Colombo invoca Krugman e Obama in difesa della spesa

5 agosto 2011 Massimo Famularo

Alcune domande all'editorialista del Fatto Quotidiano.

Furio Colombo dalle colonne del Fatto Quotidiano richiama l'autorevolezza del Nobel Paul Krugman per sostenere che:

La grave crisi del mondo industriale si risolve con più spesa pubblica e più debito e non il contrario.

Inoltre aggiunge che il presidente Obama è l'ultimo baluardo contro

I nuovi estremisti Repubblicani, che non hanno più alcuna relazione con il Partito repubblicano di Eisenhower e Rockefeller, vogliono stroncare ogni politica sociale (“togliere la carta di credito allo Stato”)

Nella versione di Furio Colombo, Krugman e Obama sono i  paladini dei deboli e degli oppressi, mentre i loro nemici sono  cowboy liberisti che vorrebbero la prigione per i debiti come nei libri di Dickens:

Se Obama vince, dovremo essere grati all’America, perché avrà salvato gli standard minimi di vita civile anche in Europa. Se ha la meglio la destra americana ispirata dal fanatismo del Tea Party, prepariamoci a una regressione difficile da immaginare tra avere e non avere, tra ricchi in controllo di tutto e poveri senza diritti, che si compirà in poco tempo e farà tornare l’ex classe media alla prigione per debiti dei tempi di Dickens.

Come si fa a dare torto, non dico al giornalista e deputato italiano, ma addirttura a un  nobel per l'economia e al presidente USA? Il cittadino comune potrebbe facilmente cadere preda del principio di autorità, ma con un po' di pazienza delle  voci contro si trovano sullo stesso  giornale qui e qui e qui, su Linkiesta qui e qui, per non parlare, ça va sans dire,  di nfA (pescando un po' a caso a mero titolo di esempio qui,qui, qui qui). Non sto a ripetere cose che altri hanno esposto meglio di come saprei fare io e mi limito a porre qualche domanda all'autore:

  1. La spesa pubblica è sempre buona? Anche quella per auto blu, enti inutili, burocrati parassiti e privilegi odiosi? Per barbieri pagati 15 volte un impiegato medio, per comunità montane insediate in pianura?
  2. Difendere la spesa senza distinzioni non è disonesto? Parlarne come se ogni euro che lo stato spende venisse sempre impiegato in modo utile alla collettività e ai cittadini più deboli non è fuorviante, visto che è davanti agli occhi di tutti che così non è?
  3. Non crede sia possibile essere contrari alla spesa socialmente inutile senza predicare lo smantellamento dello stato sociale? Invece di rappresentare il mondo in bianco e nero è così scomodo ricordare che esiste il grigio? Non sarà che la contrapposizione esasperata serve a salvare una parte politica che da un'analisi più imparziale risulterebbe quanto meno complice?
  4. Questi soldi che con tanto zelo si vorrebbe spendere chi dovrebbe metterli? Facciamo nuovo debito? La storia recente (anche quella meno recente in verità) insegna che anche gli stati talvolta non onorano i debiti, si può biasimare chi è restio a fargli credito?
  5. Oppure aumentiamo le tasse? Ma i ricchi hanno incentivi e mezzi per minimizzare il proprio contributo all'erario, mentre per i poveri raramente cambia qualcosa: a quel punto per quelli che stanno nel mezzo, a che serve prendere da una tasca per rimettere di meno nella stessa tasca se non a foraggiare l'intrermediazione della burocrazia parassita?
  6. Visti i risultati della spesa di Craxi, delle tasse di Prodi e della spesa + tasse di Berluscomi da quale pianeta dovrebbero arrivare questi politici capaci di spendere efficacemente ogni centesimo e di difendere i deboli? Perdonerà l'accenno meschino a come  finanziare la spesa, ma la fissa di chi paga il conto è un problema mio e di quegli altri disgraziati che vivono in un mondo in cui non ci sono pasti gratis.

58 commenti (espandi tutti)

Breve ed efficace post. Non capisco da dove Colombo abbia attinto a questa mentalità strampalata e demagogica che, come al solito si dimentica di quel piccolo insignificante particolare che si chiama realtà. poca gente ha perfino nel PD direbbe corbellerie così grandi e sciocche..

beh perdonami Massimo ,ma dimentichi che parli di un giornale che è ferocemente contro qualsiasi tipo di spreco ,corruzione,clientelismo evasione  ecc ecc ecc.quindi forse le prime 2 o 3 domande sono eliminabili,sfonderesti una porta spalancata

inoltre  sempre lo stesso giornale è molto vicino alla sinistra di Di  Pietro e simili che fanno della legalità  e del rispetto dell'etica pubblica il loro  punto forte.

Per quanto riguarda le tasse alzare quelle su dividendi e capital gain al livello europeo e abbassare quelle sul lavoro non sarebbe proprio uno scandalo

 

Leggendolo di tanto in tanto direi che sono LEGALISTI, non contro gli sprechi. Credo che i risparmi derivanti da una riduzione della corruzione possano essere notevoli (mi pare siano stimati intorno a 300 miliardi, giusto?), ma difficilmente troverai lettori del Fatto che dicono che abbiamo troppi insegnanti o che l'età pensionabile va alzata.

Proprio così: sono legalisti quando la legge è la loro

concordo ma solo in parte.Per dire,Scilipoti era Scilipoti anche prima di passare con Berlusconi ,quando stava con Di Pietro,ma gli hanno puntanto i riflettori addosso solo quando ha cambiato casacca.

Per il resto però il numero di PDLlini indagati o condannati è veramente qualcosa da far vergognare

 

mi pare siano stimati intorno a 300 miliardi, giusto?

Source, please? Mi sembra una cifra fantascientifica, almeno se in euro Il Pil italiano è pari a 1200 miliardi, la spesa pubblica 600.

Da quel che mi risulta è stimata intorno ai 60 miliardi (e non 300) dalla Corte dei conti

Qui i link:

 

http://www.corriere.it/economia/09_giugno_25/corte_conti_corruzione_pens...

anch'io ho trovato quel riferimento, anche se dal Governo smentiscono quelle cifre: 

http://www.anticorruzione.it/Portals/altocommissario/Documents/Altro/Anticorruzione.pdf

tra l'altro questa relazione è dello stesso servizio Anticorruzione riportato dal corriere.. (?!).. cito: 

le parole del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki­moon, a Vienna il 2 settembre 2010, in occasione dell’inaugurazione della Accademia Internazionale Anticorruzione, hanno confermato l’infondatezza della fantasiosa stima di 60 miliardi di euro, o anche “…ben superiore …” secondo alcuni, quale costo della corruzione ogni anno in Italia.

