Le conseguenze economiche di Bettino Craxi.

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In questo post vorrei offrire una valutazione dell'influenza di Bettino Craxi sulla politica economica italiana. Nel dibattito che si è sviluppato intorno alla sua figura si sente spesso ripetere che, al di là dei suoi guai giudiziari, nella sua opera di statista egli ha introdotto utili innovazioni. In questo post voglio documentare che, quando guardiamo ai dati di politica economica, le innovazioni introdotte sono state estremamente dannose per il paese. Gli anni Ottanta, periodo in cui Craxi ha raggiunto l'apice della sua influenza, hanno visto un'esplosione della spesa pubblica, il cui livello non è più sceso nei due decenni successivi. Contestualmente è esplosa la pressione fiscale, guidata in modo particolare dalla crescita delle imposte dirette. Nonostante l'accresciuta tassazione, la spesa crebbe comunque assai più velocemente del gettito tributario, per cui anche il debito pubblico esplose, rischiando di mettere il paese su un sentiero di insolvenza.

Quando si guarda ai numeri pertanto l'eredità economica di Craxi appare pesantissima. Ci ha lasciato una spesa pubblica altissima, tasse altissime e un debito pubblico altissimo. L'alto debito, e la scelta della casta di non abbassare e razionalizzare la spesa pubblica, ha causato l'aumento delle tasse anche nei decenni successivi. L'alto livello di tassazione e la bassa efficienza della spesa pubblica sono probabilmente le principali ragioni del basso tasso di crescita dell'Italia.

Introduzione

In questo post voglio concentrare l'attenzione sull'operato di Craxi in campo economico. Ignoro quindi le sue vicende giudiziare e gli aspetti di moralità pubblica connessi al suo operare, non perché non siano importanti (secondo me sono fondamentali) ma semplicemente perché è meglio una cosa alla volta. Quello che voglio fare è invece mostrare quanto sia stata disastrosa la sua azione di politica economica e quanto tale disastrosa azione abbia giocato un ruolo fondamentale nel porre l'Italia su un sentiero di stagnazione e regresso economico e sociale.

La valutazione, anche solo in termini di politica economica, di un politico o di una fase politica è sempre difficile, dato che molti fattori al di fuori del controllo politico contribuiscono, nel bene e nel male, alla determinazione dei risultati economici. Esiste però un'area in cui l'influenza della politica appare chiara e facilmente analizzabile, che è quella della finanza pubblica: livello generale della spesa, della tassazione e del debito. Su tali variabili concentrerò quindi l'attenzione per mostrare quanto straordinariamente cattive siano state le scelte dell'Italia nel periodo di maggiore influenza craxiana.

Il periodo di riferimento

Craxi ascese alla guida del Partito Socialista nel luglio del 1976. Erano state appena celebrate le elezioni politiche del giugno 1976, che avevano visto una forte avanzata del PCI e una sostanziale tenuta del PSI, che raccolse il 9,6% dei voti. La legislatura iniziata nel 1976 si concluse nel 1979 e fu caratterizzata dai cosidetti governi delle larghe intese, governi monocolore democristiani sostenuti dall'astensione o dal voto favorevole del PCI e degli alleati tradizionali della DC. Durante quel periodo l'influenza di Craxi fu relativamente limitata, dato che l'ampio scheramento parlamentare a sostegno del governo limitava il potere di contrattazione del PSI.

L'influenza di Craxi diviene molto maggiore a partire dalle elezioni politiche del 1979. Ad esse fece seguito il ritorno del PCI all'opposizione e la costituzione dei governi cosidetti ''di pentapartito'' , imperniati sull'alleanza DC-PSI con l'aggiunta più o meno organica di PSDI, PRI, PLI. Tale fase durò fino alle elezioni del 1992 e durante questo periodo vennero celebrate elezioni politiche nel 1983 e nel 1987. In tutto il periodo la composizione numerica del parlamento fu tale che i voti del PSI risultarono sempre determinanti, ossia non era possibile per gli altri 4 partiti del pentapartito formare un governo senza il PSI. Questo diede a Craxi un enorme potere negoziale, che egli usò per ottenere posizioni influenti di governo e sottogoverno. Il picco di tale influenza fu raggiunto nella legislatura 1983-1987, quando Craxi ottenne la poltrona di primo ministro. Con le elezioni del 1987 il PSI raggiunse il massimo storico dei voti, con il 14,27%. La fine della influenza politica di Craxi inizia con le elezioni del 1992. Il PSI ottenne un rispettabile 13,62% ma il crollo della DC e l'affermazione della Lega Nord resero difficoltosa la riproposizione del pentapartito. Le difficoltà del bilancio pubblico, l'incalzare delle azioni giudiziare e i referendum del 1993 (in particolare quelli sulle leggi elettorali) fecero il resto.

Considereremo quindi l'andamento dei principali aggregati di finanza pubblica nel periodo 1980-1992, durante il quale Craxi giocò un ruolo importante nella determinazione della politica economica, con particolare attenzione al quadriennio 1983-1987.

La finanza pubblica prima di Craxi

In diversi aspetti, l'Italia giunse al 1980 già esausta. Il lungo periodo di crescita del dopoguerra si era essenzialmente bloccato all'inizio degli anni '70. A fronte della riduzione nei tassi di crescita del reddito, però, le classi dirigenti dell'epoca non riuscirono, o non vollero, bloccare la crescita della spesa pubblica. La pressione fiscale rimase relativamente bassa e stazionaria fino al 1976 e crebbe leggermente durante il periodo della ''solidarietà nazionale'', ma rimase comunque sempre ben al di sotto della spesa primaria. L'aumento della spesa pubblica venne quindi finanziato con debito. L'Italia iniziò il suo cammino verso un sempre più alto indebitamento pubblico, giungendo al 1980 con un rapporto debito/PIL pari al 56,9%.

Il paese si trovò particolarmente esposto alla recessione mondiale dell'inizio degli anni '80, periodo caratterizzato da alti tassi d'interesse. Dato il livello del debito, il pagamento degli interessi iniziò a essere una parte sempre più rilevante del bilancio pubblico, nel 1980 tale componente di spesa risultò pari al 5,6% del PIL. È in questo scenario che inizia l'era Craxi.

Visto il livello raggiunto dal debito pubblico alla fine degli anni '70 l'aumento dei tassi di interesse rischiava di innescare una spirale esplosiva. Maggiore spesa per interessi causava maggiore debito, che a sua volta provocava maggiore spesa per interessi etc. Per contrastare tale dinamica era quindi necessario iniziare ad avere avanzi primari di bilancio, ossia entrate tributarie superiori alla spesa al netto di interessi. Tali avanzi dovevano essere utilizzati per pagare la maggiore spesa per interessi, stabilizzando il rapporto debito/PIL e iniziando un percorso di rientro. Non stiamo qui parlando di scelte politiche, ma di mera compatibilità finanziaria. Né gli stati né gli individui possono infatti continuare a lungo a spendere più di quello che guadagnano. Le scelte politiche dovevano invece riguardare il modo in cui raggiungere l'equilibrio di bilancio, ossia mediante quale combinazione di tagli delle varie voci di spesa e aumenti delle varie entrate.

Questo non fu quello che successe. Negli anni '80 i governi italiani imboccarono senza esitazione la via dell'irresponsabilità, abdicando completamente ai loro doveri nei confronti dei governati. In una decade il rapporto debito/PIL crebbe fino a superare il 100%. Totalmente incapaci di ridurre la spesa, i governi ad influenza craxiana fecero aumentare in forma brutale anche la pressione tributaria. Ma vediamo più nel dettaglio l'andamento dei principali aggregati di finanza pubblica.

La spesa pubblica nell'era Craxi

Durante l'era Craxi la spesa primaria continuò ad aumentare, passando dal 36,9% nel 1980 al 41,7% del 1983, restando poi intorno al 42-43% fino al 1992 (dati Istat, si veda il prospetto 1). Questi numeri però vanno valutati anche in riferimento all'andamento del ciclo economico. Il periodo 1980-1983 fu infatti caratterizato a livello internazionale da una recessione che colpì duramente anche l'Italia. Per dato tasso di crescita della spesa è logico che il rapporto spesa/PIL cresca quando il PIL si riduce (come nel 1980) o cresce poco. Incidentalmente, l'espansione della spesa durante quel periodo, la classica ricetta ''keynesiana'' per le recessioni, non sembra aver sortito grossi effetti sulla crescita.

Quando Craxi prende le redini del governo, nel 1983, ha la fortuna di trovarsi di fronte a un mutamento favorevole del ciclo internazionale. La crescita, anemica fino a quel momento, inizia a divenire robusta più o meno in tutti i paesi sviluppati. Era quello quindi il momento di iniziare il rientro dagli eccessi di spesa. Craxi e il suo governo non fecero nulla di tutto questo. Al contrario, essi accelerarono la dinamica della spesa in corrispondenza della più vivace dinamica del reddito, mantenendo invariato il rapporto spesa primaria/PIL.

Nel frattempo cresceva la spesa per interessi, indotta dai sempri più alti livelli di debito. Come conseguenza, il rapporto tra spesa totale e PIL crebbe di circa 10 punti tra il 1980 e il 1987, anno in cui Craxi cessa di essere primo ministro, collocandosi al di sopra del 50% del PIL.

Questi sviluppi ebbero effetti di lungo corso per l'economia italiana, effetti che paghiamo duramente ancora oggi. La spesa primaria in rapporto al PIL è rimasta grosso modo ai livelli a cui la portò Craxi; la flessione del periodo 1994-2000 viene in seguito "recuperata" proprio dagli eredi politici di Craxi. Gli anni di Craxi furono quindi il momento cruciale di consolidamento del potere della casta sull'economia. Fasce sempre più larghe della popolazione divennero dipendenti dalla politica per il proprio reddito e il proprio benessere. I politici espansero così in modo sostanziale il proprio potere che è oggi molto maggiore di quanto fosse alla fine degli anni '70, quanto Bettino Craxi iniziò a "cambiare" l'Italia.

La pressione fiscale nell'era Craxi

Incapaci di controllare la spesa primaria, e con una spesa per interessi in costante crescita, i governi degli anni '80 decisero di alzare in modo drammatico la pressione fiscale. Nel periodo 1980-1992 l'aumento fu di più di 10 punti di PIL, passando dal 31,4% al 41,9% (si veda il prospetto 5). Buona parte dell'aumento fu dovuto all'incremento delle imposte dirette, favorito dalla struttura progressiva dell'imposizione e dagli alti tassi di inflazione. Gli effetti di disincentivo al lavoro e alla produzione di mercato sono ovvi.

Il selvaggio aumento della tassazione portò infine a un raggiungimento di un avanzo primario. Il saldo primario fu pari a zero nel 1991 e divenne positivo nel 1992 (prospetto 1). Ma a quel punto il debito era diventato così alto che comunque la spesa per interessi portava il bilancio in disavanzo.

