Concorsi manipolati: il caso di Roma Tre

25 gennaio 2010 michele boldrin

Un altro caso di mala-università. Ha più di un mese, ma lo ri-racconto proprio perché non cada nell'oblio. Vedremo se gli interessati diranno qualcosa. Ministro Gelmini, che ne pensa? Economisti italiani, potreste trovare cinque minuti per dire la vostra?

All'Università di Roma Tre, durante l'estate 2009, sono spuntati due nuovi posti per professore ordinario. Uno era in diritto tributario, l'altro in economia politica, ed entrambi erano "per trasferimento", ossia aperti solo a persone che già fossero titolari d'una posizione di professore ordinario in altro ateneo. I due posti sono stati assegnati, con voto del Consiglio di Facoltà in data 11 Dicembre 2009, a Valeria Termini (economia politica) e Giuseppe Marini (diritto tributario).

Poiché non pretendo di conoscere il diritto tributario a sufficienza per poter giudicare i metodi accademici del vincitore e degli altri concorrenti (c'erano, poi?), mi concentrerò sul concorso di economia politica. Alcuni fatti.

0. I due posti, con i relativi finanziamenti, sono stati concessi dal ministero (ossia, dal Ministro Gelmini) all'università di Roma Tre in assenza, che si sappia, di una richiesta formale da parte del Consiglio di Facoltà di Economia. Questi ultimi due anni sono stati notoriamente di vacche molto magre per l'università italiana: di nuovi posti, in giro, non ce n'è per nessuno. Però questi due, sorprendentemente, sono spuntati per generosità ministeriale e si è scelto (via il meccanismo del trasferimento) di restringerli a chi già fosse professore ordinario.

1. Roberto Perotti, uno dei pochi se non l'unico che sembra avere ancora il coraggio di denunciare pubblicamente la degenerazione del meccanismo concorsuale italiano, fece osservare immediatamente, su LaVoce.info, che c'era qualcosa di poco chiaro. Notava, infatti, che "L'articolo 3 del bando di concorso afferma tra l’altro che i candidati interessati possono presentare domanda esclusivamente a mano al Preside della Facoltà di Economia". Sembra palese che il codicillo avesse l'unica funzione di rendere molto difficile la partecipazione di candidati residenti lontano da Roma. Michele Boldrin, tanto per dire ...

2. Vennero presentate in tutto quattro domande, tutte di economisti con le caratteristiche suddette. Oltre alla menzionata Valeria Termini, gli altri candidati erano Francesco Lippi, Fabiano Schivardi e Paolo Vitale. [Nota: via Google non ho trovato un sito personale di Valeria Termini dove, similmente agli altri tre candidati, sia disponibile un suo CV e dove sia documentata la sua attività di ricerca. Ho quindi linkato i due siti che mi sembravano più appropriati alla bisogna. Il CV l'ho ricostruito usando una mezza dozzina di altri siti, oltre a questi due.]

3. Se andate su Google Scholar, Repec e Ideas (per una misura del numero di lavori pesati per IF) ottenete i seguenti risultati (in ordine alfabetico)

- Lipp-GSi, Lippi-R, Lippi-IF.

- Schivardi-GS, Schivardi-R, Schivardi-IF.

- Termini-GS, Termini-R (non c'è), Termini-IF (non c'è).

- Vitale-GS, Vitale-R, Vitale-IF.

Potrei continuare con altri indici (citazioni sul SSRIndex, h-index, ...) ma il risultato non cambia: anzi si rafforza visto che la vincitrice del concorso non appare praticamente in nessun ranking internazionale rilevante, mentre gli altri tre candidati, chi più chi meno, vi appaiono tutti.

Esiste poi, ovviamente, la possibilità di leggersi quello che queste quattro persone hanno scritto sino ad ora e di farsi un'idea di quale sia il loro rispettivo status nel campo della ricerca scientifica in economia. Ma, poiché, spiegare questo richiederebbe troppo tempo, tralascio e m'impegno, se fosse necessario, ad esprimere un giudizio articolato nei commenti.

Perché "manipolato". È ovvio da questi fatti e dati che, dei quattro candidati, una (Valeria Termini) risulta essere assolutamente incomparabile agli altri tre sia in termini di produttività scientifica sia in termini di rilevanza internazionale dei suoi lavori, sia in termini di capacità accademiche misurate attraverso l'insegnamento e la ricerca svolti sino ad ora.

Lungo qualsisi dimensione oggettivamente misurabile le caratteristiche di Valeria Termini erano e sono inferiori a quelle di Francesco Lippi, Fabiano Schivardi e Paolo Vitale per quanto attiene alla qualifica di professore ordinario di economia politica.

Quindi - ai termini della legge italiana secondo cui i risultati dei concorsi dovrebbero basarsi su una "valutazione comparativa" ed anche secondo il bando di Roma Tre medesima che faceva esplicito riferimento al "merito scientifico" - questo concorso è da considerarsi manipolato.

Manipolato nel preciso senso seguente: in base ad ogni possibile criterio oggettivo il vincitore avrebbe dovuto essere uno dei tre perdenti (Lippi, Schivardi, Vitale). Quale dei tre, ovviamente, sarebbe dipeso da giudizi soggettivi sull'importanza di un lavoro rispetto ad un altro, ragione per cui esistono le commissioni esaminatrici ed il Consiglio di Facoltà era chiamato a votare la scelta finale. Ma, poiché le valutazioni comparative ed il merito scientifico non possono essere ortoganali a TUTTI (sottolineo: tutti, non alcuni che piacciono a me) i criteri obiettivi di misurazione della produttività scientifica medesima, mi sembra ovvio dedurre che, o ben a livello di Dipartimento, o ben a livello di Facoltà, o ben a qualche altro livello, questo ranking naturale è stato alterato, ossia manipolato. Ha vinto l'unica dei quattro che non avrebbe mai dovuto vincere se criteri obiettivi e trasparenti di comparazione fossero stati utilizzati.

Altri fatti, ossia, il paradigma indiziario al lavoro: spie, tracce, sintomi ed indizi.

4. La vincitrice, Valeria Termini, ha dietro a se una sostanziale carriera nella pubblica amministrazione, in luoghi e ruoli che denotano "prossimità " ai poteri veri, quello politico e quello ministeriale, che a Roma, come sappiamo, funzionano bene e tendono ad essere ecumenicamente bi-partisan nella protezione degli adepti.

6. Essa è anche consorte del Professor Salvatore Biasco (una testa veramente pensante della sinistra italiana) il quale ha ben pensato di offendersi seriamente per le oggettive osservazioni che Roberto Perotti (sempre lasciato molto da solo dal resto degli economisti italiani in questa sua lodevole battaglia) aveva pubblicato sul Sole 24Ore in merito al risultato del concorso.

7. Non si è offeso solo Salvatore Biasco. Anche il Preside della Facoltà di Economia di Roma Tre, il celebre storico economico Carlo Maria Travaglini (CV), ha ben pensato di offendersi per le medesime osservazioni. Non solo: ha anche rilasciato alla Stampa una deliziosa intervista che meriterebbe d'essere commentata se vi fosse lo spazio, perché manifesta una coda di paglia, ma una coda di paglia che avrebbe potuto prender fuoco persino con il tempo che fa oggi a St Louis ...

8. Sembra che anche il Rettore dell'università medesima, l'economista agrario Guido Fabiani, non abbia preso molto bene le poche critiche sollevatesi e che, all'interno della facoltà, tiri una brutta aria per quegli sparuti due o tre che han provato a mettere in discussione la manipolazione sopra descritta, ed hanno ovviamente perso. Ma queste, cosa volete, son chiacchiere intercontinentali ed il Professor Fabiani, ne sono certo, sarà di sicuro estraneo all'intera vicenda nella quale non avrà mai messo il dito. Come, ovviamente, mai mosse un dito perché il suo caro nipote, nonché figlio del Presidente della Repubblica, pure venisse chiamato ad un posto di ordinario nella medesima Roma Tre qualche tempo fa.

Sorgono spontanee alcune DOMANDE.

- Alla Signora Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini: che ne pensa, signora Ministro? È questa l'auspicata meritocrazia e professionalità? È a questo fine che il suo ministero ha concesso, in un periodo di tante ristrettezze, queste due cattedre addizionali all'università di Roma Tre?

- A quei (pochi, devo riconoscere) colleghi membri del Dipartimento di Economia di Roma Tre che o ben fanno o ben hanno fatto ricerca in ambito internazionale, e/o s'incontrano a conferenze, e/o han difeso o difendono, almeno in privato, la qualità della ricerca scientifica come criterio primo nella selezione del personale universitario: che ne pensate di questa decisione? Anzi, visto che contro la scelta della Facoltà si sono espressi (che io sappia, ma magari mi sbaglio ...) solo Gaetano Bloise, Giancarlo Martinengo e Paola Potestio, vorrei chiedere per esempio a Giancarlo Corsetti, Mariano D'Antonio e Pierangelo Garegnani: davvero pensate che il CV della vostra nuova collega, la professoressa Valeria Termini, sia superiore a quelli di Lippi, Schivardi e Vitale? Davvero?

- A quei (pochi, ma sufficienti) colleghi italiani membri del Settore Scientifico Disciplinare Economia Politica: che ne pensate di questa decisione? È mai possibile che solo Roberto Perotti (ed il sottoscritto, ma io non conto nulla) pensi che questo risultato sia dovuto ad una scandalosa manipolazione del merito relativo dei quattro candidati e debba essere denunciato? Ho capito che non è successo a casa vostra e che i panni sporchi si lavano in casa, ma la qualità accademica dei membri della vostra stessa disciplina nell'università italiana non dovrebbe essere un po' anche "casa vostra", ossia un bene pubblico da difendere?

157 commenti (espandi tutti)

Secondo me ogni lettore di nfA potrebbe portare almeno un esempio di concorso manipolato (quindi sostanzialmente illegale!!!) a corredo di quanto scritto sopra...quando uno poi si chiede perchè nessuno denuncia, la risposta candida candida è la seguente: in realtà il concorso è formalmente ineccepibile, perchè costruito attorno alla figura/professionalità/ che corrisponde perfettamente al/ai candidato/i vincitore/i...questa è la mia ultima esperienza ad un concorso nella pubblica amministrazione (a cui non ho partecipato, per pietà) e che è stato vinto da un ex collega imbarazzato. La risposta che ho riportato me l'ha data colei che ha materialmente preparato l'esame.

Ma allora, mi chiedo: perchè non eliminare i concorsi pubblici ed assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie decisioni/azioni?

Marco

Ma allora, mi chiedo: perchè non eliminare i concorsi pubblici ed assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie decisioni/azioni?

Me lo chiedo anche io. Le malefatte documentate sarebbero meno vergognose se non ci fosse stata la farsa del concorso pubblico: qualcuno avrebbe dovuto prendersi la responsabilita' di scegliere, motivando, il candidato meno titolato, e avrebbe dovuto sopportarne tutte le conseguenze (almeno in una societa' sana e ben funzionante).

Scusa la domanda banale, ma qui forse non c'è qualcuno che ha scelto? E non si è ipso facto preso la responsabilità di questa scelta?

(non mi dilungo adesso in altre considerazioni, ma sicuramente ci sarà l'occasione...)

RR

Scusa la domanda banale, ma qui forse non c'è qualcuno che ha scelto? E non si è ipso facto preso la responsabilità di questa scelta?

La commissione, in teoria espressione della comunita' scientifica nazionale della disciplina, ha scelto e condivide la responsabilita' della scelta. Tuttavia questo e' solamente uno schermo che nasconde e confonde quanto e' realmente accaduto e quali sono le reali responsabilita'. I veri responsabili della scelta sono molto probabilmente i vertici della facolta', rappresentati dal membro interno nella commissione.  Il membro interno e' in minoranza, ma tipicamente il resto della commissione asseconda le sue scelte in cambio di un favore simmetrico a ruoli invertiti in altri concorsi.

Con concorsi organizzati in tal modo risulta semplicemente irrealizzabile da un punto di vista pratico far soffrire le conseguenze di una cattiva scelta su commissari venuti da altri Atenei, e allo stesso tempo vengono surrettiziamente molto attenuate le responsabilita' interne, almeno dal punto di vista formale. Sarebbe molto meglio a mio parere se 1) gli interni fossero unici responsabili delle scelte 2) ci fossero meccanismi efficaci per ridurre fondi e stipendi a tutti gli appartenenti di Dipartimenti che fanno scelte che deprimono la produzione scientifica aggregata del Dipartimento.

