Chi incassa una rendita petrolifera in Italia?

15 maggio 2008 giulio zanella
La settimana scorsa, fresco di giuramento, Giulio Tremonti ha affermato che a stringere la cinghia adesso tocca alle banche e ai petrolieri. In particolare, questi ultimi incasserebbero una "rendita" derivante dall'aumento del prezzo del petrolio. Forse. Ma di sicuro una particolare e ben più consistente "rendita" petrolifera la incassa qualcun altro. E il ministro dell'Economia dovrebbe saperlo bene.

Naturalmente il riferimento alla rendita è improprio. Una rendita economica è una forma di reddito che deriva dalla proprietà di un fattore scarso non riproducibile (per esempio le risorse naturali o il talento) o da restrizioni artificiali del mercato. I paesi dell'OPEC quindi stanno certamente incamerando una rendita, ma quanti petrolieri italiani possiedono pozzi di petrolio? Eccoli qui i petrolieri che secondoTremonti vivono da rentier. Credo (ma potrei sbagliarmi: i lettori più informati di me che ne pensano?) che tra questi solo l'ENI abbia ancora diritti residui di estrazione in Libia e nei pochi pozzi in Lombardia e Veneto. In ogni caso, si tratta di briciole rispetto al fabbisogno nazionale (nel 2006 l'Italia ha prodotto il 6% del petrolio che ha consumato, vedi tabelle qui). Per i petrolieri italiani stiamo dunque parlando di importazioni su un mercato con un certo grado di concorrenza.

In altre parole, ciò che è aumentato, in questi mesi, è il prezzo del petrolio "al pozzo, o sottoterra". Quindi, chi possiede pozzi e giacimenti ha improvvisamente scoperto che questi valgono il doppio o il triplo, nel senso che che può vendere il liquido che ne estrae al doppio o triplo del prezzo, senza sostenere alcun costo aggiuntivo. Chi, invece, trasporta, raffina e distribuisce il petrolio estratto ma non possiede giacimenti non ha, di per sé, ottenuto alcuna rendita.

Qualunque cosa sia questa cosa a cui Tremonti si riferisce, chiamiamola comunque "rendita". Chiedo, un po' retoricamente: chi l'ha veramente incassata la "rendita"? Per illustrare il punto, descrivo brevemente alcuni dati sui prezzi del petrolio e dei prodotti petroliferi in Italia, pubblicati dal Ministero dello Sviluppo Economico. I dati che utilizzo sono mensili.

Il primo grafico qui sotto mostra l'andamento da gennaio 2000 a marzo 2008 (ultimi dati disponibili) del prezzo del petrolio per chi lo importa dall'Italia, in dollari e in euro. Il prezzo è comprensivo di tutti gli annessi e connessi al trasporto in Italia, inclusa l'assicurazione (prezzo CIF: Cost-Insurance-Freight. In questo modo stiamo includendo alcuni costi di produzione).

 

prezzo all'importazione del greggio in dollari e in euro

 

Il grafico mostra quello che tutti sappiamo: il deprezzamento del dollaro spiega solo in parte l'impennata del prezzo del greggio. Lascio tutti i valori in termini nominali: qui gli aumenti nominali sono talmente consistenti che guardare a quelli reali non farebbe una differenza rilevante. Il prezzo in euro per gli importatori italiani è aumentato più di due volte e mezzo (+162%) nel periodo considerato. Il prezzo in dollari è invece quadruplicato (+301%).

Un confronto interessante è tra il prezzo medio della benzina senza piombo e il prezzo medio del gasolio da autotrazione, nelle componenti di prezzo industriale (cioè prima delle imposte) e alla pompa. I prezzi qui e in quello che segue sono espressi al litro e in millesimi di euro.

 

 

La rincorsa e -- se il nuovo trend è quello di maggio 2008 -- il probabile superamento della benzina da parte del gasolio è evidente. Queste sono brutte notizie che per un paese che fa sproporzionato affidamento sul trasporto su gomma. Notate anche che la differenza di prezzo non riflette affatto (e anzi inverte) la differenza del prezzo industriale. La ragione sono i differenti regimi di tassazione, ossia il fatto che l'accisa sul gasolio è il 75% di quella sulla benzina. Questo effetto è rinforzato dall'effetto dell'IVA al 20% che si paga anche sull'accisa (non è assurdo che si paghi un'imposta sull'imposta?)