Il debito pubblico nell'era Craxi

Come già osservato, durante l'era Craxi la spesa (persino la sola spesa primaria) restò costantemente al di sopra delle entrate. Questo provocò un'esplosione del debito pubblico. Il rapporto debito/PIL, pari al 56,9% nel 1980, balzò al 68,9% nel 1983. In questi anni Bettino Craxi acquista rapidamente potere: un processo che si corona nei 4 anni successivi in cui fu primo ministro. Durante quei 4 anni il rapporto debito/PIL crebbe di ben 20 punti percentuali, giungendo nel 1987 al 88,5%. Come si ottenne tale incremento è presto detto. Il disavanzo di bilancio durante il periodo 1980-1992 fu in media pari al 10,8% del PIL, un livello assolutamente scandaloso. La media degli anni 1984-1987, quando Craxi fu primo ministro, fu ancor più scandalosa: 11,4%. È difficile oggi credere che si potesse essere tanto irresponsabili.

Dato il buon tasso di crescita del PIL durante il periodo, la responsabilità di questo disastroso aumento è tutta e interamente politica ed è da addebitare a Craxi in primo luogo. Avendo sperperato le proprie risorse nei periodi delle vacche grasse, il bilancio pubblico subì un altro duro colpo con la recessione dell'inizio degli anni '90. Anche se a quel punto il bilancio era vicino all'avanzo primario, il debito era ormai alimentato dalla spesa per interessi, che giunse a superare il 10% del PIL. Il rapporto debito/PIL raggiunse il 105,2% nel 1992, il 115,6% nel 1993 e il 121,8 nel 1994. È solo a partire da quell'anno che la situazione si stabilizza, in parte grazie a un aumento della pressione tributaria ma soprattutto grazie alla riduzione internazionale dei tassi d'interessi e all'agganciamento dell'Italia all'area dell'euro.

E questa è la situazione in cui siamo oggi. Il bilancio pubblico resta straordinariamente fragile. Dato l'enorme livello di debito accumulato, un incremento dei tassi d'interesse (che al momento sono a livelli storicamente molto bassi) rischia di produrre disastri per l'economia italiana.

Conclusione

L'influenza di Craxi, che ci fu, non va peraltro esagerata. Le sue politiche demenziali e irresponsabili furono possibili solo grazie alla complicità dell'intera classe dirigente dell'epoca. Essa abdicò completamente alle proprie responsabilità mettendo l'Italia su un sentiero di insolvenza: non c'era solo Craxi, c'erano de Mita e Forlani, Andreotti e Formica, De Michelis e Merloni ed Altissimo e Longo ... e la CGIL-CISL-UIL. Alla fine del periodo comparve anche Giulio Tremonti.

Grazie all'operato di costoro e dei loro soci, l'economia italiana venne trasformato in una cosa che possiamo chiamare ''socialismo per i furbi'', ossia vasta presenza statale, prebende per i potenti e i politicamente connessi, pesante tassazione per tutti gli altri. Anche se i vincoli di bilancio impedirono un peggioramento di questa tendenza negli anni '90, l'Italia si è ritrovata in una situazione di alto debito, alta spesa e alta tassazione dalla quale non è più riuscita a uscire e che ha sensibilmente ridotto il suo potenziale di crescita. Il socialismo per i furbi rimane ed ha pure acquisito il suo teorico nella persona di Giulio Tremonti.

L'argomento di chi afferma ''Craxi sarà stato anche disonesto ma ha fatto buone cose'' è quindi totalmente privo di base empirica, almeno per la politica economica. Al contrario, ciò che Craxi fece fu estremamente dannoso. Forse l'unica cosa buona che si può dire di Craxi è che non era particolarmente peggiore del resto della classe politica di quel periodo. Lui fu spazzato via da tangentopoli. Il resto della classe politica purtroppo no, e continua a far danni al paese. La visita dei vari ministri ad Hammamet è solo l'ultima testimonianza di questa tristissima verità.

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Commenti

Ci sono 118 commenti

senza contare come sono stati spesi, tutti questi soldi, ad esempio in lenzuola usa e getta di carta costate come se fossero di seta.

In buona sostanza si può ben dire che questi soldi non sono stati investiti per dare infrastrutture e servizi degni di un paese civile, ma per far arricchire i soliti noti e che anche quando si è trattato ad esempio di opere pubbliche fondamentali, sono costate uno sproposito e sono state costruite "in economia", un eufemismo per dire che sono state costruite con la sabbia.

Qui nessuno ha fatto una seria ricerca sulla composizione della spesa pubblica e sull'origine della stessa. Oggi Berlusconi parla della necessità di allungare la vita lavorativa perché il sistema pensioni non è sostenibile con l'aumento della vita media. Questo ora.

Ma allora era anche peggio. Le legislazioni partorite negli anni settanta consentivano di andare in pensione, per alcune categorie, con quindici anni di contributi, gli altri in ogni caso a cinquant'anni erano pensionabili.

Questa è l'origine principale del debito pubblico italiano perché il debito pensionistico causa il debito pubblico successivamente alle riforme permissive.

Nessuno fa ricerche approfondite in tal senso perché, sempre per convenienza politica, non conviene a nessuno dire che le colpe sono collettive. Conviene sempre cercare il capro espiatorio, che in questo caso fu Craxi, che ebbe il torto di non affrontare un problema che tutti hanno rimandato facendolo pagare alle generazioni successive.

Domenica scorsa ho letto sul Sole24Ore che a Craxi va attribuito il merito di aver combattuto con successo l'inflazione galoppante.

Non ho i dati per giudicare, ma l'articolo certamente non mi ha convinto. Cosa ne pensate?

 

Questo è l'andamento dei tassi d'inflazione nei principali paesi europei e in USA tra il 1980 e il 1987. (dati completi qui)

 19801981198219831984198519861987
France13,113,312,09,57,75,82,53,3
Germany5,46,35,33,32,42,1-0,10,2
Italy21,819,516,514,710,79,25,84,7
United Kingdom16,812,28,55,24,45,23,64,1
United States13,510,46,23,24,43,51,93,6
         

L'inflazione cadde in tutto il mondo dopo la recessione dell'inizio anni Ottanta. Alla fine si è accodata anche l'Italia, seppur con certo ritardo. Darne il merito a Craxi è abbastanza ridicolo (il che non significa che il Sole 24 Ore non ci provi). Immagino qualcuno darà anche il merito a Craxi dei tassi positivi di crescita del PIL. Una rapida comparazione con gli altri paesi industrializzati può rendere chiaro che Craxi fu semplicemente un miracolato del ciclo.

Questo tentativi di offuscamento, con i politici che cercano di assumersi il merito di qualunque cosa vada bene e dare la colpa ad altri di qualunque cosa vada male, sono tipici. Per questo ho concentrato il post sulla finanza pubblica. In quel campo le responsabilità sono assai più chiare ed è difficile imbrogliare le carte.

         
         
         
         
         
        

 

Sandro, aggiungerei che sulla dinamica del rapporto debito-pil tra l'80 e l'83 pesò soprattutto l'azione di Volcker nell'estirpare l'inflazione, che generò tassi reali fortemente positivi e crescenti. Ne ho accennato da me.

Grazie Mario, questo supplementa la risposta precedente sull'inflazione (questo è il post di Mario).  Bisogna dire che ai tempi era già iniziata la strategia del ''far finta di governare''. La ''sconfitta dell'inflazione'' venne imputata al ''decreto di San Valentino'' (i più vecchi ricorderanno) che ridusse di 4 punti uno scatto di scala mobile. Oggi è difficile immaginare che qualcuno creda a queste cose.

Come già osservato, durante l'era Craxi la spesa (persino la sola spesa primaria) restò costantemente al di sotto delle entrate. Questo provocò un'esplosione del debito pubblico.

Al di sopra, giusto? Non si sa mai qualcuno ti citi selettivamente...

Grazie mille per la segnalazione Luca, ho corretto il pezzo.

 

Esse abdicarono completamente alle proprie responsabilità mettendo l'Italia su un sentiero di insolvenza:

 

L'insolvenza è un rischio reale? E' possibile un default per l'Italia?

La risposta breve è no.

La risposta più lunga è che il default può diventare una possibilità se si verifica un brusco (nel senso di rapido, non nel senso del famoso blogger di papozze) aumento dei tassi d'interesse reali. Per esempio, se all'improvviso i tassi crescono del 5%, con un rapporto debito/PIL del 120% questa conduce alla fine, una volta rinnovato tutto il debito in scadenza, a un incremento del 6% del PIL della spesa per interessi. A quel punto o aumenti le tasse del 6% del PIL, che è una mazzata durissima e non è chiaro che sia politicamente sostenibile, o diminuisci la spesa (idem con patate) o il debito inizia a crescere spontanemente; questa, by the way, fu la situazione che lasciò Craxi al termine del suo governo. Se non si fa qualcosa per bloccare la crescita del debito alla fine arriva il default. Questo scenario viene considerato altamente improbabile dai mercati, infatto al momento i tassi di interesse sul debito a lungo (che dovrebbero incorporare un premio al rischio legato alla possibilità di default) sono bassissimi. Ossia, i mercati sono convinti che non ci sarà un aumento brusco dei tassi e/o che se avvenisse l'Italia reagirebbe come ha fatto nel 92-93 con misure draconiane di finanza pubblica (cioè, finalmente i politici farebbero le cose impopolari necessarie piuttosto che mandare il paese, e loro con lui, a ramengo). L'Italia, questa è la scommessa dei mercati, dovrebbe essere capace di continuare a trascinarsi penosamente, senza grossa crescita ma comunque in grado di servire il debito. 

Sui meriti di Craxi relativi all'inflazione sono completamente d'accordo con quanto hanno detto Enzo e Michele, quindi non ripeto.

 

Puoi contare che neppure la crudezza delle incontestabili cifre che attestano gli esiti del craxismo per la finanza pubblica ti eviteranno accuse e contestazioni dai sacerdoti del martire di Hammamet.

E d'altronde se non contestassero, smentirebbero se stessi e la politica che stanno conducendo che è di gran lunga peggiore e più inefficace di quella di craxi. Come i risultati dimostrano.

Ho un dubbio: qual'e' il modo migliore di confrontare i mega-deficit dell'era di Craxi in presenza di elevata inflazione con i deficit odierni con bassa inflazione?  In prima approssimazione mi sembra che i numeri da confrontare dovrebbero essere il valore del deficit meno l'inflazione, o e' qualcosa di piu' complesso?  Col debito al 100% del PIL mi sembra che se il deficit e' uguale all'inflazione l'anno successivo il rapporto debito/PIL rimane al 100%, quindi il deficit reale potrebbe essere definito zero.

La mia impressione e' che i deficit dei tempi di Craxi rimangono indifendibili (come conferma l'esplosione del rapporto debito/PIL), ma dobbiamo preoccuparci seriamente anche dei deficit degli ultimi anni, in particolare il 2009, che in presenza di bassa inflazione sono in termini reali comparabili a quelli, orrendi, dei tempi di Craxi.

 

Alberto, non vorrei dire castronerie, ma il rapporto deficit/PIL non e' indipendente dall'inflazione, proprio per come e' stato costruito?

In sostanza, se quest'anno ho un debito di 100 con l'inflazione al 10, l'anno prossimo (se non aumento il debito) questo sara' di 110 rapportato a oggi. Se non ragiono cosi' occorre tener presente l'inflazione nel rapporto deficit/PIL, se no e' incluso, no?

 

Complimenti pe rla lucidità e rigore dell'esposizione. Sembra incredibile, ma neppure su questo si riesce a ragionare serenamente. Ho scritto un piccolo post semiserio sull'argomento e mi sono beccato pure degli insulti.

