Una cosa di sinistra

4 ottobre 2006 sandro brusco
La riduzione dei tempi di concessione della cittadinanza agli stranieri immigrati è una cosa eccellente. Visto che ci sono cosí poche occasioni, fatemi dire per una volta: bravo, governo Prodi.

La riduzione dei tempi di concessione della cittadinanza agli stranieri immigrati è una di quelle cose di sinistra che ti fanno sentire orgoglioso di essere di sinistra. Temo faccia anche perdere voti, ma se proprio si deve perderli è meglio perderli così che tirando fuori di galera Previti, la Baraldini o il mostro di Foligno. Quindi, per una volta tanto, bravo governo Prodi.
I limiti che vengono posti all'immigrazione legale rappresentano senza dubbio il più grande ostacolo al libero scambio di beni e fattori di produzione attualmente esistente nell'economia mondiale. Rappresentano anche, a mio avviso, l'ultima grande vestigia del medioevo nei paesi sviluppati. Quello che caratterizzava il medioevo era che i diritti e i doveri di una persona erano definiti dalla famiglia e dal posto in cui nasceva. Se eri figlio di servi della gleba nella contea di Forlimpopoli, allora potevi solo essere servo della gleba nella contea di Forlimpopoli.
I limiti all'immigrazione svolgono lo stesso ruolo. Sono equivalenti ad affermare che il diritto di una persona a firmare liberamente contratti, e in particolare a vendere la propria forza-lavoro, dipende dal posto in cui tale persona è nata e dalla famiglia da cui proviene. Quindi, se hai la sfortuna di essere nato in Senegal da genitori senegalesi, e se il tuo mestiere è raccogliere pomodori, sei costretto a vendere il tuo lavoro solo ai coltivatori di pomodori senegalesi. Non importa se potresti guadagnare 5 volte tanto andando a raccogliere pomodori in Italia, la tua cittadinanza e il tuo luogo di nascita ti condannano alla fame.
Si tratta di una idea che non posso fare a meno di trovare moralmente ripugnante. Siamo di fronte alla negazione massiccia del diritto più elementare della persona, il diritto a vendere il proprio lavoro a chi lo paga meglio. Una negazione che è tanto più odiosa in quanto totalmente arbitraria, dipendente com'è dagli accidenti storici che hanno definito i confini degli stati.
Ora, l'inevitabile conclusione di questo ragionamento è che l'unica politica moralmente non ripugnante è la piena libertà di emigrare da tutti i paesi in tutti i paesi. Non voglio spingermi tanto lontano, so benissimo che l'emigrazione senza alcun controllo può creare problemi specialmente agli strati più deboli della popolazione dei paesi sviluppati. Quello che voglio affermare però è che l'atteggiamento generale che dobbiamo mantenere quando valutiamo le politiche sul'immigrazione dovrebbe essere lo stesso che manteniamo quando valutiamo le politiche che restringono la libera espressione del pensiero, o qualunque altro diritto fondamentale della persona. Restrizioni alla libera espressione sono talvolta opportune e necessarie; non sarebbe giusto permettere a un pugno di tassisti fascisti, per esempio, di installarsi permanentemente sotto la casa di Giavazzi urlando insulti e suonando il clacson. Perché riteniamo giusto restringere la libertà di espressione di questi signori? Ovviamente perché l'esercizio del loro diritto entra in conflitto con il diritto fondamentale di Giavazzi, e tante altre persone, di vivere una vita tranquilla e poter esprimere le proprie opinioni senza essere molestato.
Ogni volta che impediamo a un senegalese di entrare in Italia dobbiamo chiederci: per quale ragione dobbiamo negare a questo persona il suo diritto fondamentale a vendere la propria forza lavoro al miglior offerente? Se non troviamo una buona risposta, se non troviamo diritti fondamentali di altre persone che vengono lesi, l'immigrazione dovrebbe essere permessa.
Gli argomenti contro l'immigrazione sono generalmente di due tipi. Primo, aumentando l'offerta di lavoro gli immigrati fanno abbassare i salari. Vista la composizione della forza lavoro immigrata, la riduzione è particolarmente sensibile per gli strati più poveri della popolazione nativa. Secondo, l'immigrazione porta criminalità e riduce in modo drammatico la qualità della vita nei quarteri più poveri. Entrambi gli argomenti hanno qualche merito empirico, anche se ignorano i molti effetti benefici dell'immigrazione. Giorgio ha scritto su questo molto meglio di quello che posso fare io. Qui voglio solo osservare che solo il secondo argomento individua un diritto fondamentale che viene leso, il diritto a vivere liberi dalla paura. Il primo argomento equivale semplicemente a dire che vogliamo assegnare un potere di monopolio alla forza lavoro nativa. Per popolare che sia tale punto di vista, mi sembra moralmente equivalente a quello dei tassisti che non vogliono che si espandano le licenze.
Ora, fino a questo punto sono andato sostanzialmente fuori tema. Il provvedimento legislativo che ha originato questo post riguarda la riduzione dei tempi per la concessione della cittadinanza agli stranieri residenti legalmente in Italia, non il diritto degli stranieri a lavorare in Italia (o altrove). Rappresenta comunque un passo importante e un segnale chiaro che l'atteggiamento di sospetto se non di malcelato odio (nel caso della Lega, non celato affatto) che il governo di centrodestra ha mantenuto verso gli immigrati sta cambiando.
Permettere legalmente a una persona di vivere nel paese, costringerla a pagare le tasse e osservare le leggi e poi negare a tale persona un qualunque potere nella determinazione di tali tasse e tali leggi è cosa politicamente pericolosa, oltre che ingiusta e odiosa. L'integrazione di persone che sono assai differenti per cultura e religione sarà complicata, e richiederà un notevole sforzo da parte del paese. Marginalizzare gli immigrati negando loro il diritto alla cittadinanza e alla rappresentanza anche quando sono nel paese in forma legale da 5 anni può solo esarcerbare il problema. Al contrario, ogni sforzo dovrebbe essere fatto per permetter loro di sfruttare appieno gli strumenti politici che la cittadinanza concede. Quindi, ottima idea ridurre i tempi per la concessione della cittadinanza a 5 anni.
Fatemi terminare dicendo che non vedrei nulla di scandaloso se la concessione della cittadinanza venisse subordinata all'accettazione di principi fondamentali, come l'eguaglianza di diritti tra i sessi, sui quali si regge la nostra società. Se qualcuno viene in Italia con l'idea di obbligare mia figlia a mettersi il velo o impedirle di andare a scuola allora i diritti fondamentali che vengono violati sono evidenti. Ma sono anche convinto che questo sia un problema minore. La maggior parte della gente si sposta per guadagnare di più, non per imporre i propri valori ad altri.

