Tra disciplina fiscale e assistenzialismo

10 luglio 2012 Enrico Santarelli

Il sostegno alle popolazioni emiliane colpite dal recente sisma non va messo in discussione. Ma la mancanza di selettività delle agevolazioni può generare effetti perversi,

L’Italia continua a oscillare tra disciplina fiscale e assistenzialismo, con la prima che sembra estranea alla sua cultura e alle sue tradizioni e il secondo che tende a riemergere con puntualità. Così, mentre attraverso il DL n. 95 del 6.07.2012 contenente “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini” il Consiglio dei Ministri introduce misure volte al contenimento della spesa sanitaria pubblica che suscitano il malcontento di sindacati e associazioni imprenditoriali (“macelleria sociale”), in altri ambiti si garantisce “assistenza” anche quando non ve ne è bisogno. Con il risultato, stante l’esistenza di un vincolo di bilancio, di diminuire le risorse destinate a chi ne ha davvero necessità.

Un Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze (MEF) del 1.06.2012 ha dichiarato “danneggiati” dai recenti eventi sismici cinquanta Comuni emiliani, sospendendo per tutti i residenti i termini dei versamenti e degli adempimenti tributari in scadenza tra il 20 maggio e il 30 settembre 2012. Una successiva Delibera della Giunta Regionale dell’Emilia-Romagna (n. 747/2012) ha esentato fino al 30 settembre 2012 le popolazioni di questi Comuni dal pagamento del ticket per le prestazioni di specialistica ambulatoriale, Pronto Soccorso, assistenza termale e farmaceutica (farmaci in fascia A) erogate da strutture del Servizio Sanitario Nazionale.

Solidarietà, aiuti, vicinanza a chi è stato colpito direttamente dagli eventi sismici non sono in discussione. Va tuttavia riconosciuto che in alcuni dei Comuni interessati da questi provvedimenti i danni provocati dal sisma sono pressoché irrilevanti, tanto da risultare sovente ignoti a gran parte dei cittadini. Sarebbe davvero un gesto di grande sensibilità da parte dei Sindaci dei Comuni appena sfiorati dal sisma dichiarare pubblicamente la ridondanza di queste misure rispetto alla situazione reale e, qualora possibile, rinunciarvi. Un po’ di altruismo consentirebbe di focalizzare le agevolazioni laddove esse sono effettivamente necessarie. Oltretutto, se l'esenzione di decine di migliaia di cittadini dalla compartecipazione alla spesa sanitaria pubblica può compromettere equilibri che con altri provvedimenti si cerca di perseguire, l'allungamento dei termini di pagamento dei tributi genera nell’immediato un problema di cassa per i Comuni stessi, che potranno contare solo dopo il 30 settembre su una parte delle loro entrate (ad es. il gettito dell’IMU sulla prima casa).

 

12 commenti (espandi tutti)

Oltretutto, se la seconda di queste misure [esenzione dai ticket sanitari] è destinata ad appesantire quella spesa sanitaria che con altri provvedimenti si mira a contenere.

E' questione di punti di vista, ma esentare dai ticket non aumenta la spesa sanitaria se la domanda di servizi sanitari rimane invariata, sposta solo i costi da chi viene esentato ad altri contribuenti. Personalmente ritengo i ticket assimilabili a tasse, quindi non sono per nulla d'accordo con la tesi che si potrebbe dedurre da questo articolo, che aumentare i ticket diminuirebbe la spesa sanitaria.

In qualsiasi forma di assicurazione, una compartecipazione ai costi serve a diminuire problemi di moral hazard, disincentivando l'uso dell'assicurazione per motivi futili: se non costa niente, non ci pensi due volte a consumare il bene in oggetto. Insomma, un piccolo ticket che scoraggi questo tipo di usi è efficiente. 

Insomma, un piccolo ticket che scoraggi questo tipo di usi è efficiente.

Su questo sono d'accordo, e per questo scopo sarebbe corretto usare un ticket universale indipendente dai redditi, lasciando all'imposta sui redditi di prendersi carico della redistribuzione di reddito. Nel pessimo sistema italiano, invece,ci sono larghe aree di esenzione (che eliminano la soppressione di richieste inutili), e ticket modulati sul reddito come seconda IRPEF, con tutta una ridicola e pletorica struttura di calcolo (diversa dal calcolo IRPEF, ovviamente) e di controllo.