 

 

 

Il punto è cosa ci fa lo stato con 700-800mld€ ogni anno? Quale parte di questa spesa serve solo a foraggiare clientele e elettori anzichè a produrre quelle poche cosa che i privati sembrerebbero non essere in grado? A naso gran parte di quella spesa è in un modo o nell'altro corruzione o comunque spreco. 

Qui comunque ci sono un po' di stime anche per le anime (piu') belle

Che esistano sprechi nella PA è assodato, ma il problema è che le valutazioni "a naso" servono a poco, comincia a considerare che la ripartizione è questa:

http://www.blia.it/spesapubblica/index.php

E che qualsiasi riduzione IN PRATICA può essere fatta solo se gli equivalenti servizi sono già disponibili a cura di privati, cioè i privati prima devono fare tutti gli investimenti e creare tutte le strutture necessarie, è POI è possibile fare un passo indietro da parte dello stato.

Dato che il 70% della spesa pubblica ha a che fare con:

- pensioni ( che essendo già contributive potrebbero essere "privatizzate" e in pratica con la riduzione dei coefficenti di trasformazione lo sono parzialmente ).

- Sicurezza e difesa, sulle cui difficoltà di privatizzazione Nozick ha detto abbastanza

- Sanità e Istruzione, che in Italia non danno certo grandi esempi di superiorità del privato sul pubblico, tra i diplomifici per asini che rappresentano il 90% delle scuole private e i vari esempi di gestioni fallimentari delle cliniche private.

- Debito pubblico, su cui i tentativi di "privatizzazione" non i sembrano abbiano avuto grande successo ( http://www.ragionpolitica.it/testo.4959.cartolarizzazioni_come_soluzione... ).

Illudersi in un miracoloso calo della spesa pubblica senza preoccuparsi CONCRETAMENTE  di come possa esere effettuato è ingenuo.

Io non ho una cultura accademica o una preparazione scientifica adeguata a trovare soluzione a simili problemi, ma diffido abbastanza delle prese di posizione che si basano solo su una logica astratta.

 

Attenzione che con questa logica della "transizione" non si va da nessuna parte. O rimetti i soldi nelle tasche degli italiani che se li sono guadagnati e quindi permetti loro di scegliere oppure ti troverai presto a mangiare anche i tortellini di stato. Temo che la vera utopia sia pensare che questo sistema si riformi da sè

- Sanità e Istruzione, che in Italia non danno certo grandi esempi di superiorità del privato sul pubblico, tra i diplomifici per asini che rappresentano il 90% delle scuole private e i vari esempi di gestioni fallimentari delle cliniche private.

Per la sanità il problema non è chi deve fornire le prestazioni (se il pubblico o il privato) ma chi paga i riborsi delle spese sanitarie. Oggi in ITA è lo stato ma si potrebbe istrituire un sistema misto, stile germania, olanda, svizzera ed altri, per cui il 50% della spesa è rimborsata da assicurazioni private obbligatorie (ed essendo obbligatorie non possono rifiutare l'assicurazione) mentre un 30% continua ad essere rimborsato dallo stato ed un 20% è a carico diretto dei malati franchigie, tiket, prestazioni non riconosciute. Sarebbe un guadagno per gli italiani, che oggi hanno a loro carico diretto un 30%, mentre il 70% è a carico di chi paga le tasse (non molti, come sappiamo). 

Si parla di un settore da 142 miliardi di euro di spesa pubblica e privata, 1,65 milioni di occupati, come valore il 12% del pil nazionale, considerando anche l’indotto.

4 calcoli rapidi. Oggi dei 142 miliardi di spesa sanitaria (ultimo dato che ho trovato) 100 circa (99.4) sono a carico dello stato (regioni etc) e 42 a carico diretto dei malati (visite private, ticket, prestazioni non riconosciute).

Con una riforma come ho detto non cambierebbe la composizione delle prestazioni ma 71 miliardi sarebbero rimborsate da assicurazioni obbligatorie, pagate da tutti (anche gli evasori, cosi' come oggi un evasore fiscale deve pagare l'assicurazione auto, se ha l'auto) 42.6 sarebbero a carico dello stato (che userebbe la fiscalità) e 28.4 sarebbero a carico diretto dei cittadini.

Lo stato passerebbe da una spesa di 99.4 ad una di 42.6, con un risparmio annuale di 56 miliardi ed 800 milioni (equivalente di molte manovre) mentre per le prestazioni a loro carico diretto i cittadini passerebbero da 42.6 a 28.4 miliardi, rispamiandone 14.2 (appunto, il 10% della spesa generale).

A carico dei cittadini a questo punto ci sarebbero 71 miliardi di premi assicurativi: circa 100 euro al mese a cranio, pagati da tutti, evasori compresi, se fosse un premio fisso, oppure altro dato da stabilire se invece fosse una % prelevata dallo stipendio, come in germania. 

Si puo' eventualmente prevedere che per gli indigenti (chi è sotto la soglia di povertà) sia lo stato a pagare il premio (dopo accurato controllo della situazione personale) e questo farebbe parte di quel 30% a carico dello stato. Naturalmente lo stato dovrebbe ridurre le imposte, per rimettere nelle tasche dei cittadini quei soldi che servono a pagare il premio. Il premio poi sarebbe deducibile dalle imposte.

Il problema ora è spiegarlo a Colombo, e a tutti quelli che si sbrodolano alle sue letture.

Spero che la mia proposta, (ok, qui è off-topic) dimostri come si puo' ancora cambiare quantità e qualità della spesa pubblica.
Una soluzione simile sarebeb  possibile anche per finanziare la spesa educativa?

F

Con una riforma come ho detto non cambierebbe la composizione delle prestazioni ma 71 miliardi sarebbero rimborsate da assicurazioni obbligatorie, pagate da tutti (anche gli evasori, cosi' come oggi un evasore fiscale deve pagare l'assicurazione auto, se ha l'auto) 42.6 sarebbero a carico dello stato (che userebbe la fiscalità) e 28.4 sarebbero a carico diretto dei cittadini.