Siamo messi male, se neppure cifre incontrovertibili come quelle illustrate dal Prof. Brusco diventano "patrimonio comune" degli italiani.

Un sorriso economicomico

 

C.

 

Quelli di Craxi sono anche gli anni in cui si abbandona ogni logica di sviluppo del Meridione basata su interventi centralistici (la mitica Cassa del Mezzogiorno, poi trasformata solo di nome in Agenzia per il Mezzogiorno), ma tutto sommato con obiettivi mirati, per una trasfusione di denaro pubblico senza precedenti, ma soprattutto senza logica.

Sono di quegli anni le leggi 64/86 (con cui è stato costruito lo stabilimento Melfi della FIAT), la legge 44/86 (legge De vito sull'imprenditoria giovanile), oltre alla mitica L. 219 sulla ricostruzione post terremoto. Solo la L. 219 è costata (circa) 32 miliardi. Di euro. Peccato che si continui a batter cassa...

Sono quelli gli anni in cui quel fiume di denaro (dei cittadini del nord) arrivava nel Meridione e veniva distribuito fra i mandarini locali, memorabili erano le cene al Ristorante La Sagrestia di Napoli a base di aragoste e champagne, con Cirino Pomicino, De Lorenzo  e compagnia cantante. A Natale i Rolex d'oro giravano come trottole, un appaltino non si negava a nessuno.

I guasti morali, oltre che economici sono ancora sotto i nostri occhi: non si "cerca un lavoro" lo si chiede alla politica. Che magari te lo trova pure il lavoro, ma lo fa pagare a chi lavora per davvero.

Il post è veramente illuminante, ed è utile anche per razionalizzare i ricordi di chi all'epoca dei fatti era già adulto.

Mi piacerebbe anche un'analisi "micro" per completare il quadro. Ad esempio in quegli anni si decise l'uscita della Italia dal nucleare civile. Senza volere entrare nella disputa "nucleare si - nucleare no" è un fatto che ci sono molti modi di implementare in concreto una simile decisione politica.

Ad esempio in Svezia la decisione fu presa nel 1980, ma il primo reattore (Barseback 1) fu chiuso nel 1999, alla fine della sua vita utile. Da allora nessun nuovo reattore è stato costruito in Svezia, ma quelli già in esercizio saranno sfruttati finchè i vincoli di sicurezza lo permetterano, e successivamente smantellati e rimpiazzati da altre fonti di energia. Eppure anche in Svezia c'erano al governo i socialisti di Olof Palme...

In Italia invece praticamente dalla sera alla mattina furono chiuse centrali perfettamente funzionanti e che probabilmente sarebbero oggi ancora in esercizio. Questo volle dire affrontare il grosso delle centrali, cioè costruzione e smantellamento, senza peró beneficiare della produzione di elettrictà a fronte di bassi costi di esercizio. Ritengo che questo abbia avuto un impatto significativo sull'economia del paese.

Immagino ci siano altri casi che sarebbe utile approfondire.

 

In Italia invece praticamente dalla sera alla mattina furono chiuse centrali perfettamente funzionanti e che probabilmente sarebbero oggi ancora in esercizio. Questo volle dire affrontare il grosso delle centrali, cioè costruzione e smantellamento, senza peró beneficiare della produzione di elettrictà a fronte di bassi costi di esercizio. Ritengo che questo abbia avuto un impatto significativo sull'economia del paese.

Un po' a spanne direi che l'effetto cumulato sul PIL potrebbe essere stato intorno all'1-2%, non particolarmente rilevante, data la limitata importanza delle centrali nucleari italiane (poco più di 1 GW complessivo, anche se la stima potrebbe raddoppiare se si considera la riconversione della centrale di Montalto di Castro che era ancora in costruzione). Ciò non toglie che si sia trattato di una scelta dissennata, tutt'alto che necessaria dati i quesiti referendari (il più rilevante  chiedeva semplicemente di abolire i contributi ai comuni che accettavano di costruire sul loro territorio centrali nucleari). Ovviamente mi riferisco allo smantellamento delle centrali esistenti e in costruzione che non era affatto un atto dovuto.

Spiace invece dover dire che il principale responsabile di tali referendum e delle relative campagne di stampa fu il Partito Radicale di M. Pannella (oltre ai vari ambientalisti pseudo extraparlamentari). Craxi annusò l'aria e si accodò. Non serve aggiungere altro.

L'articolo di Sandro è così chiaro che è difficile aggiungere qualcosa. Mi limito ad una piccolissima osservazione, veramente minore,  che riguarda il modo in cui venivano spesi i soldi pubblici in quel periodo. Sotto il governo Craxi si decisero anche i progetti per gli stadi italiani (tutti pubblici) che avrebbero dovuto ospitare i Mondiali del 1990. Ecco cosa dice il sito http://www.nazionaleitalianacalcio.it/ita1990.htm (non è il sito della FIGC, ovviamente). “Furono ampliati e riammodernati (con interventi non sempre necessari) il "Meazza" e gli stadi già esistenti, mentre si iniziò la costruzione di nuovi impianti a Bari ("San Nicola") e Torino (il "Delle Alpi"). I costi erano astronomici, il Mondiale ebbe i suoi strascichi in tribunale, con infrastrutture pubbliche dimezzate, intrecci con la politica del tempo, certamente non immune da scandali (pochi anni dopo scoppiò Tangentopoli), e per le numerose vittime nei cantieri. A Milano furono numerose le opere pubbliche "per i Mondiali", cantierizzate e mai portate a termine, tra cui un albergo nella zona di via Mecenate”. Un altro esempio di spreco lo trovate qui http://www.spreconi.it/2007/06/quindici_miliar.html Risultato? Il Delle Alpi è già stato abbattuto, al Sant'Elia hanno costruito i nuovi spalti dentro al vecchio impianto, dato che dalle curve non vedevano neanche la porta opposta, il San Nicola ha perso un pezzo della copertura e la pista di atletica penso non sia mai stata utilizzata. Nessuno a parte l'Olimpico e San Siro soddisfa i nuovi criteri imposti dalla Uefa per ospitare gli Europei. Anche per questo gli Europei del 2012 andranno in Polonia e Ucraina. Ma quello che fa male è il confronto con la Francia del 1998, un esempio di come dovrebbero essere costruiti gli stadi. Otto anni tra Italia '90 e Francia '98 ma ne sembrano passati invece 20. Non è certo colpa solo di Craxi. I governi in carica dall’87 al ’90 hanno uguale responsabilità (chi era però il ministro del Tesoro del governo Goria?). Tutta la classe politica di allora ha fatto danni incalcolabili spendendo i soldi degli italiani senza ritegno. Sandro ha ricordato De Mita e l’allora emergente Tremonti. Ma ha dimenticato un vero artista dello sperpero di denaro pubblico: quel Geronimo (alias Cirino Pomicino) che dalle colonne de Il Giornale ha per tanti anni suggerito manovre di politica economica ai suoi successori.

 

 

La cosa che non ho mai capito e' la fissa di voler costruire stadi con piste di atletica mai utilizzate: sarebbe stato molto piu' conveniente ed economico fare una pista di atletica a fianco con una piccola gradinata. Dov'era la lobby dell'atletica a quei tempi? 

PS Qui in amerika c'e' la sindrome opposta: si rifanno stadi ogni 10-15 anni, e nelle citta' con piu' di uno sport professionistico, il football deve assolutamente avere il proprio stadio diverso da quello del baseball, pena minaccia di portare via la squadra. Non solo. A Minneapolis, qualche anno fa, la squadra universitaria di football giocava nello stadio dei Vikings, il Metrodome, perfettamente accessibile dal campus con comoda passeggiata di 5 minuti. Ebbene, secondo le dirigenze dell'universita' i Gophers dovevano assolutamente avere il proprio stadio in campus, il tutto per giocarci la bellezza di 7 partite l'anno, al costo di quasi $300m

L'analisi mi sembra di parte:


Dunque: Craxi è stato un farabutto perché ha alzato debito, tasse e spesa pubblica,
ma non parliamo di come ha fatto politica?

In questo articolo non si menziona nemmeno la cosa positiva fatta da Craxi in
economia, ovvero l'abolizione della scala mobile, il meccanismo automatico di
aggancio dei salari all'inflazione.

L'aumento della spesa pubblica craxiana è invece un fattore politico: doveva
conquistare potere, ha costruito un sistema di corruzione che ha alzato la
spesa pubblica, così ha avuto il potere corrompendo e per lo stesso motivo
l'ha perso.

 

In questo articolo non si menziona nemmeno la cosa positiva fatta da Craxi in
economia, ovvero l'abolizione della scala mobile, il meccanismo automatico di
aggancio dei salari all'inflazione.

 

credo lo si faccia , seppur indirettamente, in alcuni commenti, tra i quali uno dell' autore  e uno di michele boldrin

 

L'aumento della spesa pubblica craxiana è invece un fattore politico: doveva
conquistare potere

 

Mettiamola così, voleva conquistare il potere e ha scelto la strada comune. Che per un presunto campione di riformismo non è un granchè.

 

 

ma non parliamo di come ha fatto politica?

 

No, non ne parlo perché francamente non me ne importa un accidente. Craxi fece e brigò per sottrarre pezzi di potere (in forma di poltrone governative, enti economici a controllo pubblico, assessorati etc.) agli altri membri della classe politica. Le sue liti con De Mita che voleva la poltrona di primo ministro divennero leggendarie. La continua contrattazione con il PCI per occupare gli enti locali fu altrettanto leggendaria. Mi rendo conto che per un politico acchiappar poltrone è parte importante del proprio mestiere. A me però interessa, come cittadino, solo come viene usato il potere da chi le poltrone le occupa. Delle chiacchiere su Proudhon, la modernizzazione, il merito e il bisogno, come si ripartiscono i ministeri e quant'altro non so proprio cosa farmene e non ci voglio perder tempo. Voglio vedere i risultati.

I risultati sono stati desolanti, e di questo ho scritto. Se secondo te questo significa essere di parte, temo che usiamo il termine in due accezioni differenti.

Sull'abolizione della scala mobile, rimando ai commenti linkati da Floris qui sopra. La storiella di Craxi che sconfigge l'inflazione è una bufala, punto e basta.

 

D’accordo sulle conclusioni, ma ho l’impressione, pur da una lettura affrettata, che la dimostrazione non sia soddisfacente. Mi pare proprio che ci manchi un pezzo,  ma dire esattamente quale richiede un approfondimento.

Non mi convince per esempio l’argomentazione che il tasso d’inflazione da noi sia sceso in maniera cosi’ clamorosa (da superiore al 20% a poco piu’ del 4%) esclusivamente come effetto di “trascinamento” delle mutate condizioni internazionali. In realta’ alla fine degli anni ’80 l’inflazione sarebbe potuta arrivare anche a livelli sudamericani: al 30% o al 100%. Invece nel ‘sistema’ Italia ci fu la forza, almeno in parte, di adeguarsi al resto del mondo industrializzato. Quanto (e se) sia (anche) merito di Craxi e' impossibile da determinare.

Che cosa si poteva fare in piu’ e’ poi tutto da vedere.

Bisogna tener conto, ad es., che dal lato della spesa pubblica la sinistra comunista e il sindacato allora (come oggi, anche se con la coda tra le gambe) rilanciavano sempre.

