Donna Franca Florio

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Storia di Donna Franca, moglie di Ignazio Florio. L'ambiente è lo stesso del Gattopardo, ma questo è un libro su una donna scritto da una donna, e Florio non è nobile: è un imprenditore.

La storia dei Florio è una incredibile storia d'impresa, che inizia con un Vincenzo non ancora trentenne a cui nel 1828 lo zio lascia una drogheria nel centro di Palermo che lui, in meno di dieci anni, trasforma in un piccolo impero. Storia che continua con suo figlio, Ignazio Senior, e il di lui figlio, Ignazio Junior, marito di Donna Franca, che quell’impero enormemente espande per poi vederne il crollo tragico e totale, negli anni trenta.

In questo libro ci sono dentro anche le vicende della casa e si intravedono politica e finanza, ma resta un libro su una donna, scritto da una donna. Donna Franca è protagonista e artefice dei successi della casa quanto il marito, ed è anche bella e brillante. La quantità e commistione di feste e affari è sorprendente e lo è altrettanto il destino crudele che si accanisce facendo morire tre dei cinque figli della coppia, incluso il maschio erede, forse ucciso da una dose di sonnifero somministrata da una governante che voleva uscire mentre i padroni erano fuori a cena.

L’ambiente è quello delle famiglie di cui racconta il Gattopardo, una generazione dopo, ma Ignazio non è cupo come Salina, non è nobile e non vuole diventarlo. E’ uomo d’impresa, svelto, intelligente e donnaiolo impenitente. E al centro della storia c’è comunque Franca, discendente dei Reali di Francia, sposata con un commerciante padrone di 100 navi e imprese con 6000 dipendenti, a cui tira in faccia i gioielli che riceve quando odora un’altra donna.

Franca con le sue amiche, i suoi vestiti, le sue feste, la sua confidenza con Kaiser e Regine, gli acquisti dei vestitini a Londra per i piccoli, il suo orrore di fronte alla morte. Franca moglie irreprensibile, ancora corteggiata a cinquant’anni. Franca sbigottita dalla vendita della casa di famiglia nel parco con laghetto, che ripara in una villetta a Roma con "soli" sette servitori e ne è presto cacciata fuori dal venditore non pagato. Franca che non torna più a Palermo dov’era la regina, e si rifugia nonna nei tavoli da gioco e infine nei nipoti.

Chiudendo il libro si sente un brivido nel cuore, perché la storia è maledettamente vera. E’ anche maledettamente siciliana, se possibile. Ma il libro è accativante e si fa leggere. Qualche pagina di troppo su merletti e cotillon e qualche virgola fuori posto che sospetto imputabile a qualche correttore di bozze che l’autrice, ormai stanca, non ha potuto più bloccare.

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