Come ha votato nFA

11 aprile 2008 redattori noiseFromAmeriKa
Come servizio di trasparenza verso i lettori, raccontiamo le scelte elettorali dei membri della redazione di nFA .

Siamo tutti residenti nella circoscrizione America Settentrionale, dove si eleggono due deputati e un senatore. Sia sulla scheda della Camera sia sulla scheda del Senato sono presenti 4 liste: PD, PdL, UDC e La Destra. È possibile usare fino a due preferenze per la Camera e una preferenza per il Senato. Teoricamente il sistema elettorale per l'estero è il proporzionale con il sistema del quoziente naturale (metodo Hare). Dato però che al Senato c'è solo un seggio il sistema coincide con il maggioritario all'inglese; il seggio quindi andrà al partito, tra i quattro, che riceve più voti. Per la Camera invece, dove ci sono due seggi, il metodo Hare assegna nella grande maggioranza dei casi un seggio al primo partito e un seggio al secondo.

Chiarito questo, ecco cosa abbiamo fatto. E siccome siamo pur sempre professori logorroici, ci infiliamo dovizia di spiegazioni.

Alberto Bisin. Io ho votato PD perché sono di sinistra come sono interista: "Mio nonno fava i mattoni, mio babbo fava i mattoni, fazzo i mattoni anche mé, ma la casa mia n'dov'è?" (vado a memoria, è notte, ho viaggiato tutto il giorno e qualcuno troverà per me la citazione corretta ...). Essenzialmente, io mi ritengo disponibile a (anzi, sarei felice di) votare una destra liberale vera. Purtroppo tale destra non esiste in Italia. Ad esempio, se votassi negli Stati Uniti voterei Obama (non voto, sono ancora un turista), ma credo che l'Italia abbia tale e tanto bisogno di mercato e liberalizzazioni che in Italia sarei felice di votare Mc Cain (e sarei ancora più contento di votare Tony Blair, o Margaret Thatcher). Ma non ci è dato nulla di simile. Ci sono dati Berlusconi, o Casini. E allora io ho votato Veltroni (o meglio i suoi uomini/donne negli Stati Uniti).

Essere di sinistra per me rappresenta un insieme generale preferenze, dai libri alle donne (meglio Madia che Brambilla). A parità di condizioni vado a sinistra. Credo che a contare le c....te dei governi Prodi e Berlusconi non si
finisce più, però concordo con Michele che che l'unica cosa buona in 20 anni di governo l'ha
fatta il Berlusca, la legge Biagi.

Non mi aspetto nulla di buono da nessuno e non sopporto il voto strategico (tipo votare a sinistra per far rinascere la destra, o viceversa). Quindi, tristemente e col naso tappato, vado con la tradizione e lo status quo (nel senso di quello che ho sempre votato). Coerentemente, non mi sognerei di suggerire a nessuno di votare come me. Va' dove ti porta ...

Andrea Moro. Non ho votato perché non volevo dare il mio minuscolo supporto a nessuna delle coalizioni, vincenti o perdenti che fossero. Il partito per cui vorrei votare non esiste, spero che la mia astensione possa convincere chi può e vuole crearlo che esiste una (sempre più) consistente parte dell'elettorato disposta a dargli il proprio voto.

Gian Luca Clementi. Ho votato PD, senza esitazione alcuna. In primis, perché mi ritrovo in completa antitesi rispetto al centrodestra (e più o meno in accordo col PD) su questioni sociali che sono per me di grande rilevanza: l'immigrazione, i diritti degli omosessuali, i diritti delle coppie di fatto, il finanziamento pubblico della scuola privata, solo per fare alcuni esempi. Quando sento le invettive leghiste contro gli immigrati, la pelle mi si alza di un centimetro. C'è poi l'enorme questione del conflitto di interessi. Non è possibile (ed è assolutamente deleterio) che il governo abbia il controllo pressoché totale dei media. Succede solo in dittatura.

Dal punto di vista di politica economica, ritiengo che ben poche delle proposte avanzate da ambo le parti abbiano qualche possibilità di migliorare il quadro economico. Al contrario, molte lo peggioreranno. Però ritengo anche che il governo che ha retto il Paese nel quinquennio 2001-2006 abbia avuto effetti particolarmente calamitosi. Tra le azioni di quel governo, cito tra quelle che secondo hanno avuto conseguenze più deleterie: i condoni fiscali, la depenalizzazione del falso in bilancio, la legge elettorale, l'espansione drammatica della spesa pubblica. Contrariamente ad altri redattori, io non ritengo che i problemi principali dell'economia italiana risiedano nell'eccessiva regolamentazione del mercato del lavoro. Non voglio dire che tale regolamentazione, così come l'eccessivo potere dei sindacati, non giochi un ruolo importante. Quello che intendo è che la vera partita si gioca altri due tavoli: 1) quello della lotta all'illegalità e dell'introduzione dello stato di diritto e 2) quello dello smantellamento delle rendite monopolistiche. Questi sono due tavoli su cui il governo Prodi, per quanto gli è stato possibile, ha giocato bene, mentre il governo Berlusconi ha fatto letteralmente schifo.

Non ho dubbio alcuno che parecchie delle decisioni del governo Prodi in materia di politica economica abbiano avuto un impatto negativo. L'ho anche scritto su NfA, quando ne ho avuto il tempo. Sono convinto, però, che sarebbe andata in maniera molto diversa senza la zavorra di estrema sinistra. L'unica vera ragione per cui sono moderatamente ottimista circa un esecutivo PD è che tale zavorra non ci sarebbe più.

Giorgio Topa. Alla fine non ho votato. Mi sono reso conto che mi facevano schifo tutti e due i lati. Forse è vero che il lato Pdl mi fa più schifo, per le cose che continuano a dire BS & Co., per la forte tendenza al peronismo, per il ribrezzo che provo verso questo personaggio. Ma ho la netta sensazione che anche se vince il PD non cambierà niente. Non si affronteranno i nodi veri, non si darà una scossa al paese. Magari se perdono le elezioni (il PD) si svegliano un po' fuori. E magari se va di nuovo al governo la destra e fanno nuovi e ulteriori scempi, finalmente cacciano BS dalla destra, e diventa pensabile che si costituisca una destra davvero liberale in Italia. C'è poi un'altra considerazione. Ho ricevuto anch'io il volantino di Sal Ferrigno (quello che si è schierato con UDC perché Berlusca non lo voleva più, su cui Sandro ha già commentato). Nel volantino, scritto in italiano pessimo, parlava dei progetti di legge di cui è stato autore il nostro Sal nei due anni di legislatura. Erano tutte cose tipo "pensione per gli italiani all'estero", "assegno di mantenimento per gli italiani all'estero", "assistenza sanitaria per gli italiani all'estero", ecc. Mi ha fatto rendere conto che è assurdo votare quando non si pagano le tasse in italia. Che senso ha votare per gente che vuole soltanto estendere rendite varie agli italiani all'estero, senza che questi se ne sobbarchino il costo?

Michele Boldrin. Mi sono astenuto. Poco dopo la caduta del governo avevo suggerito un voto tattico per il PdL. La loro campagna elettorale è stata tanto disgustosa che il mio cervello non ce l'ha fatta: ho capito, anche grazie agli interventi dei lettori di nFA, che per BS&retrievers non si deve votare neanche tatticamente. Sarebbe augurabile, anche se improbabile, che BS perdesse anch'egli le elezioni, come spero le perda VW. Poiché, a mio avviso, "perdere le elezioni" vuol dire, nel caso di BS, prendere meno del 41-42% dei voti, mi pare obbligatorio astenersi. Non è impossibile che il Pdl prenda meno del 41% e vinca lo stesso le elezioni per la Camera, nel qual caso avranno perso entrambi ed astenersi sarà stato utile. Solo dopo l'uscita di scena di BS, magari a mezzo d'un governo istituzionale, potremmo cominciare a chiederci se si può costruire una destra non peronista e de-BSizzata.

Votare per il PD vuol dire dare supporto al progetto neo-dossettiano di VW, uno degli uomini politici più falsi e vuoti di contenuto che io abbia mai conosciuto: anche oggi ha ripetuto che lui non è mai stato comunista! Nel lungo periodo il progetto PD è un pericolo molto peggiore di BS&retriever, i quali abbaiono molto ma mordono poco: da piccoli borghesi della provincia lombardo-veneta quali essi sono, s'accontentano di sugosi ossi per se stessi e per la loro consorteria. Il neo-dossettismo del finalmente realizzato compromesso storico vuole invece adattare il mondo alle proprie fantasie ideologiche. Tali fantasie sono, nell'Italia del 2000, altamente pericolose.

Mentre considero il PD "oggettivamente" peggiore del PdL - in termini di concreti atti di governo, Prodi in due anni ha fatto peggio di BS in cinque; le uniche tre leggi decenti che io ricordi sono tutte opera del governo di BS: la Biagi, lo scalone pensionistico e la riduzione delle imposte sul reddito - il personale politico del PdL è peggiore di quello del PD. Risultato non facile da raggiungersi: tra casta mangiatrice e ridicole signorine inviate in parlamento sulla base dei meriti acquisiti nel boudoir del figlio del colle, anche il PD non scherza. Una tale situazione non concede alternativa: dovrebbero perdere entrambi.

Astenersi ha valenza politica e non implica indifferenza. Implica riconoscere che il problema numero uno è la casta, mentre il resto è marginale: le elezioni sono un gioco ripetuto, non si vota una volta per sempre. Sottolineo che i candidati del Nord America sono già così casta che
non si sono nemmeno degnati (con una sola e lodevole eccezione) di rispondere alle domande loro poste da uno dei più letti blog italiani. Anche per questo mi sorprende che il 50% di nFA abbia votato per gente di tal risma.

Sandro Brusco. Ho votato PD. Il voto a mio avviso è uno strumento come un altro per cercare di influenzare le scelte sociali nella direzione desiderata. Non mi va di non usarlo, anche quando nessuno dei partiti sulla scheda mi piace.

Il costo di votare per noi residenti esteri è esattamente zero. Ti arrivano le schede a casa, fai il segno, le inserisci nella busta preaffrancata e la rimetti nella tua casella postale alzando la bandierina, da cui le preleverà il postino (così almeno si fa nei suburbs). Non c'è nemmeno il costo del francobollo o di andare a imbucare alla cassetta delle lettere. Ho pensato all'astensione, ma quando il costo è zero l'astensione è giustificata solo quando si è perfettamente indifferenti tra le alternative, oppure il costo psicologico di dare il voto a un partito che ti disgusta è superiore al guadagno di utilità del favorire la soluzione meno peggiore. Per me il costo psicologico è zero, come ho detto considero il voto come uno strumento da usare al quale non associo alcun particolare valore emotivo. Voterei anche se le uniche alternative sulla scheda fossero Mussolini e Pol Pot (voterei per Mussolini, if you must know).

L'alternativa concreta da scegliere in questa elezione è se dare o meno la maggioranza al Senato a Berlusconi. Io credo che per il paese sarebbe meglio se questo non succedesse. Una sconfitta di Berlusconi, oltre a evitare una replica del suo penoso governo, avrebbe il probabile ed eccellente risultato di terminarne la carriera politica. La sua uscita di scena è condizione necessaria, anche se non sufficiente, affinché il centrodestra diventi una forza più presentabile in futuro. Con un po' di fortuna, allora avrò una alternativa praticabile quando il centrosinistra, come ha fatto con l'ultimo governo, governa male. Nel frattempo, voto contro Berlusconi perché questa è la scelta migliore che si può concretamente fare per il paese.

A tutti quelli che mi dicono che non va bene votare contro, rispondo che la questione è puramente semantica. Quando la scelta è tra A e B, l'unica cosa che conta è come si ordinano A e B. Dire che si vota per il migliore o per il meno peggio è una differenza retorica senza alcuna rilevanza pratica.

A causa di un disguido tecnico, la versione di questo post pubblicata alcune ore fa non presentava l'opinione di Gian Luca, e quella di Andrea e' rimasta incompleta sino a Lunedi' sera.

104 commenti (espandi tutti)

Le motivazioni che mi spingeranno a votare per un partito minore, sono le stesse che hanno spinto ad astenersi Michele Boldrin.

Rispetto al mio primo voto (2006), non ho la minima tentazione e intenzione di votare per un partito incentrato su una persona (BS). Spero in una vittoria del PDL, ma di piccola misura, in modo tale da indurlo a fare un esame interno e cambiare rispetto al passato. Ma non un cambiamento nel nome del "nuovismo", ma un cambiamento sostanziale e soprattutto liberale.

 

Come ha votato nFA

raf 11/4/2008 - 09:30

é facile votatare PD stando in America tanto poi il vostro voto per il PD lo scontiamo noi in Italia.

Per essere "trasparente" come scrivete voi,credo che chi non partecipa alla vita del nostro paese condividendo gioie e dolori non debba votare. Ha più diritto un'extracomunitario che lavora in italia  di votare in italia che voi che state in america. La i di italia è volutamente piccola perchè conosco benissimo dove è finito il nostro paese.

 P.s. ho lavorato 8 anni per una corportaion america con sede in Michigan .Avevo tutte le possibilità di andare a lavorare in America come avrebbero voluto gli americani . La mia scelta è stata di non scappare

Voto perche' ne ho diritto. Sono tendenzialmente d'accordo pero' che abbia poco senso far votare gli italiani all'estero (no representation without taxation).

La frase finale con quella specie di auto-compiacimento etico fuori luogo pero' mi fa pensare che pero' si', sono contento che mi sia stato permesso di avere (piu' o meno) annullato il tuo voto.

Citando una famosa e molto volgare (ma passatemela, è stata pubblicata su tutti i quotidiani...) frase del noto immobiliarista Ricucci, votare senza pagare le tasse è un pò come 'fare i froci con il culo degli altri'......

Se mai interessa, io farò questa volta esattamente come ho fatto nel 2001 (non per scelta, ma perchè ai quei tempi vivevo in Amerika e il voto all'estero non c'era ancora), e nel 2006 (per scelta invece, essendo a quel tempo già tornato in Italia), e cioè non voterò. Nel 2001 avrei votato la Casa delle Libertà, ed ex-post sono stato ben contento che il voto all'estero nel 2001 non ci fosse....

Per quanto riguarda quest'anno, ed allo stesso modo del 2006, sono certissimo che ex-post mi vergognerei di qualunque voto io possa dare, e per questo non voto.

e chi ti ha detto che hai annulato il mio  voto ?

io sto in emilia e da quando esistono le leggi di tipo più o meno maggioritario il mio voto non è più contato niente. Io sto nella terra dove i dirigenti del PD fanno a botte per i seggi sicuri. La frase finale  non è autocompiacimento serviva per eliminare ogni malinteso sulla volpe e l'uva ( parli così perchè non hai mai avuto la possibilità di scegliere l'america ) 

Ma no! l'annullamneto e' ovviamente astratto. E' lo "scappato" che denota l'auto-compiacimento.

Pienamente d'accordo che gli extracomunitari che vivono stabilmente in Italia dovrebbero poter votare. Bisogna però cambiare la costituzione. Dimmi dove si firma che mi aggrego.

Pienamente d'accordo che sarebbe meglio ritornare alla situazione pre-2006 per il voto degli italiani all'estero. Bisogna però cambiare la costituzione. Dimmi dove si firma che mi aggrego.

Nel frattempo, uso le leggi che esistono per influenzare nel modo che a me pare più opportuno il prossimo risultato elettorale. Ai residenti del Nordamerica è stato dato il potere di scegliere un senatore e due deputati. Questi verranno scelti comunque, anche se vota un solo elettore. Siccome non credo al disarmo unilaterale, io il mio diritto di voto lo esercito. 

Anch'io sono pienamente d'accordo: gli stranieri (e non solo gli extra-comunitari) dovrebbero poter votare quando risiedono e pagano le tasse in Italia da tempo, e non e' per niente chiaro che noi (italiani all'estero che non pagano le tasse in Italia perche' le pagano all'estero) si debba poter votare.

Per la cronaca, non è che prima del 2006 gli italiani all'estero non potessero votare; il diritto di voto viene comunque garantito a chi ha la nazionalità. Per votare però bisognava tornare al paesello da cui si era emigrati, il ché rappresentava ovviamente un costo proibitivo nella maggioranza dei casi. La vera novità della nuova normativa è l'istituzione dei collegi esteri, ossia l'idea che in Parlamento ci sono personaggi che stabilmente rappresentano cittadini che non pagano le tasse. C'era una alternativa, che è quella usata per esempio nelle elezioni per il Parlamento europeo: il voto dell'emigrato viene raccolto dai consolati ma poi viene smistato  ai luoghi di residenza.  Quindi se la tua ultima residenza in Italia era nel Molise, ricevi la scheda del Molise, la ridai al consolato, e il consolato la manda in Molise. Il nostro legislatore, nella sua infinita saggezza, ha scelto altrimenti.

