Dopodomani

19 febbraio 2007 giorgio topa
Quando ero a scuola a Duino, e i laboratori di scienze non erano ancora pronti, agli studenti stranieri che chiedevano quando finalmente avrebbero potuto condurre i loro esperimenti si rispondeva sogghignando "dopodomani". Sembra che anche il ministro Padoa-Schioppa abbia imparato a rispondere cosi'.

Leggo su Corriere.it:

«Se la lotta all'evasione avrà veramente successo, e la pressione
fiscale dovesse aumentare di quattro, cinque o sei punti, più di quanto
ci serve per ggiustare [sic] i conti pubblici, ci sarà la possibilità di
ridurre le tasse». È quanto ha detto il ministro dell'Economia, Tommaso
Padoa-Schioppa, nel corso della trasmissione 'In mezz'ora', spiegando
che ciò potrà avvenire «con la legge finanziaria del 2008, e quindi a
valere sul 2009». «Ridurre le tasse con la prossima legge finanziaria -
ha sottolineato - sarebbe troppo presto e poco responsabile. Nel 2007 -
ha aggiunto poi il ministro - è ancora presto per poter valutare quanto
la lotta all'evasione fiscale avrà avuto successo». Le risorse
finanziarie, infatti, per rivedere ed alleggerire la pressione fiscale,
possono venire infatti proprio dalla lotta all'evasione fiscale.

Notate la sottigliezza dell'argomentazione. Le risorse finanziarie per alleggerire la pressione fiscale possono venire dalla lotta all'evasione fiscale. E quindi solo se la lotta all'evasione fiscale avra' avuto successo si potranno eventualmente ridurre le tasse. Non gli passa nemmeno per l'anticamera del cirividdru che: 1) la pressione fiscale in Italia e' gia' altissima; 2) aggiustare i conti pubblici si puo' fare anche tagliando la spesa, soprattutto quando sappiamo quanto efficiente sia la fornitura di beni e servizi che ha luogo tramite tale spesa; 3) la lotta all'evasione potra' cominciare ad avere successo solo quando si comincera' davvero a ridurre la pressione fiscale su imprese e famiglie.

Notate poi come il governo (questo governo, qualsiasi governo) abbia sempre la tendenza a rimandare a dopodomani: nel novembre 2006, quando venne fuori che le entrate fiscali erano state maggiori del previsto, Gianfranco Morgando (responsabile economico della Margherita e relatore
della Finanziaria 2007) aveva ventilato la possibilita' di ridurre il prelievo fiscale già nel 2007. Ovviamente adesso si parla del 2009.

C'e' poco da fare: non e' credibile una politica di ridurre il debito oggi, aumentando le tasse e la lotta all'evasione, per poi ridurre le tasse domani, una volta ridotti il debito e/o l'evasione. Conosco solo un caso recente in cui ci sia stato un aumento temporaneo delle tasse per far fronte ad un aumento esplosivo del debito pubblico, e che le tasse siano state ridotte per davvero una volta rientrata la crisi finanziaria: la citta' di New York durante la prima amministrazione Bloomberg.

Purtroppo Prodi e Padoa-Schioppa non sono Bloomberg.

Al fondo, e' un problema di incentivi e di time-inconsistency per l'agente politico, come argomentava tempo fa Alberto: "Prima si riducono le tasse, cosi' da
costringere il governo a trovare gli evasori (o a ridurre le spese).
Oppure prima si riducono le spese, cosi' da rendere piu' credibili
successive riduzioni delle aliquote (specie se veramente si trovano gli
evasori). Non che un patto di questo tipo, con un impegno del governo
in anticipo nella forma di una riduzione delle tasse e/o della spesa,
debba funzionare necessariamente. Ma e' un modo per imporre dei seri
costi al governo inattivo o inefficace. In sostanza il punto e'
semplicissimo: si chieda al governo di pagare prima (meno tasse, meno
spese) e ricevere benefici dopo (le tasse degli evasori). Nel caso
contrario il governo raccogliera' le tasse degli evasori (di quelli che
non votano per il governo in carica, quantomeno) e non ridurra' le
tasse ma spendera' gli introiti a proprio vantaggio (politico o
economico)."