13 commenti (espandi tutti)

D'accordo su tutta la linea. Voglio solo evidenziare che molti degli svantaggi competitivi del sistema Italia potrebbero avere effetti anche sulle caratteristiche degli immigrati che scelgono l'Italia invece della Gran Bretagna, per esempio. Amici e conoscenti texani si sono detti convinti che gli immigrati messicani, al momento di scegliere dove stabilirsi, hanno una buona idea delle disposizioni di legge e delle condizioni di mercato che li riguardano nei vari Stati. Gli stessi amici sono convinti che gli immigrati si auto-selezionano: i meno abili al lavoro (per carenza di capacita' o volonta') scelgono la California, mentre quelli piu' abili e motivati scelgono il Texas. Questo avverrebbe perche' i due Stati hanno caratteristiche molto diverse. In California: un piu' esteso sistema di welfare, un minimum wage piu' alto, sindacati molto piu' potenti, imposte sul reddito molto maggiori e molto piu' progressive (in Texas non c'e' imposizione fiscale diretta sul reddito). Non ho alcuna evidenza empirica in proposito. Qualcuno ne ha? Un secondo punto e' che in general equilibrium con mobilita' delle imprese, la congettura di cui sopra implica che i salari conditional on skills dovrebbero essere piu' alti in Texas. Su questo i dati sicuramente ci sono. Ultima cosa: mi e' piaciuta molto l'analogia con la servitu' della gleba. I miei antenati dal lato paterno erano servi in una tenuta della famiglia Torlonia in quel di San Pauro Pascoli (si tratta della tenuta cantata dallo stesso Giovanni Pascoli). Fu mia nonna ad affrancarsi ( non piu' di 70 anni fa).

immigrati

giorgio topa 5/10/2006 - 04:11

bravo Sandro, indeed. Anch'io sono d'accordo su tutta la linea, sia sull'idea che uno dovrebbe essere libero di vendere il proprio lavoro ovunque, sia sull'idea che il modo migliore di integrare nuovi immigrati e' quello di dargli diritti politici (certo, purche' accettino che in Italia la circoncisione femminile e' considerata di cattivo gusto, eccetera).

