Come hanno votato i giovani?

8 agosto 2008 sandro brusco

Vi dico subito che non lo so. Questo post serve solo a commentare un articolo di Ilvo Diamanti relativo al voto giovanile recentemente apparso su Repubblica, articolo che mi ha lasciato abbastanza insoddisfatto.

Avevo visto l'articolo quando fu pubblicato qualche giorno fa, ma devo ammettere che il titolo (La generazione perdente che va a destra) mi aveva scoraggiato al punto di non leggerlo. Sarà, mi ero detto, la solita tirata del sessantottardo contro i giovani disimpegnati, mica come ai suoi tempi quando...

Poi un lettore mi ha scritto con alcune domande sull'articolo e mi ha fatto venir voglia di leggerlo. E mi sono accorto che il problema principale dell'articolo non sono le solite lamentele sulle nuove generazioni smidollate, ma la mancanza di dati "hard" su cui basare le argomentazioni. Mi spiego.

L'articolo cerca di descrivere l'andamento del voto giovanile nelle recenti elezioni italiane. Il modo classico in cui si può cercare di capire come votano i giovani è mediante indagine campionaria. In Italia esiste anche un possibile modo indiretto, basato sul fatto che (assurdamente) l'età per il diritto di voto alla Camera è 18 anni mentre per il Senato è 25. Le divergenze tra i comportamenti elettorali nelle due camere possono quindi essere usate, sotto un bel po' di ipotesi semplificatrici, per fare inferenza sul voto dei giovani.

L'articolo si dilunga in descrizione sociologiche dei giovani su cui non ho molto da dire. Alla fine viene al dunque, ossia i dati, e quella è la parte che mi interessa. Il succo è in questo pezzo:

Così, alle elezioni del 2001 e in quelle del 2006 i giovani hanno
votato massicciamente a sinistra. Soprattutto, ripetiamo, gli studenti
e i giovani con una carriera di studi più lunga.

Oggi questa stagione sembra conclusa. Era emerso anche nei sondaggi
pre-elettorali, ma in misura minore a quanto si è poi verificato.
Infatti, alle elezioni del 13 aprile 2008 (Sondaggio Demos-LaPolis,
maggio 2008, campione nazionale di 3300 casi) appena il 31% dei giovani
(fra 18 e 29 anni) ha votato per (la coalizione a sostegno di)
Veltroni. Il 49%, invece, per Berlusconi.

Una distanza larghissima, superiore a quella registrata fra gli
elettori in generale.

Da dove vengono i dati? Quelli sul ''massiccio voto a sinistra'' nel 2001 e 2006 non si capisce e ne parlo dopo. Quelli del 2008 vengono, come dice l'articolo, dal sondaggio Demos-LaPolis. In fondo all'articolo si trova anche l'indirizzo del sito web con l'indagine. La potete scaricare qui.

I dati rilevanti sono in questa tabella.

 
   

Ora, quando ho visto la tabella mi sono un po' cascate le braccia. Diamanti parla di un campione nazionale di 3300 casi, ma non chiarisce che tale numero è riferito all'intera popolazione. Il numero di giovani è solo 395, quello degli studenti 220.
Si tratta quindi di un campione abbastanza ridotto, soprattutto per gli
studenti, e quindi con un margine di errore abbastanza ampio. In più, il confronto viene fatto con i dati effettivi delle elezioni, non con i dati del campione riferiti all'intera popolazione. Ovvio che i dati effettivi delle elezioni sono quelli che contano, ma sarebbe molto utile sapere se il campione complessivo rispecchi fedelmente i dati oppure se ci sono distorsioni. Quei dati la società Demos\LaPolis dovrebbe averli e sarebbe auspicabile li rendesse pubblici.