Dunque, secondo i miei non aggiornatissimi archivi legislativi, le procedure di trasferimento rimangono regolate da:
Art. 3, L. 3 luglio 1998, n. 210
Art. 2, L. 18 marzo 1958, n. 311

In particolare, si ha che:

- Con regolamenti emanati dalle università sono stabilite le procedure per la copertura dei posti mediante trasferimento, nonché per la mobilità nell'ambito della stessa sede dei professori e dei ricercatori.

- Tali regolamenti disciplinano i trasferimenti, assicurando la valutazione comparativa dei candidati secondo criteri generali predeterminati e adeguate forme di pubblicità della procedura, nonché l'effettuazione dei medesimi esclusivamente a domanda degli interessati e dopo tre anni accademici di loro permanenza in una sede universitaria, anche se in aspettativa ai sensi blablabla

- Salvo che tali regolamenti dispongano diversamente, le deliberazioni riguardanti la procedura per i trasferimenti, sono adottate con il voto della maggioranza assoluta dei professori di ruolo appartenenti alla facoltà, tenuto conto di quanto stabilito [...] relativamente alla partecipazione dei professori fuori ruolo alle adunanze di facoltà.

Non sappiamo chi abbia istruito la valutazione comparativa a Roma 3 (magari una commissione nominata dal Preside, e comunque di interni), cominciamo a vedere quello. Poi, c'è la chiamata della Facoltà, e di questo abbiamo letto.

Tutte assunzioni di responsabilità, con nome e cognome (nel caso della Facoltà, direi che la deliberazione è collettiva, e tuttavia non è malaccio, no?). Comunque NON sto difendendo le attuali procedure, sia ben chiaro, sto solo cercando di capire, tanto per cominciare.

Sulla depressione della "produzione scientifica aggregata" non mi pronuncio in questo post, ma ci ritorno senz'altro.

RR

Dunque, secondo i miei non aggiornatissimi archivi legislativi, le procedure di trasferimento rimangono regolate da:

Hai ragione, questo di cui si parla e' un concorso per trasferimento e quindi anche formalmente unicamente responsabilita' della facolta', mentre quanto ho scritto vale per altro genere di concorsi, quelli dove non si trasferisce un ordinario da una sede all'altra ma si promuove un non-ordinario ad ordinario.

Scusa la domanda banale, ma qui forse non c'è qualcuno che ha scelto? E non si è ipso facto preso la responsabilità di questa scelta?

Certo, ma le conseguenze monetarie sono zero. Un dipartimento che ha Lippi (che pubblica su Econometrica e Review of Economic Studies e Journal of Monetary Economics) dovrebbe ovviamente ricevere MOLTI piu' soldi di un dipartimento che ha Termini (che pubblica su... boh? Rivista di Politica Economica forse, se pubblica at all), e questo e' il senso della proposta descritta da giovanni federico. A me sembra facile da capire, mah...

Certo, ma le conseguenze monetarie sono zero.

Uhm, capisco che gli economisti abbiano in testa la moneta almeno quanto il PdC abbia in testa la biancheria intima femminile...

Comunque, a parte gli scherzi, non sono certo io quello che nega l'importanza della distribuzione selettiva di fondi per la ricerca sulla base del merito (scientifico) - beninteso ci sono diversi drivers e motivazioni per finanziare ricerche, e quindi non c'è una sola scala "assoluta", che può esistere solo nella mente dei Metafisici.

La forma primaria con cui codesta distribuzione andrebbe organizzata è quella tramite Agenzie  indipendenti per il finanziamento di specifici progetti e di altri programmi di sostegno alla ricerca, sulla base di una contabilità full-cost, che consenta quindi all'istituzione di ottenere sostanziosi ritorni anche per ore lavorate e overheads vari. Insomma quelle cose che sapete tutti, e che in Italia si riducono a qualche striminzito PRIN, o PRON, o FIRB e TRIC e TRAC gestito sempre dagli Uffici di qualche Ministero e comunque sulla base di metodi incerti e spartizioni certe.

Siete in grado di proporre e organizzare una cosa simile, che mi sembra il punto Numero Uno? Non mi pare. Pochi economisti e pochi Milanesi, ho visto.

Comunque io parlavo di un'altra cosa. I docenti sono PAGATI per fare un certo lavoro, e fra i compiti previsti c'è anche quello del reclutamento. Quindi lo DEVONO fare correttamente, per motivi puramente accademici e professionali. Non è che che se "le conseguenze monetarie sono zero" possono fare quello che vogliono.

E' chiaro adesso?

RR

P.S.: Poichè io sono per la visione anglosassone che NON collega meccanicamente ricerca e didattica, sarei interessato anche a sapere come insegna la Sig.ra in questione. Per la ricerca, poi, gli interessati possono forse dare un occhio anche a questi?

Comunque io parlavo di un'altra cosa. I docenti sono PAGATI per fare un certo lavoro, e fra i compiti previsti c'è anche quello del reclutamento. Quindi lo DEVONO fare correttamente, per motivi puramente accademici e professionali.

E la sanzione in caso non lo facciano bene sarebbe...?

Comunque io parlavo di un'altra cosa. I docenti sono PAGATI per fare un certo lavoro, e fra i compiti previsti c'è anche quello del reclutamento. Quindi lo DEVONO fare correttamente, per motivi puramente accademici e professionali.

E la sanzione in caso non lo facciano bene sarebbe...?

 

Vi sono diversi piani e diversi livelli. Il Datore di Lavoro (e/o Amministratore) deve avere degli strumenti di conoscenza e di valutazione che gli permettano di sapere come è stato fatto QUEL lavoro, secondo canoni professionali, ESATTAMENTE come lo stesso Datore di Lavoro deve accertarsi che il docente insegni (e come) e che faccia ricerca (e come) - e come faccia l'amministratore (in base alle attribuzioni), la pratica clinica, la diffusione e il trasferimento di conoscenze alla società,... Tutto questo si può e deve ripercuotere su stipendo e posizione lavorativa, però faccio notare che vi sono anche doveri del tipo sì/no, e le peculiari incombenze relative alle valutazioni professionali, come nelle procedure di reclutamento, si controllano tramite Codici Deontologici, Codici Etici, Segretari di Commissione con compiti di controllo delle procedure, Garanti a cui i candidati possono appellarsi, connessi giudizi di appello, perdita di reputazione e biasimo della comunità scientifica se necessario, con termine del rapporto di lavoro in ultima analisi...

Il Datore di Lavoro e la Direzione pro-tempore sono responsabili della buona conduzione dell'istituzione. 

RR

P.S.: come primo esercizio bisognerebbe cominciare con lo scovare i Regolamenti e i criteri di valutazione per i trasferimenti a Roma 3 (vds. Artt. 12 E Art. 7). Poi vedere gli atti del concorso in oggetto, e scrivere un nuovo articolo su nFA quando si ha preso cognizione del tutto :-)

 

 

Antonio, certe risposte te le vai a cercare...... il metodo Renziniano, che non e' altro che una versione di quello sovietico, prevede che si dica ad A di operare in un certo modo, si assegni a B il dovere di controllarlo, a C quello di controllare B, a D quello di controllare C,... il vantaggio di questo sistema e' che eventualmente tutti controlleremo e pertanto avremo diritto ad un'indennita' di controllo... il risultato sara' che saremo tutti probi e ci sara' anche piena occupazione :-)

Gian Luca, secondo te come fa una Direzione Aziendale a sapere che si facciano le cose che si devono fare?

Comunque, sul funzionamento di Panel di Valutazione, non ho dubbi: la gente non può fare come vuole, deve applicare i criteri e i metodi dell'istituzione (che gli paga da mangiare), eventualmente sopperendo le carenze esplicite con i canoni professionali "comunemente noti". Altrimenti, ciapet el camel, ciapet la barcheta, ciapet quel che ti vol ti, e te turnet a ca'. Non te l'ha ordinato il dottore di fare il docente universitario/ricercatore.

RR

Guarda, io ci provo a spiegartelo. Questa cosa dei codici deontologici e delle norme informali, per non parlare di una cosa simile ed altrettanto importante che si chiama peer pressure, insomma tutte queste norme non scritte e indipendenti (direttamente) dal salario  e da un sistema di premi/punizioni direttamente incentivante, sono certamente molto importanti, come sembri tu asserire. MA SI SOSTENGONO SOLO IN UN SISTEMA in cui, alla fine i premi e le punizioni, gli incentivi, di tipo monetario, esistono e vengono usati, almeno come extrema ratio. Se non ci sono puoi invocare al dio deontico tutte le norme e i codici che vuoi. Dove ci sono invece, allora i codici deontologici, le norme, la peer pressure che a te tanto sembrano piacere cominciano a nascere spontaneamente e ad acquisire un loro valore, e, soprattutto, ad essere osservate. 

Guarda, su quello che scrivi io posso convenire ampiamente. Quindi sulla tua posizione io metto subito una firma e me ne vado a mangiare.

E' ESATTAMENTE di queste cose che discutiamo in Europa.

RR

Ma dove esattamente? L'Europa è grande (certo, meno dell'Asia).

Beh se di questo discutete, al prossimo meeting puoi dire suggerire che la mia posizione equivale a questo: prima si comincia a ridurre il salario e, eventualmente, mandare a casa chi non lavora, e poi eventualmente si parlera' di codice deontologico. Anzi, suggerisco una misura stile nazi: ridurre il salario non solo di chi non lavora, ma anche dei suoi colleghi. Vedrai che la peer pressure e i codici deontologici spuntano come funghi.

Far-fetched? Guarda, questo e' esattamente questo che esiste qui, in EUROPA non so: se il mio collega vince un grant, aumentano automaticamente le risorse anche per me. Di poco, e indirettamente. Ma aumentano. Se non lo vince, per me e' peggio. 

suggerisco una misura stile nazi

allora te la puoi tenere

e' esattamente questo che esiste qui, in EUROPA non so: se il mio collega vince un grant, aumentano automaticamente le risorse anche per me.

E' quello che si sta promuovendo e affermando sempre più: il cosidetto Modello full-costing, che per certe azioni del Programma Quadro arriva a coprire il 100% dei costi ammissibili, nonchè a richiedere una contabilità economico-patrimoniale per l'Ente sovvenzionato (non banale per gli Enti pubblici), onde poter disporre di una prezzatura congruente. Con una simile situazione l'Ente arriva a disporre di cifre ben superiori alle cazzatine dei costi marginali tipiche dei progetti di ricerca italiani, e nei Rettorati già da tempo vi sono rumori di sciabola per la redistribuzione di tale manna (che ovviamente in base al sistema italiano è sempre un "di più" rispetto agli stipendi garantiti e al minimo di materiale di consumo).

RR

RR

Ho seguito interessato il dibattito, con un certo qual nodo allo stomaco ma senza intervenire, perché non ho competenze in materia (se non i racconti, ormai lontani nel tempo, di uno zio docente all'università di Bologna che sembrerebbero indicare quanto le cose .... non siano cambiate).

Però, Renzino, ora tu tiri in ballo una mitica "Direzione aziendale" che dovrebbe - mi par di capire - trascorrere il tempo impegnata in controlli minuziosi: questo è il campo mio, dunque lascia che ti renda nota la sorprendente ma banale verità che tale atteggiamento non funziona. L'approccio corretto, quello efficace, consiste nel valutare i risultati e - guarda un po' - da essi far dipendere la premialità ..... non solo individuale, ma persino di gruppo. Dunque, ecco quella peer pressure alla quale si faceva riferimento e che non si capisce perché non dovrebbe avere un sostanziale ruolo anche nell'ambito in discussione .....

Anche in Europa, naturalmente. Qualunque cosa tu intenda con il termine, che evidentemente non sei interessato a rivelare: il quarto segreto di Fatima?

L'approccio corretto, quello efficace, consiste nel valutare i risultati e - guarda un po' - da essi far dipendere la premialità ..... non solo individuale, ma persino di gruppo

Boh, io so per certo che in materia di reclutamento, che è quello sui cui si stava discutendo, tu puoi chiedere alle tue Risorse Umane di procurare la persona che meglio saprà fare un certo lavoro, una certa mansione aziendale. Per far questo, i responsabili avranno un tool-kit da far girare, un metodo di ricerca che parte dalla definizione del job profile alla selection e indi alla job offer: di questo stiamo parlando, del metodo. Se fra 2 mesi il nuovo assunto comincia a tirare i remi in barca, te la prendi con lui, mica puoi prendertela con chi HA SEGUITO il metodo considerato appropriato per trovare la persona.