Purtroppo negli Stati Uniti sembra che si sia persa un'occasione. Dopo i tentativi bipartisan della primavera scorsa da parte del Senato di passare una riforma che garantisse la cittadinanza anche ad immigrati "illegali" che pero' avessero lavorato e pagato le tasse regolarmente per piu' di cinque anni, adesso si sta facendo marcia indietro, e si da risalto soprattutto alle misure restrittive (muri, polizia di frontiera, eccetera). Secondo me e' un grave errore. Storicamente, gli immigrati sono quelli che portano nuove idee, nuova linfa. Senza di questi un paese rischia di cascare in una spirale involutiva in cui si finisce per non saper guardare oltre il proprio ombelico. E inevitabilmente, inizia il declino.

Sono troppo stanco per riuscire a scrivere decentemente, quindi mi limito a sollevare un dubbio, semplice.

Che promettano di accettare tutte le nostre belle leggi, costituzioni eccetera, mi sembra bellissimo ma irrilevante. Tanto poi fanno quello che vogliono, giustamente, visto che il privato e' il privato e con il privato c'e' la solita informazione privata, atti privati, valori privati. Insomma, giurare sulla costituzione mi sembra irrilevante.

Tutte le cose che dice Sandro sono piu' o meno ragionevoli, ma c'e' una cosa che omette: come si fa l'integrazione culturale e, soprattutto, come preserviamo i nostri valori di base e le nostre regole di convivenza piu' elementari?

Visti gli esempi piu' recenti sia italiani sia di altri paesi europei di integrazione totalmente e miserabilmente fallita, io ci andrei cauto, molto cauto. Non credo per niente che l'integrazione sia cosi' rapida come Sandro sembra pensare o almeno sperare, anzi: tutta l'evidenza che abbiamo, ripeto: tutta, dimostra che proprio non funziona per niente neache alla seconda generazione, Francia, Inghilterra, Olanda docent.

Quindi, questa mi sembra una bella mossa populista di questo governo super-populista per cercare di guadagnarsi a buon mercato (suo), ed a spese nostre nel lungo periodo, un bacino di votanti che, essi sperano, gli saranno fedeli e voteranno a sinistra per gratitudine medievale (han ricevuto la cittadinanza, dopo tutto, grazie a prodi e d'alema). Altre soluzioni sono possibili al problema demografico, non credo che importare alcuni milioni di musulmani o di etiopi o di altre culture molto lontane sia la soluzione piu' ovvia e piu' ragionevole. Ve ne sono chiaramente altre.

Non me ne frega nulla del fatto che non vanno in chiesa e che invece vanno in moschea, ovviamente. Cio' che mi frega e' il loro sistema di valori ed il fatto che garantirsi che non vogliano che io poi vada nella loro moschea, non e' per niente ovvio ne' garantito.

A me della civilta' cristiana frega poco, ma della ratio, della tecne, di giordano bruno, galileo, vico, voltaire e kant frega invece molto moltissimo anzi infinitamente.

In conclusione, pessima idea populista.

 P.S. Non avevo visto il commento di Giorgio. Scherzi, vero? Tagliare il clitoride e mutilare le labbra della vagina delle donne e' di "cattivo gusto"? Ossia, a te sembra equivalente a, chesso', i pomelli in ottone e la camicia aperta sul petto villoso con catena d'oro finto? O alla  Civic con l'alettone? A me sembra un crimine, equivalente alla tortura, e con l'aggravante d'essere esercitata su consanguinei e relativi. Diciamo, 10-15 anni senza condizionale, punto. Mi fermo qui, ma comincio a pensare che la birra irlandese a fiumi sia arrivata se non a Crotone quanto meno vicino a Wall Street.