C’e’ poi un aspetto che non va sottovalutato: la spesa pubblica aggiuntiva in It. diventa rapidamente strutturale, e tornare indietro e’ quasi impossibile. Sicuramente, per la base sociale che ha (o che aveva), la sinistra (ex-)comunista, prigioniera del keynesismo ‘buchista’, ha piu’ difficolta’ a invertire la marcia. Per diminuire la spesa ci vuole altro, altri approcci altra determinazione (come insegna  il controverso esperimento inglese di quegli anni). Una delle ragioni dell’incremento della spesa e’ la moltiplicazione degli enti, in cui in Italia e’ stata campione assoluta la sinistra (Pci + Psi), in particolare nelle regioni dove ha sempre comandato (e con prevalenza assoluta della componente Pci). La DC ha poco da invidiare a quanto fu fatto nelle regioni rosse in termini d clientelismo. Fu fatto meglio, nel senso di fornitura di servizi comunque piu' accettabili? Puo' essere. Ma molto dipende dalle culture storiche di certe popolazioni, ecc. La Dc del Veneto non fu la stessa di quella di certe parti del Sud. 

Ora per fare un solo esempio, qualche novita’ c'e', le prime a manifestarsi in tanti decenni. Con l’ultima finanziaria Tremonti costringe a chiudere praticamente diversi di questi enti succhiasoldi, come le inutili e costosissime Comunita’ montane (spesso di pianura, e da spiaggia). A meno che a mantenerle non siano gli enti locali totalmente a loro spese (cioe’ con altre tasse) e sotto forme diverse. Non mi piace il populismo di GT, pero' se chiude le Com. Mont. fa bene a farlo.

Craxi un merito lo ebbe, questo non puo’ essergli negato: punto’ sulla borghesia del Nord, milanese in particolare. I Krizia, gli Armani, ecc. furono coi socialisti. Lo furono perche’ questi promuovevano l’industria privata nel mondo (certa sinistra 'radical chic' ci ironizzava sopra: la Milano da bere, ecc.). Pretenderlo dai baciapile democristiani dell’industria di Sato sarebbe stato semplicemente folle pensarlo.

Questo non per rivalutare Craxi, per il quale credo di non aver mai oltretutto votato, ma per cercare di vedere anche qualche altra sfaccettatura della questione. E per sottolineare che coi 'radical chic' si puo' passare una serata divertente, ma finisce li.

LPF

 

Io certi commenti non li capisco. Sembrano voler menare il can per l'aia a difesa di una partito preso anche quando non si sa bene cosa dire di concreto a difesa del partito preso stesso. Qui il partito preso non è tanto "Craxi era un grande statista" ma "la colpa è tutta dei comunisti" & "il paese è quello che è, Bettino era il meno peggio".

Si dà in caso che la storia provi che parte della colpa fu dei comunisti ed un'altra parte fu degli altri. Inoltre, i fatti provano che Bettino Craxi era vicino al peggio assoluto o a due passi da esso. Sotto di lui ci sono solo i Gava, i Ciancimino, i Gioia e via elencando DC (e PSI) da Napoli a Lampedusa. Nemmeno Bisaglia fece tanti danni quanto De Michelis, per non parlare di quelli fatti da Craxi, appunto. Se quello è il meno peggio, state freschi.

Oggi il regime mediatico che va da Napolitano a BS ha deciso di riscrivere la storia italiana, e così sia. Ma, almeno qui, se si vuol riscrivere la storia occorre portare dei fatti. I fatti, dove sono? Vediamo.

Inflazione: cosa, esattamente, non ti convince? Davvero, cosa? Dove sarebbe l'errore o anche solo la fonte di dubbio? Mi piacerebbe saperlo. Tu dici che non ti convince, ma non spieghi perché ...

Poi:

Che cosa si poteva fare in piu’ e’ poi tutto da vedere.

Anche qui, cosa vuol dire questa frase? Che in quegli anni si sono fatte le migliori politiche possibili? Sì, ricordo, in Italia erano tutti eccitati: c'era il secondo miracolo economico. Per parte mia, vedevo spesa pubblica e debito, scarsa educazione, scarsissima crescita dell'occupazione ed i migliori cervelli che se ne andavano, ogni anno, a frotte. Guarda caso, iniziò proprio all'inizio degli anni '80 la grande fuga dei cervelli italiani all'estero: tutto un caso? Forse sì, ma credo di no.

Il secondo miracolo italiano erano tutti trucchi, tipo il famoso "sorpasso" sugli inglesi, basato sull'aumento contabile del PIL per aggiunta di un 20% di economia sommersa ... L'effetto si è visto dal 1992 in poi: è il 1992 l'inizio ufficiale di questa fase, ragazzi ... il 1992: da allora le "riprese" sono uno scherzo statistico sino al 2000 e dal 2000 in poi non ci sono più!

 

dal lato della spesa pubblica la sinistra comunista e il sindacato allora (come oggi, anche se con la coda tra le gambe) rilanciavano sempre.

 

Ecco la teoria secondo cui "tutta la colpa è dei comunisti". Ma se la spesa pubblica clientelare in Italia l'hanno gestita sempre DC e PSI! L"han fatto perché gliel'ha chiesto il PCI? Ah, era per combatterlo? Si poteva combatterlo meglio con lo sviluppo economico, no? Premiando la competenza e non i portaborse. Me ne vengono in mente giusto due di portaborse veneti del tempo: uno da Venezia, uno da Conegliano ... entrambi con dei grandi calli da manico alle mani ... entrambi del PSI di Bettino ... entrambi ministri con BS ora ...

Com'è che altrove il comunismo è stato sconfitto con la crescita e la meritocrazia e da noi invece no? Com'è che DC e PSI non hanno potuto replicare le politiche anche solo francesi o tedesche? Non chiedo la luna, mi accontento della Germania!

Il PCI di allora, poi, era follemente teso a risanare il bilancio dello stato! Si era inventato la politica dei "sacrifici" e chiedeva alla sua base di starsene buona e zitta! Ricordo perfettamente quegli anni ... su COSA rilanciavano PCI e sindacati che indusse le folli spese di allora, alcune documentate nei commenti a questo post? Pomicino pasteggiava ad aragoste e champagne per affamare i comunisti? Hammamet era una fortezza con i cannoni puntati sul Cremlino? Suvvia ...

Idem per il paragrafo che segue: ci spieghi che l'acqua bagna, o una delle tante ragioni per cui l'acqua bagna. So what? Forse che quanto scrivi spiega o giustifica l'aumento dissennato di spesa pubblica clientelare che si attua negli anni di Craxi&Co? Quelle furono SCELTE amico mio, SCELTE POLITICHE. Le hanno fatte loro, mica altri! Comandavano loro al tempo, no? Se la politica non decide questo, COSA decide? Che senso ha dire "la cultura del paese"? Con argomenti del genere giustifichi tutto, anche Mussolini rifletteva la cultura del paese: so what? Stiamo parlando di politica: ossia di prendere decisioni!

Idem per i "cambiamenti" in arrivo con GT. Io capisco accontentarsi di poco, ma l'idea che abolire (in svariati anni e trasferendo funzioni e personale alle provincie, se non erro) le com. mont. sia "cambiamento" mi lascia di stucco. Cambiamento è tagliare la spesa pensionistica del 10% subito e del 30-40% a regime, quello è (un po' di) cambiamento!

Ma poi:

 

Craxi un merito lo ebbe, questo non puo’ essergli negato: punto’ sulla borghesia del Nord, milanese in particolare. I Krizia, gli Armani, ecc. furono coi socialisti. Lo furono perche’ questi promuovevano l’industria privata nel mondo (certa sinistra 'radical chic' ci ironizzava sopra: la Milano da bere, ecc.).

 

Ma dove?! Alcuni, parecchi, disegnatori di moda (le colonne del radical chic, infatti!) erano pappa e ciccia con Craxi perché controllava Milano, dove operano: ma che sorpresa! Hai presente come si fanno le sfilate e come si vende moda? Hai presente il potere del comune sull'utilizzo commerciale del centro, sui palazzi, sull'uso della città come passerella, eccetera? Ecco, forse è più Pilliteri che spiega perché Krizia e Ferragamo (molto poco Armani, indeed) fossero così innamorati del PSI che non Craxi ...

Tutta l'evidenza mostra che Craxi NON puntò sulla borghesia produttiva del Nord, tanto che tutta la piccola industria e l'artigianato del Nord, che si raccolsero dietro alla Lega a partire dal 1990, lo odiava e fu LA CHIAVE per la sua cacciata! Non solo non vi è NULLA di fatto da Craxi e dai sui governi e dal suo partito per agevolare la "borghesia" del Nord (a meno che questa non coincida con il sottobosco delle professioni parassitiche alla spesa pubblica) ma, anzi, tutto suggerisce che fece loro molto danno, e non solo con la tassazione! Ripeto: fu QUELLA classe sociale che ne decretò la fine! Ora tutti se lo scordano, ma al tempo il partito più giustizialista di tutti, il partito del cappio, il partito che organizzava il popolo dei fax era la LEGA. Seguito da AN che si occupava dei lanci di monetine davanti al Raphael ...

Capisco stravolgere la storia, ma c'è un limite, no?

Infine, se mi spieghi chi sono i "radical chic" che menzioni alla fine e che, secondo quanto dici, avrebbero le posizioni assunte da Sandro e che io condivido, te ne sarei grato. Io, che negli anni d'ascesa di Craxi ero vivo ed adulto, ricordo i radical-chic pro-BR e pro-Toni Negri e pro-Autonomia raccolti intorno al PSI del medesimo Craxi; ricordo appunto la Milano da bere molto radical-chic, dalla Vanoni a Verdiglione a Dalla a Giorello a Ripa di Meana a salotti buoni a valanga ... oltre a puttane e stilisti a vagoni, ovviamente. Ricordo Piperno e l'aristocrazia romana e milanese che stava con Craxi, assieme a tutti gli impostori intellettuali francesi, Deleuze e Guattari in testa, e Mitterand e via elencando ... Ricordo un Craxi anti-nucleare, che allora faceva figo: infatti Pannella e Bonino, questi residui archeologici circolanti ancora oggi, con Bettino stavano, o no? Ricordo l'inneggiare alla trasgressione intellettuale ed al vivere on the fast lane, con magari una line or two to spare, attorniato di gente "altra", il famoso circo appunto ... ecco, io ricordo questo! Tu ricordi forse Bettino in compagnia dei piccoli imprenditori e degli artigiani del triveneto e lombardi? Io no, proprio non lo ricordo: il radical-chic italiano gravitava attorno a re Bettino, che li stipendiava con i soldi pubblici. L'Italia degli anni '80 questo era, altro che fantasie!

Quindi, se hai dell'evidenza che spieghi questo epiteto "radical chic" attribuito a noi, condividila con i lettori. Ti sarei grato anche per evidenza corroborante le altre affermazioni che fai, ovviamente. A me sembrano tutte gratuite, almeno per ora. Ma son disposto a cambiare idea se mi si prova, con i fatti, che non ho capito nulla di quanto successe in Italia fra il 1976 ed il 1992.

 

Quello che a me non scende in alcun modo è il tentativo di confondere le acque e rileggere i fatti cambiando l'ordine degli stessi, in modo da avere una verità di comodo, da ripetere all'infinito per i fessi.