Sono pienamente d'accordo con Sandro, che ci illumina con la sua saggezza. Vorrei aggiungere che ci sono paesi, come il Messico, in cui si distingue tra diritto di cittadinanza e diritto di nazionalita'. Le conseguenze di questa distinzione per quanto riguarda l'elettorato (sia attivo che passivo) sono che dopo un certo numero di anni all'estero si perde la nazionalita', e con essa il diritto di votare (ed essere eletto).

Nota personale: nel 2001 andai in Italia per votare, nonostante il mio collegio (Rimini Sud, per la Camera) fosse uno dei piu' blindati del Paese. Avrei fatto lo stesso nel 2006 e 2008.

Anch'io sono pienamente d'accordo: gli stranieri (e non solo gli
extra-comunitari) dovrebbero poter votare quando risiedono e pagano le
tasse in Italia da tempo, e non e' per niente chiaro che noi (italiani
all'estero che non pagano le tasse in Italia perche' le pagano
all'estero) si debba poter votare.

Io, che penso sempre male, sospetto che sia un primo passo per giustificare future tasse ai non-residenti :-( 

Comunque non e' esatto dire che noi italiani all'estero non paghiamo le tasse in Italia "perche' le paghiamo all'estero": non le paghiamo perche' non siamo residenti in Italia, e quindi non utilizziamo servizi dello stato che le tasse, in teoria, dovrebbero finanziare (vabbe', ci sono i consolati, ma per i servizi che danno dovrebbero loro pagare noi :-) ). Chi e' residente, che so, a Dubai o Montecarlo (sul serio, non per finta), e pertanto subisce un'imposizione diretta uguale a zero, gode della stessa esenzione dalle tasse italiane di chi risiede, che so, in Svezia.

(Si', lo so che per i cittadini americani e' diverso, ma secondo me quella e' un'aberrazione oltraggiosa che sarebbe sufficiente a farmi cambiare passaporto.)

Beh ma mica pagano doppia imposizione gli amerikani, as far as I know... Tutto si basa su convenzioni bilaterali con i singoli stati no? E poi è anche su queste cose che costruisci il senso di appartenenza ad una comunità nazionale: once american, forever american ;)

Domanda (non polemica) per Bisin e Boldrin sulla legge Biagi: pensate che la legge Treu del 1997 sia stata meno innovativa? Introdusse le agenzie di lavoro interinale e contratti di lavoro flessibile che fino ad allora in Italia erano sconosciuti. Se poi uno guarda i dati sulla disoccupazione italiana, vede che cominciarono a calare nel 1998, giusto un anno dopo l'introduzione di questa legge.

Good point; hai ragione. Diciamo che Treu ha iniziato e Biagi ha finito. Il nuovo calcolo dà 1/2 buona legge per Prodi e 2.5 per BS ...

Beh, allora bisognerebbe fare un confronto fra i risparmi della riforma Maroni e quelli (ben maggiori) della precedente riforma Dini (anche se Dini è un nome che non pronuncio volentieri); e poi fare un paio di calcoli sugli sconti di Tremonti: BS li dipinse come un'immensa riforma, ma i risparmi fiscali per la maggior parte dei contribuenti furono di due lire. Lo dico perché mi ricordo che fui costretto a usare la clausola di salvaguardia (pagavo di meno con la normativa precedente). Il dimenticato bonus Amato, sia pure a scopo elettorale, restituì più soldi.

Mi sembra di ricordare che Dini, quando era ministro del tesoro del primo governo BS, voleva fare una riforma delle pensioni ben più incisiva di quella che fece quando era PM. Il risultato fu che i sindacati portarono in piazza molta gente, Bossi si squagliò e BS divenne deputato (da PM).

Certo.

Le pensioni furono la scusa che permise a Bossi di fare il salto della quaglia alleandosi con le sinistre, credendo alle promesse di D'Alema. Ne venne fuori massacrato, come avevamo cercato di spiegargli, ma l'uomo è troppo poco intelligente e troppo ignorante per riuscire a capire anche le cose più elementari. Il suo "successo" politico è un fenomeno che andrebbe studiato da un team di neurologi e psichiatri. Al tempo la Lega aveva il gruppo parlamentare più grosso, ma Bossi ed i suoi compari non sapevano cosa fare, erano completamente at loss di fronte alle iniziative di BS, che invece aveva progetti effettivi di governo, oltre che progetti pro-domo sua. La riforma delle pensioni era uno di tali progetti. Di fronte al fatto che BS andava come una macchina e lui, Bossi, non aveva la più vaga alba di cosa vuol dire governare decise di fare la scelta peggiore: distruggere il giocattolo che non sapeva come usare. Il resto è storia, ma posso assicurare che quanto racconto è esatto: c'ero. La mia infima considerazione di Bossi non si basa sulla lettura dei giornali.

Ma parlavate in dialetto? :)

Michele,

A differenza di voialtri io sono un tedesco all´estero. Per la precisione sono un italo-bavarese, poiché noi bavaresi abbiamo un rapporto con la Germania come gli scozzesi con la Gran Bretagna. Anch´io voto per il Bundestag ed il sistema funziona proprio come ha descritto Sandro Brusco, non esistono circoscrizoni estere ed ho sempre votato presso la cittá dove ho risieduto (dall´etá di un giorno fino all´etá di sei mesi, il che mi dá diritto di votare, a differenza di mio fratello che é un pvoero tedesco di serie B). Da quando é iniziata la deriva sudamericana del Belpaese ho comniciato a lucidare tutti i giorni il mio passaporto tedesco che ormai é piuttosto consunto. In questo senso mi vengono una serie di domande in relazione al tuo post.

A te che hai avuto il grandissimo privilegio di vivere un pezzo di italica storia dal suo interno vorrei chiedere:

1) Dal tuo post sembrerebbe di leggere che il BS di allora fosse diverso dal BS di adesso? Piú Thatcher e meno Peron per intenderci. Ho capito bene?

2) ed allora, se la risposta fosse positiva, perché é impazzito del tutto negli ultimi 10 anni?

3) come é possibile che i sindacati, solo perché hanno portato in piazza un milione di deficienti (a quell´epoca facevo l´insegnante e quando ci fu lo sciopero lavorai. Una collega piú giovane di me e laureata in economia e commercio e non in filosofia, si meraviglió molto e mi disse che sbagliavo perché ne andava delle "nostre pensioni" sic! E´ veramente stupefacente fin dove puó arrivare la stupiditá umana) possano far cadre un governo che, comunque, mi pare di ricordare, aveva una solida maggioranza;

4) secondo la tua percezione quanto ha inciso il famoso (e sbagliato) avviso di garanzia che la procura di Milano gli fece notificare al vertice Onu o Nato non ricordo, e che BS, con una delle sue solite distorsioni della storia, asserisce essere stata la causa della caduta del suo governo? 

Chiamalo privilegio, Axel! A me sembra quasi una iattura. Ad ogni modo, ecco un tentativo di rispondere ai tuoi quesiti. Ovviamente nulla vi è di obiettivamente misurabile in quanto chiedi, quindi riporto solo le mie personalissime percezioni.

1) Si'. L'uomo era ovviamente ossessionato dal rimanere fuori dalla galera e salvare la "roba" che magistrati e comunisti gli volevano soffiare. E cercava alleati ovunque, in un gioco relativamente nuovo che era stato costretto a giocare perché il suo politico di riferimento (Craxi) era stato tolto di mezzo. Da lì Dini, Grillo (non Beppe ma l'altro, il parlamentare con i conti in Lussemburgo), Ferrara, Letta, Martino, Urbani, quello con la morosa che poi ha testimoniato contro Previti e che ora è sparito, vari Bocconi-Aziendale (credo ci fosse anche Podestà, mio vecchio prof di tecnica industriale a Venezia), eccetera. Ma un tentativo, strumentale perché si trattava di fare la fuga in avanti per spiazzare comunisti e magistrati, c'era ed era a mio avviso sincero. Ciò che non c'era, già allora, era la volontà di affrontare e risolvere la questione dei conflitti d'interesse. L'uomo alla sua "roba" c'è attaccato più che ai propri arti.

2) Non è impazzito, per nulla. Negli ultimi due anni (per varie ragioni che è troppo lungo stare qui a discutere) ha perso la capacità di dire cose anche solo "sorprendenti". Ma, in generale, si è adattato. Questo è uno che ha fatto i miliardi capendo cosa voleva vedere in TV l'italiano medio. Per la stessa ragione è diventato 3 volte primo ministro perché sa adattarsi e dire (in TV e sui giornali) quello che l'italiano medio vuol sentirsi dire dal suo capopopolo o primo ministro. Vende sogni? Credo di sì, perché in 14 non ha realizzato una delle cose che ha detto di volere realizzare. Ma continua a dare l'illusione che lo farà. Straparla? Si', spesso straparla ma straparla come lo fanno gli italiani nei loro bars, treni, cucine, salotti, autobus, cene di amici. I tratti personali, a me insopportabili, indicano una forma di degenerazione personale nella convinzione d'essere l'unto del signore. Ma non è pazzia, è fredda comprensione del fatto che, in un paese ridotto come l'Italia, o si va a lacrime e sangue per un quinquennio o solo i miracoli di un unto del signore possono risollevare la situazione. Lui ha deciso che per essere eletto di nuovo doveva promettere la seconda strada, ha detto "Risollevati Italia", ed ha vinto. 

3) Non furono i sindacati, fu Bossi. Fu Bossi da solo a deciderlo. Il potere di Bossi sul gruppo dirigente della Lega, già allora, mi lasciò esterefatto. Solo Maroni era contro, ma rimase isolato, fuori dalla riunione, trattato come un traditore o quasi. Io c'ero perché Pagliarini insistette per la mia presenza, io con il gruppo dirigente della Lega non c'entravo. Speravo che gli argomenti logici servissero, non vi fu nulla di logico. Mi sembrava una follia, ma successe. Il governo aveva una maggioranza di ferro. Ma Bossi era convinto, ne sono certo, che facendo il salto della quaglia si sarebbe portato dietro tutto il suo gruppo parlamentare e nel nuovo governo con D'Alema avrebbe comandato lui. Illusioni, abbiamo visto cosa fece il governo Dini! Alla fin fine, anni dopo, perdonandolo e ridandogli un futuro politico, Berlusconi dimostrò ancora una volta d'essere un "genio della politica" (nel senso in cui la intendono quelli che pensano che l'importante sia solo vincere le elezioni scegliendo il meno peggio: BS li batte tutti, e si vede) oltre che, credo, d'essere uno che funziona a simpatie. Bossi, a mio avviso, gli è simpatico. Come questo sia possibile, non lo so. 

4) Non so, ma ha inciso. Bossi era convinto che Berlusconi fosse finito. Lo ripeteva continuamente, che era cotto, che era finito, che il gruppo parlamentare di FI si sarebbe spaccato. Tutto al contrario, si frantumò il gruppo parlamentare della Lega ... Non credo BS distorca molto i fatti dicendo che l'avviso fu (una) causa della caduta del governo. Di certo era ben presente nella mente di Bossi durante quei due giorni a Ponte di Legno. 

Grazie della risposta Michele. Sembra la trama di un thriller, dovresti scrivere un libro su questo, ti compro io tutte le copie J.

Capisco che deve essere stata un´esperienza terribile. Rendersi conto che si poteva fare qualcosa per il paese e poi ritrovarsi con un branco di personaggi di scarso spessore intellettuale, che finiscono con il determinare il destino di tutti. Basta pensare a quanti soldi si sarebbero risparmiati se quella riforma delle pensioni fosse passata. Tuttavia, almeno in quel governo, qualcuno di in gamba c´era, anche se poi l´hanno spedito in ameriKa a scrivere su di un blog (pur non capendo niente di calcio ed ancor meno di economia).

Ma, in fondo, serve a qualcosa anche scrivere in un blog, a me Fiorello Laguardia un po´ di coraggio, negli ultimi mesi, lo ha dato…

Attento allo "slippery slope" ... La riforma Dini, della quale se volete discutiamo seriamente magari con un post ad hoc sulle pensioni, è buona sulla carta ma in pratica ha cambiato poco. È stata approvata 12 anni fa, e la quota delle pensioni sul PIL continua a crescere, gli italiani continuano ad andare in pensione troppo presto, gli incentivi sono distorti ed il carico fiscale che i contributi sociali esercitano sui salari rimane inalterato. La riformina Maroni era solo una piccola cosa sull'età di pensionamento, ma effettiva e faceva risparmiare.

Idem per i tagli di Tremonti, che non furono gran cosa ma erano meglio di niente. Nota anche che erano tagli scaglionati nel tempo, e che il governo Prodi immediatamente cancellò (ed invertì) i tagli a venire. Se confronto la "mini riforma fiscale Tremonti" con la "mini controriforma fiscale VV-TPS", il primo vince a mani basse in base al criterio del (molto) meno peggio!

Infine, usare il bonus Amato come esempio segnala che orami sullo slippery slope siamo scivolati. Il problema non è dare quattro soldi indietro agli italiani per ragioni elettorali. Il problema è riformare un sistema fiscale folle. Il bonus Amato fu un'operazione economicamente pessima.   

Direi 1 a 2.

Non ho letto la legge, ma da quanto sostiene da anni Pietro Ichino sul corriere e Lavoce, l' unico effetto rilevante della legge Biagi è la trasformazione delle collaborazioni continuative in contratti a progetto, che ha reso meno flessibile e più precario il lavoro degli ex cococo (nel privato, nel pubblico sono ancora tali), ed ha obbligato buona parte di questi ad aprire partita iva, coi relativi oneri (commercialista, anticipi fiscali, studi di settore,...) solo per continuare a lavorare come prima.

Il resto della legge è fuffa su contratti esotici tipo "job sharing", "staff leasing","job on call".Nel testo originale pare ci fosse anche una radicale revisione degli ammortizzatori sociali, ma è stata stralciata.

Tutto il bailamme che si fa sulla legge Biagi è la solita pantomima all' italiana, un po' come quella sull' articolo 18.

Non ho trovatoil link di Ichino che cercavo, ma della parte sui cococo ne parla Cipolletta qui.

Non ho letto la legge, ma da quanto sostiene da anni Pietro Ichino sul
corriere e Lavoce, l' unico effetto rilevante della legge Biagi è la
trasformazione delle collaborazioni continuative in contratti a
progetto, che ha reso meno flessibile e più precario il lavoro degli ex
cococo (nel privato, nel pubblico sono ancora tali), ed ha obbligato
buona parte di questi ad aprire partita iva, coi relativi oneri
(commercialista, anticipi fiscali, studi di settore,...) solo per
continuare a lavorare come prima.

Non mi sembra una descrizione ragionevole delle legge 30.

Per descrivere la legge 30 e' necessario partire da prima delle riforme Treu, quando ogni rapporto di lavoro dipendente era soggetto allo Statuto dei Lavoratori. Per chi non ricordasse, c'era maggiore disoccupazione, che nascondeva pero' in realta' un grande numero di rapporti di lavoro in nero.

Dopo le riforme Treu, e' stata introdotta la possibilita' di assumere lavoratori dipendenti con contratti a termine estranei allo Statuto dei lavoratori, i CoCoCo, che godevano di cospicui vantaggi fisco-contributivi con la riduzione dal 33% al 10% del salario lordo del contributo obbligatorio previdenziale. Con l'usuale ipocrisia levantina della legislazione italiana, i CoCoCo non erano considerati dipendenti ma "coordinati", anche se lavoravano con orari fissi in una sede ben definita (es. call center).

La legge 30 introduce una limitazione sostanziale per le imprese che vogliano evitare Statuto dei lavoratori e risparmiare sui contributi previdenziali: i contratti sono ammessi solo per progetti con un termine ben definito (CoCoPro). Questa limitazione ha messo fuori legge i CoCoCo dei call center e di altre imprese simili, con l'effetto di regolarizzare le loro posizioni come dipendenti per le imprese oltre una certa dimensione e nelle aree dello Stato dove c'e' un minimo controllo di legalita'. Negli altri casi si e' ritornati agli usuali rapporti di lavoro in nero e senza contributi obbligatori, oppure con partite IVA, sostanzialmente illegali quando il rapporto di lavoro reale e' dipendente.