 

Siamo daccordo sul clitoride. Ma li'  e' facile, lo si chiama tortura e via. Sul fatto che l'evidenza sia che l'integrazione culturale fallisca sbagli completamente, secondo me, michele. E' si' piu' lenta di quanto i sociologi dell'ottocento che urlavano al melting pot si aspettavano, ma l'identita' viene mantenuta usualmente in forme innocue: ci sono ancora albanesi in italia, amish in pennsylvania, ebrei a williamsburgh, e cosi' via, ma non fanno male a nessuno. che l'immigrazione mussulmana sia diversa strutturalmente e' possibile, ma non ci sono dati. riguardo agli africani, falli lavorare e guadagnare dei soldi e vedrai cosa ci fanno con clitoride in un paio di anni, altro che tagliarlo.

La relazione tra clitoride e soldi non mi è proprio chiarissima, alberto.

Forse il commento e' stato scritto di prima mattina, o forse abbiamo una nozione differente di evidenza.

Come non abbiamo dati sui musulmani (ocn una s sola)? Francia ed Inghilterra del giorno d'oggi ti dicono nulla? Mai provato a documentarti su come sono ben integrati i turchi in Germania? Per una cosa rapida, leggi "Snow"  di Pamuk, senno' si puo' sempre chiedere ai colleghi tedeschi o leggere qualche montagna di sociologia. Sull'Olanda, forse che non abbiamo letto qualcosa recentemente sui giornali? Se tu questa la chiami "integrazione culturale", allora diciamo che io non voglio l'integrazione culturale. Per me l'integrazione culturale e' quella cosa che tu ed io e le nostre famiglie abbiamo fatto qua, non quella che vedo fare dalla comunita' musulmana d'origine somala a Minneapolis. 

Gli altri esempi che dai sono o di super-super minoranze che risiedono nel paese da secoli e secoli (albanesi in Italia) o di super minoranze che non si sono integrate per nulla (Amish negli USA). Potrei continuare, ma perdo il treno per venire a trovarti ... 

e' stato scritto di mattina presto e forse si' abbiamo diverse nozioni di evidenza. Evidenza di integrazione non richiede 50 anni, perche' si', l'integrazione e' lenta. Quindi, no, germania, francia, inghilterra, mi dicono poco. Hai mai provato a chiederti come fosse lo stato dell'integrazione degli italiani qui anche negli anni 50? io non credo molto diversa dai turchi in germania. piu' integrati, senza dubbio, ma non differenze qualitative importanti. e' noto che la religione rallenta l'integrazione (i cattolici negli stati uniti e i mussulmani - con due s, contento? - in europa). la lingua anche rallenta. i cattolici irlandesi hanno fatto prima dei cattolici italiani.nulla di strano o controintuitivo.

Abbiamo anche una diversa definizione di integrazione, forse. per quanto ovviamente gli amish non siano integrati, vivendo separati, sono integrati nel senso che `non comportano problemi alla societa' in cui vivono," come gli albanesi in puglia o come gli ebrei ortodossi a NY. questo mi pare l'obiettivo (il ns obiettivo) anche per i mussulmani in europa, non che vivano con noi ma che contribuiscano  all'economia e alla societa', senza rompere troppo i coglioni. ribadisco il punto: puo' essere vero che "loro" sono diversi, ma l'evidenza del loro tasso di integrazione non e' affatto out of whack da quello che capisco rispetto a  quella di altri casi di immigrazioni di popoli con religione e lingua diverse. 

L'america negli anni 50 era piene di gente che diceva che gli italiani erano  non-integrabili, familisti, mafiosi, sporchi, e puzzolenti.  Non sto facendo un argomento etico (tipo "i nostri nonni hanno sofferto adesso abbiamo il dovere di accettare gli altri" blah blah blah; sai che non me ne fotte nulla di ste cose), ma solo un argomento positivo: negli anni 50 in US si credeva che gli italiani fossero in-integrabili, e invece di li' a poco sarebbero stati  essenzialmente integrati. Leggi Street Corner Society se non lo hai gia' fatto -  sul north end di Boston - invece (oltre a) la letteratura turca (Snow l'ho letto anch'io by the way, come mezzo mondo). 