Lo stato passerebbe da una spesa di 99.4 ad una di 42.6, con un risparmio annuale di 56 miliardi ed 800 milioni (equivalente di molte manovre) mentre per le prestazioni a loro carico diretto i cittadini passerebbero da 42.6 a 28.4 miliardi, rispamiandone 14.2 (appunto, il 10% della spesa generale).

A carico dei cittadini a questo punto ci sarebbero 71 miliardi di premi assicurativi: circa 100 euro al mese a cranio, pagati da tutti, evasori compresi, se fosse un premio fisso, oppure altro dato da stabilire se invece fosse una % prelevata dallo stipendio, come in germania. 

Si puo' eventualmente prevedere che per gli indigenti (chi è sotto la soglia di povertà) sia lo stato a pagare il premio (dopo accurato controllo della situazione personale) e questo farebbe parte di quel 30% a carico dello stato. Naturalmente lo stato dovrebbe ridurre le imposte, per rimettere nelle tasche dei cittadini quei soldi che servono a pagare il premio. Il premio poi sarebbe deducibile dalle imposte.

cioè, ai costi di gestione del SSN si dovrebbero aggiungere quelli delle assicurazioni private obbligatorie (e qui scatta anche l'obiezione che hanno fatto in America a Obama, che tu non puoi obbligare qualcuno a comprare qualcosa), nei cento euro a cranio ci sarebbero anche i cranii di figli minorenni e mogli casalinghe in famiglie monoreddito, ci sono le spese per le ispezioni e i controlli per evitare l'evasione assicurativa, è possibile che ci sia chi corra il rischio e si presenti in ospedale senza assicurazione... per me i presunti risparmi violano il  TANSTAAFL :-)

Insomma capisco la ratio: l'assicurazione obbligatoria dovrebbero pagarla anche gli evasori. Ma è molto più facile controllare che un'auto circoli con l'assicurazione che controllare se un cittadino (sano, che non è in contatto col sistema sanitario) sia assicurato. Poi magari ti arriva il tizio con un tumore al cervello da operare d'urgenza, che fai gli dici "scusi, adesso lei muore, non ha pagato"?

Politicamente è insostenibile. E comunque nel sistema tedesco le casse malattia di categoria non giocano un ruolo più importante delle assicurazioni private?

 

cioè, ai costi di gestione del SSN si dovrebbero aggiungere quelli delle assicurazioni private obbligatorie

Sembrerebbe di no almeno immediatamente: cambia parzialmente chi incassa i premi e eroga le prestazioni. Non sarebbe male non considerarci dei completi pecoroni e lasciarci scegliere qualcosa e introdurre un minimo di concorrenza anzichè essere costretti alla sanità di Bersani&Cicchitto

 Non sarebbe male non considerarci dei completi pecoroni e lasciarci scegliere qualcosa e introdurre un minimo di concorrenza anzichè essere costretti alla sanità di Bersani&Cicchitto

tipo la concorrenza tra le compagnie assicuratrici auto, che hanno subito tante condanne per pratiche di cartello?

poi, scusa, l'assicurazione (obbligatoria, mercato captive) deve fare un profitto, non fa altro che pagare le fatture di medici e ospedali, e sul profitto  deve pagare le tasse allo stato. Mi sembra un circolo vizioso con un intermediario in più. E senza nessuna vera scelta o concorrenza.


Dovresti anche chiederti come nasce il cartello delle assicurazioni. Secono me alcuni indizi potrebbero essere: barriere legali e regolamentari all'ingresso, obbligo di assicurare...singolarmente naive la presentazione dell'ISVAP sul suo stesso sito: "L'ISVAP svolge le sue funzioni sulla base delle linee di politica assicurativa determinate dal Governo."

Non capisco bene il secondo punto ma il profitto è precisamente cio' che indica agli imprenditori quali bisogni soddisfare per primi e è cio' che rimane dopo averli eventualemnte soddisfatti. Non lo qualificherei come un "costo" se non in un regime monopolistico. Se poi pensi che il pubblico sia in grado di risparmiare...

poi, scusa, l'assicurazione (obbligatoria, mercato captive) deve fare un profitto, non fa altro che pagare le fatture di medici e ospedali, e sul profitto  deve pagare le tasse allo stato. Mi sembra un circolo vizioso con un intermediario in più. E senza nessuna vera scelta o concorrenza.

Beh, qui bisognerebbe conoscere la realtà tedesca e svizzera.

D'accordo che guardando la TV nostrana sappiamo tutto delle copulazioni dei leoni del serengeti o sui faraoni (per non parlare dei grandi fratelli) e nulla su come i nostri vicini europei vivono la vita di tutti i giorni ma un po' di ricerche ci metterebbero a conoscenza che le assicurazioni sanitarie obbligatorie a nord delle alpi non possono far utili (possono, anzi devono avere riserve) e non pagano imposte (essendo parifcate ad assicurazioni sociali). Naturamente gli utili li fanno con le assicurazioni facoltative (complementari) che offono a chi vuole qualche cosa in piu'.

Le tue osservazioni sul "rischio cartello" sono giuste ma non per questo butterei il bambino insieme all'acqua sporca. Cerco caso mai di predisporre azioni anti-trust.

Per quanto riguarda la concorrenza, avremo migliaia di medici, ospedali, cliniche, ambultori, farmacie tra cui scegliere, e per le assicurazioni potremmo scegliere tra un centinaio circa, con differenziali di premi dell'ordine del 50%. Non sono voli pindarici ma è la realtà che vivo da oltre due decadi.

 

 

Beh, qui bisognerebbe conoscere la realtà tedesca e svizzera.

D'accordo che guardando la TV nostrana sappiamo tutto delle copulazioni dei leoni del serengeti o sui faraoni (per non parlare dei grandi fratelli) e nulla su come i nostri vicini europei vivono la vita di tutti i giorni ma un po' di ricerche ci metterebbero a conoscenza che le assicurazioni sanitarie obbligatorie a nord delle alpi non possono far utili (possono, anzi devono avere riserve) e non pagano imposte (essendo parifcate ad assicurazioni sociali). Naturamente gli utili li fanno con le assicurazioni facoltative (complementari) che offono a chi vuole qualche cosa in piu'.

Grazie delle info.

Però allora sarebbe interessante ribaltare la domanda di Marino: questo modello non-profit, che sembra funzionare in Svizzera, potrebbe essere utile per calmierare i prezzi delle RC auto italiane?