 

Bisogna tener conto, ad es., che dal lato della spesa pubblica la sinistra comunista e il sindacato allora (come oggi, anche se con la coda tra le gambe) rilanciavano sempre.

 

Come dare la colpa ai mitici comunisti senza dire niente e/o portare un fatto. Dov'è una, dico una, proposta di legge dell'allora PCI, approvata dal PSI e DC, che abbia portato ad un aumento della spesa pubblica "strutturale".

Il sindacato di allora è quello che ha firmato il mitico patto sulla scala mobile (quello osannato dai revisionisti), non vedo traccia di "richiesta di aumento della spesa pubblica".

 

C’e’ poi un aspetto che non va sottovalutato: la spesa pubblica aggiuntiva in It. diventa rapidamente strutturale, e tornare indietro e’ quasi impossibile. Sicuramente, per la base sociale che ha (o che aveva), la sinistra (ex-)comunista, prigioniera del keynesismo ‘buchista’, ha piu’ difficolta’ a invertire la marcia. Per diminuire la spesa ci vuole altro, altri approcci altra determinazione (come insegna  il controverso esperimento inglese di quegli anni).

 

Non ti è venuto il dubbio, sia pure per un istante, che la spesa pubblica "aggiuntiva" (???) si chiamino mazzette e corruzione ? La locuzione "affari mondiali di calcio 1990"  ti dice niente? Le FS, Alitalia, INPS, Autostrade , tutto il sistema delle Partecipazioni Statali a chi faceva riferimento ? Vuoi che ricordi a quanto ammontavano i buchi di bilancio ? L'Efim, ne vogliamo parlare? Dove sono i comunisti mangia bambini in questo ?

La verità è una sola: in quegli anni Craxi & Co.(DC, PSDI,PRI,PLI) hanno scavato il fosso in cui ci troviamo, hanno elevato a sistema la raccomandazione ed il favoritismo, nonchè il clientelarismo, di Craxi, che ne fu il principale artefice dobbiamo conservare la memoria storica. Per evitare come la peste che ce ne sia un altro.

Il tuo commento, e quello che vedo e sento in questi giorni conferma, invece le mie idee: gli italiani sono un popolo di mediocri con la memoria dei pesci rossi. Che dura due secondi,ed è per questo che non si annoiano nella boccia di vetro, in cui sguazzano felici.

 

Michele, intanto grazie per non aver infierito troppo, perché scrivere quelle cose che ho scritto, visto l'argomento, poteva anche avere altri due tipi di risposta: una non risposta, cioè 'ignorare' per diminuire, o un'aggressione in piena regola, intimidatoria.

Ora sulle questioni riguardanti l'inflazione mi sembra, dopo tutto, di non essermi troppo discostato da quanto affermato da Sandro Brusco (chiedo scusa per l'aggiunta delle maiuscole). Ritengo però che, per semplice logica, visto che il risultato finale degli anni '80 in It. non si discosta molto da quello inglese, non si possa su questo dare quantomeno dei demeriti ai governi Craxi. Ci furono anche meriti su questo versante? Potrebbe essere oggetto (sempre che qualcuno abbia voglia di farlo) di ricerca. Ripeto pero' che secondo me l'argomentazione di Brusco manca di qualcosa su cui magari si potra' tornare con calma e quando le idee saranno piu' chiare.

Comunque la questioni sono parecchie e quindi forse e' più utile vederne una alla volta, magari partendo da uno di tipo generale, di 'impostazione filosofico/induttiva (sempre pericolosa)'. 

Partiamo allora dal Pci, che mi sembra l'argomento più scottante. Il problema non è quello dei comunisti mangia/bambini, il problema è che ognuno di noi, soprattutto in Italia, è immerso in un humus culturale e ambientale da cui puo' raramente prescindere per portarsi verso la 'normalità'. Faccio due esempi. Anche io, come tanti della mia generazione, sono vissuto in gioventù in un ambiente  -esternamente alla famiglia- dove vigeva l'antiamericanismo, di principio. La questione dell'antiamericanismo non era neppure discutibile. Poi, arrivato all'università, un giorno vidi un mio giovane professore -allora non lo potevo sapere, ma poi si rivelo' uno dei più grandi studiosi del novecento nella sua materia-  di ritorno da un'esperienza in un'università americana. Era irriconoscibile. Tolto dalla melma di casa nostra, immerso evidentemente in un ambiente totalmente diverso, me lo ritrovai, da scoglionato (cioe' demotivato) che era,  con una capigliatura nuova, uno sguardo diverso, volitivo, secco nelle affermazioni, ma nello stesso tempo attento a quello che uno poteva dirgli. La finisco qui; per sintetizzare un'altra persona. Ma nell'arco di un mese, a contatto con l'ambiente di sempre, tornò quel che era. Almeno per quel che mi riguarda un risultato tuttavia ci fu: degli altri non saprei dire ma io -anche se ci misi un po' a trarne tutte le conseguenze- avevo capito c'era qualcosa di sbagliato nell'ambiente nostrano e che certi 'maestri' erano solo dei 'cattivi' maestri. Quella volta capii anche che da noi e' facile diventare 'radical chic' (un termine che allora pero' non esisteva): cioe' un personaggio anche con delle qualità, ma che soprattutto, a causa di un certo ambiente, diventa sarcastico, finto-alternativo. Alla fin fine opportunista, aggressivo e soprattutto non-costruttivo. 

Ebbene non volevo diventare un insopportabile 'radical chic'.

Perché questa tirata? 

Perché assolvere la sinistra (come fa anche Esposito), cioè il vecchio Pci e il sindacato, per quanto accadde negli anni '80,  '90, e magari, chissa', per estensione fino all'oggi, significa precludersi la comprensione degli ultimi trent'anni di storia nostrana.

Il secondo esempio, vado a memoria: negli anni '90  ci fu un incontro a Firenze tra Clinton, Blair e D'Alema. Argomento l'Ulivo mondiale. Ricordo la fine dell'incontro (durò mi pare più di un giorno): vidi il nostro D'Alema davanti alle telecamere  trasformato, piu' o meno come il mio professore dei tempi dell'università. E, evidentemente, ancora sotto l'influenza dell'esperienza appena conclusa fece dichiarazioni 'folli' per l'ambiente in cui stava per immergersi di nuovo. Glielo fece notare, a stretto giro di telecamera, bruscamente, e senza possibilità di discussione, tra gli altri, il segretario della Cgil di allora. E il povero (si fa per dire) D'Alema, con la coda fra le gambe, tornò a fare quello che aveva sempre fatto, e che credo faccia tuttora. 

[I segretari della Cgil, lasciato l'incarico spesso diventano un po' diversi dal dirigente sindacale che avevamo visto prima: vedi Luciano Lama (che da ex, diventato sindaco -come dopo di lui Cofferati- rilasciò un'intervista al Corriere, di cui purtroppo non riesco a ritrovare il testo, molto critica verso un certo modo di far politica, e sindacalismo, a sinistra). Vogliamo essere da meno di un segretario Cgil?].

La conclusione su questo punto sociologico/filosofico (alla buona)? Il Pci e il sindacato facevano integralmente parte del 'sistema' che portò allo sfascio dei conti pubblici. Questo il punto da cui partire per ogni seria analisi. Craxi era dentro questo sistema, ma era anche altro. Fu questo 'altro' (qui si registra, non si giudica, ne' si esprimono preferenze) a rovinarlo. 

E cosi' e' la dialettica surdeterminata (nel significato che si puo' estrarre da quanto qui detto) del nostro sistema, arrivato impreparato alla scadenza fatidica del 1989, a spiegare la Lega (e forse anche qualcos'altro), e anche la fine di Craxi.

LPF

 

 

Luciano, qua a nessuno interessa assolvere il PCI o il sindacato, certamente non a me. La questione però è molto semplice: chi era al governo in quegli anni e chi all'opposizione? L'argomento che il povero Craxi non poteva resistere alle selvagge pressioni del PCI e del sindacato è francamente risibile.

Craxi dimostrò che sui punti in cui lo voleva fare, lo poteva fare benissimo. La vicenda del decreto di San Valentino non giocò questo gran ruolo nel ridurre l'inflazione ma fu sicuramente un importante momento di scontro politico in cui Craxi volle mostrare di poter prescindere dal PCI e dal sindacato (o più esattamente dalla CGIL). Se veramente l'aumento della spesa fu colpa della sinistra e del sindacato, beh, poteva puntare i piedi su quello no? Onestamente, in quale paese i sindacati non chiedono, ad esempio, salari più alti per i dipendenti pubblici o pensioni più alte? Forse che Craxi poteva controllare la spesa solo se i sindacati chiedevano di abbassare le pensioni? Andiamo, siamo seri. Non lo fece perché non voleva farlo. Costruì invece la sua coalizione politica intorno all'espansione della spesa pubblica, ignorando completamente le conseguenze di più lungo periodo. Fu una scelta sua e solo sua. Questo non per assolvere PCI e sindacato, ma semplicemente per dire che, vivaddio, la responsabilità degli atti di governo è di chi governa.

Vale lo stesso per lal pratica del consociativismo e della spartizione delle posizioni di sottopotere cui il PCI partecipò in quegli anni. Chi glielo faceva fare, se non voleva farlo? Di che aveva paura? Era lui che governava, e le responsabilità erano sue. Se anziché privatizzare ENI, IRI, Rai, Casse popolari o quant'altro preferiva spartirseli con i suoi sodali, lanciando un osso (o magari anche qualche boccone più sostanzioso) ogni tanto al PCI, la responsabilità è sua. Il PCI fu senz'altro responsabile di accettare la partecipazione al banchetto, ma la responsabilità prima è di chi continuava a usare gli enti pubblici e le banche come terreno di controllo politico. Ossia di chi era al governo.

Infine, la storiella del povero Craxi che non poteva non cedere alle pressioni della sinistra e dei sindacati non mi pare molto coerente con l'altra storiella che lui e gli altri della banda del buco furono, poverini, costretti ad accettare le tangenti perché sennò non ce la facevano a combattere il comunismo. Delle due l'una. O il comunismo lo stavano combattendo sul serio, e allora non si venga a raccontare che gli sfondamenti di bilancio erano colpa del PCI. Oppure non lo combattevano affatto, e la foglia di fico usata per coprire le loro pratiche illegali cade miseramente. La verità è che secondo me sono false entrambe le storielle.

 

Perché assolvere la sinistra (come fa anche Esposito)

 

Io non assolvo un bel niente. La sinistra e il sindacato hanno colpe (morali) anche maggiori: di fronte allo sfascio dei conti pubblici ed alla corruzione dilagante non hanno alzato un dito (o se preferisci la voce), non vedendo (in questo caso incapaci), facendo finta di non vedere o addirittura partecipando.

Per un moralista bacchettone come me questo è quanto di peggio, e non assolvo e non assolverò mai Natta, Occhetto, D'alema (il peggio del peggio), Veltroni, Cofferati e Bruno Trentin. Mai.

Ma dire che il "povero" Craxi è stato costretto a fare quello che ha fatto dal sindacato e dal PCI mi sembra onestamente troppo. Non hanno costretto (come ti dice anche Sandro Brusco nel thread) nessuno: Craxi era così, corrotto e pessimo, punto e basta.

