Le conseguenze economiche di Bettino Craxi.

20 gennaio 2010 sandro brusco

In questo post vorrei offrire una valutazione dell'influenza di Bettino Craxi sulla politica economica italiana. Nel dibattito che si è sviluppato intorno alla sua figura si sente spesso ripetere che, al di là dei suoi guai giudiziari, nella sua opera di statista egli ha introdotto utili innovazioni. In questo post voglio documentare che, quando guardiamo ai dati di politica economica, le innovazioni introdotte sono state estremamente dannose per il paese. Gli anni Ottanta, periodo in cui Craxi ha raggiunto l'apice della sua influenza, hanno visto un'esplosione della spesa pubblica, il cui livello non è più sceso nei due decenni successivi. Contestualmente è esplosa la pressione fiscale, guidata in modo particolare dalla crescita delle imposte dirette. Nonostante l'accresciuta tassazione, la spesa crebbe comunque assai più velocemente del gettito tributario, per cui anche il debito pubblico esplose, rischiando di mettere il paese su un sentiero di insolvenza.

Quando si guarda ai numeri pertanto l'eredità economica di Craxi appare pesantissima. Ci ha lasciato una spesa pubblica altissima, tasse altissime e un debito pubblico altissimo. L'alto debito, e la scelta della casta di non abbassare e razionalizzare la spesa pubblica, ha causato l'aumento delle tasse anche nei decenni successivi. L'alto livello di tassazione e la bassa efficienza della spesa pubblica sono probabilmente le principali ragioni del basso tasso di crescita dell'Italia.

Introduzione

In questo post voglio concentrare l'attenzione sull'operato di Craxi in campo economico. Ignoro quindi le sue vicende giudiziare e gli aspetti di moralità pubblica connessi al suo operare, non perché non siano importanti (secondo me sono fondamentali) ma semplicemente perché è meglio una cosa alla volta. Quello che voglio fare è invece mostrare quanto sia stata disastrosa la sua azione di politica economica e quanto tale disastrosa azione abbia giocato un ruolo fondamentale nel porre l'Italia su un sentiero di stagnazione e regresso economico e sociale.

La valutazione, anche solo in termini di politica economica, di un politico o di una fase politica è sempre difficile, dato che molti fattori al di fuori del controllo politico contribuiscono, nel bene e nel male, alla determinazione dei risultati economici. Esiste però un'area in cui l'influenza della politica appare chiara e facilmente analizzabile, che è quella della finanza pubblica: livello generale della spesa, della tassazione e del debito. Su tali variabili concentrerò quindi l'attenzione per mostrare quanto straordinariamente cattive siano state le scelte dell'Italia nel periodo di maggiore influenza craxiana.

Il periodo di riferimento

Craxi ascese alla guida del Partito Socialista nel luglio del 1976. Erano state appena celebrate le elezioni politiche del giugno 1976, che avevano visto una forte avanzata del PCI e una sostanziale tenuta del PSI, che raccolse il 9,6% dei voti. La legislatura iniziata nel 1976 si concluse nel 1979 e fu caratterizzata dai cosidetti governi delle larghe intese, governi monocolore democristiani sostenuti dall'astensione o dal voto favorevole del PCI e degli alleati tradizionali della DC. Durante quel periodo l'influenza di Craxi fu relativamente limitata, dato che l'ampio scheramento parlamentare a sostegno del governo limitava il potere di contrattazione del PSI.

L'influenza di Craxi diviene molto maggiore a partire dalle elezioni politiche del 1979. Ad esse fece seguito il ritorno del PCI all'opposizione e la costituzione dei governi cosidetti ''di pentapartito'' , imperniati sull'alleanza DC-PSI con l'aggiunta più o meno organica di PSDI, PRI, PLI. Tale fase durò fino alle elezioni del 1992 e durante questo periodo vennero celebrate elezioni politiche nel 1983 e nel 1987. In tutto il periodo la composizione numerica del parlamento fu tale che i voti del PSI risultarono sempre determinanti, ossia non era possibile per gli altri 4 partiti del pentapartito formare un governo senza il PSI. Questo diede a Craxi un enorme potere negoziale, che egli usò per ottenere posizioni influenti di governo e sottogoverno. Il picco di tale influenza fu raggiunto nella legislatura 1983-1987, quando Craxi ottenne la poltrona di primo ministro. Con le elezioni del 1987 il PSI raggiunse il massimo storico dei voti, con il 14,27%. La fine della influenza politica di Craxi inizia con le elezioni del 1992. Il PSI ottenne un rispettabile 13,62% ma il crollo della DC e l'affermazione della Lega Nord resero difficoltosa la riproposizione del pentapartito. Le difficoltà del bilancio pubblico, l'incalzare delle azioni giudiziare e i referendum del 1993 (in particolare quelli sulle leggi elettorali) fecero il resto.

Considereremo quindi l'andamento dei principali aggregati di finanza pubblica nel periodo 1980-1992, durante il quale Craxi giocò un ruolo importante nella determinazione della politica economica, con particolare attenzione al quadriennio 1983-1987.

La finanza pubblica prima di Craxi

In diversi aspetti, l'Italia giunse al 1980 già esausta. Il lungo periodo di crescita del dopoguerra si era essenzialmente bloccato all'inizio degli anni '70. A fronte della riduzione nei tassi di crescita del reddito, però, le classi dirigenti dell'epoca non riuscirono, o non vollero, bloccare la crescita della spesa pubblica. La pressione fiscale rimase relativamente bassa e stazionaria fino al 1976 e crebbe leggermente durante il periodo della ''solidarietà nazionale'', ma rimase comunque sempre ben al di sotto della spesa primaria. L'aumento della spesa pubblica venne quindi finanziato con debito. L'Italia iniziò il suo cammino verso un sempre più alto indebitamento pubblico, giungendo al 1980 con un rapporto debito/PIL pari al 56,9%.

Il paese si trovò particolarmente esposto alla recessione mondiale dell'inizio degli anni '80, periodo caratterizzato da alti tassi d'interesse. Dato il livello del debito, il pagamento degli interessi iniziò a essere una parte sempre più rilevante del bilancio pubblico, nel 1980 tale componente di spesa risultò pari al 5,6% del PIL. È in questo scenario che inizia l'era Craxi.

Visto il livello raggiunto dal debito pubblico alla fine degli anni '70 l'aumento dei tassi di interesse rischiava di innescare una spirale esplosiva. Maggiore spesa per interessi causava maggiore debito, che a sua volta provocava maggiore spesa per interessi etc. Per contrastare tale dinamica era quindi necessario iniziare ad avere avanzi primari di bilancio, ossia entrate tributarie superiori alla spesa al netto di interessi. Tali avanzi dovevano essere utilizzati per pagare la maggiore spesa per interessi, stabilizzando il rapporto debito/PIL e iniziando un percorso di rientro. Non stiamo qui parlando di scelte politiche, ma di mera compatibilità finanziaria. Né gli stati né gli individui possono infatti continuare a lungo a spendere più di quello che guadagnano. Le scelte politiche dovevano invece riguardare il modo in cui raggiungere l'equilibrio di bilancio, ossia mediante quale combinazione di tagli delle varie voci di spesa e aumenti delle varie entrate.

Questo non fu quello che successe. Negli anni '80 i governi italiani imboccarono senza esitazione la via dell'irresponsabilità, abdicando completamente ai loro doveri nei confronti dei governati. In una decade il rapporto debito/PIL crebbe fino a superare il 100%. Totalmente incapaci di ridurre la spesa, i governi ad influenza craxiana fecero aumentare in forma brutale anche la pressione tributaria. Ma vediamo più nel dettaglio l'andamento dei principali aggregati di finanza pubblica.

La spesa pubblica nell'era Craxi

Durante l'era Craxi la spesa primaria continuò ad aumentare, passando dal 36,9% nel 1980 al 41,7% del 1983, restando poi intorno al 42-43% fino al 1992 (dati Istat, si veda il prospetto 1). Questi numeri però vanno valutati anche in riferimento all'andamento del ciclo economico. Il periodo 1980-1983 fu infatti caratterizato a livello internazionale da una recessione che colpì duramente anche l'Italia. Per dato tasso di crescita della spesa è logico che il rapporto spesa/PIL cresca quando il PIL si riduce (come nel 1980) o cresce poco. Incidentalmente, l'espansione della spesa durante quel periodo, la classica ricetta ''keynesiana'' per le recessioni, non sembra aver sortito grossi effetti sulla crescita.

Quando Craxi prende le redini del governo, nel 1983, ha la fortuna di trovarsi di fronte a un mutamento favorevole del ciclo internazionale. La crescita, anemica fino a quel momento, inizia a divenire robusta più o meno in tutti i paesi sviluppati. Era quello quindi il momento di iniziare il rientro dagli eccessi di spesa. Craxi e il suo governo non fecero nulla di tutto questo. Al contrario, essi accelerarono la dinamica della spesa in corrispondenza della più vivace dinamica del reddito, mantenendo invariato il rapporto spesa primaria/PIL.

Nel frattempo cresceva la spesa per interessi, indotta dai sempri più alti livelli di debito. Come conseguenza, il rapporto tra spesa totale e PIL crebbe di circa 10 punti tra il 1980 e il 1987, anno in cui Craxi cessa di essere primo ministro, collocandosi al di sopra del 50% del PIL.

Questi sviluppi ebbero effetti di lungo corso per l'economia italiana, effetti che paghiamo duramente ancora oggi. La spesa primaria in rapporto al PIL è rimasta grosso modo ai livelli a cui la portò Craxi; la flessione del periodo 1994-2000 viene in seguito "recuperata" proprio dagli eredi politici di Craxi. Gli anni di Craxi furono quindi il momento cruciale di consolidamento del potere della casta sull'economia. Fasce sempre più larghe della popolazione divennero dipendenti dalla politica per il proprio reddito e il proprio benessere. I politici espansero così in modo sostanziale il proprio potere che è oggi molto maggiore di quanto fosse alla fine degli anni '70, quanto Bettino Craxi iniziò a "cambiare" l'Italia.

La pressione fiscale nell'era Craxi

Incapaci di controllare la spesa primaria, e con una spesa per interessi in costante crescita, i governi degli anni '80 decisero di alzare in modo drammatico la pressione fiscale. Nel periodo 1980-1992 l'aumento fu di più di 10 punti di PIL, passando dal 31,4% al 41,9% (si veda il prospetto 5). Buona parte dell'aumento fu dovuto all'incremento delle imposte dirette, favorito dalla struttura progressiva dell'imposizione e dagli alti tassi di inflazione. Gli effetti di disincentivo al lavoro e alla produzione di mercato sono ovvi.

Il selvaggio aumento della tassazione portò infine a un raggiungimento di un avanzo primario. Il saldo primario fu pari a zero nel 1991 e divenne positivo nel 1992 (prospetto 1). Ma a quel punto il debito era diventato così alto che comunque la spesa per interessi portava il bilancio in disavanzo.

Il debito pubblico nell'era Craxi

Come già osservato, durante l'era Craxi la spesa (persino la sola spesa primaria) restò costantemente al di sopra delle entrate. Questo provocò un'esplosione del debito pubblico. Il rapporto debito/PIL, pari al 56,9% nel 1980, balzò al 68,9% nel 1983. In questi anni Bettino Craxi acquista rapidamente potere: un processo che si corona nei 4 anni successivi in cui fu primo ministro. Durante quei 4 anni il rapporto debito/PIL crebbe di ben 20 punti percentuali, giungendo nel 1987 al 88,5%. Come si ottenne tale incremento è presto detto. Il disavanzo di bilancio durante il periodo 1980-1992 fu in media pari al 10,8% del PIL, un livello assolutamente scandaloso. La media degli anni 1984-1987, quando Craxi fu primo ministro, fu ancor più scandalosa: 11,4%. È difficile oggi credere che si potesse essere tanto irresponsabili.

Dato il buon tasso di crescita del PIL durante il periodo, la responsabilità di questo disastroso aumento è tutta e interamente politica ed è da addebitare a Craxi in primo luogo. Avendo sperperato le proprie risorse nei periodi delle vacche grasse, il bilancio pubblico subì un altro duro colpo con la recessione dell'inizio degli anni '90. Anche se a quel punto il bilancio era vicino all'avanzo primario, il debito era ormai alimentato dalla spesa per interessi, che giunse a superare il 10% del PIL. Il rapporto debito/PIL raggiunse il 105,2% nel 1992, il 115,6% nel 1993 e il 121,8 nel 1994. È solo a partire da quell'anno che la situazione si stabilizza, in parte grazie a un aumento della pressione tributaria ma soprattutto grazie alla riduzione internazionale dei tassi d'interessi e all'agganciamento dell'Italia all'area dell'euro.

E questa è la situazione in cui siamo oggi. Il bilancio pubblico resta straordinariamente fragile. Dato l'enorme livello di debito accumulato, un incremento dei tassi d'interesse (che al momento sono a livelli storicamente molto bassi) rischia di produrre disastri per l'economia italiana.

Conclusione

L'influenza di Craxi, che ci fu, non va peraltro esagerata. Le sue politiche demenziali e irresponsabili furono possibili solo grazie alla complicità dell'intera classe dirigente dell'epoca. Essa abdicò completamente alle proprie responsabilità mettendo l'Italia su un sentiero di insolvenza: non c'era solo Craxi, c'erano de Mita e Forlani, Andreotti e Formica, De Michelis e Merloni ed Altissimo e Longo ... e la CGIL-CISL-UIL. Alla fine del periodo comparve anche Giulio Tremonti.

Grazie all'operato di costoro e dei loro soci, l'economia italiana venne trasformato in una cosa che possiamo chiamare ''socialismo per i furbi'', ossia vasta presenza statale, prebende per i potenti e i politicamente connessi, pesante tassazione per tutti gli altri. Anche se i vincoli di bilancio impedirono un peggioramento di questa tendenza negli anni '90, l'Italia si è ritrovata in una situazione di alto debito, alta spesa e alta tassazione dalla quale non è più riuscita a uscire e che ha sensibilmente ridotto il suo potenziale di crescita. Il socialismo per i furbi rimane ed ha pure acquisito il suo teorico nella persona di Giulio Tremonti.

L'argomento di chi afferma ''Craxi sarà stato anche disonesto ma ha fatto buone cose'' è quindi totalmente privo di base empirica, almeno per la politica economica. Al contrario, ciò che Craxi fece fu estremamente dannoso. Forse l'unica cosa buona che si può dire di Craxi è che non era particolarmente peggiore del resto della classe politica di quel periodo. Lui fu spazzato via da tangentopoli. Il resto della classe politica purtroppo no, e continua a far danni al paese. La visita dei vari ministri ad Hammamet è solo l'ultima testimonianza di questa tristissima verità.

125 commenti (espandi tutti)

senza contare come sono stati spesi, tutti questi soldi, ad esempio in lenzuola usa e getta di carta costate come se fossero di seta.

In buona sostanza si può ben dire che questi soldi non sono stati investiti per dare infrastrutture e servizi degni di un paese civile, ma per far arricchire i soliti noti e che anche quando si è trattato ad esempio di opere pubbliche fondamentali, sono costate uno sproposito e sono state costruite "in economia", un eufemismo per dire che sono state costruite con la sabbia.

Qui nessuno ha fatto una seria ricerca sulla composizione della spesa pubblica e sull'origine della stessa. Oggi Berlusconi parla della necessità di allungare la vita lavorativa perché il sistema pensioni non è sostenibile con l'aumento della vita media. Questo ora.

Ma allora era anche peggio. Le legislazioni partorite negli anni settanta consentivano di andare in pensione, per alcune categorie, con quindici anni di contributi, gli altri in ogni caso a cinquant'anni erano pensionabili.

Questa è l'origine principale del debito pubblico italiano perché il debito pensionistico causa il debito pubblico successivamente alle riforme permissive.

Nessuno fa ricerche approfondite in tal senso perché, sempre per convenienza politica, non conviene a nessuno dire che le colpe sono collettive. Conviene sempre cercare il capro espiatorio, che in questo caso fu Craxi, che ebbe il torto di non affrontare un problema che tutti hanno rimandato facendolo pagare alle generazioni successive.

E l'inflazione?

Mazzo 20/1/2010 - 21:06

Domenica scorsa ho letto sul Sole24Ore che a Craxi va attribuito il merito di aver combattuto con successo l'inflazione galoppante.

Non ho i dati per giudicare, ma l'articolo certamente non mi ha convinto. Cosa ne pensate?

 

Questo è l'andamento dei tassi d'inflazione nei principali paesi europei e in USA tra il 1980 e il 1987. (dati completi qui)

  1980 1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987
France 13,1 13,3 12,0 9,5 7,7 5,8 2,5 3,3
Germany 5,4 6,3 5,3 3,3 2,4 2,1 -0,1 0,2
Italy 21,8 19,5 16,5 14,7 10,7 9,2 5,8 4,7
United Kingdom 16,8 12,2 8,5 5,2 4,4 5,2 3,6 4,1
United States 13,5 10,4 6,2 3,2 4,4 3,5 1,9 3,6
                 

L'inflazione cadde in tutto il mondo dopo la recessione dell'inizio anni Ottanta. Alla fine si è accodata anche l'Italia, seppur con certo ritardo. Darne il merito a Craxi è abbastanza ridicolo (il che non significa che il Sole 24 Ore non ci provi). Immagino qualcuno darà anche il merito a Craxi dei tassi positivi di crescita del PIL. Una rapida comparazione con gli altri paesi industrializzati può rendere chiaro che Craxi fu semplicemente un miracolato del ciclo.

Questo tentativi di offuscamento, con i politici che cercano di assumersi il merito di qualunque cosa vada bene e dare la colpa ad altri di qualunque cosa vada male, sono tipici. Per questo ho concentrato il post sulla finanza pubblica. In quel campo le responsabilità sono assai più chiare ed è difficile imbrogliare le carte.

                 
                 
                 
                 
                 
               

Che i politici tendano ad acaparrarsi meriti altrui è certo, d'altra parte l'abolizione della scala mobile  fu opera sua (e poco ci mancò che saltasse grazie ai furboni del pci). Se non fosse stato preso tale provvedimento come avrebbe fatto a scendere l'inflazione?

Che i politici tendano ad acaparrarsi meriti altrui è certo, d'altra parte l'abolizione della scala mobile  fu opera sua (e poco ci mancò che saltasse grazie ai furboni del pci). Se non fosse stato preso tale provvedimento come avrebbe fatto a scendere l'inflazione?

L'inflazione, che e' un fenomeno monetario, smettendo di creare moneta sarebbe scesa lo stesso, ma probabilmente con diversi effetti collaterali: per esempio un sostanzioso aumento della disoccupazione (messe di fronte a un aumento del costo del lavoro in termini reali, anziche' solo nominali, molte imprese avrebbero chiuso), e/o una crescita del debito pubblico anche peggiore di quella che c'e' stata (cassa integrazione, lavori inutili nel settore pubblico per assorbire manodopera eccetera).

Enzo, mi permetto di dissentire. Meglio, quanto dici è (forse) possibile, ma non probabile né tantomeno evidente, anzi.

Anzitutto, Craxi non abolì il meccanismo di scala mobile (che aggiustava, con circa un anno di ritardo, i salari ai movimenti dell'indice dei prezzi al consumo). Semplicemente eliminò una-tantum 4 punti della stessa. Il meccanismo venne abolito interamente solo nel 1992. Se l'abolizione della scala mobile fosse stata necessaria per la riduzione dell'inflazione, tale riduzione sarebbe dovuta dunque avvenire dal 1992 in poi, invece iniziò ben prima (in parallelo alla tendenza internazionale ed alle azioni di politica monetaria di quasi tutte le banche centrali, come ben noto agli studiosi di quel periodo.)

Quindi, ciò che il provvedimento di Craxi consentì fu un trasferimento di reddito reale dai lavoratori dipendenti ai datori di lavoro, nient'altro. Una volta fatto questo - che si fa "istantaneamente", dato il provvedimento - il meccanismo inflattivo avrebbe potuto tranquillamente continuare imperterrito se non fosse stato per il maggior controllo dell'offerta di moneta sia da parte della Banca d'Italia (diretta allora da Ciampi) che delle altre banche centrali. L'argomento è abbastanza banale, spero non servano le equazioni ... nel processo p(t) = p(0)(1+π)t il valore di π è indipendente dal livello di p(0), eccetera ... Proprio perché, come anche tu dici, l'inflazione è anzitutto un fenomeno monetario, determinato dai tassi di crescita della quantità di moneta e del debito pubblico (e aspettative dei medesimi) in relazione al tasso di crescita del PIL un "salto" nel livello dei prezzi e/o dei salari non ha, di per se, alcun effetto sull'inflazione medesima.

Infine, non vi è alcuna ragione, né teorica né empirica, per arrivare alla conclusione da te suggerita secondo cui, in assenza di quel taglio, avremmo avuto un maggior aumento della disoccupazione e/o una (ancor maggiore!) crescita del debito pubblico. Per quanto riguarda quest'ultimo, in particolare, essendo la spesa pubblica endogena e decisa sulla base di considerazioni di political economy, si potrebbe tranquillamente sostenere che aumentò di più proprio a causa del taglio dei quattro punti di contingenza. Il meccanismo potrebbe essere stato (sottolineo il "potrebbe": il mio ragionamento è ipotetico ma, almeno, basato su ipotesi di political-economy semplici e chiare) il seguente: per compensare il lavoro dipendente della perdita secca di reddito reale che il taglio induceva, il governo potrebbe avere aumentato la spesa pubblica a favore dei lavoratori dipendenti più di quanto avrebbe fatto altrimenti! Così facendo avrebbe attenuato la ripercussione negativa sui consumi reali dei lavoratori dipendenti evitando quindi un crollo della propria popolarità fra quegli elettori.

Non ho evidenza a favore né di una tesi né dell'altra, per quanto riguarda la spesa pubblica. Ciò che è certo è che l'argomento da te avanzato non è né ovvio né, a me sembra, coerente internamente.

Quindi, ciò che il provvedimento di Craxi consentì fu un trasferimento di reddito reale dai lavoratori dipendenti ai datori di lavoro, nient'altro.

Ma io non nego questo: il fatto e' che senza questo trasferimento le imprese avrebbero trovato piu' difficile sopportare l'effetto della stretta monetaria che soffoco' l'inflazione. A questo punto avrebbero chiuso o ristrutturato, spingendo verso l'alto la disoccupazione; e questo avrebbe creato una pressione politica sul governo perche' "facesse qualcosa". Secondo te come avrebbe reagito il governo? Secondo me avrebbe ulteriormente espanso la spesa pubblica per creare posti di lavoro fittizi nel settore pubblico (o per prepensionare parte dei dipendenti per far spazio a nuove assunzioni); e per finanziarla si sarebbe trovato a dover decidere tra creazione di moneta (e addio disinflazione), aumenti immediati del carico fiscale (con effetti recessivi,  e per giunta creando malumore nell'elettorato) e maggiore indebitamento. Io credo avrebbe scelto quest'ultimo.

essendo la spesa pubblica endogena e decisa sulla base di considerazioni di political economy, si potrebbe tranquillamente sostenere che aumentò di più proprio a causa del taglio dei quattro punti di contingenza. Il meccanismo potrebbe essere stato (sottolineo il "potrebbe": il mio ragionamento è ipotetico ma, almeno, basato su ipotesi di political-economy semplici e chiare) il seguente: per compensare il lavoro dipendente della perdita secca di reddito reale che il taglio induceva, il governo potrebbe avere aumentato la spesa pubblica a favore dei lavoratori dipendenti più di quanto avrebbe fatto altrimenti!