Per quanto riguarda le altri rapporti di lavoro regolati dalla legge 30, si tratta solo di regolamentazioni con vantaggio dei lavoratori di rapporti di lavoro altrimenti in nero perche' non previsti esplicitamente dalla legislazione vigente. Tutte le disposizioni che conosco io della legge 30 sono a difesa e vantaggio dei lavoratori, oppure limitano le possibilita' delle imprese di assumere dipendenti senza statuto dei lavoratori e con contributi previdenziali ridotti come permesso dalla riforma Treu.

Nota bene che P.Ichino, con un'onesta' intellettuale inusuale per una persona di sinistra in Italia, ha sempre riconosciuto che la legge 30 era sostanzialmente a vantaggio dei lavoratori, polemizzando duramente sulle pagine del Corriere della Sera contro le assurde menzogne della CGIL e dei partiti di sinistra che hanno impostato l'intera campagna elettorale del 2006 sullo stravolgimento della realta' della riforma impostata da Biagi e realizzata con la legge 30.

 

Evidentemente mi sono espresso proprio male, perchè condivido quasi tutto ciò che scrivi.

Ho però un paio di puntualizzazioni da fare:

La legge 30 introduce una limitazione sostanziale per le imprese che
vogliano evitare Statuto dei lavoratori e risparmiare sui contributi
previdenziali: i contratti sono ammessi solo per progetti con un
termine ben definito (CoCoPro). Questa limitazione ha messo fuori legge
i CoCoCo dei call center e di altre imprese simili

Su questa parte ho un' opinione diversa, ma il mio punto è che a prescindere da come lo si giudichi è un provvedimento che riduce la flessibilità del mercato del lavoro.Dubito che Michele si riferisse a questo quando ha assegnato un punto per la legge Biagi.

oppure con
partite IVA, sostanzialmente illegali quando il rapporto di lavoro
reale e' dipendente.

Scusa l' OT, ma questo è un punto che mi tocca personalmente, e che proprio non capisco.Perchè dev'essere illegale lavorare a partita iva per un solo cliente? Io cambio cliente ogni 4/24 mesi, ma tra l' uno e l'altro faccio (più o meno) orari da ufficio.Chi fa lo stesso lavoro da dipendente prende circa la metà, e lo stato vorrebbe costringermi ad accettarlo per proteggermi???

Tutta la mia solidarietà ai vari cococo costretti ad aprire partita iva, ma trovo aberranti tutte queste regole per determinare la genuinità dei contratti di lavoro in base a numero clienti/orari di lavoro/fasi lunari o quant'altro.

Tra l'altro l' unico conoscente che rientra nella categoria di cui sopra era un cococo genuino: lavora (tra le altre cose) come istruttore di nuoto una decina di ore la settimana, con orari che definire flessibili è un' eufemismo.Forse potrebbe usare un contratto tipo job sharing o job on call, se lui o il suo datore di lavoro avessero una vaga idea di come funziona.

Per quanto riguarda le altri rapporti di lavoro regolati dalla legge
30, si tratta solo di regolamentazioni con vantaggio dei lavoratori di
rapporti di lavoro altrimenti in nero perche' non previsti
esplicitamente dalla legislazione vigente.

Ho un giudizio positivo su queste norme, solo le ritengo poco rilevanti in quanto riguardano un numero esiguo di lavoratori.

Evidentemente mi sono espresso proprio male, perchè condivido quasi tutto ciò che scrivi.

In questo caso mi scuso per non aver capito la tua posizione.

Ho però un paio di puntualizzazioni da fare:

La legge 30 introduce una limitazione sostanziale per le imprese che
vogliano evitare Statuto dei lavoratori e risparmiare sui contributi
previdenziali: i contratti sono ammessi solo per progetti con un
termine ben definito (CoCoPro). Questa limitazione ha messo fuori legge
i CoCoCo dei call center e di altre imprese simili

Su questa parte ho un' opinione diversa, ma il mio punto è che a
prescindere da come lo si giudichi è un provvedimento che riduce la
flessibilità del mercato del lavoro.Dubito che Michele si riferisse a
questo quando ha assegnato un punto per la legge Biagi.

Concordo che in questo caso la legge 30 riduce la flessibilita'. Complessivamente la legge Biagi riduce la flessibilita' del mercato del lavoro, perche' questo fa per il settore che coinvolge la maggioranza dei lavoratori fuori dal contratto di lavoro dipendente.

La mia posizione personale e' che il settore del lavoro in Italia e' troppo regolamentato, il contratto a tempo indeterminato troppo indissolubile sia per la normativa sia per l'applicazione faziosa da parte dei tribunali del lavoro, ed inoltre e' sbagliato imporre contratti nazionali che prendono per forza a riferimento l'economia del centro-nord per imporre condizioni fuori mercato a Sud.

Disapprovo la riforma Treu del centrosinistra perche' invece di riformare lo Statuto dei lavoratori per tutti, introduce un odioso doppio canale nel mercato del lavoro degli outsider, consentendo contratti a termine con contributi al 10% per posti che di fatto sono indistinguibili da quelli dei lavoratori dipendenti classici.

La legge 30 ha il merito di riavvicinare i due settori del lavoro dipendente, aumentando le garanzie per i lavoratori di serie B di Treu. Inoltre, imponendo che i contratti CoCoCo si possano solo applicare per progetti temporalmente ben definiti, prescrive di usarli solo per un periodo limitato e non reiterabibile richiedendo nuovamente il contratto di lavoro dipendente standard per ogni rapporto dipendente collegato con una posizione stabile nell'impresa. Infine la legge 30 offre alcune ragionevoli possibilita' per avere legalmente rapporti di lavoro altrimenti condannati all'illegalita' da una legislazione oppressiva e arretrata.

Perchè dev'essere illegale lavorare a partita iva per un solo
cliente? Io cambio cliente ogni 4/24 mesi, ma tra l' uno e l'altro
faccio (più o meno) orari da ufficio.Chi fa lo stesso lavoro da
dipendente prende circa la metà, e lo stato vorrebbe costringermi ad
accettarlo per proteggermi???

Il tuo caso mi sembra un po' particolare. In ogni caso vorrei precisare che il mio modello preferito e' quello danese, in cui ogni contratto dipendente e' a tempo indeterminato ma con licenziamento possibile senza giusta causa e anche solo per esigenze dell'impresa. Quindi il tuo contratto non deve essere illegale per me. Volevo piuttosto intendere che prima della riforma Treu e della legge 30 era illegale non applicare lo Statuto dei Lavoratori per ogni rapporto di lavoro dipendente. Per quanto so i tribunali definiscono lavoro dipendente quando il lavoratore e' chiaramente subordinato al datore di lavoro, e tipicamente deve lavorare in orari e luoghi predeterminati dal datore di lavoro, tipicamente in lavoro di squadra. Il tuo caso non mi sembra rientare in questa categoria, mentre invece rientra chi fa i turni a rispondere al call center.

Tutta la mia solidarietà ai vari cococo costretti ad aprire partita
iva, ma trovo aberranti tutte queste regole per determinare la
genuinità dei contratti di lavoro in base a numero clienti/orari di
lavoro/fasi lunari o quant'altro.

Queste regole non sono poi cosi' lunari. I ragionamento alla base di tutto e' che il lavoratore autonomo e' un professionista capace di badare a se' stesso, mentre il lavoratore dipendente e' un disgraziato ignorante da cui gli avidi capitalisti succhiano plusvalore. Detto cosi' e' volutamente ridicolo, ma in fondo in fondo e' vero che e' opportuno che la legge preveda qualche tutela per i dipendenti. Negli USA c'e' il salario orario minimo per legge, ad esempio, mentre immagino non ci sia la tariffa minima per avvocati o specialisti medici.

Disapprovo la riforma Treu del centrosinistra perche' invece di
riformare lo Statuto dei lavoratori per tutti, introduce un odioso
doppio canale nel mercato del lavoro degli outsider, consentendo
contratti a termine con contributi al 10% per posti che di fatto sono
indistinguibili da quelli dei lavoratori dipendenti classici.

Il doppio canale è odioso, e sarebbe molto meglio riformare lo statuto dei lavoratori, su questo siamo d'accordo.Dubito però della posibilità politica di una riforma del genere.

In ogni caso la riforma Treu ha il merito di aver liberato molta offerta di lavoro.

Il tuo caso mi sembra un po' particolare.

Concordo, ma il mondo è pieno di casi particolari, volerli regolamentare tutti è folle.Spesso mi ritrovo a viaggiare sul filo dell' illegalità per il semplice motivo che il legislatore non considera il mio caso tra i possibili.

Tra l'altro nel mio settore (informatica "corporate") questa situazione è la norma, ed il discorso sugli orari non va preso alla lettera: a seconda delle fasi del progetto ci sono periodi in cui far 4 ore è consentito e periodi in cui 12 non bastano (e lo stesso vale per i "colleghi" dipendenti, legge o non legge).Non vorrei mai trovarmi a discutere la cosa con un burocrate che vuole imporre un'assunzione cui non sono interessato o il versamento di contributi cui non devo aver diritto.

In ogni caso vorrei precisare che il mio modello preferito e' quello
danese, in cui ogni contratto dipendente e' a tempo indeterminato ma
con licenziamento possibile senza giusta causa e anche solo per
esigenze dell'impresa.

Concordo al 100%.

Queste regole non sono poi cosi' lunari. I ragionamento alla base di
tutto e' che il lavoratore autonomo e' un professionista capace di
badare a se' stesso, mentre il lavoratore dipendente e' un disgraziato
ignorante da cui gli avidi capitalisti succhiano plusvalore.

Quella è una scusa.Il vero ragionamento di base è che lo stato vuole incassare più contributi.

Scusa se cado sempre sul personale, ma se non ho capito male, il mio lavoro dovrebbe rientrare tra i subordinati perchè nel 2007 (per la prima volta) ho avuto un solo cliente.Il motivo per cui ne ho avuto solo uno è che di solito fatturavo poche migliaia di euro lavorando qualche sabato mattina, ma evendo raggiunto (di un pelo) l' ultimo scaglione IRPEF ho deciso che il gioco non vale la candela.

Se guardiamo a quanto pagano i miei colleghi all' estero (me compreso, sono emigrato da un mesetto) posso pure rientrare nella categoria "disgraziato
ignorante da cui gli avidi capitalisti succhiano plusvalore", ma le offerte di protezione mi ricordano quelle dell' onorata società.

Hai ragione, concedo il punto anche io. senza fatica vista la mia dichiarazione di voto. pero' la sinistra non mi pare ancora riconosca, in generale, l'importanza di questa legislazione, legge Treu inclusa; o mi sbaglio?

votare senza pagare le tasse è un pò come 'fare i froci con il culo degli altri'......

Questo è apparentemente un buon punto, ma ha delle implicazioni di cui tenere conto.

Se il voto è collegato alle tasse pagate, allora la logica vorrebbe che gli evasori fiscali dovrebbero essere privati del diritto di voto, così come sarebbe logicamente coerente pesare maggiormente il voto di chi paga più tasse. Le democrazione ci hanno messo circa 300 anni a liberarsi da questi principi e quindi non mi sembra giusto ritornarci ora.

Per quanto riguarda gli italiani residenti all'estero, il loro diritto di voto non è mai stato escluso, mentre  era  solo il suo esercizio ad essere in pratica macchinoso e di fatto irrilevante.

La legge attuale, nel riconfermare un principio ed un diritto già consolidati, ha reso teoricamente più semplice il voto (il che non è nei fatti, mi pare) facendo però un passo in più, vale a dire l'elezione di deputati aggiuntivi rispetto a quelli nazionali, il che mi pare un assurdo giuridico e politico.

Quanto agli italiani all'estero, distinguerei tra quelli che di italiano hanno oramai solo il cognome e di fatto hano perso i legami con la realtà italiana, da quelli che questi legami li hanno e ancora molto forti, come i redattori di questo blog stanno a dimostrare.

 

A me pare che il discorso sia giusto, ma  ha a sua volta dei riflessi di cui non colgo completamente le conseguenze, e mi piacerebbe che i "giuristi" del forum  me li chiarissero...

Mi pare che sia un pò il rovescio della medaglia del discorso relativo al voto agli immigrati regolari. Chi è in Italia per lavoro da un certo numero di anni secondo diffusa opinione dovrebbe acquisire il diritto al voto (almeno quello amministrativo) proprio in base al principio per cui paga le tasse qui da noi e quindi può giudicare legittimamente l'utilizzo che viene fatto delle ricchezze da lui prodotta. Questo prescinde totalmente, correggetemi se sbaglio, dal concetto di appartenenza alla comunità nazionale. Siccome è un principio che condivido, ho difficoltà ad accettare che chi non paga le tasse da noi possa votare. E credo che sarebbe assolutamente giusto togliere il diritto di voto a chi fosse dimostrato essere, in modo conclamato e rilevante, evasore fiscale.... Per quanto riguarda il differente peso del voto di chi paga più tasse, non mi parrebbe corretto. Il diritto di voto è un bottone on-off...chi ce l'ha ne usufruisce, se vuole, chi non ce l'ha no....

For the record, capisco Michele, ma la penso come Alberto e Sandro.

Quanto al diritto di voto degli italiani all'estero, non ci vedo niente di male: la cittadinanza non e' solo un permesso di soggiorno, e' anche una specie di diritto di proprieta' sul proprio Paese. Senza voler spingere l'analogia troppo avanti, se si considera ragionevole che chi ha ereditato dai genitori le azioni della Fiat possa votare all'assemblea dei soci Fiat (e l'operaio della Fiat non possa - a meno che non si compri le azioni pure lui), allora si dovrebbe considerare ragionevole che io (italiano residente all'estero) abbia il diritto di voto in Italia e uno straniero residente in Italia no. Poi possiamo discutere di come si possa acquisire o perdere la cittadinanza, di quanto potere si debba dare agli altri "stakeholders" (gli operai non azionisti o i residenti non cittadini), etc. Ma questi sono altri discorsi.

A tutti quelli che mi dicono che non va bene votare contro, rispondo
che la questione è puramente semantica. Quando la scelta è tra A e B,
l'unica cosa che conta è come si ordinano A e B. Dire che si vota per
il migliore o per il meno peggio è una differenza retorica senza alcuna
rilevanza pratica.

D'accordo in pieno: ne discutevo con amici; il sistema elettorale purtroppo è viziato e vizioso. Anche se io volessi votare C (il migliore di tutti) so per certo che la lotta (a causa dei vari vizi del sistema) sarà fra A e B, dei quali A è l'inferno e B poco ci manca. Dovrò per forza rinunciare al voto per C, per fare tutto ciò che mi è possibile per evitare A votando B.

Poi si possono fare giochi strategici specie in senato, votando i piccoli per chè raggiungano la quota che consenta loro di togliere "careghe" ai vincitori (ma allo stesso tempo si dovrebbe sperare nella vittoria dei peggori perchè vengano tolte a loro le careghe, non ai migliori... che cesso di sistema... sarebbe bellissimo se fosse solo un gioco da tavolo!)

Astenersi ha valenza politica e non implica indifferenza. 

Questa affermazione (messa là come giustificazione?) non mi convince molto. Dopo tanto discutere e inalberarsi, cosa si fà? Si lasciano andare le cose da sole, avvenga quel che avvenga... perchè è questo in sostanza il risyultato del non voto... diverso sarebbe se l'astensione fosse enorme, allora la polemica sarebbe evidente.

Siamo tutti d'accordo che col sistema elettorale vigente cambiare le cose con il voto (da una parte o dall'altra) non consente miracoli da parte dei cittadini, ma l'astensione non fa assolutamente nulla di più, anzi.

Il voto è ancora (l'unico) strumento (un'arma molto spuntata) con cui il cittadino può decidere, operare, amministrare: perchè non usarlo? 

 

Il voto è ancora (l'unico) strumento (un'arma molto spuntata) con cui il cittadino può decidere, operare, amministrare: perchè non usarlo?

All'estero si avverte meno il clima da stadio, quindi è molto piu' facile cogliere la sostanziale indifferenza tra le due offerte politiche. Che secondo me sono entrambe imbarazzanti, visto che falliscono tanto nell'individuare i problemi quanto (ovviamente) nel fornire soluzioni. Io il mio voto lo uso rifiutandomi di darlo agli attuali candidati; non ho la speranza che serva a lanciare un "messaggio" alla casta, ma almeno non dovrò vergognarmi al primo provvedimento delirante di uno dei due schieramenti. Per quanto mi riguarda ho già votato coi piedi, voto peraltro molto piu' efficace di qualunque X.

Piccola osservazione.

