Electrolux e la tassazione del lavoro

28 gennaio 2014 giulio zanella

Il caso Electrolux mette a nudo le conseguenze dell'elevata pressione fiscale sui bassi redditi da lavoro in Italia e suggerisce la migliore politica industriale per il paese.

Il caso in breve: come riporta il Corriere della Sera, la produzione di Electrolux in Italia è fuori mercato a causa dell'elevato costo del lavoro. Sempre secondo la stessa fonte, per sopravvivere e mantenere tutti gli attuali 6.500 posti di lavoro sarebbe necessario ridurre il costo medio orario del lavoro di circa il 20%, da 24 euro a circa 19-20 euro, e la giornata lavorativa da 8 a 6 ore. Per far notizia, il Corriere titola che gli stipendi passerebbero da 1400 euro a 700 euro, riferendosi probabilmente allo stipendio netto di un operaio. È ovvio che nessuno in Italia può vivere decentemente con un reddito di 700 euro al mese (anche se l'orario di lavoro venisse ridotto di 1/4 come riportato nell'articolo), per cui la notizia è di quelle che indignano.

Per qualche misteriosa ragione, però, in Italia i conti sui redditi da lavoro si fanno sempre al netto delle imposte dirette, il che impedisce di puntare l'indignazione dalla parte giusta, ovvero dalla parte dell'eccessiva tassazione del lavoro in questo paese. In Italia il cuneo fiscale (la frazione di costo del lavoro che finisce nelle casse dello stato) che grava sui bassi salari è, secondo Eurostat, di circa il 45%. Ora facciamo il seguente esercizio (domanda per lo studente undergraduate di economia del lavoro): quale livello del cuneo fiscale permetterebbe all'operaio di mantenere il suo posto a 1400 euro e ad Electrolux di restare competitiva?

Facciamo due conti, molto approssimativi, senza alcuna pretesa, giusto per rendere l'idea. Prendiamo il "Caso 3: Operaio" della seconda tabella di questa simulazione (che non so quanto sia affidabile, ma a occhio e croce suona non lontana dalla realtà). Questo operaio assomiglia molto all'operaio Electrolux di cui parla il Corriere. Ignorando la tassazione indiretta sul lavoratore (che non rileva in questo caso, se non per altre vie che ignoriamo per semplicità), l'operaio nella tabella porta a casa 16.200 euro all'anno (pari a 1350 euro al mese per 12 mensilità). Ma il costo per il datore di lavoro è pari a circa 36.000 euro all'anno, pari ad un cuneo fiscale del (1-16200/36100) = 55%, superiore al dato medio Eurostat riportato sopra. Ci fidiamo più di Eurostat che di questa simulazione, ma andiamo avanti.

Ora, per restare competitiva Electrolux deve ridurre del 20% il costo orario e del 25% le ore lavorate, ovvero deve ridurre il costo del lavoro al 0,80*0,75 = 60% di quello attuale, cioè 21.600 euro all'anno. Se teniamo fermi i 1.350 euro mensili dell'operaio, si salvano capra e cavoli con un cuneo fiscale pari a (1-16200/21600) = 25%. Questo, tornando ai dati Eurostat sopra riportati, è di pochissimo inferiore al livello del Regno Unito, dove pure i percettori di bassi redditi come l'operaio di cui stiamo parlando non scontano la minore pressione fiscale con assenza di servizi sociali (i lettori che vivono in UK possono dirci come funzionano sanità pubblica e scuola pubblica in quel paese). Evidentemente, si può fare.

Mi sarebbe piaciuto se Debora Serracchiani, che oltre a essere Presidente del Friuli-Venezia Giulia fa parte della nuova Segreteria nazionale del PD, avesse provato a ragionare lungo queste semplicissime linee, invece di sbrodolarsi in questo modo:

ci convochino immediatamente per valutare assieme le proposte da rilanciare alla multinazionale: il Governo non faccia il notaio della volontà svedese. È inaccettabile che il Governo assista inerte mentre accade quello che si temeva e che abbiamo denunciato. Per il Friuli-Venezia Giulia la chiusura di Porcia è una prospettiva che non prendiamo in considerazione

Non ha bisogno di essere convocata, signora Serracchiani. Lei fa parte dell'alta dirigenza di un partito che ha le redini del governo e che si candida a governare presto il paese. Un moderno partito di sinistra, per giunta. Si metta quindi assieme ai suoi colleghi a progettare una drastica detassazione dei redditi da lavoro, a partire da quelli più bassi. Vedrà che in questo modo Electrolux resterà competitiva in Italia, e lei imparerà che davvero ridurre le tasse (anche e primariamente quelle sul lavoro) è la migliore politica industriale che si possa fare oggi in questo paese.

83 commenti (espandi tutti)

Se il cuneo fiscale è "la frazione di costo del lavoro che finisce nelle casse dello stato", allora uno stipendio netto di 16200 euro a fronte di un lordo di 36100 significa che il cuneo fiscale è del 55%, non del 45%. Allo stato rimane infatti più della metà (19900 euro).

Quindi si tratta di portare il cuneo fiscale dal 55% al 25%. Idee su dove trovare i soldi? (Non che la cosa non mi renderebbe molto felice, essendo un operaio che guadagna 1200 netti al mese e non ha nessun servizio funzionante).

Ma non cambia il punto. A parte il fidarsi piu' di Eurostat che della simulazione citata, le risorse in questo caso non sono un problema perche' stiamo parlando di bassi redditi di lavoro, non di tutti i redditi.

La simulazione citata è fondamentalmente corretta. Guadagno 17000 euro netti l'anno e in totale la mia azienda paga oltre 38mila euro per me.

A parte questo, ho capito che si parla di bassi redditi, ma di che cifre stiamo parlando su scala nazionale?

In altre parole, quanti lavoratori dipendenti (per semplicità) in Italia oggi ricadono in ciascuna fascia di reddito 1000 / 1100 / 1200 / 1300 ... euro/mese?

Per ciascuna fascia, qual è l'attuale cuneo e che gettito complessivo comporta?

Che riduzione del gettito si ha spostando il cuneo della fascia 1300-1400 dal 55% al 25%?

Come si modula la riduzione del cuneo? Questa rimodulazione comporta anche un aumento del cuneo per le fasce di reddito più alte? Se sì, il netto della rimodulazione è zero?

Se il netto non è zero, di quanto mancato gettito stiamo parlando? Un miliardo l'anno? Dieci? Cento? Dove si recupera questo mancato gettito?

Lei sicuramente avrà sottomano tutti i dati per permettere di fare due conti, e sarebbe a mio avviso molto giusto farli e unirli all'articolo (per poter dimostrare che questa riduzione è fattibile in tempi rapidi, non penso che l'Electrolux sia felice di sapere che nel 2030 l'Italia potrà finalmente avviarsi verso la modernizzazione)

In realta' non ho sottomano i dati per fare questo conto, ma val la pena cercarli e farlo, concordo. Ci torno sopra in in futuro non troppo lontano.

La simulazione citata è fondamentalmente corretta. Guadagno 17000 euro netti l'anno e in totale la mia azienda paga oltre 38mila euro per me.

ho fatto velocemente il calcolo, nel Regno Unito al cambio di oggi non dovresti arrivare a 27 mila Euro netti con quel costo aziendale, ma di poco.

I calcoli:

 €38.000,00 al cambio di oggi equivalgono a £31,325.79.

Per quel costo aziendale, nel Regno Unito bisogna prendere un lordo di £28,460.31, a cui vanno aggiunti £2,865.47 di contributi da parte del datore di lavoro.

Sottraendo al lordo i £2,485.48 di contributi da parte del lavoratore e i £3,804.06 di imposte, rimane un netto di £22,170.77, equivalente ad €26.876,96.

 Fatto 100 il costo aziendale, nel Regno Unito a quel livello di retribuzione:

  • 100,00 Costo aziendale
  •   9,14 Contributi datoriali
  •   7,93 Contributi lavoratore
  •  12,14 Imposte lavoratore
  •  70.77 Netto

 In Euro in dodicesimi vengono €2.239,75 netti al mese, in tredicesimi €2.067,46 netti al mese piú tredicesima.

 Nota a margine: a me par di capire che il Regno Unito spenda di piú della Repubblica Italiana in sanitá pubblica ed ammortizzatori sociali.

Credo spenda di piu' per disoccupazione e edilizia, molto meno per le pensioni

Per la spesa sanitaria mi pare siamo 155-110 per il Regno Unito (in miliardi di Euro).

Per gli ammortizzatori sociali, escluse le pensioni di stato da 550 Euro al mese, il Regno Unito spende 160 miliardi di Euro (2/3 DWP 1/3 HMRC). 

Quando racconto ad Italiani che non hanno mai vissuto all'estero gli ammortizzatori sociali britannici (generalmente bastano housing benefit e JSA) la maggior parte dei miei interlocutori non mi crede.

In una bella immagine (per il 2012):

Mi permetto di proporre una correzione del titolo dell'articolo: "Electrolux e tassazione".
In realtà l'Electrolux non vuole la tassazione italiana dei profitti (con ragione in quanto sono a livello di esproprio). Il costo del lavoro è solo il pretesto per poter abbandonare l'Italia. Anche se i lavoratori lavorassero gratis i profitti crescerebbero con tosatura relativa del fisco italiano (niente in tasca ad Electrolux in definitiva). Quindi i lavoratori lavorano gratis in ditte formalmente private ma con profitti (tassati a randello) delle stesse pubblici. Ci siamo incartati?

secondo me l'analisi con il regno unito ed eventualmente la domanda su dove trovare le risorse per abbassare il cuneo fiscale è inutile e furoviante.  Quello che voglio dire è che quando parliamo di risorse non dobbiamo guardare quanto spendono gli altir paesi, ma dobbiamo fare i conti con le nostre necessita (ovvero rapporto debito/pil e rapporto deficit-pil). E se non riusciamo a far ripartire il PIL tramite una forte ripresa della domanda interna le risorse per abbassare il cuneo fiscale o e tutto il resto non ci saranno mai.

Ora la domanda è: come far ripartire la crescita in italia, quando è da quasi vent'anni che siamo fermi? La mia opinione è che al momento siamo ancorati a una valuta (euro) troppo forte e che ci sta portando a scegliere tra la povertà e la disoccupazione, quindi servirebbe tornare a una valuta nazionale magari svalutata del 20-30% rispetto all'euro (o forse sarebbe meglio dire al marco!!) così da migliorare le esportazioni, far riprendere la domanda interna, abbassere le tasse ed il cuneo fiscale e quindi mettere in moto quel processo virtuoso di crescita di cui abbiamo bisogno. Io non vedo neanche tanti rischi legati all'inflazione dato che siamo un paese abbastanza autosufficiente (non siamo ne il portogallo ne la grecia) e in fondo il dollaro è svalutato del 30% rispetto all'euro e gli americani hanno un inflazione nella norma.

Ora la domanda è: come far ripartire la crescita in italia, quando è da quasi vent'anni che siamo fermi? 

