fatto che il clima risente pesantemente di attività ciclica, in cui in un sistema di equilibrio caldi più intensi sono seguiti da periodi più freddi. E viceversa. Secondo la società meteorologica giapponese che è stata la prima a pubblicare i dati per quest'anno, il 2013 è già passato alla storia come il secondo anno più caldo mai registrato dal 1891 (qui). E Australia Bureau of Meteorology già conferma.

 Cosa c'e di nuovo per e dalla politica?

Poco di nuovo. Da parte della scienza, c'è la conferma che il pianeta ha la febbre e che la febbre continua a salire. Di quanto salirà e quali saranno le conseguenze è difficile dirlo ma una qualche medicina va trovata e ingoiata perché il rischio che ci si ritrovi col suppostone è alto. La conferenza di Varsavia, l'ennesimo tentativo di trovare un accordo mondiale a un problema globale, si è nuovamente conclusa con un nulla di fatto. Esiste la consapevolezza che i volumi di CO2 vadano ridotti ma anche la riluttanza a muoversi in quella direzione, sia da paesi in via di sviluppo (che comprensibilmente si sentono le gambe tagliate ancora prima di iniziare la corsa) sia da paesi ben avviati. Il gruppo di lavoro III del IPCC, che si occupa di strategie di mitigazione, pubblicherà il rapporto finale ad aprile 2014. Mi aspetto di vedere un po' di reazione sui media ma non molto di più.

Nota a pie' di pagina sui commenti (ovvero: io metto le mani avanti).

Ho cercato, come mi sembra serio fare per rispetto verso chi legge, di linkare soltanto lavori scientifici e/o fonti accreditate, accademiche, politicamente imparziali. Invito, come esercizio di buona condotta, a fare altrettanto nei commenti. Al primo che mi linka blogs, NIPCC, Cato o Heartland Institute tirata di orecchie e via dietro la lavagna con i giornalisti delle iene.

  1. Quasi tutte le agenzie governative hanno deciso di introdurre misure di impatto tra i criteri utilizzati per stabilire l'importanza di una proposta di ricerca. Si tratta di una mossa preoccupante e poco lungimirante, potenzialmente in grado di colpire la scienza di base. Si veda questo speciale per qualche riassunto.
  2. Gli economisti, l'ho imparato su queste pagine, vivono un problema simile.
  3. Cahan et al "The polarizing impact of science literacy and numeracy on perceived climate change risks". Nature Climate Change 2, 732–735 (2012) doi:10.1038/nclimate1547 
  4. 'Science is the organized skepticism in the reliability of expert opinion.’ - R. P. Feynman
  5. N. Oreskes, “Beyond the Ivory Tower: The Scientific Consensus on Climate Change,” Science Vol. 306 no. 5702, p. 1686 (3 December 2004); DOI: 10.1126/science.1103618.
  6. P. T. Doran & M. K. Zimmerman, "Examining the Scientific Consensus on Climate Change," Eos Transactions American Geophysical Union Vol. 90 Issue 3 (2009), 22; DOI: 10.1029/2009EO030002.
  7. W. R. L. Anderegg, “Expert Credibility in Climate Change,” Proceedings of the National Academy of Sciences Vol. 107 No. 27, 12107-12109 (21 June 2010); DOI: 10.1073/pnas.1003187107.
  8. J Cook et al. “Quantifying the consensus on anthropogenic global warming in the scientific literature” 2013 Environ. Res. Lett. 8 024024 doi:10.1088/1748-9326/8/2/024024
  9. Si veda Tabella 1 in http://www.people-press.org/2009/07/09/section-5-evolution-climate-change-and-other-issues/
  10. Da http://www.gallup.com/poll/1615/Environment.aspx
  11. https://woods.stanford.edu/news-events/news/survey-analysis-contradicts-common-climate-perceptions
  12. http://ec.europa.eu/public_opinion/archives/ebs/ebs_372_en.pdf
  13. https://crawford.anu.edu.au/degrees/pogo/discussion_papers/PDP09-01.pdf
  14. http://www.cbc.ca/news/canada/calgary/only-2-of-canadians-deny-climate-change-suggests-poll-1.1157215
  15. Chi non volesse sfogliarselo tutto, può anche guardare il riassunto per policy makers che è di sole 33 pagine
  16. Acidificazione degli oceani: http://en.wikipedia.org/wiki/Ocean_acidification
  17. Il potere predittivo dei modelli vieni discusso largamente nel rapporto IPCC (capitolo 9). Per un riassunto e un approfondimento a chi fosse interessato rimando qui.

129 commenti (espandi tutti)

... è il caso di dirlo, cercando di non far caso all'intimazione dell'ultimo paragrafo.
In fondo cosa emerge?

A) il cambiamento climatico è confermato.
B) la percezione del fenomeno cresce.

Fin qui nulla di particolare. Si prende atto di A e di B e non c'è nulla da contestare.

Tuttavia mi pare che il dibattito da tempo non sia sull'esistenza del cambiamento climatico o sulla sua percezione ... ma sulle cause.

Qui le cose cambiano. Se vedo il riassunto fornito, osservo un bel grafico che mi dice che se aumenta la Co2 nell'atmosfera (cosa vera) aumenta anche  l'assorbimento della Co2 in mari ed oceani (cosa altrettanto vera). Ma questa non è una novità. Quando studiavo biologia all'uni, il secolo scorso, la cosa era già nota. Milioni di anni fa l'atmosfera era ancora piu' ricca di Co2 e l'effetto serra era enorme. Fu tutto assorbito dagli oceani ed il calcare geologico che oggi osserviamo proviene proprio da quell'assorbimento (come spiegato qui).

Spiegare che l'incremento di CO2 comporta modifiche dell'acidità dei mari (un po' come spiegare che l'acqua calda scotta) non significa ancora dimostrare che il cambiamento climatico sia indotto da attività antropiche e che la causa sia CO2.  Per esempio il vapore acquo (H2O) è presente nell'atmosfera mi pare tanto quanto la C02 ed ha un effetto serra decisamente piu' rilevante., cosa che tutti possiamo osservare confrontando le temperature notturne e di diurne in una giornata limpida ed in una coperta di nuvole.  Il vapore acqueo contribuisce fino al 70% dell'effetto serra, dato che supera il 90% in caso di copertura nuvolosa.  Se il pianeta si riscalda (per cause che per ora facciamo finta di non conoscere) è naturale che le superfici marine evaporino maggiormente, creando la maggior parte dell'effetto serra e precipitazioni intense in alcuni luoghi?

Il fatto che contemporaneamente aumenti la CO2 (cosa innegabile) non crea ancora una relazione causa effetto tra Co2 e cambiamento climatico.  Come tanti amici qui hanno spiegato in passato, correlation is not causation. H2O aumenta? Non credo, ma per problemi legati alla tensione di vapore, tutta la H2O in forma di vapore che è in eccesso tende a condensarsi e piovere da qualche parte appena puo' raffredarsi abbastanza.  La rapidità di questo ciclo (indotta da fattori esterni) pero' potrebbe essere la causa dei cambiamenti climatici nelle varie zone del globo.

Detto questo, vale la pena comunque di sottolineare che meno Co2 immettiamo nell'atmosfera, meglio è. Insomma non conosciamo la causa o possiamo anche fare finta di non conoscerla o che ci siano altre cause ma se una cosa fa male meglio non farla. Un po' come dire che se l'atmosfera è inquinata, questo non ci dà alibi per fumare 20 sigarette al giorno.

Tuttavia mi pare che il dibattito da tempo non sia sull'esistenza del cambiamento climatico o sulla sua percezione ... ma sulle cause.

Ciao Francesco. Se c'e' una cosa su cui non c'e' mai stato dibattito sono le cause. L'effetto serra e' un fenomeno da libri di testo da quasi duecento anni. E' stato ipotizzato e scoperto sperimentalmente negli anni 1820-30 e da allora e' assodato che con l'aumentare della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera aumenta la temperatura. Infatti l'intera ipotesi di lavoro sul climate change e' nata proprio come conseguenza dell'effetto serra (vedi papers di Callendar, 1930s). I primi dati sperimentali buoni abbastanza per testare l'ipotesi risalgono al 1950s, quando le cose divennero chiare abbastanza da iniziare a fare divulgazione (questo, ad esempio, e' un filmato del 1958 diretto nientepopodimenoche da Frank Capra).

Il fatto che contemporaneamente aumenti la CO2 (cosa innegabile) non crea ancora una relazione causa effetto tra Co2 e cambiamento climatico.

Scusa non ho capito. Se immetti aria in un palloncino, il palloncino si gonfia. Se immetti CO2 in atmosfera, l'atmosfera si scalda. E' cosi' semplice.

Attribuzione

sdr.clm 13/1/2014 - 00:21

Cari Francesco e Giorgio, purtroppo anche in questo caso di risposte semplici non ve ne sono. Il problema della *attribuzione*, cioè l'indagine dei rapporti causa-effetto fra riscaldamento globale e gas-serra è in effetti un problema complesso.

Sebbene le semplificazioni concettuali aiutino a comprendere i meccanismi in gioco, dare una risposta accurata alla domanda "il riscaldamento globale è causato dall'uomo?", non è un problema semplice.

La difficoltà principale è che non possiamo dare "evidenze sperimentali", perché non possiamo replicare il pianeta e vedere come sarebbe andata senza gas serra.

Però possiamo fare delle simulazioni al calcolatore. Da molti anni, i più grandi centri di calcolo ad alte prestazioni di tutto il mondo sono impegnati a produrre "esperimenti" (lo metto tra virgolette perché non si tratta di veri esperimenti ma di simulazioni) dove viene confrontata l'evoluzione di sistema climatico terrestre sottoposto ad un aumento di concentrazione di gas-serra pari a quello osservato (determinato dall'uomo) con l'evoluzione di un sistema in cui la concentrazione di gas-serra rimane ferma al periodo pre-industriale.

Il risultato, anche questo contenuto nella Sintesi per policy makers indicata nel post, puoi vederlo qui: 

 

Succede che in tutte le aree del pianeta analizzate, solo i modelli che includono l'aumento osservato (e provocato dalle attività umane) di concentrazione di gas-serra riescono a descrivere l'aumento di temperatura osservato in atmosfera.

Il risultato è meno robusto se si guarda il contenuto di calore negli oceani e il volume dei ghiacci marini intorno ai poli. Tuttavia questi risultati fanno certamente suonare un grosso, grosso campanello di allarme per chi si occupa di politiche ambientali, e non solo. Pensate agli assicuratori: se è vero che c'è un responsabile per i "danni aggiuntivi" dovuti ai cambiamenti climatici, chi paga?

Certo, la figura che ho indicato sopra non può essere considerata una "pistola fumante", i modelli utilizzati sono perfettibili sotto molti punti di vista, così come la raccolta e il trattamento dei dati osservati su tutto il pianeta.

Dal punto di vista della ricerca scientifica non siamo certamente alla fine della storia.

Dal punto di vista delle azioni da intraprendere è invece una questione di scelte. Nulla vieta di ignorare i campanelli di allarme. Da questo punto di vista, a mio avviso abbiamo fatto, globalmente, poco. Troppo poco.

Tuttavia non è neanche vero che non sia stato fatto nulla. Varsavia 2013 non è stato un insuccesso. E' noto agli addetti ai lavori che Varsavia 2013 e Lima 2014 sono (importanti) tappe di avvicinamento alla conferenza di Parigi 2015. Lì bisognerà guardare.

E' un processo lento, è complicato. C'è da mettere d'accordo gli umori di circa 7 miliardi di persone.

Abbiamo due fenomeni osservati: il riscaldamento globale (ora chiamato cambiamento climatico) e l'aumento della CO2. In passato ho letto diverse analisi a livello geologico (alternanza delle glaciazioni in periodi in cui la causa antropica è esclusa) che mettevano in correlazione i due fenomeni ma avevano anche rilevato che l'aumento di temperatura precedeva l'aumento della Co2. Questo era spiegato con lo scioglimento dei terreni ghiacciati (tipo tundra) ed la conseguente liberazione di CO2. Ho trovato traccia del fenomeno, che si verifica anche oggi, in questo articolo di Scientific American. 

Ora non metto in dubbio che l'effetto serra causi riscaldamento ma come spiegato sopra CO2 non è l'unico gas serra. H2O è molto piu rilevante. Quello che non ho mai capito poi riguarda il fenomeno del riscaldamento nei due emisferi. Ringrazio quindi per le immagini qui sopra perché mostrano una cosa interessante, che avevo già rilavato io analizzando una decina di anni fa un database NOAA, allora di pubbblico dominio. Prima che mettessero i dati a pagamento avevo scaricato dati di temperatura per tutto il pianeta raggruppati per paralleli e per anni. In questo modo potevo plottare l'amento medio delle temperature, distinguendo tra Nord e Sud. E la sorpresa (mia) fu che il ritmo di crescita era maggiore a Sud. I due dati partivano da temperature medie piu' antiche, un po' piu elevate a Nord che a Sud ma il ritmo di crescita al sud era piu' forte, tanto da raggiungere quasi il Nord. Decisi di rifare i calcoli ma il giorno dopo l'accesso a quel database era diventato a pagamento e decisi di non spendere soldi per uno sfizio personale.  Da qualche parte devo avere ancora i dati, anche se il computer non c'è piu'.

Ora, ammesso e non concesso che la mia elaborazione fosse stata corretta, come sarebbe possibile imputare all'attività antropica un fenomeno del genere se si verifica maggiormente dove ci sono meno abitanti e dove l'attività industriale è meno sviluppata?

Ma anche se i due fenomeni, al sud come al nord fossero uguali, sarebbe contraddittorio.  I due emisferi non si scambiano liberamente l'atmosfera (per tutta una serie di fenomeni legati alla circolazione) tanto che ai tempi della guerra fredda giravano storielle sull'opportunità di andare a vivere a sud perché in caso di conflitto nucleare, che avrebbe colpito principalmente il nord, la radioattività portata dalla ricaduta atmosferica non sarebbe arrivata a sud se non dopo molti anni. In pratica se il colpevole è la Co2,  (tramite l'effetto serra) essa viene prodotta a Nord. A Sud eventualmente c'è il metano delle mucche argentine ma la CO2 arriverebbe con anni decenni di ritardo. Le due circolazioni sono debolmente comunicanti ed un fenomeno che si verifica in uno solo dei due emisferi ci mette molto tempo a diffondersi pienamente nell'altro.

Comunque ad avere i dati ed una opportuna potenza di calcolo una verifica la si puo' fare. I satelliti geostazionari dedicati alla meteo esaminano il globo sia nello spettro visibile sia nell'IR e per IR usano diverse bande di assorbimento: H2O e CO2. In pratica esaminando ogni singolo pixel, nei valori da 0 a 256 è possibile quantificare quanta acqua e quanta CO2 c'è nell'armosfera in quel deteminato posto (di alcuni km2) ed in quel determinato momento.  L'evoluzione della sommatoria e della media dei dati nel tempo potrebbe raccontarci molte cose. I dati sono omogenei nel tempo, fin dal primo GOES e dal primo Meteosat, perché i satelliti  ricalibrano periodicamente i sensori con una metodologia comune.

In realtà le differenze tra nord e sud riguardano essenzialmente l'estensione delle terre emerse e, in modo inverso, delle superfici oceaniche. A sud c'è piu' acqua, quindi un riscaldamento puo' creare vapore acqueo nell'atmosfera, che è molto piu' "serra" della Co2.

A nord ci sono piu' terre emerse e quindi oltre all'attività antropica umana ci sono anche grandi superfici di tundra che possono liberare CO2 impriginata nel suolo. Ancora non c'è una prova evidente di chi sia causa e chi sia effetto.  Notizie poi come questa (sulla cui veridicità tecnica non so valutare) dovrebbero indurre a condurre ulteriori studi prima di additare la classica vittima designata.

Detto questo, vale la pena comunque di sottolineare che meno Co2 immettiamo nell'atmosfera, meglio è. Insomma non conosciamo la causa o possiamo anche fare finta di non conoscerla o che ci siano altre cause ma se una cosa fa male meglio non farla. Un po' come dire che se l'atmosfera è inquinata, questo non ci dà alibi per fumare 20 sigarette al giorno.

credo dipenda da quanto è esattamente l'effetto causale di CO2 su riscaldamento. Se è piccolo/trascurabile rispetto ad altre cause, allora (anche assumendo, -ed è un'assunzione! - che il riscaldamento sia un male) imporre limitazioni all'emissione di CO2 potrebbe avere più costi che benefici.

L'attribuzione del riscaldamento alla CO2 mi pare abbastanza agevole: a parte i modelli che ha mostrato sdr.clm, la radiazione infrarossa in uscita dall'atmosfera sta diminuendo [1] e la stratosfera si sta raffreddando [2], entrambe fattori che e' un po' (tanto) difficile spiegare senza invocare l'aumento CO2. Limitatamente al raffreddamento stratosferico, questo prova anche che il riscaldamento non e' causato dal sole, perche' l'attivita' solare dovrebbe aumentare sia troposfera che stratosfera. [1] http://www.nature.com/nature/journal/v410/n6826/abs/410355a0.html [2] http://www.skepticalscience.com/Stratospheric-Cooling-and-Tropospheric-W...

Scusa non ho capito. Se immetti aria in un palloncino, il palloncino si gonfia. Se immetti CO2 in atmosfera, l'atmosfera si scalda. E' cosi' semplice.

L’anidride carbonica non e’ l’unico gas che contribuisce all’effetto serra (metano e vapor acqueo danno contributi superiori per unita). In aggiunta aerosol hanno l’effetto di ridurre la temperatura.