Quanto sono credibili questi dati? Non so quale sia la percentuale di studenti tra i
giovani 18-29, il 55% (220 su 395) mi pare un po' alto. Ma magari mi sbaglio io, quindi prendiamo pure per
buono questo dato. Visto che gli studenti votano (secondo questi dati) il PD come la popolazione at large, per avere un 27,5 di
media i non-studenti dovrebbero votare il PD solo al 20.2%. Sarà anche
vero, ma faccio un po' di fatica a crederci. Magari era il caso di spenderci due parole, pubblicando separatamente e commentando il dato dei non-studenti. Anche
l'immagine della ''distanza larghissima'' tra i giovani, che nel 2008
scelgono Berlusconi molto più di altre classi di età, mi pare una po' forzata. Secondo i dati del campione il centrodestra raccoglie il 48,7% tra i giovani contro
il 46,8% del totale della popolazione. Ma qual è il margine di errore? Dato il campione ridotto non
sono affatto sicuro che, se si facesse un test delle ipotesi, l'ipotesi nulla di uguaglianza tra le due percentuali
verrebbe rigettata. Il divario tra le due coalizioni risulta quindi principalmente dal presunto cattivo risultato del PD tra i giovani non-studenti. Di nuovo, sarà anche vero ma attendo un po' di altra evidenza prima di scommetterci sopra.
Veniamo ora al ''massiccio voto a sinistra'' nel 2001 e 2006. Mah,
può darsi, ma i dati dove sono? Ho cercato un po' i dati campionari Demos\LaPolis ma non ho avuto successo. Se la conclusione deriva dalla comparazione tra Camera e Senato allora bisogna ricordare che alle due camere si usano sistemi elettorali
differenti e le liste presentate sono state differenti. Imputare la differenza di risultati al voto giovanile richiede una serie di ipotesi eroiche. Per esempio nel
2006 l'Ulivo era unito alla camera e prese il 3% in più della somma di
DS e Margherita al Senato. Al tempo stesso Rifondazione prese meno voti in valore assoluto. Ovvio che ci sono fattori diversi dal voto giovanile in gioco. Una indagine dell'Istituto Cattaneo ha cercato di stimare il voto giovanile in modo più sofisticato e giunge alla conclusione che il consenso del centrodestra tra i giovani nel 2006 fu superiore che nel resto della popolazione. Nessun massiccio voto a sinistra quindi. Ora,
non fraintendetemi, può anche darsi che lo spostamento a destra dei
giovani per le elezioni del 2008 ci sia stato e che sia stato
significativamente in eccesso rispetto alla media della popolazione.
Però dai dati di Diamanti è molto difficile dire alcunché. Un po' più di cautela nel presentare i dati e le tendenze sarebbe stata d'obbligo, e come minimo sarebbe stato opportuno chiarire nell'articolo la reale ampiezza campionaria per giovani e studenti. Si è invece voluto forzare un po' la mano facendo
dire ai dati cose che i dati in
realtà non dicono in modo tanto evidente. Forse questo è lo stile che piace al lettore medio di Repubblica. A me invece non piace neanche
un po'.

7 commenti (espandi tutti)

Guidavo, mentre un collega/amico convinto PD mi leggeva con entusiasmo l'articolo di Diamanti, entusiasmo che non ho condiviso... Anch'io non ero molto convinto dei dati snocciolati a raffica nel testo. C'era quel passaggio in cui parla dei sessantottini che avevano tot anni negli anni '70, '80, '90, dei loro figli che adesso votano a destra, ecc, che mi sembrava molto confuso e, soprattutto, sono da tempo molto scettico sulla capacità di analizzare un contesto sociale per mezzo di dati statistici.

Quand'ero più giovane, ero affascinato da quella che Asimov nella Trilogia della Galassia definiva la "psicostoria", dove il geniale Hari Seldon era in grado di prevedere con esattezza matematica i destini dell'umanità. Oggi capisco che non era altro che una trasposizione fantascientifica delle convinzioni americane di quel tempo riguardo alla statistica, ai sondaggi ed alla possibilità di simulare un popolo per mezzo di un modello matematico.

Oggi mi trovo a dubitare, da tecnico quale sono, sulle capacità analitiche della statistica e dei metodi scientifici in generale. A mio parere si tratta di punti di osservazione parziali che definiscono un modello fuorviante, purtroppo largamente usato in tutti i campi (politica, economia, etica) e che sta dando risultati disastrosi.

Non ho la capacità culturale di capire quale possa essere un'alternativa né se questa esista. Mi baso su impressioni personali derivate dalla mia esperianza umana.

Per concludere e cercare di tornare in tema, l'articolo di Diamanti non mi è sembrato credibile, come del resto i contenuti in generale di Repubblica.

 

Non è che si potrebbe proporre un esame di statistica obbligatorio per tutti quelli che volgiono iscriversi all'albo dei giornalisti? Almeno se vogliono mentire con le statistiche lo faranno in piena oscienza.

Non è che si potrebbe proporre un esame di statistica obbligatorio per
tutti quelli che volgiono iscriversi all'albo dei giornalisti? Almeno
se vogliono mentire con le statistiche lo faranno in piena oscienza.

Sarebbe una delle poche cose buone che potrebbe fare (e scommetto non fa) l'esame per per avere il titolo di giornalista. Certo se ci fosse un esame del genere, anche per quelli che gia' esercitano, ci sarebbe una strage mai vista.

Sapete se sia obbligatorio anche scrivere/parlare in un italiano sufficientemente corretto ed informarsi su esatta grafia/pronuncia dei termini stranieri?

La strage di pennivendoli, temo, sarebbe devastante ..... :-)

 

Per quanto riguarda il caso specifico l'esame di statistica obbligatorio dovrebbe imporsi ai professori ordinari di scienza politica nelle facolta' di sociologia ...