Siete fermi perché avete una struttura demografica da peste nera, e quei pochi paesi nelle stesse condizioni (Germania o Giappone) sono organizzati meglio. La tua soluzione è quella di chiudere gli occhi rispetto ai veri problemi (struttura demografica e sistema paese semifeudale, tra l'altro strettamente correlati), svalutare a manetta e sperare di riuscire a fare concorrenza sul prezzo ed a sostenere quindi la domanda esterna, e che il mercato interno si fotta. Per me è una strada con una sola destinazione, l'estinzione. Finireste peggio dell'Argentina, che almeno dovrebbe avere qualche chance di sfamare la propria popolazione. L'Italia no, dato che importa almeno il 50% del cibo che consuma.

Il problema italiano si risolve, banalmente, con una manovra a tenaglia: riqualificazione della struttura demografica (importando under 35 sul breve ed incentivando le nascite sul lungo) e contemporanee riforme strutturali per modernizzare e liberalizzare il paese.

Annullare il cuneo fiscale per chi guadagna meno di 8 mila Euro annui e renderlo progressivo oltre quella soglia è una azione che ha effetti positivi diretti sulla seconda ganascia e indiretti sulla prima ganascia della succitata tenaglia, ergo è una azione raccomandabile.

hai scritto: "svalutare a manetta e sperare di riuscire a fare concorrenza sul prezzo ed a sostenere quindi la domanda esterna, e che il mercato interno si fotta". E' esattamente il contrario....il mercato interno si sta già fottendo perchè se guardi i dati degli ultimi anni vedi che l'export è andato in crisi (euro troppo forte), la domanda interna è scesa (meno pil, più disoccupazione) e a seguire di conseguenza è calato anche l'import. Aumentare le esportazioni con una moneta del 20-30% svalutata rispetto all'euro creerà nuovi posti di lavoro in italia, sia direttamente che indirettamente (i prodotti italiani saranno più competitivi non solo all'estero, ma anche in Italia stessa, spingendo i consumatori a comprare maggiormenti i prodotti italiani) e la crescita riprenderà. Sul cibo poi l'italia è un paese storicamente agricolo e saremmo assolutamente in grado di sviluppare la filiera alimentare meglio di tantissimi altri paesi. Per non parlare della manifattura o di altri settori...

editing

dragonfly 31/1/2014 - 16:36

io aggiungerei qualche punto esclamativo e molte maiuscole, oltre alla chiosa: "FATE CIRCOLARE!!!"

porta pazienza,niente di personale, però sapere che la svalutazione, con uscita dall'euro e dafault del debito pubblico italiano (il pacchetto completo è inscindibile) provoca tutte 'ste belle cose, mi fa pensare che serva anche per l'alopecia.

DRAGONFLY

curiosity 31/1/2014 - 17:12

A parte che non capisco perchè dici che la svalutazione della moneta nazionale porterebbe al default del debito pubblico, il dollaro tanto per fare un esempio in 10 anni è passato da 0,90 a 1,40 euro (fai tu i conti quant'è stata la svalutazione), ma a parte questo tutte le analisi economiche decenti sostengono che l'attuale tasso di cambio (e quindi l'attuale moneta) non è sostenibile per il sistema italia. Addirittura alcuni soloni della politica - tipo Prodi - sostengono che la Germania dovrebbe permettere la svalutazione dell'euro fino a 1,10 dollari, ovvero di un 25%, ovvero quella che la maggior parte delle stime indicano come la svalutazione probabile della nuova moneta nazionale italiana post euro. Ovviamente il buon Prodi non dice che il tasso di cambio euro/dollaro attuale è già fin troppo debole per l'economia tedesca, (tanto che se non sbaglio la UE vuole aprire un procedimento di infrazione verso la germania per eccessiovo di esportazioni nette), quindi di svalutare l'euro fino a 1,10 dollari proprio non se ne parla e non sta ne in cielo ne in terra.
PS: l'uscita dall'euro non è la soluzione a tutti i problemi dell'italia, ma il primo di tanti passi che vanno fatti.
PS2: Prima che dici che il debito pubblico è denominato in valuta estera (euro) ovviamente l'Italia dovrà legiferare per rimborsare i titoli emessi denominati in euro al tasso di cambio di change over quindi di 1:1 (o giù di li), poi quando sul mercato valutario la nuova moneta nazionale si svaluterà fino a 1,20-1,30 euro a quel punto le nuove emissioni saranno denominati in valuta interna.
PS3: Purtroppo anche senza euro l'alopecia te la tieni uguale...mi dispiace...

aah, ecco!

dragonfly 31/1/2014 - 17:37

l'Italia dovrà legiferare per rimborsare i titoli emessi denominati in euro al tasso di cambio di change over quindi di 1:1 (o giù di li), poi quando sul mercato valutario la nuova moneta nazionale si svaluterà fino a 1,20-1,30 euro a quel punto le nuove emissioni saranno denominati in valuta interna. 

è quella che sandro brusco ha definito  la soluzione del venerdì pomeriggio. al las cinco de la tarde del venerdì si legifera di pagare in lire a 1:1.

si può fare e chi ha in mano un titolo da 100 euro se ne vede rimborsati 77-83.

se non è default questo, che mi caschino i capelli rimasti.

perchè tu possa completare il prospettino, a che tasso di interesse prevedi si possa collocare il nuovo debito emesso in lire? con il rischio-cambio e subito dopo un default.

Davvero pensate di riuscire a vendere facilmente le premesse dell'articolo?

Anche se mala tempora currunt, ritengo che un buon 80% dei cittadini pensi soprattutto che il caso Electrolux mette a nudo le conseguenze del libero mercato in aree economiche disomogenee - e non serve porgere simulazioni varie sul "cuneo fiscale" per obnubilare quelle circostanze più generali che anche un non-undergraduate può ben vedere.

RR

Tipo libero mercato tra aree economiche disomogenee come Veneto e Basilicata? Mettiamo una bella dogana ad Ancona?

Perché per la Germania, che tra l'altro ricava circa 65‰ gettito complessivo da tassazione su lavoro (tanto) , non sembra essere un problema alto cuneo fiscale?

Germania

giulio zanella 28/1/2014 - 09:04

Perche' la produttivita' tedesca e' sostanzialmente superiore alla nostra.

Perche' la produttivita' tedesca e' sostanzialmente superiore alla nostra ? :-) (spunto 1)

Perchè un membro dei G8 si è "ridotto" a competere con Polonia e Slovenia invece che con Germania, Francia e Regno Unito? (spunto 2)

Si può invertire la tendenza? (spunto 3)

Questo, tornando ai dati Eurostat sopra riportati, è di pochissimo inferiore al livello del Regno Unito, dove pure i percettori di bassi redditi come l'operaio di cui stiamo parlando non scontano la minore pressione fiscale con assenza di servizi sociali (i lettori che vivono in UK possono dirci come funzionano sanità pubblica e scuola pubblica in quel paese).Evidentemente, si può fare.

Si potrà fare ma sono riforme che andrebbero fatte prima di ridurre gli stipendi. Poi, siamo sicuri, sicuri di potercelo permettere? Mi sembra di aver capito che il cuneo fiscale non serve solo a pagare i servizi sociali ma soprattutto a reggere il debito pubblico. (spunto 4)

Come lo tagli il debito pubblico ? (spunto 5)

 

Si parla sempre di Germania ma Electrolux ha gia` chiuso da un pezzo gli stabilimenti piu` importanti, a partire da Norimberga, la cui produzione e` stata spostata in parte in Italia, in parte in Polonia. (sono ex Project Leader Elux e ne so un pochettino...). Lo stesso dicasi per la Svezia, dove il ridimensionamento e` avvenuto da un pezzo.

Produttivita` superiore o no, in Germania hanno gia` chiuso perche` fare lavatrici non conviene la... per un po' e` convenuto farlo in Italia e per un po' di anni i nostri operai hanno gioito delle sventure dei crucchi...

E' da dieci anni che si sa cosa sarebbe successo... e` da dieci anni che Electrolux ristruttura, e` da anni che si sa che gli stabilimenti dell'Est Europa hanno capacita` potenziale per assorbire la produzione dell'Ovest. E il costo del lavoro e` sempre stato il problema principale ma non si e` mai fatto niente perche` tanto prima chiudevano i tedeschi... ora e` il nostro turno e si fa clamore ma ormai e` tardi... molto italiano.

Io personalmente me ne sono andato da tempo e sono all'estero, perche`, come detto, si sapeva gia` l'epilogo e non mi andava stare li a viverlo :(

Sicuramente il peso della tassazione in Italia e' eccessivo, pero' e' anche vero che il cuneo fiscale su un lavoratore medio e' simile a quello di Francia, Germania, Belgio, in alcuni casi perfino leggermente inferiore. Quello che accade da quanto capisco in Inghilterra e Germania e' che la tassazione (inclusi i contributi almeno in UK) si abbassano fino ad azzerarsi per redditi molto bassi. In Italia l"IRPEF si abbassa molto per redditi bassi, l'aliquota marginale comprensiva anche della truffa delle detrazioni decrescenti anche per redditi bassi e' 40-45%, ma rimane il macigno dei contributi proporzionali al 30% circa, che almeno in UK si azzera invece per redditi che vanno a zero.
Tenendo conto dei redditi medi e non di quelli all'estremo inferiore della gamma comunque a me sembra che non ci siano margini realistici macroscopici per riguadagnare competitivita' solo con un calo delle tasse. Secondo me come scrive anche Manasse (contando i cambiamenti dal 2000 al 2010 se ricordo bene) in prima approssimazione l'Italia ha perso il 32% di CLUP rispetto alla Germania, il 14% perche' i tedeschi hanno migliorato la produttivita' oraria, il 18% perche' i salari nominali per ora lavorata sono aumentati del 18% di piu' in Italia. Non vedo altra possibilita' ri ristabilire equilibrio che (molto approssimatamente) ridurre i salari nominali lordi del ~32%. Questo dovrebbe essere fatto non solo per gli operai dell'Elettrolux ma per tutti gli italiani, a partire dai dirigenti pubblici e dai politici iperpagati. In termini reali il potere d'acquisto rimarrebbe approssimatamente uguale per tutti gli italiani (ci sarebbe comunque minore potere d'acquisto per beni d'importazione), ma sarebbe riequilibrata la competitivita' nell'interscambio con l'estero.
Riguardo la tassazione in Italia, le tasse riscosse sono simili a quelle degli altri Paesi (tra Francia e Germania), quello che e' significativamente superiore sono le tasse imposte sulle attivita' legali non sommerse (siamo arrivati al 58% complessivo nel 2013) perche' c'e' una maggiore percentuale di PIL sommerso (il Nord e' simile a Francia e Germania, il Centro evade di piu', e il Sud molto di piu').  L'imposizione fiscale italiana e' eccessiva secondo me quando si tiene conto delle caratteristiche della sua economia, in particolare la piccola dimensione media delle imprese, la percentuale degli autonomi, il sottosviluppo del Sud, ma non sarebbe eccessiva come tasse effettivamente riscosse se l'economia avesse le stesse caratteristiche di Francia e Germania. L'Italia per questo dovrebbe ridurre la sua tassazione ai livelli spagnoli secondo me. La differenza macroscopica tra Italia e Francia-Germania e' che a parita' approssimativa di tasse riscosse diviso PIL, i servizi pubblici italiani sono relativamente a quelli franco-tedeschi di qualita' miserabili, e i soldi pubblici sono in percentuale significativa sprecati in corruzione e spesa improduttiva per comperare consenso. Aumentando l'efficienza e riducendo la corruzione l'Italia potrebbe fornire gli stessi servizi pubblici, di qualita' miserabile, ma non inferiore ad oggi, riducendo la tassazione ai livelli spagnoli. Questo andrebbe fatto, sarebbe necessario e utile, ma secondo me da solo non sarebbe sufficiente a recuperare il 32% circa di deficit di CLUP accumulato con la Germania. Per recuperarlo interamente c'e' bisogno di una disinflazione salariale generalizzata oppure di uscire dall'Euro di modo che il mercato provveda svalutazione fino ad equilibrare domanda e offerta di valuta italiana per l'import-export.