 

Il fatto che un aumento nella concentrazione di andride carbonica e’ associato a un aumento della temperatura media della superficie della Terra, per un breve periodo di tempo, non e’ sufficiente per concludere che il primo causa il secondo. E’ necessario inoltre determinare quantitativamente l’effetto dell’aumento e diminuzione di ciascuna specie presente nell’atmosfera sulla temperatura media. Il che richiede modelli completi dell’atmosfera e misure accurate. Questo e’ stato possibile solo negli ultimi anni.

L’anidride carbonica non e’ l’unico gas che contribuisce all’effetto serra (metano e vapor acqueo danno contributi superiori per unita).

Occhio ai sillogismi. L'aria non e' l'unico gas che puo' gonfiare un palloncino; ma se dalle analisi viene fuori che il palloncino e' pieno d'aria, e' Occam-amente sano concludere che sia stata l'aria che c'e' dentro a gonfiarlo. Ergo, se l'uomo immette CO2 in atmosfera e la CO2 provoca surriscaldamento, e' ragionevole concludere che il surriscaldamento sia dovuto alla CO2 nel momento in cui i numeri confermano che tot CO2 giustifica tot riscaldamento.

Poi, siccome il processo non e' lineare quanto quello di un palloncino che si gonfia ma risente di correzioni endogene continue, i modelli servono ad affinare: ad esempio lo scioglimento dei ghiacchi riduce l'albedo che aumenta ulteriormente la temperatura; gli oceani assorbono calore e CO2,; la tundra si scioglie e rilascia metano, etc.

Ma i modelli piu' semplici del mondo, quelli fatti a mano da Callendar nel 1938 in questo paper, gia' bastavano a predire l'andamento (vedi qui).

Gonfiare un palloncino è un esperimento che puoi replicare e controllare mentre la correlazione tra CO2 e riscaldamento è invece basata su dati osservazionali (scusa l'inglesismo ma non so come tradurre "observational data" in italiano).
La situazione è ENORMEMENTE diversa e nel caso 2 non è così semplice concludere che un aumento di CO2 sia la causa del riscaldamento golbale.

Dimostrare l'effetto serra da CO2 e' un esperimento banale che si fa in classe in quinta elementare. Bastano due bottiglie di plastica, un po' di aceto e bicarbonato, e due lampade da comodino. Vedi qui: http://news.bbc.co.uk/1/hi/8394168.stm

Attenzione però, è vero che la CO2 favorisce il riscaldamento globale ed è anche vero che la temperatura del pianeta sta crescendo ma non è detto che questo aumento di temp. dipenda unicamente e prevalentemente dalla CO2.

Unicamente no, prevalentemente si'. Vedi Figura 5 del sommario per policy makers (che ho linkato nell'articolo: se solo venisse letto!). Praticamente il 100% del riscaldamento e' antropogenico: quasi esclusivamente dovuto a CO2 e, secondariamente, al metano.

Mi pare che in quel grafico come "naturale"  sia definito solo il cambiamento della radiazione solare e tutto il resto sia automaticamente definito antropogenico. Che dire del contributo di H2O?   Sarebbe tra il 70 ed il 98% dell'effetto serra. Possiamo definire H2O nell'atmsfera come "antropogenico"? 

Ma torniamo al Sole. Qui si fa notare come piccole variazioni possono avere grandi inflenze sul clima. E' il caso del cicli di 11 anni delle macchie solari che implica, almeno alle nostre latidudini mediterranee viariazioni delle temperature medie e della piovosità/siccità che sono ben superiori a quanto osservato da IPPC a proposito di cambiamento climatico globale. Nel senso che quanto indotto dal sole ogni 11 anni (quindi causa esterna) supera le microvariazioni che IPCC attribuisce alla cause antropiche. Oltre al ciclo di 11 anni stanno emergendo altri cicli (da 80 fino a 200 – 400 – 600 anni) e fintanto che non si capiranno le cause di fenomeni storici come il periodo caldo medievale (quando la Groenlandia era verde) e la piccola glaciazione (quando si pattinava sul Tamigi e le macchie solari sparirono per quasi 70 anni) io eviterei frettolosi capi di imputazione. Insomma se ci sono modifiche minime nella lampadina, la temperatura cambia.

Qui si legge che:

Analizzando la situazione attuale vediamo come l’attività solare sia aumentata nel corso degli ultimi 300 anni e in particolare negli ultimi 50 anni. Negli ultimi 30 anni l’aumento dell’attività solare ha tenuto lontano dalla Terra gran parte dei raggi cosmici e quindi vi è stata una minore formazione di nubi in prossimità del suolo e questo spiegherebbe, insieme ad altri fattori, il forte riscaldamento della Terra degli ultimi decenni. Ma nell’ultimo decennio l’attività solare sembra aver subito un lento declino

Il che sarebbe coerente con l'effetto mazza da hokey e con il rallentamento recente del fenomeno del riscaldamento, visibile anche nelle figure 3 e 6 citate nell'articolo di GG.

E se guardi il loro contributo quantitativamente, scopri che la correlazione non sussiste, ne con le temperature ne col CO2.   Vedi

http://www.realclimate.org/index.php/archives/2012/12/a-review-of-cosmic...

e

http://www.realclimate.org/index.php/archives/2010/03/more-on-sun-climate-relations/

e allora ti faccio l'unica critica possibile all'articolo, dovevi mettere più in evidenza questo punto! :-)

Hai ragione.

Interessanti le conclusioni di Callendar nel suo articolo del 1938:

 

In  conclusion  it  may  be  said  that  the  combustion  of  fossil  fuel,
whether  it  be  peat  from  the  surface or  oil  from  10,000  feet  below,
is  likely  to prove beneficial  to  mankind  in  several  ways,  besides  the
provision  of  heat  and  power.  For  instance  the  above  mentioned
small  increases  of  mean  temperature  would  be  important  at  the
northern  margin  of  cultivation,  and  the  growth  of  favourably
situated  plants  is  directly  proportional  to  the  carbon  dioxide
pressure  (Brown  and  Escombe,  1905):  In  any  case  the  return  of
the  deadly  glaciers  should  be  delayed  indefinitely.
As  regards the  reserves  of fuel  these  would  be sufficient  to give
at  least  ten  times  as  much  carbon  dioxide  as  there  is  in  the  air
at present.

I tempi che cambiano...

optimum climatico

roccog 14/1/2014 - 14:10

E' vero, da geologo posso assicurare che ogni aumento di temperatura definisce un optimum climatico, ma credo che qui si debba tirare in ballo il lato politico della questione.

sarei davvero felice di vedere una risposta di Aldo Rustichini! :-)

Scetticismo

Alessandro 13/1/2014 - 22:52

Salve a tutti,

senza essere uno scientifico, mi sembra che le argomentazioni dei "climatologi" comincino un po a sfaldarsi. E chiaro e anche il primo grafico della figura 3 lo dimostra che non c'è piu riscaldamento misurabile da ormai 15 anni, benché la concentrazione di CO2 continui ad aumentare senza sosta. Se la scienza fosse cosi "settled " come aveva detto Al Gore non dovrebbe esserci questa differenza tra i modelli e la realtà. Non si puo non ammettere che c'è qualcosa di poco chiaro nella teoria del riscaldamento antropico. Difatti le previsioni di riscaldamento date per la fine del secolo nell'ultimo rapporto hanno la stessa amplitudine che le previsioni fatte negli anni 70, non c'è stato nessun miglioramento nella comprensione del clima globale, malgrado i supercomputer e le decine (centinaia forse) di miliardi spesi.

Complimenti per l’articolo Giorgio. Non sono un “catastrofista”, ma un appassionato di energia ed invito chi è ancora dubbioso sulle cause del riscaldamento globale a leggere il “riassunto per policy makers” del report IPCC. “It is extremely likely (probability of 95-100%) that human influence has been the dominant cause of the observed warming since the mid-20th century”. In particolare dei gas serra emessi dall’uomo circa il 70% provengono da combustione di gas, petrolio e carbone (dato del World Energy Ooutlook 2011). Combattere il global warming vuol dire quindi quasi unicamente agire sulle scelte energetiche. Certo, come dicevate, mettere d’accordo 7 miliardi di teste non è facile e si rischia che anche alla prossima conferenza sul clima del 2015 non si cavi un ragno dal buco. Faccio un esempio che può sembrare strambo ma è a mio parere calzante. Nei Paesi sviluppati e informati (come il nostro) la gente continua imperterrita con il tabacco pur conoscendo molto bene i potenziali rischi a cui va incontro. Secondo voi cosa risponderebbero le stesse persone alla domanda “sei disposto a pagare oggi una tassa per l’ambiente (perché al momento di questo si tratta, visto l’innegabile vantaggio economico delle fonti fossili) visto che fra circa un secolo, forse, la temperatura del pianeta potrebbe aumentare di 3°, con conseguenze ancora non stimabili?

Cavalcando il paragone con le sigarette, mi azzardo ad una previsione: piu' persone smetteranno di fumare grazie all'avvento di e-cigarettes che non con le campagne di terrore o con l'aumento delle tasse sulle sigarette. In sostanza, l'alternativa tecnologica risolve sempre meglio il problema della persuasione sociale o l'imposta dissuasiva. 

E infatti, visto in quest'ottica, non capisco l'ostilita' verso le politiche che favoriscono l'uso e la ricerca delle energie rinnovabili. Semplicemente mettendo carbon tax non si va da nessuna parte: bisogna fornire un'alternativa.

ostilità?

energisauro 14/1/2014 - 23:27

Giorgio, sono d’accordo con te, sarà la tecnologia vincente (rinnovabile si spera) a cambiare il trend. Non sono d’accordo però quando dici che oggi “ci si oppone all’uso o alla ricerca delle rinnovabili”. La ricerca è attiva ed in fermento in tutto il mondo per trovare nuove soluzioni… il problema semmai è in Italia, ma, come sai, riguarda la ricerca in generale (spendiamo solo l’1% del PIL contro il 2,5% della Germania). Sull’uso non si oppone nessuno; ci sono però evidenti problemi di costo e di intermittenza (ti invito a vedere post specifici sul blog de iMille su cui scrivo o sul mio blog (http://www.imille.org/2014/01/fonti-rinnovabili-crisi-climatica-globale/ , http://www.energisauro.it/fotovoltaico-esauriti-gli-incentivi-e-ora/)

Non sono d’accordo però quando dici che oggi “ci si oppone all’uso o alla ricerca delle rinnovabili”. La ricerca è attiva ed in fermento in tutto il mondo per trovare nuove soluzioni…

Mi riferivo alla politica conservativa, soprattutto i "fiscal conservative". Quando sentono parlare di verde, vedono rosso - all'estero come in Italia.

Sono uno di quelli che vede rosso quando si parla di verde. Non ho assolutamente alcun problema ai finanziamenti alla ricerca, compresi quelli a centrali sperimentali medio grandi.

Credo invece che stiamo buttando valanghe di soldi in sussidi alla produzione. Per dire un caso limite,tempo fa leggevo che negli USA per produrre un litro di biocarburante con il granturco ne bruciano 0.95 di petrolio. Verissimo che questi stimolano ricerca, soprattutto quella industriale che ha abbattuto i costi e le universita' non sanno fare, ma mi pare un approccio sbagliato: investi nella tecnologia quando esiste, prima meglio investire nella ricerca.

Il problema e' il solito: quando usi sussidi diretti diventa una faccenda politica, e la scienza viene usata come una clava quando fa comodo o ignorata quando non e' cosi'.

Sarebbe molto meglio tassare i produttori in base alle emissioni: poi si arrangiano loro a trovare il modo piu' conveniente per produrre.

Ma questa impostazione non lascia margini discrezionali a politici e burocrati, e non favorisce nessuna lobby immediatamente riconoscibile

domanda

renzo carriero 13/1/2014 - 23:34

Per capire perché la relazione tra aumento della CO2 e aumento della temperatura è frutto dell'attività umana: quali sono le altre cause "naturali" che potrebbero aver generato un aumento di CO2 come quello osservato? Di per sé la correlazione temporale tra due fenomeni non prova alcuna relazione causale.
Grazie delle delucidazioni

La vera domanda secono me è: quali sono le cause naturali e/o non che potrebbero aver generato l' aumento della temperatura che stiamo osservando (attraverso stime ed interpolazioni statistiche)?

La domanda e la relativa ricerca dovrebbe essere a tutto campo.

Domanda pertinente, vi linko qualche articolo che si inseriscono nella discussione: http://www.fel.duke.edu/~scafetta/pdf/Scafetta_models_comparison_ATP.pdf http://www.meteo.psu.edu/holocene/public_html/shared/articles/Shindellet... sul perché la NASA potrebbe sbagliare a fare le previsioni dei cicli solari http://www.warwickhughes.com/agri/fairbridge_rhodes.pdf perché il warming rallenta: http://people.iarc.uaf.edu/~sakasofu/little_ice_age.php http://www.scirp.org/journal/PaperInformation.aspx?paperID=3217#.UtUvN2T... http://www.mdpi.com/2225-1154/1/1/4

Insomma da geologo non posso far altro che notare che il sole è trattato molto male dall'IPCC. Certo si dià che i cicli precessionali sono troppo lunghi, ma nella realtà ci sono cicli submillenari e subcentenari che probabilmente hanno molto a che fare con quello che noi misuriamo oggi. Soprattutto perché sono imputati di avere un effetto diretto sulle configurazioni bariche del emisfero nord, l'emisfero che più subisce il global warming, e sull'artico, polo che più mostra lo scioglimento (l'unico direi).

Per chi volesse discutere queste sono buone basi.

A volte il 97% degli scienziati non ci azzecca al 97%.

Insomma da geologo non posso far altro che notare che il sole è trattato molto male dall'IPCC.

Questo non e' affatto vero. La radiazione solare e' presa in considerazione in qualsiasi modello. Semplicemente non serve a spiegare il riscaldamento. Infatti, la quantita' di energia che arriva dal Sole non e' un dato teorico ma un dato sperimentale che si puo' misurare benissimo e ben prima ancora che entri in atmosfera con gli strumenti in orbita sui satelliti. Vedi figura sotto. Il sole ha attivita' ciclica ma costante.

ti ho proposto alcune letture, se vuoi discuterne bisognerebbe partire da una base comune di conoscenze. Dopodiché non mi fraintendere, non voglio fare polemica pro/contro, dico che bisogna cercare di guardare a quanto il panorama scientifico offre, al 100% e che poi chi può, se ne fa un'idea, gli altri cercano di capirci fidandosi di chi può.
Comunque sicuramente dal 78 al 2000 l'irradianza solare è variata in un range. Ma l'osservazione sperimentale ci dice anche che i parametri di temp e precipitazione, oltre a mostrare dei trend di lungo periodo mostrano oscillazioni naturali. Cicli di 11, 60, 90 anni e via dicendo sono presenti nei record. Per capire come il clima risponde bisogna conoscerli. Se la Nasa ha sempre sbagliato le previsioni vuol dire che non capisce le dinamiche delle macchie solari ed è probabile che tanti altri climatologi non conoscano bene questa variabile.

ti ho proposto alcune letture, se vuoi discuterne bisognerebbe partire da una base comune di conoscenze.

Quelle letture sono irrelevanti. Un paio sono notissimi papers superflawed e l'unico serio (Shindell et al 2001) non e' affatto uno studio " sul perché la NASA potrebbe sbagliare a fare le previsioni dei cicli solari" ma uno studio sul ruole del sole sul riscaldamento regionale del 1650, pubblicato da Drew Shindell Gavin Schmidt e Michael Mann che lavorano alla NASA stessa e sono tutti Coordinating lead authors dell'IPCC. Schmidt and Mann, tra parentesi, sono anche i fondatori di http://www.realclimate.org il sito (secondo me) migliore per avere informazioni scientifiche sul global warming, l'equivalente climatologo di nfa. 


Se la Nasa ha sempre sbagliato le previsioni vuol dire che non capisce le dinamiche delle macchie solari

Non prendela sul personale ma io non riesco a parlare con qualcuno che parte dalla assunzione che la NASA e tutti i climatologi non ne sanno abbastanza sul Sole e che la verita' in realta' e' un'altra, nota ad una minoranza di incompresi.

E' una mia debolezza: divento subito irrequieto.

per quietarti

roccog 15/1/2014 - 14:53

Caro Giorgio, non la prendo sul personale, stavo solo proponendo una discussione, cercando nel limite del tempo e dei commenti concessi di motivare le mie opinioni. Come ben sai nel colloquiale a volte si esagera.

Anni fa seguivo 'sta cosa della previsione delle macchie solari, stavamo lavorando ad una serie temporale costituita da sedimenti tipo varve. Il loro spessore variabile ci ha indotto con il Dr. Scafetta ha cercare ciclicità al loro interno e così sono entrato nel mondo delle ciclicità submilankoviane che prima non conoscevo. Certo, è roba per paleoclimatologi e astrofisici, ma il geologo deve cercare almeno di capire un po’ tutti i fenomeni naturali, se vuole ricostruire una storia verosimile. Dunque, seguivo i sunspot forecast, e mi resi conto che quelli della NASA (non di tutti quelli che vi lavorano) erano un po’ troppo matematici, sembravano basati su estrapolazioni di un sinusoide, mentre per altri scienziati (Fairbridge fu uno dei primi) il Sole aveva un comportamento un po’ più complesso, probabilmente influenzato dalle orbite degli altri pianeti. Così, il ciclo 24, che inizialmente, per la NASA e anche per il NOAA doveva essere pari al 23  si rivela essere più debole. Certo la NASA e il NOAA continuarono ad abbassare la stima del numero di sunspots nei mesi a seguire, ma stavano solo rincorrendo la realtà che si dipanava di giorno in giorno. Così, mi resi conto che altri avevano visto giusto. Leggi gli ultimi paragrafi del testo di Mackey su Fairbrifdge:

The hypothesis predicts that the emergent Sunspot Cycle No 24 will be quieter than Sunspot Cycle No 23 and just like Sunspot Cycle No 14, the weakest cycle in the last 100 years, which began in February, 1902 and ended in August, 1913.