Il terzo e quarto grafico mostrano la scomposizione del prezzo alla pompa in prezzo industriale e imposte (IVA e accise). In questi grafici è anche riportato il prezzo CIF del greggio al litro -- il costo unitario della materia prima.

 

Non sorprendentemente i grafici mostrano che il costo della materia prima, il prezzo industriale e il prezzo alla pompa si muovono assieme. Grattiamo però la superficie. La seguente tabella riassume alcune statistiche interessanti.

 


Tabella 1: Variazione nominale assoluta (in millesimi di euro)


e, in parentesi, variazione percentuale, gennaio 2000 - marzo 2008

  Prezzo Industriale IVA Accisa Prezzo alla Pompa Prezzo del Greggio al litro
Senza Piombo
278.94 63.00 36.06 377.99 252.83

(89.19%) (37,49%) (6.84%) (37.49%) (161.94%)
Gasolio 373.8 81.89 33.68 488.97  

(119.05%) (57.98%) (8.66%) (57.98%)  


Il prezzo CIF del greggio all'importazione è aumentato di circa 25 centesimi di euro negli ultimi otto anni (ultima colonna nella Tabella). L'aumento del prezzo alla pompa della benzina verde prima delle tasse (prezzo industriale) è aumentato di circa 28 centesimi al litro. Essenzialmente un trasferimento 1:1 del maggior costo della materia prima -- anche assumendo piuttosto irrealisticamente che tutti gli altri costi di produzione e distribuzione siano rimasti costanti. Anche in questa ipotesi estrema, la "rendita" di cui parla Tremonti è, rispetto alla benzina verde, di 2,6 centesimi al litro. Invece la "rendita" del governo è di ben 10 centesimi al litro -- pari alle maggiori imposte.

Facendo gli stessi conti sotto le stesse ipotesi estreme sui costi di produzione dei petrolieri per il gasolio da autotrasporto (il cui consumo in Italia è comunque più del doppio di quello della benzina), la "rendita" dei petrolieri è di 12 centesimi al litro... quella del governo 11.5 (la somma orizzontale delle colonne IVA e Accisa nella Tabella).

E negli altri paesi europeti? Ecco sotto un i prezzi in Europa rilevati il 12 maggio 2008 (fonte: stesso Ministero, dati presi qui )

 

 

Prezzo alla Pompa

Prezzo Industriale

Imposte

 

Benzina

Gasolio

Benzina

Gasolio

Benzina

Gasolio

Belgique 1.476 1.267 0.605 0.729 0.870 0.538
Bulgaria 1.082 1.176 0.551 0.673 0.531 0.503
Cyprus 1.062 1.130 0.614 0.727 0.448 0.403
Czech Republic 1.262 1.312 0.586 0.704 0.676 0.608
Danmark 1.468 1.405 0.624 0.757 0.843 0.647
Deutschland 1.442 1.404 0.557 0.709 0.885 0.695
Ellas 1.176 1.276 0.627 0.766 0.549 0.510
Espana 1.186 1.219 0.615 0.739 0.571 0.479
Estonia 1.087 1.190 0.562 0.678 0.525 0.512
France 1.416 1.348 0.577 0.699 0.838 0.649
Hungary 1.213 1.274 0.586 0.711 0.627 0.563
Ireland 1.206 1.248 0.554 0.663 0.652 0.585
Italia 1.459 1.446 0.652 0.782 0.807 0.664
Latvia 1.067 1.166 0.605 0.733 0.462 0.433
Lithuania 1.099 1.171 0.608 0.718 0.491 0.453
Luxembourg 1.265 1.210 0.638 0.750 0.627 0.460
Malta 1.090 1.103 0.614 0.689 0.476 0.414
Nederland 1.619 1.401 0.696 0.797 0.923 0.604
Osterreich 1.290 1.308 0.590 0.704 0.700 0.604
Poland 1.291 1.282 0.572 0.699 0.719 0.583
Portugal 1.436 1.327 0.604 0.732 0.832 0.595
Romania 1.087 1.182 0.606 0.733 0.481 0.448
Slovakia 1.251 1.338 0.563 0.668 0.688 0.670
Slovenia 1.114 1.188 0.569 0.688 0.545 0.500
Suomi 1.475 1.270 0.598 0.711 0.877 0.559
Sverige 1.415 1.479 0.562 0.736 0.853 0.744
United Kingdom 1.408 1.540 0.560 0.672 0.848 0.868
Media 1.276 1.284 0.596 0.717 0.679 0.566
diff Italia-Media 0.184 0.162 0.056 0.064 0.128 0.098