Questo andrebbe fatto, sarebbe necessario e utile, ma secondo me da solo non sarebbe sufficiente a recuperare il 32% circa di deficit di CLUP accumulato con la Germania. Per recuperarlo interamente c'e' bisogno di una disinflazione salariale generalizzata oppure di uscire dall'Euro di modo che il mercato provveda svalutazione fino ad equilibrare domanda e offerta di valuta italiana per l'import-export.

Scusa Alberto condivido le premesse del ragionamento ma non questa "opzione". Se uscire dall'euro per svalutare non è la soluzione al problema "Italia", allora non può esserlo nemmeno attuare una "svalutazione salariale" pur rimanendo nell'euro. Se ne era già discusso e rimando a quell'articolo.

Se costi meno la "logica bruta" dice che hai maggiori possibilità di vendere e qualcosa in questa direzione va assolutamente fatto ma all'interno di una strategia per recuperare competitività. Non ha senso mettersi a battagliare con slavi, cinesi e turchi su chi costa meno. E' una battaglia persa in partenza. La logica "meno bruta" vede che gli italiani che esportano non esportano per il prezzo basso ma per la qualità del prodotto. Infatti il più grande esportatore europeo è la Germania. Quindi, secondo me, bisogna fuggire la seduzione di soluzioni drastiche, solo apparentemente efficaci. Bisognerebbe invece intraprendere una strada decisa e graduale di riduzione degli sprechi sociali e statali, riorganizzazione delle risorse (federalismo dove sei finito?), il tutto reinvestito nel mondo produttivo, che andrà in tutti i modi supportato invece che usato come mucca da mungere (e qualcuno pensa anche di farne bistecche finita la mungitura) con chiari in mente gli obiettivi da raggiungere. Possibile è possibile, lo hanno fatto all'estero. Penso alla Germania ed ai paesi scandinavi.

Anche perché nn necessariamente una performance poco brillante in termini di price competitiveness (significant real exchange rate appreciation) conduce a cattivi risultati in termini di export, http://www.voxeu.org/article/export-shares-price-competitiveness-and-spa...

Concordo

alberto rotondi 28/1/2014 - 15:10

Ci sarà sempre un posto al mondo dove il lavoro costa meno e ci sono meno diritti. Che senso ha competere su questo piano?

Forse si può fare qualcosa sul cuneo fiscale, ma concordo che la mossa vincente è la qualità del prodotto ed ed  il miglioramento di infrastrutture e servizi, che rendano  l'Italia appetibile come gli altri paesi.

Ci sono poi i costi occulti. Un notaio in Italia viaggia dai 1000 Euro in su, all'estero dai 100 Euro in su. Le spese per notai, commercialisti e consulenti di vario tipo in Italia sono pazzesche se confrontate coi paesi concorrenti-

Alcune riforme a costo zero, come il depotenziamento del potere sul mercato degli ordini professionali, l'abolizione degli esami di stato, l'eliminazione della casta burocratica che sta appena al di sotto di una classe politica imbelle, la semplificazione drammatica delle procedure andrebbero fatte entro uno due anni, pena il disastro.

Personalmente preferisco di gran lunga tenere tutto fermo Euro e salari, anche anche aumentarli, ma aumentare la produttivita' piu' della Germania. Lo ritengo pero' impossibile. Scommetto una birra che nel prox. 10 anni non riusciamo a recuperare nemmeno il 50% del differenziale di produttivita' che abbiamo perso nei circa 10 anni dell'articolo di Paolo Manasse, circa il 32% nel costo del lavoro per unita' di prodotto, se rimaniamo nell'Euro.

Si parla spesso di recuperare competitività con la Germania, nel frattempo che si decida di puntare decisamente agli Stati Uniti d'Europa, oppure all'euroexit, unilaterale o concordato.
C'è un blogger, il dott. Marco Cattaneo, che da più di un anno sta spiegando in maniera particolareggiata, come fare per ridurre il cuneo fiscale, ed allineare la competitività italiana a quella tedesca, senza-violare-i-trattati-europei. I post sono brevi e concisi, ne riporto solo 2 per brevità.
Che si sta aspettando?

http://bastaconleurocrisi.blogspot.it/2013/09/certificati-di-credito-fis...
http://bastaconleurocrisi.blogspot.it/2013/09/una-precisazione-sul-cuneo...

Mah io ho solo iniziato a leggere ma non mi piace per nulla. Si parla di emettere altri 200 miliardi di Euro di debito, certo di tipo diverso, con garanzie diverse, e di metterli in circolazione. Secondo tutti gli espedienti creativi descritti non cambiano in alcun modo la sostanza, cioe' che si tratta di debito aggiuntivo, quando non e' a me almeno per nulla chiaro che l'Italia sara' in grado di sostenere il debito esistente (gia' sprecato in spesa pubblica). Data la sostanza, si otterrebbe una crescita drogata di breve periodo alimentata da spesa pubblica in deficit con la contropartita  un'accelerazione verso la bancarotta dello Stato o se va meglio di un aumento della gia' elevata spesa per interessi.

ma devo leggere. Andrei molto, molto, molto, cauto con 'deficit spending'

Debito in lire ante euro 2.5 x 10_15 (quintillion?)

post euro 1.3 trillion (10_12) + 700bn in.... in the blink of an eye...

Euro exit= almeno 40% di svalutazione (direi 50, probabile) e un paio di anni, at least, per ridenominare tutto ed evitare default di banche national in death.

Eventualmente, meglio fuori la Germania (che paga una spataffiata, peraltro).

Il che pero' non cambia la sostanza. Il tema sono 9/10 regioni in attivo su 20.(non ho visto i dati, sono di corsa)... 5 'ndrine...e 60 bn di corruzione stimata.

Serve una vera struttura federale (ma a 4/5 regioni) e vera autonomia impositiva. Non ha nessun senso fare pagare il 68.3 di total tax rate.

Vedere link sotto, lontano dai pasti. Bisogna ancora imparare a stare in piedi, e camminare....senza sussidi, o poppa di mamma stato..

Italy repays £307 million to EU after road project 'mafia corruption' exposed>>

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/italy/9376202/Italy-repays-307-million-to-EU-after-road-project-mafia-corruption-exposed.html

Il che pero' non cambia la sostanza. Il tema sono 9/10 regioni in attivo su 20.(non ho visto i dati, sono di corsa)... 5 'ndrine...e 60 bn di corruzione stimata.

Un documento dalla CGIA di Mestre.

debito senior

dragonfly 29/1/2014 - 18:46

alberto lusiani mi ha preceduto nel formulare la prima obiezione che va fatta all'ennesima trovata geniale.  questo è nuovo debito, visto che dal 2016 vengono ridotti gli introiti fiscali per pari importo. anche io me ne sono accorto , e forse matteo no, ma presumo che pure  i mercati se ne accorgerebbero.

provo a chiarirMI di nuovo un punto un po' più sottile, che emerge tutte le volte che si vuole emettere altra carta però "stavolta diversa"  da quella esistente (bot, btp) e che pure abbonda.  si assume sempre che questa carta nuova, ad es. garantita dalle riserve d'oro di banca d'italia, sia più appetibile e quindi con interessi meno onerosi. un modo insomma per ridurre il costo complessivo del debito pubblico e dio solo sa quanto ce ne sarebbe bisogno.

in realtà tutto l'enorme debito corrente diventerebbe di colpo subordinato al primo,  perchè con meno garanzie, quindi calerebbe di prezzo. la somma dei due fenomeni è perlomeno dubbia e comunque pericolosa per gli importi stratosferici coinvolti.  nella difficoltà di prezzare subito  la nuova garanzia senior, è ben  possibile che vengano penalizzate entrambe le classi di debito,  e sarebbe la fine. amen.

in casi analoghi, conviene sempre ricordare la storiella dello storpio alla mano sinistra che chiedeva alla reliquia del santo di fargli diventare "la mano come l'altra".

Non è debito

Matteo 30/1/2014 - 09:27

Mi sono fatto aiutare dall'autore del blog per rispondervi.
Trovo che aprire un dibattito sia sempre utile.
"UNO non è debito perché lo Stato non si impegna a rimborsare i CCF ma ad accettarli in futuro in pagamento di obbligazioni verso lo Stato stesso
DUE non è, per la maggior parte, maggior spesa ma minor carico fiscale effettivo su aziende e lavoratori
TRE non c’è nessun pagamento di interessi sui CCF
QUATTRO se fosse vero che il deficit spending peggiora la sostenibilità del debito, il suo contrario, cioè le politiche “montiane”, dovrebbero migliorarlo. Invece come s’è visto il tentativo di ridurre il deficit in situazione di domanda depressa non fa altro che collassare il PIL e PEGGIORARE il rapporto debito / PIL."

Per rilanciare domanda interna. Ossia una sorta di 'overt money financing'  intorno all'art. 123 (Tratt. Lisbona), se non mi inganno.

Non mi si fraintenda sulla spesa. pero', again, conta come, quanto, entro quando, chi, perche', evitare incentivi sbagliati. .ecc e chi riceve i soldi. Qui I soldi vanno direttamente agli utilizzatori, finali, no? con quali controlli?

Qui si parla sempre e solo di 'benzina'. Serve, e sono fondamentali: 'milestones', evitare azzardi morali e temi di 'vertice'...quali, a caso, il main rate of corporation tax.