Ma rimane che in presenza di domanda costante di servizi sanitati, alzare o introdurre il ticket non diminuisce per niente la spesa sanitaria, sposta solo la modalita' con cui tale spesa e' finanziata.

Si queste sono cose assurde, anche perche' sommando i vari tipi di benefits creano aliquote marginali altissime, a volte anche superiori al 100%, vicino alle soglie di esenzione, .

Credo che il problema sia tutto nel titolo.

L'incapacità reale di uno Stato di saper gestire e governare la società la si vede propro perché utilizza il fisco (deduzioni, detrazioni, esenzioni) come strumento rapido per agire.

Non sono capace di dare assistenza a chi ha bisogno? Una bella esenzione o una detrazione sono un buon segnale elettorale. Anche un'esenzione dai tiket va bene.

E i sindacati italiani apprezzano.

Che il 22 agosto i Presidenti delle Regioni colpite dal sisma (la Lombardia e il Veneto, oltre all'Emilia-Romagna) hanno chiesto la proroga fino al 30 novembre della sospensione per tutti i residenti nei Comuni dichiarati terremotati dei termini dei versamenti e degli adempimenti tributari. Come volevasi dimostrare....

Il noto stato americano, in perenne attesa del Big One, ha già subito anche recentemente diversi eventi sismici anche molto piu' forti di quello emiliano.  Gli amici amerikani (di acqua dolce o salata .... :-) ) potrebbero richiamare alla nostra memoria se e come l'amministrazione federale USA o quella californiana hanno reagito concedendo proroghe per il pagamento dei tributi?

La California convive con il terremoto, la zona dell'emilia romagna in questione no. Non ci sono esercitazioni, politiche di prevenzione (es: a SF è obbligatorio avere una valigia pronta per gli sfollamenti), costruzioni antisismiche (se non recentemente ed in determinate aree) ecc... ecc...

Quindi...

Se vogliamo confrontarle per vedere cosa "si sarebbe dovuto fare o si potrà fare in futuro" (pur con tutte le differenze dovute a quanto sopra) confrontiamoci pure.

Se vogliamo confrontarle per vedere cosa "si dovrebbe fare adesso" perde di senso

In generale confrontiamoci con cose più simili a noi tipo l'america latina

L'articolo 1.6 del California Revenue and Taxation Code, relativo a  Earthquake and Fire Disaster Relief, prevede l'esenzione nei casi in cui risultino soddisfatti due requisiti: 1) Che l'area sia stata proclamata disastrata; 2) Che la proprietà abbia effettivamente subito danni.

Ma forse devo chiarire meglio il mio pensiero, che si articola attorno a due punti principali: a) vi e' sempre, in Italia, un eccesso di "generosità" nell'attribuire lo status di Comune danneggiato anche a quelli nei quali i danni sono risultati irrilevanti; b) trovo  sacrosanto agevolare coloro che hanno subito danni effettivi alle loro proprietà.

Equità

Corrado Ruggeri 22/8/2012 - 14:28

Soprattutto bisognerebbe usare le stesse procedure.

Se a L'Aquila è stato concesso (anche se parzialmente) perchè non deve essere concesso in Emilia? Non eravamo uno stato unitario? Si sono convertiti improvvisamente al federalismo?:-)

Se a L'Aquila è stato concesso (anche se parzialmente) perchè non deve essere concesso in Emilia? Non eravamo uno stato unitario? Si sono convertiti improvvisamente al federalismo?:-)

Complimenti per l'umorismo! Faccio mie le stesse domande. Su Radio 24 ho sentito che nel caso del terremoto in Abruzzo le tasse sono state sospese per 14 mesi, e alla scadenza dei 14 mesi sono state scontate del 60% le tasse dovute nel frattempo. Sembra invece che nel caso dell'Emilia il governo Monti abbia concesso solo pochi mesi e nessuno sconto.

Per non parlare di quei residenti dei comuni 'terremotati a propria insaputa' che, accortisi della sospensione del pagamento delle rate del mutuo sull'acquisto dell'abitazione, si sono presentati trafelati presso la propria banca a chiede cosa fosse successo.....

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