 

E' vero, come i consumatori lamentano, che in media in Italia il carburante costa piu' che
nel resto dell'Europa, ma la differenza e' dovuta per il 60%-70% pari a
10-12 centesimi di euro (gasolio-benzina, rispettivamente) al fatto che
anche le imposte sono in media maggiori! Il restante 40%-30% e'
probabilmente dovuto all'inefficienza della rete distributiva, dove la
liberalizzazione potrebbe fare tanto.

Insomma, se vogliamo tassare i petrolieri perché hanno guadagnato così tanto dall'aumento dei prezzi (nulla da obiettare: se poi questo avesse la conseguenza involontaria di stimolare lo sviluppo di fonti alternative, allora sarebbe anche una buona notizia) in base allo stesso principio è anche lo stato a dover stringere un po' la cinghia. Cioè utilizzare la "rendita" petrolifera per tassare meno (non necessariamente i carburanti: ci sono buone ragioni per tassarli) e spendere meno. E anche questa sarebbe una buona notizia per tutti.

Articolo modificato il 17 maggio: ho inserito una tabella (precedentemente inserita in un commento) che confronta i prezzi alla pompa e le imposte con gli altri paesi europei.

19 commenti (espandi tutti)

 

Insomma, se vogliamo tassare i petrolieri perché hanno guadagnato così
tanto dall'aumento dei prezzi (nulla da obiettare: se poi questo avesse
la conseguenza involontaria di stimolare lo sviluppo di fonti
alternative, allora sarebbe anche una buona notizia)

 

Scusa ma at the end of the day che differenza c'e' tra questa proposta e quella di hillary-mccain della tax holiday? Alla fine dei conti nulla vieta ai signori petrolieri di rifarsi delle maggiori tasse sui prezzi alla pompa, no? Io sinceramente non ci vedo nulla di furbo nella proposta di tremonti. Stesso discorso sulla presunta tassazione ai banchieri.

Giorgio, la gas-tax holiday consisterebbe in una riduzione dell'accisa (la tassa fissa che sembra piatta ma aumenta a scalini nei grafici che ho riportato), un esborso per il governo federale, mentre Tremonti promette una  maggiore tassazione dei profitti dei petrolieri, un introito per il governo italiano.

Una maggiore tassazione dei profitti non puo' essere trasferita direttamente al consumatore (la ragione e' che se sto massimizzando i profitti sto anche gia' massimizzando il 90% o il 70% di questi profitti, quindi nulla cambia se lo stato mi porta via il 10% o il 30% della torta).

Quello che suggerivo e' che nel lungo periodo questa tassa incide sulla convenienza ad investire nel settore dove i profitti fossero piu' pesantemente tassati rispetto ad altri.

 

Giorgio, la gas-tax holiday consisterebbe in una riduzione
dell'accisa (la tassa fissa che sembra piatta ma aumenta a scalini nei
grafici che ho riportato), un esborso per il governo federale, mentre
Tremonti promette una  maggiore tassazione dei profitti dei petrolieri,
un introito per il governo italiano

Questo e' chiaro; il punto e' se, in entrambi i casi, il cittadino ci guadagna oppure no. Tu sostieni, se ho capito bene, che il signor petroliere sta gia' godendo come un mandrillo e che anche se gli portan via un po' di soldi attraverso nuove tasse pazienza, si accontentera'. Io sono molto piu' sfiducioso.

Il mio punto e' questo: Tremonti ha citato due settori, banche e olio, che sono effettivamente un caso particolare italiano in quanto entrambi estremamente costosi per il consumatore rispetto agli standard europei ed entrambi per motivi di mancanza di concorrenza o forse faremmo meglio a dire per ragioni di antitrust marcio. In tali condizioni questi signori fanno davvero il bello e il cattivo tempo come vogliono (esempi ce ne sono a bizeffe) e non abbiamo nessuna garanzia che a fronte di nuovi balzelli non reagiscano riversando i soldi che vanno all'erario a carico del consumatore. Il petrolio negli ultimi anni ha una volatilita' enorme: chi lo vende non ha piu' nemmeno bisogno di giustificarne il prezzo e qualsiasi aumento, per qualsiasi causa, passerebbe inosservato.