Mah, forse, ceteris paribus, ma la mia ipotesi e' che il mancato trasferimento di risorse avrebbe peggiorato i livelli occupazionali.

Comunque, giusta o sbagliata che sia, quest'assunzione era considerata verosimile tra economisti che all'epoca erano divenuti influenti a sinistra, come appunto Franco Modigliani (ai cui articoli mi riferivo in un commento di qualche giorno fa). Perche' poi una cosa va ricordata: quest'operazione non sarebbe mai passata senza l'acquiescenza di fatto (al di la' degli sdegni verbali) del PCI e della CGIL. Luciano Lama gia' verso la fine del 1977 aveva rinnegato la tesi operaista ("sraffiana" in origine, via Claudio Napoleoni) del "salario come variabile indipendente", e imboccato la strada della compatibilita' in cambio di garanzie occupazionali (la famosa "svolta dell'EUR"). Nelle parole del sito della CGIL:

A crisi politica aperta la Federazione Cgil, Cisl, Uil riunisce a Roma un'assemblea dei consigli generali e dei delegati che approva un documento programmatico (la cosiddetta piattaforma dell'Eur) che prospetta una politica salariale coerente con le compatibilita' di politica economica, purche' come contropartita venga attuata una credibile politica per l'occupazione e per le riforme.

A parte l'errore ortografico su "accaparrarsi" , grazie mille per la spiegazione ottima. Si noti però che gli sdegni verbali si sono tradotti in un referendu promosso da PCI (e CGIL indirettamente).

A parte l'errore ortografico su "accaparrarsi" , grazie mille per la spiegazione ottima. Si noti però che gli sdegni verbali si sono tradotti in un referendu promosso da PCI (e CGIL indirettamente).

Si, ma non credere che far passare quella svolta nelle fabbriche sia stata una passeggiata: mica Berlinguer e Lama erano nella posizione di Deng Xiaoping, che in caso di proteste poteva metter mano ai carri armati. E da parte operaista non tutti erano miti bibliotecari come il loro ideale caposcuola Piero Sraffa: Luciano Lama fu soggetto a durissime contestazioni in piazza gia' nel 1977; Gino Giugni fu gambizzato nel 1983 dalle BR, ed Ezio Tarantelli, che per conto della CISL stese l'accordo dell'84 e non a caso era un protégé di Franco Modigliani, fini' assassinato l'anno seguente (cosi' come Massimo D'Antona e Marco Biagi nel decennio successivo). Chi ha visto il film "La meglio gioventu'" di Marco Tullio Giordana riconoscera' qui le origini del personaggio di Carlo, l'economista ex-sessantottino della Banca d'Italia che finisce nel mirino della "lotta armata".

Il PCI tra fine anni '70 e primi anni '80 era sotto enorme pressione perche' temeva di perdere lo status, vero o presunto, di principale rappresentante dei lavoratori, ed era lacerato da uno scontro sotterraneo tra la linea dei cosiddetti "miglioristi" (a cui appartenevano tra gli altri lo stesso Lama e l'attuale Presidente della Repubblica) e quella tradizionalista, ma ancora maggioritaria nel partito, di Enrico Berlinguer, che cercava di conciliare democrazia politica e trasformazione in senso socialista del'economia attraverso il perseguimento di un'egemonia di tipo gramsciano sulle "componenti popolari socialista e cattolica" (che secondo i canoni del "compromesso storico" avevano come rispettivi referenti un PSI "demartiniano" e la sinistra DC). C'erano poi anche altre correnti minoritarie, come il filosovietici di Cossutta, che pero' ormai avevano scarso peso politico. Il referendum sulla scala mobile fu un'estremo tentativo dei berlingueriani di recuperare spazi politici che si stavano chiudendo soprattutto per ragioni legate all'economia mondiale, legate appunto alla fine del periodo di alta inflazione che ora imponeva restrizioni ai salari nominali e non solo a quelli reali; e la sua sconfitta, quasi coincidente con la morte di Berlinguer, segno' l'inizio della fine del progetto berlingueriano (concentrato sugli aspetti politici e ignorante di quelli economici) e dopo qualche anno dello stesso PCI. Craxi di tutti questi cambiamenti epocali non fu certo il motore e men che meno un'iniziatore: si tratto' solo di un abile e assai corrotto opportunista che ne approfitto' per arraffare potere personale e quattrini.

Purtroppo non ho letto i commenti che seguono e probabilmente ripeto qualcosa (nel caso mi scuso), tuttavia qualcosa vorrei aggiungerla.  Berlinguer lottò contro C perchè C, dopo aver tentato una alleanza con il PCI che non adnò in porto (se non ricordo male) divenne un avversario abbastanza pericoloso per il PCI di allora e la sua linea politica francamente fallimentare; C si era messo in testa di rompere l'asse DC PCI (che bloccava la politica italiana di allora) e stava per risucirci. Inoltre prendeva in mano un partito che aveva avuto risultati fallimentari e che era stato alquanto subalterno al PCI stesso.

Che C sia un delinquente è pacifico, d'altra parte dubito che si possa dire che qualcuno, all'epoca, non facesse quadrare i conti del partito ricorrendo a finanziamenti più o meno illeciti (non che questo tolga resposnabilità a nessuno, sia chiaro). quando C pronunciò il suo famoso discorso alla camera nessuno si alzò e, altrettanto interessante in questo senso è il suo interrogatorio con Di Pietro che si può ascoltare integralmente su You tube. Inoltre il PSI era al governo dal 63 e dubito che i colleghi di governo non avessero idea. Probabilmente loro (il PSI) lo fecero o di più o peggio. Il fatto che lo facessero tutti non migliora la posizione di C, ma senz'altro permette di valutarla in modo diverso. Ciò nonntoglie che, secondo me, sia stato meno grave di prendere soldi dall'URSS (che pareva ci puntasse solo che dei missili contro).

Detto dei demeriti personali io penso però che la linea politica abbia portato delle novita (niente di rivoluzionario, però innovativo si) interessanti (considerati anche i soli 3 anni di governo) tra cui l'atlantismo autonomista unito alla capacità di imporsi contro gli amerikani a sigonella (anche se questo mi auguro l'avrebbero fatto tutti), le battaglie laiche insieme ai radicali sul divorzio*, il rinnovamento dei patti lateranensi,oltre al buon rapporto con i sindacati, e alla lotta alla mafia portata avanti da martelli e falcone; quando moro fu rapito C fu l'unico a dire di trattare mentre da una parte il pci non poteva farlo per motivi di opportunità e la dc non lo fece probabilmente per opportunismo. Ricordo poi il discorso di martelli nell'82 a proposito delle necessità di una politica che unisse merito e bisogni , argomento riecheggiato nei discorsi e nei programmi dei partiti di sinistra europi degli anni 90. In italia poi, quando un discorso simile è stato fatto da veltroni nel 2007 al lingotto, sembrava avessimo scoperto l'america.

E' pensando a questo che direi che se non un innovatore epocale C è stato almeno un innovatore "locale" (nel senso matematico del termine ) per la politica italiana, con tutto che è stato pure un corrotto condannato in via definitiva che ha intascato una valanga di denaro.

(quasi) sicuro di aver ripetuto qualcosa (spero non tutto), scusandomi per la forma "un po' così" e sperando di non assomigliare troppo a quei personaggi che sostengono che craxi sia stato perseguitato e che dietro ai processi c'erano cia mossad e chi più ne ha più ne metta vi saluto.

 * errata corrige, volevo scrivere aborto invece di divorzio

 

 

 

l'atlantismo autonomista unito alla capacità di imporsi contro gli amerikani a sigonella

 

su questo punto segnalo un interessante articolo sulla stategia di BC

le battaglie laiche insieme ai radicali sul divorzio

La legge Fortuna-Baslini che introdusse il divorzio nell'ordinamento italiano è di fine 1970. La sconfitta del referendum abrogativo promosso dalle forze clericali è del maggio 1974. Craxi divenne segretario nel luglio 1976. Come milioni di altre persone era nel campo laico, ma i suoi meriti specifici mi sfuggono. In compenso

il rinnovamento dei patti lateranensi

fu sicuramente opera sua, con l'introduzione dell'insegnamento religioso nella scuola materna e l'istituzione dell'8 per mille. In effetti Francesco Forte ha scritto un articolo che mostra in modo molto chiaro il modo di ragionare di quella classe politica. Che è, in soldoni: io (politico) regalo a te dei soldi pubblici e tu mi devi essere fedele e riconoscente. Forte ha incluso i cattolici tra le categorie che dovevano fedeltà e riconoscenza a Craxi, anche se sarebbe più corretto parlare di gerarchie vaticane.

Il modo ripugnante di ragionare della gente come Forte a questo punto mi è chiaro. Il tuo, Guido, lo è molto meno. Come fai a dare il merito a Craxi di aver, al tempo stesso, operato per la laicità dello stato e per sabotarla?

errata corrige: mi scuso, ma ho avuto un lapsus. al posto di divorzio intendevo scrivere aborto... il bello è che le date le conosco anche....

tra cui l'atlantismo autonomista unito alla capacità di imporsi contro gli amerikani a sigonella

Spieghereste ad uno che era piccolo all'epoca e ha solo letto ricostruzioni quale sarebbe il merito di aver permesso la fuga ad un terrorista internazionale corresponsabile della morte di un disabile?

Vincenzo, ottimo modo di impostare la domanda. Se fatte bene le domande avvicinano alla risposta.

 

Ha un vago sapore di presa in giro ma è troppo raffinata per coglierla...

Sto rileggendo i commenti per finire con Sandro un articolo addizionale sul grande truffatore.

Il commento di Marco al tuo non intendeva essere una presa in giro, ne sono certo. Anzi, intendeva essere favorevole. Credo volesse dire che, se la domanda viene impostata correttamente, come fai tu, allora il comportamento di Craxi a Sigonella è solo criminale, altro che "atlantismo indipendente" o come diavolo lo chiamano i suoi apologeti.

 

Vincenzo, ha ragione Michele...mi era sfuggito il tuo commento di risposta, ma intendevo darti ragione.

A parte l'errore ortografico su "accaparrarsi" , [...]

Curiosita': dov'e'? Nemmeno con Find lo trovo!

Curiosita': dov'e'? Nemmeno con Find lo trovo!

Guido parlava del suo commento del 25 gennaio.

nel mio primo commento manca una c....

Se questo non prova che nFA e' un blog di nerds (io per primo) non so cosa lo possa provare!!

:-)

Sandro, aggiungerei che sulla dinamica del rapporto debito-pil tra l'80 e l'83 pesò soprattutto l'azione di Volcker nell'estirpare l'inflazione, che generò tassi reali fortemente positivi e crescenti. Ne ho accennato da me.

Grazie Mario, questo supplementa la risposta precedente sull'inflazione (questo è il post di Mario).  Bisogna dire che ai tempi era già iniziata la strategia del ''far finta di governare''. La ''sconfitta dell'inflazione'' venne imputata al ''decreto di San Valentino'' (i più vecchi ricorderanno) che ridusse di 4 punti uno scatto di scala mobile. Oggi è difficile immaginare che qualcuno creda a queste cose.

Porcaccia miseria, ho letto solo ora il pezzo Sole24Ore linkato da Mazzo. L'inizio dice tutto:

Un obiettivo centrato in pieno: la disinflazione. Un altro mancato ma non trascurato: l'aggiustamento dei conti pubblici.

Mancato e non trascurato eh? E io che credevo che Orazio Carabini fosse persona seria. Mamma mia.

Io il pezzo che citate l'ho letto Domenica mattina, dopo la dolce slinquata delle prime due pagine. Sinceramente il pezzo mi era parso il solo esercizio di equvicinanza....però il dato sull'inflazione l'ho preso per buono, ho pensato fosse vero. E invece era tutto una sola. Ma come può essere controverso un punto che è collegato ad una banale accertazione di un'asserzione di fatto?

Voglio dire Sandro: se ti sforzi, non trovi ragioni di nessun tipo per giustificare la tesi che Craxi abbia riportato l'inflazione sotto controllo?

 

Voglio dire Sandro: se ti sforzi, non trovi ragioni di nessun tipo per giustificare la tesi che Craxi abbia riportato l'inflazione sotto controllo?

Ma perche' si dovrebbe dare a Craxi il merito di una disinflazione comune a tutti i paesi industrializzati, e dovuta a una decisione della FED di Volcker? In realta', quello che i governi dell'era Craxi fecero fu di usare la disinflazione per aumentare la spesa pubblica in termini reali, invece di ridurla in termini nominali come la situazione avrebbe richiesto. In altri termini: visto che il valore reale del debito pubblico non era piu' eroso dall'inflazione, non ridurre il deficit di bilancio porto' a un'esplosione del rapporto debito/PIL.

Voglio dire Sandro: se ti sforzi, non trovi ragioni di nessun tipo per giustificare la tesi che Craxi abbia riportato l'inflazione sotto controllo?

Non sono Sandro, ma la risposta è "NO".

L'inflazione la portarono sotto controllo i banchieri centrali, da Volcker a Ciampi, con l'aiuto della globalizzazione. Infatti, tutto quanto sappiamo della relazione fra debito pubblico ed inflazione (ossia, la vecchia ma sempre buona "semplice aritmetica monetarista" di Tom Sargent e Neil Wallace o la sua versione contemporanea, opera di Leeper, Sims e Woodford) suggerisce che aumentare il debito pubblico genera inflazione. Quindi Craxi&Co non hanno lottato contro l'inflazione ma l'hanno fatta diminuire meno di quello che sarebbe diminuita comunque.

Il mito di Craxi che "riporta l'inflazione sotto controllo" si basa sul taglio dei punti di scala mobile ed il referendum sulla medesima. Entrambe furono due, ben azzeccate, mosse politiche condotte all'unico fine (commendevole oltre che razionale da parte sua) di indebolire PCI e sindacato, CGIL in particolare. Ci riuscì, ma con l'inflazione non c'entra nulla.

Ora, spero qualcuno che non ha capito cosa sia l'inflazione non attacchi un thread di una settimana sulla "spirale inflazionistica prezzi-salari-costi". Non c'entra nulla. C'era un conflitto sulla distribuzione del reddito del settore privato, conflitto che si trascinava come coda di quello post-1969? Certo, c'era. La scala mobile era uno strumento usato da sindacati e lavoratori dipendenti per combattere quel conflitto? Certamente. Togliendogliela Craxi ha indebolito la "classe operaia" (mmmh...), il sindacato e, politicamente, il PCI che aveva deciso di appoggiare l'intoccabilità della scala mobile? Certamente. Questo ha permesso un recupero della profittabilita' aziendale, almeno in certi settori? Certamente. Ma non ha NULLA a che fare con fermare l'inflazione. L'inflazione puoi fermarla ed allo stesso tempo aumentare la quota di lavoro nel reddito nazionale, se proprio vuoi. La relazione causa-effetto esiste solo per i confusi.

Augh, ho detto e non ci ritorno.

L'inflazione la portarono sotto controllo i banchieri centrali, da Volcker a Ciampi, con l'aiuto della globalizzazione. 

Up to a point, I would say. Ricordiamoci che all'epoca Bankitalia non era ancora indipendente (si dovrà aspettare il 1992 per questo) e i tassi d'interesse li stabiliva d'accordo con il Ministero del Tesoro. Quindi qualche co-responsabilità per la riduzione, o la non-troppo-forte riduzione, dell'inflazione il governo ce l'aveva.    

Corretta puntualizzazione. Però la vulgata che ho scoperto essere accettata in Italia è che i meriti di Craxi nella lotta all'inflazione derivarono dal taglio della scala mobile, non dal non essersi opposto al rigore monetario della Banca d'Italia. La quale peraltro aveva comunque già acquisito un notevole grado di autonomia, dato che grazie al cosidetto ''divorzio'' del 1978 non era più obbligata a finanziare con espansione monetaria qualunque aumento del debito pubblico.

Questa storia della scala mobile e dell'inflazione è interessante come episodio di storia del pensiero e forse varrà la pena tornarci. Non è solo un problema di manipolazione, c'è genuina ignoranza. Sul giornale più anticraxiano del momento, il Fatto Quotidiano, leggiamo oggi il seguente pezzo di Gianni Barbacetto:

Se la congiuntura fortunata non è un merito, Craxi può però rivendicare il successo ottenuto nella politica di rientro dall’inflazione. Era al 15 per cento nel 1983, è sotto il 5 nel 1987, quando Bettino è costretto a lasciare Palazzo Chigi.
Il blocco della scala mobile e, più in generale, delle indicizzazioni diffuse, ottiene risultati evidenti. Che non sarebbero però stati così clamorosi senza una fortunata concausa esterna: il crollo del prezzo del petrolio, che da 40 dollari al barile precipita nel biennio 1985-86 sotto i 20 dollari al barile.

Questo in un contesto comunque molto critico verso Craxi. Barbacetto, e tutti gli altri, danno per scontato che esista un chiaro legame tra indicizzazione e inflazione, e che il limitato intervento sulla scala mobile (che, è bene ricordare, venne interamente abolita solo nel 1992) fu causa primaria della discesa dell'inflazione. Mi spiace, ma le cose sono assai meno chiare. Non sono esperto di questo tema, ma che io sappia né dal punto di vista teorico né dal punto di vista empirico risulta ovvio che l'indicizzazione sia causa primaria di inflazione. L'inflazione venne sconfitta, in Italia e nel resto del mondo, dalla stretta monetaria, che è un fattore che Barbacetto nemmeno considera.

Non sono esperto di questo tema, ma che io sappia né dal punto di vista teorico né dal punto di vista empirico risulta ovvio che l'indicizzazione sia causa primaria di inflazione. L'inflazione venne sconfitta, in Italia e nel resto del mondo, dalla stretta monetaria, che è un fattore che Barbacetto nemmeno considera.

Franco Modigliani, in un saggio scritto con TPS (!) e in uno successivo con Jacques Drèze, argomentava che in economie aperte completa indicizzazione, stabilita' dei prezzi e alti livelli occupazionali sono simultaneamente incompatibili. Questo perche' senza misure restrittive della domanda aggregata di severita' tale da causare alta disoccupazione si verificano deficit della bilancia dei pagamenti che portano a svalutazioni, e queste a loro volta provocano aumenti di prezzo.

Poi una cosa va detta: una stretta monetaria della stessa intensita' ma senza riduzione dell'indicizzazione avrebbe avuto ripercussioni molto piu' pesanti sulle imprese, riducendo il ritorno sul capitale e percio' scoraggiando gli investimenti: questo avrebbe ridotto lo spazio di manovra nel livello della stretta monetaria.

Un altro effetto positivamente disinflattivo della de-indicizzazione e' stato quello di diminuire la "disposable income" nelle tasche dei lavoratori dipendenti per consumi non strettamente necessari, rendendo cosi' piu' elastica la domanda di beni e servzi e disincentivando i produttori dall'aumentare i prezzi.

OK, lo so che il mio e' un punto di vista piu "asiatico" che amerikano, ma mi ha sempre convinto molto di piu' un capitalismo sette/ottocentesco basato sulla buona vecchia accumulazione di capitale che uno alimentato da consumi crescenti...

Corretta puntualizzazione. [quella di Saltwater, NdMB]

No, mi dispiace, non corretta. Anzi, non vedo un filo di evidenza a favore. Anche perché il ministro del tesoro al tempo era Goria, uno che giustamente ritraevano con la faccia vuota perché contava come il due di coppe quando briscola è a bastoni ...

Non ho davvero tempo di entrare nei dettagli (parte dei quali metti tu stesso, Sandro: in quegli anni nasce la letteratura su central bank independence e l'Italia è da tutti usata come esempio di CBank altamente indipendente ... chiedere lumi all'attuale Rettore della Bocconi!) ma così non è. Basta leggersi i giornali dell'epoca per vederlo. Eppoi, insisto, standard monetarist arithmetic suggerisce che la crescita di spesa pubblica attuata da quei governi fosse inflattiva. Infatti, proprio per quello la diminuzione dell'inflazione in Italia è minore che nel resto d'Europa.

Come già osservato, durante l'era Craxi la spesa (persino la sola spesa primaria) restò costantemente al di sotto delle entrate. Questo provocò un'esplosione del debito pubblico.

Al di sopra, giusto? Non si sa mai qualcuno ti citi selettivamente...

Grazie mille per la segnalazione Luca, ho corretto il pezzo.

Esse abdicarono completamente alle proprie responsabilità mettendo l'Italia su un sentiero di insolvenza:

L'insolvenza è un rischio reale? E' possibile un default per l'Italia?

La risposta breve è no.

La risposta più lunga è che il default può diventare una possibilità se si verifica un brusco (nel senso di rapido, non nel senso del famoso blogger di papozze) aumento dei tassi d'interesse reali. Per esempio, se all'improvviso i tassi crescono del 5%, con un rapporto debito/PIL del 120% questa conduce alla fine, una volta rinnovato tutto il debito in scadenza, a un incremento del 6% del PIL della spesa per interessi. A quel punto o aumenti le tasse del 6% del PIL, che è una mazzata durissima e non è chiaro che sia politicamente sostenibile, o diminuisci la spesa (idem con patate) o il debito inizia a crescere spontanemente; questa, by the way, fu la situazione che lasciò Craxi al termine del suo governo. Se non si fa qualcosa per bloccare la crescita del debito alla fine arriva il default. Questo scenario viene considerato altamente improbabile dai mercati, infatto al momento i tassi di interesse sul debito a lungo (che dovrebbero incorporare un premio al rischio legato alla possibilità di default) sono bassissimi. Ossia, i mercati sono convinti che non ci sarà un aumento brusco dei tassi e/o che se avvenisse l'Italia reagirebbe come ha fatto nel 92-93 con misure draconiane di finanza pubblica (cioè, finalmente i politici farebbero le cose impopolari necessarie piuttosto che mandare il paese, e loro con lui, a ramengo). L'Italia, questa è la scommessa dei mercati, dovrebbe essere capace di continuare a trascinarsi penosamente, senza grossa crescita ma comunque in grado di servire il debito. 

Sui meriti di Craxi relativi all'inflazione sono completamente d'accordo con quanto hanno detto Enzo e Michele, quindi non ripeto.

Re(1): Aramengo

ne'elam 21/1/2010 - 17:50

cioè, finalmente i politici farebbero le cose impopolari necessarie piuttosto che mandare il paese, e loro con lui, a ramengo.