Sarebbe interessante: la tariffa RC auto mi aumenta ogni anno anche se sono in classe minima :(

Mi si dovrebbe spiegare come PRATICAMENTE l'introduzione di dette assicurazioni possa ridurre i costi di gestione del SSN, come ci possa essere un adattamanto con licenziamento di dipendenti, chiusura di ospedali e riduzione dei consumi di materiale sanitario che si adatti la trasferimento a soggetti privati, che dovranno comunque fare investimenti iniziali mostruosi a meno che si pensi ad un utilizzo dei macchinari degli ospedali pubblici da parte di enti esterni ( sul modello del'utilizo dei binari da parte di società ferroviarie diverse o della rete elettrica da parte di produttori di energia indipendenti ) ma in Italia è pura fantascienza.

Intanto non è detto che debba esserci riduzione dei costi (rimborsi di spese sanitarie e amministrazione) ma è un fatto che questa voce uscirebbe (per un 50%) dal bilancio dello stato per trasferirsi nella parte "consumi privati delle famiglie". In secondo luogo credo che una volta che la voce è uscita dal bilancio dallo stato sparirebbe un gigantesco conflitti di interessi: lo stato dice "per risparmiare sulle tasse devo abbattere i costi delle restazioni". Con il risultato che la sanità italiana fa pena ed è a livelli di terzo mondo (salvo poche zone d'eccellenza usate come foglia di fico).

Gradirei anzi che si spendesse di piu' (come gradirei che si spendesse di piu' nella scuola e nella ricerca). 

Infine una profonda delusione nel constatare che pur essendomi espresso (ritengo) in perfetto italiano, si prendono lucciole per lanterne parlando di "chiusura di ospedali e riduzione dei consumi di materiale sanitario" e di "trasferimento a soggetti privati". Nulla di tutto questo. Le assicurazioni  tedesche o svizzere (ma pari sistema mi risulta ovinque in europa, tranne SVE e UK)rimporsano tutte le spese, quelle dei prestatori pubblici come dei privati, quindi non serve alcun traferimento o chiusura. Quello che temi invece succede adesso, con la morte per inedia del SSN.

 

 

 

 

esatto. Nulla vieta che lo stato a sua volta agisca da assicurazione sanitaria, in cambio di premi come le altre, cosi' da vedere sul campo se sarà piu' o meno efficace delle assicurazioni private. Basta che sia un ente autonomo, con il suo bilancio e senza sussidi particolari.

Cosi' gli taliani potrebbero scegliere. Chi non si fida della assicurazioni provate potrebbe andare in quella pubblica (o ci potrebbero anche essere pèiu' assicurazioni pubbliche, locali, in concorrenza).

Altro fatto è che i premi assicurativi sarebbero su base locale, cosi' le zone in cui si spende male e ci sono malversazioni, pagherebbero loro il conto, senza caricarlo su zone virtuose. 

 

E' tutto molto interessante. Hai qualche fonte su cui farsi un po' di cultura?

una decina di anni fa ho scritto qui  e  qui, poi non ho piu' avuto tempo di aggiornare.

 

cioè, ai costi di gestione del SSN si dovrebbero aggiungere quelli delle assicurazioni private obbligatorie

No. Non si aggiunge ma si sostituisce, diminuendo. E prendendo il caso che conosco (CH) le spese amministrative delle assicurazioni private svizzere (concettualmente identiche alle Krankenkassen tedesche) sono inferiori (in%) al pari costo amministrativo del SSN italiano.

Naturalmente (non l'ho precisato ma lo faccio ora) sparirebbero le ASL (o come si chiamano ora).

Non servono. E' ipotizzabile un'ottima organizzazione che ne faccia a meno, risparmiando miliardi.
Anzi, scusa, non è "ipotizzabile". Si prende un qualsiasi sistema sanitario misto europeo, in vigore da decceni, quindi rodato, ed è già così.

 

 

- pensioni ( che essendo già contributive potrebbero essere "privatizzate" e in pratica con la riduzione dei coefficenti di trasformazione lo sono parzialmente ).

Scusate, ma qui c'è un altro punto importante.

Le pensioni italiane NON sono contributive.

Sono ancora retributive ma l'importo della pensione è calcolato sulla base di una simulazione contributiva. Come se il sistema fosse contributivo. Ma non lo è.

Spero che almeno qui su NfA nessuno confonda (scusate la metafora ma quando ce vo', ce vo') una bambola gonfiabile con l'originale. O un bambolo gonfiabile, per non far torto a nessuno. 

Un sistema  realmente contributivo vede i soldi realmente accumulati in un fondo. Questo si' che puo' essere un fondo privato. Le pensioni italiane sono oggi erogate immediatamente ai percettori, sulla base di quanto prelevato al momento dagli stipendi.  Questo secondo me (primo pilastro) deve rimanere un sistema pubblico. Gli altri pilastri (contributivi) devono essere privati, regolati da legge statale.

 

 .....ma diffido abbastanza delle prese di posizione che si basano solo su una logica astratta.

I settori che hai esemplificato, sono tipicamente settori pubblici. Salvo istruzione e sanità dove può esserci complemetarietà con il privato, nessuno impedirebbe di svolgere i medesimi servizi in maniera MOLTO più efficiente a costi MOLTO più contenuti. Ed i risparmi ottenibili sono considerevoli.

 

 

 .....ma diffido abbastanza delle prese di posizione che si basano solo su una logica astratta.

I settori che hai esemplificato, sono tipicamente settori pubblici. Salvo istruzione e sanità dove può esserci complemetarietà con il privato, nessuno impedirebbe di svolgere i medesimi servizi in maniera MOLTO più efficiente a costi MOLTO più contenuti. Ed i risparmi ottenibili sono considerevoli.

La mia proposta è disgiungere la prestazione (pubblica o privata) dal costo fiscale e quindi dal bilancio dello stato. In questo modo molti servizi possono continuare ad essere erogati dal pubblico (in complementarietà con privati e terzo settore) ma per la gestione economica di questi servizi non si ricorre piu' alle imposte ma a servizi assicurativi, regolati dalla legge ed in concorrenza tra loro.

Nessuna macelleria sociale ( i servizi rimangono) ma cambia il metodo di finanziamento.
Il caso della sanità per esempio passerebbe dal paradigma "la salute è un diritto" a quello "ammalarsi è un rischio".