E' soltanto che sentir parlare dai governanti di petrolio in questi termini - paragonandolo ad un bene qualsiasi come potrebbe essere un servizio bancario - mi fa accaponare la pelle. 

Giorgio, la gas-tax holiday consisterebbe in una riduzione
dell'accisa (la tassa fissa che sembra piatta ma aumenta a scalini nei
grafici che ho riportato), un esborso per il governo federale, mentre
Tremonti promette una maggiore tassazione dei profitti dei petrolieri,
un introito per il governo italiano

Questo è chiaro; il punto è se, in entrambi i casi, il cittadino ci
guadagna oppure no. Tu sostieni, se ho capito bene, che il signor
petroliere sta già godendo come un mandrillo e che anche se gli portan
via un po' di soldi attraverso nuove tasse pazienza, si accontenterà.

C'è un malinteso. I dati che Giulio riporta NON mostrano che le compagnie italiane che raffinano e distribuiscono petrolio e derivati stanno facendo soldi a palate, al contrario. Fanno qualche soldo in più sul gasolio, mentre sulla benzina fanno probabilmente meno di qualche anno fa. Quindi c'è poco da portar via con le tasse, come sostiene l'agile Tremonti. Chi sta "godendo come un mandrillo" sono le compagnie petrolifere che possiedono giacimenti (delle quali le italiane fanno scarsamente parte) ed i paesi che il petrolio producono. Ma costoro l'arguto Tremonti non li può tassare, quindi le sue sono affermazioni campate (non eccezionalmente) per aria.

Il mio punto è questo: Tremonti ha citato due settori, banche e olio,
che sono effettivamente un caso particolare italiano in quanto entrambi
estremamente costosi per il consumatore rispetto agli standard europei
ed entrambi per motivi di mancanza di concorrenza o forse faremmo
meglio a dire per ragioni di antitrust marcio. In tali condizioni
questi signori fanno davvero il bello e il cattivo tempo come vogliono
(esempi ce ne sono a bizeffe) e non abbiamo nessuna garanzia che a
fronte di nuovi balzelli non reagiscano riversando i soldi che vanno
all'erario a carico del consumatore. Il petrolio negli ultimi anni ha
una volatilità enorme: chi lo vende non ha più nemmeno bisogno di
giustificarne il prezzo e qualsiasi aumento, per qualsiasi causa,
passerebbe inosservato.

Anche queste affermazioni mi sembrano un po' dubbie. Non dubito che in Italia via sia abbondante e diffusa credenza secondo cui le compagnie petrolifere locali fanno il bello ed il cattivo tempo, colludono e fanno profitti mostruosi. Ma l'evidenza a disposizione non suggerisce che questo sia poi cosi' vero. [Nota 1: mi riferisco al presente. Sono cosciente degli episodi passati e dei vari tentativi di price-fixing fatti dalle compagnie petrolifere. Un vantaggio della globalizzazione e del mercato unico è che queste collusioni sono ora molto più difficili. Nota 2: questi dati sembrano anche suggerire che i prezzi italiani si discostino dagli europei di un 5-7% in questo periodo, mentre così non era anche solo pochi mesi fa ... meglio indagare.] Per il  momento, comunque, sia quanto Giulio ha mostrato, sia quanto emerse circa un anno e mezzo fa qui su nFA (ai tempi del famoso assalto di Bersani ai benzinai) suggerisce che, anche se i petrolieri italiani non muoiono assolutamente di fame, le condizioni del mercato della benzina e simili, in Italia, NON sono particolarmente differenti da quelle degli altri paesi europei.  Se qualcuno ha conoscenze tecniche al riguardo, per favore le comunichi.

Dettaglio tecnico: le tasse imposte su beni che abbiano una domanda molto inelastica ed una offerta molto elastica (ESATTAMENTE come nel caso di petrolio e derivati) vengono SEMPRE trasferite sui consumatori, ANCHE in condizioni di concorrenza perfetta. Qui il monopolio non c'entra nulla. Lo stesso vale, per esempio, per le tasse sul pane ed affini. Questo fatto, ben noto a qualsiasi economista alle prime armi, implica che l'abile Tremonti dovrebbe evitare di fare discorsi populisti promettendo agli italiani incazzati che lui tasserà le compagnie petrolifere: dovrebbe smettere perché di bugia, sonora bugia, si tratta. E l'aulico Tremonti, per poca economia che conosca, questa banalità deve aver qualcuno in ministero che gliela possa ricordare. A meno che, come vi è ragione di sospettare, il suo piano non sia quello di tassare gli italiani facendo finta di tassare le compagnie petrolifere ...