Vai pure a vederti il ciclo 14 e vedrai che la previsione fatta prima del 2007 si sta avverando, nei limiti statistici. Inoltre come altri hanno fatto notare non si può ridurre l'attività solare alla total Irradiance. Tra l'altro, visto che poi parli di paleoclima dovresti anche sapere che la differenza l'energia in arrivo dal Sole causata dai cicli milankoviani, seppur nel lungo periodo è una delle cause principali che hanno determinato le ere glaciali. Quindi sostenere che l'attività solare è costante e che non influenza il clima è riduttivo e vale solo per il valore che tu mostri nel periodo di misurazione da te mostrato.

Sta filippica era solo per spiegare che dietro ad una frase buttata lì a volte c’è un ragionamento. Poi, capisco che tu, da neurobiologo possa far fatica a capire certi fenomeni, ma la complessità delle cose non dovrebbe esserti aliena. Solo la volontà politica può ridurre un sistema complesso come il clima ad una variabile, la concentrazione di CO2. Non lo dico solo io.

Se poi tu volessi spiegarmi perché questi lavori sono irrilevanti… Li conoscevi già? Per me potrebbe essere rilevante.

Se poi tu volessi spiegarmi perché questi lavori sono irrilevanti… Li conoscevi già? Per me potrebbe essere rilevante.

Gli argomenti contro AGW sono sempre gli stessi triti e ritriti e le persone che li sostengono in campo scientifico sono una manciata. Scafetta e Akasofu sono tra questi e per questo motivo li conoscevo. Se cerchi online vedrai che i loro argomenti sono stati smontati gia' mille volte. 

Per quanto riguarda il Sole: mi spiace ma qui si sta toccando la paranoia. Mettiamo insieme i seguenti fatti:

1. L'effetto serra da CO2 e' una roba talmente solida scientificamente che ci si puo' camminare sopra. 

2. La concentrazione di CO2 nell'atmosfera e' aumentata incredibilmente negli ultimi 150 ad opera dell'uomo

3. Qualsiasi modello mostra che la concentrazione della CO2 e' sufficiente e necessaria per gisutifcare l'aumento delle temperature globali

4. L'impatto del Sole e' preso in considerazione in tutti i modelli: si contano i sunspots giorno per giorno come se fossero i peli del culo e si misura la radianza totale su tutto lo spettro prima ancora che tocchi la terra.

ERGO, visti i predetti fatti, tu proponi che la conclusione sia: 

"Potrebbe esserci una energia che non conosciamo che non sappiamo misurare e che pero' ha un impatto sul clima e che giustifica il riscaldamento! e la CO2 allo stesso tempo non c'entra perche' tutto quello che sappiamo sulla fisica della atmosfera e' sbagliato! e inoltre non e' detto che il 99.9% degli scienziati che attivamente studia e pubblica su questo argomento abbia ragione perche' io una volta mi sono interessato dell'argomento."

Come faccio a risponderti seriamente? Non ci riesco.

mah..

roccog 16/1/2014 - 18:07

Scusa ma tu sei stato il primo a dire che non volevi dibattere a colpi di blog di qua e di là... Quindi non vado a cercare online le risposte a Scafetta e altri, a meno che non mi rimandi a lavori referati. Io ti ho proposto alcuni lavori, forse non tutti peer-review, una mia esperienza diretta sui cicli solari e altre considerazioni. Hai tutto il diritto di pensarla come vuoi. E' però inutile che banalizzi il magnetismo solare e tutti gli altri fenomeni prodotti dal Sole che evidentemente poco conosci, chiamandoli "energia sconosciuta". E' inutile anche che mi metti in bocca frasi tipo "la CO2 non c'entra e tutti i modelli sono completamenti falsati".

Ho chiaramento detto che mi sembra, da quello che so, che quei modelli sottostimano il Sole e i suoi effetti sul clima, probabilmente perché chi li ha pensati non conosce abbastanza bene il Sole. Bene la CO2, ma potrebbe non essere causa così preponderante. Per questo i modelli potrebbero sovrastimare l'aumento di temperatura. Sto parlando di errori percentuali e non sto sbraitando al lupo al lupo.

Ad ogni modo, come hanno sottolineato altri, nonostante il carrozzone continui a girare il mondo e a far girare soldi non credo si raggiungerà mai ad un consenso universalmente accettato (parlo di politica). Quindi l'unica cosa che ci rimane da fare è aspettare e verificare sperimentalmente che i dati reali riproducano i modelli. Sarà questione di 5 anni. Poi magari scientificamente avrai ragione al 100% a dare ascolto al IPCC, ma politicamente ci si scontrerà sempre con la realtà.

Da astronomo mi sembra che l'attività solare sia tenuta ampiamente in cosiderazione nei modelli climatici. Certo, se "ampiamente in considerazione" si intende che l'effetto debba essere quello predominante non può esserla, perché DI FATTO il risultato è che incide relativamente poco. Ma tutti gli effetti legati alla ciclicità solare, all'irradianza totale del Sole, al campo magnetico, ai raggi cosmici sono stati studiati in dettaglio. Si è pure organizzato un esperimento al CERN, per misurare direttamente gli effetti di nucleazione dovuti a particelle cariche (ipotesi di Svensmark), che risultano bassi, in linea con quanto osservato statisticamente in atmosfera.

Forse non è chiaro che alla media dei climatologi farebbe molto piacere trovare che l'effetto del CO2 sul clima è minore di quanto attualmente stimato. Gli scenari IPCC sono ancora sul lato prudente di quanto circola nel settore come ipotesi "worst case", l'ipotesi "non succederà nulla, ci siamo sbagliati" è meno probabile di un'ipotesi di estinzione di massa da rilascio di clatrati, con buona parte della Terra assolutamente invivibile per gli esseri umani. Questi scenari circolano poco perché sono molto incerti, e perché è inutile spaventare con visioni apocalittiche quando lo scenario base lo è già a sufficienza e non fa più della scritta "nuoce gravemente alla salute" sui pacchetti di sigarette, meglio tenersi su quanto è scientificamente inoppugnabile. Ma chi è dentro al problema ha gli incubi la notte, e non in senso figurato, se arrivasse uno a dimostrare che non è vero ci si toglierebbe un incubo di dosso.

Verissimo che non comprendiamo le dinamiche del ciclo solare a sufficienza da fare previsioni sensate oltre il ciclo undecennale. Ma questo non significa che altri lo sappiano fare, perché hanno azzeccato un ciclo. In particolare da un punto di vista fisico gli effetti gravitazionali dei pianeti sono irrilevanti, e i meccanismi proposti fisicamente poco plausibili. Comuque di fatto la correlazione tra attività solare e clima non si vede, se non "masaggiando" talmente i dati da rednerli irriconoscibili.

Su Scafetta provo a rispondere in dettaglio nel thread apposito. Ma sembra non ci credano più neppure i "negazionisti" più seri, stile Watts.

In pratica le esortazione sulla riduzione delle emissioni di CO2 hanno fatto presa soltanto nella UE. La Cina, attualmente la maggiore emittente ha affermato che più chiaramente non si può che di ridurre le emissioni non ne vuole sapere, agli USA piace parlarne ma solo per fare conversazione, senza prendere uno straccio di impegno, alla Russia interessa solo se pu incassare dei soldi vendendo diritti di emissione, Australia e Giappone si sono sfilati, l'India si sforza di incrementare l'uso del carbone il Brasile disbosca l'Amazzonia per coltivare soia e allevare vacche e un gruppo di isolette del Pacifico frigna per farsi rimborsare i danni del riscaldamento globale. Alla fine quandanche la UE riducesse a zero le sue emissioni, e al momento non siamo neppure sulla buona strada, se il resto del mondo continua ad incrementarle l'effetto globale sarà trascurabile. La narrativa è stata finora "andiamo avanti, gli altri ci seguiranno" ma è ormai evidente che non ci seguono, mentre noi ci dissanguiamo; allora diamoci un taglio e prepariamoci a vivere in un mondo più caldo; magari potrebbe piacerci.

Disclaimer: sono un "fiscal conservative", di quelli che quando sentono parlare di verde, vedono rosso. Sarà perchè tantissimo che oggi sono verdi un tempo erano rossi, e perchè anche oggi nella maggior parte delle dispute i verdi fanno blocco con i rossi - all'estero come in Italia.

La Cina

Francesco Forti 16/1/2014 - 08:08

La Cina oggi ha 15 centrali nucleari in funzione, 26 in costruzione, 51 pianificate e 120 proposte (il dato qui). Intende arrivare a 250GW nel 2030, dato da mettere in relazione con la potenza fotovoltaica installata nel mondo che è 30GW.  Inoltre la Cina rappresenta il 70% della produzione mondiale di pannelli fotovoltaici.

Direi che è in questo senso che puo' essere letta l'affermazione che piu' di cosi' non puo' fare.

Qualche dato sull'energia in Cina lo trovi qui. Il fotovoltaico è compreso nelle "altre rinnovabili" solare, eorlico, geotermico, biomassa... che tutte insieme fanno lo 0,3% del consumo energetico totale. Immagino che i dati siamo migliorati dal 2009 ma sconsiglio facili entusiasmi: al momento ci sono circa 750 GW di generazione elettrica a carbone e si costruisce un nuovo impianto ogni settimana. È vero che producono molti pannelli fotovoltaici, ma quelli li vendono a noi. Il nucleare è un'opzione interessante, ma curiosamente quelli che sollevano allarme sulle emissioni di CO2 si oppongono anche fieramente all'energia nucleare (ed al fracking per estrarre gas naturale, ed all'eolico che danneggia gli uccelli, ed al fotovoltaico che rovina il paesaggio, ed ai termovalorizzatori che emettono polveri...); quando saremo diventati una colonia cinese li metteranno nei Lao-Gai.

Il GW viene negato dai demagoghi di destra e viene esaltato dai demagoghi di sinistra perché implica condizionamenti all'economia e al mercato.

Nel mio intervento più in basso ho cercato di depurare tutto questo e limitarmi ai dati sperimentali inoppugnabili ed alla metodologia scientifica standard. Mi occupo di fisica delle particelle e seguo le vicende climatiche solo come interesse personale. Però, come dice Comoretto, percepisco l'angoscia di chi si occupa di queste cose e sta analizzando i dati. La Terra è un sistema in equilibrio precario e piena di insidie (naturali) per l'uomo, anche dal punto di vista climatico. Però oggi ci sono nuovi fatti che potrebbero rendere vani i nostri sforzi di adattamento se non provvediamo in fretta. Il più importante di questi fatti è l'aumentoo di CO2 (sia come quantità che come rapidità) di cui parlo nella mia discussione.

Non è stata scoperta alcuna causa naturale plausibile per questo aumento, se non l'opera dell'uomo.

Chi nega il GW non fa mai vederel'impressionante aumento di CO2 degli ultimi 100 anni, e parla sempre e solo di temperature dell'aria, invece di parlaredi anche calore della acque, come andrebbe fatto. In ogni modo circolano molti dati sbagliati. Quelli corretti si trovano nel sito della NASA ( ha il compito istituzionle di coordinare  le ricerche sul clima del governo americano) che riporta anche  dati satellitari molto accurati.

Se non facciamo niente, possono capitare due cose: 1) siamo fortunati e l'aumento di CO2 ci eviterà la prossima era glaciale senza portare troppi danni; 2) ci sarà un a serie catastrofica di  reazioni climatiche.

Purtroppo, tutti i modelli predicono l'evento 2).  Il fatto che queste conclusioni dipendano da modelli, non deve essere un pretesto per non fare niente. I modelli contengono il meglio delle nostre conoscenze, negare i modelli sarebbe come negare la scienza.

 La Cina  (4000 TWh elettrici contro i 300 dell'Italia) sta costruendo 100 centrali a carbone e 27 ccentrali nucleari, ma  nel nuovo piano quinquennale  ha menzionato per la prima volta il problema del GW e preso provvedimenti per cominciare a ridurlo. Speriamo bene.

...O magari no: Proprio in sti giorni... http://www.bizjournals.com/sanfrancisco/news/2014/01/21/californias-drie...

Un anno fa: http://www.huffingtonpost.com/2013/01/28/2013-midwest-us-drought_n_25661...

Tre anni fa: http://www.nature.com/news/2011/110223/full/news.2011.120.html Ho proprio l'impressione che non ci piacera'. E pure Nicholas Stearn dice che non ci piacera' - magari ha ragione lui.

Infatti, la quantita' di energia che arriva dal Sole non e' un dato teorico ma un dato sperimentale che si puo' misurare benissimo e ben prima ancora che entri in atmosfera con gli strumenti in orbita sui satelliti

Non è solo un problema di misura della quantità di energia ma, in base alla letture che si fanno, di tutta una serie di parametri (macchie solari, campi magnetici, ...)
Il campo magnetico solare, con le sue variazioni, per esempio leggo che è coinvolto nella formazione di nuvole sulla terra e questo implica un notevole aumento o riduzione dell'effetto serra a seconda di fattori esogeni. E di questo non si parla ma induce variazioni che sono considerevoli.

Alla fine e' solo una questione di quanto calore viaggia attraverso lo spazio dal sole alla terra. Se questo calore e' dovuto alle macchie solari, ai campi magnetici o all'intervento divino poco cambia: in ogni caso viene misurato ed e' chiaro che e' sempre piu' o meno lo stesso.

Io la vedo meglio così:

Alla fine e' solo una questione di quanta energia viaggia attraverso lo spazio dal sole alla terra. E sencondo alcuni non è nemmeno un problema dienergia ma di attività. Perché è diverso dalla tua formulazione? Se cerchi calore usi determinati strumenti, che vedono alcune cose e non altre.  Un campo magnetico non credo che sia intercettabiile da uno strumento che misura calore (per esempio un sensore IR).  Alla fine pero' quasi ogni forma di energia (nutrini a parte) interagisce con la materia. E non solo scaldandola direttamente.  I cambiamenti minima di energia emessa dal Sole sono insufficenti a giustificare il ciclo climatico sincronizzato con alternanza undecennale di caldo e freddo, secco ed umido (che io stesso anni fa ho analizzato  partendo da dati di temperature e piovosità medi mensili dal 1864 ad oggi nella stazione meteo a me piu' vicina).  Sulla scheda wiki che parla del ciclo solare si parla di uno studio che lega attività solare (sun spots) e clima  e si efferma:

Lo studio rileva come ci sia una indubbia associazione fra il periodico picco dell'attività solare e lo schema delle precipitazioni e della temperatura superficiale delle acque del Pacifico. Il modello messo a punto dai ricercatori mostra anche le influenze che i picchi solari hanno con due importanti fenomeni collegati al clima: La Niña e El Niño che sono originati da eventi associati ai cambiamenti nella temperatura delle acque superficiali del Pacifico orientale. In particolare l'attività solare risulta influire su La Niña e El Niño, rafforzandoli o contrastandoli[1]

O francesco, ma ti pare che uno manda i satelliti in orbita a misurare la radianza solare e poi si dimentica che ci sono altre frequenze oltre l' infrarosso? Si misura tutto lo spettro usando Total Irradiance Monitors. E poi le attivita' solari sono gia' prese in considerazione nei modelli, quante volte va ripetuto? 

Ho un attimo di sbandamento mnemonico. Il magnetismo solare è detettabile come elemento dello spettro elettromagnetico? Su quale banda? E con quali strumenti? La cosa non è assolutamente facile perché il satellite stesso, come massa e strumentazione elettrica in funzione, influenza la rilevazione stessa , tanto che il sensore dovrebbe essere situato su un braccio estensibile a molti metri di distanza dal corpo del satellite. Le prime misurazioni satellitari in tal senso, realtive al magnetismo terrestre, sono del 1999. Non so del Sole, che mi pare assai piu' delicato da rilevare, per un satellite in orbita terrestre.  Non mi risultano satelliti in orbita attorno al Sole. Ergo queste misure, se ci sono, sono molto giovani, 10 ~14 anni al massimo per il magnetismo terrestre, che possiamo solo usare come proxy degli effetti indiretti del magnetismo solare (vento e compagnia soffiante).

Permettimi qualche dubbio sulla robustezza di modelli che citi.

Non credo che l'attività magnetica e di emissione di particelle solari possa essere misurata tramite la total irradiance. Sicuramente queste hanno influsso sul campo magnetico terrestre e quindi sullo schermo terrestre. Comunque non è il mio campo e credo neanche quello di Giorgio Gilestro, penso che lui si volesse limitare a divulgare i contenuti dell'IPCC report e non certo a discuterne i contenuti, cosa che va al di là di ogni persona, sopratutto se professionalmente non si occupa di queste cose.

Sui satelliti (non nel senso di su in orbita) ho lavorato professionalmnte per circa tre anni in due aziende private e quindi un po' di competenza mi è rimasta, anche se sono passati anni.

Divulgare è doveroso cosi' anche come assumere un atteggiamento scettico. Tuttavia una considerazione si impone. Dal momento stesso in cui IPCC ha posto il problema politico (quindi all'attenzione della polis) essa non è piu' solo una discussione tra tecnici ma riguarda e coinvolge tutto noi, cittadini, con il nostro bagaglio culturale piu' o meno ampio. Possiamo fidarci dei tecnici ma anche no. Direi che anche sul piano della  teoria dei giochi fidarsi ciecamente della soluzione A senza avere la B pronta è un errore strategico.

certo

roccog 16/1/2014 - 18:10

Scusa ma tu sei stato il primo a dire che non volevi dibattere a colpi di blog di qua e di là... Quindi non vado a cercare online le risposte a Scafetta e altri, a meno che non mi rimandi a lavori referati. Io ti ho proposto alcuni lavori, forse non tutti peer-review, una mia esperienza diretta sui cicli solari e altre considerazioni. Hai tutto il diritto di pensarla come vuoi. E' però inutile che banalizzi il magnetismo solare e tutti gli altri fenomeni prodotti dal Sole che evidentemente poco conosci, chiamandoli "energia sconosciuta". E' inutile anche che mi metti in bocca frasi tipo "la CO2 non c'entra e tutti i modelli sono completamenti falsati".