Voi proponete esami di statistica per evitare di dire sciocchezze? Ecco cosa scrive lo Spengler ( http://en.wikipedia.org/wiki/Oswald_Spengler) di via XX Settembre a proposito della matematica nell'economia:

 

Come e quando finirà la crisi Usa?

«Nell’agosto 2007 è finita la "grande illusione" dell’economia che genera sviluppo perpetuo e, con questo, la pace perpetua. La scienza economica non è solo "triste", è anche falsa, se non si sviluppa nelle incertezze tipiche delle scienze sociali e pretende di modellare la realtà in formule matematiche. E’ difficile dire se la crisi viene rinviata a dopo le elezioni o se sarà risolta dalle elezioni. In ogni caso incombe il rischio di trasmissione del suo effetto dai mercati finanziaria alle pensioni. Se per questa via la crisi esce dal controllo monetario, è fatale che emerga a protezione dei più deboli la figura storica ricorrente del "giudice vindice". Un segnale: l’autorità giudiziaria ha appena costretto due grandi banche a ricomprarsi enormi stock di titoli collocati senza scrupoli. E’ la fine, oppure il principio di un meccanismo non più controllato e controllabile solo dall’autorità monetaria?».

Non sa forse che si possono modellare matematicamente anche le incertezze? Ma poi cosa significa tutto il resto?

Poi continua:

Lei sostiene le ragioni della Russia nel conflitto?

«Il cuore non sta mai dalla parte dei carri armati, ma dalla parte dei popoli. E tuttavia la politica è una cosa che deve andare oltre. La caduta del muro di Berlino ha prodotto il ritiro della Russia dai paesi satelliti di Yalta, compensata da un conservativo "droit de regard" sui territori che della Russia costituivano l’antica base geografica. Un’area di influenza non sempre pacifica, ma reale: il punto è che la Russia, pur molto esposta a favore dell’Occidente dopo l’11 settembre, ha sentito quel diritto progressivamente sfidato dal doppio allargamento della Nato e dell’Europa. La Russia ha un’identità storica propria, non è, né sarà mai, un Paese dell’allargamento, è qualcosa di diverso, è il ponte tra l’Occidente e l’Oriente: il doppio allargamento la mette in bilico tra stabilità e instabilità. E il dominio sulle vie meridionali del petrolio ha una rilevanza, in fondo, parziale. In gioco c’è l’essenza politica stessa della Russia come potenza».

«La storia della Russia è una storia imperiale. All’impero dello zar ha fatto seguito il social-imperialismo dell’Urss e ora petrolio, il quadrante strategico dell’impero si sposterà da Sud verso i fondali marini e i ghiacci in scioglimento del Nord. La storia prosegue, l’avventura umana è ancora imperfetta e la pace è ancora "in experimentum"».

Non una parola su quanto commesso da Putin in Georgia, non una sola considerazione che aiuti a far capire, solo suggestioni, scenari, paroloni e ancora visioni...ma lo notate il tono profetico che questo usa?

Ecco qui un altro bel passaggio di poesia ermetica:

«Agosto è un mese speciale, in cui con frequenza storica si accumulano ed esplodono le crisi. L’anno scorso la crisi, non ancora terminata, finanziaria. Quest’anno la guerra per l’Ossezia, sulla faglia del confine tra Est e Ovest. Ovviamente ogni crisi ha la sua propria origine e quella di quest’anno è esplosa, e non per caso, nel pieno delle Olimpiadi, nel vuoto della presidenza Usa».

Per finire un bell'inchino:

Le tesi di Benedetto XVI, che lei ha incontrato pochi giorni fa.

«Come sempre, nei grandi passaggi della storia, la visione della Chiesa è fondamentale per la comprensione dell’esistente».

A luglio il Papa ha condannato la speculazione...

«L’aspetto orrendo della speculazione è sul grano, sul mais, sugli alimenti. Anche sul petrolio. Nel giro di sei mesi il prezzo è salito vertiginosamente e poi precipitato. E’ la prova che dietro c’era la speculazione. Da un lato questa ha divorato se stessa, causando recessione, dall’altro ha subito i colpi dell’azione forte di molti governi».

Io sono senza parole. Dico davvero. A livello superficialmente culturale ci vedo dietro tutte le letture di pessima filosofia che questo deve aver fatto tempo fà. Ma non sono i riferimenti culturali, più o meno labili, a impensierirmi. Il punto vero è:  "ma quello di cui sopra è davvero il massimo livello di analisi economica, culturale e di relazioni internazionali che esprime un ministro della repubblica? Il nostro avrà due dottrine una essoterica ed una esoterica, una per la stampa una per gli iniziati?

Intervista sul Corriere della Sera 14/8/2008: http://www.corriere.it/politica/08_agosto_14/tremonti_governi_forti_142e297e-69c8-11dd-af27-00144f02aabc.shtml

Mi stupisco che ci sia ancora qualcuno che si stupisce. ma in XX settembre non c'è Banca d'Italia?

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