Per quanto riguarda le banche, tutto un altro discorso. Qui sì, ed è documentato e documentabile, che gli italiani si beccano pessimi servizi a prezzi alti a causa di una struttura oligopolistica ferocemente controllata e pazientemente costruita dalla casta.

Per quanto riguarda le banche, tutto un altro discorso. Qui sì, ed è
documentato e documentabile, che gli italiani si beccano pessimi
servizi a prezzi alti a causa di una struttura oligopolistica
ferocemente controllata e pazientemente costruita dalla casta.

Si', ma anche qui Tremonti propone la soluzione funzionale alla casta: tassare di piu' le banche significa trasferire la rendita di oligopolio NON dove era stata prelevata (le tasche dei cittadini-consumatori) ma alle finanze pubbliche, che della casta sono la mangiatoia. L'interesse dei cittadini starebbe semmai in un aumento della concorrenza favorendo l'accesso banche straniere, che migliorerebbe il servizio e ridurrebbe i costi al pubblico.

Dettaglio tecnico: le tasse imposte su beni che
abbiano una domanda molto inelastica ed una offerta molto elastica
(ESATTAMENTE come nel caso di petrolio e derivati) vengono SEMPRE
trasferite sui consumatori, ANCHE in condizioni di concorrenza perfetta.

Ok, ma se Tremonti vuol tassare la "rendita" cioe' i maggiori profitti il caso e' diverso, no? Una tassa sui profitti non modifica le condizioni del prim'ordine.  Che poi ci siano effetti di equilibrio generale non c'e' dubbio, ma questi mi sembrano piu' ambigui (e.g. spostamento degli investitori in settori meno tassati, ma l'effetto sui prezzi non e' ovvio). O mi sfugge qualcosa?

 

 

 

le tasse imposte su beni che abbiano una domanda molto inelastica ed
una offerta molto elastica (ESATTAMENTE come nel caso di petrolio e
derivati) vengono SEMPRE trasferite sui consumatori, ANCHE in
condizioni di concorrenza perfetta.[...] il suo piano non sia quello di tassare gli italiani facendo finta di tassare le compagnie petrolifere ...

Ecco io non sono economista nemmemo alle prime armi quindi non ne so di elastici pero' e' proprio a questo che mi riferivo. E' chiaro che tremonti vuole recuperare un po' di quei soldi che vanno persi abolendo l'ici e mi sembra ci siano i presupposti che non lo faccia travestendosi da robin hood che toglie ai ricchi per donare ai poveri o almeno: se cosi' vuole fare questo e' il modo peggiore.

 

Per quanto riguarda l'oligopolio delle banche e delle assicurazioni mi sembra siamo tutti d'accordo - anche se a me sembra che con l'ingresso dei servizi online qualcosa si sia mosso e adesso obiettivamente ci sono alcune banche che offrono prodotti anche decisamente migliori di quelli che si trovano fuori dall'Italia. Per il petrolio: accetto la tua correzione. Diciamo che l'Italia e' stata in passato teatro di episodio un po' penosi e che oggi le cose sembrano allineate agli standard mondiali. Cio' non toglie ovviamente che la gestione delle risorse petrolifere a livello mondiale sia comunque un caso particolare di mercato e gli andamenti del prezzo del petrolio degli ultimi anni lo sottolineano. Diceva ieri Al-Naimi che "i fondamentali di mercato sono
solidi e che i prezzi record del greggio sono dovuti alle tensioni
politiche, alla debolezza del dollaro e alle speculazioni"
A naso direi che se tu aumenti le tasse in un settore in cui la concorrenza tutto sommato e' limitata (o in cui i margini di profitto non sono cosi' alti) lasci ben poca scelta che non far riversare i costi delle tasse sull'utenza finale. O no?