Locuzione quanto mai appropriata visto che, come ci ricorda wiki,

in passato Aramengo è stato a lungo deputato come luogo di confino e soggiorno obbligato per i condannati di reati relativi al patrimonio, segnatamente i fallimenti. La parola Aramengo deriva da un'espressione tardo latina utilizzata per designare un allontanamento dalla città, cioè condannare qualcuno ad andare ad ramingum, lontano. Da ciò è nata la popolare locuzione lombardo-piemontese e anche il paese omonimo, che era il borgo più lontano da Asti, centro dell'antico Gran Ducato, e quindi ottimamente preposto a ricevere gli insolventi.

Si ma il brusco aumento di tassi d'interesse avviene proprio quando il mercato percepisce un elevato rischio di default. No per altro.

Riguardo il 92-93, non mi ricordo misure draconiane di finanza pubblica. Piuttosto mi ricordo misure drastiche di politica monetaria dove la lira e' stata dimezzata di valore. 

Adesso c'e' l'euro. Something has got to give.

Riguardo il 92-93, non mi ricordo misure draconiane di finanza pubblica.

Niente di eclatante, ma bloccarono la crescita mostruosa delle pensioni. Fu Amato, overnight. L'unica vera "riforma" del sistema pensionistico italiano si fece di sorpresa a causa di una drammatica emergenza. Consistette in un puro e semplice taglio (e.g. delle famose baby-pensioni per statali). Venne, infatti, a sigillare la fine di due decenni di abuso della spesa pubblica e delle pensioni per comprare voti. Craxi, a quel punto, era solo storia giudiziaria ...

E la patrimoniale del 6% sui depositi a risparmio? Non so quanto abbia reso ma piu' eclatante di cosi' non so.

Non so quanto sia affidabile questo sito, ma quello che c'è scritto coincide con quello che ricordo. Tra le altri eventi del 1992:

30 maggio: All'assemblea annuale della Banca d'Italia il governatore Carlo Azeglio Ciampi chiede al futuro governo di avviare immediatamente il risanamento della finanza pubblica con una manovra da 30.000 miliardi per il '92, e una da 100.000 per il '93.

10 luglio: il governo vara una manovra economica da 30.000 miliardi per risanare il disavanzo dello Stato.

20 luglio: Ciampi ritiene la manovra economica del governo "necessaria, ma ancora insufficiente". 


31 luglio: firma dell'accordo sul lavoro fra il governo Amato e i sindacati confederali (CGIL-CISL-UIL), viene abolita la scala mobile, bloccati i salari fino a tutto il 1993 in cambio di un forfait di 20.000 lire al mese, aumentate le tasse sugli scatti retributivi maggiormente elevati.

 

1 settembre: il ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio chiede altri 10.000 miliardi per la manovra finanziaria al fine di compensare il maggior costo del debito causato dal livello record degli interessi.

 

7 settembre: stop alle pensioni baby: i dipendente statali non potranno più andare in pensione dopo soli vent'anni di servizio.

 

13-17 settembre: crisi finanziaria (svalutazione della lira e successiva uscita dallo SME, il sistema monetario europeo), per arginarla il governo Amato è costretto a varare una legge finanziaria da 100.000 miliardi (aumento dell'età pensionabile, aumento dell'anzianità contributiva, blocco dei pensionamenti, minimum tax, patrimoniale sulle imprese, prelievo sui conti correnti bancari, introduzione dei ticket sanitari, tassa sul medico di famiglia, imposta comunale sugli immobili (Ici), blocco di stipendi e assunzioni nel pubblico impiego, privatizzazioni ecc.).

 

 

29 ottobre: con quattrocento voti favorevoli quarantasei contrari e diciotto astenuti, la Camera dei deputati approva in via definitiva la ratifica del trattato di Maastricht, che, in vista della futura unione monetaria europea, vincola gli Stati a dei rigorosissimi parametri di finanza pubblica (inflazione, deficit/pil, deficit annuale/pil annuale).

In effetti guardando i dati si vede proprio l'impatto di finanza pubblica.

Il bilancio primario (la differenza tra gov revenues e expenditures) va da una media del -2.5 nel decennio antecedente il 1992 a una media del +4.0 nel decennio sucessivo. Si vede proprio come la spesa pubblica viene contenuta e come la pressione fiscale aumenta notevolmente e rimane sostenuta.

Il calo sostanziale degli interessi sul debito avviene invece almeno 5 anni dopo (ma questo per l'arrivo dell'euro e non certamente per la drastica svalutazione della lira nel 1992).

Esattamente. Perché solo io non riesco mai a mettere figure così belle? Tra l'altro, la figura non fa completa giustizia della riduzione della spesa per interessi, data la scala verticale. Nel periodo di approccio all'euro si è praticamente dimezzata, risparmiando un 5% di PIL. Non voglio nemmeno pensare a cosa poteva succedere senza l'ingresso nell'euro.

By the way, visto che qualcuno si trastulla ancora nell'idea che i governi di centrodestra abbiano limitato nel passato o possano limitare nel futro la spesa, invito tutti a guardare bene l'andamento della linea rossa nel periodo 2001-2006, così come la differenza tra entrate e spese primarie.

Sul tema, phastidio ci riporta un contributo di Franco Bruni: “Sul piano del deficit e del debito, l’Italia è avviata su un sentiero non sostenibile nel lungo periodo”

Puoi contare che neppure la crudezza delle incontestabili cifre che attestano gli esiti del craxismo per la finanza pubblica ti eviteranno accuse e contestazioni dai sacerdoti del martire di Hammamet.

E d'altronde se non contestassero, smentirebbero se stessi e la politica che stanno conducendo che è di gran lunga peggiore e più inefficace di quella di craxi. Come i risultati dimostrano.

Ho un dubbio: qual'e' il modo migliore di confrontare i mega-deficit dell'era di Craxi in presenza di elevata inflazione con i deficit odierni con bassa inflazione?  In prima approssimazione mi sembra che i numeri da confrontare dovrebbero essere il valore del deficit meno l'inflazione, o e' qualcosa di piu' complesso?  Col debito al 100% del PIL mi sembra che se il deficit e' uguale all'inflazione l'anno successivo il rapporto debito/PIL rimane al 100%, quindi il deficit reale potrebbe essere definito zero.

La mia impressione e' che i deficit dei tempi di Craxi rimangono indifendibili (come conferma l'esplosione del rapporto debito/PIL), ma dobbiamo preoccuparci seriamente anche dei deficit degli ultimi anni, in particolare il 2009, che in presenza di bassa inflazione sono in termini reali comparabili a quelli, orrendi, dei tempi di Craxi.

Alberto, non vorrei dire castronerie, ma il rapporto deficit/PIL non e' indipendente dall'inflazione, proprio per come e' stato costruito?

In sostanza, se quest'anno ho un debito di 100 con l'inflazione al 10, l'anno prossimo (se non aumento il debito) questo sara' di 110 rapportato a oggi. Se non ragiono cosi' occorre tener presente l'inflazione nel rapporto deficit/PIL, se no e' incluso, no?

 

ma il rapporto deficit/PIL non è indipendente dall'inflazione, proprio per come è stato costruito?

Esatto. È il rapporto fra due grandezze nominali, quindi misura in ogni momento la quantità di beni reali che "devi" a chi possiede il debito.

Ora, ricordarsi una cosa importante: inflazione/deflazione hanno effetti diversi sul burden del debito.

- Se dato un certo rapporto D/PIL arriva inflazione, il PIL nominale cresce mentre il valore nominale del debito ESISTENTE non cresce. Crescono (se si aggiustano rapidamente) i tassi nominali d'interesse che si pagano sul medesimo. Se si ha molto D "a lunga" con tassi nominali fissi, l'inflazione è una maniera rapida per far "sparire" il debito, svalutandolo di fatto. Ovviamente, se il debito è tutto a breve i tassi nominali si aggiustano e non cambia nulla, o fa anche peggio.

- Se, sempre per un dato D/PIL, arriva deflazione, allora sono c...i amari. Il tasso nominale è difficile che scenda sotto zero, sembra. Il PIL nominale, invece, decresce, quindi il rapporto D/PIL aumenta da solo! Ossia, il valore nominale del debito rimane fisso, mentre il valore nominale del PIL cala (per effetto deflazione). Quindi diventa sempre più complicato, in termini reali, servire il debito o ripagarlo. La deflazione è una bestia pericolosa per paesi molto indebitati ...

- Se, sempre per un dato D/PIL, arriva deflazione, allora sono c...i amari. Il tasso nominale è difficile che scenda sotto zero, sembra. Il PIL nominale, invece, decresce, quindi il rapporto D/PIL aumenta da solo! Ossia, il valore nominale del debito rimane fisso, mentre il valore nominale del PIL cala (per effetto deflazione). Quindi diventa sempre più complicato, in termini reali, servire il debito o ripagarlo. La deflazione è una bestia pericolosa per paesi molto indebitati ...

Non solo per i paesi, ovviamente: anche per gli individui. Non a caso nell'America del XIX secolo i piu' forti oppositori del Gold Standard (e sostenitori del bimetallismo, che grandemente facilitava la creazione di moneta) erano gli indebitatissimi agricoltori del Midwest. Da qui la retorica della "crocifissione del genere umano su una croce d'oro" da parte di William Jennings Bryan, e secondo alcuni anche la "road of yellow brick" (cioe' di lingotti d'oro) nel "Mago di Oz", in cui la metafora comprenderebbe panici finanziari (tornados), banchieri newyorchesi (la Strega Cattiva dell'Est) che opprimono la gente comune (i Munchkins), ruolo salvifico del'argento sottratto alle loro grinfie (scarpette d'argento precedentemente controllate dalla suddetta strega), Citta' di Smeraldo (greenback), e invocata alleanza populista tra operai (Boscaiolo) e agricoltori (Spaventapasseri). C'e' persino un Mago di Omaha, Nebraska, ma per vincoli di natura temporale e' improbabile si possa trattare di Warren Buffett :-)

Alberto, non vorrei dire castronerie, ma il rapporto deficit/PIL non e' indipendente dall'inflazione, proprio per come e' stato costruito?

In sostanza, se quest'anno ho un debito di 100 con l'inflazione al 10, l'anno prossimo (se non aumento il debito) questo sara' di 110 rapportato a oggi. Se non ragiono cosi' occorre tener presente l'inflazione nel rapporto deficit/PIL, se no e' incluso, no?

Credo che tu abbia ragione, ma c'e' qualcosa che devo approfondire, forse la quantita' giusta da confrontare non e' deficit in % del PIL meno inflazione ma deficit totale meno spesa per interessi sul debito, che forse si chiama deficit (o avanzo se di segno opposto) primario. Non ho tempo di approfondire ora.

Complimenti pe rla lucidità e rigore dell'esposizione. Sembra incredibile, ma neppure su questo si riesce a ragionare serenamente. Ho scritto un piccolo post semiserio sull'argomento e mi sono beccato pure degli insulti.

Siamo messi male, se neppure cifre incontrovertibili come quelle illustrate dal Prof. Brusco diventano "patrimonio comune" degli italiani.

Un sorriso economicomico

 

C.

Quelli di Craxi sono anche gli anni in cui si abbandona ogni logica di sviluppo del Meridione basata su interventi centralistici (la mitica Cassa del Mezzogiorno, poi trasformata solo di nome in Agenzia per il Mezzogiorno), ma tutto sommato con obiettivi mirati, per una trasfusione di denaro pubblico senza precedenti, ma soprattutto senza logica.

Sono di quegli anni le leggi 64/86 (con cui è stato costruito lo stabilimento Melfi della FIAT), la legge 44/86 (legge De vito sull'imprenditoria giovanile), oltre alla mitica L. 219 sulla ricostruzione post terremoto. Solo la L. 219 è costata (circa) 32 miliardi. Di euro. Peccato che si continui a batter cassa...

Sono quelli gli anni in cui quel fiume di denaro (dei cittadini del nord) arrivava nel Meridione e veniva distribuito fra i mandarini locali, memorabili erano le cene al Ristorante La Sagrestia di Napoli a base di aragoste e champagne, con Cirino Pomicino, De Lorenzo  e compagnia cantante. A Natale i Rolex d'oro giravano come trottole, un appaltino non si negava a nessuno.

I guasti morali, oltre che economici sono ancora sotto i nostri occhi: non si "cerca un lavoro" lo si chiede alla politica. Che magari te lo trova pure il lavoro, ma lo fa pagare a chi lavora per davvero.

Il post è veramente illuminante, ed è utile anche per razionalizzare i ricordi di chi all'epoca dei fatti era già adulto.

Mi piacerebbe anche un'analisi "micro" per completare il quadro. Ad esempio in quegli anni si decise l'uscita della Italia dal nucleare civile. Senza volere entrare nella disputa "nucleare si - nucleare no" è un fatto che ci sono molti modi di implementare in concreto una simile decisione politica.

Ad esempio in Svezia la decisione fu presa nel 1980, ma il primo reattore (Barseback 1) fu chiuso nel 1999, alla fine della sua vita utile. Da allora nessun nuovo reattore è stato costruito in Svezia, ma quelli già in esercizio saranno sfruttati finchè i vincoli di sicurezza lo permetterano, e successivamente smantellati e rimpiazzati da altre fonti di energia. Eppure anche in Svezia c'erano al governo i socialisti di Olof Palme...

In Italia invece praticamente dalla sera alla mattina furono chiuse centrali perfettamente funzionanti e che probabilmente sarebbero oggi ancora in esercizio. Questo volle dire affrontare il grosso delle centrali, cioè costruzione e smantellamento, senza peró beneficiare della produzione di elettrictà a fronte di bassi costi di esercizio. Ritengo che questo abbia avuto un impatto significativo sull'economia del paese.

Immagino ci siano altri casi che sarebbe utile approfondire.

 

In Italia invece praticamente dalla sera alla mattina furono chiuse centrali perfettamente funzionanti e che probabilmente sarebbero oggi ancora in esercizio. Questo volle dire affrontare il grosso delle centrali, cioè costruzione e smantellamento, senza peró beneficiare della produzione di elettrictà a fronte di bassi costi di esercizio. Ritengo che questo abbia avuto un impatto significativo sull'economia del paese.

Un po' a spanne direi che l'effetto cumulato sul PIL potrebbe essere stato intorno all'1-2%, non particolarmente rilevante, data la limitata importanza delle centrali nucleari italiane (poco più di 1 GW complessivo, anche se la stima potrebbe raddoppiare se si considera la riconversione della centrale di Montalto di Castro che era ancora in costruzione). Ciò non toglie che si sia trattato di una scelta dissennata, tutt'alto che necessaria dati i quesiti referendari (il più rilevante  chiedeva semplicemente di abolire i contributi ai comuni che accettavano di costruire sul loro territorio centrali nucleari). Ovviamente mi riferisco allo smantellamento delle centrali esistenti e in costruzione che non era affatto un atto dovuto.

Spiace invece dover dire che il principale responsabile di tali referendum e delle relative campagne di stampa fu il Partito Radicale di M. Pannella (oltre ai vari ambientalisti pseudo extraparlamentari). Craxi annusò l'aria e si accodò. Non serve aggiungere altro.

Ho letto con molto piacere il bel post di Sandro Brusco, ripreso oggi anche dal Fatto Quotidiano.

Nei giorni scorsi ho scritto nel mio blog http://www.massimodonadi.it/node/352 una lettera aperta al Presidente Napolitano (ovviamente meno precisa dal punto di vista tecnico economico) con la quale mi permettevo di dissentire dal messaggio "santificatorio" inviato dal Presidente alla famiglia Craxi non solo e non tanto per gli indelebili trascorsi penali. Ma soprattutto perchè ritengo che anche come politico e uomo di governo nella storia di Craxi vi siano molte più ombre che luci (pure innegabili) e l'ho fatto citando i dati ricordati da Brusco e anche altri, come ad esempio l'aumento di 1.000.000 di addetti nelle P.A. che in quegli stessi dieci anni si realizzò, piuttosto che l'aver mandato in pensione i quarantenni.

Il Presidente Napolitano mi ha anche onorato di una risposta http://www.massimodonadi.it/node/355 che, tuttavia, ha posto l'attenzione su un aspetto totalmente marginale della mia lettera.

Il problema vero è che un giudizio veramente condiviso su Craxi e sugli ultimi anni della prima repubblica (se mai vi sarà) va lasciato ad una generazione non direttamente coinvolta in quelle vicende. Oggi, con la politica bloccata che contraddistingue il nostro paese, a cercare di giudicare sono ancora molti dei protagonisti di allora, e la sensazione che lo facciano non a fini di verità ma soltanto con lo sguardo rivolto al confronto politico odierno è, sostanzialmente, una certezza.

Caro Massimo, grazie per il tuo intervento. Hai indubbiamente ragione che tutte le discussioni su Craxi non possono essere veramente spassionate, dal momento che buona parte degli attori di quell'epoca sono ancora in giro e occupano posizioni importanti. Questa è la ragione per cui nel post ho cercato di concentrarmi al massimo sui fatti incontrovertibili da cui bisogna partire. E il fatto incontrovertibile è che il lungo periodo di influenza craxiana, e i suoi quattro anni di premierato in particolare, posero il paese su un sentiero insostenibile di debito di cui è almeno un paio di decenni che paghiamo duramente le conseguenze.

Bisognerebbe anche che qualcuno finalmente stanasse le balle che vengono continuamente raccontate sulla ''azione giudiziaria che distrusse la democrazia''. Il parlamento del 1992-1994 (il cosidetto parlamento degli inquisiti) non funzionò principalmente perché la popolazione era furiosa e aveva perso fiducia nei partiti di governo. Questo risultò chiarissimo sia in tutte le elezioni locali del periodo sia nei referendum del 1993. Quello che successe fu semplicemente che i nodi vennero al pettine. Dopo anni in cui si raccontava che ''la nave va'', che l'Italia si stava modernizzando e che era destinata a sorti magnifiche e progressive, improvvisamente si fu costretti a dire agli elettori la verità, ossia che eravamo sull'orlo della bancarotta e che la festa non poteva continuare. Questa non fu una sorpresa per chiunque seguisse i conti economici del paese (ricordo bene quegli anni) ma fu una sorpresa per la grande massa della popolazione che riceveva le proprie informazioni dai giornali e dalle televisioni di regime. Quel cocente disappunto, non le inchieste giudiziarie, fu ciò che determinò la fine della prima repubblica. Inchieste giudiziarie ce ne erano state anche prima, ma i politici, forti del consenso popolare, le avevano sempre scampate. E, con tutta evidenza, gli italiani non hanno mai avuto e non hanno problemi a votare politici disonesti sapendo che sono disonesti. Si arrabbiano però se tagli le pensioni e aumenti le tasse, che fu quello che il governo Amato fu costretto a fare. E la ragione per cui fu costretto è l'allegra politica del buco che i governi craxiani perpetrarono negli anni '80.

Ma alla fine, la ragione per cui è impossibile discutere serenamente di Craxi è che la sua opera è veramente attuale. Politici che raccontano balle sulla salute economica del paese, debito che si accumula e cresce, incapacità di tagliare le spese...Veramente questo non vi ricorda nulla?

L'articolo di Sandro è così chiaro che è difficile aggiungere qualcosa. Mi limito ad una piccolissima osservazione, veramente minore,  che riguarda il modo in cui venivano spesi i soldi pubblici in quel periodo. Sotto il governo Craxi si decisero anche i progetti per gli stadi italiani (tutti pubblici) che avrebbero dovuto ospitare i Mondiali del 1990. Ecco cosa dice il sito http://www.nazionaleitalianacalcio.it/ita1990.htm (non è il sito della FIGC, ovviamente). “Furono ampliati e riammodernati (con interventi non sempre necessari) il "Meazza" e gli stadi già esistenti, mentre si iniziò la costruzione di nuovi impianti a Bari ("San Nicola") e Torino (il "Delle Alpi"). I costi erano astronomici, il Mondiale ebbe i suoi strascichi in tribunale, con infrastrutture pubbliche dimezzate, intrecci con la politica del tempo, certamente non immune da scandali (pochi anni dopo scoppiò Tangentopoli), e per le numerose vittime nei cantieri. A Milano furono numerose le opere pubbliche "per i Mondiali", cantierizzate e mai portate a termine, tra cui un albergo nella zona di via Mecenate”. Un altro esempio di spreco lo trovate qui http://www.spreconi.it/2007/06/quindici_miliar.html Risultato? Il Delle Alpi è già stato abbattuto, al Sant'Elia hanno costruito i nuovi spalti dentro al vecchio impianto, dato che dalle curve non vedevano neanche la porta opposta, il San Nicola ha perso un pezzo della copertura e la pista di atletica penso non sia mai stata utilizzata. Nessuno a parte l'Olimpico e San Siro soddisfa i nuovi criteri imposti dalla Uefa per ospitare gli Europei. Anche per questo gli Europei del 2012 andranno in Polonia e Ucraina. Ma quello che fa male è il confronto con la Francia del 1998, un esempio di come dovrebbero essere costruiti gli stadi. Otto anni tra Italia '90 e Francia '98 ma ne sembrano passati invece 20. Non è certo colpa solo di Craxi. I governi in carica dall’87 al ’90 hanno uguale responsabilità (chi era però il ministro del Tesoro del governo Goria?). Tutta la classe politica di allora ha fatto danni incalcolabili spendendo i soldi degli italiani senza ritegno. Sandro ha ricordato De Mita e l’allora emergente Tremonti. Ma ha dimenticato un vero artista dello sperpero di denaro pubblico: quel Geronimo (alias Cirino Pomicino) che dalle colonne de Il Giornale ha per tanti anni suggerito manovre di politica economica ai suoi successori.

 

La cosa che non ho mai capito e' la fissa di voler costruire stadi con piste di atletica mai utilizzate: sarebbe stato molto piu' conveniente ed economico fare una pista di atletica a fianco con una piccola gradinata. Dov'era la lobby dell'atletica a quei tempi? 

PS Qui in amerika c'e' la sindrome opposta: si rifanno stadi ogni 10-15 anni, e nelle citta' con piu' di uno sport professionistico, il football deve assolutamente avere il proprio stadio diverso da quello del baseball, pena minaccia di portare via la squadra. Non solo. A Minneapolis, qualche anno fa, la squadra universitaria di football giocava nello stadio dei Vikings, il Metrodome, perfettamente accessibile dal campus con comoda passeggiata di 5 minuti. Ebbene, secondo le dirigenze dell'universita' i Gophers dovevano assolutamente avere il proprio stadio in campus, il tutto per giocarci la bellezza di 7 partite l'anno, al costo di quasi $300m

L'analisi mi sembra di parte:

Dunque: Craxi è stato un farabutto perché ha alzato debito, tasse e spesa pubblica,
ma non parliamo di come ha fatto politica?

In questo articolo non si menziona nemmeno la cosa positiva fatta da Craxi in
economia, ovvero l'abolizione della scala mobile, il meccanismo automatico di
aggancio dei salari all'inflazione.