Aggiungo io, ridurre le tasse oggi porta di per se' ad una riduzione dell'evasione, nella misura in cui l'evasione e' una risposta endogena all'elevatissima pressione fiscale. Sembrerebbe chiaro anche ad un bambino, no? Eppure, la chimera del "dopodomani" e' davvero irresistibile.

17 commenti (espandi tutti)

Dopodomani

Adam Hayek 19/2/2007 - 17:40

Ineccepibile, ma (volutamente?) ingenuo. Nel 2009 si vota (Europee), nel 2007 e 2008 no (le amministrative spaventano poco l'Unione). E nel 2009 ci sarà in ogni caso il redde rationem per questa accozzaglia che chiamare governo non si può. Per cui le cartucce per salvare la ghirba e la cadrega (= taglio delle tasse) le tengono per quell'occasione. Fino ad allora la politica di TPS sarà - come per l'ultima finanziaria - solo un abile sfruttamento tattico del boom di entrate fiscali, reso possibile essenzialmente dai condoni tremontiani, che hanno fatto emergere nuovo reddito che non potrà più sommergersi, e dall'aumento del PIL, dovuto a sua volta al traino dell'economia mondiale, specie quella per noi cruciale tedesca (ahi, quanti danni ha fatto all'Italia, e non solo, la maledetta ri-vittoria, per il rotto della cuffia, di Schroeder nel 2002!). Vedrete che col tempo spacceranno sempre più il boom delle entrate per un aumento degli introiti della lotta all'evasione. E l'aumento del PIL per l'effetto del "lunedì dal barbiere" di Bersaniana memoria. Ed i media "autorevoli" (mica quelli volgari che leggiamo noi bifolchi di destra) faranno da grancassa da par loro. L'importante per un governo è durare, no? O non crederete mica che la politica economica si faccia avendo a cuore il benessere economico di una nazione? Quelle sono frescacce che raccontiamo agli studenti (scemi) o che servono per pubblicare e finire in cattedra.   

Grazie dell'osservazione, caro Hayek/Adam. La coincidenza con il ciclo elettorale mi era sfuggita.

L'interpretazione generale di 'political economy' di Adam Hayek mi sembra corretta, ossia è molto probabile che possibile riduzioni delle tasse verranno decise in funzione degli appuntamenti elettorali (by the way, si può andare in cattedra anche facendo analisi serie di political economy con self-interested politicians, non solo propinando fregnacce sul benevolent social planner).

L'ipotesi implicita, che non mi piace tanto, è che l'elettorato abbia la memoria corta e quindi apprezzi i tagli fiscali appena introdotti piu di quelli introdotti nel passato. Non mi piace tanto perché non mi piacciono in generale le spiegazioni basate sull'irrazionalità delle masse, ma direi che qualche evidenza empirica c'è e come working hypothesis si può accettare.

Ho qualche dubbio però che la funzione di utilità dei governanti descritta da Adam sia quella corretta. Delle elezioni europee, credo, gliene importa una pippa tanto al centrosinistra quanto al centrodestra. Le amministrative contano già di più, parecchi membri delle elites politiche si alternano tra governo delle grandi città o delle regioni e politica nazionale (Moratti e Veltroni sono solo due possibili esempi). Se l'Unione potesse fare qualche regalia per acchiappare voti in più alle amministrative lo farebbe, ma credo semplicemente che non ci sia tempo. Le uniche elezioni che contano veramente sono quindi quelle politiche. Pertanto, il mio best guess è che la riduzione delle tasse (se ci sarà) non avverrà nemmeno nel 2009 ma nel 2010, un anno prima delle politiche del 2011. Sempre, ovviamente, che il governo non salti prima.