L ex kathedra di Sandro Brusco mostra la sostanziale invarianza dei voti degli italiani negli ultimi 15 anni per quanto riguarda le "categorie" destra/sinistra; ho poi letto in qualche articolo sul web(non riesco a ritrovarlo datemi una mano) che tale tendenza è particolarmente vera per centro e nord Italia mentre possiamo notare una maggior "mobilità" nel voto per quanto concerne il Sud. Penso sia plausibile pensare che nel Sud giochino un ruolo "importante" le pressioni della criminalità organizzata(mafia, camorra ecc.). Mi chiedo dunque se certi messaggi lanciati da BS (vedi  http://www.youtube.com/watch?v=PD4ixdKJzOE) non possano giocare un certo ruolo nell esito finale.

Ecco perchè credo che il mio voto andra contro BS.

PS Ho gia perso troppo tempo in queste "riflessioni" elettorali torno a preparare Matematica finanziaria che è sicuramente meglio.A proposito qualche link su "modello Markowitz" nella composizione di un portafoglio? grazie

tale tendenza [alla costanza del voto politico] è particolarmente vera per centro e nord Italia mentre
possiamo notare una maggior "mobilità" nel voto per quanto concerne il
Sud

Questo fatto statistico va spiegato (almeno secondo il mio parere) con il fatto che nel centro-nord il voto e' prevalentemente ideologico e di appartenenza, mentre al Sud c'e' una forte componente clientelare, che segue notabili locali indipendentemente dall'ideologia politica. C'e anche un contributo della criminalita' organizzata, che puo' avere rapporti preferenziali con alcuni notabili, oppure in alcuni casi puo' esprimere un voto "ïdeologico" come nel caso del voto della Mafia per il PSI garantista di Martelli contro la DC, come documentato dai pentiti.

 

una forte componente clientelare, che segue notabili locali indipendentemente dall'ideologia politica. C'e anche un contributo della criminalita' organizzata

Beh mi fa un po sorridere (nemmeno troppo a dire la verità!) questa modo "politically correct"(?) di distinguere "componente clientelare"/"notabili locali" da "criminalità organizzata" che dal mio punto di vista sono di fatto due facce della stessa medaglia. Perchè non cominciamo a chiamare le cose con il proprio nome? perche rifugiarsi in termini come "clientelismo" piuttosto che parlare di una diffusa mentalità mafiosa che è di fatto il terreno fertile su cui ogni organizzazione criminale puo crescere e svilupparsi? A volte le parole non sono cosi secondarie come spesso si vuol far credere... Ma insomma questo esula un po troppo dal tema del post

 

Non sono d'accordo, Alberto. Il voto e' ideologico di base anche al Sud, le clientele si formano endogenamente all'interno del pool di simpatizzanti di questo o quel partito. Le clientele del PCI nel Sud  erano (e sono direi, ricombinate nei vari partiti di sinistra) comunque simpatizzanti per il PCI e avrebbero votato per il PCI anche senza clientela, come quelle della DC erano (e sono, direi, ricombinate nei vari partiti di sinistra, destra e centro) comunque simpatizzanti per la DC e avrebbero comunque votato per la DC. Cambiate il nome dei partiti, senza cambiare il nome dei politici, e senza cambiare il nome dei clientes, e capirete come vanno le cose al Sud oggi.

Solo una osservazione: l'evidenza empirica mi suggerisce che non è sempre così dato che, sulla base di scambi di favori, la strategia di voto di alcune persone in Sicilia è

pd alle nazionali + pdl alle amministrative (e viceversa)

Da quanto ho capito questo tipo di fenomeno riguarda gli elettori che svolgono ruoli dirigenziali (gli intrecci manageriali e politici sono complessi e difficili da analizzare e generalizzare) ed è quindi ovviamente molto marginale rispetto alla "clientelizzazione endogena alla propria parte politica" che si rileva tra elettori che svolgono compiti meno complessi e che quindi hanno esigenze meno complesse (e che quindi possono rivolgersi alla parte politica a cui sentono di appartenere).

Dice Michele

Poiché, a mio avviso, "perdere le elezioni" vuol dire, nel caso di BS,
prendere meno del 41-42% dei voti, mi pare obbligatorio astenersi. Non
è impossibile che il Pdl prenda meno del 41% e vinca lo stesso le
elezioni per la Camera, nel qual caso avranno perso entrambi ed
astenersi sarà stato utile.

Le percentuali, quelle che leggerete sui giornali a partire dalla sera del 14 aprile, sono calcolate esclusivamente sui voti validi. Nessuno, se non qualche political scientist in cerca di papers da scrivere, calcola le percentuali di voti sugli elettori totali. Logico che sia così, visto che i voti validi sono l'unica cosa che conta all'ora di attribuire i seggi. Se non si vuole votare PD e si vuole far scendere la percentuale del PdL la cosa utile da fare è votare per uno degli altri partiti, esprimendo quindi un voto valido. L'astensione invece non cambia né il numeratore né il denominatore nel calcolo delle percentuali dei partiti.

Michele, immagino ci vorrai fornire una spiegazione di quel 41%, a me sembra un po' tirato fuori dal cappello. Io preferisco usare una definizione più operativa e credo più intuitiva: Berlusconi vince se ha la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento, perde in caso contrario.

Sandro, se leggi le tabelle dei tuoi stessi articoli il 41-42% ti diventerà ovvio. Sotto le tue stesse ipotesi, un 41-42% per il PdL implicherebbe che o l'UDC ha preso più dell'8% in media nazionale, o che il PdL ha perso parecchio della sua base naturale, o entrambe. Ossia, che BS ha perso voti "storicamente suoi", quindi fallito come leader.

Sui giornali, durante tutta la giornata di domenica e lunedì leggerai sempre i dati dell'affluenza. E poi anche di quanti hanno votato, quanti si sono astenuti, quanti scheda bianca. Il "non voto", in realtà, è in Italia una cosa a cui si fa molta attenzione, contrariamente ad altri paesi. Si fa molta attenzione perché gli italiani votano molto (troppo, infatti) e quindi tutti sanno che variazioni nel numero di non votanti hanno contenuto politico.

Detto altrimenti, se il numero di astenuti arrivasse (cosa che non succederà, mai avuta troppa fiducia nell'intelligenza politica del popolo italiano) al 75% si noterebbe, e come che si noterebbe! Non solo, avremmo allora ragioni di cominciare a sperare in qualcosa di diverso, perché questo fatto segnalerebbe l'agglutinarsi di un 10% potenziale di elettori che si sentono estranei a questa casta e ad entrambe le camarille che la compongono. Votare per una di esse, per ragioni di antica appartenenza ideologica o in base a misurazioni sub-atomiche di quale sia il male minore, ritarda per sempre questo risultato, che è invece possibile. Ovviamente non è probabile, perché se anche da persone come noi la casta riceve un 50% di voti d'approvazione, allora non vi è ragione di credere che in altri gruppi sociali o culturali possa succedere di meglio.

Il focalizzarsi su ogni elezione come se fosse l'ultima e da essa dipendessero i destini dell'universo, tipica scelta di chi vota ideologicamente, o il basarsi su un (a mio avviso "pseudo") pragmatismo che dice "alla fine conta solo chi mandi al parlamento", fa perdere la prospettiva del lungo periodo, del fatto che le elezioni si ripetono e che le ipotesi politiche si costruiscono e non è sempre vero che occorre scegliere dal menù disponibile.

Dei danni dell'ideologia in politica non ho voglia di discutere. Del (pseudo) pragmatismo ricordo solo il suo risultato più recente: Bettino Craxi ed il suo PSI. Guardando al domani ed ai risultati pratici, l'uomo perse completamente la bussola e, vuoto di ogni orientamento strategico, finì come finì. Se vuoi un esempio più recente, e forse a te più vicino, pensa a D'Alema ed al suo aver "ottenuto" assolutamente nulla; a meno che, nell'ottenuto, non vogliamo includere le barche a vela, le scarpe fatte a mano e l'appartamento in centro. 

Per molti anni ho votato scheda bianca o nulla o non ho votato, nella speranza che la crescita delle astensioni (in una forma o nell'altra) servisse per rompere un sistema di governo basato sulla finta competizione elettorale ed ideologica e l'unanimità sostanziale nel sottogoverno. Il sistema che portava i consigli comunali a fieri scontri per la mozione sulla guerra nel Vietnam o in Afganistan seguiti da sommessi accordi sugli appalti a cordate di industriali vicini ai partiti dell'allora maggioranza e cooperative rosse, il sistema che nel parlamento delegava di fatto alle commissioni parlamentari (soggette quindi alla regola dell'unanimità) le responsabilità di governo, e che sembrava quindi costringere l'Italia all'immobilismo. C'è stata poi una rivoluzione, innescata dalla nascita della Lega Nord, e dal fenomeno mediatico-giudiziario detto "mani pulite". Il risultato? Assolutamente deludente. E' per questo che, anche se ancora molto tentato dal non voto, so bene che non riuscirei piu' ad esercitarlo con le stesse speranze e lo stesso entusiasmo con il quale esercitavo il non voto negli anni ottanta. Per questo, alla fine, probabilmente sarò tentato di votare, almeno al Senato, tenuto conto dei vostri calcoli e previsioni per la regione Lazio.

Mah, mi sembra che tu stia cercando di sfuggire a una situazione spiacevole (l'assenza di alternative decenti sulla scheda) cercando scorciatoie dove non ne esistono. Qual è l'evidenza empirica che una maggiore astensione può indurre cambiamenti desiderabili? In quali paesi e occasioni storiche il cambiamento politico è stato indotto da un aumento dell'astensione? Lo chiedo perché a me il meccanismo logico mediante il quale la maggiore astensione può produrre il cambiamento sfugge completamente. C'è stato un calo nei voti validi tra il 94 e il 96. Ha forse migliorato la qualità della classe politica? Alle ultime elezioni in Lombardia ha votato l'87,53%, in Sicilia il 74,81%. Hai qualche segno che questo sia servito a migliorare la situazione in Sicilia più che in Lombardia?

Tu dici: le elezioni sono un gioco ripetuto, facciamo vedere che a essere scontenti siamo in tanti e alla fine (molto alla fine) si creeranno le condizioni per il cambiamento. I don't buy it. Il non voto verrà messo tutto nello stesso sacco; ci sarà quello di Boldrin e degli altri miei amici che vogliono l'alternativa liberale seria e ci sarà quello, assai più numeroso, di chi è arrabbiato coi partiti perché non gli danno il lavoro a vita appena finite le superiori e la pensione a 50 anni.

Una alternativa politica si costruisce creando un nuovo partito o creando correnti interne ai partiti esistenti, indicando chiaramente cosa si vuole e organizzando il voto, a nuovi partiti o anche solo a singoli personaggi e settori dei partiti. Noi non abbiamo tempo e voglia per farlo, probabilmente (sicuramente, per quel che mi riguarda) nemmeno le capacità; alcuni di noi (io) ritengono sarebbe comunque un esercizio futile perché in Italia una seria cultura liberale e libertaria di massa non esiste. Facciamo il second best, che è quello ci cercare di costruirla, questa cultura.
Da lì, forse, nel lungo periodo, può venire qualcosa di buono. Dall'astensione, non credo.

E, per favore, basta con il tono moralistico "hai votato per la casta". Si, ho votato per un pezzo della casta per limitare i danni che un pezzo a mio avviso peggiore della casta può fare. Sono pragmatico e continuerò a esserlo, nel senso che mi chiederò sempre quali sono gli strumenti più adatti per migliorare una data situazione e li userò senza vergogna e senza problemi di sorta. Craxi non c'entra proprio nulla; il suo pragmatismo era semplicemente la maschera ideologica sotto cui nascondeva il fatto che per una poltrona era disposto a vendere la mamma. L'astensione non è un voto contro la casta. È un assegno in bianco agli altri elettori.

Parte di questa discussione l'abbiamo già fatta, e parte mi sembra non molto utile perché caricata di valenze ideologiche che mi risultano estranee da quasi tre decenni. Non lo dico con cattiveria, ma per me la politica NON è il calcio: il calcio è puro divertimento e la sua utilità viene dal gioco. Per godersi meglio il gioco si tende a "tifare" per uno dei partecipanti, ma è puramente temporaneo e non ha valenza identitaria alcuna. Meno ancora ha valenza per quanto avviene prima del fischio iniziale e dopo quello finale. La politica è l'esatto contrario: in politica occorre mangiare i topi, ed il colore dei gatti è irrilevante. Date queste premesse io rimango sorpreso dalla motivazione di alcune scelte, esse mi risultano aliene e sorprendenti. Non so dove sia il tono moralistico in quanto scrivo: se aver votato per i neo-dossettiani ti fa sentire incomodo, riconosciamo almeno che colpa mia non è! Io ho detto, e lo ripeto, che votare per quanto viene offerto rafforza quanto viene offerto.

Non credo che tu, da buon teorico quale sei, abbia bisogno che io ti presenti esempi in cui, in un gioco ripetuto, la scelta del "meno peggio" ad ogni stage game porta al "Pareto Worst Outcome" (© Boldrin&Levine 2002) nel lungo periodo. Credo tu ti sbagli, storicamente, anche su Craxi, ma se vuoi di questo discutiamo a parte cercando di ritornare a quegli anni ed a quelle questioni.

Il controfattuale che proponi non ha risposta, per il momento. Cosa succederebbe se il numero di voti validi cadesse del 10% a seguito di un'esplicita campagna di astensione/scheda bianca di rifiuto dell'offerta castiza? Non lo so, e non lo saprò finché non ci si prova. Variazioni minime di affluenza elettorale nel passato, ovviamente, non sono l'indicatore di nulla. Tanto per fare un paragone azzardato ma non troppo: teoria e dati suggeriscono che espandere (contrarre) l'offerta di moneta di un pochino non fa tanta differenza. Non causa né grande inflazione (né grande recessione). Ma sappiamo anche che, invece, espandere durevolmente e sostanzialmente (contrarre durevolmente e drasticamente) l'offerta di moneta causa alta inflazione (drammatiche depressioni). Le elasticità, in politica come in economia, non sono costanti ed il mondo non è lineare, lo è solo molto localmente grazie al signor Taylor (no, non quello della regola di politica monetaria, quell'altro). 

Una alternativa politica si costruisce creando un nuovo partito o
creando correnti interne ai partiti esistenti, indicando chiaramente
cosa si vuole e organizzando il voto, a nuovi partiti o anche solo a
singoli personaggi e settori dei partiti. Noi non abbiamo tempo e
voglia per farlo, probabilmente (sicuramente, per quel che mi riguarda)
nemmeno le capacità; alcuni di noi (io) ritengono sarebbe comunque un
esercizio futile perché in Italia una seria cultura liberale e
libertaria di massa non esiste. Facciamo il second best, che è quello
ci cercare di costruirla, questa cultura. Da lì, forse, nel lungo periodo, può venire qualcosa di buono. Dall'astensione, non credo.

Parto dal fondo: l'astensione motivata e propagandata è voto per il cambiamento, voto espresso ad un alternativa che le barriere all'entrata rendono oggi impossibile ma che ha bisogno di contarsi per capire se c'è consenso sul rifiuto delle due alternative oggi esistenti, o no. La cultura va costruita e noi facciamo la nostra parte. Io credo che, per costruire tale cultura e renderla credibile, occorra anche votare ed agire politicamente in coerenza con quanto si analizza e teorizza.

Il mio vecchio post articola questa posizione e suggerisce la regola tattica del votare sempre per l'opposizione perché l'unico membro buono della casta è quello dimissionario. Da allora i fatti contingenti mi hanno suggerito che, forse, entrambi gli schieramenti possono perdere di fronte al paese se non li votiamo. Da qui la mia decisione di astenermi, del tutto tattica. Il problema non è la tattica e quindi il voto in un'occasione specifica. Il problema a mio avviso è che se, guarda caso, si finisce sempre per votare la medesima parte anche quando questa ha appena governato malissimo, allora forse una ragione non tattica c'è. Io trovo contradittorio spiegare in modo convincente ed articolato che A e B fanno schifo e poi mangiarsi sempre B perché si spera che forse faccia leggerissimamente meno schifo di A: a volte i pasti si possono saltare per andare a far jogging, fa anche bene alla salute. 

Infine, le alternative politiche le creano i giovani che hanno la voglia e le energie per fare politica, condivido. Noi possiamo però fornire l'analisi, le idee e proposte, la motivazione intellettuale. Ed, insisto, anche l'esempio della coerenza tra analisi teorica, descrizione dei fatti e pratica politica concreta. 

Il controfattuale che proponi non ha risposta, per il momento. Cosa
succederebbe se il numero di voti validi cadesse del 10% a seguito di
un'esplicita campagna di astensione/scheda bianca di rifiuto
dell'offerta castiza? Non lo so, e non lo saprò finché non ci si prova.