Ho chiaramento detto che mi sembra, da quello che so, che quei modelli sottostimano il Sole e i suoi effetti sul clima, probabilmente perché chi li ha pensati non conosce abbastanza bene il Sole. Bene la CO2, ma potrebbe non essere causa così preponderante. Per questo i modelli potrebbero sovrastimare l'aumento di temperatura. Sto parlando di errori percentuali e non sto sbraitando al lupo al lupo.

Ad ogni modo, come hanno sottolineato altri, nonostante il carrozzone continui a girare il mondo e a far girare soldi non credo si raggiungerà mai ad un consenso universalmente accettato (parlo di politica). Quindi l'unica cosa che ci rimane da fare è aspettare e verificare sperimentalmente che i dati reali riproducano i modelli. Sarà questione di 5 anni. Poi magari scientificamente avrai ragione al 100% a dare ascolto al IPCC, ma politicamente ci si scontrerà sempre con la realtà.

I metodi di scafetta sono stati smontati qui per primo http://pubs.giss.nasa.gov/abs/be02100q.html - in pratica non solo ha un approccio triviale ma aveva anche risultati sbagliati e quando la comunita' ha chiesto di vedere il software usato per le analisi per capire dove aveva sbagliato lui ha risposto negando e non ha mai mostrato i suoi software. Puoi leggerti di piu' su questo episodio ridicolo qui su NewScientist. Le teorie di Scafetta sono di un semplicistico che fa paura, pure per uno come me. Tra l'altro le sue spiegazioni naturali inizialmente riguardavano il sole, ora ha anche tirato in ballo i raggi cosmici e il campo gravitazionale di saturno, tanto da essere state ribatezzate "Climastrologia".

Comunque il punto di fondo, che ho gia' fatto due volte ma che non cogli, e' che la CO2 e gli altri gas serra da soli gia' spiegano tutto il warming che c'e'. Se tu introduci la possibilita' che il riscaldamento derivi dal campo magnetico di alpha centauri vattelapesca, allora allo stesso tempo devi spiegare cosa c'e' di sbagliato nei modelli che riguardano la CO2, il che vuol dire rifare la fisica dell'atmosfera. E' assurdo.

 

 

scafetta

roccog 16/1/2014 - 19:15

Scafetta ha all'attivo altre pubblicazione dal 2006 ad oggi, con altri autori. Da quello che ho capito stanno cercando di spiegare alcune ciclicità dell'attività solare, soprattutto, perché nei cicli solari, oltre a riptersi ogni 11 anni, ci sono fasi di attività debole e altre maggior, come è stata quella che si è chiusa qualche anno fa. Loro la chiamano ipotesi, quella dell'influenza delle orbite degli altri pianeti sul Sole, e si propongono di farne una teoria. Come ho detto vedremo quale modello è migliore. Questa è scienza, dovrebbe appassionare e non rendere acidi. SI parla anche di contributo al GW, in termini %.
Ti ripeto, sei libero di pensare ad Alpha Centauri e anche a Cpt. Harlock, se ti è più comodo, ma non è il mondo reale (Alpha Centauri, si), è solo un modo tuo per ridicolizzare altre idee. Bastava dire Scafetta & Co. sbagliano.

Ho cominciato a leggere articoli di Scafetta, pubblicati su blog e poi su riviste scientifiche, alcuni anni fa. Mi ha subito colpito la rozzezza della fisica sottostante, anche se ha una buona padronanza delle tecniche matematiche di analisi. Nel primo lavoro che ho visto analizzava le periodicità del clima terrestre correlandolo alla velocità del Sole nei suoi moti dovuti all'attrazione gravitazionale dei vari pianeti. La cosa mi ha fatto fare subito un salto sulla sedia, per due ordini di motivi:

  • - innanzitutto un effetto della velocità su un sistema in un sistema fisico è nullo per il principio di relatività galileiana. Un magnete che si muove fisicamente è identico ad un magnete fermo. Semmai potrebbe contare l'accelerazione.
  • - ma comunque effetti fisici in un sistame in caduta libera sono pure nulli al primo ordine, per il principio di relatività generale: le leggi della fisica sono le stesse in un sistema in caduta libera ed in un sistema inerziale imperturbato.
  • - i picchi di frequenza degli spettrogrammi del clima e delle velocità solari corrispondono solo approssimativamente. Avere due frequenze CIRCA uguali non ha senso fisico, le due frequenze devono essere uguali entro la larghezza del picco (incertezza statistica) per poter ipotizzare una correlazione.

Poi sono andato a ipotizzare un possibile meccanismo fisico, che necessariamente deve passare per le forze mareali dei pianeti. E lì le cose tornano ancora meno, un'influenza maerale otre Giove non esiste proprio, le risonanze con Saturno sparivano completamente. Resta la QUASI coincidenza numerica tra l'orbita di Giove ed il ciclo solare, ma la differenza di periodo è troppo grossa per aver senso fisico.

Si tratta di riflessioni molto generali da parte di un astrofisico che col clima c'entra poco, ma evidentemente non sono il solo, perché Scafetta si è concentrato sulle maree solari, abbandonando il precedente modello. Anche le maree, comunque, hanno i loro problemi. Innanzitutto le ampiezze, corrispondono a centimetri, o millimetri, sulla superficie solare, difficile da giustificare un loro effetto. Ci sono talmente tante frequenze (battimenti tra periodi orbitali di tutti i pianeti, e rispettive armoniche) che uno può costruire qualsiasi serie temporale. E difatti Scafetta ne ha sfornate diverse, incompatibili tra di loro, per cercare di inseguire le predizioni che non tornavano. A questo punto la cosa diventa un puro esercizio matematico, date delle serie numeriche e un risoltato a cui si vuole arrivare trovare la formula (e relativi parametri liberi) che meglio si adatta allo scopo tra le moltissime disponibili.

Il problema della ciclicità in geologia è aperto. In genere vanno di moda i cicli milankoviani con tutte le loro frequenze, dai 21k fino al 1.2M. Però, appunto da geologo, mi ha sempre colpito il fatto che le variazione dei parametri orbitali terrestri, e quindi la variazione dell'incidenza solare sull'atmosfera, potessero avere un effetto tanto evidente. Le glaciazioni sono ritmate dai cicli orbitali terrestri, in pratica da come la terra si dispone nei confronti del Sole. Anche questa teoria è generalmente accettata. Da qui, mi sembra ragionevole pensare ogni variazione dell'attività solare possa avere un effetto. E che quindi anche, ad esempio il ciclo undecennale dell'attività solare abbia un effetto. Ma non è tanto il ripetersi del massimo di attività ogni 11 anni, quanto piuttosto la differenza fra cicli "forti", con massimi elevati, e cicli meno "forti". Qual'è la ciclicità di queste variazioni? Per le variazioni di insolazione si calcolano curve per il passato basate su eccentricità, obliquità e precessione e forse qualche altro fenomeno. Per i cicli solari come si fa a prevedere un minimo di Maunder o altre fasi di stanca simili? Eppure queste hanno influenzato il clima terrestre. O no? E se si, come hanno agito? Esistono altri fenomeni ripetitivi naturali, ma non ciclici, e l'esempio più lampante è quello del campo magnetico terrestre, delle variazioni di intensità e posizione secolari e delle inversione che avvengono a scala più ampia. Ovviamente avventurarsi alla ricerca della comprensione di fenomeni non armonici è molto difficile e rischioso. Penso però valga la pena di farlo. La scienza deve prefiggersi anche questi obiettivi. Quello di Scafetta potrebbe non essere il metodo migliore. Probabilmente la teoria che stanno mettendo in piedi ha delle falle, e probabilmente sono dovute a mancanza di competenze all'interno di quel gruppo. Resta un fatto, che in me ha scatenato l'attenzione verso Fairbridge e di conseguenza verso Scafetta. Nel 2007 il modello non lineare aveva previsto il ciclo solare debole del 2014 (il 24). La Nasa no; qualcuno al suo interno ci è arrivato un po' dopo, con altri metodi, basati, credo, su parametri interni al Sole. Nella mia esperienza se un metodo c'azzecca potrebbe anche essere culo, ma potrebbe anche non esserlo.

Altra questione è poi quella dell'alta frequenza delle variazioni di precipitazione e temperatura in alcune zone e quindi la variazione dei vari inidici atmosferici (AMO, PDO, nino, NAO, etc.). Mettere insieme tutte queste cose è tremendamente difficile. Non per questo il tentativo deve essere così facilonamente sbeffeggiato come fanno alcuni.

Ciao Gianni! E' dai tempi della  mailing list LUMI che non leggevo il tuo nome. Piacere ritrovarti, chissa se ti ricordi :)

Riguardo Scafetta, l'approccio suo non e' cambiato: si prendono oscillazioni e si mettono insieme finche' non fittano*  l'andamento storico che gli piace e poi si trova una spiegazione a posteriori basata sul campo gravitazionale del pianeta che serve...

*Diceva John von Neuman "With four parameters I can fit an elephant, and with five I can make him wiggle his trunk."

fit

Francesco Forti 20/1/2014 - 19:19

in effetti è proprio uno degli argomenti che ho letto citato da scettici del GW. Uno dei quali mi pare scrivesse anche qui. Ecco il testo.

Una terza osservazione banale, nota a chiunque usi descrizioni comportamentali di sistemi, è che l’utilizzo (nei modelli previsionali) di numerosi parametri di fitting, con un aggiustamento funzionale dei parametri stessi, determina soluzioni dipendenti unicamente dai parametri usati. Ovvero, un qualsiasi modello con eccessiva descrizione parametrica “fitta” qualsiasi andamento temporale e fornisce estrapolazioni “a piacere”. L’avere tanti modelli che s’appoggiano alla stessa curva, pur misteriosamente affetti da rumore, non dice assolutamente nulla, se non, appunto, mostrare che una retta può essere approssimata da un numero esorbitante di modelli: basta usare varie decine di parametri e si ha quel che si vuole, specie se i parametri sono definiti da interazioni “interessate” tra i modellizzatori, che hanno, secondo le email del "climategate", coordinato le simulazioni per ottenere risultati concordati. Fornire grafici con dettagli del centesimo di grado a cadenze di un anno (rapporto AR4WG, pag. 600) è semplicemente una mancanza di serietà professionale.

Nella storia della Terra da quando è comparsa l'umanità, è esistito un altro periodo in cui si sono rilevati gli stessi cambiamenti climatici odierni così repentini? Gli scienziati sono riusciti a ricostruire gran parte dei cambiamenti climatici nei millenni passati?
Forse la seconda è una domanda banale per chi si occupa di questo, ma mi piacerebbe avere comunque una buona risposta. Grazie 

C'e' una disciplina che si occupa di queste cose: paleoclima. Studia il clima via proxies (ne avevamo parlato un po' l'altra volta portando esempi di hockey sticks). IPCC ha introdotto un capitolo su paleoclima nel 2007 e uno quest'anno. Ho appena guardato e hanno anche una sezione sui "cambiamenti repentini". Ovviamente il tipo di risoluzione che si ha su paleodati non e' certo quello che si ha adesso e va di lusso quando la risoluzione paleo e' di 300 anni. 

In questo paper "A Reconstruction of Regional and Global Temperature for the Past 11,300 Years" http://www.sciencemag.org/content/339/6124/1198.full c'e' la ricostruzione piu' fina che io conosca degli ultimi 11.000 anni e la conclusione degli autori e':

In 100 years, we've gone from the cold end of the spectrum to the warm end of the spectrum," Marcott said. "We've never seen something this rapid. Even in the ice age, the global temperature never changed this quickly."

Dal paper

Our results indicate that global mean temperature for the decade 2000–2009 (34) has not yet exceeded the warmest temperatures of the early Holocene (5000 to 10,000 yr B.P.). These temperatures are, however, warmer than 82% of the Holocene distribution as represented by the Standard5×5 stack, or 72% after making plausible corrections for inherent smoothing of the high frequencies in the stack (6) (Fig. 3). In contrast, the decadal mean global temperature of the early 20th century (1900–1909) was cooler than >95% of the Holocene distribution under both the Standard5×5 and high-frequency corrected scenarios. Global temperature, therefore, has risen from near the coldest to the warmest levels of the Holocene within the past century, reversing the long-term cooling trend that began ~5000 yr B.P. 

 

Cowtan & Way

marcodivice 14/1/2014 - 19:53

ovvero, la puasa del GW è falsa.

Ps: non ho letto ancora i commenti e magari è già stato citato.

Premesso che ritengo essenziale la ricerca per il superamento delle fonti energetiche fossili, tutta la discussione sul riscaldamento globale ha un punto che l’articolo non affronta e che non mi è chiaro.

Il clima della Terra ha delle forti oscillazioni che mi sembra non siamo in grado di comprendere appieno, infatti i motivi per cui nel giro di pochi secoli si passa ripetutamente dal freddo al caldo non sono totalmente prevedibili, quindi la CO2 immessa dall’uomo nell’atmosfera si inserisce in un contesto per sua natura dinamico.? Stiamo amplificando una fase di riscaldamento, oppure stiamo contrastando e impedendo una fase come la Piccola Glaciazione o addirittura un ritorno al clima di 12.000 anni fa? Nel primo caso immettendo CO2 creiamo dei problemi, nel secondo caso, paradossalmente, stiamo evitando una catastrofe. La Groenlandia secondo i Vichinghi era piuttosto verde, qualche secolo dopo era ricoperta di ghiaccio; abbiamo la certezza (scientifica, non “comunemente intesa”) che non possa accadere nei prossimi 100 anni? O che non esploderà un altro vulcano come il Toba? Perché altrimenti ci muoviamo alla cieca. Mi sembra che l’unica certezza (in ogni senso intesa) sia che il clima è sempre mutato pesantemente, quindi per logica è assurdo operare per impedire qualcosa che comunque non può essere fermato, sarebbe più saggio prepararsi al cambiamento (qualunque sia) e come scrivevo all’inizio, superare le fonti fossili, cioè trovare qualcosa di meglio (più efficiente, economico, pulito…), non imporre qualcosa di peggio.

Sono d'accordo. Intanto bisogna stimare le conseguenze prevedibili e vedere se tutte le conseguenze sono negative. Oggi il dato negativo è dato dal probabile innalzamento dei mari, cosa già successa in passato e che comporta l'abbandono di alcune fasce costiere e città sul mare. Ma tra i dati positivi di una maggiore presenza di CO2 nell'atmosfera abbiamo che il mondo vegetale riceve piu' "pappa" e quindi la crescita di alberi (che poi possiamo usare in vari modi, basta non bruciarli) e di specie vegetali che mangiamo è maggiore. Alcune zone che oggi non possono sostenere l'agricoltura, perché troppo a nord un domani saranno adatte.  Penso alla Russia, per esempio. Altre saranno abbandonate perché troppo a sud ma questo è già successo in passato, basta ricordare che dove è nata l'agricoltura 10000 anni fa oggi ci sono grandi deserti. Ed anche qui non si sa se un cambiamento climatico ha desertificato quelle zone o se l'agricoltura intensiva di allora ha desertificato e prodotto un cambiamento climatico. 

Poi bisogna vedere se l'attuale contributo umano a scaldare il pianeta sia oggi in contrasto ad una fase di raffreddamento che era stata individuata una sessantina di anni fa, quando ancora non si parlava di riscaldamento globale.

Sul piano delle eventuali misure di contrasto poi io punterei anche sulla consapevolezza delle attività individuali, in funzione della produzione di Co2. Certo, se qualcuno di noi risparmia emissioni di Co2 probabilmente dall'altra parte del pianeta qualcuno userà quel risparmio per le sue attività, tuttavia puo' essere educativo vedere come i comportamenti dei singoli individui producono CO2. Da qualche parte qualcuno stimava quanta Co2 viene emessa quando uno fa una ricerca con google. Chissà quanta CO2 ha generato questa discussione, tra server e le centinaia di computer accesi. Questo sito racconta qualcosa. Come i 51kg se ci facciamo un te tutti i giorni per un anno. O il mezzo Kg per la carta igenica (annuale). Cè un tasto "random" che vi propone diversi esempi. Quello che non dice, mi pare, è quanto emettiamo noi respirando. Circa un Kg al giorno. 900 grammi, secondo alcune fonti. I giorni sono 365 e noi siamo 7 miliardi. Il 10% delle emissioni mondiali calcolate ufficialmente lo facciamo noi respirando. Un altro 20% il bestiame.

Ognuno ora sa cosa fare, se vuole.

Sottoscrivo al 100% la considerazione su chi fuma in presenza di inquinamento; aggiungo (ma magari se ne è già parlato supra): qual è il ruolo del metano ? Come ripartire la colpa del calore intrappolato tra Sole ed attività umane non produttrici di CO2 (per cui anche una centrale idroelettrica è imputabile, semplicemente per il calore disperso da alternatori e trasformatori) ? Grazie.

Buongiorno.

Da totale ignorante in biologia, mi ha colpito la considerazione per cui la seconda causa di emissioni determinanti l'effetto serra è il metano.