Caro Sandro, le amministrative sono comunque tradizionalmente più favorevoli al centrosinistra che può contare sul vantaggio degli incumbent. Mentre nel 2009, ammesso che Prodi ci arrivi, l'Unione si gioca davvero il governo. Ovvio che delle Europee in sé freguntubo (di giordaniana memoria...) a tutti, ma se il neonato Partito Democratico dovesse, come ad oggi sarebbe certo, prendere meno di Forza Italia da sola, dubito che il governo potrebbe sopravvivere un minuto di più. Per cui: largo ai tagli alle tasse e alle spese pubbliche in vista di tali elezioni, e quindi solo nel 2009. In fondo, lo fece - senza successo - anche Amato con la finanziaria per il 2001, o avete già scordato il "buco" (deficit sforato al 3.2%) lasciato all'entrante governo Berlusconi? E qui viene in ballo il "cuscino" delle maggiori entrate su cui TPS potrà galleggiare per questi due anni, in attesa appunto delle Europee. Il discorso è semplice: il condono - specie se "tombale" - fa comunque emergere redditi, perché per sanare a prezzo stracciato il passato ci si deve comunque "rivelare" in qualche modo al fisco. E questi redditi poi, non è che possono re-sommergersi così facilmente, anzi, come qualsiasi commercialista può confermarvi, è quasi (QUASI!) impossibile. Quindi la base imponibile si ritrova ad essere strutturalmente ampliata per il futuro, al prezzo, certo, di aver condonato i "crimini" passati. Eticamente sarà molto discutibile, ma chissenefrega? Sul piano economico, data anche l'immediata esigenza di cassa da soddisfare negli anni tremontiani, non mi pare un'idea così balzana... anche se il suo vero ideatore è, udite udite, il Paolo Cirino Pomicino ministro del bilancio a fine anni Ottanta (sì, proprio lui, quello che, secondo Cossiga, leggeva Keynes tradotto in napoletano).

Ps: il ciclo economico-politico non è solo un pezzo della politica economica; è TUTTA la politica economica...

Il boom delle entrate come conseguenza dei condoni di Tremonti? Non ho proprio capito. Che meccanismo hai in mente?

Dopodomani

piero 20/2/2007 - 00:51

caro Giorgio (mi permetto di darti del tu), ho alcuni dubbi sulla tua affermazione: "ridurre le tasse oggi porta di per se' ad una riduzione dell'evasione, nella misura in cui l'evasione e' una risposta endogena all'elevatissima pressione fiscale." In primo luogo, ti sarei grato se potessi fornire alcuni fondamenti empirici (se ci sono) che suggeriscono che in Italia l`evasione e` una risposta endogena all`elevata pressione fiscale. Mi sembra logico pensare che la persona che evade pensa che le tasse siano alte (anche se questo potrebbe semplicemente essere un self-serving bias), ma questo non implica che la stessa persona non evade se le tasse sono piu` basse. Ma supponiamo pure che l`evasione sia endogena nel senso da te indicato, quanto pensi sia rilevante questo aspetto in Italia? Se domani riduciamo di un punto la pressione fiscale, ceteris paribus, quanta evasione pensi si possa recuperare? Inoltre, quando penso ad una "elevatissima pressione fiscale" mi chiedo se in Germania o in Francia la pressione fiscale sia molto piu` alta e se in questi paesi il fenomeno dell`evasione sia paragonabile a quello italiano. In realta` mi sembra (uso mi sembra perche` non sono per niente un esperto) che in altri paesi europei ci sia una pressione fiscale simile (se non piu` alta) di quella italiana a fronte di tassi di evasione meno elevati. Mi viene il dubbio che l`aspetto fondamentale sia che in Italia deviare dalla social norm "pagare le tasse" sia molto poco costoso (e non in termini materiali). 

Re: Dopodomani

piero 20/2/2007 - 01:00

...dimenticavo, a meno che non sia un type mistake il tuo, si dice ciriveddu

 ;)

Il ciriveddu sarebbe cosa? Il Topa c'ha il babbo calabrese che glielo spiega, ma i miei son di Adria.