L'aumento della spesa pubblica craxiana è invece un fattore politico: doveva
conquistare potere, ha costruito un sistema di corruzione che ha alzato la
spesa pubblica, così ha avuto il potere corrompendo e per lo stesso motivo
l'ha perso.

 

In questo articolo non si menziona nemmeno la cosa positiva fatta da Craxi in
economia, ovvero l'abolizione della scala mobile, il meccanismo automatico di
aggancio dei salari all'inflazione.

 

credo lo si faccia , seppur indirettamente, in alcuni commenti, tra i quali uno dell' autore  e uno di michele boldrin

L'aumento della spesa pubblica craxiana è invece un fattore politico: doveva
conquistare potere

Mettiamola così, voleva conquistare il potere e ha scelto la strada comune. Che per un presunto campione di riformismo non è un granchè.

 

ma non parliamo di come ha fatto politica?

No, non ne parlo perché francamente non me ne importa un accidente. Craxi fece e brigò per sottrarre pezzi di potere (in forma di poltrone governative, enti economici a controllo pubblico, assessorati etc.) agli altri membri della classe politica. Le sue liti con De Mita che voleva la poltrona di primo ministro divennero leggendarie. La continua contrattazione con il PCI per occupare gli enti locali fu altrettanto leggendaria. Mi rendo conto che per un politico acchiappar poltrone è parte importante del proprio mestiere. A me però interessa, come cittadino, solo come viene usato il potere da chi le poltrone le occupa. Delle chiacchiere su Proudhon, la modernizzazione, il merito e il bisogno, come si ripartiscono i ministeri e quant'altro non so proprio cosa farmene e non ci voglio perder tempo. Voglio vedere i risultati.

I risultati sono stati desolanti, e di questo ho scritto. Se secondo te questo significa essere di parte, temo che usiamo il termine in due accezioni differenti.

Sull'abolizione della scala mobile, rimando ai commenti linkati da Floris qui sopra. La storiella di Craxi che sconfigge l'inflazione è una bufala, punto e basta.

D’accordo sulle conclusioni, ma ho l’impressione, pur da una lettura affrettata, che la dimostrazione non sia soddisfacente. Mi pare proprio che ci manchi un pezzo,  ma dire esattamente quale richiede un approfondimento.

Non mi convince per esempio l’argomentazione che il tasso d’inflazione da noi sia sceso in maniera cosi’ clamorosa (da superiore al 20% a poco piu’ del 4%) esclusivamente come effetto di “trascinamento” delle mutate condizioni internazionali. In realta’ alla fine degli anni ’80 l’inflazione sarebbe potuta arrivare anche a livelli sudamericani: al 30% o al 100%. Invece nel ‘sistema’ Italia ci fu la forza, almeno in parte, di adeguarsi al resto del mondo industrializzato. Quanto (e se) sia (anche) merito di Craxi e' impossibile da determinare.

Che cosa si poteva fare in piu’ e’ poi tutto da vedere.

Bisogna tener conto, ad es., che dal lato della spesa pubblica la sinistra comunista e il sindacato allora (come oggi, anche se con la coda tra le gambe) rilanciavano sempre.

C’e’ poi un aspetto che non va sottovalutato: la spesa pubblica aggiuntiva in It. diventa rapidamente strutturale, e tornare indietro e’ quasi impossibile. Sicuramente, per la base sociale che ha (o che aveva), la sinistra (ex-)comunista, prigioniera del keynesismo ‘buchista’, ha piu’ difficolta’ a invertire la marcia. Per diminuire la spesa ci vuole altro, altri approcci altra determinazione (come insegna  il controverso esperimento inglese di quegli anni). Una delle ragioni dell’incremento della spesa e’ la moltiplicazione degli enti, in cui in Italia e’ stata campione assoluta la sinistra (Pci + Psi), in particolare nelle regioni dove ha sempre comandato (e con prevalenza assoluta della componente Pci). La DC ha poco da invidiare a quanto fu fatto nelle regioni rosse in termini d clientelismo. Fu fatto meglio, nel senso di fornitura di servizi comunque piu' accettabili? Puo' essere. Ma molto dipende dalle culture storiche di certe popolazioni, ecc. La Dc del Veneto non fu la stessa di quella di certe parti del Sud. 

Ora per fare un solo esempio, qualche novita’ c'e', le prime a manifestarsi in tanti decenni. Con l’ultima finanziaria Tremonti costringe a chiudere praticamente diversi di questi enti succhiasoldi, come le inutili e costosissime Comunita’ montane (spesso di pianura, e da spiaggia). A meno che a mantenerle non siano gli enti locali totalmente a loro spese (cioe’ con altre tasse) e sotto forme diverse. Non mi piace il populismo di GT, pero' se chiude le Com. Mont. fa bene a farlo.

Craxi un merito lo ebbe, questo non puo’ essergli negato: punto’ sulla borghesia del Nord, milanese in particolare. I Krizia, gli Armani, ecc. furono coi socialisti. Lo furono perche’ questi promuovevano l’industria privata nel mondo (certa sinistra 'radical chic' ci ironizzava sopra: la Milano da bere, ecc.). Pretenderlo dai baciapile democristiani dell’industria di Sato sarebbe stato semplicemente folle pensarlo.

Questo non per rivalutare Craxi, per il quale credo di non aver mai oltretutto votato, ma per cercare di vedere anche qualche altra sfaccettatura della questione. E per sottolineare che coi 'radical chic' si puo' passare una serata divertente, ma finisce li.

LPF

Io certi commenti non li capisco. Sembrano voler menare il can per l'aia a difesa di una partito preso anche quando non si sa bene cosa dire di concreto a difesa del partito preso stesso. Qui il partito preso non è tanto "Craxi era un grande statista" ma "la colpa è tutta dei comunisti" & "il paese è quello che è, Bettino era il meno peggio".

Si dà in caso che la storia provi che parte della colpa fu dei comunisti ed un'altra parte fu degli altri. Inoltre, i fatti provano che Bettino Craxi era vicino al peggio assoluto o a due passi da esso. Sotto di lui ci sono solo i Gava, i Ciancimino, i Gioia e via elencando DC (e PSI) da Napoli a Lampedusa. Nemmeno Bisaglia fece tanti danni quanto De Michelis, per non parlare di quelli fatti da Craxi, appunto. Se quello è il meno peggio, state freschi.

Oggi il regime mediatico che va da Napolitano a BS ha deciso di riscrivere la storia italiana, e così sia. Ma, almeno qui, se si vuol riscrivere la storia occorre portare dei fatti. I fatti, dove sono? Vediamo.

Inflazione: cosa, esattamente, non ti convince? Davvero, cosa? Dove sarebbe l'errore o anche solo la fonte di dubbio? Mi piacerebbe saperlo. Tu dici che non ti convince, ma non spieghi perché ...

Poi:

Che cosa si poteva fare in piu’ e’ poi tutto da vedere.

Anche qui, cosa vuol dire questa frase? Che in quegli anni si sono fatte le migliori politiche possibili? Sì, ricordo, in Italia erano tutti eccitati: c'era il secondo miracolo economico. Per parte mia, vedevo spesa pubblica e debito, scarsa educazione, scarsissima crescita dell'occupazione ed i migliori cervelli che se ne andavano, ogni anno, a frotte. Guarda caso, iniziò proprio all'inizio degli anni '80 la grande fuga dei cervelli italiani all'estero: tutto un caso? Forse sì, ma credo di no.

Il secondo miracolo italiano erano tutti trucchi, tipo il famoso "sorpasso" sugli inglesi, basato sull'aumento contabile del PIL per aggiunta di un 20% di economia sommersa ... L'effetto si è visto dal 1992 in poi: è il 1992 l'inizio ufficiale di questa fase, ragazzi ... il 1992: da allora le "riprese" sono uno scherzo statistico sino al 2000 e dal 2000 in poi non ci sono più!

dal lato della spesa pubblica la sinistra comunista e il sindacato allora (come oggi, anche se con la coda tra le gambe) rilanciavano sempre.

Ecco la teoria secondo cui "tutta la colpa è dei comunisti". Ma se la spesa pubblica clientelare in Italia l'hanno gestita sempre DC e PSI! L"han fatto perché gliel'ha chiesto il PCI? Ah, era per combatterlo? Si poteva combatterlo meglio con lo sviluppo economico, no? Premiando la competenza e non i portaborse. Me ne vengono in mente giusto due di portaborse veneti del tempo: uno da Venezia, uno da Conegliano ... entrambi con dei grandi calli da manico alle mani ... entrambi del PSI di Bettino ... entrambi ministri con BS ora ...

Com'è che altrove il comunismo è stato sconfitto con la crescita e la meritocrazia e da noi invece no? Com'è che DC e PSI non hanno potuto replicare le politiche anche solo francesi o tedesche? Non chiedo la luna, mi accontento della Germania!

Il PCI di allora, poi, era follemente teso a risanare il bilancio dello stato! Si era inventato la politica dei "sacrifici" e chiedeva alla sua base di starsene buona e zitta! Ricordo perfettamente quegli anni ... su COSA rilanciavano PCI e sindacati che indusse le folli spese di allora, alcune documentate nei commenti a questo post? Pomicino pasteggiava ad aragoste e champagne per affamare i comunisti? Hammamet era una fortezza con i cannoni puntati sul Cremlino? Suvvia ...

Idem per il paragrafo che segue: ci spieghi che l'acqua bagna, o una delle tante ragioni per cui l'acqua bagna. So what? Forse che quanto scrivi spiega o giustifica l'aumento dissennato di spesa pubblica clientelare che si attua negli anni di Craxi&Co? Quelle furono SCELTE amico mio, SCELTE POLITICHE. Le hanno fatte loro, mica altri! Comandavano loro al tempo, no? Se la politica non decide questo, COSA decide? Che senso ha dire "la cultura del paese"? Con argomenti del genere giustifichi tutto, anche Mussolini rifletteva la cultura del paese: so what? Stiamo parlando di politica: ossia di prendere decisioni!

Idem per i "cambiamenti" in arrivo con GT. Io capisco accontentarsi di poco, ma l'idea che abolire (in svariati anni e trasferendo funzioni e personale alle provincie, se non erro) le com. mont. sia "cambiamento" mi lascia di stucco. Cambiamento è tagliare la spesa pensionistica del 10% subito e del 30-40% a regime, quello è (un po' di) cambiamento!

Ma poi:

Craxi un merito lo ebbe, questo non puo’ essergli negato: punto’ sulla borghesia del Nord, milanese in particolare. I Krizia, gli Armani, ecc. furono coi socialisti. Lo furono perche’ questi promuovevano l’industria privata nel mondo (certa sinistra 'radical chic' ci ironizzava sopra: la Milano da bere, ecc.).

Ma dove?! Alcuni, parecchi, disegnatori di moda (le colonne del radical chic, infatti!) erano pappa e ciccia con Craxi perché controllava Milano, dove operano: ma che sorpresa! Hai presente come si fanno le sfilate e come si vende moda? Hai presente il potere del comune sull'utilizzo commerciale del centro, sui palazzi, sull'uso della città come passerella, eccetera? Ecco, forse è più Pilliteri che spiega perché Krizia e Ferragamo (molto poco Armani, indeed) fossero così innamorati del PSI che non Craxi ...

Tutta l'evidenza mostra che Craxi NON puntò sulla borghesia produttiva del Nord, tanto che tutta la piccola industria e l'artigianato del Nord, che si raccolsero dietro alla Lega a partire dal 1990, lo odiava e fu LA CHIAVE per la sua cacciata! Non solo non vi è NULLA di fatto da Craxi e dai sui governi e dal suo partito per agevolare la "borghesia" del Nord (a meno che questa non coincida con il sottobosco delle professioni parassitiche alla spesa pubblica) ma, anzi, tutto suggerisce che fece loro molto danno, e non solo con la tassazione! Ripeto: fu QUELLA classe sociale che ne decretò la fine! Ora tutti se lo scordano, ma al tempo il partito più giustizialista di tutti, il partito del cappio, il partito che organizzava il popolo dei fax era la LEGA. Seguito da AN che si occupava dei lanci di monetine davanti al Raphael ...

Capisco stravolgere la storia, ma c'è un limite, no?

Infine, se mi spieghi chi sono i "radical chic" che menzioni alla fine e che, secondo quanto dici, avrebbero le posizioni assunte da Sandro e che io condivido, te ne sarei grato. Io, che negli anni d'ascesa di Craxi ero vivo ed adulto, ricordo i radical-chic pro-BR e pro-Toni Negri e pro-Autonomia raccolti intorno al PSI del medesimo Craxi; ricordo appunto la Milano da bere molto radical-chic, dalla Vanoni a Verdiglione a Dalla a Giorello a Ripa di Meana a salotti buoni a valanga ... oltre a puttane e stilisti a vagoni, ovviamente. Ricordo Piperno e l'aristocrazia romana e milanese che stava con Craxi, assieme a tutti gli impostori intellettuali francesi, Deleuze e Guattari in testa, e Mitterand e via elencando ... Ricordo un Craxi anti-nucleare, che allora faceva figo: infatti Pannella e Bonino, questi residui archeologici circolanti ancora oggi, con Bettino stavano, o no? Ricordo l'inneggiare alla trasgressione intellettuale ed al vivere on the fast lane, con magari una line or two to spare, attorniato di gente "altra", il famoso circo appunto ... ecco, io ricordo questo! Tu ricordi forse Bettino in compagnia dei piccoli imprenditori e degli artigiani del triveneto e lombardi? Io no, proprio non lo ricordo: il radical-chic italiano gravitava attorno a re Bettino, che li stipendiava con i soldi pubblici. L'Italia degli anni '80 questo era, altro che fantasie!

Quindi, se hai dell'evidenza che spieghi questo epiteto "radical chic" attribuito a noi, condividila con i lettori. Ti sarei grato anche per evidenza corroborante le altre affermazioni che fai, ovviamente. A me sembrano tutte gratuite, almeno per ora. Ma son disposto a cambiare idea se mi si prova, con i fatti, che non ho capito nulla di quanto successe in Italia fra il 1976 ed il 1992.

Sono d'accordo con Boldrin sulla genesi, da un punto di vista sociologico, di Mani Pulite. Questo l'ho scritto ieri:

http://www.giornalettismo.com/archives/48332/tribu-nasi-turati-leggenda-mani/

Non sono affatto d'accordo sul ruolo del PCI negli anni '80:

http://zamax.wordpress.com/2010/01/19/deficit-di-memoria/

Oggi il regime mediatico che va da Napolitano a BS ha deciso di riscrivere la storia italiana, e così sia. Ma, almeno qui, se si vuol riscrivere la storia occorre portare dei fatti. I fatti, dove sono? Vediamo.

A me questi sembrano i discorsi di Marco Travaglio. Che in parte ha ragione, dato che i socialisti, come ad anzi più di altri, prendevano tangenti, ma che prescinde da tutto il resto, compreso il contesto storico, che è forse l'aspetto più importante dal quale partire.

Anche qui, cosa vuol dire questa frase? Che in quegli anni si sono fatte le migliori politiche possibili?

In soldoni: come ha detto Luciano Priori F. in quel contesto storico l'alternativa all'aumento del debito pubblico era l'inflazione a due cifre.

Per come la vedo io, l'Italia a partire dagli anni 60-70 ebbe una spesa pubblica sempre più in deficit. Parte di detto deficit veniva coperto stampando moneta, che contribuiva ad alimentare l'inflazione e il conseguente deprezzamento della lira. Nel 1979 l'Italia s'impegnò a contenere le fluttuazioni della lira (Sistema Monetario Europeo), quindi invece di stampare moneta furono stampati più BOT e CCT.

Recriminare che in quel periodo non si siano fatte le migliori politiche possibili è un'affermazione in sé giusta, ma è un'affermazione che avrebbe potuto fare un marziano appena sbarcato in Italia in quegli anni: come ha giustamente osservato Tito Boeri in un articolo, oggi ogni tre per due i giornali menzionano il debito pubblico, il deficit, etc, ma allora in ben pochi ne parlavano come se fosse un problema.

Antonio Martino, Ricossa e altri fecero durante gli anni del governo Craxi una marcia contro le tasse: oggi il livello delle tasse è argomento di dibattito politico, ma allora non lo era, ed essi furono visti come dei marziani, e probabilmente la loro battaglia non fu neanche capita.

Come si può pensare che in quel contesto Craxi potesse/dovesse fare le politiche del bilancio in pareggio e dell'abbassamento delle tasse, quando personaggi come Martino, Biondi e Costa erano la minoranza interna di un PLI al 2%?

Il PCI di allora, poi, era follemente teso a risanare il bilancio dello stato! Si era inventato la politica dei "sacrifici" e chiedeva alla sua base di starsene buona e zitta! Ricordo perfettamente quegli anni

Io invece ricordo di avere letto intorno al 1987 su L'Espresso un articolo che menzionava il fatto che uno studio sugli atti parlamentari dimostrava che il PCI votava a favore, assieme alla maggioranza, del 90% delle leggi di spesa.

* * *

Più in generale intitolare quest'articolo "Le conseguenze economiche di Bettino Craxi" non ha molto più senso di quanto non lo avrebbe avuto intitolarlo "Le conseguenze economiche di De Mita" o di Andreotti o di Spadolini e chi più ne ha più ne metta.

Sandro Brusco ricorda il consenso che aveva il PSI, che raggiunse il suo massimo storico al 14.27%. Quando Craxi diventò Presidente del Consiglio il PSI aveva l'11.4% dei consensi: un po' poco per attribuirgli tutta la responsabilità del dissesto.

Perché non attribuirla allora al demitiano Goria (Ministro del Tesoro) o al repubblicano Visentini (Ministro delle Finanze)? O a tutti quelli che votarono le leggi di bilancio e di spesa in quegli anni? O a tutti gli elettori che votavano per costoro?

Per il resto mi paiono parole sante quelle scritte dal lettore Pigi

* * *

PS: questa battuta mi ha fatto sorridere:

Non chiedo la luna, mi accontento della Germania!

Quello che a me non scende in alcun modo è il tentativo di confondere le acque e rileggere i fatti cambiando l'ordine degli stessi, in modo da avere una verità di comodo, da ripetere all'infinito per i fessi.

Bisogna tener conto, ad es., che dal lato della spesa pubblica la sinistra comunista e il sindacato allora (come oggi, anche se con la coda tra le gambe) rilanciavano sempre.

Come dare la colpa ai mitici comunisti senza dire niente e/o portare un fatto. Dov'è una, dico una, proposta di legge dell'allora PCI, approvata dal PSI e DC, che abbia portato ad un aumento della spesa pubblica "strutturale".

Il sindacato di allora è quello che ha firmato il mitico patto sulla scala mobile (quello osannato dai revisionisti), non vedo traccia di "richiesta di aumento della spesa pubblica".

C’e’ poi un aspetto che non va sottovalutato: la spesa pubblica aggiuntiva in It. diventa rapidamente strutturale, e tornare indietro e’ quasi impossibile. Sicuramente, per la base sociale che ha (o che aveva), la sinistra (ex-)comunista, prigioniera del keynesismo ‘buchista’, ha piu’ difficolta’ a invertire la marcia. Per diminuire la spesa ci vuole altro, altri approcci altra determinazione (come insegna  il controverso esperimento inglese di quegli anni).

Non ti è venuto il dubbio, sia pure per un istante, che la spesa pubblica "aggiuntiva" (???) si chiamino mazzette e corruzione ? La locuzione "affari mondiali di calcio 1990"  ti dice niente? Le FS, Alitalia, INPS, Autostrade , tutto il sistema delle Partecipazioni Statali a chi faceva riferimento ? Vuoi che ricordi a quanto ammontavano i buchi di bilancio ? L'Efim, ne vogliamo parlare? Dove sono i comunisti mangia bambini in questo ?

La verità è una sola: in quegli anni Craxi & Co.(DC, PSDI,PRI,PLI) hanno scavato il fosso in cui ci troviamo, hanno elevato a sistema la raccomandazione ed il favoritismo, nonchè il clientelarismo, di Craxi, che ne fu il principale artefice dobbiamo conservare la memoria storica. Per evitare come la peste che ce ne sia un altro.

Il tuo commento, e quello che vedo e sento in questi giorni conferma, invece le mie idee: gli italiani sono un popolo di mediocri con la memoria dei pesci rossi. Che dura due secondi,ed è per questo che non si annoiano nella boccia di vetro, in cui sguazzano felici.

 

Michele, intanto grazie per non aver infierito troppo, perché scrivere quelle cose che ho scritto, visto l'argomento, poteva anche avere altri due tipi di risposta: una non risposta, cioè 'ignorare' per diminuire, o un'aggressione in piena regola, intimidatoria.

Ora sulle questioni riguardanti l'inflazione mi sembra, dopo tutto, di non essermi troppo discostato da quanto affermato da Sandro Brusco (chiedo scusa per l'aggiunta delle maiuscole). Ritengo però che, per semplice logica, visto che il risultato finale degli anni '80 in It. non si discosta molto da quello inglese, non si possa su questo dare quantomeno dei demeriti ai governi Craxi. Ci furono anche meriti su questo versante? Potrebbe essere oggetto (sempre che qualcuno abbia voglia di farlo) di ricerca. Ripeto pero' che secondo me l'argomentazione di Brusco manca di qualcosa su cui magari si potra' tornare con calma e quando le idee saranno piu' chiare.

Comunque la questioni sono parecchie e quindi forse e' più utile vederne una alla volta, magari partendo da uno di tipo generale, di 'impostazione filosofico/induttiva (sempre pericolosa)'. 

Partiamo allora dal Pci, che mi sembra l'argomento più scottante. Il problema non è quello dei comunisti mangia/bambini, il problema è che ognuno di noi, soprattutto in Italia, è immerso in un humus culturale e ambientale da cui puo' raramente prescindere per portarsi verso la 'normalità'. Faccio due esempi. Anche io, come tanti della mia generazione, sono vissuto in gioventù in un ambiente  -esternamente alla famiglia- dove vigeva l'antiamericanismo, di principio. La questione dell'antiamericanismo non era neppure discutibile. Poi, arrivato all'università, un giorno vidi un mio giovane professore -allora non lo potevo sapere, ma poi si rivelo' uno dei più grandi studiosi del novecento nella sua materia-  di ritorno da un'esperienza in un'università americana. Era irriconoscibile. Tolto dalla melma di casa nostra, immerso evidentemente in un ambiente totalmente diverso, me lo ritrovai, da scoglionato (cioe' demotivato) che era,  con una capigliatura nuova, uno sguardo diverso, volitivo, secco nelle affermazioni, ma nello stesso tempo attento a quello che uno poteva dirgli. La finisco qui; per sintetizzare un'altra persona. Ma nell'arco di un mese, a contatto con l'ambiente di sempre, tornò quel che era. Almeno per quel che mi riguarda un risultato tuttavia ci fu: degli altri non saprei dire ma io -anche se ci misi un po' a trarne tutte le conseguenze- avevo capito c'era qualcosa di sbagliato nell'ambiente nostrano e che certi 'maestri' erano solo dei 'cattivi' maestri. Quella volta capii anche che da noi e' facile diventare 'radical chic' (un termine che allora pero' non esisteva): cioe' un personaggio anche con delle qualità, ma che soprattutto, a causa di un certo ambiente, diventa sarcastico, finto-alternativo. Alla fin fine opportunista, aggressivo e soprattutto non-costruttivo. 