RR

Pero' se le RU hanno fatto girare alla perfezione la procedura ma la persona assunta non trova il pulsante per accendere il computer, magari due paroline gliele vado a dire.

il risultato sara' che saremo tutti probi e ci sara' anche piena occupazione

I mean, il risultato sara' ITALIA 2.0: i controllori e il controllato si mettono d'accordo per non fare un emerito cazzo da mane a sera.

P.S.: certo che me le cerco le risposte, voglio vedere se battiamo il record del commento piu' comico :-)

 

P.P.S.: ovviamente ho capito che eri ironico, Gianluca

i controllori e il controllato si mettono d'accordo per non fare un emerito cazzo da mane a sera

Prova a chiederlo al CEO della QAA, che ci ha 140 persone alle sue dipendenze, e vedrai cosa ti risponde. Oppure anche quello della spagnola ANECA, o della rumena ARACIS, e della russa NAA... insomma a tutto il resto del mondo tranne l'Italia, la Terra dei Cachi.

RR

Ho molto apprezzato il contenuto dell'articolo di Michele Boldrin e per la prima volta avrei sottoscritto anche l'articolo di Roberto Perotti di cui condivido la battaglia, ma raramente le proposte.

Rispondere da interessato sarebbe cosa lunga e penosa in un blog. Solo un paio di considerazioni.

Come fa osservare di sopra MarcoP e come lo stesso Boldrin nota in una risposta a Figà Talamanca in un altro post: dall'università italiana ci si può aspettare di tutto...

Prediligire un candidato anzicchè un altro, ad esempio in un concorso per trasferimento, è cosa banale. Basta inserire un profilo scientifico del candidato da trasferire: non vogliamo persone che fanno eeg, bensì stiamo cercando uno che studi la correlazione tra la gelata del 2 febbraio del 1980 e la produzione di latte delle vacche del teramano, ed il gioco è fatto.

Mi pare che nel concorso di cui in oggetto non abbiano inserito nemmeno un profilo, che avrebbe supportato una scelta contraria a qualsiasi criterio bibliometrico.

La motivazione, riferitami da un interno al gruppo degli economisti di Romatre, all'esclusione dei Lippi, Schivardi, Vitale è che Romatre sarebbe una delle ultime roccaforti di economisti eterodossi (neosraffiani, neokeynesiani, post-marxisti e combinazioni varie di questi aggettivi) "bravi" (???) e prendere un altro neoclassico avrebbe turbato gli equilibri (?).

Personalmente, ho seguito la vicenda di questo concorso passo dopo passo attraverso uno dei tre "contestatori" che Boldrin cita, che è un mio ottimo amico da anni: ci si indigna, si rimane amareggiati, schifati, ma impotenti.

Una delle poche cose che condivido del Milanese (di cui in un altro post) è l'idea che l'Università italiana sia irriformabile dall'interno. La speranza di cambiamento dovrebbe venire dall'alto e dall'esterno, ma questi, a mio inadeguato parere, non hanno idee e le poche che hanno sono sbagliate e pronte ad essere mercanteggiate alla prima occasione.

La motivazione, riferitami da un interno al gruppo degli economisti di Romatre, all'esclusione dei Lippi, Schivardi, Vitale è che Romatre sarebbe una delle ultime roccaforti di economisti eterodossi (neosraffiani, neokeynesiani, post-marxisti e combinazioni varie di questi aggettivi) 

Questa frase mi ha incuriosito e sono andato a controllare se Termini rientrare nella definizione di economista "eterodossa". Operazione piuttosto difficile, vista la scarsa produzione scientifica. Ma in quel poco che ho visto (per esempio qui, paper del 2003, non pubblicato in una rivista peer-reviewed, anzi non pubblicato proprio, pare), ci sono agenti che massimizzano una certa funzione di utilita' e imprese che massimizzano i profitti. Insomma tutto rientra nell'ambito del neoclassicismo standard. Quindi non credo Termini domini neanche in questa "dimensione". La motivazione a te riferita sembra essere "noi neosraffiani e post-chissa'-cosa non riusciamo piu' a trovare qualcuno di "giovane" che faccia le nostre cose, quindi meglio che prenda il posto una qualsiasi piuttosto che qualcuno bravo ma appartenente ad una corrente metodologica diversa dalla nostra". 

Se poi analisi descrittive di dati come questa pubblicata sulla Rivista di Politica Economica nel 2005 possano definirsi eterodosse, allora siamo eterodossi anche noi di nFA che ne facciamo in continuazione (senza metterle nel cv a dire il vero, anche se, tecnicamente, peer-reviewed lo sono). 

Diciamo che tra i 4 candidati è senz'altro quella meno neoclassica, quantomeno secondo l'accezione riportata da un neosraffiano di ferro, (o forse è un neomarxista?).

 

Scusa se replico, non voglio polemizzare con te perche' so che siamo d'accordo sul merito, ma voglio sottolineare un punto che ritengo importante. 

La replica dei tuoi conoscenti neo-o-post-whatever e' rilevante perche' introduce una dimensione di merito non considerata dall'articolo di michele. Se la vincitrice fosse neo-whatever, allora potrebbe in effetti dominare i candidati sconfitti in quella dimensione. Quindi sarebbe possibile trovare dei parametri di valutazione che giustificano l'esito. Io non sono riuscito a trovare nelle cose che ha scritto alcun documento che giustifichi questa classificazione metodologica, ma magari ho guardato male. Quello che ho trovato rivela il contrario. 

[PS grazie della correzione, mi sono permesso di modificare il tuo commento per evitare confusione per i lettori]

 

Nessuna polemica per carità.

Io riporto quanto mi è stato replicato.

Il punto sostenuto dal mio interlocutore, provo a spiegarlo secondo la logica dei cosiddetti eterodossi italiani, è che i tre perdenti-concorso sono paladini feroci del mainstream, che avrebbero fatto comunella con altri tagliatori di teste-eterodosse già presenti in facoltà, provocando quindi lo scompiglio degli equilibri di una delle poche cittadelle rimaste a difesa della "verità".

La vincitrice, al contrario, sempre secondo il ragionamento del mio interlocutore, pur non essendo una sodale in senso stretto, fosse anche per mero ringraziamento nei confronti di tanta grazia concessa, non avrebbe mai osato interporsi all'avanzare dialettico della "verità"...

Quando a quel punto ho fatto notare al collega il delirio onirico in cui stava "inturciniandosi" e che lo spessore scientifico di uno qualsiasi dei tre perdenti-concorso era schiacciante rispetto alla vincitrice, stizzito mi ha risposto "Io un anno ho dovuto insegnare Blanchard (Macroeconomia base per i non economisti), mi sono vergognato, (alzando la voce) hai capito? mi sono vergognato!", ed è scappato via.

Beh mi vergogno anche io, ma non perchè non l'ho preso a maleparole, chè è una cosa che poi mi avrebbe fatto vergognare ancora di più, ma perchè un ordinario relativamente giovane (poco sopra la 50ina) possa ragionare in questo modo e vantarsene...

 

Io ho insegnato Blanchard per DUE anni. Non mi prendere a maleparole, però. 

... e io che ti credevo un puro... allora anche tu hai i tuoi scheletri nell'armadio?!...

Stai scherzando? A parte econometria ho insegnato di tutto nei 21 anni di insegnamento che ho alle spalle. 

non dirmi? anche contabilità nazionale e geografia economica??

hai per caso insegnato anche "economia della conoscenza"?

io l'ho insegnata in un Master di II-livello, ma non saprei dire di che tratta...

La ricostruzione di malpassotu non mi trova affatto d'accordo: tra coloro che non si sono opposti alla nomina di Valeria Termini figura Corsetti che proprio eterodosso non è!!

La ricostruzione di malpassotu non mi trova affatto d'accordo: tra coloro che non si sono opposti alla nomina di Valeria Termini figura Corsetti che proprio eterodosso non è!!

Io infatti non ricostruisco un bel niente...non faccio l'investigatore accademico...

ho riportato uno scambio di opinioni con un collega che, da abbastanza vicino agli ambienti di Roma3 Economia, cercava di fornirmi una giustificazione expost alla decisione presa dalla facoltà...

i fatti per linee generali li ha ricostruiti semmai Boldrin nel suo post...

Appunto: i fatti li ha ricostruiti Boldrin. Le persone coinvolte in questa faccenda sono state chiamate in causa e se vogliono intervenire lo possono fare direttamente ...

Io mi sono limitato a sostenere che i "rumors" riportati sono sconfessati dalla presenza di Corsetti nel gruppo dei sostenitori della Termini!

Non so se sia eterodosso o no, ma credo sia all'Istituto Universitario Europeo e non a Roma 3.

Esatto, ma i professori italiani con contratto dell'EUI sono fuori ruolo ai sensi dell'articolo 17 della 382/80 e quindi mantengono i diritti accademici. In particolare possono partecipare ai consigli di Dipartimento e di facoltà, se vogliono

Vero, ma sarebbe difficile considerare negligente o peggio chi è on leave per non avere partecipato ad un CdF della sua Facoltà.

Colazione a pane e coniglio di nuovo? Guarda che con il caffélatte non viene bene ...

Io? Mica sono io quello che è on leave. Io quando devo votare contro, lo faccio. E vado spesso in minoranza. Ma credo che condannare Corsetti perchè non è andato a votare sia eccessivo.

condannare Corsetti perchè non è andato a votare sia eccessivo

Io non ho condannato proprio nessuno! Andiamoci piano.

Scopro ora, se interpreto bene quanto scrivi, che non è andato a votare (c'è il TAV, comunque, fra SMN e Termini).

Io ho solo chiesto (a lui ed a molti altri economisti italiani) che ne pensa(no) dei meriti accademici della vincitrice in comparazione a quelli dei tre perdenti, tutto lì.

Vediamo se qualcuno dice la sua, o se è sempre e solo il buon Perotti che fa da Don Quijote.

P.S. A proposito, Biasco ha poi querelato Perotti? O ha fatto come fece Alfredo Medio con me alcuni anni fa quando rovinai la manipolazione udinese? Fuoco e fiamme in un'imbarazzante lettera al mio dean e poi nada de nada? Just curious ...

La vincitrice, al contrario, sempre secondo il ragionamento del mio interlocutore, pur non essendo una sodale in senso stretto, fosse anche per mero ringraziamento nei confronti di tanta grazia concessa, non avrebbe mai osato interporsi all'avanzare dialettico della "verità"...

Ecco questo mi pare interessante. Ne deduco che la vincitrice ha ottenuto il posto non perche' dominava gli altri candidati in una qualsiasi dimensione, ma proprio perche', non dominandoli in qualsiasi dimensione accettabile, sarebbe e sara' piu' manipolabile degli altri in decisioni future. Questo, ovviamente, non ha niente a che vedere con la preferenza per l'eterodossia. Mi sembrava giusto precisarlo. E' possibile anzi che fra due candidati "eterodossi", questi avrebbero preferito il peggiore, come e' succede ed e' successo in continuazione anche quando la questione metodologica non viene invocata. 

Ne deduco che la vincitrice ha ottenuto il posto non perche' dominava gli altri candidati in una qualsiasi dimensione, ma proprio perche', non dominandoli in qualsiasi dimensione accettabile, sarebbe e sara' piu' manipolabile degli altri in decisioni future. Questo, ovviamente, non ha niente a che vedere con la preferenza per l'eterodossia.

Diciamo che è una giustificazione ex-post del mio interlocutore che non necessariamente rispecchia la motivazione fornita (if any) dalla facoltà che ha deciso per l'una o per l'altra.candidatura...

Pesantemente sgrammaticata la prima frase dell'articolo sulla Rivista di Politica Economica, ma i geni, si sa, possono permettersi tali licenze letterarie perché impegnati in alti ragionamenti analitici. Per fortuna, la seconda frase del medesimo articolo si apre con un trionfale "Invero" di vetusta memoria, per inciampare poi rovinosamente su una "privatizzazione del monopolista pubblico"...

Trattandosi di economisti eterodossi di matrice keynesiana, forse la presenza di un neoclassico (o del classico neo?) avrebbe messo in discussione gli equilibri interni di sottoccupazione. Scusate, ma questi eterodossi non erano quelli che si battevano per il pluralismo anche nell'analisi economica?