Ma Camilleri l'avrai pur letto, no?? Trattasi di cervello, chiaramente.

Astraendo da considerazioni etiche, l'evasione corrisponde ad un investimento in un titolo rischioso: con una certa probabilita' si risparmiano tasse, con probabilita' complementare si viene scoperti dalla finanza e si paga la penale. Per esempio, con un'aliquota marginale del 40%, e assumendo che la finanza ti scopre e riesce a condannarti con probabilita' 1% (stima per eccesso secondo me), e che in questo caso ti costringa a pagare una penale di 10 volte la tassa dovuta (considerando tutti i costi), il rendimento dell'evasione e' del 36%. Mica male. Diminuire le tasse corrisponde a diminuire il rendimento del titolo; nell'esempio sopra ridurre l'aliquota al 30% riduce il rendimento dell'evasione al 27% (assumendo costanti gli altri parametri). Non ti sara' difficile immaginare che un investitore razionale investe meno nei titoli che rendono meno, quindi diminuire le tasse dovrebbe diminuire l'evasione, a meno che non cambino anche la repressione legale e le pene previste.

Aggiungendo considerazioni etiche, l'analisi fatta sopra rimane valida, anzi viene resa ancora piu' solida: puo' esistere  una categoria di persone disposta ad ingoiare la violazione della regola morale quando il rendimento e' del 36% ma non quando il rendimento e' del  27%. Esiste d'altro canto un'altra categoria di persone che considera un'aliquota del 40% un "furto" da parte dello stato, quindi "doverosa" l'evasione, ma non la pensa allo stesso modo di fronte all'aliquota del 30%. 

 

Non sono sicuro che il modello sia questo.

Quello che descrivi e` esattamente il primo modello di rational tax evasion di Allingham e Sandmo (1972), sulle orme di Becker.

Allingham,
Michael G. and Sandmo, Agnar (1972), "Income Tax Evasion: A Theoretical
Analysis", Journal of Public Economics 1(3-4):323-338

Se ci rifletti pero` questo e` un partial equilibrium model, l'investitore/evasore prende i rendimenti come dati.

Se
ci metti GE, non sono sicuro che l`effetto teorico sia unambiguous.
Ovvero, il governo abbassa l`aliquota, investire in tax evasion
conviene meno, quindi diminuisce l`evasione fiscale, ma sale la domanda
per investimenti alternativi, quindi sale il prezzo dei titoli, quindi
il rendimento scende.  L`effetto totale dipende.

Inoltre tra
le considerazioni etiche io ci metterei social interactions. Se vedi
che tutti evadono ed e` socialmente accettabile, why not? C`e` uno
studio experimental di Fortin, LaCroix and Villeval
(2004) che non trova nessun effetto di social interactions. La critica
piu` forte che posso fare al paper e` che i soldi prelevati
dall`experimenter non vanno a finanziare niente, ma sono semplicemente
wasted. L`esistenza di un public good nell`esperimento potrebbe
rovesciare i risultati. Non ho idea se abbiano pubblicato o no,
sinceramente.

Tempo fa ho pensato ad un esperimental design per
testare la cosa, ma come sapete, quando sei pieccdi` student nessuno ti
da` danari per ste cose. Pero` sono sempre fiducioso che un giorno
vinco la lotteria e con 2000 dollari mi porto a casa una piccola
soddisfazione. Sissammai.. 

Se permetti aumentano anche profitti e dividendi, e quindi i rendimenti azionari...

Son d'accordo su social interactions, infatti anni fa ci fu una tesi di phd a nyu su questo. Ma l'evidenza empirica era molto debole. 

Guarda, general equilibrium e' una parola magica, cerchiamo di essere un po' concreti, il mercato degli investimenti alternativi e' mondiale, il riferimento standard per un investitore, anche in italia, e' pur sempre il S&P500, l'indice DOW JOnes viene citato in tutti i telegiornali. Credi davvero che la diminuzione dell'evasione in italia cambi significativamente i rendimenti di questo mercato? Nei rapporti trimestrali che ricevo da Vanguard no ho mai notato annotazioni sull'andamento dell'evasione in Italia. 