LO stato continua a regolare il settore, a fare investimenti, ad intervenire aiutando chi è sotto la soglia della povertà, ma i costi di gestione del sistema sono a carico di assicurazioni (obbligatorie), che distibiscono i costi tra gli assicurati. Essendo l'organo pagatore obbligato a creare riserve quando le entrate superano le uscite (non possono distribuire utili) e aumentare i premi quando le riserve vanno sotto il minimo obbligatorio, non si fa deficit e debito ed il concetto di evasione sparisce.

A mio avviso siete tutti legati, chi piu' chi meno, ad un concetto di "pubblico vs privato" che è fortemente antagonista (logica o/o) mentre sono possibili soluzioni techiche nuove, miste, sia nelle prestazioni ma soprattuttto nella gestione dei costi che queste prestazioni generano.
In Europa a parte Italia, Svezia e UK (che se sono sempre aggiornato sono finanziati dalle imposte) tutti gli altri sistemi sanitari sono misti, con assicurazioni obbligatorie ed imposte come fonte di finanziamento.

 

 

non sono contro gli sprechi?allora lo leggi molto di meno di 'di tanto in tanto'.

sul 2 punto concordo,mi è capitato diverse volte di discutere sui quei temi,che io non riconduco    alla categoria sprechi ma piuttosto alla categoria esigenza di razionalizzazione ed efficienza, con i lettori del fatto,ma evidentemente per loro la matematica è un opinione.però credo che il problema sia l'irresistibile impulso di discutere riguardo delle  questioni senza  prima aver voluto fare il piccolo sacrificio di studiarle per conoscerle

 

hai idea di quanti punti potresti abbassare l'IRE unificando al 20% tassa sui capital gains?

prendo i dati 2009 perchè nel 2010 ci sono state delle discontinuità e il gettito è stato la metà di quello del 2009.

gettito da redditi da capitali soggetti al 27%:  6504 milioni

gettito da redditi da capitali soggetti al 12,5%:  6339 milioni

fosse stata unificata l'aliquotasarebbere divenuti rispettivamente: 4818 milioni e 10142.

gettito addizionale: 2117 milioni circa l'1,3% del gettito irpef.

e in anni come questo di "capital loss" che fai? "ma di cosa stiamo parlando?" 

non so aiutarti coi numeri, anche se concordo con le tue osservazioni.

solo, è meglio ricordare che le plusvalenze, alias capital gain, non sono redditi da capitale, bensi redditi diversi. la distinzione credo sia una peculiarità italiana, con alcuni effetti distorsivi, in primis sulle compensazioni.

ho preso le seguenti voci del bollettino delle entrate

ENTRATE TRIBUTARIE

(GENNAIO - DICEMBRE 2009)

Sost. redditi nonchè rit. su interessi e altri redditi di capit. 12.248

Sost. sui redditi da capitale e sulle plusvalenze  595

nel commento la prima voce è divisa nel modo seguente:

● 6.504 milioni di euro dalle ritenute su interessi e premi corrisposti da istituti di credito;

● 4.752 milioni di euro dalla sostitutiva su interessi e premi di obbligazioni e titoli similari.

i 992 milioni che mancano li ho considerati al 12,5%

Sost. sui redditi da capitale e sulle plusvalenze  595

ecco, nel 2009 la tassazione sostitutiva sui capital gains  ha dunque dato molto poco. non vale nemmeno la pena di ipotizzare il contributo irpef di questa voce, per le mosche bianche in regime dichiarativo.

è meglio ricordare che le plusvalenze, alias capital gain, non sono redditi da capitale, bensi redditi diversi.

Francamente non mi sembra che il capital gain sia concettualmente un reddito (diverso o non che sia).

Mettiamo di avere una casa che vale 200'000.

Dopo 5 anni il suo valore sale a 250'000. Il capitale è amentato e se questo fosse visto come reddito, sarebbe tassato, anno per anno. Che fare allora quando il valore della casa diminuisce? Ci rendono i soldi?

Tra l'altro l'aumento di capitale è solo virtuale (lo realizzo se vendo gli asset) e quindi senza vendita non è un flusso di ricchezza (reddito).

Il capitale non è reddito ed in alcuni paesi viene tassato come tale (imposta sul capitale, sostanza, fortuna, patrimonio) e quindi se il capitale aumenta, ci sarà piu' gettito per quell'imposta. 

Poi è chiaro che chi (lo stato) è in perenne caccia di soldi ma ha paura di mettere la patrimoniale si inventa cose come il capital gain che diventa un reddito. Ma è solo, secondo me, un arrampicarsi sui vetri.

 

Francamente non mi sembra che il capital gain sia concettualmente un reddito (diverso o non che sia).

ah, questo io l'ho già fatto presente a equitalia, anche in relazione ad es. alle rendite catastali. adesso riferirò anche il tuo parere :-), ma non mi sembrano molto concilianti.

per non aumentare la confusione, specifichiamo che il capital gain di cui si parla comunemente, è quello realizzato attraverso la compravendita di titoli in regime amministrato. questo gain è effettivo, non virtuale, cioè è tassato al realizzo del guadagno. molti lo confondono coi redditi da capitale, mentre il fisco li chiama redditi diversi,  e li tratta diversamente, con la stessa aliquota del 12,5%  ma con una limitata possibilità di compensazione delle perdite.

 

So che per abbassare le tasse bisogna abbassare le spese.Una volta fatto però a me non dispiacerebbe affatto che si distribuisse l'onere fiscale in maniera diversa,secondo un mio principio personale,condivisibile o meno ,in base al quale chi lavora 10 12 ore al giorno e/o rischia i propri capitali e il proprio futuro in un'attivita d'impresa si veda riconosciuta una maggiore considerazione di quella riconosciutagli adesso,rispetto a chi magari avendo ricevuto in eredità da papà e mamma benestanti rimane a grattarsi la pancia da mattina a sera aspettando di smobilizzare l'investimento allocato magari da un intermediario e pagare sull'utile  un'imposta del 12,5%,la piu bassa in europa

Ma "chi rischia i propri capitali" dove li trova? E chi vuole rischiare quelli che non ha secondo te è favorita da una tassazione sui medesimi piu' alta o da una piu' bassa? Davvero poi pensi che investire sia "grattarsi la pancia"? Mah...

un'imposta del 12,5%,la piu bassa in europa

In altri Stati pero' c'e' una quota esente, per i piccoli risparmiatori. E negli USA se non erro l'aliquota e' 15%, che non e' molto di piu'.