Un capitolo a parte meriterebbero i due sindacati "associati": CISL e UIL, ma non ho voglia di parlare del sindacato, che secondo me è assolutamente compartecipativo del disastro in cui ci troviamo, e che conduce battaglie ottocentesche per risolvere problemi del 2010. Ma dire che il sindacato ha costretto Craxi ad aumentare la spesa pubblica, via...

Luciano, io ho letto e riletto questo tuo secondo commento e non so che dire. Mi lascia alquanto perplesso sul ruolo che i "fatti" giocano nelle valutazioni/decisioni che ognuno di noi prende quando si parla di "storia politica".

- Sulla questione di fondo (le conseguenze economiche di Bettino Craxi) non dici nulla. Assumo, quindi, che i dubbi sollevati nel commento precedente siano svaniti o che tu abbia deciso non sia il caso di argomentarli.

- Le altre questioni da te sollevate e da me discusse, sopra le quali ti avevo chiesto di portare evidenza o argomenti logici, le ignori pure. Preferisci raccontare la storia del tuo professore di università "trasformato" e della parallela, ma temporanea, trasformazione di D'Alema a Firenze. Ok, cosa ne dobbiamo dedurre?

Tu, apparentemente, deduci molto da questi due aneddoti - entrambi abbastanza "unici": uno per ragioni di informazione privata. l'altro perché tu interpreti le parole di D'Alema come dovute ad una "trasformazione" indotta dall'incontro con Blair e Clinton mentre io, andreottianamente dubbioso sia dei poteri taumaturgici del duo anglo sia della capacità di D'Alema d'essere mai altro di più che un "affabulatore tattico", le attribuisco, appunto, all'affabulazione tattica che lo caratterizza da 50 anni a questa parte, sin dalla famosa poesia declamata al Migliore.

Da questi aneddoti deduci che le tue teorie originali sono corrette, ossia che "il PCI ed il sindacato facevano integralmente parte del sistema che portò allo sfascio dei conti pubblici", che tu non sei (e noi siamo? su questo rimani silente ...) radical-chic e che Craxi era anche dell'"altro". Va bene se dico che, come giudizio storico basato sui fatti, lascia a desiderare?

Mettiamola così: nella sua disarmante sincerità (non ho fatti né argomenti, solo impressioni e punti di vista e/o ideologie/simpatie mie personali) è infinitamente più onesto delle ciarlatanerie pseudo-storiche prodotte da molti in questi giorni, dal principe di napoli sino all'autodidatta catto-fascista da quinto o giù di lì. Rimane, però, un distillato di apriorismi privi d'ogni supporto fattuale. Mi dispiace, ma così è.

Poi dici delle cose sulla "dialettica surdeterminata" che mi ricordano troppo Louis Althusser e Galvano della Volpe per non pensare che, forse, i nostri metodi di analisi siano alquanto diversi. Sono anche tentato di osservare che quel linguaggio e le oscure argomentazioni che lo accompagnano son l'anticamera delle cialtronerie tremontiane, ma non vorrei venir accusato d'aggressione intimidatoria ...

Diciamo, quindi, che non ho capito e che, per me, ciò che hai scritto è indecifrabile. Mi fermo qui: la storia preferisco analizzarla in base a fatti documentati. Le ideologie le lascio ai salotti buoni, radical-chic o anti-radical-chic essi medesimi si autoproclamino.

L'autocoscienza, cosa vuoi, non è di questo mondo: Bettino Craxi, che si pensava uno statista ed era solo una mariuolo affetto da deliri di onnipotenza e priapismo senile, ne è prova.

 

Grazie Sandro per questo lume nel buio dell'informazione italiana.

 

Michele, proviamo a lasciare da parte gli aneddoti e Althusser. La mia storia non e' diversa da quella di tanti altri. Voglio solo precisare che l'ambiente giovanile di cui parlavo era semplicemente quello della sinistra in generale (in cui dalle mie parti tutti erano immersi) pieno di 'cattivi maestri' come appurai abbastanza presto (il cattivo maestro non e' tanto il tipo alla Negri, solo un 'radical chic'). Oggi uno di questi viene a raccontare che Montesquieu non parlo' mai di tripartizione dei poteri e per dimostrarlo salta le citazioni giuste e prende solo spezzoni che potrebbero prestarsi alle 'operazioni in corso'. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Perche' si fanno certe operazioni? Sarebbe interessante approfondirlo.

Raccontavo del piu' e del meno anche perche' non avevo troppa voglia di dire dell'altro. Invece forse e' bene farlo. Ragioniamo solo con i fatti. Prescindiamo per un momento dagli aspetti di politica economica (qualcosa diro', ho ritrovato quel che cercavo).

Insomma la sinistra/sinistra, il Pci, sono da salvare, non foss'altro perche' negli anni '80 non erano al governo? Vediamo. Dove ha origine il 'mariuolismo', o, meglio, il 'mariuolismo' negli anni che vanno fino a Tangentopoli e' ascrivibile ad alcuni soggetti politici e non ad altri?

Bisogna partire dalle anomalie italiane. Ricordo di aver fatto qualche ricerca in passato. Ora non ho i dati sottomano, ma mi pare di poter dire che il personale dell’allora Psi sparso in tutt'Italia fosse superiore per numero a quello di tutti partiti francesi messi assieme. E la macchina del Psi, se non ricordo male, aveva una dimensione minore rispetto a quella degli altri due partiti più importanti, cioè la Dc e il Pci. Ora, la famosa ‘questione morale’ di Berlinguer non puo' prescindere dalla struttura dei partiti. Ma bisogna partire da prima degli anni Ottanta per capire le necessita' delle 'provviste'.

I soldi il Psi, fino al 1957, li prendeva dal Pci (lo dice anche Stefania C.). Perché la realtà è questa, fino al 1956 cioè fino all'invasione dell'Ungheria da parte dei sovietici, Pci e Psi erano praticamente la stessa cosa, anzi, per essere nel giusto, il Psi era una semplice appendice del Pci. Partecipava tuttavia a pieno titolo a quella che era la vita politica internazionale di un partito comunista di allora, e cioè aveva legami stretti con Mosca, premi Stalin, ecc. Poi l'invasione dell'Ungheria, con il Pci che si schiera con gli invasori e il Psi di Nenni che si distacca e svolta verso l'Occidente. Fu una rottura insanabile e definitiva, che prima o poi avrebbe necessariamente portato alla resa dei conti, almeno fino a quando il Psi si fosse considerato e si collocasse all'interno della sinistra. Eravamo quindi di fronte a due sinistre, alternative. Bisogna partire anche da questo per capire tanta storia successiva, perché le due realtà rimasero per diverse ragioni di fatto incompatibili, anche dopo le svolte del Pci. Era insomma una ‘competitio ad excludendum’ (si potra’ dire competitio?).

I soldi per la macchina del partito dunque il Pci le prendeva da Mosca, anche se non solo. Ha raccontato come tutto questo avvenisse in un libro (di una sincerita' -come si dice?- disarmante!) -libro nato nel clima di Tangentopoli- proprio uno di quelli che si occupò come massimo responsabile, su incarico di Berlinguer, di proseguire e poi di risolvere quel rapporto di finanziamento. I soldi arrivavano a Roma in contanti, dollari, e poi venivano cambiati in lire. Ora la struttura del Pci, si racconta nel libro, era compartimentata [e quindi, aggiungo, difficile da ricostruire, anche per un giudice (ammesso che qualcuno prima di ‘Mani pulite’ si azzardasse a mettere il naso in queste faccende) il tutto]. Questo responsabile –che  trattava con Mosca ma non riceveva personalmente i soldi, per via della compartimentazione–  tuttavia una volta ebbe l'ardire di chiedere a Longo, l'ex segretario del partito, come questi fondi arrivassero poi concretamente al partito, e lui gli rispose testualmente: « Vedi, quando il nostro uomo riceve i dollari, si reca a cambiarli da un cambiavalute che fa lo stesso mestiere anche per altri e che li informa di ciò che noi facciamo ». Aggiunse « In Vaticano e da Fanfani sanno tutto ». Chiaro no? Il Pci poi prendeva, è sempre la stessa disarmante fonte a raccontarlo, i soldi anche dal gas, ecc., che dall’Unione sovietica veniva venduto all'Italia. Questi soldi, si racconta ancora, servivano per la macchina del partito, per le campagne elettorali e in particolare per i giornali, come “Paese sera”, ecc.

Questa e’ la verita’ storica, acclarata, amici miei. Da qui, dalla dimensione abnorme (quanto a personale, intrusione nella vita civile con giornali, ecc.) del Pci, nasce una competizione malsana a sinistra e non solo. Una rincorsa a finanziarsi in tutti i modi possibili per non perdere posizioni, che ebbe il suo sbocco e certificazione in Tangentopoli. 

Fu dunque Craxi la colpa di tutto? Craxi disse "lo facevamo tutti". Almeno questo non e' forse vero? 

LPF

 

 

 

Questa e’ la verita’ storica, acclarata, amici miei. Da qui, dalla dimensione abnorme (quanto a personale, intrusione nella vita civile con giornali, ecc.) del Pci, nasce una competizione malsana a sinistra e non solo. Una rincorsa a finanziarsi in tutti i modi possibili per non perdere posizioni, che ebbe il suo sbocco e certificazione in Tangentopoli.

 

E i soldi alla stazione televisiva GBR della sua amichetta Anja Peroni e la casa in costa azzurra per il figlio servivano a contrastare i finaziamenti sovietici? Dai, raccontacene un'altra che oggi ho bisogno di ridere.

Luciano,

e tutto che dici e che scrivi. Ti sfido sul tuo stesso terreno, proponendoti una considerazione comparativa.

Allora, tu sostieni che la pervasività del PCI, la sua pericolosità potenziale per la democrazia italiana, giustificava i metodi di ricerca di fondi del PSI: tutto va letto nell'ottica della pericolosità del PCI.

Ma se prendi la Germania Ovest, che pure nella lotta al comunismo era su un fronte assai più avanzato di quello italiano, avendo truppe dentro casa, beh vedrai che certi fenomeni di corruzione non si sono diffusi come da noi. Perchè? Lì non avevano paura del comunismo? O conosci casi di corruzione simili in paesi europei?

E anche laddove certi fenomeni di corruzione si sono accertati, vedi caso Kohl, (posteriore alla caduta del muro) ci si è ben guardati dall'invocare le solite circostanze al contorno che in Italia sono il vero liquido lubrificante con il quale, ogni volta, ci viene fatto ingoiare tutto.

Ma poi scusa, perchè i fondi transitavano in fondi che erano nella disponibilità di Craxi e non del partito? Perchè non li gestiva direttamente il partito?

E ancora. Ma scusa, ma se io entro a casa tua e rubo i tuoi libri e la tua argenteria e colto sul fatto sono condannato da un tribunale, a te cosa te ne frega che mi manca l'affetto dei miei fratelli o che sono traumatizzato da qualcosa che mi turba e costringe a rubare a casa di chi è più felice me?

Tutte le ricostruzioni che si affianchino a quella giudiziaria, siano esse sociologiche o storiche o psicologiche, sono sempre benvenute se consentono di conseguire una valutazione il più possibile estesa di un fenomeno; ma se quelle ricostruzioni sono il tentativo di svuotare l'accertamento dei fatti svolto nei tribunali, allora essi non sono che espedienti retorici intesi ad insinuare verità alternative a quelle stabilite dai processi.