Come on Michele, you are better than that. Certo che non possiamo sapere cosa succede se in Italia all'improvviso scendesse la partecipazione al voto del 10%, ma questo non significa che non possiamo usare evidenza da altri paesi o dal comportamento differenziale delle regioni italiane per ottenere qualche conclusione. Allo stesso modo, non possiamo sapere fino a che non proviamo cosa succederebbe in Italia se all'improvviso raddoppiasse la massa monetaria, ma possiamo guardare a cosa è successo in altri paesi per arrivare a un educated guess.

Ora, sarà sicuramente per ignoranza mia, ma io tutta questa evidenza che l'aumento dell'astensione favorisca il miglioramento della classe dirigente semplicemente non la vedo. I tassi di partecipazone al voto variano tantissimo tra paese e paese (sono ben inferiori al 50% per il Parlamento negli USA), senza nessuna chiara correlazione con la qualità della governance. Così su due piedi non ti saprei citare un singolo episodio storico in cui una diminuzione, drammatica o meno, della partecipazone al voto ha indotto cambiamenti rivoluzionari. So invece che l'alta partecipazione al voto negli anni 80 nelle dittature comuniste non ha per nulla impedito le rivoluzione democratiche dell'89; come minimo, l'astensione non è condizione necessaria.

Per le regioni italiane, non sto a sciorinare i numeri regione per regione, ma solo un paio di esempi dal nord e un paio dal sud nelle elezioni 2006. Piemonte, 84,73%. Lombardia, 87,52%. Calabria, 74,44. Sicilia, 74,81. Se hai voglia guardati i dati per le altre regioni e se proprio hai tempo da perdere guardati anche i dati degli anni passati. Scoprirai un pattern abbastanza stabile. In particolare, l'astensionismo è tipicamente più alto nelle regioni meridionali che nel centro-nord, lo è sempre stato. Diverse di queste regioni hanno già soddisfatto il tuo appello per una partecipazione inferiore al 75%. Quindi, anche se non possiamo rispondere alla domanda "cosa succederebbe in Italia se votasse meno del 75%?" possiamo rispondere alla domanda "cosa succederebbe in Sicilia e Calabria se votasse meno del 75%?". La risposta è semplice: niente. Forse per l'Italia nel suo complesso la risposta sarebbe diversa, ma credo che i proponenti dell'astensione come astuta pratica politica debbano fornire qualche spiegazione di perché dovremmo aspettarci qualcosa di diverso (nota che non uso le circoscrizioni estere; sono chiaramente un caso speciale, anche se è pur sempre il nostro caso; ma almeno fammi notare che nel 2006 in nordamerica votò meno del 40% degli aventi diritto, senza apprezzabili segnali di miglioramento dell'offerta politica)

Sulla questione del prgmatismo e dei giochi ripetuti. Sono d'accordo che  votare per l'alternativa meno peggiore in ogni elezioni non sia necessariamente una buona strategia nel gioco ripetuto. Se ci fosse stato un partito che mi piaceva sulla scheda lo avrei volentieri votato anche se la sua speranza di ottenere il seggio fosse stata zero, semplicemente per segnalare che il partito ha consenso e può espanderlo nel futuro. Peraltro, per mandare il segnale mi sarebbe bastato votarlo alla Camera, e avrei comunque potuto usare il voto al Senato in modo strategico. Però questa alternativa non c'era; c'erano quattro partiti e nessuno di questi mi piaceva particolarmente. A quel punto, ho scelto di votare per minimizzare il seggi del PdL e cercare di indurre il pareggio al Senato.

L'idea invece che  

l'astensione motivata e propagandata è voto per il cambiamento, voto
espresso ad un alternativa che le barriere all'entrata rendono oggi
impossibile ma che ha bisogno di contarsi per capire se c'è consenso
sul rifiuto delle due alternative oggi esistenti, o no.

è a mio avviso una pia illusione. Le barriere all'entrata nel mercato politico italiano sono bassissime; si creano continuamente liste, partiti e partitini di tutti i tipi, anche in questa elezione ce ne sono state centinaia. Se ci fosse out there la domanda di libertà economica e sociale e di riduzione dello Stato che rivendichiamo tutti i giorni su nFA qualche cazzo di alternativa politica credibile si sarebbe materializzata. Questo sì sarebbe un modo utile per contarsi e per segnalare alla casta che si vuole qualcosa di diverso. Un voto chiaro e preciso a un'alternativa chiara e precisa. In politica, come in economia, ogni domanda crea la sua offerta. Se l'offerta liberale continua a non materializzarsi, è segno che la domanda al momento non c'è.

Undeterred, tu mi dici che, visto che non possiamo segnalare il nostro interesse per una politica diversa votando per un partito decente, possiamo comunque farlo astenendoci e segnalando il nostro digusto per i partiti esistenti. Good luck with that. L'aumento dell'astensione in questa elezione verrà dai grillini di estrema sinistra arrabbiati perché "Prodi non ha risolto il problema del precariato", dagli elettori udeurrini che si saranno trovati improvvisamente orfani del proprio dispensatore di prebende e da incazzati vari e assortiti per le ragioni più svariate. Più, è vero, un pugno numericamente irrilevante di lettori e redattori di nFA che lamentano l'assenza di una decente alternativa liberale sulla scheda e hanno idee chiare e omogenee di cosa dovrebbe essere fatto. Tu sei convinto che in questo guazzabuglio le motivazioni di questi ultimi vengano notate più di quelle degli altri. Posso solo rinnovare i miei auguri di buona fortuna.

L'ho detto in un altro commento e lo ripeto qui. Ho grande rispetto di chi ha deciso di astenersi. Le alternative sulla scheda sono penose, e capisco benissimo che uno non desideri "sporcarsi" dando il proprio consenso a personaggi di scarsissima levatura intellettuale e morale. Ci si fermi lì però, non mi si cerchi di far credere che l'astensione è l'inizio di un grande movimento rivoluzionario o chissà che. Non lo è, punto e basta.

 

L'aumento dell'astensione in questa elezione verrà dai grillini di
estrema sinistra arrabbiati perché "Prodi non ha risolto il problema
del precariato", dagli elettori udeurrini che si saranno trovati
improvvisamente orfani del proprio dispensatore di prebende e da
incazzati vari e assortiti per le ragioni più svariate.

Da chi verra' l'estensione lo scopriremo solo vivendo. Per il momento io conto tanta tanta gente tra i miei conoscenti che non votera' e tra questi c'e' chi si e' sempre interessato di politica e chi se ne' sempre sbattutto, con tutte le vie di mezzo.

 

 

L'ho detto in un altro commento e lo ripeto qui. Ho grande rispetto di
chi ha deciso di astenersi. Le alternative sulla scheda sono penose, e
capisco benissimo che uno non desideri "sporcarsi" dando il proprio
consenso a personaggi di scarsissima levatura intellettuale e morale.
Ci si fermi lì però, non mi si cerchi di far credere che l'astensione è
l'inizio di un grande movimento rivoluzionario o chissà che. Non lo è,
punto e basta.

Un "movimento rivoluzionario" non puo' che iniziare da una diffusa insoddisfazione; se spunta un 40% (totale) di non votanti mi aspetto che qualcuno colga l'occasione di mercato e ci si butti (poi magari e' una altro SB ma si vedra').

 

Votando PD o PdL non mi aspetto nessun cambiamento nessuno.

 

Da chi verra' l'astensione lo scopriremo solo vivendo.

No, non  lo scopriremo mai. Grillo dirà che sono tutti suoi, e mischierà la richiesta di pulizia e moralità con la xenofobia economica che ha mostrato in occasione di telecom e sull'immigrazione. E avrà una parte di ragione. I politici del sud (e diversi del nord, vedi affaire Malpensa) diranno che gli elettori sono scontenti perché "lo stato non fa abbastanza". E avranno una parte di ragione. E noi diremo che la gente vuole un serio programma liberale che riavvii lo sviluppo, in primis economico, del paese. E avremo una (minuscola) parte di ragione. L'astensione, come segnale politico, è scadente esattamente per questo. Ha varianza infinita e il suo vero valore non viene rivelato ex post.

Votando PD o PdL non mi aspetto nessun cambiamento nessuno.

Io mi aspetto che se Berlusconi non prende la maggioranza al Senato e viene sconfitto per la terza volta gli altri del centrodestra gli facciano la pelle (politicamente, politicamente). Mi aspetto anche che se per la seconda volta di fila questa legge elettorale fallisce nel dare una maggioranza stabile al paese la legge venga cambiata. Non sono i veri cambiamenti di cui il paese ha bisogno ma sono comunque cambamenti apprezzabili e utili. Scelgo quindi di usare il mio voto per cercare di far mancare la maggioranza a Berlusconi. Nel nordamerica il modo migliore per farlo è votare PD. Se per conseguire questo obiettivo fosse stato utile votare una altro partito avrei votato un altro partito.

I bookmakers oggi hanno abbassato ancora la quota di Berlusconi. Evidentemente gli ultimi sondaggi gli danno la maggioranza anche al Senato.

 

No, non  lo scopriremo mai. Grillo dirà che sono tutti suoi, e
mischierà la richiesta di pulizia e moralità con la xenofobia economica
che ha mostrato in occasione di telecom e sull'immigrazione. E avrà una
parte di ragione. I politici del sud (e diversi del nord, vedi affaire
Malpensa) diranno che gli elettori sono scontenti perché "lo stato non
fa abbastanza". E avranno una parte di ragione. E noi diremo che la
gente vuole un serio programma liberale che riavvii lo sviluppo, in
primis economico, del paese. E avremo una (minuscola) parte di ragione.

1 e 2 sono la stessa cosa. 3 e' utopia: il vero mercato liberale, quello all'americana, in Italia non lo vuole nessuno. Troppi oneri.

Ad ogni modo il perche' non e' importante dal momento che un 40% di non votanti manda comunque un segnale inequivocabile: "ci siamo rottii cabbasisi, aspettiamo nuove offerte".  A quel punto qualunque siano le ragioni (1, 2 o 3) e' chiaro che c'e' spazio (e soprattutto motivazione) per qualcuno o qualcosa per farsi avanti.

Io mi aspetto che se Berlusconi non prende la maggioranza al Senato e
viene sconfitto per la terza volta gli altri del centrodestra gli
facciano la pelle (politicamente, politicamente).

La situazione la vedo molto piu' complicata di cosi. Berlusconi ha ragione quando dice che la destra italiana e' lui: senza di lui non c'e' niente. Per di piu' Lega e AN non stanno assieme se non con FI che fa da collante. Morto Silvio (politcamente o fisicamente) il destino politico e' scritto.

Mi aspetto anche che se per la seconda volta di fila questa legge
elettorale fallisce nel dare una maggioranza stabile al paese la legge
venga cambiata.

Ma lo aspetti davvero o te la racconti? Poche settimane fa qui su nfa ci fu un post con un quote di Aldo Moro (non ricordo chi lo posto'. tu?) Non ci furono commenti. Per come la vedo io il motivo per cui non ci furono commenti e' perche' fa un *male cane* ricordarsi che gia' 30 anni fa i mali del paese erano sotto gli occhi di tutti e con essi i rimedi e ciononostante *niente* e' cambiato.

Qualche mese addietro ho rivisto per caso le immagini dei funerali di borsellino. A vedere le immagini della folla inferocita che si butta addosso al presidente della repubblica uno pensa "beh, dai, sono tutti davvero incazzati. Qualcosa adesso cambiera'!?" 2008: candidato per il PdL in Sicilia e' il signor cuffaro, per il PD il signor cappeddazzo.

Cuffaro è candidato UDC, non so chi siano i candidati "dell'associazione degli eroi a delinquere" per il PdL in Sicilia. È divertente vedere come l'associazione degli eroi a delinquere abbia appreso la lezione e si sia diversificata: ha almeno un uomo suo in parlamento per OGNI gruppo parlamentare! Voglia hai a decidere chi è meno peggio: il tumore al cervello o quello al fegato?

Hai ragione cuffaro e' UDC (che evidentemente ci tiene proprio a mantenere la tradizione di maluomini in parlamento). PdL ha Lombardo come candidato alla regione (uomo irreprensibile) e Schifani come capolista al senato.

Ci si fermi lì però, non mi si cerchi di far credere che l'astensione è
l'inizio di un grande movimento rivoluzionario o chissà che. Non lo è,
punto e basta.

Sandro io la vedo in maniera leggermente diversa. Non votando cerco di segnalare al "mercato politico" che esiste della domanda non coperta dagli attuali partiti, sperando che questa domanda sia coperta in maniera appropriata in virtù delle scarse barriere all'ingresso che tu stesso segnali. Ti faccio inoltre notare che la parte finale del tuo ragionamento si applica anche al voto espresso: il tuo voto "strategico" volto a ridurre i seggi del PdL finisce esattamente nello stesso calderone con quelli dei suffragetti di Veltroni che sono convinti che il suo programma contenga le soluzioni giusti ai problemi dell'Italia. Curiosità finale: in caso di vittoria anticipata del PD avresti votato lo stesso?

Edit:

Un "movimento rivoluzionario" non puo' che iniziare da una diffusa
insoddisfazione; se spunta un 40% (totale) di non votanti mi aspetto
che qualcuno colga l'occasione di mercato e ci si butti (poi magari e'
una altro SB ma si vedra').

 Non avevo letto questa reply di Giorgio, la penso esattamente allo stesso modo.

Occhio che non sono basse per tutti.

Non sono riuscito a trovare numeri affidabili, ma per presentare una lista serve una delle seguenti:

-la firma di qualche migliaio di cittadini per ogni circoscrizione in cui viene presentata

-oppure quella di due parlamentari della stessa camera (o parlamentari europei).

Ne avevamo discusso qui

Mi aggiungo alle osservazioni di Marcello (che omette, tra l'altro le barriere di fatto: TV e giornali!). Questa teoria secondo cui le barriere all'entrata in politica sono basse, almeno in Italia, mi sembra completamente demolita dai fatti.

In Italia ci sono tanti partiti? Certo, ma sono tutti schegge di partiti esistenti!

L'ultima volta che c'è stata l'entrata in politica di un "outsider" è stato con Di Pietro, le circostanze del quale sono difficilmente ripetibili. La volta precedente fu quella di FI, ed ora attendo che qualcuno mi spieghi che BS era un outsider. La volta precedente ancora era la Lega, che era esistita ed aveva lavorato da un decennio nella più completa oscurità e fu catapultata sulla scena nazionale da "Mani Pulite" e dal crollo di DC-PSI. Questo per quanto riguarda gli ultimi 15 anni, che sono stati anni di "sconvolgimenti" del sistema partitico.

Altre volte precedenti non ci sono state, che io sappia. Dal 1946 (anche i partiti che allora ri-apparsero avevano tutti un'esistenza precedente) al 1993 non si è creato alcun partito che non fosse la ricomposizione di partiti già esistenti.

Tutta questa libertà d'entrata mi pare pura fantasia.

 

Mboh. Di questa branca di political economics so poco e niente e manco mi appassiona, però il parere dell'esperto (Sandro) mi sembra ragionevole, visto che tutto sommato qualche migliaio di firme in Italia non si nega a nessuno. Ovviamente le barriere di fatto segnalate da Michele sono molto piu' importanti. Anyway, faccio un veloce ripasso a voi che non avete seguito la campagna elettorale (io almeno Rai1 e 2 le ricevo e prendo sonno solo con Porta a Porta): per questioni di par condicio tutti, da BS all'ultima caccola, hanno avuto la loro puntata a Porta a Porta, i loro messaggi obbligatori, i loro 20 secondi nei TG. Cosa abbiamo visto? Gente impresentabile, dalla tizia della Sinistra Critica che mi parlava dell'estrazione del plusvalore al tipo dei Grilli Parlanti il cui capolista è un certo BARLUSCONI (non sto scherzando). E poi Casini, Ferrando, Fiore (quello che dice che le leggi razziali non erano poi così male)... Ora, siamo così sicuri che anche con questi spazi minimi a disposizione non si sarebbe riuscito QUANTO MENO a proporre delle tematiche degne? Prima che qualcuno mi dica "sei vittima dello stesso bias che hai riscontrato nei redattori, dimentichi che l'elettore medio se vede politica in tv cambia canale" chiarisco che non è che l'obiettivo dovrebbe essere puntare all'X%, quanto riuscire almeno a far discutere su alcune proposte. Considerate che Ferrara è accreditato tra l'1% e il 2% con una lista che ha un solo selling point: che brutta cosa l'aborto, non esattamente un tema in cima alle preoccupazioni dell'italiano medio.