Un po' ovunque si sta provando ad abbandonare il carbone scrivendo - giustamente - che la sua termovalorizzazione ha impatti devastanti sull'ambiente e la salute della gente. Altrettanto ovunque, tranne che in Italia (ma c'è una cordata pronta a un progetto di mini-rigassificatore in FVG) - penso alla Gran Bretagna - si sta puntando sullo shale gas come alternativa in attesa di diventare indipendenti con la green energy (solare, fotovoltaico, eccetera). Tuttavia non è un rischio enorme che l'Occidente più avanzato passi allo shale gas, mentre ai paesi in via di sviluppo sarà concesso darci dentro col carbone ancora per molto tempo? Potremmo ritrovarci con un decremento sostanziale di emissioni da carbone inferiore all'incremento da metano, per non parlare dei disastri del fracking. Altre soluzioni possibili?

Sul fracking non mi pronuncio. Dal punto di vista di effetto serra, a parita' di energia prodotta, shale gas inquina la meta' rispetto al carbone ma di piu' rispetto ai gas convenzionali. Quindi introducendo shale gas bisogna vedere che uso se ne fa: se viene usato per ridurre coal, tanto meglio; se viene usato in luogo del gas convenzionale, non ci guadagnamo affatto in termini di global warming, anche se costa di meno all'apparenza.

L'altro lato da considerare e' che per comodita', lo shale gas non viene conservato in stocks: quello che avanza viene semplicemente bruciato (Gas flaring) perche' e' ovviamente meglio bruciare metano piuttosto che rilasciarlo dritto in atmosfera. L'alternativa migliore sarebbe interrompere i flussi quando il gas non si usa (di notte) o farne stoccaggio ma costa e quindi le compagnie preferiscono bruciare.

Insomma il problema di fondo dei combustibili fossili e' che il prezzo che l'utente finale paga non e' il prezzo reale: ci sono dei costi nascosti che se non sbaglio voi economisti chiamate externalities (mi corriggerete) e alla fine della fiera sta tutto li il busillis.

 

Sono perplesso riguardo due punti (e non sono il solo a giudicare dai commenti), uno riguarda le cause (con tutto il discorso sulla correlazione), l'altro la soluzione (cioè, posto che il problema sia causato dall'uomo, siamo sicuri di poterci fare qualcosa?).

Tuttavia non ho le competenze per mettermi a disquisire, leggo articoli e commenti e cerco di farmi una mia opinione. Accettando le conclusioni di chi dovrebe saperne più di me.
Tuttavia, su un aspetto della questione, gradirei delle opinioni.

In un libro sulla cucina lombarda Gianni Brera parlava, citando documenti e fonti, di come in tempi abbastanza recenti (purtroppo non ricordo esattamente ma grossomodo attorno al basso medioevo) in Brianza si coltivasse abitualmente l'ulivo! Questo mi sembra indice di una temperatura alta, sicuramente più alta di quella attuale.

Se ai tempi si campava coltivando ulivi in Brianza perchè adesso ché non ci nevica mi devo proccupare della fine del mondo? Son superficiale io oppure l'allarmismo è non voglio dire esagerato ma magari dai toni un po' troppo coloriti? 

Per quanto riguarda le cause antropogeniche riconosco che il pezzo mancava di un po' di informazioni a riguardo ma, d'altro canto, lo scopo dell'articolo era anche "esistono montagne di dati scientifici che sono riassunti qui, andate e prendetene tutti fate questo in memoria di me". Il sommario per policy makers sono 33 pagine di bullet points, si legge e si capisce in una mezz'oretta.

Per quanto riguarda l'ulivo: il clima cambia, nelle ere nei secoli e nelle stagioni. Il cambiamento attuale pero' e' repentino e artificiale e quello che preoccupa infatti non e' quanto sia caldo *ora* ma quando caldo diventera' se si continua questo trend in un *futuro prossimo*.  

Per quanto riguarda il terzo punto, cioe' "non ci possiamo fare piu' niente": una delle novita' dell'IPCC di quest'anno e' che vengono introdotti cosiddetti scenari di mitigazione. Vedi sotto i due modelli: emissioni attuali (rosse), emissioni mitigate (blue). Gli scenari sono descritti in breve qui: http://www.wmo.int/pages/themes/climate/emission_scenarios.php

 

 

Il tuo punto è errato, perchè preoccupa anche la rapidità a cui sta avvenendo il cambiamento. Rapidità che rende difficile l'adattamento alle nuove condizioni.

Esempio brutale e spero estremo. A causa dell'innalzamento del livello dei mari, si perderà una bella percentuale di pianure costiere. Si tratta di terreno spesso fertile che difficilmente può essere rimpiazzato in tempi brevi.

 

@Francesco Forti

Scusa per la franchezza, ma le tue obiezioni somigliano molto a quelle che mandano in bestia gli economisti quando si commenta sulla loro materia.

Se la comunità scientifica è concorde, la percentuale è bulgara, nel dire che il GW ha per causa principale l'attività umana noi non addetti al lavoro per quanto dubbiosi non possiamo che attenerci alle loro conclusioni. A cominciare dai governi. 

Altrimenti non si spiega perchè dovremmo seguire le direttive degli ing. (categoria alla quale appartengo) nella compilazione delle leggi sulla prevenzione sismica, o ai vulcanologi sulla pericolosità o meno del singolo vulcano. 

Fino a quando qualcuno non proporrà un modello alternativo all'attuale e che spieghi meglio il GW , non vedo alcun motivo logico per cui non preoccuparsi ed agire di conseguenza. O il problema sono le soluzione proposte? (in soldoni tasse ed incentivi).

Innanzitutto vi ringrazio, ora mi è chiaro cosa c'era di sbagliato nel mio ragionamento (quello degli "ulivi") non consideravo la rapidità del fenomeno.

Per quanto riguarda le cause antropogeniche riconosco che il pezzo mancava di un po' di informazioni a riguardo ma, d'altro canto, lo scopo dell'articolo era anche "esistono montagne di dati scientifici che sono riassunti qui, andate e prendetene tutti fate questo in memoria di me". Il sommario per policy makers sono 33 pagine di bullet points, si legge e si capisce in una mezz'oretta.

Certo, ti ringrazio ed ho anche iniziato a leggerli ma rimane il fatto che, se non sei esperto del settore, devi comunque "fidarti" del tuo buon senso perchè non sei in grado di discernere da dati pro o contro, almeno non completamente e sei facilmente "abbindolabile". L'esempio che fa marcodivice sulle obiezioni "che mandano in bestia gli economisti quando si commenta sulla loro materia" calza a pennello. Ti leggi l'articolo dell'economista pro euro è ti sembra logico perchè presenta i dati in un certo modo, ti leggi l'articolo dell'economista anti euro e...cavolo ti sembra coerente anche quello perchè ti presenta dati diversi. Se non sei esperto e non conosci il quadro d'insieme, oppure non sai che alcune obiezioni già sono state smentite, puoi trarre le conclusioni sbagliate e comunque vada ti ritrovi confuso. Infatti, nel caso specifico, molte delle obiezioni che fa Francesco Forti le farei io.

Un' altra domanda, visto che siete disponibili (così imparate: mai mostrarsi disponibili :-) :

Esempio brutale e spero estremo. A causa dell'innalzamento del livello dei mari, si perderà una bella percentuale di pianure costiere. Si tratta di terreno spesso fertile che difficilmente può essere rimpiazzato in tempi brevi.

io ho sempre visto studi su quello che si perderà (ghiacciai, coste, l'olanda) ma qualcuno si è preso la briga di ipotizzare se il riscaldamento potrebbe portare vantaggi in altre aree? Se guardo la cartina vedo gli immensi terreni del Canada e della Russia possibile che il riscaldamento non possa portar loro benefici?

ma qualcuno si è preso la briga di ipotizzare se il riscaldamento potrebbe portare vantaggi in altre aree? Se guardo la cartina vedo gli immensi terreni del Canada e della Russia possibile che il riscaldamento non possa portar loro benefici?

Dipende, perché se i cambiamenti climatici sono causati dall'intensa attività umana e quindi da un incremento dell'inquinamento, magari è possibile che possano aumentare le malattie e l'intensità delle medesime o si creino le condizioni per la nascita di virus e batteri più potenti.
Sono solo congetture le mie.
Altrimenti vorrà dire che buona parte degli abitanti della Terra in futuro potrebbero trasferirsi in aree poco abitate e molto estese come la Siberia. Governi (soprattutto quelli russi, se mai esisteranno ancora) permettendo. 

Vedi tu mi sembri già pensare ad uno scenario apocalittico. Io chiedo molto semplicemente: tutti quelli che stanno studiando e prevedendo che l'Olanda finirà sotto l'acqua hanno provato a vedere se, chessò, l'Ontario possa diventare la nuova California o la Siberia coltivabile ?

Al momento se si tolgono le zone torride e poco abitate (tipo Sahara) mi sembrano molte più vaste le terre in aree troppo fredde.

Tra avere la Siberia abitabile in cambio di 4 isolette della micronesia sottoacqua non ci penserei due volte. Immagino che le cose non siano affatto così semplici e che la complessità sia ben maggiore ma per dirlo qualcuno avrà ben studiato cosa succederà in quei posti? Sapreste indicarmeli?

Corrado, il pannello dell'IPCC e' diviso in tre workgroups: come ho scritto nell'articolo, il WG1 si occupa della materia scientifica; il WG3 della mitigazione. Non ho menzionato il  WG2 si occupa di Impacts, Adaptation and Vulnerability e produce un report con lo stesso stile e scopo degli altri. Puoi trovarlo qui: http://ipcc-wg2.gov/SREX/

Lo scopo e' esattamente studiare gli impatti regionali e globali nei vari scenari, dal punto di vista sociale ed economico. In sostanza il problema e' piu' grave di "noi gli diamo le filippine pero' ci prendiamo la siberia". Ti faccio alcuni esempi:

 

Solo in termini di migrazioni umani si parla di un miliardo di persone che devono spostarsi entro il 2050. 
Poi c'e' la questione dell'espansione geografica delle malattie tropicali legata sia allo spostamento delle persone che al cambiamento del clima;
 la questione dell'aumento di eventi meterologici estremi che pur se al momento rappresenta una grossa incognita va comunque presa in considerazione;
 la perdita di suolo fertile costiero;
 la perdita di riserve d'acqua dolce;

  • etc etc

Grazie per il link esattamente il tipo di informazioni che mi interessava trovare.

"Solo in termini di migrazioni umani si parla di un miliardo di persone che devono spostarsi entro il 2050"

E perchè dovrebbero migrare proprio a causa del cambiamento climatico? Non sarà per caso perchè ai tempi di Kipling ad esempio nel continente africano vivevano circa cento milioni di persone mentre adesso sono dieci volte di più?

"Poi c'e' la questione dell'espansione geografica delle malattie tropicali legata sia allo spostamento delle persone che al cambiamento del clima"

Non mi è chiaro il nesso causale, comunque se questo è il problema, la soluzione sarebbe una seria campagna di vaccinazione.

"la questione dell'aumento di eventi meterologici estremi che pur se al momento rappresenta una grossa incognita va comunque presa in considerazione;"

Appunto, una grossa incognita.

"la perdita di suolo fertile costiero"

L'Olanda ha insegnato che il suolo si può recuperare, e si sono ampie superfici cha attualmente non solo fertili perchè troppo fredde, e che potrebbero diventare coltivabili. Al momento la perdita di suolo fertile è dovuta più al sovrasfruttamento causato dalla sovrappopolazione che al riscaldamento globale.

"la perdita di riserve d'acqua dolce"

anche in questo caso il nesso causale è molto discutibile: più caldo => più evaporazione => più precipitazioni => più riserve di acqua dolce.

Già un migliaio di anni fa ci fu un grande movimento di opinione preoccupato dell'imminente fine del mondo, poi visto che il mondo non finì, si sono acquietati.

link

valerio 19/1/2014 - 00:37

hai dato un'occhiata alle 20 pagine presenti nel link proposto da giorgio prima di fare questo commento?

lin: http://ipcc-wg2.gov/SREX/

Non ho parlato di apocalissi, facevo solo notare che probabilmente le conseguenze negative di un cambiamento climatico forzato e accelerato dall'uomo potrebbero superare quelle positive; e dato che sappiamo che una causa del cambiamento climatico è l'inquinamento, conosciamo anche alcuni aspetti poco benefici e molto spiacevoli di quest'ultimo, come l'incremento delle malattie.
Se dovesse succedere come tu auspichi, sarei il primo ad accettare tale scenario.  

caro ingegniere

roccog 15/1/2014 - 17:26

Essendo geologo, io credo di avere alcune competenze che a voi mancano e alcune competenze mancano a tutti noi tutti insieme, ma alcune competenze mancano anche agli scienziati dell'IPCC. Nonostante ciò non sono soddisfatto dalle risposte del neurobiologo Girogio Gilestro, soprattutto quando discerne di Sole e della sua attività e della sua interazione con il clima terrestre. Perché questo è argomento di paleoclimatologia e penso di saperne più di lui, ma non è detto, è solo una sensazione. Ci sono scienziati che non sono d'accordo con l'IPCC, e anche se sono il 3% potrebbero avere ragione. Bisogna essere dentro il sistema accademico-scientifico per capire certe cose e come troppo spesso le policy delle riviste sono guidate da Editor poco lungimiranti, poco scientifici e molto attenti alla propria sopravvivenza. Detto questo non voglio dire che la malafede regna sovrana, anzi, dico che il sistema ha una tendenza conformista. Comunque le previsioni dell'IPCC sono sotto gli occhi di tutti e, per adesso, notiamo che le previsioni sono in larga parte sbagliate in eccesso. Inoltre l'inerzia decisionale a livello politico è tale che tutto ciò risulta anche ridicolo. Ma sarà una mia impressione.

Scusa per la franchezza, ma le tue obiezioni somigliano molto a quelle che mandano in bestia gli economisti quando si commenta sulla loro materia.

Se la comunità scientifica è concorde, ...

Figurati, nessun problema sulla franchezza ma prima di Darwin la comunità scientifica era concorde con la tesi che se la giraffa ha il collo lungo è perché cerca di allungarlo per brucare piu' in alto (tesi di Lamark) oppure che il collo era lungo perché la giraffa era stata creata così (creazionismo).  La concordanza nella scienza non è un valore e nemmeno dimostra l'esattezza di una teoria. Semplicemente sulla base delle risultanze e della strumentazione attuale, cosi' pare e cosi' risulta a molti. Ogni teoria pero' ha dei punti deboli, delle cose che non tornano completamente. Spesso e volentieri indagando su quegli aspetti si trova che la teoria giusta è un altra. Quindi ben venga ogni scetticismo a proposito di tesi dominanti. Inoltre l'aspetto del mainstream in ambito scientifico è veramente dannoso per la ricerca.  Ogni qualvolta si verificano teorie dominanti, se un ricercatore trova elementi a sostegno pubblica subito ed entra nel mainstrem, se trova elementi discordanti preferisce non pubblicare e tenere il pezzo nel cassetto per non fare la figura di chi va controcorrente. Magari è dubbioso e cerca prima di capire se altri hanno trovato dati discordanti simili ai suoi ... e non li trova.  Gould, che ebbe grossi problemi con la sua teoria dell'equilibrio punteggiato, spiega bene questo meccanismo perverso.

Direi che la concordanza non sia un elemento di prova, nella scienza.

Stamina

marcodivice 15/1/2014 - 20:53

Fino a quando qualcuno non proporrà un modello alternativo all'attuale e che spieghi meglio il GW 

In altre parole è giusto che si continui la ricerca sull'argomento, ma governi  e non addetti non possono che attenersi a quanto dice il consesso scientifico. Questo vale per il GW come negli altri campi, altrimenti apriamo le porte ad una pioggia di casi Stamina richieste di evacuazione di città sulla base del radon misurato a Sumatra ecc.ecc.

Chiaro e condiviso. Ma secondo Mullis i santoni "alla stamina" che non raccontano la verità sono quelli di IPCC. E Mullis è uno che il Nobel lo ha ricevuto per quello che ha scoperto concretamente, non per gli "sforzi proffusi". Ok, Mullis è uno che non si tira indietro se c'è da andare contro l'ortodossia, ma è un difetto?

modello

marcodivice 15/1/2014 - 21:23

Mullis presenti il suo modello alternativo.  Alla fine il modello più convincente soppianta sempre quello meno.

Ed ecco che ritorna Mullis, come l'altra volta. Corsi e ricorsi storici, diceva Vico.

Beh, i personaggi ci sono ancora, viventi, quindi non è un ricorso storico: è attualità che continua. Piuttosto, a livello di media non si parla più di buco dell'ozono ed anche di AIDS ormai se ne parla solo una volta all'anno, in occasione dela giornata mondiale. Forse che chi doveva incassare i finanziamenti pubblici per studiare cause e rimedi ormai ha incassato e si dedica ad altri studi?

Stai scherzando, vero? Non si parla di Aids forse perche' la maggior parte di quelli che muoiono sono poveri Africani di cui non frega nulla a nessuno, mentre nei paesi ricchi grazie a prevenzione e informazione la malattia si diffonde molto meno.

Ho sbagliato a menzionare un tema che potrebbe portarci OT.
La discussione sarebbe lunga e non è giusto farla qui, in questo thread.
Chiedo scusa, comunque su queste cose non scherzo mai.

Ciao! Nel caso, guarda che l'ulivo lo si coltiva ancora oggi sulle colline del Po - e fa pure olive, non posso fare foto ora che vivo negli USA, ma ho un vicino di casa in Italia che ne ha uno splendido. Diametro sui 40cm. Il problema e' che al tempo gli ulivi erano probabilmente utilizzati per creare olio da torcia, mica per fini alminetari: se non ricordo male, ne parla Luca Mercalli in uno dei suoi libri ("Che tempo che fara'") con riferimento alla coltivazione dell'Ulivo sulla serra d'Ivrea.