Non e' sufficiente 'pompare' moneta. A questo punto, meglio una forma che faccia affluire soldi alle banche tramite ECB,  con programmi pero' pro Main street,

es.: il Governo decreta l’emissione di speciali titoli non trasferibili da cedere alla banca centrale (ECB) in cambio di euro,  che 2) NON nvanno collocati sul mercato e non danno origine a nuove passivita' dello Stato e 3) varo di un programma di riforme strutturali (lamacchina, e non solo la benzina)

Risponde prima Cattaneo (che si iscriverà a breve anche su nfa)
"l'art 123 del trattato di Lisbona dice:
1. Sono vietati la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della Banca centrale europea o da parte delle banche centrali degli Stati membri (in appresso denominate «banche centrali nazionali»), a istituzioni, organi od organismi dell'Unione, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri, così come l'acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della Banca centrale europea o delle banche centrali nazionali.
2. Le disposizioni del paragrafo 1 non si applicano agli enti creditizi di proprietà pubblica che, nel contesto dell'offerta di liquidità da parte delle banche centrali, devono ricevere dalle banche centrali nazionali e dalla Banca centrale europea lo stesso trattamento degli enti creditizi privati.
assolutamente nessun conflitto con i CCF.
Con i CCF, vorrei dare i soldi principalmente (1) alle aziende, migliorando istantaneamente la competitività e (2) ai lavoratori, ripristinando il loro potere d'acquisto. Le "riforme strutturali" ammesso che si sappia esattamente quali sono e come costruire il consenso politico necessario per attuarle, hanno per definizione tempi di ricaduta LUNGHI (sono almeno 40 anni che le aspettiamo), mentre qui la situazione si deteriora giorno per giorno.
Non ho nulla contro lavorare per migliorare la macchina, facciamolo per carità. Ma la macchina di oggi è in grado di funzionare. Riparte solo se ci metti la benzina, mentre oggi il serbatoio e' vuoto.
Quando a iniettare liquidità per il tramite del sistema bancario (QE e sue varianti) non funziona per le ragioni che spiegavo qui http://bastaconleurocrisi.blogspot.it/2014/01/moneta-inflazione-domanda-...
Per quanto riguarda il funzionamento, controlli o altro esiste già un testo di legge già predisposto... ogni volta che un'azienda paga un dipendente via cedolino, vengono accreditati i CCF a lei e al dipendente. Per i lavoratori autonomi, alla presentazione della dichiarazione dei redditi. Semplice e trasparente.
http://bastaconleurocrisi.blogspot.it/2013/04/prima-bozza-della-proposta-di-legge.html"

Rispondo io: Secondo il mio umile parere, ed io non sono né per euroexit né mi accontento di promesse di riforme, non si può tralasciare il fatto politico fondamentale.
Sono decenni che si promettono riforme, ma è un dato di fatto, che non si sono MAI fatte.
L'italiano è democristiano inside, non vuole sconvolgimenti, vuole lo status quo. Come si pensa di riuscire a coalizzare un consenso politico necessario all'annullamento degli sprechi e dei privilegi, di cui si cibano milioni di famiglie italiane?
Perché, secondo il mio umile parere, è inutile insistere con la parola riforme, senza affrontare gli OSTACOLI che le hanno rese una chimera tutta italiana.
Quindi nel frattempo che si realizzi il consenso parlamentare, bisognerebbe trovare soluzioni alternative. Non ci vedrei nulla di male se parallelamente alla strada riformatrice, si utilizzassero strumenti di moneta complementare come i CCF, perfetti sotto l'aspetto legale, ed efficaci per liberare risorse per ridurre il cuneo fiscale e quindi aumentare la competitività.
E' possibile unire le forze, e cercare assieme, sovranisti e liberisti, una soluzione al problema principe della disoccupazione?

e questi ccf sono una bella e tosta promessa, onerosa da mantenere. distinguere fra rimborso e possibilita di pagarci le tasse, tende a battere il record mondiale di arrampicata sugli specchi, per ora detenuto da quelli che vorrebbero privatizzare tramite la cassa depositi e prestiti, " che è fuori dal perimetro pubblico".

vediamo un esempio: sia il risparmiatore X, che intende procurarsi una dignitosa pensione senza gravare sulla collettività, a finanziare col suo risparmio, tramite un fondo o banca, la società Y, che ha come cespite un condominio affittato. se Y concede gratis a partire dall'anno 2016 una riduzione di affitto, deve X preoccuparsi se questa scelta sia debito-oppure-no? io dico che si preoccupa alquanto ed eventuali nuovi crediti di X a Y costeranno di più, per placare il timore.

dovrei sorvolare sulle altre amenità che discendono da quella di partenza, accenno solo.

DUE non è, per la maggior parte, maggior spesa ma minor carico fiscale effettivo su aziende e lavoratori

minor carico fiscale effettivo, in assenza di ogni altro intervento,  è subito maggior deficit effettivo (questa è facile)

TRE non c’è nessun pagamento di interessi sui CCF

e infatti alla emissione lo stato regala tutto, capitale e interessi. gli interessi, maggiorati,salteranno fuori quando, per colmare il buco spensieratamente creato, dovrà emettete altri btp.

QUATTRO se fosse vero che il deficit spending peggiora la sostenibilità del debito, il suo contrario, cioè le politiche “montiane”, dovrebbero migliorarlo. Invece come s’è visto il tentativo di ridurre il deficit in situazione di domanda depressa non fa altro che collassare il PIL e PEGGIORARE il rapporto debito / PIL."

stai sul semplice, cioè sulla proposizione direttta: il deficit spending può essere utile misura congiunturale, ma se fosse utile misura strutturale saremmo già i più ricchi e furbi del pianeta. questa è una congiuntura negativa sopra un ben più grave tendenza strutturale, specifica italiana.

Fosse anche proponibile come proposta, ci sono alcune cose da chiarire:
1) Non vi è alcuna evidenza che la spesa pubblica e il deficit in generale (pubblico e privato) aumentino la domanda.
2) Non vi è alcuna evidenza che la maggiore domanda porti alla crescita. La crisi del 2008 negli USA è arrivata per stimolare la domanda.
3) L'Italia ha una percentuale di consumi finali sul PIL di gran lunga superiore agli investimenti.

Quindi, con questa proposta, la propensione al consumo sarà maggiore rispetto alla quota che ogni soggetto (Stato, azienda, cittadino) destinerà al risparmio e all'investimento. Il rischio reale è quello di vedere solamente crescere l'inflazione e meno la crescita del PIL, con tutte le conseguenze che i mercati potrebbero portare nel frattempo.

che condivido, peraltro), io sollevavo dubbi preliminari sulla concreta fattibilita' pratica. Ossia: si puo' fare? (sotto 123, par. 2: "in the context of the supply of reserves by central banks etc.. ", ossia: divieto di concedere facoltà di scoperto a istituzioni statali e di acquistare titoli di Stato.). Questa e' ' quasi 'moneta', o obbligazioni (debt; probabile). Non vedo chiarito il punto nel link cortesemente segnalato. quali sono gli steps implementativi?

In passato, e' stata usata l'Emergency Liquidity Assistance (ELA): es. BUBA  nel 2008 per sostenere Hypo Real Estate; Banca nazionale Belgio 2009 (-> Fortis; ca. 54 bn). Irlanda e Grecia, sebbene con finalita'/modalita'diverse da quelle previste 

Biblio:

cfr. Vistesen C (2012), “Emergency Liquidity Assistance in the Eurozone: Draghi’s irreversible euro put explained”, Credit Writedowns, 9 August)

Altre proposte:

> Wood << The Economic Crisis: How To Stimulate Economic Growth Without Increasing Public Debt>> Policy Insight, No 62, Centre for Economic Policy Research, VoxEU, Aug 2012

OMF, quindi: nessun debt service burden , no tax revenues  (e nessun offsetting (Ricardiano)

su Helicopter money:

- McCulley P. and Z Pozsar (2013), “Helicopter money: or how I stopped worrying and love fiscal-monetary cooperation”, Global Society of Fellows, 7 January; Wolf M (2013)

- “The case for helicopter money”, Financial Times, 12 February; Wood R (2013), “Helicopter money is purely about initial stimulus”, Financial Times Letters, 17 February; Turner A (2013)

Riguardo la tassazione in Italia, le tasse riscosse sono simili a quelle degli altri Paesi (tra Francia e Germania), quello che e' significativamente superiore sono le tasse imposte sulle attivita' legali non sommerse (siamo arrivati al 58% complessivo nel 2013) perche' c'e' una maggiore percentuale di PIL sommerso (il Nord e' simile a Francia e Germania, il Centro evade di piu', e il Sud molto di piu').

Non sarebbe quindi opportuno gettare in galera gli evasori fiscali, che fanno concorrenza sleale alle aziende legali che pagano le tasse anche per loro?

Non sarebbe quindi opportuno gettare in galera gli evasori fiscali, che fanno concorrenza sleale alle aziende legali che pagano le tasse anche per loro?

Secondo me no. Tenendo conto delle differenze dell'economia, in Italia si evade come in Francia e Germania, e nelle regioni avanzate come Veneto e Lombardia si evade piu' o meno come in Germania, in Lombardia meno.

Tenendo conto delle

NV 29/1/2014 - 12:44

Tenendo conto delle differenze dell'economia

Le differenze dell'economia sono che la Germania funziona, la Francia vivacchia, e l'Italia affonda.

e nelle regioni avanzate come Veneto e Lombardia si evade piu' o meno come in Germania, in Lombardia meno.

può essere, ma comunque l'Italia non può reggersi solo su Lombardia e Veneto. Quindi, perché non obbligare tutti a non evadere le tasse con la minaccia del carcere?

Non mi sembra fantascienza, si fa in tutti i paesi sviluppati.

può essere, ma comunque l'Italia non può reggersi solo su Lombardia e Veneto. Quindi, perché non obbligare tutti a non evadere le tasse con la minaccia del carcere?

Nei paesi sviluppati le commesse che lavorano a 500 Euro al mese non lavorerebbero al nero e non sarebbero evasori (o evaditrici).

Una gran parte dell'evasione a sud del Liri, e negli ultimi anni probabilmente anche al nord, é evasione di sopravvivenza, per livelli di retribuzione che nei paesi civili non attira cuneo fiscale o contributivo.

Se si riduce a 0 (zero) il cuneo fiscale e contributivo per chi guadagna fino ad 8 mila Euro annui, vi sará una considerevole diminuizione di evasione fiscale, ma non porterá (*) un copeco nelle casse dello Stato.

(*) direttamente, ma dato che non siamo in un modello superfisso, una eventuale riforma in quel senso stimolerá l'occupazione, aumenterá il PIL e di conseguenza anche le entrate fiscali a paritá di pressione fiscale.

Nei paesi sviluppati le commesse che lavorano a 500 Euro al mese non lavorerebbero al nero e non sarebbero evasori (o evaditrici).

Infatti in questo caso non sono le commesse ad evadere le tasse, ma il datore di lavoro che sfrutta la disoccupazione per costringere i lavoratori ad accettare lavori al nero.

Una gran parte dell'evasione a sud del Liri, e negli ultimi anni probabilmente anche al nord, é evasione di sopravvivenza

Questa storia dell'evasione di sopravvivenza mi sembra una balla colossale.