Comunque a livello "scientifico" sarei curioso di vedere come vanno le liste civiche di Grillo alle amministrative. Si tratta esattamente di new entries che si sono fatte propaganda essenzialmente grazie a web, Grillo e società civile. Grillo mi ripugna per l'80% di quello che dice, ma penso non sarebbe male se riscuotesse un risultato discreto (facciamo 6-8%).

tutto sommato qualche migliaio di firme in Italia non si nega a nessuno.

Premetto che credo anch' io che il problema principale sia la carenza di domanda, e che temo di parlare a vanvera, perchè non trovo il dato di quante migliaia ne servono.

Il mio punto è che vanno raccolte in ogni circoscrizione, il che implica che prima di entrare sul mercato bisogna dotarsi di un' organizzazione ramificata sul territorio, se no al massimo si organizza la lista autonomista locale.A me sembra una discreta barriera all' entrata, per quanto probabilmente meno importante dell'accesso ai media.

che io sappia. Dal 1946 (anche i partiti che allora ri-apparsero avevano tutti un'esistenza precedente) al 1993 non si è creato alcun partito che non fosse la ricomposizione di partiti già esistenti

Parzialmente giusto, Michele, ma non totalmente vero dato che ci sono stati partiti che sono nati ad hanno avuto un certo seguito senza essere costole di precedenti partiti.

Vado a memoria e ti ricordo il movimento dell'Uomo_Qualunque, che ebbe un certo successo nell'immediato dopoguerra e primi anni '50 proprio presentandosi contro i partiti ed al di fuori di essi

il partito radicale, che sebbene abbia lontane parentele coi liberali si è sostanzialmente evoluto in modo del tutto autonomo e non mi sembra possa essere definito una ricomposizione del PLI

i numerosi partiti dell'estrema sinistra degli anni '70 (Democrazia Proletaria, Avanguardia Operaia, Potere Operaio ecc.) che non nascevano da scisioni del PCI, ma in rigetto al PCI stesso e spesso dal movimento sindacale e degli studenti

Giusto, Sabino. Ma proprio gli esempi che porti provano alla fine il mio punto. Avevo detto 1946 perché mi sembrava di ricordare che l'UQ fosse poi confluito, dalla Costituente in poi, nel MSI. Invece avvenne nel 1948.

Gli altri due esempi funzionano e non funzionano. Il PR è una costola del PLI, non ci sono santi.

I gruppi extraparlamentari riuscirono ad un certo punto a presentare delle liste, è vero. Si chiamarono Democrazia Proletaria (si vede che non eri del giro: guai a confondere DP con AO, LC, PotOp ... :-)) e durò, formalmente, quindici anni circa. Ma come esperienza politica autonoma ed indipendente da partiti che già esistessero durò due stagioni: 1975-76 (i diciottenni avevano appena ricevuto il diritto di voto, ed i miei primi voti ... non andarono a DP!). Dopo il baillame del 1977 si integrò con schegge varie (PSIUP, residui del Manifesto e vari pezzi di sindacato). Alla fin fine, DP è il seme (bacato) da cui venne Rifondazione ed ora SA.

DP è, quindi, l'unico controesempio alla mia affermazione. Non è che non lo conoscessi (:-)), semplicemente mi sembra la migliore prova di quanto siano alte le barriere all'entrata e per questo non l'ho menzionato. Se l'elefante del grande sommovimento "1966-1977" è riuscito a produrre solo un tale topolino politico ...

Dai Michele, non puoi dire che il PR è una costola del PLI. Per essere una costola non basta avere delle lontane militanze in un partito o una iniziale affinità culturale. Il PR come lo conosciamo noi, non il club degli "Amici del Mondo degli anni '50, è un  frutto degli anni 70, non ha ereditato nessuna struttura organizzativa del PLI nè ha derivato da questo le sue fonti di finanziamento o di consenso (come fecero per sempio PSDI, PSIUP, PDUP ecc. dai rispettivi "partiti madre") e, realisticamente, credo che ben pochi dei suoi militanti della stagione d'oro (dal '75 in poi per capirci) si sarebbero potuti definire ex-liberali o avrebbero definito sè stessi in questo modo.

Su DP & Co (un mondo che ho sfiorato anche io :)) , il fatto che siano stati inconsistenti, non vuol dire che non siano stati capaci di presentare e organizzare la loro proposta politica.

Dato che poi questa mattina sono anche un po' più lucido di ieri sera, ti aggiungo anche, come esempio di "partiti non costole" su base nazionale e non localistica,  "I Verdi".

A mio parere, a partire dal '68 - quando inizia a mostrare la corda il sistema dei partiti nato nel dopoguerra - con una media di uno/due a decennio, ci sono movimenti che vincendo le barriere all'entrata riescono a organizzarsi su base nazionale e a catturare consensi tra il 2 e il 5%

Mi riferisco ai movimenti extra-parlamentari di sinistra ed ai Radicali negli anni '70, ai Verdi e alla Lega a partire dalla seconda metà degli anni '80,  a Di Pietro negli anni più recenti, il tutto senza ovviamente considerare Forza Italia, che è un caso a sè dato il cotrollo dei mezzi di informazione di BS

C'è stata molta più roba di questa. In industrial organization, quando diciamo che ci sono barriere all'entrata non intendiamo che la maggior parte delle imprese che entrano falliscono perché non riescono a trovare la nicchia giusta per il proprio prodotto. Intendiamo proprio che i costi fissi d'ingresso sono tali per cui non possono essere recuperati nemmeno da un'impresa che poi ha successo o che il mercato è troppo piccolo per sopportare un'altra impresa viable.

Durante il periodo del proporzionalismo l'entrata era ridicolmente facile. Infatti c'erano un sacco di partiti, che hanno occupato quasi tutto lo spazio politico immaginabile ciascuno con percentuali abbastanza piccole, che è più o meno quello che predice il modello di Hotelling con prodotti differenziati quando i costi d'ingresso sono bassi. Con il mattarellum si è complicata un po', esisteva la parte proporzionale ma con una soglia del 4%. Comunque, come on, qua stiamo vagheggiando di un movimento radicale che cambi completamente la prospettiva; se è impossibile mettere assieme il 4% degli elettori intorno a un programma di rinascita liberale allora significa che la rinascita liberale è comunque impossibile (che è in effetti ciò che penso).

Anche con il porcellum l'entrata resta facile. La critica che i nuovi partiti nascono come costole dei vecchi non regge, è così ovunque; i politically active, che hanno la tecnica per fare ste cose, è normale che arrivino da lì. Ma perfino se prendiamo i movimenti completamente nuovi e solo l'elezione del 2006, dove pure esisteva la barriera dell'8% al Senato e del 4% alla camera per i partiti non coalizzati, il movimento di Panto ha preso il 2,99% nel Veneto e Alleanza Siciliana (non è Lombardo, sono altri) ha preso l'1,43 in Sicilia. In Sardegna vari partitini regionalisti , alcuni nuovi, altri vecchi ma nessuno costola dei partiti esistenti, hanno preso circa il 4% dei voti. Nel 2001 ci fu Democrazia Europea. Mi sembra palese che i costi di ingresso sono bassi. E per quanto riguarda la propaganda radiotelevisiva, è vero che comunque i grossi partiti sono avvantaggiati ma la par condicio fa un ottimo lavoro nel limitare le barriere in questo campo (almeno questo); Calvin ha già spiegato che agli italiani è stata data perfino l'opportunità di riflettere sull'estrazione del plusvalore, se ci fosse qualcuno con idee sensate la sua tribuna la troverebbe, state tranquilli. Ribadisco il mio punto: l'offerta non si crea perché la domanda non c'è.

Concludo con una risposta alla domanda di Calvin: fossi stato convinto della vittoria del PD mi sarei tranquillamente astenuto. Senza sognarmi di dare chissà quale segnale politico, giusto per non farmi venire la bua al pancino.

Eh no, Sandro! Non puoi girare le definizioni come vuoi. Non stiamo discutendo se vi sono barriere all'entrata al mercato di "diventare deputato (senatore)". Certo che lì le barriere sono basse. Sono pure basse alla formazione di gruppi locali più o meno inutili, legati a qualche ras locale (che in realtà è in politica da sempre anche se magari ha fatto finta di fare l'avvocato o il notaio) che vuole andare in parlamento a seguito di alleanze ben meditate con questo o quell'altro. L'Italia è terra di provincie e piccole città, dove i maggiorenti locali questo potere ce l'hanno. Nessuno te lo dubita e nessuno lo nega. Gli esempi che porti sono tutti di questo tipo, e su questo aspetto proprio nessuno ha nulla da ribattere.

Ma non è questa la questione. La questione è: quanto sono alte le barriere all'entrata di un gruppo politico organizzato su scala nazionale, che abbia l'ambizione (ambizione che poi corrisponde al risultato minimo perché l'investimento nei costi fissi della politica abbia un rendimento non negativo! Non alto, semplicemente non negativo.) abbia l'ambizione, dicevo, di prendere almeno un 5% (scordiamoci lo sbarramento attuale all'8%) ed avere un minimo di rappresentanza ed influenza nel parlamento nazionale? Pensa ai costi fissi di entrata nel mercato di QUESTO tipo di soggetto politico, non di Lombardo e Mastella! Lombardo e Mastella sono capicosca locali (tra l'altro, anche con Lombardo ti sbagli, Lombardo era dirigente nazionale della DC!) che vogliono un po' di seggi in parlamento per continuare a fare affari con quelli con cui li hanno sempre fatti, e che sono da sempre organici alla casta! Pensa al costo di costruire sezioni, di trovare spazio nelle televisioni di stato e di BS non tanto negli ultimi giorni della campagna elettorale grazie alla demenziale "par condicio" (che poi è un'invenzione molto recente) ma 365 giorni all'anno durante gli altri 4 anni e dieci mesi! Chi cavolo credi ti faccia attenzione perché compari per due minuti al giorno negli ultimi 30 o 50 giorni che siano? Come on! Ti pare?

Se vuoi ne discutiamo a iosa post elezioni, ma su questo aspetto mi sembra tu stia prendendo un grosso granchio. Anche la pura teoria economica lo suggerisce: SE le barriere all'entrata fossero bassissime, come tu dici, e l'entrata ci fosse, ALLORA le rendite di posizione dall'essere dentro, dall'essere parte del sistema politico dovrebbero essere zero! No? Questo suggerisce la teoria economica: (basse barriere all'entrata + free entry) = assenza di rendite!

Ed invece siamo tutti qui a scandalizzarci per le enormi rendite di posizione di cui la Casta dispone! O no? Se non avessero scandalose rendite di posizione (non solo in assoluto, ma anche rispetto alla classe politica di qualsiasi altro paese occidentale) di cosa diavolo staremmo a discutere? Detto altrimenti: le rendite di posizione della Casta sembrano enormi ed assolutamente anormali, ergo o l'intera logica di competizione/monopolio è da buttar via come fosse carta straccia, o le barriere all'entrata devono essere grandi come una muraglia cinese.

 

Sì, il tema è troppo interessante e importante per non discuterlo più a fondo, con dovizia di definizioni teoriche e fatti empirici. Ci diamo appuntamento per dopo le elezioni, credo tutti abbiamo molto da imparare e capìre.

Su Lombardo, hai letto male il mio commento; non ho parlato di lui, ho parlato di Alleanza Siciliana che è cosa diversa.

C'e' una cosa che secondo me sfugge a Sandro in questo dibattito con Michele (potrei avere perso questo dettaglio nella lunghezza dei commenti che scorro solo ora): l'uso dell'astensionismo come segnale per un potenziale entrante sulla dimensione dell'elettorato potenziale. Visti i risultati, e pensando ad un Berlusconi senza un ruolo da leader fra 5 anni (subito prima, si noti, dell'elezione del prossimo presidente della repubblica), ad una sinistra estrema assente fra 5 anni, non c'e' momento migliore per iniziare a progettare un nuovo partito. Ma bisogna convincere chi lo sa fare a farlo.

vi posso garantire che il "moralismo" virgolettato peggiore e' proprio di quelli che ti dicono che non votare e' come fuggire e che, quindi, poi non hai diritto di lamentarti.

io non voto, non fuggo e (dopo) continuo a criticare chi mi pare. cosi e' se vi pare...

Tra le buone leggi del governo BS c'è anche quella che vieta il fumo nei locali pubblici, che, tra l'altro, a sorpresa di molti, è osservata, smentendo il mito degli italiani indisciplinati e incuranti delle leggi. E' una legge che a lungo andare aumenterà notevolmente l'aspettativa di vita degli italiani. Ma è un po' come attribuire al fascismo la nascita della previdenza sociale. Era un provvedimento maturo, e, a posteriori, bene accolto dai cittadini, che, quasi per caso, è stato adottato quando BS era al governo. Forse lo stesso si potrebbe dire dello "scalone", e della riforma Dini per le pensioni, la quale comunque, probabilmente (non ho conoscenze precise), era un po' peggio della riforma proposta da Berlusconi alla fine del 1994 (quella applaudita da Romano Prodi e Paolo Sylos Labini e affossata da sindacati e Lega).

La legge sul fumo (come la patente a punti) e' una conseguenza di un provvedimento europeo. Era solo questione di tempo.

Io ho sempre votato a sinistra per gli stessi identici motivi esposti da Gian Luca; ora basta pero'. Tornero' a votare il giorno in cui ci sara' qualcuno che sara' in grado di fare cio' che va fatto. Fino ad allora ripongo tutte le mie speranze nell'unione europea: il rispetto dei diritti umani, il conflitto di interessi, la laicita', il rispetto delle regole di trust e concorrenza... sono tutti argomenti che nessuna forza politica italiana e' in grado di portare avanti adesso come adesso ma prima o poi verranno tutti affrontati dall'EU perche' sono nell'agenda politica europea o gia' standard in tutti gli altri paesi.

 

Non credo che l'aver approvato una legge sul fumo sia ragion sufficiente per votare un partito. Detto questo pero' non sono d'accordo con quanto affermi. I provvedimenti dell'UE possono essere recepiti in maniera diversa a livello nazionale. La legge sul fumo in Italia e' migliore di quella spagnola. Li' si' e' lasciato autonomia a proprietari di piccoli bar di decidere se sia possibile fumare o no e, da quello che ho visto e letto, nella maggior parte dei locali si continua a fumare.

Se proprio dobbiamo fare affidamento ad un aiuto esterno per migliorare le cose in Italia, piu' che ai burocrati di Brussels, io delegherei ai candidati inglesi che hanno perso le elezioni nel loro seggi o anche a quelli che sono ormai in pensione (peccato che la Tatcher e' un po' vecchia!!!)

A tutti quelli che mi dicono che non va bene votare contro, rispondo
che la questione è puramente semantica. Quando la scelta è tra A e B,
l'unica cosa che conta è come si ordinano A e B. Dire che si vota per
il migliore o per il meno peggio è una differenza retorica senza alcuna
rilevanza pratica.

 

Cosi' vota un agente razionale, coerentemente con la professione. (chiedo scusa a Sb per la scadente battuta).

Posto che credo che di un aumento dell'astensione non fregherebbe nulla a nessun politico, che non mi entusiasma nessuno dei due contendenti, mi chiedo se sia possibile, appunto razionalmente, favorire il "meno peggio" (o "meglio") e anche ( o devo scrivere "ma anche"?) mandargli un segnale di insoddisfazione. Penso di farlo votando PD al Senato, dove il Pdl puo' non vincere o vincere male, e astenendomi alla Camera.

Voto perche' ne ho diritto. Sono tendenzialmente d'accordo pero' che
abbia poco senso far votare gli italiani all'estero (no representation
without taxation).

 se io ad un diritto che ho non ci credo, non lo esercito. si chiama diritto, non dovere. siccome concordo con il principio enunciato, penso che non avreste dovuto votare.

 

Tra le azioni di quel governo [Berlusconi 2001-2006, ndr], cito tra quelle che secondo hanno avuto
conseguenze piu' deleterie: i condoni fiscali, la depenalizzazione del
falso in bilancio, la legge elettorale, l'espansione drammatica della
spesa pubblica.

l'espansione drammatica della spesa pubblica?! ma da quando su nFA si danno numeri senza basi? per informazione: la spesa primaria corrente in termini reali e' cresciuta al 2,2 per cento circa all'anno dal 1997 al 2006. dx e sx. poi c'e' l'inflazione e la crescita del PIL, ma nel giudicare la gestione della spesa pubblica di un governo bisogna andare oltre, giusto? capisco l'enfasi "elettorale", ma all'espansione drammatica della spesa io avrei sostituito una piu' sobria incapacita' cronica di non saperla fermare (come d'altronde quelli della sx).