Che c'entra Aldo? Anche oggi si impiantano olivi in Brianza a scopo decorativo, invece nel libro di Brera si parlava di produzione di olive a scopo alimentare. Io volevo l'olio a "ettometro zero" ! Comunque se non va bene l'esempio dell'olivo (non prenderei nè Brera nè Marcalli come guru) esiste varia documentazione che prova come la scandinavia abbia vissuto periodi ben più caldi di oggi e ben più freddi in epoche relativamente recenti. Sbalzi che erano alla base della mia domanda ed il motivo per cui avevo usato l'esempio con gli ulivi.

http://en.wikipedia.org/wiki/Medieval_Warm_Period

Comunque credo che si debbano anche considerare gli aspetti economici: non sono un'esperto di agricoltura, ma suppongo che coltivare ulivi in Brianza sia possibile anche se il clima non è ottimale. Se il commercio è fattibile, per motivi di vantaggio comparativo, non conviene coltivarlo localmente (già i Romani trasportavano vino e olio in lungo e largo attraverso l'impero), nel medioevo probabilmente il commercio su lunga distanza era meno praticabile, quindi poteva essere conveniente coltivare l'ulivo anche in un clima non ottimale.

Provo a ribaltare la questione e mi ricollego a quanto già chiesto da A. Grenti un paio di giorni fa, ma cercando riferimenti più recenti: il cd. optimum climatico medievale e il successivo raffreddamento del 1700-1800. Qualcuno sa se si tratta di fenomeni generalizzati a tutto il globo terrestre oppure se erano limitati all'emisfero boreale e all'Europa in particolare ? E soprattutto, quali sono le spiegazioni che attualmente si forniscono per tali variazioni cliamatiche, che, immagino, non fossero correlate alla variazione atmosferica di CO2 ? Magari si è pure indagato sulle quantità di CO2 presenti in atmosfera in quegli anni.

Per quanto riguarda l'anidride carbonica, sapendo inequivocabilmente che si tratta di un gas-serra mi sembra estremamente improbabile poter sostenere una causalità del tipo 'l'aumento della temperatura provoca il rilascio di CO2' (anche se un effetto di retroazione positiva ci potrebbe anche essere). Quindi posto che l'aumento di CO2 provoca un aumento della temperatura, esistono attualmente delle congetture affidabili che quantificano tale effetto tenendo conto anche di quanto scritto sopra ?

Scusa il ritardo nella risposta. Quello che so e' che il periodo specifico del 1700, anche noto come Maunder's Minimum, e' un periodo regionale che ha interessato solo Europa e Nord America ed e' legato molto probabilmente all'attivita' solare. Il collegamento al Sole deriva dalle osservazioni storiche fatte gia' all'epoca che sono riassunte qui:

Non c'e' connessione con i fenomeni attuali perche' 1) la bassa attivita' solare di allora giustificava in effetti il raffreddamento, mentre adesso l'attivita' solare non risulta alterata  2) era un fenomeno regionale.

Gli altri fenomeni cliamtici lunghi (milioni di anni), cioe' le ere glaciali e interglaciali, sono dovute principalmente da una combinazione di deriva dei continenti , che ha un effetto sia sull'attivita' vulcanica attraverso subduction che sulle correnti oceaniche quelli medi (migliaia di anni) dai cicli orbitali di Milankovitch (che si studiano a scuola quando si fa la precessione degli equinozi).

?

roccog 20/1/2014 - 11:33

E' abbastanza evidente che ci troviamo in Modern Maximum, come dice la tua figura e non capisco il senso della frase "adesso l'attività solare non risulta alterata". Per le glaciazioni il ritmo lo danno i cicli di Milankovitch, (21-23, 40, 100, 400, mila anni), non si parla di milioni di anni. Per inciso, siamo alla fine di un interglaciale, stiamo venendo fuori da una glaciazione (avvenuta migliaia di anni fa).

Provo a ribaltare la questione e mi ricollego a quanto già chiesto da A. Grenti un paio di giorni fa, ma cercando riferimenti più recenti: il cd. optimum climatico medievale e il successivo raffreddamento del 1700-1800. Qualcuno sa se si tratta di fenomeni generalizzati a tutto il globo terrestre oppure se erano limitati all'emisfero boreale e all'Europa in particolare ? E soprattutto, quali sono le spiegazioni che attualmente si forniscono per tali variazioni cliamatiche, che, immagino, non fossero correlate alla variazione atmosferica di CO2 ? Magari si è pure indagato sulle quantità di CO2 presenti in atmosfera in quegli anni.

Per quanto riguarda l'anidride carbonica, sapendo inequivocabilmente che si tratta di un gas-serra mi sembra estremamente improbabile poter sostenere una causalità del tipo 'l'aumento della temperatura provoca il rilascio di CO2' (anche se un effetto di retroazione positiva ci potrebbe anche essere). Quindi posto che l'aumento di CO2 provoca un aumento della temperatura, esistono attualmente delle congetture affidabili che quantificano tale effetto tenendo conto anche di quanto scritto sopra ?

L'aumento di temperatura provoca esattamente l'uscita dei gas dalle soluzioni nei liquidi: http://www.chimicamo.org/chimica-fisica/la-solubilita-dei-gas-e-la-legge...

L'anidride carbonica è un gas.

L'aumento di temperatura dell'aria fa si' che l'aria possa trattenere piu' umidità (vapore acqueo) e H2O è un gas serra.

A quanto ricordo ho letto che i fenomeni citati erano di tipo locale e francamente non so se le rilevazioni della temperatura (con i termometri)  fossero cosi' sistematiche in tutto il globo. Per il periodo caldo medioevale (dal 900 d.C. al 1300) sicuramente no, perché bisogna ricordare che il termometro fu invenzione di Galilei nel 1600 e perfezionato in seguito nel 1700.

La risposta è ottenibile solo tramite metodi indiretti di stima della temperatura dove c'erano attività umane custodite in qualche registro. Ce ne sono alcuni decisamente straordinari: non solo il prezzo del grano (che oscilla in funzione del clima) ma anche il numero di processioni religiose atte ad invocare la pioggia trascritte nei registri ecclesiastici in spagna.  Una interessante trattazione dei due periodi PCM e PEG ricavata da questi proxy sta qui. Da varie parti leggevo che un'ipotesi che va per la maggiore (per PEC) riguarda modifiche nella corrente del golfo e sapendo come sono importanti i fenomeni marini per il clima, mi pare un'ipotesi di buon senso. La piccola Era glaciale si verifico' anche nel Nord America, non solo in Europa.

Naturalmente ci sono altri metodi, come quello che relaziona la crescita delle piante alle temperatura e quindi misura gli anelli di accrescimento degli alberi. Tuttavia questa relazione pare sia affidabile ad alcune latitudini e meno in altre (dove anzi ad un aumento della temperatura ora si nota ora una diminuzione dell'accrescimento). La crescita degli alberi infatti non sarebbe legata solo alla temperatura ma anche alle precipitazioni. Un clima caldo secco non comporta maggior accrescimento (anzi oggi avviene il contrario ma forse per via dell'inquinamento e della atmosfera piu' torbida). Uno caldo umido si'. 

1) Sta succedendo alla Terra qualcosa di anomalo?

La risposta è sì. Il punto cruciale, come ho già detto molte volte, è rappresentato da un dato sperimentale sicuro e incontrovertibile, la concentrazione di CO2 degli ultimi 100 anni confrontata con quella dei 2 milioni (milioni!) di anni precedenti. Per la affidabilità di questo dato si veda qui. L’andamento della concentrazione degli altri gas serra è analoga a quella della CO2, c’è un brusco innalzamaneto negli ultimi 100 anni. La CO2 è considerato il gas più importante per l’effetto serra (vi contribuisce per l’80%),  per la sua stabilità (la CO2 è praticamente indistruttibile) e per il suo picco di assorbimento centrato sull’infrarosso.

2) CO2 e temperature sono correlate?

La risposta è sì. Anche qui c’è la prova, sicura e incontrovertibile, che viene dalla spettrometria di massa delle bolle d’aria dei carotaggi antartici. Per chi ama la fisica, ricordo che alla temperatura si può risalire sempre dalla spettrometria di massa dell’aria, misurando il rapporto isotopico tra gli atomi di idrogeno o di ossigeno. Se la terra è più calda, gli atomi più pesanti presenti nell’acqua degli oceani hanno più probabilità di sfuggire ed entrare in atmosfera. Qui, prevalentemente dall’equatore, arrivano anche al polo sud dove precipitano come neve. Una terra più calda ha più ossigeno 18 o deuterio nei ghiacci antartici. L’errore relativo del metodo è solo di qualche percento.  Ricordo che la curva misura la temperatura media della Terra e risponde a molte delle domande fatte prima da molti.

Dai dati  si vedono alcuni fatti importanti: a) la Terra ora è in un picco caldo, ma in passato (100 mila anni fa) c’è stato un picco ancora più caldo di circa 3 gradi, b) la Terra, negli ultimi milioni di anni, passa da 90 mila anni di freddo (ere glaciali) a 10 mila anni di caldo. Ora siamo alla fine del periodo caldo, Questi cicli sono detti cicli di Milankovitch e sono di difficile interpretazione. Forse c’entra anche la attività solare. Però da questi dati risulta che il comportamento del Sole, pur potendo avere dei cicli lunghi, è rimasto stabile negli ultimi milioni di anni; c) la temperatura sembra correlata alla CO2, tranne che per il picco anomalo degli ultimi 100 anni. Questo è un dato cruciale che va considerato con cura.

3) L’aumento di CO2 provoca l’aumento di temperatura?

Dai dati non si può dire. La correlazione si vede chiaramente, ma non è possibile determinare relazioni di causa effetto. Probabilmente la CO2 funge da innesco (trigger). Poi, se si sciolgono i ghiacci, dalle terre scoperte arriva una emanazione ulteriore di CO2 in quantità enormi. Il sistema quindi, ha complicatissime retroazioni positive e/o negative.

Per dare idea della complicazione, l’emissione naturale di CO2 è circa770 Gton, l’assorbimento circa 790 Gton. L’uomo ne produce solo 30 e conferisce a questo bilancio un piccolo effetto positivo (10 Gton/anno). Il sistema funziona  sulla base di  differenze piccole tra grandi quantità (sistema ill-conditioned, dicono i matematici). Una GigaTonnellata (Gton) è un volume pari a 10 volte il lago di Garda. Se spalmato sull’Italia, creerebbe uno strato spesso 1 metro e 60 cm. Questo da una idea di quanto sia difficile studiare il clima.

4) La temperatura è un buon indicatore (proxy) dei cambiamenti climatici?

Generalmente sì, ma non sempre. E’ importante distinguere tra calore e temperatura (domanda classica che facciamo agli studenti per vedere se hanno capito). La temperatura registra la velocità media delle molecole di un corpo, mentre il calore misura la quantità di energia posseduta da quel corpo. La temperatura della fiamma di un cerino è più alta di quella di un bicchiere d'acqua a 20 gradi, ma la quantità di calore è molto minore. Nel cerino ci sono poche molecole molto veloci, nell'acqua un numero enorme di molecole lente. Se sommiamo, la quantità di calore (energia) nell'acqua del bicchiere è molto maggiore.

Nel caso della Terra, è importante misurare il calore, cioè l'energia che il Pianeta sta assorbendo. Poi questo calore può dare luogo ad aumenti di temperatura, oppure a una maggiore energia cinetica a livello atmosferico, ecc. Paradossalmente, si possono anche avere diminuzioni locali di temperatura durante fenomeni in cui si libera energia in altro modo. Quindi, il fatto che la temperatura dell’aria in questi ultimi 10 anni sia stabile, o che ci sia stata una ondata di freddo negli USA, di per sé non vogliono dire niente, se non si inquadrano in un contesto globale di distribuzione del calore. Qui l’informazione che viene data dai mass media è generalmente primitiva, dal punto di vista scientifico.

C’è qualcuno che si sta occupando di questo problema? Per fortuna si, l’esperimento ARGO. che sta appunto misurando l'andamento del calore negli oceani, che ci darà la risposta più attendibile sul comportamento futuro della Terra. Infatti da tutti i dati e modelli  risulta che l’85% del calore sta finendo delle acque. Argo ha più di 3000 boe sparse in tutti gli oceani, che stanno misurando temperatura, densità e salinità di tutte le acque tra zero e 2000 metri. Dopo 10 anni, si cominciano avere i dati preliminari sull’aumento del calore delle acque. Tra qualche tempo, questa banca datti sarà quella che ci dirà il nostro futuro, almeno a medio termine.

5) La Terra è un sistema ideale per l’uomo e quindi non va perturbato?

Assolutamente no. Durante le ere glaciali, chiaramente visibili nel grafico del punto 2), il ghiaccio, nelle zone dove molti di noi vivono, era spesso parecchie decine di metri. Quindi l’uomo deve intervenire sul clima per evitare la catastrofe delle ere glaciali. Un buon metodo potrebbe essere una emissione controllata di gas serra per termostatare la Terra. Il punto è che ora noi non abbiamo il sistema sotto controllo e non sappiamo quello che stiamo facendo.

6) La Scienza può dimostrare che l’uomo sta cambiano di clima?

La risposta è no, ma questo vale per qualsiasi cosa. La scienza moderna usa il falsificazionismo di Popper: è vero che non possiamo sapere se una tesi è vera, ma possiamo sapere con certezza se una teoria o una tesi è sbagliata. Senza questo, se adottassimo il relativismo puro, secondo il quale non esistono verità assolute, saremmo ancora allo stato tribale e non accumuleremmo sapere. Questi sono concetti elementari che ogni scienziato deve conoscere, e che insegniamo ai nostri studenti. Il tutto è condensato bene in due famose frasi. Einstein: nessun esperimento può dire se ho ragione, ma un solo esperimento può dimostrare che ho torto. Fermi: se ottieni un risultato che conferma l'ipotesi, hai fatto una misura, se il risultato smentisce l'ipotesi, hai appena fatto una scoperta. Ma il falsificazionismo non finisce qui: una affermazione, per essere scientifica, deve essere falsificabile, cioè deve fare previsioni che possano essere controllate sperimentalmente. Nello studio dei sistemi complessi come il clima la faccenda si complica ulteriormente, dato che non posso modulare la CO2 e vedere cosa succede. Quindi l’unico modo di procedere è riversare le conoscenze in modelli che facciano previsioni e vedere dove non funzionano. Il modello più evoluto, come è noto, è quello IPCC Questo modello attribuisce all’uomo l’aumento vertiginoso di CO2 e degli altri gas serra degli ultimi cento anni (vedi punto 1) e predice aumenti catastrofici del calore. Il modello non è accettato da una esigua minoranza di scienziati, ma nessuno, assolutamente nessuno mette in dubbio che la CO2 farà aumentare il calore, perché questa è fisica elementare. Usare il relativismo puro ed affermare che non possiamo fare previsioni e quindi agire, rigettando i modelli che contengono il nostro sapere, fa parte di una deriva culturale ben nota agli antropologi. Il risultato è una pseudo scienza basata sulle correlazioni, coincidenze e intuizioni, che, mancando di qualsiasi modello interpretativo scientifico della realtà in grado di fare previsioni e supponendo che il pianeta sia comunque in grado di sostenere qualsiasi impatto, può portare al disastro. Gli antropologi chiamano questa situazione cargo cult.

Non possiamo fare previsioni indipendenti da modelli, ma, finché i modelli resistono alla falsificazione, abbiamo l’obbligo di accettare le loro previsioni.

Conclusioni: che fare?

Da tutto questo risulta chiaro che a) occorre continuare ad accumulare dati, soprattutto quelli delle acque e studiare il clima; b) finché non capiamo il clima, cercare in tutti i modi di limitare le emissioni di gas serra, perché non ne sappiamo ancora prevedere con precisione gli effetti.

L’atmosfera è una sottile coperta che ci protegge dallo spazio esterno ostile. Non abbiamo un altro posto doeve andare. La conservazione del suo stato attuale, che ha consentito la vita e la civiltà, dovrebbe essere il primo vincolo da rispettare per tutte le attività umane.

Dobbiamo quindi abbandonare la cargo cult in fatto di clima, che considera il pianeta una specie di serbatoio inesauribile in grado di rimediare a tutte le nostre sciocchezze. Questo implica un ripensamento globale della organizzazione mondiale e dei modelli politici, sociali ed economici.

riordina la discussione in modo molto chiaro e utile.

(ci ho trovato anche reminescenze dell'halliday-resnick, e sono un sentimentale )

La conservazione del suo stato attuale, che ha consentito la vita e la civiltà, dovrebbe essere il primo vincolo da rispettare per tutte le attività umane.

questo stona un po':  perchè lo stato attuale e non quello del paleolitico? cosa rende il presente ottimale? anche il clima di allora consentiva la civiltà (quella dell'epoca) e magari era un poco più stabile e sicuro.

è vero che il cargo cult è insidiosissimo, ma anche il principio di precauzione mica scherza.

 

 

 

Dici:

Dai dati  si vedono alcuni fatti importanti: a) la Terra ora è in un picco caldo, ma in passato (100 mila anni fa) c’è stato un picco ancora più caldo di circa 3 gradi, b) la Terra, negli ultimi milioni di anni, passa da 90 mila anni di freddo (ere glaciali) a 10 mila anni di caldo. Ora siamo alla fine del periodo caldo, Questi cicli sono detti cicli di Milankovitch e sono di difficile interpretazione. Forse c’entra anche la attività solare. Però da questi dati risulta che il comportamento del Sole, pur potendo avere dei cicli lunghi, è rimasto stabile negli ultimi milioni di anni; c) la temperatura sembra correlata alla CO2, tranne che per il picco anomalo degli ultimi 100 anni. Questo è un dato cruciale che va considerato con cura.

In che senso i cicli di Milankovitch sono di difficile interpretazione? La Terra assume posizioni diverse rispetto ai raggi incidenti a seconda della posizione nell'orbita intorno al sole (precessione), l'orbita di rivoluzione intorno al sole è più o meno eccentrica (eccentricità) e l'obliquità cambia l'angolo dell'inclinazione dell'asse terrestre rispetto al piano di rivoluzione. Queste variazioni contribuiscono ad una diversa distribuzione della radiazione solare sul globo, per esempio variando l'energia trasmessa per m2 nell'emisfero nord.