Cons

palma 25/1/2010 - 17:04

mi scuso per la volgarita' e non sto a menare il c  per l'aia  con la economia volgare dei tempi di Marx, neanche con Sraffa buonanima, MA

queste vicende lerce han nulla a che fare con legittime o illegittime dispute scientifiche.

I concorsi universitari sono diretti da un'organizzazione mafiosa, in questo caso un partecipante alle attivita' ha messo "in cattedra" un coniuge.

Per chi ha voglia di scandalizzarsi posso documentare tre casi in diversi luoghi e discipline della pratica suddetta. 

Il resto son ciarle.

 

 

 

Per la cronaca, e non so se la cosa e' tradotta in Italia, qualcuno noto' chi ando' a tener la mano di Sraffa mentre era in preda a delirio senile?

fonte : Interesting Times: A Twentieth-Century Life (9780375422348): EricHobsbawm

Re: Cons

DentArthurDent 25/1/2010 - 18:57

Per chi ha voglia di scandalizzarsi posso documentare tre casi in diversi luoghi e discipline della pratica suddetta.

Questo solleva un punto interessante: non esiste un database con tutti i concorsi a livello italiano e rispettivi candidati e vincitori? Perché l'annedotica suggerisce che tali pratiche siano diffuse, e mi aspetto quasi certamente un riscontro di queste pratiche in termini di IF (o indicatori simili) del vincitore e dei candidati, sulla falsariga di quello che ha scritto Michele Boldrin nel post.

A proposito, io ho voglia di scandalizzarmi... anche se non so quanto serva :)

Re(1): Cons

luigi pisano 25/1/2010 - 19:19

non esiste un database con tutti i concorsi a livello italiano e rispettivi candidati e vincitori?

 

Che io sappia non esiste nulla di istituzionale ma le carte relative ai concorsi dovrebbero essere pubbliche.  Per Economia, il prof. Perotti  (Bocconi)  raccoglie e divulga questo genere di informazioni in una serie di scritti da lui intitolati "Il Bollettino dei Concorsi"

non esiste un database con tutti i concorsi a livello italiano e rispettivi candidati e vincitori?

A partire dal database ufficiale del reclutamento trovi i link a ciascuna sede locale, dove si (dovrebbe) trova(re) facilmente un repertorio di tutti gli atti di tutti i concorsi.

RR

Ben detto!

Per curiosita', ho voluto guardare la sua pagina web. Se cliccate su "Curriculum", si trova questa frase:

E’ autore di un copioso numero di pubblicazioni.

senza un elenco di specifiche pubblicazioni, o almeno di una selezione di titoli, com'e' uso fare. Provate poi a cliccare "Pubblicazioni accademiche".

Infine, questo e' il risultato della ricerca su Google Scholar. Se ho contato bene, ci sono 25 "google-citations" nelle prime otto schermate.

Alcuni giorni fa, sul Corriere (pagine economiche) è apparso un articolo di Sergio Rizzo, che purtroppo non sono riuscito a ritrovare. Parlava sulla proposta di istituire una agenzia (o ente, non mi ricordo) per l'internalizzazione della classe dirigente, con un direttore. qualche esperto e un paio di segretarie. Il favorito per il posto di direttore, secondo Rizzo, sarebbe Valeria Termini

Forse il pezzo di Rizzo era questo, la notizia e' confermata da questo.

L'incarico all'ONU di cui si parla è la membership di questo Gruppo di Esperti sulla Pubblica Amministrazione.

RR

 

Dalla pagina MIUR, il prof. Garegnani (il quale come risulta dal suo sito ha come account sraffa at ...) non sembra essere in ruolo (non so se lo era al momento della decisione del CdF). Ritengo plausibile che sia stata preferita la Termini agli altri 3 perche' questi sono "neoclassici". Alcuni, sinceramente, potrebbero sostenere che e' preferibile avere nel loro dipartimento un'economista che ha passato diversi anni nei palazzi della politica e che ad esempio non promuove l'IF come criterio per premi e promozioni (le riviste eterodosse non hanno o hanno basso IF che premia le riviste che loro chiamano "neoclassiche" o mainstream) a un economista che ha molte pubblicazioni internazionali ma che non ha capito ancora che Garegnani negli anni 60 sconfisse per sempre Samuelson. Ma i diretti interessati forse possono smentire questa tesi che anche qui qualcun altro ha avanzato. 

 

 

ma che non ha capito ancora che Garegnani negli anni 60 sconfisse per sempre Samuelson.

 a boccette? a braccio di ferro?

 

Hall of fame level, Giovanni!

no, no giovanni (ciao!), ricordo bene: fu una partita a calcetto ai margini di un convegno sulla misurabilità del capitale circolante sui campi di calcio. PierAngelo manovrava  un centrattacco goleador che pareva Pelè a 17 anni, al suo primo mundialito vinto.

Lì si chiuse, d'autorità, la disputa tra le 2 Cambridge (o le 2 Harvard? Non ricordo bene...)

Lì si chiuse, d'autorità, la disputa tra le 2 Cambridge (o le 2 Harvard? Non ricordo bene...)

Fra le due Cambridge, forse. Problema è che erano (e sono) confuse entrambe le due Cambridge, Fabio (ciao!) ...

Era la partita con Rochester, Minnesota e Stanford che non riuscì proprio a chiudere!

Infatti, in quella partita non riuscì nemmeno a giocare, perché non capiva le regole e non teneva il ritmo!

Ma allora, mi chiedo: perchè non eliminare i concorsi pubblici ed assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie decisioni/azioni?

Credo che sia l'unica soluzione possibile.

Non ho in mente esattamente il meccanismo, ma credo che la nomina della Termini sia formalmente valida.

L'errore è pensare che la selezione debba puntare al miglior accademico. Sbagliato. Questo succede negli USA. In Italia le cattedre vanno agli amici dei politici, ai figli degli accademici, e, in subordine, agli studiosi, non necessariamente bravi.

Qualche volta diventa prof anche uno bravo, ma si tratta dell'eccezione.

Secondo me intorno a questi episodi non c'è rassegnazione, ma serena accettazione. Quelli che non accettano questo stato di cose se ne sono andati da un pezzo.

Secondo me intorno a questi episodi non c'è rassegnazione, ma serena accettazione.

 

ESATTO! Questo purtroppo è quello che percepisco da troppo tempo in accademia, persino da chi, A PAROLE, fa timidi tentativi di rimettere in discussione le cose. Il massimo che si arriva a sostenere è: non si può più andare avanti con i concorsi decisi dall'ordinario che li ha chiesti, bisogna arrivare a candidature di dipartimento (cioè sempre di interni).

Se l'anno prossimo scriverò da qualche altra parte del mondo si capirà perché...

Se l'anno prossimo scriverò da qualche altra parte del mondo si capirà perché...

 

Beh, in bocca al lupo...

K., da Brema (appunto)

Visto che la vicenda ha suscitato interesse e alimentato curiosità, lasciatemi ricostruire la procedura e chiarire alcuni aspetti; tanto per suffragare ulteriormente la valutazione di Michele Boldrin.

La procedura.
Posto che i concorsi per trasferimento sono per legge valutazioni comparative, il regolamento di Roma 3 (http://concorsi.uniroma3.it/docenti/concorsi%20ordinario/index.html) sostanzialmente rimanda alla procedura che regola queste ultime e non precisa come debba formarsi la commissione e quali siano effettivamente i suoi compiti. Nell’incertezza, la commissione di facoltà è stata nominata dal Preside, senza alcuna formale consultazione, con compiti istruttori. La sua composizione è incomprensibilmente eterogenea: due soli ordinari di economia politica su 5 membri. Parallelamente, il dipartimento di economia è chiamato a esprimere un parere (non vincolante) sui candidati e quindi forma una commissione. In tutta fretta, di nuovo senza alcuna vera consultazione, il direttore del dipartimento sceglie i due ordinari di economia politica e uno di scienza delle finanze (gli stessi nominati dal Preside). Le commissioni sono consultive, quindi a decidere sono il consiglio di facoltà (solo i prof. ordinari)  che, come sapete, comprende docenti di molti settori disciplinari diversi: giuristi, aziendalisti, matematici, statistici, oltre che economisti di settori diversi. Con quali criteri? Su questo il regolamento di Roma 3 e la legge sono precisi: a)   originalità e innovatività della produzione scientifica e rigore metodologico; b)   apporto individuale del candidato, analiticamente determinato nei lavori in collaborazione; c)   congruenza dell'attività del candidato con le discipline comprese nel settore scientifico-disciplinare per il quale è bandita la procedura di valutazione comparativa e con le tematiche interdisciplinari che le comprendono; d)   valore scientifico della sede editoriale delle pubblicazioni e loro diffusione all'interno della comunità scientifica; e)   continuità temporale della produzione scientifica, e suo grado di aggiornamento rispetto alla ricerca in corso nello specifico settore scientifico-disciplinare.

Svolgimento e esito della procedura.
In rapida sequenza si tiene il consiglio del dipartimento di economia e il consiglio di facoltà. Non si capisce bene perché tanta solerzia. Il dipartimento acquisisce la relazione della commissione che riporta il cosiddetto medaglione dei candidati, senza tuttavia esprimere un vero parere o una valutazione. La discute brevemente e riconosce, a larghissima maggioranza degli ordinari presenti, che i candidati presentano tutti un “profilo scientifico apprezzabile” [qui la dimensione si fa onirica!!]. Il giorno successivo, come ricordato da Michele Boldrin, il consiglio di facoltà vota a larghissima maggioranza la chiamata di V.T. Anche in questo caso, come per il dipartimento, nessuna valutazione viene espressa. La chiamata non è formalmente motivata in base ad alcuno dei criteri che ho richiamato. La valutazione comparativa si esprime con un voto. Sì il concorso è “manipolato”, secondo la definizione di Michele Boldrin.

Perché "manipolare" e non scegliere il migliore?
Credo che i perché siano diversi e alcuni sono emersi nei commenti. 1) la vincitrice è persona vicina a certi ambienti politico-accademici (piuttosto trasversali, anche a giudicare dall’ultima nomina ottenuta). Questo spiega bene la storia dei fondi ministeriali, del cui utilizzo forse il Ministro non è bene informato. 2) Roma 3 non è una roccaforte eterodossa e tantomeno sraffiana, anche se Garegnani si è premurato di rafforzare la guarnigione prima di andare in pensione qualche anno fa. Non credo quindi alla tesi che Lippi, Schivardi e Vitale sono stati penalizzati perché ortodossi, quanto perché non assimilabili dai principali gruppi esistenti: non dagli sraffiani, né dagli agro-ambientalisti del Rettore, né dal gruppo di Scienza delle Finanze etc. Meglio una persona di mondo, abituata alla transazione e al compromesso che un imprevedibile “scienziato”. Inoltre, questo pensiero è sicuramente condiviso da molti non-economisti. 3) Ho la sensazione che molti non credano veramente alla storia che una quota cospicua dei fondi di funzionamento (non di ricerca) degli atenei verrà dalla ricerca dei dipartimenti; magari perchè ritengono che i criteri di valutazione della ricerca saranno laschi e magari annacquati da altri elementi: oltre alla didattica, criteri più vacui come l'"internazionalizzazione", le "attività professionalizzanti". Spero di sbagliarmi, ma non ne sono più tanto sicuro.

Perché non denunciare?
Ma non eravate voi a parlare di incentivi?

 

Chiedete gli atti e vedete se la procedura è stata rispettata, in particolare nella parte che riguarda la valutazione comparativa rispetto ai criteri enunciati nel Regolamento, da parte della Commissione che ha istruito la procedura. E' senz'altro possibile:

Consiglio di Stato, sez. VI, 18 dicembre 2007, n.6545, in Giornale di diritto amministrativo, 2008, 328.

Anche dopo le modifiche apportate agli art.22 e seguenti della l. n.241/1990, è sufficiente a legittimare l'esercizio del diritto di accesso qualsiasi interesse differenziato (non valgono, cioè, gli interessi diffusi N.d.T.B.) e protetto dall'ordinamento, purchè serio e non emulativo, ANCHE SE NON IMMEDIATAMENTE AZIONABILE IN GIUDIZIO.

Ecco a cosa serve il diritto (amministrativo, in questo caso): ad avere dei diritti.

RR

NB: come co-proprietario delle Università statali italiane, e quindi anche di Roma 3, pretendo che quanto si decide e si dispone in leggi, regolamenti, ecc. sia rispettato.

Un paio di osservazioni.