 

Astenersi ha valenza politica e non implica indifferenza. Implica
riconoscere che il problema numero uno è la casta, mentre il resto è
marginale: le elezioni sono un gioco ripetuto, non si vota una volta
per sempre.

ho detto fin dall'inizio della mia apparizione su nFA che concordo in pieno. anzi, per quanto possibile ho cercato di convincere la gente a non votare, anche fuori da nFA. non so come finira', forse perderemo. ma resto convinto che la nostra idea ha dignita'. se ci fosse pareggio al senato e astensione/nulle al 35 per cento, magari nascerebbe il Governo di Gianni Letta, con Enrico Letta vice-presidente e poi solo 10 tecnici di valore per rivoltare questo Paese e fare le grandi riforme col voto di PD e PDL senza  piu' WV e SB. e magari Boldrin farebbe il Ministro dell'Economia (se serve aiuto...   :) 

 

 

Vuoi i numeri? Ecco i numeri. La spesa pubblica, coerentemente con quanto ho scritto, e' scesa in termini reali, dello 0.4% in media all'anno trail 1997 e il 2000. E' salita durante il governo BS, in media dell'1.3%. Sono dati della Commissione Tecnica sulla Finanza Pubblica. La spesa corrente, come dici tu, e' salita allo stesso tasso reale nei due periodi. Il che significa che IN RAPPORTO AL PIL, e' cresciuta molto piu' velocemente durante il governo BS. Nel 2007, la spesa pubblica e' scesa dal 49.3 al 49.1% del PIL (dati Ministero Economia).

Magari e' a me che sfugge qualcosa, non essendo economista professionista, ma i confronti empirici per dare idea di un trend andrebbero fatti ceteris paribus. Se ho due periodi nei quali la spesa primaria corrente - che come e' ovvio la spesa pubblica risente della spesa per interessi, che nel 1995 raggiungeva il 12% sul PIL contro una media nell'ultimo quinquennio del 5% - cresce piu' o meno allo stesso tasso reale, ma il primo periodo il PIL cresce del 2,3% annuo, mentre il secondo il PIL cresce dello 0,3%, e' assolutamente fisiologico che la spesa primaria corrente in rapporto al PIL aumenti a meno di tagliare trasferimenti, pensioni e fondo sanitario con una societa' che invecchia.

E da questi numeri deduciamo che cosa, esattamente, sulla diversa qualità delle azioni di politica economica del governo BS 2001-2006 versus quelle del governo Prodi 2006-2008? Potremmo riportare anche il numero di incidenti stradali mortali negli stessi periodi, o le precipitazioni piovose (misurate in centimetri cubi d'acqua) in pianura Padana, o la variazione nella lunghezza dei tacchi delle signore a passeggio per via Condotti fra le 15 e le 16 di ogni giovedì. Molti numeri sono disponibili. Quindi?

Non son certo di aver inteso quale sia l'inferenza politica (ossia: sulla qualità delle azioni di politica economica intraprese dai due governi) che tu trai dai numeri che citi. Personalmente non inferisco assolutamente nulla. Ma non escludo essere confuso, data la tarda ora.

P.S. Visto che ci sono, posso chiedere cosa pensi farà il PD sul conflitto d'interessi, avendo in lista (fra gli altri) Massimo Calearo? E visto di nuovo che ci sono, in che senso gli atti (o anche le proposte) del PD su questi argomenti

i diritti degli omosessuali, i diritti delle coppie di fatto, il finanziamento pubblico della scuola privata

sono socialmente superiori a quelle del PdL?

P.P.S. Visto che ci sono, per dirla (quasi) tutta

la vera partita si gioca altri due tavoli: 1) quello della lotta all'illegalità e dell'introduzione dello stato
di diritto e 2) quello dello smantellamento delle rendite
monopolistiche.

Con riferimento a 1), se non ricordo male da qualche parte abbiamo documentato che il PD ha messo in lista, in posizione di sicura elezione, un noto politico mafioso lasciando invece fuori il LORO stesso presidente di una qualche commissione antimafia (la tarda ora mi suggerisce di non cercare i riferimenti, ma se non sono chiari si può fare domani). Se non sbaglio, poi, la Iervolino e Bassolino sono esponenti di grande spicco del PD, e non ho visto richieste di dimissioni. Dirò di più: il PD governa la Campania da qualche (lungo) tempo. Da quali fatti dovrei inferire che il PD dà maggiori garanzie del PdL per quanto riguarda la lotta all'illegalità? 

Con riferimento a 2), chiedo: a quali rendite monopolistiche vogliamo riferirci? Telecom? Eni? Enel?  Banche "d'interesse nazionale"? Poste? Ferrovie? Confesercenti? Cooperative? Dipendenti pubblici? Pensionamento a 58 anni? CGIL-CISL-UIL? Ordine dei giornalisti? Associazione Nazionale Magistrati? ... Rispetto a quale di queste, macroscopiche, fonti di rendite monopolistiche le proposte, e gli atti, del PD lo rendono ovviamente superiore al PdL?

Michele, perlopiu' questa tua e' una polemica strumentale. E so che lo sai bene. Cio' mi da' fastidio, ma non mi esime dal rispondere.

mi chiedi quali proposte indicano che il PD ha politiche socialmente superiori a quelle del PdL su diritti degli omosessuali, unioni di fatto, e finanziamento della scuola privata. 

Prima di tutto, noto che devi essere stato veramente stanco. Non e' da te usare locuzioni come "socialmente superiori". E' ovvio che i) nel mio intervento utilizzavo i miei valori come metro, valori che in buona parte possono essere diversi dai tuoi e ii) gli schieramenti politici non si giudicano solamente in base ai programmi ma anche e soprattutto ascoltando quello che i loro esponenti dicono giorno dopo giorno e quello che fanno, giorno dopo giorno.

Non ho dubbi (e quando accantoni la strumentalita' di certe posizioni, penso che non li abbia neppure tu) che le posizioni del PD sulle questioni citate sono molto piu' vicine alle mie (che penso tu piu' o meno conosca) di quelle del PdL. Nel PD non c'e' nessuno che incita alla chiusura delle frontiere, come ha detto BS nei giorni passati. E non c'e' nessuno che apostrofa i nostri concittadini omosessuali usando epiteti tipo "frocio" e "culattone".

Ora vado in ufficio a lavorare. Spero di avere tempo di finire la mia risposta piu' tardi.

Consentitemi una battuta. Con Gianni Letta presidente del Consiglio ed Enrico Letta vicePresidente, allora proporrei Giorgio Letta all'Istruzione Università e Ricerca... Francamente, penso che sia il migliore dei tre.

se io ad un diritto che ho non ci credo, non lo esercito. si chiama
diritto, non dovere. siccome concordo con il principio enunciato, penso
che non avreste dovuto votare.

Ma cosa dici. La circoscrizione estera esiste. In queste condizioni, voto.

Della candidatura del politico mafioso non so. Il presidente della Commissione Antimafia l'hanno recuperato in extremis.

Come ha votato nFA

12/4/2008 - 14:36

La mia umile opinione la trovate qua

Allora, io ho profondo rispetto per la scelta di astensione. Ci ho pensato seriamente ad astenermi e sono d'accordo con chi afferma che nessuna delle alternative sulla scheda è particolarmente attraente. Ma se uno vuole astenersi dica semplicemente questo, che fanno tutti schifo e che non importa quello che succede, senza caricare l'astensione di valenze che non ha.

In particolare, non si commetta l'errore logico di pensare che una scelta di astensione "favorisce il pareggio". Se quello che volete è il pareggio, ossia più precisamente che Berlusconi non conquisti la maggioranza al Senato, la cosa da fare è andare a votare e scegliere, a seconda della regione o circoscrizione estera, l'opzione che minimizza i seggi del PdL al Senato. Se invece ritenete che il pericolo maggiore è che nel prossimo Parlamento ci sia una maggioranza troppo debole o nessuna maggioranza, allora andate alle urne e cercate di massimizzare i seggi del PdL. Astenetevi solo se se non vi importa nulla che al Senato ci sia o meno la maggioranza del PdL.

Ma in realtà (come spiegato nel link al mio blog) io spero in un pareggio con lieve vantaggio del PDL al senato. Questo perchè se il PD ottenesse un pareggio sarebbe un segnale di "mani libere" per il prossimo governo. Se il PDL ha 160-162 seggi in senato è molto fragile e PUO' essere che  decida per un governo tecnico (io spero sempre in super mario draghi!) . Come già precisato da voi autori di NFA i sondaggi e la relativa distribuzione dei seggi non risulta particolarmente utile perchè la differenza la fanno gli elettori "delusi" del centro sinistra che sono indecisi se astenersi o tapparsi il naso per l'ennesima volta( e questo dai sondaggi non viene rilevato). E io mi aspetto che la maggior parte si tappi il naso. Per questo non voto.

Spero che abbiano ragione . Con quello che c'è in gioco...

Qualche giorno addietrò definì il fu Mangano "un eroe".

Forse, condotto dal suo spirito guida, ha voluto anch'esso fare un piccolo gesto eroico..

http://www.corriere.it/politica/08_aprile_12/voto_scambio_utri_5e0f8c4a-...

Saluti. 

Piu' che Dell'Utri, a gente come me che in legalita' e diritti civili e' profondamente di sinistra, fa impressione vedere che gente come Vladimiro Crisafulli e Antonino Papania sia stato candidata - ed eletta al senato - nel 2006 e in queste elezioni. E volevano pure lasciare fuori Lumia. E poi ci si lamenta di Cuffaro.

C'aveva ragione quello. E' tutto un magna magna, in certe regioni, basta vedere il numero di consiglieri regionali inquisiti nella Regione Calabria.

Condivido la odiosa impressione di vedere un Crisafulli pressochè certo
futuro parlamentare.  Ma, al contempo, proprio il fatto che Lumia sia
divenuto CAPOLISTA al Senato del PD in Sicilia (anche se unicamente dopo "sput...mento"
su web), quando (sempre come capolisti al senato) il Pdl offre un "ottimo Schifani" e l'Udc l'ormai mitico Totuzzo Cuffaro, mostra come NON siano TUTTI UGUALI.

 

Premesso che penso ottime cose del vostro blog, una cosa tuttavia mi sfugge: in questa pagina ho letto che il governo Prodi in due anni avrebbe fatto peggio del governo Berlusconi in cinque, che la riforma previdenziale di Maroni era di gran lunga meglio dell'abolizione dello scalone, che l'unica cosa buona che l'Italia ha avuto dalla politica nell'ultimo decennio è stata la legge Biagi che il centrosinistra avrebbe preferito abolire, che complessivamente il centrodestra avrebbe "battuto" in buone riforme il centrosinistra per tre a zero (o per 2.5 a 0.5, se si considera la legge Treu), che la "mini riforma fiscale Tremonti" vince a mani basse contro la "mini controriforma fiscale VV-TPS", che Veltroni sarebbe uno degli uomini politici più falsi e vuoti di contenuto mai visti, e che infine il progetto neo-dossettiano del PD sarebbe senza dubbio peggiore di quello del PDL.

Con queste premesse uno -a logica- si aspetta che gli autori di NfA votino in prevalenza (per usare un eufemismo) per il PDL; eppure ho contato tre voti al PD e tre astensioni. E nessuno al PDL.

Leggo che una sconfitta di Berlusconi favorirebbe il suo ritiro e quindi un'evoluzione del centrodestra in senso moderno e più presentabile, nonché la fine del conflitto d'interessi.

Al di là delle ipotesi su come sarebbe il dopo Berlusconi, e se sarebbe desiderabile o meno anticipare quest'evento, io mi ricordo come era lo scenario pre-Berlusconi: nella prima repubblica non c'era neppure il centrodestra, ma sceglievamo fra un centrosinistra e il PCI, e nel periodo 1993-94, se non ci fosse stato Berlusconi, avremmo avuto il governo Occhetto, con vari partitini sparpagliati all'opposizione. E per il futuro l'idea che Fini o Casini o Bossi o non saprei chi altro possano offrirci un centrodestra moderno mi lascia perplesso.

Per concludere, è vero che Berlusconi in questi anni ha destato molte aspettative, salvo deluderle in gran parte, ma se lui, come dice The Economist, è il problema della politica italiana, di che cosa ci siamo lamentati in questi ultimi due anni?

Le opinioni che citi all' inizio sono sostanzialmente quelle di Michele, anche se nessuno (fin qui) le ha contraddette, credo che gli altri redattori abbiano giudizi più sfumati.

In ogni caso a giocare contro il PDL sono tre fattori:

1) E' il grande favorito, sostanzialmente la scelta è tra farlo stravincere o vincere di misura

2) Ammazzando (politicamente) Veltroni cambia il nome del leader del PD, facendo lo stesso a Berlusconi cambia tutto (lo dici anche tu)

3) La volgarità dei rappresentanti. Prova a spiegare al collega straniero che hai votato per Silvio

 

E' il punto 3) quello determinante. BS è intollerabile per ragioni estetiche. Basta pensare al quasi incidente diplomatico con la Finlandia per le sue volgari osservazioni sul capo dello stato finlandese. Non so come sarebbe il centro-destra senza BS. Certamente però nemmeno Fini avrebbe promosso come WV un decreto legge contro i rumeni a seguito di un fatto di cronaca nella periferia romana. Forse nemmeno Storace avrebbe uguagliato WV come demagogo. Eppure, tra qualche minuto, mi accoderò al voto utile al Senato, nel Lazio.

Sarei curioso di sapere che reazioni hai quando un collega straniero ti spiega di aver votato per Bush.

I redattori di NfA lo sanno dove vivono, se ne ricordano? specialmente chi etichetta con molta facilità il popolo italiano come "losers"?

Si ricordano di vivere in un paese che per due volte ha votato per uno dei più grandi criminali nella storia dell'umanità?

I redattori di NfA lo sanno dove vivono, se ne ricordano? specialmente
chi etichetta con molta facilità il popolo italiano come "losers"?

Non ce lo scordiamo proprio, leggi un po' in giro e te ne renderai conto anche tu.

Per quanto riguarda il "losers", credo tu ti riferisca a questo. Il Popolo di Losers (PdL, got it?) lì discusso non è l'italiano in toto, ma quella fetta del medesimo che vota BS perché, come il suo acronimo suggerisce, "sparla bene" ...

Infine, per quanto riguarda  

Si ricordano di vivere in un paese che per due volte ha votato per uno dei più grandi criminali nella storia dell'umanità?

cool your jets, come dicono da queste parti. Dove hai visto scritto che gli americani fanno tutto perfettamente? Non certo qui. Devi averci confuso per uno di quei siti dove ci sono i buoni da un lato e pre-definiti ed i cattivi dall'altro, anch'essi pre-definiti. Eppoi, forse che vivere in un paese dove, per esempio, i mafiosi cementano la gente per toglierla di mezzo forse ti toglie il diritto di chiamare i criminali criminali?

Se vuoi discutere del punto, mi diresti chi viene immediatamente prima ed immediatamente dopo di GWBush nella tua personalissima lista dei più grandi criminali? Così, tanto per avere un senso concreto di quello di cui stiamo parlando ...  

Rimango sempre piuttosto colpito dalla "potenza dell'appartenenza", che spinge a demonizzare colui che si vuole rappresentare come simbolo dello schieramento opposto.

Avviene costantemente in Italia, dove all'analisi si tende a preferire l'invettiva (e il sospetto è che si abbia poco da dire) e l'apprezzamento su Bush rientra pienamente nello schema.

Intendiamoci, lungi da me l'idea di appoggiarne l'azione ed ancor più il pensiero (se mai si dovesse scoprire che ne abbia uno ...) ma, francamente, un minimo di senso della realtà nei giudizi parrebbe alquanto opportuno.

Dopotutto, est modus in rebus ... :-) 

Anche io sono un Italiano che vive all'estero, e francamente quella di dover spiegare perché potrei votare per Berlusconi a degli stranieri, che comunque non capirebbero, è l'ultima delle mie preoccupazioni. Anzi, non me ne preoccupo proprio.

Gli stranieri basano la loro opinione su ciò che i loro giornali gli raccontano.

A titolo d'esempio, l'Economist, il cui corrispondente è stato definito, non da me, ma da Michele Boldrin, uno che ha "particolari simpatie ideologiche per la sinistra". In particolare, l'ultimo editoriale sembrava la traduzione in inglese di un qualsiasi editoriale di Repubblica.

Un altro esempio: quando il governo Berlusconi accarezzò l'idea di abolire l'art. 18, ascoltai il modo in cui la radio pubblica svizzera raccontava la cosa ai suoi ascoltatori: toni a dir poco critici contro un governo che osava proporre il diritto delle imprese a licenziare. Come testimone del comune sentire della gente in Italia fu sentita per telefono l'opinione dell'equilibrato Antonio Tabucchi.

