Come dilapidare i frutti di una riforma epocale. Condannati a crescere!
Questo articolo mostra, guardando la riforma pensionistica, come i tagli possano essere neutralizzati da basse crescite del prodotto interno lordo. Dobbiamo tagliare, tagliare ma se non riusciremo a crescere decentemente tutto sarà inutile!
Quasi un anno fa la gentile professoressa Elsa Fornero poteva andare fiera di avere aggiunto al grafico 1 seguente la linea più bassa e; il grafico rappresenta l'incidenza percentuale della spesa pensionistica sul pil tra varie date a ciscuna delle quali si è operato un intervento legislativo in materia di pensioni:
Le varie linee rappresentano:
linea a: situazione prima della legge Maroni (legge 243/2004)
linea b: situazione fra la riforma Dini e la manovrina di maggio 2010 (dl78/2010) che ritardava di un anno la corresponsione dell'assegno pensionistico rispetto alla data di maturazione del diritto..
linea c: situazione fra la manovrina 2010 e la seconda manovra di Tremonti di agosto 2011 (dl 98/2011) che posticipava il pensionamento per chi avesse 40 anni di contributi, modificava le rivalutazioni automatiche, aumentava l'età pensionabile delle donne
linea d: situazione fra la manovra di G.T. di agosto 2011 e la riforma Fornero (decreto "Salva Italia" 201/2011 del dicembre 2011)
linea e: situazione vigente dopo la riforma "Fornero"
Grafico 1

Aveva anche pianto la Fornero, ma certo non poteva immaginare che tutto il suo operato dopo qualche mese sarebbe risultato quasi inutile.
Il grafico 1 infatti è stato realizzato con le previsioni del prodotto interno lordo di fine marzo: purtroppo le cose non sono andate per il verso giusto (situazione internazionale ed effetti recessivi del decreto "SalvaItalia") per cui già a fine maggio il Fondo Monetario Internazionale (I.M.F.), in una diligence sul nostro paese, rivedeva al ribasso le previsioni del pil.
Il grafico 2 seguente riporta il pil previsto dal Documento di Economia e Finanza (D.E.F.) e quello previsto dal Fondo Monetario Internazionale (I.M.F.).
Grafico 2
qui il data base del grafico. I dati non coperti dai documenti (2016-2018 per D.E.F. e 2018 per I.M.F.) sono stati calcolati usando i parametri dell'ultimo anno coperto. La previsione I.M.F. non è molto severa in termini di crescita reale ma considera deflatori del pil bassi. Con crescita nel 2012 -2,4% (S&P) invece di -1,9% (I.M.F.) ma con deflatori più probabili la divergenza del pil risulterebbe minore.
Nel grafico 3 seguente sono stata rielaborate le linee "Fornero" e e pre-Fornero d del grafico 1 usando la nuova previsione del pil ottenendo rispettivamente le linee e' e d'.
Grafico 3

Dal grafico 3 si vede come almeno nel breve periodo (2013 - 2018, prossima legislatura) la situazione, in termini di incidenza sul pil, sia ritornata a prima della riforma pensionistica (linee d ed e' quasi coincidenti). E' vero che la riforma continuerà comunque a produrre gli stessi risparmi, è vero che con il nuovo pil anche la linea d (pre-riforma) sarebbe peggiorata (linea d') ma, considerando che rapporti e diligences internazionali ragionanano sempre quasi solo in termini di incidenze sul pil, la realtà è che l'incidenza sul pil della spesa pensionistica non è cambiata da agosto dello scorso anno ad oggi, nonostante la riforma di dicembre.
Un'altre lettura puo essere che la riforma Fornero non è stata sufficiente a compensare, in termini di incidenza sul pil della spesa previdenziale, una minore crescita del pil media di 0,87% annuo per sette anni.
Da questo emerge ancora una volta l'estrema importanza della crescita. Solo tagliando, senza una crescita ragionevole, ci si avvita in una spirale più che viziosa, tragica! E' vero che oggi non ci sono risorse per stimolare la crescita ma purtroppo non si sbloccano neppure le risorse "aggratis" ottenibili combattendo: corruzione, burocrazia, incertezza del diritto, piccoli e grandi monopoli, nepotismi, deficit di meritocrazia e mafie; in questa materia purtroppo il governo dei professori ha fatto ben poco.
Contrariamente a quanto di solito succede, chiudo con una nota di pessimismo. Disse Larry Summers ad alcuni studenti in visita ad Harvard: «Mettetevelo in testa: qui i ragazzi non vengono per trovare lavoro. Vengono per inventarsene uno». A volte mi viene l'atroce dubbio che, grazie alla politica della scuola degli ultimi decenni, per la ripresa scarseggi anche il potenziale umano capace di inventarsi un lavoro o un'impresa. Alcuni sembra preferiscano piangersi addosso, altri, i più capaci, fanno le valige, e dopo essere costati ai contribuenti centinaia di migliaia di euro, mettono a disposizione di altri paesi, gratis, il capitale di conoscenze e skills accumulati. (sia chiaro che fanno benissimo!). Se così fosse, anche con la disponibilità di capitali, una crescita decente sarebbe molto problematica.
p.s. in tutte le considerazioni precedenti ho trascurato il problema "esodati" che per la risoluzione richiederebbe 0,4- 0,5 punti di pil da distribuire su un arco di tempo che non so stimare.