Vedi, dal mio punto di vista tutte le cose che dici tu possono anche essere interessanti, ma lo sarebbero di più se tu, e gli altri che come te procedono con queste santificazioni per direttissima, dicessero: "ok, Craxi è un ladro. Un personaggio che prendeva tangenti per sè e i suoi cari. Uno che ha dimostrato disprezzo per tutti gli italiani sottraendosi a quelle stesse leggi che lui aveva votato e invocando per se un trattamento diverso rispetto a quello riservato ai poveracci. Però bisogna anche aggiungere che sin dai tempi di Adamo ed Eva i divieti sono sempre ecc.ecc.....". E qui potreste lanciarvi in tutte le dispute storiche che vorreste SENZA occultare però le responsabilità personale acclarate con metodi giudiziari.

Dunque, dimmi secco: Craxi era un ladro? I soldi li ha presi o NO? Poi passiamo ai contorni.

 

 

 

Marco (marco), perche' perdi le staffe?

Perche' ti interessa tanto Craxi?

A me Craxi non interessa piu' di tanto. Non voglio fare carriera politica, ne' altro del genere.

A me interessa studiare il sistema e le sue falle, con gli arnesi del mestiere. Si puo'? Michele e gli altri, quando si occupano di economia usano i loro strumenti. Non e' che poi infilartici dentro e buttarla sul casino. Si incazzerebbero, immagino. Perche' nel campo degli studi politici invece tutto dovrebbe essere possibile (o almeno gli 'esterni' cosi' credono)? Ho cliccato per sbaglio sul tuo nome e ho letto "Laurea in filosofia politica". In fondo siamo colleghi, tutti e due con Scienze Politiche come formazione di base. Dovresti essere dunque, e comportarti, da scienziato (perche’ l’analisi politica, se fatta bene, e’ scientifica, cioe' difficilmente confutabile). 

Dove ho detto che il Pci era un problema potenziale per la democrazia? Se lo avessi detto avrei dovuto dimostrarlo. Ma non rientra negli obiettivi di quello che ho scritto e non ho trattato l'argomento.

Dov’e’ che si scagiona o si santifica, o si contraddice qualche sentenza con quello che ho scritto?

Castaldo mette il link della recensione del libro "L' oro di Mosca, di Gianni Cervetti, che io avevo citato senza aver dato tutti i particolari. Li si spiegano come funzionavano un po’ le cose.

Se non ricordo male nel 1989 ci fu l’amnistia per tutti i reati di finanziamento illecito, ecc., quindi stiamo parlando di qualcosa che non e’ piu’ perseguibile penalmente da allora. Tangentopoli si riferisce a reati posteriori, e’ una finestra sul fenomeno della corruzione.
Sai allora che vuol dire questo, usando il tuo modo di ragionare? Che, dal momento che non ci sono evidenze giudiziarie, non ci sono ruberie prima degli anni novanta, Craxi compreso.

All right?

LPF

 

 

 

Perche' nel campo degli studi politici invece tutto dovrebbe essere possibile (o almeno gli 'esterni' cosi' credono)? Ho cliccato per sbaglio sul tuo nome e ho letto "Laurea in filosofia politica". In fondo siamo colleghi, tutti e due con Scienze Politiche come formazione di base. Dovresti essere dunque, e comportarti, da scienziato (perche’ l’analisi politica, se fatta bene, e’ scientifica, cioe' difficilmente confutabile).

 

No, non sono scienziato. Mi spiace, per me sopratutto, ma è così.

Ma quando scrivi queste cose che riporto, parlando di incompatibilità e relazioni del PCI con una potenza straniera, cosa intendi? Perchè le due sinistre diventano incompatibili?

 

Perché la realtà è questa, fino al 1956 cioè fino all'invasione dell'Ungheria da parte dei sovietici, Pci e Psi erano praticamente la stessa cosa, anzi, per essere nel giusto, il Psi era una semplice appendice del Pci. Partecipava tuttavia a pieno titolo a quella che era la vita politica internazionale di un partito comunista di allora, e cioè aveva legami stretti con Mosca, premi Stalin, ecc. Poi l'invasione dell'Ungheria, con il Pci che si schiera con gli invasori e il Psi di Nenni che si distacca e svolta verso l'Occidente. Fu una rottura insanabile e definitiva, che prima o poi avrebbe necessariamente portato alla resa dei conti, almeno fino a quando il Psi si fosse considerato e si collocasse all'interno della sinistra. Eravamo quindi di fronte a due sinistre, alternative. Bisogna partire anche da questo per capire tanta storia successiva, perché le due realtà rimasero per diverse ragioni di fatto incompatibili, anche dopo le svolte del Pci. Era insomma una ‘competitio ad excludendum’ (si potra’ dire competitio?).

 

Ok, ma non capisco qual'è il punto, però. Allora ti invito a fare una cosa per me, che non sono scienziato come già scrissi:

a)scrivi esattamente qual'è la tua tesi (nel modo più stringato possibile, se vuoi) e b) fammi capire bene in quale misura la tesi che tu sostieni si collega all'accertamento delle responsabilità penali ascritte a Bettino Craxi. Con riferimento a b), dimmi esattamente in che misura i fatti che tu porti possono modificare l'insieme delle considerazioni da me avanzate sulla responsabilità di Craxi nel pretendere il pizzo e quelle più cogenti difese nel post di Sandro che stiamo commentando. Insomma, metti espressamente in relazione i fatti di cui discuti al problema dalla valutazione dell condotta di Craxi e del giudizio che da quella se ne può trarre: di quello stiamo parlando.

 

Sai allora che vuol dire questo, usando il tuo modo di ragionare? Che, dal momento che non ci sono evidenze giudiziarie, non ci sono ruberie prima degli anni novanta, Craxi compreso.

 

Il mio modo di ragionare? Io dico solo che tu da storico disponi di atti giudiziari, pubblici, acquisiti con metodologie rigorose, in cui la parte oggetto di inchiesta ha potuto far valere le sue ragioni ecc. ecc.: anche quella è una fonte storica! Poi, come ho scritto, altre analisi si possono fare e falle pure...ma ripeto: alla fine della fiera, Craxi era un ladro o no?

Si si capisco l'attitudine non ridere non lugere, neque detestari sed intelligere...però voglio capire: le tue valutazioni sulla storia del PCI cosa aggiungono?

marco,

ci sono troppe cose in pentola, non ce la faccio a seguire tutto.

Io poi ho da rispettare la promessa fatta a Michele e Sandro di una risposta sulle responsabilita' economiche del craxismo. Proprio ora ho finito e sto per inviare quanto scritto.  Non ho avuto il tempo di riflettere su altro.

Poi le cose evolvono, come vedi. Se ti facessi intanto quattro risate anche te... Poi, c'e' sempre per tutti un 'professore' che prima o poi viene dall'America.

Io, come ti dicevo riporto fatti 'significativi', che altri, magari perche' fanno un altro mestiere, o non conoscono o non gli attribuiscono la valenza che meriterebbero. Poi ognuno ne fara' l'uso che ritiene piu' opportuno.

Ti consiglio una cosa: non chiedere a me cosa penso di Craxi o del Pci, perche io non 'devo' pensare niente.

Leggi il libro di Cervetti che io ho descritto all'inizio di tutta questa faccenda (in rapida evoluzione, almeno qui mi pare). E fatti un'idea 'aggiuntiva' del Pci (dalle cose 'aggiuntive' e' difficile tornare indietro, come ormai saprai, in Italia). Poi scrivici, se ti andra', qualcosa sopra. Ma da solo, senza l'assillo di dover 'stoppare' qualcuno.

Il libro di Cervetti e' del 1999, ma sembra che qui lo abbiano:

http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-cervetti_gianni/sku-902001/l_oro_di_mosca_.htm

 

 

 Se ti facessi intanto quattro risate anche te... Poi, c'e' sempre per tutti un 'professore' che prima o poi viene dall'America.

Ma da solo, senza l'assillo di dover 'stoppare' qualcuno.

 

Ti ringrazio per la seduta di psicanalisi non richiesta, ma ti avviso che ho già un fratello psicologo e non andiamo per niente d'accordo: su psicoanalisi e marxismo, la penso come Popper. Sulla relazione fra verità e psicologia (come stati mentali di colui che fa asserzioni) sono fregeano nel senso di Frege, e anche nel senso che me ne frego.

Comunque, io non voglio stoppare nessuno, a meno che per stoppare non intendi uno scambio di opinioni dove minuetti come: "prego, prima lei", e cose come "no, ma si figuri" eliminino i fatti.

Ps: solo un consiglio, ma è necessario essere così sibillini, come nelle frasi sotto?

 

Poi, c'e' sempre per tutti un 'professore' che prima o poi viene dall'America.

E fatti un'idea 'aggiuntiva' del Pci (dalle cose 'aggiuntive' e' difficile tornare indietro, come ormai saprai, in Italia).

 

 

 

Allora sandro,

veniamo al tuo contributo di storia economica patria.

A. La crescita 
A me pare che tu nel saggio punti molto sugli effetti indotti sul complesso del debito dalla crescita costante sotto i governi Craxi, a partire quindi dall'ottantatré e fino al’ottantasette, della spesa primaria (per chi non ne sa niente si tratta della spesa pubblica al netto della spesa per interessi). 

Dici che se prima di C. questa era giustificata dalla recessione dei primissimi anni ‘80, dopo non lo sarebbe più stata per via del ritorno di una crescita "robusta". Su questo punto ho qualche perplessità: di robusto a me sembra che non ci fu granche’, a meno che tu non ritenga robusto un Pil al di sotto del 3% medio annuo, quale fu quello di governi presieduti da C. Comunque ripresa ci fu a partire dal giugno del 1983.

Altro elemento che non mi convince affatto è l'assenza di qualsiasi tuo riferimento (mi e’ sfuggito?) al tasso di disoccupazione: questo passa dal 9,7% del 1983 all’ 11,9 del 1987, data dell’ultimo dei due governi C.
Non si trattava di un problema secondario: si arrivò persino a ipotizzare un provvedimento bislacco come il prolungamento dell'Università, portandola a cinque anni (c'era già stata, mi pare, la decisione di rendere obbligatoria l’università per i maestri), e tutto questo al fine di ridurre l'impatto della disoccupazione intellettuale.
Altro aspetto che manca in quel che tu dici è qualsiasi riferimento al contesto culturale dell'epoca: le idee dominanti tra gli economisti (allora non certo quasi perseguitati come ora) e tra i politici erano sempre e comunque, oserei dire, favorevoli alla "spesa" che, ancor prima di una medicina, era semplicemente un mito.

Quindi, dato il contesto, come diminuire la "spesa" (primaria)? Nessuno lo chiedeva, nessuno lo fece.
Tu pero’ dal livello della spesa primaria fai discendere tutte le disgrazie del periodo: il debito pubblico, la creazione di una "casta", ecc.
Potrebbe non essere così semplice, anche se scorciatoia utile (ma quanto veritiera?) a spiegare tante cose.
Ma noi qua dobbiamo attenerci ai nudi numeri.
Naturalmente poi è sbagliato giudicare un periodo con la sensibilità di un altro periodo.