Ebbene non volevo diventare un insopportabile 'radical chic'.

Perché questa tirata? 

Perché assolvere la sinistra (come fa anche Esposito), cioè il vecchio Pci e il sindacato, per quanto accadde negli anni '80,  '90, e magari, chissa', per estensione fino all'oggi, significa precludersi la comprensione degli ultimi trent'anni di storia nostrana.

Il secondo esempio, vado a memoria: negli anni '90  ci fu un incontro a Firenze tra Clinton, Blair e D'Alema. Argomento l'Ulivo mondiale. Ricordo la fine dell'incontro (durò mi pare più di un giorno): vidi il nostro D'Alema davanti alle telecamere  trasformato, piu' o meno come il mio professore dei tempi dell'università. E, evidentemente, ancora sotto l'influenza dell'esperienza appena conclusa fece dichiarazioni 'folli' per l'ambiente in cui stava per immergersi di nuovo. Glielo fece notare, a stretto giro di telecamera, bruscamente, e senza possibilità di discussione, tra gli altri, il segretario della Cgil di allora. E il povero (si fa per dire) D'Alema, con la coda fra le gambe, tornò a fare quello che aveva sempre fatto, e che credo faccia tuttora. 

[I segretari della Cgil, lasciato l'incarico spesso diventano un po' diversi dal dirigente sindacale che avevamo visto prima: vedi Luciano Lama (che da ex, diventato sindaco -come dopo di lui Cofferati- rilasciò un'intervista al Corriere, di cui purtroppo non riesco a ritrovare il testo, molto critica verso un certo modo di far politica, e sindacalismo, a sinistra). Vogliamo essere da meno di un segretario Cgil?].

La conclusione su questo punto sociologico/filosofico (alla buona)? Il Pci e il sindacato facevano integralmente parte del 'sistema' che portò allo sfascio dei conti pubblici. Questo il punto da cui partire per ogni seria analisi. Craxi era dentro questo sistema, ma era anche altro. Fu questo 'altro' (qui si registra, non si giudica, ne' si esprimono preferenze) a rovinarlo. 

E cosi' e' la dialettica surdeterminata (nel significato che si puo' estrarre da quanto qui detto) del nostro sistema, arrivato impreparato alla scadenza fatidica del 1989, a spiegare la Lega (e forse anche qualcos'altro), e anche la fine di Craxi.

LPF

 

Luciano, qua a nessuno interessa assolvere il PCI o il sindacato, certamente non a me. La questione però è molto semplice: chi era al governo in quegli anni e chi all'opposizione? L'argomento che il povero Craxi non poteva resistere alle selvagge pressioni del PCI e del sindacato è francamente risibile.

Craxi dimostrò che sui punti in cui lo voleva fare, lo poteva fare benissimo. La vicenda del decreto di San Valentino non giocò questo gran ruolo nel ridurre l'inflazione ma fu sicuramente un importante momento di scontro politico in cui Craxi volle mostrare di poter prescindere dal PCI e dal sindacato (o più esattamente dalla CGIL). Se veramente l'aumento della spesa fu colpa della sinistra e del sindacato, beh, poteva puntare i piedi su quello no? Onestamente, in quale paese i sindacati non chiedono, ad esempio, salari più alti per i dipendenti pubblici o pensioni più alte? Forse che Craxi poteva controllare la spesa solo se i sindacati chiedevano di abbassare le pensioni? Andiamo, siamo seri. Non lo fece perché non voleva farlo. Costruì invece la sua coalizione politica intorno all'espansione della spesa pubblica, ignorando completamente le conseguenze di più lungo periodo. Fu una scelta sua e solo sua. Questo non per assolvere PCI e sindacato, ma semplicemente per dire che, vivaddio, la responsabilità degli atti di governo è di chi governa.

Vale lo stesso per lal pratica del consociativismo e della spartizione delle posizioni di sottopotere cui il PCI partecipò in quegli anni. Chi glielo faceva fare, se non voleva farlo? Di che aveva paura? Era lui che governava, e le responsabilità erano sue. Se anziché privatizzare ENI, IRI, Rai, Casse popolari o quant'altro preferiva spartirseli con i suoi sodali, lanciando un osso (o magari anche qualche boccone più sostanzioso) ogni tanto al PCI, la responsabilità è sua. Il PCI fu senz'altro responsabile di accettare la partecipazione al banchetto, ma la responsabilità prima è di chi continuava a usare gli enti pubblici e le banche come terreno di controllo politico. Ossia di chi era al governo.

Infine, la storiella del povero Craxi che non poteva non cedere alle pressioni della sinistra e dei sindacati non mi pare molto coerente con l'altra storiella che lui e gli altri della banda del buco furono, poverini, costretti ad accettare le tangenti perché sennò non ce la facevano a combattere il comunismo. Delle due l'una. O il comunismo lo stavano combattendo sul serio, e allora non si venga a raccontare che gli sfondamenti di bilancio erano colpa del PCI. Oppure non lo combattevano affatto, e la foglia di fico usata per coprire le loro pratiche illegali cade miseramente. La verità è che secondo me sono false entrambe le storielle.

Luciano, qua a nessuno interessa assolvere il PCI o il sindacato, certamente non a me. La questione però è molto semplice: chi era al governo in quegli anni e chi all'opposizione? L'argomento che il povero Craxi non poteva resistere alle selvagge pressioni del PCI e del sindacato è francamente risibile.

Craxi e' tra i primi responsabili delle sciagurate politiche degli anni del CAF, ma non puoi semplificare / confondere la realta' di quegli anni parlando di maggioranza e opposizione. La prima repubblicxa italiana dagli anni '70 in poi e' stata sostanzialmente consociativa, sia pure con variazioni di intensita' nel tempo.  Il PCI contribuiva a governare e si spartiva posti statali e parastatali, e anche le tangenti della "dazione ambientale" che Mani Pulite ha mostrato vigente a Milano e altrove. Ci sono documenti che lo mostrano, perfino affermazioni dei dirigenti del PCI (dai quali pero' non ci si puo' attendere ammettano esplicitamente fino alle tangenti).

Occhetto, 1993: Nella sua ultima intervista all' "Unita' ", Occhetto ha dichiarato: "C' e' stata, in passato, una fase consociativa, ma il Pds e' nato proprio per romperla".

Occhetto, 1994: Per cio' che riguarda il passato noi abbiamo avuto una fase consociativa, che le ricordo, e' stata criticata e io sulla base della critica a quella fase consociativa ho fondato il Pds.

Il PDS e' del 1991, gli anni di Craxi presidente del consiglio sono 1983-1987.

google books: ... [nella preparazione del congresso del PCI del 1989] le parole chiave che intendono contrassegnare il progetto del nuovo PCI sono ... soprattutto "discontinuita'" con quella che viene definita "fase consociativa".

Perché assolvere la sinistra (come fa anche Esposito)

Io non assolvo un bel niente. La sinistra e il sindacato hanno colpe (morali) anche maggiori: di fronte allo sfascio dei conti pubblici ed alla corruzione dilagante non hanno alzato un dito (o se preferisci la voce), non vedendo (in questo caso incapaci), facendo finta di non vedere o addirittura partecipando.

Per un moralista bacchettone come me questo è quanto di peggio, e non assolvo e non assolverò mai Natta, Occhetto, D'alema (il peggio del peggio), Veltroni, Cofferati e Bruno Trentin. Mai.

Ma dire che il "povero" Craxi è stato costretto a fare quello che ha fatto dal sindacato e dal PCI mi sembra onestamente troppo. Non hanno costretto (come ti dice anche Sandro Brusco nel thread) nessuno: Craxi era così, corrotto e pessimo, punto e basta.

Un capitolo a parte meriterebbero i due sindacati "associati": CISL e UIL, ma non ho voglia di parlare del sindacato, che secondo me è assolutamente compartecipativo del disastro in cui ci troviamo, e che conduce battaglie ottocentesche per risolvere problemi del 2010. Ma dire che il sindacato ha costretto Craxi ad aumentare la spesa pubblica, via...

Luciano, io ho letto e riletto questo tuo secondo commento e non so che dire. Mi lascia alquanto perplesso sul ruolo che i "fatti" giocano nelle valutazioni/decisioni che ognuno di noi prende quando si parla di "storia politica".

- Sulla questione di fondo (le conseguenze economiche di Bettino Craxi) non dici nulla. Assumo, quindi, che i dubbi sollevati nel commento precedente siano svaniti o che tu abbia deciso non sia il caso di argomentarli.

- Le altre questioni da te sollevate e da me discusse, sopra le quali ti avevo chiesto di portare evidenza o argomenti logici, le ignori pure. Preferisci raccontare la storia del tuo professore di università "trasformato" e della parallela, ma temporanea, trasformazione di D'Alema a Firenze. Ok, cosa ne dobbiamo dedurre?

Tu, apparentemente, deduci molto da questi due aneddoti - entrambi abbastanza "unici": uno per ragioni di informazione privata. l'altro perché tu interpreti le parole di D'Alema come dovute ad una "trasformazione" indotta dall'incontro con Blair e Clinton mentre io, andreottianamente dubbioso sia dei poteri taumaturgici del duo anglo sia della capacità di D'Alema d'essere mai altro di più che un "affabulatore tattico", le attribuisco, appunto, all'affabulazione tattica che lo caratterizza da 50 anni a questa parte, sin dalla famosa poesia declamata al Migliore.

Da questi aneddoti deduci che le tue teorie originali sono corrette, ossia che "il PCI ed il sindacato facevano integralmente parte del sistema che portò allo sfascio dei conti pubblici", che tu non sei (e noi siamo? su questo rimani silente ...) radical-chic e che Craxi era anche dell'"altro". Va bene se dico che, come giudizio storico basato sui fatti, lascia a desiderare?

Mettiamola così: nella sua disarmante sincerità (non ho fatti né argomenti, solo impressioni e punti di vista e/o ideologie/simpatie mie personali) è infinitamente più onesto delle ciarlatanerie pseudo-storiche prodotte da molti in questi giorni, dal principe di napoli sino all'autodidatta catto-fascista da quinto o giù di lì. Rimane, però, un distillato di apriorismi privi d'ogni supporto fattuale. Mi dispiace, ma così è.

Poi dici delle cose sulla "dialettica surdeterminata" che mi ricordano troppo Louis Althusser e Galvano della Volpe per non pensare che, forse, i nostri metodi di analisi siano alquanto diversi. Sono anche tentato di osservare che quel linguaggio e le oscure argomentazioni che lo accompagnano son l'anticamera delle cialtronerie tremontiane, ma non vorrei venir accusato d'aggressione intimidatoria ...

Diciamo, quindi, che non ho capito e che, per me, ciò che hai scritto è indecifrabile. Mi fermo qui: la storia preferisco analizzarla in base a fatti documentati. Le ideologie le lascio ai salotti buoni, radical-chic o anti-radical-chic essi medesimi si autoproclamino.

L'autocoscienza, cosa vuoi, non è di questo mondo: Bettino Craxi, che si pensava uno statista ed era solo una mariuolo affetto da deliri di onnipotenza e priapismo senile, ne è prova.

Grazie Sandro per questo lume nel buio dell'informazione italiana.

 

Michele, proviamo a lasciare da parte gli aneddoti e Althusser. La mia storia non e' diversa da quella di tanti altri. Voglio solo precisare che l'ambiente giovanile di cui parlavo era semplicemente quello della sinistra in generale (in cui dalle mie parti tutti erano immersi) pieno di 'cattivi maestri' come appurai abbastanza presto (il cattivo maestro non e' tanto il tipo alla Negri, solo un 'radical chic'). Oggi uno di questi viene a raccontare che Montesquieu non parlo' mai di tripartizione dei poteri e per dimostrarlo salta le citazioni giuste e prende solo spezzoni che potrebbero prestarsi alle 'operazioni in corso'. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Perche' si fanno certe operazioni? Sarebbe interessante approfondirlo.

Raccontavo del piu' e del meno anche perche' non avevo troppa voglia di dire dell'altro. Invece forse e' bene farlo. Ragioniamo solo con i fatti. Prescindiamo per un momento dagli aspetti di politica economica (qualcosa diro', ho ritrovato quel che cercavo).

Insomma la sinistra/sinistra, il Pci, sono da salvare, non foss'altro perche' negli anni '80 non erano al governo? Vediamo. Dove ha origine il 'mariuolismo', o, meglio, il 'mariuolismo' negli anni che vanno fino a Tangentopoli e' ascrivibile ad alcuni soggetti politici e non ad altri?

Bisogna partire dalle anomalie italiane. Ricordo di aver fatto qualche ricerca in passato. Ora non ho i dati sottomano, ma mi pare di poter dire che il personale dell’allora Psi sparso in tutt'Italia fosse superiore per numero a quello di tutti partiti francesi messi assieme. E la macchina del Psi, se non ricordo male, aveva una dimensione minore rispetto a quella degli altri due partiti più importanti, cioè la Dc e il Pci. Ora, la famosa ‘questione morale’ di Berlinguer non puo' prescindere dalla struttura dei partiti. Ma bisogna partire da prima degli anni Ottanta per capire le necessita' delle 'provviste'.

I soldi il Psi, fino al 1957, li prendeva dal Pci (lo dice anche Stefania C.). Perché la realtà è questa, fino al 1956 cioè fino all'invasione dell'Ungheria da parte dei sovietici, Pci e Psi erano praticamente la stessa cosa, anzi, per essere nel giusto, il Psi era una semplice appendice del Pci. Partecipava tuttavia a pieno titolo a quella che era la vita politica internazionale di un partito comunista di allora, e cioè aveva legami stretti con Mosca, premi Stalin, ecc. Poi l'invasione dell'Ungheria, con il Pci che si schiera con gli invasori e il Psi di Nenni che si distacca e svolta verso l'Occidente. Fu una rottura insanabile e definitiva, che prima o poi avrebbe necessariamente portato alla resa dei conti, almeno fino a quando il Psi si fosse considerato e si collocasse all'interno della sinistra. Eravamo quindi di fronte a due sinistre, alternative. Bisogna partire anche da questo per capire tanta storia successiva, perché le due realtà rimasero per diverse ragioni di fatto incompatibili, anche dopo le svolte del Pci. Era insomma una ‘competitio ad excludendum’ (si potra’ dire competitio?).

I soldi per la macchina del partito dunque il Pci le prendeva da Mosca, anche se non solo. Ha raccontato come tutto questo avvenisse in un libro (di una sincerita' -come si dice?- disarmante!) -libro nato nel clima di Tangentopoli- proprio uno di quelli che si occupò come massimo responsabile, su incarico di Berlinguer, di proseguire e poi di risolvere quel rapporto di finanziamento. I soldi arrivavano a Roma in contanti, dollari, e poi venivano cambiati in lire. Ora la struttura del Pci, si racconta nel libro, era compartimentata [e quindi, aggiungo, difficile da ricostruire, anche per un giudice (ammesso che qualcuno prima di ‘Mani pulite’ si azzardasse a mettere il naso in queste faccende) il tutto]. Questo responsabile –che  trattava con Mosca ma non riceveva personalmente i soldi, per via della compartimentazione–  tuttavia una volta ebbe l'ardire di chiedere a Longo, l'ex segretario del partito, come questi fondi arrivassero poi concretamente al partito, e lui gli rispose testualmente: « Vedi, quando il nostro uomo riceve i dollari, si reca a cambiarli da un cambiavalute che fa lo stesso mestiere anche per altri e che li informa di ciò che noi facciamo ». Aggiunse « In Vaticano e da Fanfani sanno tutto ». Chiaro no? Il Pci poi prendeva, è sempre la stessa disarmante fonte a raccontarlo, i soldi anche dal gas, ecc., che dall’Unione sovietica veniva venduto all'Italia. Questi soldi, si racconta ancora, servivano per la macchina del partito, per le campagne elettorali e in particolare per i giornali, come “Paese sera”, ecc.

Questa e’ la verita’ storica, acclarata, amici miei. Da qui, dalla dimensione abnorme (quanto a personale, intrusione nella vita civile con giornali, ecc.) del Pci, nasce una competizione malsana a sinistra e non solo. Una rincorsa a finanziarsi in tutti i modi possibili per non perdere posizioni, che ebbe il suo sbocco e certificazione in Tangentopoli. 

Fu dunque Craxi la colpa di tutto? Craxi disse "lo facevamo tutti". Almeno questo non e' forse vero? 

LPF

 

Questa e’ la verita’ storica, acclarata, amici miei. Da qui, dalla dimensione abnorme (quanto a personale, intrusione nella vita civile con giornali, ecc.) del Pci, nasce una competizione malsana a sinistra e non solo. Una rincorsa a finanziarsi in tutti i modi possibili per non perdere posizioni, che ebbe il suo sbocco e certificazione in Tangentopoli.

E i soldi alla stazione televisiva GBR della sua amichetta Anja Peroni e la casa in costa azzurra per il figlio servivano a contrastare i finaziamenti sovietici? Dai, raccontacene un'altra che oggi ho bisogno di ridere.

Se no lo avessi capito c'e' un libro, e' tutto scritto.

L'hai letto?

Baldini&Castoldi, sai chi e' l'autore?

Lei sta citando il libro "L' oro di Mosca, la testimonianza di un protagonista" di Gianni Cervetti, del 1994 Baldini&Castoldi editore. Dimostra che il Partito riceveva finanziamenti da Mosca gia subito dopo la guerra [e anche durante gli anni 70], ma ci allontana dal discorso su Craxi e gli anni ottanta.

Grazie, allora ho fatto bene a fare un po' il misterioso: questo articolo di Melograni che lei segnala non lo conoscevo. La frase che cita anche lo storico, quella sul vaticano, ecc. si trova a pag. 23 del libro. Lo legga e si rendera' conto che gli anni Ottanta non si spiegano bene senza questa lettura.

Cervetti era l'uomo di Ber. addetto ai rapporti finanziari con Mosca, non e' uno qualsiasi. Io oltre a qualche competenza di economia, ho soprattutto una formazione da storico, lavoro cioe' sui documenti originali o su quanto affermano i protagonisti, e Cervetti lo e'. Se Michelangeli ci si diverte a leggerlo (perche' io di mio non ci ho messo niente) sono contento per lui, ridere in genere fa bene alla salute.

Ora Cerv. sviluppo' questo suo incarico, lo si dice nel libro, dal 1975 al 1978, cioe' quando Craxi era gia' segr. del Psi, se non sbaglio. Come fa a dire che con gli anni Ottanta tutto questo non c'entra?

Lavoriamo sui documenti, senza dietrologie.

Se Michelangeli ci si diverte a leggerlo (perche' io di mio non ci ho messo niente) sono contento per lui, ridere in genere fa bene alla salute.

Ma in che modo il fatto che Mosca sovvenzionasse il PCI autorizza a Craxi a rubare per se stesso?? Nota che almeno una delle condanne definitive (caso ENI-SAI) era per corruzione, non finanziamento illecito dei partiti.

Poi io saro' démodé, ma credo un una cosa chiamata "stato di diritto", e penso che chi ha commesso reati (anche il finanziamento illecito dei partiti) vada perseguito in accordo con la legge. "Lo fanno tutti" non e' una scusa valida: magari fossero stati messi tutti in galera! Non ci ritroveremmo dopo un decennio e mezzo con gli stessi farabutti che continuano imperterriti ad affondare il paese riempiendosi le tasche. E la cosa piu' nauseabonda, che ricopre l'Italia di ridicolo oltreconfine dove ancora stampa e TV sono libere, e' questa opera di riabilitazione e santificazione bipartisan dei farabutti di sempre, a cominciare da Craxi.

Enzo, tu hai perfettamente ragione: chi commette un reato deve pagarne le conseguenze, anche se il comportamento sanzionato è comune - lasciamo perdere le distinzioni etiche basate sul vantaggio personale o di gruppo, sia esso un partito od altro, che risentono della soggettività di giudizio - e non tutti i rei hanno subito uguale sorte.

Dunque Craxi non può essere riabilitato, ed il fatto che sia in corso una tale operazione bipartisan dimostra - ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno ..... - che la casta punta a preservarsi, a prescindere dal "ramo" d'appartenenza.

Ciò che irrita molte persone, me compreso, rimane però la sostanziale impunità di cui ha goduto - per reati del tutto comparabili - una parte politica, i cui esponenti vengono tutt'ora a pontificare sulla base di supposte e risibili superiorità morali. Da qui, credo, scaturisce in taluni discussants la polemica - consentimi l'orribile veltronismo .... - di tipo "maanchista", che non mi sembra voglia giustificare il mariuolo Ghino di Tacco, ma semplicemente esprimere insoddisfazione per tale aspetto della questione.

Ciò che irrita molte persone, me compreso, rimane però la sostanziale impunità di cui ha goduto - per reati del tutto comparabili - una parte politica, i cui esponenti vengono tutt'ora a pontificare sulla base di supposte e risibili superiorità morali.

Bene, che qualcuno sporga denuncia alla magistratura anche per loro, invece di invocare impunita' collettiva. Vogliamo cominciare col denunciare Cossiga e Cervetti per non aver fiatato quando, per loro ammissione (grazie ad AlexCT per il link), sapevano dei finanziamenti di PCI e DC da parte di, rispettivamente, URSS e USA? Io ci sto, ditemi dove si firma. Pero' non credo che all'epoca ricevere finanziamenti da terzi fosse reato: secondo Wikipedia, solo dal 1981 furono proibiti finaziamenti occulti ai partiti, e solo da pubblica amministrazione o enti pubblici (nessuno ha dati piu' precisi a riguardo?). Invece peculato e corruzione, i reati per cui Craxi penso' bene di levare il disturbo, sono sempre stati reati penali.

Vogliamo cominciare col denunciare Cossiga e Cervetti per non aver fiatato quando, per loro ammissione (grazie ad AlexCT per il link), sapevano dei finanziamenti di PCI e DC da parte di, rispettivamente, URSS e USA? Io ci sto, ditemi dove si firma.

Ma gran parte dei reati precedenti al 1989 sono stati amnistiati dal Parlamento italiano intorno al 1992. Piuttosto sarebbe bene che si pubblicassero sui giornali e si raccontassero in TV anche i fatti conosciuti sui finanziamenti USA e URSS a DC e PCI. Ieri sera su Rai3 hanno ricostruito sia pure velocemente le vicende di Toto' Riina e di Giovanni Falcone, dagli anni '60 all'arresto di Riina.  Una ricostruzione onesta del finanziamento dei partiti e della sua entita' comparata a Francia e Germania nel dopoguerra sarebbe egualmente interessante.