Una piccola nota per farvi meglio capire la surrealità di quella trasmissione: in Svizzera vige un regime di Hire & Fire, proprio come in America...

The Economist, in un leader della settimana scorsa, invitava a votare VW. Notando, come ho fatto io, che le poche mini riforme positive fatte da BS sono state il frutto del caso, non di un piano organico; quest'ultimo a BS non interessava e non interessa. Contrariamente al corrispondente italiano di TheE non ho particolari simpatie ideologiche per la sinistra né voglio appartenere ai salotti bene di Torino e Milano. Perdippiù, conosco VW e compagnia fin troppo bene per potermene fidare, quindi io invito a non votarli e considero degli illusi coloro che, credo in buona fede, vedono in loro il cambiamento. Non lo sono e le loro politiche sono state e saranno, lo ripeto, ancora peggiori di quelle di BS.

Fondamentalmente, le ragioni per cui TheE nega a BS qualsiasi fiducia sono anche le mie: BS è un uomo profondamente unfit to rule Italy. L'assenza di conflitto d'interessi, la trasparenza nei comportamenti pubblici e privati, il senso dello stato e della cosa pubblica. Queste sono tre requisiti necessari per aspirare a governare un paese, questi requisiti BS non li possiede né intende acquisirli. Anzi, fa tutto il possibile per provare al mondo che lui se "ne frega" delle regole di base della democrazia liberale. Va quindi rigettato, assieme ai suoi lacché.

Il problema vostro - ossia di quella fetta di società italiana che vota comunque BS ad occhi chiusi, e specialmente di quella borghesia "liberale all'italiana" da cui s'intuisce il nostro lettore provenga - è proprio questo: non avete ancora capito cosa sia la democrazia liberale. Il problema è tutto lì, e finché non lo capirete non solo il liberalismo non lo vedrete mai attuato in Italia, non solo oscillerete sempre fra governanti catto-comunisti e governanti peronisti, ma non godrete mai del rispetto politico, intellettuale e financo morale del resto della borghesia europea e nordamericana. Il che - visto che in realtà amate le giacche di tweed e le scarpe londinesi fatte a mano, mentre sognate i figli a Princeton, Oxford o persino WUStL - vi rode il culo alla grande. Non vi resta che grattarvelo, oppure decidere di prendere la medicina adeguata.

Nel caso non si fosse ancora capito, vi sto facendo la lezione: ne avete bisogno, piaccia o meno e soddisfi o meno il vostro ego. Di democrazia liberale vi riempite la bocca, alcuni di voi non fanno altro che citare Smith ed Hayek, ma vi saltate sempre a piedi pari i capitoli essenziali. Fate cittadine virtuali che chiamate Tocque-ville, ma il signore senza trattino non l'avete mai letto, come probabilmente avete lasciato sul comodino Madison e tanti altri per sostituirli con Croce e Gentile oppure, nel migliore dei casi, Indro Montanelli e Marcello Pera.

In parte non è colpa vostra, non ve l'hanno mai spiegata né l'avete mai assaporata, la democrazia liberale. In parte è colpa vostra: non avete mai fatto lo sforzo per capirla e sperimentarne gli effetti. In parte non è colpa vostra: per 50 anni dall'altra parte c'erano comunisti trinariciuti di fronte ai quali "andare per il sottile" non era saggio. Per cui avete abbracciato il consociativismo corporativo di mamma DC, lasciando morire le piantine del liberalismo che Luigi Einaudi e pochi altri avevano provato ad importare. In parte è colpa vostra: nostalgie per il ventennio albergano anora nella vostra anima ed i partigiani (rossi o bianchi che fossero) non vi sono mai piaciuti. Di occasioni per liberarvi dal modello economico corporativista ne avete avute, sia nel primo dopoguerra che nel 1992-94, ma non avete avuto il coraggio di usarle perché culturalmente impreparati ed economicamente troppo dipendenti dall'evasione fiscale e dal sussidio statale. In parte non è colpa vostra, perché le vostre elites sia economiche che intellettuali hanno firmato dai tempi del ventennio un patto con il diavolo: stanno con chi governa a Roma e garantisce loro prebende economiche, potere d'oligopolio e visibilità mediatica, ossia "consenso", fra il popolo bue. In parte è colpa vostra, perché dovreste generare dal vostro interno delle altre elites, diverse dalla FIAT e da De Benedetti, dalla direzione del Corriere della Sera e da quella di Repubblica, dalla Confcommercio e dalla CEI.

Invece, che fate? Quando riuscite a capire che BS, i suoi lacché ed il suo retriever sono della gentaglia indegna del vostro voto, invece di provare con pazienza a costruire un'alternativa liberale e democratica correte fra le braccia nodose di Storace ed i seni prosperosi della Santanchè, come ha fatto, illudendosi ma deludendomi, il mio vecchio amico Mimmo Pagliarini.

Quando lo capirete? Probabilmente mai, temo. Continuerete a pensarvi gli eredi di Niccolò Macchiavelli perché, "votando utilmente per il meno peggio" e "turandovi" il super celebre "naso", ad ogni elezione lo mettete furbescamente nelle chiappe ai comunisti, eterni abitatori dei vostri incubi. Altri, sempre del vostro gruppo ma con un leggero rovesciamento della sfumatura ideologica, si comportano specularmente per metterlo nelle chiappe ai ladroni clerico-fascisti, abitatori da sempre d'incubi d'altra derivazione ideologica.

E così andiamo avanti, allegramente, da un secolo a questa parte. Il 13-14 Aprile 2008, grazie anche al "voto utile" di tutti voi, non s'invertirà di certo la lunga deriva dell'Italia verso la sua unica vera colonia: l'Argentina.

Affluenza

fausto panunzi 13/4/2008 - 20:29

Il sito dei cavalli riporta stasera i tassi di affluenza alle urne nelle varie regioni. A prima vista mi sembra che l'astensione sia particolarmente elevata (almeno stando al dato delle 19) nelle regioni centrali. Un'altra tegola per il PD, mi sembra.

Questo e' il link al sito del ministero dell'interno con i dettagli regione per regione dell'affluenza:

affluenza elettori

 

 

Complimenti, bella requisitoria. Michele, dovevi fare il PM J.

Hai centrato il punto, l’amara verità è che il paese non è ostaggio della casta, è la casta che è espressione del paese. La stragrande maggioranza della popolazione gode di piccoli o grandi privilegi che la casta gli garantisce e, nella più totale immaturità politica, non è disposta a rinunciarvi.

Facciamo finta che si creasse una lista, chiamiamola nFA (tanto per non far nomi), con il seguente programma e vediamo quanti voti prenderebbe:

1)         abolizione di tutti i privilegi della casta e riduzione dei loro emolumenti ai livelli della media europea, risultato: 100% dei votanti – 10% di membri della casta e dei loro familiari = 90% dei voti favorevoli (bel risultato, complimenti)

2)         abolizione di tutte le licenze a numero chiuso (taxi, farmacie e quant’altro), risultato 90% - 10% dei votanti = 81% (rimane pur sempre una buona maggioranza)

3)         abolizione di qualsiasi tutela corporativa degli ordini professionali [medici, architetti, avvocati, compresi i…. notai (scusa Sabino, scusa)], risultato: 81% - 20% = 60% dei voti favorevoli;

4)         vendita o chiusura di tutti i carrozzoni di stato (Alitalia, Rai, ecc.), risultato 60% - 5% = 54% dei voti favorevoli

5)         licenziamento degli statali fannulloni e mobilità degli stessi, risultato 54% - 30% = 36% dei voti favorevoli

6)         pensione di vecchiaia a 65 anni per tutti, a partire da domani, risultato 36% - 50% = 18% dei voti favorevoli

7)         abolizione di tutto l’assistenzialismo per il meridione, risultato 18% - 50% = 9% dei voti favorevoli

8)         vera abolizione della carriera per anzianità dei magistrati, misurazione della loro capacità e laboriosità effettiva, loro responsabilizzazione sotto il profilo delle risorse da loro utilizzate, risultato: ehi Michele, stai scherzando vero? Così non và. Io che c’entro? A questo punto è meglio che voto PD che è più serio, dopotutto la magistratura è l’unico baluardo contro l’illegalità diffusa in questo stato. Chi lo dice che abbiamo dei privilegi? E l’indipendenza dove la metti? Ma che liberale sei?

Ecco qual’è la verità, lo stato liberale, in Italia non lo vuole nessuno, perché è scomodo. Pensa alla reazione che ebbe il popolo di Ceppaloni e dintorni, quando scoppiò lo scandalo di Mastella. Da quelle parti nessuno si indignò per quel modo di gestire la politica. Questa è l’Italia del 2008.

Comunque anche astenersi non servirebbe a nulla, se anche solo il 30% votasse, la casta farebbe qualche piagnisteo televisivo su quanto sia sbagliata l’antipolitica, che bisogna cambiare la politica dal suo interno, che, sì, forse, qualche privilegio bisogna abolirlo, e poi continuerebbe come prima, per il semplice fatto che gli astenuti appartengono a tutti, e, quindi, a nessuno. L’unica cosa che si può fare, attualmente è scegliere il male minore, quale sia il male minore mi pare che emerga chiaramente.

Oltretutto, anche ammesso che l’astensione massiccia avvii un processo quale quello da te auspicato, sarebbe comunque un risultato ottenibile solamente nel lungo periodo e, come diceva il più grande genio dell’economia mai vissuto su questa terra: “Nel lungo periodo siamo tutti morti”…

Ormai non ci rimane che sperare in un’ulteriore perdita di sovranità in favore dell’UE. Il fatto è che siamo il peggior paese dell’Unione. Putroppo, anno dopo anno, stiamo tagliando, pezzo per pezzo, i cordoni che ad essa ci legano e, prima o poi, ne saremo fuori. Personalmente ho ordinato un nuovo passaporto tedesco da lucidare con sempre maggiore impegno.

PS: in un altro post (non è possibile fare il link, avendo ilnumero uguale quello di un altro post, comunque veid sopra) avevo formulato qualche domanda di mero interesse storico, purtroppo ti è sfuggito. Il BS del 93 era diverso dal BS di oggi? Io credo di no, ma leggendo il tuo post ed anche uno precedente che adesso non saprei trovare, sembrerebbe emergere il contrario.   

 

 

"
Ecco qual’è la verità, lo stato liberale, in Italia non lo vuole nessuno, perché è scomodo."

Posso aggiungere che in realta' sono pochissimi quelli che vogliono il libero mercato acnche nelle cose piu' banali: tutte le volte che aumentano i prezzi di qualcosa (pane, pasta, carburanti, telefonia, solo per citare i primi che mi vengono in mente) si solleva immediatamente un coro di gente che richiede un intervento dello stato, un calmiere, una regolazione dei prezzi, per contenere gli aumenti. L'introduzione di "Mister Prezzi" (che in realta' non ha alcun potere) e' li a mostrarci quale anelito di libero mercato ci sia in realta' in Italia.

D'altra parte il partito liberale, da che ricordo io, ha sempre avuto percentuali molto basse, non mi pare che i fatti siano cambiati di recente, tanto da modificare il sostegno di cui potrebbe godere.

Triste, ma da qui la situazione che si vede non lascia molte speranze.

 

Axel, pienamente d'accordo con te (anche sulla abolizione della tutela corporativa degli ordini professionali, che nella pratica poi tanta tuela non la danno).

Comincio a capire di essere vecchio oltre che logorroico, perchè molte delle cose che dici tu le avevo già scritte in un altro post che ora non ricordo.

Il problema della riforme è che non sono mai a costo zero e quindi ciascuno deve rinunciare a qualcosa perchè in futuro avrà dei benefici. Solo che mentre i sacrifici sono certi, i benefici sono futuri e incerti.

Insomma, come dicevi tu (oltre che Keynes credo) nel lungo periodo saremo tutti morti e quindi perchè proprio io devo cominiciare a morire un po' prima degli altri ?

In genere,  poi, in questi casi vengono sempre ricordati come esempi positivi la Thatcher e Reagan con la loro rivoluzione liberale, dimenticandosi, però, che come effetto collaterale la Gran Bretagna dovette affrontare la più alta disoccupazione della sua storia e le rivolte di piazza, con interi quartieri dati alle fiamme (i Brixton riots). Vero è che oggi la Gran Bretagna sta meglio dell'era pre-Thatcher, però intanto chi stava a Brixton nell''82 non pensava al 2008, pensava al lavoro perso e alle case che bruciavano.

Ciò posto, sia chiaro che sono personalmente d'accordo a riforme incisive, perchè se è vero che nel lungo periodo saremo tutti morti, bisogna anche arrivarci a questo lungo periodo, possibilmente in condizioni decenti.

Nel mio piccolissimo, per esempio, non vedrei come la fine del mondo l'eliminazione del numero chiuso per i notai.

Proprio così, su questo sito, siamo tutti d'accordo a prescindere dagli schieramenti politici per cui, obtorto collo, siamo costretti a votare, ma siamo un'esigua minoranza rispetto al resto di questo paese.

L'Argentina, non è composta in buona parte da italiani ?

Ormai non ci rimane che sperare in un’ulteriore perdita di sovranità in
favore dell’UE. Il fatto è che siamo il peggior paese dell’Unione.
Putroppo, anno dopo anno, stiamo tagliando, pezzo per pezzo, i cordoni
che ad essa ci legano e, prima o poi, ne saremo fuori.

La situazione italiana è talmente disastrata che anche un mostro burocratico come l'UE può sembrare attraente. Quando vivevo in Italia anni fa speravo anch'io in una perdita di sovranità a favore dell'UE. Adesso vivo in Inghilterra e alle prossime elezioni probabilmente voterò per un partito che ha come scopo dichiarato quello far uscire la Gran Bretagna dall'UE.

Personalmente ho ordinato un nuovo passaporto tedesco da lucidare con sempre maggiore impegno.

Secondo me uno scenario "argentino" per l'Italia (con uscita dall'unione monetaria) è sempre più probabile. Forse una volta toccato il fondo ci si renderebbe conto dell'inevitabilità di riforme in senso liberale.

A ben vedere, le riforme che la famiglia Kirchner sta realizzando in Argentina di liberale non hanno molto... Diciamo che se uno nasce tondo non può morire quadrato...

infatti, anche uscendo dall'UE continuerà tutto come prima. La colpa è sempre degli altri. Ma possiamo essere contenti, faremo un po' di svalutazioni competitive...

Ma non era un blog di destra, questo ??  :)

Credo che l'elettore di sinistra medio lo definirebbe neoliberista, capitalista e anche un po' fascista. Quello di destra "na smanega de mona che ciacola ciacola, ma nò ga mai laorà" :) (scusate ma sono proprio arrugginito)

Però hai colto nel segno!  Credo che proprio così si venga considerati, in media, da un lato e dall'altro!

Tempo di mettere in linea un post "wikipedico" sui risultati delle elezioni, che ne dite? Sintonizzatevi su quella pagina.

 

@Albero Bisin:

"El ba' del mi ba' fazeva i madon,

el mi ba fazeva i madon,

a fag i madon anca me,

mo la chésa mia, n'do è?"

E' la poesia di 'Calzinazz' (in 'Amarcord').

N.B.: vado a memoria anch'io, e potrei essere un po' influenzato dalla variante pesarese (la mia) del dialetto romagnolo-nord marchigiano; ma a parte qualche accento dovrebbe essere corretta:).

P.S.: anche per me la 'tradizione del mattone' è stata una delle ragioni del mio voto PD. Ma (credo) non più importante dell'immondo personale politico della destra e della ferinità meschina e razzista del leghismo.

 

Interessanti, seppur non inattese nella sostanza, le prime valutazioni di Ilvo Diamanti sul voto (sensazionale: su Repubblica) http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/elezioni-2008-due/mappe-diamanti/mappe-diamanti.html.

Naturalmente il signor Diamanti queste cose le sapeva anche prima. Ora le può dire, tanto non è più peccato e visto che sarà un tantino più difficile nasconderle e parlar d'altro come è stato fatto finora, tanto vale essere da subito tra quelli che "han capito". E' gratuito, mollo ora che prprio non si può più tenere la posizione. Come era gratuito fondare il PD, o prima l'Ulivo, o prima ancora il PDS. Stessa logica di retroguardia, spacciata per novità o riformismo.

E' la semplice conferma di un processo che dura da molti anni, che solo i tonti non capiscono. Peggio di questi ci sono solo i tonti che si credono intelligenti e stanno perennemente col ditino alzato. Un effetto comico strepitoso.

 

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