1. Voci dall’interno degli economisti di Roma 3– emerge dai commenti -  attribuiscono la chiamata fatta dal consiglio di facoltà a contrapposizioni, diciamo, di scuola. Se così è stato, devo essermi persa qualcosa in quel consiglio di facoltà! Non so di chi sia questa voce, ma il riferimento a contrapposizioni di scuola è stato, in realtà, molto limitato in consiglio e non mi sembra di aver colto segnali che la massa di voti a favore del candidato scelto sia dipesa da una volontà, condivisa da tutte le disparate aree della facoltà, di sostenere l’eterodossia in economia.

Per la lettura di quel voto è molto più interessante interrogarsi - piuttosto che sui condizionamenti di scuola, vecchi problemi certo meritevoli di lunga discussione ma che hanno limitatamente operato in questa vicenda - sui motivi che rendono difficile portare in alcune facoltà (poche facoltà? molte facoltà ?) persone che eccellono nella ricerca.

2. Guardando alle reazioni al pezzo di Michele e a un mio post contiguo a quello di Michele, ho qualche difficoltà a capire perché i commenti su una storia così emblematica dello stato dell’università tendano a mantenersi strettamente sulla vicenda , e soprattutto a non coglierne lezioni di fronte a una riforma incombente – il progetto di legge Gelmini – che modifica parecchio regole, organizzazione, assetti delle strutture universitarie. Nel mio post, ad esempio, ho osservato che l’accentramento di decisioni e poteri che il ddl Gelmini disegna potrebbe rendere controlli sulle chiamate ancora più difficili. Non ho letto commenti su questo. Al di là di ciò, e dunque in termini decisamente più generali, trovo un po’ preoccupante che mentre è all’orizzonte una ampia riforma, con qualche pregio e molti difetti e che complessivamente si configura come un autentico salto nel buio, le reazioni del mondo accademico, o dell’opinione pubblica, siano assai limitate. La stampa appare non molto interessata a sollecitarle o anche ad accoglierle, ma lo stesso mondo accademico – la parte migliore naturalmente, il resto o è indifferente o è ben contento della riforma – sembra soprattutto pervaso da stanchezza e rassegnazione. nFA ha il merito di mantenere viva  in queste settimane la discussione su come dovrebbe essere l’università, ma il confronto con l’attuale contesto e le sue realistiche prospettive stenta anche qui a decollare. Qualcuno può aiutarmi a capire i motivi di una discussione tutto sommato ovunque povera sul futuro prossimo dell’università?

1. Voci dall’interno degli economisti di Roma 3– emerge dai commenti -  attribuiscono la chiamata fatta dal consiglio di facoltà a contrapposizioni, diciamo, di scuola. Se così è stato, devo essermi persa qualcosa in quel consiglio di facoltà!

Ad essere precisi non è proprio così. Rileggendo quanto da me scritto e replicato dovrebbe essere abbatanza chiaro. Comunque lo ribadisco: un economista vicino agli ambienti degli economisti di Romatre (quindi non uno "strutturato" della Facoltà di economia di Romatre) in una conversazione privata in cui si commentava l'esito del concorso di cui in oggetto, riportava un personale parere sulla scelta, parere che suonava più o meno così: " romatre è uno dei pochi posti dove c'è un nucleo di economisti sraffiani (o più genericamente eterodossi) bravi, (implicito era nelle sue parole, l'idea che costoro costituiscano un bastione a difesa della "verità" in economia), una scelta diversa da quella fatta (che lui stesso per altro apprezzava poco) avrebbe comportato l'introduzione di un elemento (neoclassico) perturbatore degli equilibri". Personalmente non so a quali equilibri si riferisse, credo che nella logica consolidata dell'accademia italiana volesse dire "una scelta diversa equivale ad uno in più nelle truppe del nemico". Nel ragionamento dell'economista vicino agli economisti di romatre il nemico è ideologico e di scuola di pensiero, ma si sa che, nella realtà dei fatti, le famose "Scuole" di pensiero italiane, si aggregano non per temi e approcci alla ricerca, ma per tornate concorsuali.

 

 

 

 I ricercatori - o almeno la parte piu politicizzata (rappresentanti CUN, varie associazioni) si stanno agitando per una modifica del loro stato giuridico.

 

I ricercatori - o almeno la parte piu politicizzata (rappresentanti CUN, varie associazioni) si stanno agitando per una modifica del loro stato giuridico.

Piu' precisamente i rappresentanti dei ricercatori sono allarmati per alcuni contenuti della riforma che si sta delineando, che prevedono:

  • per i futuri concorsi di associato
    • la didattica non conta nulla, conta solo la ricerca documentata con titoli
    • i futuri posit di associato saranno agganciati ai bandi per i nuovi ricercatori a termine e (con dettagli che non conosco ma sicuramente stando in Italia saranno stupidamente minuziosi e rigidi) riservati ai ricercatori a termine alla loro scadenza
  • il ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato e' posto ad esaurimento
  • italianamente, lo Stato legifera anche una riserva di posti anche per i ricercatori a t.i. ma molto ridotta

Insomma, piu' o meno l'opposto di quanto chiedevano i rappresentanti sindacali dei ricercatori, ovvero la promozione piu' o meno di massa per meriti didattici, ovvero un'innalzamento formale e sostanziale del ruolo dei ricercatori.  La contro-proposta dei ricercatori e' la promozione ad associato a stipendio invariato, contro documentata attivita' didattica. La contro-proposta che farei io e' concorsi liberi, meno stupida regolamentazione statale che non sia invece una sana e rigorosa valutazione dei risultati aggregati per Dipartimento e per ricercatore e gruppo di ricerca.

IPOTESI CONTRO LA TEORIA IDEOLOGICO-SRAFFIANA sulla vergognosa nomina della + mentecatta tra i 4 candidati, anzi l'unica ad esserlo dei 4 (operata da parte del mio caro amico e compagnissimo, rossissimo  - di vergogna - Paolo Leon: sulla cui comicissima replica a "Il Fatto" vale il detto veneto "Peso el tacòn del buso". O, come disse un film classicissimo e cult: Leon Leon Leon, fiiiii bòn!)

Conosco meglio l'area filosofica di Roma3 (con eccellenze in alcuni campi) dove ha studiato mia figlia, che quella economica.

Tuttavia  è noto, è Common Knowledge che gli allievi di PierAngelo siano del tutto emarginati - anche in modo vergognoso, pure se non innocanti né loro né sopratutto il Maestro - dalla accademia italiana, senza alcuna possibilità di avanzamento concorsuale. Quindi non vedo che peso possano avere sulle decisioni locali, se al max sono associati.

Poi vale il procedimento decisionale, tutto arbitrario, immotivato e centrato sul CdF, che sopra si ricordava. Dove contano SOLO le lobby trasversali, inter-discip. ed amicali ROMANE DE ROMA - che hanno sorretto la burocrate che tanto disprezza la materia che AHIME' si ostina a voler insegnare.

Vecio: d'accordo al 100%. Deso gò capio!

Yup, that's the explanation. Garegnani, stavolta, non ha altra colpa che quella d'essere un pavido.

Vago dormir, che xe tardi. Se vedemo marti?

In occasione dell'uscita del pezzo sul Fatto Quotidiano, mi viene da riproporre una riflessione sui requisiti per la docenza universitaria, laddove i criteri di Roma3 fanno riferimento solo a risultati scientifici e non anche a eccellenza nel'insegnamento e nel trasferimento di conoscenze a soggetti diversi dagli studenti. Il che non toglie il Fatto, ovviamente, che finchè i criteri sono quelli vanno sempre rispettati, a norma del principio di legalità.

RR

 

Segnalo la duplice risposta, pubbblicata dal Fatto, da parte del Presidente della Commissione di Facoltà che ha istruito la valutazione comparativa, Paolo Leon, nonchè della stessa Valeria Termini, che a lume di memoria interviene quivi per la prima volta su tutta la polemica.

L'interessata annuncia che Boldrin sarà "chiamato a rispondere" delle denigrazioni. Una primizia, per nFA?

RR

E qui la contro-replica, che inizialmente mi era sfuggita...

RR

Bari

Renzino l'Europeo 27/2/2010 - 01:24

Sarà opportuno vigilare sulla situazione barese, che offre evoluzioni da case-study, e pure il pericolo dell'ormai spopolata prescrizione su vicende che avevano destato scalpore a suo tempo.

Sul primo punto, cioè il caso della chiamata della figlia del barone di Medicina e sul ruolo del codice etico, su cui mi ero cimentato anche in discussioni su nFA, dovrò tornare con delle precisazioni.

RR

Premetto che sono stato molto deluso dal fatto che nessuno dei professori di Roma Tre si sia esposto. Penso non solo ai Giancarlo Corsetti, Mariano D'Antonio e Pierangelo Garegnani che nominava Michele, ma anche ai più giovani come Gaetano Bloise o Mario Tirelli. Sconcertante, davvero sconcertante questo silenzio.

Comunque, per la serie a pensare male si fa peccato … ma spesso ci si azzecca, sono uscite le Commissioni. A dicembre nella Commissione per il concorso da ordinario a Roma Tre era stato sorteggiato, indovinate un po’, proprio Salvatore Biasco, ossia il compagno di Valeria Termini (potete vedere qui http://reclutamento.murst.it/sessioni_2008/documenti/esito_171209/Commissioni_I_fascia_II_fascia_2008_1.pdf a pagina 609)! Ma che combinazione! Ma che caso!

Pensare che Biasco, nell'indignata replica al Sole 24 ore, citava proprio il fatto che lui, poverino, non "è più stato da anni commissario di concorsi a cattedra o per associati" ... e guarda un po' che scherzo gli ha combinato il caso!

Chissa’ se la figlia di Guido Fabiani, che mi risulta essere un'economista (CV not available), era in ballo per quel concorso??

Comunque, ora la nella Commissione Biasco non c’e’ piu’ (si vede sempre da quel sito) e la Commissione risulta incompleta. Biasco ha avuto il buon gusto di chiamarsi fuori? Avranno trovato un’altra “soluzione”?

In ogni caso sua moglie era già Ordinario e quindi non poteva certo partecipare al concorso. Ma pensare ad un sorteggio pilotato mi sembra veramente eccessivo. 

Ma pensare ad un sorteggio pilotato mi sembra veramente eccessivo.

A Pensar Male non è l'unico a pensar male. Anche alcuni ricercatori precari discutevano oggi di alcune "coincidenze" - qui, qui e qui. Si vede che in Italia non si può proprio fare a meno di pensar male.

RR

 

No, infatti io non ci ho pensato ... certo però che le leggi del caso sono proprio incredibili. Biasco nella replica indignata sul Sole scriveva che non era nelle commissioni da anni e due giorni dopo non solo è in una commissione, ma finisce proprio nella commissione del concorso a Roma Tre. Ironia della sorte.

Poi, come ho scritto nel post, non era alla compagna di Biasco a cui pensavo.

Vedremo come finirà. In ogni caso, vale la pena vigilare su questi concorsi. Il caso di Roma Tre dimostra come comunque questi signori fanno quello che vogliono (li' lo hanno fatto nonostante gli interventi preventivi di Giavazzi e Perotti). Se tanto la magistratura non può fare nulla, almeno teniamoci il diritto si sputtanarli sui blog se ci accorgiamo di situazioni strane ... e ce ne saranno tante.

Saluti a tutti

Con la frase

Premetto che sono stato molto deluso dal fatto che nessuno dei professori di Roma Tre si sia esposto. [...] Sconcertante, davvero sconcertante questo silenzio.

fa riferimento al fatto che nessuno sia intervenuto sul presente blog o allude ad un silenzio all'interno degli organi istituzionali d'ateneo?

In riferimento alla presunta manipolazione delle estrazioni delle commissioni di concorso non posso che concordare con Fausto Panunzi e trovare irrealistica l'idea di un grande manovratore delle urne della lotteria concorsuale.

 

 

 

 

Anche perché vorrei proprio conoscere chi mi ha sorteggiato due volte! 

Intendevo sul presente blog in particolare, e sui blog o sui giornali in generale. Io qualche mail con il link al vostro bel post e un invito a dire qualcosa l'ho anche mandata, ma non mi hanno nemmeno risposto.

Desidero dire in modo molto chiaro che considero fuor di luogo e non corretto tirare in ballo nella discussione sul concorso per trasferimento di Roma3 (attivata su nFA da Michele Boldrin e su cui io stessa ho offerto nello stesso giorno una testimonianza e qualche più generale considerazione)  persone totalmente esterne  a tale vicenda.