La storia di multiple equilibria e' un po' piu' decente, dice che si puo' diminuire l'evasione senza diminuire le tasse, ma anche li' non vedo come vada a contraddire quanto detto sulla diminuzione delle imposte. Se ci sono due equilibri, di cui uno in cui si evade poco, vai per continuita' e ce n'e' uno in cui si evade ancora meno quando diminuisci le imposte.

mea culpa su GE, la prossima volta ci penso 10 minuti in piu` prima di scrivere. sia tu che giorgio avete ragione.

sui
multiple equilibria il tuo ragionamento mi trova d`accordo, ma dicevo
che se le tasse finanziano un bene pubblico o un transfer, quando
diminuisci le imposte devi diminuire anche il transfer. quindi il nuovo
equilibrio e` uno con minori imposte ma anche minori transfers. questo
era il senso della critica a fortin et al. 

Piero,

il tu va benissimo. Per i dati su pressione fiscale, ti rimando qui (imposte dirette, indirette, e contributi sociali) e qui (tassazione utili aziendali). Nota che l'Italia risulta avere alta pressione fiscale in entrambe le classifiche, mentre - ad esempio - paesi scandinavi come la Danimarca la Finlandia e la Svezia sono si' messi male rispetto alla prima, ma hanno una tassazione degli utili aziendali relativamente bassa.

Dati attendibili su evasione ed elusione purtroppo non ne ho trovati. Sarei molto curioso anch'io di vedere dei dati. Per quanto riguarda la tua domanda sull'endogeneita' dell'evasione, ti ha gia' risposto Andrea. Al fondo si tratta di stimare un'elasticita' ma, di nuovo, risultati empirici non ne conosco.

Re(1): Dopodomani

piero 20/2/2007 - 10:44

Grazie Giorgio, rispondo brevemente a te e ad Andrea che illustrava il meccanismo. Beh esiste un paper di Lindbeck Nyberg e Weibull 2000 su QJE (social norms and welfare state dynamics) che se ricordo bene non parla di evasione ma spiega come mai e` possibile che in presenza di social norms si risponda agli incentivi in modo diverso (storia di multiple equilibria anche li`). Ad esempio, una dimuinizione dell`aliqota dal 40% al 30% nel meccanismo esposto da Andrea in teoria potrebbe avere effetti molto modesti in termini di recupero evasione. Provate a detassare i contributi in Sicilia o in Campania (gia` fatto)...Non ci sara` evidenza sugli equilibri multipli ma vedo che non c`e` evidenza nemmeno sulla storia dell`endogeneita` e sul fatto che diminuendo la pressione fiscale l`evasione diminuirebbe.  

Le valutazioni sui tempi di eventuali riduzioni mi sembrano purtroppo ragionevoli, ma anche nel merito questa cosa della lotta all' evasione mi sembra la solita buffonata elettorale.

Da libero professionista mi ritroverò a dover dare al fisco gli estratti conto del conto corrente (che nel mio caso riporta anche le transazioni della carta): si vede che VV e TPS le transazioni in nero non le pagano in contanti.

Nessuno invece mi richiede il dettaglio delle fatture che detraggo, si vede che i controlli incrociati non gli interessano, come pure far le pulci alle "cartiere" che (almeno nel bresciano) sono un fenomeno endemico.

Per combattere gli affitti in nero si introduce una flat tax sugli stessi ma a nessuno salta in mente di informatizzare i catasti: ad oggi per sapere di chi è un' immobile bisogna andare a scartabellar faldoni.

Neanche parlarne poi di far detrarre ai cittadini le fatture dei professionisti. O di mandare ispettori del lavoro in ogni cantiere edile di una certa dimensione (perfino alla nuova fiera di milano quasi tutti i lavoratori erano irregolari).

Non dubito che voi esperti potreste continuare ad libitum, ma mi pare non si voglia fare nemmeno il minimo.

Non du

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