Pero' non credo che all'epoca ricevere finanziamenti da terzi fosse reato: secondo Wikipedia, solo dal 1981 furono proibiti finaziamenti occulti ai partiti, e solo da pubblica amministrazione o enti pubblici (nessuno ha dati piu' precisi a riguardo?). Invece peculato e corruzione, i reati per cui Craxi penso' bene di levare il disturbo, sono sempre stati reati penali.

C'e' sufficente evidenza per me che il PCI sia stato coinvolto a pieno titolo nel sistema delle tangenti, quindi corruzione e concussione, fino ai vertici nazionali, ma come ho ricostruito qui appare a me evidente che il pool Mani Pulite di Milano ha omesso di indagarli efficacemente e di portarli a giudizio, anche ma non solo per le difficolta' poste dalla natura omertosa di quadri e militanti del PCI.

Vedo che la teoria del complotto continua, anche senza evidenza alcuna.

Ricordo sempre che le responsabilità penali sono individuali. Dire: il PCI era coinvolto nel sistema delle tangenti non significa assolutamente niente, e significa solo mettere cacca nel ventilatore e farla appiccicare, sperando che gli scemi ci credano.

1. Il PCI-PDS meneghino fu completamente azzerato: arrestati (e condannati) il segretario, il tesoriere e altri uomini di spicco. Finanziamento illecito : una percentuale di circa il 20% della tangente della metropolitana milanese era stata accordata al PCI milanese. Condannati chi materialmente prese i soldi e li utilizzò.

2. Un altro "collettore" di tangenti, per il PCI nazionale stavolta, fu Primo Greganti. Condannato a sette anni per finanziamento illecito e corruzione. Primo Greganti non ha mai detto a chi abbia consegnato i soldi che ha percepito, si sa che è entrato a Botteghe Oscure con i soldi, non a chi li ha dati. Per fare le indagini si deve scrivere: nato a... residente in.. , poichè Primo Greganti non ha detto a chi ha dato i soldi, di quei soldi non c'è traccia nel bilancio del PCI-Pds le indagini si sono fermate, se qualcuno sa a chi siano stati dati i soldi lo può dire qui e adesso, altrimenti stia zitto.

3. La "superiorità morale" (presunta o reale) deriva da un principio, che è quello di non doversi mai arricchire a spese della collettività e di non essere attaccati alle poltrone, principio enunciato più volte da Enrico Berlinguer. La differenza, guardando da questo punto di vista, con i "mandarini" della DC o con Bettino Craxi e sodali (per non dimenticare il PLI di De Lorenzo e il PSDI, storia a parte fa il PRI, il cui segretario, Giorgio La Malfa è stato condannato, reo confesso, per finanziamento illecito, a seguito del processo Enimont, lo stesso per cui è stato condannato Umberto Bossi e il tesoriere della Lega) è evidente e abissale.

4. Attualmente, secondo me, il Partito Democratico, sulla scia di D'Alema, guarda molto alle poltrone, (evidentemente gli hanno regalato la stessa colla che si usa nel centro destra), e qualcuno comincia a guardare anche alla propria tasca. Enrico Berlinguer è morto da tempo.

5. Potreste citare, negli ultimi dieci anni, un discorso di un politico che fa riferimento all'ex PCI-PDS in cui ci si riferisca alla "superiorità morale" della sinistra ? Così, giusto per curiosità.

icordo sempre che le responsabilità penali sono individuali. Dire: il PCI era coinvolto nel sistema delle tangenti non significa assolutamente niente

Un partito e' composto di persone, quelle sono colpevoli, in particolare i vertici nazionali che non esplicitamente indicato.

1. Il PCI-PDS meneghino fu completamente azzerato: arrestati (e condannati) il segretario, il tesoriere e altri uomini di spicco. Finanziamento illecito : una percentuale di circa il 20% della tangente della metropolitana milanese era stata accordata al PCI milanese. Condannati chi materialmente prese i soldi e li utilizzò.

I vertici del PCI milanese, Cervetti e Pollastrini, sono stati condannati al massimo nei primi gradi di giudizio, e dopo un numero congruo di anni sono stati per quel che so completamente assolti e/o prescritti. La Pollastrini e' ancora attiva come politica nel PD, credo sia eletta in Parlamento.

poichè Primo Greganti non ha detto a chi ha dato i soldi, di quei soldi non c'è traccia nel bilancio del PCI-Pds le indagini si sono fermate,

Come ho fatto vedere nel commento gia' citato, c'erano tutti gli indizi che i soldi erano andati ai vertici del PCI, per saldare fra l'altro i debiti di una casa editrice presieduta dalla sorella di Occhetto, tuttavia il pool di Milano ha commissariato le indagini di Tiziana Parenti, D'Ambrosio ha concluso che Primo Greganti aveva preso tangenti a nome del PCI per comperarsi una casa a Roma e il Pool ha deciso di non indagare oltre e ha chiesto l'archiviazione per i vertici PCI.  Come ho documentato l'archiviazione e' stata rifiutata due volte dal GIP Ghitti, che ha specificato una serie di indagini aggiuntive da compiere, ma il Pool di Milano ha reiterato la richiesta di archiviazione una terza volta, ottenendola.

Un partito e' compsto di persone, quelle sonop colpevoli, in particolare i vertici nazionali che non esplitamente indicato.

E sulla base di cosa "i vertici sono colpevoli" ? Del fatto che lo pensiamo ? E i vertici chi sono ? Il Segretario Nazionale, o il tesoriere, o il Presidente, o il Vice Segretario? o i sotto vice segretari? Fino a che livello si è vertice, e sulla base dell'assunto che i soldi "li ha presi il PCI" si è colpevoli?

Poi è fantastico questo assunto: si è passati dal "non poteva non sapere" al "anche se non sapeva è colpevole, perchè così la penso". Applichiamolo, sia pure per gioco, agli altri partiti,e vediamo quanti ne restano in piedi. Poi su Craxi e il PSI, con questo assioma, doveva partire anche l'associazione a delinquere (mai contestata). Non è più semplice dire: ho il pregiudizio che il PCI-Pds fosse corrotto come gli altri e nessuno me lo leva ? Almeno smettiamo di discutere...

I vertici del PCI milanese erano Soave e Li Calzi (i primi arrestati di mani pulite..), la favola del mancato coinvolgimento e smentita dall'elenco degli inquisiti e condannati. Alcuni nomi: Luigi Carnevale (vicepresidente Mm), Sergio Evolo Soave (Lega cooperative), Roberto Cappellini (segretario del Pds milanese), Giovanni Cervetti (deputato Pds), Barbara Pollastrini (segretaria provinciale del Pds milanese), Giulio Caporali (amministrazione FS a Milano), Renato Pollastrini (non Barbara, che è quella che fa attualmente politica nel PD Ndr) (ex-tesoriere del Pci); questi ultimi due assolti in base all'amnistia Amato-Conso.
A Torino la Eumit, controllata dal Pci e dal governo tedesco orientale, viene condannata per falso in bilancio (avrebbe stornato circa un miliardo in nero dalle sue casse a quelle della Ecolibri per consentirle di ripianare i debiti).
Sui coinvolgimenti della segreteria nazionale del Pds, ha indagato per 2 anni il PM Carlo Nordio (di destra!!), non riuscendo a venire a capo di nulla.

Sull'ultima parte non ti rispondo nemmeno: per dire che i soldi da A arrivano a B ci vogliono le prove e le congruità,e non esistono. Italo Ghitti chiese al Pool di continuare a indagare perchè c'erano le prove che Gardini entrò con un miliardo di lire in contanti a Botteghe Oscure (il famoso miliardo di cui ogni tanto Di Pietro chiede conto a Walter Veltroni..), ma non si è mai saputo a chi sia stato dato.

Non si è mai trovato uno straccio di prova decente per dimostrare che Occhetto, D'alema, Veltroni, e chi altro occorre alla fantasia, erano colpevoli ? Forse perchè non ce n'erano?

Quosque tandem dovremo avere la favoletta che gli altri erano più colpevoli di Craxi ? Dove sono le ville al mare, i soggiorni in Costa Smeralda, i regali alle amanti (una tv, non nel senso di apparecchio televisivo, ma proprio un'emittente) dei "capi" del PCI-Pds?

Sui coinvolgimenti della segreteria nazionale del Pds, ha indagato per 2 anni il PM Carlo Nordio (di destra!!), non riuscendo a venire a capo di nulla.

A me non sembra proprio cosi' netta la distinzione...

Ad una precisa domanda del giornalista: Dieci anni fa le Coop come finanziavano il Pci-Pds? Nordio risponde: “In modo diretto e indiretto. Le Coop avevano una riserva rigorosa di appalti pubblici, frutto di accordi politici spartitori  a livello nazionale e regionale. In questo senso non c’era alcuna differenza fra DC, PSI e PCI: si erano divisi equamente tutto, con qualche briciola per gli alleati minori: Dc e Psi sponsorizzavano le imprese amiche, il Pci le coop. Ma i finanziamenti erano diversi. Alla Dc e Psi arrivavano contributi  in denaro, con i quali si pagavano i funzionari e le altre spese. Nel Pci i funzionari erano pagati dalle coop, ma lavoravano per il partito. Il risultato finale è identico, però lo strumento è diverso. E lo è anche dal punto di vista penale: la mazzetta integra il reato di corruzione. Il sistema del Pci no. Un altro modo era quello della pubblicità inesistente: le coop pagavano cifre enormi per farsi pubblicità sui giornaletti del partito. Spesso le inserzioni, pagate, non venivano neanche pubblicate.”

Se poi mi dici che il sistema descritto non configura reato posso pure darti ragione, ma onestamente mi interessa pure poco.

Sempre più interessante il modo di pensare...

Non facevano nulla di illecito, o perseguibile penalmente, ma secondo te il "sistema" del PCI era/è immorale (a tutt'oggi la Lega delle Cooperative versa contributi al PD.). Quindi sono immorali i soldi che l'MPA di Lombardo (200.000 euro, documentati da Report) ha versato alla Lega di Umberto Bossi, perchè non si sa a che titolo li abbia versati. Sono immorali i soldi che finanziano le campagne elettorali di Silvio Berlusconi, visto che una parte provengono da Mediaset (sempre la stessa puntata di Report..).

A questo punto non so cosa mi interessa discutere con te, visto che (parole tue) il sistema di finanziamento del PCI-Pds non era illegale (come rivendicato da altri commentatori che nemmeno si arrendono all'evidenza..) e del pregiudizio ne fai una bandiera, senza dati, ma opinioni.

Marco facendo riferimento ad altri post: se un'università organizza un concorso per la cattedra di Economia degli Intermediari Finanziari specificando che titolo preferenziale saranno gli studi sul mercato delle mele nella Napoli del 1900, e guarda caso il candidato interno ha fatto una bellissima tesi di dottorato sull'evoluzione del mercato ortofrutticolo, la lettera della legge è rispettata... Commenti?

Riporto dalla medesima intervista:

il sistema di finanziamento occulto del Pci era completamente diverso da quello degli altri partiti, anche se ubbidiva a una logica uguale. Una cosa è ricevere una mazzetta, e con quella pagare   gli stipendi dei funzionari di partito,un’altra è ricevere in prestito i lavoratori, i cui stipendi vengono pagati dalle coop. Anche l’impatto mediatico della notizia è diverso. La seconda è l’assoluta mancanza di collaborazione: non è vero che la procura di Milano abbia usato due pesi e due misure. Ha tenuto in cella Greganti per mesi, ma non gli ha scucito una parola. Gli hanno trovato i denari, e lui ha detto che con quelli si era comprato una casa. Verissimo. Sarebbe semmai interessante vedere se non si tratti di una delle tante case intestate ai militanti, ma di proprietà del partito.

Cosa ti devo dire, quando si trattava di soldi i comunisti erano più smart degli altri (sarà stato merito di Berlinguer che a furia di rompere le palle con la questione morale li ha costretti a diventare fantasiosi?) e i loro militanti più coglioni fedeli al partito di quegli altrui. Perdonami se non li ritengo grossi meriti.

Magari mi sbaglio ed erano tutti onesti, in fondo la gestione di Napoli e della Campania da 15 anni a questa parte mi pare siano delle ottime prove a suffragio no?

P.S. Non ho visto la puntata di Report ma mi prometto di recuperarla; comunque credo che il mio giudizio su PDL-Lega-MPA non possa scendere più in basso del livello attuale, ma mai dire mai.

Il tema è: la corruzione politica negli anni di Craxi, e l'eredità di quegli anni.

Il Pci-Pds si è fatto finanziare dalla Lega delle Cooperative ? Certo, i soldi erano anche a bilancio. Alcuni funzionari di partito erano anche impiegati della Lega delle Cooperative ? Certo è tutto nero su bianco. Era illegale ? NO. Era la violazione di un comportamento etico prescritto ? NO. Diciamo che esisteva una legge che obbligava i partiti, in cambio del finanziamento pubblico, a trascrivere tutte le donazioni/facilitazioni poste in essere da soggetti economici a loro favore, era un obbligo di "trasparenza". Quest'obbligo, salvo casi messi a nudo dall'autorità giudiziaria, nel PCI-Pds è stato mantenuto.

Poi, dire che nel Pci-Pds non c'erano (solo) anime belle è un'altra cosa, ma mediamente, non essendo il PCI un partito di governo, non si è macchiato di tanti casi illeciti come gli altri che avevano le mani in pasta. Il teorema è/era il Pci-Pds era uguale agli altri, anzi peggio, non ha nessuna conferma, aveva un sistema diverso, ma riconosciuto legale, e trasparente.

Magari mi sbaglio ed erano tutti onesti, in fondo la gestione di Napoli e della Campania da 15 anni a questa parte mi pare siano delle ottime prove a suffragio no?

Quando vuoi dire peste e corna del Pci-Pds-Pd campano mettiti in coda, e attendi che abbia finito di parlare. Ma dovrei attendere molto, perchè di "munnezza" l'ineffabile duo Bassolino-Iervolino ne ha accumulata tanta, ma davvero tanta. Non faccio sconti a nessuno, e aggiungo che le "porcate" del duo sono non solo sono autentici illeciti, ma alla fine stanno rischiando di riabilitare Geronimo..

Non facevano nulla di illecito, o perseguibile penalmente, ma secondo te il "sistema" del PCI era/è immorale (a tutt'oggi la Lega delle Cooperative versa contributi al PD.)

Finanziare i partiti e' legale, finanziarli senza dichiararlo e' finanziamento illecito. Inoltre almeno alcuni dei comportamenti elencati sono reati: ogni finanziamento sostanziale non dichiarato dovrebbe essere interpretato come illegale da una magistratura seria, e in qualche caso e' avvenuto anche per spese di pubblicita' gonfiate, vedi un caso paragonabile sul Corriere del 7 dicembre 1993:

La societa' " Generica " sarebbe sospettata anche di episodi di corruzione
Modena, concerti a costi gonfiati per finanziare il Pds

MODENA - Appalti per servizi di pulizia concessi in cambio di finanziamenti al Pds sotto forma di sponsorizzazione "gonfiate" di concerti rock. E' questo il nodo cruciale dell' inchiesta sui legami economici illeciti tra la cooperativa Generica e il Pds di Modena. Dopo le perquisizioni di martedi' dei carabinieri nella sede della Federazione provinciale del partito e i sopralluoghi in abitazioni di amministratori della cooperativa, dell' ex tesoriere dell' allora Pci e di manager musicali, l' indagine assume contorni piu' definiti. Tutto e' partito da alcune fatture "gonfiate" e relative sponsorizzazioni di grossi concerti rock tra l' 89 e il ' 94.

 

Che fine ha fatto quell'inchiesta? Sai, fra "il sospetto" e la condanna ne passa...

La magistratura è seria solo quando interpreta i fatti a proprio modo di vedere ? Non mi sembra un buon punto di partenza...

Mettiamola così: fra la Lega delle Cooperative e il Pci-Pds-Pd esiste un rapporto tale che si può definire "simbiotico", il primo è un soggetto economico, il secondo un soggetto politico, il primo finanzia il secondo che, ogni qualvolta lo può fare, ricambia con "favori politici". E' illegale ? NO. E' immorale ? De gustibus... io preferisco sapere che ogni qualvolta vado alla Coop (adesso anche la Conad...) a fare la spesa sto dando (forse) qualcosa di soldi a una parte politica. E' chiaro e trasparente. Sono soldi miei e ne faccio quel che voglio.

Poi, però, vaccino le mie figlie contro l'influenza, e scopro che il ministro Sacconi ha firmato il contratto con sua moglie. Con i soldi miei. Oppure che Apicella e un carico vario di mignotte va in Costa Smeralda sull'aereo di Stato. Con i soldi miei. Oppure che Renzo Bossi (la trota, pluribocciato) fa il Consigliere d'amministrazione per l'EXPO 2015. Con i soldi miei.

Mi fermo perchè sono andato in OT, ma scrivendo mi sono reso conto delle "conseguenze morali" di Bettino Craxi: rubate e negate, dite che gli altri pure sono mariuoli, e quando tutto manca prendetevela con i magistrati.

Ma poi,

io dico: ma se il PCI-PDS ha beneficiato delle coperture incofessabili da parte della magistratura, perchè sulle questioni della giustizia, alla fin fine, è sempre d'accordo con BS? Ricordate le bozze Boato in bicamerele? Perchè D'Alema, capo del governo nel 1999 offre funerali di Stato all'esule contumace latitante? Perchè Napolitano verga la lettera che Quirino Paris commenta molto bene? Perchè Violante, Boato e tanti altri parlano come BS? E il salvataggio di Previti dall'arresto nel 1998, Prodi regnante ma non governante?

 

Marco questa mi pare debole assai: perché sanno benissimo che sono altrettanto compromessi che quegli altri (anche se l'altro Marco non è d'accordo)? Sai, le coperture politiche potranno anche averle da qualche magistrato, ma sta sicuro che le coperture politiche altrove le hanno anche quegli altri. Non esistono solo i magistrati komunisti.

 

In linea generale, cioè dal punto di vista degli interessi generali, il finanziamento illecito dei partiti fino a Tangentopoli (per il dopo le analisi sono più complicate e comunque tutte ancora da vedere) era un 'sistema'. Puo' sembrare una provocazione ma l'arraffa arraffa del singolo, fosse anche un segretario di partito, è pur sempre un fatto individuale. C'è una intervista sul Corriere della Sera di Stefania Craxi in cui a un certo punto dice che suo padre non si era reso conto di quanto corrotto fosse il partito. E ha ragione secondo me. Mentre il Pci era centralizzato in modo incredibilmente efficace, lo si desume in maniera inequivocabile dal libro di Cervetti, il Psi no. Fu Craxi che cercò di farlo in una certa misura, senza tuttavia riuscirvi perché in realtà il partito socialista era intrinsecamente incontrollabile dal centro. Quindi il Psi, non essendo centralizzato, come del resto la Dc, favoriva per sua struttura interna, entrambe le possibilità, cioè il finanziamento al partito e anche qualche 'spizzico' per se'.

Tuttavia, come risulta dalle dalle indagini e dai processi di quegli anni, non è che un partito qualsiasi poteva prendere i soldi in maniera illecita da un imprenditore senza che un altro lo sapesse. Questo è il punto (basta vedere i casi in cui localmente governavano da decenni le sinistre: ne ricordo uno -c'e' anche nell'archivio del 'Corriere'-in cui andarono dentro tutti i segretari amministrativi dei partiti di una citta' medio/grande -Msi compreso- per aver chiesto e ottenuto soldi da una catena di distribuzione di alimentari per l'edificazione di una nuova sede, prima ancora che partissero le concessioni, che poi non furono neppure date. Sto parlando della 'finestra' di Tangentopoli, cioè dopo il 1989). Non e' solo questione di Partito e Coop, insomma.

E la pervasività dei partiti si spinse fin dentro la società civile, questo è l'altro punto. In particolare lo fece il Pci. Nel libro di Cervetti si parla (pag. 95) di una riunione per l'ottimizzazione della stampa di quotidiani e periodici. Una questione di privati. Invece si riunirono Quercioli per l'Unità, Lombardi per Paese Sera (un giornale come risulta da altri passi del libro nato grazie ai soldi dei sovietici), Gianni Letta per Il Tempo, Luca Cordero di Montezemolo per La Stampa  "con lo scopo di sostenere l'idea della creazione di una moderna tipografia capace di fornire il supporto materiale a giornali di diverso orientamento". Diverso orientamento, capito?
In quale altro paese al mondo rappresentanti del mondo degli affari si riuniscono con rappresentanti di partito per mettere a punto delle strategie comuni? Immaginate di essere un partito concorrente al Pci, vi ribollira' il cervello da rischiare lo scoppio. Ma solo perche', dato il sistema, non c'eravate anche voi (ma per esserci dovevate aver messo in piedi una catena di giornali, con quali soldi?). Il sistema era malato. L'opposizione? Ma non era opposizione, perche' era dentro l'Inps, ecc., e perche' non 'poteva', finche' almeno c'era l'Un. Sov., ambire a governare al centro. Quindi inciucismo 'resistenziale' nei fatti. 
Allora, conclusione generale, non c'era un'opposizione perche' questa e' tale solo nel momento in cui e' spendibile. Se non c'e' questo rende malato il sistema.
Per questo non mi piace la riabilitazione di Craxi, come la sua demonizzazione. E' la solita dicotomia demonizzazione/assoluzione, utile per non parlare invece del 'sistema'. Insomma per i gonzi o per i 'furbi', cioe' quelli che credono che qualche scaglia di formaggio ci sia anche per se'.

Mi pare di aver dimostrato qui in fondo che Craxi non fosse neppure tanto diverso in fatto di politiche economiche da tutti i suoi colleghi d'epoca (non foss'altro perche' non voleva abolire la misura del Pil, come si ventilo' da sinistra, tanto a loro che gli fregava...).

Che fare oggi? Un punto alla volta. Vediamo solo uno di questi. Il fatto è che i partiti dovevano, e devono, restare fuori dalla società civile. Invece non ci pensano neppure perche' la occupano per tutto quello che gli riesce. Enzo Michelangeli, dopo un po' di sconcerto per le mie prime affermazioni sul Pci, sulla base di documenti incostestabili, cioe' di chi c'era, ha detto "arrestiamoli tutti" o qualcosa del genere. Si puo' fare qualcosa di piu' "praticabile"?

Gli amici americani ci dovrebbero dire ad esempio se i politici a stelle s striscie possono andare in televisione quando vogliono, senza pagare di tasca propria. Obama ha fatto l'ultimo comizio di mezz'ora a reti unificate, pagando. Il giornalismo è giornalismo, la politica è politica, questi invece da noi stanno sempre in televisione. Gratis. Almeno apparentemente, perché questo ha un costo. Cominciamo con il separare la società civile dalla politica, cominciando dalla televisione, ma non con il solito discorso delle televisioni di...

Cioè che non vadano piu' in televisione quando vogliono, ormai a tutte le ore del giorno, finendo per fare solo delle gags finto-alternative. Insomma cominciamo col dire basta con i talk show politici. Chiedendolo a viva voce, e cominciando con il fare lo sciopero degli ascolti.