 

Per Fausto: ma perche' non me lo hanno dato alla maturita' un tema cosi: il  clitoride  e i soldi; c'ho milioni di neuroni impazziti solo a pensare allo svolgimento. mi limitero' a dire che gli incentivi economici sono molto piu' potenti di quelli culturali, che storicamente vengono edulcorati per far spazio ai soldi. mi pare che l'esempio degli ebrei ortodossi che in israele hanno un istituto potente e well funded pieno di religiosi, ingegneri e filosofi che studiano trucchi per poter fare quello che vogliono pur soddisfando le regole del shabath (ad esempio l'ascensore che va su e giu' senza bisogno di schiacciare il bottone) sia piu' paradigmatico che non quello degli amish che stanno li' senza elettricita' a farsi ammazzare dalla gente incazzata che passa. 

 

 

 

 

La Germania mi sembra un esempio che sostiene la mia tesi. Le loro leggi sulla cittadinanza erano estremamente restrittive. Solo recentemente il governo rossoverde, quello prima di questo, ha reso più facile ottenerla, e ancora adesso bisogna aspettare otto anni. Prima della recente riforma, un ragazzo nato in Germania da genitori turchi poteva non ottenere mai la cittadinanza, col bel risultato di avere gente vissuta tutta la vita in Germania, che parlava solo tedesco, e privi di diritti politici. L'integrazione non è mai facile, ma in queste condizioni è semplicemente impossibile.

Come da noi, e a differenza degli USA, la Germania si basa sullo ius sanguinis per la concessione della cittadinanza (questo è stato parzialmente modificato riforma rossoverde). I risultati paradossali sono sotto gli occhi di tutti. Abbiamo argentini che non hanno mai messo piede in Italia e che non parlano italiano da un paio di generazioni che hanno passaporto italiano perché il bisnonno veniva dall'Italia, mentre gente che da anni vive, lavora e paga le tasse in Italia non ha alcun diritto politico.

Amen!! Ha ragione sandro, cazzo!

germania e svizzera sono veramente assurdi. I miei figli sono svizzeri solo perche' la bisnonna materna di mia moglie era svizzera. Una vera barzelletta. Perfino io posso diventare svizzero, se voglio. Ma un povero cristo di immigrato nato e cresciuto in svizzera, pero' figlio di immigrati, non ha modo di diventare cittadino. Come on!!

Una proposta interessante del governo Prodi che avevo letto tempo fa era proprio quella di passare dal ius sanguinis al ius terrae. Cioe' chi nasce in un paese e' automaticamente cittadino di quel paese. Come negli Stati Uniti, che in questo sono anni luce avanti all'Europa.

Riguardo all'immigrazione musulmana (si', la esse e' una), siamo d'accordo che non ci sono dati che evidenziano differenze strutturali. Circa l'anedottica cui ha accennato Michele: beh, in Germania neanche gli Italiani si sono integrati bene. (tranne il direttore di Die Zeit, conoscete altri italiani prominenti in Cruccoland?) Forse in quel caso c'e' un problema col paese ricevente. In aggiunta, salvo la comunita' somala di Minneapolis, che non conosco, l'integrazione dell'immigrazione musulmana negli States non pare dia piu' problemi di quella di altre etnie (termine improprio in questo caso).

Che hanno i somali di Minneapolis? Sono dei simpatici tassisti che non hanno la piu' pallida idea di dove siano le strade, ma parlano italiano.

michele, evidentemente era proprio tardi ed eri proprio stanco. Ti perdono solo per questo. Cosa devo fare, proclamare quanto profondamente mi offenda la circoncisione femminile, quanto mi faccia ribollire il sangue calabrese, quanto pensi sia una cosa ignobile, orrenda, equiparabile alla tortura, da punire con la galera e magari anche con la legge del taglione? Pensavo non fosse necessario, ma evidentemente l'ironia non e' stata colta. Se ricordi, avevo anche chiamato Al-Zawahiri un gran simpaticone, tempo fa. Spero non avessi preso anche quello at face value...

Allora, clitoridi a parte [Per Giorgio: per una volta che faccio il
PolCorr, mi devo prendere del serioso senza senso dell'umorismo!
Anyhow, ci siamo capiti, fine della storia.] vediamo i fatti che
menzionate e quelli che menziono io e sembrate non voler vedere. Poiche' il mio argomento e' troppo lungo per un commento, ho fatto un post.

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