L'unica vera evasione di sopravvienza sono casi estremi come i lavavetri e gli ambulanti che vendono fazzoletti e braccialetti per strada, di fatto mendicanti borderline.

L'evasore fiscale tipico non deve difendere un reddito di sussistenza. Non gli manca l'accesso al welfare.

Ricordo in un programma tv recente (forse Ballarò) un'intervista ad un'imprenditrice che dichiarava senza vergogna di fare evasione di sopravvivenza, mentre guidava il suo SUV verso Cortina.

Gli evasori non andranno tutti a Cortina col SUV, ma credo che nella maggiorparte dei casi si tratti di lavoratori inefficienti che difendono uno stile di vita che non potrebbero permettersi se lavorassero onestamente, e nel farlo danneggiano l'economia perché fanno concorrenza sleale alle imprese efficienti ed oneste che pagano le tasse anche per loro.

Evasione

Andrea Grenti 29/1/2014 - 19:01

La questione è che sono le imprese a trainare l'economia. Quindi è colpa dello Stato se le imprese pagano il 70% dei profitti in imposte e vengono spesi male, se i disoccupati e giovani non sono tutelati, non che gli imprenditori vogliano godersi ciò che hanno guadagnato nel loro lavoro e si trovano in un bivio tra il delocalizzare o l'evadere per continuare a fare impresa e vivere.
L'evasione ci sarà sempre, sei tu Stato che devi dare i giusti incentivi affinché questa diminuisca o non cresca eccessivamente.
Inoltre, a che serve poi dare altri allo Stato? Li spenderebbero i politici meglio senza una riforma completa del medesimo?
Nota finale: il primo evasore e cattivo debitore è lo Stato, che non paga da decenni i debiti della pubblica amministrazione alle imprese private. 

La questione è che sono le imprese a trainare l'economia. Quindi è colpa dello Stato se le imprese pagano il 70% dei profitti in imposte e vengono spesi male, se i disoccupati e giovani non sono tutelati, non che gli imprenditori vogliano godersi ciò che hanno guadagnato nel loro lavoro e si trovano in un bivio tra il delocalizzare o l'evadere per continuare a fare impresa e vivere.

Sono le imprese efficienti a trainare l'economia. Le micro-imprese inefficienti e disoneste la danneggiano, bloccando risorse, facendo concorrenza sleale alle imprese sane e non facendo investimenti tecnologici.

Di sicuro l'idraulico che non fa fattura, il commerciante che non fa scontrino o l'agricoltore che usa gli immigrati in nero che vivono nelle baracche, non hanno alcunché da localizzare. Gli unici che possono delocalizzare sono le imprese medio-grandi, che tendenzialmente pagano le tasse e sono relativamente efficenti.

L'impresa cattiva manda via l'impresa buona, e i risultati infatti si vedono.

L'evasione ci sarà sempre, sei tu Stato che devi dare i giusti incentivi affinché questa diminuisca o non cresca eccessivamente.

Appunto. E' a questo che serve il carcere.

Inoltre, a che serve poi dare altri allo Stato? Li spenderebbero i politici meglio senza una riforma completa del medesimo?

Il punto non è aumentare il gettito fiscale. Il punto è ridistribire la pressione fiscale eccessiva, che al momento è sulle spalle di chi è onesto ed efficiente mentre i ladri e gli incompetenti non pagano quello che dovrebbero.

Nota finale: il primo evasore e cattivo debitore è lo Stato, che non paga da decenni i debiti della pubblica amministrazione alle imprese private.

Questo non giustifica Pinco Pallino ad evadere le tasse, vist che Fiat ed Eletrolux le pagano, e infatti poi se ne vanno.

Di sicuro l'idraulico che non fa fattura, il commerciante che non fa scontrino o l'agricoltore che usa gli immigrati in nero che vivono nelle baracche, non hanno alcunché da localizzare. Gli unici che possono delocalizzare sono le imprese medio-grandi, che tendenzialmente pagano le tasse e sono relativamente efficenti.

E secondo te sono queste categorie che fanno la differenza? Quando di parla di trainare l'economia, parliamo di industrie e complessi multinazionali, non piccoli professionisti.

Appunto. E' a questo che serve il carcere.

Sì anche, posso essere d'accordo purché non sia un pretesto per far aumentare la pressione fiscale a piacimento. Anche se non tutte le conseguenze nel caso sarebbero positive per lo Stato.


Il punto è ridistribire la pressione fiscale eccessiva, che al momento è sulle spalle di chi è onesto ed efficiente mentre i ladri e gli incompetenti non pagano quello che dovrebbero.

Può essere un motivo per cui la pressione fiscale sia così alta, ma non è l'unico ed in ogni caso lo Stato è il primo a non dare garanzie a livello giuridico ed economico, tanto meno a livello politico. O forse ci sarebbe comunque una così alta evasione se fosse il contrario. Su questo è difficile rispondere; certo è che lo Stato deve far rispettare le regole e trovare nuovi modi per combattere l'evasione, i numerosi esempi di condoni e amnistie certamente non vertono in suo favore. Lo Stato non dà l'esempio ed è troppo tollerante in certi casi.

Questo non giustifica Pinco Pallino ad evadere le tasse, vist che Fiat ed Eletrolux le pagano, e infatti poi se ne vanno.

Lo giustifica perché lo Stato non fa il suo dovere, e chi non ha i mezzi per andarsene o per altri motivi personali resta cerca di trattenere qualcosa. Ovviamente ci sono casi estremi di evasione che non possono essere giustificati.

Oddio possibile che pure qui si confondano le due cose?

L'evasione è un reato, sempre, e spetta allo stato punirlo.

Se sia moralmente accettabile ciascuno ha le sue opinioni, e per molti dipende dalle circostanze, mi pare inutile confrontarsi su questo.

Se sia socialmente dannosa è questione complessa: l' idraulico che non fa fatture farà pure concorrenza sleale al collega che le fa, ma è ininfluente per il resto, ed a seconda di quanto fatturato evade e quanti servizi usa potrebbe essere un contribuente netto o percettore netto.

Il paraculato incapace messo a capo dell'ASL o della municipalizzata è di regola più socialmente dannoso di qualsiasi idraulico o estetista evasore.

Oh, dimenticavo: il primo incentivo a ridurre l'evasione è quello a far crescere le aziende: le aziende medio grandi evadono poco o nulla, specie se il capitale è distribuito tra molti soci. Una tassazione punitiva rende efficiente restar piccoli e fare un po' di nero. Un mercato dei capitali relazionale e una giustizia civile indecente pure.

L'evasione è un reato, sempre, e spetta allo stato punirlo.

Opinabile. In alcune nazioni è una semplice infrazione amministrativa, punibile con una multa e gli intressi (oltre all'imposta evasa). E magari queste nazioni sono molto piu' attrezzate a scovare l'evasione ed hanno percentuali nettamente inferiori alle nostre. Non è criminalizzando un illecito che si risolve la situazione.

Per quanto riguarda l'idraulico che evade, non è neutro "per il resto".  Se io devo pagare 120 ufficiali oppure 80 in nero, è chiaro che qualche cosa cambia per il mio vincolo di bilancio, soprattutto se io stesso sono alle prese con problemi di sopravvienza. Idem la moglie che da parrucchiere deve pure andarci ogni tanto e che se puo' risparmiare 40 euro lo fa volentieri. Il fatto che ci siano prestazioni in nero non è quindi solo un problema della sussitenza di chi lo fa ma anche dei clienti. Tutti cerchiamo di risparmiare ed in uno Stato in cui la pressione fiscale è cosi' alta e ci sono ampi strati della popolazione sotto la soglia della povertà o molto vicino ad essa, il nero è una risorsa.

In ogni caso una pubblicazione di Schneider sul sommerso stimava per l'Italia da 7 ad 11 milioni di addetti. Chiaramente non sono solo addetti al 100% ma si tratta in gran parte di secondi e terzi lavori. Chiaro che non sono tutti avvocati, professionsti, commercianti e artigiani. Sono lavoratori (anche statali che alle due hanno finito di lavorare), disoccupati, cassaintegrati, pensionati di anzianità.

In alcune nazioni è una semplice infrazione amministrativa, punibile con una multa e gli intressi (oltre all'imposta evasa).

Quali?

E magari queste nazioni sono molto piu' attrezzate a scovare l'evasione ed hanno percentuali nettamente inferiori alle nostre. Non è criminalizzando un illecito che si risolve la situazione.

Accertare l'evasione fiscale ha un costo. Minore è la probabilità che un illecito venga scoperto, maggiore deve essere la pena, per ottenere pari effetto dissuasivo.

In ogni caso, non vedo perché l'evasione fiscale dovrebbe essere considerata sostanzialmente diversa dal furto. L'evasore si appropria di risorse dello stato che non gli appartengono.

Per quanto riguarda l'idraulico che evade, non è neutro "per il resto".  Se io devo pagare 120 ufficiali oppure 80 in nero, è chiaro che qualche cosa cambia per il mio vincolo di bilancio, soprattutto se io stesso sono alle prese con problemi di sopravvienza.

Se 120 euro per quella prestazione è un prezzo fuori mercato, l'idraulico sarà costretto a ridurlo intaccando il suo profitto. Se non ci riesce o non gli conviene, cambierà mestiere e lascerà il mercato a qualcuno più efficiente di lui.

O magari 120 euro non è un prezzo realmente fuori mercato, e molti clienti potrebbero permetterselo se non dovessero pagare le tasse anche per gli evasori.

In ogni caso una pubblicazione di Schneider sul sommerso stimava per l'Italia da 7 ad 11 milioni di addetti. Chiaramente non sono solo addetti al 100% ma si tratta in gran parte di secondi e terzi lavori. Chiaro che non sono tutti avvocati, professionsti, commercianti e artigiani. Sono lavoratori (anche statali che alle due hanno finito di lavorare), disoccupati, cassaintegrati, pensionati di anzianità.

Ma ti pare efficiente che una parte significativa, forse prevalente, del mercato dei servizi sia dominata da operatori non professionisiti, che lavorano nel "tempo libero", senza fornire alcuna garanzia legale o essere loro stessi tutelati legalmente, con un marketing basato sul passa parola?

Economie di scala, specializzazione professionale, contratti con valore legale, sono concetti astrusi?

Se l'Italia ha un tessuto economico paragonabile a quello di un paese del terzo mondo non possiamo poi stupirci che anche il tenore di vita medio tenda verso quel livello.

Anche in Italia, se non si superano certi importi, è solo un illecito amministrativo. Quindi il "sempre" di marcello non è corretto. Diventa reato (quindi penale) in questi casi. Per quanto riguarda l'impostazione per cui l'evasione è solo un illecito amministrativo c'è la Svizzera (che ha la percentuale piu' bassa di sommerso nel mondo con USA e Austria, secondo Schneider). Ovviamente bisogna vedere come si evade. Se l'evasione prevede la contraffazione di documenti per essere attuata allora il falso è un reato penale, anche in Svizzera.