Secondo me 12.5% puo' essere considerato basso per chi abbia guadagni nominali molto superiori all'inflazione.  Chi ha titoli di Stato tipicamente ha quadagni nominali pari all'inflazione, o al piu' pari al doppio dell'inflazione.  Per questi investimenti la tassazione sulla rendita reale e' almeno il 25% e raggiunge facilmente il 40-60%, per chi investe solo in CCT scommetto che la tassazione supera il 100%. Sarebbe corretto tassare la rendita nominale oltre all'inflazione, ma in un contesto statale fondato sull'imbroglio come l'Italia questo poi avrebbe la conseguenza che al governo converrebbe ancora di piu' abbassare le stime sull'inflazione...

secondo me 12, 20, 30 o 35 dovrebebro essere solo aliquote d'acconto.

Il concetto è che se un reddito da capitale è annuale, andrebbe tassato insieme a tutti i redditi annuali.

L'aliquota definitiva sarebbe quella derivata dalla somma di tutti redditi e gli acconti pagati verrebbero scontati. Per invogliare a dichiarare ogni reddito, l'imposta dovrebbe essere alta, piu' dell'aliquota massima. In Svizzera i redditi da capitale sono tassati al 35% ma questo importo viene poi messo in detrazione e se uno alla fine deve pagare di meno gli rendono la differenza nel giro di pochi mesi.

 

In Svizzera i redditi da capitale sono tassati al 35% ma questo importo viene poi messo in detrazione e se uno alla fine deve pagare di meno gli rendono la differenza nel giro di pochi mesi.

per i dividendi distribuiti, più o meno era così anche in italia fino al 2003, poi il nostro tremonti escluse questa possibilìtà che favoriva i redditi bassi.

i rimborsi dell'eventuale credito irpef avevano però ritmi mediorientali e mi pare di esserne ancora in attesa per un paio di annate.

Chi ha titoli di Stato tipicamente ha quadagni nominali pari all'inflazione, o al piu' pari al doppio dell'inflazione.

mamma mia, come sono vecchio. i titoli di stato italiani hanno fatto, storicamente, di tutto, con tassi reali negativi, positivi e anche molto positivi; con questa volatilità, parlare di un rendimento "tipico" è un po' azzardato. per i bot, visto che si parla di reddito annuo, ho sottomano solo questo vecchio grafico, dal sito di beppe scienza:

concordo Alberto,non parlavo dei titoli pubblici

parli di un giornale che è ferocemente contro qualsiasi tipo di spreco ,corruzione,clientelismo evasione  ecc ecc ecc.quindi forse le prime 2 o 3 domande sono eliminabili,sfonderesti una porta spalancata

Mi rendo conto che a chiunque è disponibile ad ammettere che esistono gli sprechi e la spesa cattiva, ma il punto è proprio quello: visto che abbiamo abbondanti esempi sia in USA e che in Italia (il Fatto è giornale Italiano) di spesa pubblica NON utile alla collettività non è un po' scorretto parlare a sostegno della spesa senza distinzioni?

Leggete gli stralci riportati l'articolo presenta PK e Obama come buoni e difensori dei deboli e dei poveri e  i repubblicani come demolitori dello stato sociale. Io non voglio difendere il Tea Party o i repubblicani (dio ne scampi), ma desidero sottolineare che messa così sembra che non ci sia differenza tra spesa pubblica buona e cattiva e che a difesa di questa posizione forte ci siano un nobel e il presidente USA: a me pare che la realtà sia un po' più complicata di così.

Io contesto l'impostazione (Spesa Pubblica = difesa dei deboli) VS (Rigore di Bilancio= smantellamento dello stato sociale). Anche se non ho un Nobel e un presidente USA (in realtà ce ne sarebbero eccome) da citare mi pareva rilevante dire che Spesa Pubblica = ANCHE sprecho e Rigore di Bilancio= ANCHE riduzione degli sprechi.

Inoltre in questo momento storico parlare di aumetnare la spesa e il debito senza menzionare le fonti di finanziamento mi pare leggermente "scollegato" dall'attualità.

Ma costui ha vissuto/vive in Italia oppure su Marte? Il nostro paese è l'esempio perfetto di come lo slogan "+ spesa, + debito sempre e comunque" abbia palesemente fallito. 

La cosa che mi stupisce è che quelli del Tea Party sono sempre fanatici... Boh. Cmq Massimo prendersela con Colombo è sparare sulla Croce Rossa, una caduta di stile per il sito ;)

come mi succede quasi sempre, sono completamente d'accordo con Massimo Famularo. Oltretutto le posizioni come quella di Colombo mi sembrano trovare molto(troppo)spazio nelle trasmissioni tv e radio mainstream. Unica differenza io insisterei ,con il signor Colombo, con la seguente domanda:"secondo quale logica per aiutare una persona che spreca i soldi e s'indebita, bisogna prestargli ancora soldi? Perchè quello che non funziona con le persone dovrebbe funzionare con la (nostra) classe politica?

Ma è ovvio: non con la classe politica al governo, ma con quella che succederà una volta cacciata la banda che lo usurpa indegnamente! 

Premesso che non riesco a leggere l'articolo di Colombo (non sono abbonato), non posso credere che si possa sostenere (Krugman e Colombo compresi) che aumentare la spesa pubblica, a prescindere, sia un bene.

Il buon senso mi dice che se devo tirar la cinghia incomincio a far la lista delle spese e dare delle priorita'. Penso (e spero) che l'articolo verta sull'ordine di queste priorita'. Poi si puo' discutere se sia meglio sostenere la spesa sanitaria o le spese militari (per es.).

Altro discorso dovrebbe essere quello sugli sprechi e sull'evitare di dare i soldi in mano a chi ha le mani bucate...

Premesso che non riesco a leggere l'articolo di Colombo

Ho aggiunto degli stralci.

non posso credere che si possa sostenere (Krugman e Colombo compresi) che aumentare la spesa pubblica, a prescindere, sia un bene.

Dipende. In modo così esplicito non lo fa e non lo farebbe nessuno. Se però presenti il mondo come diviso tra le forze del bene e del male dove:

 

  • il bene è Obama che difende i poveri e PK che dice che la soluzione è più spesa e più debito (perchè così l'economia crescere e dopo sei in grado di  ripagare i debiti ) 
  • il male sono i Repubblicani e il Tea party che vogliono demolire lo stato sociale e fare del mondo un pascolo per cow boy

Stai dicendo che la scelta è tra Spesa/difesa dei deboli e Rigore/Smantellamento dello stato sociale. Ora non hai detto esplicitamente che la spesa è sempre buona, ma hai vistosamente omesso che la spesa può essere anche cattiva così come hai tralasciato che il Rigore di Bilancio può anche essere diretto a eliminare gli sprechi. Questo è il mio punto.