Il libro di Cervetti lo si trova qui:
http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-cervetti_gianni/s...

 

 

Scusa, ma i giri di valzer ti vengono male. Qui e ora si discute se Craxi si è illecitamente arricchito con le tangenti. Non sono pochi spiccioli, Maurizio Raggio ha detto che sul conto svizzero di Craxi c'erano 34 miliardi. Se 34 miliardi sono spiccioli li vorrei anche io, tanto sono spiccioli...

Ancora: abbiamo discusso qui e ora se il PCI nazionale avesse messo su lo stesso sistema degli altri. Nonostante tutte le indagini e chiamate in correità del PCI nazionale si è trovato (?) solo il miliardo portato da Gardini a Botteghe Oscure, anche se non si sa a chi. Di Primo Greganti si è già detto (sarebbero due le tangenti finite al compagno G, di 600 milioni cadauna), se ha preso i soldi per il PCI nazionale non si sa a chi li ha dati. Comunque parliamo, in totale, di 2 miliardi e duecento milioni finiti (forse) a Botteghe Oscure, ma soprattutto di tre tangenti in totale, anche volendone attribuire una ciascuna al segretario, tesoriere e presidente non si può parlare di un "sistema tangentizio".

Affermi che il PSI era "intrinsecamente incontrollabile dal centro" spero che stiamo parlando dello stesso partito, visto che l'evidenza è esattamente opposta: Craxi controllava tutto e tutti, come dimostrato e ammesso al processo Enimont.

Nel libro di Cervetti si parla (pag. 95) di una riunione per l'ottimizzazione della stampa di quotidiani e periodici. Una questione di privati. Invece si riunirono Quercioli per l'Unità, Lombardi per Paese Sera (un giornale come risulta da altri passi del libro nato grazie ai soldi dei sovietici), Gianni Letta per Il Tempo, Luca Cordero di Montezemolo per La Stampa  "con lo scopo di sostenere l'idea della creazione di una moderna tipografia capace di fornire il supporto materiale a giornali di diverso orientamento". Diverso orientamento, capito?

Mah, rileggiti le tue parole, se capisci che hai detto che :

a) si sono riuniti dei rappresentanti di testate giornalistiche.

b) che le suddette testate cercavano di accordarsi per metter su una tipografia, che a prescindere dall'orientamento politico delle testate, per risparmiare dei soldi sulla stampa e distribuzione.

c) che, come dici tu, non c'erano rappresentanti di partito, ma di giornali.

sei sulla buona strada per vedere che hai scritto qualcosa che c'entra come i cavoli a merenda, che rafforza l'idea dell'estraneità del partito a fatti non puramente politici, che l'accordo (economico!!) avrebbe riguardato dei soggetti privati.

Non mi faccio tirar dentro sulla polemica partiti-società civile, perchè è OT rispetto al post.

Senti, Marco "Torquemada" Esposito, ci sei o ci fai? Io parlo di "anomalie" non di processi. E il Pci, rispetto ad una concezione liberale della societa', e' la piu' grande anomalia che l'Italia abbia mai avuto. Se tu ti vuoi gingillare a vita con le sentenze (la maggior parte delle quali non ci saranno mai perche' tre gradi di giudizio, amnistie inciuciste, ecc., impediscono che ci siano), fallo. Vita grama e triste pero'.

Quanto agli OT, visto che tutta questa discussione e' nata perche' Michele aveva letto e riletto un mio post (un divertissement, con qualche 'parabola', come quella del professore 'americano' e la definizione del "radicalschicchismo") voleva i fatti,  io allora glieli ho ho dati (comunque chi decide che cosa e' OT e no, "Torquemada", oltretutto su un argomento innescato da me?).

Ho trattato seriamente di due cose:

1) del libro di Cervetti (post del 23 Gennaio 2010, 15:04), che tanto ha fatto ridere Michelangeli e che mi pare tu non conosca. Leggilo, poi fatti quattro risate anche te, come Enzo. Il segretario B. disse una volta, in direzione, che il Pci prendeva i soldi come gli altri (la faccenda era tecnicamente sconosciuta a tutti, tranne che a lui, per via dei compartimenti stagni: addirittura Cervetti trattava le cifre con Ponomariov, ma non incassava personalmente e non sapeva chi lo facesse), solo che, a suo dire, non c'erano casi in cui si verificavano appropriazione dei singoli. E va bene, sarebbe questa la superiorita' tanto sbandierata?

2) ho infine scritto il contributo, qui in fondo, di tipo economico (Michele diceva, visto che traccheggiavo, "insomma lo scrivi o no?")  e che mi ha richiesto anche del lavoro. Rilevo, in particolare, a) che nel saggio iniziale di sandro non si parla, sotto i gov. Craxi, ad es. di disoccupazione in aumento, che come si sa si combatte universalmente (che sia corretto o no e' tutta un'altra questione) con la spesa pubblica; b) ho poi trattato della questione dei tassi reali e c) della tassazione. Questioni non di poco conto. Magari ci sono degli errori, delle sviste, ma i concetti sono chiari. Bene, spariti tutti: Sandro, Michele e, anche, Michelangeli, che in altra occasione ebbe con me una serrata discussione sulle colpe di Greenspan e delle banche centrali.

Infine, vista la tua passione, se vuoi proprio approfondire, "Torquemada" Marco, qualcosa del dopo 1989 sulle 'anomalie' che ti piacciono di piu' leggi questo articolo:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/03/09/alema-occhetto-gestivano-le-tangenti.html

Ma so gia' cosa ti frullera' in testa subito dopo. Ci sono sentenze, come e' andata a finire?

Quanto, infine, al Psi dici che Craxi controllava tutto, io avevo detto di no. Ho pensato, qui ho a che fare con uno culturalmente sprovveduto, e poi magari anche giovane e quindi senza esperienza diretta. Invece tu hai due lauree e una in scienze Politiche. Ti chiedo allora, ma lo hai dato un esame di "Storia dei partiti politici"? Se lo hai fatto su un testo serio, scritto quindi almeno quindici/venti anni fa, per sicurezza, dovresti sapere che il Psi e' in fondo un partito anarchico, incontrollabile dal centro. Una specie di federazione di gruppi, antileninista per costituzione. Spesso le correnti si finanziavano ognuna per conto proprio. Ti e' mai venuto in mente che forse Craxi e' finito male anche perche' nel Psi c'era la fronda rispetto ai suoi tentativi di centralizzazione? Se poi sei appassionato di personaggi invece che di studio di 'strutture' leggi tutto, non solo le sentenze che peraltro, sono quasi sicuro, non hai affatto letto: i biografi partono dalle persone vicine al soggetto del loro interesse; e allora comincia con questo articolo, poi verifica, aggiungi altri elementi; insomma lavora, non sputare sempre sentenze Marco "Torquemada":

http://www.corriere.it/politica/10_gennaio_12/Mio-padre-Craxi-e-quei-fondi-del-Psi-aldo-cazzullo_492fc9ea-ff43-11de-a791-00144f02aabe.shtml

Ti è mai venuto in mente che forse Craxi è finito male anche perché nel Psi c'era la fronda rispetto ai suoi tentativi di centralizzazione?

Luciano, stanotte m'è venuto un attacco d'insonnia che erano due anni che non avevo una cosa così, quindi son qui per caso. Alle altre cose tue rispondo quando ho più tempo, ma a questa rispondo tranquillo ora: vaneggi?

Guarda: io facevo politica, e come che la facevo, negli anni dell'ascesa di Craxi (a dire: neanche voglio pensare cosa fosse il PSI una volta che il potere di Bettino si consolidò! Ma a quel punto avevo smesso per sempre) e davvero, questa immagine che vendi del PSI anarchico dove ognuno si faceva i cazzi suoi e s'incularono il vostro eroe perché era troppo centralizzatore, è da sbellicarsi dalle risate. Sbellicarsi oppure piangere perché non so cosa vi sia successo a voi nostalgici del mancato benito2, che intanto avete avuto BS1. Davvero, non raccontiamo fregnacce ai giovani che non c'erano, per favore!

Non so quale incubo del passato ti affligga, ma Craxi (che era uno molto, ma molto più sveglio della media) fatto fuori lo storico del diritto romano (il cui testo invito comunque a leggere e meditare) prese in mano il partito in sei mesi, si cercò i soci (alcuni temporanei, come quel pirla di Signorile, altri di lungo sorso come Gianni) e lo mise in riga ad una velocità fulminante. Tempo ottobre del 1977, le sezioni del PSI erano covi di supporters (tutti per bene, per carità) dell'autonomia operaia, perché Bettino aveva detto che andava tatticamente bene così. Ricordo un dibattito con Gianni de Michelis in fronte agli studenti medi veneziani, sembrava di stare a discutere con Toni Negri. Un anno dopo ospitavano quelli che né con lo stato né con le BR, e due anni dopo erano un partito istituzionale che voleva governare ... non ricordo l'anno esatto della famosa battuta di Cioccorì ("Grazie Gianni, ma sono già ricco di famiglia") ma venne di certo prima che il vostro uomo dei due continenti ed un solo mare arrivasse a Palazzo Chigi. Ossia, il PSI fu trasformato in un'associazione a delinquere che prendeva ordini dal Raphael in pochi anni. Ripeto, non raccontiamo balle alla gioventù che non c'era. Noi c'eravamo, dica quel che ha voglia di dire il principe di napoli.

La "fronda" ... ma che dici?

Non so quale incubo del passato ti affligga, ma Craxi (che era uno molto, ma molto sveglio) prese in mano il partito in sei mesi, si cerco' i soci (alcuni temporanei, come quel pirla di Signorile, altri di lungo sorso come Gianni) e lo mise in riga ad una velocita' fulminante.

Non solo, ma pressoche' TUTTI i socialisti si dichiaravano craxiani! Questo monotono monolitismo nei primi anni '80 era diventato proverbiale:

Ci sarebbero poi da ricordare le conferme a segretario "per acclamazione"

Tipico metodo anarchico: elezione per acclamazione del leader. Ma per favore.

In qualità di novello Torquemada mi trovo costretto ad estirpare l'eresia prima che prenda, pericolosamente, piede.

a) che nel saggio iniziale di sandro non si parla, sotto i gov. Craxi, ad es. di disoccupazione in aumento, che come si sa si combatte universalmente (che sia corretto o no e' tutta un'altra questione) con la spesa pubblica; b) ho poi trattato della questione dei tassi reali e c) della tassazione. Questioni non di poco conto. Magari ci sono degli errori, delle sviste, ma i concetti sono chiari. Bene, spariti tutti: Sandro, Michele e, anche, Michelangeli, che in altra occasione ebbe con me una serrata discussione sulle colpe di Greenspan e delle banche centrali.

Il tuo punto a) è talmente ridicolo (come si sa?) che richiede, da parte tua, anni e anni di studio, e direi anche abbastanza approfonditi. Quindi l'invito di MB va assolutamente rinnovato: studia Luciano, studia, che ne hai bisogno. Sui tuoi punti b) e c) non parlo nemmeno, non ne vale la pena, sono talmente pieni di errori che senza le basi (le tue) è tempo perso. Rileggiti , ad esempio:

L'Italia complessivamente beneficiò di una riduzione dell'inflazione, di una discesa dei tassi nominali, ma, e qui è il punto, a differenza della Germania, non di un calo del livello di quelli reali, ovviamente con riferimento al debito pubblico. I tassi reali da noi resteranno il doppio del tasso di crescita dell'economia.

Dopo che lo hai riletto attentamente vai da uno studentello di economia, uno qualunque e rileggigli la tua frase. Attenzione, perchè il riso è contagioso.

Last, but note least:

Ti chiedo allora, ma lo hai dato un esame di "Storia dei partiti politici"?

No, mai dato, il mio indirizzo era quello economico. La seconda laurea è frutto del fatto che mi convalidarono ben 13 esami, e ne approfittai, ma erano esami anche abbastanza facili o complementari a quelli già fatti, e comunque in ambito economico-manageriale.

dovresti sapere che il Psi e' in fondo un partito anarchico, incontrollabile dal centro. Una specie di federazione di gruppi, antileninista per costituzione.

No, non lo sapevo che era una banda anarchica, difatti il povero Bettino non riuscì mai a imporre il figlio come segretario della federazione milanese (prima dei giovani socialisti), nè il cognato come sindaco di Milano. Mai, pur provandoci molte volte. Ma adesso lo so: il segretario non comandava niente.

Ah, wikipedia scrive questo sulle correnti e bande del PSI:

L'elettorato premia questa scelta: la percentuale di consensi infatti sale dal 9,8% ottenuto nel 1979 al 14,3% nel 1987. Il PSI però è ancora ben lontano dal rappresentare una guida alternativa al PCI, il quale ottiene il 26,6% dei voti nel 1987.

Con la caduta del muro di Berlino avvenuta nel 1989, reputando imminente una conseguente crisi del Partito Comunista Italiano, Craxi inaugura l'idea della "Unita Socialista" da costruire insieme con il fidato Psdi e nella quale coinvolgere anche ciò che nascerà dalle ceneri del PCI. Craxi dimostrerà così una certa lungimiranza: come previsto infatti il PCI viene sciolto e gli ex comunisti confluiranno nel più moderato e riformista PDS. Anche i primi riscontri elettorali da parte del PSI paiono incoraggianti, poiché alle elezioni regionali del 1990 i socialisti si portano al 18% come media nazionale.

In questo periodo l'immagine del partito viene quasi a coincidere con quella del suo leader, al punto da parlare di craxismo. La vita interna al partito registra una dialettica sempre più asfittica e la gestione amministrativa - nella quale Rino Formica aveva abbandonato il suo ruolo di tesoriere a favore di Vincenzo Balzamo - vede una preponderanza del segretario politico, riflesso della sua stragrande maggioranza all'interno del congresso: il ruolo di "garante" tra le correnti del segretario amministrativo[1] viene meno con la totalitarietà del consenso craxiano ed il segretario amministrativo si riduce a mero esecutore delle direttive che sempre più puntualmente gli rivolge il segretario politico.

Eh, povero Bettino, soffriva di distorsione della personalità, credeva di comandare tutto, ma poi arriva Luciano e stabilisce che no, era un re senza corona.

Da adesso in avanti potrai scrivere ciò che vuoi: quando avrai finito di studiare potremo riparlarne.

Adesso devo andare da un tipo, un certo Galileo Galilei, che pretenderebbe che la scienza si basi sui fatti e le osservazioni dimostrabili, non sulla verità di fede, ma è un eretico e gli farò cambiare idea. Non sia mai che qualcuno in futuro possa chiedere prove di quello che un altro pontifica, non sia mai!

 

 

Bene, spariti tutti: Sandro, Michele e, anche, Michelangeli, che in altra occasione ebbe con me una serrata discussione sulle colpe di Greenspan e delle banche centrali.

Luciano, solo per dirti che mi scuso per la momentanea assenza dal dibattito. Mi sono capitate un po' di robe urgenti da fare ma prometto di riprendere la discussione entro breve. Devi aver pazienza, nei blog di dilettanti che fanno un altro lavoro per campare le cose vanno così :-).

Enzo Michelangeli, dopo un po' di sconcerto per le mie prime affermazioni sul Pci, sulla base di documenti incostestabili, cioe' di chi c'era, ha detto "arrestiamoli tutti" o qualcosa del genere.

Ma di che caspita di "sconcerto" parli? Io ho detto, e ripeto, che:

- Chi commette reati deve, dopo regolare condanna processuale, andare in galera. Se "lo fanno tutti" i politici, tutti i politici vanno in galera, OK?

- I reati di Craxi non si limitavano al finanziamento illecito del suo partito: come da sentenza giudiziaria, era anche un ladro comune che si intascava parte dei soldi. Santificarlo adesso dimostra solo che buona parte della casta politica (PD incluso, a quanto pare) e' altrettanto gangsteristica, e nemmeno fa piu' la fatica di dissimularlo come faceva due decenni fa.

Mettiamola così: fra la Lega delle Cooperative e il Pci-Pds-Pd esiste un rapporto tale che si può definire "simbiotico", il primo è un soggetto economico, il secondo un soggetto politico, il primo finanzia il secondo che, ogni qualvolta lo può fare, ricambia con "favori politici". E' illegale ? NO.

Marco secondo il mio bignami di psicologia stai producendoti in un transfert in cui il PCI rappresenta la tua giovinezza e come tale ti senti in obbligo di difenderne il carico ideale e la rettitutine :)

Seriamente, io non sarei cosi' categorico. Perché se i favori politici consistono nel non dare le concessioni a nota catena milanese della grande distribuzione - 9 lettere causa "vincoli archeologici", salvo poi (sugli stessi spazi!) far costruire alla cooperativa di turno il medesimo ipermercato (con spostamento dei reperti archeologici in periferia!), mi pare che a rimetterci siano i consumatori di quella città, non ti pare? E non venirmi a parlare della magistratura, che in un caso come questo puoi mettere anche Sandro Bondi come PM, ma una condanna stai sicuro che non riesce ad ottenerla.

Stai parlando di questo campione della correttezza?

Proprio lui. E il tuo punto sarebbe?

Più che altro, qual'è il punto di tutta sta discussione? I fatti mi sembran chiari:

  • Craxi era un criminale
  • tutti i partiti si sono finanziati in modi discutibili ed a volte illegali
  • il PCI in linea di massima si è finanziato con metodi legali, ed è riuscito a nascondere meglio le illegalità compiute.

Qui discutiamo di crimini sono rilevanti solo i fatti accertati e penalmente rilevanti.

Se volete fare valutazioni politiche la distinzione tra finanziamento a tangenti, a cooperazione o a "rimborsi elettorali" come si usa ora è più sfumata, e lo stesso vale per la "superiorità morale" tra fregare il prossimo legalmente per conto terzi o farlo illegalmente per se stessi. Ma non ha nulla a che fare con le responsabilità penali.

Il mio punto è semplice e banale, come anche Marcello Urbani riporta: Caprotti fa delle affermazioni, della cui veridicità dovrà rispondere in Tribunale (è stato citato e querelato da quattro Coop), per il suo comportamento è stato citato e condannato. Tutto qua.

Come Craxi: dice delle cose, di cui nessun Tribunale ha poi confermato la veridicità, ma nel frattempo è stato condannato per i suoi comportamenti criminali.

Mettiamola così, e chiudo, qualunque cosa uno dica e affermi deve essere provata e valutata, vale per i professori universitari (credo si chiami peer-review), come per i politici, gli imprenditori, etc.

Se tu credi alle affermazioni del primo che passa avrei una fontana al centro di Roma che produce un buon reddito, io prima di comprarmela vado al Catasto a vedere chi me la vende.

Mettiamola così: fra la Lega delle Cooperative e il Pci-Pds-Pd esiste un rapporto tale che si può definire "simbiotico", il primo è un soggetto economico, il secondo un soggetto politico, il primo finanzia il secondo che, ogni qualvolta lo può fare, ricambia con "favori politici". E' illegale ?

Se quelli che chiami "favori politici" in realta' sono appalti dal risultato preordinato, turbative di mercato e obblighi di associare le coop ai tuoi progetti se vuoi farli approvare, per me non c'e' alcuna differenza tra il comportamento di questi due organismi simbionti e quelli della mafia.

Comportamenti che a Bologna stanno uscendo alla luce, dopo la storia di Ignazio Marino, a cui e' stato fatta sparire la possibilta' di operare a Bologna perche' ha osato candidarsi contro Bersani, alle tristissime vicende del sindaco (ex?) e della sua ex amante, che viene collocata a lavorare dove al sindaco fa comodo, prima come segretaria, poi in una societa' in cui sembra che lavorino un po' tutti i protagonisti di questa vicenda.

E' illegale? Lo diranno i giudici. A me pero' farebbe schifo anche se fosse lecito.

Anche a me, entrambe le vicende (Marino e Del Bono), fanno schifo. E sono sintomatiche del fatto che i politici, oggi più che mai, si sentano casta e difendano i propri interessi con protervia e abusi.

Poi, nella vicenda Marino, si dimostra che i servi sciocchi abbondino ovunque, e che il potere ama i servi sciocchi, altrimenti non sarebbero là. Ma questa è un'altra storia, e non facevo riferimento a questo quando parlavo di "appoggi politici" del PCI-Pds alla Lega delle Cooperative (che qualcuno  sopra confonde con la Coop...).

L'appoggio politico è quello che consente, ad esempio, ad Unipol di diventare un colosso assicurativo senza recidere il rapporto fra una società quotata in borsa e il mondo cooperativo che ha una fiscalità di vantaggio e può investire in Unipol ad nutum. Nulla di illegale, illecito o amorale, solo un pò bastardo.

Luciano,

e tutto che dici e che scrivi. Ti sfido sul tuo stesso terreno, proponendoti una considerazione comparativa.

Allora, tu sostieni che la pervasività del PCI, la sua pericolosità potenziale per la democrazia italiana, giustificava i metodi di ricerca di fondi del PSI: tutto va letto nell'ottica della pericolosità del PCI.

Ma se prendi la Germania Ovest, che pure nella lotta al comunismo era su un fronte assai più avanzato di quello italiano, avendo truppe dentro casa, beh vedrai che certi fenomeni di corruzione non si sono diffusi come da noi. Perchè? Lì non avevano paura del comunismo? O conosci casi di corruzione simili in paesi europei?

E anche laddove certi fenomeni di corruzione si sono accertati, vedi caso Kohl, (posteriore alla caduta del muro) ci si è ben guardati dall'invocare le solite circostanze al contorno che in Italia sono il vero liquido lubrificante con il quale, ogni volta, ci viene fatto ingoiare tutto.

Ma poi scusa, perchè i fondi transitavano in fondi che erano nella disponibilità di Craxi e non del partito? Perchè non li gestiva direttamente il partito?

E ancora. Ma scusa, ma se io entro a casa tua e rubo i tuoi libri e la tua argenteria e colto sul fatto sono condannato da un tribunale, a te cosa te ne frega che mi manca l'affetto dei miei fratelli o che sono traumatizzato da qualcosa che mi turba e costringe a rubare a casa di chi è più felice me?

Tutte le ricostruzioni che si affianchino a quella giudiziaria, siano esse sociologiche o storiche o psicologiche, sono sempre benvenute se consentono di conseguire una valutazione il più possibile estesa di un fenomeno; ma se quelle ricostruzioni sono il tentativo di svuotare l'accertamento dei fatti svolto nei tribunali, allora essi non sono che espedienti retorici intesi ad insinuare verità alternative a quelle stabilite dai processi.

Vedi, dal mio punto di vista tutte le cose che dici tu possono anche essere interessanti, ma lo sarebbero di più se tu, e gli altri che come te procedono con queste santificazioni per direttissima, dicessero: "ok, Craxi è un ladro. Un personaggio che prendeva tangenti per sè e i suoi cari. Uno che ha dimostrato disprezzo per tutti gli italiani sottraendosi a quelle stesse leggi che lui aveva votato e invocando per se un trattamento diverso rispetto a quello riservato ai poveracci. Però bisogna anche aggiungere che sin dai tempi di Adamo ed Eva i divieti sono sempre ecc.ecc.....". E qui potreste lanciarvi in tutte le dispute storiche che vorreste SENZA occultare però le responsabilità personale acclarate con metodi giudiziari.