B. I tassi

Tu descrivi questa spirale: più debito pubblico per la "spesa", più spesa per interessi, più debito...
Il ministro del Tesoro dell'epoca, Amato, era probabilmente consapevole che si doveva fare qualcosa e arrivò persino a mettere assieme un comitato per il debito pubblico, costituito da alcuni dei migliori economisti di allora (Arcelli, Monti, ecc.). Ebbene i risultati furono deludenti e le ricette tutto sommato scontate: lanciare titoli a medio termine sul mercato con l'opzione del rimborso a date anticipate, CCT con delle particolarita’ e roba simile.

Ma qual era esattamente la situazione del monetario ? L'Italia era entrata nel G-7 nell'ottantacinque, quindi alcuni aspetti delle sue politiche erano sicuramente coordinate con gli altri paesi industrializzati e pertanto finivano per sfuggire al controllo del governo. A metà degli anni ottanta, c'è da aggiungere, che il dollaro si è deprezzò e fu più difficile esportare. L'Italia complessivamente beneficiò di una riduzione dell'inflazione, di una discesa dei tassi nominali, ma, e qui è il punto, a differenza della Germania, non di un calo del livello di quelli reali, ovviamente con riferimento al debito pubblico. I tassi reali da noi resteranno il doppio del tasso di crescita dell'economia.

Non a caso, sulla base dei dati disponibili nell'autunno dell'ottantasei, le proiezioni davano una dimensione dello stock del debito pubblico per l'ottantanove pari al 111% del Pil (+50% circa rispetto all’ ‘84: deb/pil al 74%), con un peso incrementare annuo percentuale della componente della spesa per interessi pari a più del doppio (quasi il triplo) del contributo della componente della spesa primaria. Tutta la discussione dell'epoca – poco vivace per la verità, perché "debito" non aveva valenza in genere negativa, anzi (Napoleoni, e la CGIL, proponevano l’abbandono del Pil come grandezza di riferimento, ecc. cosi’ ci si risparmiava il cruccio dei rapporti…oggi, guarda guarda, idea ripresa dai socialpopulisti della sinistra-destra internazionale) – verteva su misure come la tassazione dei titoli di Stato (che fu fatta), la diminuzione dei costi di transazione, eccetera. Nel complesso è attribuibile direttamente ai governi C. mi pare non più del 15% di incremento del debito pubblico (su base annua non-composta poco meno del 4%). 

Il fatto è che non si sapeva nel concreto come affrontare il problema di un debito pubblico che cresce prevalentemente, o addirittura esclusivamente (come qualcuno allora diceva in ambito accademico), per effetto della spesa per interessi.
La teoria economica aveva avuto già a che fare con questa situazione, ma nella situazione italiana, almeno allora, cio’ non servì a molto.

C. La pressione fiscale 
Tu parli dell' «era Craxi», riferendoti ai numeri della pressione fiscale. Ma non va bene, perché tu  comprendi questa nel range 1980-1992 (non troppo diversamente da Padoa-Schioppa che parla del decennio di «Garibaldi»: 1982-1992). Non puoi, per ogni grandezza analizzata, considerare un periodo ('range') diverso, come ti aggrada. Nel caso della pressione fiscale questa era pari al 31,4% nel 1980, al 36,3% nel 1983 e al 35,4% nel 1987  (36,6% nel 1988.). Ora il livello del 1983 non fu certamente determinato da C. ma dal governo precedente. E allora risulta che i quattro anni dei governi C. (non ‘era Craxi’) la pressione fiscale restò stabile o addirittura forse diminuì. Tu invece, prendendo in considerazione l'arco di tempo 1980-1992, senza alcun riferimento al periodo specifico in cui Craxi in realtà governò, parli genericamente di era-Craxi (che non esiste) con la pressione fiscale portata a fine periodo al 41,9%. Ma dopo Craxi vengono Goria-De Mita, De Mita-Andreotti, Andreotti, e finalmente siamo al 1992.

Non ho dato alcuna occhiata alla parte economica della discussione, un po' per il tempo, che manca, un po' per non esserne influenzato: spero di non aver detto cose già vecchie. 

Con l'economia non ho più la mano di un tempo percio’, mi raccomando, segnalatemi subito qualche incongruita’ (ho riletto oltretutto il pezzo appena un paio di volte).

LPF

 

 

Luciano, tu scrivi

 

" Nel caso della pressione fiscale questa era pari al 31,4% nel 1980, al 36,3% nel 1983 e al 35,4% nel 1987  (36,6% nel 1988.). Ora il livello del 1983 non fu certamente determinato da C. ma dal governo precedente. E allora risulta che i quattro anni dei governi C. (non ‘era Craxi’) la pressione fiscale restò stabile o addirittura forse diminuì."

 

Ora, il primo governo Craxi è durato dal 1983 fino al 1986, il secondo, invece, fino al 1987. E allora, se seguissimo il tuo ragionamento non dovremo ascrivere a Craxi anche il peso della pressione fiscale del 1988 ( l'anno " dopo" ), e perciò risulterebbe che alla fine del governo Craxi la pressione fiscale era aumentata, pur non di molto, e quindi non " diminuita" seppur di poco, come tu scrivi?

 

 

 

MODAONLINE - Un temporary gazebo, collocato nel cortile centrale della Fortezza da Basso di Firenze e attivo solo il primo giorno di Pitti Bimbo, ha segnato il debutto della collezione BLav, dedicata ai piccoli da 0 a 4 anni, progettata ed ideata da Lavinia Borromeo. "Questo progetto nasce senz'altro dal mio amore per il design , una passione che coltivo da sempre e che mi ha portato in passato a fare alcune esperienze in questo campo - ha dichiarato Lavinia Borromeo (nella foto all'interno dello spazio di Pitti Bimbo) -. Con la nascita dei miei figli è stato naturale per me rivolgere la mia attenzione al mondo dell'infanzia e mettere a frutto la mia esperienza di designer per creare una collezione per bambini che riflette il mio stile e contemporaneamente risponde alle necessità pratiche ed estetiche di una mamma come me". Necessità che puntano su un prodotto di altissima qualità, per la realizzazione del quale sono state fatte scelte materiche che virano verso il concetto di naturale, e scelte stilistiche che puntano su quelli di praticità e comodità dei capi. La nuova collezione di abbigliamento, prodotta dall'azienda modenese Brama, e distribuita dallo Studio Rasi di Milano, approderà sul mercato con la collezione P/E 2010 in un selezionato network di boutique mulibrand dedicate al bambino. A completamento del progetto anche una linea di calzature, per bambini dai 6 mesi in su, realizzate da Lavinia Borromeo in collaborazione con Giorgia Caovilla la cui produzione è stata affidata a Matteo Masiero, Amministratore Delegato della maison di famiglia, una delle realtà di maggior successo e prestigio della Riviera del Brenta. Il progetto bimbo di Lavinia Borromeo si completerà con un'extension, anch'essa sul mercato dalla prossima primavera, relativa alla realizzazione, in partnership con DeAgostini, di una collana di libri in stoffa per bambini.

 

 

 

A modesto avviso del sottoscritto tra le conseguenze economiche del governo Craxi vi fu l'ascesa della moda come industria, che, come vedasi dalla breve citazione, prolifera in tutte le direzioni, per creare stronzi e stronzette di tutte le eta'.

per carita' il gazebo era "temporary" (altrimenti noto ai non addetti ai lavori come tenda da circo)


 

 

 

....ma ora cosa sta succedendo? Prima Prosperini, in mezzo non so quanti altri, e ora, tutti insieme, un consigliere comunale a Milano, Bertolaso, il presidente della provincia di Vercelli...

Io non so quale fosse il clima allora - ero all'asilo - però dai documentari mi par di capire che la gente fosse più incazzata allora; eppure le cose non sono migliorate, anzi. 

Sta di fatto che da un lato è sempre più difficile parlare di "complotti della magistratura", dall'altro la reazione della gente sembra inesistente. Nessun calo apprezzabile dell'affluenza, nessun movimento rilevante che segnali il malcontento...dove stiamo andando?

Luca,

se ti riferisci al periodo denominato "Mani Pulite" e a una sua comparazione con l'oggi, credo che le ragioni del perchè oggi le cose stiano male sono abbastanza evidenti.

Intanto, i primi anni '90 erano a ridosso delle macerie del Muro di Berlino e questo aveva ben bene scombinato tutte le rigide affiliazioni ideologiche che da sempre hanno vincolato il modo molto parrocchiale degli italiani di esprimere consenso elettorale; aggiungici le stragi di mafia, che davano sanguinosamente la sveglia a tutto il paese...insomma io ero alle medie, ma mi ricordavo le discussioni di allora e anche l'appoggio che la stampa e i politici (ancora a piede libero) davano a Mani Pulite. Per riflesso, la società civile si mobilitava.

Oggi la stessa Mani Pulite è considerata parte della polemica politica, quindi non solo non esiste un giudizio condiviso su di essa, ma azioni giudiziare che sono anche solo lontanamente assimilabili a quella sono liquidate come la coda, negativa, di quel processo iniziato appunto nei primi anni '90.

E poi diciamocela tutta: non esiste una società civile autonoma, tutto qui. I "canali (formali) e informali di comunicazione" come sono stati definiti qui, sono occupati dai politici; non solamente nel senso che sia nelle grandi università private che nell'ultima bocciofila di provincia l'inizio e la conclusione dei lavori di discussione (o presentazione dell'ultima ambulanza acquistata con il generoso contributo della provincia, regione ecc ecc) sono lasciati all'assessore o al sindaco...ma anche perchè la politica controlla tutto: giornali, radio, cinema, televisioni e università. Forse al nord avrete pure livelli di autonomia maggiori, dato che storicamente avete una tradizione di associazionismo più radicata: al sud non è così. Ripeto che si tratti di acquistare una nuova ambulanza o di mettere in piedi una qualunque associazione a qualunque fine, al Sud bisogna sempre ungere i politici o passare per quelle figure ancora più laide del clero, e non c'è niente da fare, è così e basta.

Qualche anno fa, in uno dei miei soliti accessi di velleitarismo mi misi a polemizzare con l'Avis locale, perchè scoprii che io iscritto all'Avis quando ogni volta che donavo il sangue all'ospedale pubblico, anche se ci andavo con mezzi miei e senza chiedere nulla all'Avis, quest'ultima riceveva un rimborso per ogni donazione che facevo...scrissi una letteraccia e venni contattato dal direttore provinciale che venni a sapere era stato prima alla guida di un consorzio industriale della zona (viva la competenza!), e, mi dicevano i miei astuti compaesani, era molto amico di alcuni politici (alcuni ancora in sella in questa zolla disperata) e dunque "Marco, sa come muoversi"...il tutto accampagnato da una gestualità che la diceva lunga sul tenore dei movimenti nei quali il nostro era provetto.

Questo è l'associazionismo al sud, che dovrebbe essere lo spazio in cui la società civile dispiega la propria autonomia. Forse la politica in Italia si è estesa ancora di più dagli anni '90 e di conseguenza la società civile è meno autonoma? Me lo chiedo...

 

 

dall'altro la reazione della gente sembra inesistente. Nessun calo apprezzabile dell'affluenza, nessun movimento rilevante che segnali il malcontento...dove stiamo andando?

 

Da nessuna parte, Luca: siete già arrivati.