Imho stai presentando la realtà in modo fuorviante soprattutto nei confronti di chi subisce gli effetti dell'autorevolezza  che un premio nobel e un presidente USA possono avere. 


 

In realta' per PK Obama non e' affatto il bene. Obama e' il male relativo, perche' non spende abbastanza e si fa infinocchiare dal male assoluto, cioe' i repubblicani. Il bene e' PK, naturalmente.

Grazie della precisazione che sottolinea un'ulteriore tonalità di grigio resa invisibile dall'esposizione manichea dell'editorialista del fatto.

Caro Corrado la nostra sintonia è piena, la domanda 

secondo quale logica per aiutare una persona che spreca i soldi e s'indebita, bisogna prestargli ancora soldi? Perchè quello che non funziona con le persone dovrebbe funzionare con la (nostra) classe politica?

c'era, ma ho pensato che potesse portare a discussioni (gli stati non sono come le persone etc. etc.) che allontavano da quelli che mi sembravano i rilievi principali da muovere all'autore dell'articolo:

 

  1. perchè parlare di spesa senza distinguere tra buona e cattiva?
  2. perchè non fare riferimento a come la spesa andrebbe finanziata?
  3. questa visione bianco vs nero torna comoda per dire che una parte politica è meglio dell'altra? (volendo fare illazioni anche con riferimento all'Italia)

 

 

 

Credo che la sua interpretazione dell’articolo di Colombo sia molto forzata e le domande siano mal poste. Scrivo un po’ di fretta nella pausa pranzo-cena, mi scuso in anticipo per eventuali errori.

Colombo cita PK e PK da anni sostiene che per uscire da questa crisi serve (tra le altre cose) un intervento anticiclico dello stato: uno stimolo di spesa pubblica che faccia ripartire la domanda. Non dice che una maggiore spesa pubblica sia sempre un bene, lo è nella situazione attuale. Questo stimolo potrebbe essere, secondo PK, finanziato facendo debiti. Il GOP, sostiene sempre PK, strumentalizza il deficit per massacrare lo stato sociale USA. PK non parla per l’Italia ma per gli USA e per il mondo, quindi presentare le sue proposte come buone per l’Italia sarebbe una forzatura. Obama non condivide l’impostazione di PK, tant'è vero che ha più volte detto che quando le famiglie stringono la cintura, lo stato debe fare lo stesso.

 Quindi, facendo le veci di C.

 M.F. La spesa pubblica è sempre buona?

 C Risposta facile: no, è buona ora.

 M.F. Difendere la spesa senza distinzioni non è disonesto?

 C Certo.

 M.F. Non crede sia possibile essere contrari alla spesa socialmente inutile senza predicare lo smantellamento dello stato sociale?

 C Ovvio, io lo sono. Però la maggior parte di quelli che chiedono tagli now now now strumentalizza il deficit per tagliare lo stato sociale.

 M.F. Questi soldi che con tanto zelo si vorrebbe spendere chi dovrebbe metterli? Facciamo nuovo debito? 

 C Sì

 M.F. Oppure aumentiamo le tasse? Ma i ricchi hanno incentivi e mezzi per minimizzare il proprio contributo all'erario, mentre per i poveri raramente cambia qualcosa: a quel punto per quelli che stanno nel mezzo, a che serve prendere da una tasca per rimettere di meno nella stessa tasca se non a foraggiare l'intrermediazione della burocrazia parassita?

 Д. Х. Ok, qui non posso darle la risposta di Colombo perchè sarebbe + lunga e la mia pausa pranzo-cena volge al termine. Comunque PK ne scrive diariamente meglio di come possa fare io e non mi paga per fargli da portavoce

 M.F. da quale pianeta dovrebbero arrivare questi politici capaci di spendere efficacemente ogni centesimo e di difendere i deboli?

 Д. Х. Ok, anche qui sarebbe lunga. PK sostiene che non è molto importante la qualitá della spesa ora. Politici come li vuole lei possiamo rapirli in Scandinavia :)

 Si può essere d’accordo o meno con PK (non ricordo chi su NfA ha pubblicato analisi e proposto soluzioni molto diverse), con Obama o con la traduzione italiana di Colombo ma ridicolizzarlo come se stesse elogiando gli sprechi mi pare poco corretto

 Scusi nuevamente per la fretta

 

la sua interpretazione dell’articolo di Colombo sia molto forzata

A che proposito forzata? Colombo presenta una situazione in cui Obama difende i deboli e gli oppressi che i cowboy di destra vorrebbero massacrare o no? Lo dice letteralmente citando Dickens e la prigione per i debiti. 

La domanda sulla bontà della spesa era volutamente provocatoria (ed è esplicitato nella domanda successiva): perchè parlare di spesa tout court senza specificare che espandere quella cattiva aggraverebbe i problemi? 

Volendo stare al suo gioco aggiungo domande (ovviamente dirette al lettore di NFA che gioca a impersonare Colombo).

 

M.F. La spesa pubblica è sempre buona?

 C Risposta facile: no, è buona ora.

MF Abbia pazienza allora visto che fa una bella differenza perchè parlare di spesa contro tagli senza specificare che la spesa cattiva fa più male dei tagli (perchè porterà a tagli maggiori in futuro)?

M.F. Difendere la spesa senza distinzioni non è disonesto?
 C Certo.

 

MF e allora com'è che lei nell'articolo le distinzioni  non le fa?

M.F. Non crede sia possibile essere contrari alla spesa socialmente inutile senza predicare lo smantellamento dello stato sociale?

 C Ovvio, io lo sono. Però la maggior parte di quelli che chiedono tagli now now now strumentalizza il deficit per tagliare lo stato sociale.

MF non è pericoloso generalizzare? Perchè questi ce l'hanno con lo stato sociale? Commerciano in organi di bambini indigenti oltre che in armi e altre cose terribili? Non sta un po' estremizzando? Senza volerli giustificare o difendere, ma per rimanere nel discorso: Non è che più che coi poveri e coi bimbi ammalati quei signori sono incazzati coi politici che i soldi li buttano?

M.F. Questi soldi che con tanto zelo si vorrebbe spendere chi dovrebbe metterli? Facciamo nuovo debito? 

 C Sì

MF crede che sia facile con tutto il casino montato per aumentare il tetto a questo giro?