Dunque, dimmi secco: Craxi era un ladro? I soldi li ha presi o NO? Poi passiamo ai contorni.

 

 

Marco (marco), perche' perdi le staffe?

Perche' ti interessa tanto Craxi?

A me Craxi non interessa piu' di tanto. Non voglio fare carriera politica, ne' altro del genere.

A me interessa studiare il sistema e le sue falle, con gli arnesi del mestiere. Si puo'? Michele e gli altri, quando si occupano di economia usano i loro strumenti. Non e' che poi infilartici dentro e buttarla sul casino. Si incazzerebbero, immagino. Perche' nel campo degli studi politici invece tutto dovrebbe essere possibile (o almeno gli 'esterni' cosi' credono)? Ho cliccato per sbaglio sul tuo nome e ho letto "Laurea in filosofia politica". In fondo siamo colleghi, tutti e due con Scienze Politiche come formazione di base. Dovresti essere dunque, e comportarti, da scienziato (perche’ l’analisi politica, se fatta bene, e’ scientifica, cioe' difficilmente confutabile). 

Dove ho detto che il Pci era un problema potenziale per la democrazia? Se lo avessi detto avrei dovuto dimostrarlo. Ma non rientra negli obiettivi di quello che ho scritto e non ho trattato l'argomento.

Dov’e’ che si scagiona o si santifica, o si contraddice qualche sentenza con quello che ho scritto?

Castaldo mette il link della recensione del libro "L' oro di Mosca, di Gianni Cervetti, che io avevo citato senza aver dato tutti i particolari. Li si spiegano come funzionavano un po’ le cose.

Se non ricordo male nel 1989 ci fu l’amnistia per tutti i reati di finanziamento illecito, ecc., quindi stiamo parlando di qualcosa che non e’ piu’ perseguibile penalmente da allora. Tangentopoli si riferisce a reati posteriori, e’ una finestra sul fenomeno della corruzione.
Sai allora che vuol dire questo, usando il tuo modo di ragionare? Che, dal momento che non ci sono evidenze giudiziarie, non ci sono ruberie prima degli anni novanta, Craxi compreso.

All right?

LPF

 

Perche' nel campo degli studi politici invece tutto dovrebbe essere possibile (o almeno gli 'esterni' cosi' credono)? Ho cliccato per sbaglio sul tuo nome e ho letto "Laurea in filosofia politica". In fondo siamo colleghi, tutti e due con Scienze Politiche come formazione di base. Dovresti essere dunque, e comportarti, da scienziato (perche’ l’analisi politica, se fatta bene, e’ scientifica, cioe' difficilmente confutabile).

No, non sono scienziato. Mi spiace, per me sopratutto, ma è così.

Ma quando scrivi queste cose che riporto, parlando di incompatibilità e relazioni del PCI con una potenza straniera, cosa intendi? Perchè le due sinistre diventano incompatibili?

Perché la realtà è questa, fino al 1956 cioè fino all'invasione dell'Ungheria da parte dei sovietici, Pci e Psi erano praticamente la stessa cosa, anzi, per essere nel giusto, il Psi era una semplice appendice del Pci. Partecipava tuttavia a pieno titolo a quella che era la vita politica internazionale di un partito comunista di allora, e cioè aveva legami stretti con Mosca, premi Stalin, ecc. Poi l'invasione dell'Ungheria, con il Pci che si schiera con gli invasori e il Psi di Nenni che si distacca e svolta verso l'Occidente. Fu una rottura insanabile e definitiva, che prima o poi avrebbe necessariamente portato alla resa dei conti, almeno fino a quando il Psi si fosse considerato e si collocasse all'interno della sinistra. Eravamo quindi di fronte a due sinistre, alternative. Bisogna partire anche da questo per capire tanta storia successiva, perché le due realtà rimasero per diverse ragioni di fatto incompatibili, anche dopo le svolte del Pci. Era insomma una ‘competitio ad excludendum’ (si potra’ dire competitio?).

Ok, ma non capisco qual'è il punto, però. Allora ti invito a fare una cosa per me, che non sono scienziato come già scrissi:

a) scrivi esattamente qual'è la tua tesi (nel modo più stringato possibile, se vuoi) e b) fammi capire bene in quale misura la tesi che tu sostieni si collega all'accertamento delle responsabilità penali ascritte a Bettino Craxi. Con riferimento a b), dimmi esattamente in che misura i fatti che tu porti possono modificare l'insieme delle considerazioni da me avanzate sulla responsabilità di Craxi nel pretendere il pizzo e quelle più cogenti difese nel post di Sandro che stiamo commentando. Insomma, metti espressamente in relazione i fatti di cui discuti al problema dalla valutazione dell condotta di Craxi e del giudizio che da quella se ne può trarre: di quello stiamo parlando.

Sai allora che vuol dire questo, usando il tuo modo di ragionare? Che, dal momento che non ci sono evidenze giudiziarie, non ci sono ruberie prima degli anni novanta, Craxi compreso.

Il mio modo di ragionare? Io dico solo che tu da storico disponi di atti giudiziari, pubblici, acquisiti con metodologie rigorose, in cui la parte oggetto di inchiesta ha potuto far valere le sue ragioni ecc. ecc.: anche quella è una fonte storica! Poi, come ho scritto, altre analisi si possono fare e falle pure...ma ripeto: alla fine della fiera, Craxi era un ladro o no?

Si si capisco l'attitudine non ridere non lugere, neque detestari sed intelligere...però voglio capire: le tue valutazioni sulla storia del PCI cosa aggiungono?

marco,

ci sono troppe cose in pentola, non ce la faccio a seguire tutto.

Io poi ho da rispettare la promessa fatta a Michele e Sandro di una risposta sulle responsabilita' economiche del craxismo. Proprio ora ho finito e sto per inviare quanto scritto.  Non ho avuto il tempo di riflettere su altro.

Poi le cose evolvono, come vedi. Se ti facessi intanto quattro risate anche te... Poi, c'e' sempre per tutti un 'professore' che prima o poi viene dall'America.

Io, come ti dicevo riporto fatti 'significativi', che altri, magari perche' fanno un altro mestiere, o non conoscono o non gli attribuiscono la valenza che meriterebbero. Poi ognuno ne fara' l'uso che ritiene piu' opportuno.

Ti consiglio una cosa: non chiedere a me cosa penso di Craxi o del Pci, perche io non 'devo' pensare niente.

Leggi il libro di Cervetti che io ho descritto all'inizio di tutta questa faccenda (in rapida evoluzione, almeno qui mi pare). E fatti un'idea 'aggiuntiva' del Pci (dalle cose 'aggiuntive' e' difficile tornare indietro, come ormai saprai, in Italia). Poi scrivici, se ti andra', qualcosa sopra. Ma da solo, senza l'assillo di dover 'stoppare' qualcuno.

Il libro di Cervetti e' del 1999, ma sembra che qui lo abbiano:

http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-cervetti_gianni/sku-902001/l_oro_di_mosca_.htm

 

 Se ti facessi intanto quattro risate anche te... Poi, c'e' sempre per tutti un 'professore' che prima o poi viene dall'America.

Ma da solo, senza l'assillo di dover 'stoppare' qualcuno.

Ti ringrazio per la seduta di psicanalisi non richiesta, ma ti avviso che ho già un fratello psicologo e non andiamo per niente d'accordo: su psicoanalisi e marxismo, la penso come Popper. Sulla relazione fra verità e psicologia (come stati mentali di colui che fa asserzioni) sono fregeano nel senso di Frege, e anche nel senso che me ne frego.

Comunque, io non voglio stoppare nessuno, a meno che per stoppare non intendi uno scambio di opinioni dove minuetti come: "prego, prima lei", e cose come "no, ma si figuri" eliminino i fatti.

Ps: solo un consiglio, ma è necessario essere così sibillini, come nelle frasi sotto?

Poi, c'e' sempre per tutti un 'professore' che prima o poi viene dall'America.

E fatti un'idea 'aggiuntiva' del Pci (dalle cose 'aggiuntive' e' difficile tornare indietro, come ormai saprai, in Italia).

 

 

Allora sandro,

veniamo al tuo contributo di storia economica patria.

A. La crescita 
A me pare che tu nel saggio punti molto sugli effetti indotti sul complesso del debito dalla crescita costante sotto i governi Craxi, a partire quindi dall'ottantatré e fino al’ottantasette, della spesa primaria (per chi non ne sa niente si tratta della spesa pubblica al netto della spesa per interessi). 

Dici che se prima di C. questa era giustificata dalla recessione dei primissimi anni ‘80, dopo non lo sarebbe più stata per via del ritorno di una crescita "robusta". Su questo punto ho qualche perplessità: di robusto a me sembra che non ci fu granche’, a meno che tu non ritenga robusto un Pil al di sotto del 3% medio annuo, quale fu quello di governi presieduti da C. Comunque ripresa ci fu a partire dal giugno del 1983.

Altro elemento che non mi convince affatto è l'assenza di qualsiasi tuo riferimento (mi e’ sfuggito?) al tasso di disoccupazione: questo passa dal 9,7% del 1983 all’ 11,9 del 1987, data dell’ultimo dei due governi C.
Non si trattava di un problema secondario: si arrivò persino a ipotizzare un provvedimento bislacco come il prolungamento dell'Università, portandola a cinque anni (c'era già stata, mi pare, la decisione di rendere obbligatoria l’università per i maestri), e tutto questo al fine di ridurre l'impatto della disoccupazione intellettuale.
Altro aspetto che manca in quel che tu dici è qualsiasi riferimento al contesto culturale dell'epoca: le idee dominanti tra gli economisti (allora non certo quasi perseguitati come ora) e tra i politici erano sempre e comunque, oserei dire, favorevoli alla "spesa" che, ancor prima di una medicina, era semplicemente un mito.

Quindi, dato il contesto, come diminuire la "spesa" (primaria)? Nessuno lo chiedeva, nessuno lo fece.
Tu pero’ dal livello della spesa primaria fai discendere tutte le disgrazie del periodo: il debito pubblico, la creazione di una "casta", ecc.
Potrebbe non essere così semplice, anche se scorciatoia utile (ma quanto veritiera?) a spiegare tante cose.
Ma noi qua dobbiamo attenerci ai nudi numeri.
Naturalmente poi è sbagliato giudicare un periodo con la sensibilità di un altro periodo.

B. I tassi

Tu descrivi questa spirale: più debito pubblico per la "spesa", più spesa per interessi, più debito...
Il ministro del Tesoro dell'epoca, Amato, era probabilmente consapevole che si doveva fare qualcosa e arrivò persino a mettere assieme un comitato per il debito pubblico, costituito da alcuni dei migliori economisti di allora (Arcelli, Monti, ecc.). Ebbene i risultati furono deludenti e le ricette tutto sommato scontate: lanciare titoli a medio termine sul mercato con l'opzione del rimborso a date anticipate, CCT con delle particolarita’ e roba simile.

Ma qual era esattamente la situazione del monetario ? L'Italia era entrata nel G-7 nell'ottantacinque, quindi alcuni aspetti delle sue politiche erano sicuramente coordinate con gli altri paesi industrializzati e pertanto finivano per sfuggire al controllo del governo. A metà degli anni ottanta, c'è da aggiungere, che il dollaro si è deprezzò e fu più difficile esportare. L'Italia complessivamente beneficiò di una riduzione dell'inflazione, di una discesa dei tassi nominali, ma, e qui è il punto, a differenza della Germania, non di un calo del livello di quelli reali, ovviamente con riferimento al debito pubblico. I tassi reali da noi resteranno il doppio del tasso di crescita dell'economia.

Non a caso, sulla base dei dati disponibili nell'autunno dell'ottantasei, le proiezioni davano una dimensione dello stock del debito pubblico per l'ottantanove pari al 111% del Pil (+50% circa rispetto all’ ‘84: deb/pil al 74%), con un peso incrementare annuo percentuale della componente della spesa per interessi pari a più del doppio (quasi il triplo) del contributo della componente della spesa primaria. Tutta la discussione dell'epoca – poco vivace per la verità, perché "debito" non aveva valenza in genere negativa, anzi (Napoleoni, e la CGIL, proponevano l’abbandono del Pil come grandezza di riferimento, ecc. cosi’ ci si risparmiava il cruccio dei rapporti…oggi, guarda guarda, idea ripresa dai socialpopulisti della sinistra-destra internazionale) – verteva su misure come la tassazione dei titoli di Stato (che fu fatta), la diminuzione dei costi di transazione, eccetera. Nel complesso è attribuibile direttamente ai governi C. mi pare non più del 15% di incremento del debito pubblico (su base annua non-composta poco meno del 4%). 

Il fatto è che non si sapeva nel concreto come affrontare il problema di un debito pubblico che cresce prevalentemente, o addirittura esclusivamente (come qualcuno allora diceva in ambito accademico), per effetto della spesa per interessi.
La teoria economica aveva avuto già a che fare con questa situazione, ma nella situazione italiana, almeno allora, cio’ non servì a molto.

C. La pressione fiscale 
Tu parli dell' «era Craxi», riferendoti ai numeri della pressione fiscale. Ma non va bene, perché tu  comprendi questa nel range 1980-1992 (non troppo diversamente da Padoa-Schioppa che parla del decennio di «Garibaldi»: 1982-1992). Non puoi, per ogni grandezza analizzata, considerare un periodo ('range') diverso, come ti aggrada. Nel caso della pressione fiscale questa era pari al 31,4% nel 1980, al 36,3% nel 1983 e al 35,4% nel 1987  (36,6% nel 1988.). Ora il livello del 1983 non fu certamente determinato da C. ma dal governo precedente. E allora risulta che i quattro anni dei governi C. (non ‘era Craxi’) la pressione fiscale restò stabile o addirittura forse diminuì. Tu invece, prendendo in considerazione l'arco di tempo 1980-1992, senza alcun riferimento al periodo specifico in cui Craxi in realtà governò, parli genericamente di era-Craxi (che non esiste) con la pressione fiscale portata a fine periodo al 41,9%. Ma dopo Craxi vengono Goria-De Mita, De Mita-Andreotti, Andreotti, e finalmente siamo al 1992.

Non ho dato alcuna occhiata alla parte economica della discussione, un po' per il tempo, che manca, un po' per non esserne influenzato: spero di non aver detto cose già vecchie. 

Con l'economia non ho più la mano di un tempo percio’, mi raccomando, segnalatemi subito qualche incongruita’ (ho riletto oltretutto il pezzo appena un paio di volte).

LPF

 

Luciano, tu scrivi

 

" Nel caso della pressione fiscale questa era pari al 31,4% nel 1980, al 36,3% nel 1983 e al 35,4% nel 1987  (36,6% nel 1988.). Ora il livello del 1983 non fu certamente determinato da C. ma dal governo precedente. E allora risulta che i quattro anni dei governi C. (non ‘era Craxi’) la pressione fiscale restò stabile o addirittura forse diminuì."

 

Ora, il primo governo Craxi è durato dal 1983 fino al 1986, il secondo, invece, fino al 1987. E allora, se seguissimo il tuo ragionamento non dovremo ascrivere a Craxi anche il peso della pressione fiscale del 1988 ( l'anno " dopo" ), e perciò risulterebbe che alla fine del governo Craxi la pressione fiscale era aumentata, pur non di molto, e quindi non " diminuita" seppur di poco, come tu scrivi?

 

MODAONLINE - Un temporary gazebo, collocato nel cortile centrale della Fortezza da Basso di Firenze e attivo solo il primo giorno di Pitti Bimbo, ha segnato il debutto della collezione BLav, dedicata ai piccoli da 0 a 4 anni, progettata ed ideata da Lavinia Borromeo. "Questo progetto nasce senz'altro dal mio amore per il design , una passione che coltivo da sempre e che mi ha portato in passato a fare alcune esperienze in questo campo - ha dichiarato Lavinia Borromeo (nella foto all'interno dello spazio di Pitti Bimbo) -. Con la nascita dei miei figli è stato naturale per me rivolgere la mia attenzione al mondo dell'infanzia e mettere a frutto la mia esperienza di designer per creare una collezione per bambini che riflette il mio stile e contemporaneamente risponde alle necessità pratiche ed estetiche di una mamma come me". Necessità che puntano su un prodotto di altissima qualità, per la realizzazione del quale sono state fatte scelte materiche che virano verso il concetto di naturale, e scelte stilistiche che puntano su quelli di praticità e comodità dei capi. La nuova collezione di abbigliamento, prodotta dall'azienda modenese Brama, e distribuita dallo Studio Rasi di Milano, approderà sul mercato con la collezione P/E 2010 in un selezionato network di boutique mulibrand dedicate al bambino. A completamento del progetto anche una linea di calzature, per bambini dai 6 mesi in su, realizzate da Lavinia Borromeo in collaborazione con Giorgia Caovilla la cui produzione è stata affidata a Matteo Masiero, Amministratore Delegato della maison di famiglia, una delle realtà di maggior successo e prestigio della Riviera del Brenta. Il progetto bimbo di Lavinia Borromeo si completerà con un'extension, anch'essa sul mercato dalla prossima primavera, relativa alla realizzazione, in partnership con DeAgostini, di una collana di libri in stoffa per bambini.

 

 

A modesto avviso del sottoscritto tra le conseguenze economiche del governo Craxi vi fu l'ascesa della moda come industria, che, come vedasi dalla breve citazione, prolifera in tutte le direzioni, per creare stronzi e stronzette di tutte le eta'.

per carita' il gazebo era "temporary" (altrimenti noto ai non addetti ai lavori come tenda da circo)


 

....ma ora cosa sta succedendo? Prima Prosperini, in mezzo non so quanti altri, e ora, tutti insieme, un consigliere comunale a Milano, Bertolaso, il presidente della provincia di Vercelli...

Io non so quale fosse il clima allora - ero all'asilo - però dai documentari mi par di capire che la gente fosse più incazzata allora; eppure le cose non sono migliorate, anzi. 

Sta di fatto che da un lato è sempre più difficile parlare di "complotti della magistratura", dall'altro la reazione della gente sembra inesistente. Nessun calo apprezzabile dell'affluenza, nessun movimento rilevante che segnali il malcontento...dove stiamo andando?

Luca,

se ti riferisci al periodo denominato "Mani Pulite" e a una sua comparazione con l'oggi, credo che le ragioni del perchè oggi le cose stiano male sono abbastanza evidenti.

Intanto, i primi anni '90 erano a ridosso delle macerie del Muro di Berlino e questo aveva ben bene scombinato tutte le rigide affiliazioni ideologiche che da sempre hanno vincolato il modo molto parrocchiale degli italiani di esprimere consenso elettorale; aggiungici le stragi di mafia, che davano sanguinosamente la sveglia a tutto il paese...insomma io ero alle medie, ma mi ricordavo le discussioni di allora e anche l'appoggio che la stampa e i politici (ancora a piede libero) davano a Mani Pulite. Per riflesso, la società civile si mobilitava.

Oggi la stessa Mani Pulite è considerata parte della polemica politica, quindi non solo non esiste un giudizio condiviso su di essa, ma azioni giudiziare che sono anche solo lontanamente assimilabili a quella sono liquidate come la coda, negativa, di quel processo iniziato appunto nei primi anni '90.

E poi diciamocela tutta: non esiste una società civile autonoma, tutto qui. I "canali (formali) e informali di comunicazione" come sono stati definiti qui, sono occupati dai politici; non solamente nel senso che sia nelle grandi università private che nell'ultima bocciofila di provincia l'inizio e la conclusione dei lavori di discussione (o presentazione dell'ultima ambulanza acquistata con il generoso contributo della provincia, regione ecc ecc) sono lasciati all'assessore o al sindaco...ma anche perchè la politica controlla tutto: giornali, radio, cinema, televisioni e università. Forse al nord avrete pure livelli di autonomia maggiori, dato che storicamente avete una tradizione di associazionismo più radicata: al sud non è così. Ripeto che si tratti di acquistare una nuova ambulanza o di mettere in piedi una qualunque associazione a qualunque fine, al Sud bisogna sempre ungere i politici o passare per quelle figure ancora più laide del clero, e non c'è niente da fare, è così e basta.

Qualche anno fa, in uno dei miei soliti accessi di velleitarismo mi misi a polemizzare con l'Avis locale, perchè scoprii che io iscritto all'Avis quando ogni volta che donavo il sangue all'ospedale pubblico, anche se ci andavo con mezzi miei e senza chiedere nulla all'Avis, quest'ultima riceveva un rimborso per ogni donazione che facevo...scrissi una letteraccia e venni contattato dal direttore provinciale che venni a sapere era stato prima alla guida di un consorzio industriale della zona (viva la competenza!), e, mi dicevano i miei astuti compaesani, era molto amico di alcuni politici (alcuni ancora in sella in questa zolla disperata) e dunque "Marco, sa come muoversi"...il tutto accampagnato da una gestualità che la diceva lunga sul tenore dei movimenti nei quali il nostro era provetto.

Questo è l'associazionismo al sud, che dovrebbe essere lo spazio in cui la società civile dispiega la propria autonomia. Forse la politica in Italia si è estesa ancora di più dagli anni '90 e di conseguenza la società civile è meno autonoma? Me lo chiedo...

perchè scoprii che io iscritto all'Avis quando ogni volta che donavo il sangue all'ospedale pubblico, anche se ci andavo con mezzi miei e senza chiedere nulla all'Avis, quest'ultima riceveva un rimborso per ogni donazione che facevo

Scusami una curiosità: è una pratica a livello nazionale o succede solo in alcune regioni? (lo chiedo a te perchè, da solo, non sono stato in grado di trovare informazioni)

E' una pratica nazionale. Se tu, come me, vai all'ospedale pubblico PROPRIO per evitare di appesantire il SSN di rimborsi per costi che l'AVIS non sostiene (perchè io dono il sangue di sabato mattina andando con la mia macchina), e sei registrato dal personale ospedaliero come socio AVIS, l'AVIS riceve un rimborso.

Io ogni volta che dono il sangue controllo che chi registra i miei dati non commetta "errori" e mi trasformi di nuovo in donatore AVIS mio malgrado.

Ovviamente, da quando ho iniziato a fare così (e dopo aver rifiutato la medaglia al valore ematico in un apposita cerimonia di paese con prete, sindaco e fanfara, appunto perchè non sono andato nemmeno alla messa della Festa del Donatore), ecco da allora niente più agendine, pandori, calendarietti e tutta quella paccottiglia con la quale si vuole sensibilizzare alla donazione.

dall'altro la reazione della gente sembra inesistente. Nessun calo apprezzabile dell'affluenza, nessun movimento rilevante che segnali il malcontento...dove stiamo andando?

Da nessuna parte, Luca: siete già arrivati.

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