Il problema è la pressione fiscale e contributiva. Con una pressione del 50% tutti quelli che lavorano in modo onesto vanno fuori mercato e quindi si trovano in competizione con una vasta marea di imprese e dipendenti che tentano di arrangiarsi come si può.

Non è inasprendo le pene che riduci l'evasione ma diminuendo spesa pubblica ed imposte. E diminuendo la burocrazia e l'enorme numero di leggi inutili che sono un vero freno ad un'economia sana e fanno prosperare quella sommersa.

Tra l'altro in questi giorni si fa un gran parlare del fatto che ogni italiano passa ogni anno 400 ore del suo tempo in coda. Sono 50 giorni di 8 ore.  Il danno è stimato in 40 miliardi ma penso che oltre a quello dovremmo calcolare cosa potremmo fare di produttivo in quei 50 giorni. Questi sono gli aspetti da affrontare per risolvere i problemi di Electrolux, della FIAT, di milioni di cittadini e per dimezzare, come minimo, il sommerso.

In ogni caso, non vedo perché l'evasione fiscale dovrebbe essere considerata sostanzialmente diversa dal furto. L'evasore si appropria di risorse dello stato che non gli appartengono.

No, l'evasore ha guadagnato quei soldi col suo lavoro, e rifiuta di darli allo stato che coi suoi servizi ha contribuito a creare le condizioni per poterlo svolgere, ed impone le sue tariffe unilateralmente e con la forza.

Equiparare l'evasione al furto (o le tasse al pizzo) è sbagliato.

Economie di scala, specializzazione professionale, contratti con valore legale, sono concetti astrusi?

Se l'Italia ha un tessuto economico paragonabile a quello di un paese del terzo mondo non possiamo poi stupirci che anche il tenore di vita medio tenda verso quel livello.

E' il punto che facevo sopra a proposito della tassazione punitiva che favorisce questa situazione. Hai voglia di organizzare bene il lavoro e investire in tecnologia per essere efficiente se poi ti tassano all'80% (e in alcuni casi capita).

oops

marcello urbani 3/2/2014 - 02:29

Ho sbagliato termine, volevo dire che è sempre sanzioanta dalla legge.

Il cliente in quanto tale poi ha solo vantaggi a rivolgersi all' evasore, per quello la concorrenza è sleale.

Se sia moralmente accettabile ciascuno ha le sue opinioni, e per molti dipende dalle circostanze, mi pare inutile confrontarsi su questo.

Se sia socialmente dannosa è questione complessa: l' idraulico che non fa fatture farà pure concorrenza sleale al collega che le fa, ma è ininfluente per il resto, ed a seconda di quanto fatturato evade e quanti servizi usa potrebbe essere un contribuente netto o percettore netto.

Questo riguarda anche il caso di molte tasse e il fatto di come venga utilizzata la spesa pubblica all'oscuro dei contribuenti. Possono essere dannose e moralmente inaccettabili entrambe.
L'evasione in Paesi come il nostro è un vantaggio per molti, se già a priori lo Stato non è efficiente. Tuttavia, parliamo comunque di una cifra considerevole sottratta e che potrebbe essere utilizzata per aiutare i poveri e finanziare vari progetti (come già detto, va prima però riformato lo Stato e non accentrare in poche mani ingenti risorse). 

Se sia socialmente dannosa è questione complessa: l' idraulico che non fa fatture farà pure concorrenza sleale al collega che le fa, ma è ininfluente per il resto, ed a seconda di quanto fatturato evade e quanti servizi usa potrebbe essere un contribuente netto o percettore netto.

Superfisso?

L'idraulico libero professionista o micro-impresa che evade rende fuori mercato le aziende di idraulici medio-grandi.

Ora, fino a quando si tratta di idraulici, aziende piccole o grandi forse non faranno grandi differenze, ma cosa avviene ad un livello più generale, per altri tipi di lavori?

Una fabbrica o azienda agricola di piccole dimensioni non ha l'efficienza di un'azienda grande. Non ha economie di scala. Non farà mai investimenti in tecnologia.

Infatti nel corso di 50 anni l'Italia è passata un livello tecnologico avanzato ad uno paragonabile a quello dei paesi in via di sviluppo, e si trova ora a competere sul terreno del costo del lavoro con gente che lavora 10 ore al giorno con salari quattro volte più bassi.

Non sarà solo colpa dell'evasione, ma di sicuro è in parte lo è.

Il paraculato incapace messo a capo dell'ASL o della municipalizzata è di regola più socialmente dannoso di qualsiasi idraulico o estetista evasore.

Può darsi, ma cosa c'entra? Se dai al cittadino la possibilità di evadere, evaderà sia che i servizi che riceve dallo stato siano buoni sia che siano cattivi.

Perché non dovrebbe? Nel dilemma del prigionierio la scelta ottimale è la defezione, sia che l'altro giocatore cooperi sia che defezioni.

Giustificare l'evasione con l'inefficienza della spesa pubblica è una pessima scusa.

Oh, dimenticavo: il primo incentivo a ridurre l'evasione è quello a far crescere le aziende: le aziende medio grandi evadono poco o nulla, specie se il capitale è distribuito tra molti soci. Una tassazione punitiva rende efficiente restar piccoli e fare un po' di nero. Un mercato dei capitali relazionale e una giustizia civile indecente pure.

Appunto, ma le aziende non crescono per decreto. Crescono se gli azionisti hanno incentivo a farle crescere. L'evasione fiscale è un incentivo a non crescere.

Se l' idraulico in questione (per esempio) usa 12k€/anno di servizi pubblici e paga 20k/anno di tasse è un contribuente netto anche se ne evade 100k. Non basta per dire se sia socialmente dannoso o meno: probabilmente se fa 100 evasi e 20 fatturati si, se fa il contrario no.

Sulle piccole dimensioni ed evasione ripeti esattamente il mio punto. Anzi fammi aggiungere che probabilmente molti imprenditori che aprono una picocla impresa a basso valore aggiunto anzichè una grande e più redditizia perchè scontando la possibilità di evadere è più conveniente la prima.

Non ho mai pensato di giustificare l' evasione con l' inefficienza della spesa, solo far passare le tre regole auree:

  1. 1:lo stato deve perseguire l' evasione sempre e comunque
  2. 2:non tutti i parassiti sono evasori
  3. 3: non tutti gli evasori sono parassiti

Se il figlio scemo di un senatore pagasse ogni centesimo del suo stipendio da consigliere  regionale, ruberebbe comunque tutto il netto, o perlomeno la parte eccedente uno stipendio da neoassunto a Mc Donald's

Il tizio che fattura 200k€ e ne fa altri 50k in nero è chiaramente un contribuente netto, e altrettanto chiaramente va perseguito dallo stato.

Se sia socialmente dannoso non è chiaro, probabilmente no. Se sia moralmente anzionabile ognuno ha diritto a pensarla come gli pare (i.e. per quanto mi riguarda dipende dall' aliquota marginale, se passa il 60% fa bene, ma è arbitrario ed opinabile).

Quando di parla di trainare l'economia, parliamo di industrie e complessi multinazionali, non piccoli professionisti.

L'economia italiana è dominata da imprese medio-piccole e liberi professionisti, ad un tasso anomalo tra i paesi sviluppati.

Probabilmente uno dei motivi è proprio il fatto che l'evasione fiscale sia poco penalizzata: i piccoli possono evadere più dei grandi, e quindi fanno loro concorrenza sleale e hanno pochi incentivi a crescere.

Può essere un motivo per cui la pressione fiscale sia così alta, ma non è l'unico ed in ogni caso lo Stato è il primo a non dare garanzie a livello giuridico ed economico, tanto meno a livello politico. O forse ci sarebbe comunque una così alta evasione se fosse il contrario.

Le persone sono motivate dal soddisfacimento dei propri interessi. Evadere le tasse in Italia ti può portare molti vantaggi e pochi svantaggi, quindi sei incentivato ad evadere, specialmente se sei un libero professionista o una piccola impresa. Se anche non evadi per senso di onestà, i tuoi concorrenti evadono comunque, e ti mandano fuori mercato.

 

Lo giustifica perché lo Stato non fa il suo dovere, e chi non ha i mezzi per andarsene o per altri motivi personali resta cerca di trattenere qualcosa.

E' giustificato anche chi scassina un bancomat delle poste? Chi si fa passare per falso invalido? Chi si procura appalti pilotati corrompendo/minacciando un amministratore?

Il furto è furto.

Probabilmente uno dei motivi è proprio il fatto che l'evasione fiscale sia poco penalizzata

Evadere le tasse in Italia ti può portare molti vantaggi e pochi svantaggi, quindi sei incentivato ad evadere, specialmente se sei un libero professionista o una piccola impresa.

Non è colpa dei professionisti se lo Stato non è in grado o non vuole arginare l'evasione (o meglio, lo è in parte).
E comunque, gli svantaggi ci sono anche per quelli che evadono. Bastiat lo definiva come "ciò che si vede e ciò che non si vede". A partire dai mancati ordinari e necessari lavori di riparazione di infrastrutture e strade che influenzeranno la vita di tutti i giorni, dal mancato svolgimento delle funzioni di sicurezza delle forze dell'ordine, dai mancati sussidi ai figli per frequentare la scuola o per la perdita del lavoro, e molto altro ancora che la realtà immediata e visibile non rende chiara.

Il furto è furto.

Nessuno ha ragione, ti posso dire che anche lo Stato con le tasse compie un furto e non mi dice dove vanno a finire i miei soldi.

 

Infatti in questo caso non sono le commesse ad evadere le tasse, ma il datore di lavoro che sfrutta la disoccupazione per costringere i lavoratori ad accettare lavori al nero.

Le commesse a 500 Euro al mese in nero sono evasori totali, così come lo erano, costrette anch'esse, le povere operaie morte a Barletta qualche anno fa. Dato che a quei livelli di reddito nei paesi civili non si pagano nè tributi nè contributi, ma anzi a volte si riceve pure qualche benefit, giustamente a premio di chi lavora per redditi così bassi, il primo sfruttatore della povera gente è lo stato italiano, e dopo, molto dopo, anche il datore di lavoro.

Questa storia dell'evasione di sopravvivenza mi sembra una balla colossale.

L'unica vera evasione di sopravvienza sono casi estremi come i lavavetri e gli ambulanti che vendono fazzoletti e braccialetti per strada, di fatto mendicanti borderline.

L'evasore fiscale tipico non deve difendere un reddito di sussistenza. Non gli manca l'accesso al welfare.

L'evasione di sopravvivenza non è una balla. Tra l'altro non è particolarmente difficile intuirla anche quantitativamente, ad esempio guardando ai differenti tassi di inattività tra le varie aree del paese. Qui a Londra sbarcano ogni santo giorno Siciliani, Calabresi, Sardi o Campani, alcuno dei quali andranno a lavorare per retribuzioni simili a quelle per cui lavoravano nei luoghi di provenienza, solo che qui sono perfettamente in regola, mente là erano in nero e senza diritti.