 Si può essere d’accordo o meno con PK (non ricordo chi su NfA ha pubblicato analisi e proposto soluzioni molto diverse), con Obama o con la traduzione italiana di Colombo ma ridicolizzarlo come se stesse elogiando gli sprechi mi pare poco corretto

Senza ridicolizzare alcunchè, parlando seriamente: non è mia intenzione argomentare contro PK (altri anche su questo sito  lo hanno fatto e lo fanno meglio di come saprei fare io) e difatti i miei rilivi riguardano

 

  1. l'opportunità di non distinguere tra spesa buona o spesa cattiva nel presentare la situazione al lettore
  2. la superficialità della ricostruzione Obama-buono-difensore dei deboli contro repubblicani-cowboy-ammazza stato sociale
  3. quato sia corretto parlare di spesa senza far riferimento a come finanziarla
  4. una possibile trasposizione alla realtà italiana di questo modo di leggere la realtà USA

 



 

sottoscrivo, specialmente "Si può essere d’accordo o meno con PK (non ricordo chi su NfA ha pubblicato analisi e proposto soluzioni molto diverse), con Obama o con la traduzione italiana di Colombo ma ridicolizzarlo come se stesse elogiando gli sprechi mi pare poco corretto"

riporto qualche altro stralcio dell'articolo citato. Ovviamente non posso riportarlo integralmente e chiedo un atto di fiducia sul fatto che queste estrapolazioni non siano fatte in modo fuorviante

Incipit dell'articolo:

Nella giungla di voci dissonanti degli economisti autorevoli, soltanto uno ha visto subito quanto grave e disperata sia la battaglia che il presidente Obama combatte da solo contro il suo Congresso. Ecco le parole di Paul Krugman che, nonostante il premio Nobel, la cattedra a Princeton e la rubrica settimanale nella pagina più autorevole del New York Times, è poco ascoltato perché svela i giochi.

un passaggio critico sulla visione del mondo che la destra americana è riuscita ad esportare

 La destra americana è riuscita a diffondere nella parte di mondo occidentale ancora asserragliata nella residua “zona benessere” la persuasione che vi siano due mondi distinti. In uno abita lo Stato, la sua burocrazia, i suoi tribunali, i suoi ospedali, le sue scuole, i suoi poveri, la sua affaticata e ansiosa classe media. Nell’altra cavalca la libera impresa, che intende versare sempre meno al mondo dello Stato, anzi esige che sia un mondo separato e chiuso. Le risorse che lo Stato ha ancora (o ha malamente speso) guerre o non guerre, non saranno mai più aumentate, semmai decurtate, perché ci sarà il vincolo costituzionale: vietato fare debiti. Lo Stato perde la carta di credito. Tutto ciò che è bene e che genera benefici è privato, ed è giusto che i privati se lo godano. Per “privati” si intende “ricchi

e le argomentazioni a sostegno della critica

È un progetto che porta verso Haiti piuttosto che verso il rifiorire di una vasta economia fondata sul credito e sulle classi medie, ovvero il mondo nato dal New Deal di Roosevelt, dalla ricostruzione laburista dell’Inghilterra del dopoguerra, dall’Europa del piano Marshall. In questo modo è definita, io credo, la battaglia che Barack Obama sta combattendo.

una citazione dalla stampa straniera

Per capire e per credere, si leggano gli editoriali quasi quotidiani del New York Times, si leggano le dichiarazioni esplicite e senza alcun tentativo di inganno della nuova destra, che chiedono con fermezza di smettere di pagare per lo Stato sociale, dalle borse di studio alla ricerca medica. In particolare si consideri la pagina 5 dell’International Herald Tribune del 28 luglio (ripresa ieri da Il Fatto Quotidiano). In esso si descrivono, punto per punto, le devastanti conseguenze che ricadranno su tutti i non ricchi (nel senso di coloro che vivono del proprio lavoro) dalla decisione di bloccare ogni possibilità di contrarre debiti per il governo e, allo stesso tempo, di vietare ogni aumento anche minimo nella tassazione dei redditi alti e altissimi. In questo modo, pur di stroncare lo Stato sociale, si offrono all’aggressione speculativa lo Stato e tutte le sue istituzioni, compresi Polizia e Difesa. Purché domini, da solo, il privato.

Conclusione dell'articolo

La destra europea manda avanti “i mercati” affinché la distruzione preceda le leggi di austerità e di taglio continuo di risorse e di aiuti per i poveri e la classe media. Quei tagli dovranno seguire e apparire necessari. Il ricordo nostalgico dei tempi in cui un filo di solidarietà e di propositi comuni accostava i cittadini purtroppo non ci aiuta. Non ve n’è più alcuna traccia. E non c’è partito che possa o che voglia o che sappia riprendere quel filo.

 

Colombo:

La destra europea manda avanti “i mercati” affinché la distruzione preceda le leggi di austerità e di taglio continuo di risorse e di aiuti per i poveri e la classe media.

L'affermazione che lo Stato aiuti o debba "aiutare la classe media" indica che Colombo e' un irrecuperabile statalista di sinistra. Lo Stato per defninizione di classe media non ha possibilita' di "aiutare" chi sta in mezzo come reddito e ricchezza, il massimo che puo' fare e' spostare risorse da chi e' piu' ricco della media verso chi e' piu' povero della media. Chiedere intermediazione dello Stato con la scusa di "aiutare la classe media" e' una stupidaggine statalista, che in uno Stato governato mediamente da ladri e cialtroni come l'Italia si traduce in tosatura della classe media per finanziare i lussi della Casta statalista intermediatrice, piu' o meno quello che ha portato il Belpaese alla rovina.

L'affermazione che lo Stato aiuti o debba "aiutare la classe media" indica che Colombo e' un irrecuperabile statalista di sinistra. Lo Stato per defninizione di classe media non ha possibilita' di "aiutare" chi sta in mezzo come reddito e ricchezza, il massimo che puo' fare e' spostare risorse da chi e' piu' ricco della media verso chi e' piu' povero della media.

Beh no, in teoria potrebbe anche tassare i piu' ricchi e i piu' poveri per favorire chi sta in mezzo. Non so su che basi questo potrebbe essere considerato giustificabile o auspicabile, ma possibile certamente lo e'...

Secondo Friedman a volte lo fa pure, ad esempio con il finanziamento delle universita' per cui i poveri spendono in tasse di quanto ricevono in istruzione.

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