Ad ogni modo, Tremonti lo sa che se si vuole aumentare le risorse senza aumentare la pressione fiscale sui soliti o si taglia la spesa o si combatte l'evasione o entrambe. Mi sembra che qualsiasi altra mossa sia perlomeno non prioritaria o tappabuchi o "a volo raso di uccello paguro".

ciao giulio, due domande:

1. Ma se l'accisa e' un markup fisso come fa ad aumentare? (intendo al netto di decisioni del governo)
2. L'IVA sull'accisa non viene gia' sterilizzata per evitare di pagare tasse su tasse? (ricordo che se ne parlava nel 2005)

Ciao Calvin.

1. Infatti l'accisa aumenta solo per decisione del governo (si muove a scalini, vedi sotto)

2. Dai dati che ho messo insieme si vede che l'IVA e' sempre il 20% del prezzo alla pompa. Questo vuol dire che e' imposta anche sull'intera accisa, senza nessuna sterilizzazione. Quello che succede ogni tanto e' che il governo riduce l'accisa per calmare i consumatori quando il prezzo sale troppo rapidamente. Ma sono "sconti" spesso temporanei e infatti non vengono notati nelle medie mensili (vedi grafico sotto). A parte l'inizio del 2000, quando l'accisa si e' ridotta in media mensile per tre mesi consecutivi, poi e' sempre aumentata.

Solo un dettaglio sui diritti di estrazione dell'ENI: mi pareva di ricordare che avesse recentemente acquisito qualcosa nel golfo del messico, con la partecipazione in Dominion.

L'articolo non è chiarissimo (o forse sono io che non capisco bene):

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2007/04_Aprile/30/eni_domini...

"(...)Le riserve provate e probabili di Eni saliranno di 222 milioni di barili (...)

GIACIMENTI
- Tra i giacimenti che Eni rileva con l'operazione, figurano i campi
produttivi di Devils Towers, Triton e Goldfinger (operati di Eni con la
quota del 75%), e quelli esplorativi di Front Runner (37,5% Eni), San
Jacinto (operato da Eni con la quota del 53,3%), Q (50% Eni), Spiderman
(36,7% Eni) e Thunderhawk (25%Eni). Questi giacimenti rappresenteranno
il 70% delle riserve complessivamente acquisite da Eni nell'operazione."

Giusto per dare un'idea delle dimensioni dell'ENI, questo e' il rapporto annuale 2007 (e' in formato .pdf).

L'eni ha enormi interessi in Italia e all'estero nel campo dell aricerca e produzione di petrolio, non ha solo diritti residui in Libia.

E nonostante la pessima figura riediata in Kazakhistan, con sbagli sulle previsioni dei tempi di un fattore 2 e sui costi di un fattore maggiore di 3, resta uno dei giganti della produzione di petrolio nel mondo.

 

http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/economia/eni-kazakistan/eni-con...

L'Eni acquista i diritti su nuovi giacimenti per (cercare di) raddoppiare le riserve. 

Ieri il meoministro per lo Sviluppo Economico (Attivita' Produttive sotto il precedente governo) ha convocato i petrolieri, lamentando il divario tra i prezzi alla pompa in Italia e la media europea.

Ecco sotto un i prezzi in Europa rilevati il 12 maggio scorso (fonte: stesso Ministero, dati presi qui)

 

Prezzo alla Pompa

Prezzo Industriale

Imposte

 

Benzina

Gasolio

Benzina

Gasolio

Benzina

Gasolio

Belgique 1.476 1.267 0.605 0.729 0.870 0.538
Bulgaria 1.082 1.176 0.551 0.673 0.531 0.503
Cyprus 1.062 1.130 0.614 0.727 0.448 0.403
Czech Republic 1.262 1.312 0.586 0.704 0.676 0.608
Danmark 1.468 1.405 0.624 0.757 0.843 0.647
Deutschland 1.442 1.404 0.557 0.709 0.885 0.695
Ellas 1.176 1.276 0.627 0.766 0.549 0.510
Espana 1.186 1.219 0.615 0.739 0.571 0.479
Estonia 1.087 1.190 0.562 0.678 0.525 0.512
France 1.416 1.348 0.577 0.699 0.838 0.649
Hungary 1.213 1.274 0.586 0.711 0.627 0.563
Ireland 1.206 1.248 0.554 0.663 0.652 0.585
Italia 1.459 1.446 0.652 0.782 0.807 0.664
Latvia 1.067 1.166 0.605 0.733 0.462 0.433
Lithuania 1.099 1.171 0.608 0.718 0.491 0.453
Luxembourg 1.265 1.210 0.638 0.750 0.627 0.460
Malta 1.090 1.103 0.614 0.689 0.476 0.414
Nederland 1.619 1.401 0.696 0.797 0.923 0.604
Osterreich 1.290 1.308 0.590 0.704 0.700 0.604
Poland 1.291 1.282 0.572 0.699 0.719 0.583
Portugal 1.436 1.327 0.604 0.732 0.832 0.595
Romania 1.087 1.182 0.606 0.733 0.481 0.448
Slovakia 1.251 1.338 0.563 0.668 0.688 0.670
Slovenia 1.114 1.188 0.569 0.688 0.545 0.500
Suomi 1.475 1.270 0.598 0.711 0.877 0.559
Sverige 1.415 1.479 0.562 0.736 0.853 0.744
United Kingdom 1.408 1.540 0.560 0.672 0.848 0.868
Media 1.276 1.284 0.596 0.717 0.679 0.566
diff Italia-Media 0.184 0.162 0.056 0.064 0.128 0.098