Io non so chi sia a Milano o Venezia l'evasore tipico, ma in Sicilia mi pare chiaramente gente che sogna di arrivare a prendere 10 mila Euro netti all'anno.

In generale, ma ti sembra giusto chiedere a gente che guadagna meno di 8 mila Euro annui di dover pagare tributi e contributi su quel livello di retribuzione?

Sante parole

E fammi aggiungere che i più svegli o intraprendenti poi fan pure carriera e magari si mettono in proprio.

Certo, succede pure in Sicilia, ma qui le opportunità sono maggiori e piu varie.

Conosco gente che ha iniziato come cameriera ed è finita dirigente di multinazionale o alla BBC.

non capisco

davide74 28/1/2014 - 12:35

Sono d'accordo sull'idea di ridurre il costo del lavoro (agendo sulla pressione fiscale). Pero' se guardo ai dati eurostat, la pressione fiscale in Italia non e' molto diversa rispetto alla maggior parte dei paesi europei tra cui Germania, Francia, Svezia ecc.ecc. (che pero' sembra forniscano piu' servizi o almeno servizi piu' efficienti)

http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php/Wages_an...

Solo Regno Unito, Lussemburgo e Irlanda hanno costi molto piu' bassi (anche se ad onor del vero hanno tassazioni molto alte in altri contesti, come ad esempio successioni) ma in realta' sono Paesi che dal punto di vista industriale non sembrano paragonabili a quelli dell'europa continentale.

Mi viene quindi da pensare che non sia questo il problema vero, ma che ci sia qualcos'altro.

Costo del lavoro a parte, mi sembra che questo sia l'equivalente in chiave globalizzazione del "re e' nudo". Sono anni che le aziende spostano posti di lavoro in Est Europa. Electrolux sta solo facendosi i conti a voce alta, niente di nuovo - eppure c'e' il can can mediatico.

Se anche per miracolo le tasse sul lavoro scendessero rimarremmo sempre e comunque non-competitivi per certi tipi di lavori con i paesi emergenti.

Abbassare le tasse non e' che un cerottino: ci vuole una secchiata d'acqua fredda in faccia, altroche'.

Quello che penso anch'io, ormai certi tipi di produzione, in grande serie soprattutto, in occidente non sono più convenienti, la di là del livello di tassazione.
Però si continua a tenere vive queste realtà bollite attraverso la cassa integrazione fino a 7 anni (assurdo un periodo così lungo) o contributi a fondo perduto, facendo spesso pagare il conto alle aziende potenzialmente sane e in crescita.

Si parla di "cuneo fiscale" ma il termine è improprio e fa pensare che il problema siano le imposte, dette volgarmente tasse. Invece la parte principale di quel cuneo (la differenza tra il lordo azienda ed il netto dipendente) è dovuta ai contributi previdenziali e da vari altre prelievi contributivi (infortuni, invalidità ... un elenco completo di tipologie e aliquote è sparpagliato in 400 tipologie contrattuali diverse).

Qui un grafico comparativo (non aggiornato ma tanto in Italia non cambia mai nulla)

Per ridurre il cuneo quindi occorre ridurre la spesa previdenziale.

Corporations: - 1% GDP  - 16bn
employees: - 1% GDP      - 16 bn
financial assets: + 1% GDP  = +10bn

Sintesi: meno 2% GDP su imprese/lavoratori e rimanenti 10-15 bn recuperati da lotta ad evasione fiscale/riduzione della spesa pubblica e maggiori tasse su financial income.

La spesa previdenziale e' sicuramente la nota dolente, senza dimenticare la chicca dei pensionati a 55 anni (1983); 2050: retirement @70. equita' intergenerazionale..)

total tax rate (%profit): 68.3 vs. OECD high income: 40  (world bank 2012)

di cui

labor tax and contributions 43.4 vs. OECD high income: 22.8

Nodo copertura.

New Deal 29/1/2014 - 13:08

Ho recuperato qualche dato al volo. Secondo dati Istat  2011, il montante aggregato dei contributi sociali si aggira intorno ai 216 miliardi, pari al 13,6 per cento del Pil.

il costo del lavoro in Italia per un lavoratore non sposato e' circa due volte lo stipendio netto contro un rapporto pari a 1,7 per la media dell’area euro e a circa 1,5 per la media dei Paesi Ocse. Punterei sui lavoratori piu' giovani per una serie di ragioni (fino a 40 anni)

Una riduzione di 5 punti percentuali per i lavoratori con meno di 40 anni richiederebbe circa 13.7 miliardi (0.9 per cento del Pil). Una 'terapia d’urto' di una riduzione di 10 punti percentuali (1.7 per cento del Pil), che avvicinerebbe l’Italia alla media Ocse per i lavoratori più giovani, costerebbe ca. 27.5 miliardi.

Soldi in busta paga (ed R&D lato imprese) a favore di consumatori con tendenzialmente alta propensione marginale al consumo, per rilanciare la domanda interna. 

Non bastano operazioni di maquillage. Salvo errori/omissioni, non vedo nulla. quella la priorita'. i dati da Lei pubblicati su Fiat sono ...imbarazzanti.

Prima ci avete spiegato che alla Fiat il costo del lavoro sul prodotto finito incide per il 10, 12% quando parlavamo di Pomiliano. Quanto incide il costo del lavoro sulla lavatrice di Electrolux? 50, 70%? Ci venite a spiegare che la libera concorrenza e il mercato è il bene assoluto, e va bene. Ora la Electrolux vuole andare in Polonia perché li il costo del lavoro è inferiore. Vi chiedo: quando rimarranno in Polonia? C'è sicuramente la Cina dove il lavoro costa meno e offre un mercato d'assorbimento sicuramente maggiore dell'Europa. E poi ci sarà un nuovo paese dove il lavoro costerà meno sicuramente della Cina. Quindi, in prima battuta, non dobbiamo fare i conti con la Polonia per il costo del lavoro, è meglio che ci portiamo avanti e incominciamo a parificare gli stipendi italiani con i Cinesi e offriamo il risparmio di un trasferimento dalla Polonia alla Cina delle linee di produzione alla Electrolux. Mi rimane da capire come compariamo il potere d'acquisto? Sono tutto occhi per leggere la lezione tra stipendio e potere d'acquisto con salari cinesi e costo vita italiano. Rimane impregiudicato il cuneo fiscale, che centra, ma anche gli oneri fiscali e contribuitivi esistono in Germania e formano il costo del lavoro. A pancia, veramente a pancia, non mi sembrano molto distanti.

In effetti è la produttività tedesca che cambia il confronto. Un'alta produttività rende possibile anche un costo del lavoro piu' alto. Idee sulla produttività polacca? Cerco e riferisco.

In attesa di qualche dato polacco, trovo interessante il rendiconto finanziario FIAT 2012 che a pagina 16 presenta i dati suddivisi per area geografica (dipendenti e ricavi per aree di destinazione).  È possibile stimare una sommaria redditività locale.  Ora è chiaro che per esempio è costoso spedire macchine dall'europa al Nord America. Conviene produrle là. Ed  i ricavi nel nord america sono 5 volte quelli ITA.  Molto probabilmente molte macchine prodotte in Italia vengono vendute in Europa (aumentando i ricavi procapite imputabili all'europa senza l'Italia) ma quindi per ogni produttore si pone la domanda: dove mi conviene produrre? Produrre in Polonia infatti non solo ha il pregio di avere un costo del lavoro piu' basso, una produttività piu' alta (meno addetti per fare piu' vetture) ed una manodopera molto piu' preparata tecnicamente, ma abbatte i costi di trasporto, se la destinazione del venduto è principalmente nel nord-europa. La Cina credo sia fuori discussione, perché i costi del trasporto (ed i tempi, importanti nel Just-In-Time) annullano i vantaggi del costo del lavoro. Ora problemi simili (dove produrre per ottimizzare costi di produzione e consegne) sono complessi (ricerca operativa, se non erro) e bastano poche variazioni nei parametri per produrre esiti diversi. Probabilmente quindi Electrolux avrà stimato che solo con una riduzione di TOT del costo del lavoro si puo' mantenere una produzione nel nord-est italiano.

 

 

Località

Ricavi procapite
Italia 117'608
Europa esclusa Italia 485'635
Nord America
615'197
America Latina
251'443
Altre aree
117'679
Totale
390'796

 

GCI : Italy 49! score 4.41

Turkey: 44; barbados: 47; Czech Republic: 46; Panama: 40

labor market efficiency:  score 137 (flexibility 135; efficient use of talent : 134)

Produttivita' totale dei fattori...20 regioni....cuneo fiscale....residui fiscali Nord/Sud Italia da colonialismo..e tout se tient

Un saluto ad Antonio Mastrapasqua; saluto ideale,  naturalmente. Con tutti quegli impegni, dubito abbia tempo per leggere (qualunque) cosa...

Piu' che augurarsi che, in codesto paese, ricapiti galilei...servirebbe F.kafka...(Il castello)...

Ananas a 99 centesimi al kg sui mercati italiani. I frutti vengono dal Costa Rica. Mele Golden a 1,50 € al Kg nello stesso super mercato della zona di produzione (Trento, mele Melinda). Per la serie quanto costa traportare da un continente all'altro (Just-In-Time, in inglese, per i palati più fini). Quanto pagano i portoricani per spedirci le loro ananas? (Non quanto guadagnano i contadini a produrre le ananas, per le mele ho in mano i conti).

Quanto pagano i portoricani per spedirci le loro ananas?

Portorico ha 2/3 degli abitanti della Sicilia e quasi 10 volte il debito della Regione Siciliana. Il PIL siciliano è di poco superiore al debito pubblico portoricano.

Ma infatti in Germania ElectroLux ha chiuso e portato quelle produzioni da noi. I germanici puntano a fare lavoro di QUALITA'. Non è la stessa cosa. NON E' LA STESSA COSA.

Per questo a parità di prelievo (che parità non è poi) loro vanno meglio

Polonia Cina?

Brubo 28/1/2014 - 13:48

Errore nel post precedente. Ma ho problemi con l'editor del sito.

Welfare

Andrea Grenti 28/1/2014 - 18:30

Quello che manca in Italia nel mondo del lavoro è un sistema del welfare che tuteli davvero il lavoratore, non il posto di lavoro e le aziende obsolete. Con la globalizzazione, in settori a basso valore aggiunto qualunque Paese può essere competitivo. L'Occidente offre salari ancora alti per quanto riguarda invece quelli ad alto valore aggiunto, perché per il momento i Paesi in via di sviluppo non hanno ancora sufficienti risorse per colmare questo divario. Tuttavia, chi ha reddito basso dovrebbe ricevere un sussidio dallo Stato e venire quasi azzerate le imposte, come avviene nei maggiori Paesi avanzati. Quindi, puoi anche prendere 700€ al mese ma se comunque puoi ottenere ulteriore reddito non è un problema. Cosa che in Italia non avviene. In primis, abolizione della Cassa Integrazione.