Mi risulta inoltre difficile comprendere come una firma anonima possa manifestare sconcerto per il fatto che alcuni docenti di Roma3 non si siano esposti assumendo pubblicamente una posizione sulla vicenda.

Infine, dare ampia possibilità di parlar d’altro, creando diversivi fumosi e assai poco eleganti, è l’ultima cosa di cui questa discussione ha bisogno.

 

Capisco la vostra opinione (mi riferisco a malpassotu e alla professoressa Potestio) e la rispetto sinceramente, ma non sono per nulla d'accordo.

Finchè queste vicende rimarranno circoscritte al solo consiglio di facoltà, continueranno ad andare avanti. Ovviamente continueranno ad andare avanti anche se qualche professore le "denuncia" su un blog o sui giornali (cosa che in tanti fanno da un bel po' di tempo), in quanto ben altri sono i rimedi. Personalmente, però -- e questa è solo la mia opinione -- penso che informare il pubblico di quello che succede potrebbe aiutare. Trovo auspicabile che gli stessi professori "dissenzienti" lo facciano, come peraltro ha ben fatto lei su questo blog, senza limitarsi al solo verbale del consiglio di facoltà. I genitori che iscrivono i figli all'università dovrebbero essere informati, ad esempio, che quella certa facoltà ha scelto una Termini piuttosto che un Lippi, mentre magari la Luiss o Tor Vergata hanno fatto scelte differenti, e trovo molto utile anche la "dietrologia da blog" che spiega al pubblico le possibili ragioni, quello che comporta, che rende disponibili i CV e le classifiche, come hanno ben fatto Perotti, Giavazzi e Boldrin.

Chi è che può informare su questo se non voi professori?? E chi è che conosce meglio la situazione se non i professori del Dipartimento coinvolto? Io lo trovo auspicabile, e ovviamente nessuno deve farlo "per forza" e non saprei dire se sia fuori luogo sollecitare una loro opinione, ma farlo sarebbe in primo luogo nel loro stesso interesse (visto che loro per primi lavoreranno a fianco di Tizio piuttosto che di Caio) e in secondo luogo in quello del pubblico.

Secondo me questo può essere importante, specie in una città come Roma, dove tra Economia a Roma1, a Roma2, a Roma3, alla Luiss, a Statistica, ecc. la scelta è ampia e "non costosa" (non c'è bisogno di trasferirsi armi e bagagli a Milano, Venezia o Bologna). Mi viene in mente, per dare un esempio, Statistica a Roma1, che forse anche per certe scelte che ha fatto in passato (ad esempio il "caso Guiso" di cui ha scritto Marco Lippi, o quello di Mary Fraire) sta "sprofondando" (e non solo nelle classifiche). E stiamo parlando di una facoltà in cui, come lei professoressa Potestio sa bene, c'erano Sylos Labini e Spaventa, e poi Marco Lippi, Pietro Reichlin, Dosi, ecc.. Forse anche per le scelte fatte in seguito, ora non hanno quasi più studenti (né la reputazione di una volta).

 

Sarò più precisa. Nominare la figlia di Fabiani, la quale non ha nulla a che vedere con la vicenda di Roma 3 né con Roma 3, crea, poco elegantemente, inutili diversivi. Nominare Mario Tirelli, il quale per il suo ruolo di professore associato non ha potuto partecipare all’iter decisionale della vicenda, non è, di nuovo, il massimo della delicatezza.

Per quanto riguarda l’utilità di denunce pubbliche  e il coraggio di informare sono totalmente d’accordo. Sostenerlo apertamente, cioè firmandosi davvero, è più efficace. Tutto qua.

 

Sottoscrivo.

Le prediche, per avere credibilità, olte che essere cogenti dovrebbero anche essere adeguate al pulpito da cui provengono.

Bene, peraltro non avevo dubbi che eravate d'accordo sull'utilità di denunce pubbliche, visto che lo avevate già dimostrato nei fatti con i vostri post e articoli.

Sono un po' meno d'accordo sulla storia del pulpito. Magari è un pulpito che non è né ordinario, né straordinario, né associato, o magari neanche ricercatore. Magari è un pulpito che a qualche concorso a Roma3 ci sta per partecipare o intende parteciparci (e spera tanto, forse invano, che non accadano altre cose del genere). Ma dico solo il primo esempio che mi è venuto in mente, perché ce ne sarebbero altri cento. A me, poi, sembrava che gli ordinari/associati di Roma3 fossero in condizioni molto migliori delle mie, soprattutto dal punto di vista delle informazioni, per parlare dell'argomento. Tra l'altro, a proposito di informazioni (o meglio, di mancanza di informazioni), Leon scriveva sul Fatto che la votazione era stata del Consiglio di Facoltà, che mi pare comprenda anche gli associati. Tutto qui.

PS: a proposito di coraggio, e anche se questo pulpito non è adeguato, non posso che farvi i complimenti e ringraziarvi per i vostri due post e per gli articoli di Michele sul Fatto, che sono stati veramente coraggiosi e puntuali

Leon scriveva sul Fatto che la votazione era stata del Consiglio di Facoltà, che mi pare comprenda anche gli associati. Tutto qui.

 

Non è corretto: i professori associati  non hanno diritto di partecipare ai consigli di facoltà che decidono le chiamate dei professori ordinari (detti ristrettissimi). Hanno diritto di partecipare ai consigli che decidono chiamate di professori associati (consigli ristretti). I ricercatori (o loro rappresentanti)  hanno diritto a partecipare solo ai consigli che chiamano altri ricercatori. Un sistema assurdo, ma coerente con l'impianto feudale dell'università italiana

Perché assurdo? Per decidere se dare la tenure a un professore votano solo quelli che sono già tenured e non quelli che ancora non lo sono. Mi sembra ragionevole.

 

Intendevo sul presente blog in particolare, e sui blog o sui giornali in generale. Io qualche mail con il link al vostro bel post e un invito a dire qualcosa l'ho anche mandata, ma non mi hanno nemmeno risposto.

Allora non capisco il suo "Sconcertante, davvero sconcertante questo silenzio."...

Un post e un blog non sono delle aule giudiziare in cui chi è invitato a deporre deve per forza farlo (ma anche questo non varrà a lungo per tutti)!

Può darsi che i chiamati in causa non leggano questo o altri blog o abbiano altre motivazioni, non necessariamente poco nobili, per astenersi da qualsiasi commento...

Reputo importante che costoro abbiano fatto sentire il loro dissenso in consiglio di facoltà e so per certo che alcuni l'hanno fatto...

Poi le stesse ragioni non vedo perchè seppur sollecitati via mail da lei dovrebbero allora farsi forza e intervenire nella discussione...

 

 

 

Caro Fausto

L'analogia non tiene. In primo luogo, in Italia sono tenured tutti coloro che hanno passato il giudizio di conferma dopo tre anni, ma i professori di I fascia straordinari (che in teoria potrebbero non essere confermati) votano per le chiamate di prima fascia, mentre i professori associati confermati non votano. In secondo luogo, non prendiamoci in giro: l'assurdità si riferisce all'esistenza di una gerarchia a priori - per cui un professore ordinario conta legalmente molto di più di un associato a priori, indipendentemente dalle rispettive capacità di giudizio.

Segnalo l'iniziativa "pronostica il ricercatore", condotta con "spirito" analogo a quello che informa anche le discussioni su nFA.

RR

 

Il problema dei concorsi e della carriera universitaria in Italia è alquanto più complesso di quanto appaia dalle discussioni di questo blog. Per capirlo occorre considerare, al di là delle facili tirate moralistiche, alcune circostanze specifiche della nostra tradizione, delle nostre istituzioni e del nostro ambiente sociale.

Primo: la differenza fra verificare e osservare

Le capacità didattiche, amministrative l’ attitudine a collaborare nell’ attività didattica e di ricerca, ad essere presenti nella sede universitaria, invece che a svolgere diverse possibili attività altrove, che anche in altri sistemi universitari sono una componente delle scelte, non possono essere posti a base di una motivazione concorsuale in quanto osservabili ma non verificabili in giudizio. L’ unico criterio su cui è possibile una scelta che regga alla verifica giudiziale (ricorsi al TAR ecc.) è la motivazione che riguarda i titoli scientifici, in quanto la commissione è sovrana e il suo giudizio inappellabile (a meno che sia inficiato da interna incoerenza). Di qui certe decisioni basate su giudizi scientifici comparativi che in varie circostanze appaiono incomprensibili.

Secondo: i mercati del lavoro interni, il torneo per la promozione e la motivazione della carriera

In un contesto in cui vale il principio che “cane non mangia cane” e in cui l’ attività che il docente deve svolgere è in larga misura un optional, in quanto c’ è fondamentalmente mancanza di legalità e di disciplina (il motivo di questo lo vedremo in seguito) è dubbio se l’ aspirante a un posto di ruolo desideri un lavoro o semplicemente un titolo onorifico di tipo accademico che si accompagni a una remunerazione più o meno soddisfacente. Per cui piuttosto che assumere il genio venuto da lontano ma le cui caratteristiche comportamentali non sono conosciute e che, una volta capito come vanno le cose, di fatto lontano se ne torna, trattenendo gli emolumenti e limitandosi solo teoricamente a coprire la posizione accademica per cui era stato assunto, oppure semplicemente non è disposto a collaborare con i colleghi cui mira a “mangiar la pappa in capo” e si mette a litigare (cosa che possibilmente non va a suo disonore), si preferisce l’ “interno” le cui caratteristiche comportamentali si conoscono e il cui comportamento si presume di potere prevedere. Inoltre se le promozioni si cominciano a dare agli esterni invece che agli interni che “hanno ben lavorato” viene meno il motivo di carriera e “il torneo per la promozione” che induce gli interni a “ben lavorare” (in che cosa questo giudizio di buon lavoro consista è quanto mai vario, ma non necessariamente si riferisce a comportamenti e a pretese disonorevoli). Se viene meno la motivazione di cui sopra non c’ è motivo che l’ “interno” agli stadi precedenti della carriera “lavori bene” o semplicemente lavori.

Terzo: non c’ è lavoro più caro di quello non remunerato e l’ inerzia delle istituzioni

Ai vecchi tempi, prima della 382 del 1980, all’ inizio della carriera accademica c’ era l’ assistentato volontario (volontario nel senso che il docente decideva a chi per sua volontà attribuire il titolo). Si trattava di qualcuno, in genere di buona ed abbiente famiglia, oppure un povero cristo che, poniamo, insegnava nelle scuole e che aveva maggiori ambizioni, il quale si prestava a lavorare gratuitamente per il docente in cambio del biglietto di ingresso nel “mercato del lavoro interno” o, nel caso di professionisti, di una qualche aura di prestigio universitario che favoriva l’ attività professionale. Era un modo di entrare “in carriera” alquanto inefficiente, caratterizzato da clientelismo, discrezionalità e assenza totale di verifica esterna. Giustamente la 382 teoricamente lo abolì, proibendolo espressamente e introducendo il dottorato come modo di ingresso. Proibiva anche ai dottorandi di svolgere attività didattica e prescriveva che se qualcuno avesse utilizzato personale non strutturato per essere aiutato ne era responsabile personalmente. Ma tantè, la forza delle abitudini e la comodità delle stesse (chi aveva voglia di farsi i proprio esami, per non dire, oibò, di partecipare agli esami dei colleghi, come prescriveva la legge, quando c’ erano a disposizione tanti poveri cristi che non costavano nulla e che erano disposti a tutto pur di comprarsi il biglietto di entrata nel “mercato del lavoro interno”) fecero sì che, con le stesse competenze dei vecchi assistenti volontari si inventassero prima gli “addetti alle esercitazioni” e poi, da ultimo i “cultori della materia”, ancora in pieno vigore. Ovviamente il costo per lo stato è stato ingente, in quanto il sistema non era proprio tale da inserire “nel mercato del lavoro interno” i più adatti. La qualità della scelta dipendeva dal docente che la faceva e non tutti coloro che qualitativamente avrebbero dovuto essere prescelti erano disposti a comprare con il lavoro gratuito di anni il biglietto di ingresso per una carriera prestigiosa ma alquanto aleatoria.

Quarto: la mancanza di disciplina.