5) La Terra è un sistema ideale per l’uomo e quindi non va perturbato?

Assolutamente no. Durante le ere glaciali, chiaramente visibili nel grafico del punto 2), il ghiaccio, nelle zone dove molti di noi vivono, era spesso parecchie decine di metri. Quindi l’uomo deve intervenire sul clima per evitare la catastrofe delle ere glaciali. Un buon metodo potrebbe essere una emissione controllata di gas serra per termostatare la Terra. Il punto è che ora noi non abbiamo il sistema sotto controllo e non sappiamo quello che stiamo facendo. 

Quest'idea di usare la CO2 come termostato mi sembra una follia tale... Come si potrebbe attuare, accendendo e spegnendo centrali a carbone? o direttamente liberando il metano del sottosuolo?

6) La Scienza può dimostrare che l’uomo sta cambiano di clima?

La scienza ha il diritto di indagare, al di là dei modelli e del consenso, ci sono aspetti nella relazione fra clima e sole che non sono chiari. La scienza ha il dovere di indagare. Tutto il resto è polemica inutile. Da una parte e dall'altra. Il problema non è quello che la scienza può dimostrare. Il problema è quanto la politica vuole o può fare. Questa roba qui dimostra ampiamente che una governance mondiale non è possibile. 

risposte

alberto rotondi 20/1/2014 - 20:48

 1) Interpretazione dei cicli di Milankovitch

I cicli sono un fatto sperimentale. Milankovitch ha proposto un modello che sembra spiegare gran parte del fenomeno. Non sono uno specialista di queste cose, ma leggendo la sintesi di Wikipedia ne ho dedotto che quello di Milankovitch è un modello che spiega molte cose e fa previsioni abbastanza plausibili, ma che non ha il potere predittivo di una teoria completa e lascia molti dubbi sul peso relativo dei vari fattori. Ma non studio professionalmente queste cose e posso essere stato impreciso.

2) Termostatare la Terra

Durante l'ultima era glaciale il ghiaccio, spesso centinaia di metri, ricopriva tutto il  Canada, metà degli Stati Uniti (fino al 40-esimo parallelo), tutte le regioni scandinave e l'Inghilterra. Nella zona alpina lo strato di ghiaccio, spesso varie centinaia di metri, ricopriva totalmente città come Ginevra, Innsbruck, Salisburgo e le zone dove ora si trovano i laghi Maggiore, Como, Garda. Forse non sarà la fine del genere umano, ma in ogni modo il ritorno di un'era glaciale sarà sicuramente catastrofico. Hai qualche ricetta da proporre?

Io sono convinto che una umanità progredita terrà sotto controllo il clima del pianeta avendolo capito e probabilmente userà i gas serra come termostato. Il problema è arrivarci.

Forse non sarà la fine del genere umano, ma in ogni modo il ritorno di un'era glaciale sarà sicuramente catastrofico.

Tra quanto sarebbe prevista la prossima era glaciale? Se si parla di migliaia di anni allora potremmo anche non essere esclusivamente sulla Terra in quel periodo oppure avremmo sviluppato tecnologie impensabili oggi tali da evitare magari l'opzione "termostato".

Direi che è dagli anni '90 che i cicli di Milankovitch vengono usati in geologia per datare rocce sedimentarie con precisione fino ad allora possibile solo con metodi radiometrici. Non so se qucluno di voi ha presente la Scalinata dei Turchi presso Porto Empedocle, quello è un esempio di come i cicli Milankoviani lasciano l'impronta nei sedimenti marini.

Scala dei turchi

Quelle bande nere e bianche impiegano 20k anni a depositarsi e si ripetono. Dentro troverete fossili che indicano alternanza di periodi freddi/caldi o mari ricchi di nutrienti/poveri di nutrienti. Contando il numero dei cicli dal presente si riescono a datare sedimenti in continuità fino a circa 15-16 milioni di anni. Tale ciclicità si vede anche in sedimenti più antichi. Questo si vede soprattutto nel Mediterraneo, che essendo un mare semi-chiuso (da quando si è formato), amplifica il segnale climatico. Ma anche altri bacini possono registrare lo stesso segnale. L'analisi spettrale aiuta a riconoscere attraverso vari proxy le differenti componenti cicliche (precessione, obliquità, eccentricità). Immaginiamo di avere un sedimento che registra la ciclicità annuale, d'inverno si depone un tipo di sedimento e d'estate un altro tipo. Il risultato è lo stesso. I proxy registreranno delle ciclicità perché il sistema naturale è tendenzialmente ciclico. Queste ciclicità subsecloari sono quelle degli indici di circolazione atmosferica (nino, nao, etc.). Perché hanno alcune ciclicità e non altre, cosa stabilisce il ciclo di duarata del nino? Perché ogni 60 anni si verificano picchi di piovosità in Mediterraneo (dico per dire)? Se vuoi riuscire a regolare il clima come dici si farà, bisogna sapere queste cose. Altrimenti stai giocando con un gioco del quale non conosci il funzionamento e rischi di fare cazzate. Magari vuoi più caldo in Canada, ma finisci per fare morire i Sudanesi... Insomma trovo terribilmente complicato legare alla CO2 i vari risvolti climatici che le varizione della circolazione atmosferica possono avere sulle varie parti della Terra. Prova solo a immaginare quale organismo dovrà controllare il clima e quante pressioni riceverà perché i sduafricani vogliono più secco, mentre i cinesi vogliono più vento, mentre gli antilliani vogliono un mare più basso e i trentini vogliono più neve d'inverno ma più sole d'estate...

Ah, la prossima fra qualche migliaio di anni, ma le ere glaciale non hanno avuto sempre lo stesso timer, ci sono epoche in cui sembra che ce ne fossero ogni 40k anni, altre ogni 100k... come accade ultimamente. Su questo dovrebbe influire la disposizione dei continenti (come ha detto Giorgio), tipo la chiusura del collegamento Pacifico-Atlantico in America Centrale fra 13 e 2.75 Milioni di anni fa. In realtà anche la precessione ha il suo peso, seppur probabilmente riguarda più specificatamente l'estensione dei ghiacci (variazione isotopi ossigeno). In questo senso più è ampia l'oscillazione dell'insolazione (circa precessione, come ciclicità), maggiore è l'oscillazione climatica e  dei ghiacci. Siamo in un minimo di eccentricità dei 400k anni, quindi queste ocillazioni sono più smorzate che in altri periodi, come vedete qui, ci sono anche incognite. Molte. Ma è pur sempre una teoria. Bella è la proiezione nel futuro dei cicli d'insolazione (emisfero nord).

Antartide

Ma penso che per farci gelare le chiappe a noi eruopei basterebbe una piccola glaciazione tipo appunto quella del minimo di maunder. Ma qui entrano in ballo i cicli solari e come abbiamo detto capire quelli è ancora più difficile che capire i cicli lunghi. Insomma, se ci avete capito qualcosa in più... Spero di essere stato utile.

400 ppm

alberto rotondi 21/1/2014 - 14:07

Grazie per le precisazioni. Una delle poche cose certe è che l'attuale picco di 400 ppm di oggi (da 280 a 400 in cento anni) è totalmente nuovo, dato che negli ultimi milioni di anni non si è mai superato il limite di 280, come anche tu hai riportato. Non abbiamo quindi esperienze passate su ciò che significa questo dato, abbiamo solo le previsioni dei modelli, ed il sistema è così complicato che non è detto che i modelli attuali siano completamente adeguati. Potrebbero sbagliare in peggio (speriamo, alcuni dati riportati da Gilestro sembrano indicare questo) ma anche sbagliare in meglio, cioè essere troppo ottimisti per noi.
Intanto che ci pensiamo ed affiniamo i modelli, il buon senso scientifico direbbe di porre freno alle emissioni a gogo di CO2 e degli altri gas serra.

sull'ultimo punto

roccog 21/1/2014 - 15:25

sono d'accordo, si dovrebbe porre freno, ma questo è un problema politico di difficile soluzione.
Una cosa non mi è chiara e non ho capito. La carota di ghiaccio di Vostok permette di correlare temperaura e CO2 in antartide, ma, mentre spesso si plotta la CO2 attuale per farne vedere l'impennata, non si proietta allo stesso modo la temperatura al polo sud. Qualcuno l'ha fatto? Al polo sud l'incremento di temperatura è evidente?

Le temperature che si ottengono dalle bolle d'aria dei ghiacci antartici a varie profondità (anni) rappresentano una valutazione della temperatura globale della Terra. I carotaggi sono descritti qui e il metodo per misurare le temperature è descritto qui e, più sinteticamente, anche qui.

In sintesi, se la terra è calda, gli isotopi pesanti legati nella molecola d'acqua (O18 e D2) ricevono più energia per evaporare.  Questo avviene in tutta la Terra, ma il fenomeno è massimo all'equatore. Da lì il vapore acqueo arriva anche sull'antartide, dove precipita come neve e poi ghiaccia. La spettrometria di massa (un metodo straordinariamente sensibile e preciso) dell'aria delle bolle misura il rapporto isotopico e lo correla alla temperatura di quel periodo. Il metodo è molto accurato e preciso (qualche per cento). La taratura della procedura è descritta nei riferineti che ho dato. Il metodo quindi, per sua natura, dovrebbe dare una valutazione della temperatura media di tutto il pianeta.

Adesso abbiamo il picco della CO2, che però non è (ancora?) seguito da quello della temperatura, a differenza dei dati del passato, che però hanno una scala temporale molto più compressa e non ci fanno apprezzare l'eventuale ritardo tra  le due grandezze.

Gli isotopi dell'ossigeno nell'acqua dipendono da evaporazione e condensazione e dall'estensione dei ghiacci, sono quindi misura indiretta di 2 fenomeni che hanno a che fare con la temperatura. Ma dai testi che hai linkato non riesco a capire qual'è la risoluzione delle misure in età. Dici giustamente che nella carota la scala temporale è più compressa, sai per caso di quanto? A quanti anni corrisponde una misura isotopica? In Epica mi sembra che si vada da un minimo di una decina d'anni per le misure più recenti ad un centinaio di anni per quelle più vecchie.

  Da questo articolo di Nature (che ho letto un po' in fretta) risulta che le incertezze sugli anni vanno da qualche centinaio di anni per i ghiacci superficiali fino a meno di 10 mila anni per i ghiacci carotati più profondi (3500 m) che risalgono a 450 mila anni fa. Intorno a 100 mila anni, l'incertezza è inferiore a più o meno 5 mila anni. Lincertezza relativa sulle ppm di CO2 è molto piccola, solo più o meno 2 ppm su valori tra 200 e 280 ppm. 

Non sono invece riuscito a trovare l'incertezza sulle temperature. L'andamento relativo dei picchi e delle valli della curva di temperatura è sicuramente accurato, ma non so dire l'incertezza sulla taratura della curva, che dà le temperature assolute.

In questo articolo si parla anche di metano, CH4, l'altro gas serra più pericoloso. Ne approfitto per ricordare che anche il metano, negli ultimi 100 anni, ha avuto una impennata simile a quella della CO2, che non si è mai riscontrata nei miloni di anni precedenti

grazie!

renzo carriero 19/1/2014 - 11:55

molto utile il suo commento

 

Vedere un ipotetico Global Warming sotto l'ottica: aumenta il livello del mare? e che c'è di male? metto due mattoni sotto la sdraio e la festa continua! è semplicemente una follia.

Se si verificassero le condizioni elencate nei post precedenti le ripercussioni sarebbero tali da stravolgere completamente il nostro sistema di vita, probabilmente per qualche secolo.

Su quanto i mutamenti climatici abbiano favorito prima ed indebolito poi l'incredibile espansione Vichinga è già stato detto moltissimo, circolano anche tesi (sebbene da comprovare) che vedrebbero in un mutamento climatico uno dei principali fattori dello sfascio dell'Impero Romano.

In ogni caso, parliamo di cambiamenti epocali per interi popoli, non di lievi correzioni dello stile di vita.

Inoltre, per quanto ci è dato sapere in casi analoghi una compensazione socio economica tra  popoli danneggiati e avvantaggiati dal clima non si è mai verificata e non si vede perché oggi dovrebbe essere diverso.

Questo solo per dire che i mutamenti climatici incidono profondamente sullo sviluppo delle civiltà.

Segnalo due libri divulgativi sul rapporto tra clima e sviluppo delle civiltà:

H. H. Lamb – Climate, History and the Modern World

Brian Fagan - The Little Ice Age: How Climate Made History 1300-1850

Quest’ultimo non l’ho letto, ma sembra che l’autore sia specializzato nel tema ed abbia all’attivo diverse pubblicazioni.

Lorenzo i tuoi esempi per esortare a fare qualcosa contro il GW sono proprio quelli alla base del ragionamento di chi non considera il GW un problema: "se c'era ai tempi dei romani, se c'era ai tempi dei vichinghi, allora  è un processo naturale, non dovuto all'uomo e non possiamo farci niente". Se vuoi convincere qualcuno della sua gravità devi puntare sul discorso della repentinità dell'attuale fase di cambiamento, come ha fatto sopra Giorgio nei miei confronti.

Hai ragione Corrado sul fatto che la repentinità del fenomeno attuale sia il fattore di maggior preoccupazione, però anche i mutamenti climatici del passato, per quanto naturali e graduali siano stati, hanno creato degli “sconquassi” nello sviluppo delle civiltà, o meglio hanno determinato il progresso di alcune ed il regresso o l’annientamento di altre.
Proprio in ragione di questo fatto, se si tiene all’attuale civiltà si dovrebbe avere la massima cura nel preservare lo stato climatico nel quale essa si è sviluppata.
Per questo trovo un paradosso, quantomeno concettuale, nelle obiezioni di chi contesta il GW, i quali vorrebbero conservare il sistema attuale ben consci che esso porterà a dei mutamenti.
Conservatorismo rivoluzionario? Bah, mi pare una logica un po’ traballante….
Quanto all’obiezione “dato che è qualcosa di naturale non ci possiamo far niente” risponderei che anche la mia auto subisce un processo “naturale” che la porta a deteriorarsi ed al quale non mi posso opporre. Non per questo vi getto cucchiaiate di sabbia nel motore, la tiro a 80 all’ora in prima o vi carico sopra 15 quintali.
Anzi casomai mi adopero affinché tale deterioramento sia ritardato il più possibile, non certo accelerato.

No, Lorenzo se si parte dal presupposto che l'attuale GW è un fatto naturale allora significherebbe che non c'entra l'inquinamento da CO2. Allora a che pro spendere miliardi (che puoi usare per tante altre cose) per ridurlo? Modificare consolidati sistemi produttivi ecc ecc se tanto il clima cambierà comunque  per l'inclinazione del pianeta (o chessò io) e gli olandesi saranno comunque spacciati (per fortuna hanno tutti il camper :-) ?  In un sistema basato su quel presupposto non c'è contraddizione alcuna. Ovvio sarebbe sempre saggio non inquinare ma un conto è, se la prossima volta che devo rifare gli impianti, li faccio ad impatto zero, un altro è doverli chiudere e sostituire immediatamente. Il sistema crolla solo quando si prova che quel che sta succedendo è causato dall'uomo e l'uomo può ancora impedirlo.

quando anche l'uomo fosse in grado di diminuire il proprio contributo di CO2 fino ad annullarlo il sistema avrebbe una sua variabilità naturale, quindi la nostra missione sarebbe sempre quella di adattarci ai cambiamenti. Certo, tu ipotizzi che la CO2 si possa usare per scaldare alla bisogna, ma a me sembra un'idea un po' troppo ottimistica, per quanto avere idee è pur sempre un esercizio necessario.

E in effetti Rocco la penso proprio così, l’uomo dovrà comunque adattarsi alle variazioni climatiche, come del resto ha sempre fatto. Detto questo, non sposo la tesi “beh ma se è un fenomeno naturale...” perché non vedo la questione in termini assoluti: o tutta colpa dell’uomo o unicamente un processo naturale.
Vedo piuttosto un clima fatto di sue dinamiche naturali, chiamiamole cicli, mutamenti o come vogliamo, e vedo un attività umana che potenzialmente interferisce con questi cicli, peraltro a caso dato che le meccaniche del clima non sembrano ancora del tutto chiare e soprattutto perché le "emissioni umane" non sono una scelta mirata nella speranza di “aggiustare” il clima, ma solo un effetto collaterale di processi produttivi, trasporti ecc, non governati da alcun disegno.
E qui, Corrado, io la contraddizione la colgo, perché se tu vai a mettere qualcosa in un dato sistema, un effetto lo hai, a prescindere dal fatto che sia un effetto positivo, negativo, trascurabile.
Quindi non capisco come si pretenda l’immutabilità del sistema nel momento stesso in cui si interviene su di esso con un agente x qualsiasi.
Perciò davanti alla domanda: Preferisci andare ad intervenire in modo incontrollato in un sistema che con conosci con effetti che potrebbero essere anche dannosi o preferisci cercare alternative che abbiano meno interferenze con detto sistema, opterei per la seconda ipotesi, se non altro per prudenza.
Quello che contesto, ed era lo scopo del mio primo intervento, è quest’idea filosofico-romantica di un mutamento climatico come bilancia universale che leva terra al ricco e opulento olandese e trasforma la Mauritania in un roseto sconfinato. Può essere, per carità, ma può essere pure che l’Olanda diventi il paese delle palafitte a vento e la Mauritania ancora più un deserto, solo con piogge un po’ più torrenziali del solito quand’è stagione.
Dice: Si, ma se questo accadesse comunque per cause squisitamente naturali? Finora la natura ha dato tempo e modo all’uomo di adattarsi, o quantomeno di spostarsi un po’ più in là, sebbene a costo di fatiche e perdite notevoli.
E se l’interferenza umana sul clima fungesse da acceleratore o amplificatore di questi processi? Avremmo ancora l’opportunità di un adattamento?
Probabilmente si, ma a quali costi?