Certo, e si evince che, se dobbiamo tagliare cuneo fiscale così pesantemente, costruire ammortizzatori decenti (in periodo di disoccupazione alta, tra l'altro, ie costi notevoli davvero, vedi esperienza danese), etc.... la stima delle risorse che abbisognano diventa mind-boggling, rapidamente. Se pensiamo che per trovare 4 miliardi per imu (in buona parte senza successo) son stati a scannarsi per mesi.... Qui parliamo di decine di miliardi. Non si riuscirà mai, in my view.

Oneri

Andrea Grenti 28/1/2014 - 18:54

Se fai il conto che paghiamo circa 90 miliardi di euro di interessi sul debito pubblico e possiamo tagliare una parte delle pensioni che oggi troppi percepiscono, possiamo iniziare ad agire da questi lati.

Ad essere precisi, se non sbaglio, ai 16200 euro dati al lavoratore, L'azienda versa altri 14.000 euro circa. Di fatto il "Cuneo" e' del 45% ed è dato da, vado a memoria:

-  circa 3.600 euro in tasse (26% totale)

- circa 8.500 euro in contributi (di cui circa 2.000 vanno allo Stato ed il resto al lavoratore): (60%)

- circa 1.700 euro al TFR  (14 %)

quindi a mio parere più che di tassazione sul lavoro, un ragionamento andrebbe fatto sull'onere contributivo

In realtà il cuneo varia per tipologia di azienda. Per un'industria manufatturiera come Elettrolux per esempio ci sono piu' rischi di infortuni e quindi il costo assicurativo obbligatorio (INAIL) è piu' elevato. Per le grandi aziende poi c'è la cassa integrazione. Si parte dal 33% della previdenza ed aggiungendo gli altri contributi obbligatori si arriva al 50%. Poi ci sono le imposte.

Quelle che noi vediamo negli studi OECD sono medie nazionali, magari fatte sulla base di uno stipendio mediano, ma la media è il risultato di un 24 % di  secondario con prelievi piu' elevati e di un 74% di terziario, con prelievi un po' piu' bassi.

quindi a mio parere più che di tassazione sul lavoro, un ragionamento andrebbe fatto sull'onere contributivo

Si tratta della stessa cosa. La "tassazione del lavoro" include tutto: IRPEF e contributi a carico del lavoratore, e contributi a carico del datore di lavoro. Per esempio, dal punto di vista economico non fa alcuna differenza (per l'equilibrio del mercato del lavoro) se i contributi sono a carico del datore di lavoro o del lavoratore.

Si tratta della stessa cosa. La "tassazione del lavoro" include tutto: IRPEF e contributi a carico del lavoratore

Secondo me pero' nel salario netto andrebbe aggiunta, attualizzata, la pensione futura attualizzata, cioe' quella parte (purtroppo parecchio in balia della politica italiana) di contributi che corrisponde di fatto se non di diritto a retribuzione differita. Questo allo scopo di distinguere tra fisco vero e proprio, e costituzione obbligata di pensione futura. Ovviamente andrebbe fatto per l'Italia ma anche per gli altri Paesi confrontati. Purtroppo cosi' il confronto si complica parecchio, e diviene anche piu' condizionato da interpretazioni (che in Italia rieschiebbero di diventare condizionamenti di comodo).

Il dubbio non e' cosa sia la tassazione sul lavoro ma su come ridurla.
E' palese che l'area di intervento più ampia sia l'onere contributivo: azione che penalizza comunque l'operaio a 1350 euro/mese.
Modello elettrolux cornuto e mazziato.
In questo modo solo cornuto

La riduzione dei volumi di produzione del 25% non é meglio associarla 1) ad una presumibile riduzione della fetta di mercato o 2) ad una riduzione del volume generale del mercato? In entrambi i casi (soprattutto nel caso 1) ha senso assorbire il problema con la riduzione da 8 a 6 ore in via temporanea, fino a quando i 2 problemi non saranno rientrati. 

La riduzione del cuneo fiscale sui redditi bassi è sacrosanta, ma può essere associata al costo unitario di produzione, i volumi (purtroppo) dipendono da quanto i prodotti sono più appetibili rispetto alla concorrenza (quindi dalla fetta di mercato) e dal volume totale del mercato, intendendoo il mercato in cui è conveniente spedire i prodotti Electrolux degli stabilimenti italiani, e cioè a occhio e croce l'Italia. 

Domanda: ma non è che per giunta si sta confondendo la produttività del lavoro con la produttività totale dei fattori TFP?

Un gentile lettore, Tino Gianelle, mi invia il seguente commento, che metto qui insieme alla mia risposta.

Il commento:

Gent.mo

Mi consenta di mandarle una mail perché ho poca dimestichezza con i commenti da postare direttamente sul sito. Faccio riferimento al suo intervento  “Electrolux e la tassazione del lavoro” su nFA del 28 gennaio.Ho qualche osservazione da farle :

1)      Che senso ha considerare la richiesta dell’azienda di una riduzione di orario da otto a sei ore (-25%) alla stregua di una richiesta di riduzione del costo del lavoro? Non penso che l’azienda immagini di produrre le stesse quantità con un orario così ridotto. Al massimo potrebbe esserci un piccolo guadagno di produttività. Potrebbe invece essere una proposta per salvaguardare gli attuali posti di lavoro a fronte di una necessaria riduzione della produzione. In ogni caso è una questione da affrontare a parte, diversa dalla questione del costo del lavoro (che di solito si misura in costo per ora lavorata).

2)      Che senso ha fare riferimento alle tabelle del sito “ Scenarieconomici”, di cui si afferma di non conoscere l’attendibilità (ma basta leggere la parte iniziale della tabella citata per considerare un po’  imbroglioncelli quei signori, nel momento in cui inseriscono nel cuneo fiscale anche i costi  per il pagamento di ferie e assenze dal lavoro), se si ritiene che il dato Eurostat del 45% di cuneo fiscale sia più attendibile (e anche a me risulta molto attendibile)? Se si parte dal salario netto di 16.200 euro annui, basta considerare questo pari al 55% del costo del lavoro per ottenere un costo annuo per l’azienda di 29.454 euro.

3)      Avere un cuneo fiscale del 25% sarebbe bello, ma significherebbe azzerare ogni prelievo fiscale su quel reddito, visto che quel 25 corrisponde sostanzialmente all’attuale prelievo contributivo (33% sulla retribuzione lorda). Prelievo che equivale ad accantonamenti forzosi per una pensione contributiva che corrisponderà esattamente al totale dei versamenti fatti, opportunamente rivalutati. E’ possibile immaginare di poter azzerare ogni prelievo fiscale sui redditi di questo livello? Oppure immaginare di poter finanziare le future pensioni con la fiscalità generale? Forse la Gran Bretagna fa proprio una di queste due cose, o un mix delle due. Proviamo a capire come e ragioniamoci sopra.

E la mia risposta:

Caro Tino,

Grazie per queste ottime osservazioni -- dovresti provare a metterle
sul blog, a beneficio di tutti i lettori, purtroppo anche i buoni
commenti questo sono sempre piu' rari sul blog. Anzi, magari adesso lo
metto io, assieme a questa risposta.

Brevemente:

(1) La mia presunzione e' che ridurre le ore da 8 a 6 sia un modo per
ridurre il costo del lavoro per unita' di prodotto, cioe' per
aumentare la produttivita'. In altre parole, forse si rendono conto
che gli operai possono fare in 6 ore quello che per contratto fanno in
8. Certo, e' un trucco sporco da parte di Electrolux, ma certamente
meglio che far pagare la differenza ai contribuenti mediante cassa
integrazione, per esempio.

(2) Vero, potevo semplicemente partire dal lordo e applicare il cuneo
stimato da Eurostat. Tieni presente che il post e' un rapido
"passaparola" (commenti brevi a notizie del giorno) e non un piu'
corsposo "ex-kathedra" (categoria di articoli piu' elaborati). Non
avevo notato che contanto anche ferie e assenze come cuneo, questo e'
certamente sbagliato e spiega l'inflazione del cuneo calcolato su quei
numeri.

(3) E' vero che i contributi pensionistici sono remunerazione
differita, e che quindi vanno trattati in modo diverso (ma i
contributi pensionistici non sono il 33% del lordo, sono molto meno).
Comunque, un cuneo del 25% si puo' ottenere riducendo la spesa (un
calcolo a spanne ci dice che coi 10 miliardi di euro che ogni anno il
governo trasferisce direttamente a imprese private operanti sul
mercato si puo' finanziare una riduzione di questa entita' per 1
milione di operai come quello della simulazione), preferibilmente con
schemi tipo negative income tax, che in parte si autofinanziano
perche' creano incentivi al lavoro. Il caso inglese, quantomeno,
dimostra che e' possibile senza "macelleria sociale".

Il ogni caso, il punto che volevo fare e' il ruolo della pressione
fiscale nel contribuire alla poca competitivita' della nostra
economia. Chiaramente si puo' ottenere lo stesso risultato operando
sul versante della produttivita', come in Germania. Li' il cuneo e'
come il nostro eppure l'industria e' competitiva.

 

Un punto importante é che il cuneo fiscale nel Regno Unito é progressivo.

Parte da 0% di chi porta a casa 7000-7500 Euro all'anno, e sale progressivamente.

Per me ad esempio l'anno scorso é stato del 42%, quest'anno di circa il 37% (parte perché ho guadagnato meno, parte perché ho messo di piú da parte per la pensione).

Nel caso sopra di Pinco Pallo sarebbe stato il 29%, mentre per il ragazzo italiano che da 1 anno serve il caffé a Clapham Junction é il 16%.

Credo che gli aspetti siano tanti. Sicuramente produrre in Polonia non è solo conveniente per il costo del lavoro e dell'energia elettrica ma ha anche una rilevanza logistica. Dove vende i suoi eletrodomestici Electrolux? Sicuramente in tutta Europa ed il trasporto dall'Italia verso l'Europa incide anch'esso sui costi di trasporto. La Polonia è piu' centrale e vicina ai mercati di riferimento e già dal 2005 li' si producono lavastoviglie, lavatrici ed asciuga biancheria mentre in ungheria si producono fregoriferi e congelatori.

Tra gli aspetti logistici lo stato pietoso della viabilità stradale e ferroviaria nel nord-est. Da considerare che il costo del lavoro incide per il 14% sui costi del prodotto finale ed anche la materia prima va trasportata e quindi una cosa è averla in Polonia ed altro è portarla fino in Italia per poi riportare il prodotto finito, per esempio, in Germania.

Quello che sta avvenendo oggi quindi non è un "fulmine a ciel sereno" ma come sempre la dimostrazione di una classe politica distratta che si muove all'ultimo momento.

Puo' essere interessante leggere il rapporto di sostenibilità electrolux del 2004 (quindi 10 anni fa) in cui era chiarissima la direzione che infine è arrivata anche da noi: "Una concorrenza sempre più agguerrita ci sta portando a trasferire molta della nostra produzione in altre aree geografiche".

Perché i politici ed i sindacati si svegliano solo ora?

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