Qui il discorso potrebbe essere lungo e articolato, ma basta considerare gli incentivi. Primo la verifica delle attività: la prova delle attività svolte consisteva e, consiste ancora laddove non c’ è ancora l’ obbligo del registro telematico, in un registro su cui il docente indica il contenuto delle lezioni e da lui detenuto. Il preside avrebbe dovuto svolgere attività di verifica che mai si sarebbe permesso di fare: un preside era eletto e poteva reggere solo se aveva il sostegno dei colleghi. Un preside “repressivo” non sarebbe stato mai eletto e se “eletto” non sarebbe durato. In caso di attività repressiva sarebbe andato incontro a tanti e tali grattacapi da rimpiangere il suo ardire. A Pisa si favoleggia ancora di un collega romano che, senza mai aver fatto lezione, alla fine dell’ anno accademico chiese al capo-bidello il registro da riempire, il capo bidello ebbe l’ ardire di negarglielo dicendo “lei non la conosco”. Ma poi la cosa evidentemente si sistemò, tanto è vero che ebbe modo di portare avanti la sua carriera, ormai, credo, da tempo conclusa. Altri esempi del genere non mancano. Ma, brevemente vorrei considerare semplicemente i giudizi di conferma (ma probabilmente anche quelli vecchi di idoneità non credo fossero molto diversi). Tizio nel triennio ha prodotto ben poco e magari quello che ha scritto era meglio se non veniva pubblicato, ma se viene promosso tutti sono felici e contenti. Se viene bocciato, apriti cielo, gli amici e sodali escono dai gangheri e promettono vendetta, magari, nel caso poco probabile che sia la seconda bocciatura, c’ è sicuramente quanto meno un ricorso al TAR, che accoglie il ricorso e costringe a rideliberare la commissione… In altri termini possiamo enunciare la seguente regola: qualunque azione repressiva ha conseguenze negative in primo luogo per chi la attua. La difesa della serietà delle istituzioni assolutamente non paga, in quanto non c’ è nessuno che opera a loro difesa. Ma gli studenti? Per avere dalla propria gli studenti basta passarli tutti con voti soddisfacenti. Lo studente medio preferisce sicuramente il docente assenteista al docente repressivo.

Le cose sono migliorate rispetto ai vecchi tempi ma non troppo

Negli ultimi tempi le cose sono migliorate. Se non altro a livello didattico si lavora sicuramente di più. Dopo la 382 l’ accesso iniziale avviene con il concorso per il dottorato che almeno in certi sedi e in certe discipline è, credo, abbastanza obbiettivo e dotato di borse. Ma sono anche peggiorate: ai vecchi tempi ad esempio non c’ era la ridicolaggine degli n appelli di esame annualmente ripetibili che è un prodotto caratteristico del genio accademico italico. Ma per capire il nostro sistema è utile considerare la sua evoluzione. In particolare l’ ipocrisia dei verbali dei concorsi, dove la motivazione “scientifica” è solo il pretesto per un ordinamento fra i concorrenti che su criteri scientifici non è basato, permane, insieme al sistema del “mercato del lavoro interno”, e vengono da molto lontano.

Sarebbe meglio mutuare le istituzioni di altri sistemi?

Per esempio abolire i concorsi nella forma attuale (cosa che, credo, sia contraria alla Costituzione, anche se certe procedure idoneative rendono lecito di dubitarne) e permettere alla commissione che deve scegliere i docenti di evitare la triste e ipocrita necessità di motivare. Non ne sarei così sicuro: mi pare che sia Montesquieu ad indicare nell’ Esprit des Lois che le conseguenze delle regole dipendono molto dall’ ambiente sociale in cui vengono ad essere inserite. E gli esempi di questo non mancano.

 

Ansa delle 1.48: E' incredibilmente disponibile il CV di Valeria Termini sul sito di Roma Tre: http://host.uniroma3.it/docenti/termini/cvit.html, una lettura che vale la pena affrontare.

Colgo l'occasione per segnalare anche la recente intervista Michele Boldrin pubblicata sul giornale studentesco mpnews: http://www.mpnews.it/index.php?section=articoli&category=60&id=5821/economia/economia-internazionale-e-lavoro/Concorsi-truccati-e-il-caso-di-Roma-Tre

Un perfetto esempio di curriculum istituzional-relazionale. Non mi sorprende che l'università di Roma Tre l'abbia preferita a studiosi con un curriculum accademico-scientifico. Perfettamente in  linea con gli  incentivi in Italia

 

 

http://www.asca.it/news-CDM__LE_NOMINE_DEL_GOVERNO_A_CONSOB_E_AUTHORITY_...

Carlo Stagnaro riporta su Chicago-blog che il responsabile energia del PD, Federico Testa, si è dimesso in protesta per queste nomine. Non so esattamente contro chi siano puntate le ire di Testa.

Ci hanno detto, ci hanno detto. Più precisamente, ci avevano detto che

Valeria Termini è stata appena nominata membro dell’authority sull’energia, su proposta dell’opposizione cui spetta la proposta di 2 nomi su 5. Lei era già stata messa da [D’Alema] (equivalence class: lui e quelli che lavorano per lui ed a lui fanno riferimento..) alla vicepresidenza dell’Acea e l’attuale proposta viene da quella stessa parte.

Insomma, tutto torna, no? La fedele servitrice del partito continua ad accumulare incarichi e ricompense, pur rimanendo tanto incompetente ora quanto un anno fa: qualcuno ha evidenza alcuna che Valeria Termini CONOSCA qualcosa di economia dell'energia?

Quasi un anno dopo (e dopo che questo articolo ha ricevuto quasi 200mila visite) forse sarebbe il caso di ritornare sul tema, sia qui che in giornali a più ampia tiratura, per vedere come si sono evolute le cose e per provare a trarne una prima, parziale, morale, sulla sinistra di governo e la purulenta accademia italiana.

Vedremo di trovare il tempo.

Repubblica la dava in quota centristi

 

QUI

Repubblica la dava in quota centristi

QUI

Per non scambiare Dagospia e Repubblica, linko anche questo, che recita:

L`elenco delle caselle occupate, infine, si conclude con il ministro leghista Calderoli che ha spinto e ottenuto un posto per Luigi Carbone all`Energia e con l`apprezzata economista Valeria Termini, esperta di mercato elettrico, vicina ai centristi.

RR

 

 

è Dagospia ma riporta paro paro l'articolo di Repubblica

Comunque - UDC o PD sempre ammanicata con la politica è

 

Segnalo in questo post sui concorsi accademici quanto successo per un concorso in Secs-P01 ad Alessandria. La faccenda sta sollevando un leggero polverone e, per una volta, sta avendo un certo spazio sui quotidiani, e non solo online.

Uno degli ultimi posti di ricercatore a tempo indeterminato è stato assegnato alla candidata con gli indici bibliografici peggiori (zero...). Che però ha molte pubblicazioni non internazionali, tutte coautorate con il presidente di commissione. Pare - ma i verbali non sono ancora stati depositati che io sappia - che gli indici bibliografici siano stati ignorati - ma si attendono conferme ufficiali.

La faccenda è riassunta qui e quo.

Gli indici bibliografici di tutti i candidati potete trovarli qui, e farvi un'idea da voi.

 

La faccenda

Faccende come questa che ci racconti mostrano le conseguenze di aver lasciato passare i valori del Denaro, del Sesso e del Potere davanti a quelli della Qualità, del Merito e delle Regole. Per fortuna, e per il momento, in casi come questi c'è ancora un giudice a Berlino.

RR

Qua invece la pagina web con le pubblicazioni della vincitrice. Salta all'occhio che la maggior parte dei lavori sia con il Presidente della Commissione, Rizzello. Mi domando se, al di là del merito, non ci sia una regola che impedisca ad un membro della commissione di valutare i suoi stessi lavori. 

Mi domando se, al di là del merito, non ci sia una regola che impedisca ad un membro della commissione di valutare i suoi stessi lavori

Sfortunatamente non ancora. Si noti che da taluni quartieri ciò non è considerato un vizio.

RR

 

Mi sono imbattuto in questo articolo che commenta la vicenda in un modo grottescamente antimeridionalista.

io avrei anche un altro paio di domande:

-perchè esiste un corso di Economia cognitiva e sperimentale nella facoltà di Giurisprudenza dell'Università del Piemonte orientale?

-perchè una che è laureata in filosofia insegnava Economia politica? capisco che abbia fatto il dottorato in "Economia delle istituzioni e della creatività" però boh...

 

ho come l'impressione che la risposta sia la stessa alla domanda "come ha fatto a vincere il concorso?"

La seconda domanda non ha senso. Aldo Rustichini, uno degli editors di NfA, credo sia laureato in filosofia. Ci sono fior di economisti senza laurea in economia. 

sì, effettivamente è vero (avevo comunque detto "boh", non ero poi così scandalizzato, anche perchè effettivamente ha fatto il dottorato in economia). Di sicuro non metto in dubbio le qualità del prof Rustichini! :D

Resta valida la prima..:D

Anche il mio amico e coautore Massimo Bordignon è laureato in filosofia. Se non sbaglio Giavazzi è laureato in ingegneria. Questo è veramente un non-problema.

ho già ritrattato. :D

... Secs-P01 ...

"Secs in the City", ad ogni modo, è un trademark registrato, è il nome di uno dei portali, rispettabilissimo, per la ricerca di segreteri/ie, del gruppo Trinity Mirror, gli editori del Mirror.

Secs = Scienze Economiche e Sociali

Per comodita- ripeto il link al CV

A parte la quantita' ridicola di pubblicazioni, i titoli sono gustosissimi

Almeno la meta' sono recensioni, curatele in cui evidentemente ha fatto assistenza al baroncino, summary di vario tipo.

Qualcuno puo dare un'occhiata ai titoli e dirmi se almeno uno e' un articolo scientifico ?

Ah e io che critico sempre i ragazzi che seguo in azienda dicendogli che non puntano sulla qualita' !

O tempora o mores

 

 

 

Giusto un'opinione da dottorando... no. Sono articoli in Italiano! Ma siamo impazziti? Non esistono riviste internazionali che trattino degli stessi argomenti? Voglio dire, in teoria magari sì, alcune riviste sono peer-reviewed, ma se manca l'internazionalità come possono avere un impatto anche minimo per la scienza?

Prova a fare la stessa domanda a Ernesto Galli della Loggia. 

Prova a fare la stessa domanda a Ernesto Galli della Loggia.

Nell'unica volta in cui aveva ragione?

RR

Solo nel tuo mondo di fantasia. Nel resto del mondo le cose interessanti si scrivono in inglese e si pubblicano su riviste internazionali

Nel resto del mondo le cose interessanti si scrivono in inglese

Stiamo parlando di discipline sociali, non di scienze naturali: un po' di umiltà.

RR

Intanto: la distinzione fra scienze naturali e discipline umanistiche e sociali.

RR

Dove sarebbe la rievanza? Le scienze umanistiche e sociali (trascurando i temi che riguardano l'Italia o la lingua italiana o la critica a lavori in italiano e roba del genere) non sono di interesse internazionale?

non sono di interesse internazionale?

Esattamente. Potrebbero non esserlo ed essere eccellenti lo stesso.

RR

Esattamente. Potrebbero non esserlo ed essere eccellenti lo stesso.

Questa mi giunge nuova.  Perché questa valutazione dovrebbe estendersi solo all'Italia, quando molti italiani scrivono su riviste internazionali con svariati orientamenti di studi?  E perché non applicare lo stesso criterio alle scienze naturali?  Cosa cambia tra fisica o medicina ed economia o sociologia?

Cosa cambia tra fisica o medicina ed economia o sociologia?

La fisica e la medicina studiano un'unica REALTA' fisica.

RR

Infatti, con la scusa che i sistemi finanziari erano diversi, in Italia hanno inventato la finanza senza matematica. Unica al mondo, peraltro. E rigorosamente in italiano, ovviamente, per la felicità di EGdL e di RR. 

In tutto il mondo, e principalmente in UK, pubblicare in altra lingua non è essenziale. Contano i contenuti, e il contesto di chi vuole e finanzia la ricerca [correttamente collegabile, eventualmente, ad esigenze nazionali/locali].

RR

 

Guarda che l'economia e le altre scienze sociali studiano una sola realtà fisica... Il relativismo del cazzo all'italiana è un problema da idioti; ci sono sempre esseri umani, che hanno il sistema nervoso centrale che hanno per via di meccanismi evolutivi, che in funzione delle INFORMAZIONI in loro possesso e del DNA trasmesso dai loro antenati interagendo creano dei PATTERN eterogenei che noi chiamiamo economie, e quindi l'economia italiana è diversa da quella della cina perchè è un pattern emergente da un ipotetico sistema con condizioni iniziali diverse... Non perchè è una realtà metafisica e astratta diversa.