Cioe' e' vero che in media in Italia il carburante costa piu' che nel resto dell'Europa, ma la differenza e' dovuta per il 60%-70% pari a 10-12 centesimi di euro (gasolio-benzina, rispettivamente) al fatto che anche le imposte sono in media maggiori! Il restante 40%-30% e' probabilmente dovuto all'inefficienza della rete distributiva (e qui la liberalizzazione potrebbe fare tanto...) ma i consumatori non hanno tutti i torti quando chiedonodi ridurre subito le imposte di almeno 4 centesimi al litro.

Se il Ministro o un suo collaboratore ci legge: convocare i petrolieri va bene, ma rendetevi conto che il problema, relativamente al divario coi paesi europei, sono soprattutto le imposte.

Non lo so veramente. Ad occhio non mi pare insensato ripetere il calcolo considerando i paesi dell'Europa a 15, che hanno una storia economica comunque da piu' tempo (sarebbero possibili altre scelte). Le 6 differenze a fondo tabella diventano:

 

76,53 102,8 48,07 52,27 28,67 50,6

 Restanto tutte positive ma, mentre quelle dei prezzi industriale cambiano poco, quelle delle imposte si riducono.

Secondo me le rendite possono esistere, ma non posso essere colte analizzando la dinamica dei prezzi mensili.

Cerco di spiegarmi meglio, nell'articolo mancano delle considerazioni riguardo la velocità della dinamica di aggiustamento dei prezzi alla pompa rispetto al costo industriale. Le variazioni del costo del Brent o del prodotto raffinato sono di natura giornaliera. Le compagnie petrolifere possono scegliere il timing di aggiustamento dei prezzi, e sulla velocità di aggiustamento si possono generare "extra-profitti" in un mercato non concorrenziale.

Un po di anni fa (aimè non ho più ne i dati ne i risultati), utilizzando una variante di un asymmetric ECM avevo notato che la dinamica di aggiustamento alle variazioni del costo industriale era asimmetrica e la dinamica di aggiustamento ad una diminuzione del prezzo del Brent era più veloce in Francia (paese con la presenza di operatori indipendenti) rispetto all'Italia.

E' possibile, quindi, che involontariamente Tremonti abbia detto una cosa giusta?

 

 

 

Questo e' un punto molto interessante, Giuseppe.

Non credo pero' che i petrolieri acquistino la materia prima ogni giorno al prezzo spot. Il timing di cui parli e' in parte determinato dai tempi dell'approvvigionamento, immagino.

Proprio per questo pero' e' assolutamente anomalo che il prezzo salga quotidianamente in Italia. Ma qui  forse il problema sono i piu' i distributori che operano in condizioni di concorrenza limitata che i petrolieti. 

Salve, senza entrare nel merito della questione, perché non ne sono capace, vi segnalo un articolo di Carlo Stagnaro: http://realismoenergetico.blogspot.com/2008/05/chi-incassa-la-rendita-petrolifera-in.html

Molte grazie per la segnalazione, Chiara.

Ho postato una breve replica su Realismo Energetico.

Giulio, ti ringrazio delle precisazioni e mi scuso di aver frainteso il tuo pensiero. Siamo pienamente d'accordo sull'esigenza di detassare - anche se io il problema non lo vedo tanto nei termini di restituire la rendita pubblica, quando di ridurre strutturalmente la pressione fiscale sull'energia.

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