Finora la natura ha dato tempo e modo all’uomo di adattarsi, o quantomeno di spostarsi un po’ più in là, sebbene a costo di fatiche e perdite notevoli.

In realtà non è proprio cosi'.  Questo possiamo dirlo per le civililtà che ci sono riuscite, o per loro dinamismo o perché il fenomeno era abbastanza lento. Tuttavia per società piu' statiche e fenemeni piu' rapidi ben poco possiano raccontare di civiltà che non sono sopravvissute. Troviamo tracce e facciamo supposizioni. Oppure troviamo antichi fasti ed una popolazione che sembra impossibile che li abbia saputi produrre. Un buon caso è l'Isola di Pasqua e Jared Diamand in questo libro (seguito del famoso Armi, Acciaio e malattie) fa innumerevoli altri esempi di civiltà messe in crisi - ed estionte - dai cambiamenti subiti o da loro stesse provocati.

Sulla rapidità, va detto che se i cambiamenti in passato potevano dar tempo all'uomo e l'uomo era piu' lento, oggi l'uomo è molto piu' veloce sia negli spostamenti sia nelle edificazione di nuove città in posti nuovi (la Cina è un esempio). Giusto chiedersi a quali costi ma anche quali opportunità cogliere o meno.  E sulle opportunità è anche qui un fatto di rapidità: chi le coglie prima ha un innegabile vantaggio.

Caso mai il problema non è l'uomo ma le altre specie viventi, animali e vegetali. Esse hanno dei meccanismi che permettono una lenta migrazione (ogni specie con la sua velocità, diversa) ma alcune potrebbero non farcela se il cambiamento è troppo repentino.  Altra considerazione è che l'aumento di CO2 comporta un incremento della crescita di specie vegetali. In che in teoria è a tutto favore della produzione agricola. Purtroppo pare che le specie che piu' approfittano dell'eccesso di CO2 siano le infestanti, non quelle che noi mangiamo. Anche qui tecniche OGM potrebbero produrre piante che assimilano (sequestrano) piu' CO2.

Per me non c'è alcun dubbio che l'uomo si adatterà al cambiamento, cogliendo piu' opportunità e benefici che costi, tuttavia ribadisco quanto detto asll'inizio e cioè che questo non comporta di continuare allegramente ad introdurre CO2 nell'atmosfera. Tra l'altro CO2 è solo un effetto collaterale dell'inquinamento da combustione, che provoca danni ben piu' gravi a livello di malattie polmonari, tumori, mutazioni genetiche. Quindi meno bruciamo idrocarburi, meglio è (CO2 o non CO2).

Totalmente d'accordo. in effetti nella frase che citi mi sono espresso male, in un post precedente anche io dicevo che il clima ha permesso lo sviluppo di certe civiltà e ne ha annientato altre.
Grazie per aver segnalato quel libro che non conoscevo.

Certo, tu ipotizzi che la CO2 si possa usare per scaldare alla bisogna, ma a me sembra un'idea un po' troppo ottimistica, per quanto avere idee è pur sempre un esercizio necessario.

Io non ipotizzo proprio niente (Co2 era solo un esempio, puoi metterci la causa "umana" che preferisci). Io affermo che, se vuoi convincere quelli che non vogliono fare investimenti contro il GW perchè non ic credono, dir loro che il riscaldamento è gia avvenuto in passato per cause naturali è l'ultima cosa che potrebbe convincerli.

Mi sembra anche autoevidente e se non lo è basta farsi un giro sul web. In USA chi nega il GW (quasi tutti repubblicani, chissà perchè?), lo bolla come "un fenomeno naturale gia avvenuto in passato" del quale non preoccuparsi.

Purtroppo il GW ha forti implicazioni politiche, e questo è un grosso ostacolo sia alla comprensione del problema sia alla sua soluzione.

Riconoscere  le eventuali responsabilità dell'uomo nel GW significa implicitamente invocare meccanismi pubblici di regolazione delle attività economiche e di mercato. Questo provoca la  negazione del GW  da parte dei demagoghi di destra e la sua esaltazione da parte dei demagoghi di sinistra. Lo stesso avviene per gli OGM: siccome sono gestiti dalle multinazionali, c'è una opposizione a priori da parte dei demagoghi di sinistra. Siccome qui mi sembra che ci siano persone con le loro idee di destra o di sinistra, più o meno liberiste, ma non mi sembra ci siano  demagoghi, ho cercato nei miei interventi precedenti di analizzare la situazione nel modo scientificamente più obiettivo  possibile. 

Non mi voglio nascondere dietro un dito,  politicamente potete pure collocarmi nel centro sinistra,  ma ritengo i demagoghi di sinistra pericolosi quanto quelli di destra.   Ritengo esemplare questo articolo di Martin Wolf, una delle firme più prestigiose del Financial Times. A pagina due di questo link scrive testualmente:

Una seconda ragione   (della negazione del GW, N.d.R.)  è l'ostilità verso qualsiasi intervento sul libero mercato. Questa ostilità è dovuta in parte, sicuramente, a miopi interessi economici, ma non bisogna sottovalutare la forza delle idee. Ammettere che un'economia libera possa generare un costo esterno di dimensioni colossali per tutto il mondo vuol dire ammettere che la regolamentazione pubblica su vasta scala che gli odiati ambientalisti non cessano di invocare è giustificata. Per molti libertari o liberali classici l'idea stessa è insopportabile: è molto più semplice negare la rilevanza delle opinioni scientifiche

Wolf implicitamente sostiene che le persone di diverse culture, di diverse opinioni politiche, e (per così dire) di buona volontà debbono unirsi per cercare di spingere i governi a fare cose più sensate in materia ambientale.

L'atmosfera è una sottilissma pellicola che ci protegge da uno spazio esterno assolutamente inadatto e inospitale per noi. Se la terra avesse le dimensioni di un pallone da calcio, l'atmosfera sarebbe spessa appena 3 decimi di millimetro. Eppure questa pellicola è fondamentale, oltre a farci respirare ci protegge dalle radiazioni micidiali del  Sole, che è un reattore nucleare. Non ho mai capito come mai gli antinucleari abbiano scelto il sole che ride come simbolo. Il Sole non ride affatto, al di fuori dell'atmosfera e dei lobi magnetici terrestri (dove è localizzata la stazione spaziale) le radiazioni nucleari ci ucciderebbere in pochi mesi. Questa è una delle ragioni, quasi mai detta, dello stop ai viaggi sulla Luna, ed è il massimo ostacolo alla trasmigrazione sugli altri pianeti.

Quindi il benessere dell'atmosfera dovrebbe essere la nostra prima preoccupazione.

Occorre fare una rivoluzione culturale per prima cosa, prima che sia troppo tardi.

perfetto

marcodivice 24/1/2014 - 16:43

Appunto.

Per questo chiedevo provocatoriamente giorni fa se sia migliore l'atteggiamento della UE che, sia pur in maniera velleitaria, si pone il problema o del resto del mondo che sostanzialmente se ne frega?

        "se sia migliore l'atteggiamento della UE che, sia pur in maniera velleitaria, si pone il                       problema o del resto del mondo che sostanzialmente se ne frega?"

un tantino esagerata come affermazione, no?

il GW lo discutono tutti, ognuno secondo la sua ottica. Non mi sembra che la UE sia questo grande modello di innovazione, ne atanto meno la forza trainante .

la ue non è trainante,ma è l'unica a mia conoscenza che abbia stabilito target aggiuntivi rispetto a Kyoto. Ok la riduzione delle emissioni è dovuta in larga parte alla crisi, infatti ho usato l'aggettivo velleitario, ma almeno mette nero su bianco che bisogna fare di più

Gli USA hanno solo firmato e mai ratificato l'accordo di Kyoto. Non parliamo di Cina e altri paesi emergenti.

La figura 6 appare assai poco chiara, in particolare non si riesce a vedere bene se l' andamento dei dati sperimentali è effettivamente all' interno dei singoli intervalli di confidenza o è appena fuori, in particolare sembrerebbe che nel caso del rapporto del 1990 (barra ed area in giallo) si trovi fuori. Devo comunque osservare che anche una persistenza nella posizione più periferica dovrebbe far sorgere dubbi sulla predittività del modello.

ultimi dati

marcodivice 22/1/2014 - 19:50

dalla nasa 

La Ue segue il principio del tagliare le emissioni. Gli altri no. Discutiamone.

Mi pare che qui si discuta di GW ma il termine è uscito di moda, quasi sepolto. Oggi è stato soppiantato dal Cambiamento Climatico. Non mi pare siano sinonimi intercambiabili. E non solo perché hanno pagine diverse su wikipedia (qui e qui).

L'approccio climate change mi pare diverso. Per esempio si approda a figure come questa che evidenziano come l'attività solare sia ai massimi da 9'000 anni.

Un velenoso commento sul WSJ.

97%

broncobilly 8/7/2014 - 11:37

Da profano devo ammettere che il passaggio più impressionante dell’ articolo è il seguente:

“… Va notato che i numeri parlano di un consenso del 97% tra gli scienziati…”

Ma da dove esce quel 97%?

Chi ha poco tempo da dedicare all' argomento si concentra sulla verifica di questa informazione. Fortunatamente in nota c’ è anche un riferimento "- J Cook et al. “Quantifying the consensus on anthropogenic global warming in the scientific literature -

Ho trovato studi critici del “Cook et al.”. Per esempio il “Legate et al.: Climate Consensus and ‘Misinformation’: A Rejoinder toAgnotology, Scientific Consensus, and the Teaching and Learning of Climate Change” -

Cook però ha replicato per le rime alle critiche ( http://www.skepticalscience.com/docs/Bedford_2013_agnotology.pdf) e nella risposta di cui al link afferma espicitamente:

… "Cook et al. (2013) found that over 97% endorsed the view that the Earth is warming up and human emissions of greenhouse gases are the MAIN cause."

Ed ecco quindi che il 97% fa la sua apparizione. Siccome è importante sapere se gli scienziati considerano l' attività umana "tra le cause" o "la causa primaria" del GW, la precisazione di Cook ("... l' uomo è la causa PRINCIPALE...") appare preziosa.

A questo punto al profano non resta che verificare i dati del paper originale.

In una tavola i vari studi venivano classificati sulla base degli abstract in tre categorie. La Categoria 1 “… explicitly states that humans are the primary cause of recent global warming."), la Categoria 2 “… Explicitly states humans are causing global warming” e la Categoria 3 “… implicit endorsement…”. Si prosegue poi con le categorie via via più “scettiche”.

In parole povere, solo gli studi della Categoria 1 affermano in modo esplicito che “… human emissions of greenhouse gases are the MAIN cause."

Purtroppo Cook costruisce la sua percentuale (97%) sommando tutte e tre le categorie, come se tutte e tre considerassero l’ uomo “the main causes”, ma solo la prima categoria di abstract parla del fattore umano in questi termini (“primary causes…”). Si noti inoltre  che gli studi appartenenti alla Categoria 1 sono circa l’ 1-2% degli studi analizzati.  

 

Purtroppo la verifica al momento mi porta a concludere che il consenso tra gli scienziati è stato riportato in modo a dir poco impreciso dall’ autore (“ … over 97% endorsed the view that the Earth is warming up and human emissions of greenhouse gases are the main cause…”). Speriamo che le altre conclusioni siano più accurate.

Questo modo di ragionare sul clima, molto diffuso, è in realtà completamente fuorviante.

Per il nostro futuro non è di alcuna importanza sapere se è l’uomo o meno che sta determinando l’aumento di CO2 (anche se è quello che dicono praticamente tutti i modelli). Le domande sono altre: 1) l’aumento di gas serra è anomalo? 2) rispetto a che cosa è anomalo? 3) l’uomo può intervenire? 4) ha senso intervenire (e come ) sul clima? Nei miei interventi precedenti ho cercato di rispondere. L’aggiornamento è ora che il livello di CO2 ha superato le 400 parti per milione (ppm), e, come ci dicono i ghiacci antartici e i reperti fossili, non è mai stato così alto da ben 4 milioni di anni (Pliocene). Allora le temperature erano di 5 gradi più alte e le acque erano più alte di circa 20 metri, e oggi sommergerebbero circa ¼ della popolazione mondiale.

Come ho detto più volte, la curva fondamentale (sperimentale) è questa. I massimi (10 mila anni di caldo) e minimi (90 mila anni di freddo) prima del picco anomalo di CO2 degli ultimi 50 anni si riferiscono alle ere glaciali. Stando a questi dati dovremmo essere all’inizio di un’era glaciale, quando la CO2 è troppo poca, le temperature più basse di 4-7 gradi e i ghiacci invadono, con croste alte molte centinaia di metri, fino a metà degli USA e tutte le nostre valli alpine, ora densamente popolate. Da questi dati risulta inequivocabilmente che l’uomo ha sviluppato la civiltà in un periodo caldo interglaciale, molto raro ed unico. Un periodo glaciale, per quanto naturale, non farebbe nulla al pianeta, ma sarebbe catastrofico per la nostra civiltà. La società umana, come la conosciamo, è incompatibile con i cicli naturali del pianeta.

L’uomo, per il suo benessere, dovrà imparare ad alterare i cicli naturali climatici.

Veniamo in dettaglio alla CO2. I dati ci dicono che il Pianeta emette naturalmente ogni anno circa 770 GTon (Gigatonnellate) di CO2 e ne assorbe poco di più, circa 790. Il pianeta sembrerebbe quindi andare verso una nuova era glaciale, come previsto dai cicli naturali. Qui entra in scena l’uomo, che emette poca CO2, ma sufficiente ad alterare questo delicato meccanismo. L’uomo emette solo 30 Gton all’anno! Il bilancio totale è quindi un incremnento di 10 Gton all’anno, che è esattamente quello che si misura. Quindi, indipendentemente dalle cause, la domanda è questa: le 10 GTon/anno misurate, ci fanno correre dei rischi? La risposta è sì, come ci dicono i dati del Pliocene e tutti i modelli. Quale sarebbe il livello ottimale di CO2 che dovremmo emettere per stabilizzare il clima terrestre? Circa 20 GTon/anno, cioè dovremmo ridurre di 1/3 le nostre emissioni. Questo indipendentemente dalle cause dell’aumento osservato, ci dice che l’uomo è in grado di stabilizzare il Pianeta, ed evitare sia il Global Warming sia le ere glaciali.

Questa è la conclusione scientifica fondamentale.

L’IPCC propone il modello 450 (detto anche RCP2.6), cioè di stabilizzare la CO2 entro il 2040 a 450 ppm. riducendo di 1/3 le nostre emissioni. Questo obiettivo è  stato recentemente recepito dagli USA, ed è da tempo nei piani della UE. Purtroppo, il resto del mondo, soprattutto i paesi non OCSE, sembra ignorare il problema.

grazie dell'approfondimento.

I dati ufficiali della NOAA/NCDC, l'ente che ha il data base più completo al mondo, sono completamente diversi da quelli mostrati nel riferimento citato. In particolare, appare chiaro che  l'andamento della CO2 e quello delle temperature superficiali, almeno negli ultimo 20 anni, sono diversi.

un gruppo di fisici di Berkeley ha rianalizzato tutti i dati IPCC ripartendo da zero. Il lavoro è durato 5 anni e l'obiettivo era quello di fare una rianalisi imparziale, utilizzando più dati e nuovi modelli. Il gruppo è guidato dal fisico delle particelle Richard Muller. Questa nuova analisi indipendente ha sostanzialmente confermato i dati IPCC e i modelli di riscaldamento globale. I dati si trovano qui.

Consiglio anche il libro di Muller Energy for future Presidents,  che analizza le implicazioni economiche delle scelte energetiche, disponibile anche nella traduzione italiana

L'autore ha notato che il suo post è stato qui citato e fa le seguenti precisazioni, come aggiornamento della pagina qui sopra linkata:

Questo pezzo è stato citato nei commenti di Noise From Amerika, e questo mi sta portando un picco di traffico. Un paio di precisazioni per i miei nuovi lettori:

1) I dati anlizzati da Goddard sono quelli della USHCN, e quindi limitati al solo territorio degli USA; non sono i dati di temperatura globale.

2) Io ho solo riportato il lavoro di Goddard, non l'ho replicato personalmente. Potete accusarmi di scarsi controlli sulle fonti, ma per favore ricordate che scrivere sul blog per me è una passione a cui posso dedicare solo un tempo limitato.

3) Due commentatori sul sito di Goddard hanno richiesto all'autore di fornire le serie di dati ed il metodo usato per produrre i grafici dell'aggiustamento, quindi si spera che presto altri dettagli saranno disponibili.

COP21

alberto rotondi 13/12/2015 - 02:07

La conferenza di Parigi si è conclusa.

L'impressione  data al pubblico è  che la catastrofe climatica sia in corso.

Questa affermazione è falsa.

Le conclusioni sono di ridurre le emissioni di CO2.

Questa conclusione è saggia, perché non sappiamo gli effetti che avremo da questa concentrazione anomala di gas serra.

La mia impressione è che i politici abbiano detto agli scienziati: "mi dite che sarebbe meglio ridurre i gas serra ma che non siete certi delle conseguenze. Scordatevi questa posizione, se volete che la gente faccia qualcosa, dovete dire che è in corso una catastrofe, anche se non è vero. Voi fate gli scienziati, la politica lasciatela a noi".

Trovo  corretta la posizione scientifica espressa qui. Se avete la pazienza di leggere, ne verrete ripagati. Ne vale la pena.

 

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