Guarda che l'economia e le altre scienze sociali studiano una sola realtà fisica...

BUona fortuna, E' la realtà morale che rileva, lì.

Ciao.

RR

Sono articoli in Italiano! Ma siamo impazziti?

Noi non abbiamo preclusioni per gli articoli in Italiano, ciò che conta è la qualità.

Ciò di cui si dovrebbero innanzitutto vergognare gli Italiani è il mandare dottorandi all'estero con la borsa di studio italiana, e farlo figurare come dottorato italiano.

RR

Ma voi chi? Perché usi il plurale per parlare di te?

Ma voi chi? Perché usi il plurale per parlare di te?

VOI PROFESSORI DI ECONOMIA DELLE UNIVERSITA' ITALIANE. MANDATE ALL'ESTERO I DOTTORANDI CON BORSE DI STUDIO DELLO STATO ITALIANO CHE SAREBBERO DESTINATE AD UNA FORMAZIONE DI UNA UNIVERSITA' ITALIANA.

SIETE I PRINCIPALI OPPOSITORI DELL'ACCREDITAMENTO DEI DOTTORATI ITALIANI PROPRIO PER QUESTO MOTIVO.

RR

 

Ma di cosa stai parlando? Noi abbiamo il nostro PhD e le borse le usiamo per i nostri studenti. E i corsi li facciamo in inglese, ovviamente, perchè abbiamo anche studenti internazionali. Smettila di parlare di cose che non conosci. 

Nella gran parte delle Università italine, i dottorandi di economia vengono lasciati (e invitati, pure) ad usare la borsa come semplice mezzo di sostegno per un dottorato all'estero (in toto, come corso, si intende). I Professori italiani sono troppo mediocri.

L'avessero saputo anche altri (di altre discipline), avrebbero usato la stessa "opportunità", mi spiego?

RR

Mi spiegheresti come fare? sai è un po' più difficile entrare in USA in un phd e così non perdo tempo a fare 25 application...

Lasciatelo perdere. Inutile discutere con lui. Non sa niente di prima mano ma pontifica su tutto.

Mi spiegheresti come fare? sai è un po' più difficile entrare in USA in un phd e così non perdo tempo a fare 25 application...

Il dottorando in economia supera l'esame di ammissione in Italia, e subito dopo si cerca (tramite contatti ovviamente più informali) un posto di PhD in una Università all'estero. Poichè il dottorando e.g. in UK può essere ammesso indipendentemente dalla borsa, accetta quell'opportunità, e si mantiene con la borsa italiana. Ma così facendo eccede lo spirito e la regola del dottorato italiano, che prevederebbe (giustamente) solo un periodo - tipo 6 mesi - all'estero. Alla fine il dottorando ottiene 2 titoli con uno sforzo solo (virgola epsilon) e si fa beffe del sistema universitario italiano [giusto criticare, ma non farsi beffa].

RR

 

Alla fine il dottorando ottiene 2 titoli con uno sforzo solo (virgola epsilon) e si fa beffe del sistema universitario italiano [giusto criticare, ma non farsi beffa].

Cavolo.
Leggendo il primo commento pensavo che la vergogna stesse nel professore italiano che manda un ragazzo a lavorare a Londra in enti ad altissima specializzazione per la miserrima cifra di 1000 euri mensili, invece a quanto pare la vergogna sta nel cercare una formazione migliore con una borsa da fame.

p.s.
che poi il sistema universitario italiano ci guadagna: un dottore di ricerca con formazione londinese al costo di un dottorato italiano (anzi meno).

ci guadagna

Lei è uno che ha capito tutto della vita, Signor valerio. Complimenti.

all'italiana, però

RR

e manca l'internazionalità come possono avere un impatto anche minimo per la scienza?

Si possono TRADURRE in inglese, come si fa con i libri, ma non devono essere necessariamente in inglese, sottoposti allo scrutinio di peer-rewewers ideologizzati.

RR

Peer-reviewers ideologizzati quelli internazonali? E quelli nazionali invece sono unbiased? Perché? Che tipo di bias hanno? Perché parli di cose che non conosci?

Che tipo di bias hanno?

Il contenuto, dal punto di vista dell'orientamento dottrinale.

RR

 

bla bla bla, ecco la traduzione della tua risposta. Smetto di rispondere perché non ha senso dibattere con chi dice frasi fatte a ripetizione. 

Applaudo. Discutere con Renzino l'"Europeo" (virgolette non a caso) è una perdita di tempo. Non ha la minima idea di cosa vuol dire fare ricerca, non sa come funzionano le università europee (ed americane ed asiatiche etc.), sta tutto il tempo nel suo studio a leggere documenti ufficiali e ci crede pure. Mio figlio ha smesso di credere alla befana a 5 anni....

Discutere con Renzino l'"Europeo" (virgolette non a caso)

Buona fortuna alle Università italiane. Ne hanno bisogno.

RR

 

Il contenuto, dal punto di vista dell'orientamento dottrinale.

Falso.  Se E. B. riesce a pubblicare in inglese e ad essere considerato un buon economista eterodosso a livello internazionale, un motivo ci sarà. (peraltro, di questo si è già discusso su nFA con toni non eccelsi, proprio in riferimento ad E. B.).  Sembrerà strano, ma persino "el ritorno dee teniche" è di interesse internazionale.  Lo era ancor più in passato, prima che la questione fosse archiviata per la scarsissima rilevanza empirica.

La tabella è già stata linkata sopra.

Ho ricevuto questo messaggio sulla vicenda

Ciao, ti scrivo per segnalarti il recente caso del concorso da ricercatore a tempo indeterminato che si è tenuto il 30 novembre presso l’Università del Piemonte Orientale, Sede di Alessandria, Facoltà di giurisprudenza, settore scientifico disciplinare SECS-P/01. La Commissione era composta da Salvatore Rizzello (membro designato), Damiano Silipo, Giorgio Calcagnini.

La candidata vincitrice - il cui cv può essere consultato all'indirizzo http://disge.unipmn.it/collaboratori_cv_spada.aspx - non presenta alcuna pubblicazione su rivista, né internazionale né italiana, a differenza di tutti gli altri 12 candidati che hanno partecipato al concorso (una tabella comparativa della produzione scientifica dei candidati in termini di articoli con refe raggio è visionabile a questo link http://petizionesecsp01.files.wordpress.com/2011/12/concorso-alessandria-3.pdf )

Abbiamo intenzione di inviare al Rettore dell'Università del Piemonte Orientale una lettera per manifestare le perplessità che nutriamo rispetto alla vicenda concorsuale in oggetto. Per dare forza all'iniziativa, e per segnalare l'interesse della comunità scientifica per la promozione di una maggiore trasparenza nei metodi di reclutamento del personale accademico, vorremmo che la lettera che ci accingiamo a inviare al Rettore recasse la firma del più elevato numero possibile di studiosi italiani.

Pertanto, se pensi che la questione abbia importanza e che l’iniziativa sia meritevole di appoggio, ti chiedo di firmare insieme a me la lettera che si trova a questo link e a far circolare l’iniziativa tra i tuoi contatti:

http://petizionesecsp01.wordpress.com/

Per noi giovani ricercatori la solidarietà e il sostegno dei professori associati e ordinari hanno la massima importanza.

Per tua conoscenza allego anche una copia dei criteri della procedura di valutazione comparativa stabiliti dalla Commissione giudicatrice.

Su nostra sollecitazione, del caso si è occupata La Stampa di Torino, con due articoli consecutivi nelle pagine nazionali dell'edizione cartacea. Il primo si trova qui: http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/433247/ . Anche diversi giornali e siti di informazione locale stanno seguendo la vicenda con molta attenzione. Siamo in contatto con tutti loro e siamo d'accordo che daranno alla nostra iniziativa la massima pubblicità. Servizio Pubblico (Santoro) e La Stampa ci hanno chiesto delle interviste.

Le firme della petizione non saranno visibili finché raggiungeremo quota 100, in modo tale da limitare al massimo il rischio di sovraesposizione di ciascuno dei firmatari. Superata la soglia - ci vorranno al massimo 24 ore, visto il numero di persone che hanno dichiarato interesse per l'iniziativa - daremo massima pubblicità alla petizione. Appena il numero di firme sarà considerevole, spediremo il tutto al Rettore dell'Università del Piemonte Orientale.

Grazie mille per il sostegno.

 

tra l'altro,il codice dell'amministrazione digitale già all'epoca obbligava le amministrazioni pubbliche a dover accettare le richieste inviate tramite posta certificata...possibile che nessuno abbia provato a fare domanda via posta certificata,per vedere cosa sarebbe successo?

Solo una domanda: oltre al presidente della commissione che e' ampiamente citato negli articoli di giornale , ci sono altri due commissari che dovrebbero vigilare sulla correttezza del concorso e il fatto che effettivamente vinca il migliore...chi sono? cosa dicono a riguardo?

Grazie Fabio, davvero un ottimo lavoro! solo una domanda: ma quindi il procedimento e' concluso e la vincitrice proclamata? 

Da quello che ho capito, sì. Ma adesso ci saranno dei ricorsi, immagino.

insubria

palma 2/5/2012 - 13:33

Cinque dei candidati del concorso contestato dell’Insubria hanno deciso di impugnare la decisione della commissione. Al di là dell'esito per le parti coinvolte, la vicenda ha implicazioni generali per la comunità scientifica. Avviamo una raccolta fondi per sostenere il ricorso. (www.fundraising-concorso-insubria.org).

 

Due mesi fa ha destato scalpore l’esito della procedura di valutazione comparativa a un posto di ricercatore presso la Facoltà di Economia dell’Università dell’Insubria (settore SECS-P/02, Politica Economica). La commissione giudicatrice aveva selezionato il candidato che, secondo ogni possibile, ragionevole e legittimo criterio di valutazione avrebbe dovuto essere escluso dal novero dei possibili vincitori.

 

Tutti i dettagli di quel concorso sono disponibili qui: bit.ly/insubria.

 

Ora cinque candidati hanno deciso di ricorrere al TAR contro l’esito della procedura mediante una azione congiunta.

 

Crediamo che la partecipazione di una collettività più ampia al finanziamento delle spese legali promuova un interesse generale. Per questo il gruppo di persone che nel dicembre scorso avviò la petizione sul concorso presso l’Università del Piemonte Orientale e a febbraio ha portato alla pubblica attenzione l’esito del concorso presso l’Università dell’Insubria ha attivato una raccolta fondi.

 

Oltre a rendere possibile l’azione legale in oggetto, tale sostegno fornirebbe infatti una dimostrazione inequivocabile del fatto che la comunità scientifica nazionale non é disposta ad assistere inerte all’attuazione di cattive pratiche nelle procedure di reclutamento, ed intende agire concretamente per scoraggiarle. Auspichiamo che la disapprovazione mostrata da una parte del mondo accademico in occasione dei concorsi contestati possa tradursi in un sostegno concreto.

 

nvitiamo pertanto i firmatari della petizione e tutti coloro, accademici o cittadini contribuenti, che vogliono unirsi a noi nella richiesta di maggiore trasparenza nei concorsi universitari a partecipare alla sottoscrizione.

 

Abbiamo chiesto a Jacopo Tondelli, direttore de Linkiesta, estata online che si è dimostrata molto sensibile ai temi posti dalla petizione di fare da garante della raccolta fondi. A lui abbiamo consegnato le password dell’account Paypal e chiesto di monitorare la correttezza nell’uso dei fondi.

 

"Linkiesta segue con attenzione le vicende e le polemiche riguardanti i concorsi nell'università Italiana. Non è solo interesse giornalistico ma impegno a cambiare le cose. Con questo spirito ho accettato la proposta dei ricercatori che promuovono la raccolta fondi. E' una battaglia meritoria e mi faccio garante del fatto che tutti i fondi raccolti verranno impiegati correttamente. Linkiesta seguirà la vicenda da vicino"

 

Jacopo Tondelli – direttore responsabile de Linkiesta

 

La sottoscrizione può essere effettuata tramite carta di credito o conto Paypal.

 

Per proseguire con la donazione vai a www.fundraising-concorso-insubria.org

 

Questa mail è inviata a tutti i firmatari della Lettera Aperta al Rettore dell’Università del Piemonte Orientale pubblicata il 9 Dicembre 2011 qui con la preghiera di massima diffusione.

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